Norme in materia ambientale. Testo Unico Ambiente aggiornato - Codice dell'Ambiente 2017. Testo aggiornato alla Legge 28 luglio 2016, n. 154, recante: "Deleghe al Governo e ulteriori disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitivita' dei settori agricolo e agroalimentare, nonche' sanzioni in materia di pesca illegale", pubblicata in GU n.186 del 10-8-2016

argomento: 

Categoria: 

Provvedimento: 
Decreto Legislativo
Numero: 
152

Tipo: 

Organo emanante: 
Governo
Pubblicato su: 
Gazzetta Ufficiale
Numero pubblicazione: 
88
Supplemento: 
Supplemento Ordinario
Numero supplemento: 
96

  

  
2017

 

Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152

 Testo Unico in materia ambientale

Indice completo del Codice dell'Ambiente 


Sommario:
 

Parte 1^  Disposizioni comuni e principi generali  (artt. 1- 3-sexies)

Parte 2^  Procedure per la valutazione ambientale strategica (Vas), per la valutazione dell'impatto ambientale (via) e per l'autorizzazione integrata ambientale (Ippc) (artt. 4 - 52)

Parte 3^ Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di tutela delle acque dall'inquinamento e di gestione delle risorse idriche (arrt. 53 - 176)

Parte 4^ Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati (artt. 177 - 266)

Parte 5^ Norme in materia di tutela dell'aria e di riduzione delle emissioni in atmosfera (artt. 267 - 297) e Parte 5^-bis Disposizioni per particolari installazioni (art. 298 bis)

Parte 6^ Norme in materia di tutela risarcitoria contro i danni all'ambiente (artt. 298 bis - 318)

Parte 6^ - bis Disciplina sanzionatoria degli illeciti amministrativi e penali in materia di tutela ambientale (artt. 318-bis - 318-octies)

 

 

PARTE QUARTA - NORME IN MATERIA DI GESTIONE DEI RIFIUTI E DI BONIFICA DEI SITI INQUINATI


Nota: Si riporta di seguito il comma 184 dell'Art. 1 della Finanziaria 2007, come modificato, da ultimo, dal d.l. n. 208/2008:
"184. Nelle more della completa attuazione delle disposizioni recate dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni:
a) il regime di prelievo relativo al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti adottato in ciascun comune per l’anno 2006 resta invariato anche per l’anno 2007 e per gli anni 2008 e 2009;
b) in materia di assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani, continuano ad applicarsi le disposizioni degli articoli 18, comma 2, lettera d), e 57, comma 1, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (...)"

 

TITOLO I - GESTIONE DEI RIFIUTI

CAPO I - DISPOSIZIONI GENERALI


Articolo 177
Campo di applicazione e finalita'(*)

1. La parte quarta del presente decreto disciplina la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati, anche in attuazione delle direttive comunitarie, in particolare della direttiva
2008/98/CE, prevedendo misure volte a proteggere l'ambiente e la salute umana, prevenendo o riducendo gli impatti negativi della produzione e della gestione dei rifiuti, riducendo gli impatti complessivi dell'uso delle risorse e migliorandone l'efficacia. 
2. La gestione dei rifiuti costituisce attivita' di pubblico interesse.
3. Sono fatte salve disposizioni specifiche, particolari o complementari, conformi ai principi di cui alla parte quarta del presente decreto adottate in attuazione di direttive comunitarie che disciplinano la gestione di determinate categorie di rifiuti.
4. I rifiuti sono gestiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente e, in particolare:
a) senza determinare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo, nonche' per la fauna e la flora;
b) senza causare inconvenienti da rumori o odori;
c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente.
5. Per conseguire le finalita' e gli obiettivi di cui ai commi da 1 a 4, lo Stato, le regioni, le province autonome e gli enti locali esercitano i poteri e le funzioni di rispettiva competenza in materia di gestione dei rifiuti in conformita' alle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto, adottando ogni opportuna azione ed avvalendosi, ove opportuno, mediante accordi, contratti di programma o protocolli d'intesa anche sperimentali, di soggetti pubblici o privati.
6. I soggetti di cui al comma 5 costituiscono, altresi', un sistema compiuto e sinergico che armonizza, in un contesto unitario, relativamente agli obiettivi da perseguire, la redazione delle norme tecniche, i sistemi di accreditamento e i sistemi di certificazione attinenti direttamente o indirettamente le materie ambientali, con particolare riferimento alla gestione dei rifiuti, secondo i criteri e con le modalita' di cui all'articolo 195, comma 2, lettera a), e nel rispetto delle procedure di informazione nel settore delle norme e delle regolazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della societa' dell'informazione, previste dalle direttive comunitarie e relative norme di attuazione, con particolare riferimento alla legge 21 giugno 1986, n. 317.
7. Le regioni e le province autonome adeguano i rispettivi ordinamenti alle disposizioni di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema contenute nella parte quarta del presente decreto entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.
8. Ai fini dell'attuazione dei principi e degli obiettivi stabiliti dalle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare puo' avvalersi del supporto tecnico dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

(*) N.d.R.: Articolo così sostituito dall'Art. 1 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.

 

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Giurisprudenza:



Articolo 178
Principi(*)

1. La gestione dei rifiuti e' effettuata conformemente ai principi di precauzione, di prevenzione, di sostenibilita', di proporzionalita', di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell'utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti, nonche' del principio chi inquina paga. A tale fine la gestione dei rifiuti e' effettuata secondo criteri di efficacia, efficienza, economicita', trasparenza, fattibilita' tecnica ed economica, nonche' nel rispetto delle norme vigenti in materia di partecipazione e di accesso alle informazioni ambientali.

(*) N.d.R.: Articolo così sostituito dall'Art. 2 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.


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Giurisprudenza:  

 


Articolo 178-bis
Responsabilita' estesa del produttore (*)

1. Al fine di rafforzare la prevenzione e facilitare l'utilizzo efficiente delle risorse durante l'intero ciclo di vita, comprese le fasi di riutilizzo, riciclaggio e recupero dei rifiuti, evitando di compromettere la libera circolazione delle merci sul mercato, possono essere adottati, previa consultazione delle parti interessate, con uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare aventi natura regolamentare, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, le modalita' e i criteri di introduzione della responsabilita' estesa del produttore del prodotto, inteso come qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti, nell'organizzazione del sistema di gestione dei rifiuti, e nell'accettazione dei prodotti restituiti e dei rifiuti che restano dopo il loro utilizzo. Ai medesimi fini possono essere adottati con uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, le modalita' e i criteri:
a) di gestione dei rifiuti e della relativa responsabilita' finanziaria dei produttori del prodotto. I decreti della presente lettera sono adottati di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze;
b) di pubblicizzazione delle informazioni relative alla misura in cui il prodotto e' riutilizzabile e riciclabile;
c) della progettazione dei prodotti volta a ridurre i loro impatti ambientali;
d) di progettazione dei prodotti volta a diminuire o eliminare i rifiuti durante la produzione e il successivo utilizzo dei prodotti, assicurando che il recupero e lo smaltimento dei prodotti che sono diventati rifiuti avvengano in conformita' ai criteri di cui agli articoli 177 e 179;
e) volti a favorire e incoraggiare lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti adatti all'uso multiplo, tecnicamente durevoli, e che, dopo essere diventati rifiuti, sono adatti ad un recupero adeguato e sicuro e a uno smaltimento compatibile con l'ambiente.
2. La responsabilita' estesa del produttore del prodotto e' applicabile fatta salva la responsabilita' della gestione dei rifiuti di cui all'articolo 188, comma 1, e fatta salva la legislazione esistente concernente flussi di rifiuti e prodotti specifici. 
3. I decreti di cui al comma 1 possono prevedere altresi' che i costi della gestione dei rifiuti siano sostenuti parzialmente o interamente dal produttore del prodotto causa dei rifiuti. Nel caso il produttore del prodotto partecipi parzialmente, il distributore del prodotto concorre per la differenza fino all'intera copertura di tali costi.
4. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

(*) N.d.R.: Articolo introdotto dall'Art. 3 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.

 

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Giurisprudenza:

 


Articolo 179
Criteri di priorita' nella gestione dei rifiuti(*)

1. La gestione dei rifiuti avviene nel rispetto della seguente gerarchia:
a) prevenzione;
b) preparazione per il riutilizzo;
c) riciclaggio;
d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia;
e) smaltimento.
2. La gerarchia stabilisce, in generale, un ordine di priorita' di cio' che costituisce la migliore opzione ambientale. Nel rispetto della gerarchia di cui al comma 1, devono essere adottate le misure volte a incoraggiare le opzioni che garantiscono, nel rispetto degli articoli 177, commi 1 e 4, e 178, il miglior risultato complessivo, tenendo conto degli impatti sanitari, sociali ed economici, ivi compresa la fattibilita' tecnica e la praticabilita' economica.
3. Con riferimento a singoli flussi di rifiuti e' consentito discostarsi, in via eccezionale, dall'ordine di priorita' di cui al comma 1 qualora cio' sia giustificato, nel rispetto del principio di precauzione e sostenibilita', in base ad una specifica analisi degli impatti complessivi della produzione e della gestione di tali rifiuti sia sotto il profilo ambientale e sanitario, in termini di ciclo di vita, che sotto il profilo sociale ed economico, ivi compresi la fattibilita' tecnica e la protezione delle risorse.
4. Con uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro della salute, possono essere individuate, con riferimento a singoli flussi di rifiuti specifici, le opzioni che garantiscono, in conformita' a quanto stabilito dai commi da 1 a 3, il miglior risultato in termini di protezione della salute umana e dell'ambiente.
5. Le pubbliche amministrazioni perseguono, nell'esercizio delle rispettive competenze, iniziative dirette a favorire il rispetto della gerarchia del trattamento dei rifiuti di cui al comma 1 in particolare mediante:
a) la promozione dello sviluppo di tecnologie pulite, che permettano un uso piu' razionale e un maggiore risparmio di risorse naturali;
b) la promozione della messa a punto tecnica e dell'immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo da non contribuire o da contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso o il loro smaltimento, ad incrementare la quantita' o la nocivita' dei rifiuti e i rischi di inquinamento;
c) la promozione dello sviluppo di tecniche appropriate per l'eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti al fine di favorirne il recupero;
d) la determinazione di condizioni di appalto che prevedano l'impiego dei materiali recuperati dai rifiuti e di sostanze e oggetti prodotti, anche solo in parte, con materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi;
e) l'impiego dei rifiuti per la produzione di combustibili e il successivo utilizzo e, piu' in generale, l'impiego dei rifiuti come altro mezzo per produrre energia.
6. Nel rispetto della gerarchia del trattamento dei rifiuti le misure dirette al recupero dei rifiuti mediante la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio o ogni altra operazione di recupero di materia sono adottate con priorita' rispetto all'uso dei rifiuti come fonte di energia.
7. Le pubbliche amministrazioni promuovono l'analisi del ciclo di vita dei prodotti sulla base di metodologie uniformi per tutte le tipologie di prodotti stabilite mediante linee guida dall'ISPRA, eco-bilanci, la divulgazione di informazioni anche ai sensi del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, l'uso di strumenti economici, di criteri in materia di procedure di evidenza pubblica, e di altre misure necessarie.
8. Le Amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

(*) N.d.R.: Articolo così sostituito dall'Art. 4 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.

 

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Giurisprudenza:


Art. 180
Prevenzione della produzione di rifiuti

1. Al fine di promuovere in via prioritaria la prevenzione e la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti, le iniziative di cui all'articolo 179 riguardano in particolare:
a) la promozione di strumenti economici, eco-bilanci, sistemi di certificazione ambientale, utilizzo delle migliori tecniche disponibili(1), analisi del ciclo di vita dei prodotti, azioni di informazione e di sensibilizzazione dei consumatori, l'uso di sistemi di qualità, nonché lo sviluppo del sistema di marchio ecologico ai fini della corretta valutazione dell'impatto di uno specifico prodotto sull'ambiente durante l'intero ciclo di vita del prodotto medesimo;
b) la previsione di clausole di bandi di gara o lettere d'invito(1) che valorizzino le capacità e le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione di rifiuti;
c) la promozione di accordi e contratti di programma o protocolli d'intesa anche sperimentali finalizzati, [con effetti migliorativi](2), alla prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti;
[d) l'attuazione del Titolo III-bis della parte seconda del presente decreto, e degli altri decreti di recepimento della direttiva 96/61/CE in materia di prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento.](2)
1-bis. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare adotta entro il 31 dicembre 2012(4), a norma degli articoli 177, 178, 178-bis e 179, un programma nazionale di prevenzione dei rifiuti ed elabora indicazioni affinche' tale programma sia integrato nei piani di gestione dei rifiuti di cui all'articolo 199. In caso di integrazione nel piano di gestione, sono chiaramente identificate le misure di prevenzione dei rifiuti.(3) Entro il 31 dicembre di ogni anno, a decorrere dal 2012, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare presenta alle Camere una relazione recante l'aggiornamento del programma nazionale di prevenzione dei rifiuti e contenente anche l'indicazione dei risultati raggiunti e delle eventuali criticita' registrate nel perseguimento degli obiettivi di prevenzione dei rifiuti. (5)
1-ter. I programmi di cui al comma 1-bis fissano gli obiettivi di prevenzione. Il Ministero descrive le misure di prevenzione esistenti e valuta l'utilita' degli esempi di misure di cui all'allegato L o di altre misure adeguate. (3)
1-quater. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare individua gli appropriati specifici parametri qualitativi o quantitativi per le misure di prevenzione dei rifiuti, adottate per monitorare e valutare i progressi realizzati nell'attuazione delle misure di prevenzione e puo' stabilire specifici traguardi e indicatori qualitativi o quantitativi. (3)
1-quinquies. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare assicura la disponibilita' di informazioni sulle migliori pratiche in materia di prevenzione dei rifiuti e, se del caso, elabora linee guida per assistere le regioni nella preparazione dei programmi di cui all'articolo 199, comma 3, lett. r). (3)
1-sexies. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. (3)

1-septies. Al fine di ridurre la produzione di rifiuti organici e gli impatti sull'ambiente derivanti dalla gestione degli stessi, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, le regioni ed i comuni, nell'ambito delle rispettive competenze, incentivano le pratiche di compostaggio di rifiuti organici effettuate sul luogo stesso di produzione, come l'autocompostaggio e il compostaggio di comunita', anche attraverso gli strumenti di pianificazione di cui all'articolo 199 del presente decreto. I comuni possono applicare una riduzione sulla tassa di cui all'articolo 1, comma 641, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, alle utenze che effettuano pratiche di riduzione dei rifiuti di cui al presente comma.(6)
1-octies. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro della salute, sono stabiliti i criteri operativi e le procedure autorizzative semplificate per il compostaggio di comunita' di rifiuti organici. Le attivita' di compostaggio di comunita' che, alla data di entrata in vigore del decreto di cui al presente comma, risultano gia' autorizzate ai sensi degli articoli 208 o 214 del presente decreto, possono continuare ad operare sulla base dell'autorizzazione vigente sino alla scadenza della stessa. (6)


(1) Comma così modificato dall'Art. 5 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.
(2) Soppresso dall'Art. 5 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.
(3)  Comma aggiunto dall'Art. 5 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.

(4) Termine così modificato dall'art. 1, c. 3-bis del D.L. 25 gennaio 2012, n. 2 recante: «Misure straordinarie e urgenti in materia ambientale, pubblicato in G.U. n. 20 del 25.01.2012, introdotto in sede di conversione in legge (L. 24 marzo 2012, n. 28, pubblicata in GU n. 71 del 24-3-2012)

(5)  Periodo aggiunto dall'art. 1, c. 3-bis del D.L. 25 gennaio 2012, n. 2 recante: «Misure straordinarie e urgenti in materia ambientale, pubblicato in G.U. n. 20 del 25.01.2012, introdotto in sede di conversione in legge (L. 24 marzo 2012, n. 28, pubblicata in GU n. 71 del 24-3-2012)

(6) Comma aggiunto dall'art. 38 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016



Articolo 180-bis
Riutilizzo di prodotti e preparazione per il riutilizzo dei rifiuti(1)

1. Le pubbliche amministrazioni promuovono, nell'esercizio delle rispettive competenze, iniziative dirette a favorire il riutilizzo dei prodotti e la preparazione per il riutilizzo dei rifiuti. Tali iniziative possono consistere anche in:  a) uso di strumenti economici;
b) misure logistiche, come la costituzione ed il sostegno di centri e reti accreditati di riparazione/riutilizzo;
c) adozione, nell'ambito delle procedure di affidamento dei contratti pubblici, di idonei criteri, ai sensi dell'articolo 83, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e previsione delle condizioni di cui agli articoli 68, comma 3, lettera b), e 69 del medesimo decreto; a tale fine il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare adotta entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione i decreti attuativi di cui all'articolo 2 del Ministro dell'ambiente e della trutela del territorio e del mare in data 11 aprile 2008, pubblicato nella G.U. n. 107 dell'8 maggio 2008;
d) definizione di obiettivi quantitativi;
e) misure educative;
f) promozione di accordi di programma.

1-bis. Ai fini di cui al comma 1, i comuni possono individuare anche appositi spazi, presso i centri di raccolta di cui all'articolo 183, comma 1, lettera mm), per l'esposizione temporanea, finalizzata allo scambio tra privati, di beni usati e funzionanti direttamente idonei al riutilizzo. Nei centri di raccolta possono altresi' essere individuate apposite aree adibite al deposito preliminare alla raccolta dei rifiuti destinati alla preparazione per il riutilizzo e alla raccolta di beni riutilizzabili. Nei centri di raccolta possono anche essere individuati spazi dedicati alla prevenzione della produzione di rifiuti, con l'obiettivo di consentire la raccolta di beni da destinare al riutilizzo, nel quadro di operazioni di intercettazione e schemi di filiera degli operatori professionali dell'usato autorizzati dagli enti locali e dalle aziende di igiene urbana.(2)
2. Con uno o piu' decreti del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono adottate le ulteriori misure necessarie per promuovere il riutilizzo dei prodotti e la preparazione dei rifiuti per il riutilizzo, anche attraverso l'introduzione della responsabilita' estesa del produttore del prodotto. Con uno o piu' decreti del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, adottarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono definite le modalita' operative per la costituzione e il sostegno di centri e reti accreditati di cui al comma 1, lett. b), ivi compresa la definizione di procedure autorizzative semplificate e di un catalogo esemplificativo di prodotti e rifiuti di prodotti che possono essere sottoposti, rispettivamente, a riutilizzo o a preparazione per il riutilizzo.
3. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti di  cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

(1) Articolo introdotto dall'Art. 6 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.

(2) Comma aggiunto dall'art. 66 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016


Art. 181.
Riciclaggio e recupero dei rifiuti(*)

1. Al fine di promuovere il riciclaggio di alta qualita' e di soddisfare i necessari criteri qualitativi per i diversi settori del riciclaggio, sulla base delle indicazioni fornite dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, le regioni stabiliscono i criteri con i quali i comuni provvedono a realizzare la raccolta differenziata in conformita' a quanto previsto dall'articolo 205. Le autorita' competenti realizzano, altresi', entro il 2015 la raccolta differenziata almeno per la carta, metalli, plastica e vetro, e ove possibile, per il legno, nonche' adottano le misure necessarie per conseguire i seguenti obiettivi:
a) entro il 2020, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti quali, come minimo, carta, metalli, plastica e vetro provenienti dai nuclei domestici, e possibilmente di altra origine, nella misura in cui tali flussi di rifiuti sono simili a quelli domestici, sara' aumentata complessivamente almeno al 50% in termini di peso;
b) entro il 2020 la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e altri tipi di recupero di materiale, incluse operazioni di colmatazione che utilizzano i rifiuti in sostituzione di altri materiali, di rifiuti da costruzione e demolizione non pericolosi, escluso il materiale allo stato naturale definito alla voce 17 05 04 dell'elenco dei rifiuti, sara' aumentata almeno al 70 per cento in termini di peso.
2. Fino alla definizione, da parte della Commissione europea, delle modalita' di attuazione e calcolo degli obiettivi di cui al comma 1, il Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare puo' adottare decreti che determinino tali modalita'.
3. Con uno o piu' decreti del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono adottate misure per promuovere il recupero dei rifiuti in conformita' ai criteri di priorita' di cui all'articolo 179 e alle modalita' di cui all'articolo 177, comma 4. nonche' misure intese a promuovere il riciclaggio di alta qualita', privilegiando la raccolta differenziata, eventualmente anche monomateriale, dei rifiuti.
4. Per facilitare o migliorare il recupero, i rifiuti sono raccolti separatamente, laddove cio' sia realizzabile dal punto di vista tecnico, economico e ambientale, e non sono miscelati con altri rifiuti o altri materiali aventi proprieta' diverse.
5. Per le frazioni di rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata destinati al riciclaggio ed al recupero e' sempre ammessa la libera circolazione sul territorio nazionale tramite enti o imprese iscritti nelle apposite categorie dell'Albo nazionale gestori ambientali ai sensi dell'articolo 212, comma 5, al fine di favorire il piu' possibile il loro recupero privilegiando il principio di prossimita' agli impianti di recupero.
6. Al fine di favorire l'educazione ambientale e contribuire alla raccolta differenziata dei rifiuti, i sistemi di raccolta differenziata di carta e plastica negli istituti scolastici sono
esentati dall'obbligo di autorizzazione in quanto presentano rischi non elevati e non sono gestiti su base professionale. 
7. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

(*) N.d.R.: Articolo così sostituito dall'Art. 7 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.

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Giurisprudenza:


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Art. 181-bis 
Materie, sostanze e prodotti secondari
(+)(°)
1. Non rientrano nella definizione di cui all'articolo 183, comma 1, lettera a), le materie, le sostanze e i prodotti secondari definiti dal decreto ministeriale di cui al comma 2, nel rispetto dei seguenti criteri, requisiti e condizioni:
a) siano prodotti da un'operazione di riutilizzo, di riciclo o di recupero di rifiuti;
b) siano individuate la provenienza, la tipologia e le caratteristiche dei rifiuti dai quali si possono produrre;
c) siano individuate le operazioni di riutilizzo, di riciclo o di recupero che le producono, con particolare riferimento alle modalita' ed alle condizioni di esercizio delle stesse;
d) siano precisati i criteri di qualita' ambientale, i requisiti merceologici e le altre condizioni necessarie per l'immissione in commercio, quali norme e standard tecnici richiesti per l'utilizzo, tenendo conto del possibile rischio di danni all'ambiente e alla salute derivanti dall'utilizzo o dal trasporto del materiale, della sostanza o del prodotto secondario;
e) abbiano un effettivo valore economico di scambio sul mercato.
2. I metodi di recupero dei rifiuti utilizzati per ottenere materie, sostanze e prodotti secondari devono garantire l'ottenimento di materiali con caratteristiche fissate con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, di concerto con il Ministro della salute e con il Ministro dello sviluppo economico, da emanarsi entro il 31 dicembre 2008.
3. Sino all'emanazione del decreto di cui al comma 2 continuano ad applicarsi le disposizioni di cui ai decreti ministeriali 5 febbraio 1998, 12 giugno 2002, n. 161, e 17 novembre 2005, n. 269.
4. Nelle more dell'adozione del decreto di cui all'articolo 181-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, comma 2, continua ad applicarsi la circolare del Ministero dell'ambiente 28 giugno 1999, prot. n 3402/V/MIN.
5. In caso di mancata adozione del decreto di cui al comma 2 nel termine previsto, il Consiglio dei Ministri provvede in sostituzione nei successivi novanta giorni, ferma restando l'applicazione del regime transitorio di cui al comma 4 del presente articolo.(*) (**)](°)

(°) N.d.R.: Articolo abrogato dall'Art. 39, c. 3 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante: "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n.288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n. 269.
(+) N.d.R.: Si riporta di seguito il testo dell'Art. 6, c. 1bis del D.L. n. 208/2008 (GU n. 304 del 31-12-2008), introdotto in sede di conversione in legge (L. n. 13/2009 pubblicata nella GU n. 49 del 28.2.2009): "1-bis. Fatto salvo il disposto di cui all'articolo 181-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e a condizione che siano rispettate le disposizioni in materia di tutela della sicurezza dei lavoratori, di prevenzione incendi e le norme in tema di protezione dell'ambiente e della salute, per il periodo di dodici mesi a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, si considerano destinati in modo effettivo ed oggettivo all'utilizzo nei cicli di consumo e di produzione, ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dall'articolo 3, comma 3, del decreto del Ministro dell'ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel supplemento ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998, le materie, le sostanze ed i prodotti secondari stoccati presso gli impianti autorizzati alla gestione dei rifiuti in base alle vigenti norme ambientali, che effettuano una o piu' delle operazioni di recupero dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata urbana o da raccolte dedicate di rifiuti speciali recuperabili in carta e cartone, vetro, plastica e legno. I quantitativi stoccati di dette materie, sostanze e prodotti secondari non possono comunque superare la capacita' annua autorizzata dell'impianto o, in mancanza della stessa, la potenzialita' dell'impianto."
(*) N.d.R.: Articolo inserito dall'Art. 2, c. 18 bis, del d.lgs. n. 4 del 16 gennaio 2008, pubblicato nella G.U. n. 24 del 29-1-2008- Suppl. Ordinario n.24
(**) N.d.R.: Si riporta di seguito l'Art. 9-bis del D.L. 172/2008, introdotto in sede di conversione in legge (L. n. 210/2008):
"Art. 9-bis
Altre misure urgenti di tutela ambientale
1. Allo scopo di fronteggiare il fenomeno dell'illecito abbandono di rifiuti e di evitare l'espandersi dello stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti sul territorio nazionale, si applicano le seguenti disposizioni dirette a superare, nell'immediato, le difficolta' riscontrate dagli operatori del settore del recupero dei rifiuti nell'applicazione del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4:
a) fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui all'articolo 181-bis, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, le caratteristiche dei materiali di cui al citato comma 2 si considerano altresi' conformi alle autorizzazioni rilasciate ai sensi degli articoli 208, 209 e 210 del medesimo decreto legislativo n. 152 del 2006, e successive modificazioni, e del Titolo III-bis della parte seconda del presente decreto;
b) fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui all'Art. 195, comma 2, lettera s-bis), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, gli accordi e i contratti di programma in materia di rifiuti stipulati tra le amministrazioni pubbliche e i soggetti economici interessati o le associazioni di categoria rappresentative dei settori interessati prima della soppressione del comma 4 dell'articolo 181 del medesimo decreto legislativo n. 152 del 2006, operata dal decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4, continuano ad avere efficacia, con le semplificazioni ivi previste, anche in deroga alle disposizioni della parte IV del citato decreto legislativo n. 152 del 2006, e successive modificazioni, purche' nel rispetto delle norme comunitarie."

 

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Giurisprudenza:    
 
 

Art. 182
Smaltimento dei rifiuti

1. Lo smaltimento dei rifiuti è effettuato in condizioni di sicurezza e costituisce la fase residuale della gestione dei rifiuti, previa verifica, da parte della competente autorità, della impossibilità tecnica ed economica di esperire le operazioni di recupero di cui all'articolo 181. A tal fine, la predetta verifica concerne la disponibilità di tecniche sviluppate su una scala che ne consenta l'applicazione in condizioni economicamente e tecnicamente valide nell'ambito del pertinente comparto industriale, prendendo in considerazione i costi e i vantaggi, indipendentemente dal fatto che siano o meno applicate o prodotte in ambito nazionale, purché vi si possa accedere a condizioni ragionevoli.
2. I rifiuti da avviare allo smaltimento finale devono essere il più possibile ridotti sia in massa che in volume, potenziando la prevenzione e le attività di riutilizzo, di riciclaggio e di recupero e prevedendo, ove possibile, la priorita' per quei rifiuti non recuperabili generati nell'ambito di attivita' di riciclaggio o di recupero.(1)
3. E' vietato smaltire i rifiuti urbani non pericolosi in regioni diverse da quelle dove gli stessi sono prodotti, fatti salvi eventuali accordi regionali o internazionali, qualora gli aspetti territoriali e l'opportunita' tecnico economica di raggiungere livelli ottimali di utenza servita lo richiedano(1)(5).
3-bis. Il divieto di cui al comma 3 non si applica ai rifiuti urbani che il Presidente della regione ritiene necessario avviare a smaltimento, nel rispetto della normativa europea, fuori del territorio della regione dove sono prodotti per fronteggiare situazioni di emergenza causate da calamita' naturali per le quali e' dichiarato lo stato di emergenza di protezione civile ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225(7)
4. Nel rispetto delle prescrizioni contenute nel decreto legislativo 11 maggio 2005, n. 133, la realizzazione e la gestione di nuovi impianti possono essere autorizzate solo se il relativo processo di combustione garantisca un elevato livello di recupero energetico. (1)
5. Le attivita' di smaltimento in discarica dei rifiuti sono disciplinate secondo le disposizioni del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, di attuazione della direttiva 1999/31/CE.(*)
6. Lo smaltimento dei rifiuti in fognatura è disciplinato dall'articolo 107, comma 3.(2)
6-bis. Le disposizioni del presente articolo e dell'articolo 256 non si applicano al materiale agricolo e forestale derivante  da  sfalci, potature o ripuliture in loco nel caso di combustione in  loco  delle stesse. Di tale materiale e' consentita  la  combustione  in  piccoli cumuli e in quantita' giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro nelle aree, periodi e orari individuati con apposita ordinanza del Sindaco competente per territorio. Nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle Regioni, la combustione di residui vegetali agricoli e forestali e' sempre vietata.(6)
[7. Le attività di smaltimento in discarica dei rifiuti sono disciplinate secondo le disposizioni del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, di attuazione della direttiva 1999/31/CE.](3)
[8. È ammesso lo smaltimento della frazione biodegradabile ottenuta da trattamento di separazione fisica della frazione residua dei rifiuti solidi urbani nell'ambito degli impianti di depurazione delle acque reflue previa verifica tecnica degli impianti da parte dell'ente gestore.](4)

(1) Comma così modificato/sostituito dall'Art. 8 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.
(2)  Il comma 6 era stato abrogato dall'Art. 2, c. 19 del d.lgs. n. 4 del 16 gennaio 2008, pubblicato nella G.U. n. 24 del 29-1-2008- Suppl. Ordinario n.24. L'9 quater del d.l. 172/2008, introdotto in sede di conversione in legge (L. 30 dicembre 2008, n.210, pubblicata nella G.U. n. 2 del 3-1-2008), ha successivamente modificato l'Art.2, c. 19 citato, riportando in vigore il comma precedentemente abrogato.
(3)  Comma abrogato dall'Art. 8 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.
(4) Comma abrogato dall'Art. 2, c. 19, del d.lgs. n. 4 del 16 gennaio 2008, pubblicato nella G.U. n. 24 del 29-1-2008- Suppl. Ordinario n.24
(5) Si riporta di seguito l'Art. 1, c. 1 del D.L. n. 94/2011, recante "Disposizioni urgenti in tema di rifiuti solidi urbani prodotti nella regione Campania" (in GU n.151 del 1-7-2011 ):
"In considerazione dello stato di criticita' derivante dalla non autosufficienza del sistema di gestione dei rifiuti urbani non pericolosi prodotti nella regione Campania, fino al 31 dicembre 2011 i rifiuti derivanti dalle attivita' di tritovagliatura praticate negli impianti STIR della regione Campania possono essere smaltiti in deroga al divieto disposto dall'articolo 182, comma 3, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, ed alle procedure di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 26 novembre 2010, n. 196, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 gennaio 2011, n.1. E'comunque sempre richiesto il nulla osta della regione di destinazione".
(6) Comma aggiunto dall'art.
14, comma 8, lettera b del D.L. 24 giugno 2014, n. 91 (pubblicato in G.U. 24/06/2014, n.144), convertito con modificazioni dalla L. 11 agosto 2014, n. 116, pubblicata in G.U. 20/8/2014, n. 192, S.O. n. 72
(7) Comma aggiunto dall'art. 35, comma 11 del D.L. 12 settembre 2014, n. 133, pubblicato in G.U. 12/09/2014, n.212, convertito con modificazioni dalla L. 11 novembre 2014, n. 164, pubblicata in G.U. 11/11/2014, n. 262, S.O. n. 85
 

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Giurisprudenza:  
       
 

Articolo 182-bis
Principi di autosufficienza e prossimita'
(*)
1. Lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani non differenziati sono attuati con il ricorso ad una rete integrata ed adeguata di impianti, tenendo conto delle migliori tecniche disponibili e del rapporto tra i costi e i benefici complessivi, al fine di:
a) realizzare l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi e dei rifiuti del loro trattamento in ambiti territoriali ottimali;
b) permettere lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani indifferenziati in uno degli impianti idonei piu' vicini ai luoghi di produzione o raccolta, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi, tenendo conto del contesto geografico o della necessita' di impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti;
c) utilizzare i metodi e le tecnologie piu' idonei a garantire un alto grado di protezione dell'ambiente e della salute pubblica.
2. Sulla base di una motivata richiesta delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare puo' essere limitato l'ingresso nel territorio nazionale di rifiuti destinati ad inceneritori classificati come impianti di recupero, qualora sia accertato che l'ingresso di tali rifiuti avrebbe come conseguenza la necessita' di smaltire i rifiuti nazionali o di trattare i rifiuti in modo non coerente con i piani di gestione dei rifiuti. Puo' essere altresi' limitato, con le modalita' di cui al periodo precedente, l'invio di rifiuti negli altri Stati membri per motivi ambientali, come stabilito nel regolamento (CE) n. 1013/2006.
3. I provvedimenti di cui al comma 2 sono notificati alla Commissione europea.

(*) N.d.R.: Articolo introdotto dall'Art. 9 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.

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Giurisprudenza:
TAR BASILICATA 21 novembre 2013
CORTE COSTITUZIONALE - 25 luglio 2011, n. 244
 
 


Articolo 182-ter
Rifiuti organici (*)

1. La raccolta separata dei rifiuti organici deve essere effettuata con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti compostabili certificati a norma UNI EN 13432-2002.
2. Ai fini di quanto previsto dal comma 1, le regioni e le province autonome, i comuni e gli ATO, ciascuno per le proprie competenze e nell'ambito delle risorse disponibili allo scopo a legislazione vigente, adottano entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto misure volte a incoraggiare:
a) la raccolta separata dei rifiuti organici;
b) il trattamento dei rifiuti organici in modo da realizzare un livello elevato di protezione ambientale;
c) l'utilizzo di materiali sicuri per l'ambiente ottenuti dai rifiuti organici, cio' al fine di proteggere la salute umana e l'ambiente.

(*) N.d.R.: Articolo introdotto dall'Art. 9 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.

 

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Giurisprudenza:


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Dottrina:
Il campionamento del compost: le indicazioni dell'ARPA Veneto. SALVO RENATO CERRUTO


Articolo 183
Definizioni (*)

1. Ai fini della parte quarta del presente decreto e fatte salve le ulteriori definizioni contenute nelle disposizioni speciali, si intende per:
a) “rifiuto”: qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l'intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi; 
b) “rifiuto pericoloso”: rifiuto che presenta una o piu' caratteristiche di cui all'allegato I della parte quarta del presente decreto;
c) “oli usati”: qualsiasi olio industriale o lubrificante, minerale o sintetico, divenuto improprio all'uso cui era inizialmente destinato, quali gli oli usati dei motori a combustione e dei sistemi di trasmissione, nonche' gli oli usati per turbine e comandi idraulici;
d) "rifiuto organico" rifiuti biodegradabili di giardini e parchi, rifiuti alimentari e di cucina prodotti da nuclei domestici, ristoranti, servizi di ristorazione e punti vendita al dettaglio e rifiuti simili prodotti dall'industria alimentare raccolti in modo differenziato;
e) “autocompostaggio”: compostaggio degli scarti organici dei propri rifiuti urbani, effettuato da utenze domestiche e non domestiche(6), ai fini dell'utilizzo in sito del materiale prodotto;
f) “produttore di rifiuti”: il soggetto la cui attivita' produce rifiuti (produttore iniziale) o chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti
(nuovo produttore)(5);
g): “produttore del prodotto“: qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti;
h) “detentore”: il produttore dei rifiuti o la persona fisica o giuridica che ne e' in possesso;
i) "commerciante": qualsiasi impresa che agisce in qualita' di committente, al fine di acquistare e successivamente vendere rifiuti, compresi i commercianti che non prendono materialmente possesso dei rifiuti;
l) "intermediario" qualsiasi impresa che dispone il recupero o lo smaltimento dei rifiuti per conto di terzi, compresi gli intermediari che non acquisiscono la materiale disponibilita' dei rifiuti;
m) “prevenzione”: misure adottate prima che una sostanza, un materiale o un prodotto diventi rifiuto che riducono:
1) la quantita' dei rifiuti, anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l'estensione del loro ciclo di vita;
2) gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull'ambiente e la salute umana;
3) il contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti;
n) “gestione”: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compresi il controllo di tali operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento,
nonche' le operazioni effettuate in qualita' di commerciante o intermediario;
o) “raccolta”: il prelievo dei rifiuti, compresi la cernita preliminare e il deposito, ivi compresa la gestione dei centri di  raccolta di cui alla lettera “mm”, ai fini del loro trasporto in un impianto di trattamento; (4)
p) “raccolta differenziata”: la raccolta in cui un flusso di rifiuti e' tenuto separato in base al tipo ed alla natura dei rifiuti al fine di facilitarne il trattamento specifico;
q) “preparazione per il riutilizzo": le operazioni di controllo, pulizia, smontaggio e riparazione attraverso cui prodotti o componenti di prodotti diventati rifiuti sono preparati in modo da poter essere reimpiegati senza altro pretrattamento;
r) “riutilizzo”: qualsiasi operazione attraverso la quale prodotti o componenti che non sono rifiuti sono reimpiegati per la stessa finalita' per la quale erano stati concepiti;
s) "trattamento": operazioni di recupero o smaltimento, inclusa la preparazione prima del recupero o dello smaltimento;
t) “recupero”: qualsiasi operazione il cui principale risultato sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile, sostituendo altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati per assolvere una particolare funzione o di prepararli ad assolvere tale funzione, all'interno dell'impianto o nell'economia in generale. L'allegato C della parte IV del presente decreto riporta un elenco non esaustivo di operazioni di recupero.;
u) “riciclaggio”: qualsiasi operazione di recupero attraverso cui i rifiuti sono trattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. Include il trattamento di materiale organico ma non il recupero di energia ne' il ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare quali combustibili o in operazioni di riempimento;
v) “rigenerazione degli oli usati” qualsiasi operazione di riciclaggio che permetta di produrre oli di base mediante una raffinazione degli oli usati, che comporti in particolare la separazione dei contaminanti, dei prodotti di ossidazione e degli additivi contenuti in tali oli;
z) “smaltimento”: qualsiasi operazione diversa dal recupero anche quando l'operazione ha come conseguenza secondaria il recupero di sostanze o di energia. L'Allegato B alla parte IV del presente decreto riporta un elenco non esaustivo delle operazioni di smaltimento;
aa) “stoccaggio”: le attivita' di smaltimento consistenti nelle operazioni di deposito preliminare di rifiuti di cui al punto D15 dell'allegato B alla parte quarta del presente decreto, nonche' le attivita' di recupero consistenti nelle operazioni di messa in riserva di rifiuti di cui al punto R13 dell'allegato C alla medesima parte quarta;
bb) “deposito temporaneo”: il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti,
o, per gli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile, presso il sito che sia nella disponibilita' giuridica della cooperativa agricola, ivi compresi i consorzi agrari,(3) di cui gli stessi sono soci,(2) alle seguenti condizioni:
1) i rifiuti contenenti gli inquinanti organici persistenti di cui al regolamento (CE) 850/2004, e successive modificazioni, devono essere depositati nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio e l'imballaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose e gestiti conformemente al suddetto regolamento;
2) i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalita' alternative, a scelta del produttore dei rifiuti:con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantita' in deposito; quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In ogni caso, allorche' il quantitativo di rifiuti non superi il predetto limite all'anno, il deposito temporaneo non puo' avere durata superiore ad un anno;
3) il “deposito temporaneo” deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonche', per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;
4) devono essere rispettate le norme che disciplinano l'imballaggio e l'etichettatura delle sostanze pericolose;
5) per alcune categorie di rifiuto, individuate con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero per lo sviluppo economico, sono fissate le modalita' di gestione del deposito temporaneo;
cc) “combustibile solido secondario (CSS)”: il combustibile solido prodotto da rifiuti che rispetta le caratteristiche di classificazione e di specificazione individuate delle norme tecniche UNI CEN/TS 15359 e successive modifiche ed integrazioni; fatta salva l'applicazione dell'articolo 184-ter, il combustibile solido secondario, e' classificato come rifiuto speciale;
dd) “rifiuto biostabilizzato”: rifiuto ottenuto dal trattamento biologico aerobico o anaerobico dei rifiuti indifferenziati, nel rispetto di apposite norme tecniche, da adottarsi a cura dello Stato, finalizzate a definirne contenuti e usi compatibili con la tutela ambientale e sanitaria e, in particolare, a definirne i gradi di qualita';
ee) “compost di qualita”: prodotto, ottenuto dal compostaggio di rifiuti organici raccolti separatamente, che rispetti i requisiti e le caratteristiche stabilite dall'allegato 2 del decreto legislativo 29 aprile 2010, n. 75, e successive modificazioni;
ff) “digestato di qualita”: prodotto ottenuto dalla digestione anaerobica di rifiuti organici raccolti separatamente, che rispetti i requisiti contenuti in norme tecniche da emanarsi con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;
gg) “emissioni”: le emissioni in atmosfera di cui all'articolo 268, comma 1, lettera b);
hh) “scarichi idrici”: le immissioni di acque reflue di cui all'articolo 74, comma 1, lettera ff);
ii) “inquinamento atmosferico”: ogni modifica atmosferica di cui all'articolo 268, comma 1, lettera a);
ll) “gestione integrata dei rifiuti”: il complesso delle attivita', ivi compresa quella di spazzamento delle strade come definita alla lettera oo), volte ad ottimizzare la gestione dei rifiuti;
mm) “centro di raccolta”: area presidiata ed allestita, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, per l'attivita' di raccolta mediante raggruppamento differenziato dei rifiuti urbani per frazioni omogenee conferiti dai detentori per il trasporto agli impianti di recupero e trattamento. La disciplina dei centri di raccolta e' data con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza unificata , di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281; 
nn) "migliori tecniche disponibili": le migliori tecniche disponibili quali definite all'articolo 5, comma 1, lett. l-ter) del presente decreto;
oo) spazzamento delle strade: modalita' di raccolta dei rifiuti mediante operazione di pulizia delle strade, aree pubbliche e aree private ad uso pubblico escluse le operazioni di sgombero della neve dalla sede stradale e sue pertinenze, effettuate al solo scopo di garantire la loro fruibilita' e la sicurezza del transito ;
pp) “circuito organizzato di raccolta”: sistema di raccolta di specifiche tipologie di rifiuti organizzato dai Consorzi di cui ai titoli II e III della parte quarta del presente decreto e alla normativa settoriale, o organizzato sulla base di un accordo di programma stipulato tra la pubblica amministrazione ed associazioniimprenditoriali rappresentative sul piano nazionale, o loro articolazioni territoriali, oppure sulla base di una convenzione-quadro stipulata tra le medesime associazioni ed i responsabili della piattaforma di conferimento, o dell'impresa di trasporto dei rifiuti, dalla quale risulti la destinazione definitiva dei rifiuti. All'accordo di programma o alla convenzione-quadro deve seguire la stipula di un contratto di servizio tra il singolo produttore ed il gestore della piattaforma di conferimento, o dell'impresa di trasporto dei rifiuti, in attuazione del predetto accordo o della predetta convenzione;
qq) “sottoprodotto”: qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa le condizioni di cui all'articolo 184-bis, comma 1, o che rispetta i criteri stabiliti in base all'articolo 184-bis, comma 2.
qq-bis)  "compostaggio  di  comunita'":  compostaggio   effettuato collettivamente da piu' utenze  domestiche  e  non  domestiche  della frazione organica dei rifiuti urbani prodotti dalle medesime, al fine dell'utilizzo del compost prodotto da parte delle utenze conferenti.(7)


(1) Articolo così sostituito dall'Art. 10 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.

(2) Periodo aggiunto dall'art. 28 del D.L. n. 5 del 9/02/2012, recante: "Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo", pubblicato in GU n. 33 del 9-2-2012 - Suppl. Ordinario n.27, convertito in L. 4 aprile 2012, n. 35, pubblicata in GU n. 82 del 6.4.2012  - Suppl. Ordinario n.69

(3)  Comma così modificato dall'art. 52 della L. 7 agosto 2012, n. 134, di conversione del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, pubblicata nella G.U. n. 187 del 11-8-2012  - Suppl. Ordinario n.171

(4) Si riporta di seguito l'art. 22, c. 2 della Legge 6 agosto 2013, n. 97, recante "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2013", pubblicata in GU n.194 del 20-8-2013:

2. Rientra nella fase della raccolta, come definita dall'articolo 183, comma 1, lettera o), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, il raggruppamento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) finalizzato al loro trasporto presso i centri di raccolta di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, effettuato dai distributori presso i locali del proprio punto vendita o presso altro luogo risultante dalla comunicazione di cui all'articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 8 marzo 2010, n. 65, nel rispetto delle seguenti condizioni:
a) il raggruppamento riguarda esclusivamente i RAEE disciplinati dal decreto legislativo n. 151 del 2005 provenienti dai nuclei domestici;
b) i RAEE di cui alla lettera a) sono trasportati presso i centri di raccolta di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo n. 151 del 2005 con cadenza mensile e, comunque, quando il quantitativo raggruppato raggiunga complessivamente i 3.500 chilogrammi. Il quantitativo di 3.500 chilogrammi si riferisce a ciascuno dei raggruppamenti 1, 2 e 3 dell'allegato 1 al regolamento di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 25 settembre 2007, n. 185, e a 3.500 chilogrammi complessivi per i raggruppamenti 4 e 5 di cui al medesimo allegato;
c) il raggruppamento dei RAEE e' effettuato presso il punto di vendita del distributore o presso altro luogo risultante dalla comunicazione di cui all'articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 8 marzo 2010, n. 65, in luogo idoneo, non accessibile a terzi e pavimentato. I RAEE sono protetti dalle acque meteoriche e dall'azione del vento a mezzo di appositi sistemi di copertura anche mobili, e raggruppati avendo cura di tenere separati i rifiuti pericolosi, nel rispetto della disposizione di cui all'articolo 187, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. E' necessario garantire l'integrita' delle apparecchiature, adottando tutte le precauzioni atte ad evitare il deterioramento delle stesse e la fuoriuscita di sostanze pericolose.

(5) Lettera così modificata dall'art. 11 del   Decreto-Legge 31 agosto 2013, n. 101 recante "Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni", pubblicato in GU Serie Generale n.204 del 31-8-2013

(6) Lettera così modificata dall'art. 38 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016

(7) Lettera aggiunta dall'art. 38 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016



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Giurisprudenza:         
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3^ 11/02/2016 Sentenza n.       (Nuovo indirizzo giurisprudenziale)
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III, 9/05/2011, Sentenza n. 17864
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. III, 23 marzo 2011, n. 11650
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III, 22/12/2010, Sentenza n. 44979
CONSIGLIO DI STATO, Sez. V - 26 gennaio 2011, ordinanza n. 586
TAR LOMBARDIA, Brescia - 24 ottobre 2011
TAR LOMBARDIA, Brescia, Sez. I - 13 aprile 2011, n. 549
TAR LOMBARDIA, Brescia, Sez. I - 18 febbraio 2011, n. 316

 

 

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Art. 184
Classificazione

1. Ai fini dell'attuazione della parte quarta del presente decreto i rifiuti sono classificati, secondo l'origine, in rifiuti urbani e rifiuti speciali e, secondo le caratteristiche di pericolosità, in rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi.
2. Sono rifiuti urbani:
a) i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione;
b) i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla lettera a), assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità, ai sensi dell'articolo 198, comma 2, lettera g);
c) i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade;
d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua;
e) i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali;
f) i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b), c) ed e)
3. Sono rifiuti speciali:
a) i rifiuti da attività agricole e agro-industriali, ai sensi e per gli effetti dell'Art. 2135 c.c.;(*)
b) i rifiuti derivanti dalle attivita' di demolizione, costruzione, nonche' i rifiuti che derivano dalle attivita' di scavo, fermo restando quanto disposto dall'articolo 184-bis(*)
c) i rifiuti da lavorazioni industriali, [fatto salvo quanto previsto dall'articolo 185, comma 1, lettera i);](**)
d) i rifiuti da lavorazioni artigianali;
e) i rifiuti da attività commerciali;
f) i rifiuti da attività di servizio;
g) i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;
h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie;
[i) i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti;
l) i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti;
m) il combustibile derivato da rifiuti;](***)
[n) i rifiuti derivati dalle attività di selezione meccanica dei rifiuti solidi urbani.](**)
4. Sono rifiuti pericolosi quelli che recano le caratteristiche di cui all'allegato I della parte quarta del presente decreto(*)
5. L'elenco dei rifiuti di cui all'allegato D alla parte quarta del presente decreto include i rifiuti pericolosi e tiene conto dell'origine e della composizione dei rifiuti e, ove necessario, dei valori limite di concentrazione delle sostanze pericolose. Esso e' vincolante per quanto concerne la determinazione dei rifiuti da considerare pericolosi. L'inclusione di una sostanza o di un oggetto nell'elenco non significa che esso sia un rifiuto in tutti i casi, ferma restando la definizione di cui all'articolo 183. Con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, da adottare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore dalla presente disposizione, possono essere emanate specifiche linee guida per agevolare l'applicazione della classificazione dei rifiuti introdotta agli allegati D e I.(*)
5-bis. Con uno o piu' decreti del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con il Ministro della salute, con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono disciplinate, nel rispetto delle norme dell'Unione europea e del presente decreto legislativo, le speciali procedure per la gestione, lo stoccaggio, la custodia, nonche' per l'autorizzazione e i nulla osta all'esercizio degli impianti per il trattamento dei rifiuti prodotti dai sistemi d'arma, dai mezzi, dai materiali e dalle infrastrutture direttamente destinati alla difesa militare ed alla sicurezza nazionale, cosi' come individuati con decreto del Ministro della difesa, compresi quelli per il trattamento e lo smaltimento delle acque reflue navali e oleose di sentina delle navi militari da guerra, delle navi militari ausiliarie e del naviglio dell'Arma dei carabinieri, del Corpo della Guardia di Finanza e del Corpo delle Capitanerie di porto - Guardia costiera iscritti nel quadro e nei ruoli speciali del naviglio militare dello Stato.(****)
5-ter. La declassificazione da rifiuto pericoloso a rifiuto non pericoloso non puo' essere ottenuta attraverso una diluizione o una miscelazione del rifiuto che comporti una riduzione delle concentrazioni iniziali di sostanze pericolose sotto le soglie che definiscono il carattere pericoloso del rifiuto.(*****)
5-quater. L'obbligo di etichettatura dei rifiuti pericolosi di cui all'articolo 193 e l'obbligo di tenuta dei registri di cui all'Art. 190 non si applicano alle frazioni separate di rifiuti pericolosi prodotti da nuclei domestici fino a che siano accettate per la raccolta, lo smaltimento o il recupero da un ente o un'impresa che abbiano ottenuto l'autorizzazione o siano registrate in conformita' agli articoli 208, 212, 214 e 216.(*****)



(*) Comma così modificato/sostituito dall'Art. 11 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.
(**)  Soppresso dall'Art. 2, c. 21 bis, del d.lgs. n. 4 del 16 gennaio 2008, pubblicato nella G.U. n. 24 del 29-1-2008- Suppl. Ordinario n.24
(***)  Lettere soppresse dall'Art. 11 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.
(****) Comma così sostituito dall'art. 13 del Decreto-Legge 24 giugno 2014, n. 91, recante "Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico dell'edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonche' per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea", pubblicato in GU n.144 del 24-6-2014
(*****)  Comma aggiunto dall'Art. 11 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.


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Giurisprudenza:
                             
TAR LAZIO, Roma, Sez. I-ter - 31 maggio 2011
TAR TOSCANA, Sez. II - 18 maggio 2011
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. III, 22/11/2010, Sentenza n. 41016

 
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Dottrina:
 
 

Articolo 184-bis
Sottoprodotto (*)

1. E' un sottoprodotto e non un rifiuto ai sensi dell'articolo 183, comma 1, lettera a), qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa tutte le seguenti condizioni:
a) la sostanza o l'oggetto e' originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non e' la produzione di tale sostanza od oggetto;
b) e' certo che la sostanza o l'oggetto sara' utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
c) la sostanza o l'oggetto puo' essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
d) l'ulteriore utilizzo e' legale, ossia la sostanza o l'oggetto soddisfa, per l'utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell'ambiente e non portera' a impatti complessivi negativi sull'ambiente o la salute umana.
2. Sulla base delle condizioni previste al comma 1, possono essere adottate misure per stabilire criteri qualitativi o quantitativi da soddisfare affinche' specifiche tipologie di sostanze o oggetti siano considerati sottoprodotti e non rifiuti. All'adozione di tali criteri si provvede con uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, in conformita' a quanto previsto dalla disciplina comunitaria.
2-bis. Il decreto del Ministro dell'ambiente e  della  tutela  del territorio  e  del  mare  di   concerto   con   il   Ministro   delle infrastrutture e dei trasporti 10 agosto 2012, n.  161,  adottato  in attuazione delle previsioni di cui all'articolo 49 del  decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge  24 marzo 2012, n. 27, si applica solo alle terre e rocce  da  scavo  che provengono da attivita' o  opere  soggette  a  valutazione  d'impatto ambientale o ad autorizzazione integrata ambientale.  Il  decreto  di cui al periodo  precedente  non  si  applica  comunque  alle  ipotesi disciplinate dall'articolo 109 del presente decreto (**)

(*) N.d.R.: Articolo introdotto dall'Art. 12 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.
(**) Comma aggiunto sostituito dall'art. 41 del Decreto-Legge 21 giugno 2013, n. 69 (in S.O. n. 50/L alla G.U. n. 144 del 21 giugno 2013), convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, recante: «Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia», pubblicato in GU n.194 del 20-8-2013, S.O. n. 63

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Giurisprudenza:
   
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3°, 26 Settembre 2011
TAR TOSCANA, Sez. II - 1 marzo 2011, n. 389
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III, 17/06/2011, Sentenza n. 24427
 
 

Articolo 184-ter
Cessazione della qualifica di rifiuto
(*)
1. Un rifiuto cessa di essere tale, quando e' stato sottoposto a un'operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici, da adottare nel rispetto delle seguenti condizioni:
a) la sostanza o l'oggetto e' comunemente utilizzato per scopi specifici;
b) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto;
c) la sostanza o l'oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti;
d) l'utilizzo della sostanza o dell'oggetto non portera' a impatti complessivi negativi sull'ambiente o sulla salute umana.
2. L'operazione di recupero puo' consistere semplicemente nel controllare i rifiuti per verificare se soddisfano i criteri elaborati conformemente alle predette condizioni. I criteri di cui al comma 1 sono adottati in conformita' a quanto stabilito dalla disciplina comunitaria ovvero, in mancanza di criteri comunitari, caso per caso per specifiche tipologie di rifiuto attraverso uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. I criteri includono, se necessario, valori limite per le sostanze inquinanti e tengono conto di tutti i possibili effetti negativi sull'ambiente della sostanza o dell'oggetto.
3. Nelle more dell'adozione di uno o piu' decreti di cui al comma 2, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui ai decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio in data 5 febbraio 1998, 12 giugno 2002, n. 161, e 17 novembre 2005, n. 269 e l'Art. 9-bis, lett. a) e b), del decreto-legge 6 novembre 2008, n. 172, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 2008, n. 210. La circolare del Ministero dell'ambiente 28 giugno 1999, prot. n 3402/V/MIN si applica fino a sei mesi dall'entrata in vigore della presente disposizione.
4. Un rifiuto che cessa di essere tale ai sensi e per gli effetti del presente articolo e' da computarsi ai fini del calcolo del raggiungimento degli obiettivi di recupero e riciclaggio stabiliti dal presente decreto, dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n 209, dal decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, e dal decreto legislativo 120 novembre 2008, n. 188, ovvero dagli atti di recepimento di ulteriori normative comunitarie, qualora e a condizione che siano soddisfatti i requisiti in materia di riciclaggio o recupero in essi stabiliti.
5. La disciplina in materia di gestione dei rifiuti si applica fino alla cessazione della qualifica di rifiuto.

(*) N.d.R.: Articolo introdotto dall'Art. 12 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.

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Giurisprudenza:
                                       
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez.3 17/11/2011
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III, 17/06/2011, Sentenza n. 24427

 


Articolo 185
Esclusioni dall'ambito di applicazione
(1)
1. Non rientrano nel campo di applicazione della parte quarta del presente decreto:
a)
le emissioni costituite da effluenti gassosi emessi nell'atmosfera e il biossido di carbonio catturato e trasportato ai fini dello stoccaggio geologico e stoccato in formazioni geologiche prive di scambio di fluidi con altre formazioni a norma del decreto legislativo di recepimento della direttiva 2009/31/CE in materia di stoccaggio geologico di biossido di carbonio;
b) il terreno (in situ), inclusi il suolo contaminato non scavato e gli edifici collegati permanentemente al terreno, fermo restando quanto previsto dagli artt. 239 e ss. relativamentealla bonifica  di siti contaminati;
c) il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso di attivita' di costruzione,  ove  sia  certo  che esso verra' riutilizzato a fini di costruzione allo stato naturale  e nello stesso sito in cui e' stato escavato;
d) i rifiuti radioattivi;
e) i materiali esplosivi in disuso;
f) le materie fecali, se non contemplate dal comma 2, lettera b), del presente articolo, la paglia, gli sfalci e le potature provenienti dalle attivita' di cui all'articolo 184, comma 2, lettera e), e comma 3, lettera a), nonche' ogni altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso destinati alle normali pratiche agricole e zootecniche o utilizzati in agricoltura, nella silvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa, anche al di fuori del luogo di produzione ovvero con cessione a terzi, mediante processi o metodi che non danneggiano l'ambiente ne' mettono in pericolo la salute umana.(2)  

2. Sono esclusi dall'ambito di applicazione della parte quarta  del presente decreto, in quanto regolati da altre disposizioni  normative comunitarie,  ivi  incluse   le   rispettive   norme   nazionali   di recepimento:
a) le acque di scarico;
b) i  sottoprodotti  di  origine  animale,  compresi  i  prodotti trasformati, contemplati dal regolamento (CE) n.  1774/2002,  eccetto quelli destinati all'incenerimento, allo smaltimento in  discarica  o all'utilizzo  in  un  impianto  di  produzione   di   biogas   o   di compostaggio;
c)  le  carcasse  di  animali  morti  per  cause  diverse   dalla macellazione, compresi gli animali abbattuti per eradicare epizoozie, e smaltite in conformita' del regolamento (CE) n. 1774/2002;
d) i rifiuti risultanti dalla prospezione,  dall'estrazione,  dal trattamento, dall'ammasso di risorse minerali  o  dallo  sfruttamento delle cave, di cui al decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 117;   

3. Fatti salvi gli obblighi derivanti dalle  normative  comunitarie specifiche, sono esclusi  dall'ambito  di  applicazione  della  Parte Quarta del presente decreto i sedimenti spostati all'interno di acque superficiali o nell'ambito delle pertinenze idrauliche(3) ai fini della gestione delle acque e dei corsi d'acqua o della prevenzione di inondazioni o della riduzione degli  effetti  di inondazioni o siccita' o ripristino dei suoli se  e'  provato  che  i sedimenti non sono pericolosi ai sensi  della  decisione  2000/532/CE della Commissione del 3 maggio 2000, e successive modificazioni.   

4. Il suolo escavato non contaminato e altro materiale  allo  stato naturale, utilizzati in siti diversi da  quelli  in  cui  sono  stati escavati,  devono  essere  valutati  ai  sensi,  nell'ordine,   degli articoli 183, comma 1, lettera a), 184-bis e 184-ter.

 

(1) Si riporta di seguito l'art.3, cc. 1-3bis del D.L. 25 gennaio 2012, n. 2 recante: «Misure straordinarie e urgenti in materia ambientale, pubblicato in G.U. n. 20 del 25.01.2012, introdotto in sede di conversione in legge (L. 24 marzo 2012, n. 28, pubblicata in GU n. 71 del 24-3-2012), come modificato dall'art. 41 del Decreto-Legge 21 giugno 2013, n. 69, recante "Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia", pubblicato in GU Serie Generale n.144 del 21-6-2013 - Suppl. Ordinario n. 50:
"Art. 3 - Interpretazione autentica dell'articolo 185 del decreto legislativo n. 152 del 2006, disposizioni in materia di matrici materiali di riporto e ulteriori disposizioni in materia di rifiuti
 1. Ferma restando la disciplina in materia di bonifica dei suoli contaminati, i riferimenti al «suolo» contenuti all'articolo 185, commi 1, lettere b) e c), e 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si interpretano come riferiti anche alle matrici materiali di riporto di cui all'allegato 2 alla parte IV del medesimo decreto legislativo
, costituite da una miscela eterogenea di materiale di origine antropica, quali residui e scarti di produzione e di consumo, e di terreno, che compone un orizzonte stratigrafico specifico rispetto alle caratteristiche geologiche e stratigrafiche naturali del terreno in un determinato sito e utilizzati per la realizzazione di riempimenti, di rilevati e di reinterri.
2. Ai fini dell'applicazione dell'articolo 185, comma 1, lettere b) e c), del decreto legislativo n. 152 del 2006, le matrici materiali di riporto devono essere sottoposte a test di cessione effettuato sui materiali granulari ai sensi dell'articolo 9 del decreto del Ministro dell'ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale 16 aprile 1998, n. 88, ai fini delle metodiche da utilizzare per escludere rischi di contaminazione delle acque sotterranee e, ove conformi ai limiti del test di cessione, devono rispettare quanto previsto dalla legislazione vigente in materia di bonifica dei siti contaminati.
3. Le matrici materiali di riporto che non siano risultate conformi ai limiti del test di cessione sono fonti di contaminazione e come tali devono essere rimosse o devono essere rese conformi al test di cessione tramite operazioni di trattamento che rimuovono i contaminanti o devono essere sottoposte a messa in sicurezza permanente utilizzando le migliori tecniche disponibili e a costi sostenibili che consentono di utilizzare l'area secondo la destinazione urbanistica senza rischi per la salute.
3-bis. Gli oneri derivanti dai commi 2 e 3 sono posti integralmente a carico dei soggetti richiedenti le verifiche ivi previste."

(2) Lettera così sostituita dall'art. 41 della Legge 28 luglio 2016, n. 154, recante: "Deleghe al Governo e ulteriori disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitivita' dei settori agricolo e agroalimentare, nonche' sanzioni in materia di pesca illegale", pubblicata in GU n.186 del 10-8-2016

(3) Parole aggiunte dall'art. 7 del D.L. 12 settembre 2014, n. 133 , recante: «Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attivita' produttive", pubblicato in Gazzetta Ufficiale, n. 212 del 12 settembre 2014, modificato in sede di conversione in legge (L. 11 novembre 2014, n. 164, pubblicata in GU n. 262 dell'11 novembre 2014, S.O. n. 85)

 

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Giurisprudenza:   
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3^ 11/02/2016 Sentenza n.       (Nuovo indirizzo giurisprudenziale)

 


Art. 186
Terre e rocce da scavo (*)

1.  Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 185, le terre e rocce da  scavo,  anche  di gallerie, ottenute quali sottoprodotti, possono essere   utilizzate  per  reinterri,  riempimenti,  rimodellazioni  e rilevati  purche': 

a)  siano  impiegate  direttamente nell'ambito di opere  o  interventi  preventivamente  individuati e definiti;

b) sin dalla  fase della produzione vi sia certezza dell'integrale utilizzo;

c)  l'utilizzo  integrale  della  parte  destinata  a  riutilizzo sia tecnicamente  possibile  senza necessita' di preventivo trattamento o di trasformazioni preliminari per soddisfare i requisiti merceologici e  di  qualita' ambientale idonei a garantire che il loro impiego non dia  luogo  ad  emissioni  e, piu' in generale, ad impatti ambientali qualitativamente e quantitativamente diversi da quelli ordinariamente consentiti  ed  autorizzati per il sito dove sono destinate ad essere utilizzate;

d) sia garantito un elevato livello di tutela ambientale;

e)  sia accertato che non provengono da siti contaminati o sottoposti ad  interventi  di  bonifica ai sensi del titolo V della parte quarta del   presente   decreto; 

f)  le  loro  caratteristiche  chimiche  e chimico-fisiche siano tali che il loro impiego nel sito prescelto non determini  rischi  per  la  salute  e  per  la qualita' delle matrici ambientali  interessate ed avvenga nel rispetto delle norme di tutela delle  acque  superficiali  e  sotterranee, della flora, della fauna, degli  habitat  e  delle  aree naturali protette. In particolare deve essere  dimostrato  che il materiale da utilizzare non e' contaminato con  riferimento  alla  destinazione  d'uso  del medesimo, nonche' la compatibilita'  di detto materiale con il sito di destinazione;

g) la certezza  del  loro  integrale  utilizzo sia dimostrata. L'impiego di terre  da  scavo  nei  processi  industriali  come  sottoprodotti, in sostituzione  dei materiali di cava, e' consentito nel rispetto delle condizioni fissate all'articolo 183, comma 1, lettera p).   
2.  Ove la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nell'ambito della  realizzazione di opere o attivita' sottoposte a valutazione di impatto  ambientale  o  ad  autorizzazione  ambientale  integrata, la sussistenza  dei  requisiti  di  cui  al  comma  1,  nonche'  i tempi dell'eventuale  deposito  in  attesa  di  utilizzo,  che  non possono superare  di  norma un anno, devono risultare da un apposito progetto che  e'  approvato dall'autorita' titolare del relativo procedimento. Nel  caso in cui progetti prevedano il riutilizzo delle terre e rocce da  scavo  nel  medesimo  progetto,  i  tempi dell'eventuale deposito possono  essere  quelli  della  realizzazione del progetto purche' in ogni caso non superino i tre anni.   
3.  Ove la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nell'ambito della  realizzazione di opere o attivita' diverse da quelle di cui al comma  2  e  soggette  a permesso di costruire o a denuncia di inizio attivita',  la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1, nonche' i tempi  dell'eventuale deposito in attesa di utilizzo, che non possono superare  un  anno, devono essere dimostrati e verificati nell'ambito della procedura per il permesso di costruire, se dovuto, o secondo le modalita' della dichiarazione di inizio di attivita' (DIA).   4. Fatti salvi i casi di cui all'ultimo periodo del comma 2, ove la produzione  di  terre  e  rocce  da scavo avvenga nel corso di lavori pubblici  non  soggetti  ne'  a  VIA  ne'  a  permesso di costruire o denuncia  di inizio di attivita', la sussistenza dei requisiti di cui al  comma  1,  nonche'  i  tempi dell'eventuale deposito in attesa di utilizzo,  che  non  possono  superare  un  anno, devono risultare da idoneo allegato al progetto dell'opera, sottoscritto dal progettista.   
5.  Le  terre e rocce da scavo, qualora non utilizzate nel rispetto delle  condizioni  di  cui al presente articolo, sono sottoposte alle disposizioni  in  materia  di  rifiuti  di  cui alla parte quarta del presente decreto.   
6. La caratterizzazione dei siti contaminati e di quelli sottoposti ad  interventi  di  bonifica  viene  effettuata  secondo le modalita' previste   dal   Titolo   V,   Parte  quarta  del  presente  decreto. L'accertamento  che  le  terre  e  rocce  da scavo di cui al presente decreto  non  provengano  da  tali  siti e' svolto a cura e spese del produttore  e  accertato dalle autorita' competenti nell'ambito delle procedure previste dai commi 2, 3 e 4.
7.  Fatti salvi i casi di cui all'ultimo periodo del comma 2, per i progetti  di  utilizzo  gia'  autorizzati e in corso di realizzazione prima   dell'entrata  in  vigore  della  presente  disposizione,  gli interessati  possono  procedere  al  loro completamento, comunicando, entro  novanta  giorni,  alle  autorita'  competenti, il rispetto dei requisiti  prescritti, nonche' le necessarie informazioni sul sito di destinazione, sulle condizioni e sulle modalita' di utilizzo, nonche' sugli  eventuali  tempi  del  deposito  in attesa di utilizzo che non possono  essere  superiori  ad  un  anno. L'autorita' competente puo' disporre  indicazioni  o  prescrizioni  entro  i  successivi sessanta giorni  senza  che  cio' comporti necessita' di ripetere procedure di VIA, o di AIA o di permesso di costruire o di DIA.  
7-bis.  Le terre e le rocce da scavo, qualora ne siano accertate le caratteristiche  ambientali, possono essere utilizzate per interventi di  miglioramento  ambientale  e  di  siti  anche non degradati. Tali interventi  devono  garantire,  nella  loro realizzazione finale, una delle seguenti condizioni:
a)  un  miglioramento  della  qualita'  della copertura arborea o della funzionalita' per attivita' agro-silvo-pastorali;
b)  un  miglioramento  delle condizioni idrologiche rispetto alla tenuta  dei  versanti  e  alla  raccolta e regimentazione delle acque piovane;
c) un miglioramento della percezione paesaggistica.   
7-ter.  Ai  fini dell'applicazione del presente articolo, i residui provenienti  dall'estrazione  di  marmi e pietre sono equiparati alla disciplina  dettata  per  le  terre  e  rocce da scavo. Sono altresi' equiparati i residui delle attivita' di lavorazione di pietre e marmi che  presentano  le  caratteristiche di cui all'articolo 184-bis. Tali  residui,  quando  siano  sottoposti a un'operazione di recupero ambientale,  devono  soddisfare  i  requisiti  tecnici  per gli scopi specifici  e  rispettare  i  valori  limite,  per  eventuali sostanze inquinanti  presenti,  previsti  nell'Allegato  5  alla  parte IV del presente decreto, tenendo conto di tutti i possibili effetti negativi sull'ambiente derivanti dall'utilizzo della sostanza o dell'oggetto.

 
(*)  L'articolo è abrogato a decorrere dal 6 ottobre 2012, data di entrata in vigore del D.M. n. 161/2012.
Si riporta di seguito l'art. 49 del D.L. n. 1 del 24/01/2012, recante "Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitivita'", pubblicato in GU n. 19 del 24-1-2012  - Suppl. Ordinario n.18, convertito, con modificazioni, dalla Legge 24 marzo 2012, n. 27 , pubblicata in GU n. 71 del 24-3-2012  - Suppl. Ordinario n.53
:"Art. 49
Utilizzo terre e rocce da scavo
 1. L'utilizzo delle terre e rocce da scavo e' regolamentato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti da adottarsi entro sessanta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto."
1-bis. Il decreto di cui al comma  precedente,  da  adottare  entro sessanta giorni dalla data  di  entrata  in  vigore  della  legge  di conversione del presente decreto, stabilisce le condizioni alle quali le terre  delle rocce da scavo sono  considerate  sottoprodotti  ai  sensi dell'articolo 184-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006.
1-ter. All'articolo 39, comma 4, del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, il primo periodo e'  sostituito  dal  seguente:   Dalla data  di  entrata  in  vigore  del  decreto   ministeriale   di   cui all'articolo 49 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, e'  abrogato l'articolo 186».
1-quater. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
"
 Il regolamento di cui al citato art. 49 è stato adottato con Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare 10 agosto 2012, n. 161, recante: "Regolamento recante la disciplina dell'utilizzazione delle terre e rocce da scavo", pubblicato in GU n. 221 del 21-9-2012.
 
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Giurisprudenza:


Articolo 187
Divieto di miscelazione di rifiuti pericolosi

 1. E' vietato  miscelare  rifiuti  pericolosi  aventi  differenti caratteristiche  di  pericolosita'  ovvero  rifiuti  pericolosi   con rifiuti non pericolosi. La miscelazione comprende  la  diluizione  di sostanze pericolose.
2. In deroga al comma 1, la miscelazione dei  rifiuti  pericolosi che non presentino la stessa  caratteristica  di  pericolosita',  tra loro  o  con  altri  rifiuti,  sostanze  o  materiali,  puo'   essere autorizzata ai sensi degli articoli 208, 209 e 211 a condizione che:
 a) siano  rispettate  le  condizioni  di  cui all'articolo 177, comma 4, e l'impatto negativo della gestione dei rifiuti sulla salute umana e sull'ambiente non risulti accresciuto;
 b) l'operazione di miscelazione sia effettuata da un ente o  da un'impresa che ha ottenuto un'autorizzazione ai sensi degli  articoli 208, 209 e 211;
 c)  l'operazione di miscelazione  sia  conforme  alle  migliori tecniche disponibili di cui all'articoli 183, comma 1, lettera nn).
3. Fatta salva l'applicazione delle  sanzioni  specifiche  ed  in particolare di quelle di cui  all'articolo  256,  comma  5,  chiunque viola il divieto di cui al comma 1 e' tenuto a  procedere  a  proprie spese  alla  separazione   dei   rifiuti   miscelati,   qualora   sia tecnicamente ed economicamente possibile e  nel  rispetto  di  quanto previsto dall'articolo 177, comma 4.
[3-bis. Le miscelazioni non vietate in base al presente articolo non sono sottoposte ad autorizzazione e, anche se effettuate da enti o imprese autorizzati ai sensi degli articoli 208, 209 e 211, non possono essere sottoposte a prescrizioni o limitazioni diverse od ulteriori rispetto a quelle previste per legge.](1)(2)
 
(1) Comma aggiunto dall'art. 49 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016;
(2) La Corte Costituzionale, con sentenza n. 75 del 12 aprile 2017, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 49 l. n. 221/2015, che ha introdotto il comma 3-bis nell'art. 187 del d.lgs. n. 152/2006.
 
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Articolo 188
Responsabilita' della gestione dei rifiuti

1. Il produttore iniziale o altro detentore di rifiuti provvedono direttamente  al  loro  trattamento,  oppure  li  consegnano  ad   un intermediario, ad un commerciante, ad un ente o impresa che  effettua le operazioni di trattamento dei rifiuti, o ad un soggetto pubblico o privato addetto  alla  raccolta  dei  rifiuti,  in  conformita'  agli articoli 177 e 179. Fatto salvo quanto previsto ai  successivi  commi del presente articolo,  il  produttore  iniziale  o  altro  detentore conserva la  responsabilita'  per  l'intera  catena  di  trattamento, restando inteso che qualora il produttore  iniziale  o  il  detentore trasferisca i rifiuti  per  il  trattamento  preliminare  a  uno  dei soggetti consegnatari di cui al presente comma, tale responsabilita', di regola, comunque sussiste.

1-bis. Il produttore iniziale o altro detentore dei rifiuti di rame o di metalli ferrosi e non ferrosi che non provvede direttamente al loro trattamento deve consegnarli unicamente ad imprese autorizzate alle attivita' di trasporto e raccolta di rifiuti o di bonifica dei siti o alle attivita' di commercio o di intermediazione senza detenzione dei rifiuti, ovvero a un ente o impresa che effettua le operazioni di trattamento dei rifiuti o ad un soggetto pubblico o privato addetto alla raccolta dei rifiuti, in conformita' all'articolo 212, comma 5, ovvero al recupero o smaltimento dei rifiuti, autorizzati ai sensi delle disposizioni della parte quarta del presente decreto. Alla raccolta e al trasporto dei rifiuti di rame e di metalli ferrosi e non ferrosi non si applica la disciplina di cui all'articolo 266, comma 5.(1)

2. Al di fuori dei casi di concorso di persone nel fatto illecito e di quanto previsto  dal  golamento  (CE)  n.1013/2006,  qualora  il produttore iniziale, il produttore e il detentore siano  iscritti  ed abbiano adempiuto  agli  obblighi  del  sistema  di  controllo  della tracciabilita' dei rifiuti  (SISTRI)  di  cui  all'articolo  188-bis, comma 2, lett. a), la responsabilita' di ciascuno di tali soggetti e' limitata alla rispettiva sfera di competenza stabilita  dal  predetto sistema.
3. Al di fuori dei casi di concorso di persone nel fatto illecito e  di  quanto  previsto  dal   regolamento   (CE)   n.1013/2006,   la responsabilita' dei soggetti non iscritti  al  sistema  di  controllo della  tracciabilita'  dei  rifiuti  (SISTRI)  di  cui   all'articolo 188-bis, comma 2, lett. a), che, ai sensi  dell'Art.  212,  comma  8, raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi e' esclusa:
a) a seguito del conferimento di rifiuti al servizio pubblico di raccolta previa convenzione;
b) a seguito del conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attivita' di recupero o di  smaltimento,  a  condizione  che  il produttore sia in possesso del formulario  di  cui  all'articolo  193 controfirmato e datato in arrivo  dal  destinatario  entro  tre  mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero  alla scadenza del predetto termine abbia provveduto a  dare  comunicazione alla  provincia  della  mancata  ricezione  del  formulario.  [Per  le spedizioni transfrontaliere di rifiuti tale termine e' elevato a  sei mesi e la comunicazione e' effettuata alla regione.] (2)
4. Gli enti o le  imprese  che  provvedono  alla  raccolta  o  al trasporto dei rifiuti a titolo professionale, conferiscono i  rifiuti raccolti e trasportati agli impianti autorizzati  alla  gestione  dei rifiuti ai sensi degli articoli 208, 209, 211, 213, 214 e 216  e  nel rispetto delle disposizioni di cui all'articolo 177, comma 4.
5.  I  costi  della  gestione  dei  rifiuti  sono  sostenuti  dal produttore iniziale dei rifiuti, dai  detentori  del  momento  o  dai detentori precedenti dei rifiuti.

 

(1) Comma aggiunto dall'art. 30 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016

(2) Periodo soppresso dall'art. 14 del Decreto-Legge 24 giugno 2014, n. 91, recante: "Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico 
dell'edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonche' per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea", pubblicato in GU n.144 del 24-6-2014, convertito con modificazioni dalla L. 11 agosto 2014, n. 116, pubblicata in G.U. 20/8/2014, n. 192, S.O.  n. 72.

 

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Giurisprudenza:        
 

Articolo 188-bis
Controllo della tracciabilita' dei rifiuti

1. In attuazione di quanto stabilito all'articolo 177,  comma  4, la tracciabilita'  dei  rifiuti  deve  essere  garantita  dalla  loro produzione sino alla loro destinazione finale.
2. A tale fine, la gestione dei rifiuti deve avvenire:
 a) nel rispetto degli obblighi istituiti attraverso  il  sistema di  controllo  della  tracciabilita'  dei  rifiuti  (SISTRI)  di  cui all'articolo  14-bis  del  decreto-legge  1°   luglio   2009,   n.78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n.  102,  e al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e  del mare in data 17 dicembre 2009; oppure
 b) nel rispetto degli obblighi relativi alla tenuta dei registri di carico e scarico nonche' del formulario di identificazione di  cui agli articoli 190 e 193.
3. Il  soggetto  che  aderisce  al  sistema  di  controllo  della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui al comma 2, lett. a),  non e' tenuto  ad  adempiere  agli  obblighi  relativi  alla  tenuta  dei registri di carico e scarico di cui  all'articolo  190,  nonche'  dei formulari di identificazione dei rifiuti  di  cui  all'articolo  193. Durante il trasporto effettuato da enti  o  imprese  i  rifiuti  sono accompagnati dalla copia cartacea della scheda di movimentazione  del sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui al comma 2,  lett.  a).  Il  registro  cronologico  e  le  schede  di movimentazione del predetto sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) sono resi disponibili all'autorita' di controllo in qualsiasi momento ne faccia richiesta e sono conservate in formato elettronico da parte del soggetto obbligato per almeno tre anni dalla rispettiva data di registrazione o di movimentazione dei rifiuti,  ad eccezione dei quelli relativi  alle  operazioni  di  smaltimento  dei rifiuti  in  discarica,  che  devono  essere   conservati   a   tempo indeterminato ed al termine dell'attivita' devono  essere  consegnati all'autorita' che ha rilasciato l'autorizzazione. Per gli impianti di discarica, fermo restando quanto disposto dal decreto legislativo  13 gennaio 2003, n. 36, il registro cronologico deve  essere  conservato fino  al  termine  della  fase  di  gestione  post  operativa   della discarica.
4. Il soggetto che non aderisce al  sistema  di  controllo  della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui al comma 2, lett. a), deve adempiere agli obblighi relativi alla tenuta dei registri di carico e scarico  di  cui  all'articolo  190,   nonche'   dei   formulari   di identificazione dei  rifiuti  nella  misura  stabilita  dall'articolo 193.
4-bis. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare si procede periodicamente, sulla base dell'evoluzione tecnologica e comunque nel rispetto della disciplina comunitaria, alla semplificazione del sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti, anche alla luce delle proposte delle associazioni rappresentative degli utenti, ovvero delle risultanze delle rilevazioni di soddisfazione dell'utenza; le semplificazioni sono adottate previa verifica tecnica e della congruita' dei relativi costi da parte dell'Agenzia per l'Italia Digitale. Le semplificazioni sono finalizzate, tra l'altro, ad assicurare la riduzione dei costi di esercizio del sistema per gli utenti, anche mediante integrazioni con altri sistemi che trattano dati di logistica e mobilita' delle merci e delle persone ed innovazioni di processo che consentano la delega della gestione operativa alle associazioni di utenti, debitamente accreditate dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sulla base dei requisiti tecnologici ed organizzativi individuati con il decreto di cui al presente comma, e ad assicurare la modifica, la sostituzione o l'evoluzione degli apparati tecnologici, anche con riferimento ai dispositivi periferici per la misura e certificazione dei dati. Al fine della riduzione dei costi e del miglioramento dei processi produttivi degli utenti, il concessionario del sistema informativo, o altro soggetto subentrante, puo' essere autorizzato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previo parere del Garante per la privacy, a rendere disponibile l'informazione territoriale, nell'ambito della integrazione dei sistemi informativi pubblici, a favore di altri enti pubblici o societa' interamente a capitale pubblico, opportunamente elaborata in conformita' alle regole tecniche recate dai regolamenti attuativi della direttiva 2007/2/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, anche al fine di fornire servizi aggiuntivi agli utenti, senza nuovi o maggiori oneri per gli stessi. Sono comunque assicurate la sicurezza e l'integrita' dei dati di tracciabilita'. Con il decreto di cui al presente comma sono, altresi', rideterminati i contributi da porre a carico degli utenti in relazione alla riduzione dei costi conseguita, con decorrenza dall'esercizio fiscale successivo a quello di emanazione del decreto, o determinate le remunerazioni dei fornitori delle singole componenti dei servizi .(*)

(*) Comma aggiunto dall'Art. 11 del   Decreto-Legge 31 agosto 2013, n. 101 recante "Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni", pubblicato in GU Serie Generale n.204 del 31-8-2013
 
  
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Giurisprudenza:
                                           
 


Articolo 188-ter  
Sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI)

  1. Sono tenuti ad aderire al sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui all'articolo 188-bis, comma 2, lettera a), i produttori iniziali di rifiuti pericolosi e gli enti o le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti pericolosi a titolo professionale, o che effettuano operazioni di trattamento, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti pericolosi, inclusi i nuovi produttori.(1)
2. Possono aderire al sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui all'articolo 188-bis, comma 2, lettera a), su base volontaria i produttori e i gestori dei rifiuti diversi da quelli di cui al comma 1.(1)
3.
Oltre a quanto previsto dal  decreto  del  Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio  e  del  mare  24  aprile 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 99 del 30 aprile 2014(4), con uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sono specificate le categorie di soggetti di cui al comma 1, e sono individuate, nell'ambito degli enti o imprese che effettuano il trattamento dei rifiuti di cui agli articoli 23 e 35 della direttiva 2008/98/CE, ulteriori categorie di soggetti a cui e' necessario estendere il sistema di tracciabilita' dei rifiuti di cui all'articolo 188-bis.(1)
4.  Sono  tenuti  ad  aderire  al  sistema  di  controllo   della tracciabilita' dei rifiuti  (SISTRI)  di  cui  all´articolo  188-bis, comma 2, lett. a), i comuni e le imprese  di  trasporto  dei  rifiuti urbani del territorio della regione Campania.
[5. Con uno o piu' decreti  del  Ministro  dell'ambiente  e  della tutela del territorio e del mare, di concerto con il  Ministro  delle infrastrutture e dei  trasporti,  puo'  essere  esteso  l'obbligo  di iscrizione al sistema di controllo della tracciabilita'  dei  rifiuti (SISTRI) di  cui  all´articolo  188-bis,  comma  2,  lett.  a),  alle categorie di soggetti di cui al comma  2  ai  produttori  di  rifiuti speciali pericolosi che non sono inquadrati in  un'organizzazione  di ente o di impresa, nonche' ai soggetti di  cui  al  decreto  previsto dall'articolo 6, comma 1-bis, del decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, recante modalita' semplificate di  gestione  dei  rifiuti  di apparecchiature  elettriche  ed  elettroniche  (RAEE)  da  parte  dei distributori e degli installatori di  apparecchiature  elettriche  ed elettroniche (AEE), nonche' dei  gestori  dei  centri  di  assistenza tecnica di tali apparecchiature.] (2)
6. Con uno o piu' decreti  del  Ministro  dell'ambiente  e  della tutela del territorio e del mare, di concerto con il  Ministro  delle infrastrutture e dei trasporti, entro tre mesi dalla data di  entrata in vigore della presente disposizione, sono stabiliti,  nel  rispetto delle norme comunitarie, i criteri e le condizioni per l'applicazione del sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a), alle procedure  relative alle spedizioni di rifiuti di cui al regolamento 8CE) n. 1013/2006, e successive modificazioni, ivi compresa l'adozione di  un  sistema  di interscambio di dati previsto  dall'articolo  26,  parafrafo  4,  del predetto regolamento. Nelle more dell'adozione dei predetti  decreti, sono fatti salvi gli obblighi  stabiliti  dal  decreto  del  Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del  mare  in  data  17 dicembre  2009,  relativi  alla  tratta  del   territorio   nazionale interessata dal trasporto transfrontaliero.
7. Con uno o piu' regolamenti, ai sensi dell'articolo  17,  comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, e' effettuata la ricognizione delle disposizioni, ivi incluse quelle del presente decreto, le quali, a decorrere  dalla  data  di  entrata  in vigore dei predetti decreti ministeriali, sono abrogate.
8. In relazione alle esigenze  organizzative  e  operative  delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, connesse, rispettivamente, alla difesa  e  alla  sicurezza militare dello Stato,  alla  tutela  dell'ordine  e  della  sicurezza pubblica, al soccorso pubblico e alla difesa civile, le  procedure  e le  modalita'  con  le  quali   il   sistema   di   controllo   della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) si  applica  alle  corrispondenti Amministrazioni centrali sono individuate con  decreto  del  Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro dell'economia e delle finanze e, per quanto di rispettiva competenza, del Ministro della difesa e del Ministro  dell'interno,  da  adottare entro 120 giorni dalla data  di  entrata  in  vigore  della  presente disposizione.
9. Con decreto del Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio  e  del  mare  potranno   essere   individuate   modalita' semplificate per l'iscrizione dei produttori di rifiuti pericolosi al sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui all'articolo 188-bis, comma 2, lett. a).
10. Nel caso di produzione accidentale di rifiuti  pericolosi  il produttore e' tenuto a procedere alla richiesta di adesione al SISTRI entro tre giorni lavorativi dall'accertamento della pericolosita' dei rifiuti.
 
(1) Comma così sostituto dall'art. 11 del  Decreto-Legge 31 agosto 2013, n. 101 recante "Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni", pubblicato in GU Serie Generale n.204 del 31-8-2013
(2) Comma abrogato dall'art. 11 del  Decreto-Legge 31 agosto 2013, n. 101 recante "Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni", pubblicato in GU Serie Generale n.204 del 31-8-2013
(3) Si riportano di seguito i commi 2-5 dell'art. 11 del Decreto-Legge 31 agosto 2013, n. 101 recante "Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni", pubblicato in GU Serie Generale n.204 del 31-8-2013:
"2. Per gli enti o le imprese che raccolgono o  trasportano  rifiuti pericolosi a titolo professionale, o  che  effettuano  operazioni  di trattamento, recupero, smaltimento, commercio  e  intermediazione  di rifiuti pericolosi, inclusi i nuovi produttori, il  termine  iniziale di operativita' del SISTRI e' fissato al 1° ottobre 2013.
  3. Per i produttori iniziali di rifiuti pericolosi, nonche'  per  i comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti  urbani  del  territorio della regione Campania di cui al comma 4 dell'articolo  188-ter,  del d.lgs. n. 152 del  2006,  il  termine  iniziale  di  operativita'  e' fissato al 3 marzo 2014, fatto salvo quanto disposto dal comma 8.
  4. Entro il 3 marzo  2014  e'  adottato  il  decreto  del  Ministro dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e  del  mare  previsto dall'articolo  188-ter,  comma  3,  d.lgs.  n.  152  del  2006,  come modificato dal presente articolo, al fine di individuare, nell'ambito degli enti o imprese che effettuino il trattamento  dei  rifiuti,  di cui agli articoli 23  e  35  della  direttiva  2008/98/CE,  ulteriori categorie di soggetti a cui e' necessario  estendere  il  sistema  di tracciabilita' dei rifiuti di cui all'articolo 188-bis del d.lgs.  n. 152 del 2006.
  5. Gli enti e le imprese di cui ai commi 3  e  4  possono  comunque utilizzare il SISTRI su base volontaria a decorrere  dal  1°  ottobre 2013.
"
(4) Periodo aggiunto dall'art. 29 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016

 
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Giurisprudenza:


Articolo 189
Catasto dei rifiuti

1.  Il  catasto  dei  rifiuti,  istituito  dall'articolo  3   del decreto-legge   9   settembre   1988,   n.   397,   convertito,   con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, e' articolato  in una  Sezione  nazionale,  che  ha  sede  in  Roma  presso  l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca  ambientale  (ISPRA),  e  in Sezioni regionali o delle province autonome di Trento  e  di  Bolzano presso le corrispondenti Agenzie regionali e delle province  autonome per la protezione dell'ambiente.
2.  Il  Catasto  assicura  un  quadro  conoscitivo   completo   e costantemente aggiornato dei dati acquisiti  tramite  il  sistema  di controllo  della  tracciabilita'  dei   rifiuti   (SISTRI)   di   cui all'articolo 188-bis, comma 2, lett. a), e delle informazioni di  cui al comma 3, anche ai fini della  pianificazione  delle  attivita'  di gestione dei rifiuti.
3. I comuni o loro consorzi e  le  comunita'  montane  comunicano annualmente  alle  Camere  di  commercio,  industria,  artigianato  e agricoltura, secondo le modalita' previste  dalla  legge  25  gennaio 1994 n. 70, le seguenti informazioni relative all'anno precedente:
a)  la  quantita'  dei  rifiuti  urbani  raccolti  nel   proprio territorio;
b)  la  quantita'  dei  rifiuti  speciali  raccolti nel  proprio territorio a seguito di apposita convenzione con soggetti pubblici  o privati;
c) i soggetti che hanno provveduto  alla gestione  dei  rifiuti, specificando le operazioni svolte, le tipologie e  la  quantita'  dei rifiuti gestiti da ciascuno;
d) i costi di gestione e di ammortamento  tecnico  e finanziario degli investimenti per le attivita' di gestione dei rifiuti,  nonche' i proventi della tariffa  di  cui  all'articolo  238  ed  i proventi provenienti dai consorzi finalizzati al recupero dei rifiuti;
e) i dati relativi alla raccolta differenziata;
f) le quantita' raccolte, suddivise per materiali, in attuazione degli accordi con i consorzi finalizzati al recupero dei rifiuti.
4. Le disposizioni di cui al comma 3 non si applicano  ai  comuni della regione Campania, tenuti ad aderire  al  sistema  di  controllo della  tracciabilita'  dei  rifiuti  (SISTRI)  di  cui   all'articolo 188-bis, comma 2, lett. a).  Le  informazioni  di  cui  al  comma  3, lettera  d),  sono  trasmesse  all'ISPRA,  tramite   interconnessione diretta tra il Catasto dei rifiuti e il sistema di tracciabilita' dei rifiuti nella regione Campania di cui all'articolo  2,  comma  2-bis, del  decreto-legge  6  novembre  2008,  n.   172,   convertito,   con modificazioni, dalla legge 30  dicembre  2008,  n.  210(*)  (SITRA).  Le attivita' di cui al presente  comma  sono  svolte  nei  limiti  delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili  a  legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.    
 5. Le disposizioni di cui al comma  3,  fatta  eccezione  per  le informazioni di cui alla lettera d), non  si  applicano  altresi'  ai comuni di cui all´articolo 188-ter, comma 2, lett. e) che  aderiscono al sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI)  di cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a).
6. Le sezioni regionali  e  provinciali  del  Catasto  provvedono all'elaborazione dei dati di cui al comma 188-ter, commi 1  e  2,  ed alla successiva trasmissione, entro  trenta  giorni  dal  ricevimento degli stessi, alla Sezione  nazionale  che  provvede,  a  sua  volta, all'invio alle amministrazioni regionali e provinciali competenti  in materia rifiuti. L'Istituto superiore per la protezione e la  ricerca ambientale (ISPRA) elabora  annualmente  i  dati  e  ne  assicura  la pubblicita'.   Le   Amministrazioni   interessate   provvedono   agli adempimenti  di  cui  al  presente  comma  con  le   risorse   umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione  vigente,  senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
7. Per le comunicazioni relative ai  rifiuti  di  imballaggio  si applica quanto previsto dall'articolo 220, comma 2.
 
(*) N.d.R.: D.L. 172/08 convertito nella L. 210/08 successivamente modificata dall'art. 1 comma 7 ter del D.L. 196/10 convertito nella L. 1/11.
 
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Giurisprudenza:                      
 

Articolo 190
 (Registri di carico e scarico)

  1.Fatto salvo quanto stabilito al comma 1-bis, I soggetti di cui all'articolo 188-ter, comma 2, lett.  a)  e  b),  che  non  hanno aderito su base volontaria al sistema di tracciabilita'  dei  rifiuti (SISTRI) di cui  all'articolo  188-bis,  comma  2,  lett.  a),  hanno l'obbligo di tenere un registro di carico e  scarico  su  cui  devono annotare  le  informazioni  sulle   caratteristiche   qualitative   e quantitative dei rifiuti. Le  annotazioni  devono  essere  effettuate almeno entro dieci giorni lavorativi dalla produzione del  rifiuto  e dallo scarico del medesimo.   
1-bis. Sono esclusi dall'obbligo di  tenuta  di  un  registro  di carico e scarico gli imprenditori agricoli di cui  all'articolo  2135 del codice civile che  raccolgono  e  trasportano  i  propri  rifiuti speciali non pericolosi di cui all'Art.  212,  comma  8,  nonche'  le imprese e gli enti che, ai sensi dell'Art. 212, comma 8, raccolgono e trasportano  i  propri  rifiuti  speciali  non  pericolosi   di   cui all'articolo 184, comma 3, lettera b).
2. I registri  di  carico  e  scarico  sono  tenuti  presso  ogni impianto di produzione o, nel caso in cui cio' risulti eccessivamente oneroso, nel sito di produzione,  e  integrati  con  i  formulari  di identificazione  di  cui  all'articolo  193,  comma  1,  relativi  al trasporto dei rifiuti, o con la copia della  scheda  del  sistema  di controllo  della  tracciabilita'  dei   rifiuti   (SISTRI)   di   cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a), trasmessa  dall'impianto  di destinazione dei rifiuti stessi,  sono  conservati  per  cinque  anni dalla data dell'ultima registrazione.
3. I soggetti di cui al comma  1,  la  cui  produzione  annua  di rifiuti non eccede le dieci tonnellate  di  rifiuti  non  pericolosi, possono adempiere all'obbligo della tenuta dei registri di  carico  e scarico dei rifiuti anche  tramite  le  associazioni  imprenditoriali interessate o societa' di servizi di diretta emanazione delle stesse, che provvedono ad annotare  i  dati  previsti  con  cadenza  mensile, mantenendo presso la sede dell'impresa copia dei dati trasmessi.
3-bis. I registri di carico e scarico relativi ai rifiuti prodotti dalle attivita' di manutenzione delle reti relative al servizio idrico integrato e degli impianti a queste connessi possono essere tenuti presso le sedi di coordinamento organizzativo del gestore, o altro centro equivalente, previa comunicazione all'autorita' di controllo e vigilanza.(1)
4. Le informazioni contenute nel registro  di  carico  e  scarico sono rese disponibili in qualunque momento all'autorita' di controllo qualora ne faccia richiesta.
5. I registri di carico  e  scarico  sono  numerati,  vidimati  e gestiti con le procedure e le modalita' fissate dalla  normativa  sui registri IVA. Gli obblighi  connessi  alla  tenuta  dei  registri  di carico e scarico si intendono correttamente adempiuti  anche  qualora sia utilizzata carta formato A4, regolarmente  numerata.  I  registri sono numerati e vidimati dalle Camere di  commercio  territorialmente competenti.
6. La disciplina di carattere nazionale relativa ai  registri  di carico  e  scarico  e'  quella  di  cui  al  decreto   del   Ministro dell'ambiente 1° aprile 1998, n. 148, come modificato dal comma 7.
7. Nell'Allegato C1, sezione III, lettera  c),  del  decreto  del Ministro dell'ambiente 1° aprile 1998, n. 148, dopo  le  parole:  "in litri" la congiunzione: "e" e' sostituita dalla disgiunzione: "o".
8. I produttori di rifiuti pericolosi che non sono inquadrati  in un'organizzazione di ente o impresa, sono soggetti all'obbligo  della tenuta del registro di carico e scarico e vi adempiono attraverso  la conservazione, in ordine cronologico, delle copie  delle  schede  del sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo  188-bis,  comma  2,  lett.  a),  relative  ai   rifiuti prodotti, rilasciate dal trasportatore dei rifiuti stessi.
9. Le operazioni di  gestione  dei  centri  di  raccolta  di  cui all'articolo 183, comma 1, lettera mm), sono escluse  dagli  obblighi del presente articolo limitatamente ai rifiuti non pericolosi. Per  i rifiuti pericolosi la registrazione del carico e dello  scarico  puo' essere effettuata contestualmente al momento dell'uscita dei  rifiuti stessi dal centro di raccolta e in  maniera  cumulativa  per  ciascun codice dell'elenco dei rifiuti.  
 
(1) Comma aggiunto dall'art. 60 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
 

Articolo 191
 Ordinanze contingibili e urgenti e poteri sostitutivi  
 
1.  Ferme  restando  le  disposizioni  vigenti in materia di tutela ambientale,  sanitaria  e  di  pubblica  sicurezza,  con  particolare riferimento   alle  disposizioni  sul  potere  di  ordinanza  di  cui all'articolo  5  della legge 24 febbraio 1992, n. 225, istitutiva del servizio  nazionale  della  protezione civile, qualora si verifichino situazioni  di  eccezionale  ed  urgente  necessita' ovvero di grave e concreto pericolo per la tutela(1) della salute   pubblica   e   dell'ambiente,  e  non  si  possa  altrimenti provvedere,  il  Presidente  della  Giunta  regionale o il Presidente della provincia ovvero il Sindaco possono emettere, nell'ambito delle rispettive   competenze,   ordinanze   contingibili  ed  urgenti  per consentire  il  ricorso temporaneo a forme, anche speciali, di gestione dei rifiuti, anche in deroga alle disposizioni vigenti, nel rispetto, comunque,  delle  disposizioni  contenute  nelle  direttive dell'Unione europea, garantendo un elevato livello di tutela della salute e dell'ambiente. L'ordinanza puo' disporre la requisizione in uso degli impianti e l'avvalimento temporaneo del personale che vi e' addetto senza costituzione di rapporti di lavoro con l'ente pubblico e senza nuovi o maggiori oneri a carico di quest'ultimo(1).  Dette ordinanze  sono  comunicate al Presidente del Consiglio dei Ministri, al  Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio e del mare ,  al  Ministro  della  salute,  al  Ministro  delle  attivita' produttive,  al  Presidente della regione e all'autorita' d'ambito di cui  all'articolo  201  entro  tre  giorni  dall'emissione  ed  hanno efficacia per un periodo non superiore a sei mesi.   
2.  Entro centoventi giorni dall'adozione delle ordinanze di cui al comma  1,  il Presidente della Giunta regionale promuove ed adotta le iniziative  necessarie  per  garantire  la raccolta differenziata, il riutilizzo,  il  riciclaggio e lo smaltimento dei rifiuti. In caso di inutile decorso del termine e di accertata inattivita', il Ministro dell'ambiente  e  della tutela del territorio e del mare diffida il Presidente  della  Giunta  regionale  a  provvedere  entro sessanta giorni(2)  e, in caso di protrazione dell'inerzia, puo' adottare in via sostitutiva tutte le iniziative necessarie ai predetti fini.   
3.  Le  ordinanze  di  cui  al  comma  1 indicano le norme a cui si intende  derogare  e  sono  adottate su parere degli organi tecnici o tecnico-sanitari  locali,  che si esprimono con specifico riferimento alle conseguenze ambientali.   
4.  Le  ordinanze di cui al comma 1 possono essere reiterate per un periodo  non  superiore a 18 mesi per ogni speciale forma di gestione dei  rifiuti.  Qualora ricorrano comprovate necessita', il Presidente della regione d'intesa con il Ministro dell'ambiente e della tutela del  territorio  e  del  mare   puo'  adottare,  dettando specifiche prescrizioni,  le  ordinanze di cui al comma 1 anche oltre i predetti termini.   
5.  Le  ordinanze  di  cui  al  comma  1  che consentono il ricorso temporaneo  a  speciali forme di gestione dei rifiuti pericolosi sono comunicate dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare alla Commissione dell'Unione europea.
 
(1) Comma così modificato dall'art. 14 del Decreto-Legge 24 giugno 2014, n. 91, recante "Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico dell'edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonche' per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea", pubblicato in GU n.144 del 24-6-2014 e dall'art. 44 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
(2) Comma così modificato dall'art. 44 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016

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Giurisprudenza:
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3^ 13/04/2016 Sentenza n.15410
 

Articolo 192
Divieto di abbandono

 1.  L'abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati.    
2.   a' (E' ndr) altresi'  vietata  l'immissione  di  rifiuti  di qualsiasi genere,  allo  stato  solido  o  liquido,  nelle acque superficiali e sotterranee.    
3.  Fatta salva l'applicazione della sanzioni di cui agli articoli 255 e 256, chiunque viola i divieti di cui ai commi 1 e 2 e' tenuto a procedere alla rimozione, all'avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti  ed  al  ripristino  dello  stato dei luoghi in solido con il proprietario  e  con  i  titolari  di  diritti  reali  o personali di godimento sull'area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa, in base agli accertamenti effettuati,  in contraddittorio  con i soggetti interessati, dai soggetti preposti al controllo.  Il Sindaco dispone con ordinanza le operazioni a tal fine necessarie  ed  il  termine  entro  cui  provvedere, decorso il quale procede all'esecuzione in danno dei soggetti obbligati ed al recupero delle somme anticipate.    
4. Qualora la responsabilita' del fatto illecito sia imputabile ad amministratori  o  rappresentanti di persona giuridica ai sensi e per gli  effetti  del comma 3, sono tenuti in solido la persona giuridica ed  i soggetti che siano subentrati nei diritti della persona stessa, secondo  le previsioni del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, in   materia   di   responsabilita'   amministrativa   delle  persone giuridiche, delle societa' e delle associazioni.

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Giurisprudenza:
                          


Articolo 193
Trasporto dei rifiuti
(1)
1. Per gli enti e le  imprese  che  raccolgono  e  trasportano  i propri rifiuti non pericolosi di cui all'articolo 212, comma 8, e che non aderiscono su base  volontaria  al  sistema  di  controllo  della tracciabilita' dei rifiuti  (SISTRI)  di  cui  all´articolo  188-bis, comma 2,  lett.  a)  i  rifiuti  devono  essere  accompagnati  da  un formulario di identificazione dal quale  devono  risultare  almeno  i seguenti dati:
 a) nome  ed  indirizzo  del   produttore  dei  rifiuti  e   del detentore;
 b) origine, tipologia e quantita' del rifiuto;
 c) impianto di destinazione;
 d) data e percorso dell'istradamento;
 e) nome ed indirizzo del destinatario.
2. Il formulario di identificazione di cui al comma 1 deve essere redatto  in  quattro  esemplari,  compilato,  datato  e  firmato  dal produttore dei rifiuti e controfirmate dal trasportatore che  in  tal modo da' atto di aver ricevuto i rifiuti.  Gli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile possono delegare alla tenuta ed alla compilazione del formulario di identificazione la cooperativa agricola di cui sono soci che abbia messo a loro disposizione un sito per il deposito temporaneo ai sensi dell'articolo 183, comma 1, lettera bb); con apposito decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentite le organizzazioni di categoria piu' rappresentative, possono essere previste ulteriori modalita' semplificate per la tenuta e compilazione del formulario di identificazione, nel caso in cui l'imprenditore agricolo disponga di un deposito temporaneo presso la cooperativa agricola di cui e' socio.(4) Una  copia  del  formulario deve rimanere presso il produttore e le altre  tre,  controfirmate  e datate  in  arrivo  dal  destinatario,   sono   acquisite   una   dal destinatario e due dal trasportatore, che provvede a trasmetterne una al predetto produttore dei rifiuti. Le copie  del  formulario  devono essere conservate per cinque anni.
3. Il trasportatore non e' responsabile per quanto indicato nella Scheda  SISTRI  -   Area   movimentazione   o   nel   formulario   di identificazione di cui al comma 1 dal produttore o dal detentore  dei rifiuti e per le eventuali difformita' tra la descrizione dei rifiuti e la loro effettiva natura e  consistenza,  fatta  eccezione  per  le difformita' riscontrabili con la  diligenza  richiesta  dalla  natura dell'incarico .
4. Durante la raccolta  ed  il  trasporto  i  rifiuti  pericolosi devono essere imballati ed  etichettati  in  conformita'  alle  norme vigenti in materia di  imballaggio  e  etichettatura  delle  sostanze pericolose.
5. Fatto salvo quanto previsto per  i  comuni  e  le  imprese  di trasporto dei rifiuti urbani nel territorio della  regione  Campania, tenuti ad aderire al sistema di controllo  della  tracciabilita'  dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo  188-bis,  comma  2,  lett.  a), nonche' per i comuni e le imprese di trasporto di rifiuti  urbani  in regioni diverse dalla regione Campania di cui  all´articolo  188-ter, comma 2, lett. e), che  aderiscono  al  sistema  di  controllo  della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI), le disposizioni di cui al  comma 1 non si applicano al trasporto  di  rifiuti  urbani  effettuato  dal soggetto che gestisce il  servizio  pubblico,  ne'  ai  trasporti  di rifiuti non pericolosi effettuati dal produttore dei rifiuti  stessi, in modo occasionale e saltuario, che non  eccedano  la  quantita'  di trenta chilogrammi o di trenta litri, ne'  al  trasporto  di  rifiuti urbani effettuato dal produttore degli stessi ai centri  di  raccolta di cui  all'articolo  183,  comma  1,  lett.  mm).  Sono  considerati occasionali  e  saltuari   i   trasporti   di   rifiuti,   effettuati complessivamente per non piu' di quattro volte l'anno non eccedenti i trenta chilogrammi o trenta litri al  giorno  e,  comunque,  i  cento chilogrammi o cento litri l'anno.
6. In ordine alla definizione del modello  e  dei  contenuti  del formulario di identificazione, si applica  il  decreto  del  Ministro dell'ambiente 1° aprile 1998, n. 145.
7. I  formulari  di  identificazione  devono  essere  numerati  e vidimati dagli uffici dell'Agenzia delle entrate o  dalle  Camere  di commercio,  industria,  artigianato  e  agricoltura  o  dagli  uffici regionali e provinciali competenti in materia  di  rifiuti  e  devono essere  annotati  sul  registro  Iva  acquisti.  La  vidimazione  dei predetti formulari di identificazione e' gratuita e non  e'  soggetta ad alcun diritto o imposizione tributaria.
 8. Per le imprese che raccolgono e trasportano i  propri  rifiuti non pericolosi che non aderiscono su base volontaria  al  sistema  di controllo  della  tracciabilita'  dei   rifiuti   (SISTRI)   di   cui all´articolo  188-bis,  comma  2,  lett.   a),   il   formulario   di identificazione e' validamente sostituito, per i rifiuti  oggetto  di spedizioni transfrontaliere, dai documenti previsti  dalla  normativa comunitaria di cui all'articolo 194, anche con riguardo  alla  tratta percorsa su territorio nazionale.
9. La scheda  di  accompagnamento  di  cui  all'articolo  13  del decreto   legislativo   27   gennaio   1992,    n.    99,    relativa all'utilizzazione  dei  fanghi  di  depurazione  in  agricoltura,  e' sostituita dalla Scheda  SISTRI  -  Area  movimentazione  di  cui  al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e del mare in  data  17  dicembre  2009  o,  per  le  imprese  che  non aderiscono  su  base  volontaria  al  sistema  di   controllo   della tracciabilita' dei rifiuti  (SISTRI)  di  cui  all´articolo  188-bis, comma 2, lett. a), dal formulario di identificazione di cui al  comma 1. Le specifiche informazioni di cui all'allegato  IIIA  del  decreto legislativo n. 99  del  1992  devono  essere  indicate  nello  spazio relativo  alle  annotazioni  della  medesima  Scheda  SISTRI  -  Area movimentazione o nel formulario di identificazione. La movimentazione dei  rifiuti  esclusivamente  all'interno  di  aree  private  non  e' considerata  trasporto  ai  fini  della  parte  quarta  del  presente decreto.
9-bis. La movimentazione dei rifiuti tra fondi appartenenti alla medesima azienda agricola, ancorche' effettuata percorrendo la pubblica via, non e' considerata trasporto ai fini del presente decreto qualora risulti comprovato da elementi oggettivi ed univoci che sia finalizzata unicamente al raggiungimento del luogo di messa a dimora dei rifiuti in deposito temporaneo e la distanza fra i fondi non sia superiore a dieci chilometri. Non e' altresi' considerata trasporto la movimentazione dei rifiuti effettuata dall'imprenditore agricolo di cui all'articolo 2135 del codice civile dai propri fondi al sito che sia nella disponibilita' giuridica della cooperativa agricola, ivi compresi i consorzi agrari,(3) di cui e' socio, qualora sia finalizzata al raggiungimento del deposito temporaneo.(2)
10. La microraccolta dei rifiuti,  intesa  come  la  raccolta  di rifiuti da parte di un unico raccoglitore o trasportatore presso piu' produttori o detentori svolta con lo stesso  automezzo,  deve  essere effettuata nel piu' breve tempo tecnicamente possibile. Nelle  schede del sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui  all´articolo  188-bis,  comma  2,  lett.   a),   relative   alla movimentazione dei rifiuti, e nei formulari  di  identificazione  dei rifiuti devono essere indicate, nello spazio  relativo  al  percorso, tutte le tappe intermedie previste.  Nel  caso  in  cui  il  percorso dovesse  subire  delle  variazioni,  nello   spazio   relativo   alle annotazioni deve essere indicato a cura del trasportatore il percorso realmente effettuato.
11. Gli stazionamenti dei veicoli in configurazione di trasporto, nonche' le  soste  tecniche  per  le  operazioni  di  trasbordo,  ivi compreso quelle effettuate con cassoni e dispositivi  scarrabili  non rientrano nelle attivita' di  stoccaggio  di  cui  all'articolo  183, comma 1, lettera v), purche' le stesse siano dettate da  esigenze  di trasporto e non superino le quarantotto ore, escludendo dal computo i giorni interdetti alla circolazione.
12. Nel caso di trasporto intermodale di rifiuti, le attivita' di carico e scarico, di trasbordo, nonche' le soste tecniche all'interno dei porti e degli scali ferroviari,  degli  interporti,  impianti  di terminalizzazione e scali merci  non  rientrano  nelle  attivita'  di stoccaggio di cui all'articolo 183,  comma  1,  lettera  aa)  purche' siano effettuate nel  piu'  breve  tempo  possibile  e  non  superino comunque,  salvo  impossibilita'  per  caso  fortuito  o  per   forza maggiore, il termine massimo di sei giorni a decorrere dalla data  in cui  hanno  avuto  inizio  predette  attivita'.  Ove   si   prospetti l'impossibilita' del rispetto del predetto termine per caso  fortuito o per forza maggiore, il detentore del rifiuto ha l'obbligo di  darne indicazione nello spazio relativo  alle  annotazioni  della  medesima Scheda SISTRI - Area movimentazione  e  informare,  senza  indugio  e comunque prima della scadenza del predetto termine, il  comune  e  la provincia territorialmente competente  indicando  tutti  gli  aspetti pertinenti alla situazione. Ferme restando le competenze degli organi di controllo, il detentore del rifiuto dovra' adottare, senza indugio e a propri costi e spese, tutte le iniziative opportune per prevenire eventuali pregiudizi ambientali e effetti nocivi per la salute umana. La decorrenza del termine massimo di sei giorni resta sospesa durante il periodo in cui perduri l'impossibilita' per caso  fortuito  o  per forza maggiore.  In  caso  di  persistente  impossibilita'  per  caso fortuito o per forza maggiore per un periodo superiore a 30 giorni  a decorrere dalla data in cui ha avuto inizio  l'attivita'  di  cui  al primo periodo del presente comma,  il  detentore  del  rifiuto  sara' obbligato a conferire, a propri  costi  e  spese,  i  rifiuti  ad  un intermediario, ad un commerciante, ad un ente o impresa che  effettua le operazioni di trattamento dei rifiuti, o ad un soggetto pubblico o privato addetto  alla  raccolta  dei  rifiuti,  in  conformita'  agli articoli 177 e 179.
13. La copia cartacea della scheda del sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti  (SISTRI)  di  cui  all´articolo  188-bis, comma 2, lett. a), relativa alla  movimentazione  dei  rifiuti  e  il formulario  di  identificazione  di  cui  al  comma   1   costituisce documentazione  equipollente  alla  scheda  di   trasporto   di   cui all'articolo 7-bis del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286 e al decreto del Ministro  delle  infrastrutture  e  dei  trasporti  30 giugno 2009.
 
(1)  Si riporta di seguito l'art. 40, c. 8 del del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equita' e il consolidamento dei conti pubblici." (in GU n. 284 del 6-12-2011 - Suppl. Ordinario n.251), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 214 del 22 dicembre 2011 (in G.U. n. 300 del 27-12-2011  - S. O. n. 276)
"8. In materia di semplificazione dello smaltimento dei rifiuti speciali per talune attivita', i soggetti che svolgono le attivita' di estetista, acconciatore, trucco permanente e semipermanente, tatuaggio, piercing, agopuntura, podologo, callista, manicure, pedicure e che producono rifiuti pericolosi e a rischio infettivo (CER 180103: aghi, siringhe e oggetti taglienti usati) possono trasportarli, in conto proprio, per una quantita' massima fino a 30 chilogrammi al giorno, sino all'impianto di smaltimento tramite termodistruzione o in altro punto di raccolta, autorizzati ai sensi della normativa vigente. L'obbligo di registrazione sul registro di carico e scarico dei rifiuti e l'obbligo di comunicazione al Catasto dei rifiuti tramite il Modello Unico di Dichiarazione ambientale, di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si intendono assolti, anche ai fini del trasporto in conto proprio, attraverso la compilazione e conservazione, in ordine cronologico, dei formulari di trasporto di cui all' articolo 193 del medesimo decreto. I formulari sono gestiti e conservati con modalita' idonee all'effettuazione del relativi controlli cosi' come previsti dal predetto articolo 193 del decreto legislativo n. 152 del 2006. La conservazione deve avvenire presso la sede dei soggetti esercenti le attivita' di cui al presente comma. "
(2) Comma aggiunto dall'art. 28 del D.L. n. 5 del 9/02/2012, recante: "Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo", pubblicato in GU n. 33 del 9-2-2012 - Suppl. Ordinario n.27, come modificato in sede di conversione in legge (L. 4 aprile 2012, n. 35, pubblicata in GU n. 82 del 6.4.2012  - Suppl. Ordinario n.69)
(3) Comma così modificato dall'art. 52 della L. 7 agosto 2012, n. 134, di conversione del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, pubblicata nella G.U. n. 187 del 11-8-2012  - Suppl. Ordinario n.171
(4) Periodo aggiunto dall'art. 29 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
 
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Giurisprudenza:
                 
 

Articolo 194
Spedizioni transfrontaliere

1. Le spedizioni transfrontaliere dei rifiuti  sono  disciplinate dai regolamenti comunitari che regolano  la  materia,  dagli  accordi bilaterali di cui agli articoli 41  e  43  del  regolamento  (CE)  n. 1013/2006 e dal decreto di cui al comma 4.
2. Sono fatti  salvi,  ai  sensi  degli  articoli  41  e  43  del regolamento (CE) n. 1013/2006 gli accordi  in  vigore  tra  lo  Stato della  Citta'  del  Vaticano,  la  Repubblica  di  San  Marino  e  la Repubblica italiana. Alle importazioni di rifiuti urbani e assimilati provenienti dallo Stato della Citta' del Vaticano e dalla  Repubblica di San Marino non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 42 del predetto regolamento.
3.  Fatte  salve  le  norme   che   disciplinano   il   trasporto internazionale di merci,  le  imprese  che  effettuano  il  trasporto transfrontaliero  nel  territorio  italiano  sono  iscritte  all'Albo nazionale gestori ambientali di cui  all'articolo  212.  L'iscrizione all'Albo, qualora effettuata per  il  solo  esercizio  dei  trasporti transfrontalieri, non e' subordinata alla prestazione delle  garanzie finanziarie di cui al comma 10 del medesimo articolo 212. [Le   imprese   che   effettuano   il   trasporto transfrontaliero di rifiuti,  fra  i  quali  quelli  da  imballaggio, devono allegare per ogni spedizione una dichiarazione  dell'autorita' del Paese di destinazione dalla quale risulti che nella  legislazione nazionale non vi siano  norme  ambientali  meno  rigorose  di  quelle previste dal diritto dell'Unione europea, ivi incluso un  sistema  di controllo sulle  emissioni  di  gas  serra,  e  che  l'operazione  di recupero nel Paese  di  destinazione  sia  effettuata  con  modalita' equivalenti, dal punto di vista ambientale, a quelle  previste  dalla legislazione in materia di rifiuti del Paese di provenienza.](1)
4. Con decreto del Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio e del mare, di concerto  con  i  Ministri  dello  sviluppo economico,  della  salute,  dell'economia  e  delle  finanze,   delle infrastrutture  e  dei  trasporti,  nel  rispetto  delle  norme   del regolamento (CE) n. 1013/2006 sono disciplinati:
a) i criteri per il calcolo degli importi minimi  delle garanzie finanziarie da  prestare  per  le  spedizioni  dei  rifiuti,  di  cui all'articolo 6 del predetto regolamento; tali garanzie  sono  ridotte del cinquanta per cento  per  le  imprese  registrate  ai  sensi  del regolamento (CE) n. 761/2001, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2001, e del quaranta per cento nel caso  di  imprese  in possesso della certificazione ambientale ai sensi della norma Uni  En Iso 14001;
b) le spese amministrative poste a  carico  dei  notificatori ai sensi dell'articolo 29, del regolamento;
c) le specifiche modalita' per il  trasporto  dei  rifiuti negli Stati di cui al comma 2.
5. Sino all'adozione del decreto di cui al comma 4, continuano ad applicarsi  le  disposizioni  di  cui   al   decreto   del   Ministro dell'ambiente 3 settembre 1998, n. 370.
6. Ai sensi e per gli effetti del regolamento (CE) n. 1013/2006:
a) le autorita' competenti di spedizione e di  destinazione sono le regioni e le province autonome;
b) l'autorita' di transito e' il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
c) corrispondente e' il Ministero dell'ambiente  e  della tutela del territorio e del mare.
7. Le regioni e le province autonome comunicano  le  informazioni di cui all'articolo 56 del regolamento (CE)  1013/2006  al  Ministero dell'ambiente e della  tutela  del  territorio  e  del  mare  per  il successivo inoltro alla  Commissione  dell'Unione  europea,  nonche', entro il 30  settembre  di  ogni  anno,  i  dati,  riferiti  all'anno precedente, previsti dall'articolo 13, comma 3, della Convenzione  di Basilea, ratificata con legge 18 agosto 1993, n. 340.
 
(1) N.d.R.: Periodo aggiunto dall'art. 24 del Decreto-Legge 9 febbraio 2012, n. 5, recante «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo.», pubblicato nella G.U. n. 33 del 9 febbraio 2012, come modificato in sede di conversione in legge (L. 4 aprile 2012, n. 35, pubblicata in GU n. 82 del 6-4-2012  - Suppl. Ordinario n.69), quindi soppresso dall'art. 9 del Decreto - Legge 2 marzo 2012, n.16, convertito con modificazioni dalla Legge 26 aprile 2012, n. 44
 
 
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Giurisprudenza:
CORTE DI GIUSTIZIA UE Sez.7^ 26/11/2015 Sentenza n.  (Con schemi: Documento di notifica e Documento di movimento per i movimenti/spedizioni transfrontalieri di rifiuti).
 
 
 

 CAPO II 
COMPETENZE
 

Art. 195
Competenze dello Stato(**)   

1.  Ferme  restando  le  ulteriori  competenze  statali previste da speciali   disposizioni,  anche  contenute  nella  parte  quarta  del presente decreto, spettano allo Stato:
a)   le   funzioni   di   indirizzo  e  coordinamento  necessarie all'attuazione della parte quarta del presente decreto, da esercitare ai sensi dell'articolo 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59, nei limiti di  quanto  stabilito  dall'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131;
b) la definizione dei criteri generali e delle metodologie per la gestione integrata dei rifiuti, . . . ;  
b-bis):  la  definizione  di  linee  guida, sentita la Conferenza unificata  di  cui  all'articolo  8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sui contenuti minimi delle autorizzazioni rilasciate ai sensi degli artt. 208, 215 e 216;
b-ter)  la  definizione  di  linee  guida,  sentita la Conferenza Unificata  di  cui  all'articolo  8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, per le attivita' di recupero energetico dei rifiuti;
c) l'individuazione delle iniziative e delle misure per prevenire e  limitare, anche mediante il ricorso a forme di deposito cauzionale sui  beni  immessi al consumo, la produzione dei rifiuti, nonche' per ridurne la pericolosita';
d) l'individuazione dei flussi omogenei di produzione dei rifiuti con  piu'  elevato  impatto  ambientale,  che  presentano le maggiori difficolta' di smaltimento o particolari possibilita' di recupero sia per  le  sostanze  impiegate  nei  prodotti base sia per la quantita' complessiva dei rifiuti medesimi;    
e)  l'adozione  di  criteri generali per la redazione di piani di settore   per   la   riduzione,   il   riciclaggio,   il  recupero  e l'ottimizzazione dei flussi di rifiuti;
f)    l'individuazione,    nel    rispetto   delle   attribuzioni costituzionali  delle  regioni,  degli  impianti  di  recupero  e  di smaltimento  di  preminente  interesse nazionale da realizzare per la modernizzazione e lo sviluppo del paese; l'individuazione e' operata, sentita  la  Conferenza  unificata  di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, a mezzo di un programma, adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro  dell'ambiente  e  della tutela del territorio e del mare, e inserito  nel  Documento di programmazione economico-finanziaria, con indicazione  degli  stanziamenti necessari per la loro realizzazione. Nell'individuare  le  infrastrutture e gli insediamenti strategici di cui  al  presente  comma  il  Governo  procede  secondo  finalita' di riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale. Il Governo   indica   nel   disegno   di   legge  finanziaria  ai  sensi dell'articolo 11, comma 3, lettera i-ter), della legge 5 agosto 1978, n.  468,  le  risorse  necessarie, anche ai fini del l'erogazione dei contributi  compensativi  a favore degli enti locali, che integrano i finanziamenti pubblici, comunitari e privati allo scopo disponibili;
g) la definizione, nel rispetto delle attribuzioni costituzionali delle regioni, di un piano nazionale di comunicazione e di conoscenza ambientale.   La   definizione  e'  operata,  sentita  la  Conferenza unificata  di  cui  all'articolo  8 del decreto legislativo 28 agosto 1997,  n.  281,  a  mezzo  di un Programma, formulato con decreto del Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri,  su  proposta del Ministro dell'ambiente  e della tutela del territorio e del mare, inserito nel Documento  di  programmazione  economico-finanziaria, con indicazione degli stanziamenti necessari per la realizzazione;
h) l'indicazione . . . delle misure atte ad incoraggiare la razionalizzazione della raccolta, della cernita e del riciclaggio dei rifiuti;
i)  l'individuazione  delle  iniziative  e  delle  azioni,  anche economiche,  per favorire il riciclaggio e il recupero di . . . dai   rifiuti,  nonche'  per  promuovere  il  mercato  dei  materiali recuperati  dai  rifiuti  ed il loro impiego da parte delle pubbliche amministrazioni   e   dei   soggetti   economici,   anche   ai  sensi dell'articolo 52, comma 56, lettera a), della legge 28 dicembre 2001, n.  448,  e del decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 8 maggio 2003, n. 203;
l)  l'individuazione  di  obiettivi  di  qualita'  dei servizi di gestione dei rifiuti;
m)  la  determinazione  di  criteri generali, differenziati per i rifiuti  urbani  e per i rifiuti speciali, ai fini della elaborazione dei   piani   regionali  di  cui  all'articolo  199  con  particolare riferimento   alla   determinazione,  d'intesa  con  la  Conferenza unificata  di  cui  all'articolo  8 del decreto legislativo 28 agosto 1997,  n. 281 , delle linee guida per la individuazione degli Ambiti territoriali  ottimali,  da costituirsi ai sensi dell'articolo 200, e per il coordinamento dei piani stessi;    
n)   la   determinazione,  relativamente  all'assegnazione  della concessione  del  servizio  per  la  gestione  integrata dei rifiuti, d'intesa  con  la  Conferenza  unificata  di cui all'articolo 8 del decreto  legislativo  28 agosto 1997, n. 281 , delle linee guida per la  definizione delle gare d'appalto, ed in particolare dei requisiti di  ammissione  delle  imprese,  e dei relativi capitolati, anche con riferimento agli elementi economici relativi agli impianti esistenti;
o)  la  determinazione, d'intesa con la Conferenza unificata di cui  all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 , delle  linee guida inerenti le forme ed i modi della cooperazione fra gli enti locali, anche con riferimento alla riscossione della tariffa sui   rifiuti  urbani  ricadenti  nel  medesimo  ambito  territoriale ottimale,  secondo  criteri  di trasparenza, efficienza, efficacia ed economicita';
p)    l'indicazione    dei   criteri   generali   relativi   alle caratteristiche  delle  aree  non  idonee  alla  localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti;
q)   l'indicazione   dei   criteri   generali   ,  ivi  inclusa l'emanazione  di  specifiche  linee  guida,   per l'organizzazione e l'attuazione della raccolta differenziata dei rifiuti urbani;
r)  la  determinazione, d'intesa con la Conferenza unificata di cui  all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 , delle  linee guida, dei criteri generali e degli standard di bonifica dei  siti  inquinati,  nonche'  la  determinazione  dei  criteri  per individuare  gli  interventi di bonifica che, in relazione al rilievo dell'impatto    sull'ambiente   connesso   all'estensione   dell'area interessata,   alla   quantita'   e  pericolosita'  degli  inquinanti presenti, rivestono interesse nazionale;
s)   la   determinazione   delle  metodologie  di  calcolo  e  la definizione  di  materiale  riciclato  per l'attuazione dell'articolo 196, comma 1, lettera p);
t)  l'adeguamento  della  parte  quarta del presente decreto alle direttive, alle decisioni ed ai regolamenti dell'Unione europea.   
2. Sono inoltre di competenza dello Stato:
a)  l'indicazione  dei  criteri  e  delle  modalita' di adozione, secondo  principi  di unitarieta', compiutezza e coordinamento, delle norme  tecniche per la gestione dei rifiuti, dei rifiuti pericolosi e di specifiche tipologie di rifiuti, con riferimento anche ai relativi sistemi  di accreditamento e di certificazione ai sensi dell'articolo 178, comma 5;
b)  l'adozione  delle norme e delle condizioni per l'applicazione delle procedure semplificate di cui agli articoli 214, 215 e 216, ivi comprese  le linee guida contenenti la specificazione della relazione da allegare alla comunicazione prevista da tali articoli;
c)  la  determinazione  dei  limiti  di  accettabilita'  e  delle caratteristiche  chimiche,  fisiche  e  biologiche di talune sostanze contenute  nei  rifiuti in relazione a specifiche utilizzazioni degli stessi;
d)  la determinazione e la disciplina delle attivita' di recupero dei prodotti di amianto e dei beni e dei prodotti contenenti amianto, mediante  decreto  del  Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro della salute e con il Ministro delle attivita' produttive;
e) la determinazione dei criteri qualitativi e quali-quantitativi per  l'assimilazione, ai fini della raccolta e dello smaltimento, dei rifiuti  speciali  e dei rifiuti urbani. [Ai rifiuti assimilati, entro due  anni  ,  si  applica  esclusivamente  una  tariffazione  per  le quantita'  conferite  al  servizio di gestione dei rifiuti urbani. La tariffazione  per  le  quantita'  conferite  che  deve includere, nel rispetto  del  principio  della  copertura  integrale  dei  costi del servizio  prestato,  una parte fissa ed una variabile e una quota dei costi dello spazzamento stradale, e' determinata dall'amministrazione comunale  tenendo  conto  anche  della  natura dei rifiuti, del tipo, delle  dimensioni  economiche  e  operative  delle  attivita'  che li producono.  A  tale  tariffazione  si  applica una riduzione, fissata dall'amministrazione  comunale,  in  proporzione  alle  quantita' dei rifiuti  assimilati  che  il  produttore  dimostri di aver avviato al recupero tramite soggetto diverso dal gestore dei rifiuti urbani. Non sono  assimilabili  ai  rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle aree  produttive, compresi i magazzini di materie prime e di prodotti finiti,  salvo  i  rifiuti  prodotti negli uffici, nelle mense, negli spacci,  nei  bar  e nei locali al servizio dei lavoratori o comunque aperti  al  pubblico;  allo  stesso  modo,  non  sono assimilabili ai rifiuti  urbani  i  rifiuti che si formano nelle strutture di vendita con  superficie  due volte superiore ai limiti di cui all'articolo 4, comma 1, lettera d), del decreto legislativo n. 114 del 1998. Per gli imballaggi  secondari  e  terziari per i quali risulti documentato il non conferimento al servizio di gestione dei rifiuti urbani e l'avvio a  recupero  e  riciclo  diretto tramite soggetti autorizzati, non si applica   la   predetta   tariffazione.] (*)  Con  decreto  del  Ministro dell'ambiente  e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con il  Ministro  dello  sviluppo  economico, sono definiti, entro nvanta giorni, i criteri per l'assimilabilita' ai rifiuti urbani.   
f)  la  definizione  dei metodi, delle procedure e degli standard per il campionamento e l'analisi dei rifiuti;
g)  la  determinazione dei requisiti e delle capacita' tecniche e finanziarie  per l'esercizio delle attivita' di gestione dei rifiuti, ivi  compresi i criteri generali per la determinazione delle garanzie finanziarie  in  favore  delle regioni, con particolare riferimento a quelle   dei   soggetti  obbligati  all'iscrizione  all'Albo  di  cui all'articolo 212, secondo la modalita' di cui al comma 9 dello stesso articolo;
h)  la  definizione del modello e dei contenuti del formulario di cui all'articolo 193 e la regolamentazione del trasporto dei rifiuti;    
i) l'individuazione delle tipologie di rifiuti che per comprovate ragioni  tecniche,  ambientali  ed economiche possono essere smaltiti direttamente in discarica;
l)  l'adozione  di  un  modello  uniforme  del  registro  di  cui all'articolo  190  e  la  definizione delle modalita' di tenuta dello stesso,    nonche'   l'individuazione   degli   eventuali   documenti sostitutivi del registro stesso;
m)  l'individuazione dei rifiuti elettrici ed elettronici, di cui all'articolo 227, comma 1, lettera a);
n)  l'aggiornamento degli Allegati alla parte quarta del presente decreto;
o)  l'adozione  delle  norme  tecniche,  delle  modalita' e delle condizioni  di  utilizzo del prodotto ottenuto mediante compostaggio, con    particolare    riferimento    all'utilizzo   agronomico   come fertilizzante,  ai  sensi  del decreto legislativo 29 aprile 2010, n. 75,  e  del  prodotto  di  qualita' ottenuto mediante compostaggio da rifiuti organici selezionati alla fonte con raccolta differenziata;
p)  l'autorizzazione  allo  smaltimento  di  rifiuti  nelle acque marine,  in  conformita'  alle  disposizioni  stabilite  dalle  norme comunitarie  e  dalle  convenzioni internazionali vigenti in materia, rilasciata dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del  mare,  su  proposta  dell'autorita'  marittima nella cui zona di competenza  si  trova  il porto piu' vicino al luogo dove deve essere effettuato  lo  smaltimento  ovvero si trova il porto da cui parte la nave con il carico di rifiuti da smaltire;
q)  l'individuazione  della  misura  delle  sostanze assorbenti e neutralizzanti,   previamente   testate  da  universita'  o  istituti specializzati,  di  cui  devono  dotarsi  gli impianti destinati allo stoccaggio,   ricarica,  manutenzione,  deposito  e  sostituzione  di accumulatori,  al  fine  di  prevenire  l'inquinamento del suolo, del sottosuolo  e  di  evitare danni alla salute e all'ambiente derivanti dalla  fuoriuscita  di  acido,  tenuto  conto  della dimensione degli impianti,  del numero degli accumulatori e del rischio di sversamento connesso alla tipologia dell'attivita' esercitata;
r)  l'individuazione  e  la  disciplina, nel rispetto delle norme comunitarie  ed  anche in deroga alle disposizioni della parte quarta del  presente  decreto, di forme di semplificazione degli adempimenti amministrativi per la raccolta e il trasporto di specifiche tipologie di  rifiuti  destinati  al  recupero  e  conferiti direttamente dagli utenti  finali  dei  beni  che  originano i rifiuti ai produttori, ai distributori,  a  coloro  che  svolgono  attivita'  di istallazione e manutenzione  presso  le  utenze  domestiche  dei  beni  stessi  o ad impianti autorizzati alle operazioni di recupero di cui alle voci R2, R3,  R4,  R5,  R6 e R9 dell'Allegato C alla parte quarta del presente decreto,  da adottarsi con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente disciplina;
s) la riorganizzazione del Catasto dei rifiuti;
t)  predisposizione  di  linee  guida per l'individuazione di una codifica  omogenea  per  le  operazioni  di recupero e smaltimento da inserire  nei  provvedimenti  autorizzativi  da parte delle autorita' competenti,  anche  in  conformita'  a quanto disciplinato in materia dalla direttiva 2008/12/CE, e sue modificazioni;
u)  individuazione  dei  contenuti tecnici minimi da inserire nei provvedimenti autorizzativi di cui agli articoli 208, 209, 211;
v)  predisposizione  di  linee  guida  per l'individuazione delle procedure   analitiche,  dei  criteri  e  delle  metodologie  per  la classificazione dei rifiuti pericolosi ai sensi dell'allegato D della parta quarta del presente decreto.    
3.  Salvo  che non sia diversamente disposto dalla parte quarta del presente  decreto,  le  funzioni di cui al comma 1 sono esercitate ai sensi  della  legge  23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'ambiente  e  della tutela del territorio e del mare, di concerto con   i   Ministri   delle   attivita'  produttive,  della  salute  e dell'interno, sentite la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del  decreto  legislativo  28  agosto 1997, n. 281 , le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.   
4.  Salvo  che non sia diversamente disposto dalla parte quarta del presente decreto, le norme regolamentari e tecniche di cui al comma 2 sono  adottate,  ai  sensi  dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto  1988,  n. 400, con decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e del mare, di concerto con i Ministri delle attivita' produttive, della salute e dell'interno, nonche', quando le predette  norme  riguardino  i  rifiuti  agricoli ed il trasporto dei rifiuti, di concerto, rispettivamente, con i Ministri delle politiche agricole e forestali e delle infrastrutture e dei trasporti.   
5.  Fatto  salvo  quanto  previsto dal decreto legislativo 31 marzo 1998,  n.  112,  ai fini della sorveglianza e dell'accertamento degli illeciti  in violazione della normativa in materia di rifiuti nonche' della  repressione dei traffici illeciti e degli smaltimenti illegali dei   rifiuti  provvedono  il  Comando  carabinieri  tutela  ambiente (C.C.T.A.)  e  il  Corpo  delle  Capitanerie  di porto; puo' altresi' intervenire  il  Corpo  forestale dello Stato e possono concorrere la Guardia di finanza e la Polizia di Stato.
 
(*) N. d.R.:  Periodo soppresso, con decorrenza dal 1° gennaio 2013, dall'art. 14 (che ha istituito il "Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi"), c. 46 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equita' e il consolidamento dei conti pubblici." (in GU n. 284 del 6-12-2011 - Suppl. Ordinario n.251), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 214 del 22 dicembre 2011 (in G.U. n. 300 del 27-12-2011  - S. O. n. 276).
(**) N.d.R.: Si riporta di seguito il comma 3-ter dell'art. 1 del D.L. 25 gennaio 2012, n. 2 recante: «Misure straordinarie e urgenti in materia ambientale, pubblicato in G.U. n. 20 del 25.01.2012, introdotto in sede di conversione in legge (L. 24 marzo 2012, n. 28, pubblicata in GU n. 71 del 24-3-2012):
"3-ter. Al fine di assicurare l'integrale attuazione delle disposizioni dettate dall'articolo 195 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e di prevenire il determinarsi di situazioni di emergenza nel territorio nazionale connesse all'insufficienza dei sistemi e dei criteri di gestione del ciclo dei rifiuti, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, predispone e presenta annualmente alle Camere, entro e non oltre il 31 dicembre di ciascun anno, una relazione recante l'indicazione dei dati relativi alla gestione dei rifiuti, alla connessa dotazione impiantistica nelle varie aree del territorio nazionale e ai risultati ottenuti nel conseguimento degli obiettivi prescritti dalla normativa nazionale e comunitaria, nonche' l'individuazione delle eventuali situazioni di criticita' e delle misure atte a fronteggiarle."



Art. 196
Competenze delle regioni

1.  Sono  di  competenza  delle  regioni, nel rispetto dei principi previsti  dalla  normativa  vigente e dalla parte quarta del presente decreto, ivi compresi quelli di cui all'articolo 195:
a)  la  predisposizione, l'adozione e l'aggiornamento, sentiti le province,  i  comuni  e le Autorita' d'ambito, dei piani regionali di gestione dei rifiuti, di cui all'articolo 199;
b)  la  regolamentazione delle attivita' di gestione dei rifiuti, ivi  compresa  la  raccolta  differenziata  dei rifiuti urbani, anche pericolosi,  secondo  un criterio generale di separazione dei rifiuti di  provenienza  alimentare  e  degli  scarti  di prodotti vegetali e animali o comunque ad alto tasso di umidita' dai restanti rifiuti;
c) l'elaborazione, l'approvazione e l'aggiornamento dei piani per la bonifica di aree inquinate di propria competenza;
d) l'approvazione dei progetti di nuovi impianti per la gestione di rifiuti, anche pericolosi, e l'autorizzazione alle modifiche degli impianti esistenti, fatte salve le competenze statali di cui all'articolo 195, comma 1, lettera f), e di cui all'articolo 7, comma 4-bis;(1)
e) l'autorizzazione all'esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero di rifiuti, anche pericolosi, fatte salve le competenze statali di cui all'articolo 7, comma 4-bis
;(1)
f)  le  attivita'  in  materia di spedizioni transfrontaliere dei rifiuti  che  il  regolamento  (CEE)  n.  259/93 del 1° febbraio 1993 attribuisce   alle   autorita'   competenti   di   spedizione   e  di destinazione;
g)  la  delimitazione, nel rispetto delle linee guida generali di cui  all'articolo 195, comma 1, lettera m), degli ambiti territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati;
h)   la   redazione   di   linee   guida  ed  i  criteri  per  la predisposizione  e l'approvazione dei progetti di bonifica e di messa in  sicurezza,  nonche'  l'individuazione delle tipologie di progetti non  soggetti  ad  autorizzazione,  nel  rispetto  di quanto previsto all'articolo 195, comma 1, lettera r);
i) la promozione della gestione integrata dei rifiuti;
l)  l'incentivazione  alla riduzione della produzione dei rifiuti ed al recupero degli stessi;
m)  la  specificazione  dei contenuti della relazione da allegare alla comunicazione di cui agli articoli 214, 215, e 216, nel rispetto di linee guida elaborate ai sensi dell'articolo 195, comma 2, lettera b);
n) la definizione di criteri per l'individuazione, da parte delle province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento  e  di  recupero  dei  rifiuti,  nel rispetto dei criteri generali indicati nell'articolo 195, comma 1, lettera p);
o)  la  definizione dei criteri per l'individuazione dei luoghi o impianti  idonei  allo  smaltimento e la determinazione, nel rispetto delle norme tecniche di cui all'articolo 195, comma 2, lettera a), di disposizioni speciali per rifiuti di tipo particolare;
p)  l'adozione, sulla base di metodologia di calcolo e di criteri stabiliti  da  apposito  decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela  del territorio e del mare , di concerto con i Ministri delle attivita'  produttive  e  della  salute,  sentito il Ministro per gli affari  regionali,  da  emanarsi  entro sessanta giorni dalla data di entrata  in  vigore  della  parte  quarta del presente decreto, delle disposizioni  occorrenti  affinche' gli enti pubblici e le societa' a prevalente  capitale pubblico, anche di gestione dei servizi, coprano il  proprio  fabbisogno  annuale  di  manufatti  e beni, indicati nel medesimo  decreto,  con  una  quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato  non  inferiore  al 30 per cento del fabbisogno medesimo. A tal  fine  i  predetti  soggetti  inseriscono  nei bandi di gara o di selezione  per  l'aggiudicazione  apposite  clausole di preferenza, a parita'  degli  altri requisiti e condizioni. Sino all'emanazione del predetto  decreto  continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al decreto  del  Ministro dell'ambiente e della tu tela del territorio 8 maggio  2003,  n.  203, e successive circolari di attuazione. Restano ferme, nel frattempo, le disposizioni regionali esistenti.   
2.  Per  l'esercizio delle funzioni di cui al comma 1 le regioni si avvalgono   anche   delle   Agenzie   regionali   per  la  protezione dell'ambiente.   
3.   Le  regioni  privilegiano  la  realizzazione  di  impianti  di smaltimento   e   recupero   dei   rifiuti   in   aree   industriali, compatibilmente   con   le   caratteristiche   delle  aree  medesime, incentivando  le iniziative di autosmaltimento. Tale disposizione non si applica alle discariche.
 
(1) Lettera così sostituita dall'art. 12 del Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 46, recante "Attuazione della direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento)", pubblicato in GU n.72 del 27-3-2014 - S.O. n. 27
 
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Giurisprudenza:
TAR LOMBARDIA, Milano - 4 aprile 2012


Art. 197
Competenze delle province

1.  In  attuazione  dell'articolo  19  del  decreto legislativo 18 agosto  2000,  n.  267,  alle province competono in linea generale le funzioni    amministrative    concernenti    la   programmazione   ed organizzazione del recupero e dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale,  da  esercitarsi  con  le  risorse  umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, ed in particolare:
a)  il controllo e la verifica degli interventi di bonifica ed il monitoraggio ad essi conseguenti;
b)  il  controllo periodico su tutte le attivita' di gestione, di intermediazione   e   di   commercio   dei   rifiuti,   ivi  compreso l'accertamento  delle violazioni delle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto;
c)  la  verifica  ed  il  controllo  dei  requisiti  previsti per l'applicazione  delle procedure semplificate, con le modalita' di cui agli articoli 214, 215, e 216;
d)  l'individuazione,  sulla  base  delle  previsioni  del  piano territoriale  di  coordinamento  di cui all'articolo 20, comma 2, del decreto  legislativo  18  agosto  2000,  n. 267, ove gia' adottato, e delle  previsioni  di cui all'articolo 199, comma 3, lettere d) e h), nonche'  sentiti  l'Autorita' d'ambito ed i comuni, delle zone idonee alla  localizzazione  degli  impianti  di  smaltimento  dei  rifiuti, nonche'  delle  zone  non  idonee  alla localizzazione di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti.    
2.  Ai  fini  dell'esercizio  delle  proprie  funzioni le province possono   avvalersi,  mediante  apposite  convenzioni,  di  organismi pubblici,   ivi  incluse  le  Agenzie  regionali  per  la  protezione dell'ambiente (ARPA), con specifiche esperienze e competenze tecniche in  materia, fermo restando quanto previsto dagli articoli 214, 215 e 216 in tema di procedure semplificate.
3.  Gli  addetti  al  controllo  sono  autorizzati  ad  effettuare ispezioni,   verifiche   e   prelievi   di  campioni  all'interno  di stabilimenti,  impianti  o  imprese  che  producono  o  che  svolgono attivita'  di  gestione  dei rifiuti. Il segreto industriale non puo' essere  opposto  agli  addetti  al controllo, che sono, a loro volta, tenuti  all'obbligo  della  riservatezza  ai  sensi  della  normativa vigente.
4. Il  personale  appartenente  al  Comando  carabinieri  tutela ambiente  (C.C.T.A.)  e'  autorizzato ad effettuare le ispezioni e le verifiche  necessarie ai fini dell'espletamento delle funzioni di cui all'articolo  8  della  legge  8  luglio 1986, n. 349, istitutiva del Ministero dell'ambiente.    
5.  Nell'ambito  delle  competenze  di cui al comma 1, le province sottopongono  ad adeguati controlli periodici gli enti e le imprese che  producono  rifiuti  pericolosi,  le  imprese  che  raccolgono  e trasportano  rifiuti  a titolo professionale(1), gli stabilimenti e le imprese   che   smaltiscono   o   recuperano   rifiuti,  curando,  in particolare,  che  vengano  effettuati  adeguati  controlli periodici sulle  attivita'  sottoposte  alle procedure semplificate di cui agli articoli 214, 215, e 216 e che i controlli concernenti la raccolta ed il  trasporto  di  rifiuti  pericolosi  riguardino,  in  primo luogo, l'origine e la destinazione dei rifiuti. 
5-bis.   Le  province,  nella  programmazione  delle  ispezioni  e controlli  di  cui  al presente articolo, possono tenere conto, nella determinazione  della  frequenza  degli  stessi,  delle registrazioni ottenute  dai  destinatari  nell'ambito  del  sistema  comunitario di ecogestione e audit (EMAS). (2)   
6.  Restano  ferme  le  altre  disposizioni  vigenti in materia di vigilanza e controllo previste da disposizioni speciali.
 
(1) Comma così modificato dall'art. 19 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.
(2) Comma aggiunto dall'art. 19 del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.
 

Art. 198
Competenze dei comuni

1.  I  comuni  concorrono,  nell'ambito  delle  attivita' svolte a livello  degli ambiti territoriali ottimali di cui all'articolo 200 e con  le  modalita'  ivi previste, alla gestione dei rifiuti urbani ed assimilati.    Sino   all'inizio   delle   attivita'   del   soggetto aggiudicatario della gara ad evidenza pubblica indetta dall'Autorita' d'ambito  ai sensi dell'articolo 202, i comuni continuano la gestione dei  rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento in regime di privativa nelle forme di cui al l'articolo 113, comma 5, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.    
2.  I  comuni  concorrono  a  disciplinare la gestione dei rifiuti urbani  con  appositi  regolamenti  che, nel rispetto dei principi di trasparenza,  efficienza, efficacia ed economicita' e in coerenza con i  piani  d'ambito  adottati  ai  sensi  dell'articolo  201, comma 3, stabiliscono in particolare:
a) le misure per assicurare la tutela igienico-sanitaria in tutte le fasi della gestione dei rifiuti urbani;
b)  le modalita' del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani;
c)  le modalita' del conferimento, della raccolta differenziata e del  trasporto  dei rifiuti urbani ed assimilati al fine di garantire una  distinta gestione delle diverse frazioni di rifiuti e promuovere il recupero degli stessi;
d)  le  norme  atte a garantire una distinta ed adeguata gestione dei  rifiuti  urbani  pericolosi  e  dei  rifiuti  da  esumazione  ed estumulazione di cui all'articolo 184, comma 2, lettera f);
e)  le misure necessarie ad ottimizzare le forme di conferimento, raccolta  e  trasporto dei rifiuti primari di imballaggio in sinergia con   altre  frazioni  merceologiche,  fissando  standard  minimi  da rispettare;
f)  le  modalita'  di  esecuzione della pesata dei rifiuti urbani prima di inviarli al recupero e allo smaltimento;
g)   l'assimilazione,  per  qualita'  e  quantita',  dei  rifiuti speciali  non  pericolosi ai rifiuti urbani, secondo i criteri di cui all'articolo  195, comma 2, lettera e), ferme restando le definizioni di cui all'articolo 184, comma 2, lettere c) e d).    
3.  I comuni sono tenuti a fornire alla regione, alla provincia ed alle  Autorita'  d'ambito  tutte  le  informazioni sulla gestione dei rifiuti urbani da esse richieste.    
4. I comuni sono altresi' tenuti ad esprimere il proprio parere in ordine  all'approvazione  dei progetti di bonifica dei siti inquinati rilasciata dalle regioni.  
 
SERVIZIO DI GESTIONE INTEGRATA DEI RIFIUTI
 
 
Articolo 199
Piani regionali(1)

1. Le regioni, sentite  le  province,  i  comuni  e,  per  quanto riguarda i rifiuti urbani, le Autorita' d'ambito di cui  all'articolo 201, nel rispetto dei principi e delle finalita' di cui agli articoli 177, 178, 179, 180, 181, 182 e 182-bis ed in conformita'  ai  criteri generali stabiliti dall'articolo 195,  comma  1,  lettera  m),  ed  a quelli previsti dal presente articolo, predispongono e adottano piani regionali di gestione  dei  rifiuti.  Per  l'approvazione  dei  piani regionali si applica la procedura di cui alla Parte II  del  presente decreto in materia di VAS. Presso i medesimi uffici sono inoltre rese disponibili informazioni relative alla partecipazione del pubblico al procedimento  e  alle  motivazioni  sulle  quali  si  e'  fondata  la decisione, anche in relazione alle osservazioni scritte presentate.
2. I piani di gestione dei rifiuti di cui al comma 1  comprendono l'analisi della gestione dei rifiuti esistente nell'ambito geografico interessato,  le  misure  da  adottare  per  migliorare   l'efficacia ambientale delle diverse operazioni di gestione dei rifiuti,  nonche' una valutazione del modo in cui i piani contribuiscono all'attuazione degli obiettivi e delle disposizioni della parte quarta del  presente decreto.
3. I piani regionali di gestione dei rifiuti prevedono inoltre:
a) tipo, quantita' e fonte dei rifiuti prodotti all'interno  del territorio, suddivisi per ambito  territoriale  ottimale  per  quanto riguarda  i  rifiuti  urbani,  rifiuti  che  saranno  prevedibilmente spediti  da  o  verso   il   territorio   nazionale   e   valutazione dell'evoluzione futura dei flussi di rifiuti, nonche'  la  fissazione degli obiettivi di raccolta differenziata da  raggiungere  a  livello regionale, fermo restando quanto disposto dall'articolo 205;
b) i sistemi di raccolta dei rifiuti e impianti di smaltimento e recupero esistenti, inclusi eventuali sistemi speciali per oli usati, rifiuti pericolosi o flussi di rifiuti disciplinati da una  normativa comunitaria specifica;
c) una  valutazione  della  necessita'  di  nuovi   sistemi   di raccolta,  della chiusura degli impianti esistenti per i rifiuti,  di ulteriori   infrastrutture   per   gli  impianti  per  i  rifiuti  in conformita' del principio di autosufficienza  e  prossimita'  di  cui agli articoli  181, 182 e 182-bis e se necessario  degli investimenti correlati;
d) informazioni sui criteri di riferimento per  l'individuazione dei siti e la capacita' dei futuri  impianti  di  smaltimento  o  dei grandi impianti di recupero, se necessario;
e) politiche   generali   di   gestione   dei  rifiuti,  incluse tecnologie e metodi di gestione  pianificata  dei  rifiuti,  o  altre politiche per i rifiuti che pongono problemi particolari di gestione;
f) la delimitazione di ogni singolo ambito territoriale ottimale sul territorio regionale, nel  rispetto  delle  linee  guida  di  cui all'articolo 195, comma 1, lettera m);
g) il complesso delle attivita' e dei fabbisogni  degli impianti necessari a garantire la gestione dei rifiuti urbani secondo  criteri di trasparenza, efficacia, efficienza, economicita' e autosufficienza della gestione dei  rifiuti  urbani  non  pericolosi  all'interno  di ciascuno degli ambiti territoriali ottimali di cui all'articolo  200, nonche' ad assicurare  lo  smaltimento  e  il  recupero  dei  rifiuti speciali in luoghi  prossimi  a  quelli  di  produzione  al  fine  di favorire la riduzione della movimentazione di rifiuti;
h)  la  promozione  della  gestione  dei   rifiuti   per  ambiti territoriali  ottimali,  attraverso  strumenti  quali  una   adeguata disciplina delle  incentivazioni,  prevedendo  per  gli  ambiti  piu' meritevoli, tenuto conto delle  risorse  disponibili  a  legislazione vigente, una maggiorazione di  contributi;  a  tal  fine  le  regioni possono costituire nei propri bilanci un apposito fondo;
i)  la  stima  dei  costi  delle  operazioni  di  recupero e  di smaltimento dei rifiuti urbani;
l) i criteri per  l'individuazione,  da  parte  delle  province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di  recupero e smaltimento dei rifiuti nonche' per  l'individuazione  dei luoghi o impianti adatti  allo  smaltimento  dei  rifiuti,  nel  rispetto  dei criteri generali di cui all'articolo 195, comma 1, lettera p);
m) le iniziative volte a favorire, il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dai rifiuti di materiale ed energia,  ivi  incluso  il recupero e lo smaltimento dei rifiuti che ne derivino;
n)  le  misure  atte  a  promuovere  la  regionalizzazione della raccolta, della cernita e dello smaltimento dei rifiuti urbani:
o) la determinazione, nel rispetto delle norme  tecniche  di cui all'articolo 195, comma 2, lettera a), di disposizioni  speciali  per specifiche tipologie di rifiuto;
p) le prescrizioni in materia di  prevenzione  e  gestione degli imballaggi e rifiuti di imballaggio di cui all'articolo 225, comma 6;
q) il programma per la riduzione dei  rifiuti  biodegradabili da collocare in discarica di cui all'articolo 5 del decreto  legislativo 13 gennaio 2003, n. 36;
r) un programma di  prevenzione  della  produzione  dei rifiuti, elaborato sulla base  del  programma  nazionale  di  prevenzione  dei rifiuti di cui all'Art. 180, che descriva le  misure  di  prevenzione esistenti e fissi ulteriori misure adeguate. Il programma fissa anche gli  obiettivi  di  prevenzione.  Le  misure  e  gli  obiettivi  sono finalizzati  a  dissociare  la  crescita  economica   dagli   impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti.  Il  programma  deve contenere specifici  parametri  qualitativi  e  quantitativi  per  le misure di prevenzione al fine di monitorare e  valutare  i  progressi realizzati, anche mediante la fissazione di indicatori.
4. Il piano di gestione dei rifiuti puo' contenere, tenuto  conto del  livello  e  della  copertura  geografica  dell'area  oggetto  di pianificazione, i seguenti elementi:
a) aspetti organizzativi connessi alla gestione dei rifiuti;
b) valutazione  dell'utilita'  e  dell'idoneita'  del  ricorso a strumenti economici e di altro tipo per la soluzione di problematiche riguardanti i rifiuti, tenuto conto della necessita' di continuare ad assicurare il buon funzionamento del mercato interno;
c) campagne di sensibilizzazione  e  diffusione  di informazioni destinate al  pubblico  in  generale  o  a  specifiche  categorie  di consumatori.
5. Il piano regionale di gestione dei rifiuti e'  coordinato  con gli  altri  strumenti  di  pianificazione  di  competenza   regionale previsti dalla normativa vigente.
6. Costituiscono parte integrante del piano regionale i piani per la bonifica delle aree inquinate che devono prevedere:
a) l'ordine di priorita' degli interventi, basato su un criterio di valutazione del rischio elaborato dall'Istituto Superiore  per  la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA);
b)   l'individuazione   dei   siti   da   bonificare   e   delle caratteristiche generali degli inquinamenti presenti;
c) le  modalita'  degli  interventi  di  bonifica  e risanamento ambientale, che privilegino prioritariamente l'impiego  di  materiali provenienti da attivita' di recupero di rifiuti urbani;
d) la stima degli oneri finanziari;
e) le modalita' di smaltimento dei materiali da asportare.
7. L'approvazione del piano regionale o  il  suo  adeguamento  e' requisito necessario per accedere ai finanziamenti nazionali.
8. La regione approva o adegua il  piano  entro  il  12  dicembre 2013. Fino a tale  momento,  restano  in  vigore  i  piani  regionali vigenti.
9. In caso di inutile decorso del termine di cui al comma 8 e  di accertata  inattivita'  nell'approvare  o  adeguare  il   piano,   il Presidente del Consiglio  dei  Ministri,  su  proposta  del  Ministro dell'ambiente  e  tutela  del  territorio  e  del  mare,   ai   sensi dell'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo  1998,  n. 112, diffida gli organi regionali competenti a  provvedere  entro  un congruo termine e, in caso  di  ulteriore  inerzia,  adotta,  in  via sostitutiva,  i   provvedimenti   necessari   alla   elaborazione   e approvazione o adeguamento del piano regionale.
10. Le regioni, sentite le  province  interessate,  d'intesa  tra loro o singolarmente, per le finalita' di cui alla parte  quarta  del presente decreto provvedono alla valutazione della  necessita'  dell' aggiornamento  del  piano  almeno  ogni  sei   anni,   nonche'   alla programmazione degli interventi attuativi occorrenti  in  conformita' alle procedure e nei limiti delle risorse  previste  dalla  normativa vigente.
11. Le regioni e le province autonome comunicano  tempestivamente al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e  del  mare l'adozione o la revisione dei piani di gestione e  dei  programmi  di prevenzione dei rifiuti di cui al  presente  articolo,  al  fine  del successivo invio degli stessi alla Commissione europea.
 
12. Le regioni e le province autonome assicurano, attraverso propria deliberazione, la pubblicazione annuale nel proprio sito web di tutte le informazioni utili a definire lo stato di attuazione dei piani regionali e dei programmi di cui al presente articolo.(2)
12-bis. L'attivita' di vigilanza sulla gestione dei rifiuti e' garantita almeno dalla fruibilita' delle seguenti informazioni:
a) produzione totale e pro capite dei rifiuti solidi urbani suddivisa per ambito territoriale ottimale, se costituito, ovvero per ogni comune;
b) percentuale di raccolta differenziata totale e percentuale di rifiuti effettivamente riciclati;
c) ubicazione, proprieta', capacita' nominale autorizzata e capacita' tecnica delle piattaforme per il conferimento dei materiali raccolti in maniera differenziata, degli impianti di selezione del multimateriale, degli impianti di trattamento meccanico-biologico, degli impianti di compostaggio, di ogni ulteriore tipo di impianto destinato al trattamento di rifiuti solidi urbani indifferenziati e degli inceneritori e coinceneritori;
d) per ogni impianto di trattamento meccanico-biologico e per ogni ulteriore tipo di impianto destinato al trattamento di rifiuti solidi urbani indifferenziati, oltre a quanto previsto alla lettera c), quantita' di rifiuti in ingresso e quantita' di prodotti in uscita, suddivisi per codice CER;
e) per gli inceneritori e i coinceneritori, oltre a quanto previsto alla lettera c), quantita' di rifiuti in ingresso, suddivisi per codice CER;
f) per le discariche, ubicazione, proprieta', autorizzazioni, capacita' volumetrica autorizzata, capacita' volumetrica residua disponibile e quantita' di materiale ricevuto suddiviso per codice CER, nonche' quantita' di percolato prodotto. (3)

13. Dall'attuazione del presente  articolo  non  devono  derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
 
(1) Articolo così sostituito dall'art. 20  del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive", pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269.
(2) Comma così sostituito dall'art. 29 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
(3) Comma aggiunto dall'art. 29 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
 
_______________
Giurisprudenza:
TAR MARCHE  – 9 marzo 2012


Art. 200
Organizzazione territoriale del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani

1.  La  gestione  dei  rifiuti urbani e' organizzata sulla base di ambiti  territoriali  ottimali,  di  seguito  anche  denominati  ATO, delimitati  dal piano regionale di cui all'articolo 199, nel rispetto delle linee guida di cui all'articolo 195, comma 1, lettere m), n) ed o), e secondo i seguenti criteri:
a)  superamento della frammentazione delle gestioni attraverso un servizio di gestione integrata dei rifiuti;
b)  conseguimento  di  adeguate  dimensioni  gestionali, definite sulla  base  di  parametri  fisici, demografici, tecnici e sulla base delle ripartizioni politico-amministrative;
c)  adeguata  valutazione  del  sistema stradale e ferroviario di comunicazione   al   fine  di  ottimizzare  i  trasporti  all'interno dell'ATO;
d) valorizzazione di esigenze comuni e affinita' nella produzione e gestione dei rifiuti;
e)   ricognizione   di  impianti  di  gestione  di  rifiuti  gia' realizzati e funzionanti;
f)  considerazione  delle  precedenti  delimitazioni  affinche' i nuovi  ATO  si  discostino dai precedenti solo sulla base di motivate esigenze di efficacia, efficienza ed economicita'.
2.  Le  regioni,  sentite  le  province  ed i comuni interessati, nell'ambito  delle attivita' di programmazione e di pianificazione di loro  competenza,  entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in  vigore  della  parte quarta del presente decreto, provvedono alla delimitazione  degli ambiti territoriali ottimali, nel rispetto delle linee  guida  di  cui  all'articolo  195,  comma  1,  lettera  m). Il provvedimento e' comunicato alle province ed ai comuni interessati.    
3.  Le  regioni interessate, d'intesa tra loro, delimitano gli ATO qualora essi siano ricompresi nel territorio di due o piu' regioni.   
4.  Le  regioni   disciplinano  il  controllo,  anche  in  forma sostitutiva,   delle   operazioni  di  gestione  dei  rifiuti,  della funzionalita' dei relativi impianti e del rispetto dei limiti e delle prescrizioni previsti dalle relative autorizzazioni.    
5.  Le  citta' o gli agglomerati di comuni, di dimensioni maggiori di  quelle  medie  di  un  singolo  ambito,  possono essere suddivisi tenendo conto dei criteri di cui al comma 1.    
6. I singoli comuni entro trenta giorni dalla comunicazione di cui al  comma  2  possono  presentare motivate e documentate richieste di modifica  all'assegnazione  ad uno specifico ambito territoriale e di spostamento  in un ambito territoriale diverso, limitrofo a quello di assegnazione.    
7.  Le regioni possono adottare modelli alternativi o in deroga al modello  degli  Ambiti Territoriali Ottimali laddove predispongano un piano  regionale  dei  rifiuti  che  dimostri  la propria adeguatezza rispetto  agli obiettivi strategici previsti dalla normativa vigente, con  particolare  riferimento  ai criteri generali e alle linee guida riservati, in materia, allo Stato ai sensi dell'articolo 195.
 


[Art. 201
Disciplina del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani(*)
1. Al fine dell'organizzazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, disciplinano le forme e i modi della cooperazione tra gli enti locali ricadenti nel medesimo ambito ottimale, prevedendo che gli stessi costituiscano le Autorità d'ambito di cui al comma 2, alle quali è demandata, nel rispetto del principio di coordinamento con le competenze delle altre amministrazioni pubbliche, l'organizzazione, l'affidamento e il controllo del servizio di gestione integrata dei rifiuti.
2. L'Autorità d'ambito è una struttura dotata di personalità giuridica costituita in ciascun ambito territoriale ottimale delimitato dalla competente regione, alla quale gli enti locali partecipano obbligatoriamente ed alla quale è trasferito l'esercizio delle loro competenze in materia di gestione integrata dei rifiuti.
3. L'Autorità d'ambito organizza il servizio e determina gli obiettivi da perseguire per garantirne la gestione secondo criteri di efficienza, di efficacia, di economicità e di trasparenza; a tal fine adotta un apposito piano d'ambito in conformità a quanto previsto dall'articolo 203, comma 3.
4. Per la gestione ed erogazione del servizio di gestione integrata e per il perseguimento degli obiettivi determinati dall'Autorità d'ambito, sono affidate, ai sensi dell'articolo 202 e nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale sull'evidenza pubblica, le seguenti attività:
 a) [la realizzazione](**), gestione ed erogazione del servizio, che può essere comprensivo delle attività di gestione e realizzazione degli impianti;(***)
 b) la raccolta, raccolta differenziata, commercializzazione e avvio a smaltimento e recupero, nonche', ricorrendo le ipotesi di cui alla precedente lettera a), smaltimento
 completo di tutti i rifiuti urbani e assimilati prodotti all'interno dell'ATO.(***)
4-bis. Nel caso in cui gli impianti siano di titolarita' di soggetti diversi dagli enti locali di riferimento, all'affidatario del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani devono essere garantiti l'accesso agli impianti a tariffe regolate e predeterminate e la disponibilita' delle potenzialita' e capacita' necessarie a soddisfare le esigenze di conferimento indicate nel Piano d'Ambito.(****)
5. In ogni ambito:
a) è raggiunta, nell'arco di cinque anni dalla sua costituzione, l'autosufficienza di smaltimento anche, ove opportuno, attraverso forme di cooperazione e collegamento con altri soggetti pubblici e privati;
b) è garantita la presenza di almeno un impianto di trattamento a tecnologia complessa, compresa una discarica di servizio.
6. La durata della gestione da parte dei soggetti affidatari, non inferiore a quindici anni, è disciplinata dalle regioni in modo da consentire il raggiungimento di obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità.]
 
(*) Articolo abrogato a decorrere dal 31 dicembre 2012, per effetto dell'art. 2, c.186-bis della  L. 23 dicembre 2009, n. 191, come modificata dal  D.L. 25 gennaio 2010, n. 2, convertito con modificazioni L.  26 marzo 2010, n. 42, dal DPCM 25 febbraio 2011 e dal D.L. 29 dicembre 2011, n. 216, covertito, con modificazioni, in L. n. 14 del 24/02/2012
(**) Soppresso dall'art. 25 del D.L. n. 1 del 24/01/2012, recante "Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitivita'", pubblicato in GU n. 19 del 24-1-2012  - Suppl. Ordinario n.18
(***) Comma così modificato dall'art. 25 del D.L. n. 1 del 24/01/2012, recante "Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitivita'", pubblicato in GU n. 19 del 24-1-2012  - Suppl. Ordinario n.18
(****) Comma aggiunto dall'art. 25 del D.L. n. 1 del 24/01/2012, recante "Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitivita'", pubblicato in GU n. 19 del 24-1-2012  - Suppl. Ordinario n.18
 
 

Art. 202
Affidamento del servizio

1.   L'Autorita'   d'ambito  aggiudica  il  servizio  di  gestione integrata  dei rifiuti urbani mediante gara disciplinata dai principi e  dalle  disposizioni  comunitarie, secondo la disciplina vigente in tema  di  affidamento  dei  servizi pubblici locali in conformita' ai criteri  di cui all'articolo 113, comma 7, del decreto legislativo 18 agosto  2000,  n.  267,  nonche'  con  riferimento  all'ammontare del corrispettivo  per la gestione svolta, tenuto conto delle garanzie di carattere  tecnico  e  delle  precedenti  esperienze  specifiche  dei concorrenti,  secondo  modalita'  e  termini definiti con decreto dal Ministro  dell'ambiente  e della tutela del territorio e del mare nel rispetto delle competenze regionali in materia. (1)
2.  I  soggetti  partecipanti  alla  gara  devono  formulare,  con apposita   relazione   tecnico-illustrativa   allegata   all'offerta, proposte   di   miglioramento  della  gestione,  di  riduzione  delle quantita'  di  rifiuti  da  smaltire  e  di miglioramento dei fattori ambientali,   proponendo   un   proprio   piano   di   riduzione  dei corrispettivi   per   la  gestione  al  raggiungimento  di  obiettivi autonomamente definiti.   
3.   Nella   valutazione   delle  proposte  si  terra'  conto,  in particolare,  del  peso  che  gravera'  sull'utente  sia  in  termini economici, sia di complessita' delle operazioni a suo carico.   
4.  Gli  impianti  e le altre dotazioni patrimoniali di proprieta' degli  enti  locali  gia'  esistenti al momento dell'assegnazione del servizio  sono  conferiti  in  comodato  ai  soggetti  affidatari del medesimo servizio.   
5.  I  nuovi  impianti vengono realizzati dal soggetto affidatario del servizio o direttamente, ai sensi dell'articolo 113, comma 5-ter, del  decreto  legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ove sia in possesso dei  requisiti  prescritti  dalla  normativa  vigente,  o mediante il ricorso  alle  procedure  di cui alla legge 11 febbraio 1994, n. 109, ovvero  secondo  lo  schema  della  finanza  di  progetto di cui agli articoli 37 bis e seguenti della predetta legge n. 109 del 1994.   
6.  Il  personale  che,  alla data del 31 dicembre 2005 o comunque otto  mesi  prima  dell'affidamento  del  servizio,  appartenga  alle amministrazioni   comunali,   alle   aziende   ex  municipalizzate  o consortili e alle imprese private, anche cooperative, che operano nel settore  dei  servizi  comunali  per  la  gestione  dei rifiuti sara' soggetto,  ferma  restando  la risoluzione del rapporto di lavoro, al passaggio   diretto  ed  immediato  al  nuovo  gestore  del  servizio integrato   dei   rifiuti,   con  la  salvaguardia  delle  condizioni contrattuali,   collettive  e  individuali,  in  atto.  Nel  caso  di passaggio   di   dipendenti   di   enti  pubblici  e  di  ex  aziende municipalizzate o consortili e di imprese private, anche cooperative, al  gestore del servizio integrato dei rifiuti urbani, si applica, ai sensi dell'articolo 31 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, la   disciplina   del  trasferimento  del  ramo  di  azienda  di  cui all'articolo 2112 del codice civile.
 
(1) Si riporta di seguito l'art. 12, c. 1, lett. c) del Decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2010, n. 168, recante: "Regolamento in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica, a norma dell'articolo 23-bis, comma 10, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133, pubblicato in GU n.239 del 12-10-2010:
"A decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento sono o restano abrogate le seguenti disposizioni:
    (omissis)
    c) articolo 202, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile  2006, n. 152, e successive modificazioni, ad eccezione della parte  in  cui individua la competenza dell'Autorita' d'ambito per  l'affidamento  e l'aggiudicazione. "

 

Art. 203
Schema tipo di contratto di servizio

1.  I  rapporti  tra le Autorita' d'ambito e i soggetti affidatari del  servizio  integrato  sono  regolati da contratti di servizio, da allegare  ai capitolati di gara, conformi ad uno schema tipo adottato dalle  regioni  in  conformita'  ai  criteri ed agli indirizzi di cui all'articolo 195, comma 1, lettere m), n) ed o).   
2. Lo schema tipo prevede:
a) il regime giuridico prescelto per la gestione del servizio;
b) l'obbligo del raggiungimento dell'equilibrio economico-finanziario della gestione;
c)  la durata dell'affidamento, comunque non inferiore a quindici anni;
d)  i  criteri per definire il piano economico-finanziario per la gestione integrata del servizio;
e) le modalita' di controllo del corretto esercizio del servizio;
f)  i  principi  e  le regole generali relativi alle attivita' ed alle  tipologie di controllo, in relazione ai livelli del servizio ed al  corrispettivo,  le  modalita',  i  termini  e le procedure per lo svolgimento  del  controllo  e  le  caratteristiche  delle  strutture organizzative all'uopo preposte;
g)   gli  obblighi  di  comunicazione  e  trasmissione  di  dati, informazioni e documenti del gestore e le relative sanzioni;
h)  le  penali,  le  sanzioni  in  caso  di  inadempimento  e  le condizioni  di  risoluzione  secondo  i  principi  del codice civile, diversificate a seconda della tipologia di controllo;
i)  il  livello  di efficienza e di affidabilita' del servizio da assicurare  all'utenza, anche con riferimento alla manutenzione degli impianti;
l) la facolta' di riscatto secondo i principi di cui al titolo I, capo  II,  del regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 4 ottobre 1986, n. 902;
m)  l'obbligo  di  riconsegna delle opere, degli impianti e delle altre  dotazioni patrimoniali strumentali all'erogazione del servizio in condizioni di efficienza ed in buono stato di conservazione;
n) idonee garanzie finanziarie e assicurative;
o)  i  criteri  e  le  modalita'  di  applicazione  delle tariffe determinate  dagli  enti  locali  e del loro aggiornamento, anche con riferimento alle diverse categorie di utenze.
p)  l'obbligo  di  applicazione al personale, non dipendente da amministrazioni   pubbliche,   da  parte  del  gestore  del  servizio integrato  dei  rifiuti, del contratto collettivo nazionale di lavoro del  settore  dell'igiene  ambientale, stipulato dalle Organizzazioni Sindacali comparativamente piu' rappresentative, anche in conformita' a quanto previsto dalla normativa in materia attualmente vigente.     
3.  Ai  fini  della definizione dei contenuti dello schema tipo di cui  al  comma 2, le Autorita' d'ambito operano la ricognizione delle opere  ed  impianti  esistenti,  trasmettendo alla regione i relativi dati. Le Autorita' d'ambito inoltre, ai medesimi fini, definiscono le procedure   e  le  modalita',  anche  su  base  pluriennale,  per  il conseguimento   degli  obiettivi  previsti  dalla  parte  quarta  del presente  decreto  ed  elaborano,  sulla  base  dei  criteri  e degli indirizzi  fissati dalle regioni, un piano d'ambito comprensivo di un programma  degli  interventi  necessari,  accompagnato  da  un  piano finanziario  e  dal  connesso modello gestionale ed organizzativo. Il piano  finanziario  indica,  in  particolare, le risorse disponibili, quelle  da  reperire,  nonche' i proventi derivanti dall'applicazione della tariffa sui rifiuti per il periodo considerato.


Art. 204
Gestioni esistenti

1.  I soggetti che esercitano il servizio, anche in economia, alla data  di  entrata  in vigore della parte quarta del presente decreto, continuano  a  gestirlo  fino  alla  istituzione e organizzazione del servizio  di  gestione integrata dei rifiuti da parte delle Autorita' d'ambito.    
2.  In  relazione alla scadenza del termine di cui al comma 15-bis dell'articolo  113  del  decreto  legislativo 18 agosto 2000, n. 267, l'Autorita'  d'ambito dispone i nuovi affidamenti, nel rispetto delle disposizioni  di  cui  alla  parte quarta del presente decreto, entro nove mesi dall'entrata in vigore della medesima parte quarta.    
3.  Qualora  l'Autorita' d'ambito non provveda agli adempimenti di cui  ai  commi  1  e 2 nei termini ivi stabiliti, il Presidente della Giunta   regionale  esercita,  dandone  comunicazione  al  Ministro dell'ambiente   e   della  tutela  del  territorio  e  del  mare   e all'Autorita'  di  vigilanza  sulle  risorse idriche e sui rifiuti, i poteri  sostitutivi,  nominando  un  commissario  "ad acta" che avvia entro quarantacinque giorni le procedure di affidamento, determinando le  scadenze  dei  singoli  adempimenti  procedimentali.  Qualora  il commissario  regionale  non  provveda  nei  termini  cosi' stabiliti, spettano  al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del  mare   i  poteri sostitutivi preordinati al completamento della procedura di affidamento.
4.  Alla  scadenza,  ovvero  alla  anticipata  risoluzione,  delle gestioni  di cui al comma 1, i beni e gli impianti delle imprese gia' concessionarie   sono   trasferiti   direttamente   all'ente   locale concedente   nei   limiti  e  secondo  le  modalita'  previste  dalle rispettive convenzioni di affidamento.


Art. 205
Misure per incrementare la raccolta differenziata

1.  Fatto  salvo quanto previsto al comma 1-bis, in ogni ambito territoriale   ottimale, se costituito, ovvero in ogni comune(1)   deve   essere   assicurata   una   raccolta differenziata  dei  rifiuti  urbani  pari  alle  seguenti percentuali minime di rifiuti prodotti:
a) almeno il trentacinque per cento entro il 31 dicembre 2006;
b) almeno il quarantacinque per cento entro il 31 dicembre 2008;
c) almeno il sessantacinque per cento entro il 31 dicembre 2012.
1-bis.  Nel  caso in cui, dal punto di vista tecnico, ambientale ed economico,  non  sia realizzabile raggiungere gli obiettivi di cui al comma  1, il comune puo' richiedere al Ministro dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e  del  mare  una  deroga  al rispetto degli obblighi  di  cui  al medesimo comma 1. Verificata la sussistenza dei requisiti  stabiliti  al  primo  periodo, il Ministro dell'ambiente e della  tutela  del territorio e del mare puo' autorizzare la predetta deroga,  previa  stipula  senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica  di  un  accordo di programma tra Ministero, regione ed enti locali interessati, che stabilisca:
a) le modalita' attraverso le quali il comune richiedente intende conseguire  gli  obiettivi  di  cui  all'articolo  181,  comma  1. Le predette  modalita'  possono  consistere  in  compensazioni  con  gli obiettivi raggiunti in altri comuni;
b)  la  destinazione a recupero di energia della quota di rifiuti indifferenziati  che  residua  dalla  raccolta  differenziata  e  dei rifiuti   derivanti   da   impianti   di   trattamento   dei  rifiuti indifferenziati, qualora non destinati al recupero di materia;
c)  la  percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, da  destinare  al  riciclo,  che  il comune richiedente si obbliga ad effettuare.  
 1-ter.  L'accordo  di  programma  di  cui  al comma precedente puo' stabilire  obblighi,  in  linea  con  le disposizioni vigenti, per il comune  richiedente  finalizzati  al perseguimento delle finalita' di cui  alla  parte  quarta,  titolo  I,  del  presente  decreto nonche' stabilire  modalita'  di accertamento dell'adempimento degli obblighi assunti   nell'ambito  dell'accordo  di  programma  e  prevedere  una disciplina  per  l'eventuale  inadempimento.  I  piani  regionali  si conformano  a  quanto  previsto  dagli accordi di programma di cui al presente articolo.    
2. Comma soppresso dal D.Lgs. n. 4 del 16 gennaio 2008 
3. Nel caso in cui, a livello di ambito territoriale  ottimale  se costituito, ovvero in ogni comune, non siano conseguiti gli obiettivi minimi previsti dal presente articolo,  e'  applicata  un'addizionale del 20 per cento al tributo di conferimento dei rifiuti in  discarica a carico dei comuni che non abbiano raggiunto le percentuali previste dal  comma  1  sulla  base  delle  quote  di  raccolta  differenziata raggiunte nei singoli comuni (2)
3-bis. Al fine di favorire la raccolta  differenziata  di  rifiuti urbani e assimilati, la misura del tributo  di  cui  all'articolo  3, comma 24, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, e' modulata  in  base alla  quota  percentuale  di  superamento  del  livello  di  raccolta differenziata (RD), fatto salvo l'ammontare minimo fissato dal  comma 29 dell'articolo 3 della medesima legge n. 549 del 1995,  secondo  la tabella seguente:
 
             =================================================
          | Superamento del livello |                     |
          |   di RD rispetto alla   |    Riduzione del    |
          |    normativa statale    |       tributo       |
          +=========================+=====================+
          |  da 0,01 per cento fino |                     |
          |    alla percentuale     |                     |
          |inferiore al 10 per cento|    30 per cento     |
          +-------------------------+---------------------+
          |                         | 40 per cento 50 per |
          |10 per cento 15 per cento|cento 60 per cento 70|
          |20 per cento 25 per cento|      per cento      |
          +-------------------------+---------------------+

 (3)
  3-ter. Per la determinazione del tributo si assume come riferimento il  valore  di  RD  raggiunto  nell'anno  precedente.  Il  grado   di efficienza della RD e' calcolato  annualmente  sulla  base  dei  dati relativi a ciascun comune.
(3)
  3-quater. La regione, avvalendosi del supporto  tecnico-scientifico del gestore del catasto regionale dei rifiuti o  di  altro  organismo pubblico che gia' svolge  tale  attivita',  definisce,  con  apposita deliberazione, il metodo  standard  per  calcolare  e  verificare  le percentuali di RD dei rifiuti solidi urbani e assimilati raggiunte in ogni comune, sulla base di linee guida definite, entro novanta giorni dalla data di entrata in  vigore  della  presente  disposizione,  con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e del mare. La regione individua i formati, i termini e le modalita' di rilevamento e trasmissione dei  dati  che  i  comuni  sono  tenuti  a comunicare ai fini  della  certificazione  della  percentuale  di  RD raggiunta, nonche' le  modalita'  di  eventuale  compensazione  o  di conguaglio dei versamenti effettuati in rapporto alle percentuali  da applicare. (3)
  3-quinquies. La trasmissione dei dati di cui al comma  3-quater  e' effettuata annualmente dai comuni attraverso  l'adesione  al  sistema informatizzato adottato per  la  tenuta  del  catasto  regionale  dei rifiuti.  L'omessa,  incompleta  o  inesatta  trasmissione  dei  dati
determina l'esclusione del comune dall'applicazione della modulazione del tributo di cui al comma 3-bis.
(3)
  3-sexies. L'ARPA o l'organismo di cui al  comma  3-quater  provvede alla validazione dei dati raccolti  e  alla  loro  trasmissione  alla regione, che stabilisce annualmente  il  livello  di  RD  relativo  a ciascun comune e a ciascun  ambito  territoriale  ottimale,  ai  fini dell'applicazione del tributo. (3)
  3-septies. L'addizionale di cui al comma 3 non si applica ai comuni che hanno ottenuto la deroga di cui al comma 1-bis oppure  che  hanno conseguito nell'anno di riferimento  una  produzione  pro  capite  di rifiuti, come risultante dai dati forniti dal catasto  regionale  dei rifiuti, inferiore di almeno il 30 per cento rispetto a quella  media dell'ambito territoriale ottimale di appartenenza,  anche  a  seguito dell'attivazione di interventi di  prevenzione  della  produzione  di rifiuti. (3)
  3-octies. L'addizionale di cui al comma 3 e' dovuta alle regioni  e affluisce in un apposito fondo regionale destinato a  finanziare  gli interventi di prevenzione della produzione di  rifiuti  previsti  dai piani regionali di cui all'articolo 199, gli incentivi per l'acquisto di prodotti e materiali riciclati di cui agli articoli  206-quater  e 206-quinquies, il  cofinanziamento  degli  impianti  e  attivita'  di informazione ai cittadini in materia di  prevenzione  e  di  raccolta differenziata.(3)
4.  Con  decreto  del  Ministro  dell'ambiente  e  della tutela del territorio  e  del  mare  di concerto con il Ministro delle attivita' produttive d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del  decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, vengono stabilite la metodologia  e i criteri di calcolo delle percentuali di cui ai commi 1 e 2, nonche' la nuova determinazione del coefficiente di correzione di  cui  all'articolo  3,  comma 29, della legge 28 dicembre 1995, n. 549,  in relazione al conseguimento degli obiettivi di cui ai commi 1 e 2.   
5.  Sino  all'emanazione  del decreto di cui al comma 4 continua ad applicarsi la disciplina attuativa di cui all'articolo 3, commi da 24 a 40, della legge 28 dicembre 1995, n. 549.  
6. Fatti salvi gli obiettivi indicati all'articolo 181, comma 1,  lettera  a),  la  cui  realizzazione  e'  valutata   secondo   la metodologia scelta dal Ministero dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio e del mare ai  sensi  della  decisione  2011/753/UE  della Commissione, del 18 novembre 2011, le regioni (1) tramite  apposita  legge,  e  previa intesa con il Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio e del mare, possono indicare maggiori obiettivi di riciclo e recupero.
 

(1) Comma così modificato dall'art. 32 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
(2) Comma così sostituito dall'art. 32 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
(3) Comma aggiunto dall'art. 32 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
 
 
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Giurisprudenza:



Art. 206
  Accordi, contratti di programma, incentivi    

1.  Nel  rispetto  dei  principi  e degli obiettivi stabiliti dalle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto al fine di perseguire la razionalizzazione e la semplificazione delle procedure, con   particolare  riferimento  alle  piccole  imprese,  il  Ministro dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio e del mare e le altre autorita'  competenti  possono stipulare appositi accordi e contratti di  programma  con  enti  pubblici,  con imprese di settore, soggetti pubblici  o  privati  ed  associazioni di categoria. Gli accordi ed i contratti di programma hanno ad oggetto:
a) l'attuazione di specifici piani  di  settore di riduzione, recupero e ottimizzazione dei flussi di  rifiuti;  
b) la sperimentazione, la promozione, l'attuazione e lo sviluppo di processi produttivi e distributivi e di tecnologie pulite idonei  a  prevenire  o  ridurre  la produzione dei rifiuti e la loro pericolosita'  e  ad  ottimizzare  il  recupero  dei  rifiuti;  
c) lo sviluppo di innovazioni nei sistemi produttivi per favorire metodi di produzione  di  beni  con  impiego  di  materiali  meno  inquinanti e comunque  riciclabili;  
d)  le  modifiche  del  ciclo produttivo e la riprogettazione  di componenti, macchine e strumenti di controllo;
e) la sperimentazione, la promozione e la produzione di beni progettati, confezionati  e  messi in commercio in modo da ridurre la quantita' e la  pericolosita'  dei  rifiuti  e  i  rischi  di inquinamento;
f) la sperimentazione,   la  promozione  e  l'attuazione  di  attivita'  di riutilizzo,  riciclaggio  e  recupero  di  rifiuti;  
g) l'adozione di tecniche per il reimpiego ed il riciclaggio dei rifiuti nell'impianto di produzione;
h) lo sviluppo di tecniche appropriate e di sistemi di controllo  per l'eliminazione dei rifiuti e delle sostanze pericolose contenute nei rifiuti;
i) l'impiego da parte dei soggetti economici e dei   soggetti  pubblici  dei  materiali  recuperati  dalla  raccolta differenziata   dei  rifiuti  urbani;  
l)  l'impiego  di  sistemi  di controllo del recupero e della riduzione di rifiuti.   
2.  Il  Ministro  dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare   puo'  altresi'  stipulare  appositi  accordi  e  contratti  di programma  con  soggetti  pubblici e privati o con le associazioni di categoria  per:  
a)  promuovere  e favorire l'utilizzo dei sistemi di certificazione ambientale di cui al regolamento (Cee) n. 761/2001 del Parlamento  europeo  e  del  Consiglio  del 19 marzo 2001;
b) attuare programmi  di ritiro dei beni di consumo al termine del loro ciclo di utilita' ai fini del riutilizzo, del riciclaggio e del recupero.   
3.  Gli  accordi  e  i  contratti di programma di cui al presente articolo  non  possono stabilire deroghe alla normativa comunitaria e possono prevedere semplificazioni amministrative.  
4.  Con  decreto  del  Ministro  dell'ambiente  e  della tutela del territorio  e  del  mare,  di  concerto con i Ministri dello sviluppo economico  e  dell'economia  e  delle  finanze,  sono  individuate le risorse   finanziarie   da   destinarsi,   sulla   base  di  apposite disposizioni   legislative  di  finanziamento,  agli  accordi  ed  ai contratti  di  programma  di  cui  ai  commi  1 e 2 e sono fissate le modalita' di stipula dei medesimi.   
5.  Ai  sensi della comunicazione 2002/412 del 17 luglio 2002 della Commissione  delle  Comunita' europee e' inoltre possibile concludere accordi  ambientali  che  la  Commissione puo' utilizzare nell'ambito della    autoregolamentazione, intesa  come  incoraggiamento  o riconoscimento dei medesimi accordi, oppure della coregolamentazione, intesa  come  proposizione  al legislatore di utilizzare gli accordi, quando opportuno.
 
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Giurisprudenza:
 


Art. 206-bis
Vigilanza e  controllo in materia di gestione dei rifiuti(1)(6)

1.  Al fine di garantire l'attuazione delle norme di cui alla parte quarta   del   presente  decreto  con  particolare  riferimento  alla prevenzione  della  produzione  della quantita' e della pericolosita' dei  rifiuti  ed  all'efficacia,  all'efficienza  ed all'economicita' della  gestione  dei  rifiuti,  degli  imballaggi  e  dei  rifiuti di imballaggio,   nonche'   alla   tutela   della   salute   pubblica  e dell'ambiente, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare svolge(2), in particolare, le seguenti funzioni:
a)  vigila  sulla  gestione  dei  rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio;
b)  provvede  all'elaborazione ed all'aggiornamento permanente di criteri  e  specifici obiettivi d'azione, nonche' alla definizione ed all'aggiornamento  permanente  di  un  quadro  di  riferimento  sulla prevenzione   e   sulla   gestione   dei  rifiuti,  anche  attraverso l'elaborazione di linee guida sulle modalita' di gestione dei rifiuti per  migliorarne  efficacia, efficienza e qualita', per promuovere la diffusione delle buone pratiche e delle migliori tecniche disponibili per  la  prevenzione,  le  raccolte  differenziate,  il  riciclo e lo smaltimento dei rifiuti;
c)  predispone  il  Programma  generale  di  prevenzione  di  cui all'articolo  225  qualora  il  Consorzio  nazionale  imballaggi  non provveda nei termini previsti;
d)   verifica   l'attuazione   del   Programma  generale  di  cui all'articolo  225  ed il raggiungimento degli obiettivi di recupero e di riciclaggio;
e)  verifica  i  costi  di  gestione  dei  rifiuti, delle diverse componenti  dei  costi  medesimi  e  delle  modalita'  di gestione ed effettua  analisi  comparative  tra  i  diversi  ambiti  di gestione, evidenziando eventuali anomalie;
f) verifica livelli di qualita' dei servizi erogati;
g)  predispone,  un  rapporto annuale sulla gestione dei rifiuti, degli   imballaggi  e  dei  rifiuti  di  imballaggio  e  ne  cura  la trasmissione  al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

g-bis) elabora i parametri per l'individuazione dei costi standard, comunque nel rispetto del procedimento di determinazione di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216, e la definizione di un sistema tariffario equo e trasparente basato sul principio dell'ordinamento dell'Unione europea "chi inquina paga" e sulla copertura integrale dei costi efficienti di esercizio e di investimento;(3)

g-ter) elabora uno o piu' schemi tipo di contratto di servizio di cui all'articolo 203;(3)

g-quater) verifica il rispetto dei termini di cui all'articolo 204, segnalando le inadempienze al Presidente del Consiglio dei ministri;(3)

g-quinquies) verifica il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dall'Unione europea in materia di rifiuti e accerta il rispetto della responsabilita' estesa del produttore da parte dei produttori e degli importatori di beni.(3)

[2. L'Osservatorio nazionale sui rifiuti e' composto da nove membri, scelti  tra  persone,  esperte  in  materia  di  rifiuti,  di elevata qualificazione  giuridico/amministrativa  e  tecnico/scientifica  nel settore  pubblico  e  privato,  nominati,  nel rispetto del principio dell'equilibrio  di  genere, con decreto del Ministro dell'ambiente e della  tutela  del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, di cui:
a)  tre  designati  dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di cui uno con funzione di Presidente;
b)  due  designati  dal Ministro dello sviluppo economico, di cui uno con funzioni di vice-presidente;
c) uno designato dal Ministro della salute;
d) uno designato dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali;
e) uno designato dal Ministro dell'economia e delle finanze;
f) uno designato dalla Conferenza Stato-regioni.  ] (4)
[3.   La  durata  in  carica  dei  componenti  dell'Osservatorio  e' disciplinata  dal  decreto  del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007,    n.    90.    Il   trattamento   economico   dei   componenti dell'Osservatorio   e'   determinato   con   decreto   del   Ministro dell'economia   e   delle   finanze,  di  concerto  con  il  Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.   ](4)

 4. Per l'espletamento delle funzioni di vigilanza e  controllo  in materia di rifiuti, il Ministero dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio e del mare si avvale dell'ISPRA, a tal fine utilizzando le risorse di cui al comma 6. (5)
[5.  Con  decreto  del  Ministro  dell'ambiente  e  della tutela del territorio  e  del  mare  da  emanarsi  entro  sei mesi dalla data di entrata  in  vigore  del presente decreto, sono definite le modalita' organizzative  e di funzionamento dell'Osservatorio, nonche' gli enti e le agenzie di cui esso puo' avvalersi.   ](4)
6.  All'onere  derivante  dall'esercizio delle funzioni di vigilanza e controllo di cui al presente articolo(2), pari  a  due  milioni  di  euro,  aggiornato  annualmente al tasso di inflazione,   provvedono,   tramite   contributi   di   pari  importo complessivo,  il  Consorzio  Nazionale Imballaggi di cui all'articolo 224, i soggetti di cui all'articolo 221, comma 3, lettere a) e c) e i Consorzi  di  cui  agli  articoli  233,  234, 235, 236 nonche' quelli istituiti   ai   sensi   degli   articoli  227  e  228.  Il  Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con decreto da emanarsi  entro  novanta  giorni  dall'entrata in vigore del presente provvedimento  e  successivamente  entro  il 31 gennaio di ogni anno, determina l'entita' del predetto onere da porre in capo ai Consorzi e soggetti  predetti.  Dette somme sono versate dal Consorzio Nazionale Imballaggi e dagli altri soggetti e Consorzi all'entrata del bilancio dello   Stato  per  essere  riassegnate,  con  decreto  del  Ministro dell'economia  e  della  finanze, ad apposito capitolo dello stato di previsione  del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
 
(1) Rubrica così sostituita dall'art. 29 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
(2) Comma così modificato dall'art. 29 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
(3) Lettera aggiunta dall'art. 29 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
(4) Comma abrogato dall'art. 29 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
(5) Comma così sostituito dall'art. 29 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
(6) Si riporta di seguito l'art. 29 , c. 2 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
"Tutti  i  richiami  all'Osservatorio  nazionale  sui  rifiuti  e all'Autorita' di cui  all'articolo  207  del  decreto  legislativo  3 aprile 2006, n. 152, effettuati dall'articolo 221, commi 5, 7, 8 e 9, dall'articolo 222, comma 2,  dall'articolo  223,  commi  4,  5  e  6, dall'articolo 224, commi 3, lettera m), e 6, dall'articolo 225, commi 3, 4 e 5, dall'articolo 233, comma 9, e dall'articolo 234,  comma  7, del  medesimo  decreto  legislativo  n.  152  del  2006  o  da  altre disposizioni  di   legge   si   intendono   riferiti   al   Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare."
 
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Giurisprudenza:

 TAR LAZIO, Roma – 20 gennaio 2017
 

 
 
Art. 206-ter(1)
Accordi e contratti di programma per incentivare l'acquisto di prodotti derivanti da materiali post consumo o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi

1. Al fine di incentivare il risparmio e il riciclo di materiali attraverso il sostegno all'acquisto di prodotti derivanti da materiali riciclati post consumo o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, puo' stipulare appositi accordi e contratti di programma:
a) con le imprese che producono beni derivanti da materiali post consumo riciclati o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi, con priorita' per i beni provenienti dai rifiuti;
b) con enti pubblici;
c) con soggetti pubblici o privati;
d) con le associazioni di categoria, ivi comprese le associazioni di aziende che si occupano di riuso, preparazione al riutilizzo e riciclaggio;
e) con associazioni senza fini di lucro, di promozione sociale nonche' con imprese artigiane e imprese individuali;
f) con i soggetti incaricati di svolgere le attivita' connesse all'applicazione del principio di responsabilita' estesa del produttore.
2. Gli accordi e i contratti di programma di cui al comma 1 hanno ad oggetto:
a) l'erogazione di incentivi in favore di attivita' imprenditoriali di produzione di beni derivanti da materiali post consumo riciclati o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi, con priorita' per i beni provenienti dai rifiuti per i quali devono essere perseguiti obiettivi di raccolta e riciclo nel rispetto del presente decreto e della normativa dell'Unione europea, e l'erogazione di incentivi in favore di attivita' imprenditoriali di produzione e di preparazione dei materiali post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi per il loro riutilizzo e di attivita' imprenditoriali di produzione e di commercializzazione di prodotti e componenti di prodotti reimpiegati per la stessa finalita' per la quale erano stati concepiti;
b) l'erogazione di incentivi in favore di attivita' imprenditoriali di commercializzazione di aggregati riciclati marcati CE e definiti secondo le norme UNI EN 13242:2013 e UNI EN 12620:2013, nonche' di prodotti derivanti da rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche e da pneumatici fuori uso ovvero realizzati con i materiali plastici provenienti dal trattamento dei prodotti giunti a fine vita, cosi' come definiti dalla norma UNI 10667-13:2013, dal post consumo o dal recupero degli scarti di produzione;
c) l'erogazione di incentivi in favore dei soggetti economici e dei soggetti pubblici che acquistano prodotti derivanti dai materiali di cui alle lettere a) e b).
3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro dell'economia e delle finanze, individua con decreto le risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente da destinare, sulla base di apposite disposizioni legislative di finanziamento, agli accordi e ai contratti di programma di cui ai commi 1 e 2 e fissa le modalita' di stipulazione dei medesimi accordi e contratti secondo criteri che privilegino prioritariamente le attivita' per il riutilizzo, la produzione o l'acquisto di beni riciclati utilizzati per la stessa finalita' originaria e sistemi produttivi con il minor impatto ambientale rispetto ai metodi tradizionali.

(1) Articolo aggiunto dall'art. 23 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016



Art. 206-quater
(1)
Incentivi per i prodotti derivanti da materiali post consumo o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi
1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro dell'economia e delle finanze, stabilisce con decreto il livello degli incentivi, anche di natura fiscale, e le percentuali minime di materiale post consumo o derivante dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi che devono essere presenti nei manufatti per i quali possono essere erogati gli incentivi di cui all'articolo 206-ter, in considerazione sia della materia risparmiata sia del risparmio energetico ottenuto riciclando i materiali, tenendo conto dell'intero ciclo di vita dei prodotti. La presenza delle percentuali di materiale riciclato e riciclato post consumo o derivante dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi puo' essere dimostrata tramite certificazioni di enti riconosciuti. Il medesimo decreto stabilisce gli strumenti e le misure di incentivazione per il commercio e per l'acquisto di prodotti e componenti di prodotti usati per favorire l'allungamento del ciclo di vita dei prodotti.
2. Per l'acquisto e la commercializzazione di manufatti realizzati in materiali polimerici misti riciclati, l'incentivo erogato varia a seconda della categoria di prodotto, in base ai criteri e alle percentuali stabiliti dall'allegato L-bis alla presente parte.
3. Gli incentivi di cui al comma 2 si applicano ai soli manufatti che impiegano materiali polimerici eterogenei da riciclo post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi in misura almeno pari alle percentuali indicate dall'allegato L-bis alla presente parte. Il contenuto di materiali polimerici eterogenei da riciclo nei manufatti di cui al presente comma deve essere garantito da idonea certificazione, sulla base della normativa vigente.
4. Gli incentivi di cui al presente articolo possono essere fruiti nel rispetto delle regole in materia di aiuti di importanza minore concessi dagli Stati membri dell'Unione europea in favore di talune imprese o produzioni, di cui al regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013.

(1) Articolo aggiunto dall'art. 23 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
 
 

Art. 206-quinquies
(1)
Incentivi per l'acquisto e la commercializzazione di prodotti che impiegano materiali post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi
1. Il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro dell'economia e delle finanze, adotta, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, un regolamento che stabilisce i criteri e il livello di incentivo, anche di natura fiscale, per l'acquisto di manufatti che impiegano materiali post consumo riciclati o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi, ivi inclusi quelli provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti diversi dal materiale polimerico.

(1) Articolo aggiunto dall'art. 23 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
 
 

Art. 206-sexies
(1)
Azioni premianti l'utilizzo di prodotti che impiegano materiali post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi negli interventi concernenti gli edifici scolastici, le pavimentazioni stradali e le barriere acustiche
1. Le amministrazioni pubbliche, nelle more dell'adozione da parte delle regioni di specifiche norme tecniche per la progettazione esecutiva degli interventi negli edifici scolastici, al fine di consentirne la piena fruibilita' dal punto di vista acustico, prevedono, nelle gare d'appalto per l'incremento dell'efficienza energetica delle scuole e comunque per la loro ristrutturazione o costruzione, l'impiego di materiali e soluzioni progettuali idonei al raggiungimento dei valori indicati per i descrittori acustici dalla norma UNI 11367:2010 e dalla norma UNI 11532:2014. Nei bandi di gara sono previsti criteri di valutazione delle offerte ai sensi dell'articolo 83, comma 1, lettera e), del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, con punteggi premianti per i prodotti contenenti materiali post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi nelle percentuali fissate con il decreto di cui al comma 3 del presente articolo.
2. Nelle gare d'appalto per la realizzazione di pavimentazioni stradali e barriere acustiche, anche ai fini dell'esecuzione degli interventi di risanamento acustico realizzati ai sensi del decreto del Ministro dell'ambiente 29 novembre 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 285 del 6 dicembre 2000, le amministrazioni pubbliche e gli enti gestori delle infrastrutture prevedono criteri di valutazione delle offerte ai sensi dell'articolo 83, comma 1, lettera e), del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, con punteggi premianti per i prodotti contenenti materiali post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi nelle percentuali fissate con i decreti di cui al comma 3 del presente articolo.
3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con uno o piu' decreti, anche attraverso i decreti di attuazione del Piano d'azione per la sostenibilita' ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione, di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 11 aprile 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 107 dell'8 maggio 2008, definisce:
a) l'entita' dei punteggi premianti e le caratteristiche dei materiali che ne beneficeranno, quali quelli indicati all'articolo 206-ter, comma 2, lettera a), e quelli derivanti dall'utilizzo di polverino da pneumatici fuori uso;
b) i descrittori acustici da tenere in considerazione nei bandi di gara e i relativi valori di riferimento;
c) le percentuali minime di residui di produzione e di materiali post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi che devono essere presenti nei manufatti per i quali possono essere assegnati i punteggi premianti, in considerazione sia della materia risparmiata sia del risparmio energetico ottenuto riutilizzando i materiali, tenendo conto dell'intero ciclo di vita dei prodotti;
d) i materiali post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi che non possono essere utilizzati senza operazioni di pre-trattamento finalizzate a escludere effetti nocivi tali da provocare inquinamento ambientale o danno alla salute umana».
2. Negli allegati alla parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dopo l'allegato L e' aggiunto l'allegato L-bis di cui all'allegato 1 annesso alla presente legge.
3. In sede di prima applicazione di quanto previsto dagli articoli 206-quater e 206-quinquies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, introdotti dal comma 1 del presente articolo, le regioni utilizzano le risorse rivenienti dall'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 32 della presente legge. Il decreto di cui al comma 1 del predetto articolo 206-quater del decreto legislativo n. 152 del 2006 individua le modalita' di finanziamento degli incentivi da esso disciplinati.
(1) Articolo aggiunto dall'art. 23 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
 

Art. 207    Articolo abrogato dal d.lgs. n. 284 dell'8 novembre 2006
 
 
 
CAPO IV - AUTORIZZAZIONI E ISCRIZIONI
 
Art. 208

Autorizzazione unica per i nuovi impianti  di smaltimento e di recupero dei rifiuti
1. I soggetti che intendono realizzare e gestire nuovi impianti di smaltimento  o  di  recupero  di  rifiuti,  anche  pericolosi, devono presentare  apposita  domanda alla regione competente per territorio, allegando  il  progetto  definitivo dell'impianto e la documentazione tecnica  prevista  per  la  realizzazione  del  progetto stesso dalle disposizioni vigenti in materia urbanistica, di tutela ambientale, di salute  di  sicurezza sul lavoro e di igiene pubblica. Ove l'impianto debba  essere  sottoposto  alla  procedura  di valutazione di impatto ambientale ai sensi della normativa vigente, alla domanda e' altresi' allegata  la  comunicazione  del progetto all'autorita' competente ai predetti  fini;  i termini di cui ai commi 3 e 8 restano sospesi fino all'acquisizione  della  pronuncia sulla compatibilita' ambientale ai sensi della parte seconda del presente decreto.    
2. Per le installazioni di cui all'articolo 6, comma 13, l'autorizzazione integrata ambientale sostituisce l'autorizzazione di cui al presente articolo. A tal fine, in relazione alle attivita' di smaltimento o di recupero dei rifiuti:
 a) ove un provvedimento di cui al presente articolo sia stato gia' emanato, la domanda di autorizzazione integrata ambientale ne riporta gli estremi;
 b) se l'istanza non riguarda esclusivamente il rinnovo o l'adeguamento dell'autorizzazione all'esercizio, prevedendo invece nuove realizzazioni o modifiche, la partecipazione alla conferenza di servizi di cui all'articolo 29-quater, comma 5, e' estesa a tutti i partecipanti alla conferenza di servizio di cui all'articolo 208, comma 3;
 c) la Regione, o l'autorita' da essa delegata, specifica in conferenza le garanzie finanziarie da richiedere ai sensi dell'articolo 208, comma 11, lettera g);
 d) i contenuti dell'AIA sono opportunamente integrati con gli elementi di cui all'articolo 208, comma 11;
 e) le garanzie finanziarie di cui all'articolo 208, comma 11, sono prestate a favore della Regione, o dell'autorita' da essa delegata alla gestione della materia;
 f) la comunicazione di cui all'articolo 208, comma 18, e' effettuata dall'amministrazione che rilascia l'autorizzazione integrata ambientale;
 g) la comunicazione di cui all'articolo 208, comma 19, e' effettuata dal soggetto pubblico che accerta l'evento incidente.
(1)
3.  Entro  trenta  giorni  dal ricevimento della domanda di cui al comma  1,  la  regione  individua  il responsabile del procedimento e convoca  apposita  conferenza di servizi. Alla conferenza dei servizi partecipano,  con  un  preavviso  di almeno 20 giorni, i responsabili degli  uffici regionali competenti e i rappresentanti delle autorita' d'ambito  e  degli  enti  locali  sul  cui  territorio  e' realizzato l'impianto,   nonche'   il  richiedente  l'autorizzazione  o  un  suo rappresentante   al  fine  di  acquisire  documenti,  informazioni  e chiarimenti.  Nel medesimo termine di 20 giorni, la documentazione di cui  al comma 1 e' inviata ai componenti della conferenza di servizi. La  decisione della conferenza dei servizi e' assunta a maggioranza e le  relative  determinazioni  devono fornire una adeguata motivazione rispetto   alle   opinioni  dissenzienti  espresse  nel  corso  della conferenza.    
4.  Entro  novanta giorni dalla sua convocazione, la Conferenza di servizi:
a) procede alla valutazione dei progetti;
b)   acquisisce   e  valuta  tutti  gli  elementi  relativi  alla compatibilita'  del  progetto  con quanto previsto dall'articolo 177, comma 4;
c)   acquisisce,   ove   previsto  dalla  normativa  vigente,  la valutazione di compatibilita' ambientale;
d)  trasmette  le  proprie  conclusioni  con i relativi atti alla regione.    
5.  Per  l'istruttoria  tecnica  della  domanda le regioni possono avvalersi delle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente.    
6.  Entro  30  giorni  dal  ricevimento  delle  conclusioni  della Conferenza  dei  servizi,  valutando  le  risultanze della stessa, la regione,  in  caso di valutazione positiva del progetto, autorizza la realizzazione e la gestione dell'impianto. L'approvazione sostituisce ad ogni effetto visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali, costituisce, ove occorra, variante allo  strumento  urbanistico  e comporta la dichiarazione di pubblica utilita', urgenza ed indifferibilita' dei lavori.    
7.  Nel  caso  in cui il progetto riguardi aree vincolate ai sensi del  decreto  legislativo  22  gennaio  2004,  n. 42, si applicano le disposizioni   dell'articolo  146  di  tale  decreto  in  materia  di autorizzazione.    
8.  L'istruttoria  si  conclude  entro centocinquanta giorni dalla presentazione  della  domanda  di  cui  al  comma  1  con il rilascio dell'autorizzazione unica o con il diniego motivato della stessa.    
9.  I  termini  di  cui  al  comma 8 sono interrotti, per una sola volta,  da eventuali richieste istruttorie fatte dal responsabile del procedimento  al  soggetto interessato e ricominciano a decorrere dal ricevimento degli elementi forniti dall'interessato.    
10.  Ferma restando la valutazione delle eventuali responsabilita' ai  sensi  della  normativa  vigente,  ove  l'autorita competente non provveda a concludere il procedimento di rilascio dell'autorizzazione unica  entro  i  termini  previsti  al  comma 8, si applica il potere sostitutivo  di  cui  all'articolo 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.    
11.  L'autorizzazione  individua  le  condizioni e le prescrizioni necessarie   per   garantire   l'attuazione   dei   principi  di  cui all'articolo 178 e contiene almeno i seguenti elementi:
a)  i  tipi  ed  i  quantitativi  di  rifiuti  che possono essere trattati;
b)  Per  ciascun  tipo  di  operazione  autorizzata,  i requisiti tecnici  con  particolare  riferimento  alla compatibilita' del sito, alle  attrezzature  utilizzate, ai tipi ed ai quantitativi massimi di rifiuti  e alla modalita' di verifica, monitoraggio e controllo della conformita' dell'impianto al progetto approvato;
c) le misure precauzionali e di sicurezza da adottare;
d) la localizzazione dell'impianto autorizzato;
e) il metodo da utilizzare per ciascun tipo di operazione;
f)  le  disposizioni  relative alla chiusura e agli interventi ad essa successivi che si rivelino necessarie;
g)  le garanzie finanziarie richieste, che devono essere prestate solo al momento dell'avvio effettivo dell'esercizio dell'impianto; le garanzie  finanziarie  per  la gestione della discarica, anche per la fase   successiva   alla   sua  chiusura,  dovranno  essere  prestate conformemente   a   quanto   diposto  dall'articolo  14  del  decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36;45
h)  la  data  di scadenza dell'autorizzazione, in conformita' con quanto previsto al comma 12;
i)  i  limiti  di  emissione  in  atmosfera  per  i  processi  di trattamento  termico  dei  rifiuti,  anche  accompagnati  da recupero energetico.    
11-bis.   Le   autorizzazioni  concernenti  l'incenerimento  o  il coincenerimento   con  recupero  di  energia  sono  subordinate  alla condizione  che  il  recupero  avvenga  con  un  livello  elevato  di efficienza   energetica,   tenendo   conto  delle  migliori  tecniche disponibili.    
12. Salva l'applicazione dell'articolo 29-octies per le installazioni di cui all'articolo 6, comma 13, l'autorizzazione di cui al comma 1 e' concessa per un periodo di  dieci  anni  ed  e'  rinnovabile. A tale fine, almeno centottanta giorni   prima   della   scadenza  dell'autorizzazione,  deve  essere presentata  apposita  domanda  alla  regione  che  decide prima della scadenza  dell'autorizzazione  stessa.  In ogni caso l'attivita' puo' essere  proseguita  fino  alla  decisione espressa, previa estensione delle garanzie finanziarie    prestate.    Le    prescrizioni dell'autorizzazione  possono  essere modificate, prima del termine di scadenza  e  dopo  almeno  cinque  anni  dal  rilascio,  nel  caso di condizioni  di  criticita'  ambientale, tenendo conto dell'evoluzione delle  migliori  tecnologie disponibili e nel rispetto delle garanzie procedimentali di cui alla legge n. 241 del 1990.(2)  
12-bis. Per impianti di smaltimento o di recupero di rifiuti ricompresi in un'installazione di cui all'articolo 6, comma 13, il rinnovo, l'aggiornamento e il riesame dell'autorizzazione di cui al presente articolo sono disciplinati dal Titolo III-bis della Parte Seconda, previa estensione delle garanzie finanziarie gia' prestate.(3)
13. Ferma restando l'applicazione delle norme sanzionatorie di cui al  titolo  VI  della  parte  quarta del presente decreto, in caso di inosservanza   delle   prescrizioni  dell'autorizzazione  l'autorita' competente procede, secondo la gravita' dell'infrazione:
a)  alla  diffida,  stabilendo  un  termine entro il quale devono essere eliminate le inosservanze;
b) alla diffida e contestuale sospensione dell'autorizzazione per un  tempo  determinato, ove si manifestino situazioni di pericolo per la salute pubblica e per l'ambiente;
c) alla revoca dell'autorizzazione in caso di mancato adeguamento alle  prescrizioni  imposte  con  la  diffida  e in caso di reiterate violazioni  che  determinino  situazione  di  pericolo  per la salute pubblica e per l'ambiente.    
14.  Il  controllo  e l'autorizzazione delle operazioni di carico, scarico,  trasbordo,  deposito e maneggio di rifiuti in aree portuali sono  disciplinati dalle specifiche disposizioni di cui alla legge 28 gennaio  1994,  n. 84 e di cui al decreto legislativo 24 giugno 2003, n.  182 di attuazione della direttiva 2000/59/CE sui rifiuti prodotti sulle  navi  e  dalle  altre  disposizioni  previste in materia dalla normativa vigente. Nel caso di trasporto transfrontaliero di rifiuti, l'autorizzazione  delle  operazioni  di  imbarco e di sbarco non puo' essere rilasciata se il richiedente non dimostra di avere ottemperato agli  adempimenti  di  cui  all'articolo  193,  comma 1, del presente decreto.    
15.  Gli impianti mobili di smaltimento o di recupero, esclusi gli impianti  mobili che effettuano la disidratazione dei fanghi generati da impianti di depurazione e reimmettono l'acqua in testa al processo depurativo  presso  il  quale  operano,  ed  esclusi i casi in cui si provveda alla sola riduzione volumetrica e separazione delle frazioni estranee,  sono  autorizzati,  in  via  definitiva, dalla regione ove l'interessato  ha la sede legale o la societa' straniera proprietaria dell'impianto  ha la sede di rappresentanza. Per lo svolgimento delle singole    campagne    di   attivita'   sul   territorio   nazionale, l'interessato,   almeno   sessanta  giorni  prima  dell'installazione dell'impianto,  deve  comunicare  alla  regione nel cui territorio si trova  il  sito  prescelto  le  specifiche  dettagliate relative alla campagna di attivita', allegando l'autorizzazione di cui al comma 1 e l'iscrizione   all'Albo   nazionale   gestori   ambientali,   nonche' l'ulteriore   documentazione  richiesta.  La  regione  puo'  adottare prescrizioni integrative oppure puo' vietare l'attivita' con provvedi mento  motivato  qualora  lo svolgimento della stessa nello specifico sito  non  sia compatibile con la tutela dell'ambiente o della salute pubblica.    
16. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai  procedimenti  in corso alla data di entrata in vigore della parte quarta   del  presente  decreto,  eccetto  quelli  per  i  quali  sia completata la procedura di valutazione di impatto ambientale.    
17.  Fatti  salvi  l'obbligo  di  tenuta  dei registri di carico e scarico  da  parte dei soggetti di cui all'articolo 190 ed il divieto di miscelazione di cui all'articolo 187, le disposizioni del presente articolo  non  si  applicano  al  deposito  temporaneo effettuato nel rispetto  delle  condizioni  stabilite  dall'articolo  183,  comma 1, lettera m).    
17-bis.  L'autorizzazione  di cui al presente articolo deve essere comunicata,  a cura dell'amministrazione competente al rilascio della stessa,  al Catasto dei rifiuti di cui all'articolo 189 attraverso il Catasto  telematico  e  secondo gli standard concordati con ISPRA che cura  l'inserimento  in un elenco nazionale, accessibile al pubblico, dei  seguenti  elementi  identificativi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica:
a) ragione sociale;
b) sede legale dell'impresa autorizzata;
c) sede dell'impianto autorizzato;
d) attivita' di gestione autorizzata;
e) i rifiuti oggetto dell'attivita' di gestione;
f) quantita' autorizzate;
g) scadenza dell'autorizzazione.    
17-ter.  La  comunicazione  dei  dati  di cui al comma 17-bis deve avvenire senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica tra   i   sistemi  informativi  regionali  esistenti,  e  il  Catasto telematico secondo standard condivisi.    
18.  In  caso di eventi incidenti sull'autorizzazione, questi sono comunicati,  previo avviso all'interessato, al Catasto dei rifiuti di cui all'articolo 189.    
19.  Le  procedure  di cui al presente articolo si applicano anche per  la  realizzazione  di varianti sostanziali in corso d'opera o di esercizio che comportino modifiche a seguito delle quali gli impianti non sono piu' conformi all'autorizzazione rilasciata.    
19-bis. Alle utenze non domestiche che effettuano il compostaggio aerobico individuale per residui costituiti da sostanze naturali non pericolose prodotti nell'ambito delle attivita' agricole e vivaistiche e alle utenze domestiche che effettuano compostaggio aerobico individuale per i propri rifiuti organici da cucina, sfalci e potature da giardino e' applicata una riduzione della tariffa dovuta per la gestione dei rifiuti urbani.(4)
20. Comma soppresso dal d.lgs. n. 205 del 3 dicembre 2010
 
(1) Comma così sostituito dall'art. 13 del Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 46, recante "Attuazione della direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento)", pubblicato in GU n.72 del 27-3-2014 - S.O. n. 27
(2) Comma così modificato dall'art. 13 del Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 46, recante "Attuazione della direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento)", pubblicato in GU n.72 del 27-3-2014 - S.O. n. 27
(3) Comma aggiunto dall'art. 13 del Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 46, recante "Attuazione della direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento)", pubblicato in GU n.72 del 27-3-2014 - S.O. n. 27
(4) Comma aggiunto dall'art. 37 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
 
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Giurisprudenza:      
TAR MARCHE - 13 gennaio 2012


Art. 209
Rinnovo delle autorizzazioni alle imprese in possesso di certificazione ambientale

1.   Nel   rispetto   delle  normative  comunitarie,  in  sede  di espletamento   delle   procedure   previste   per  il  rinnovo  delle autorizzazioni  all'esercizio  di  un  impianto ovvero per il rinnovo dell'iscrizione  all'Albo  di  cui  all'articolo  212, le imprese che risultino  registrate  ai sensi del regolamento (CE) n. 1221/2009 del Parlamento   europeo   e   del   Consiglio,  del  25  novembre  2009, sull'adesione   volontaria   delle   organizzazioni   a   un  sistema comunitario  di  ecogestione e audit , che abroga il regolamento (CE) n.   761/2001   e   le  decisioni  della  Commissione  2001/681/CE  e 2006/193/CE  o  certificati Uni En Iso 14001, possono sostituire tali autorizzazioni con autocertificazione resa alle autorita' competenti, ai   sensi   del   testo   unico  delle  disposizioni  legislative  e regolamentari  in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.     
2. L'autocertificazione di cui al comma 1 deve essere accompagnata da  una  copia  conforme del certificato di registrazione ottenuto ai sensi dei regolamenti e degli standard parametrici di cui al medesimo comma  1,  nonche'  da  una denuncia di prosecuzione delle attivita', attestante  la  conformita'  dell'impresa, dei mezzi e degli impianti alle  prescrizioni  legislative  e  regolamentari,  con  allegata una certificazione  dell'esperimento  di  prove  a  cio'  destinate,  ove previste.    
3.  L'autocertificazione e i relativi documenti, di cui ai commi 1 e   2,  sostituiscono  a  tutti  gli  effetti  l'autorizzazione  alla prosecuzione,  ovvero  all'esercizio  delle  attivita' previste dalle norme  di  cui  al  comma  1  e  ad  essi  si  applicano,  in  quanto compatibili,  le  disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica  26  aprile  1992,  n.  300.  Si  applicano,  altresi', le disposizioni  sanzionatorie  di  cui  all'articolo  21  della legge 7 agosto 1990, n. 241.    
4.   L'autocertificazione   e   i  relativi  documenti  mantengono l'efficacia  sostitutiva di cui al comma 3 fino ad un periodo massimo di   centottanta   giorni   successivi  alla  data  di  comunicazione all'interessato  della  decadenza, a qualsiasi titolo avvenuta, della registrazione  ottenuta  ai  sensi  dei  regolamenti e degli standard parametrici di cui al comma 1.    
5.  Salva  l'applicazione delle sanzioni specifiche e salvo che il fatto  costituisca  piu'  grave  reato, in caso di accertata falsita' delle  attestazioni  contenute nell'autocertificazione e dei relativi documenti,  si applica l'articolo 483 del codice penale nei confronti di  chiunque abbia sottoscritto la documentazione di cui ai commi 1 e 2.  
6.  Resta  ferma  l'applicazione  del  titolo  III-bis  della parte seconda  del  presente decreto, relativo alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento, per gli impianti rientranti nel campo di applicazione del medesimo.(1)    
7.  I titoli abilitativi di cui al presente articolo devono essere comunicati,    a   cura   dell'amministrazione   che   li   rilascia, all'ISPRA    che   cura  l'inserimento  in  un  elenco  nazionale, accessibile   al  pubblico,  degli  elementi  identificativi  di  cui all'articolo  208,  comma 17, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.  
7-bis.  La  comunicazione dei dati di cui al comma 7 deve avvenire senza  nuovi  e  maggiori oneri a carico della finanza pubblica tra i sistemi  informativi  regionali  esistenti,  e  il Catasto telematico secondo standard condivisi.
 
(1) Comma così modificato dall'art. 14 del Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 46, recante "Attuazione della direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento)", pubblicato in GU n.72 del 27-3-2014 - S.O. n. 27
 
 

Art. 210
 Articolo abrogato dal d.lgs. n. 205 del 3 dicembre 2010


Art. 211
Autorizzazione di impianti di ricerca e di sperimentazione

1.  I  termini  di  cui  agli articoli 208 e 210 sono ridotti alla meta'  per  l'autorizzazione  alla  realizzazione ed all'esercizio di impianti  di ricerca e di sperimentazione qualora siano rispettate le seguenti condizioni:
a)  le  attivita' di gestione degli impianti non comportino utile economico;
b)  gli  impianti  abbiano  una  potenzialita'  non superiore a 5 tonnellate  al  giorno,  salvo  deroghe giustificate dall'esigenza di effettuare  prove  di  impianti  caratterizzati  da  innovazioni, che devono pero' essere limitate alla durata di tali prove.    
2. La durata dell'autorizzazione di cui al comma 1 e' di due anni, salvo  proroga  che  puo' essere concessa previa verifica annuale dei risultati raggiunti e non puo' comunque superare altri due anni.    
3.  Qualora il progetto o la realizzazione dell'impianto non siano stati  approvati  e  autorizzati  entro il termine di cui al comma 1, l'interessato  puo'  presentare  istanza  al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che si esprime nei successivi sessanta giorni di concerto con i Ministri delle attivita' produttive e  dell'istruzione,  dell'universita'  e  della  ricerca. La garanzia finanziaria in tal caso e' prestata a favore dello Stato.    
4. In caso di rischio di agenti patogeni o di sostanze sconosciute e pericolose dal punto di vista sanitario, l'autorizzazione di cui al comma  1 e' rilasciata dal Ministero dell'ambiente e della tutela del  territorio  e  del  mare, che si esprime nei successivi sessanta giorni,  di concerto con i Ministri delle attivita' produttive, della salute e dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca.    
5.  L'autorizzazione  di  cui  al  presente  articolo  deve essere comunicata,    a   cura   dell'amministrazione   che   la   rilascia, all'ISPRA    che   cura  l'inserimento  in  un  elenco  nazionale, accessibile   al  pubblico,  degli  elementi  identificativi  di  cui all'articolo  208,  comma  16 senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.  
5-bis.  La  comunicazione dei dati di cui al comma 5 deve avvenire senza  nuovi  e  maggiori oneri a carico della finanza pubblica tra i sistemi  informativi  regionali  esistenti,  e  il Catasto telematico secondo standard condivisi.
 

Art. 212
Albo nazionale gestori ambientali    

1.  E' costituito, presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del  territorio  e  del mare, l'Albo nazionale gestori ambientali, di seguito  denominato  Albo,  articolato  in un Comitato nazionale, con sede  presso  il  medesimo  Ministero,  ed  in  Sezioni  regionali  e provinciali,  istituite  presso  le  Camere  di commercio, industria, artigianato  e agricoltura dei capoluoghi di regione e delle province autonome  di Trento e di Bolzano. I componenti del Comitato nazionale e delle Sezioni regionali e provinciali durano in carica cinque anni.
2.  Con  decreto  del  Ministero  dell'ambiente  e della tutela del territorio  e  del  mare sono istituite sezioni speciali del Comitato nazionale per ogni singola attivita' soggetta ad iscrizione all'Albo, senza  nuovi  o  maggiori oneri a carico della finanza pubblica, e ne vengono  fissati  composizione  e  competenze.  Il Comitato nazionale dell'Albo  ha  potere deliberante ed e' composto da diciannove membri effettivi  di comprovata e documentata esperienza tecnico-economica o giuridica  nelle materie ambientali nominati con decreto del Ministro dell'ambiente   e   della   tutela   del   territorio   e   designati rispettivamente:
a) due dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di cui uno con funzioni di Presidente;
b)  uno  dal  Ministro  dello sviluppo economico, con funzioni di vice-Presidente;
c) uno dal Ministro della salute;
d) uno dal Ministro dell'economia e delle finanze
e) uno dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti;
f) uno dal Ministro dell'interno;
g) tre dalle regioni;
h)  uno dall'Unione italiana delle Camere di commercio industria, artigianato e agricoltura;
i)   otto   dalle   organizzazioni  imprenditoriali  maggiormente rappresentative  delle  categorie  economiche interessate, di cui due dalle    organizzazioni   rappresentative   della   categoria   degli autotrasportatori  e  due  dalle  organizzazioni  che rappresentano i gestori  dei rifiuti e uno delle organizzazioni rappresentative delle imprese  che  effettuano attivita' di bonifica dei siti e di bonifica di  beni contenenti amianto. Per ogni membro effettivo e' nominato un supplente.    
3.  Le Sezioni regionali e provinciali dell'Albo sono istituite con decreto  del  Ministro  dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e sono composte:
a)   dal   Presidente   della  Camera  di  commercio,  industria, artigianato  e  agricoltura  o  da  un  membro del Consiglio camerale all'uopo designato dallo stesso, con funzioni di Presidente;
b)  da  un funzionario o dirigente di comprovata esperienza nella materia   ambientale   designato  dalla  regione  o  dalla  provincia autonoma, con funzioni di vice-Presidente;
c)  da  un funzionario o dirigente di comprovata esperienza nella materia  ambientale, designato dall'Unione regionale delle province o dalla provincia autonoma;
d)   da   un  esperto  di  comprovata  esperienza  nella  materia ambientale,  designato  dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
e) Lettera soppressa dal d.lgs. n. 4 del 16 gennaio 2008
f) Lettera soppressa dal d.lgs. n. 4 del 16 gennaio 2008
4. Comma abrogato dal d.lgs. n. 205 del 3 dicembre 2010
5.  L'iscrizione  all'Albo  e'  requisito  per lo svolgimento delle attivita'  di  raccolta e trasporto di rifiuti, di bonifica dei siti, di   bonifica   dei   beni   contenenti   amianto,  di  commercio  ed intermediazione dei rifiuti senza detenzione dei rifiuti stessi. Sono esonerati  dall'obbligo di cui al presente comma le organizzazioni di cui  agli articoli 221, comma 3, lettere a) e c), 223, 224, 228, 233, 234, 235 e 236, al decreto legislativo 20 novembre 2008, n. 188, e al decreto   legislativo   25   luglio   2005,   n.  151,  limitatamente all'attivita'  di  intermediazione  e  commercio  senza detenzione di rifiuti   oggetto  previste  nei  citati  articoli.  Per  le  aziende speciali,i  consorzi  di comuni e le societa' di gestione dei servizi pubblici  ci  cui  al  decreto  legislativo  18  agosto  2000, n.267, l'iscrizione  all'Albo  e'  effettuata con apposita comunicazione del comune   o   del   consorzio   di   comuni   alla  sezione  regionale territorialmente  competente  ed  e' valida per i servizi di gestione dei rifiuti urbani prodotti nei medesimi comuni. Le iscrizioni di cui al  presente  comma,  gia'  effettuate alla data di entrata in vigore della  presente  disposizione,  rimangono  efficaci  fino  alla  loro naturale scadenza.   
6.   L'iscrizione   deve   essere  rinnovata  ogni  cinque  anni  e costituisce  titolo  per  l'esercizio delle attivita' di raccolta, di trasporto,  di  commercio  e  di  intermediazione dei rifiuti; per le altre attivita' l'iscrizione abilita allo svolgimento delle attivita' medesime.   
7.  Gli  enti  e  le  imprese iscritte all'Albo per le attivita' di raccolta   e   trasporto   dei   rifiuti  pericolosi  sono  esonerate dall'obbligo  di  iscrizione per le attivita' di raccolta e trasporto dei rifiuti non pericolosi a condizione che tale ultima attivita' non comporti  variazione  della  classe  per  la  quale  le  imprese sono iscritte.   
8.  I  produttori iniziali di rifiuti non pericolosi che effettuano operazioni  di  raccolta  e  trasporto  dei propri rifiuti, nonche' i produttori  iniziali  di rifiuti pericolosi che effettuano operazioni di  raccolta  e  trasporto dei propri rifiuti pericolosi in quantita' non  eccedenti  trenta chilogrammi o trenta litri al giorno, non sono soggetti alle disposizioni di cui ai commi 5, 6, e 7 a condizione che tali   operazioni   costituiscano   parte  integrante  ed  accessoria dell'organizzazione dell'impresa dalla quale i rifiuti sono prodotti. Detti  soggetti  non  sono  tenuti  alla  prestazione  delle garanzie finanziarie  e sono iscritti in un'apposita sezione dell'Albo in base alla  presentazione  di  una  comunicazione  alla sezione regionale o provinciale  dell'Albo  territorialmente  competente  che rilascia il relativo  provvedimento  entro  i  successivi  trenta  giorni. Con la comunicazione  l'interessato attesta sotto la sua responsabilita', ai sensi  dell'articolo  21  della  legge  n.  241  del 1990:
a) la sede dell'impresa,  l'attivita'  o  le attivita' dai quali sono prodotti i rifiuti;
b) le caratteristiche, la natura dei rifiuti prodotti;
c) gli estremi identificativi e l'idoneita' tecnica dei mezzi utilizzati per il  trasporto  dei  rifiuti,  tenuto  anche  conto delle modalita' di effettuazione  del  trasporto  medesimo;
d) l'avvenuto versamento del diritto  annuale di registrazione di 50 euro rideterminabile ai sensi dell'articolo  21  del  decreto  del Ministro dell'ambiente 28 aprile 1998,  n.  406.  L'iscrizione  deve  essere  rinnovata ogni 10 anni e l'impresa   e'   tenuta  a  comunicare  ogni  variazione  intervenuta successivamente  all'iscrizione.  Le  iscrizioni  di  cui al presente comma,  effettuate entro il 14 aprile 2008 ai sensi e per gli effetti della  normativa  vigente  a  quella data, dovranno essere aggiornate entro  un  anno  dalla  data  di  entrata  in  vigore  della presente disposizione.   
9.  Le  imprese  di cui ai commi 5 e 8 tenute ad aderire sistema di controllo   della   tracciabilita'   dei   rifiuti  (SISTRI)  di  cui all´articolo  188-bis,  comma  2, lett. a), procedono, in relazione a ciascun  autoveicolo  utilizzato  per  la raccolta e il trasporto dei rifiuti,  all'adempimento  degli  obblighi stabiliti dall'articolo 3, comma  6,  lettera c), del decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in data in data 17 dicembre 2009. La Sezione  regionale  dell'Albo  procede, in sede di prima applicazione entro  due  mesi  dalla  data  di  entrata  in  vigore della presente disposizione,  alla sospensione d'ufficio dall'Albo degli autoveicoli per  i  quali  non  e' stato adempiuto l'obbligo di cui al precedente periodo.  Trascorsi tre mesi dalla sospensione senza che l'obbligo di cui  sopra  sia  stato  adempiuto,  l'autoveicolo e' di diritto e con effetto immediato cancellato dall'Albo.   
10.  L'iscrizione all'Albo per le attivita' di raccolta e trasporto dei  rifiuti  pericolosi,  per  l'attivita'  di  intermediazione e di commercio  dei  rifiuti senza detenzione dei medesimi, e' subordinata alla  prestazione di idonee garanzie finanziarie a favore dello Stato i  cui  importi e modalita' sono stabiliti con uno o piu' decreti del Ministro  dell'ambiente  e della tutela del territorio e del mare, di concerto  con  il  Ministero  dell'economia  e  delle  finanze.  Tali garanzie  sono  ridotte  del  cinquanta  per  cento  per  le  imprese registrate ai sensi del regolamento (CE) n. 1221/2009, e del quaranta per  cento  nel  caso  di  imprese  in  possesso della certificazione ambientale  ai  sensi della norma Uni En Iso 14001. Fino alla data di entrata  in  vigore  dei predetti decreti si applicano la modalita' e gli importi previsti dal decreto del Ministro dell'ambiente in data 8 ottobre  1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 1 del 2 gennaio 1997,  come modificato dal decreto del Ministro dell'ambiente in data 23  aprile  1999,  pubblicato  nella Gazzetta Ufficiale n. 148 del 26 giugno 1999.   
11.  Le  imprese che effettuano le attivita' di bonifica dei siti e di  bonifica  dei  beni  contenenti  amianto  devono  prestare idonee garanzie   finanziarie   a   favore  della  regione  territorialmente competente  per  ogni intervento di bonifica nel rispetto dei criteri generali  di cui all'articolo 195, comma 2, lettera g). Tali garanzie sono  ridotte  del  cinquanta  per cento per le imprese registrate ai sensi  del regolamento (CE) n. 761/2001, e del quaranta per cento nel caso  di imprese in possesso della certificazione ambientale ai sensi della norma Uni En Iso 14001.   
12.  Sono  iscritti  all'Albo  le imprese e gli operatori logistici presso  le  stazioni  ferroviarie,  gli  interporti,  gli impianti di terminalizzazione,  gli  scali  merci e i porti ai quali, nell'ambito del  trasporto  intermodale,  sono  affidati  rifiuti in attesa della presa  in  carico  degli  stessi  da parte dell'impresa ferroviaria o navale  o dell'impresa che effettua il successivo trasporto, nel caso di trasporto navale, il raccomandatario marittimo di cui alla legge 4 aprile  1977,  n.  135, e' delegato dall'armatore o noleggiatore, che effettuano  il  trasporto, per gli adempimenti relativi al sistema di controllo   della   tracciabilita'   dei   rifiuti  (SISTRI)  di  cui all´articolo  188-bis,  comma  2,  lett. a). L'iscrizione deve essere rinnovata  ogni  cinque  anni  e  non e' subordinata alla prestazione delle garanzie finanziarie.   
13.  L'iscrizione  all'Albo  ed  i provvedimenti di sospensione, di revoca,  di  decadenza  e  di  annullamento  dell'iscrizione, nonche' l'accettazione,  la  revoca  e lo svincolo delle garanzie finanziarie che devono essere prestate a favore dello Stato sono deliberati dalla Sezione   regionale  dell'Albo  della  regione  ove  ha  sede  legale l'impresa  interessata,  in  base  alla  normativa  vigente  ed  alle direttive emesse dal Comitato nazionale.   
14.  Avverso  i provvedimenti delle Sezioni regionali dell'Albo gli interessati  possono  proporre,  nel  termine  di decadenza di trenta giorni  dalla  notifica dei provvedimenti stessi, ricorso al Comitato nazionale dell'Albo   
15.  Con  decreto  del  Ministro  dell'ambiente  e della tutela del territorio  e  del  mare,  di  concerto con i Ministri dello sviluppo economico  e  delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il parere del  Comitato  nazionale, da adottare entro novanta giorni dalla data di  entrata  in  vigore della parte quarta del presente decreto, sono definite  le  attribuzioni  e le modalita' organizzative dell'Albo, i requisiti  tecnici  e  finanziari  delle  imprese,  i  requisiti  dei responsabili  tecnici  delle  medesime,  i  termini e le modalita' di iscrizione,  i  diritti  annuali  d'iscrizione. Fino all'adozione dei predetto  decreto,  continuano ad applicarsi, per quanto compatibili, le  disposizioni  del  decreto  del  Ministro dell'ambiente 28 aprile 1998, n. 406, e delle deliberazioni del Comitato nazionale dell'Albo. Il decreto di cui al presente comma si informa ai seguenti principi:
a) individuazione di requisiti per l'iscrizione, validi per tutte le sezioni, al fine di uniformare le procedure;
b) coordinamento con la vigente normativa sull'autotrasporto, sul trasporto  ferroviario,  sul  trasporto via mare e per via navigabile interna, in coerenza con la finalita' di cui alla lettera a);
c)  effettiva  copertura  delle  spese  attraverso  i  diritti di segreteria e i diritti annuali di iscrizione;
d)  ridefinizione  dei diritti annuali d'iscrizione relativi alle imprese  di trasporto dei rifiuti iscritte all'Albo nazionale gestori ambientali;
e)   interconnessione   e   interoperabilita'  con  le  pubbliche amministrazioni competenti alla tenuta di pubblici registri;
f)    riformulazione   del   sistema   disciplinare-sanzionatorio dell'Albo e delle cause di cancellazione dell'iscrizione;
g)  definizione  delle  competenze  e  delle  responsabilita' del responsabile tecnico.   16.  Nelle  more  dell'emanazione  dei  decreti  di cui al presente articolo,  continuano  ad  applicarsi  le  disposizioni disciplinanti l'Albo nazionale delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti vigenti  alla  data  di  entrata  in  vigore  della  parte quarta del presente  decreto,  la  cui abrogazione e' differita al momento della pubblicazione dei suddetti decreti.   
17.  Agli oneri per il funzionamento del Comitato nazionale e delle Sezioni  regionali e provinciali si provvede con le entrate derivanti dai diritti di segreteria e dai diritti annuali d'iscrizione, secondo le  previsioni,  anche  relative  alle  modalita'  di versamento e di utilizzo,   che   saranno   determinate   con  decreto  del  Ministro dell'ambiente  e  della tutela del territorio e del mare, di concerto con  il Ministro dell'economia e delle finanze. Fino all'adozione del citato  decreto,  si  applicano le disposizioni di cui al decreto del Ministro  dell'ambiente  in  data  29  dicembre  1993,  e  successive modificazioni,  e  le  disposizioni  di  cui  al decreto del Ministro dell'ambiente  in  data  13  dicembre 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  n.  51  del  1° marzo 1995. Le somme di cui all'articolo 7 comma  7,  del decreto del Ministro dell'ambiente 29 in data dicembre 1993  sono  versate  al  Capo  XXXII,  capitolo  2592,  articolo  04, dell'entrata  del  Bilancio  dello Stato, per essere riassegnate, con decreto  del Ministro dell'economia e delle finanze, al Capitolo 7082 dello  stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.   
18.   I  compensi  da  corrispondere  ai  componenti  del  Comitato nazionale   dell'Albo   e  delle  Sezioni  regionali  dell'Albo  sono determinati  ai  sensi  dell'articolo  7,  comma  5,  del decreto del Ministro dell'ambiente 28 aprile 1998, 406.   
19.  La  disciplina  regolamentare  dei casi in cui, ai sensi degli articoli  19  e  20 della legge 7 agosto 1990, n. 241, l'esercizio di un'attivita' privata puo' essere intrapreso sulla base della denuncia di  inizio dell'attivita' non si applica alle domande di iscrizione e agli atti di competenza dell'Albo.    
19-bis. Sono esclusi dall'obbligo di iscrizione all'Albo nazionale gestori ambientali gli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile, produttori iniziali di rifiuti, per il trasporto dei propri rifiuti effettuato all'interno del territorio provinciale o regionale dove ha sede l'impresa ai fini del conferimento degli stessi nell'ambito del circuito organizzato di raccolta di cui alla lettera pp) del comma 1 dell'articolo 183(1)
20. - 28 (abrogati)
 
(1) Comma aggiunto dall'art. 11 del Decreto - Legge 31 agosto 2013, n. 101, recante: "Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni", pubblicato in GU n.204 del 31-8-2013, convertito con modificazioni dalla L. 30 ottobre 2013, n. 125, pubblicata in G.U. 30/10/2013, n.255.
 
 _______________
Giurisprudenza:                 
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez.3^ 3/03/2016 Sentenza n.8666

 

Art. 213
Autorizzazioni integrate ambientali

1.  Le autorizzazioni integrate ambientali rilasciate ai sensi del decreto  legislativo  18  febbraio 2005, n. 59, sostituiscono ad ogni effetto, secondo le modalita' ivi previste:
a) le autorizzazioni di cui al presente capo;
b)  la  comunicazione di cui all'articolo 216, limitatamente alle attivita' non ricadenti nella categoria 5 dell'Allegato I del decreto legislativo  18  febbraio  2005,  n.  59, che, se svolte in procedura semplificata, sono escluse dall'autorizzazione ambientale integrata, ferma  restando  la  possibilita'  di  utilizzare  successivamente le procedure semplificate previste dal capo V.    
2. Comma abrogato dal d.lgs. n. 205 del 3 dicembre 2010 
 
 _______________
Giurisprudenza: 
 
 
CAPO V 
PROCEDURE SEMPLIFICATE


Articolo 214
Determinazione delle attivita' e delle caratteristiche  dei rifiuti per l'ammissione alle procedure semplificate

1. Le procedure semplificate  di  cui  al  presente  capo  devono garantire in ogni caso un elevato livello di protezione ambientale  e controlli efficaci  ai  sensi  e  nel  rispetto  di  quanto  disposto dall'articolo 177, comma 4.
2. Con decreti del Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio e del mare, di concerto  con  i  Ministri  dello  sviluppo economico, della salute e, per i rifiuti agricoli e le attivita'  che generano i fertilizzanti, con il Ministro delle politiche agricole  e forestali, sono adottate per ciascun tipo di attivita' le norme,  che fissano i tipi e le quantita' di rifiuti e le condizioni in base alle quali  le  attivita'  di  smaltimento  di  rifiuti   non   pericolosi effettuate dai produttori nei luoghi di produzione degli stessi e  le attivita' di recupero di cui all'Allegato C  alla  parte  quarta  del presente decreto sono sottoposte alle procedure semplificate  di  cui agli articoli 215 e  216.  Con  la  medesima  procedura  si  provvede all'aggiornamento delle predette norme tecniche e condizioni.
3. Le norme e le condizioni di cui al  comma  2  e  le  procedure semplificate devono garantire che i tipi o le quantita' di rifiuti ed i procedimenti e metodi di smaltimento o di recupero  siano  tali  da non costituire un pericolo per la salute dell'uomo e  da  non  recare pregiudizio  all'ambiente.  In   particolare,   ferma   restando   la disciplina del decreto legislativo 11  maggio  2005,  n.  133  ,  per accedere alle procedure semplificate,  le  attivita'  di  trattamento termico e di  recupero  energetico  devono,  inoltre,  rispettare  le seguenti condizioni:
 a) siano  utilizzati  combustibili  da  rifiuti  urbani  oppure rifiuti speciali individuati per frazioni omogenee;
 b) i limiti di emissione non siano superiori a quelli stabiliti per gli impianti di incenerimento e coincenerimento dei rifiuti dalla normativa vigente, con particolare riferimento al decreto legislativo 11 maggio 2005, n. 133;
 c)  sia  garantita  la  produzione  di  una   quota minima   di trasformazione del potere calorifico dei  rifiuti  in  energia  utile calcolata su base annuale;
 d) siano  rispettate le  condizioni,  le  norme tecniche  e  le prescrizioni specifiche di cui agli articoli 215, commi 1 e 2, e 216, commi 1, 2 e 3.
4. Sino all'adozione dei decreti di cui al comma 2  relativamente alle attivita' di recupero continuano ad applicarsi  le  disposizioni di cui  ai  decreti  del  Ministro  dell'ambiente  5  febbraio  1998, pubblicato nel S.O. alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile  1998 e 12 giugno 2002, n. 161.
5. L'adozione delle norme e delle condizioni di cui  al  comma  2 deve riguardare, in primo luogo, i rifiuti indicati nella lista verde di cui all'Allegato III del regolamento (CE), n. 1013/2006.
6. Per la tenuta dei registri di cui agli articoli 215, comma  3, e 216, comma  3,  e  per  l'effettuazione  dei  controlli  periodici, l'interessato e' tenuto a  versare  alla  provincia  territorialmente competente un diritto di iscrizione annuale determinato  con  decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del  mare, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze. Nelle more dell'emanazione del  predetto  decreto,  si applicano  le  disposizioni  di   cui   al   decreto   del   Ministro dell'ambiente 21  luglio  1998,  n.  350.All'attuazione  dei  compiti indicati dal presente comma le Province  provvedono  con  le  risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione  vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
7. La costruzione di impianti che recuperano rifiuti nel rispetto delle condizioni, delle prescrizioni e delle norme tecniche di cui ai commi 2 e 3 e' disciplinata dalla normativa nazionale  e  comunitaria in materia di qualita' dell'aria e  di  inquinamento  atmosferico  da impianti industriali e  dalle  altre  disposizioni  che  regolano  la costruzione di impianti industriali.  L'autorizzazione   all'esercizio   nei   predetti   impianti   di operazioni di recupero  di  rifiuti  non  individuati  ai  sensi  del presente articolo resta comunque sottoposta alle disposizioni di  cui agli articoli 208, 209 e 211.
7-bis. In deroga a quanto stabilito dal comma 7, ferme restando le disposizioni delle direttive e dei regolamenti  dell'Unione  europea, gli impianti  di  compostaggio  aerobico  di  rifiuti  biodegradabili derivanti da attivita' agricole e vivaistiche  o  da  cucine,  mense, mercati, giardini o parchi, che hanno una  capacita'  di  trattamento non eccedente 80 tonnellate annue e sono destinati esclusivamente  al trattamento di rifiuti raccolti nel comune dove  i  suddetti  rifiuti sono prodotti e nei comuni confinanti che stipulano  una  convenzione di associazione per la gestione congiunta del servizio, acquisito  il parere dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente  (ARPA) previa predisposizione di un regolamento  di  gestione  dell'impianto che preveda anche la nomina di un gestore da  individuare  in  ambito comunale, possono essere realizzati e posti in esercizio con denuncia di inizio di attivita' ai sensi del testo  unico  delle  disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di  cui  al  decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, anche in  aree agricole, nel rispetto delle  prescrizioni  in  materia  urbanistica, delle norme antisismiche, ambientali,  di  sicurezza,  antincendio  e igienico-sanitarie, delle norme  relative  all'efficienza  energetica nonche' delle disposizioni  del  codice  dei  beni  culturali  e  del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.(1)
8. Alle denunce, alle comunicazioni e alle  domande  disciplinate dal  presente  capo  si  applicano,   in   quanto   compatibili,   le disposizioni  relative  alle  attivita'   private   sottoposte   alla disciplina degli articoli 19 e 20 della legge 7 agosto 1990, n.  241. Si applicano, altresi', le disposizioni di cui all'articolo 21  della legge 7 agosto 1990, n. 241. A condizione  che  siano  rispettate  le condizioni, le norme tecniche e le prescrizioni  specifiche  adottate ai sensi dei commi 1, 2 e  3  dell'articolo  216,  l'esercizio  delle operazioni di recupero dei rifiuti  puo'  essere  intrapresa  decorsi novanta giorni  dalla  comunicazione  di  inizio  di  attivita'  alla provincia.
9.  Le  province  comunicano  al  catasto  dei  rifiuti  di   cui all'articolo 189, attraverso il  Catasto  telematico  e  secondo  gli standard concordati con ISPRA, che cura l'inserimento  in  un  elenco nazionale,   accessibile   al   pubblico,   dei   seguenti   elementi identificativi delle  imprese  iscritte  nei  registri  di  cui  agli articoli 215, comma 3, e 216, comma 3:
 a) ragione sociale;
 b) sede legale dell'impresa;
 c) sede dell'impianto;
 d) tipologia di rifiuti oggetto dell'attivita' di gestione;
 e) relative quantita';
 f) attivita' di gestione;
 g) data di iscrizione nei registri  di cui  agli  articoli 215, comma 3, e 216, comma 3.
10. La comunicazione dei dati di cui al  comma  9  deve  avvenire senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza  pubblica  tra  i sistemi informativi regionali  esistenti,  e  il  Catasto  telematico secondo standard condivisi.
11. Con uno o piu' decreti, emanati ai  sensi  dell'articolo  17, comma  2,  della  legge  23  agosto  1988,  n.  400,   e   successive modificazioni, su proposta del Ministro dell'ambiente e della  tutela del territorio  e  del  mare,  sentito  il  Ministro  dello  sviluppo economico, sono individuate le condizioni alle quali l'utilizzo di un combustibile alternativo, in parziale sostituzione  dei  combustibili fossili tradizionali, in impianti soggetti al regime di cui al Titolo III-bis  della  Parte  II,  dotati  di  certificazione  di   qualita' ambientale, sia da qualificarsi, ad ogni effetto, come  modifica  non sostanziale. I  predetti  decreti  possono  stabilire,  nel  rispetto dell'articolo 177, comma 4, le opportune modalita' di integrazione ed unificazione delle procedure, anche presupposte, per  l'aggiornamento dell'autorizzazione integrata ambientale, con effetto di assorbimento e sostituzione  di  ogni  altro  prescritto  atto  di  assenso.  Alle strutture  eventualmente  necessarie,  ivi  incluse  quelle  per   lo stoccaggio e l'alimentazione del combustibile alternativo, realizzate nell'ambito del sito dello stabilimento qualora non gia'  autorizzate ai sensi del precedente periodo, si applica il  regime  di  cui  agli articoli 22 e 23 del testo unico  delle  disposizioni  legislative  e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto  del  Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e successive modificazioni.
 
(1) Comma aggiunto dall'art. 37 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016

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Giurisprudenza:                                           

 
Articolo 214-bis
Sgombero della neve

1. Le attivita' di sgombero della neve effettuate dalle pubbliche amministrazioni  o  da  loro  delegati,  dai  concessionari  di  reti infrastrutturali  o infrastrutture non costituisce detenzione ai fini della lettera a) comma 1 dell'articolo 183.


Art. 215
Autosmaltimento

1.  A  condizione  che  siano  rispettate  le  norme tecniche e le prescrizioni  specifiche di cui all'articolo 214, commi 1, 2 e 3, e siano tenute in considerazione le migliori tecniche disponibili, le attivita'  di  smaltimento  di  rifiuti non pericolosi effettuate nel luogo  di  produzione  dei  rifiuti  stessi possono essere intraprese decorsi  novanta  giorni  dalla  comunicazione di inizio di attivita' alla provincia territorialmente competente,
2. Le norme tecniche di cui al comma 1 prevedono in particolare:
a)  il  tipo,  la  quantita'  e le caratteristiche dei rifiuti da smaltire;
b) il ciclo di provenienza dei rifiuti;
c)  le  condizioni  per  la  realizzazione  e  l'esercizio  degli impianti;
d) le caratteristiche dell'impianto di smaltimento;
e)   la   qualita'   delle  emissioni  e  degli  scarichi  idrici nell'ambiente.   
3.  La  provincia  iscrive  in un apposito registro le imprese che effettuano  la  comunicazione  di  inizio  di  attivita'  ed entro il termine  di  cui  al  comma  1  verifica d'ufficio la sussistenza dei presupposti e dei requisiti richiesti. A tal fine, alla comunicazione di   inizio   di   attivita',   a  firma  del  legale  rappresentante dell'impresa, e' allegata una relazione dalla quale deve risultare:
a) il rispetto delle condizioni e delle norme tecniche specifiche di cui al comma 1;
b)  il  rispetto  delle  norme  tecniche  di  sicurezza  e  delle procedure autorizzative previste dalla normativa vigente.   
4. Qualora la provincia, qualora accerti il mancato rispetto delle norme  tecniche  e  delle  condizioni  di cui al comma 1, dispone con provvedimento  motivato  il  divieto di inizio ovvero di prosecuzione dell'attivita',  salvo  che  l'interessato  non provveda a conformare alla  normativa  vigente  detta  attivita' ed i suoi effetti entro il termine e secondo le prescrizioni stabiliti dall'amministrazione.   
5.  La  comunicazione di cui al comma 1 deve essere rinnovata ogni cinque  anni  e,  comunque,  in  caso  di  modifica sostanziale delle operazioni di autosmaltimento.   
6.  Restano sottoposte alle disposizioni di cui agli articoli 208, 209,  210 e 211 le attivita' di autosmaltimento di rifiuti pericolosi e la discarica di rifiuti.
 
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Giurisprudenza: 
 
 
Art. 216
Operazioni di recupero

1.  A  condizione  che  siano  rispettate  le  norme tecniche e le prescrizioni  specifiche  di  cui  all'articolo  214, commi 1, 2 e 3, l'esercizio  delle  operazioni  di  recupero  dei rifiuti puo' essere intrapreso  decorsi  novanta  giorni dalla comunicazione di inizio di attivita'  alla  provincia  territorialmente  competente . . . . Nelle ipotesi di rifiuti elettrici ed elettronici di cui all'articolo 227,  comma  1,  lettera a), di veicoli fuori uso di cui all'articolo 227,  comma  1, lettera c), e di impianti di coincenerimento, l'avvio delle  attivita'  e'  subordinato  all'effettuazione  di  una  visita preventiva,  da  parte  della provincia competente per territorio, da effettuarsi  entro sessanta giorni dalla presentazione della predetta comunicazione.   
2.  Le  condizioni  e  le  norme  tecniche  di  cui al comma 1, in relazione a ciascun tipo di attivita', prevedono in particolare:
a) per i rifiuti non pericolosi:
1) le quantita' massime impiegabili;
2)  la  provenienza,  i  tipi  e  le caratteristiche dei rifiuti utilizzabili nonche' le condizioni specifiche alle quali le attivita' medesime  sono  sottoposte  alla  disciplina  prevista  dal  presente articolo;
3)  le  prescrizioni necessarie per assicurare che, in relazione ai  tipi  o  alle  quantita'  dei rifiuti ed ai metodi di recupero, i rifiuti   stessi  siano  recuperati  senza  pericolo  per  la  salute dell'uomo  e  senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente;
b) per i rifiuti pericolosi:
1) le quantita' massime impiegabili;
2) la provenienza, i tipi e le caratteristiche dei rifiuti;
3)  le  condizioni  specifiche  riferite  ai  valori  limite  di sostanze  pericolose  contenute  nei  rifiuti,  ai  valori  limite di emissione  per  ogni  tipo  di  rifiuto  ed al tipo di attivita' e di impianto utilizzato, anche in relazione alle altre emissioni presenti in sito;
4) gli altri requisiti necessari per effettuare forme diverse di recupero;
5)  le  prescrizioni necessarie per assicurare che, in relazione al  tipo  ed  alle  quantita'  di  sostanze  pericolose contenute nei rifiuti  ed  ai metodi di recupero, i rifiuti stessi siano recuperati senza  pericolo  per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti e metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente.    3.  La  provincia  iscrive  in un apposito registro le imprese che effettuano  la  comunicazione  di  inizio  di  attivita'  e, entro il termine  di  cui  al  comma  1, verifica d'ufficio la sussistenza dei presupposti e dei requisiti richiesti. A tal fine, alla comunicazione di   inizio   di   attivita',   a  firma  del  legale  rappresentante dell'impresa, e' allegata una relazione dalla quale risulti:
a) il rispetto delle nonne tecniche e delle condizioni specifiche di cui al comma 1;
b) il possesso dei requisiti soggettivi richiesti per la gestione dei rifiuti;
c) le attivita' di recupero che si intendono svolgere;
d)  lo  stabilimento,  la  capacita'  di  recupero  e il ciclo di trattamento  o  di  combustione  nel  quale  i  rifiuti  stessi  sono destinati  ad  essere  recuperati,  nonche'  l'utilizzo  di eventuali impianti mobili;
e)  le  caratteristiche  merceologiche dei prodotti derivanti dai cicli di recupero.    
4.  Qualora  la  competente Sezione regionale dell'Albo accerti il mancato  rispetto  delle  norme tecniche e delle condizioni di cui al comma  1, la medesima sezione propone alla provincia di disporre, con provvedimento  motivato,  il divieto di inizio ovvero di prosecuzione dell'attivita',  salvo  che  l'interessato  non provveda a conformare alla  normativa  vigente  detta  attivita' ed i suoi effetti entro il termine e secondo le prescrizioni stabiliti dall'amministrazione.(10)    
5.  La  comunicazione di cui al comma 1 deve essere rinnovata ogni cinque  anni  e  comunque  in  caso  di  modifica  sostanziale  delle operazioni di recupero.    
6.   La   procedura  semplificata  di  cui  al  presente  articolo sostituisce, limitatamente alle variazioni qualitative e quantitative delle  emissioni  determinate  dai  rifiuti  individuati  dalle norme tecniche  di cui al comma 1 che gia' fissano i limiti di emissione in relazione  alle  attivita' di recupero degli stessi, l'autorizzazione di   cui   all'articolo   269   in   caso   di  modifica  sostanziale dell'impianto.  
7.  Alle  attivita'  di  cui  al  presente  articolo  si applicano integralmente  le  norme  ordinarie  per il recupero e lo smaltimento qualora  i  rifiuti  non  vengano  destinati  in  modo  effettivo  al recupero.     
8. Fermo restando il rispetto dei limiti di emissione in atmosfera di  cui  all'articolo  214,  comma  4, lettera b), e dei limiti delle altre  emissioni inquinanti stabilite da disposizioni vigenti e fatta salva  l'osservanza degli altri vincoli a tutela dei profili sanitari e  ambientali,  entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della  parte quarta del presente decreto, il Ministro dell'ambiente e della  tutela  del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle  attivita' produttive, determina modalita', condizioni e misure relative   alla  concessione  di  incentivi  finanziari  previsti  da disposizioni  legislative  vigenti  a  favore  dell'utilizzazione dei rifiuti in via prioritaria in operazioni di riciclaggio e di recupero per  ottenere  materie,  sostanze, oggetti, nonche' come combustibile per  produrre  energia  elettrica,  tenuto anche conto del prevalente interesse  pubblico  al recupero energetico nelle centrali elettriche di  rifiuti  urbani sottoposti a preventive operazioni di trattamento finalizzate  alla produzione di combustibile da rifiuti e di quanto previsto  dal  decreto  legislativo  29  dicembre  2003,  n.  387,  e successive  modificazioni, nonche' dalla direttiva 2009/28/CE e dalle relative disposizioni di recepimento .  
8-bis.  Le  operazioni  di messa in riserva dei rifiuti pericolosi individuati  ai  sensi  del  presente  articolo  sono sottoposte alle procedure  semplificate  di comunicazione di inizio di attivita' solo se  effettuate  presso  l'impianto  dove  avvengono  le operazioni di riciclaggio  e di recupero previste ai punti da R1 a R9 dell'Allegato C alla parte quarta del presente decreto.    
8-ter.  Fatto salvo quanto previsto dal comma 8, le norme tecniche di   cui   ai   commi  1,  2  e  3  stabiliscono  le  caratteristiche impiantistiche  dei  centri  di  messa  in  riserva  di  rifiuti  non pericolosi  non  localizzati presso gli impianti dove sono effettuate le operazioni di riciclaggio e di recupero individuate ai punti da R1 a  R9 dell'Allegato C alla parte quarta del presente decreto, nonche' le  modalita'  di  stoccaggio  e  i  termini  massimi entro i quali i rifiuti devono essere avviati alle predette operazioni.  

8-quater. Le attivita' di trattamento disciplinate dai regolamenti di cui all'articolo 6, paragrafo 2, della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, che fissano i criteri che determinano quando specifici tipi di rifiuti cessano di essere considerati rifiuti, sono sottoposte alle procedure semplificate disciplinate dall'articolo 214 del presente decreto e dal presente articolo a condizione che siano rispettati tutti i requisiti, i criteri e le prescrizioni soggettive e oggettive previsti dai predetti regolamenti, con particolare riferimento:
 a) alla qualita' e alle caratteristiche dei rifiuti da trattare;
 b) alle condizioni specifiche che devono essere rispettate nello svolgimento delle attivita';
 c) alle prescrizioni necessarie per assicurare che i rifiuti siano trattati senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente, con specifico riferimento agli obblighi minimi di monitoraggio;
 d) alla destinazione dei rifiuti che cessano di essere considerati rifiuti agli utilizzi individuati.(1)
8-quinquies. L'operazione di recupero puo' consistere nel mero controllo sui materiali di rifiuto per verificare se soddisfino i criteri elaborati affinche' gli stessi cessino di essere considerati rifiuti nel rispetto delle condizioni previste. Questa e' sottoposta, al pari delle altre, alle procedure semplificate disciplinate dall'articolo 214 del presente decreto e dal presente articolo a condizione che siano rispettati tutti i requisiti, i criteri e le prescrizioni soggettive e oggettive previsti dai predetti regolamenti con particolare riferimento:
 a) alla qualita' e alle caratteristiche dei rifiuti da trattare;
 b) alle condizioni specifiche che devono essere rispettate nello svolgimento delle attivita';
 c) alle prescrizioni necessarie per assicurare che i rifiuti siano trattati senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente, con specifico riferimento agli obblighi minimi di monitoraggio;
 d) alla destinazione dei rifiuti che cessano di essere considerati rifiuti agli utilizzi individuati.(1)
8-sexies. Gli enti e le imprese che effettuano, ai sensi delle disposizioni del decreto del Ministro dell'ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel supplemento ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998, dei regolamenti di cui ai decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 12 giugno 2002, n. 161, e 17 novembre 2005, n. 269, e dell'articolo 9-bis del decreto-legge 6 novembre 2008, n. 172, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 2008, n. 210, operazioni di recupero di materia prima secondaria da specifiche tipologie di rifiuti alle quali sono applicabili i regolamenti di cui al comma 8-quater del presente articolo, adeguano le proprie attivita' alle disposizioni di cui al medesimo comma 8-quater o all'articolo 208 del presente decreto, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore dei predetti regolamenti di cui al comma 8-quater. Fino alla scadenza di tale termine e' autorizzata la continuazione dell'attivita' in essere nel rispetto delle citate disposizioni del decreto del Ministro dell'ambiente 5 febbraio 1998, dei regolamenti di cui ai decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio n. 161 del 2002 e n. 269 del 2005 e dell'articolo 9-bis del decreto-legge n. 172 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 210 del 2008. Restano in ogni caso ferme le quantita' massime stabilite dalle norme di cui al secondo periodo.(1)
8-septies. Al fine di un uso piu' efficiente delle risorse e di un'economia circolare che promuova ambiente e occupazione, i rifiuti individuati nella lista verde di cui al regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006, possono essere utilizzati negli impianti industriali autorizzati ai sensi della disciplina dell'autorizzazione integrata ambientale di cui agli articoli 29-sexies e seguenti del presente decreto, nel rispetto del relativo BAT References, previa comunicazione da inoltrare quarantacinque giorni prima dell'avvio dell'attivita' all'autorita' ambientale competente. In tal caso i rifiuti saranno assoggettati al rispetto delle norme riguardanti esclusivamente il trasporto dei rifiuti e il formulario di identificazione.(1)

9. - 15 (Abrogati)

 
(1) Comma aggiunto dall'art. 13 del Decreto-Legge 24 giugno 2014, n. 91, recante "Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico dell'edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonche' per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea", pubblicato in GU n.144 del 24-6-2014, convertito con modificazioni dalla L. 11 agosto 2014, n. 116, pubblicata in G.U. 20/8/2014, n. 192, S.O. n. 72
 
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Giurisprudenza:       



Articolo 216-bis
Oli usati

1. Fatti salvi gli obblighi riguardanti la gestione  dei  rifiuti pericolosi, gli oli usati sono gestiti in base  alla  classificazione attribuita ad essi ai sensi e per gli effetti dell´articolo 184,  nel rispetto delle disposizioni della parte IV del presente decreto e, in particolare, secondo l´ordine di priorita' di cui  all'articolo  179, comma 1.
2. In deroga a quanto previsto dall'articolo 187, comma 1, fatti salvi i requisiti di cui al medesimo articolo 187, comma 2, lettere a), b) e c), il deposito temporaneo e le fasi successive della gestione degli oli usati sono realizzati, anche miscelando gli stessi, in modo da tenere costantemente separati, per quanto tecnicamente possibile, gli oli usati da destinare, secondo l'ordine di priorita' di cui all'articolo 179, comma 1, a processi di trattamento diversi fra loro. E' fatto comunque divieto di miscelare gli oli usati con altri tipi di rifiuti o di sostanze.
3. Gli oli usati devono essere gestiti:
 a) in  via  prioritaria,   tramite   rigenerazione  tesa   alla produzione di basi lubrificanti;
 b) in via sussidiaria e, comunque, nel rispetto dell´ordine  di priorita' di cui all'articolo 179, comma 1, qualora la  rigenerazione sia  tecnicamente  non  fattibile  ed  economicamente  impraticabile, tramite combustione, nel rispetto delle disposizioni di cui al titolo III-bis della parte II del presente decreto e al decreto  legislativo 11 maggio 2005, n. 133;
 c) in via residuale, qualora le  modalita'  di  trattamento  di cui  alle  precedenti  lettere   a)  e   b)  non  siano  tecnicamente praticabili  a  causa della composizione  degli  oli  usati,  tramite operazioni  di smaltimento di  cui  all'Allegato  B  della  parte  IV del  presente decreto.
4. Al fine di dare priorita' alla rigenerazione degli oli  usati, le spedizioni transfrontaliere di oli usati dal  territorio  italiano verso impianti di incenerimento e  coincenerimento  collocati  al  di fuori del territorio nazionale, sono  escluse  nella  misura  in  cui ricorrano le condizioni di cui agli articoli 11 e 12 del  regolamento (CE) n. 1013/2006. Si applicano i principi di cui agli articoli 177 e 178, nonche' il principio di prossimita'.
5. Le spedizioni transfrontaliere di  oli  usati  dal  territorio italiano verso impianti di rigenerazione collocati al  di  fuori  del territorio nazionale sono valutate ai sensi del regolamento  (CE)  n. 1013/2006  e,  in  particolare,   dell'articolo   12   del   predetto regolamento.
6. Ai fini di cui al comma 5, il Ministro dell'ambiente  e  della tutela del territorio e del mare puo'  individuare  con  uno  o  piu' decreti gli elementi da valutare secondo le  facolta'  concesse  alle autorita' di spedizione o di transito nell'esercizio delle competenze di cui agli articoli 11 e 12 del regolamento (CE) n. 1013/2006.
7. Con uno o piu' regolamenti del Ministro dell'ambiente e  della tutela del territorio e del mare da adottarsi, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, di concerto  con  il Ministro dello sviluppo economico,  entro  centottanta  giorni  dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono  definite le norme tecniche per la gestione  di  oli  usati  in  conformita'  a quanto disposto dal presente articolo. Nelle more dell'emanazione del decreto di cui al primo periodo, le autorita' competenti possono autorizzare, nel rispetto della normativa comunitaria, le operazioni di rigenerazione degli oli usati anche in deroga all'allegato A, tabella 3, del decreto ministeriale 16 maggio 1996, n. 392, fermi restando i limiti stabiliti dalla predetta tabella in relazione al parametro PCB/PCT.(1)
8. I composti usati fluidi o liquidi solo parzialmente formati di olio minerale o sintetico, compresi i residui oleosi di  cisterna,  i miscugli di acqua e olio, le emulsioni ed altre miscele  oleose  sono soggette alla disciplina sugli oli usati.

(1) Periodo aggiunto dall'art. 24 del D.L. n. 5 del 9/02/2012, recante: "Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo", pubblicato in GU n. 33 del 9-2-2012 - Suppl. Ordinario n.27, convertito in L. 4 aprile 2012, n. 35, pubblicata in GU n. 82 del 6.4.2012  - Suppl. Ordinario n.69
(2) Comma così sostituito dall'art. 14 del Decreto-Legge 24 giugno 2014, n. 91, recante "Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico dell'edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonche' per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea", pubblicato in GU n.144 del 24-6-2014, convertito con modificazioni dalla L. 11 agosto 2014, n. 116, pubblicata in G.U. 20/8/2014, n. 192, S.O. n. 72
 
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Giurisprudenza:
TAR VENETO, 2 aprile 2014

Articolo 216-ter
Comunicazioni alla Commissione europea

1. I piani di gestione ed  i  programmi  di  prevenzione  di  cui all'articolo 199, commi 1  e  3,  lettera  r)  e  le  loro  eventuali revisioni sostanziali, sono comunicati al Ministero  dell'ambiente  e della tutela del  territorio  e  del  mare,  utilizzando  il  formato adottato in sede comunitaria, per  la  successiva  trasmissione  alla Commissione europea.
2. Con cadenza triennale,  il  Ministero  dell'ambiente  e  della tutela del territorio e del mare comunica alla Commissione europea le informazioni sull'applicazione della direttiva  2008/98/CE,  inviando una relazione settoriale in formato  elettronico  sulla  base  di  un questionario o di uno schema inviato dalla Commissione europea stessa sei  mesi  prima  del  periodo  contemplato  dalla  citata  relazione settoriale.
3. La relazione di cui al comma 2, trasmessa la prima volta  alla Commissione europea entro nove  mesi  dalla  fine  del  triennio  che decorre dal 12 dicembre 2010, prevede, tra l'altro,  le  informazioni sulla   gestione   degli   oli   usati,   sui   progressi    compiuti nell'attuazione dei programmi di  prevenzione  dei  rifiuti,  di  cui all'articolo 199, comma  3,  lettera  r),  e  sulla  misure  previste dall'eventuale attuazione del principio della responsabilita'  estesa del produttore, di cui all'articolo 178-bis, comma 1, lettera a).
4.  Gli  obiettivi  di  cui  all'articolo   181   relativi   alla preparazione per il riutilizzo e  al  riciclaggio  di  rifiuti,  sono comunicati alla Commissione  europea  con  i  tempi  e  le  modalita' descritte nei commi 2 e 3.
5. La parte quarta del presente decreto nonche'  i  provvedimenti inerenti la gestione dei rifiuti, sono  comunicati  alla  Commissione europea.  
 

TITOLO II  
GESTIONE DEGLI IMBALLAGGI
 

Art. 217
Ambito di applicazione

1.  Il  presente  titolo disciplina la gestione degli imballaggi e dei  rifiuti  di  imballaggio  sia per prevenirne e ridurne l'impatto sull'ambiente   ed   assicurare   un   elevato   livello   di  tutela dell'ambiente,  sia  per  garantire  il  funzionamento  del  mercato, nonche'  per  evitare  discriminazioni  nei  confronti  dei  prodotti importati,   prevenire   l'insorgere   di   ostacoli  agli  scambi  e distorsioni  della  concorrenza  e  garantire  il  massimo rendimento possibile   degli   imballaggi  e  dei  rifiuti  di  imballaggio,  in conformita'  alla  direttiva  94/62/CE  del  Parlamento europeo e del Consiglio  del  20  dicembre  1994, come integrata e modificata dalla direttiva  2004/12/CE  del Parlamento europeo e del Consiglio, di cui la   parte   quarta  del  presente  decreto  costituisce  recepimento nell'ordinamento  interno. I sistemi di gestione devono essere aperti alla partecipazione degli operatori economici interessati.    
2.  La  disciplina di cui al comma 1 riguarda la gestione di tutti gli  imballaggi immessi sul mercato dell'Unione Europea e di tutti i rifiuti di imballaggio  derivanti  dal  loro  impiego,  utilizzati o prodotti da industrie,  esercizi  commerciali,  uffici,  negozi,  servizi, nuclei domestici, o da qualunque altro soggetto che produce o utilizza imballaggi o rifiuti di imballaggio,  qualunque siano i materiali che li compongono.  Gli  operatori delle rispettive filiere degli imballaggi nel   loro   complesso   garantiscono,   secondo   i  principi  della "responsabilita'   condivisa",   che   l'impatto   ambientale   degli imballaggi  e  dei  rifiuti  di  imballaggio  sia  ridotto  al minimo possibile per tutto il ciclo di vita.  (1) 
3.  Restano fermi i vigenti requisiti in materia di qualita' degli imballaggi,  come  quelli  relativi  alla  sicurezza, alla protezione della  salute e all'igiene dei prodotti imballati, nonche' le vigenti disposizioni in materia di trasporto e sui rifiuti pericolosi.
3-bis. In attuazione dell'articolo 18 della direttiva 94/62/CE e fatte salve le ipotesi di deroga a tale disposizione  previste  dalla medesima direttiva o da altre disposizioni dell'ordinamento  europeo, e' garantita l'immissione  sul  mercato  nazionale  degli  imballaggi conformi  alle  previsioni  del  presente  titolo  e  ad  ogni  altra disposizione normativa adottata nel rispetto di quanto previsto dalla direttiva 94/62/CE (2)
 
 
(1) Comma così modificato dall'art. 23 della Legge 29 luglio 2015, n. 115, recante: "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2014", pubblicata in GU n.178 del 3-8-2015
(2) Comma aggiunto dall'art. 23 della Legge 29 luglio 2015, n. 115, recante: "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2014", pubblicata in GU n.178 del 3-8-2015
 
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Giurisprudenza:
TAR LAZIO, Roma 10 ottobre 2014
TAR LAZIO, Roma – 2 febbraio 2012


Art. 218
Definizioni

1. Ai fini dell'applicazione del presente titolo si intende per:
a)  imballaggio:  il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti  finiti, a proteggerle, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all'utilizzatore, ad assicurare  la  loro  presentazione,  nonche'  gli articoli a perdere usati allo stesso scopo;
b) imballaggio per la vendita o imballaggio primario: imballaggio concepito  in  modo da costituire, nel punto di vendita, un'unita' di vendita per l'utente finale o per il consumatore;
c)  imballaggio  multiplo  o  imballaggio secondario: imballaggio concepito   in   modo   da  costituire,  nel  punto  di  vendita,  il raggruppamento   di   un   certo   numero   di   unita'  di  vendita, indipendentemente  dal  fatto  che  sia  venduto come tale all'utente finale  o  al  consumatore,  o  che  serva  soltanto  a facilitare il rifornimento  degli  scaffali  nel punto di vendita. Esso puo' essere rimosso dal prodotto senza alterarne le caratteristiche;
d)   imballaggio   per  il  trasporto  o  imballaggio  terziario: imballaggio  concepito  in  modo da facilitare la manipolazione ed il trasporto  di  merci,  dalle  materie prime ai prodotti finiti, di un certo  numero  di unita' di vendita oppure di imballaggi multipli per evitare  la  loro  manipolazione  ed  i  danni connessi al trasporto, esclusi i container per i trasporti stradali, ferroviari marittimi ed aerei;
e)   imballaggio  riutilizzabile:  imballaggio  o  componente  di imballaggio  che  e'  stato concepito e progettato per sopportare nel corso  del  suo  ciclo di vita un numero minimo di viaggi o rotazioni all'interno di un circuito di riutilizzo;
f)  rifiuto  di  imballaggio:  ogni  imballaggio  o  materiale di imballaggio,   rientrante   nella   definizione  di  rifiuto  di  cui all'articolo  183,  comma  1,  lettera  a),  esclusi  i residui della produzione;
g)  gestione dei rifiuti di imballaggio: le attivita' di gestione di cui all'articolo 183, comma 1, lettera d);
h)  prevenzione: riduzione, in particolare attraverso lo sviluppo di  prodotti  e di tecnologie non inquinanti, della quantita' e della nocivita'   per   l'ambiente  sia  delle  materie  e  delle  sostanze utilizzate  negli  imballaggi e nei rifiuti di imballaggio, sia degli imballaggi  e  rifiuti  di  imballaggio  nella  fase  del processo di produzione,   nonche'  in  quella  della  commercializzazione,  della distribuzione, dell'utilizzazione e della gestione post-consumo;
i)  riutilizzo:  qualsiasi  operazione  nella quale l'imballaggio concepito  e  progettato  per poter compiere, durante il suo ciclo di vita,  un  numero  minimo  di  spostamenti o rotazioni e' riempito di nuovo  o  reimpiegato  per  un  uso identico a quello per il quale e' stato  concepito,  con  o  senza  il  supporto  di prodotti ausiliari presenti  sul  mercato che consentano il riempimento dell'imballaggio stesso;  tale imballaggio riutilizzato diventa rifiuto di imballaggio quando cessa di essere reimpiegato;
l)  riciclaggio:  ritrattamento  in un processo di produzione dei rifiuti  di  imballaggio  per la loro funzione originaria o per altri fini, incluso il riciclaggio organico e ad esclusione del recupero di energia;
m) recupero dei rifiuti generati da imballaggi: le operazioni che utilizzano   rifiuti   di  imballaggio  per  generare  materie  prime secondarie,   prodotti   o   combustibili,   attraverso   trattamenti meccanici,  termici,  chimici  o biologici, inclusa la cernita, e, in particolare, le operazioni previste nell'Allegato C alla parte quarta del presente decreto;
n) recupero di energia: l'utilizzazione di rifiuti di imballaggio combustibili    quale    mezzo    per   produrre   energia   mediante termovalorizzazione  con  o  senza  altri  rifiuti ma con recupero di calore;
o) riciclaggio organico: il trattamento aerobico (compostaggio) o anaerobico   (biometanazione),   ad   opera  di  microrganismi  e  in condizioni  controllate,  delle  parti  biodegradabili dei rifiuti di imballaggio,  con  produzione  di residui organici stabilizzanti o di metano, ad esclusione dell'interramento in discarica,  che  non puo' essere considerato una forma di riciclaggio organico; (1)
p)   smaltimento:   ogni   operazione   finalizzata  a  sottrarre definitivamente  un  imballaggio  o  un  rifiuto  di  imballaggio dal circuito  economico  e/o di raccolta e, in particolare, le operazioni previste nell'Allegato B alla parte quarta del presente decreto;
q)   operatori  economici:  i  produttori,  gli  utilizzatori,  i recuperatori,   i   riciclatori,  gli  utenti  finali,  le  pubbliche amministrazioni e i gestori;
r)  produttori:  i  fornitori  di  materiali  di  imballaggio,  i fabbricanti,  i trasformatori e gli importatori di imballaggi vuoti e di materiali di imballaggio;
s)  utilizzatori:  i commercianti, i distributori, gli addetti al riempimento, gli utenti di imballaggi e gli importatori di imballaggi pieni;
t) pubbliche amministrazioni e gestori: i soggetti e gli enti che provvedono  alla organizzazione, controllo e gestione del servizio di raccolta,  trasporto,  recupero e smaltimento di rifiuti urbani nelle forme   di  cui  alla  parte  quarta  del  presente  decreto  o  loro concessionari;
u)  utente  finale:  il  soggetto  che  nell'esercizio  della sua attivita'  professionale  acquista, come beni strumentali, articoli o merci imballate;
v)  consumatore:  il  soggetto  che  fuori  dall'esercizio di una attivita'   professionale   acquista   o   importa  per  proprio  uso imballaggi, articoli o merci imballate;
z)  accordo  volontario:  accordo  formalmente  concluso  tra  le pubbliche   amministrazioni   competenti   e   i   settori  economici interessati,  aperto a tutti i soggetti , che disciplina i mezzi, gli strumenti e le azioni per raggiungere gli obiettivi di cui all'articolo 220; (1)
aa)  filiera: organizzazione economica e produttiva che svolge la propria  attivita',  dall'inizio del ciclo di lavorazione al prodotto finito di imballaggio, nonche' svolge attivita' di recupero e riciclo a fine vita dell'imballaggio stesso;
bb)  ritiro:  l'operazione  di ripresa dei rifiuti di imballaggio primari  o  comunque  conferiti  al  servizio  pubblico,  nonche' dei rifiuti  speciali  assimilati, gestita dagli operatori dei servizi di igiene urbana o simili;
cc)  ripresa: l'operazione di restituzione degli imballaggi usati secondari  e  terziari  dall'utilizzatore o utente finale, escluso il consumatore,  al  fornitore  della merce o distributore e, a ritroso, lungo  la  catena  logistica  di  fornitura  fino al produttore dell' imballaggio stesso;
dd)  imballaggio  usato:  imballaggio secondario o terziario gia' utilizzato e destinato ad essere ritirato o ripreso.   2.  La  definizione  di imballaggio di cui alle lettere da a) ad e) del  comma  1  e'  inoltre basata sui criteri interpretativi indicati nell'articolo  3  della  direttiva  94/62/CEE,  cosi' come modificata dalla  direttiva  2004/12/CE  e  sugli  esempi illustrativi riportati nell'Allegato E alla parte quarta del presente decreto.
 
(1) Lettera così modificata dall'art. 23 della Legge 29 luglio 2015, n. 115, recante: "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2014", pubblicata in GU n.178 del 3-8-2015


Art. 219
Criteri informatori dell'attivita' di gestione  dei rifiuti di imballaggio

1.  L'attivita'  di  gestione  degli  imballaggi  e dei rifiuti di imballaggio si informa ai seguenti principi generali:
a) incentivazione e promozione della prevenzione alla fonte della quantita'  e della pericolosita' nella fabbricazione degli imballaggi e  dei  rifiuti  di  imballaggio,  soprattutto attraverso iniziative, anche  di  natura  economica  in  conformita' ai principi del diritto comunitario, volte a promuovere lo sviluppo di tecnologie pulite ed a ridurre  a  monte  la  produzione e l'utilizzazione degli imballaggi, nonche'  a  favorire la produzione di imballaggi riutilizzabili ed il loro concreto riutilizzo;
b)  incentivazione  del  riciclaggio  e  del  recupero di materia prima,   sviluppo   della   raccolta   differenziata  di  rifiuti  di imballaggio  e promozione di opportunita' di mercato per incoraggiare l'utilizzazione  dei  materiali  ottenuti  da  imballaggi riciclati e recuperati;
c) riduzione del flusso dei rifiuti di imballaggio destinati allo smaltimento finale attraverso le altre forme di recupero;
d) applicazione di misure di prevenzione consistenti in programmi nazionali  o  azioni analoghe da adottarsi previa consultazione degli operatori economici interessati.    
2.  Al  fine di assicurare la responsabilizzazione degli operatori economici  conformemente  al  principio "chi inquina paga" nonche' la cooperazione  degli  stessi secondo i principi della "responsabilita' condivisa",  l'attivita'  di  gestione  dei rifiuti di imballaggio si ispira, inoltre, ai seguenti principi:
a)  individuazione degli obblighi di ciascun operatore economico, garantendo   che   il   costo  della  raccolta  differenziata,  della valorizzazione  e  dell'eliminazione  dei  rifiuti di imballaggio sia sostenuto  dai  produttori  e  dagli utilizzatori in proporzione alle quantita'  di  imballaggi  immessi  sul  mercato  nazionale  e che la pubblica amministrazione organizzi la raccolta differenziata;
b)  promozione di forme di cooperazione tra i soggetti pubblici e privati;
c) informazione agli utenti degli imballaggi ed in particolare ai consumatori secondo le disposizioni del decreto legislativo 19 agosto 2005,  n.  195,  di attuazione della direttiva 2003/4/CE sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale;
d) incentivazione della restituzione degli imballaggi usati e del conferimento  dei rifiuti di imballaggio in raccolta differenziata da parte del consumatore.    
3.  Le  informazioni di cui alla lettera c) del comma 2 riguardano in particolare:
a)   i  sistemi  di  restituzione,  di  raccolta  e  di  recupero disponibili;
b)  il  ruolo  degli  utenti  di imballaggi e dei consumatori nel processo  di  riutilizzazione,  di  recupero  e  di riciclaggio degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio;
c)  il  significato  dei marchi apposti sugli imballaggi quali si presentano sul mercato;
d)  gli  elementi significativi dei programmi di gestione per gli imballaggi  ed  i  rifiuti  di  imballaggio, di cui all'articolo 225, comma  1,  e  gli  elementi significativi delle specifiche previsioni contenute nei piani regionali ai sensi dell'articolo 225, comma 6.
4.  In  conformita' alle determinazioni assunte dalla Commissione dell'Unione europea, con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela  del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle attivita' produttive, sono adottate le misure tecniche necessarie per l'applicazione   delle   disposizioni   del   presente   titolo,  con particolare  riferimento agli imballaggi pericolosi, anche domestici, nonche' agli imballaggi primari di apparecchiature mediche e prodotti farmaceutici,  ai  piccoli  imballaggi  ed  agli imballaggi di lusso. Qualora  siano  coinvolti  aspetti  sanitari,  il predetto decreto e' adottato di concerto con il Ministro della salute.    
5.  Tutti  gli imballaggi devono essere opportunamente etichettati secondo   le   modalita'   stabilite   con   decreto  del  Ministro dell'ambiente  e della tutela del territorio e del mare di concerto con  il  Ministro  delle  attivita'  produttive  in  conformita' alle determinazioni  adottate  dalla  Commissione dell'Unione europea, per facilitare  la raccolta, il riutilizzo, il recupero ed il riciclaggio degli  imballaggi,  nonche'  per  dare  una  corretta informazione ai consumatori  sulle  destinazioni finali degli imballaggi. Il predetto decreto  dovra'  altresi'  prescrivere l'obbligo di indicare, ai fini della  identificazione  e  classificazione  dell'imballaggio da parte dell'industria  interessata,  la  natura dei materiali di imballaggio utilizzati, sulla base della decisione 97/129/CE della Commissione.

 

Art. 219-bis
Sistema di restituzione di specifiche tipologie di imballaggi destinati all'uso alimentare (1)

1. Al fine di prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio e di favorire il riutilizzo degli imballaggi usati, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione e' introdotto, in via sperimentale e su base volontaria del singolo esercente, il sistema del vuoto a rendere su cauzione per gli imballaggi contenenti birra o acqua minerale serviti al pubblico da alberghi e residenze di villeggiatura, ristoranti, bar e altri punti di consumo.
2. La sperimentazione di cui al comma 1 ha una durata di dodici mesi.
3. Ai fini del comma 1, al momento dell'acquisto dell'imballaggio pieno l'utente versa una cauzione con diritto di ripetizione della stessa al momento della restituzione dell'imballaggio usato.
4. Con regolamento adottato, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono disciplinate le modalita' della sperimentazione di cui al presente articolo. Con il medesimo regolamento sono determinate le forme di incentivazione e le loro modalita' di applicazione nonche' i valori cauzionali per ogni singola tipologia di imballaggi di cui al presente articolo. Al termine della fase sperimentale si valutera', sulla base degli esiti della sperimentazione stessa e sentite le categorie interessate, se confermare e se estendere il sistema del vuoto a rendere ad altri tipi di prodotto nonche' ad altre tipologie di consumo
.
 
(1) Articolo aggiunto dall'art. 39 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016



Art. 220
Obiettivi di recupero e di riciclaggio    

1.   Per  conformarsi  ai  principi  di  cui  all'articolo  219,  i produttori  e gli utilizzatori devono conseguire gli obiettivi finali di   riciclaggio   e  di  recupero  dei  rifiuti  di  imballaggio  in conformita' alla disciplina comunitaria indicati nell'Allegato E alla parte quarta del presente decreto.   
2. Per garantire il controllo del raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio e di recupero, il Consorzio nazionale degli imballaggi di cui  all'articolo  224 acquisisce da tutti i soggetti che operano nel settore  degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi i dati relativi al riciclaggio e al recupero degli stessi e comunica annualmente alla Sezione  nazionale  del  Catasto  dei rifiuti, utilizzando il modello unico  di  dichiarazione di cui all'articolo 1 della legge 25 gennaio 1994, n. 70, i dati, riferiti all'anno solare precedente, relativi al quantitativo  degli  imballaggi  per  ciascun materiale e per tipo di imballaggio  immesso  sul mercato, nonche', per ciascun materiale, la quantita'  degli imballaggi riutilizzati e dei rifiuti di imballaggio riciclati e recuperati provenienti dal mercato nazionale. Le predette comunicazioni   possono   essere   presentate  dai  soggetti  di  cui all'articolo  221, comma 3, lettere a) e c), per coloro i quali hanno aderito ai sistemi gestionali ivi previsti ed inviate contestualmente al Consorzio nazionale imballaggi. I rifiuti di imballaggio esportati dalla    Comunita'    sono   presi   in   considerazione,   ai   fini dell'adempimento  degli  obblighi e del conseguimento degli obiettivi di cui al comma 1, solo se sussiste idonea documentazione comprovante che  l'operazione  di recupero e/o di riciclaggio e' stata effettuata con  modalita'  equivalenti  a  quelle  previste  al  riguardo  dalla legislazione  comunitaria. L'Autorita' di cui all'articolo 207, entro centoventi  giorni  dalla sua istituzione, redige un elenco dei Paesi extracomunitari  in  cui le operazioni di recupero e/o di riciclaggio sono  considerate  equivalenti  a  quelle  previste al riguardo dalla legislazione  comunitaria, tenendo conto anche di eventuali decisioni e orientamenti dell'Unione europea in materia.   
3. Comma abrogato dal d.lgs. n. 4 del 16 gennaio 2008
4.  Le  pubbliche  amministrazioni  e  i  gestori incoraggiano, ove opportuno,  l'uso  di  materiali  ottenuti  da rifiuti di imballaggio riciclati  per  la  fabbricazione  di  imballaggi  e  altri  prodotti mediante:
a)   il  miglioramento  delle  condizioni  di  mercato  per  tali materiali;
b)  la  revisione  delle norme esistenti che impediscono l'uso di tali materiali.   
5.  Fermo  restando  quanto  stabilito  dall'articolo 224, comma 3, lettera  e),  qualora  gli  obiettivi complessivi di riciclaggio e di recupero dei rifiuti di imballaggio come fissati al comma 1 non siano raggiunti  alla  scadenza  prevista,  con  decreto del Presidente del Consiglio  dei  Ministri,  previa  deliberazione  del  Consiglio  dei Ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio  e  del  mare e del Ministro delle attivita' produttive, alle  diverse  tipologie  di  materiali  di imballaggi sono applicate misure    di    carattere   economico,   proporzionate   al   mancato raggiungimento  di  singoli  obiettivi,  il  cui  introito e' versato all'entrata  del  bilancio  dello  Stato  per  essere riassegnato con decreto  del  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze  ad apposito capitolo  del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e  del  mare .  Dette  somme  saranno  utilizzate  per promuovere la prevenzione,  la raccolta differenziata, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggio.   
6.  Gli  obiettivi  di  cui  al comma 1 sono riferiti ai rifiuti di imballaggio  generati  sul  territorio  nazionale,  nonche' a tutti i sistemi  di  riciclaggio  e  di recupero al netto degli scarti e sono adottati  ed aggiornati in conformita' alla normativa comunitaria con decreto  del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle attivita' produttive.   
7.  Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare   e  il  Ministro  delle  attivita'  produttive notificano alla Commissione  dell'Unione  europea, ai sensi e secondo le modalita' di cui agli articoli 12, 16 e 17 della direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo   e   del  Consiglio  del  20  dicembre  1994,  la  relazione sull'attuazione  delle  disposizioni del presente titolo accompagnata dai dati acquisiti ai sensi del comma 2 e i progetti delle misure che si intendono adottare nell'ambito del titolo medesimo.  
 8.  Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare    e   il   Ministro   delle  attivita'  produttive  forniscono periodicamente  all'Unione  europea  e agli altri Paesi membri i dati sugli  imballaggi  e  sui rifiuti di imballaggio secondo le tabelle e gli  schemi  adottati  dalla  Commissione  dell'Unione europea con la decisione 2005/270/CE del 22 marzo 2005.


Art. 221
Obblighi dei produttori e degli utilizzatori (1)

1. I produttori e gli utilizzatori sono responsabili della corretta ed  efficace  gestione  ambientale  degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio generati dal consumo dei propri prodotti.   
2. Nell'ambito degli obiettivi di cui agli articoli 205 e 220 e del Programma  di  cui all'articolo 225, i produttori e gli utilizzatori, su  richiesta  del  gestore  del  servizio  e secondo quanto previsto dall'accordo di programma di cui all'articolo 224, comma 5, adempiono all'obbligo  del ritiro dei rifiuti di imballaggio primari o comunque conferiti al servizio pubblico della stessa natura e raccolti in modo differenziato.  A  tal fine, per garantire il necessario raccordo con l'attivita'  di  raccolta  differenziata  organizzata dalle pubbliche amministrazioni  e per le altre finalita' indicate nell'articolo 224, i  produttori  e  gli utilizzatori partecipano al Consorzio nazionale imballaggi,  salvo  il  caso in cui venga adottato uno dei sistemi di cui al comma 3, lettere a) e c) del presente articolo.   
3. Per adempiere agli obblighi di riciclaggio e di recupero nonche' agli  obblighi  della ripresa degli imballaggi usati e della raccolta dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari su superfici private, e   con  riferimento  all'obbligo  del  ritiro,  su  indicazione  del Consorzio  nazionale  imballaggi di cui all'articolo 224, dei rifiuti di  imballaggio conferiti dal servizio pubblico, i produttori possono alternativamente:
a) organizzare autonomamente, anche in forma collettiva, la gestione dei propri rifiuti di imballaggio sull'intero territorio nazionale;(*)
b) aderire ad uno dei consorzi di cui all'articolo 223;
c)  attestare sotto la propria responsabilita' che e' stato messo in  atto  un  sistema di restituzione dei propri imballaggi, mediante idonea documentazione che dimostri l'autosufficienza del sistema, nel rispetto dei criteri e delle modalita' di cui ai commi 5 e 6.   
4.  Ai  fini  di  cui  al  comma  3  gli utilizzatori sono tenuti a consegnare  gli  imballaggi usati secondari e terziari e i rifiuti di imballaggio  secondari e terziari in un luogo di raccolta organizzato dai  produttori e con gli stessi concordato. Gli utilizzatori possono tuttavia  conferire  al  servizio  pubblico  i  suddetti imballaggi e rifiuti  di  imballaggio nei limiti derivanti dai criteri determinati ai  sensi  dell'articolo  195, comma 2, lettera e). Periodo soppresso dal D. Lgs. 16 gennaio 2008, n. 4.   
5.  I  produttori  che non intendono aderire al Consorzio Nazionale Imballaggi   e  a  un  Consorzio  di  cui  all'articolo  223,  devono presentare  all'Osservatorio  nazionale  sui  rifiuti il progetto del sistema  di  cui  al  comma  3,  lettere  a)  o  c)  richiedendone il riconoscimento  sulla  base  di idonea documentazione. Il progetto va presentato  entro  novanta  giorni dall'assunzione della qualifica di produttore  ai  sensi  dell'articolo 218, comma 1, lettera r) o prima del  recesso  da  uno  dei  suddetti Consorzi. Il recesso e', in ogni caso,   efficace   solo   dal   momento   in   cui,   intervenuto  il riconoscimento, l'Osservatorio accerti il funzionamento del sistema e ne  dia  comunicazione  al  Consorzio, permanendo fino a tale momento l'obbligo   di   corrispondere   il   contributo  ambientale  di  cui all'articolo 224, comma 3, lettera h). Per ottenere il riconoscimento i produttori devono dimostrare di aver organizzato il sistema secondo criteri  di  efficienza,  efficacia  ed  economicita', che il sistema sara'  effettivamente  ed  autonomamente  funzionante  e che sara' in grado   di   conseguire,  nell'ambito  delle  attivita'  svolte,  gli obiettivi  di  recupero  e  di riciclaggio di cui all'articolo 220. I produttori devono inoltre garantire che gli utilizzatori e gli utenti finali  degli  imballaggi siano informati sulle modalita' del sistema adottato.  L'Osservatorio,  acquisiti i(*)  necessari  elementi  di valutazione  forniti  dal  Consorzio nazionale imballaggi, si esprime entro novanta giorni dalla richiesta. In caso di mancata risposta nel termine   sopra   indicato,   l'interessato   chiede   al  Ministro dell'ambiente  e  della tutela del territorio e del mare l'adozione dei  relativi  provvedimenti  sostitutivi  da emanarsi nei successivi sessanta   giorni.  L'Osservatorio  sara'  tenuto  a  presentare  una relazione   annuale  di  sintesi  relativa  a  tutte  le  istruttorie esperite.  Sono  fatti  salvi  i riconoscimenti gia' operati ai sensi della previgente normativa.  Alle domande disciplinate dal presente comma si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni relative alle attivita' private sottoposte alla disciplina degli articoli 19 e 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241. A condizione che siano rispettate le condizioni, le norme tecniche e le prescrizioni specifiche adottate ai sensi del presente articolo, le attivita' di cui al comma 3 lettere a) e c) possono essere intraprese decorsi novanta giorni dallo scadere del termine per l'esercizio dei poteri sostitutivi da parte del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare come indicato nella presente norma.(**)
 6.  I  produttori  di  cui  al  comma  5 elaborano e trasmettono al Consorzio  nazionale  imballaggi  di  cui all'articolo 224 un proprio Programma  specifico  di  prevenzione  che  costituisce  la  base per l'elaborazione del programma generale di cui all'articolo 225.   
7.  Entro il 30 settembre di ogni anno i produttori di cui al comma 5  presentano all'Autorita' prevista dall'articolo 207 e al Consorzio nazionale  imballaggi  un  piano  specifico di prevenzione e gestione relativo all'anno solare successivo, che sara' inserito nel programma generale di prevenzione e gestione di cui all'articolo 225.   
8.  Entro il 31 maggio di ogni anno, i produttori di cui al comma 5 sono inoltre tenuti a presentare all'Autorita' prevista dall'articolo 207 ed al Consorzio nazionale imballaggi una relazione sulla gestione relativa  all'anno  solare  precedente,  comprensiva dell'indicazione nominativa  degli  utilizzatori  che, fino al consumo, partecipano al sistema di cui al comma 3, lettere a) o c), del programma specifico e dei  risultati  conseguiti  nel recupero e nel riciclo dei rifiuti di imballaggio;  nella  stessa  relazione  possono  essere evidenziati i problemi  inerenti  il  raggiungimento degli scopi istituzionali e le eventuali proposte di adeguamento della normativa.   
9. Il mancato riconoscimento del sistema ai sensi del comma 5, o la revoca   disposta   dall'Autorita',  previo  avviso  all'interessato, qualora  i  risultati ottenuti siano insufficienti per conseguire gli obiettivi  di  cui  all'articolo  220  ovvero siano stati violati gli obblighi  previsti  dai  commi  6  e  7,  comportano per i produttori l'obbligo  di partecipare ad uno dei consorzi di cui all'articolo 223 e, assieme ai propri utilizzatori di ogni livello fino al consumo, al consorzio  previsto dall'articolo 224. I provvedimenti dell'Autorita' sono  comunicati  ai  produttori interessati e al Consorzio nazionale imballaggi.   L'adesione   obbligatoria   ai   consorzi  disposta  in applicazione  del  presente comma ha effetto retroattivo ai soli fini della corresponsione del contributo ambientale previsto dall'articolo 224,  comma  3,  lettera  h), [in proporzione alla quota percentuale di imballaggi non recuperati o avviati a riciclo, quota che non puo' essere inferiore ai 3 punti percentuali rispetto agli obiettivi di cui all'art. 220](***)  e  dei  relativi interessi di mora. Ai produttori   e  agli  utilizzatori  che,  entro  novanta  giorni  dal ricevimento  della  comunicazione  dell'Autorita',  non provvedano ad aderire  ai consorzi e a versare le so mme a essi dovute si applicano inoltre le sanzioni previste dall'articolo 261.   10. Sono a carico dei produttori e degli utilizzatori:
a) i costi per il ritiro degli imballaggi usati e la raccolta dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari;
b)  il  corrispettivo per i maggiori oneri relativi alla raccolta differenziata  dei  rifiuti  di  imballaggio  conferiti  al  servizio pubblico  per  i  quali  l'Autorita'  d'ambito  richiede al Consorzio nazionale  imballaggi  o  per  esso  ai soggetti di cui al comma 3 di procedere al ritiro;
c) i costi per il riutilizzo degli imballaggi usati;
d)  i  costi  per  il  riciclaggio  e  il recupero dei rifiuti di imballaggio;
e)  i  costi  per  lo  smaltimento  dei  rifiuti  di  imballaggio secondari e terziari.   11.   La   restituzione   di  imballaggi  usati  o  di  rifiuti  di imballaggio,  ivi  compreso  il  conferimento  di rifiuti in raccolta differenziata,   non   deve   comportare   oneri   economici  per  il consumatore.
 
(1) Si riporta di seguito l'art. 29 , c. 2 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016:
"Tutti  i  richiami  all'Osservatorio  nazionale  sui  rifiuti  e all'Autorita' di cui  all'articolo  207  del  decreto  legislativo  3 aprile 2006, n. 152, effettuati dall'articolo 221, commi 5, 7, 8 e 9, dall'articolo 222, comma 2,  dall'articolo  223,  commi  4,  5  e  6, dall'articolo 224, commi 3, lettera m), e 6, dall'articolo 225, commi 3, 4 e 5, dall'articolo 233, comma 9, e dall'articolo 234,  comma  7, del  medesimo  decreto  legislativo  n.  152  del  2006  o  da  altre disposizioni  di   legge   si   intendono   riferiti   al   Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare."
(*) Comma così modificato dall'art. 26 del D.L. n. 1 del 24/01/2012, recante "Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitivita'", pubblicato in GU n. 19 del 24-1-2012  - Suppl. Ordinario n.18, convertito, con modificazioni, dalla Legge 24 marzo 2012, n. 27 , pubblicata in GU n. 71 del 24-3-2012  - Suppl. Ordinario n.53
(**) Periodo aggiunto dall'art. 26 del D.L. n. 1 del 24/01/2012, recante "Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitivita'", pubblicato in GU n. 19 del 24-1-2012  - Suppl. Ordinario n.18, convertito, con modificazioni, dalla Legge 24 marzo 2012, n. 27 , pubblicata in GU n. 71 del 24-3-2012  - Suppl. Ordinario n.53
(***) Periodo aggiunto dall'art. 26 del D.L. n. 1 del 24/01/2012, recante "Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitivita'", pubblicato in GU n. 19 del 24-1-2012  - Suppl. Ordinario n.18, successivamente soppresso a seguito delle modifiche apportare in sede di conversione in legge (Legge 24 marzo 2012, n. 27 , pubblicata in GU n. 71 del 24-3-2012  - Suppl. Ordinario n.53)
 
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Giurisprudenza:


Art. 222 
Raccolta differenziata e obblighi della pubblica amministrazione(1)
1.  La  pubblica amministrazione deve organizzare sistemi adeguati di  raccolta  differenziata  in  modo da permettere al consumatore di conferire al servizio pubblico rifiuti di imballaggio selezionati dai rifiuti  domestici  e  da  altri  tipi  di rifiuti di imballaggio. In particolare:
a)  deve essere garantita la copertura omogenea del territorio in ciascun  ambito  territoriale  ottimale,  tenuto  conto  del contesto geografico;
b)   la   gestione   della  raccolta  differenziata  deve  essere effettuata  secondo criteri che privilegino l'efficacia, l'efficienza e  l'economicita'  del  servizio,  nonche'  il  coordinamento  con la gestione di altri rifiuti.    
2. Nel caso in cui l'Autorita' di cui all'articolo 207 accerti che le pubbliche amministrazioni non abbiano attivato sistemi adeguati di raccolta  differenziata  dei  rifiuti  di  imballaggio,  anche per il raggiungimento  degli  obiettivi  di  cui  all'articolo  205,  ed  in particolare  di  quelli di recupero e riciclaggio di cui all'articolo 220, puo' richiedere al Consorzio nazionale imballaggi di sostituirsi ai  gestori  dei servizi di raccolta differenziata, anche avvalendosi di  soggetti  pubblici  o privati individuati dal Consorzio nazionale imballaggi  medesimo  mediante  procedure trasparenti e selettive, in via  temporanea  e d'urgenza, comunque per un periodo non superiore a ventiquattro  mesi,  sempre  che  cio'  avvenga all'interno di ambiti ottimali   opportunamente   identificati,  per  l'organizzazione  e/o integrazione   del   servizio   ritenuto  insufficiente.  Qualora  il Consorzio  nazionale  imballaggi,  per  raggiungere  gli obiettivi di recupero  e riciclaggio previsti dall'articolo 220, decida di aderire alla  richiesta,  verra'  al  medesimo  corrisposto  il  valore della tariffa  applicata per la raccolta dei rifiuti urbani corrispondente, al  netto  dei  ricavi  conseguiti  dalla vendita dei materiali e del corrispettivo  dovuto  sul  ritiro dei rifiuti di imballaggio e delle frazioni   merceologiche   omogenee.   Ove   il  Consorzio  nazionale imballaggi  non  dichiari  di  accettare  entro quindici giorni dalla richiesta,  l'Autorita',  nei  successivi quindici giorni, individua, mediante procedure trasparenti e selettive, un soggetto di comprovata e  documentata  affidabilita'  e capacita' a cui affidare la raccolta differenziata  e conferire i rifiuti di imballaggio in via temporanea e  d'urgenza,  fino  all'espletamento  delle  procedure  ordinarie di aggiudicazione del servizio e comunque per un periodo non superiore a dodici  mesi,  prorogabili  di  ulteriori  dodici  mesi  in  caso  di impossibilita' oggettiva e documentata di aggiudicazione.(10)    
3.  Le  pubbliche  amministrazioni  incoraggiano,  ove  opportuno, l'utilizzazione  di  materiali  provenienti da rifiuti di imballaggio riciclati per la fabbricazione di imballaggi e altri prodotti.    
4. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare    e   il   Ministro   delle  attivita'  produttive  curano  la pubblicazione  delle  misure e degli obiettivi oggetto delle campagne di informazione di cui all'articolo 224, comma 3, lettera g).    
5. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle attivita' produttive cura la pubblicazione   delle   norme  nazionali  che  recepiscono  le  norme armonizzate  di cui all'articolo 226, comma 3, e ne da' comunicazione alla Commissione dell'Unione europea.
 
(1) Si riporta di seguito l'art. 29 , c. 2 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016:
"Tutti  i  richiami  all'Osservatorio  nazionale  sui  rifiuti  e all'Autorita' di cui  all'articolo  207  del  decreto  legislativo  3 aprile 2006, n. 152, effettuati dall'articolo 221, commi 5, 7, 8 e 9, dall'articolo 222, comma 2,  dall'articolo  223,  commi  4,  5  e  6, dall'articolo 224, commi 3, lettera m), e 6, dall'articolo 225, commi 3, 4 e 5, dall'articolo 233, comma 9, e dall'articolo 234,  comma  7, del  medesimo  decreto  legislativo  n.  152  del  2006  o  da  altre disposizioni  di   legge   si   intendono   riferiti   al   Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare."




Art. 223
Consorzi(1)

1.  I  produttori  che  non provvedono ai sensi dell'articolo 221, comma  3,  lettere  a)  e  c), costituiscono un Consorzio per ciascun materiale di imballaggio di cui all'allegato E della parte quarta del presente  decreto,  operante  su  tutto  il  territorio nazionale. Ai Consorzi possono partecipare i recuperatori, ed i riciclatori che non corrispondono  alla  categoria dei produttori, previo accordo con gli altri consorziati ed unitamente agli stessi.    
2.  I  consorzi  di cui al comma 1 hanno personalita' giuridica di diritto  privato  senza  fine  di  lucro  e sono retti da uno statuto adottato  in  conformita'  ad uno schema tipo, redatto dal Ministro dell'ambiente  e della tutela del territorio e del mare di concerto con  il  Ministro  delle  attivita'  produttive,  da pubblicare nella Gazzetta  Ufficiale entro centottatta giorni dalla data di entrata in vigore  della  parte  quarta  del  presente decreto, conformemente ai principi  del  presente  decreto  e,  in  particolare,  a  quelli  di efficienza,  efficacia, economicita' e trasparenza, nonche' di libera concorrenza  nelle  attivita'  di  settore.  Lo  statuto  adottato da ciascun  consorzio  e'  trasmesso entro quindici giorni al Ministro dell'ambiente  e  della  tutela  del  territorio  e del mare che lo approva nei successivi novanta giorni, con suo provvedimento adottato di  concerto  con  il  Ministro  delle  attivita'  produttive. Ove il Ministro ritenga di non approvare lo statuto trasmesso, per motivi di legittimita' o di merito, lo ritrasmette al consorzio richiedente con le  r elative osservazioni. Entro il 31 dicembre 2008 i Consorzi gia' riconosciuti  dalla  previgente normativa adeguano il proprio statuto in  conformita'  al  nuovo  schema  tipo  e ai principi contenuti nel presente   decreto   ed  in  particolare  a  quelli  di  trasparenza, efficacia,  efficienza ed economicita', nonche' di libera Concorrenza nelle  attivita' di settore, ai sensi dell'articolo 221, comma 2. Nei consigli di amministrazione dei consorzi il numero dei consiglieri di amministrazione  in rappresentanza dei riciclatori e dei recuperatori deve  essere  uguale  a  quello dei consiglieri di amministrazione in rappresentanza  dei  produttori  di  materie prime di imballaggio. Lo statuto  adottato  da  ciascun  Consorzio e' trasmesso entro quindici giorni  al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare,  che  lo  approva  di  concerto  con il Ministro dello sviluppo economico  e  con  il  Ministro  dell'economia e delle finanze, salvo motivate  osservazioni  cui  i  Consorzi sono tenuti ad adeguarsi nei successivi  sessanta  giorni.  Qualora i Consorzi non ottemperino nei termini  prescritti,  le  modifiche  allo  statuto sono apportate con decreto  del  Ministro  dell'ambiente e della tutela del territorio e del  mare,  di  concerto con il Ministro dello sviluppo economico. Il decreto  ministeriale  di  approvazione dello statuto dei consorzi e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.(10)   
3.  I  consorzi  di  cui  al  comma  1 e 2 sono tenuti a garantire l'equilibrio  della  propria gestione finanziaria. A tal fine i mezzi finanziari  per  il  funzionamento dei predetti consorzi derivano dai contributi  dei consorziati e dai versamenti effettuati dal Consorzio nazionale imballaggi ai sensi dell'articolo 224, comma 3, lettera h), secondo  le  modalita'  indicate  dall'articolo  224,  comma  8,  dai proventi  della cessione, nel rispetto dei principi della concorrenza e  della corretta gestione ambientale, degli imballaggi e dei rifiuti di  imballaggio  ripresi,  raccolti  o  ritirati,  nonche'  da  altri eventuali proventi e contributi di consorziati o di terzi.    
4.  Ciascun  Consorzio  mette  a  punto  e  trasmette  al  CONAI e all'Osservatorio   nazionale   sui   rifiuti   un  proprio  programma pluriennale  di prevenzione della produzione di rifiuti d'imballaggio entro il 30 settembre di ogni anno.    
5.  Entro  il  30  settembre  di  ogni  anno  i consorzi di cui al presente articolo presentano all'Autorita' prevista dall'articolo 207 e al Consorzio nazionale imballaggi un piano specifico di prevenzione e  gestione  relativo  all'anno solare successivo, che sara' inserito nel programma generale di prevenzione e gestione. 
6.  Entro il 31 maggio di ogni anno, i consorzi di cui al presente articolo  sono inoltre tenuti a presentare all'Osservatorio nazionale sui  rifiuti ed al Consorzio nazionale imballaggi una relazione sulla gestione  relativa  all'anno precedente, con l'indicazione nominativa dei consorziati, il programma specifico ed i risultati conseguiti nel recupero e nel riciclo dei rifiuti di imballaggio.

(1) Si riporta di seguito l'art. 29 , c. 2 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016:

"Tutti  i  richiami  all'Osservatorio  nazionale  sui  rifiuti  e all'Autorita' di cui  all'articolo  207  del  decreto  legislativo  3 aprile 2006, n. 152, effettuati dall'articolo 221, commi 5, 7, 8 e 9, dall'articolo 222, comma 2,  dall'articolo  223,  commi  4,  5  e  6, dall'articolo 224, commi 3, lettera m), e 6, dall'articolo 225, commi 3, 4 e 5, dall'articolo 233, comma 9, e dall'articolo 234,  comma  7, del  medesimo  decreto  legislativo  n.  152  del  2006  o  da  altre disposizioni  di   legge   si   intendono   riferiti   al   Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare."


 

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Giurisprudenza:

Art. 224
Consorzio nazionale imballaggi(1)

1.  Per  il raggiungimento degli obiettivi globali di recupero e di riciclaggio    e    per   garantire   il   necessario   coordinamento dell'attivita'   di   raccolta  differenziata,  i  produttori  e  gli utilizzatori,  nel  rispetto  di  quanto  previsto dall'articolo 221, comma  2,  partecipano  in  forma  paritaria  al  Consorzio nazionale imballaggi,   in   seguito  denominato  CONAI,  che  ha  personalita' giuridica  di  diritto privato senza fine di lucro ed e' retto da uno statuto  approvato  con  decreto del Ministro dell'ambiente e della utela  del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle attivita' produttive.   
2.  Entro  il 30 giugno 2008, il CONAI adegua il proprio statuto ai principi contenuti nel presente decreto ed in particolare a quelli di trasparenza, efficacia, efficienza ed economicita', nonche' di libera concorrenza  nelle  attivita' di settore, ai sensi dell'articolo 221, comma  2.  Lo  statuto adottato e' trasmesso entro quindici giorni al Ministro  dell'ambiente  e della tutela del territorio e del mare che   lo   approva  di  concerto  con  il  Ministro  delle  attivita' produttive,  salvo  motivate  osservazioni  cui il CONAI e' tenuto ad adeguarsi  nei  successivi  sessanta  giorni.  Qualora  il  CONAI non ottemperi  nei  termini  prescritti,  le  modifiche allo statuto sono apportate con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio  e del mare , di concerto con il Ministro delle attivita' produttive.   
3. Il CONAI svolge le seguenti funzioni:
a)  definisce,  in  accordo  con  le  regioni  e con le pubbliche amministrazioni  interessate,  gli ambiti territoriali in cui rendere operante un sistema integrato che comprenda la raccolta, la selezione e  il  trasporto  dei materiali selezionati a centri di raccolta o di smistamento;
b)  definisce,  con  le pubbliche amministrazioni appartenenti ai singoli  sistemi  integrati  di  cui  alla  lettera a), le condizioni generali  di  ritiro  da parte dei produttori dei rifiuti selezionati provenienti dalla raccolta differenziata;
c)  elabora  ed  aggiorna,  valutati  i  programmi  specifici  di prevenzione  di  cui  agli  articoli 221, comma 6, e 223, comma 4, il Programma  generale per la prevenzione e la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio di cui all'articolo 225;
d)  promuove accordi di programma con gli operatori economici per favorire il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggio e ne garantisce l'attuazione;
e)  assicura  la  necessaria  cooperazione  tra i consorzi di cui all'articolo  223,  i  soggetti  di  cui  all'articolo  221, comma 3, lettere  a) e c) e gli altri operatori economici, anche eventualmente destinando  una  quota  del  contributo ambientale CONAI, di cui alla lettera  h),  ai consorzi che realizzano percentuali di recupero o di riciclo superiori a quelle minime indicate nel Programma generale, al fine  del conseguimento degli obiettivi globali di cui all'Allegato E alla   parte  quarta  del  presente  decreto.  Ai  consorzi  che  non raggiungono  i  singoli obiettivi di recupero e' in ogni caso ridotta la quota del contributo ambientale ad essi riconosciuto dal Conai;
f)   indirizza   e  garantisce  il  necessario  raccordo  tra  le amministrazioni   pubbliche,   i   consorzi  e  gli  altri  operatori economici;
g)  organizza,  in  accordo  con le pubbliche amministrazioni, le campagne  di  informazione ritenute utili ai fini dell'attuazione del Programma generale;
h)   ripartisce   tra   i   produttori   e  gli  utilizzatori  il corrispettivo  per  i  maggiori oneri della raccolta differenziata di cui  all'articolo 221, comma 10, lettera b), nonche' gli oneri per il riciclaggio e per il recupero dei rifiuti di imballaggio conferiti al servizio  di  raccolta  differenziata,  in proporzione alla quantita' totale,  al  peso  ed  alla  tipologia  del  materiale di imballaggio immessi sul mercato nazionale, al netto delle quantita' di imballaggi usati  riutilizzati  nell'anno  precedente  per ciascuna tipologia di materiale.  A tal fine determina e pone a carico dei consorziati, con le   modalita'   individuate   dallo  statuto,  anche  in  base  alle utilizzazioni  e  ai  criteri  di  cui  al  comma  8,  il  contributo denominato contributo ambientale CONAI;
i)  promuove  il  coordinamento  con la gestione di altri rifiuti previsto  dall'articolo  222,  comma 1, lettera b), anche definendone gli ambiti di applicazione;
l)  promuove la conclusione, su base volontaria, di accordi tra i consorzi  di  cui  all'articolo  223 e i soggetti di cui all'articolo 221,  comma 3, lettere a) e c), con soggetti pubblici e privati. Tali accordi   sono  relativi  alla  gestione  ambientale  della  medesima tipologia  di  materiale  oggetto  dell'intervento  dei  consorzi con riguardo  agli  imballaggi,  esclusa in ogni caso l'utilizzazione del contributo ambientale CONAI;
m)  fornisce i dati e le informazioni richieste dall'Autorita' di cui  all'articolo  207  e  assicura  l'osservanza  degli indirizzi da questa tracciati.
n)  acquisisce  da enti pubblici o privati, nazionali o esteri, i dati  relativi  ai flussi degli imballaggi in entrata e in uscita dal territorio nazionale e i dati degli operatori economici coinvolti. Il conferimento  di  tali  dati al CONAI e la raccolta, l'elaborazione e l'utilizzo degli stessi da parte di questo si considerano, ai fini di quanto  previsto  dall'articolo  178, comma 1, di rilevante interesse pubblico  ai sensi dell'articolo 53 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.  
 4.  Per il raggiungimento degli obiettivi pluriennali di recupero e riciclaggio, gli eventuali avanzi di gestione accantonati dal CONAI e dai  consorzi  di  cui  all'articolo 223 nelle riserve costituenti il loro  patrimonio  netto non concorrono alla formazione del reddito, a condizione  che  sia  rispettato  il  divieto di distribuzione, sotto qualsiasi  forma,  ai  consorziati  ed agli aderenti di tali avanzi e riserve,   anche   in  caso  di  scioglimento  dei  predetti  sistemi gestionali, dei consorzi e del CONAI.   
5.  Il  CONAI puo' stipulare un accordo di programma quadro su base nazionale  con  l'Associazione  nazionale Comuni italiani (ANCI), con l'Unione delle province italiane (UPI) o con le Autorita' d'ambito al fine  di  garantire  l'attuazione del principio di corresponsabilita' gestionale  tra produttori, utilizzatori e pubbliche amministrazioni. In particolare, tale accordo stabilisce:
a) l'entita' dei maggiori oneri per la raccolta differenziata dei rifiuti  di  imballaggio,  di cui all'articolo 221, comma 10, lettera b), da versare alle competenti pubbliche amministrazioni, determinati secondo  criteri di efficienza, efficacia, economicita' e trasparenza di  gestione  del servizio medesimo, nonche' sulla base della tariffa di  cui  all'articolo  238,  dalla  data  di  entrata in vigore della stessa;
b)  gli  obblighi  e  le  sanzioni  posti  a  carico  delle parti contraenti;
c)  le  modalita'  di  raccolta  dei  rifiuti  da  imballaggio in relazione alle esigenze delle attivita' di riciclaggio e di recupero.   
6.   L'accordo  di  programma  di  cui  al  comma  5  e'  trasmesso all'Autorita'  di cui all'articolo 207, che puo' richiedere eventuali modifiche ed integrazioni entro i successivi sessanta giorni.   
7.  Ai fini della ripartizione dei costi di cui al comma 3, lettera h),  sono  esclusi  dal calcolo gli imballaggi riutilizzabili immessi sul mercato previa cauzione.   
8.  Il  contributo  ambientale  del  Conai  e'  utilizzato  in  via prioritaria  per  il  ritiro  degli  imballaggi  primari  o  comunque conferiti   al   servizio   pubblico   e,   in  via  accessoria,  per l'organizzazione  dei sistemi di raccolta, recupero e riciclaggio dei rifiuti  di  imballaggio  secondari  e  terziari.  A  tali fini, tale contributo   e'   attribuito   dal  Conai,  sulla  base  di  apposite convenzioni, ai soggetti di cui all'articolo 223, in proporzione alla quantita'  totale,  al  peso  ed  alla  tipologia  del  materiale  di imballaggio  immessi  sul mercato nazionale, al netto delle quantita' di  imballaggi  usati  riutilizzati nell'anno precedente per ciascuna tipologia  di  materiale.  Il  CONAI  provvede  ai  mezzi  finanziari necessari  per  lo  svolgimento delle proprie funzioni con i proventi dell'attivita',  con i contributi dei consorziati e con una quota del contributo  ambientale  CONAI,  determinata nella misura necessaria a far  fronte  alle spese derivanti dall'espletamento, nel rispetto dei criteri  di  contenimento  dei  costi e di efficienza della gestione, delle  funzioni  conferitegli  dal presente titolo. nonche' con altri contributi  e proventi di consorziati e di terzi, compresi quelli dei soggetti  di  cui all'articolo 221, lettere a) e c), per le attivita' svolte in loro favore in adempimento alle prescrizioni di legge.   
9.   L'applicazione   del   contributo   ambientale  CONAI  esclude l'assoggettamento  del  medesimo  bene  e  delle materie prime che lo costituiscono  ad  altri contributi con finalita' ambientali previsti dalla  parte  quarta  del  presente  decreto  o comunque istituiti in applicazione del presente decreto.   
10. Al Consiglio di amministrazione del CONAI partecipa con diritto di  voto  un  rappresentante  dei consumatori indicato dal Ministro dell'ambiente  e  della  tutela  del  territorio  e  del mare e dal Ministro delle attivita' produttive.   
11. Comma soppresso dal d.lgs. n. 4 del 16 gennaio 2008
12.  In  caso  di  mancata  stipula dell'accordo di cui al comma 5, entro  novanta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto, il Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del  territorio e del mare invita  le parti a trovare un'intesa entro sessanta giorni, decorsi i quali  senza  esito  positivo,  provvede  direttamente,  d'intesa con Ministro dello sviluppo economico, a definire il corrispettivo di cui alla  lettera  a)  del  comma  5.  L'accordo  di  cui  al  comma 5 e' sottoscritto,  per  le  specifiche  condizioni tecniche ed economiche relative  al  ritiro  dei rifiuti di ciascun materiale d'imballaggio, anche  dal  competente Consorzio di cui all'articolo 223. Nel caso in cui  uno  di  questi Consorzi non lo sottoscriva e/o non raggiunga le intese  necessarie  con  gli  enti  locali  per il ritiro dei rifiuti d'imballaggio,  il Conai subentra nella conclusione delle convenzioni locali  al  fine  di  assicurare il raggiungimento degli obiettivi di recupero e di riciclaggio previsti dall'articolo 220.   
13.  Nel  caso  siano  superati, a livello nazionale, gli obiettivi finali  di  riciclaggio  e  di  recupero  dei  rifiuti di imballaggio indicati  nel  programma  generale  di  prevenzione  e gestione degli imballaggi  di  cui  all'articolo  225,  il CONAI adotta, nell'ambito delle   proprie  disponibilita'  finanziarie,  forme  particolari  di incentivo  per  il  ritiro  dei  rifiuti  di  imballaggi  nelle  aree geografiche  che  non  abbiano  ancora  raggiunto  gli  obiettivi  di raccolta  differenziata  di  cui  all'articolo  205, comma 1, entro i limiti  massimi  di  riciclaggio  previsti dall'Allegato E alla parte quarta del presente decreto.
 
(1) Si riporta di seguito l'art. 29 , c. 2 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016:
"Tutti  i  richiami  all'Osservatorio  nazionale  sui  rifiuti  e all'Autorita' di cui  all'articolo  207  del  decreto  legislativo  3 aprile 2006, n. 152, effettuati dall'articolo 221, commi 5, 7, 8 e 9, dall'articolo 222, comma 2,  dall'articolo  223,  commi  4,  5  e  6, dall'articolo 224, commi 3, lettera m), e 6, dall'articolo 225, commi 3, 4 e 5, dall'articolo 233, comma 9, e dall'articolo 234,  comma  7, del  medesimo  decreto  legislativo  n.  152  del  2006  o  da  altre disposizioni  di   legge   si   intendono   riferiti   al   Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare."

 
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Giurisprudenza:


Art. 225
Programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio(1)

1.  Sulla  base dei programmi specifici di prevenzione di cui agli articoli  221,  comma 6, e 223, comma 4, il CONAI elabora annualmente un Programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei  rifiuti  di  imballaggio  che  individua,  con  riferimento alle singole   tipologie  di  materiale  di  imballaggio,  le  misure  per conseguire i seguenti obiettivi:
a) prevenzione della formazione dei rifiuti di imballaggio;
b)  accrescimento della proporzione della quantita' di rifiuti di imballaggio  riciclabili  rispetto  alla  quantita' di imballaggi non riciclabili;
c)  accrescimento della proporzione della quantita' di rifiuti di imballaggio  riutilizzabili rispetto alla quantita' di imballaggi non riutilizzabili;
d)  miglioramento  delle  caratteristiche  dell'imballaggio  allo scopo  di  permettere ad esso di sopportare piu' tragitti o rotazioni nelle condizioni di utilizzo normalmente prevedibili;
e) realizzazione degli obiettivi di recupero e riciclaggio.    
2. Il Programma generale di prevenzione determina, inoltre:
a)  la  percentuale  in  peso di ciascuna tipologia di rifiuti di imballaggio  da  recuperare ogni cinque anni e, nell'ambito di questo obiettivo  globale,  sulla base della stessa scadenza, la percentuale in  peso  da  riciclare  delle  singole  tipologie  di  materiali  di imballaggio, con un minimo percentuale in peso per ciascun materiale;
b)  gli  obiettivi  intermedi  di recupero e riciclaggio rispetto agli obiettivi di cui alla lettera a).    
3.   Entro  il  30  novembre  di  ogni  anno  il  CONAI  trasmette all'Osservatorio   nazionale   sui  rifiuti  un  piano  specifico  di prevenzione e gestione relativo all'anno solare successivo, che sara' inserito nel programma generale di prevenzione e gestione.    
4.  La  relazione  generale  consuntiva  relativa  all'anno solare precedente   e'   trasmessa   per  il  parere  all'Autorita'  di  cui all'articolo  207,  entro  il 30 giugno di ogni anno. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del  Ministro  delle attivita' produttive, d'intesa con la Conferenza permanente  per  i  rapporti  tra  lo Stato, le regioni e le province autonome   di   Trento  e  di  Bolzano  e  l'ANCI  si  provvede  alla approvazione  ed  alle  eventuali  modificazioni  e  integrazioni del Programma  generale  di  prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio.    
5.  Nel  caso in cui il Programma generale non sia predisposto, lo stesso   e'  elaborato  in  via  sostitutiva  dall'Autorita'  di  cui all'articolo 207. In tal caso gli obiettivi di recupero e riciclaggio sono  quelli  massimi  previsti dall'allegato E alla parte quarta del presente decreto.(10)   
 6.  I  piani  regionali di cui all'articolo 199 sono integrati con specifiche  previsioni per la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sulla base del programma di cui al presente articolo.
 
(1) Si riporta di seguito l'art. 29 , c. 2 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016:
"Tutti  i  richiami  all'Osservatorio  nazionale  sui  rifiuti  e all'Autorita' di cui  all'articolo  207  del  decreto  legislativo  3 aprile 2006, n. 152, effettuati dall'articolo 221, commi 5, 7, 8 e 9, dall'articolo 222, comma 2,  dall'articolo  223,  commi  4,  5  e  6, dall'articolo 224, commi 3, lettera m), e 6, dall'articolo 225, commi 3, 4 e 5, dall'articolo 233, comma 9, e dall'articolo 234,  comma  7, del  medesimo  decreto  legislativo  n.  152  del  2006  o  da  altre disposizioni  di   legge   si   intendono   riferiti   al   Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare."




Art. 226
Divieti

1.  E'  vietato lo smaltimento in discarica degli imballaggi e dei contenitori  recuperati,  ad  eccezione  degli scarti derivanti dalle operazioni   di   selezione,   riciclo  e  recupero  dei  rifiuti  di imballaggio.    
2.  Fermo  restando quanto previsto dall'articolo 221, comma 4, e' vietato immettere nel normale circuito di raccolta dei rifiuti urbani imballaggi   terziari   di  qualsiasi  natura.  Eventuali  imballaggi secondari   non   restituiti  all'utilizzatore  dal  commerciante  al dettaglio  possono  essere  conferiti  al  servizio  pubblico solo in raccolta  differenziata,  ove la stessa sia stata attivata nei limiti previsti dall'articolo 221, comma 4.    
3.  Possono essere commercializzati solo imballaggi rispondenti a tutti i requisiti essenziali stabiliti dalla direttiva 94/62/CEE e riportati nell'allegato F alla parte quarta del presente decreto. Tali requisiti si presumono soddisfatti quando gli imballaggi siano conformi alle pertinenti norme armonizzate i cui numeri di riferimento sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea o alle norme nazionali che abbiano recepito tali norme armonizzate e, in mancanza di queste, agli standard europei fissati dal Comitato europeo di normalizzazione In mancanza delle norme armonizzate, i requisiti essenziali stabiliti nella direttiva 94/62/CE nonche' quelli di cui all'allegato F alla parte quarta del presente decreto si presumono soddisfatti quando gli imballaggi sono conformi alle pertinenti norme nazionali, adottate ai sensi del paragrafo 3 dell'articolo 9 della direttiva 94/62/CE. Con  decreto  del  Ministro  dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare , di concerto con il Ministro delle attivita'  produttive  sono  aggiornati  i  predetti standard, tenuto conto  della  comunicazione  della  Commissione europea 2005/C44/13. Sino all'emanazione del predetto decreto si applica l'Allegato F alla parte quarta del presente decreto.   (1)
 4.  E'  vietato  immettere  sul mercato imballaggi o componenti di imballaggio,  ad eccezione degli imballaggi interamente costituiti di cristallo,  con livelli totali di concentrazione di piombo, mercurio, cadmio  e cromo esavalente superiore a 100 parti per milione (ppm) in peso. Per gli imballaggi in vetro si applica la decisione 2001/171/CE del  19  febbraio 2001 e per gli imballaggi in plastica si applica la decisione 1999/177/CE del 8 febbraio 1999.    
5.  Con  decreto  del  Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio  e del mare , di concerto con il Ministro delle attivita' produttive   sono   determinate,   in   conformita'   alle  decisioni dell'Unione europea:
a) le condizioni alle quali i livelli di concentrazione di cui al comma  4  non  si  applicano  ai materiali riciclati e ai circuiti di produzione localizzati in una catena chiusa e controllata;
b)  le tipologie di imballaggio esonerate dal requisito di cui al comma 4.  


(1) Comma così modificato dall'art. 23 della Legge 29 luglio 2015, n. 115, recante: "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2014", pubblicata in GU n.178 del 3-8-2015



TITOLO III  
GESTIONE DI PARTICOLARI CATEGORIE DI RIFIUTI


 Art. 227
Rifiuti elettrici ed elettronici, rifiuti di pile e accumulatori, rifiuti sanitari, veicoli fuori uso e prodotti contenenti amianto(1)

1. Restano ferme le disposizioni speciali, nazionali e comunitarie relative  alle  altre  tipologie di rifiuti, ed in particolare quelle riguardanti:
a)   rifiuti  elettrici  ed  elettronici:  direttiva  2000/53/CE, direttiva  2002/95/CE  e  direttiva  2003/108/CE  e  relativo decreto legislativo  di attuazione 25 luglio 2005, n. 151. Relativamente alla data  di  entrata  in  vigore  delle  singole disposizioni del citato provvedimento,   nelle   more   dell'entrata   in   vigore   di  tali disposizioni,   continua   ad   applicarsi   la   disciplina  di  cui all'articolo 44 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22.
b)  rifiuti  sanitari: decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 2003, n. 254;
c)  veicoli fuori uso: direttiva 2000/53/CE e decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, ferma restando la ripartizione degli oneri, a carico  degli  operatori  economici,  per il ritiro e trattamento dei veicoli  fuori  uso in conformita' a quanto previsto dall'articolo 5, comma 4, della citata direttiva 2000/53/CE;
d)  recupero  dei rifiuti dei beni e prodotti contenenti amianto: decreto ministeriale 29 luglio 2004, n. 248.
d-bis) rifiuti di pile  e  accumulatori:  direttiva  2006/66/CE  e relativo decreto legislativo di attuazione 20 novembre 2008, n. 188(2)
 
(1) Rubrica così modificata dall'art. 43 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
(2) Lettera aggiunta dall'art. 43 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016
 
 
 
Art. 228
Pneumatici fuori uso

1.  Fermo  restando  il  disposto di cui al decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, nonche' il disposto di cui agli articoli 179 e 180  del  presente  decreto, al fine di garantire il perseguimento di finalita'   di   tutela   ambientale  secondo  le  migliori  tecniche disponibili,   ottimizzando,  anche  tramite  attivita'  di  ricerca, sviluppo  e  formazione, il recupero dei pneumatici fuori uso e per ridurne  la  formazione  anche  attraverso  la ricostruzione e' fatto obbligo  ai  produttori  e  importatori  di pneumatici di provvedere, singolarmente o in forma associata e con periodicita' almeno annuale, alla  gestione  di quantitativi di pneumatici fuori uso pari a quelli dai  medesimi  immessi  sul  mercato  e  destinati  alla  vendita sul territorio  nazionale  , provvedendo anche ad attivita' di ricerca, sviluppo  e  formazione  finalizzata  ad  ottimizzare la gestione dei pneumatici fuori uso nel rispetto dell'articolo 177, comma 1.    
2.  Con  decreto  del  Ministro  dell'ambiente  e della tutela del territorio  e  del  mare, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti  tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di  Bolzano,  da emanarsi nel termine di giorni centoventi dalla data di  entrata  in  vigore della parte quarta del presente decreto, sono disciplinati  i tempi e le modalita' attuative dell'obbligo di cui al comma 1. In tutte le fasi della commercializzazione dei pneumatici e' indicato  in  fattura  il  contributo  a  carico  degli utenti finali necessario,  anche in relazione alle diverse tipologie di pneumatici, per far fronte agli oneri derivanti dall'obbligo di cui al comma 1.  Detto contributo, parte integrante del corrispettivo di vendita, e' assoggettato ad IVA ed e' riportato nelle fatture in  modo  chiaro  e distinto. Il  produttore  o  l'importatore  applicano  il  rispettivo contributo vigente alla data  della  immissione  del  pneumatico  nel mercato nazionale del ricambio. Il  contributo  rimane  invariato  in tutte le successive fasi di commercializzazione  del  pneumatico  con l'obbligo, per ciascun rivenditore, di  indicare  in  modo  chiaro  e distinto in fattura il contributo pagato all'atto dell'acquisto dello stesso.(2)
3.  Il  trasferimento all'eventuale struttura operativa associata, da  parte  dei  produttori  e  importatori di pneumatici che ne fanno parte,  delle somme corrispondenti al contributo per la gestione , calcolato   sul   quantitativo  di  pneumatici  immessi  sul  mercato nell'anno  precedente  costituisce adempimento dell'obbligo di cui al comma  1  con esenzione del produttore o importatore da ogni relativa responsabilita'.
3-bis . I produttori e gli importatori di pneumatici o le loro eventuali forme associate determinano annualmente l'ammontare del rispettivo contributo necessario per l'adempimento, nell'anno solare successivo, degli obblighi di cui al comma 1 e lo comunicano, entro il 31 ottobre di ogni anno, al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare anche specificando gli oneri e le componenti di costo che giustificano l'ammontare del contributo. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, se necessario, richiede integrazioni e chiarimenti al fine di disporre della completezza delle informazioni da divulgare anche a mezzo del proprio portale informatico entro il 31 dicembre del rispettivo anno. E' fatta salva la facolta' di procedere nell'anno solare in corso alla rideterminazione, da parte dei produttori e degli importatori di pneumatici o le rispettive forme associate, del contributo richiesto per l'anno solare in corso.(1)
4.  I produttori e gli importatori di pneumatici inadempienti agli obblighi  di  cui  al  comma  1  sono  assoggettati  ad  una sanzione amministrativa pecuniaria proporzionata alla gravita' dell'inadempimento,  comunque  non superiore al doppio del contributo incassato per il periodo considerato.
 
(1) Comma aggiunto dall'art. 24 del D.L. n. 5 del 9/02/2012, recante: "Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo", pubblicato in GU n. 33 del 9-2-2012 - Suppl. Ordinario n.27, convertito in L. 4 aprile 2012, n. 35, pubblicata in GU n. 82 del 6.4.2012  - Suppl. Ordinario n.69
(2) Periodo aggiunto dall'art. 8-bis del Decreto-Legge 24 giugno 2014, n. 91, recante: "Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico
dell'edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche,  nonche' per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea", pubblicato in GU n.144 del 24-6-2014 , convertito, con modificazioni, dalla L. 11 agosto 2014, n. 116, pubblicata in G.U. 20/8/2014, n. 192, S.O. n. 72.
 
 
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Giurisprudenza:

 


Art. 229
Articolo abrogato dal d.lgs. n. 205 del 3 dicembre 2010

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Giurisprudenza:
TAR TOSCANA - 18 novembre 2011


Art. 230
Rifiuti derivanti da attivita' di manutenzione delle infrastrutture
1.  Il  luogo  di produzione dei rifiuti derivanti da attivita' di manutenzione alle infrastrutture, effettuata direttamente dal gestore dell'infrastruttura  a  rete  e  degli  impianti  per l'erogazione di forniture  e  servizi  di  interesse  pubblico  o tramite terzi, puo' coincidere   con  la  sede  del  cantiere  che  gestisce  l'attivita' manutentiva  o  con  la  sede locale del gestore della infrastruttura nelle  cui competenze rientra il tratto di infrastruttura interessata dai lavori di manutenzione ovvero con il luogo di concentramento dove il  materiale  tolto  d'opera  viene  trasportato  per  la successiva valutazione  tecnica,  finalizzata  all'individuazione  del materiale effettivamente,  direttamente ed oggettivamente riutilizzabile, senza essere sottoposto ad alcun trattamento.    
1-bis.  I  rifiuti derivanti dalla attivita' di raccolta e pulizia delle  infrastrutture autostradali, con esclusione di quelli prodotti dagli  impianti  per l'erogazione di forniture e servizi di interesse pubblico  o da altre attivita' economiche, sono raccolti direttamente dal  gestore della infrastruttura a rete che provvede alla consegna a gestori del servizio dei rifiuti solidi urbani.    
2.  La valutazione tecnica del gestore della infrastruttura di cui al  comma  1  e'  eseguita  non  oltre  sessanta giorni dalla data di ultimazione  dei  lavori. La documentazione relativa alla valutazione tecnica  e'  conservata,  unitamente ai registri di carico e scarico, per cinque anni.    
3.  Le  disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano anche ai rifiuti derivanti   da  attivita'  manutentiva,  effettuata  direttamente  da gestori  erogatori  di pubblico servizio o tramite terzi, dei mezzi e degli impianti fruitori delle infrastrutture di cui al comma 1.    
4.  Fermo  restando  quanto previsto nell'articolo 190, comma 3, i registri  di  carico  e  scarico  relativi  ai  rifiuti  prodotti dai soggetti e dalle attivita' di cui al presente articolo possono essere tenuti  nel  luogo  di produzione dei rifiuti cosi' come definito nel comma 1.  
5.  I  rifiuti  provenienti dalle attivita' di pulizia manutentiva delle  reti  fognarie  di  qualsiasi  tipologia,  sia  pubbliche  che asservite  ad  edifici  privati, si considerano prodotti dal soggetto che  svolge l'attivita' di pulizia manutentiva. Tali rifiuti potranno essere  conferiti  direttamente ad impianti di smaltimento o recupero o,  in  alternativa,  raggruppati  temporaneamente  presso  la sede o unita'   locale  del  soggetto  che  svolge  l'attivita'  di  pulizia manutentiva. I soggetti che svolgono attivita' di pulizia manutentiva delle   reti   fognarie   aderiscono   al  sistema  SISTRI  ai  sensi dell'articolo dell'Art. 188-ter, comma 1, lettera f). Il soggetto che svolge   l'attivita'   di  pulizia  manutentiva  e'  comunque  tenuto all'iscrizione    all'Albo    dei    gestori   ambientali,   prevista dall'articolo  212,  comma  5,  per lo svolgimento delle attivita' di raccolta e trasporto di rifiuti.
 
 
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Giurisprudenza:
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez.3^, 8 Febbraio 2013


Art. 231
Veicoli fuori uso non disciplinati dal  decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209

1.  Il  proprietario di un veicolo a motore o di un rimorchio, con esclusione  di  quelli disciplinati dal decreto legislativo 24 giugno 2002,  n.  209,  che  intenda procedere alla demolizione dello stesso deve  consegnarlo ad un centro di raccolta per la messa in sicurezza, la   demolizione,  il  recupero  dei  materiali  e  la  rottamazione, autorizzato  ai  sensi  degli articoli 208, 209 e 210. Tali centri di raccolta  possono  ricevere  anche  rifiuti  costituiti  da  parti di veicoli a motore.    
2. Il proprietario di un veicolo a motore o di un rimorchio di cui al  comma  1  destinato alla demolizione puo' altresi' consegnarlo ai concessionari  o  alle  succursali  delle  case  costruttrici  per la consegna  successiva  ai  centri  di  cui al comma 1, qualora intenda cedere il predetto veicolo o rimorchio per acquistarne un altro.    
3.  I veicoli a motore o i rimorchi di cui al comma 1 rinvenuti da organi  pubblici  o  non reclamati dai proprietari e quelli acquisiti per  occupazione  ai  sensi  degli  articoli  927, 928, 929 e 923 del codice  civile sono conferiti ai centri di raccolta di cui al comma 1 nei  casi  e  con  le  procedure determinate con decreto del Ministro dell'interno,  di  concerto  con  i  Ministri  dell'economia  e delle finanze,   dell'ambiente  e  della  tutela  del  territorio  e  delle infrastrutture  e  dei  trasporti. Fino all'adozione di tale decreto, trova applicazione il decreto 22 ottobre 1999, n. 460.   
 4.  I  centri  di  raccolta ovvero i concessionari o le succursali delle  case costruttrici rilasciano al proprietario del veicolo o del rimorchio consegnato per la demolizione un certificato dal quale deve risultare la data della consegna, gli estremi dell'autorizzazione del centro,   le   generalita'   del   proprietario   e  gli  estremi  di identificazione  del  veicolo,  nonche'  l'assunzione,  da  parte del gestore  del  centro  stesso ovvero del concessionario o del titolare della   succursale,   dell'impegno  a  provvedere  direttamente  alle pratiche  di  cancellazione  dal  Pubblico  registro  automobilistico (PRA).    
5.  La  cancellazione dal PRA dei veicoli e dei rimorchi avviati a demolizione  avviene esclusivamente a cura del titolare del centro di raccolta  o  del concessionario o del titolare della succursale senza oneri  di  agenzia  a  carico  del  proprietario  del  veicolo  o del rimorchio.  A  tal  fine,  entro  novanta  giorni  dalla consegna del veicolo  o  del  rimorchio  da parte del proprietario, il gestore del centro  di raccolta, il concessionario o il titolare della succursale deve  comunicare l'avvenuta consegna per la demolizione del veicolo e consegnare  il  certificato di proprieta', la carta di circolazione e le  targhe  al competente Ufficio del PRA che provvede ai sensi e per gli  effetti  dell'articolo  103, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.    
6.  Il  possesso  del  certificato  di  cui  al  comma 4 libera il proprietario  del  veicolo  dalla  responsabilita'  civile,  penale e amministrativa connessa con la proprieta' dello stesso.    
7.  I gestori dei centri di raccolta, i concessionari e i titolari delle  succursali  delle  case costruttrici di cui ai commi 1 e 2 non possono  alienare,  smontare  o  distruggere  i  veicoli a motore e i rimorchi  da  avviare allo smontaggio ed alla successiva riduzione in rottami senza aver prima adempiuto ai compiti di cui al comma 5.    
8.  Gli  estremi  della ricevuta dell'avvenuta denuncia e consegna delle  targhe  e  dei  documenti agli uffici competenti devono essere annotati sull'apposito registro di entrata e di uscita dei veicoli da tenersi   secondo   le  norme  del  regolamento  di  cui  al  decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.    
9.  Agli  stessi  obblighi  di  cui ai commi 7 e 8 sono soggetti i responsabili  dei  centri  di  raccolta o altri luoghi di custodia di veicoli rimossi ai sensi dell'articolo 159 del decreto legislativo 30 aprile  1992,  n.  285,  nel caso di demolizione del veicolo ai sensi dell'articolo 215, comma 4 del predetto decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.    
10.  E' consentito il commercio delle parti di ricambio recuperate dalla  demolizione  dei veicoli a motore o dei rimorchi ad esclusione di  quelle  che  abbiano  attinenza  con  la  sicurezza  dei veicoli. L'origine delle parti di ricambio immesse alla vendita deve risultare dalle fatture e dalle ricevute rilasciate al cliente.    
11. Le parti di ricambio attinenti alla sicurezza dei veicoli sono cedute solo agli esercenti l'attivita' di autoriparazione di cui alla legge  5  febbraio  1992,  n.  122,  e,  per poter essere utilizzate, ciascuna   impresa   di  autoriparazione  e'  tenuta  a  certificarne l'idoneita' e la funzionalita'.    
12.  L'utilizzazione  delle parti di ricambio di cui ai commi 10 e 11 da parte delle imprese esercenti attivita' di autoriparazione deve risultare dalle fatture rilasciate al cliente.    
13.  Entro  sei  mesi  dalla data di entrata in vigore della parte quarta  del  presente  decreto,  il  Ministro dell'ambiente e della tutela  del territorio e del mare , di concerto con i Ministri delle attivita' produttive e delle infrastrutture e dei trasporti, emana le norme  tecniche  relative  alle  caratteristiche  degli  impianti  di demolizione,    alle    operazioni    di   messa   in   sicurezza   e all'individuazione  delle parti di ricambio attinenti la sicurezza di cui  al  comma  11. Fino all'adozione di tale decreto, si applicano i requisiti   relativi   ai  centri  di  raccolta  e  le  modalita'  di trattamento dei veicoli di cui all'Allegato I del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209.
 
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Giurisprudenza:
 

Art. 232
Rifiuti prodotti dalle navi e residui di carico

1.  La  disciplina  di  carattere  nazionale  relativa  ai rifiuti prodotti  dalle navi ed ai residui di carico e' contenuta nel decreto legislativo 24 giugno 2003 n. 182.    
2. Gli impianti che ricevono acque di sentina gia' sottoposte a un trattamento  preliminare  in  impianti  autorizzati  ai  sensi  della legislazione  vigente possono accedere alle procedure semplificate di cui  al  decreto  17  novembre  2005,  n.  269, fermo restando che le materie   prime   e   i   prodotti   ottenuti   devono  possedere  le caratteristiche  indicate al punto 6.6.4 dell'Allegato 3 del predetto decreto, come modificato dal comma 3 del presente articolo.   
 3.  Ai  punti  2.4  dell'allegato  1  e  6.6.4 dell'Allegato 3 del decreto  17  novembre  2005, n. 269 la congiunzione: "e" e' sosituita dalla disgiunzione: "o".
 

Art. 232-bis

Rifiuti di prodotti da fumo(1)

1. I comuni provvedono a installare nelle strade, nei parchi e nei luoghi di alta aggregazione sociale appositi raccoglitori per la raccolta dei mozziconi dei prodotti da fumo.

2. Al fine di sensibilizzare i consumatori sulle conseguenze nocive per l'ambiente derivanti dall'abbandono dei mozziconi dei prodotti da fumo, i produttori, in collaborazione con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, attuano campagne di informazione.

3. E' vietato l'abbandono di mozziconi dei prodotti da fumo sul suolo, nelle acque e negli scarichi.


(1) Articolo aggiunto dall'art. 40 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016



Art. 232-ter

Divieto di abbandono di rifiuti di piccolissime dimensioni(1)

1. Al fine di preservare il decoro urbano dei centri abitati e per limitare gli impatti negativi derivanti dalla dispersione incontrollata nell'ambiente di rifiuti di piccolissime dimensioni, quali anche scontrini, fazzoletti di carta e gomme da masticare, e' vietato l'abbandono di tali rifiuti sul suolo, nelle acque, nelle caditoie e negli scarichi


(1) Articolo aggiunto dall'art. 40 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016




Art. 233
Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti(1)

1.  Al fine di razionalizzare ed organizzare la gestione degli oli e  dei  grassi  vegetali e animali esausti, tutti gli operatori della filiera  costituiscono  un  Consorzio. I sistemi di gestione adottati devono conformarsi ai principi di cui all'articolo 237.    
2.  il  Consorzio  di  cui  al  comma  1,  gia' riconosciuto dalla previgente  normativa,  ha  personalita' giuridica di diritto privato senza  scopo di lucro e adegua il proprio statuto in conformita' allo schema  tipo  approvato dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio  e  del  mare,  di concerto con il Ministro dello sviluppo economico,  entro  centoventi  giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale,  e  ai  principi  contenuti  nel  presente  decreto  ed in particolare   a  quelli  di  trasparenza,  efficacia,  efficienza  ed economicita',  nonche'  di  libera  concorrenza  nelle  attivita'  di settore. Nel consiglio di amministrazione del Consorzio il numero dei consiglieri  di  amministrazione in rappresentanza dei raccoglitori e dei   riciclatori  dei  rifiuti  deve  essere  uguale  a  quello  dei consiglieri  di  amministrazione  in rappresentanza dei produttori di materie  prime.  Lo statuto adottato dal consorzio e' trasmesso entro quindici   giorni  al  Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio  e  del  mare,  che lo approva di concerto con il Ministro dello   sviluppo   economico,  salvo  motivate  osservazioni  cui  il Consorzio  e'  tenuto  ad  adeguarsi  nei successivi sessanta giorni. Qualora  il  Consorzio  non  ottemperi  nei  termini  prescritti,  le modifiche  allo  statuto  sono  apportate  con  decreto  del Ministro dell'ambiente  e  della tutela del territorio e del mare, di concerto con  il Ministro dello sviluppo economico; il decreto ministeriale di approvazione dello statuto del Consorzio e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.    
3.  I  Consorzio  svolgono  per  tutto  il  territorio nazionale i seguenti compiti:
a)  assicurano  la raccolta presso i soggetti di cui al comma 12, il trasporto, lo stoccaggio, il trattamento e il recupero degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti;
b) assicurano, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di  inquinamento,  lo  smaltimento di oli e grassi vegetali e animali esausti  raccolti  dei  quali  non  sia  possibile  o  conveniente la rigenerazione;
c) promuovono lo svolgimento di indagini di mercato e di studi di settore  al  fine  di  migliorare,  economicamente e tecnicamente, il ciclo  di  raccolta,  trasporto,  stoccaggio,  trattamento e recupero degli oli e grassi vegetali e animali esausti.    
4.  Le  deliberazioni  degli  organi  dei  Consorzio,  adottate in relazione alle finalita' della parte quarta del presente decreto ed a norma   dello   statuto,   sono   vincolanti  per  tutte  le  imprese partecipanti.    
5. Partecipano ai Consorzio:
a)  le  imprese che producono, importano o detengono oli e grassi vegetali ed animali esausti;
b)  le imprese che riciclano e recuperano oli e grassi vegetali e animali esausti;
c)  le  imprese  che  effettuano  la  raccolta, il trasporto e lo stoccaggio di oli e grassi vegetali e animali esausti;
d)  eventualmente,  le  imprese che abbiano versato contributi di riciclaggio ai sensi del comma 10, lettera d).    
6.  Le  quote  di  partecipazione ai Consorzio sono determinate in base al rapporto tra la capacita' produttiva di ciascun consorziato e la  capacita'  produttiva  complessivamente  sviluppata  da  tutti  i consorziati appartenenti alla medesima categoria.    
7.  La  determinazione  e  l'assegnazione  delle  quote compete al consiglio   di   amministrazione   dei   Consorzio  che  vi  provvede annualmente secondo quanto stabilito dallo statuto.    
8.  Nel  caso di incapacita' o di impossibilita' di adempiere, per mezzo  delle  stesse  imprese consorziate, agli obblighi di raccolta, trasporto,  stoccaggio,  trattamento  e  riutilizzo  degli  oli e dei grassi  vegetali  e  animali esausti stabiliti dalla parte quarta del presente   decreto,   il  consorzio  puo',  nei  limiti  e  nei  modi determinati  dallo  statuto,  stipulare  con  le  imprese pubbliche e private contratti per l'assolvimento degli obblighi medesimi.    
9.  Gli operatori che non provvedono ai sensi del comma 1 possono, entro  centoventi giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dello  Statuto  tipo ai sensi del comma 2, organizzare autonomamente, la gestione degli oli e grassi vegetali e animali esausti su tutto il territorio  nazionale.  In  tale  ipotesi gli operatori stessi devono richiedere all'Autorita' di cui all'articolo 207, previa trasmissione di  idonea  documentazione, il riconoscimento del sistema adottato. A tal  fine  i predetti operatori devono dimostrare di aver organizzato il  sistema secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicita', che  il  sistema e' effettivamente ed autonomamente funzionante e che e'  in  grado  di conseguire, nell'ambito delle attivita' svolte, gli obiettivi fissati dal presente articolo. Gli operatori devono inoltre garantire  che  gli  utilizzatori e gli utenti finali siano informati sulle   modalita'   del  sistema  adottato.  L'Autorita',  dopo  aver acquisito  i  necessari  elementi  di  valutazione,  si esprime entro novanta  giorni  dalla  richiesta.  In  caso  di mancata risposta nel termine   sopra   indicato,   l'interessato   chiede   al  Ministro dell'ambiente  e  della tutela del territorio e del mare l'adozione dei  relativi  provvedimenti  sostitutivi  da emanarsi nei successivi sessanta  giorni.  L'Autorita'  e'  tenuta a presentare una relazione annuale di sintesi relativa a tutte le istruttorie esperite.    
10. I Consorzio sono tenuti a garantire l'equilibrio della propria gestione  finanziaria.  Le  risorse  finanziarie  dei  Consorzio sono costituite:
a) dai proventi delle attivita' svolte dai Consorzio;
b) dalla gestione patrimoniale del fondo consortile;
c) dalle quote consortili;
d)  dal  contributo  ambientale  a  carico dei produttori e degli importatori  di  oli  e  grassi vegetali e animali per uso alimentare destinati  al  mercato interno e ricadenti nelle finalita' consortili di cui al comma 1, determinati annualmente con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare , di concerto con  il  Ministro  delle  attivita'  produttive, al fine di garantire l'equilibrio di gestione dei Consorzio.    
11.  I Consorzio di cui al comma 1 ed i soggetti di cui al comma 9 trasmettono  annualmente  al  Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ed al Ministro delle attivita' produttive i  bilanci  preventivo  e consuntivo entro sessanta giorni dalla loro approvazione; inoltre, entro il 31 maggio di ogni anno, tali soggetti presentano  agli stessi Ministri una relazione tecnica sull'attivita' complessiva  sviluppata  dagli  stessi  e  dai  loro singoli aderenti nell'anno solare precedente.    
12.  Decorsi  novanta  giorni  dalla  data  di pubblicazione nella Gazzetta  Ufficiale  del decreto di approvazione dello Statuto di cui al   comma   2,   chiunque,   in   ragione  della  propria  attivita' professionale,  detiene  oli  e  grassi vegetali e animali esausti e' obbligato  a conferirli ai Consorzio direttamente o mediante consegna a  soggetti  incaricati dai Consorzio, fermo restando quanto previsto al  comma 9. L'obbligo di conferimento non esclude la facolta' per il detentore  di  cedere  oli  e  grassi  vegetali  e animali esausti ad imprese di altro Stato membro della Comunita' europea.    
13.  Chiunque, in ragione della propria attivita' professionale ed in attesa del conferimento ai Consorzio, detenga oli e grassi animali e  vegetali  esausti  e'  obbligato a stoccare gli stessi in apposito contenitore   conforme   alle  disposizioni  vigenti  in  materia  di smaltimento.    
14.  Restano ferme le disposizioni comunitarie e nazionali vigenti in materia di prodotti, sottoprodotti e rifiuti di origine animale.    
15.  I  soggetti  giuridici  appartenenti alle categorie di cui al comma 5 che vengano costituiti o inizino comunque una delle attivita' proprie  delle  categorie  medesime  successivamente  all'entrata  in vigore  della parte quarta del presente decreto aderiscono ad uno dei Consorzio  di cui al comma 1 o adottano il sistema di cui al comma 9, entro  sessanta  giorni  dalla data di costituzione o di inizio della propria attivita'. PERIODO SOPPRESSO DAL D.Lgs. 16 GENNAIO 2008, N.4.
 
(1) Si riporta di seguito l'art. 29 , c. 2 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016:
"Tutti  i  richiami  all'Osservatorio  nazionale  sui  rifiuti  e all'Autorita' di cui  all'articolo  207  del  decreto  legislativo  3 aprile 2006, n. 152, effettuati dall'articolo 221, commi 5, 7, 8 e 9, dall'articolo 222, comma 2,  dall'articolo  223,  commi  4,  5  e  6, dall'articolo 224, commi 3, lettera m), e 6, dall'articolo 225, commi 3, 4 e 5, dall'articolo 233, comma 9, e dall'articolo 234,  comma  7, del  medesimo  decreto  legislativo  n.  152  del  2006  o  da  altre disposizioni  di   legge   si   intendono   riferiti   al   Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare."

 

Art. 234
Consorzio Nazionale per il riciclaggio di rifiuti di beni in Polietilene(1)

1. Al fine di razionalizzare, organizzare e gestire la raccolta e    il  trattamento  dei rifiuti di beni in polietilene destinati allo smaltimento, e' istituito il Consorzio per il riciclaggio dei rifiuti di  beni  in  polietilene, esclusi gli imballaggi di cui all'articolo 218, comma 1, lettere a), b), c), d), e) e dd), i beni, ed i relativi rifiuti,  di  cui  agli articoli 227, comma 1, lettere a), b) e c), e 231,.  I  sistemi di gestione adottati devono conformarsi ai principi di cui all'articolo 237.    
[2.  Con  decreto  del  Ministro  dell'ambiente  delle  tutela  del territorio  e  del  mare, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico,   sono   definiti,   entro   novanta  giorni,  i  beni  in polietilene,   che   per   caratteristiche  ed  usi,  possono  essere considerati  beni  di lunga durata per i quali deve essere versato un contributo  per  il  riciclo  in  misura ridotta in ragione del lungo periodo  di  impiego  o  per  i  quali  non  deve essere versato tale contributo   in   ragione   di   una   situazione  di  fatto  di  non riciclabilita'  a  fine  vita. In attesa di tale decreto tali beni di lunga durata restano esclusi dal versamento di tale contributo.](2)
3.  Il  consorzio  di  cui  al  comma  1,  gia' riconosciuto dalla previgente  normativa,  ha  personalita' giuridica di diritto privato senza  scopo di lucro e adegua il proprio statuto in conformita' allo schema  tipo  approvato dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio  e  del  mare,  di concerto con il Ministro dello sviluppo economico,  entro  centoventi  giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale,  e  ai  principi  contenuti  nel  presente  decreto  ed in particolare   a  quelli  di  trasparenza,  efficacia,  efficienza  ed economicita',  nonche'  di  libera  concorrenza  nelle  attivita'  di settore.  Nei consigli di amministrazione del consorzio il numero dei consiglieri  di' amministrazione in rappresentanza dei raccoglitori e dei   riciclatori  dei  rifiuti  deve  essere  uguale  a  quello  dei consiglieri  di  amministrazione in rappresentanza dei produttori con materie  prime.  Lo statuto adottato dal consorzio e' trasmesso entro quindici   giorni  al  Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio  e  del  mare,  che lo approva di concerto con il Ministro dello   sviluppo   economico,  salvo  motivate  osservazioni  cui  il consorzio  e'  tenuto  ad  adeguarsi  nei successivi sessanta giorni. Qualora  il  consorzio  non  ottemperi  nei  termini  prescritti,  le modifiche  allo  statuto  sono  apportate  con  decreto  del Ministro dell'ambiente  e  della tutela del territorio e del mare, di concerto con  il Ministro dello sviluppo economico; Il decreto ministeriale di approvazione dello statuto del consorzio e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.    In ogni  caso,  del  consiglio  di  amministrazione  del consorzio deve fare parte  un  rappresentante  indicato  da  ciascuna associazione maggiormente rappresentativa a livello  nazionale  delle categorie produttive interessate, nominato con decreto  del  Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del  mare,  sentito  il Ministro dello sviluppo economico.(3)
4. Ai Consorzio partecipano:
a) i produttori e gli importatori di beni in polietilene;
b) gli utilizzatori e i distributori di beni in polietilene;
c)  i  riciclatori  e  i  recuperatori  di  rifiuti  di  beni  in polietilene.   
5. Ai Consorzio possono partecipare in qualita' di soci aggiunti i produttori  ed  importatori  di  materie  prime in polietilene per la produzione  di  beni  in  polietilene  e le imprese che effettuano la raccolta,  il  trasporto  e lo stoccaggio dei beni in polietilene. Le modalita'   di  partecipazione  vengono  definite  nell'ambito  dello statuto di cui al comma 3.    
6.  I  soggetti  giuridici  appartenenti  alle categorie di cui al comma 4 che vengano costituiti o inizino comunque una delle attivita' proprie  delle  categorie  medesime  successivamente  all'entrata  in vigore  della parte quarta del presente decreto aderiscono ad uno dei Consorzio  di cui al comma 1 o adottano il sistema di cui al comma 7, entro  sessanta  giorni  dalla data di costituzione o di inizio della propria attivita'. PERIODO SOPPRESSO DAL D.LGS. 16 GENNAIO 2008, N.4    
7.  Gli  operatori che non provvedono ai sensi del comma 1 possono entro  centoventi giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dello Statuto tipo ai sensi del comma 2:
a)  organizzare autonomamente, la gestione dei rifiuti di beni in polietilene su tutto il territorio nazionale;
b) mettere in atto un sistema di raccolta e restituzione dei beni in  polietilene  al termine del loro utilizzo, con avvio al riciclo o al  recupero, previo accordi con aziende che svolgono tali attivita', con quantita' definite e documentate;    Nelle  predette  ipotesi  gli  operatori  stessi devono richiedere all'osservatorio nazionale sui Rifiuti, previa trasmissione di idonea documentazione,  il riconoscimento del sistema adottato. A tal fine i predetti  operatori  devono dimostrare di aver organizzato il sistema secondo  criteri  di  efficienza,  efficacia  ed economicita', che il sistema  e'  effettivamente  ed autonomamente funzionante e che e' in grado   di   conseguire,  nell'ambito  delle  attivita'  svolte,  gli obiettivi fissati dal presente articolo. Gli operatori devono inoltre garantire  che  gli  utilizzatori e gli utenti finali siano informati sulle   modalita'   del  sistema  adottato.  L'Autorita',  dopo  aver acquisito  i  necessari  elementi  di  valutazione,  si esprime entro novanta  giorni  dalla  richiesta.  In  caso  di mancata risposta nel termine   sopra   indicato,   l'interessato   chiede   al  Ministro dell'ambiente  e  della tutela del territorio e del mare l'adozione dei  relativi  provvedimenti  sostitutivi  da emanarsi nei successivi sessanta  giorni.  L'Autorita' presenta una relazione annuale di sint esi relativa a tutte le istruttorie esperite.    
8.  I  Consorzio  di  cui  al comma 1 si propongono come obiettivo primario  di  favorire  il  ritiro  dei beni a base di polietilene al termine   del   ciclo  di  utilita'  per  avviarli  ad  attivita'  di riciclaggio  e di recupero. A tal fine i Consorzio svolgono per tutto il territorio nazionale i seguenti compiti:
a)  promuovono  la  gestione  del  flusso  dei  beni  a  base  di polietilene;
b)  assicurano  la  raccolta,  il riciclaggio e le altre forme di recupero dei rifiuti di beni in polietilene;
c) promuovono la valorizzazione delle frazioni di polietilene non riutilizzabili;
d)  promuovono  l'informazione  degli utenti, intesa a ridurre il consumo  dei  materiali ed a favorire forme corrette di raccolta e di smaltimento;
e)  assicurano  l'eliminazione dei rifiuti di beni in polietilene nel  caso  in  cui  non sia possibile o economicamente conveniente il riciclaggio, nel rispetto delle disposizioni contro l'inquinamento.    
9.  Nella  distribuzione dei prodotti dei consorziati, i Consorzio possono ricorrere a forme di deposito cauzionale.    
10. I Consorzio sono tenuti a garantire l'equilibrio della propria gestione  finanziaria.  I  mezzi  finanziari per il funzionamento del Consorzio sono costituiti:
a) dai proventi delle attivita' svolte dai Consorzio;
b) dai contributi dei soggetti partecipanti;
c) dalla gestione patrimoniale del fondo consortile;
d) dall'eventuale contributo percentuale di riciclaggio di cui al comma 13.    
11.  Le  deliberazioni  degli  organi  dei  Consorzio, adottate in relazione alle finalita' della parte quarta del presente decreto ed a norma   dello   statuto,   sono   vincolanti  per  tutti  i  soggetti partecipanti.    
12.  I Consorzio di cui al comma 1 ed i soggetti di cui al comma 7 trasmettono  annualmente  al  Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ed al Ministro delle attivita' produttive il  bilancio preventivo e consuntivo entro sessanta giorni dalla loro approvazione.  I  Consorzio di cui al comma 1 ed i soggetti di cui al comma  7,  entro  il 31 maggio di ogni anno, presentano una relazione tecnica sull'attivita' complessiva sviluppata dagli stessi e dai loro singoli aderenti nell'anno solare precedente.    
13.  Il  Ministro  dell'ambiente e della tutela del territorio e del  mare   di  concerto  con il Ministro delle attivita' produttive determina  ogni  due anni con proprio decreto gli obiettivi minimi di riciclaggio  e,  in  caso  di  mancato  raggiungimento  dei  predetti obiettivi, puo' stabilire un contributo percentuale di riciclaggio da applicarsi  sull'importo  netto  delle  fatture  emesse dalle imprese produttrici  ed  importatrici  di  beni di polietilene per il mercato interno.  Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del  mare   di  concerto  con il Ministro delle attivita' produttive determina  gli obiettivi di riciclaggio a valere per il primo biennio entro  novanta  giorni  dalla  data  di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto.  Il contributo percentuale di riciclaggio e' stabilito comunque in misura variabile, in relazione alla percentuale di polietilene contenuta nel bene e alla durata temporale del bene stesso. Con il medesimo decreto di cui al presente comma e' stabilita anche l'entita' dei contributi di cui al comma 10, lettera b).(3)
14.  Decorsi  novanta  giorni  dalla  pubblicazione nella Gazzetta ufficiale  del  decreto di approvazione dello statuto di cui al comma 3,  chiunque,  in ragione della propria attivita', detiene rifiuti di beni  in  polietilene  e'  obbligato a conferirli a uno dei Consorzio riconosciuti o direttamente o mediante consegna a soggetti incaricati dai  Consorzio stessi, fatto comunque salvo quanto previsto dal comma 7. L'obbligo di conferimento non esclude la facolta' per il detentore di  cedere i rifiuti di bene in polietilene ad imprese di altro Stato membro della Comunita' europea.
 
(1) Si riporta di seguito l'art. 29 , c. 2 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", pubblicata in GU n.13 del 18-1-2016:
"Tutti  i  richiami  all'Osservatorio  nazionale  sui  rifiuti  e all'Autorita' di cui  all'articolo  207  del  decreto  legislativo  3 aprile 2006, n. 152, effettuati dall'articolo 221, commi 5, 7, 8 e 9, dall'articolo 222, comma 2,  dall'articolo  223,  commi  4,  5  e  6, dall'articolo 224, commi 3, lettera m), e 6, dall'articolo 225, commi 3, 4 e 5, dall'articolo 233, comma 9, e dall'articolo 234,  comma  7, del  medesimo  decreto  legislativo  n.  152  del  2006  o  da  altre disposizioni  di   legge   si   intendono   riferiti   al   Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare."
(2) Comma abrogato D.L. 12 settembre 2014, n. 133,  convertito con modificazioni dalla L. 11 novembre 2014, n. 164
(3) Periodo aggiunto dall'art. 35 del D.L. 12 settembre 2014, n. 133,  convertito con modificazioni dalla L. 11 novembre 2014, n. 164
 
______________
Giurisprudenza:
 


Art. 235
Articolo abrogato dal d.lgs. n. 188 del 20 novembre 2008


Art. 236
Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati    

1.  Al  fine  di razionalizzare e organizzare la gestione degli oli minerali  usati, da avviare obbligatoriamente alla rigenerazione tesa alla  produzione  di  oli  base,  le  imprese di cui al comma 4, sono tenute  a  partecipare all'assolvimento dei compiti previsti al comma 12  tramite  adesione al consorzio di cui all'articolo 11 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95, . I consorzio adottano sistemi di gestione conformi ai principi di cui all'articolo 237.   
2.  Il  consorzio  di  cui  al  comma  1,  gia'  riconosciuto dalla previgente  normativa,  ha  personalita' giuridica di diritto privato senza  scopo di lucro e adegua il proprio statuto in conformita' allo schema  tipo  approvato dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio  e  del  mare,  di concerto con il Ministro dello sviluppo economico,  entro  centoventi  giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale  e  ai  principi  contenuti  nel  presente  decreto  ed  in particolare   a  quelli  di  trasparenza,  efficacia,  efficienza  ed economicita',  nonche'  di  libera  concorrenza  nelle  attivita'  di settore.  Nei consigli di amministrazione del consorzio il numero dei consiglieri  di  amministrazione in rappresentanza dei raccoglitori e dei   riciclatori  dei  rifiuti  deve  essere  uguale  a  quello  dei consiglieri  di  amministrazione in rappresentanza dei produttori. Lo statuto  adottato dal consorzio e' trasmesso entro quindici giorni al Ministro  dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che lo  approva  di  concerto  con  il Ministro dello sviluppo economico, salvo  motivate  osservazioni cui il consorzio e' tenuto ad adeguarsi nei  successivi  sessanta  giorni. Qualora il consorzio non ottemperi nei  termini prescritti, le modifiche allo statuto sono apportate con decreto  del  Ministro  dell'ambiente e della tutela del territorio e del  mare,  di  concerto con il Ministro dello sviluppo economico; Il decreto  ministeriale  di approvazione dello statuto del consorzio e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.   
3.  (...). Le imprese che  eliminano  gli  oli  minerali  usati  tramite  co-combustione  e all'uopo  debitamente  autorizzate  e  gli  altri consorzio di cui al presente   articolo  sono  tenute  a  fornire  al  Consorzio  di  cui all'articolo  11  del  decreto  legislativo 27 gennaio 1992, n. 95, i dati tecnici di cui al comma 12, lettera h), affinche' tale consorzio comunichi  annualmente  tutti  i  dati  raccolti su base nazionale ai Ministeri  che  esercitano  il  controllo, corredati da una relazione illustrativa.  Alla  violazione dell'obbligo si applicano le sanzioni di   cui  all'articolo  258  per  la  mancata  comunicazione  di  cui all'articolo 189, comma 3.   
4.  Ai  consorzio  partecipano in forma Paritetica tutte le imprese che:
a) le imprese che producono, importano o mettono in commercio oli base vergini;
b)  le  imprese  che  producono  oli base mediante un processo di rigenerazione;
c)  le imprese che effettuano il recupero e la raccolta degli oli usati;
d)  le  imprese che effettuano la sostituzione e la vendita degli oli lubrificanti.  
5.  Le  quote  di partecipazione ai consorzio sono ripartite fra le categorie  di  imprese di cui al comma 4 e nell'ambito di ciascuna di esse  sono  attribuite in proporzione delle quantita' di lubrificanti prodotti, commercializzati rigenerati o recuperati.   
6.  Le  deliberazioni  degli  organi  del  consorzio,  adottate  in relazione alle finalita' della parte quarta del presente decreto ed a norma dello statuto, sono vincolanti per tutti i consorziati. (...)  
7.  I  consorzio  determinano annualmente, con riferimento ai costi sopportati  nell'anno  al  netto  dei ricavi per l'assolvimento degli obblighi  di  cui al presente articolo, il contributo per chilogrammo dell'olio   lubrificante   che   sara'   messo  a  consumo  nell'anno successivo.  Ai  fini  della  parte  quarta  del  presente decreto si considerano  immessi al consumo gli oli lubrificanti di base e finiti all'atto del pagamento dell'imposta di consumo.   
8.  Le  imprese  partecipanti  sono tenute a versare al consorzio i contributi  dovuti  da  ciascuna  di  esse  secondo le modalita' ed i termini fissati ai sensi del comma 9.   
9.  Le  modalita'  e  i  termini  di  accertamento,  riscossione  e versamento  dei  contributi  di  cui  al  comma 8, sono stabiliti con decreto  del Ministro della economia e delle finanze, di concerto con i  Ministri  dell'ambiente  e  della  tutela  del  territorio e delle attivita'  produttive,  da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale entro un mese dall'approvazione dello statuto del consorzio.   
10.  Il  consorzio  di  cui  al  comma 1 trasmettono annualmente al Ministro  dell'ambiente  e della tutela del territorio e del mare ed  al  Ministro  delle  attivita'  produttive i bilanci preventivo e consuntivo entro sessanta giorni dalla loro approvazione. I consorzio di  cui  al  comma  1, entro il 31 maggio di ogni anno, presentano al Ministro  dell'ambiente  e della tutela del territorio e del mare ed  al  Ministro  delle  attivita'  produttive  una relazione tecnica sull'attivita' complessiva sviluppata dagli stessi e dai loro singoli aderenti nell'anno solare precedente.   
11.  Lo  statuto  di  cui  al comma 2, prevede, in particolare, gli organi dei consorzio e le relative modalita' di nomina.   
12.  I  consorzio  svolgono  per  tutto  il  territorio nazionale i seguenti compiti:
a)  promuovere  la sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulle tematiche della raccolta;
b)   assicurare  ed  incentivare  la  raccolta  degli  oli  usati ritirandoli dai detentori e dalle imprese autorizzate;
c)  espletare  direttamente  la  attivita'  di raccolta degli oli usati  dai  detentori  che ne facciano richiesta nelle aree in cui la raccolta risulti difficoltosa o economicamente svantaggiosa;
d)  selezionare gli oli usati raccolti ai fmi della loro corretta eliminazione tramite rigenerazione, combustione o smaltimento;
e) cedere gli oli usati raccolti:
 1)  in via prioritaria, alla rigenerazione tesa alla produzione di oli base;
 2)  in  caso  ostino  effettivi  vincoli  di  carattere tecnico economico e organizzativo, alla combustione o coincenerimento;
 3)  in  difetto  dei  requisiti  per l'avvio agli usi di cui ai numeri  precedenti, allo smaltimento tramite incenerimento o deposito permanente;
f)  perseguire  ed incentivare lo studio, la sperimentazione e la realizzazione   di   nuovi  processi  di  trattamento  e  di  impiego alternativi;
g)  operare  nel  rispetto dei principi di concorrenza, di libera circolazione  dei beni, di economicita' della gestione, nonche' della tutela  della  salute e dell'ambiente da ogni inquinamento dell'aria, delle acque e del suolo;
h)  annotare  ed  elaborare  tutti  i  dati tecnici relativi alla raccolta ed eliminazione degli oli usati e comunicarli annualmente al Consorzio  di  cui all'articolo 11 del decreto legislativo 27 gennaio 1992,  n.  95, affinche' tale Consorzio li trasmetta ai Ministeri che esercitano il controllo, corredati da una relazione illustrativa;
i)   concordare   con   le  imprese  che  svolgono  attivita'  di rigenerazione  i  parametri  tecnici per la selezione degli oli usati idonei per l'avvio alla rigenerazione;
l) incentivare la raccolta di oli usati rigenerabili;
l-bis) cedere gli oli usati rigenerabili raccolti alle imprese di rigenerazione  che  ne facciano richiesta in ragione del rapporto fra quantita'  raccolte  e  richieste,  delle  capacita' produttive degli impianti  previste  dalle relative autorizzazioni e, per gli impianti gia'  in  funzione,  della  pregressa produzione di basi lubrificanti rigenerate di qualita' idonea per il consumo;
l-ter)   corrispondere   alle   imprese   di   rigenerazione   un corrispettivo  a fronte del trattamento determinato in funzione della situazione  corrente  del mercato delle basi lubrificanti rigenerate, dei  costi  di  raffinazione e del prezzo ricavabile dall'avvio degli oli usati al riutilizzo tramite combustione; tale corrispettivo sara' erogato  con riferimento alla quantita' di base lubrificante ottenuta per  tonnellata  di  olio usato, di qualita' idonea per il consumo ed effettivamente ricavata dal processo di rigenerazione degli oli usati ceduti dal consorzio all'impresa stessa;
l-quater) assicurare l'avvio alla combustione dell'olio usato non rigenerabile  ma  riutilizzabile  ovvero  dell'olio  rigenerabile non ritirato  dalle  imprese  di rigenerazione e lo smaltimento dell'olio usato  non  riutilizzabile  nel  rispetto  delle  disposizioni contro l'inquinamento.   
13.   I   consorzio   possono  svolgere  le  proprie  funzioni  sia direttamente che tramite mandati conferiti ad imprese per determinati e  limitati  settori  di  attivita'  o determinate aree territoriali. L'attivita'   dei  mandatari  e'  svolta  sotto  la  direzione  e  la responsabilita' dei consorzio stessi.   
14.  I  soggetti  giuridici  appartenenti  alle categorie di cui al comma 4 che vengano costituiti o inizino comunque una delle attivita' proprie  delle  categorie  medesime  successivamente  all'entrata  in vigore  della parte quarta del presente decreto aderiscono ad uno dei consorzio  di  cui  al  comma  1, entro sessanta giorni dalla data di costituzione  o  di inizio della propria attivita'. (...) 
15.  Decorsi  novanta  giorni  dalla  data  di  pubblicazione nella Gazzetta  Ufficiale  del decreto di approvazione dello statuto di cui al  comma  2,  chiunque  detiene oli minerali esausti e' obbligato al loro  conferimento  ai  consorzio  di  cui al comma 1, direttamente o mediante  consegna a soggetti incaricati del consorzio o autorizzati, in base alla normativa vigente, a esercitare le attivita' di gestione di  tali  rifiuti.  L'obbligo di conferimento non esclude la facolta' per  il  detentore  di  cedere gli oli minerali esausti ad imprese di altro Stato membro della Comunita' europea.   
16. Per il raggiungimento degli obiettivi pluriennali di recupero e riciclaggio,   gli  eventuali  avanzi  di  gestione  accantonati  dai consorzio  di  cui al comma 1 nelle riserve costituenti il patrimonio netto  non  concorrono  alla formazione del reddito, a condizione che sia rispettato il divieto di distribuzione, sotto qualsiasi forma, ai consorziati  di  tali avanzi e riserve, anche in caso di scioglimento dei consorzi medesimi.


Art. 237
Criteri direttivi dei sistemi di gestione

1.  I  sistemi  di  gestione adottati devono, in ogni caso, essere aperti alla partecipazione di tutti gli operatori e concepiti in modo da assicurare il principio di trasparenza, di non discriminazione, di non  distorsione della concorrenza, di libera circolazione nonche' il massimo rendimento possibile.  
 
 
TITOLO III-bis
INCENERIMENTO E COINCENERIMENTO DEI RIFIUTI
(*)
 
(*) Il Titolo III -bis è stato aggiunto dall'art. 15 del Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 46, recante "Attuazione della direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento)", pubblicato in GU n.72 del 27-3-2014 - S.O. n. 27
 

Art. 237-bis
Finalita' e oggetto
1. Il presente titolo definisce le misure e le procedure atte a prevenire oppure, qualora non sia possibile, a ridurre gli effetti negativi delle attivita' di incenerimento e coincenerimento dei rifiuti, ed in particolare le emissioni delle suddette attivita' nell'aria, nel suolo, nelle acque superficiali e sotterranee, al fine di conseguire un elevato livello di protezione dell'ambiente e di tutela della salute umana.
2. Ai fini di cui al comma 1, il presente titolo disciplina:
 a) i valori limite di emissione degli impianti di incenerimento e di coincenerimento dei rifiuti;
 b) i metodi di campionamento, di analisi e di valutazione degli inquinanti derivanti dagli impianti di incenerimento e di coincenerimento dei rifiuti;
 c) i criteri e le norme tecniche generali riguardanti le caratteristiche costruttive e funzionali, nonche' le condizioni di esercizio degli impianti di incenerimento e di coincenerimento dei rifiuti, con particolare riferimento all'esigenza di assicurare un'elevata protezione dell'ambiente contro le emissioni causate dall'incenerimento e dal coincenerimento dei rifiuti.

Art. 237-ter
Definizioni
1. Ai fini dell'applicazione del presente titolo si definiscono:
 a) 'rifiuti urbani misti': i rifiuti di cui all'articolo 184, comma 2, del presente decreto legislativo, ad esclusione di quelli individuati al sottocapitolo 20.01, che sono oggetto di raccolta differenziata, e al sottocapitolo 20.02 di cui all'Allegato D alla Parte Quarta;
 b) 'impianto di incenerimento': qualsiasi unita' e attrezzatura tecnica, fissa o mobile, destinata al trattamento termico di rifiuti con o senza recupero del calore prodotto dalla combustione, attraverso l'incenerimento mediante ossidazione dei rifiuti, nonche' altri processi di trattamento termico, quali ad esempio la pirolisi, la gassificazione ed il processo al plasma, a condizione che le sostanze risultanti dal trattamento siano successivamente incenerite. Nella nozione di impianto di incenerimento si intendono compresi: il sito e tutte le linee di incenerimento, nonche' i luoghi di ricezione dei rifiuti in ingresso allo stabilimento, i luoghi di stoccaggio, le installazioni di pretrattamento in loco, i sistemi di alimentazione in rifiuti, in combustibile ausiliario e in aria di combustione, le caldaie, le installazioni di trattamento o stoccaggio in loco dei residui e delle acque reflue, i camini, i dispositivi ed i sistemi di controllo delle operazioni di incenerimento, di registrazione e monitoraggio delle condizioni di incenerimento. Se per il trattamento termico dei rifiuti sono utilizzati processi diversi dall'ossidazione, quali ad esempio la pirolisi, la gassificazione o il processo al plasma, l'impianto di incenerimento dei rifiuti include sia il processo di trattamento termico che il successivo processo di incenerimento;
 c) 'impianto di coincenerimento': qualsiasi unita' tecnica, fissa o mobile, la cui funzione principale consiste nella produzione di energia o di materiali e che utilizza rifiuti come combustibile normale o accessorio o in cui i rifiuti sono sottoposti a trattamento termico ai fini dello smaltimento, mediante ossidazione dei rifiuti, nonche' altri processi di trattamento termico, quali ad esempio la pirolisi, la gassificazione ed il processo al plasma, a condizione che le sostanze risultanti dal trattamento siano successivamente incenerite. Nella nozione di impianto di coincenerimento si intendono compresi: il sito e l'intero impianto, compresi le linee di coincenerimento, la ricezione dei rifiuti in ingresso allo stabilimento e lo stoccaggio, le installazioni di pretrattamento in loco, i sistemi di alimentazione dei rifiuti, del combustibile ausiliario e dell'aria di combustione, i generatori di calore, le apparecchiature di trattamento, movimentazione e stoccaggio in loco delle acque reflue e dei rifiuti risultanti dal processo di coincenerimento, le apparecchiature di trattamento degli effluenti gassosi, i camini, i dispositivi ed i sistemi di controllo delle varie operazioni e di registrazione e monitoraggio delle condizioni di coincenerimento. Se per il trattamento termico dei rifiuti sono utilizzati processi diversi dall'ossidazione, quali ad esempio la pirolisi, la gassificazione o il processo al plasma, l'impianto di coincenerimento dei rifiuti include sia il processo di trattamento termico che il successivo processo di coincenerimento. Se il coincenerimento dei rifiuti avviene in modo che la funzione principale dell'impianto non consista nella produzione di energia o di materiali, bensi' nel trattamento termico ai fini dello smaltimento dei rifiuti, l'impianto e' considerato un impianto di incenerimento dei rifiuti ai sensi della lettera b);
 d) 'impianto di incenerimento e coincenerimento esistente': un impianto autorizzato prima del 28 dicembre 2002, purche' lo stesso sia stato messo in funzione entro il 28 dicembre 2003; ovvero un impianto per il quale la domanda di autorizzazione sia stata richiesta all'autorita' competente entro il 28 dicembre 2002, purche' lo stesso sia stato messo in funzione entro il 28 dicembre 2004;
 e) 'impianto di incenerimento e coincenerimento nuovo': impianto diverso da quello ricadente nella definizione di impianto esistente;
 f) 'modifica sostanziale': una modifica delle caratteristiche o del funzionamento ovvero un potenziamento di un'installazione o di un impianto di combustione, di un impianto di incenerimento dei rifiuti o di un impianto di coincenerimento dei rifiuti che potrebbe avere effetti negativi e significativi per la salute umana e per l'ambiente;
 g) 'camino': una struttura contenente una o piu' canne di scarico che forniscono un condotto attraverso il quale lo scarico gassoso viene disperso nell'atmosfera;
 h) 'capacita' nominale': la somma delle capacita' di incenerimento dei forni che costituiscono un impianto di incenerimento o coincenerimento dei rifiuti, quali dichiarate dal costruttore e confermate dal gestore, espressa in quantita' di rifiuti che puo' essere incenerita in un'ora, rapportata al potere calorifico dichiarato dei rifiuti;
 l) 'carico termico nominale': la somma delle capacita' di incenerimento dei forni che costituiscono l'impianto, quali dichiarate dal costruttore e confermate dal gestore, espressa come prodotto tra la quantita' oraria di rifiuti inceneriti ed il potere calorifico dichiarato dei rifiuti;
 m) 'ore operative': il tempo, espresso in ore, durante cui un impianto di combustione, in tutto o in parte, e' in funzione e scarica emissioni nell'atmosfera, esclusi i periodi di avvio o di arresto;
 n) 'emissione': lo scarico diretto o indiretto, da fonti puntiformi o diffuse dell'installazione, di sostanze, vibrazioni, calore o rumore nell'aria, nell'acqua o nel suolo;
 o) 'valori limite di emissione': la massa, espressa in rapporto a determinati parametri specifici, la concentrazione oppure il livello di un'emissione che non devono essere superati in uno o piu' periodi di tempo;
 p) 'diossine e furani': tutte le dibenzo-p-diossine e i dibenzofurani policlorurati di cui alla nota 1 alla lettera a), del punto 4, al paragrafo A dell'Allegato 1;
 q) 'gestore': la persona fisica o giuridica di cui all'articolo 5, comma 1, lettera r-bis);
 r) 'residuo': qualsiasi materiale liquido o solido, comprese le scorie e le ceneri pesanti, le ceneri volanti e la polvere di caldaia, i prodotti solidi di reazione derivanti dal trattamento del gas, i fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue, i catalizzatori esauriti e il carbone attivo esaurito, definito come rifiuto all'articolo 183, comma 1, lettera a), generato dal processo di incenerimento o di coincenerimento, dal trattamento degli effluenti gassosi o delle acque reflue o da altri processi all'interno dell'impianto di incenerimento o di coincenerimento;
 s) 'biomassa': per biomassa si intendono:

1) prodotti costituiti di materia vegetale di provenienza agricola o forestale, utilizzabili come combustibile per recuperarne il contenuto energetico;

2) i rifiuti seguenti:

 2.1) rifiuti vegetali derivanti da attivita' agricole e forestali;

 2.2) rifiuti vegetali derivanti dalle industrie alimentari di trasformazione, se l'energia termica generata e' recuperata;

 2.3) rifiuti vegetali fibrosi della produzione di pasta di carta grezza e di produzione di carta dalla pasta, se sono coinceneriti sul luogo di produzione e se l'energia termica generata e' recuperata;

 2.4) rifiuti di sughero;

 2.5) rifiuti di legno, ad eccezione di quelli che possono contenere composti organici alogenati o metalli pesanti, ottenuti a seguito di un trattamento o di rivestimento inclusi in particolare i rifiuti di legno di questo genere derivanti dai rifiuti edilizi e di demolizione;
 t) 'autorizzazione': la decisione o piu' decisioni scritte, emanate dall'autorita' competente ai fini di autorizzare la realizzazione e l'esercizio degli impianti di cui alle lettere b) e c), in conformita' a quanto previsto nel presente titolo.

Art. 237-quater
Ambito di applicazione ed esclusioni
1. Il presente titolo si applica agli impianti di incenerimento e agli impianti di coincenerimento dei rifiuti solidi o liquidi.
2. Sono esclusi dall'ambito di applicazione del presente titolo:
 a) gli impianti di gassificazione o di pirolisi, se i gas prodotti da siffatto trattamento termico dei rifiuti sono purificati in misura tale da non costituire piu' rifiuti prima del loro incenerimento e da poter provocare emissioni non superiori a quelle derivanti dalla combustione di gas naturale;
 b) gli impianti che trattano unicamente i seguenti rifiuti:

1) rifiuti di cui all'articolo 237-ter, comma 1, lettera s), numero 2);

2) rifiuti radioattivi;

3) rifiuti animali, come regolati dal regolamento (CE) n. 1069/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 ottobre 2009, recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano;

4) rifiuti derivanti dalla prospezione e dallo sfruttamento delle risorse petrolifere e di gas nelle installazioni offshore e inceneriti a bordo di queste ultime;
 c) impianti sperimentali utilizzati a fini di ricerca, sviluppo e sperimentazione per migliorare il processo di incenerimento che trattano meno di 50 t di rifiuti all'anno.

Art. 237-quinquies
Domanda di autorizzazione
1. La realizzazione e l'esercizio degli impianti di incenerimento e coincenerimento dei rifiuti rientranti nell'ambito di applicazione del presente titolo devono essere autorizzati ai sensi delle seguenti disposizioni:
 a) per gli impianti non sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale ai sensi dell'articolo 6, comma 13, si applica l'articolo 208;
 b) per gli impianti sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale ai sensi dell'articolo 6, comma 13 del presente decreto legislativo si applicano le disposizioni del Titolo III-bis della Parte Seconda.
2. La domanda per il rilascio dell'autorizzazione deve contenere in particolare una descrizione delle misure previste per garantire che siano rispettate le seguenti prescrizioni:
 a) l'impianto e' progettato e attrezzato e sara' gestito e sottoposto a manutenzione in maniera conforme ai requisiti del presente titolo, tenendo conto delle categorie di rifiuti da incenerire o da coincenerire;
 b) il calore generato durante il processo di incenerimento e di coincenerimento e' recuperato, per quanto praticabile, attraverso la produzione di calore, vapore o energia;
 c) i residui sono ridotti al minimo in quantita' e nocivita' e riciclati ove opportuno;
 d) lo smaltimento dei residui che non possono essere evitati, limitati o riciclati sara' effettuato nel rispetto della Parte IV;
 e) le tecniche di misurazione proposte per le emissioni negli effluenti gassosi e nelle acque di scarico sono conformi ai requisiti dell'Allegato 1, lettera C, e dell'Allegato 2, lettera C, al presente Titolo.
3. Per gli impianti di produzione di energia elettrica tramite coincenerimento, per cui il produttore fornisca documentazione atta a dimostrare che la producibilita' imputabile a fonti rinnovabili, per il quinquennio successivo alla data prevista di entrata in esercizio dell'impianto, sia superiore al 50 per cento della producibilita' complessiva di energia elettrica, si applica il procedimento di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387.

Art. 237-sexies
Contenuto dell'autorizzazione
1. L'autorizzazione alla realizzazione ed esercizio degli impianti di incenerimento e coincenerimento deve in ogni caso indicare esplicitamente:
 a) un elenco di tutti i tipi di rifiuti che possono essere trattati nell'impianto, individuati mediante il riferimento ai relativi codici dell'elenco europeo dei rifiuti,
nonche' l'informazione sulla quantita' di ciascun tipo di rifiuti autorizzati;
 b) la capacita' nominale e il carico termico nominale autorizzato dell'impianto;
 c) i valori limite per le emissioni nell'atmosfera e nell'acqua per ogni singolo inquinante;
 d) le procedure e la frequenza di campionamento e misurazione da utilizzare per rispettare le condizioni fissate per il controllo delle emissioni, nonche' la localizzazione dei punti di campionamento e misurazione;
 e) il periodo massimo durante il quale, a causa di disfunzionamenti, guasti o arresti tecnicamente inevitabili dei dispositivi di depurazione e di misurazione, le emissioni nell'atmosfera e gli scarichi di acque reflue possono superare i valori limite di emissione previsti;
 f) i periodi massimi di tempo per l'avviamento e l'arresto durante il quale non vengono alimentati rifiuti come disposto all'articolo 237-octies, comma 11, del presente Titolo e conseguentemente esclusi dal periodo di effettivo funzionamento dell'impianto ai fini dell'applicazione dell'Allegato 1, paragrafo A, punto 5, e paragrafo C, punto 1;
 g) le modalita' e la frequenza dei controlli programmati per accertare il rispetto delle condizioni e delle prescrizioni contenute nell'autorizzazione medesima, da effettuarsi, ove non diversamente disposto, da parte delle agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente, con oneri a carico del gestore;
 h) il periodo che deve intercorrere tra la messa in esercizio e la messa a regime dell'impianto. La messa in esercizio deve essere comunicata all'autorita' competente con un anticipo di almeno quindici giorni. L'autorizzazione stabilisce altresi' la data entro cui devono essere comunicati all'autorita' competente i dati relativi alle emissioni effettuate in un periodo continuativo di marcia controllata decorrente dalla messa a regime, e la durata di tale periodo, nonche' il numero dei campionamenti da realizzare.
2. In aggiunta alle prescrizioni di cui al comma 1, l'autorizzazione rilasciata per un impianto di incenerimento e di coincenerimento che utilizza rifiuti pericolosi contiene:
 a) un elenco delle quantita' ed i poteri calorifici inferiori minimi e massimi delle diverse tipologie di rifiuti pericolosi che possono essere trattati nell'impianto;
 b) i flussi di massa minimi e massimi di tali rifiuti pericolosi, i loro valori calorifici minimi e massimi e il loro contenuto massimo di policlorobifenile, pentaclorofenolo, cloro, fluoro, zolfo, metalli pesanti e altre sostanze inquinanti.
3. Per quanto concerne il coincenerimento dei propri rifiuti nel luogo di produzione in caldaie a corteccia utilizzate nelle industrie della pasta di legno e della carta, l'autorizzazione e' subordinata almeno alle seguenti condizioni:
 a) devono essere adottate tecniche tali da assicurare il rispetto dei valori limite di emissione fissati nell'Allegato 2, paragrafo A, per il carbonio organico totale;
 b) le condizioni d'esercizio autorizzate non devono dare luogo ad una maggior quantita' di residui o a residui con un piu' elevato tenore di inquinanti organici rispetto ai residui ottenibili applicando le prescrizioni di cui al presente articolo.

Art. 237-septies
Consegna e ricezione dei rifiuti
1. Il gestore dell'impianto di incenerimento o di coincenerimento adotta tutte le precauzioni necessarie riguardo alla consegna e alla ricezione dei rifiuti per evitare o limitare per quanto praticabile gli effetti negativi sull'ambiente, in particolare l'inquinamento dell'aria, del suolo, delle acque superficiali e sotterranee nonche' altri effetti negativi sull'ambiente, odori e rumore e i rischi diretti per la salute umana. Tali misure devono soddisfare almeno le prescrizioni di cui ai commi 3, 4 e 5.
2. Prima dell'accettazione dei rifiuti nell'impianto di incenerimento o di coincenerimento, il gestore determina la massa di ciascun tipo di rifiuti, possibilmente individuati in base all'elenco europeo dei rifiuti.
3. Prima dell'accettazione dei rifiuti pericolosi nell'impianto di incenerimento o nell'impianto di coincenerimento, il gestore raccoglie informazioni sui rifiuti al fine di verificare l'osservanza dei requisiti previsti dall'autorizzazione, in particolare quelli di cui all'articolo 237-sexies.
4. Le informazioni di cui al comma 3 comprendono quanto segue:
 a) tutti i dati di carattere amministrativo sul processo produttivo contenuti nei documenti di cui al comma 5, lettera a);
 b) la composizione fisica e, se possibile, chimica dei rifiuti e tutte le altre informazioni necessarie per valutarne l'idoneita' ai fini del previsto processo di incenerimento e coincenerimento;
 c) le caratteristiche di pericolosita' dei rifiuti, le sostanze con le quali non possono essere mescolati e le precauzioni da adottare nella manipolazione dei rifiuti.
5. Prima dell'accettazione dei rifiuti pericolosi nell'impianto di incenerimento o di coincenerimento il gestore applica almeno le seguenti procedure:
 a) controllo dei documenti prescritti ai sensi della Parte Quarta, e, se del caso, di quelli prescritti dal regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006, relativo alla spedizione di rifiuti e dalla legislazione in materia di trasporto di merci pericolose;
 b) ad esclusione dei rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo e di eventuali altri rifiuti individuati dall'autorita' competente, per i quali il campionamento risulti inopportuno, devono essere prelevati campioni rappresentativi. Questa operazione va effettuata, per quanto possibile, prima del conferimento nell'impianto, per verificarne mediante controlli la conformita' all'autorizzazione nonche' alle informazioni di cui ai commi 3 e 4, e per consentire alle autorita' competenti di identificare la natura dei rifiuti trattati. I campioni sono conservati per almeno un mese dopo l'incenerimento o il coincenerimento dei rifiuti da cui sono stati prelevati.
6. L'autorita' competente, in sede di autorizzazione, puo' concedere deroghe ai commi 2, 3 4 e 5, lettera a), per gli impianti di incenerimento o di coincenerimento che sono parte di un'installazione di cui al Titolo III-bis della Parte Seconda a condizione che inceneriscano o coinceneriscano esclusivamente i propri rifiuti, nel luogo in cui gli stessi sono stati prodotti, e che venga garantito il rispetto delle previsioni del presente titolo, anche mediante la prescrizione di misure specifiche che tengano conto delle masse e delle categorie di tali rifiuti.

Art. 237-octies
Condizioni di esercizio degli impianti di incenerimento e coincenerimento
1. Nell'esercizio dell'impianto di incenerimento o di coincenerimento devono essere adottate tutte le misure affinche' le attrezzature utilizzate per la ricezione, gli stoccaggi, i pretrattamenti e la movimentazione dei rifiuti, nonche' per la movimentazione o lo stoccaggio dei residui prodotti, siano progettate e gestite in modo da ridurre le emissioni e gli odori, secondo le migliori tecniche disponibili.
2. Gli impianti di incenerimento devono essere gestiti in modo da ottenere il piu' completo livello di incenerimento possibile, adottando, se necessario, adeguate tecniche di pretrattamento dei rifiuti. Le scorie e le ceneri pesanti prodotte dal processo di incenerimento non possono presentare un tenore di incombusti totali, misurato come carbonio organico totale, di seguito denominato TOC, superiore al 3 per cento in peso, o una perdita per ignizione superiore al 5 per cento in peso sul secco.
3. Gli impianti di incenerimento devono essere progettati, costruiti, equipaggiati e gestiti in modo tale che, dopo l'ultima immissione di aria di combustione, i gas prodotti dal processo di incenerimento siano portati, in modo controllato ed omogeneo, anche nelle condizioni piu' sfavorevoli, ad una temperatura di almeno 850° C per almeno due secondi. Tale temperatura e' misurata in prossimita' della parete interna della camera di combustione, o in un altro punto rappresentativo della camera di combustione indicato dall'autorita' competente.
4. Gli impianti di coincenerimento devono essere progettati, costruiti, equipaggiati e gestiti in modo tale che i gas prodotti dal coincenerimento dei rifiuti siano portati, in modo controllato ed omogeneo, anche nelle condizioni piu' sfavorevoli previste, ad una temperatura di almeno 850°C per almeno due secondi.
5. Se vengono inceneriti e coinceneriti rifiuti pericolosi contenenti oltre l'1 per cento di sostanze organiche alogenate, espresse in cloro, la temperatura necessaria per osservare il disposto del secondo e terzo comma e' pari ad almeno 1100°C per almeno due secondi.
6. Ciascuna linea dell'impianto di incenerimento deve essere dotata di almeno un bruciatore ausiliario da utilizzare, nelle fasi di avviamento e di arresto dell'impianto, per garantire l'innalzamento ed il mantenimento della temperatura minima stabilita ai sensi dei commi 3 e 5 e all'articolo 237-nonies, durante tali operazioni e fintantoche' vi siano rifiuti nella camera di combustione. Tale bruciatore deve entrare in funzione automaticamente in modo da evitare, anche nelle condizioni piu' sfavorevoli, che la temperatura dei gas di combustione, dopo l'ultima immissione di aria di combustione, scenda al di sotto delle temperature minima stabilite ai commi 3 e 5 e all'articolo 237-nonies, fino a quando vi e' combustione di rifiuto. Il bruciatore ausiliario non deve essere alimentato con combustibili che possano causare emissioni superiori a quelle derivanti dalla combustione di gasolio, gas liquefatto e gas naturale.
7. Prima dell'inizio delle operazioni di incenerimento o coincenerimento, l'autorita' competente verifica che l'impianto sia conforme alle prescrizioni alle quali e' stato subordinato il rilascio dell'autorizzazione. I costi di tale verifica sono a carico del titolare dell'impianto. L'esito della verifica non comporta in alcun modo una minore responsabilita' per il gestore.
8. Qualora l'autorita' competente non provvede alla verifica di cui al comma precedente entro trenta giorni dalla ricezione della relativa richiesta, il titolare puo' dare incarico ad un soggetto abilitato di accertare che l'impianto soddisfa le condizioni e le prescrizioni alle quali e' stato subordinato il rilascio dell'autorizzazione. L'esito dell'accertamento e' fatto pervenire all'autorita' competente e, se positivo, trascorsi quindici giorni, consente l'attivazione dell'impianto.
9. Al fine di ridurre l'impatto dei trasporti di rifiuti destinati agli impianti di incenerimento in fase progettuale puo' essere prevista la realizzazione di appositi collegamenti ferroviari con oneri a carico dei soggetti gestori di impianti. L'approvazione di tale elemento progettuale nell'ambito della procedura
di autorizzazione, costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico comunale e comporta la dichiarazione di pubblica utilita', urgenza ed indifferibilita' dei lavori.
10. La dismissione degli impianti deve avvenire nelle condizioni di massima sicurezza ed il sito deve essere bonificato e ripristinato ai sensi della normativa vigente.
11. Gli impianti di incenerimento e di coincenerimento sono dotati di un sistema automatico per impedire l'alimentazione di rifiuti in camera di combustione nei seguenti casi:
 a) all'avviamento, finche' non sia raggiunta la temperatura minima stabilita ai commi 3, 4 e 5 e la temperatura prescritta ai sensi dell'articolo 237-nonies;
 b) qualora la temperatura nella camera di combustione scenda al di sotto di quella minima stabilita ai sensi dei commi 3, 4 e 5, oppure della temperatura prescritta ai sensi dell'articolo 237-nonies;
 c) qualora le misurazioni in continuo degli inquinanti negli effluenti indichino il superamento di uno qualsiasi dei valori limite di emissione, a causa del cattivo funzionamento o di un guasto dei dispositivi di depurazione degli scarichi gassosi.
12. Il calore generato durante il processo di incenerimento o coincenerimento e' recuperato per quanto tecnicamente possibile.
13. I rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo sono introdotti direttamente nel forno di incenerimento senza prima essere mescolati con altre categorie di rifiuti e senza manipolazione diretta.
14. La gestione operativa degli impianti di incenerimento o di coincenerimento dei rifiuti deve essere affidata a persone fisiche tecnicamente competenti.

Art. 237-nonies
Modifica delle condizioni di esercizio e modifica sostanziale dell'attivita'
1. Per determinate categorie di rifiuti o determinati processi termici, l'autorita' competente puo', in sede di autorizzazione, prevedere espressamente l'applicazione di prescrizioni diverse da quelle riportate ai commi 2, 3, 4, 5 e 6 dell'articolo 237-octies, nonche', per quanto riguarda la temperatura, di cui al comma 11 dell'articolo 237-octies, purche' nell'impianto di incenerimento e di coincenerimento siano adottate tecniche tali da assicurare:
 a) il rispetto dei valori limite di emissione fissati nell'Allegato 1, parte A, per l'incenerimento e Allegato 2, parte A, per il coincenerimento;
 b) che le condizioni d'esercizio autorizzate non diano luogo ad una maggior quantita' di residui o a residui con un piu' elevato tenore di inquinanti organici rispetto ai residui ottenibili applicando le prescrizioni di cui all'articolo 237-octies.
2. Le autorita' competenti comunicano Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare tutte le condizioni di esercizio autorizzate ai sensi del presente articolo e i risultati delle verifiche effettuate anche alla luce delle relazioni annuali di cui all'articolo 237-septiesdecies. Il Ministero provvede a comunicare alla Commissione europea le informazioni ricevute nell'ambito delle relazioni di cui all'articolo 29-terdecies.
3. Se un impianto di incenerimento dei rifiuti o di un impianto di coincenerimento dei rifiuti tratta esclusivamente rifiuti non pericolosi, la modifica dell'attivita' che comporti l'incenerimento o il coincenerimento di rifiuti pericolosi e' considerata sostanziale.

Art. 237-decies
Coincenerimento di olii usati
1. E' vietato il coincenerimento di oli usati contenenti PCB/PCT e loro miscele in misura eccedente le 50 parti per milione. Tale divieto deve essere espressamente menzionato nell'autorizzazione concessa dall'autorita' competente ad impianti di coincenerimento che utilizzano rifiuti pericolosi.
2. Il coincenerimento di olii usati, fermo restando il divieto di cui al comma 1, e' autorizzato secondo le disposizioni del presente titolo, a condizione che siano rispettate le seguenti ulteriori prescrizioni:
 a) gli oli usati come definiti all'articolo 183, comma 1, lettera c), siano conformi ai seguenti requisiti:

1) la quantita' di policlorodifenili (PCB) di cui al decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 209, e successive modificazioni, e degli idrocarburi policlorurati presenti concentrazioni non superiori a 50 ppm;

2) questi rifiuti non siano resi pericolosi dal fatto di contenere altri costituenti elencati nell'Allegato D alla Parte Quarta, in quantita' o concentrazioni incompatibili con gli obiettivi previsti dall'articolo 177, comma 4;

3) il potere calorifico inferiore sia almeno 30 MJ per chilogrammo;
 b) la potenza termica nominale della singola apparecchiatura dell'impianto in cui sono alimentati gli oli usati come combustibile sia pari o superiore a 6 MW.

Art. 237-undecies
Coincenerimento di rifiuti animali rientranti nell'ambito di applicazione del regolamento n. 1069/2009/UE
1. Il coincenerimento dei prodotti trasformati derivanti da materiali di categoria 1, 2 e 3 di cui al regolamento (CE) n. 1069/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 ottobre 2009, e' autorizzato secondo le disposizioni degli articoli 237-quinquies e 237-sexies, a condizione che siano rispettati i requisiti, le modalita' di esercizio e le prescrizioni di cui all'Allegato 3.
2. La domanda per il rilascio delle autorizzazioni e' inviata anche alla Azienda sanitaria locale (ASL) territorialmente competente.
3. Nella documentazione di cui al decreto del Ministro dell'ambiente 1° aprile 1998, n. 148, e nel Modello unico di dichiarazione ambientale, di cui alla legge 25 gennaio 1994, n. 70, e successive modificazioni, deve essere indicato, nella parte relativa all'individuazione e classificazione dei rifiuti di cui al presente articolo, il codice dell'Elenco europeo dei rifiuti; 020203 'Scarti inutilizzabili per il consumo e la trasformazione'.

Art. 237-duodecies
Emissione in atmosfera
1. Gli effluenti gassosi degli impianti di incenerimento e coincenerimento devono essere emessi in modo controllato attraverso un camino di altezza adeguata e con velocita' e contenuto entalpico tale da favorire una buona dispersione degli effluenti al fine di salvaguardare la salute umana e l'ambiente, con particolare riferimento alla normativa relativa alla qualita' dell'aria.
2. Gli impianti di incenerimento dei rifiuti e gli impianti di coincenerimento sono progettati, costruiti, equipaggiati e gestiti in modo che le emissioni nell'atmosfera non superano i valori limite di emissione di cui rispettivamente all'Allegato I, paragrafo A, e all'Allegato 2, paragrafo A, al presente Titolo.
3. Qualora il calore liberato dal coincenerimento di rifiuti pericolosi sia superiore al 40 per cento del calore totale liberato nell'impianto, o qualora l'impianto coincenerisca rifiuti urbani misti non trattati, i valori limite di emissione sono quelli fissati all'Allegato 1, paragrafo A, al presente Titolo e conseguentemente non si applica la formula di miscelazione di cui all'Allegato 2, paragrafo A.
4. I risultati delle misurazioni effettuate per verificare l'osservanza dei valori limite di emissione di cui al comma 1, sono normalizzati alle condizioni descritte all'Allegato 1, lettera B, al presente Titolo. Il controllo delle emissioni e' effettuato conformemente al punto C dell'Allegato 1 e punto C dell'Allegato 2.
5. I risultati delle misurazioni effettuate per verificare l'osservanza dei valori limite di emissione di cui al comma 2, sono normalizzati alle condizioni descritte all'Allegato 2, lettera B, al presente Titolo.
6. L'installazione e il funzionamento dei sistemi di misurazione automatici sono sottoposti a controllo e test annuale di verifica come prescritto al punto C dell'Allegato 1 e al punto C dell'Allegato 2 al presente Titolo.
7. Nel caso di coincerimento dei rifiuti urbani misti non trattati, i valori limite di emissione sono quelli fissati all'Allegato 1, paragrafo A.
8. In sede di autorizzazione, l'autorita' competente valuta la possibilita' di concedere specifiche deroghe previste agli Allegati 1 e 2, nel rispetto delle norme di qualita' ambientale, e, ove ne ricorra la fattispecie, delle disposizioni del Titolo III-bis della Parte seconda.

Art. 237-terdecies
Scarico di acque reflue
1. Lo scarico di acque reflue provenienti dalla depurazione degli effluenti gassosi evacuate da un impianto di incenerimento o di coincenerimento e' limitata per quanto possibile e comunque
disciplinato dall'autorizzazione di cui all'articolo 237-sexies.
2. Le acque reflue provenienti dalla depurazione degli effluenti gassosi evacuate da un impianto di incenerimento o di coincenerimento sono soggette all'autorizzazione rilasciata dall'autorita' competente ai sensi del Titolo III-bis.
3. La domanda di autorizzazione, ove preveda lo scarico di acque reflue provenienti dalla depurazione di effluenti gassosi, deve essere accompagnata
dall'indicazione delle caratteristiche quantitative e qualitative dello scarico; della quantita' di acqua da prelevare nell'anno solare, del corpo ricettore e del punto previsto per il prelievo al fine del controllo, dalla descrizione del sistema complessivo di scarico, ivi comprese le operazioni ad esso funzionalmente connesse, dell'eventuale sistema di misurazione del flusso degli scarichi ove richiesto, dall'indicazione dei mezzi tecnici impiegati nel processo produttivo e nei sistemi di scarico, nonche' dall'indicazione dei sistemi di depurazione utilizzati per conseguire il rispetto dei valori limite di emissione di cui al comma 3.
4. L'autorizzazione di cui all'articolo 237-sexies, con riferimento allo scarico di acque reflue provenienti dalla depurazione di effluenti gassosi, stabilisce:
 a) i valori limite di emissione per gli inquinanti di cui al punto D dell'Allegato I al presente Titolo;
 b) i parametri di controllo operativo per le acque reflue almeno relativamente al pH, alla temperatura e alla portata;
 c) le prescrizioni riguardanti le misurazioni ai fini della sorveglianza degli scarichi come frequenza delle misurazioni della massa degli inquinanti delle acque reflue trattate, nonche' la localizzazione dei punti di campionamento o di misurazione;
 d) prescrizioni tecniche in funzione del raggiungimento dell'obiettivo di qualita' dei corpi idrici ricettori individuati ai sensi dell'articolo 76 e successivi;
 e) le eventuali ulteriori prescrizioni volte a garantire che gli scarichi siano effettuati in conformita' alle disposizioni del presente decreto e senza pregiudizio per il corpo recettore, per la salute pubblica e l'ambiente.
5. Lo scarico in acque superficiali di acque reflue provenienti dalla depurazione degli effluenti gassosi deve rispettare almeno i valori di emissioni previsti all'Allegato 1, paragrafo D. E' vietato lo scarico sul suolo, sottosuolo e nelle acque sotterranee.
6. Le acque reflue provenienti dalla depurazione degli scarichi gassosi devono essere separate dalle acque di raffreddamento e dalle acque di prima pioggia rispettando i valori limite di emissione di cui alla Tabella 5 dell'Allegato V alla Parte Terza, a pie' di impianto di trattamento.
7. Qualora le acque reflue provenienti dalla depurazione dei gas di scarico siano trattate congiuntamente ad acque reflue provenienti da altre fonti, le misurazioni devono essere effettuate:
 a) sul flusso delle acque reflue provenienti dai processi di depurazione degli effluenti gassosi prima dell'immissione nell'impianto di trattamento collettivo delle acque reflue;
 b) sugli altri flussi di acque reflue prima dell'immissione nell'impianto di trattamento collettivo delle acque reflue;
 c) dopo il trattamento, al punto di scarico finale delle acque reflue.
8. Al fine di verificare l'osservanza dei valori limite di emissione stabiliti all'Allegato I, paragrafo D, per il flusso di acque reflue provenienti dal processo di depurazione degli effluenti gassosi, sono effettuati gli opportuni calcoli di bilancio di massa per stabilire i livelli di emissione che, nello scarico finale delle acque reflue, possono essere attribuiti alla depurazione degli effluenti gassosi dell'impianto di coincenerimento.
9. I valori limite di emissione si applicano nel punto in cui le acque reflue, provenienti dalla depurazione degli scarichi gassosi sono evacuate dall'impianto di incenerimento dei rifiuti o dall'impianto di incenerimento dei rifiuti o dall'impianto di coincenerimento dei rifiuti.
10. I valori limite non possono essere in alcun caso conseguiti mediante diluizione delle acque reflue.
11. Fermo restando il divieto di scarico o di immissione diretta di acque meteoriche nelle acque sotterranee, ai fini della prevenzione di rischi idraulici ed ambientali, le acque meteoriche di dilavamento, le acque di prima pioggia e di lavaggio, le acque contaminate derivanti da spandimenti o da operazioni di estinzione di incendi delle aree esterne devono essere convogliate ed opportunamente trattate, ai sensi della Parte III del presente decreto legislativo.
12. Devono essere adottate le misure necessarie volte all'eliminazione ed alla riduzione dei consumi, nonche' ad incrementare il riciclo ed il riutilizzo di acqua reflua o gia' usata nel ciclo produttivo come l'acqua di raffreddamento, anche mediante le migliori tecnologie disponibili ai sensi della Parte Terza.
13. Qualora le acque reflue provenienti dalla depurazione degli scarichi gassosi siano trattate al di fuori dell'impianto di incenerimento dei rifiuti o dell'impianto di coincenerimento dei rifiuti in un impianto di trattamento destinato esclusivamente al trattamento di questo tipo di acque reflue, i valori limite di emissione di cui alla tabella dell'Allegato 1, lettera D, si applicano al punto in cui le acque reflue fuoriescono dall'impianto di trattamento.
14. Il sito dell'impianto di incenerimento dei rifiuti e il sito dell'impianto di coincenerimento dei rifiuti, ivi comprese le aree di stoccaggio dei rifiuti, e' progettato e gestito in modo da evitare l'immissione non autorizzata e accidentale di qualsiasi inquinante nel suolo, nelle acque superficiali e nelle acque sotterranee.
15. E' prevista una capacita' di stoccaggio per le acque piovane contaminate che defluiscano dal sito dell'impianto di incenerimento dei rifiuti o dal sito dell'impianto di coincenerimento o per l'acqua contaminata derivante da spandimenti o da operazioni di estinzione di incendi. La capacita' di stoccaggio deve essere sufficiente per garantire che tali acque possano, se necessario, essere analizzate e, se necessario, trattate prima dello scarico.

Art. 237-quattuordecies
Campionamento ed analisi delle emissioni in atmosfera degli impianti di incenerimento e di coincenerimento
1. I metodi di campionamento, analisi e valutazione delle emissioni in atmosfera, nonche' le procedure di acquisizione, validazione, elaborazione ed archiviazione dei dati, sono fissati ed aggiornati ai sensi della lettera C dell'Allegato 1 e della lettera C dell'Allegato 2 al presente Titolo, per quanto non previsto all'Allegato VI alla Parte Quinta.
2. I valori limite di emissione degli impianti di incenerimento e coincenerimento si intendono rispettati se conformi rispettivamente a quanto previsto all'Allegato 1, paragrafo C, punto 1, e all'Allegato 2, paragrafo C, punto 1.
3. Negli impianti di incenerimento e in quelli di coincenerimento devono essere misurate e registrate in continuo nell'effluente gassoso le concentrazioni di CO, NOx, SO2, polveri totali, TOC, HCl, HF e NH3. L'autorita' competente puo' autorizzare che le misurazioni in continuo siano sostituite da misurazioni periodiche di HCl, HF ed SO2, se il gestore dimostra che le emissioni di tali inquinanti non possono in nessun caso essere superiori ai valori limite di emissione stabiliti. La misurazione in continuo di acido fluoridrico (HF) puo' essere sostituita da misurazioni periodiche se l'impianto adotta sistemi di trattamento dell'acido cloridrico (HCl) nell'effluente gassoso che garantiscano il rispetto del valore limite di emissione relativo a tale sostanza.
4. L'autorita' competente puo' decidere di non imporre misurazioni in continuo per NOx e puo' prescrivere le misurazioni periodiche stabilite al comma 5, negli impianti esistenti di incenerimento o coincenerimento dei rifiuti aventi capacita' nominale inferiore a 6t/ora se il gestore puo' dimostare, sulla base di informazioni relative alla qualita' dei rifiuti in questione, delle tecnologie utilizzate e dei risultati del monitoraggio delle emissioni, che in nessuna circostanza le emissioni di NOx possono essere superiori al valore limite di emissione prescritto.
5. Devono inoltre essere misurati e registrati in continuo il tenore volumetrico di ossigeno, la temperatura, la pressione, il tenore di vapore acqueo e la portata volumetrica nell'effluente gassoso. La misurazione in continuo del tenore di vapore acqueo non e' richiesta se l'effluente gassoso campionato viene essiccato prima dell'analisi.
6. Deve essere inoltre misurata e registrata in continuo la temperatura dei gas vicino alla parete interna o in altro punto rappresentativo della camera di combustione, secondo quanto autorizzato dall'autorita' competente.
7. Devono essere misurate con cadenza almeno quadrimestrale le sostanze di cui all'Allegato 1, paragrafo A, punti 3 e 4, nonche' gli altri inquinanti, di cui al precedente comma 2, per i quali l'autorita' competente abbia prescritto misurazioni periodiche; per i primi dodici mesi di funzionamento dell'impianto, le predette sostanze devono essere misurate almeno ogni tre mesi.
8. All'atto della messa in esercizio dell'impianto, e successivamente su motivata richiesta dell'autorita' competente, devono essere controllati nelle piu' gravose condizioni di funzionamento i seguenti parametri relativi ai gas prodotti, individuati agli articoli 237-octies e 237-nonies:
 a) tempo di permanenza;
 b) temperatura minima;
 c) tenore di ossigeno.
9. Gli impianti di coincenerimento devono assicurare inoltre la misurazione e registrazione della quantita' di rifiuti e di combustibile alimentato a ciascun forno o altra apparecchiatura.
10. Tutti i risultati delle misurazioni sono registrati, elaborati e presentati all'autorita' competente in modo da consentirle di verificare l'osservanza delle condizioni di funzionamento previste e dei valori limite di emissione stabiliti nell'autorizzazione, secondo le procedure fissate dall'autorita' che ha rilasciato la stessa.
11. Qualora dalle misurazioni eseguite risulti che i valori limite di emissione in atmosfera stabiliti dal presente articolo sono superati, il gestore provvede a informarne senza indugio l'autorita' competente e l'agenzia regionale o provinciale per la protezione dell'ambiente, fermo restando quanto previsto
all'articolo 237-octiesdecies.
12. La corretta installazione ed il funzionamento dei dispositivi automatici di misurazione delle emissioni gassose sono sottoposti a controllo da parte dell'autorita' competente al
rilascio dell'autorizzazione. La taratura di detti dispositivi deve essere verificata, con metodo parallelo di riferimento, con cadenza almeno triennale.

Art. 237-quinquiesdecies
Controllo e sorveglianza delle emissioni nei corpi idrici
1. Fermo restando quanto previsto all'articolo 237-terdecies, ai fini della sorveglianza su parametri, condizioni e concentrazioni di massa inerenti al processo di incenerimento o di coincenerimento sono utilizzate tecniche di misurazione e sono installate le relative attrezzature.
2. Le misurazioni delle emissioni negli ambienti idrici effettuate al punto di scarico delle acque reflue, devono essere eseguite in conformita' a quanto previsto all'Allegato 1, paragrafo E, punto 1.
3. I valori limite di emissione si considerano rispettati se conformi a quanto previsto all'Allegato 1, paragrafo E, punto 2.
4. Tutti i risultati delle misurazioni sono registrati, elaborati e presentati all'autorita' competente in modo da consentirle di verificare l'osservanza delle condizioni di funzionamento previste e dei valori limite di emissione stabiliti nell'autorizzazione, secondo le procedure fissate dall'autorita' che ha rilasciato la stessa.
5. Qualora dalle misurazioni eseguite risulti che i valori limite di emissione negli ambienti idrici sono superati si provvede ad informare tempestivamente l'autorita' competente e l'agenzia regionale o provinciale per la protezione dell'ambiente, fermo restando quanto previsto all'articolo 237-septiesdecies.
6. La corretta installazione ed il funzionamento dei dispositivi automatici di misurazione degli scarichi idrici sono sottoposti a controllo da parte dell'autorita' competente al
rilascio dell'autorizzazione. La taratura di detti dispositivi deve essere verificata, con metodo parallelo di riferimento, con cadenza almeno triennale.
7. Il campionamento, la conservazione, il trasporto e le determinazioni analitiche, ai fini dei controlli e della sorveglianza, devono essere eseguiti secondo le metodiche APAT.

Art. 237-sexiesdecies
Residui
1. La quantita' e la pericolosita' dei residui prodotti durante il funzionamento dell'impianto di incenerimento o di coincenerimento devono essere ridotte al minimo: I residui sono riciclati in conformita' alla Parte IV del presente decreto legislativo, quando appropriato, direttamente nell'impianto o al di fuori di esso. I residui che non possono essere riciclati devono essere smaltiti in conformita' alle norme del presente decreto legislativo.
2. Il trasporto e lo stoccaggio intermedio di residui secchi sotto forma di polveri devono essere effettuati in modo tale da evitare la dispersione nell'ambiente di tali residui, ad esempio mediante l'utilizzo di contenitori chiusi.
3. Preliminarmente al riciclaggio o smaltimento dei residui prodotti dall'impianto di incenerimento o di coincenerimento, devono essere effettuate opportune analisi per stabilire le caratteristiche fisiche e chimiche, nonche' il potenziale inquinante dei vari residui. L'analisi deve riguardare in particolare l'intera frazione solubile e la frazione solubile dei metalli pesanti.

Art. 237-septiesdecies
Obblighi di comunicazione, informazione, accesso e partecipazione
1. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, integra la relazione di cui all'articolo 29-terdecies, comma 2 con i dati concernenti l'applicazione del presente titolo, anche avvalendosi delle informazioni ricevute dai gestori degli impianti di incenerimento e coincenerimento di cui al successivo comma 5.
2. Al fine di garantire al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare la base informativa necessaria all'attuazione del comma 1, le autorita' competenti integrano la comunicazione periodica trasmessa ai sensi dell'articolo 29-terdecies, comma 1, con le informazioni relative all'applicazione del presente titolo, secondo le indicazioni fornite del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
3. Le autorizzazioni alla realizzazione e all'esercizio degli impianti di incenerimento o di coincenerimento sono rilasciate solo dopo aver garantito l'accesso alle informazioni ai sensi di quanto disposto dalla normativa di settore.
4. Fatto salvo il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, e, esclusi i casi in cui si applicano le disposizioni in materia di informazione del pubblico previste al Titolo III-bis della Parte Seconda, le domande di autorizzazione e rinnovo per impianti di incenerimento e di coincenerimento sono rese accessibili al pubblico in uno o piu' luoghi aperti al pubblico, e comunque presso la sede del comune territorialmente competente, per un periodo di tempo adeguato e comunque non inferiore a trenta giorni, affinche' chiunque possa esprimere le proprie osservazioni prima della decisione dell'autorita' competente. La decisione dell'autorita' competente, l'autorizzazione e qualsiasi suo successivo aggiornamento sono rese accessibili al pubblico con le medesime modalita'.
5. Per gli impianti di incenerimento e coincenerimento aventi una capacita' nominale di due o piu' Mg l'ora, entro il 30 aprile dell'anno successivo, il gestore predispone una relazione annuale relativa al funzionamento ed alla sorveglianza dell'impianto che dovra' essere trasmessa all'autorita' competente che la rende accessibile al pubblico con le modalita' di cui al comma 4. Tale relazione fornisce, come requisito minimo, informazioni in merito all'andamento del processo e delle emissioni nell'atmosfera e nell'acqua rispetto alle norme di emissione previste dal presente titolo.
6. L'autorita' competente redige un elenco, accessibile al pubblico, degli impianti di incenerimento e coincenerimento aventi una capacita' nominale inferiore a due tonnellate l'ora.
7. Copia delle autorizzazioni rilasciate, nonche' della relazione di cui al comma 4 e degli elenchi di cui al comma 5 sono trasmesse, per le finalita' di cui al comma 1 al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e all' Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA).

Art. 237-octiesdecies
Condizioni anomale di funzionamento
1. L'autorita' competente stabilisce nell'autorizzazione il periodo massimo di tempo durante il quale, a causa di disfunzionamenti, guasti o arresti tecnicamente inevitabili dei dispositivi di depurazione e di misurazione, le concentrazioni delle sostanze regolamentate presenti nelle emissioni in atmosfera e nelle acque reflue depurate possono superare i valori limite di emissione autorizzati.
2. Nei casi di guasto, il gestore riduce o arresta l'attivita' appena possibile, finche' sia ristabilito il normale funzionamento.
3. Fatto salvo l'articolo 237-octies, comma 11, lettera c), per nessun motivo, in caso di superamento dei valori limite di emissione, l'impianto di incenerimento o di coincenerimento o la linea di incenerimento puo' continuare ad incenerire rifiuti per piu' di quattro ore consecutive. La durata cumulativa del funzionamento in tali condizioni in un anno deve essere inferiore a sessanta ore. La durata di sessanta ore si applica alle linee dell'intero impianto che sono collegate allo stesso dispositivo di abbattimento degli inquinanti dei gas di combustione.
4. Per gli impianti di incenerimento, nei casi di cui al comma 1 e di cui al comma 2 qualora il gestore decide di ridurre l'attivita', il tenore totale di polvere delle emissioni nell'atmosfera non deve in nessun caso superare i 150 mg/m³, espressi come media su 30 minuti. Non possono essere superati i valori limite relativi alle emissioni nell'atmosfera di TOC e CO di cui all'Allegato 1, lettera A, punto 2 e 5, lettera b). Devono inoltre essere rispettate tutte le altre prescrizioni di cui agli articoli 237-octies e 237-nonies.
5. Non appena si verificano le condizioni anomale di cui ai commi 1 e 2, il gestore ne da' comunicazione nel piu' breve tempo possibile all'autorita' di controllo. Analoga comunicazione viene data non appena e' ripristinata la completa funzionalita' dell'impianto.

Art. 237-noviesdecies
Incidenti o inconvenienti
1. Fatte salve le disposizioni della Parte sesta, di attuazione della direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 aprile 2004, sulla responsabilita' ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale e esclusi i casi disciplinati all'articolo 29-undecies, in caso di incidenti o inconvenienti che incidano in modo significativo sull'ambiente, il gestore:
 a) deve informare immediatamente le Regioni, le Province e i Comuni territorialmente competenti;
 b) deve adottare immediatamente le misure per limitare le conseguenze ambientali e prevenire ulteriori eventuali incidenti o inconvenienti.
2. Ai fini del comma 1, le Regioni e le Province territorialmente competenti, diffidano il gestore ad adottare ogni misura complementare appropriata e necessaria per limitare le conseguenze ambientali e prevenire ulteriori eventuali incidenti o inconvenienti.

Art. 237-vicies
Accessi ed ispezioni
1. I soggetti incaricati dei controlli sono autorizzati ad accedere in ogni tempo presso gli impianti di incenerimento e coincenerimento per effettuare le ispezioni, i controlli, i prelievi e i campionamenti necessari all'accertamento del rispetto dei valori limite di emissione in atmosfera e in ambienti idrici, nonche' del rispetto delle prescrizioni relative alla ricezione, allo stoccaggio dei rifiuti e dei residui, ai pretrattamenti e alla movimentazione dei rifiuti e delle altre prescrizioni contenute nei provvedimenti autorizzatori o regolamentari e di tutte le altre prescrizioni contenute nel presente decreto.
2. Il proprietario o il gestore degli impianti sono tenuti a fornire tutte le informazioni, dati e documenti richiesti dai soggetti di cui al comma 1, necessari per l'espletamento delle loro funzioni, ed a consentire l'accesso all'intero impianto.

Art. 237-unvicies
Spese
1. Le spese relative alle ispezioni e ai controlli, in applicazione delle disposizioni del presente Titolo, nonche' quelle relative all'espletamento dell'istruttoria per il rilascio dell'autorizzazione e per la verifica degli impianti sono a carico del titolare dell'autorizzazione, sulla base del costo effettivo del servizio, secondo tariffe e modalita' di versamento da determinarsi, salvi i casi disciplinati dalla Parte seconda del presente decreto, con disposizioni regionali.
2. Fatto salvo il comma 1, le attivita' e le misure previste rientrano nell'ambito dei compiti istituzionali delle amministrazioni e degli enti interessati, cui si fa fronte con le risorse di bilancio allo scopo destinate a legislazione vigente.
3. Dall'attuazione del presente titolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 237-duovicies
Disposizioni transitorie e finali
1. Gli impianti esistenti si adeguano alle disposizioni del presente Titolo entro il 10 gennaio 2016.
2. Per gli impianti esistenti, fermo restando l'obbligo a carico del gestore di adeguamento previsto al comma 1, l'autorita' competente al rilascio dell'autorizzazione provvede all'aggiornamento della stessa secondo le norme regolamentari e tecniche stabilite dal presente decreto, in occasione del primo rinnovo, rilascio o riesame dell'autorizzazione ambientale, successivo alla data di entrata in vigore della presente disposizione.
3. Per gli impianti esistenti che effettuano coincenerimento di rifiuti non pericolosi secondo le procedure semplificate di cui al Capo V, del Titolo I alla Parte Quarta per i quali si effettui il rinnovo della comunicazione prevista articoli dal predetto Capo V, resta fermo l'obbligo di adeguamento, a carico del gestore, previsto al comma 1.
4. Agli impianti di coincenerimento non sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale, con l'esclusione degli impianti che utilizzano rifiuti pericolosi, possono essere applicate le procedure semplificate di cui al Capo V, del Titolo I della Parte quarta. L'ammissione delle attivita' di coincenerimento dei rifiuti alle procedure semplificate e' subordinata alla comunicazione di inizio di attivita' che dovra' comprendere, oltre a quanto previsto agli articoli 237-quinquies, comma 2, e 237-sexies, comma 1, la relazione prevista all'articolo 215, comma 3. Per l'avvio dell'attivita' di coincenerimento dei rifiuti la regione chiede la prestazione di adeguata garanzia finanziaria a suo favore nella misura definita dalla regione stessa e proporzionata alla capacita' massima di coincenerimento dei rifiuti. L'avvio delle attivita' e' subordinato all'effettuazione di una ispezione preventiva, da parte della provincia competente per territorio, da effettuarsi entro sessanta giorni dalla data di presentazione della predetta comunicazione. Le ispezioni successive, da effettuarsi almeno una volta l'anno, accertano:
 a) la tipologia e la quantita' dei rifiuti sottoposti alle operazioni di coincenerimento;
 b) la conformita' delle attivita' di coincenerimento a quanto previsto agli articoli 214 e 215, e relative norme di attuazione.
5. Nel caso in cui la provincia competente per territorio, a seguito delle ispezioni previste al comma 4, accerta la violazione delle disposizioni stabilite al comma stesso, vieta, previa diffida e fissazione di un termine per adempiere, l'inizio ovvero la prosecuzione dell'attivita', salvo che il titolare dell'impianto non provveda, entro il termine stabilito, a conformare detta attivita' alla normativa vigente.
6. Nelle more del rilascio delle autorizzazioni di cui ai commi 2 e 3, i gestori continuano ad operare sulla base del titolo autorizzatorio precedentemente posseduto.
7. Con riguardo agli impianti autorizzati ai sensi dell'articolo 208, nel caso in cui il titolo autorizzatorio di cui al comma 6 non preveda un rinnovo periodico entro il 10 gennaio 2015, entro tale data i gestori degli impianti di incenerimento o di coincenerimento di rifiuti esistenti presentano comunque all'autorita' competente una richiesta di rinnovo del titolo autorizzatorio ai fini dell'adeguamento di cui al comma 1.
8. Per il recepimento di normative tecniche comunitarie di modifica degli allegati al presente Titolo si provvede con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa comunicazione ai Ministri della salute e delle attivita' produttive; ogni qualvolta la nuova normativa comunitaria preveda poteri discrezionali per la sua trasposizione, il decreto e' adottato di concerto con i Ministri della salute e delle attivita' produttive, sentita la Conferenza unificata.
 

TITOLO IV  
TARIFFA PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI

 Art. 238

 Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani    
1.  Chiunque  possegga  o detenga a qualsiasi titolo locali, o aree scoperte  ad  uso  privato  o  pubblico  non costituenti accessorio o pertinenza  dei  locali  medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle  zone del territorio comunale, che producano rifiuti urbani, e' tenuto  al  pagamento  di  una  tariffa.  La  tariffa  costituisce il corrispettivo per lo svolgimento del servizio di raccolta, recupero e smaltimento  dei  rifiuti  solidi  urbani e ricomprende anche i costi indicati dall'articolo 15 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36.  La  tariffa  di  cui  all'articolo  49 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e' soppressa a decorrere dall'entrata in vigore del presente articolo, salvo quanto previsto dal comma 11.   
2.  La  tariffa  per  la  gestione  dei rifiuti e' commisurata alle quantita'  e  qualita' medie ordinarie di rifiuti prodotti per unita' di  superficie,  in  relazione agli usi e alla tipologia di attivita' svolte,  sulla  base  di parametri, determinati con il regolamento di cui  al  comma  6,  che  tengano  anche  conto  di  indici reddituali articolati per fasce di utenza e territoriali.   
3.  La tariffa e' determinata, entro tre mesi dalla data di entrata in  vigore del decreto di cui al comma 6, dalle Autorita' d'ambito ed e'  applicata  e  riscossa  dai  soggetti  affidatari del servizio di gestione  integrata sulla base dei criteri fissati dal regolamento di cui  al  comma  6.  Nella determinazione della tariffa e' prevista la copertura anche di costi accessori relativi alla gestione dei rifiuti urbani  quali,  ad  esempio,  le  spese  di spazzamento delle strade. Qualora  detti  costi vengano coperti con la tariffa cio' deve essere evidenziato   nei   piani  finanziari  e  nei  bilanci  dei  soggetti affidatari del servizio.   
4.  La  tariffa  e'  composta da una quota determinata in relazione alle  componenti  essenziali  del  costo  del  servizio,  riferite in particolare   agli   investimenti   per   le  opere  ed  ai  relativi ammortamenti,  nonche'  da  una  quota  rapportata  alle quantita' di rifiuti  conferiti,  al  servizio  fornito e all'entita' dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio.   
5.  Le  Autorita'  d'ambito approvano e presentano all'Autorita' di cui  all'articolo  207  il  piano finanziario e la relativa relazione redatta  dal soggetto affidatario del servizio di gestione integrata. Entro quattro anni dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui  al  comma  6,  dovra' essere gradualmente assicurata l'integrale copertura dei costi.   
6.  Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ,  di  concerto  con  il  Ministro  delle attivita' produttive, sentiti  la Conferenza Stato regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le rappresentanze qualificate degli interessi economici e sociali presenti nel Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali (CESPA) e i soggetti interessati, disciplina, con apposito regolamento  da  emanarsi  entro  sei  mesi  dalla data di entrata in vigore  della  parte quarta del presente decreto e nel rispetto delle disposizioni  di  cui  al presente articolo, i criteri generali sulla base  dei  quali  vengono  definite  le  componenti dei costi e viene determinata  la  tariffa,  anche con riferimento alle agevolazioni di cui  al  comma  7,  garantendo  comunque  l'assenza  di  oneri per le autorita' interessate.   
7.  Nella  determinazione  della  tariffa  possono  essere previste agevolazioni  per  le  utenze  domestiche e per quelle adibite ad uso stagionale  o non continuativo, debitamente documentato ed accertato, che  tengano anche conto di indici reddituali articolati per fasce di utenza  e  territoriali. In questo caso, nel piano finanziario devono essere  indicate  le  risorse  necessarie  per  garantire l'integrale copertura dei minori introiti derivanti dalle agevolazioni, secondo i criteri fissati dal regolamento di cui al comma 6.   
8.  Il  regolamento  di  cui  al  comma  6  tiene conto anche degli obiettivi  di  miglioramento della produttivita' e della qualita' del servizio fornito e del tasso di inflazione programmato.   
9.   L'eventuale   modulazione  della  tariffa  tiene  conto  degli investimenti  effettuati dai comuni o dai gestori che risultino utili ai fini dell'organizzazione del servizio.   
10.   Alla  tariffa  e'  applicato  un  coefficiente  di  riduzione proporzionale  alle quantita' di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l'attivita' di recupero dei rifiuti stessi.   
11.  Sino  alla emanazione del regolamento di cui al comma 6 e fino al  compimento  degli  adempimenti  per  l'applicazione della tariffa continuano ad applicarsi le discipline regolamentari vigenti.   
12.  La riscossione volontaria e coattiva della tariffa puo' essere effettuata  secondo  le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica  29  settembre  1973,  n.  602,  mediante  convenzione con l'Agenzia delle entrate. 
 
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Giurisprudenza:
CORTE DI CASSAZIONE CIVILE, Sez.3^ 9 marzo 2012 Sentenza n.3756 (Sulla natura tributaria della T.I.A. non assoggettata ad IVA)
 
 
 
TITOLO V 
BONIFICA DI SITI CONTAMINATI


Art. 239
Principi e campo di applicazione

1.  Il  presente  titolo  disciplina  gli interventi di bonifica e ripristino  ambientale dei siti contaminati e definisce le procedure, i  criteri  e  le  modalita'  per  lo  svolgimento  delle  operazioni necessarie  per  l'eliminazione  delle  sorgenti  dell'inquinamento e comunque   per   la   riduzione   delle  concentrazioni  di  sostanze inquinanti,  in  armonia  con  i  principi e le norme comunitari, con particolare riferimento al principio "chi inquina paga".    
2.  Ferma  restando la disciplina dettata dal titolo I della parte quarta  del presente decreto, le disposizioni del presente titolo non si applicano:
a)  all'abbandono dei rifiuti disciplinato dalla parte quarta del presente  decreto.  In  tal  caso qualora, a seguito della rimozione, avvio a recupero, smaltimento dei rifiuti abbandonati o depositati in modo   incontrollato,   si  accerti  il  superamento  dei  valori  di attenzione,  si  dovra' procedere alla caratterizzazione dell'area ai fini  degli  eventuali interventi di bonifica e ripristino ambientale da effettuare ai sensi del presente titolo;
b) agli interventi di bonifica disciplinati da leggi speciali, se non nei limiti di quanto espressamente richiamato dalle medesime o di quanto dalle stesse non disciplinato.    
3.  Gli interventi di bonifica e ripristino ambientale per le aree caratterizzate   da  inquinamento  diffuso  sono  disciplinati  dalle regioni  con appositi piani, fatte salve le competenze e le procedure previste  per  i  siti  oggetto  di bonifica di interesse nazionale e comunque nel rispetto dei criteri generali di cui al presente titolo.
 
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Giurisprudenza:

 

Art. 240
Definizioni

1. Ai fini dell'applicazione del presente titolo, si definiscono:
a)   sito:  l'area  o  porzione  di  territorio,  geograficamente definita  e  determinata,  intesa  nelle  diverse  matrici ambientali (suolo,   materiali di riporto,(*) sottosuolo   ed  acque  sotterranee)  e  comprensiva  delle eventuali strutture edilizie e impiantistiche presenti;
b)  concentrazioni  soglia  di contaminazione (CSC): i livelli di contaminazione  delle  matrici ambientali che costituiscono valori al di  sopra  dei  quali  e'  necessaria la caratterizzazione del sito e l'analisi di rischio sito specifica, come individuati nell'Allegato 5 alla  parte  quarta  del  presente  decreto.  Nel caso in cui il sito potenzialmente  contaminato  sia  ubicato  in  un'area interessata da fenomeni  antropici o naturali che abbiano determinato il superamento di  una o piu' concentrazioni soglia di contaminazione, queste ultime si  assumono  pari al valore di fondo esistente per tutti i parametri superati;
c)   concentrazioni   soglia  di  rischio  (CSR):  i  livelli  di contaminazione delle matrici ambientali, da determinare caso per caso con  l'applicazione  della  procedura  di  analisi  di  rischio  sito specifica  secondo  i  principi illustrati nell'Allegato 1 alla parte quarta  del  presente decreto e sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione,  il cui superamento richiede la messa in sicurezza e   la   bonifica.   I   livelli  di  concentrazione  cosi'  definiti costituiscono i livelli di accettabilita' per il sito;
d)  sito potenzialmente contaminato: un sito nel quale uno o piu' valori  di  concentrazione  delle  sostanze inquinanti rilevati nelle matrici  ambientali  risultino  superiori ai valori di concentrazione soglia  di contaminazione (CSC), in attesa di espletare le operazioni di  caratterizzazione  e di analisi di rischio sanitario e ambientale sito  specifica,  che ne permettano di determinare lo stato o meno di contaminazione  sulla  base  delle  concentrazioni  soglia di rischio (CSR);
e)   sito   contaminato:   un  sito  nel  quale  i  valori  delle concentrazioni    soglia    di   rischio   (CSR),   determinati   con l'applicazione   della   procedura  di  analisi  di  rischio  di  cui all'Allegato  1 alla parte quarta del presente decreto sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione, risultano superati;
f)  sito  non  contaminato:  un  sito nel quale la contaminazione rilevata  nelle  matrice  ambientali  risulti  inferiore ai valori di concentrazione  soglia  di contaminazione (CSC) oppure, se superiore, risulti  comunque  inferiore  ai  valori  di concentrazione soglia di rischio (CSR) determinate a seguito dell'analisi di rischio sanitario e ambientale sito specifica;
g)  sito  con attivita' in esercizio: un sito nel quale risultano in  esercizio  attivita'  produttive  sia industriali che commerciali nonche'   le   aree  pertinenziali  e  quelle  adibite  ad  attivita' accessorie  economiche,  ivi  comprese le attivita' di mantenimento e tutela   del  patrimonio  ai  fini  della  successiva  ripresa  delle attivita';
h)  sito  dismesso:  un  sito  in  cui  sono cessate le attivita' produttive;
i)  misure  di  prevenzione:  le  iniziative  per  contrastare un evento,  un  atto o un'omissione che ha creato una minaccia imminente per  la salute o per l'ambiente, intesa come rischio sufficientemente probabile  che  si  verifichi  un  danno sotto il profilo sanitario o ambientale  in  un futuro prossimo, al fine di impedire o minimizzare il realizzarsi di tale minaccia;
l)  misure  di  riparazione:  qualsiasi  azione o combinazione di azioni,  tra  cui  misure  di  attenuazione  o  provvisorie dirette a riparare, risanare o sostituire risorse naturali e/o servizi naturali danneggiati,  oppure  a  fornire  un'alternativa  equivalente  a tali risorse o servizi;
m)  messa in sicurezza d'emergenza: ogni intervento immediato o a breve  termine,  da mettere in opera nelle condizioni di emergenza di cui  alla lettera t) in caso di eventi di contaminazione repentini di qualsiasi  natura,  atto  a  contenere  la  diffusione delle sorgenti primarie  di  contaminazione, impedirne il contatto con altre matrici presenti  nel  sito  e a rimuoverle, in attesa di eventuali ulteriori interventi   di   bonifica  o  di  messa  in  sicurezza  operativa  o permanente;
n)  messa  in  sicurezza  operativa:  l'insieme  degli interventi eseguiti  in  un  sito con attivita' in esercizio atti a garantire un adeguato  livello  di  sicurezza  per le persone e per l'ambiente, in attesa  di  ulteriori  interventi  di messa in sicurezza permanente o bonifica   da   realizzarsi   alla  cessazione  dell'attivita'.  Essi comprendono   altresi'   gli   interventi   di   contenimento   della contaminazione   da   mettere   in   atto  in  via  transitoria  fino all'esecuzione  della bonifica o della messa in sicurezza permanente, al  fine  di  evitare  la diffusione della contaminazione all'interno della  stessa  matrice  o tra matrici differenti. In tali casi devono essere  predisposti  idonei  piani  di  monitoraggio  e controllo che consentano di verificare l'efficacia delle soluzioni adottate;
o) messa in sicurezza permanente: l'insieme degli interventi atti a  isolare  in  modo  definitivo  le  fonti  inquinanti rispetto alle matrici  ambientali circostanti e a garantire un elevato e definitivo livello  di  sicurezza  per le persone e per l'ambiente. In tali casi devono   essere   previsti   piani  di  monitoraggio  e  controllo  e limitazioni   d'uso   rispetto   alle   previsioni   degli  strumenti urbanistici;
p)  bonifica:  l'insieme  degli  interventi  atti ad eliminare le fonti  di  inquinamento  e  le  sostanze  inquinanti  o  a ridurre le concentrazioni  delle  stesse  presenti  nel  suolo, nel sottosuolo e nelle  acque  sotterranee  ad un livello uguale o inferiore ai valori delle concentrazioni soglia di rischio (CSR);
q)   ripristino   e  ripristino  ambientale:  gli  interventi  di riqualificazione   ambientale   e  paesaggistica,  anche  costituenti complemento  degli  interventi  di  bonifica  o  messa  in  sicurezza permanente,  che  consentono  di  recuperare il sito alla effettiva e definitiva  fruibilita'  per  la  destinazione  d'uso  conforme  agli strumenti urbanistici;
r)  inquinamento  diffuso:  la  contaminazione  o  le alterazioni chimiche,  fisiche  o biologiche delle matrici ambientali determinate da fonti diffuse e non imputabili ad una singola origine;
s)  analisi  di  rischio  sanitario  e ambientale sito specifica: analisi  sito  specifica  degli  effetti sulla salute umana derivanti dall'esposizione  prolungata all'azione delle sostanze presenti nelle matrici  ambientali  contaminate,  condotta  con  i  criteri indicati nell'Allegato 1 alla parte quarta del presente decreto;
t)  condizioni  di emergenza: gli eventi al verificarsi dei quali e'  necessaria  l'esecuzione  di  interventi  di  emergenza, quali ad esempio:
1)  concentrazioni  attuali  o  potenziali  dei  vapori in spazi confinati  prossime  ai  livelli  di  esplosivita' o idonee a causare effetti nocivi acuti alla salute;
2)  presenza  di  quantita'  significative  di  prodotto in fase separata sul suolo o in corsi di acqua superficiali o nella falda;
3)  contaminazione di pozzi ad utilizzo idropotabile o per scopi agricoli;
4) pericolo di incendi ed esplosioni.


(*) N.d.R.: Comma così modificato dall'art.3, c. 4 del D.L. 25 gennaio 2012, n. 2 recante: «Misure straordinarie e urgenti in materia ambientale, pubblicato in G.U. n. 20 del 25.01.2012, introdotto in sede di conversione in legge (L. 24 marzo 2012, n. 28, pubblicata in GU n. 71 del 24-3-2012)

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Giurisprudenza:
 
 
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Dottrina:
 
 

Art. 241
Regolamento aree agricole

1. Il regolamento relativo agli interventi di bonifica, ripristino ambientale   e  di  messa  in  sicurezza,  d'emergenza,  operativa  e permanente,   delle   aree   destinate  alla  produzione  agricola  e all'allevamento  e' adottato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con i Ministri delle attivita' produttive, della salute e delle politiche agricole e forestali.
 

Art. 241-bis
Aree Militari.
*
1. Ai fini dell'individuazione delle misure di prevenzione, messa in sicurezza e bonifica, e dell'istruttoria dei relativi progetti, da realizzare nelle aree del demanio destinate ad uso esclusivo delle forze armate per attivita' connesse alla difesa nazionale, si applicano le concentrazioni di soglia di contaminazione di cui alla Tabella 1, colonna b, dell'allegato 5, alla Parte IV, Titolo V, del presente decreto.
2. Gli obiettivi di intervento nelle aree di cui al comma 1 sono determinanti mediante applicazione di idonea analisi di rischio sito specifica che deve tenere conto dell'effettivo utilizzo e delle caratteristiche ambientali di dette aree o di porzioni di esse e delle aree limitrofe, al fine di prevenire, ridurre o eliminare i rischi per la salute dovuti alla potenziale esposizione a sostanze inquinanti e la diffusione della contaminazione nelle matrici ambientali.
3. Resta fermo che in caso di declassificazione del sito da uso militare a destinazione residenziale dovranno essere applicati i limiti di concentrazione di soglia di contaminazione di cui alla Tabella 1, colonna a), dell'Allegato 5, alla Parte IV, Titolo V del presente decreto.
4. Le concentrazioni soglia di contaminazione delle sostanze specifiche delle attivita' militari non incluse nella Tabella l dell'Allegato 5, alla Parte IV, Titolo V del presente decreto sono definite dall'Istituto Superiore di Sanita' sulla base delle informazioni tecniche fornite dal Ministero della difesa.
5. Per le attivita' di progettazione e realizzazione degli interventi, di cui al presente articolo, il Ministero della difesa si puo' avvalere, con apposite convenzioni, di organismi strumentali dell'Amministrazione centrale che operano nel settore e definisce con propria determinazione le relative modalita' di attuazione.

* Articolo aggiunto dall'art. 13 del Decreto-Legge 24 giugno 2014, n. 91, recante "Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico dell'edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonche' per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea", pubblicato in GU n.144 del 24-6-2014



Art. 242
Procedure operative ed amministrative

 1. Al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado  di contaminare il sito, il responsabile dell'inquinamento mette in opera entro ventiquattro ore le misure necessarie di prevenzione e  ne  da' immediata  comunicazione  ai  sensi  e  con  le  modalita'   di   cui all'articolo 304, comma 2. La medesima procedura si applica  all'atto di individuazione  di  contaminazioni  storiche  che  possano  ancora comportare rischi di aggravamento della situazione di contaminazione.
2. Il responsabile dell'inquinamento, attuate le necessarie misure di prevenzione, svolge, nelle zone interessate dalla  contaminazione, un'indagine preliminare sui parametri  oggetto  dell'inquinamento  e, ove  accerti  che  il  livello   delle   concentrazioni   soglia   di contaminazione (CSC) non sia stato superato, provvede  al  ripristino della   zona   contaminata,    dandone    notizia,    con    apposita autocertificazione,  al  comune  ed  alla  provincia  competenti  per territorio    entro    quarantotto    ore    dalla comunicazione. L'autocertificazione conclude il procedimento di notifica di  cui  al presente articolo, ferme restando  le  attivita'  di  verifica  e  di controllo da  parte  dell'autorita'  competente  da  effettuarsi  nei successivi quindici giorni. Nel caso in cui  l'inquinamento  non  sia riconducibile ad un singolo evento, i parametri  da  valutare  devono essere individuati, caso per caso, sulla base della storia del sito e delle attivita' ivi svolte nel tempo.
3. Qualora l'indagine  preliminare  di  cui  al  comma  2  accerti l'avvenuto superamento delle CSC anche  per  un  solo  parametro,  il responsabile dell'inquinamento ne da' immediata notizia al comune  ed alle province competenti per  territorio  con  la  descrizione  delle misure di prevenzione e di messa in sicurezza di emergenza  adottate. Nei successivi trenta giorni, presenta alle predette amministrazioni, nonche'  alla  regione  territorialmente  competente  il   piano   di caratterizzazione con i requisiti di cui all'Allegato  2  alla  parte quarta del presente decreto. Entro  i  trenta  giorni  successivi  la regione, convocata la conferenza di servizi, autorizza  il  piano  di caratterizzazione    con    eventuali    prescrizioni    integrative. L'autorizzazione regionale costituisce assenso  per  tutte  le  opere connesse  alla  caratterizzazione,  sostituendosi   ad   ogni   altra autorizzazione, concessione, concerto, intesa, nulla  osta  da  parte della pubblica amministrazione.
4. Sulla base delle risultanze della caratterizzazione, al sito e' applicata la procedura di analisi del rischio sito specifica  per  la determinazione  delle  concentrazioni  soglia  di  rischio  (CSR).  I criteri per l'applicazione della procedura di analisi di rischio sono stabiliti con decreto del Ministro dell'ambiente e della  tutela  del territorio e del mare, di concerto  con  i  Ministri  dello  sviluppo economico e  della  salute  entro  il  30  giugno  2008.  Nelle  more dell'emanazione del predetto decreto, i  criteri  per  l'applicazione della procedura di analisi di rischio sono riportati nell'Allegato  1 alla  parte   quarta   del   presente   decreto.   Entro   sei   mesi dall'approvazione  del  piano  di  caratterizzazione,   il   soggetto responsabile  presenta  alla  regione  i  risultati  dell'analisi  di rischio. La conferenza di servizi convocata dalla regione, a  seguito dell'istruttoria  svolta   in   contraddittorio   con   il   soggetto responsabile, cui e'  dato  un  preavviso  di  almeno  venti  giorni, approva il documento di analisi di rischio entro  i  sessanta  giorni dalla ricezione dello stesso. Tale documento e' inviato ai componenti della conferenza di servizi almeno  venti  giorni  prima  della  data fissata per la conferenza e, in caso di decisione a  maggioranza,  la delibera di adozione fornisce una adeguata ed  analitica  motivazione rispetto  alle  opinioni  dissenzienti  espresse  nel  corso  della conferenza.
5 Qualora  gli  esiti  della  procedura  dell'analisi  di  rischio dimostrino che la concentrazione dei contaminanti presenti  nel  sito e' inferiore alle concentrazioni soglia di rischio, la conferenza dei servizi, con l'approvazione del documento dell'analisi  del  rischio, dichiara concluso positivamente  il  procedimento.  In  tal  caso  la conferenza di servizi puo' prescrivere lo svolgimento di un programma di monitoraggio sul sito circa la  stabilizzazione  della  situazione riscontrata  in  relazione  agli  esiti  dell'analisi  di  rischio  e all'attuale destinazione d'uso del sito.  A  tal  fine,  il  soggetto responsabile, entro sessanta giorni dall'approvazione di  cui  sopra, invia alla provincia ed alla regione  competenti  per  territorio  un piano di monitoraggio nel quale sono individuati:
a) i parametri da sottoporre a controllo;
b) la frequenza e la durata del monitoraggio.
6  La  regione,  sentita  la  provincia,  approva  il   piano   di monitoraggio  entro  trenta  giorni  dal  ricevimento  dello  stesso. L'anzidetto termine puo'  essere  sospeso  una  sola  volta,  qualora l'autorita' competente ravvisi la necessita' di richiedere,  mediante atto   adeguatamente    motivato,    integrazioni    documentali    o approfondimenti del  progetto,  assegnando  un  congruo  termine  per l'adempimento. In questo caso il termine per  l'approvazione  decorre dalla ricezione del progetto integrato. Alla scadenza del periodo  di monitoraggio il  soggetto  responsabile  ne  da'  comunicazione  alla regione ed alla provincia, inviando una relazione tecnica riassuntiva degli esiti del monitoraggio svolto. Nel caso in cui le attivita'  di monitoraggio  rilevino  il  superamento   di   uno   o   piu'   delle concentrazioni soglia di rischio,  il  soggetto  responsabile  dovra' avviare la procedura di bonifica di cui al comma 7.
7. Qualora gli  esiti  della  procedura  dell'analisi  di  rischio dimostrino che la concentrazione dei contaminanti presenti  nel  sito e' superiore ai valori di concentrazione soglia di rischio (CSR),  il soggetto responsabile sottopone alla regione, nei successivi sei mesi dall'approvazione del documento di analisi di  rischio,  il  progetto operativo degli interventi di  bonifica  o  di  messa  in  sicurezza, operativa o permanente, e, ove necessario,  le  ulteriori  misure  di riparazione e di ripristino ambientale,  al  fine  di  minimizzare  e ricondurre ad accettabilita' il  rischio  derivante  dallo  stato  di contaminazione  presente  nel  sito.  Per la selezione delle tecnologie di bonifica in situ piu' idonee, la regione puo' autorizzare l'applicazione a scala pilota, in campo, di tecnologie di bonifica innovative, anche finalizzata all'individuazione dei parametri di progetto necessari per l'applicazione a piena scala, a condizione che tale applicazione avvenga in condizioni di sicurezza con riguardo ai rischi sanitari e ambientali.(5) Nel  caso  di  interventi  di bonifica o di messa in sicurezza di cui al  primo periodo,  che presentino  particolari  complessita'  a  causa  della  natura  della contaminazione,  degli  interventi,  delle  dotazioni  impiantistiche necessarie o dell'estensione dell'area interessata  dagli  interventi medesimi, il progetto puo' essere  articolato  per  fasi  progettuali distinte  al  fine  di  rendere  possibile  la  realizzazione   degli interventi per singole aree o per  fasi  temporali  successive.(1)  Nell'ambito  dell'articolazione   temporale potra'  essere  valutata  l'adozione  di  tecnologie  innovative,  di dimostrata efficienza ed  efficacia,  a  costi  sopportabili,  resesi disponibili  a  seguito  dello   sviluppo   tecnico-scientifico   del settore.(2) La regione, acquisito il parere del comune e della provincia interessati mediante  apposita  conferenza  di  servizi  e  sentito  il  soggetto responsabile, approva il  progetto,  con  eventuali  prescrizioni  ed integrazioni entro sessanta giorni dal suo ricevimento. Tale  termine puo' essere sospeso una sola volta, qualora  la  regione  ravvisi  la necessita'  di  richiedere,  mediante  atto  adeguatamente  motivato, integrazioni documentali o approfondimenti al progetto, assegnando un congruo termine per l'adempimento. In questa ipotesi il  termine  per l'approvazione del progetto decorre dalla presentazione del  progetto integrato. Ai soli fini della realizzazione  e  dell'esercizio  degli impianti e delle attrezzature necessarie all'attuazione del  progetto operativo e  per  il  tempo  strettamente  necessario  all'attuazione medesima,  l'autorizzazione  regionale  di  cui  al  presente   comma sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni,  i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e  gli  assensi  previsti dalla legislazione vigente compresi, in particolare, quelli  relativi alla valutazione di impatto ambientale, ove necessaria, alla gestione delle  terre  e  rocce  da  scavo   all'interno   dell'area   oggetto dell'intervento ed allo  scarico  delle  acque  emunte  dalle  falde. L'autorizzazione  costituisce,  altresi',  variante   urbanistica   e comporta  dichiarazione  di  pubblica   utilita',   di   urgenza   ed indifferibilita' dei lavori. Con il provvedimento  di  approvazione del progetto sono stabiliti anche i tempi  di  esecuzione,  indicando altresi' le eventuali prescrizioni necessarie  per  l'esecuzione  dei lavori ed e' fissata l'entita' delle garanzie finanziarie, in  misura non  superiore   al   cinquanta   per   cento   del   costo   stimato dell'intervento, che devono essere prestate in favore  della  regione per la corretta  esecuzione  ed  il  completamento  degli  interventi medesimi.
8. I criteri per la selezione e l'esecuzione degli  interventi  di bonifica e ripristino ambientale, di messa in sicurezza  operativa  o permanente, nonche' per l'individuazione delle migliori  tecniche  di intervento a  costi  sostenibili  (B.A.T.N.E.E.C.  -  Best  Available Technology Not Entailing Excessive Costs) ai  sensi  delle  normative comunitarie sono riportati nell'Allegato  3  alla  parte  quarta  del presente decreto.
9. La messa in sicurezza operativa, riguardante i siti contaminati [con attività in esercizio](3), garantisce una adeguata sicurezza sanitaria ed  ambientale ed impedisce un'ulteriore propagazione dei contaminanti.  I  progetti di messa in sicurezza operativa sono accompagnati da  accurati  piani di monitoraggio dell'efficacia delle misure adottate ed  indicano  se all'atto della cessazione dell'attivita' si  rendera'  necessario  un intervento  di  bonifica  o  un  intervento  di  messa  in  sicurezza permanente. Possono essere altresi' autorizzati interventi  di manutenzione ordinaria e straordinaria e di messa in sicurezza  degli impianti e delle reti  tecnologiche,  purche'  non  compromettano  la possibilita' di effettuare o completare gli  interventi  di  bonifica che siano condotti adottando appropriate misure  di  prevenzione  dei rischi.(4)
10. Nel caso di caratterizzazione, bonifica, messa in sicurezza  e ripristino ambientale di siti con attivita' in esercizio, la regione, fatto salvo l'obbligo di garantire la tutela della salute pubblica  e dell'ambiente, in sede di approvazione del progetto  assicura  che  i suddetti interventi  siano  articolati  in  modo  tale  da  risultare compatibili con la prosecuzione della attivita'.
11. Nel caso  di  eventi  avvenuti  anteriormente  all'entrata  in vigore della parte quarta del presente  decreto  che  si  manifestino successivamente a tale data  in  assenza  di  rischio  immediato  per l'ambiente e per la salute pubblica, il soggetto interessato comunica alla regione, alla provincia e al comune  competenti  l'esistenza  di una   potenziale    contaminazione    unitamente    al    piano    di caratterizzazione del sito,  al  fine  di  determinarne  l'entita'  e l'estensione con riferimento  ai  parametri  indicati  nelle  CSC  ed applica le procedure di cui ai commi 4 e seguenti.
12.  Le  indagini  ed  attivita'  istruttorie  sono  svolte  dalla provincia,  che  si  avvale  della  competenza  tecnica  dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente e si coordina con le  altre amministrazioni.
13. La procedura di approvazione  della  caratterizzazione  e  del progetto di bonifica si svolge in  Conferenza  di  servizi  convocata dalla  regione  e  costituita  dalle  amministrazioni  ordinariamente competenti a rilasciare i permessi, autorizzazioni e concessioni  per la realizzazione degli interventi compresi nel piano e nel  progetto. La relativa documentazione e' inviata ai componenti della  conferenza di servizi almeno venti  giorni  prima  della  data  fissata  per  la discussione e, in caso di decisione a  maggioranza,  la  delibera  di adozione deve fornire una adeguata ed analitica motivazione  rispetto alle opinioni  dissenzienti  espresse  nel  corso  della  conferenza. Compete alla  provincia  rilasciare  la  certificazione  di  avvenuta bonifica.  Qualora  la  provincia  non  provveda  a  rilasciare  tale certificazione entro trenta giorni dal ricevimento della delibera  di adozione, al rilascio provvede la regione.

(1) Periodo aggiunto dall'art. 40, c. 5 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equita' e il consolidamento dei conti pubblici." (in GU n. 284 del 6-12-2011 - Suppl. Ordinario n.251), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 214 del 22 dicembre 2011 (in G.U. n. 300 del 27-12-2011  - S. O. n. 276)
(2)  Periodo aggiunto dall'art. 24 del Decreto-Legge 9 febbraio 2012, n. 5, recante «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo.», pubblicato nella G.U. n. 33 del 9 febbraio 2012, come modificato in sede di conversione in legge (L. 4 aprile 2012, n. 35, pubblicata in GU n. 82 del 6-4-2012  - Suppl. Ordinario n.69)
(3)  Parole soppresse dall'art. 40, c. 5 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equita' e il consolidamento dei conti pubblici." (in GU n. 284 del 6-12-2011 - Suppl. Ordinario n.251), , convertito, con modificazioni, dalla L. n. 214 del 22 dicembre 2011 (in G.U. n. 300 del 27-12-2011  - S. O. n. 276)
(4)  Periodo aggiunto dall'art. 40, c. 5 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equita' e il consolidamento dei conti pubblici." (in GU n. 284 del 6-12-2011 - Suppl. Ordinario n.251), nel testo approvato, con modificazioni, in sede di conversione in legge (L. n. 214 del 22/12/2011)
(5) Periodo aggiunto dall'art. 34  del Decreto - Legge 12 settembre 2014, n. 133, pubblicato in G.U. 12/09/2014, n.212, convertito con modificazioni dalla L. 11 novembre 2014, n. 164, pubblicata in G.U. 11/11/2014, n. 262, S.O. n. 85
 
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Giurisprudenza:              
 
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Dottrina:
 
 
 
 
Art. 242-bis.
Procedura semplificata per le operazioni di bonifica o di messa in sicurezza.(1)

 I. L'operatore interessato a effettuare, a proprie spese, interventi di bonifica del suolo con riduzione della contaminazione ad un livello uguale o inferiore ai valori di concentrazione soglia di contaminazione, puo' presentare all'amministrazione di cui agli articoli 242 o 252 uno specifico progetto completo degli interventi programmati sulla base dei dati dello stato di contaminazione del sito, nonche' del cronoprogramma di svolgimento dei lavori. La caratterizzazione e il relativo progetto di bonifica non sono sottoposti alle procedure di approvazione di cui agli articoli 242 e 252, bensi' a controllo ai sensi dei commi 3 e 4 del presente articolo per la verifica del conseguimento dei valori di concentrazione soglia di contaminazione nei suoli per la specifica destinazione d'uso(2). L'operatore e' responsabile della veridicita' dei dati e delle informazioni forniti, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 21 della legge 7 agosto 1990, n. 241.
1-bis. Qualora il progetto di bonifica di cui al comma 1 riguardi un sito di estensione superiore a 15.000 metri quadrati, esso puo' essere attuato in non piu' di tre fasi, ciascuna delle quali e' soggetta al termine di esecuzione di cui al comma 2. Nel caso di bonifica di un sito avente estensione superiore a 400.000 metri quadrati, il numero delle fasi o dei lotti funzionali in cui si articola il progetto e' stabilito dallo specifico crono-programma ivi annesso, la cui definizione deve formare oggetto di intesa con l'autorita' competente. Il crono-programma deve precisare, in particolare, gli interventi per la bonifica e le misure di prevenzione e messa in sicurezza relativi all'intera area, con specifico riferimento anche alle acque di falda.(3)
2. Per il rilascio degli atti di assenso necessari alla realizzazione e all'esercizio degli impianti e attivita' previsti dal progetto di bonifica l'interessato presenta gli elaborati tecnici esecutivi di tali impianti e attivita' alla regione nel cui territorio ricade la maggior parte degli impianti e delle attivita', che, entro i successivi trenta giorni, convoca apposita conferenza di servizi, ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, o delle discipline regionali applicabili in materia. Entro novanta giorni dalla convocazione, la regione adotta la determinazione conclusiva che sostituisce a tutti di effetti ogni autorizzazione, concessione, nulla osta o atto di assenso comunque denominato. Non oltre trenta giorni dalla comunicazione dell'atto di assenso, il soggetto interessato comunica all'amministrazione titolare del procedimento di cui agli articoli 242 o 252, la data di avvio dell'esecuzione della bonifica che si deve concludere nei successivi dodici mesi, salva eventuale proroga non superiore a sei mesi; decorso tale termine, salvo motivata sospensione, deve essere avviato il procedimento ordinario ai sensi degli articoli 242 o 252.
3. Ultimati gli interventi di bonifica, l'interessato presenta il piano di caratterizzazione all'autorita' di cui agli articoli 242 o 252 al fine di verificare il conseguimento dei valori di concentrazione soglia di contaminazione della matrice suolo per la specifica destinazione d'uso. Il piano e' approvato nei successivi quarantacinque giorni. In via sperimentale, per i procedimenti avviati entro il 31 dicembre 2017, decorso inutilmente il termine di cui al periodo precedente, il piano di caratterizzazione si intende approvato. L'esecuzione di tale piano e' effettuata in contraddittorio con l'ARPA territorialmente competente, che procede alla validazione dei relativi dati e ne da' comunicazione all'autorita' titolare del procedimento di bonifica entro quarantacinque giorni.
4. La validazione dei risultati della caratterizzazione da parte dell'ARPA, attestante il conseguimento dei valori di concentrazione soglia di contaminazione nei suoli, costituisce certificazione dell'avvenuta bonifica del suolo. I costi della caratterizzazione della validazione sono a carico dell'operatore interessato. Ove i risultati della caratterizzazione dimostrino che non sono stati conseguiti i valori di concentrazione soglia di contaminazione nella matrice suolo, l'ARPA notifica le difformita' riscontrate all'operatore interessato, il quale deve presentare, entro i successivi quarantacinque giorni, le necessarie integrazioni al progetto di bonifica che e' istruito nel rispetto delle procedure ordinarie ai sensi degli articoli 242 o 252.
5. Resta fermo l'obbligo di adottare le misure di prevenzione, messa in sicurezza e bonifica delle acque di falda, se necessarie, secondo le procedure di cui agli articoli 242 o 252.
6. Conseguiti i valori di concentrazione soglia di contaminazione del suolo, il sito puo' essere utilizzato in conformita' alla destinazione d'uso prevista secondo gli strumenti urbanistici vigenti, salva la valutazione di eventuali rischi sanitari per i fruitori del sito derivanti dai contaminanti volatili presenti nelle acque di falda.

(1) Articolo aggiunto dall'art. 13 del Decreto-Legge 24 giugno 2014, n. 91, recante "Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico dell'edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonche' per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea", pubblicato in GU n.144 del 24-6-2014
(2) Periodo aggiunto dall'art. 34 del Decreto - Legge 12 settembre 2014, n. 133, pubblicato in G.U. 12/09/2014, n.212, convertito con modificazioni dalla L. 11 novembre 2014, n. 164, pubblicata in G.U. 11/11/2014, n. 262, S.O. n. 85
(3) Comma aggiunto dall'art. 34 del Decreto - Legge 12 settembre 2014, n. 133, pubblicato in G.U. 12/09/2014, n.212, convertito con modificazioni dalla L. 11 novembre 2014, n. 164, pubblicata in G.U. 11/11/2014, n. 262, S.O. n. 85
Gestione delle acque sotterranee emunte(*)
1. Al fine di impedire e arrestare l'inquinamento delle acque sotterranee nei siti contaminati, oltre ad adottare le necessarie misure di messa in sicurezza e di prevenzione dell'inquinamento delle acque, anche tramite conterminazione idraulica con emungimento e trattamento, devono essere individuate e adottate le migliori tecniche disponibili per eliminare, anche mediante trattamento secondo quanto previsto dall'articolo 242, o isolare le fonti di contaminazione dirette e indirette; in caso di emungimento e trattamento delle acque sotterranee deve essere valutata la possibilita' tecnica di utilizzazione delle acque emunte nei cicli produttivi in esercizio nel sito, in conformita' alle finalita' generali e agli obiettivi di conservazione e risparmio delle risorse idriche stabiliti nella parte terza.
2. Il ricorso al barrieramento fisico e' consentito solo nel caso in cui non sia possibile conseguire altrimenti gli obiettivi di cui al comma 1 secondo le modalita' dallo stesso previste.
3. Ove non si proceda ai sensi dei commi 1 e 2, l'immissione di acque emunte in corpi idrici superficiali o in fognatura deve avvenire previo trattamento depurativo da effettuare presso un apposito impianto di trattamento delle acque di falda o presso gli impianti di trattamento delle acque reflue industriali esistenti e in esercizio in loco, che risultino tecnicamente idonei.
4. Le acque emunte convogliate tramite un sistema stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuita' il punto di prelievo di tali acque con il punto di immissione delle stesse, previo trattamento di depurazione, in corpo ricettore, sono assimilate alle acque reflue industriali che provengono da uno scarico e come tali soggette al regime di cui alla parte terza.
5. In deroga a quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 104, ai soli fini della bonifica, e' ammessa la reimmissione, previo trattamento, delle acque sotterranee nello stesso acquifero da cui sono emunte. A tal fine il progetto di cui all'articolo 242 deve indicare la tipologia di trattamento, le caratteristiche qualitative e quantitative delle acque reimmesse, le modalita' di reimmissione e le misure di controllo e monitoraggio della porzione di acquifero interessata; le acque emunte possono essere reimmesse anche mediante reiterati cicli di emungimento, trattamento e reimmissione, e non devono contenere altre acque di scarico ne' altre sostanze ad eccezione di sostanze necessarie per la bonifica espressamente autorizzate, con particolare riferimento alle quantita' utilizzabili e alle modalita' d'impiego.
6. Il trattamento delle acque emunte deve garantire un'effettiva riduzione della massa delle sostanze inquinanti scaricate in corpo ricettore, al fine di evitare il mero trasferimento della contaminazione presente nelle acque sotterranee ai corpi idrici superficiali

 
(*) Articolo così sostituito dall'art. 41 del Decreto-Legge 21 giugno 2013, n. 69 (in S.O. n. 50/L alla G.U. n. 144 del 21 giugno 2013), convertito, con modificazioni dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, recante: «Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia», pubblicato in GU n.194 del 20-8-2013, S.O. n. 63
 
 
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Giurisprudenza:
 


Art. 244
Ordinanze

1.  Le  pubbliche amministrazioni che nell'esercizio delle proprie funzioni  individuano  siti  nei  quali  accertino  che  i livelli di contaminazione  sono  superiori ai valori di concentrazione soglia di contaminazione, ne danno comunicazione alla regione, alla provincia e al comune competenti.    
2. La provincia, ricevuta la comunicazione di cui al comma 1, dopo aver   svolto   le   opportune  indagini  volte  ad  identificare  il responsabile  dell'evento di superamento e sentito il comune, diffida con    ordinanza    motivata   il   responsabile   della   potenziale contaminazione a provvedere ai sensi del presente titolo.    
3.  L'ordinanza  di cui al comma 2 e' comunque notificata anche al proprietario del sito ai sensi e per gli effetti dell'articolo 253.    
4.  Se  il responsabile non sia individuabile o non provveda e non provveda il proprietario del sito ne' altro soggetto interessato, gli interventi  che risultassero necessari ai sensi delle disposizioni di cui  al presente titolo sono adottati dall'amministrazione competente in conformita' a quanto disposto dall'articolo 250.
 
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Giurisprudenza:


Art. 245
Obblighi di intervento e di notifica da parte dei soggetti non responsabili della potenziale contaminazione

1.  Le  procedure  per  gli  interventi  di messa in sicurezza, di bonifica  e di ripristino ambientale disciplinate dal presente titolo possono  essere comunque attivate su iniziativa degli interessati non responsabili.    
2.  Fatti  salvi  gli  obblighi  del responsabile della potenziale contaminazione  di cui all'articolo 242, il proprietario o il gestore dell'area  che rilevi il superamento o il pericolo concreto e attuale del  superamento  delle concentrazione soglia di contaminazione (CSC) deve  darne  comunicazione  alla regione, alla provincia ed al comune territorialmente  competenti  e  attuare  le  misure  di  prevenzione secondo la procedura di cui all'articolo 242. La provincia, una volta ricevute le comunicazioni di cui sopra, si attiva, sentito il comune, per  l'identificazione del soggetto responsabile al fine di dar corso agli interventi di bonifica. E' comunque riconosciuta al proprietario o  ad  altro  soggetto  interessato  la  facolta'  di  intervenire in qualunque   momento   volontariamente   per  la  realizzazione  degli interventi di bonifica necessari nell'ambito del sito in proprieta' o disponibilita'.    
3. Qualora i soggetti interessati procedano ai sensi dei commi 1 e 2  entro  sei mesi dalla data di entrata in vigore della parte quarta del  presente decreto, ovvero abbiano gia' provveduto in tal senso in precedenza, la decorrenza dell'obbligo di bonifica di siti per eventi anteriori  all'entrata  in  vigore  della  parte  quarta del presente decreto  verra' definita dalla regione territorialmente competente in base  alla  pericolosita' del sito, determinata in generale dal piano regionale  delle bonifiche o da suoi eventuali stralci, salva in ogni caso la facolta' degli interessati di procedere agli interventi prima del suddetto termine.
 
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Giurisprudenza:
 
 

Art. 246
Accordi di programma

1.  I  soggetti obbligati agli interventi di cui al presente titolo ed  i  soggetti  altrimenti  interessati  hanno  diritto  di definire modalita'  e  tempi  di esecuzione degli interventi mediante appositi accordi  di programma stipulati, entro sei mesi dall'approvazione del documento  di  analisi  di  rischio  di  cui all'articolo 242, con le amministrazioni  competenti  ai  sensi  delle  disposizioni di cui al presente titolo.   
2. Nel caso in cui vi siano soggetti che intendano o siano tenuti a provvedere  alla  contestuale  bonifica di una pluralita' di siti che interessano  il territorio di piu' regioni, i tempi e le modalita' di intervento  possono essere definiti con appositi accordi di programma stipulati,  entro  dodici  mesi  dall'approvazione  del  documento di analisi   di   rischio  di  cui  all'articolo  242,  con  le  regioni interessate.   
3. Nel caso in cui vi siano soggetti che intendano o siano tenuti a provvedere  alla  contestuale  bonifica  di  una  pluralita'  di siti dislocati  su  tutto il territorio nazionale o vi siano piu' soggetti interessati alla bonifica di un medesimo sito di interesse nazionale, i  tempi  e  le  modalita'  di intervento possono essere definiti con accordo   di   programma   da   stipularsi,   entro   diciotto   mesi dall'approvazione   del  documento  di  analisi  di  rischio  di  cui all'articolo  242, con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio  e  del  mare   di concerto con i Ministri della salute e delle attivita' produttive, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni.


Art. 247
Siti soggetti a sequestro

1.  Nel  caso  in  cui il sito inquinato sia soggetto a sequestro, l'autorita' giudiziaria che lo ha disposto puo' autorizzare l'accesso al  sito  per  l'esecuzione  degli  interventi di messa in sicurezza, bonifica  e  ripristino  ambientale  delle  aree,  anche  al  fine di impedire  l'ulteriore propagazione degli inquinanti ed il conseguente peggioramento della situazione ambientale.


Art. 248
Controlli

1. La documentazione relativa al piano della caratterizzazione del sito   e   al   progetto   operativo,  comprensiva  delle  misure  di riparazione, dei monitoraggi da effettuare, delle limitazioni d'uso e delle  prescrizioni eventualmente dettate ai sensi dell'articolo 242, comma  4,  e' trasmessa alla provincia e all'Agenzia regionale per la protezione  dell'ambiente  competenti  ai fini dell'effettuazione dei controlli sulla conformita' degli interventi ai progetti approvati.    
2.  Il  completamento  degli  interventi  di bonifica, di messa in sicurezza  permanente  e  di messa in sicurezza operativa, nonche' la conformita'  degli  stessi al progetto approvato sono accertati dalla provincia   mediante   apposita  certificazione  sulla  base  di  una relazione   tecnica   predisposta   dall'Agenzia   regionale  per  la protezione dell'ambiente territorialmente competente.    
3.  La  certificazione di cui al comma 2 costituisce titolo per lo svincolo delle garanzie finanziarie di cui all'articolo 242, comma 7.


Art. 249
Aree contaminate di ridotte dimensioni

1.  Per  le aree contaminate di ridotte dimensioni si applicano le procedure  semplificate  di intervento riportate nell'Allegato 4 alla parte quarta del presente decreto.


Art. 250
Bonifica da parte dell'amministrazione

1.  Qualora  i  soggetti  responsabili  della  contaminazione  non provvedano direttamente agli adempimenti disposti dal presente titolo ovvero  non  siano individuabili e non provvedano ne' il proprietario del   sito  ne'  altri  soggetti  interessati,  le  procedure  e  gli interventi  di  cui  all'articolo  242  sono realizzati d'ufficio dal comune  territorialmente competente e, ove questo non provveda, dalla regione,  secondo  l'ordine  di priorita' fissati dal piano regionale per  la  bonifica  delle  aree  inquinate, avvalendosi anche di altri soggetti  pubblici  o  privati,  individuati  ad  esito  di  apposite procedure  ad evidenza pubblica. Al fine di anticipare le somme per i predetti  interventi  le  regioni  possono  istituire  appositi fondi nell'ambito delle proprie disponibilita' di bilancio.
 
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Giurisprudenza:  
 

Art. 251
Censimento ed anagrafe dei siti da bonificare

1.  Le  regioni,  sulla  base dei criteri definiti dall'Istituto superiore  per la protezione e la ricerca ambientale ( ISPRA ), predispongono   l'anagrafe   dei  siti  oggetto  di  procedimento  di bonifica, la quale deve contenere:
a)  l'elenco  dei  siti  sottoposti  ad  intervento di bonifica e ripristino  ambientale  nonche'  degli interventi realizzati nei siti medesimi;
b) l'individuazione dei soggetti cui compete la bonifica;
c) gli enti pubblici di cui la regione intende avvalersi, in caso di  inadempienza  dei  soggetti  obbligati,  ai  fini dell'esecuzione d'ufficio,   fermo  restando  l'affidamento  delle  opere  necessarie mediante gara pubblica ovvero il ricorso alle procedure dell'articolo 242.    
2. Qualora, all'esito dell'analisi di rischio sito specifica venga accertato  il  superamento  delle  concentrazioni  di  rischio,  tale situazione   viene   riportata   dal   certificato   di  destinazione urbanistica,  nonche'  dalla  cartografia  e  dalle norme tecniche di attuazione  dello  strumento  urbanistico generale del comune e viene comunicata all'Ufficio tecnico erariale competente.    
3.  Per  garantire  l'efficacia della raccolta e del trasferimento dei   dati  e  delle  informazioni,  l'Istituto  superiore  per  la protezione  e  la  ricerca  ambientale   ( ISPRA ) definisce, in collaborazione   con  le  regioni  e  le  agenzie  regionali  per  la protezione  dell'ambiente,  i  contenuti  e  la  struttura  dei  dati essenziali   dell'anagrafe,   nonche'   le   modalita'   della   loro trasposizione  in sistemi informativi collegati alla rete del Sistema informativo nazionale dell'ambiente (SINA).


Art. 252
Siti di interesse nazionale

1.  I  siti  di  interesse  nazionale, ai fini della bonifica, sono individuabili  in  relazione  alle  caratteristiche  del  sito,  alle quantita'  e  pericolosita'  degli  inquinanti  presenti,  al rilievo dell'impatto   sull'ambiente   circostante   in  termini  di  rischio sanitario  ed  ecologico, nonche' di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali.   
2.  All'individuazione  dei siti di interesse nazionale si provvede con   decreto   del  Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio e del mare , d'intesa con le regioni interessate, secondo i seguenti principi e criteri direttivi:
a) gli interventi di bonifica devono riguardare aree e territori, compresi i corpi idrici, di particolare pregio ambientale;
b) la bonifica deve riguardare aree e territori tutelati ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;
c)  il  rischio  sanitario  ed ambientale che deriva dal rilevato superamento  delle  concentrazioni  soglia  di rischio deve risultare particolarmente elevato in ragione della densita' della popolazione o dell'estensione dell'area interessata;
d)  l'impatto socio economico causato dall'inquinamento dell'area deve essere rilevante;
e)  la  contaminazione  deve  costituire un rischio per i beni di interesse storico e culturale di rilevanza nazionale;
f)  gli interventi da attuare devono riguardare siti compresi nel territorio di piu' regioni.   
f-bis) l'insistenza, attualmente o in passato, di attivita' di raffinerie, di impianti chimici integrati o di acciaierie(*)
2-bis. Sono in ogni caso individuati quali siti  di  interesse nazionale, ai fini della bonifica, i siti  interessati  da  attivita' produttive ed estrattive di amianto(**)
3.  Ai fini della perimetrazione del sito sono sentiti i comuni, le province,  le  regioni  e  gli  altri  enti  locali,  assicurando  la partecipazione dei responsabili nonche' dei proprietari delle aree da bonificare, se diversi dai soggetti responsabili.   
4.  La  procedura  di  bonifica di cui all'articolo 242 dei siti di interesse  nazionale  e'  attribuita  alla competenza del Ministero dell'ambiente  e della tutela del territorio e del mare , sentito il Ministero  delle attivita' produttive. Il Ministero dell'ambiente e della  tutela  del  territorio  e  del  mare   puo'  avvalersi anche dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA ),  delle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente delle  regioni  interessate  e  dell'Istituto  superiore  di  sanita' nonche' di altri soggetti qualificati pubblici o privati.   Il  Ministero dell'ambiente e  della  tutela  del  territorio  e  del  mare  adotta procedure semplificate per le operazioni di  bonifica  relative  alla rete di distribuzione carburanti(***)
5.  Nel  caso  in  cui  il  responsabile  non  provveda  o  non sia individuabile   oppure   non   provveda   il  proprietario  del  sito contaminato  ne'  altro  soggetto  interessato,  gli  interventi sono predisposti   dal   Ministero  dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio e del mare , avvalendosi dell'Istituto superiore per la protezione  e  la  ricerca  ambientale   (ISPRA ),  dell'Istituto superiore  di  sanita'  e  dell'E.N.E.A.  nonche'  di  altri soggetti qualificati pubblici o privati.   
6.   L'autorizzazione   del  progetto  e  dei  relativi  interventi sostituisce  a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti,  le  intese,  i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla   legislazione  vigente,  ivi  compresi,  tra  l'altro,  quelli relativi  alla  realizzazione  e all'esercizio degli impianti e delle attrezzature   necessarie   alla  loro  attuazione.  L'autorizzazione costituisce,  altresi', variante urbanistica e comporta dichiarazione di pubblica utilita', urgenza ed indifferibilita' dei lavori.   
7.  Se  il  progetto prevede la realizzazione di opere sottoposte a procedura  di  valutazione  di impatto ambientale, l'approvazione del progetto di bonifica comprende anche tale valutazione.   
8.   In   attesa   del   perfezionamento   del   provvedimento   di autorizzazione  di  cui ai commi precedenti, completata l'istruttoria tecnica,  il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del   mare   puo'  autorizzare  in  via  provvisoria,  su  richiesta dell'interessato,  ove  ricorrano  motivi  d'urgenza  e  fatta  salva l'acquisizione    della    pronuncia   positiva   del   giudizio   di compatibilita'  ambientale,  ove  prevista, l'avvio dei lavori per la realizzazione   dei  relativi  interventi  di  bonifica,  secondo  il progetto  valutato  positivamente,  con eventuali prescrizioni, dalla conferenza  di servizi convocata dal Ministro dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e  del  mare . L'autorizzazione provvisoria produce gli effetti di cui all'articolo 242, comma 7.   
9.  E'  qualificato  sito  di  interesse  nazionale  ai sensi della normativa   vigente   l'area  interessata  dalla  bonifica  della  ex discarica  delle  Strillaie  (Grosseto).  Con  successivo decreto del Ministro  dell'ambiente  e della tutela del territorio e del mare si provvedera' alla perimetrazione della predetta area.
 
(*) Lettera aggiunta dall'art. 36-bis della L. 7 agosto 2012, n. 134, di conversione del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, pubblicata nella G.U. n. 187 del 11-8-2012  - Suppl. Ordinario n.171
(**) Comma aggiunto dall'art. 36-bis della L. 7 agosto 2012, n. 134, di conversione del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, pubblicata nella G.U. n. 187 del 11-8-2012  - Suppl. Ordinario n.171
(***) Periodo aggiunto dall'art. 57, c. 15-bis del d.l. n. 5/2012 -  convertito dalla L. n. 35/2012 -  introdotto dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, recante: "Misure urgenti per la crescita del Paese", pubblicato in GU n. 147 del 26-6-2012  - Suppl. Ordinario n.129, convertito dalla L. 7 agosto 2012, n. 134, pubblicata nella G.U. n. 187 del 11-8-2012  - Suppl. Ordinario n.171
 
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Giurisprudenza:



Art. 252-bis
Siti di preminente interesse pubblico per la riconversione Industriale(1) 

1. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro dello sviluppo economico, d'intesa con la regione territorialmente interessata e, per le materie di competenza, con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, nonche' con il Ministro dei beni e delle attivita' culturali e del turismo per gli aspetti di competenza in relazione agli eventuali specifici vincoli di tutela insistenti sulle aree e sugli immobili, possono stipulare accordi di programma con uno o piu' proprietari di aree contaminate o altri soggetti interessati ad attuare progetti integrati di messa in sicurezza o bonifica, e di riconversione industriale e sviluppo economico in siti di interesse nazionale individuati entro il 30 aprile 2007 ai sensi della legge 9 dicembre 1998, n. 426, al fine di promuovere il riutilizzo di tali siti in condizioni di sicurezza sanitaria e ambientale, e di preservare le matrici ambientali non contaminate. Sono escluse le aree interessate dalle misure di cui al decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89, e successive modificazioni. L'esclusione cessa di avere effetto nel caso in cui l'impresa e' ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria di cui al decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 2004, n. 39.(2)
2. Gli accordi di programma di cui al comma 1 assicurano il coordinamento delle azioni per determinare i tempi, le modalita', il finanziamento e ogni altro connesso e funzionale adempimento per l'attuazione dei progetti e disciplinano in particolare:
 a) l'individuazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica da attuare, sulla base dei risultati della caratterizzazione validati dalle agenzie regionali per la protezione dell'ambiente;
 b) l'individuazione degli interventi di riconversione industriale e di sviluppo economico anche attraverso studi e ricerche appositamente condotti da universita' ed enti di ricerca specializzati;
 c) il piano economico finanziario dell'investimento e la durata del relativo programma;
 d) i tempi di attuazione degli interventi e le relative garanzie;
 e) i contributi pubblici e le altre misure di sostegno economico finanziario disponibili e attribuiti;
 f) la causa di revoca dei contributi e delle altre misure di sostegno, e di risoluzione dell'accordo;
 g) l'individuazione del soggetto attuatore degli interventi di messa in sicurezza e di bonifica, e delle attivita' di monitoraggio, controllo e gestione degli interventi di messa in sicurezza che restano a carico del soggetto interessato;
 h) i tempi di presentazione e approvazione degli interventi di messa in sicurezza e di bonifica;
 i) la previsione di interventi di formazione, riqualificazione e aggiornamento delle competenze dei lavoratori degli impianti dismessi da reimpiegare nei lavori di bonifica previsti dai medesimi accordi di programma, mediante il ricorso a fondi preliminarmente individuati a livello nazionale e regionale.
 i-bis) le modalita' di monitoraggio per il controllo dell'adempimento degli impegni assunti e della realizzazione dei progetti.
3. La stipula dell'accordo di programma costituisce riconoscimento dell'interesse pubblico generale alla realizzazione degli impianti, delle opere e di ogni altro intervento connesso e funzionale agli obiettivi di risanamento e di sviluppo economico e dichiarazione di pubblica utilita'.
4. Ad eccezione di quanto previsto al comma 5, i soggetti interessati di cui al comma 1 non devono essere responsabili della contaminazione del sito oggetto degli interventi di messa in sicurezza e bonifica, riconversione industriale e di sviluppo economico, tenuto conto anche dei collegamenti societari e di cariche direttive ricoperte nelle societa' interessate o ad esse collegate. A tal fine sono soggetti interessati non responsabili i proprietari e i gestori di siti inquinati che non hanno cagionato la contaminazione del sito e hanno assolto gli obblighi imposti dall'articolo 245, comma 2.
5. Gli Accordi di Programma di cui al comma 1 possono essere stipulati anche con soggetti che non soddisfano i requisiti di cui al comma 4 alle seguenti ulteriori condizioni:
 a) i fatti che hanno causato l'inquinamento devono essere antecedenti al 30 aprile 2007;
 b) oltre alle misure di messa in sicurezza e bonifica, devono essere individuati gli interventi di riparazione del danno ambientale disciplinati dall'allegato 3 alla Parte VI del presente;
 c) termine finale per il completamento degli interventi di riparazione del danno ambientale e' determinato in base ad uno specifico piano finanziario presentato dal soggetto interessato tenendo conto dell'esigenza di non pregiudicare l'avvio e lo sviluppo dell'iniziativa economica e di garantire la sostenibilita' economica di detti interventi, comunque in misura non inferiore a dieci anni.
6. L'attuazione da parte dei soggetti interessati degli impegni di messa in sicurezza, bonifica, monitoraggio, controllo e relativa gestione, e di riparazione, individuati dall'accordo di programma esclude per tali soggetti ogni altro obbligo di bonifica e riparazione ambientale e fa venir meno l'onere reale per tutti i fatti antecedenti all'accordo medesimo. La revoca dell'onere reale per tutti i fatti antecedenti all'accordo di programma previsto dalle misure volte a favorire la realizzazione delle bonifiche dei siti di interesse nazionale e' subordinata, nel caso di soggetto interessato responsabile della contaminazione, al rilascio della certificazione dell'avvenuta bonifica e messa in sicurezza dei siti inquinati ai sensi dell'articolo 248. Nel caso di soggetto interessato responsabile della contaminazione, i contributi e le misure di cui alla lettera e) del comma 2 non potranno riguardare le attivita' di messa in sicurezza, di bonifica e di riparazione del danno ambientale di competenza dello stesso soggetto, ma esclusivamente l'acquisto di beni strumentali alla riconversione industriale e allo sviluppo economico dell'area.
7. Al di fuori dei casi che rientrano nel campo di applicazione del comma 5, la pubblica amministrazione puo' agire autonomamente nei confronti del responsabile della contaminazione per la ripetizione delle spese sostenute per gli interventi di messa in sicurezza e di bonifica individuati dall'accordo nonche' per gli ulteriori interventi di bonifica e riparazione del danno ambientale nelle forme e nei modi previsti dalla legge.
8. Gli interventi per l'attuazione del progetto integrato sono autorizzati e approvati con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro dello sviluppo economico sulla base delle determinazioni assunte in Conferenza di Servizi indetta dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ai sensi dell'articolo 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241. Alla Conferenza di Servizi partecipano tutti i soggetti pubblici firmatari dell'accordo di programma o titolari dei procedimenti di approvazione e autorizzazione, comunque denominati, aventi ad oggetto gli interventi, le opere e le attivita' previste dall'accordo medesimo, nonche' i soggetti interessati proponenti. L'assenso espresso dai rappresentanti degli enti locali sulla base delle determinazioni a provvedere degli organi competenti, sostituisce ogni atto di competenza di detti enti.
9. Fatta salva l'applicazione delle norme in materia di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione ambientale integrata, i decreti di cui al comma 8 autorizzano gli interventi di messa in sicurezza e di bonifica nonche' la costruzione e l'esercizio degli impianti e delle opere connesse.
10. Alla progettazione, al coordinamento e al monitoraggio dei progetti integrati di bonifica, riconversione industriale e sviluppo economico in siti inquinati di interesse nazionale di cui al comma 1 sono preposte, con oneri posti a carico delle risorse stanziate a legislazione vigente, una o piu' societa' "in house" individuate nell'accordo di programma, di intesa tra il Ministero dello sviluppo economico ed il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che vi provvedono con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Sulle aree di proprieta' pubblica ovvero nel caso di attivazione degli interventi a iniziativa pubblica, i predetti soggetti sono tenuti ad attivare procedure a evidenza pubblica per l'attuazione degli interventi, salvo quanto previsto dalle disposizioni vigenti per la gestione in house in conformita' ai requisiti prescritti dalla normativa e dalla giurisprudenza europea.
11. Il Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca d'intesa con il Ministero dello sviluppo economico, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, e le Regioni e Province Autonome, adotta misure volte a favorire la formazione di nuove competenze professionali, anche in ambito degli Istituti tecnici superiori, in materia di bonifica ambientale, finanziate, nell'ambito delle risorse stanziate a legislazione vigente nonche' a valere sulle risorse della programmazione 2014-2020, previamente incluse negli Accordi di programma di cui al comma 1 del presente articolo.
 

(1) Articolo così sostituito dall'art. 4 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145 (pubblicato in G.U. n. 300 del 23 dicembre 2013), modificato in sede di conversione in Legge (legge di conversione 21 febbraio 2014, n. 9, pubblicata in GU n.43 del 21-2-2014). 

(2) Periodo aggiunto dall'art. 2 del del Decreto - Legge 5 gennaio 2015, n. 1, pubblicato in G.U. 05/01/2015, n.3, convertito con modificazioni dalla L. 4 marzo 2015, n. 20, pubblicata in G.U. 05/03/2015, n. 53

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Giurisprudenza:


Art. 253
Oneri reali e privilegi speciali

1.  Gli  interventi  di cui al presente titolo costituiscono onere reale    sui    siti   contaminati   qualora   effettuati   d'ufficio dall'autorita'  competente  ai sensi dell'articolo 250. L'onere reale viene  iscritto a seguito della approvazione del progetto di bonifica e deve essere indicato nel certificato di destinazione urbanistica.    
2.  Le  spese  sostenute per gli interventi di cui al comma 1 sono assistite  da privilegio speciale immobiliare sulle aree medesime, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 2748, secondo comma, del codice civile.  Detto privilegio si puo' esercitare anche in pregiudizio dei diritti acquistati dai terzi sull'immobile.    
3.  Il  privilegio  e  la  ripetizione  delle spese possono essere esercitati,  nei  confronti  del  proprietario  del  sito incolpevole dell'inquinamento  o  del pericolo di inquinamento, solo a seguito di provvedimento motivato dell'autorita' competente che giustifichi, tra l'altro,  l'impossibilita'  di  accertare  l'identita'  del  soggetto responsabile  ovvero  che  giustifichi l'impossibilita' di esercitare azioni  di rivalsa nei confronti del medesimo soggetto ovvero la loro infruttuosita'.    
4.    In    ogni    caso,   il   proprietario   non   responsabile dell'inquinamento  puo'  essere  tenuto  a  rimborsare, sulla base di provvedimento  motivato  e con l'osservanza delle disposizioni di cui alla  legge 7 agosto 1990, n. 241, le spese degli interventi adottati dall'autorita'  competente  soltanto nei limiti del valore di mercato del  sito  determinato  a  seguito  dell'esecuzione  degli interventi medesimi.   Nel   caso   in  cui  il  proprietario  non  responsabile dell'inquinamento  abbia  spontaneamente provveduto alla bonifica del sito   inquinato,   ha   diritto   di  rivalersi  nei  confronti  del responsabile   dell'inquinamento   per   le  spese  sostenute  e  per l'eventuale maggior danno subito.    
5.  Gli  interventi  di bonifica dei siti inquinati possono essere assistiti,   sulla  base  di  apposita  disposizione  legislativa  di finanziamento,  da  contributi  pubblici  entro il limite massimo del cinquanta   per   cento   delle  relative  spese  qualora  sussistano preminenti   interessi   pubblici  connessi  ad  esigenze  di  tutela igienico-sanitaria   e   ambientale   o  occupazionali.  Ai  predetti contributi  pubblici non si applicano le disposizioni di cui ai commi 1 e 2.
 
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Giurisprudenza:

 TITOLO VI 
SISTEMA SANZIONATORIO E DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI   

CAPO I  SANZIONI


 Art. 254
Norme speciali

1. Restano ferme le sanzioni previste da norme speciali vigenti in materia.
 
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Giurisprudenza:
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 15 febbraio 2012


Art. 255
Abbandono di rifiuti

1.  Fatto  salvo  quanto  disposto  dall'articolo  256,  comma  2, chiunque,  in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 192, commi  1  e 2, 226, comma 2, e 231, commi 1 e 2, abbandona o deposita rifiuti  ovvero  li immette nelle acque superficiali o sotterranee e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da trecento euro a tremila  euro .  Se  l'abbandono  riguarda  rifiuti pericolosi, la sanzione amministrativa e' aumentata fino al doppio.    
2.  Il  titolare  del  centro  di raccolta, il concessionario o il titolare  della  succursale  della  casa  costruttrice  che  viola le disposizioni  di  cui  all'articolo  231,  comma  5, e' punito con la sanzione  amministrativa  pecuniaria  da euro duecentosessanta a euro millecinquecentocinquanta.    
3.  Chiunque  non  ottempera  all'ordinanza  del  Sindaco,  di cui all'articolo   192,  comma  3,  o  non  adempie  all'obbligo  di  cui all'articolo 187, comma 3, e' punito con la pena dell'arresto fino ad un  anno. Nella sentenza di condanna o nella sentenza emessa ai sensi dell'articolo  444 del codice di procedura penale, il beneficio della sospensione  condizionale  della  pena  puo'  essere subordinato alla esecuzione  di  quanto  disposto  nella ordinanza di cui all'articolo 192, comma 3, ovvero all'adempimento dell'obbligo di cui all'articolo 187, comma 3.
 
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Giurisprudenza:                        
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 12/01/2012


Art. 256
Attivita' di gestione di rifiuti non autorizzata

1.   Fuori dai casi sanzionati ai sensi dell'articolo 29-quattuordecies, comma 1(*), chiunque  effettua  una  attivita'  di  raccolta,  trasporto, recupero,  smaltimento,  commercio  ed  intermediazione di rifiuti in mancanza  della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di  cui  agli  articoli  208,  209,  210, 211, 212, 214, 215 e 216 e' punito:
a) con la pena dell'arresto da tre mesi a un anno o con l'ammenda da  duemilaseicento  euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti non pericolosi;
b)  con  la  pena  dell'arresto  da  sei  mesi  a  due anni e con l'ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti pericolosi.    
2.  Le  pene di cui al comma 1 si applicano ai titolari di imprese ed  ai  responsabili  di  enti  che  abbandonano o depositano in modo incontrollato  i rifiuti ovvero li immettono nelle acque superficiali o  sotterranee  in  violazione  del  divieto di cui all'articolo 192, commi 1 e 2.    
3.  Fuori dai casi sanzionati ai sensi dell'articolo 29-quattuordecies, comma 1(*), chiunque  realizza o gestisce una discarica non autorizzata e' punito  con  la  pena  dell'arresto  da  sei  mesi  a  due anni e con l'ammenda  da duemilaseicento euro a ventiseimila euro. Si applica la pena   dell'arresto  da  uno  a  tre  anni  e  dell'ammenda  da  euro cinquemiladuecento   a  euro  cinquantaduemila  se  la  discarica  e' destinata,  anche  in  parte, allo smaltimento di rifiuti pericolosi. Alla   sentenza   di   condanna  o  alla  sentenza  emessa  ai  sensi dell'articolo  444  del  codice  di  procedura  penale,  consegue  la confisca  dell'area sulla quale e' realizzata la discarica abusiva se di  proprieta'  dell'autore  o del compartecipe al reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato dei luoghi.    
4. Le pene di cui ai commi 1, 2 e 3 sono ridotte della meta' nelle ipotesi  di  inosservanza  delle  prescrizioni contenute o richiamate nelle  autorizzazioni, nonche' nelle ipotesi di carenza dei requisiti e delle condizioni richiesti per le iscrizioni o comunicazioni.    
5.  Chiunque,  in  violazione del divieto di cui all'articolo 187, effettua  attivita'  non  consentite  di  miscelazione di rifiuti, e' punito con la pena di cui al comma 1, lettera b).    
6.  Chiunque  effettua  il  deposito temporaneo presso il luogo di produzione  di  rifiuti  sanitari  pericolosi,  con  violazione delle disposizioni  di cui all'articolo 227, comma 1, lettera b), e' punito con  la  pena  dell'arresto  da  tre  mesi  ad  un anno o con la pena dell'ammenda  da duemilaseicento euro a ventiseimila euro. Si applica la  sanzione  amministrativa  pecuniaria  da  duemilaseicento  euro a quindicimilacinquecento  euro  per  i  quantitativi  non  superiori a duecento litri o quantita' equivalenti.    
7.  Chiunque viola gli obblighi di cui agli articoli 231, commi 7, 8 e 9, 233, commi 12 e 13, e 234, comma 14, e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da    duecentosessanta    euro    a millecinquecentocinquanta euro.    
8.  I  soggetti  di  cui agli articoli 233, 234, 235 e 236 che non adempiono  agli  obblighi  di partecipazione ivi previsti sono puniti con  una  sanzione  amministrativa  pecuniaria  da  ottomila  euro  a quarantacinquemila   euro,   fatto   comunque   salvo   l'obbligo  di corrispondere  i  contributi pregressi. Sino all'adozione del decreto di  cui  all'articolo  234,  comma  2, le sanzioni di cui al presente comma  non  sono  applicabili ai soggetti di cui al medesimo articolo 234.    
9  Le sanzioni di cui al comma 8 sono ridotte della meta' nel caso di  adesione  effettuata  entro il sessantesimo giorno dalla scadenza del  termine  per  adempiere agli obblighi di partecipazione previsti dagli articoli 233, 234, 235 e 236.
 
(*) Comma così modificato dall'art. 11 del Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 46, recante "Attuazione della direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento)", pubblicato in GU n.72 del 27-3-2014 - S.O. n. 27
 
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Giurisprudenza:            
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez.3^ 11/11/2015 Sentenza n.45145 (Sentenza annotata a cura dell'avv. Alfredo Foti).
 


Art. 256-bis.
Combustione illecita di rifiuti*
1. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata e' punito con la reclusione da due a cinque anni. Nel caso in cui sia appiccato il fuoco a rifiuti pericolosi, si applica la pena della reclusione da tre a sei anni. (( Il responsabile e' tenuto al ripristino dello stato dei luoghi, al risarcimento del danno ambientale e al pagamento, anche in via di regresso, delle spese per la bonifica )).
2. Le stesse pene si applicano a colui che tiene le condotte di cui all'articolo 255, comma 1, (( e le condotte di reato di cui agli articoli 256 e 259 )) in funzione della successiva combustione illecita di rifiuti.
(( 3. La pena e' aumentata di un terzo se il delitto di cui al comma 1 e' commesso nell'ambito dell'attivita' di un'impresa o comunque di un'attivita' organizzata. Il titolare dell'impresa o il responsabile dell'attivita' comunque organizzata e' responsabile anche sotto l'autonomo profilo dell'omessa vigilanza sull'operato degli autori materiali del delitto comunque riconducibili all'impresa o all'attivita' stessa; ai predetti titolari d'impresa o responsabili dell'attivita' si applicano altresi' le sanzioni previste dall'articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 )).
4. La pena e' aumentata (( di un terzo )) se (( il fatto di cui al comma 1 e' commesso )) in territori che, al momento della condotta e comunque nei cinque anni precedenti, siano o siano stati interessati da dichiarazioni di stato di emergenza nel settore dei rifiuti ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225.
5. (( I mezzi utilizzati per il trasporto di rifiuti oggetto del reato di cui al comma 1 del presente articolo, inceneriti in aree o in impianti non autorizzati, sono confiscati ai sensi dell'articolo 259, comma 2, salvo che il mezzo appartenga a persona estranea alle condotte di cui al citato comma 1 del presente articolo e che non si configuri concorso di persona nella commissione del reato. )) Alla sentenza di condanna o alla sentenza emessa ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale consegue la confisca dell'area sulla quale e' commesso il reato, se di proprieta' dell'autore o del (( concorrente nel reato, )) fatti salvi gli obblighi di bonifica e ripristino dello stato dei luoghi.
6. Si applicano le sanzioni di cui all'articolo 255 se le condotte di cui al comma 1 hanno a oggetto i rifiuti di cui all'articolo 184, comma 2, lettera e).
Fermo restando quanto previsto dall'articolo  182, comma 6-bis, le disposizioni del presente articolo non  si  applicano all'abbruciamento di materiale agricolo o forestale  naturale,  anche derivato da verde pubblico o privato.(2)

 
(1) Articolo inserito dall'art. 3 del D.L. 10 dicembre 2013, n. 136, recante "Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali ed a favorire lo sviluppo delle aree interessate", pubblicato in GU n.289 del 10-12-2013. Le modifiche apportate in sede di conversione (legge 6 febbraio 2014, n. 6, pubblicata nella GU n.32 del 8-2-2014) sono riportate tra ((...))
(2) Periodo aggiunto dall'art. 14 del DDecreto-Legge 24 giugno 2014, n. 91, recante: "Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico
dell'edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonche' per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea", pubblicato in GU n.144 del 24-6-2014 , convertito, con modificazioni, dalla L. 11 agosto 2014, n. 116, pubblicata in G.U. 20/8/2014, n. 192, S.O. n. 72

 

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Giurisprudenza: 
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3^ 11/02/2016 Sentenza n.       (Nuovo indirizzo giurisprudenziale)
 
 
 
Art. 257
Bonifica dei siti

1.  Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato,* chiunque  cagiona  l'inquinamento  del  suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee con il superamento delle  concentrazioni  soglia  di  rischio  e'  punito  con  la  pena dell'arresto da sei mesi a un anno o con l'ammenda da duemilaseicento euro   a   ventiseimila  euro,  se  non  provvede  alla  bonifica  in conformita'   al   progetto   approvato   dall'autorita'   competente nell'ambito  del procedimento di cui agli articoli 242 e seguenti. In caso di mancata effettuazione della comunicazione di cui all'articolo 242, il trasgressore e' punito con la pena dell'arresto da tre mesi a un anno o con l'ammenda da mille euro a ventiseimila euro.    
2. Si applica la pena dell'arresto da un anno a due anni e la pena dell'ammenda  da  cinquemiladuecento  euro a cinquantaduemila euro se l'inquinamento e' provocato da sostanze pericolose.    
3.  Nella  sentenza  di  condanna per la contravvenzione di cui ai commi  1  e 2, o nella sentenza emessa ai sensi dell'articolo 444 del codice   di   procedura   penale,   il  beneficio  della  sospensione condizionale della pena puo' essere subordinato alla esecuzione degli interventi di emergenza, bonifica e ripristino ambientale.    
4. L'osservanza dei progetti approvati ai sensi degli articoli 242 e seguenti costituisce condizione di non punibilita' per le contravvenzioni ambientali contemplate da altre leggi per il medesimo evento e per la stessa condotta di inquinamento di cui al comma 1.**

* Comma così modificato dall'art. 1 della Legge 22 maggio 2015, n. 68, recante "Disposizioni in materia di delitti contro l'ambiente.", pubblicata in GU n.122 del 28-5-2015
** Comma così sostituito dall'art. 1 della Legge 22 maggio 2015, n. 68, recante "Disposizioni in materia di delitti contro l'ambiente.", pubblicata in GU n.122 del 28-5-2015
 
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Giurisprudenza:     
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 7^ 04/01/2017 Ordinanza n.                                         
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^, 9 febbraio 2012


Art. 258
Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari

1.  I  soggetti  di cui all'articolo 190, comma 1, che non abbiano aderito  al  sistema  di  controllo  della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI)  di  cui  all´articolo  188-bis,  comma  2,  lett. a), e che omettano  di  tenere ovvero tengano in modo incompleto il registro di carico  e  scarico  di  cui  al medesimo articolo, sono puniti con la sanzione   amministrativa   pecuniaria   da  duemilaseicento  euro  a quindicimilacinquecento euro.    
2.  I  produttori di rifiuti pericolosi che non sono inquadrati in un'organizzazione  di ente o di impresa che non adempiano all'obbligo della tenuta del registro di carico e scarico con le modalita' di cui all'articolo  1,  comma  1,  della  legge  25  gennaio 2006, n. 29, e all'articolo  6,  comma  1  del  decreto del Ministro dell'ambiente e della  tutela  del  territorio  e  del mare in data 17 dicembre 2009, pubblicato nel S.O. alla Gazzetta Ufficiale n. 9 del 13 gennaio 2010, sono   puniti   con   la   sanzione   amministrativa   pecuniaria  da quindicimilacinquecento euro a novantatremila euro.    
 3. Nel caso di imprese che occupino un numero di unita' lavorative inferiore  a  15  dipendenti,  le  misure  minime e massime di cui al comma  1   sono  ridotte  rispettivamente  da millequaranta euro a seimiladuecento  euro  .  Il numero di unita' lavorative e' calcolato con riferimento al numero di dipendenti occupati mediamente a tempo pieno durante un anno, mentre i lavoratori a tempo parziale e quelli  stagionali rappresentano frazioni di unita' lavorative annue; ai  predetti  fini  l'anno  da  prendere  in considerazione e' quello dell'ultimo  esercizio  contabile approvato, precedente il momento di accertamento dell'infrazione.  
4.  Le  imprese  che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi  di  cui all'articolo 212, comma 8, che non aderiscono, su base  volontaria,  al  sistema  di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui all'articolo 188-bis, comma 2, lettera a), ed effettuano  il  trasporto  di  rifiuti  senza  il  formulario  di cui all'articolo   193   ovvero   indicano  nel  formulario  stesso  dati incompleti  o  inesatti  sono  puniti  con la sanzione amministrativa pecuniaria  da milleseicento euro a novemilatrecento euro. Si applica la  pena  di  cui  all'articolo  483  del  codice penale a chi, nella predisposizione  di  un  certificato  di analisi di rifiuti, fornisce false   indicazioni   sulla   natura,   sulla  composizione  e  sulle caratteristiche  chimico-fisiche  dei  rifiuti  e  a chi fa uso di un certificato falso durante il trasporto.     
5.  Se  le  indicazioni  di  cui  ai  commi 1 e 2 sono formalmente incomplete  o  inesatte  ma  i  dati riportati nella comunicazione al catasto,   nei  registri  di  carico  e  scarico,  nei  formulari  di identificazione  dei  rifiuti  trasportati  e  nelle  altre scritture contabili  tenute per legge consentono di ricostruire le informazioni dovute,   si   applica   la  sanzione  amministrativa  pecuniaria  da duecentosessanta  euro  a  millecinquecentocinquanta  euro. La stessa pena  si applica se le indicazioni di cui al comma 4 sono formalmente incomplete   o   inesatte   ma  contengono  tutti  gli  elementi  per ricostruire  le  informazioni  dovute  per legge, nonche' nei casi di mancato  invio  alle  autorita' competenti e di mancata conservazione dei  registri  di  cui all'articolo 190, comma 1, o del formulario di cui all'articolo 193 da parte dei soggetti obbligati .  
5-bis.  I  soggetti  di  cui  all'articolo  220,  comma 2, che non effettuino  la  comunicazione  ivi prescritta ovvero la effettuino in modo incompleto o inesatto sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro; se la  comunicazione  e'  effettuata  entro il sessantesimo giorno dalla scadenza  del termine stabilito ai sensi della legge 25 gennaio 1994, n.  70,  si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da ventisei euro a centosessanta euro.    5-ter.  Il sindaco del comune che non effettui la comunicazione di cui  all'articolo 189, comma 3, ovvero la effettui in modo incompleto o  inesatto,  e'  punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento   euro   a   quindicimilacinquecento   euro;   se  la comunicazione  e'  effettuata  entro  il  sessantesimo  giorno  dalla scadenza  del termine stabilito ai sensi della legge 25 gennaio 1994, n.  70,  si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da ventisei euro a centosessanta euro.
 
 
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Giurisprudenza:           
 
 

Art. 259
Traffico illecito di rifiuti

1.   Chiunque  effettua  una  spedizione  di  rifiuti  costituente traffico  illecito ai sensi dell'articolo 26 del regolamento (CEE) 1° febbraio  1993, n. 259, o effettua una spedizione di rifiuti elencati nell'Allegato  II  del citato regolamento in violazione dell'articolo 1, comma 3, lettere a), b), c) e d), del regolamento stesso e' punito con   la   pena  dell'ammenda  da  millecinquecentocinquanta  euro  a ventiseimila  euro  e  con  l'arresto  fino  a  due  anni. La pena e' aumentata in caso di spedizione di rifiuti pericolosi.    
2.  Alla  sentenza  di  condanna,  o  a  quella  emessa  ai  sensi dell'articolo  444  del  codice  di  procedura  penale,  per  i reati relativi  al  traffico  illecito  di  cui  al  comma 1 o al trasporto illecito   di  cui  agli  articoli  256  e  258,  comma  4,  consegue obbligatoriamente la confisca del mezzo di trasporto.
 
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Giurisprudenza:                                               
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3^ 03/03/2017 Sentenza n.                                       
 
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Dottrina
 
 

Art. 260
Attivita' organizzate per il traffico illecito di rifiuti

1.  Chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con piu' operazioni   e   attraverso   l'allestimento  di  mezzi  e  attivita' continuative  organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o  comunque  gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti e' punito con la reclusione da uno a sei anni.    
2.  Se  si  tratta di rifiuti ad alta radioattivita' si applica la pena della reclusione da tre a otto anni.    
3.  Alla  condanna  conseguono  le  pene  accessorie  di  cui agli articoli   28,  30,  32-bis  e  32-ter  del  codice  penale,  con  la limitazione di cui all'articolo 33 del medesimo codice.    
4.  Il giudice, con la sentenza di condanna o con quella emessa ai sensi  dell'articolo  444  del  codice di procedura penale, ordina il ripristino   dello   stato   dell'ambiente   e  puo'  subordinare  la concessione della    sospensione    condizionale    della    pena all'eliminazione del danno o del pericolo per l'ambiente.
4-bis. E' sempre ordinata la confisca delle cose che servirono a commettere il reato o che costituiscono il prodotto o il profitto del reato, salvo che appartengano a persone estranee al reato. Quando essa non sia possibile, il giudice individua beni di valore equivalente di cui il condannato abbia anche indirettamente o per interposta persona la disponibilita' e ne ordina la confisca.*
 
* Comma aggiunto dall'art. 1 della Legge 22 maggio 2015, n. 68, recante "Disposizioni in materia di delitti contro l'ambiente.", pubblicata in GU n.122 del 28-5-2015
 
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Giurisprudenza:          
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez.3^ 17/11/2015 Sentenza n.45632 (Sentenza annotata a cura dell'avv. Alfredo Foti)
 

Articolo 260-bis   
Sistema informatico di controllo della tracciabilita' dei rifiuti

  1. I soggetti obbligati che omettono l'iscrizione al  sistema  di controllo  della  tracciabilita'  dei   rifiuti   (SISTRI)   di   cui all'articolo 188-bis, comma 2, lett. a), nei termini  previsti,  sono puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria da  duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro. In caso di  rifiuti  pericolosi, si   applica    una    sanzione    amministrativa    pecuniaria    da quindicimilacinquecento euro a novantatremila euro.
2. I soggetti obbligati che omettono, nei  termini  previsti,  il pagamento del contributo per l'iscrizione  al  sistema  di  controllo della  tracciabilita'  dei  rifiuti  (SISTRI)  di  cui   all'articolo 188-bis,  comma  2,  lett.  a),  sono   puniti   con   una   sanzione amministrativa    pecuniaria    da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro.  In  caso  di  rifiuti  pericolosi,  si applica una sanzione amministrativa pecuniaria da quindicimilacinquecento euro a novantatremila euro.  All'accertamento dell'omissione   del   pagamento   consegue   obbligatoriamente,   la sospensione immediata dal servizio fornito dal  predetto  sistema  di controllo della tracciabilita' nei  confronti  del  trasgressore.  In sede di rideterminazione del  contributo  annuale  di  iscrizione  al predetto sistema di tracciabilita' occorre tenere conto dei  casi  di mancato pagamento disciplinati dal presente comma.
3. Chiunque omette di compilare  il  registro  cronologico  o  la scheda SISTRI - AREA MOVIMENTAZIONE, secondo i tempi, le procedure  e le modalita' stabilite dal sistema informatico di controllo di cui al comma 1, ovvero fornisce al suddetto sistema informazioni incomplete, o inesatte, altera fraudolentemente  uno  qualunque  dei  dispositivi tecnologici accessori al predetto sistema informatico di controllo, o comunque ne impedisce in qualsiasi modo il corretto funzionamento, e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria  da  duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro. Nel caso di imprese che occupino un numero di unita' lavorative  inferiore  a  quindici  dipendenti,si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da millequaranta euro a seimiladuecento. Il numero di  unita'  lavorative  e'  calcolato  con riferimento al numero di dipendenti occupati mediamente a tempo pieno durante un anno, mentre  i  lavoratori  a  tempo  parziale  e  quelli stagionali rappresentano frazioni  di  unita'  lavorative  annue;  ai predetti  fini  l'anno  da  prendere  in  considerazione  e'   quello dell'ultimo esercizio contabile approvato, precedente il  momento  di accertamento  dell'infrazione.  Se  le  indicazioni   riportate   pur incomplete o inesatte non pregiudicano la tracciabilita' dei rifiuti, si  applica   la   sanzione   amministrativa   pecuniaria   da   euro duecentosessanta ad euro millecinquecentocinquanta.
4. Qualora le condotte di cui  al  comma  3  siano  riferibili  a rifiuti pericolosi si applica la sanzione  amministrativa  pecuniaria da euro quindicimilacinquecento ad euro  novantatremila,  nonche'  la sanzione amministrativa accessoria della sospensione da un mese a  un anno  dalla  carica  rivestita  dal  soggetto  cui  l'infrazione   e' imputabile   ivi   compresa   la   sospensione   dalla   carica    di amministratore. Nel caso di imprese che occupino un numero di  unita' lavorative inferiore  a  quindici  dipendenti,  le  misure  minime  e massime di cui al periodo precedente sono ridotte rispettivamente  da duemilasettanta euro a  dodicimilaquattrocento  euro  per  i  rifiuti pericolosi. Le modalita' di calcolo dei numeri di dipendenti  avviene nelle modalita' di cui al comma 3. Se le  indicazioni  riportate  pur incomplete o inesatte non pregiudicano la tracciabilita' dei rifiuti, si  applica   la   sanzione   amministrativa   pecuniaria   da   euro cinquecentoventi ad euro tremilacento.
5. Al di fuori di quanto previsto nei commi da 1 a 4, i  soggetti che si rendono  inadempienti  agli  ulteriori  obblighi  su  di  loro incombenti  ai  sensi  del  predetto  sistema  di   controllo   della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) sono puniti, per  ciascuna  delle suddette violazioni, con la  sanzione  amministrativa  pecuniaria  da euro duemilaseicento ad  euro  quindicimilacinquecento.  In  caso  di rifiuti pericolosi si applica la sanzione  amministrativa  pecuniaria da euro quindicimilacinquecento ad euro novantatremila.
6. Si applica la pena di cui all'articolo 483 c.p. a  colui  che, nella predisposizione  di  un  certificato  di  analisi  di  rifiuti, utilizzato nell'ambito del sistema di controllo della  tracciabilita' dei  rifiuti  fornisce  false   indicazioni   sulla   natura,   sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti e  a chi inserisce un certificato falso nei dati da fornire ai fini  della tracciabilita' dei rifiuti.
7. Il trasportatore che omette di accompagnare il  trasporto  dei rifiuti  con  la  copia  cartacea  della   scheda   SISTRI   -   AREA MOVIMENTAZIONE e, ove necessario sulla base della normativa  vigente, con  la  copia  del   certificato   analitico   che   identifica   le caratteristiche dei rifiuti e' punito con la sanzione  amministrativa pecuniaria da 1.600 euro a 9.300 euro. Si  applica  la  pena  di  cui all'Art. 483 del codice  penale  in  caso  di  trasporto  di  rifiuti pericolosi. Tale ultima pena si applica anche a colui che, durante il trasporto fa uso di un certificato di analisi di  rifiuti  contenente false  indicazioni  sulla  natura,   sulla   composizione   e   sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti trasportati.
8. Il trasportatore che accompagna il trasporto  di  rifiuti  con una  copia  cartacea  della  scheda  SISTRI  -  AREA   Movimentazione fraudolentemente  alterata  e'  punito  con  la  pena  prevista   dal combinato disposto degli articoli 477 e 482  del  codice  penale.  La pena e' aumentata fino ad un terzo nel caso di rifiuti pericolosi.
9. Se  le  condotte  di  cui  al  comma  7  non  pregiudicano  la tracciabilita' dei rifiuti, si  applica  la  sanzione  amministrativa pecuniaria da euro duecentosessanta ad  euro millecinquecentocinquanta.
9-bis.  Chi  con   un'azione   od   omissione   viola   diverse disposizioni  di  cui  al  presente  articolo  ovvero  commette  piu' violazioni  della  stessa   disposizione   soggiace   alla   sanzione amministrativa prevista per la violazione piu' grave, aumentata  sino al doppio. La stessa sanzione si applica a chi  con  piu'  azioni  od omissioni, esecutive di un medesimo disegno, commette anche in  tempi diversi piu' violazioni della stessa o di diverse disposizioni di cui al presente articolo.
9-ter. Non risponde delle violazioni  amministrative  di  cui  al presente articolo chi, entro  trenta  giorni  dalla  commissione  del fatto, adempie agli obblighi previsti  dalla  normativa  relativa  al sistema informatico di controllo di cui al comma 1.  Nel  termine  di sessanta giorni dalla contestazione immediata o  dalla  notificazione della violazione, il  trasgressore  puo'  definire  la  controversia, previo adempimento degli obblighi di cui sopra, con il  pagamento  di un quarto della sanzione prevista. La definizione agevolata impedisce l'irrogazione delle sanzioni accessorie.
 
(*) Si riporta di seguito l'art. 11, c. 11 del  Decreto-Legge 31 agosto 2013, n. 101 recante "Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni", pubblicato in GU Serie Generale n.204 del 31-8-2013:
"11. Le sanzioni per le violazioni di cui all'articolo  260-bis  del d.lgs. n. 152 del 2006, limitatamente alle violazioni di cui al comma 3 quanto alle condotte  di  informazioni  incomplete  o  inesatte,  a quelle di cui al comma 5 e a quelle di cui al comma 7 primo  periodo, commesse fino al 31 marzo 2014 dai soggetti per i quali il SISTRI  e' obbligatorio dal 1° ottobre 2013, e fino al  30  settembre  2014  dai soggetti per i quali il SISTRI e' obbligatorio dal 3 marzo 2014, sono irrogate nel caso di piu' di tre violazioni nel  medesimo  rispettivo arco temporale."
 
 
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Giurisprudenza:
 
 

Articolo 260-ter
Sanzioni amministrative accessorie. Confisca

  1. All'accertamento delle violazioni di cui ai commi  7  e  8 dell'articolo  260-bis,  consegue   obbligatoriamente   la   sanzione accessoria  del  fermo  amministrativo  del  veicolo  utilizzato  per l'attivita' di trasporto dei rifiuti di mesi 12, nel caso in  cui  il responsabile si trovi nelle situazioni di  cui  all'Art.  99  c.p.  o all'articolo 8-bis della legge 24 novembre  1981,  n.  689,  o  abbia commesso in precedenza illeciti amministrativi con  violazioni  della stessa indole o comunque abbia violato norme in materia di rifiuti.
2. Si applicano, in quanto compatibili, le  disposizioni  di  cui agli articoli 213, 214, 214 bis e 224-ter del decreto legislativo  30 aprile 1992, n. 285, e relative norme di attuazione.
3.  All'accertamento  delle  violazioni  di  cui   al   comma   1 dell'articolo 260-bis, consegue  la  sanzione  accessoria  del  fermo amministrativo di mesi 12 del veicolo utilizzato  dal  trasportatore. In  ogni  caso  restituzione  del   veicolo   sottoposto   al   fermo amministrativo non puo' essere disposta in mancanza dell'  iscrizione e del correlativo versamento del contributo.
4. In caso di trasporto non autorizzato di rifiuti pericolosi, e' sempre disposta la confisca del veicolo e di  qualunque  altro  mezzo utilizzato per il trasporto del rifiuto, ai sensi dell'articolo  240, secondo  comma,  del  codice  penale,  salvo  che  gli   stessi   che appartengano, non fittiziamente a persona estranea al reato.
5. Il fermo di cui al comma 1 e la confisca di  cui  al  comma  4 conseguono obbligatoriamente anche all'accertamento delle  violazioni di cui al comma 1 dell'articolo 256.
 
 
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Giurisprudenza:

 

 Art. 261
Imballaggi

1. I produttori e gli utilizzatori che non adempiono all'obbligo di raccolta di cui all'articolo 221, comma 2, o non adottano, in alternativa, sistemi gestionali ai sensi del medesimo articolo 221, comma 3, lettere a) e c), sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria di euro 5.000.(1) 
2. I produttori di imballaggi che non provvedono ad organizzare un sistema  per  l'adempimento  degli  obblighi di cui all'articolo 221, comma  3,  e  non aderiscono ai consorzi di cui all'articolo 223, ne' adottano  un  sistema  di restituzione dei propri imballaggi ai sensi dell'articolo  221,  comma  3,  lettere  a)  e c), sono puniti con la sanzione  amministrativa pecuniaria da quindicimilacinquecento euro a quarantaseimilacinquecento  euro.  La  stessa  pena  si  applica agli utilizzatori  che  non adempiono all'obbligo di cui ali' all'articolo 221, comma 4.   
 3. La violazione dei divieti di cui all'articolo 226, commi 1 e 4, e'    punita   con   la   sanzione   amministrativa   pecuniaria   da cinquemiladuecento  euro  a  quarantamila  euro.  La  stessa  pena si applica  a  chiunque immette nel mercato interno imballaggi privi dei requisiti di cui all'articolo 219, comma 5.    
4. La violazione del disposto di cui all'articolo 226, comma 3, e' punita  con  la sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro.
 
(1) Comma così sostituito dall'art. 11 della Legge 28 luglio 2016, n. 154, recante: "Deleghe al Governo e ulteriori disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitivita' dei settori agricolo e agroalimentare, nonche' sanzioni in materia di pesca illegale", pubblicata in GU n.186 del 10-8-2016
 
 
Art. 261-bis
Sanzioni(*)
1. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque effettua attivita' di incenerimento o di coincenerimento di rifiuti pericolosi in mancanza della prescritta autorizzazione all'esercizio di cui presente titolo, e' punito con l'arresto da uno a due anni e con l'ammenda da diecimila euro a cinquantamila euro.
2. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque effettua attivita' di incenerimento o di coincenerimento di rifiuti non pericolosi, negli impianti di cui all'articolo 237-ter, comma 1, lettere b), c) d) ed e), in mancanza della prescritta autorizzazione all'esercizio, e' punito con l'arresto da sei mesi ad un anno e con l'ammenda da diecimila euro a trentamila euro.
3. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque effettua lo scarico sul suolo, nel sottosuolo o nelle acque sotterranee, di acque reflue evacuate da un impianto di incenerimento o coincenerimento e provenienti dalla depurazione degli effluenti gassosi di cui all'articolo 237-duodecies, comma 5, e' punito con l'arresto fino ad un anno e con l'ammenda da diecimila euro a trentamila euro.
4. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, il proprietario ed il gestore che nell'effettuare la dismissione di un impianto di incenerimento o di coincenerimento di rifiuti non provvedono a quanto previsto all'articolo 237-octies, comma 10, sono puniti con l'arresto fino ad un anno e con l'ammenda da diecimila euro a venticinquemila euro.
5. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque effettua attivita' di incenerimento o di coincenerimento di rifiuti nelle condizioni di cui all'articolo 237-septiesdecies, comma 3, superando anche uno solo dei limiti temporali ivi previsti, e' punito con l'arresto fino a nove mesi e con l'ammenda da cinquemila euro a trentamila euro.
6. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque effettua lo scarico in acque superficiali di acque reflue evacuate da un impianto di incenerimento o coincenerimento e provenienti dalla depurazione degli effluenti gassosi di cui all'articolo 237-duodecies, comma 5, non rispettando i valori di emissione previsti all'Allegato 1, paragrafo D, e' punito con l'arresto fino a sei mesi e con l'ammenda da diecimila euro a trentamila euro.
7. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque effettua lo scarico delle acque reflue di cui all'articolo 237-duodecies, in mancanza della prescritta autorizzazione di cui al comma 1, e' punito con l'arresto fino a tre mesi e con l'ammenda da cinquemila euro a trentamila euro.
8. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque, nell'esercizio dell'attivita' di incenerimento o coincenerimento, supera i valori limite di emissione di cui all'articolo 237-undecies, e' punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da diecimila euro a venticinquemila euro. Se i valori non rispettati sono quelli di cui all'Allegato 1, paragrafo A, punti 3) e 4), il responsabile e' punito con l'arresto da uno a due anni e con l'ammenda da diecimila euro a quarantamila euro.
9. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, il professionista che, nel certificato sostitutivo di cui all'articolo 237-octies, comma 8, e all'articolo 237-octies, comma 10, con riferimento agli impianti di coincenerimento, attesta fatti non corrispondenti al vero, e' punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da cinquemila euro a venticinquemila euro.
10. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque mette in esercizio un impianto di incenerimento o di coincenerimento autorizzato alla costruzione ed all'esercizio, in assenza della verifica di cui all'articolo 237-octies, comma 7, o della relativa certificazione sostitutiva comunicata nelle forme di cui all'articolo 237-octies, comma 8, e all'articolo 237-octies, comma 10, con riferimento agli impianti di coincenerimento, e' punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da tremila euro a venticinquemila euro.
11. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato e salvo quanto previsto al comma 12, chiunque, nell'esercizio di un impianto autorizzato di incenerimento o coincenerimento, non osserva le prescrizioni indicate nell'autorizzazione ai sensi dell'articolo 237-quinquies, comma 2, con riferimento agli impianti di incenerimento, all'articolo 237-quinquies, comma 3, all'articolo 237-septies, comma 1, e all'articolo 237-octies, comma 1, e' punito con l'ammenda da tremila euro a trentamila euro.
12. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, nell'esercizio di un impianto autorizzato di incenerimento o coincenerimento, avendo conseguito in sede di autorizzazione le parziali deroghe di cui all'articolo 237-septies, comma 6, e all'articolo 237-nonies, non rispetta le prescrizioni imposte dall'autorita' competente in sede di autorizzazione, e' punito con la sanzione amministrativa da tremila euro a venticinquemila euro.
13. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, nell'esercizio di un impianto autorizzato di incenerimento o coincenerimento, avendo conseguito in sede di autorizzazione le deroghe di cui all'articolo 237-undecies, comma 6, non rispetta le prescrizioni imposte dall'autorita' competente in sede di autorizzazione, e' punito con la sanzione amministrativa da duemilacinquecento euro a venticinquemila euro.
14. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, al di fuori dei casi previsti dal presente articolo, nell'esercizio di un impianto di incenerimento o coincenerimento non rispetta le prescrizioni di cui al presente decreto, o quelle imposte dall'autorita' competente in sede di autorizzazione, e' punito con la sanzione amministrativa da mille euro a trentacinquemila euro.
15. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2, 5, 6, 7, 8, 10, 12, 13, 14 e 15 non si applicano nel caso in cui l'installazione e' soggetta alle disposizioni del Titolo III-bis della Parte seconda.
 
(*) Articolo aggiunto dall'art. 16 del Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 46, recante "Attuazione della direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento)", pubblicato in GU n.72 del 27-3-2014 - S.O. n. 27


Art. 262
Competenza e giurisdizione

 1. Fatte salve le altre disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689 in materia  di  accertamento  degli  illeciti  amministrativi, all'irrogazione delle  sanzioni  amministrative  pecuniarie  previste dalla parte quarta del presente decreto provvede la provincia nel cui territorio e'  stata  commessa  la  violazione,  ad  eccezione  delle sanzioni previste dall'articolo 261, comma 3, in relazione al divieto di cui all'articolo 226, comma 1,  per  le  quali  e'  competente  il comune.
2.  Avverso  le  ordinanze-ingiunzione  relative   alle   sanzioni amministrative di cui  al  comma  1  e'  esperibile  il  giudizio  di opposizione previsto dall'articolo 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689 .
3. Per i procedimenti penali pendenti  alla  data  di  entrata  in vigore  della  parte  quarta   del   presente   decreto   l'autorita' giudiziaria, se non  deve  pronunziare  decreto  di  archiviazione  o sentenza di proscioglimento, dispone la trasmissione degli atti  agli Enti indicati al comma 1 ai  fini  dell'applicazione  delle  sanzioni amministrative. 


 Art. 263
Proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie

1.  I  proventi  delle  sanzioni  amministrative pecuniarie per le violazioni  di  cui alle disposizioni della parte quarta del presente decreto  sono  devoluti  alle province e sono destinati all'esercizio delle  funzioni  di  controllo  in  materia ambientale, fatti salvi i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all'articolo 261,  comma 3, in relazione al divieto di cui all'articolo 226, comma 1, che sono devoluti ai comuni.
2. Le somme derivanti dai proventi delle sanzioni amministrative irrogate ai sensi dell'articolo 261-bis sono versate all'entrata dei bilanci delle autorita' competenti e sono destinate a potenziare le ispezioni ambientali straordinarie previste dal presente decreto, in particolare all'articolo 29-decies, comma 4, nonche' le ispezioni finalizzate a verificare il rispetto degli obblighi ambientali per impianti ancora privi di autorizzazione.(*)
 
(*) Comma aggiunto dall'art. 16 del Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 46, recante "Attuazione della direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento)", pubblicato in GU n.72 del 27-3-2014 - S.O. n. 27
 

 CAPO II 
DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI


 Art. 264
Abrogazione di norme

1.  A  decorrere dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto restano o sono abrogati, escluse le disposizioni di cui il presente decreto prevede l'ulteriore vigenza:
a) la legge 20 marzo 1941, n. 366;
b)  il decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915;
c)  il  decreto-legge  9  settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  9  novembre  1988, n. 475, ad eccezione dell'articolo  9  e  dell'articolo  9-quinquies  come riformulato dal presente  decreto.  Al  fine  di  assicurare  che  non  vi sia alcuna soluzione di continuita' nel passaggio dalla preesistente normativa a quella   prevista   dalla   parte  quarta  del  presente  decreto,  i provvedimenti  attuativi dell'articolo 9-quinquies, del decreto-legge 9  settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9  novembre  1988, n, 475, continuano ad applicarsi sino alla data di entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi previsti dalla parte quarta del presente decreto;
d)  il  decreto-legge  31  agosto  1987,  n. 361, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  29  ottobre  1987, n. 441, ad eccezione degli articoli 1, 1-bis, I-ter, 1-quater e 1-quinquies;
e)  il  decreto-legge  14  dicembre 1988, n. 527, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 febbraio 1988, n. 45;
f)  l'articolo  29-bis  del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427;
g)  i  commi  3,  4  e  5, secondo periodo, dell'articolo 103 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285;
h)  l'articolo  5,  comma  1,  del  decreto  del Presidente della Repubblica  8 agosto 1994, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 251 del 26 ottobre 1994;
i)  il  decreto  legislativo  5  febbraio 1997, n. 22. Al fine di assicurare  che  non  vi  sia  alcuna  soluzione  di  continuita' nel passaggio  dalla preesistente normativa a quella prevista dalla parte quarta  del  presente  decreto,  i provvedimenti attuativi del citato decreto  legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, continuano ad applicarsi sino  alla data di entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi previsti dalla parte quarta del presente decreto;
l)  l'articolo  14  del  decreto-legge  8  luglio  2002,  n. 138, convertito,  con modificazioni, dall'articolo 14 della legge 8 agosto 2002, n. 178;
m)  l'articolo  9,  comma 2-bis, della legge 21 novembre 2000, n. 342,  ultimo periodo, dalle parole: "i soggetti di cui all'artico 38, comma 3, lettera a)" sino alla parola: "CONAI";
n) Lettera soppressa dal d.lgs. n. 4 del 16 gennaio 2008
o)  gli  articoli 4, 5, 8, 12, 14 e 15 del decreto legislativo 27 gennaio  1992, n. 95. Restano valide ai fini della gestione degli oli usati,  fino  al conseguimento o diniego di quelle richieste ai sensi del  presente  decreto  e per un periodo comunque non superiore ad un triennio   dalla   data   della  sua  entrata  in  vigore,  tutte  le autorizzazioni  concesse,  alla data di entrata in vigore della parte quarta  del  presente  decreto, ai sensi della normativa vigente, ivi compresi  il  decreto  legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, il decreto legislativo  27  gennaio 1992, n. 95, e il decreto 16 maggio 1996, n. 392,  pubblicato  nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 25 luglio 1996. Al  fine  di  assicurare  che non vi sia soluzione di continuita' nel passaggio  dalla preesistente normativa a quella prevista dalla parte quarta  del presente decreto, i provvedimenti attuativi dell'articolo 11  del  decreto  legislativo  27  gennaio 1992, n. 95, continuano ad applicarsi  sino  alla  data  di entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti  attuativi  p  revisti  dalla parte quarta del presente decreto;
p) l'articolo 19 della legge 23 marzo 2001, n. 93.  
2.  Il  Governo, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto  1988,  n.  400,  adotta,  entro sessanta giorni dalla data di entrata  in  vigore  della  parte  quarta  del  presente  decreto, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del  mare   di  concerto con il Ministro delle attivita' produttive, previo  parere  delle  competenti  Commissioni  parlamentari,  che si esprimono  entro trenta giorni dalla trasmissione del relativo schema alle  Camere,  apposito regolamento con il quale sono individuati gli ulteriori  atti  normativi  incompatibili  con le disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto, che sono abrogati con effetto dalla data di entrata in vigore del regolamento medesimo.
2-bis. Le integrazioni e le modifiche degli allegati alle norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati del presente decreto sono adottate con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro della salute e con il Ministro dello sviluppo economico, previo parere dell'ISPRA, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281(*)

(*) N.d.R.: Comma aggiunto dall'art.3, c. 5 del D.L. 25 gennaio 2012, n. 2 recante: «Misure straordinarie e urgenti in materia ambientale, pubblicato in G.U. n. 20 del 25.01.2012, introdotto in sede di conversione in legge (L. 24 marzo 2012, n. 28, pubblicata in GU n. 71 del 24-3-2012)
 
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Giurisprudenza:
 

 Articolo 264-bis
 Abrogazioni e modifiche di disposizioni del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 27 aprile 2010

1.   All'Allegato   "Articolazione   del  MUD"  del  decreto  del Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri  in  data  27  aprile 2010, pubblicato  nel  Supplemento  Ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 98 del 28 aprile 2010, sono apportate le seguenti modificazioni:
 a)  al  capitolo  1  -  Rifiuti, al punto "4. Istruzione per la compilazione   delle   singole  sezioni"  la  "Sezione  comunicazione semplificata"  e'  abrogata  e  sono  abrogati  il  punto 6 " Sezione rifiuti" e il punto 8 " Sezione intermediari e commercio";
 b)   i   capitoli  2  e  3  sono  abrogati  a  decorrere  dalla dichiarazione relativa al 2011.

 
Articolo 264-ter
Abrogazioni e modifiche di disposizioni del   decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209

1.  All'articolo  11  del  decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209,  il  comma  3  e'  sostituito  dal seguente: "3. A decorrere dal giorno  successivo  alla scadenza del termine di cui all'articolo 12, comma  2  del  decreto  del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio  e  del  mare  in  data  17  dicembre  2009,  e successive modificazioni,  i dati relativi ai veicoli fuori uso ed ai pertinenti materiali  e  componenti  sottoposti  a  trattamento,  nonche' i dati relativi  ai  materiali,  ai  prodotti  ed  ai componenti ottenuti ed avviati  al  reimpiego,  al  riciclaggio  e al recupero, sono forniti attraverso  il  sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI)   di   cui  all´articolo  188-bis,  comma  2,  lett.  a),  e all'articolo   14-bis  del  decreto-legge  1°  luglio  2009,  n.  78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102.".

  
Articolo 264-quater
Abrogazioni e modifiche di disposizioni del   decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151

1. All'articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, il  comma  4 e' sostituito dal seguente: "4. Al fine di verificare il raggiungimento  degli  obiettivi  di  cui al comma 2, a decorrere dal giorno  successivo  alla scadenza del termine di cui all'articolo 12, comma  2  del  decreto  del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio  e  del  mare  in  data  17  dicembre  2009,  e successive modificazioni,  i  dati  relativi  ai  RAEE esportati, trattati ed ai materiali  derivanti  da  essi ed avviati al recupero ed al reimpiego sono  forniti attraverso il sistema di controllo della tracciabilita' dei  rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a e all'articolo  14-bis del decreto-legge n.78 del 2009, convertito, con modificazioni,   dalla   legge  n.  102  del  2009.  Le  informazioni specificano  la  categoria  di appartenenza secondo l'allegato 1A, il peso o, se non rilevabile, il numero di pezzi degli stessi RAEE.".


Art. 265
Disposizioni transitorie

1.  Le  vigenti  norme regolamentari e tecniche che disciplinano la raccolta,  il  trasporto  il  recupero  e  lo smaltimento dei rifiuti restano  in  vigore sino all'adozione delle corrispondenti specifiche norme adottate in attuazione della parte quarta del presente decreto. Al  fine di assicurare che non vi sia alcuna soluzione di continuita' nel  passaggio  dalla  preesistente normativa a quella prevista dalla parte  quarta  del  presente  decreto,  le pubbliche amministrazioni, nell'esercizio  delle  rispettive  competenze, adeguano la previgente normativa  di attuazione alla disciplina contenuta nella parte quarta del  presente decreto, nel rispetto di quanto stabilito dall'articolo 264,  comma  1,  lettera  i).  Ogni  riferimento ai rifiuti tossici e nocivi continua ad intendersi riferito ai rifiuti pericolosi.   
2.  In  attesa  delle  specifiche norme regolamentari e tecniche in materia  di  trasporto dei rifiuti, di cui all'articolo 195, comma 2, lettera  1), e fermo restando quanto previsto dall'articolo 188-ter e   dal  decreto  legislativo  24  giugno 2003, n. 182 in materia di rifiuti  prodotti  dalle  navi  e  residui  di carico, i rifiuti sono assimilati  alle  merci  per  quanto  concerne il regime normativo in materia  di  trasporti  via  mare e la disciplina delle operazioni di carico,  scarico, trasbordo, deposito e maneggio in aree portuali. In particolare   i   rifiuti   pericolosi  sono  assimilati  alle  merci pericolose.   
3.  Il  Ministro  dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca e con il Ministro delle attivita' produttive, individua con  apposito  decreto le forme di promozione e di incentivazione per la  ricerca  e per lo sviluppo di nuove tecnologie di bonifica presso le universita', nonche' presso le imprese e i loro consorzi.
4.  Fatti  salvi  gli interventi realizzati alla data di entrata in vigore  della  parte  quarta  del presente decreto, entro centottanta giorni  da tale data, puo' essere presentata all'autorita' competente adeguata  relazione  tecnica  al  fine di rimodulare gli obiettivi di bonifica gia' autorizzati sulla base dei criteri definiti dalla parte quarta  del  presente  decreto.  L'autorita'  competente  esamina  la documentazione e dispone le varianti al progetto necessarie.   
[5.  Con  decreto  del  Ministro  dell'ambiente  e  della tutela del territorio  e  del  mare  di concerto con il Ministro delle attivita' produttive   sono  disciplinati  modalita',  presupposti  ed  effetti economici  per  l'ipotesi  in  cui  i  soggetti  aderenti  ai vigenti consorzi pongano in essere o aderiscano a nuovi consorzi o a forme ad essi   alternative,  in  conformita'  agli  schemi  tipo  di  statuto approvati  dai  medesimi Ministri, senza che da cio' derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. ](*)
6.  Le  aziende  siderurgiche e metallurgiche operanti alla data di entrata   in  vigore  della  parte  quarta  del  presente  decreto  e sottoposte  alla disciplina di cui al decreto legislativo 18 febbraio 2005,   n.   59,   sono   autorizzate   in  via  transitoria,  previa presentazione  della  relativa  domanda,  e  fino  al  rilascio  o al definitivo   diniego  dell'autorizzazione  medesima,  ad  utilizzare, impiegandoli   nel   proprio  ciclo  produttivo,  i  rottami  ferrosi individuati  dal  codice  GA  430  dell'Allegato  II (lista verde dei rifiuti)  del  regolamento  (CE) 1° febbraio 1993, n. 259 e i rottami non ferrosi individuati da codici equivalenti del medesimo Allegato.  
 6-bis.  I  soggetti che alla data di entrata in vigore del presente decreto  svolgono  attivita'  di  recupero  di  rottami ferrosi e non ferrosi  che  erano da considerarsi escluse dal campo di applicazione della  parte  quarta  del  medesimo  decreto  n. 152 del 2006 possono proseguire  le attivita' di gestione in essere alle condizioni di cui alle  disposizioni  previgenti  fino  al  rilascio o al diniego delle autorizzazioni  necessarie  allo  svolgimento  di dette attivita' nel nuovo regime. Le relative istanze di autorizzazione o iscrizione sono presentate  entro  novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. 
 
(*) Comma soppresso dall'art. 26 del D.L. n. 1 del 24/01/2012, recante "Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitivita'", pubblicato in GU n. 19 del 24-1-2012  - Suppl. Ordinario n.18, convertito, con modificazioni, dalla Legge 24 marzo 2012, n. 27 , pubblicata in GU n. 71 del 24-3-2012  - Suppl. Ordinario n.53
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Giurisprudenza:


Art. 266
Disposizioni finali

1.  Nelle  attrezzature  sanitarie  di cui all'articolo 4, comma 2, lettera g), della legge 29 settembre 1964, n. 847, sono ricomprese le opere,  le  costruzioni e gli impianti destinati allo smaltimento, al riciclaggio   o   alla  distruzione  dei  rifiuti  urbani,  speciali, pericolosi, solidi e liquidi, alla bonifica di aree inquinate.   
2.  Dall'attuazione delle disposizioni di cui alla parte quarta del presente  decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri o minori entrate a carico dello Stato.   
3.  Le  spese  per  l'indennita' e per il trattamento economico del personale  di  cui all'articolo 9 del decreto-legge 9 settembre 1988, n.  397,  convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, restano a carico del Ministero dell'ambiente e della tutela del  territorio  e  del  mare ,  salvo  quanto  previsto dal periodo seguente.  Il  trattamento economico resta a carico delle istituzioni di  appartenenza,  previa  intesa con le medesime, nel caso in cui il personale svolga attivita' di comune interesse.   
4.  I rifiuti provenienti da attivita' di manutenzione o assistenza sanitaria  si  considerano prodotti presso la sede o il domicilio del soggetto che svolge tali attivita'.  
 5.  Le disposizioni di cui agli articoli 189, 190, 193 e 212 non si applicano   alle   attivita'  di  raccolta  e  trasporto  di  rifiuti effettuate  dai  soggetti  abilitati allo svolgimento delle attivita' medesime  in  forma  ambulante,  limitatamente ai rifiuti che formano oggetto del loro commercio.   
6.  Fatti salvi gli effetti dei provvedimenti sanzionatori adottati con atti definitivi, dalla data di pubblicazione del presente decreto non  trovano applicazione le disposizioni recanti gli obblighi di cui agli articoli 48, comma 2, e 51, comma 6-ter, del decreto legislativo 5  febbraio  1997,  n.  22,  nonche'  le  disposizioni  sanzionatorie previste  dal medesimo articolo 51, commi 6-bis, 6-ter e 6-quinquies, anche  con  riferimento  a  fattispecie verificatesi dopo il 31 marzo 2004.   
7.  Con successivo decreto, adottato dal Ministro dell'ambiente e della  tutela  del territorio e del mare di concerto con i Ministri delle  infrastrutture  e  dei trasporti, delle attivita' produttive e della  salute,  e'  dettata  la  disciplina  per  la  semplificazione amministrativa  delle procedure relative ai materiali, ivi incluse le terre  e  le  rocce  da  scavo,  provenienti  da  cantieri di piccole dimensioni  la  cui  produzione  non  superi  i seimila metri cubi di materiale nel rispetto delle disposizioni comunitarie in materia. (*)
 
(*) Si riporta di seguito l'art. 41-bis del Decreto-Legge 21 giugno 2013, n. 69 (in S.O. n. 50/L alla G.U. n. 144 del 21 giugno 2013), convertito, con modificazioni dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, recante: «Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia», pubblicato in GU n.194 del 20-8-2013, S.O. n. 63:
" Art. 41-bis.  Ulteriori disposizioni in materia di terre e rocce da scavo -  1. In relazione a quanto disposto dall'articolo 266, comma 7, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, in deroga a quanto previsto dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 10 agosto 2012, n. 161, i materiali da scavo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), del citato regolamento, prodotti nel corso di attivita' e interventi autorizzati in base alle norme vigenti, sono sottoposti al regime di cui all'articolo 184-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, e successive modificazioni, se il produttore dimostra:
 a)che e' certa la destinazione all'utilizzo direttamente presso uno o piu' siti o cicli produttivi determinati;
 b)che, in caso di destinazione a recuperi, ripristini, rimodellamenti, riempimenti ambientali o altri utilizzi sul suolo, non sono superati i valori delle concentrazioni soglia di contaminazione di cui alle colonne A e B della tabella 1 dell'allegato 5 alla parte IV del decreto legislativo n. 152 del 2006, con riferimento alle caratteristiche delle matrici ambientali e alla destinazione d'uso urbanistica del sito di destinazione e i materiali non costituiscono fonte di contaminazione diretta o indiretta per le acque sotterranee, fatti salvi i valori di fondo naturale;
 c) che, in caso di destinazione ad un successivo ciclo di produzione, l'utilizzo non determina rischi per la salute ne' variazioni qualitative o quantitative delle emissioni rispetto al normale utilizzo delle materie prime;
 d) che ai fini di cui alle lettere b)e c) non e' necessario sottoporre i materiali da scavo ad alcun preventivo trattamento, fatte salve le normali pratiche industriali e di cantiere.
2. Il proponente o il produttore attesta il rispetto delle condizioni di cui al comma 1 tramite dichiarazione resa all'Agenzia regionale per la protezione ambientale ai sensi e per gli effetti del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, precisando le quantita' destinate all'utilizzo, il sito di deposito e i tempi previsti per l'utilizzo, che non possono comunque superare un anno dalla data di produzione, salvo il caso in cui l'opera nella quale il materiale e' destinato ad essere utilizzato preveda un termine di esecuzione superiore. Le attivita' di scavo e di utilizzo devono essere autorizzate in conformita' alla vigente disciplina urbanistica e igienico-sanitaria. La modifica dei requisiti e delle condizioni indicate nella dichiarazione di cui al primo periodo e' comunicata entro trenta giorni al comune del luogo di produzione.
3. Il produttore deve, in ogni caso, confermare alle autorita' di cui al comma 2, territorialmente competenti con riferimento al luogo di produzione e di utilizzo, che i materiali da scavo sono stati completamente utilizzati secondo le previsioni comunicate.
4. L'utilizzo dei materiali da scavo come sottoprodotto resta assoggettato al regime proprio dei beni e dei prodotti. A tal fine il trasporto di tali materiali e' accompagnato, qualora previsto, dal documento di trasporto o da copia del contratto di trasporto redatto in forma scritta o dalla scheda di trasporto di cui agli articoli 6 e 7-bis del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286, e successive modificazioni.
5. Le disposizioni di cui ai commi da 1 a 4 si applicano anche ai materiali da scavo derivanti da attivita' e opere non rientranti nel campo di applicazione del comma 2-bis dell'articolo 184-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, introdotto dal comma 2 dell'articolo 41 del presente decreto.
6. L'articolo 8-bis del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71, e' abrogato.
7. L'articolo 1 del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 10 agosto 2012, n. 161, recante la disciplina dell'utilizzazione delle terre e rocce da scavo, nel definire al comma 1, lettera b), i materiali da scavo integra, a tutti gli effetti, le corrispondenti disposizioni del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. "


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Giurisprudenza:                              

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