I risultati della settimana europea per la riduzione dei rifiuti.


CARLO LUCA COPPINI
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Con il sostegno dei principi comunitari in materia di prevenzione dei rifiuti, intendendo per prevenzione ogni misura presa prima che una sostanza, un materiale o un prodotto sia diventato un rifiuto, si è conclusa anche la terza edizione della settimana europea per la riduzione dei rifiuti (SERR). A partire dal 2009 anche l’Italia ha dimostrato il proprio intento di aderire al programma di riduzione delle quantità eccessive di rifiuti nella consapevolezza dei propri obblighi derivanti dalla direttiva 2008/98/CE.

Come osservato nel precedente contributo riguardante l’argomento in parola, l’urgenza di dover approntare gli strumenti “preventivi” deriva dalle prescrizioni comunitarie che, attraverso il coordinamento dei 34 organizzatori dislocati nei 20 Paesi europei (la lista degli organizzatori è reperibile sul sito ufficiale della SERR) pongono l’obbligo di adottare i programmi di prevenzione posti dall’art. 29 della suddetta direttiva, a partire dalla fine del 2013.

Ai sensi della suddetta disposizione, infatti: “1. Gli Stati membri adottano, a norma degli articoli 1 e 4, programmi di prevenzione dei rifiuti entro il 12 dicembre 2013. Tali programmi sono integrati nei piani di gestione dei rifiuti di cui all’articolo 28 o, se opportuno, in altri programmi di politica ambientale oppure costituiscono programmi a sé stanti. In caso di integrazione nel piano di gestione o in altri programmi, vengono chiaramente identificate le misure di prevenzione dei rifiuti. 2. I programmi di cui al paragrafo 1 fissano gli obiettivi di prevenzione. Gli Stati membri descrivono le misure di prevenzione esistenti e valutano l’utilità degli esempi di misure di cui all’allegato IV o di altre misure adeguate. Lo scopo di tali obiettivi e misure è di dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti. 3. Gli Stati membri stabiliscono gli appropriati specifici parametri qualitativi o quantitativi per le misure di prevenzione dei rifiuti, adottate per monitorare e valutare i progressi realizzati nell’attuazione delle misure e possono stabilire specifici traguardi e indicatori qualitativi o quantitativi, diversi da quelli menzionati nel paragrafo 4, per lo stesso scopo. 4. Gli indicatori per le misure di prevenzione dei rifiuti possono essere adottati secondo la procedura di regolamentazione di cui all’articolo 39, paragrafo 3. 5. La Commissione crea un sistema per lo scambio di informazioni sulle migliori pratiche in materia di prevenzione dei rifiuti ed elabora orientamenti per assistere gli Stati membri nella preparazione dei programmi”.

Il denominatore comune che ha distinto la settimana trascorsa in Italia, Belgio, Francia, Portogallo, Spagna, Malta e Regno Unito è rappresentato dalle cinque categorie con le quali sono stati configurati altrettanti temi simbolici da utilizzare per fornire concrete risposte alla razionalizzazione dello sfruttamento dei rifiuti e/o alla riduzione della relativa produzione e ciò mediante: a) riduzione dei rifiuti cartacei, b) riduzione dei rifiuti da cibo, c) ripara e riutilizza, d) riduzione degli imballaggi in eccesso ed e) giornate della pulizia. A titolo puramente esemplificativo, si pensi che in Piemonte è stata promossa un’azione, “Cucinare con gli avanzi”, che ha visto protagonista un laboratorio di cucina organizzato per offrire un pasto cucinato con soli avanzi. Ed ancora, in Emilia Romagna, i detenuti delle Case Circondariali di Bologna, Ferrara, Forlì e Cesena si sono industriati per recuperare i rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Progetto RAEE).

A tale riguardo, devo evidenziare che, in un recente passato ma per altri e diversi motivi, ho dovuto esaminare l’archivio della Manifattura Tabacchi di Modena (1851- 2002) presso l’Archivio di Stato di Modena, segnatamente nella parte dedicata all’inventario sommario a cura della Cooperativa C.S.R. Centro Studi e Ricerche di Modena (Luglio 2009), in cui ho potuto rintracciare un’importante affinità con le diverse attività previste per la riduzione della produzione dei rifiuti che contraddistingue l’attuale programma comunitario. In particolare, il suddetto inventario prevedeva espressamente una voce, riportata al punto, 1.5.4, intitolato: “Avanzi/Rifiuti”, in cui veniva descritta la funzione del magazzino rifiuti che aveva il compito: “omissis… del ricevimento, della custodia, della perizia dei tabacchi avariati o comunque ritirati dalla vendita (per bagnamento, schiacciamento, ecc.) per determinare l’ammontare del danno (da imputare ai responsabili) e la loro riutilizzazione o la loro distruzione.” Dalla soluzione sopra esposta, è possibile comprendere: a) che la previsione della prevenzione dei rifiuti fosse già in atto, in alcune imprese italiane, in un tempo anteriore all’avvento della categoria del “sottoprodotto” di cui parla l’art. 184 bis del D.Lgs. 152/2006 nonché della programmazione europea volta a ridurre la produzione dei rifiuti e b) che, nella consapevolezza della scarsità di materie prime che distingue l’Europa, in generale come l’Italia, in particolare, produrre meno rifiuti è un essenziale sintomo rivelatore dell’efficienza e del razionale sfruttamento delle risorse disponibili.

Le previsioni europee, quindi, costituiscono senza ombra di dubbio un importante strumento per sollecitare l’attenzione di ogni operatore, sia pubblico (Pubbliche Amministrazioni, Scuole, Università) sia privato (imprese ed amministrazioni condominiali) ad improntare precisi programmi di educazione volti ad accrescere la consapevolezza di tutti i cittadini europei in merito alle possibili e percorribili strategie di riduzione e/o di conveniente riutilizzo dei rifiuti sull’indefettibile presupposto che, come anche recentemente ribadito dalla Corte Costituzionale: “…omissis…anche la specie del rifiuto non è estranea al più ampio genere di bene commercialmente rilevante in grado di formare oggetto dello svolgimento di attività imprenditoriale, tanto da farlo ritenere un prodotto” (Corte Cost., 25 luglio 2011, n. 244).

La sussistenza di una buona correlazione tra la suddetta programmazione e lo spirito del legislatore italiano, sotto il comune denominatore della scarsità delle risorse, emerge persino dalla lettura della prima legge che, poco tempo dopo l’insorgere del secondo conflitto mondiale, veniva emanata per disciplinare la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

Ed invero, ai sensi dell’art. 4 della L. 20 marzo 1941, n. 366, il Ministero dell’Interno competente in materia di rifiuti provvedeva a: “…omissis… b) promuovere presso Enti o privati, studi ed esperienze che tendano a conseguire il migliore attrezzamento dei servizi e la più conveniente utilizzazione dei rifiuti solidi urbani” nonché, ai sensi del successivo art. 5, primo comma, lo stesso Ministero aveva la facoltà di: “.. omissis … disporre, presso ogni Comune del Regno, l’esecuzione di particolari esperimenti, anche a carattere tecnico-industriale, per lo studio e la risoluzione dei problemi attinenti in genere al perfezionamento dei servizi ed alla migliore e più economica utilizzazione dei rifiuti.”

A distanza di oltre sessant’anni, quindi, le suddette previsioni risultano rispecchiare pienamente gli obiettivi che la direttiva 2008/98/CE precisa nei propri “consideranda” in cui, infatti, è stato destinato un preciso spazio alla necessità di fissare una gerarchia dei rifiuti fissata nel successivo art. 4, comma 1 (cfr. C. L. Coppini, La settimana europea di riduzione dei rifiuti dal 19 al 27 novembre 2011, in questo Osservatorio, 2011) e disciplinata nel successivo comma 2, secondo cui: “Nell’applicare la gerarchia dei rifiuti di cui al paragrafo 1, gli Stati membri adottano misure volte a incoraggiare le opzioni che danno il miglior risultato ambientale complessivo. A tal fine può essere necessario che flussi di rifiuti specifici si discostino dalla gerarchia laddove ciò sia giustificato dall’impostazione in termini di ciclo di vita in relazione agli impatti complessivi della produzione e della gestione di tali rifiuti.

I tempi previsti per garantire il raggiungimento fissato nella gerarchia dei rifiuti sono sanciti dal successivo art. 9, intitolato: “Prevenzione dei rifiuti” in cui vengono scandite a chiare lettere le diverse tappe che i paesi membri dovranno rispettare per allinearsi ai programmi. In particolare, si prevede che: “omissis … Previa consultazione dei soggetti interessati, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio le seguenti relazioni corredate, se del caso, di proposte concernenti le misure necessarie a sostegno delle attività di prevenzione e dell’attuazione dei programmi di prevenzione dei rifiuti di cui all’articolo 29 comprendenti:

a) entro la fine del 2011, una relazione intermedia sull’evoluzione della produzione dei rifiuti e l’ambito di applicazione della prevenzione dei rifiuti, che comprende la definizione di una politica di progettazione ecologica dei prodotti che riduca al contempo la produzione di rifiuti e la presenza di sostanze nocive in essi, favorendo tecnologie incentrate su prodotti sostenibili, riutilizzabili e riciclabili;
b) entro la fine del 2011, la formulazione di un piano d’azione per ulteriori misure di sostegno a livello europeo volte, in particolare, a modificare gli attuali modelli di consumo;
c) entro la fine del 2014 la definizione di obiettivi in materia di prevenzione dei rifiuti e di dissociazione per il 2020, basati sulle migliori prassi disponibili, incluso, se del caso, un riesame degli indicatori di cui all’articolo 29, paragrafo 4.

* Avvocato in Milano

 

Pubblicato su Osservatorio AD il 2 gennaio 2012