Tutela antisindacale e requisiti per proporre l’azione ex art. 28 legge 300/1970

NICOLETTA BINDELLI*

La Corte di Cassazione, sulla base di un ricorso proposto dallo Slai/Cobas contro Videotime S.p.a. (società del gruppo Mediaset S.p.a.), ha risolto l’annosa questione in ordine ai requisiti per proporre il ricorso ex art. 28 per la repressione della condotta antisindacale.

Sulla base di una errata interpretazione di un’altra sentenza della stessa Corte (sentenza n. 212/2008), che aveva ritenuto di valorizzare la sottoscrizione di un contratto collettivo nazionale da parte del sindacato ricorrente (in quel caso carente del requisito organizzativo e strutturale di carattere nazionale), ai fini del riconoscimento del concetto di “organizzazione sindacale nazionale” richiesto per la proposizione del ricorso ex art. 28 Statuto dei Lavoratori, alcuni giudici di merito tra cui il Tribunale di Milano e la Corte di Appello di Milano, esclusivamente nella sentenza cassata, avevano ritenuto di considerare essenziale, per la proposizione dell’azione, la sottoscrizione di un contratto collettivo nazionale da parte dell’organizzazione sindacale ricorrente.

In pratica si riconosceva la possibilità di utilizzare tale strumento esclusivamente a quei sindacati che avessero soddisfatto detto requisito, “implicante il consenso della controparte datoriale”.

Tale soluzione era palesemente in contrasto con la ratio della norma, evidenziata dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 54 del 1974 e introduceva un elemento di confusione tra i requisiti stabiliti dall’art. 19 legge 300/1970 e quelli previsti dall’art. 28 della stessa legge.

Con la decisione di cui in commento è stato quindi formulato il seguente principio di diritto: “ai fini della legittimazione attiva a promuovere l’azione prevista dall’art. 28 della legge 300/1970, per associazioni sindacali nazionali devono intendersi associazioni che abbiano una struttura organizzativa articolata a livello nazionale e che svolgano attività sindacale su tutto o su ampia parte del territorio nazionale, ma non è necessario che tale azione abbia anche comportato la sottoscrizione di contratti collettivi nazionali”.

Tale soluzione, quindi, consente, correttamente, anche alle organizzazioni sindacali “dissenzienti” di utilizzare lo strumento processuale introdotto dall’art. 28 Statuto dei Lavoratori, auspicando implicitamente lo sviluppo del pluralismo sindacale, garantito anche dalla Carta Costituzionale (art. 39).

* Avvocato in Milano
 

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REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati
Dott. FABRIZIO MIANI CANEVARI – Presidente
Dott. SAVERIO TOFFOLI –  Consigliere
Dott. PIETRO CURZIO – Rel. Consigliere
Dott. UMBERTO BERRINO    – Consigliere
Dott. IRENE TRICOMI – Consigliere

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso 22356-2009 proposto da;
S.L.A.I. COBAS (SINDACATO DEI LAVORATORI AUTORGANIZZATI INTERCATEGORIALE già S.L.A.) , in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MARIANNA DIONIGI 57, presso lo studio dell’avvocato BEVILACQUA ANNA, rappresentato e difeso dall’avvocato RIZZOGLIO MIRCO GIOVANNI, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

VIDEOTIME S.P.A., (società soggetta all’attività di direzione e coordinamento di Mediaset S.p.A.), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LEONE IV 99 INT. 14, presso lo studio dell’avvocato FERZI CARLO, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati STANCHI ANDREA NICOLO’, STANCHI VINCENZO, giusta delega in atti’,

– contro ricorrente –

avverso la sentenza n. 1311/2008 della CORTE D’APPELLO di MILANO, depositata il 10/12/2008 R.G.N. 474/07;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 2’7/04/2011 dal, Consigliere Dott. PI 110 CURZIO;
udito l’Avvocato RI ZZOGLIO M1RCO GIOVANNI/
udito l’Avvocato FERZI CARO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. UMBERTO APICE che ha concluso per
– il rigetto del ricorso.


Fatto e diritto

1. Lo SLAI Cobas (Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale) propose un ricorso ai sensi dell’art. 28 della legge n. 300 del 1970 nei confronti di Vídeotime spa. 11 ricorso fu rigettato e così l’opposizione dinanzi al Tribunale.

2. Il sindacato impugnò la decisione dinanzi alla Corte d’appello di Milano, che ha dichiarato inammissibile l’appello con sentenza pubblicata il 10 dicembre 2008, non ritenendo sussistente la legittimazione attiva dell’associazione sindacale ricorrente ai fini delta procedura disciplinata dall’art, 28 della legge 300 del 1970.

3. Con ricorso per cassazione il sindacato chiede l’annullamento di tale sentenza. Il ricorso è articolato in cinque motivi. La società intimata si è difesa con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato una memoria per l’udienza.

4. Con il primo motivo si prospetta la tesi per cui i requisiti indicati dall’art. 28 ai fini della legittimazione attiva del sindacato varrebbero per la fase sommaria del procedimento, mentre, invece, qualora il decreto sia stato di rigetto del ricorso, qualsiasi soggetto sindacale, che ne abbia interesse ai sensi dell’art. 100 cpc, sarebbe legittimato alla opposizione.

5. Il motivo non è fondato. Quello costruito dall’art. 28 è uno speciale strumento processuale, assistito da una particolare dotazione sanzionatoria. Il legislatore, consapevole della sua incisività, ha avuto cura di prevedere meccanismi di selezione per individuare i soggetti legittimati ad utilizzarlo, allo scopo di evitare che uno strumento di garanzia potesse dare luogo ad abusi. A tal fine ha individuato i soggetti legittimati negli “organismi locali delle associazioni sindacati nazionali che vi abbiano interesse”. Ha così escluso, da un lato i singoli lavoratori, dall’altro, tutte le forme di organizzazione dell’autotutela dei lavoratori che non abbiano una rappresentatività nazionale (esclusione che la Corte costituzionale ha ritenuto conforme alla Costituzione perché l’azione ai sensi dell’art. 28 si aggiunge, ma non esclude un’azione giudiziaria ordinaria, mentre lo strumento previsto dallo Statuto del lavoratori, per la sua particolare incisività, potrebbe essere fonte di abusi se aperto ad associazioni sindacali di carattere non nazionale, espressione di realtà circoscritte sul piano territoriale o aziendale).

6. Il requisito del carattere nazionale deve sussistere tanto ai fini della proposizione dei ricorso, che ai fini dell’opposizione prevista dal terzo comma dello stesso art. 28. La procedura i; unitariamente disegnata. Nulla nel testo dell’art. 28 indica che in fase di opposizione cambi il regime della legittimazione processuale del sindacato e, del resto, non vi sono ragioni perché ciò sia ipotizzabile. Certo, comunque, una modifica in tal senso non può essere introdotta dall’interprete.

7. Con il secondo motivo il sindacato denunzia una violazione dell’art. 28 per il fatto che la Corte avrebbe inteso in maniera eccessivamente selettiva il criterio della nazionalità.

8. Come si è detto, l’art. 28 legittima all’azione solo “gli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse”, La Corte d’appello di Milano, a fronte di tale previsione, ha ritenuto che il sindacato ricorrente non avesse legittimazione con le seguenti testuali parole; “la Corte di cassazione, dopo alcune incertezze, si è oramai attestata a ritenere che, elemento decisivo per valutare la capacità negoziale del sindacato ai fini della legittimazione a proporre azione ex art. 28, sia la sua effettiva capacità di negoziazione a livello nazionale, compresi i c.d, accordi gestionali (cfr. Cass. 212/2008). Seguendo quest’orientamento, nella fattispecie, SLAI Cobas, non firmataria di accordi collettivi a livello nazionale non facendo parte della piattaforma sindacale contrattuale con il gruppo Mediaset, non risulta legittimata a proporre lo specifico strumento di tutela di cui all’art. 28”. In conseguenza di ciò la Corte, ha sancito la ‘inammissibilità’ del ricorso.

9. La sentenza sul punto deve essere cassata.

10. Come risulta dalla breve motivazione su riportata, la Corte di Milano richiede, ai fini della sussistenza del carattere nazionale dell’associazione sindacale, che questa abbia firmato contratti collettivi di livello nazionale. Identifica cioè quella che definisce, alquanto impropriamente, ‘capacità negoziale’ con la legittimazione attiva ex art. 28. In questo modo introduce un criterio selettivo diverso e più forte di quello indicato dalla norma dello Statuto, perché un’associazione sindacale può avere carattere nazionale anche se non ha firmato contratti collettivi nazionali, ma comunque presenti una struttura di ampiezza nazionale e possa dimostrare di svolgere attività su tutto o ampia parte del territorio nazionale,

11. Tanto in dottrina che in giurisprudenza (Cass. n. 5209 del 2010; n. 13240 del 2009 e n. 29257 del 2008), si ò evidenziato che non deve confondersi la legittimazione ai fini dell’art. 28, con i requisiti richiesti dall’art. 19 della medesima legge per la costituzione di rappresentanze sindacali titolari dei diritti di cui al titolo terzo. L’art. 19, al suo specifico fine, richiede la sottoscrizione di contratti collettivi nazionali (o anche provinciali o aziendali, purché applicati in azienda). L’art. 28 non prevede analogo requisito, implicante il consenso della controparte datoriale. Richiede che l’associazione sia nazionale.

12. Il carattere nazionale non può desumersi da dati meramente formali e non è sufficiente una dimensione nazionale statica, meramente strutturale, ma è necessaria anche un’azione diffusa a tale livello. Tuttavia azione a livello nazionale non significa necessariamente stipulazione di contratti collettivi di livello nazionale. Se contratti di questo livello sono stati sottoscritti, ciò sarà un indice importante del carattere nazionale dell’attività sindacale, ma è possibile che presentino questo requisito anche associazioni che abbiano svolto attività su tutto, o quanto meno ampia parte, dei territorio nazionale, anche se non abbiano sottoscritto contratti collettivi nazionali (Cass. n. 5209 del 2010, ha sottolineato che la stipulazione di contratti collettivi di livello nazionale è indice tipico del carattere nazionale di un sindacato, ma che tale carattere può desumersi “da ogni altro elemento indicativo in concreto di un’attività sindacale al suddetto livello”. Cass., n, 13240 del 2009 ha, a sua volta, sottolineato che la stipulazione di un contratto collettivo nazionale può costituire uno degli indici maggiormente rivelatori della sussistenza dei carattere nazionale dell’associazione, ma non certamente l’unico elemento rivelatore del requisito).

13.La valutazione in concreto spetta al giudice di merito, ma la Corte di Milano si è espressa, peraltro con motivazione apodittica e sicuramente insufficiente, fondando il suo giudizio su di un principio di diritto che non trova riscontro nella norma applicata.

14. La sentenza, pertanto, deve essere cassata, con rinvio ad altro giudice di merito, che dovrà decidere applicando il seguente principio di diritto: “Ai fini della legittimazione attiva a promuovere l’azione prevista dall’art. 28 della legge 300 del 1970, per ‘associazioni sindacali nazionali’ devono intendersi associazioni che abbiano una struttura organizzativa articolata a livello nazionale e che svolgano attività sindacale su tutto o su ampia parte del territorio nazionale, ma non è necessario che tale azione abbia anche comportato la sottoscrizione dì contratti collettivi nazionali”.

15. G1i altri motivi rimangono assorbiti. L’ultimo è inammissibile perché privo di quesito di diritto.

PQM

La Corte rigetta il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo, dichiara assorbiti gli altri ed inammissibile l’ultimo. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte d’appello di Milano, in altra composizione, anche per le spese.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 27 aprile 2007.

Il consigliere estensore
Pietro Curzio

Il presidente
Fabrizio Miani Canevari

Il Cancelliere

Depositato in Cancelleria
oggi, 29 LUG 2011
Il cancelliere