Codice di Procedura Penale 2017 con la GIURISPRUDENZA - Diritto Processuale Penale on line (agg. alla La LEGGE 23 marzo 2016, n. 41 (in G.U. 24/03/2016, n.70)

argomento: 

Provvedimento: 
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Numero: 
447

Tipo: 

Data: 
22/09/1988

 CODICE DI PROCEDURA PENALE

 

2017

 

GIURISPRUDENZA - Diritto Processuale Penale

 

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 22 settembre 1988, n. 447

 
Approvazione del codice di procedura penale.
 
 
Agg. e coord. alla LEGGE 29 ottobre 2016, n. 199 (in G.U. 03/11/2016, n.257)
 
(Grafica e composizione in lavorazione)
 
 
 
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
 

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 16 febbraio 1987, n. 81, recante delega legislativa al Governo della Repubblica per l'emanazione del nuovo codice di procedura penale;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 29 gennaio 1988;
Visto il parere espresso in data 16 maggio 1988 dalla Commissione parlamentare istituita a norma dell'articolo 8 della citata legge n.81 del 1987;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 18 luglio 1988;
Visto il parere espresso in data 4 agosto 1988 dalla Commissione parlamentare a norma dell'articolo 8, comma 3, della citata legge n. 81 del 1987;
Visto il parere espresso in data 19 luglio 1988 dal Consiglio superiore della magistratura;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 22 settembre 1988;
Sulla proposta del Ministro di grazia e giustizia;


E M A N A
il seguente decreto:

Art. 1.
1. E' approvato il testo del codice di procedura penale, allegato al presente decreto.
2. Le disposizioni del nuovo codice di procedura penale entrano in vigore un anno dopo la loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi' 22 settembre 1988
COSSIGA
DE MITA, Presidente del Consiglio dei Ministri
VASSALLI, Ministro di grazia e giustizia
Visto, il Guardasigilli: VASSALLI


PARTE PRIMA
LIBRO I
SOGGETTI
Titolo I
GIUDICE
Capo I
GIURISDIZIONE

 

Art. 1.
Giurisdizione penale
1. La giurisdizione penale e' esercitata dai giudici previsti dalle
leggi di ordinamento giudiziario secondo le norme di questo codice.

Art. 2.
Cognizione del giudice
1. Il giudice penale risolve ogni questione da cui dipende la
decisione, salvo che sia diversamente stabilito.
2. La decisione del giudice penale che risolve incidentalmente una
questione civile, amministrativa o penale non ha efficacia vincolante
in nessun altro processo.

Art. 3.
Questioni pregiudiziali
1. Quando la decisione dipende dalla risoluzione di una
controversia sullo stato di famiglia o di cittadinanza, il giudice,
se la questione e' seria e se l'azione a norma delle leggi civili e'
gia' in corso, puo' sospendere il processo fino al passaggio in
giudicato della sentenza che definisce la questione.
2. La sospensione e' disposta con ordinanza soggetta a ricorso per
cassazione. La corte decide in camera di consiglio.
3. La sospensione del processo non impedisce il compimento degli
atti urgenti.
4. La sentenza irrevocabile del giudice civile che ha deciso una
questione sullo stato di famiglia o di cittadinanza ha efficacia di
giudicato nel procedimento penale.


Capo II
COMPETENZA
Sezione I
Disposizione generale

Art. 4.
Regole per la determinazione della competenza
1. Per determinare la competenza si ha riguardo alla pena stabilita
dalla legge per ciascun reato consumato o tentato. Non si tiene conto
della continuazione, della recidiva e delle circostanze del reato,
fatta eccezione delle circostanze aggravanti per le quali la legge
stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato e
di quelle ad effetto speciale.
Sezione II
Competenza per materia

Art. 5.
Competenza della corte di assise
1. La corte di assise e' competente:
((a) per i delitti per i quali la legge stabilisce la pena
dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a
ventiquattro anni, esclusi i delitti, comunque aggravati, di tentato
omicidio, di rapina, di estorsione e di associazioni di tipo mafioso
anche straniere, e i delitti, comunque aggravati, previsti dal
decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309));
b) per i delitti consumati previsti dagli articoli 579, 580, 584
del codice penale;
c) per ogni delitto doloso se dal fatto e' derivata la morte di
una o piu' persone, escluse le ipotesi previste dagli articoli 586,
588 e 593 del codice penale.
d) per i delitti previsti dalle leggi di attuazione della XII
disposizione finale della Costituzione, dalla legge 9 ottobre 1967 n.
962 e nel titolo I del libro II del codice penale, sempre che per
tali delitti sia stabilita la pena della reclusione non inferiore nel
massimo a dieci anni.
((d-bis) per i delitti consumati o tentati di cui agli articoli
416, sesto comma, 600, 601, 602 del codice penale, nonche' per i
delitti con finalita' di terrorismo sempre che per tali delitti sia
stabilita la pena della reclusione non inferiore nel massimo a dieci
anni)). ((176))
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AGGIORNAMENTO (100)
Il D.L. 22 febbraio 1999, n. 29 convertito con modificazioni dalla
L. 21 aprile 1999, n. 109 ha disposto (con l'art. 3, comma 1) che
"l'articolo 5, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale,
come modificato dall'articolo 1 del presente decreto, si applica
anche ai procedimenti per i delitti di rapina ed estorsione aggravata
in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, salvo
che, prima di tale data, sia stato dichiarato aperto il dibattimento
davanti alla corte di assise."
Ha inoltre disposto (con l'art. 3, comma 2) che "conservano
efficacia gli atti compiuti e i provvedimenti emessi nei procedimenti
indicati nel comma 1, prima della data di entrata in vigore del
presente decreto, dal giudice competente a norma dell'articolo 5,
comma 1, lettera a), del codice di procedura penale, come modificato
dall'articolo 1 del presente decreto."
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AGGIORNAMENTO (132)
La L. 11 agosto 2003, n. 228 ha disposto (con l'art. 16, comma 1)
che la modifica al presente articolo si applica solo ai reati
commessi successivamente alla data di entrata in vigore della
presente legge.
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AGGIORNAMENTO (176)
Il D.L. 12 febbraio 2010, n. 10, convertito con modificazioni dalla
L. 6 aprile 2010, n. 52 ha disposto (con l'art. 1, comma 2) che le
modifiche al presente articolo "si applicano anche ai procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore del presente decreto solo nei
casi in cui alla data del 30 giugno 2010 non sia stata gia'
esercitata l'azione penale."
Art. 6.
Competenza del tribunale
1. Il tribunale e' competente per i reati che non appartengono alla
competenza della corte di assise ((o del giudice di pace)). (90)
(90a) ((114))
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (114)
Il D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274 come modificato dal D.L. 2 aprile
2001, n. 91, convertito con modificazioni dalla L. 3 maggio 2001, n.
163, ha disposto (con l'art. 65, comma 1) che l'entrata in vigore
della modifica al presente articolo e' prorogata al 2 gennaio 2002.


Art. 7.
((ARTICOLO ABROGATO DAL D. LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51, COME
MODIFICATO DALLA L. 16 GIUGNO 1998, N. 188))
Sezione III
Competenza per territorio

Art. 8.
Regole generali
1. La competenza per territorio e' determinata dal luogo in cui il
reato e' stato consumato.
2. Se si tratta di fatto dal quale e' derivata la morte di una o
piu' persone, e' competente il giudice del luogo in cui e' avvenuta
l'azione o l'omissione.
3. Se si tratta di reato permanente, e' competente il giudice del
luogo in cui ha avuto inizio la consumazione, anche se dal fatto e'
derivata la morte di una o piu' persone.
4. Se si tratta di delitto tentato, e' competente il giudice del
luogo in cui e' stato compiuto l'ultimo atto diretto a commettere il
delitto.


Art. 9.
Regole suppletive
1. Se la competenza non puo' essere determinata a norma
dell'articolo 8, e' competente il giudice dell'ultimo luogo in cui e'
avvenuta una parte dell'azione o dell'omissione.
2. Se non e' noto il luogo indicato nel comma 1, la competenza
appartiene successivamente al giudice della residenza, della dimora o
del domicilio dell'imputato.
3. Se nemmeno in tale modo e' possibile determinare la competenza,
questa appartiene al giudice del luogo in cui ha sede l'ufficio del
pubblico ministero che ha provveduto per primo a iscrivere la notizia
di reato nel registro previsto dall'articolo 335.


Art. 10.
Competenza per reati commessi all'estero
1. Se il reato e' stato commesso interamente all'estero, la
competenza e' determinata successivamente dal luogo della residenza,
della dimora, del domicilio, dell'arresto o della consegna
dell'imputato. Nel caso di pluralita' di imputati, procede il giudice
competente per il maggior numero di essi.
((1-bis. Se il reato e' stato commesso a danno del cittadino e non
sussistono i casi previsti dagli articoli 12 e 371, comma 2, lettera
b), la competenza e' del tribunale o della corte di assise di Roma
quando non e' possibile determinarla nei modi indicati nel comma 1.))
((235))
2. ((In tutti gli altri casi, se)) non e' possibile determinare nei
modi indicati ((nei commi 1 e 1-bis)) la competenza, questa
appartiene al giudice del luogo in cui ha sede l'ufficio del pubblico
ministero che ha provveduto per primo a iscrivere la notizia di reato
nel registro previsto dall'articolo 335. ((235))
3. Se il reato e' stato commesso in parte all'estero, la competenza
e' determinata a norma degli articoli 8 e 9.

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AGGIORNAMENTO (235)
Il D.L. 16 maggio 2016, n. 67, convertito con modificazioni dalla
L. 14 luglio 2016, n. 131, ha disposto (con l'art. 6, comma 4) che le
presenti modifiche si applicano ai fatti commessi successivamente
all'entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge
medesimo.
Art. 11.
(( (Competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati).
1. I procedimenti in cui un magistrato assume la qualita' di
persona sottoposta ad indagini, di imputato ovvero di persona offesa
o danneggiata dal reato, che secondo le norme di questo capo
sarebbero attribuiti alla competenza di un ufficio giudiziario
compreso nel distretto di corte d'appello in cui il magistrato
esercita le proprie funzioni o le esercitava al momento del fatto,
sono di competenza del giudice, ugualmente competente per materia,
che ha sede nel capoluogo del distretto di corte di appello
determinato dalla legge.
2. Se nel distretto determinato ai sensi del comma 1 il magistrato
stesso e' venuto ad esercitare le proprie funzioni in un momento
successivo a quello del fatto, e' competente il giudice che ha sede
nel capoluogo del diverso distretto di corte d'appello determinato ai
sensi del medesimo comma 1.
3. I procedimenti connessi a quelli in cui un magistrato assume la
qualita' di persona sottoposta ad indagini, di imputato ovvero di
persona offesa o danneggiata dal reato sono di competenza del
medesimo giudice individuato a norma del comma 1)). ((98))
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AGGIORNAMENTO (26)
La Corte costituzionale, con sentenza 15 - 31 ottobre 1991, n. 390
(in G.U. 1a s.s. 06/11/1991, n. 44) , ha dichiarato "l'
illegittimita' costituzionale dell'art.11, terzo comma."
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AGGIORNAMENTO (98)
La L. 2 dicembre 1998, n. 420 ha disposto (con l'art. 8, comma 1)
che "l'articolo 11 del codice di procedura penale, come sostituito
dall'articolo 1 della presente legge, si applica ai procedimenti
relativi ai reati commessi successivamente alla data di entrata in
vigore della presente legge."


Art. 11-bis.
(( (Competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati della
Direzione nazionale antimafia).
1. I procedimenti in cui assume la qualita' di persona sottoposta
ad indagini, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal
reato un magistrato addetto alla Direzione nazionale antimafia di cui
all'articolo 76- bis dell'ordinamento giudiziario, approvato con
regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni,
sono di competenza del giudice determinato ai sensi dell'articolo
11)).


Sezione IV
Competenza per connessione

Art. 12.
Casi di connessione
1. Si ha connessione di procedimenti:
a) se il reato per cui si procede e' stato commesso da piu'
persone in concorso o cooperazione fra loro, o se piu' persone con
condotte indipendenti hanno determinato l'evento;
b) se una persona e' imputata di piu' reati commessi con una sola
azione od omissione ovvero con piu' azioni od omissioni esecutive di
un medesimo disegno criminoso;
c) se dei reati per cui si procede gli uni sono stati commessi
per eseguire o per occultare gli altri (( . . . ))


Art. 13.
Connessione di procedimenti di competenza di giudici ordinari e
speciali
1. Se alcuni dei procedimenti connessi appartengono alla competenza
di un giudice ordinario e altri a quella della Corte costituzionale,
e' competente per tutti quest'ultima.
2. Fra reati comuni e reati militari, la connessione di
procedimenti opera soltanto quando il reato comune e' piu' grave di
quello militare, avuto riguardo ai criteri previsti dall'articolo 16
comma 3. In tale caso, la competenza per tutti i reati e' del giudice
ordinario.


Art. 14.
Limiti alla connessione nel caso di reati commessi da minorenni
1. La connessione non opera fra procedimenti relativi a imputati
che al momento del fatto erano minorenni e procedimenti relativi a
imputati maggiorenni.
2. La connessione non opera, altresi', fra procedimenti per reati
commessi quando l'imputato era minorenne e procedimenti per reati
commessi quando era maggiorenne.


Art. 15.
Competenza per materia determinata dalla connessione
1. Se alcuni dei procedimenti connessi appartengono alla competenza
della corte di assise ed altri a quella del tribunale, e' competente
per tutti la corte di assise. (90) ((90a))
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 16.
Competenza per territorio determinata dalla connessione
1. La competenza per territorio per i procedimenti connessi
rispetto ai quali piu' giudici sono ugualmente competenti per materia
appartiene al giudice competente per il reato piu' grave e, in caso
di pari gravita', al giudice competente per il primo reato.
2. Nel caso previsto dall'articolo 12 comma 1 lettera a) se le
azioni od omissioni sono state commesse in luoghi diversi e se dal
fatto e' derivata la morte di una persona, e' competente il giudice
del luogo in cui si e' verificato l'evento.
3. I delitti si considerano piu' gravi delle contravvenzioni. Fra
delitti o fra contravvenzioni si considera piu' grave il reato per il
quale e' prevista la pena piu' elevata nel massimo ovvero, in caso di
parita' dei massimi, la pena piu' elevata nel minimo; se sono
previste pene detentive e pene pecuniarie, di queste si tiene conto
solo in caso di parita' delle pene detentive.
Capo III
RIUNIONE E SEPARAZIONE DI PROCESSI

Art. 17.
Riunione di processi
1. La riunione di processi pendenti nello stesso stato e grado
davanti al medesimo giudice puo' essere disposta ((quando non
determini un ritardo nella definizione degli stessi)):
a) nei casi previsti dall'articolo 12;
b) LETTERA SOPPRESSA DAL D.L. 20 NOVEMBRE 1991, N. 367,
CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 20 GENNAIO 1992, N. 8.
((c) nei casi previsti dall'articolo 371, comma 2, lettera b).))
1-bis. Se alcuni dei processi pendono davanti al tribunale
collegiale ed altri davanti al tribunale monocratico, la riunione e'
disposta davalti al tribunale in composizione collegiale. Tale
composizione resta ferma anche nel caso di successiva separazione dei
processi. (90) (90a)
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 18.
Separazione di processi
1. La separazione di processi e' disposta, salvo che il giudice
ritenga la riunione assolutamente necessaria per l'accertamento dei
fatti:
a) se, nell'udienza preliminare, nei confronti di uno o piu'
imputati o per una o piu' imputazioni e' possibile pervenire
prontamente alla decisione, mentre nei confronti di altri imputati o
per altre imputazioni e' necessario acquisire ulteriori informazioni
a norma dell'articolo 422;
b) se nei confronti di uno o piu' imputati o per una o piu'
imputazioni e' stata ordinata la sospensione del procedimento;
c) se uno o piu' imputati non sono comparsi al dibattimento per
nullita' dell'atto di citazione o della sua notificazione, per
legittimo impedimento o per mancata conoscenza incolpevole dell'atto
di citazione;
d) se uno o piu' difensori di imputati non sono comparsi al
dibattimento per mancato avviso ovvero per legittimo impedimento;
e) se nei confronti di uno o piu' imputati o per una o piu'
imputazioni l'istruzione dibattimentale risulta conclusa, mentre nei
confronti di altri imputati o per altre imputazioni e' necessario il
compimento di ulteriori atti che non consentono di pervenire
prontamente alla decisione;
((e-bis) se uno o piu' imputati dei reati previsti dall'articolo
407, comma 2, lettera a), e' prossimo ad essere rimesso in liberta'
per scadenza dei termini per la mancanza di altri titoli di
detenzione)).
2. Fuori dei casi previsti dal comma 1, la separazione puo' essere
altresi' disposta, sull'accordo delle parti, qualora il giudice la
ritenga utile ai fini della speditezza del processo.
Art. 19.
Provvedimenti sulla riunione e separazione
1. La riunione e la separazione di processi sono disposte con
ordinanza, anche di ufficio, sentite le parti.
Capo IV
PROVVEDIMENTI SULLA GIURISDIZIONE E SULLA COMPETENZA

Art. 20.
Difetto di giurisdizione
1. Il difetto di giurisdizione e' rilevato, anche di ufficio, in
ogni stato e grado del procedimento.
2. Se il difetto di giurisdizione e' rilevato nel corso delle
indagini preliminari, si applicano le disposizioni previste
dall'articolo 22 commi 1 e 2. Dopo la chiusura delle indagini
preliminari e in ogni stato e grado del processo il giudice pronuncia
sentenza e ordina, se del caso, la trasmissione degli atti
all'autorita' competente.
Art. 21.
Incompetenza
1. L'incompetenza per materia e' rilevata, anche di ufficio, in
ogni stato e grado del processo, salvo quanto previsto dal comma 3 e
dall'articolo 23 comma 2.
2. L'incompetenza per territorio e' rilevata o eccepita, a pena di
decadenza, prima della conclusione dell'udienza preliminare o, se
questa manchi, entro il termine previsto dall'articolo 491 comma 1.
Entro quest'ultimo termine deve essere riproposta l'eccezione di
incompetenza respinta nell'udienza preliminare.
3. L'incompetenza derivante da connessione e' rilevata o eccepita,
a pena di decadenza, entro i termini previsti dal comma 2.
Art. 22.
Incompetenza dichiarata dal giudice per le indagini preliminari
1. Nel corso delle indagini preliminari il giudice, se riconosce la
propria incompetenza per qualsiasi causa, pronuncia ordinanza e
dispone la restituzione degli atti al pubblico ministero.
2. L'ordinanza pronunciata a norma del comma 1 produce effetti
limitatamente al provvedimento richiesto.
3. Dopo la chiusura delle indagini preliminari il giudice, se
riconosce la propria incompetenza per qualsiasi causa, la dichiara
con sentenza e ordina la trasmissione degli atti al pubblico
ministero presso il giudice competente.
Art. 23.
Incompetenza dichiarata nel dibattimento di primo grado
1. Se nel dibattimento di primo grado il giudice ritiene che il
processo appartiene alla competenza di altro giudice, dichiara con
sentenza la propria incompetenza per qualsiasi causa e ordina la
trasmissione degli atti al giudice competente. (45) ((70))
2. Se il reato appartiene alla cognizione di un giudice di
competenza inferiore, l'incompetenza e' rilevata o eccepita, a pena
di decadenza, entro il termine stabilito dall'articolo 491 comma 1.
Il giudice, se ritiene la propria incompetenza, provvede a norma del
comma 1.
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AGGIORNAMENTO (45)
La Corte costituzionale con la sentenza 26 febbraio-11 marzo 1993,
n. 76 (in G.U. 1a s.s. 17/3/1993, n. 12) ha dichiarato l'
illegittimita' costituzionale del primo comma del presente articolo
"nella parte in cui dispone che, quando il giudice del dibattimento
dichiara con sentenza la propria incompetenza per materia, ordina la
trasmissione degli atti al giudice competente anziche' al pubblico
ministero presso quest'ultimo".
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AGGIORNAMENTO (70)
La Corte costituzionale con sentenza 7-15 marzo 1996, n. 70 (in
G.U. 1a s.s. 20/3/1996, n. 20) ha dichiarato "l' illegittimita'
costituzionale dell'art. 23, primo comma, del codice di procedura
penale, nella parte in cui prevede la trasmissione degli atti al
giudice competente anziche' al pubblico ministero presso quest'ultimo
quando il giudice del dibattimento dichiara con sentenza la propria
incompetenza per territorio;".
Art. 24.
Decisioni del giudice di appello sulla competenza
1. Il giudice di appello pronuncia sentenza di annullamento e
ordina la trasmissione degli atti al giudice di primo grado
competente quando riconosce che il giudice di primo grado era
incompetente per materia a norma dell'articolo 23 comma 1 ovvero per
territorio o per connessione, purche', in tali ultime ipotesi,
l'incompetenza sia stata eccepita a norma dell'articolo 21 e
l'eccezione sia stata riproposta nei motivi di appello. (48) ((70))
2. Negli altri casi il giudice di appello pronuncia nel merito,
salvo che si tratti di decisione inappellabile.
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AGGIORNAMENTO (48)
La Corte costituzionale, con sentenza 23 aprile-5maggio 1993, n.
214 (in G.U. 1a s. s. 12/5/1993, n. 20) ha dichiarato l'
illegittimita' costituzionale del secondo comma del presente articolo
"nella parte in cui dispone che, a seguito dell'annullamento della
sentenza di primo grado per incompetenza per materia, gli atti siano
trasmessi al giudice ritenuto competente, anziche' al pubblico
ministero presso quest'ultimo".
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AGGIORNAMENTO (70)
La Corte costituzionale con la sentenza 7-15 marzo 1996, n. 70 (in
G.U. 1a s.s. 20/3/1996, n. 20) ha dichiarato "in applicazione
dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 - l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 24, primo comma, del codice di procedura
penale, nella parte in cui dispone che, a seguito dell'annullamento
della sentenza di primo grado per incompetenza per territorio, gli
atti sono trasmessi al giudice competente anziche' al pubblico
ministero presso quest'ultimo."
Art. 25.
Effetti delle decisioni della corte di cassazione sulla giurisdizione
e sulla competenza
1. La decisione della corte di cassazione sulla giurisdizione o
sulla competenza e' vincolante nel corso del processo, salvo che
risultino nuovi fatti che comportino una diversa definizione
giuridica da cui derivi la modificazione della giurisdizione o la
competenza di un giudice superiore.
Art. 26.
Prove acquisite dal giudice incompetente
1. L'inosservanza delle norme sulla competenza non produce
l'inefficacia delle prove gia' acquisite.
2. Le dichiarazioni rese al giudice incompetente per materia, se
ripetibili, sono utilizzabili soltanto nell'udienza preliminare e per
le contestazioni a norma degli articoli 500 e 503.
Art. 27.
Misure cautelari disposte dal giudice incompetente
1. Le misure cautelari disposte dal giudice che, contestualmente o
successivamente, si dichiara incompetente per qualsiasi causa cessano
di avere effetto se, entro venti giorni dalla ordinanza di
trasmissione degli atti, il giudice competente non provvede a norma
degli articoli 292, 317 e 321.
Capo V
CONFLITTI DI GIURISDIZIONE E DI COMPETENZA

Art. 28.
Casi di conflitto
1. Vi e' conflitto quando in qualsiasi stato e grado del processo:
a) uno o piu' giudici ordinari e uno o piu' giudici speciali
contemporaneamente prendono o ricusano di prendere cognizione del
medesimo fatto attribuito alla stessa persona;
b) due o piu' giudici ordinari contemporaneamente prendono o
ricusano di prendere cognizione del medesimo fatto attribuito alla
stessa persona.
2. Le norme sui conflitti si applicano anche nei casi analoghi a
quelli previsti dal comma 1. Tuttavia, qualora il contrasto sia tra
giudice dell'udienza preliminare e giudice del dibattimento, prevale
la decisione di quest'ultimo.
3. Nel corso delle indagini preliminari, non puo' essere proposto
conflitto positivo fondato su ragioni di competenza per territorio
determinata dalla connessione.
Art. 29.
Cessazione del conflitto
1. I conflitti previsti dall'articolo 28 cessano per effetto del
provvedimento di uno dei giudici che dichiara, anche di ufficio, la
propria competenza o la propria incompetenza.
Art. 30.
Proposizione del conflitto
1. Il giudice che rileva un caso di conflitto pronuncia ordinanza
con la quale rimette alla corte di cassazione copia degli atti
necessari alla sua risoluzione con l'indicazione delle parti e dei
difensori.
2. Il conflitto puo' essere denunciato dal pubblico ministero
presso uno dei giudici in conflitto ovvero dalle parti private. La
denuncia e' presentata nella cancelleria di uno dei giudici in
conflitto, con dichiarazione scritta e motivata alla quale e' unita
la documentazione necessaria. Il giudice trasmette immediatamente
alla corte di cassazione la denuncia e la documentazione nonche'
copia degli atti necessari alla risoluzione del conflitto, con
l'indicazione delle parti e dei difensori e con eventuali
osservazioni.
3. L'ordinanza e la denuncia previste dai commi 1 e 2 non hanno
effetto sospensivo sui procedimenti in corso.
Art. 31.
Comunicazione al giudice in conflitto
1. Il giudice che ha pronunciato l'ordinanza o ricevuto la denuncia
previste dall'articolo 30 ne da' immediata comunicazione al giudice
in conflitto.
2. Questi trasmette immediatamente alla corte di cassazione copia
degli atti necessari alla risoluzione del conflitto, con
l'indicazione delle parti e dei difensori e con eventuali
osservazioni.
Art. 32.
Risoluzione del conflitto
1. I conflitti sono decisi dalla corte di cassazione con sentenza
in camera di consiglio secondo le forme previste dall'articolo 127.
La corte assume le informazioni e acquisisce gli atti e i documenti
che ritiene necessari.
2. L'estratto della sentenza e' immediatamente comunicato ai
giudici in conflitto e al pubblico ministero presso i medesimi
giudici ed e' notificato alle parti private.
3. Si applicano le disposizioni degli articoli 25, 26 e 27, ma il
termine previsto da quest'ultimo articolo decorre dalla comunicazione
effettuata a norma del comma 2.
Capo VI
((CAPACITA' E COMPOSIZIONE DEL GIUDICE))

Art. 33.
Capacita' del giudice
1. Le condizioni di capacita' del giudice e il numero dei giudici
necessario per costituire i collegi sono stabiliti dalle leggi di
ordinamento giudiziario.
2. Non si considerano attinenti alla capacita' del giudice le
disposizioni sulla destinazione del giudice agli uffici giudiziari e
alle sezioni, sulla formazione dei collegi e sulla assegnazione dei
processi a sezioni, collegi e giudici.
3. Non si considerano altresi' attinenti alla capacita' del giudice
ne' al numero dei giudici necessario per costituire l'organo
giudicante le disposizioni sull'attribuzione degli affari penali al
tribunale collegiale o monocratico. (90) ((90a))
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 33-bis.
(Attribuzioni del tribunale in composizione collegiale).
1. Sono attribuiti al tribunale in composizione collegiale i
seguenti reati, consumati o tentati:
a) delitti indicati nell'articolo 407, comma 2, lettera a),
numeri 3), 4) e 5), sempre che per essi non sia stabilita la
competenza della corte di assise;
b) delitti previsti dal capo I dei titolo II del libro II del
codice penale, esclusi quelli indicati dagli articoli 329, 331, primo
comma, 332, 334 e 335;
c) delitti previsti dagli articoli 416, 416-bis, 416-ter, 420,
terzo comma, 429, secondo comma, 431, secondo comma, 432, terzo
comma, 433, terzo comma, ((433-bis, secondo comma,)) 440, 449,
secondo comma, 452, primo comma, numero 2, 513- bis, 564, da 600-bis
a 600-sexies puniti con reclusione non inferiore nel massimo a cinque
anni, 609-bis, 609-quater e 644 del codice penale;
d) reati previsti dal Titolo XI del libro V del codice civile,
nonche' dalle disposizioni che ne estendono l'applicazione a soggetti
diversi da quelli in essi indicati;
e) delitti previsti dall'articolo 1136 del codice della
navigazione;
f) delitti previsti dagli articoli 6 e 11 della legge
costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1;
g) delitti previsti dagli articoli 216, 223, 228 e 234 del regio
decreto 16 marzo 1942, n. 267, in materia fallimentare, nonche' dalle
disposizioni che ne estendono l'applicazione a soggetti diversi da
quelli in essi indicati;
h) delitti previsti dall'articolo 1 del decreto legislativo 14
febbraio 1948, n. 43, ratificato dalla legge 17 aprile 1956, n. 561
in materia di associazioni di carattere militare;
i) delitti previsti dalla legge 20 giugno 1952, n. 645, attuativa
della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione;
i-bis) delitti previsti dall'articolo 291-quater del testo unico
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio
1973, n. 43.
l) delitto previsto dall'articolo 18 della legge 22 maggio 1978,
n. 194, in materia di interruzione volontaria della gravidanza;
m) delitto previsto dall'articolo 2 della legge 25 gennaio 1982,
n. 17, in materia di associazioni segrete;
n) delitto previsto dall'articolo 29 secondo comma, della legge
13 settembre 1982, n. 646, in materia di misure di prevenzione;
o) delitto previsto dall'articolo 12-quinquies, comma 1, del
decreto- legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni,
dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, in materia di trasferimento
fraudolento di valori;
p) delitti previsti dall'articolo 6, commi 3 e 4, del
decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazione,
dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, in materia di discriminazione
razziale, etnica e religiosa;
q) delitti previsti dall'articolo 10 della legge 18 novembre
1995, n. 496, in materia di produzione e uso di armi chimiche.
2. Sono attribuiti altresi' al tribunale in composizione
collegiale, salva la disposizione dell'articolo 33-ter, comma 1, i
delitti puniti con la pena della reclusione superiore nel massimo a
dieci anni, anche nell'ipotesi del tentativo. Per la determinazione
della pena si osservano le disposizioni dell'articolo 4.
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90b)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dal D.L. 24
maggio 1999, n. 145 , convertito, con modificazioni, dalla L. 22
luglio 1999, n. 234 ha disposto (con l'art. 247, comma 2-bis) che le
disposizioni del presente articolo divengono efficaci dal 2 gennaio
2000.
Art. 33-ter.
(Attribuzioni del tribunale in composizione monocratica).
1. Sono attribuiti al tribunale in composizione monocratica i
delitti previsti dall'articolo 73 del testo unico approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309,
sempre che non siano contestate le aggravanti di cui all'articolo 80,
(( . . . )), del medesimo testo unico.
2. Il tribunale giudica in composizione monocratica, altresi', in
tutti i casi non previsti dall'articolo 33-bis o da altre
disposizioni di legge.
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90b)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dal D.L. 24
maggio 1999, n. 145 , convertito, con modificazioni, dalla L. 22
luglio 1999, n. 234 ha disposto (con l'art. 247, comma 2-bis) che le
disposizioni del presente articolo divengono efficaci dal 2 gennaio
2000.
Art. 33-quater.
(Effetti della connessione sulla composizione del giudice).
1. Se alcuni dei procedimenti connessi appartengono alla cognizione
del tribunale in composizione collegiale ed altri a quella del
tribunale in composizione monocratica, si applicano le disposizioni
relative al procedimento davanti al giudice collegiale, al quale sono
attribuiti tutti i procedimenti connessi. (90) ((90a))
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
((Capo VI bis
PROVVEDIMENTI SULLA COMPOSIZIONE COLLEGIALE O MONOCRATICA DEL TRIBUNALE))

Art. 33-quinquies.
(Inosservanza delle disposizioni sulla composizione collegiale o
monocratica del tribunale).
1. L'inosservanza delle disposizioni relative all'attribuzione dei
reati alla cognizione del tribunale in composizione collegiale o
monocratica e delle disposizioni processuali collegate e' rilevata o
eccepita, a pena di decadenza, prima della conclusione dell'udienza
preliminare o, se questa manca, entro il ter-mine previsto
dall'articolo 491 comma 1. Entro quest'ultimo termine deve essere
riproposta l'eccezione respinta nell'udienza preliminare. (90)
((90a))
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 33-sexies.
(( (Inosservanza dichiarata nell'udienza preliminare)
1. Se nell'udienza preliminare il giudice ritiene che per il reato
deve procedersi con citazione diretta a giudizio pronuncia, nei casi
previsti dall'articolo 550, ordinanza di' trasmissione degli atti al
pubblico ministero per l'emissione del decreto di citazione a
giudizio a norma dell'articolo 552.
2. Si applicano le disposizioni previste dagli articoli 424, commi
2 e 3, 553 e 554)).
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 33-septies.
(( (Inosservanza dichiarata nel dibattimento di primo grado)
1. Nel dibattimento di primo grado instaurato a seguito
dell'udienza preliminare, il giudice, se ritiene che il reato
appartiene alla cognizione del tribunale in composizione diversa,
trasmette gli atti, con ordinanza, al giudice competente a decidere
sul reato contestato.
2. Fuori dai casi previsti dal comma 1 se il giudice monocratico
ritiene che il reato appartiene alla cognizione dei collegio, dispone
con ordinanza la trasmissione degli atti al pubblico ministero.
3. Si applica la disposizione dell'articolo 420-ter, comma 4)).
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 33-octies.
(Inosservanza dichiarata dal giudice di appello o dalla corte di
cassazione).
1. Il giudice di appello o la corte di cassazione pronuncia
sentenza di annullamento e ordina la trasmissione degli atti al
pubblico ministero presso il giudice di primo grado quando ritiene
l'inosservanza delle disposizioni sull'attribuzione dei reati alla
cognizione del tribunale in composizione collegiale o monocratica,
purche' la stessa sia stata tempestivamente eccepita e l'eccezione
sia stata riproposta nei motivi di impugnazione.
2. Il giudice di appello pronuncia tuttavia nel merito se ritiene
che il reato appartiene alla cognizione del tribunale in composizione
monocratica. (90) ((90a))
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 33-nonies.
(Validita' delle prove acquisite).
1. L'inosservanza delle disposizioni sulla composizione collegiale
o monocratica del tribunale non determina l'invalidita' degli atti
del procedimento ne' l'inutilizzabilita' delle prove gia' acquisite.
(90) ((90a))
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Capo VII
INCOMPATIBILITA', ASTENSIONE E RICUSAZIONE DEL GIUDICE

Art. 34.
Incompatibilita' determinata da atti compiuti nel procedimento
1. Il giudice che ha pronunciato o ha concorso a pronunciare
sentenza in un grado del procedimento non puo' esercitare funzioni di
giudice negli altri gradi, ne' partecipare al giudizio di rinvio dopo
l'annullamento o al giudizio per revisione. (126) ((195))
2. Non puo' partecipare al giudizio il giudice che ha emesso il
provvedimento conclusivo dell'udienza preliminare o ha disposto il
giudizio immediato o ha emesso decreto penale di condanna o ha deciso
sull'impugnazione avverso la sentenza di non luogo a procedere. (13)
(27) (29) (32) (35) (41) (51) (58) (59) (64) (72) (73) (77) (80) (88)
(98)(94)(104) (164)
2-bis. Il giudice che nel medesimo procedimento ha esercitato
funzioni di giudice per le indagini preliminari non puo' emettere il
decreto penale di condanna, ne' tenere l'udienza preliminare;
inoltre, anche fuori dei casi previsti dal comma 2, non puo'
partecipare al giudizio. (90) (90a) (105)
2-ter. Le disposizioni del comma 2-bis non si applicano al giudice
che nel medesimo procedimento abbia adottato uno dei seguenti
provvedimenti:
a) le autorizzazioni sanitarie previste dall'articolo 11 della
legge 26 luglio 1975, n. 354;
b) i provvedimenti relativi ai permessi di colloquio, alla
corrispondenza telefonica e al visto di controllo sulla
corrispondenza, previsti dagli articoli 18 e 18-ter della legge 26
luglio 1975, n. 354;
c) i provvedimenti relativi ai permessi previsti dall'articolo 30
della legge 26 luglio 1975, n. 354;
d) il provvedimento di restituzione nel termine di cui
all'articolo 175;
e) il provvedimento che dichiara la latitanza a norma
dell'articolo 296.
2-quater. Le disposizioni del comma 2-bis non si applicano inoltre
al giudice che abbia provveduto all'assunzione dell'incidente
probatorio o comunque adottato uno dei provvedimenti previsti dal
titolo VII del libro quinto.
3. Chi ha esercitato funzioni di pubblico ministero o ha svolto
atti di polizia giudiziaria o ha prestato ufficio di difensore, di
procuratore speciale, di curatore di una parte ovvero di testimone,
perito, consulente tecnico o ha proposto denuncia, querela, istanza o
richiesta o ha deliberato o ha concorso a deliberare l'autorizzazione
a procedere non puo' esercitare nel medesimo procedimento l'ufficio
di giudice.
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AGGIORNAMENTO (13)
La Corte costituzionale, con sentenza 15 - 26 ottobre 1990, n. 496
(in G.U. 1a s.s. 31/10/1990, n. 43), ha dichiarato "l' illegittimita'
costituzionale dell'art. 34, secondo comma, del codice di procedura
penale, nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al
successivo giudizio abbreviato il giudice per le indagini preliminari
presso la Pretura che abbia emesso l'ordinanza di cui all'art. 554,
secondo comma, del medesimo codice."
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AGGIORNAMENTO (27)
La Corte costituzionale, con sentenza 4 - 12 novembre 1991, n. 401
(in G.U. 20/11/1991, n. 46), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 34, secondo comma, del codice di procedura
penale, nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al
successivo giudizio abbreviato il giudice per le indagini preliminari
presso il tribunale che abbia emesso l'ordinanza di cui all'art. 409,
quinto comma, del medesimo codice;".
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AGGIORNAMENTO (29)
La Corte costituzionale, con sentenza 18-30 dicembre 1991, n. 502,
(in G.U. 1a s.s. 08/01/1992 n. 2 ) ha dichiarato la illegittimita'
costituzionale di questo art. 34, secondo comma :
- "nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al
giudizio dibattimentale il giudice per le indagini preliminari presso
la pretura che abbia emesso l' ordinanza di cui all' articolo 554,
secondo comma, dello stesso codice";
- "dichiara in via conseguenziale, ai sensi dell'art. 27 della
legge 11 marzo 1953, n. 87, l'illegittimita' costituzionale del
medesimo art. 34, secondo comma, del codice di procedura penale,
nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio
dibattimentale il giudice per le indagini preliminari presso il
tribunale che abbia emesso l'ordinanza di cui all'art. 409, quinto
comma, dello stesso codice";
- "nella parte in cui non prevede l'incompatibilita' a partecipare
al giudizio del giudice per le indagini preliminari che ha rigettato
la richiesta di decreto di condanna".
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AGGIORNAMENTO (32)
La Corte costituzionale, con sentenza 16-25 marzo 1992, n. 124, (in
G.U. 1a s. s. 01/04/1992 n. 14) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 34, secondo comma, del codice di procedura
penale, nella parte in cui non prevede l'incompatibilita' a
partecipare all'udienza dibattimentale del giudice per le indagini
preliminari presso la pretura che abbia respinto la richiesta di
applicazione di pena concordata per la ritenuta non concedibilita' di
circostanze attenuanti;".
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AGGIORNAMENTO (35)
La Corte costituzionale, con sentenza 13-22 aprile 1992, n. 186 (in
G.U. 1a s.s. 29/04/1992 n. 18) ha dichiarato la illegittimita'
costituzionale dell'art. 34, secondo comma, " nella parte in cui non
prevede l'incompatibilita' del giudice per le indagini preliminari
che abbia rigettato la richiesta di applicazione di pena concordata
di cui all'art. 444 dello stesso codice a partecipare al giudizio ".
--------------------
AGGIORNAMENTO (41)
La Corte costituzionale con sentenza 19-26 ottobre 1992, n. 399 (in
G.U. 1a s.s. 4/11/1992, n. 46) ha dichiarato la illegittimita'
costituzionale dell'34, secondo comma, " nella parte in cui non
prevede l'incompatibilita' a procedere al dibattimento del pretore
che, prima dell'apertura di questo, abbia respinto richiesta di
applicazione di pena concordata per il ritenuto non ricorrere di
un'ipotesi attenuata del reato contestato."
--------------------
AGGIORNAMENTO (51)
La Corte costituzionale, con sentenza 2-16 dicembre 1993, n. 439
(in G.U. 1a s.s. 22/12/1993, n. 52) ha dichiarato l' illegittimita'
costituzionale del comma 2 del presente articolo " nella parte in cui
non prevede l'incompatibilita' a partecipare al giudizio abbreviato
del giudice per le indagini preliminari che abbia rigettato la
richiesta di applicazione di pena concordata di cui all'art. 444
dello stesso codice".
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AGGIORNAMENTO (58)
La Corte costituzionale, con sentenza 15-30 dicembre 1994, n. 453
(in G.U. 1a s.s. 4/1/1995, n. 1) ha dichiarato l' illegittimita'
costituzionale del secondo comma del presente articolo " nella parte
in cui non prevede l'incompatibilita' alla funzione di giudizio del
giudice per le indagini preliminari il quale, per la ritenuta
diversita' del fatto, sulla base di una valutazione del complesso
delle indagini preliminari , abbia rigettato la domanda di
oblazione."
--------------------
AGGIORNAMENTO (59)
La Corte costituzionale, con sentenza 15-30 dicembre 1994, n. 455
(in G.U. 1a s.s. 4/1/1995, n. 1) ha dichiarato l' illegittimita'
costituzionale del secondo comma del presente articolo " nella parte
in cui non prevede l'incompatibilita' alla funzione di giudizio del
giudice che abbia, all'esito di precedente dibattimento, riguardante
il medesimo fatto storico a carico del medesimo imputato, ordinato la
trasmissione degli atti al pubblico ministero a norma dell'art. 521,
comma 2, del codice di procedura penale."
--------------------
AGGIORNAMENTO (64)
La Corte costituzionale, con sentenza 6-15 settembre 1995, n. 432
(in G.U. 1a ss. 20/9/1995, n. 39) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 34, comma 2, del codice di procedura penale,
nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio
dibattimentale il giudice per le indagini preliminari che abbia
applicato una misura cautelare personale nei confronti
dell'imputato."
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AGGIORNAMENTO (72)
La Corte costituzionale, con sentenza 17-24 aprile 1996, n. 131 (in
G.U. 1a s.s. 30/4/1996, n. 18) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 34, secondo comma, del codice di procedura
penale, nella parte in cui non prevede:
l'incompatibilita' alla funzione di giudizio del giudice che come
componente del tribunale del riesame (art. 309 cod. proc. pen.) si
sia pronunciato sull'ordinanza che dispone una misura cautelare
personale nei confronti dell'indagato o dell'imputato;
l'incompatibilita' alla funzione di giudizio del giudice che come
componente del tribunale dell'appello avverso l'ordinanza che
provvede in ordine a una misura cautelare personale nei confronti
dell'indagato o dell'imputato (art. 310 cod. proc. pen.) si sia
pronunciato su aspetti non esclusivamente formali dell'ordinanza
anzidetta."
--------------------
AGGIORNAMENTO (73)
La Corte costituzionale, con sentenza 13-20 maggio 1996, n. 155 (in
G.U. 1a ss. 29/5/1996 n. 155), ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 34, secondo comma, del codice di procedura
penale:
-nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al
giudizio abbreviato e disporre l'applicazione della pena su richiesta
delle parti il giudice per le indagini preliminari che abbia disposto
una misura cautelare personale;
in applicazione dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87,
nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio
abbreviato e disporre l'applicazione della pena su richiesta delle
parti il giudice per le indagini preliminari che abbia disposto la
modifica, la sostituzione o la revoca di una misura cautelare
personale ovvero che abbia rigettato una richiesta di applicazione,
modifica, sostituzione o revoca di una misura cautelare personale;
in applicazione dell'art. 27 della legge n. 87 del 1953, nella
parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio
dibattimentale il giudice per le indagini preliminari che abbia
disposto la modifica, la sostituzione o la revoca di una misura
cautelare personale ovvero che abbia rigettato una richiesta di
applicazione, modifica, sostituzione o revoca di una misura cautelare
personale;
in applicazione dell'art. 27 della legge n. 87 del 1953, nella
parte in cui non prevede che non possa disporre l'applicazione della
pena su richiesta delle parti il giudice che, come componente del
tribunale del riesame, si sia pronunciato sull'ordinanza che dispone
una misura cautelare personale nei confronti dell'indagato o
dell'imputato nonche' il giudice che, come componente del tribunale
dell'appello avverso l'ordinanza che provvede in ordine a una misura
cautelare personale nei confronti dell'indagato o dell'imputato, si
sia pronunciato su aspetti non esclusivamente formali dell'ordinanza
anzidetta.
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AGGIORNAMENTO (77)
Il D.L. 23 ottobre 1996, n. 553 convertito con modificazioni dalla
L. 23 dicembre 1996, n. 652 ha disposto (con l'art. 1, comma 1) che
"Quando venga accolta la dichiarazione di astensione o di ricusazione
del giudice per la sussistenza di taluna delle situazioni di
incompatibilita' stabilite dall'articolo 34, comma 2, del codice di
procedura penale in procedimenti nei quali, alla data di entrata in
vigore del presente decreto, e' gia' stata dichiarata l'apertura del
dibattimento, si applicano le disposizioni di cui ai commi che
seguono."
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AGGIORNAMENTO (80)
La Corte costituzionale, con sentenza 17 ottobre-2 novembre 1996,
n. 371 (G.U. 1a s.s. 6/11/1996, n. 45) ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 34, secondo comma, del
codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che non
possa partecipare al giudizio nei confronti di un imputato il giudice
che abbia pronunciato o concorso a pronunciare una precedente
sentenza nei confronti di altri soggetti, nella quale la posizione di
quello stesso imputato in ordine alla sua responsabilita' penale sia
gia' stata comunque valutata."
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AGGIORNAMENTO (87)
La Corte costituzionale, con sentenza 15-22 ottobre 1997, n. 311
(G.U. 1a s.s. 29/10/1997 n. 44) ha disposto "l' illegittimita'
costituzionale dell'art. 34, comma 2, del codice di procedura penale,
nella parte in cui non prevede l'incompatibilita' alla funzione di
giudice dell'udienza preliminare nel processo penale a carico di
imputati minorenni del giudice per le indagini preliminari che si sia
pronunciato in ordine a una misura cautelare personale nei confronti
dell'imputato".
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AGGIORNAMENTO (88)
La Corte costituzionale, con sentenza 13-21 novembre 1997, n. 346
(G.U. 1a s.s. 26/11/1997 n. 48) ha disposto l' illegittimita'
costituzionale dell'art. 34, comma 2, del codice di procedura penale,
nella parte in cui non prevede che non possa pronunciarsi sulla
richiesta di emissione del decreto penale di condanna il giudice per
le indagini preliminari che abbia emesso l'ordinanza di cui agli
artt. 409, comma 5, e 554, comma 2, cod. proc. pen.".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (94)
La Corte Costituzionale con sentenza 7- 18 luglio 1998, n. 290 (in
G.U. 1a s.s. 22/07/1998, n. 29) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 34, comma 2, del codice di procedura penale:
-nella parte in cui non prevede, nel processo penale a carico di
imputati minorenni, l'incompatibilita' alla funzione di giudice
dell'udienza preliminare del giudice che come componente del
tribunale del riesame si sia pronunciato sull'ordinanza che dispone
una misura cautelare personale nei confronti dell'indagato o
dell'imputato.
in applicazione dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87,
nella parte in cui non prevede, nel processo penale a carico di
imputati minorenni, l'incompatibilita' alla funzione di giudice
dell'udienza preliminare del giudice che come componente del
tribunale dell'appello avverso l'ordinanza che provvede in ordine a
una misura cautelare personale nei confronti dell'indagato o
dell'imputato si sia pronunciato su aspetti non esclusivamente
formali dell'ordinanza anzidetta.
--------------------
AGGIORNAMENTO (104)
La Corte costituzionale, con sentenza 9-17 giugno 1999, n. 241
(G.U. 1a s.s. 23/6/1999 n. 25) ha disposto l' illegittimita'
costituzionale del comma 2 del presente articolo "nella parte in cui
non prevede che non possa partecipare al giudizio nei confronti di un
imputato il giudice che abbia pronunciato o concorso a pronunciare
sentenza nei confronti di quello stesso imputato per il medesimo
fatto".
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AGGIORNAMENTO (105)
Il D.L. 24 maggio 1999, n. 145 convertito con modificazioni dalla
L. 22 luglio 1999, n. 234 ha disposto che " fino alla data del 2
gennaio 2000, l'articolo 34, comma 2-bis, del codice di procedura
penale, inserito dall'articolo 171 del decreto legislativo 19
febbraio 1998, n. 51, non si applica ai procedimenti nei quali
l'udienza preliminare e' in corso alla data di entrata in vigore
della legge di conversione del presente decreto. Restano comunque
salvi gli atti e le attivita' compiuti dal giudice."
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AGGIORNAMENTO (126)
La Corte costituzionale con sentenza 4-6 luglio 2001, n. 224 (in
G.U. 1a s.s. 11/7/2001, n. 27) ha dichiarato la illegittimita'
"costituzionale dell'art. 34, comma 1, del codice di procedura
penale, nella parte in cui non prevede l'incompatibilita' alla
funzione di giudice dell'udienza preliminare del giudice che abbia
pronunciato o concorso a pronunciare sentenza, poi annullata, nei
confronti del medesimo imputato e per lo stesso fatto".
--------------------
AGGIORNAMENTO (164)
La Corte costituzionale con sentenza 1-5 dicembre 2008, n. 400 (in
G.U. 1a s.s. 10/12/2008, n. 51) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 34, comma 2, del codice di procedura penale,
nella parte in cui non prevede l'incompatibilita' alla trattazione
dell'udienza preliminare del giudice che abbia ordinato, all'esito di
precedente dibattimento, riguardante il medesimo fatto storico a
carico del medesimo imputato, la trasmissione degli atti al pubblico
ministero, a norma dell'art. 521, comma 2, del codice di procedura
penale.
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AGGIORNAMENTO (195)
La Corte costituzionale, con sentenza 3-9 luglio 2013, n. 183 (in
G.U. 1a s.s. 17/7/2013 n. 29), ha dichiarato:
- "l'illegittimita' costituzionale degli articoli 34, comma 1, e
623, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale, nella parte
in cui non prevedono che non possa partecipare al giudizio di rinvio
dopo l'annullamento il giudice che ha pronunciato o concorso a
pronunciare ordinanza di accoglimento o rigetto della richiesta di
applicazione in sede esecutiva della disciplina del reato continuato,
ai sensi dell'art. 671 del medesimo codice";
- ", in applicazione dell'articolo 27 della legge 11 marzo 1953, n.
87, l'illegittimita' costituzionale dei medesimi articoli 34, comma
1, e 623, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale, nella
parte in cui non prevedono che non possa partecipare al giudizio di
rinvio dopo l'annullamento il giudice che ha pronunciato o concorso a
pronunciare ordinanza di accoglimento o rigetto della richiesta di
applicazione in sede esecutiva della disciplina del concorso formale,
ai sensi dell'art. 671 dello stesso codice";
Art. 35.
Incompatibilita' per ragioni di parentela, affinita' o coniugio
1. Nello stesso procedimento non possono esercitare funzioni, anche
separate o diverse, giudici che sono tra loro coniugi, parenti o
affini fino al secondo grado.
Art. 36.
Astensione
1. Il giudice ha l'obbligo di astenersi:
a) se ha interesse nel procedimento o se alcuna delle parti
private o un difensore e' debitore o creditore di lui, del coniuge o
dei figli;
b) se e' tutore, curatore, procuratore o datore di lavoro di una
delle parti private ovvero se il difensore, procuratore o curatore di
una di dette parti e' prossimo congiunto di lui o del coniuge;
c) se ha dato consigli o manifestato il suo parere sull'oggetto
del procedimento fuori dell'esercizio delle funzioni giudiziarie;
d) se vi e' inimicizia grave fra lui o un suo prossimo congiunto e
una delle parti private;
e) se alcuno dei prossimi congiunti di lui o del coniuge e' offeso
o danneggiato dal reato o parte privata;
f) se un prossimo congiunto di lui o del coniuge svolge o ha
svolto funzioni di pubblico ministero;
g) se si trova in taluna delle situazioni di incompatibilita'
stabilite dagli articoli 34 e 35 e dalle leggi di ordinamento
giudiziario;
h) se esistono altre gravi ragioni di convenienza.
2. I motivi di astensione indicati nel comma 1 lettera b) seconda
ipotesi e lettera e) o derivanti da incompatibilita' per ragioni di
coniugio o affinita', sussistono anche dopo l'annullamento, lo
scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.
3. La dichiarazione di astensione e' presentata al presidente della
corte o del tribunale che decide con decreto senza formalita' di
procedura.
4. Sulla dichiarazione di astensione del presidente del tribunale
decide il presidente della corte di appello; su quella del presidente
della corte di appello decide il presidente della corte di
cassazione. (90) ((90a))
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 37.
Ricusazione
1. Il giudice puo' essere ricusato dalle parti:
a) nei casi previsti dall'articolo 36 comma 1 lettere a), b), c),
d), e), f), g);
b) se nell'esercizio delle funzioni e prima che sia pronunciata
sentenza, egli ha manifestato indebitamente il proprio convincimento
sui fatti oggetto dell'imputazione. ((113))
2. Il giudice ricusato non puo' pronunciare ne' concorrere a
pronunciare sentenza fino a che non sia intervenuta l'ordinanza che
dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione. (81)

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AGGIORNAMENTO (81)
La Corte Costituzionale con sentenza 9-23 gennaio 1997, n. 10 (in
G.U. 1a s.s. 29/01/1995, n. 5) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 37, comma 2, del codice di procedura penale,
nella parte in cui, qualora sia riproposta la dichiarazione di
ricusazione, fondata sui medesimi motivi, fa divieto al giudice di
pronunciare o concorrere a pronunciare la sentenza fino a che non sia
intervenuta l'ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la
ricusazione."

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AGGIORNAMENTO (113)
La Corte Costituzionale con sentenza 6-14 luglio 2000, n. 283 (in
G.U. 1a s.s. 19/07/2000, n. 30) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale "dell'art. 37, comma 1, del codice di procedura
penale, nella parte in cui non prevede che possa essere ricusato
dalle parti il giudice che, chiamato a decidere sulla responsabilita'
di un imputato, abbia espresso in altro procedimento, anche non
penale, una valutazione di merito sullo stesso fatto nei confronti
del medesimo soggetto."
Art. 38.
Termini e forme per la dichiarazione di ricusazione
1. La dichiarazione di ricusazione puo' essere proposta,
nell'udienza preliminare, fino a che non siano conclusi gli
accertamenti relativi alla costituzione delle parti; nel giudizio,
fino a che non sia scaduto il termine previsto dall'articolo 491
comma 1; in ogni altro caso, prima del compimento dell'atto da parte
del giudice.
2. Qualora la causa di ricusazione sia sorta o sia divenuta nota
dopo la scadenza dei termini previsti dal comma 1, la dichiarazione
puo' essere proposta entro tre giorni. Se la causa e' sorta o e'
divenuta nota durante l'udienza, la dichiarazione di ricusazione deve
essere in ogni caso proposta prima del termine dell'udienza.
3. La dichiarazione contenente l'indicazione dei motivi e delle
prove e' proposta con atto scritto ed e' presentata, assieme ai
documenti, nella cancelleria del giudice competente a decidere. Copia
della dichiarazione e' depositata nella cancelleria dell'ufficio cui
e' addetto il giudice ricusato.
4. La dichiarazione, quando non e' fatta personalmente
dall'interessato, puo' essere proposta a mezzo del difensore o di un
procuratore speciale. Nell'atto di procura devono essere indicati, a
pena di inammissibilita', i motivi della ricusazione.
Art. 39.
Concorso di astensione e di ricusazione
1. La dichiarazione di ricusazione si considera come non proposta
quando il giudice, anche successivamente ad essa, dichiara di
astenersi e l'astensione e' accolta.
Art. 40.
Competenza a decidere sulla ricusazione
1. Sulla ricusazione di un giudice del tribunale o della corte di
assise o della corte di assise di appello decide la corte di appello;
su quella di un giudice della corte di appello decide una sezione
della corte stessa, diversa da quella a cui appartiene il giudice
ricusato. (90) ((90a))
2. Sulla ricusazione di un giudice della corte di cassazione decide
una sezione della corte, diversa da quella a cui appartiene il
giudice ricusato.
3. Non e' ammessa la ricusazione dei giudici chiamati a decidere
sulla ricusazione.
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 41.
Decisione sulla dichiarazione di ricusazione
1. Quando la dichiarazione di ricusazione e' stata proposta da chi
non ne aveva il diritto o senza l'osservanza dei termini o delle
forme previsti dall'articolo 38 ovvero quando i motivi addotti sono
manifestamente infondati, la corte, senza ritardo, la dichiara
inammissibile con ordinanza avverso la quale e' proponibile ricorso
per cassazione. La corte di cassazione decide in camera di consiglio
a norma dell'articolo 611. (90) ((90a))
2. Fuori dei casi di inammissibilita' della dichiarazione di
ricusazione, la corte puo' disporre, con ordinanza, che il giudice
sospenda temporaneamente ogni attivita' processuale o si limiti al
compimento degli atti urgenti. (90) ((90a))
3. Sul merito della ricusazione la corte decide a norma
dell'articolo 127, dopo aver assunto, se necessario, le opportune
informazioni. (90) ((90a))
4. L'ordinanza pronunciata a norma dei commi precedenti e'
comunicata al giudice ricusato e al pubblico ministero ed e'
notificata alle parti private.
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 42.
Provvedimenti in caso di accoglimento della dichiarazione di
astensione o ricusazione
1. Se la dichiarazione di astensione o di ricusazione e' accolta,
il giudice non puo' compiere alcun atto del procedimento.
2. Il provvedimento che accoglie la dichiarazione di astensione o
di ricusazione dichiara se e in quale parte gli atti compiuti
precedentemente dal giudice astenutosi o ricusato conservano
efficacia.
Art. 43.
Sostituzione del giudice astenuto o ricusato
1. Il giudice astenuto o ricusato e' sostituito con altro
magistrato dello stesso ufficio designato secondo le leggi di
ordinamento giudiziario.
2. Qualora non sia possibile la sostituzione prevista dal comma 1,
la corte o il tribunale rimette il procedimento al giudice ugualmente
competente per materia determinato a norma dell'articolo 11.
Art. 44.
Sanzioni in caso di inammissibilita' o di rigetto della dichiarazione
di ricusazione
1. Con l'ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la
dichiarazione di ricusazione, la parte privata che l'ha proposta puo'
essere condannata al pagamento a favore della cassa delle ammende di
una somma da lire cinquecentomila a lire tre milioni, senza
pregiudizio di ogni azione civile o penale.
Capo VIII
RIMESSIONE DEL PROCESSO

Art. 45.
(( (Casi di rimessione).
1. In ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi
situazioni locali, tali da turbare lo svolgimento del processo e non
altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle
persone che partecipano al processo ovvero la sicurezza o
l'incolumita' pubblica, o determinano motivi di legittimo sospetto,
la Corte di cassazione, su richiesta motivata del procuratore
generale presso la corte di appello o del pubblico ministero presso
il giudice che procede o dell'imputato, rimette il processo ad altro
giudice, designato a norma dell'articolo 11. ))
Art. 46.
Richiesta di rimessione
1. La richiesta e' depositata, con i documenti che vi si
riferiscono, nella cancelleria del giudice ed e' notificata entro
sette giorni a cura del richiedente alle altre parti.
2. La richiesta dell'imputato e' sottoscritta da lui personalmente
o da un suo procuratore speciale.
3. Il giudice trasmette immediatamente alla corte di cassazione la
richiesta con i documenti allegati e con eventuali osservazioni.
4. L'inosservanza delle forme e dei termini previsti dai commi 1 e
2 e' causa di inammissibilita' della richiesta.
Art. 47.
(( (Effetti della richiesta).
1. In seguito alla presentazione della richiesta di rimessione il
giudice puo' disporre con ordinanza la sospensione del processo fino
a che non sia intervenuta l'ordinanza che dichiara inammissibile o
rigetta la richiesta. La Corte di cassazione puo' sempre disporre con
ordinanza la sospensione del processo.
2. Il giudice deve comunque sospendere il processo prima dello
svolgimento delle conclusioni e della discussione e non possono
essere pronunciati il decreto che dispone il giudizio o la sentenza
quando ha avuto notizia dalla Corte di cassazione che la richiesta di
rimessione e' stata assegnata alle sezioni unite ovvero a sezione
diversa dall'apposita sezione di cui all'articolo 610, comma 1. Il
giudice non dispone la sospensione quando la richiesta non e' fondata
su elementi nuovi rispetto a quelli di altra gia' rigettata o
dichiarata inammissibile.
3. La sospensione del processo ha effetto fino a che non sia
intervenuta l'ordinanza che rigetta o dichiara inammissibile la
richiesta e non impedisce il compimento degli atti urgenti.
4. In caso di sospensione del processo si applica l'articolo 159
del codice penale e, se la richiesta e' stata proposta dall'imputato,
sono sospesi i termini di cui all'articolo 303, comma 1. La
prescrizione e i termini di custodia cautelare riprendono il loro
corso dal giorno in cui la Corte di cassazione rigetta o dichiara
inammissibile la richiesta ovvero, in caso di suo accoglimento, dal
giorno in cui il processo dinanzi al giudice designato perviene al
medesimo stato in cui si trovava al momento della sospensione. Si
osservano in quanto compatibili le disposizioni dell'articolo 304. ))
----------------
AGGIORNAMENTO (78)
La Corte costituzionale, con la sentenza 14-22 ottobre 1996, n. 353
(in G.U. 1a s.s. 30/10/1996, n. 44) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale del comma 1 del presente articolo "nella parte in cui
fa divieto al giudice di pronunciare la sentenza fino a che non sia
intervenuta l'ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la
richiesta di rimessione".
Art. 48.
(( (Decisione).
1. La Corte di cassazione decide in camera di consiglio a norma
dell'articolo 127, dopo aver assunto, se necessario, le opportune
informazioni.
2. Il Presidente della Corte di cassazione, se rileva una causa
d'inammissibilita' della richiesta, dispone che per essa si proceda a
norma dell'articolo 610, comma 1.
3. L'avvenuta assegnazione della richiesta di rimessione alle
sezioni unite o a sezione diversa dall'apposita sezione prevista
dall'articolo 610, comma 1, e' immediatamente comunicata al giudice
che procede.
4. L'ordinanza che accoglie la richiesta e' comunicata senza
ritardo al giudice procedente e a quello designato. Il giudice
procedente trasmette immediatamente gli atti del processo al giudice
designato e dispone che l'ordinanza della Corte di cassazione sia per
estratto comunicata al pubblico ministero e notificata alle parti
private.
5. Fermo quanto disposto dall'articolo 190-bis, il giudice
designato dalla Corte di cassazione procede alla rinnovazione degli
atti compiuti anteriormente al provvedimento che ha accolto la
richiesta di rimessione, quando ne e' richiesto da una delle parti e
non si tratta di atti di cui e' divenuta impossibile la ripetizione.
Nel processo davanti a tale giudice, le parti esercitano gli stessi
diritti e facolta' che sarebbero loro spettati davanti al giudice
originariamente competente.
6. Se la Corte rigetta o dichiara inammissibile la richiesta delle
parti private queste con la stessa ordinanza possono essere
condannate al pagamento a favore della cassa delle ammende di una
somma da 1.000 euro a 5.000 euro. ))
Art. 49.
(( (Nuova richiesta di rimessione).
1. Anche quando la richiesta e' stata accolta, il pubblico
ministero o l'imputato puo' chiedere un nuovo provvedimento per la
revoca di quello precedente o per la designazione di un altro
giudice.
2. L'ordinanza che rigetta o dichiara inammissibile per manifesta
infondatezza la richiesta di rimessione non impedisce che questa sia
nuovamente proposta purche' fondata su elementi nuovi.
3. E' inammissibile per manifesta infondatezza anche la richiesta
di rimessione non fondata su elementi nuovi rispetto a quelli gia'
valutati in una ordinanza che ha rigettato o dichiarato inammissibile
una richiesta proposta da altro imputato dello stesso procedimento o
di un procedimento da esso separato.
4. La richiesta dichiarata inammissibile per motivi diversi dalla
manifesta infondatezza puo' essere sempre riproposta.))
Titolo II
PUBBLICO MINISTERO

Art. 50.
Azione penale
1. Il pubblico ministero esercita l'azione penale quando non
sussistono i presupposti per la richiesta di archiviazione.
2. Quando non e' necessaria la querela, la richiesta, l'istanza o
l'autorizzazione a procedere, l'azione penale e' esercitata di
ufficio.
3. L'esercizio dell'azione penale puo' essere sospeso o interrotto
soltanto nei casi espressamente previsti dalla legge.
Art. 51.
Uffici del pubblico ministero - Attribuzioni del procuratore della
Repubblica distrettuale

1. Le funzioni di pubblico ministero sono esercitate:
a) nelle indagini preliminari e nei procedimenti di primo grado
dai magistrati della procura della Repubblica presso il tribunale;
(90) (90a)
b) nei giudizi di impugnazione dai magistrati della procura
generale presso la corte di appello o presso la corte di cassazione.
2. Nei casi di avocazione, le funzioni previste dal comma 1 lettera
a) sono esercitate dai magistrati della procura generale presso la
corte di appello. Nei casi di avocazione previsti dall'articolo
371-bis, sono esercitate dai magistrati della Direzione nazionale
antimafia. (28)
3. Le funzioni previste dal comma 1 sono attribuite all'ufficio del
pubblico ministero presso il giudice competente a norma del capo II
del titolo I.
3-bis. Quando si tratta di procedimenti per i delitti, consumati o
tentati, di cui agli articoli 416, sesto e settimo comma, 416,
realizzato allo scopo di commettere delitti previsti dagli articoli
473 e 474, 600, 601, 602, 416-bis ((, 416-ter)) e 630 del codice
penale, per i delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste
dal predetto articolo 416-bis ovvero al fine di agevolare l'attivita'
delle associazioni previste dallo stesso articolo, nonche' per i
delitti previsti dall'articolo 74 del testo unico approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309,
dall'articolo 291-quater del testo unico approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, e dall'articolo
260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, le funzioni
indicate nel comma 1 lettera a) sono attribuite all'ufficio del
pubblico ministero presso il tribunale del capoluogo del distretto
nel cui ambito ha sede il giudice competente. (132)
3-ter. Nei casi previsti dal comma 3-bis e dai commi 3-quater e
3-quinquies, se ne fa richiesta il procuratore distrettuale, il
procuratore generale presso la corte di appello puo', per
giustificati motivi, disporre che le funzioni di pubblico ministero
per il dibattimento siano esercitate da un magistrato designato dal
procuratore della Repubblica presso il giudice competente.
3-quater. Quando si tratta di procedimenti per i delitti consumati
o tentati con finalita' di terrorismo le funzioni indicate nel comma
1, lettera a), sono attribuite all'ufficio del pubblico ministero
presso il tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha
sede il giudice competente. PERIODO SOPPRESSO DAL D.L. 23 MAGGIO
2008, N. 92, CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 24 LUGLIO 2008, N.
125. (127)
3-quinquies. Quando si tratta di procedimenti per i delitti,
consumati o tentati, di cui agli articoli 414-bis, 600-bis, 600-ter,
600-quater, 600-quater.1, 600-quinquies, 609-undecies, 615-ter,
615-quater, 615-quinquies, 617-bis, 617-ter, 617-quater,
617-quinquies, 617-sexies, 635-bis, 635-ter, 635-quater, 640-ter e
640-quinquies del codice penale, le funzioni indicate nel comma 1,
lettera a), del presente articolo sono attribuite all'ufficio del
pubblico ministero presso il tribunale del capoluogo del distretto
nel cui ambito ha sede il giudice competente. (159)

-------------
AGGIORNAMENTO (28)
Il D.L. 20 novembre 1991, n. 367, convertito con modificazioni
dalla L. 20 gennaio 1992, n. 8, ha disposto (con l'art. 16, comma 2)
che "Le disposizioni degli articoli 2, comma 1, lettera b), 3, comma
1, lettera b), 7, 8, 9, 10, comma 1, e 11 hanno effetto a decorrere
dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto
previsto dall'articolo 15, comma 2".
-------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
-------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
-------------
AGGIORNAMENTO (132)
La L. 11 agosto 2003, n. 228 ha disposto (con l'art. 16, comma 1)
che "La disposizione di cui al comma 1, lettera b), dell'articolo 6,
ai soli effetti della determinazione degli uffici cui spettano le
funzioni di pubblico ministero o di giudice incaricato dei
provvedimenti previsti per la fase delle indagini preliminari ovvero
di giudice dell'udienza preliminare, non si applica ai procedimenti
nei quali la notizia di reato e' stata iscritta nel registro di cui
all'articolo 335 del codice di procedura penale precedentemente alla
data di entrata in vigore della presente legge".
-------------
AGGIORNAMENTO (134)
Il D.L. 18 ottobre 2001, n. 374, convertito con modificazioni dalla
L. 15 dicembre 2001, n. 438, ha disposto (con l'art. 10-bis, comma 3)
che la modifica al presente articolo "si applica solo ai procedimenti
iniziati successivamente alla data di entrata in vigore della
disposizione medesima".
-------------
AGGIORNAMENTO (159)
La L. 18 marzo 2008, n. 48, come modificata dal D.L. 23 maggio
2008, n. 92, convertito con modificazioni dalla L. 24 luglio 2008, n.
125, ha disposto (con l'art. 11, comma 1-bis) che le disposizioni di
cui al comma 3-quinquies dell'articolo 51 del codice di procedura
penale si applicano solo ai procedimenti iscritti nel registro di cui
all'articolo 335 del codice di procedura penale successivamente alla
data di entrata in vigore della L. 48/2008.
Art. 52.
Astensione
1. Il magistrato del pubblico ministero ha la facolta' di astenersi
quando esistono gravi ragioni di convenienza.
2. Sulla dichiarazione di astensione decidono, nell'ambito dei
rispettivi uffici, il procuratore della Repubblica presso il
tribunale e il procuratore generale. (90) ((90a))
3. Sulla dichiarazione di astensione del procuratore della Repubblica
presso il tribunale e del procuratore generale presso la corte di
appello decidono, rispettivamente, il procuratore generale presso la
corte di appello e il procuratore generale presso la corte di
cassazione.(90) ((90a))
4. Con il provvedimento che accoglie la dichiarazione di
astensione, il magistrato del pubblico ministero astenuto e'
sostituito con un altro magistrato del pubblico ministero
appartenente al medesimo ufficio. Nondimeno, quando viene accolta la
dichiarazione di astensione del procuratore della Repubblica presso
il tribunale e del procuratore generale presso la corte di appello,
puo' essere designato alla sostituzione altro magistrato del pubblico
ministero appartenente all'ufficio ugualmente competente determinato
a norma dell'articolo 11. (90) ((90a))
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 53.
Autonomia del pubblico ministero nell'udienza
Casi di sostituzione
1. Nell'udienza, il magistrato del pubblico ministero esercita le
sue funzioni con piena autonomia.
2. Il capo dell'ufficio provvede alla sostituzione del magistrato
nei casi di grave impedimento, di rilevanti esigenze di servizio e in
quelli previsti dall'articolo 36 comma 1 lettere a) , b) , d) , e).
Negli altri casi il magistrato puo' essere sostituito solo con il suo
consenso.
3. Quando il capo dell'ufficio omette di provvedere alla
sostituzione del magistrato nei casi previsti dall'articolo 36 comma
1 lettere a) , b) , d) , e), il procuratore generale presso la corte
di appello designa per l'udienza un magistrato appartenente al suo
ufficio.
Art. 54.
((Contrasti negativi tra pubblici ministeri))
1. Il pubblico ministero, se durante le indagini preliminari
ritiene che il reato appartenga alla competenza di un giudice diverso
da quello presso cui egli esercita le funzioni, trasmette
immediatamente gli atti all'ufficio del pubblico ministero presso il
giudice competente.
2. Il pubblico ministero che ha ricevuto gli atti, se ritiene che
debba procedere l'ufficio che li ha trasmessi, informa il procuratore
generale presso la corte di appello ovvero, qualora appartenga a un
diverso distretto, il procuratore generale presso la corte di
cassazione. Il procuratore generale, esaminati gli atti, determina
quale ufficio del pubblico ministero deve procedere e ne da'
comunicazione agli uffici interessati.
3. Gli atti di indagine preliminare compiuti prima della
trasmissione o della designazio
2 possono essere utilizzati nei casi e nei modi previsti dalla
legge.
((3-bis. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano in ogni altro
caso di contrasto negativo fra pubblici ministeri.))
Art. 54-bis.
(( (Contrasti positivi tra uffici del pubblico ministero).
1. Quando il pubblico ministero riceve notizia che presso un altro
ufficio sono in corso indagini preliminari a carico della stessa
persona e per il medesimo fatto in relazione al quale egli procede,
informa senza ritardo il pubblico ministero di questo ufficio
richiedendogli la trasmissione degli atti a norma dell'articolo 54
comma 1 .
2. Il pubblico ministero che ha ricevuto la richiesta, ove non
ritenga di aderire, informa il procuratore generale presso la corte
di appello ovvero, qualora appartenga a un diverso distretto, il
procuratore generale presso la Corte di cassazione. Il procuratore
generale, assunte le necessarie informazioni, determina con decreto
motivato, secondo le regole sulla competenza del giudice, quale
ufficio del pubblico ministero deve procedere e ne da' comunicazione
agli uffici interessati. All'ufficio del pubblico ministero designato
sono immediatamente trasmessi gli atti da parte del diverso ufficio.
3. Il contrasto si intende risolto quando, prima della designazione
prevista dal comma 2, uno degli uffici del pubblico ministero
provvede alla trasmissione degli atti a norma dell'articolo 54 comma
1 .
4. Gli atti di indagine preliminare compiuti dai diversi uffici del
pubblico ministero sono comunque utilizzabili nei casi e nei modi
previsti dalla legge.
5. Le disposizioni dei commi 1, 2 e 3 si applicano in ogni altro
caso di contrasto positivo tra pubblici ministeri. ))
Art. 54-ter.
(Contrasti tra pubblici ministeri in materia di criminalita'
organizzata).

1. Quando il contrasto previsto dagli articoli 54 e 54-bis riguarda
taluno dei reati indicati ((nell'articolo 51, commi 3-bis e
3-quater)), se la decisione spetta al procuratore generale presso la
Corte di cassazione, questi provvede sentito il procuratore nazionale
antimafia; se spetta al procuratore generale presso la corte di
appello, questi informa il procuratore nazionale antimafia ((e
antiterrorismo)) dei provvedimenti adottati. (28)

-------------
AGGIORNAMENTO (28)
Il D.L. 20 novembre 1991, n. 367, convertito con modificazioni
dalla L. 20 gennaio 1992, n. 8 ha disposto (con l'art. 16, comma 2)
che "Le disposizioni degli articoli 2, comma 1, lettera b), 3, comma
1, lettera b), 7, 8, 9, 10, comma 1, e 11 hanno effetto a decorrere
dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto
previsto dall'articolo 15, comma 2."
Art. 54-quater.
(Richiesta di trasmissione degli atti a un diverso pubblico
ministero)

1. La persona sottoposta alle indagini che abbia conoscenza del
procedimento ai sensi dell'articolo 335 o dell'articolo 369 e la
persona offesa dal reato che abbia conoscenza del procedimento ai
sensi dell'articolo 369, nonche' i rispettivi difensori, se ritengono
che il reato appartenga alla competenza di un giudice diverso da
quello presso il quale il pubblico ministero che procede esercita le
sue funzioni, possono chiedere la trasmissione degli atti al pubblico
ministero presso il giudice competente enunciando, a pena di
inammissibilita', le ragioni a sostegno della indicazione del diverso
giudice ritenuto competente.
2. La richiesta deve essere depositata nella segreteria del
pubblico ministero che procede con l'indicazione del giudice ritenuto
competente.
3. Il pubblico ministero decide entro dieci giorni dalla
presentazione della richiesta e, ove la accolga, trasmette gli atti
del procedimento all'ufficio del pubblico ministero presso il giudice
competente, dandone comunicazione al richiedente. Se non provvede in
tal senso, il richiedente, entro i successivi dieci giorni, puo'
chiedere al procuratore generale presso la corte d'appello o, qualora
il giudice ritenuto competente appartenga ad un diverso distretto, al
procuratore generale presso la Corte di cassazione, di determinare
quale ufficio del pubblico ministero deve procedere. Il procuratore
generale, assunte le necessarie informazioni, provvede alla
determinazione, entro venti giorni dal deposito della richiesta, con
decreto motivato dandone comunicazione alle parti ed agli uffici
interessati. Quando la richiesta riguarda taluno dei reati indicati
nell'articolo 51, comma 3-bis ((e comma 3-quater)), il procuratore
generale provvede osservando le disposizioni dell'articolo 54-ter.
4. La richiesta non puo' essere riproposta a pena di
inammissibilita' salvo che sia basata su fatti nuovi e diversi.
5. Gli atti di indagine preliminare compiuti prima della
trasmissione degli atti o della comunicazione del decreto di cui al
comma 3 possono essere utilizzati nei casi e nei modi previsti dalla
legge.
Titolo III
POLIZIA GIUDIZIARIA

Art. 55.
Funzioni della polizia giudiziaria
1. La polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa,
prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a
conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli atti
necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant'altro
possa servire per l'applicazione della legge penale.
2. Svolge ogni indagine e attivita' disposta o delegata
dall'autorita' giudiziaria.
3. Le funzioni indicate nei commi 1 e 2 sono svolte dagli ufficiali
e dagli agenti di polizia giudiziaria.
Art. 56.
Servizi e sezioni di polizia giudiziaria
1. Le funzioni di polizia giudiziaria sono svolte alla dipendenza e
sotto la direzione dell'autorita' giudiziaria:
a) dai servizi di polizia giudiziaria previsti dalla legge;
b) dalle sezioni di polizia giudiziaria istituite presso ogni
procura della Repubblica e composte con personale dei servizi di
polizia giudiziaria;
c) dagli ufficiali e dagli agenti di polizia giudiziaria
appartenenti agli altri organi cui la legge fa obbligo di compiere
indagini a seguito di una notizia di reato.
Art. 57.
Ufficiali e agenti di polizia giudiziaria
1. Salve le disposizioni delle leggi speciali, sono ufficiali di
polizia giudiziaria:
a) i dirigenti, i commissari, gli ispettori, i sovrintendenti e
gli altri appartenenti alla polizia di Stato ai quali l'ordinamento
dell'amministrazione della pubblica sicurezza riconosce tale
qualita';
b) gli ufficiali superiori e inferiori e i sottufficiali dei
carabinieri, della guardia di finanza, degli agenti di custodia e del
corpo forestale dello Stato nonche' gli altri appartenenti alle
predette forze di polizia ai quali l'ordinamento delle rispettive
amministrazioni riconosce tale qualita';
c) il sindaco dei comuni ove non abbia sede un ufficio della
polizia di Stato ovvero un comando dell'arma dei carabinieri o della
guardia di finanza.
2. Sono agenti di polizia giudiziaria:
a) il personale della polizia di Stato al quale l'ordinamento
dell'amministrazione della pubblica sicurezza riconosce tale
qualita';
b) i carabinieri, le guardie di finanza, gli agenti di custodia,
le guardie forestali e, nell'ambito territoriale dell'ente di
appartenenza, le guardie delle province e dei comuni quando sono in
servizio.
3. Sono altresi' ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, ((nei
limiti del servizio cui sono destinate)) e secondo le rispettive
attribuzioni, le persone alle quali le leggi e i regolamenti
attribuiscono le funzioni previste dall'articolo 55.
Art. 58.
Disponibilita' della polizia giudiziaria
1. Ogni procura della Repubblica dispone della rispettiva sezione;
la procura generale presso la corte di appello dispone di tutte le
sezioni istituite nel distretto.
2. Le attivita' di polizia giudiziaria per i giudici del distretto
sono svolte dalla sezione istituita presso la corrispondente procura
della Repubblica.
3. L'autorita' giudiziaria si avvale direttamente del personale
delle sezioni a norma dei commi 1 e 2 e puo' altresi' avvalersi di
ogni servizio o altro organo di polizia giudiziaria.
Art. 59.
Subordinazione della polizia giudiziaria
1. Le sezioni di polizia giudiziaria dipendono dai magistrati che
dirigono gli uffici presso i quali sono istituite.
2. L'ufficiale preposto ai servizi di polizia giudiziaria e'
responsabile verso il procuratore della Repubblica presso il
tribunale dove ha sede il servizio dell'attivita' di polizia
giudiziaria svolta da lui stesso e dal personale dipendente.
3. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria sono tenuti a
eseguire i compiti a essi affidati (( inerenti alle funzioni di cui
all'articolo 55, comma 1 )). Gli appartenenti alle sezioni non
possono essere distolti dall'attivita' di polizia giudiziaria se non
per disposizione del magistrato dal quale dipendono a norma del comma
1.
Titolo IV
IMPUTATO

Art. 60.
Assunzione della qualita' di imputato
1. Assume la qualita' di imputato la persona alla quale e'
attribuito il reato nella richiesta di rinvio a giudizio, di giudizio
immediato, di decreto penale di condanna, di applicazione della pena
a norma dell'articolo 447 comma 1, (( nel decreto di citazione
diretta a giudizio )) e nel giudizio direttissimo.
2. La qualita' di imputato si conserva in ogni stato e grado del
processo, sino a che non sia piu' soggetta a impugnazione la sentenza
di non luogo a procedere, sia divenuta irrevocabile la sentenza di
proscioglimento o di condanna o sia divenuto esecutivo il decreto
penale di condanna.
3. La qualita' di imputato si riassume in caso di revoca della
sentenza di non luogo a procedere e qualora sia disposta la revisione
del processo.
Art. 61.
Estensione dei diritti e delle garanzie dell'imputato
1. I diritti e le garanzie dell'imputato si estendono alla persona
sottoposta alle indagini preliminari.
2. Alla stessa persona si estende ogni altra disposizione relativa
all'imputato, salvo che sia diversamente stabilito.
Art. 62.
Divieto di testimonianza sulle dichiarazioni dell'imputato
1. Le dichiarazioni comunque rese nel corso del procedimento
dall'imputato o dalla persona sottoposta alle indagini non possono
formare oggetto di testimonianza.
((2. Il divieto si estende alle dichiarazioni, comunque
inutilizzabili, rese dall'imputato nel corso di programmi terapeutici
diretti a ridurre il rischio che questi commetta delitti sessuali a
danno di minori.))
Art. 63.
Dichiarazioni indizianti
1. Se davanti all'autorita' giudiziaria o alla polizia giudiziaria
una persona non imputata ovvero una persona non sottoposta alle
indagini rende dichiarazioni dalle quali emergono indizi di reita' a
suo carico, l'autorita' procedente ne interrompe l'esame,
avvertendola che a seguito di tali dichiarazioni potranno essere
svolte indagini nei suoi confronti e la invita a nominare un
difensore. Le precedenti dichiarazioni non possono essere utilizzate
contro la persona che le ha rese.
2. Se la persona doveva essere sentita sin dall'inizio in qualita'
di imputato o di persona sottoposta alle indagini, le sue
dichiarazioni non possono essere utilizzate.
Art. 64.
Regole generali per l'interrogatorio
1. La persona sottoposta alle indagini, anche se in stato di
custodia cautelare o se detenuta per altra causa, interviene libera
all'interrogatorio, salve le cautele necessarie per prevenire il
pericolo di fuga o di violenze.
2. Non possono essere utilizzati, neppure con il consenso della
persona interrogata, metodi o tecniche idonei a influire sulla
liberta' di autodeterminazione o ad alterare la capacita' di
ricordare e di valutare i fatti.
((3. Prima che abbia inizio l'interrogatorio, la persona deve essere
avvertita che:
a)le sue dichiarazioni potranno sempre essere utilizzate nei suoi
confronti;
b) salvo quanto disposto dall'articolo 66, comma 1, ha facolta'
di non rispondere ad alcuna domanda, ma comunque il procedimento
seguira' il suo corso;
c) se rendera' dichiarazioni su fatti che concernono la
responsabilita' di altri, assumera', in ordine a tali fatti,
l'ufficio di testimone, salve le incompatibilita' previste
dall'articolo 197 e le garanzie di cui all'articolo 197-bis.
3-bis. L'inosservanza delle disposizioni di cui al comma 3, lettere
a) e b) rende inutilizzabili le dichiarazioni rese dalla persona
interrogata. In mancanza dell'avvertimento di cui al comma 3, lettera
c), le dichiarazioni eventualmente rese dalla persona interrogata su
fatti che concernono la responsabilita' di altri non sono
utilizzabili nei loro confronti e la persona interrogata non potra'
assumere, in ordine a detti fatti, l'ufficio di testimone.))
Art. 65.
Interrogatorio nel merito
1. L'autorita' giudiziaria contesta alla persona sottoposta alle
indagini in forma chiara e precisa il fatto che le e' attribuito, le
rende noti gli elementi di prova esistenti contro di lei e, se non
puo' derivarne pregiudizio per le indagini, gliene comunica le fonti.
2. Invita, quindi, la persona ad esporre quanto ritiene utile per
la sua difesa e le pone direttamente domande.
3. Se la persona rifiuta di rispondere, ne e' fatta menzione nel
verbale. Nel verbale e' fatta anche menzione, quando occorre, dei
connotati fisici e di eventuali segni particolari della persona.
Art. 66.
Verifica dell'identita' personale dell'imputato
1. Nel primo atto cui e' presente l'imputato, l'autorita'
giudiziaria lo invita a dichiarare le proprie generalita' e
quant'altro puo' valere a identificarlo, ammonendolo circa le
conseguenze cui si espone chi si rifiuta di dare le proprie
generalita' o le da' false.
2. L'impossibilita' di attribuire all'imputato le sue esatte
generalita' non pregiudica il compimento di alcun atto da parte
dell'autorita' procedente, quando sia certa l'identita' fisica della
persona.
3. Le erronee generalita' attribuite all'imputato sono rettificate
nelle forme previste dall'articolo 130.
Art. 66-bis.
(( Verifica dei procedimenti a carico dell'imputato ))
(( 1. In ogni stato e grado del procedimento, quando risulta che la
persona sottoposta alle indagini o l'imputato e' stato segnalato,
anche sotto diverso nome, all'autorita' giudiziaria quale autore di
un reato commesso antecedentemente o successivamente a quello per il
quale si procede, sono eseguite le comunicazioni all'autorita'
giudiziaria competente ai fini dell'applicazione della legge penale.
))
Art. 67.
Incertezza sull'eta' dell'imputato
1. In ogni stato e grado del procedimento, quando vi e' ragione di
ritenere che l'imputato sia minorenne, l'autorita' giudiziaria
trasmette gli atti al procuratore della Repubblica presso il
tribunale per i minorenni.
Art. 68.
Errore sull'identita' fisica dell'imputato
1. Se risulta l'errore di persona, in ogni stato e grado del
processo il giudice, sentiti il pubblico ministero e il difensore,
pronuncia sentenza a norma dell'articolo 129.
Art. 69.
Morte dell'imputato
1. Se risulta la morte dell'imputato, in ogni stato e grado del
processo il giudice, sentiti il pubblico ministero e il difensore,
pronuncia sentenza a norma dell'articolo 129.
2. La sentenza non impedisce l'esercizio dell'azione penale per il
medesimo fatto e contro la medesima persona, qualora successivamente
si accerti che la morte dell'imputato e' stata erroneamente
dichiarata.
Art. 70.
Accertamenti sulla capacita' dell'imputato
1. Quando non deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento o
di non luogo a procedere e vi e' ragione di ritenere che, per
infermita' mentale sopravvenuta al fatto, l'imputato non e' in grado
di partecipare coscientemente al processo, il giudice, se occorre,
dispone anche di ufficio, perizia. ((40))
2. Durante il tempo occorrente per l'espletamento della perizia il
giudice assume, a richiesta del difensore, le prove che possono
condurre al proscioglimento dell'imputato, e, quando vi e' pericolo
nel ritardo, ogni altra prova richiesta dalle parti.
3. Se la necessita' di provvedere risulta durante le indagini
preliminari, la perizia e' disposta dal giudice a richiesta di parte
con le forme previste per l'incidente probatorio. Nel frattempo
restano sospesi i termini per le indagini preliminari e il pubblico
ministero compie i soli atti che non richiedono la partecipazione
cosciente della persona sottoposta alle indagini. Quando vi e'
pericolo nel ritardo, possono essere assunte le prove nei casi
previsti dall'articolo 392.
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AGGIORNAMENTO (40)
La Corte costituzionale, con la sentenza 7 - 20 luglio 1992, n.
340, (G.U. 1 s. s. 29/7/1992, n. 32) ha dichiarato l' illegittimita'
costituzionale del primo comma del presente articolo " limitatamente
alle parole " sopravvenuta al fatto" ."
Art. 71.
Sospensione del procedimento per incapacita' dell'imputato
1. Se, a seguito degli accertamenti previsti dall'articolo 70,
risulta che lo stato mentale dell'imputato e' tale da impedirne la
cosciente partecipazione al procedimento, il giudice dispone con
ordinanza che questo sia sospeso, sempre che non debba essere
pronunciata sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere.
2. Con l'ordinanza di sospensione il giudice nomina all'imputato un
curatore speciale, designando di preferenza l'eventuale
rappresentante legale.
3. Contro l'ordinanza possono ricorrere per cassazione il pubblico
ministero, l'imputato e il suo difensore nonche' il curatore speciale
nominato all'imputato.
4. La sospensione non impedisce al giudice di assumere prove, alle
condizioni e nei limiti stabiliti dall'articolo 70 comma 2. A tale
assunzione il giudice procede anche a richiesta del curatore
speciale, che in ogni caso ha facolta' di assistere agli atti
disposti sulla persona dell'imputato, nonche' agli atti cui questi ha
facolta' di assistere.
5. Se la sospensione interviene nel corso delle indagini
preliminari, si applicano le disposizioni previste dall'articolo 70
comma 3.
6. Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione
dell'articolo 75 comma 3.
Art. 72.
Revoca dell'ordinanza di sospensione
1. Allo scadere del sesto mese dalla pronuncia dell'ordinanza di
sospensione del procedimento, o anche prima quando ne ravvisi
l'esigenza, il giudice dispone ulteriori accertamenti peritali sullo
stato di mente dell'imputato. Analogamente provvede a ogni successiva
scadenza di sei mesi, qualora il procedimento non abbia ripreso il
suo corso.
2. La sospensione e' revocata con ordinanza non appena risulti che
lo stato mentale dell'imputato ne consente la cosciente
partecipazione al procedimento ovvero che nei confronti dell'imputato
deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento o di non luogo a
procedere.
Art. 73.
Provvedimenti cautelari
1. In ogni caso in cui lo stato di mente dell'imputato appare tale
da renderne necessaria la cura nell'ambito del servizio psichiatrico,
il giudice informa con il mezzo piu' rapido l'autorita' competente
per l'adozione delle misure previste dalle leggi sul trattamento
sanitario per malattie mentali.
2. Qualora vi sia pericolo nel ritardo, il giudice dispone anche di
ufficio il ricovero provvisorio dell'imputato in idonea struttura del
servizio psichiatrico ospedaliero. L'ordinanza perde in ogni caso
efficacia nel momento in cui viene data esecuzione al provvedimento
dell'autorita' indicata nel comma 1.
3. Quando e' stata o deve essere disposta la custodia cautelare
dell'imputato, il giudice ordina che la misura sia eseguita nelle
forme previste dall'articolo 286.
4. Nel corso delle indagini preliminari, il pubblico ministero
provvede all'informativa prevista dal comma 1 e, se ne ricorrono le
condizioni, chiede al giudice il provvedimento di ricovero
provvisorio previsto dal comma 2.
Titolo V
PARTE CIVILE, RESPONSABILE CIVILE E CIVILMENTE OBBLIGATO PER LA PENA PECUNIARIA

Art. 74.
Legittimazione all'azione civile
1. L'azione civile per le restituzioni e per il risarcimento del
danno di cui all'articolo 185 del codice penale puo' essere
esercitata nel processo penale dal soggetto al quale il reato ha
recato danno ovvero dai suoi successori universali, nei confronti
dell'imputato e del responsabile civile.
Art. 75.
Rapporti tra azione civile e azione penale
1. L'azione civile proposta davanti al giudice civile puo' essere
trasferita nel processo penale fino a quando in sede civile non sia
stata pronunciata sentenza di merito anche non passata in giudicato.
L'esercizio di tale facolta' comporta rinuncia agli atti del
giudizio; il giudice penale provvede anche sulle spese del
procedimento civile.
2. L'azione civile prosegue in sede civile se non e' trasferita nel
processo penale o e' stata iniziata quando non e' piu' ammessa la
costituzione di parte civile.
3. Se l'azione e' proposta in sede civile nei confronti
dell'imputato dopo la costituzione di parte civile nel processo
penale o dopo la sentenza penale di primo grado, il processo civile
e' sospeso fino alla pronuncia della sentenza penale non piu'
soggetta a impugnazione, salve le eccezioni previste dalla legge.
((79))
----------------
AGGIORNAMENTO (79)
La Corte costituzionale, con sentenza 14-22 ottobre 1996, n. 354
(in G.U. 1a s.s. 30/10/1996, n. 44) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale del comma 3 del presente articolo "nella parte in cui
non prevede che la disciplina ivi contenuta non trovi applicazione
nel caso di accertato impedimento fisico permanente che non permetta
all'imputato di comparire all'udienza, ove questi non consenta che il
dibattimento prosegua in sua assenza".
Art. 76.
Costituzione di parte civile
1. L'azione civile nel processo penale e' esercitata, anche a mezzo
di procuratore speciale, mediante la costituzione di parte civile.
2. La costituzione di parte civile produce i suoi effetti in ogni
stato e grado del processo.
Art. 77.
Capacita' processuale della parte civile
1. Le persone che non hanno il libero esercizio dei diritti non
possono costituirsi parte civile se non sono rappresentate,
autorizzate o assistite nelle forme prescritte per l'esercizio delle
azioni civili.
2. Se manca la persona a cui spetta la rappresentanza o
l'assistenza e vi sono ragioni di urgenza ovvero vi e' conflitto di
interessi tra il danneggiato e chi lo rappresenta, il pubblico
ministero puo' chiedere al giudice di nominare un curatore speciale.
La nomina puo' essere chiesta altresi' dalla persona che deve essere
rappresentata o assistita ovvero dai suoi prossimi congiunti e, in
caso di conflitto di interessi, dal rappresentante.
3. Il giudice, assunte le opportune informazioni e sentite se
possibile le persone interessate, provvede con decreto, che e'
comunicato al pubblico ministero affinche' provochi, quando occorre,
i provvedimenti per la costituzione della normale rappresentanza o
assistenza dell'incapace.
4. In caso di assoluta urgenza, l'azione civile nell'interesse del
danneggiato incapace per infermita' di mente o per eta' minore puo'
essere esercitata dal pubblico ministero, finche' subentri a norma
dei commi precedenti colui al quale spetta la rappresentanza o
l'assistenza ovvero il curatore speciale.
Art. 78.
Formalita' della costituzione di parte civile
1. La dichiarazione di costituzione di parte civile e' depositata
nella cancelleria del giudice che procede o presentata in udienza e
deve contenere, a pena di inammissibilita':
a) le generalita' della persona fisica o la denominazione
dell'associazione o dell'ente che si costituisce parte civile e le
generalita' del suo legale rappresentante;
b) le generalita' dell'imputato nei cui confronti viene esercitata
l'azione civile o le altre indicazioni personali che valgono a
identificarlo;
c) il nome e il cognome del difensore e l'indicazione della
procura;
d) l'esposizione delle ragioni che giustificano la domanda;
e) la sottoscrizione del difensore.
2. Se e' presentata fuori udienza, la dichiarazione deve essere
notificata, a cura della parte civile, alle altre parti e produce
effetto per ciascuna di esse dal giorno nel quale e' eseguita la
notificazione.
((3. Se la procura non e' apposta in calce o a margine della
dichiarazione di parte civile, ed e' conferita nelle altre forme
previste dall'articolo 100, commi 1 e 2, essa e' depositata nella
cancelleria o presentata in udienza unitamente alla dichiarazione di
costituzione della parte civile)). ((110))

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AGGIORNAMENTO (110)
La L. 16 dicembre 1999, n. 479, ha disposto (con l'art. 13, comma
4) che " La deposizione di cui al comma 2 si applica anche alle
procure conferite prima della data di entrata in vigore della
presente legge."
Art. 79.
Termine per la costituzione di parte civile
1. La costituzione di parte civile puo' avvenire per l'udienza
preliminare e, successivamente, fino a che non siano compiuti gli
adempimenti previsti dall'articolo 484.
2. Il termine previsto dal comma 1 e' stabilito a pena di
decadenza.
3. Se la costituzione avviene dopo la scadenza del termine previsto
dall'articolo 468 comma 1, la parte civile non puo' avvalersi della
facolta' di presentare le liste dei testimoni, periti o consulenti
tecnici.
Art. 80.
Richiesta di esclusione della parte civile
1. Il pubblico ministero, l'imputato e il responsabile civile
possono proporre richiesta motivata di esclusione della parte civile.
2. Nel caso di costituzione di parte civile per l'udienza
preliminare, la richiesta e' proposta, a pena di decadenza, non oltre
il momento degli accertamenti relativi alla costituzione delle parti
nella udienza preliminare o nel dibattimento.
3. Se la costituzione avviene nel corso degli atti preliminari al
dibattimento o introduttivi dello stesso, la richiesta e' proposta
oralmente a norma dell'articolo 491 comma 1.
4. Sulla richiesta il giudice decide senza ritardo con ordinanza.
5. L'esclusione della parte civile ordinata nell'udienza
preliminare non impedisce una successiva costituzione fino a che non
siano compiuti gli adempimenti previsti dall'articolo 484.
Art. 81.
Esclusione di ufficio della parte civile
1. Fino a che non sia dichiarato aperto il dibattimento di primo
grado, il giudice, qualora accerti che non esistono i requisiti per
la costituzione di parte civile, ne dispone l'esclusione di ufficio,
con ordinanza.
2. Il giudice provvede a norma del comma 1 anche quando la
richiesta di esclusione e' stata rigettata nella udienza preliminare.
Art. 82.
Revoca della costituzione di parte civile
1. La costituzione di parte civile puo' essere revocata in ogni
stato e grado del procedimento con dichiarazione fatta personalmente
dalla parte o da un suo procuratore speciale in udienza ovvero con
atto scritto depositato nella cancelleria del giudice e notificato
alle altre parti.
2. La costituzione si intende revocata se la parte civile non
presenta le conclusioni a norma dell'articolo 523 ovvero se promuove
l'azione davanti al giudice civile.
3. Avvenuta la revoca della costituzione a norma dei commi 1 e 2,
il giudice penale non puo' conoscere delle spese e dei danni che
l'intervento della parte civile ha cagionato all'imputato e al
responsabile civile. L'azione relativa puo' essere proposta davanti
al giudice civile.
4. La revoca non preclude il successivo esercizio dell'azione in
sede civile.
Art. 83.
Citazione del responsabile civile
1. Il responsabile civile per il fatto dell'imputato puo' essere
citato nel processo penale a richiesta della parte civile e, nel caso
previsto dall'articolo 77 comma 4, a richiesta del pubblico
ministero. L'imputato puo' essere citato come responsabile civile per
il fatto dei coimputati per il caso in cui venga prosciolto o sia
pronunciata nei suoi confronti sentenza di non luogo a procedere.
2. La richiesta deve essere proposta al piu' tardi per il
dibattimento.
3. La citazione e' ordinata con decreto dal giudice che procede. Il
decreto contiene:
a) le generalita' o la denominazione della parte civile, con
l'indicazione del difensore e le generalita' del responsabile civile,
se e' una persona fisica, ovvero la denominazione dell'associazione o
dell'ente chiamato a rispondere e le generalita' del suo legale
rappresentante;
b) l'indicazione delle domande che si fanno valere contro il
responsabile civile;
c) l'invito a costituirsi nei modi previsti dall'articolo 84;
d) la data e le sottoscrizioni del giudice e dell'ausiliario che
lo assiste.
4. Copia del decreto e' notificata, a cura della parte civile, al
responsabile civile, al pubblico ministero e all'imputato. Nel caso
previsto dall'articolo 77 comma 4, la copia del decreto e' notificata
al responsabile civile e all'imputato a cura del pubblico ministero.
L'originale dell'atto con la relazione di notificazione e' depositato
nella cancelleria del giudice che procede.
5. La citazione del responsabile civile e' nulla se per omissione o
per erronea indicazione di qualche elemento essenziale il
responsabile civile non e' stato posto in condizione di esercitare i
suoi diritti nell'udienza preliminare o nel giudizio. La nullita'
della notificazione rende nulla la citazione. (42)
6. La citazione del responsabile civile perde efficacia se la
costituzione di parte civile e' revocata o se e' ordinata
l'esclusione della parte civile.((91))
-------------------
AGGIORNAMENTO (47)
La Corte costituzionale con sentenza 4-17 novembre 1992, n. 453
(G.U. 1 s.s. 25/11/1992, n. 49) ha dichiarato l' illegittimita
costituzionale del comma 5 del presente articolo " nella parte in cui
non prevede per la citazione del responsabile civile nel procedimento
davanti al pretore il medesimo termine assegnato all'imputato
dall'art. 555, terzo comma, dello stesso codice".
-------------------
AGGIORNAMENTO (91)
La Corte costituzionale con sentenza 9-16 aprile 1998, n. 112 (G.U.
1a ss 22/4/1998, n. 16) ha dichiarato l'illegittimita' del presente
articolo " nella parte in cui non prevede che, nel caso di
responsabilita' civile derivante dall'assicurazione obbligatoria
prevista dalla legge 24 dicembre 1969, n. 990, l'assicuratore possa
essere citato nel processo penale a richiesta dell'imputato".
Art. 84.
Costituzione del responsabile civile
1. Chi e' citato come responsabile civile puo' costituirsi in ogni
stato e grado del processo, anche a mezzo di procuratore speciale,
con dichiarazione depositata nella cancelleria del giudice che
procede o presentata in udienza.
2. La dichiarazione deve contenere a pena di inammissibilita':
a) le generalita' della persona fisica o la denominazione
dell'associazione o dell'ente che si costituisce e le generalita' del
suo legale rappresentante;
b) il nome e il cognome del difensore e l'indicazione della
procura;
c) la sottoscrizione del difensore.
3. La procura conferita nelle forme previste dall'articolo 100
comma 1 e' depositata nella cancelleria o presentata in udienza
unitamente alla dichiarazione di costituzione del responsabile
civile.
4. La costituzione produce i suoi effetti in ogni stato e grado del
processo.
Art. 85.
Intervento volontario del responsabile civile
1. Quando vi e' costituzione di parte civile o quando il pubblico
ministero esercita l'azione civile a norma dell'articolo 77 comma 4,
il responsabile civile puo' intervenire volontariamente nel processo,
anche a mezzo di procuratore speciale, per l'udienza preliminare e,
successivamente, fino a che non siano compiuti gli adempimenti
previsti dall'articolo 484, presentando una dichiarazione scritta a
norma dell'articolo 84 commi 1 e 2.
2. Il termine previsto dal comma 1 e' stabilito a pena di
decadenza. Se l'intervento avviene dopo la scadenza del termine
previsto dall'articolo 468 comma 1, il responsabile civile non puo'
avvalersi della facolta' di presentare le liste dei testimoni, periti
o consulenti tecnici.
3. Se e' presentata fuori udienza, la dichiarazione e' notificata,
a cura del responsabile civile, alle altre parti e produce effetto
per ciascuna di esse dal giorno nel quale e' eseguita la
notificazione.
4. L'intervento del responsabile civile perde efficacia se la
costituzione di parte civile e' revocata o se e' ordinata
l'esclusione della parte civile.
Art. 86.
Richiesta di esclusione del responsabile civile
1. La richiesta di esclusione del responsabile civile puo' essere
proposta dall'imputato nonche' dalla parte civile e dal pubblico
ministero che non ne abbiano richiesto la citazione.
2. La richiesta puo' essere proposta altresi' dal responsabile
civile che non sia intervenuto volontariamente anche qualora gli
elementi di prova raccolti prima della citazione possano recare
pregiudizio alla sua difesa in relazione a quanto previsto dagli
articoli 651 e 654.
3. La richiesta deve essere motivata ed e' proposta, a pena di
decadenza, non oltre il momento degli accertamenti relativi alla
costituzione delle parti nella udienza preliminare o nel
dibattimento. Il giudice decide senza ritardo con ordinanza.
Art. 87.
Esclusione di ufficio del responsabile civile
1. Fino a che non sia dichiarato aperto il dibattimento di primo
grado, il giudice, qualora accerti che non esistono i requisiti per
la citazione o per l'intervento del responsabile civile, ne dispone
l'esclusione di ufficio, con ordinanza.
2. Il giudice provvede a norma del comma 1 anche quando la
richiesta di esclusione e' stata rigettata nella udienza preliminare.
3. L'esclusione e' disposta senza ritardo, anche di ufficio, quando
il giudice accoglie la richiesta di giudizio abbreviato.
Art. 88.
Effetti dell'ammissione o dell'esclusione della parte civile o del
responsabile civile
1. L'ammissione della parte civile o del responsabile civile non
pregiudica la successiva decisione sul diritto alle restituzioni e al
risarcimento del danno.
2. L'esclusione della parte civile o del responsabile civile non
pregiudica l'esercizio in sede civile dell'azione per le restituzioni
e il risarcimento del danno. Tuttavia se il responsabile civile e'
stato escluso su richiesta della parte civile, questa non puo'
esercitare l'azione davanti al giudice civile per il medesimo fatto.
3. Nel caso di esclusione della parte civile non si applica la
disposizione dell'articolo 75 comma 3.
Art. 89.
Citazione del civilmente obbligato per la pena pecuniaria
1. La persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e' citata
per l'udienza preliminare o per il giudizio a richiesta del pubblico
ministero o dell'imputato.
2. Si osservano in quanto applicabili le disposizioni relative alla
citazione e alla costituzione del responsabile civile. Non si applica
la disposizione dell'articolo 87 comma 3.
Titolo VI
PERSONA OFFESA DAL REATO

Art. 90.
Diritti e facolta' della persona offesa dal reato
1. La persona offesa dal reato, oltre ad esercitare i diritti e le
facolta' ad essa espressamente riconosciuti dalla legge, in ogni
stato e grado del procedimento puo' presentare memorie e, con
esclusione del giudizio di cassazione, indicare elementi di prova.
2. La persona offesa minore, interdetta per infermita' di mente o
inabilitata esercita le facolta' e i diritti a essa attribuiti a
mezzo dei soggetti indicati negli articoli 120 e 121 del codice
penale.
((2-bis. Quando vi e' incertezza sulla minore eta' della persona
offesa dal reato, il giudice dispone, anche di ufficio, perizia. Se,
anche dopo la perizia, permangono dubbi, la minore eta' e' presunta,
ma soltanto ai fini dell'applicazione delle disposizioni
processuali)).
3. Qualora la persona offesa sia deceduta in conseguenza del reato,
le facolta' e i diritti previsti dalla legge sono esercitati dai
prossimi congiunti di essa ((o da persona alla medesima legata da
relazione affettiva e con essa stabilmente convivente)).
Art. 90-bis.
(( (Informazioni alla persona offesa). ))
(( 1. Alla persona offesa, sin dal primo contatto con l'autorita'
procedente, vengono fornite, in una lingua a lei comprensibile,
informazioni in merito:
a) alle modalita' di presentazione degli atti di denuncia o
querela, al ruolo che assume nel corso delle indagini e del processo,
al diritto ad avere conoscenza della data, del luogo del processo e
della imputazione e, ove costituita parte civile, al diritto a
ricevere notifica della sentenza, anche per estratto;
b) alla facolta' di ricevere comunicazione dello stato del
procedimento e delle iscrizioni di cui all'articolo 335, commi 1 e 2;
c) alla facolta' di essere avvisata della richiesta di
archiviazione;
d) alla facolta' di avvalersi della consulenza legale e del
patrocinio a spese dello Stato;
e) alle modalita' di esercizio del diritto all'interpretazione e
alla traduzione di atti del procedimento;
f) alle eventuali misure di protezione che possono essere
disposte in suo favore;
g) ai diritti riconosciuti dalla legge nel caso in cui risieda in
uno Stato membro dell'Unione europea diverso da quello in cui e'
stato commesso il reato;
h) alle modalita' di contestazione di eventuali violazioni dei
propri diritti;
i) alle autorita' cui rivolgersi per ottenere informazioni sul
procedimento;
l) alle modalita' di rimborso delle spese sostenute in relazione
alla partecipazione al procedimento penale;
m) alla possibilita' di chiedere il risarcimento dei danni
derivanti da reato;
n) alla possibilita' che il procedimento sia definito con
remissione di querela di cui all'articolo 152 del codice penale, ove
possibile, o attraverso la mediazione;
o) alle facolta' ad essa spettanti nei procedimenti in cui
l'imputato formula richiesta di sospensione del procedimento con
messa alla prova o in quelli in cui e' applicabile la causa di
esclusione della punibilita' per particolare tenuita' del fatto;
p) alle strutture sanitarie presenti sul territorio, alle case
famiglia, ai centri antiviolenza e alle case rifugio)).
Art. 90-ter.
(( (Comunicazioni dell'evasione e della scarcerazione). ))
((1. Fermo quanto previsto dall'articolo 299, nei procedimenti per
delitti commessi con violenza alla persona sono immediatamente
comunicati alla persona offesa che ne faccia richiesta, con l'ausilio
della polizia giudiziaria, i provvedimenti di scarcerazione e di
cessazione della misura di sicurezza detentiva, ed e' altresi' data
tempestiva notizia, con le stesse modalita', dell'evasione
dell'imputato in stato di custodia cautelare o del condannato,
nonche' della volontaria sottrazione dell'internato all'esecuzione
della misura di sicurezza detentiva, salvo che risulti, anche nella
ipotesi di cui all'articolo 299, il pericolo concreto di un danno per
l'autore del reato)).
Art. 90-quater.
(( (Condizione di particolare vulnerabilita'). ))
((1. Agli effetti delle disposizioni del presente codice, la
condizione di particolare vulnerabilita' della persona offesa e'
desunta, oltre che dall'eta' e dallo stato di infermita' o di
deficienza psichica, dal tipo di reato, dalle modalita' e circostanze
del fatto per cui si procede. Per la valutazione della condizione si
tiene conto se il fatto risulta commesso con violenza alla persona o
con odio razziale, se e' riconducibile ad ambiti di criminalita'
organizzata o di terrorismo, anche internazionale, o di tratta degli
esseri umani, se si caratterizza per finalita' di discriminazione, e
se la persona offesa e' affettivamente, psicologicamente o
economicamente dipendente dall'autore del reato)).
Art. 91.
Diritti e facolta' degli enti e delle associazioni rappresentativi di
interessi lesi dal reato
1. Gli enti e le associazioni senza scopo di lucro ai quali,
anteriormente alla commissione del fatto per cui si procede, sono
state riconosciute, in forza di legge, finalita' di tutela degli
interessi lesi dal reato, possono esercitare, in ogni stato e grado
del procedimento, i diritti e le facolta' attribuiti alla persona
offesa dal reato.
Art. 92.
Consenso della persona offesa
1. L'esercizio dei diritti e delle facolta' spettanti agli enti e
alle associazioni rappresentativi di interessi lesi dal reato e'
subordinato al consenso della persona offesa.
2. Il consenso deve risultare da atto pubblico o da scrittura
privata autenticata e puo' essere prestato a non piu' di uno degli
enti o delle associazioni. E' inefficace il consenso prestato a piu'
enti o associazioni.
3. Il consenso puo' essere revocato in qualsiasi momento con le
forme previste dal comma 2.
4. La persona offesa che ha revocato il consenso non puo' prestarlo
successivamente ne' allo stesso ne' ad altro ente o associazione.
Art. 93.
Intervento degli enti o delle associazioni
1. Per l'esercizio dei diritti e delle facolta' previsti
dall'articolo 91 l'ente o l'associazione presenta all'autorita'
procedente un atto di intervento che contiene a pena di
inammissibilita':
a) le indicazioni relative alla denominazione dell'ente o
dell'associazione, alla sede, alle disposizioni che riconoscono le
finalita' di tutela degli interessi lesi, alle generalita' del legale
rappresentante;
b) l'indicazione del procedimento;
c) il nome e il cognome del difensore e l'indicazione della
procura;
d) l'esposizione sommaria delle ragioni che giustificano
l'intervento;
e) la sottoscrizione del difensore.
2. Unitamente all'atto di intervento sono presentate la
dichiarazione di consenso della persona offesa e la procura al
difensore se questa e' stata conferita nelle forme previste
dall'articolo 100 comma 1.
3. Se e' presentato fuori udienza, l'atto di intervento deve essere
notificato alle parti e produce effetto dal giorno dell'ultima
notificazione.
4. L'intervento produce i suoi effetti in ogni stato e grado del
procedimento.
Art. 94.
Termine per l'intervento
1. Gli enti e le associazioni rappresentativi di interessi lesi dal
reato possono intervenire nel procedimento fino a che non siano
compiuti gli adempimenti previsti dall'articolo 484.
Art. 95.
Provvedimenti del giudice
1. Entro tre giorni dalla notificazione eseguita a norma
dell'articolo 93 comma 3, le parti possono opporsi con dichiarazione
scritta all'intervento dell'ente o dell'associazione. L'opposizione
e' notificata al legale rappresentante dell'ente o dell'associazione,
il quale puo' presentare le sue deduzioni nei cinque giorni
successivi.
2. Se l'intervento e' avvenuto prima dell'esercizio dell'azione
penale, sull'opposizione provvede il giudice per le indagini
preliminari; se e' avvenuto nell'udienza preliminare, l'opposizione
e' proposta prima dell'apertura della discussione; se e' avvenuto in
dibattimento, l'opposizione e' proposta a norma dell'articolo 491
comma 1.
3. I termini previsti dai commi 1 e 2 sono stabiliti a pena di
decadenza. Il giudice provvede senza ritardo con ordinanza.
4. In ogni stato e grado del processo il giudice, qualora accerti
che non esistono i requisiti per l'esercizio dei diritti e delle
facolta' previsti dall'articolo 91, dispone anche di ufficio, con
ordinanza, l'esclusione dell'ente o dell'associazione.
Titolo VII
DIFENSORE

Art. 96.
Difensore di fiducia
1. L'imputato ha diritto di nominare non piu' di due difensori di
fiducia.
2. La nomina e' fatta con dichiarazione resa all'autorita'
procedente ovvero consegnata alla stessa dal difensore o trasmessa
con raccomandata.
3. La nomina del difensore di fiducia della persona fermata,
arrestata o in custodia cautelare, finche' la stessa non vi ha
provveduto, puo' essere fatta da un prossimo congiunto, con le forme
previste dal comma 2.
Art. 97.
Difensore di ufficio
1. L'imputato che non ha nominato un difensore di fiducia o ne e'
rimasto privo e' assistito da un difensore di ufficio.
((2. Il difensore d'ufficio nominato ai sensi del comma 1 e'
individuato nell'ambito degli iscritti all'elenco nazionale di cui
all'articolo 29 delle disposizioni di attuazione. I Consigli
dell'ordine circondariali di ciascun distretto di Corte d'appello
predispongono, mediante un apposito ufficio centralizzato, l'elenco
dei professionisti iscritti all'albo e facenti parte dell'elenco
nazionale ai fini della nomina su richiesta dell'autorita'
giudiziaria e della polizia giudiziaria. Il Consiglio nazionale
forense fissa, con cadenza annuale, i criteri generali per la nomina
dei difensori d'ufficio sulla base della prossimita' alla sede del
procedimento e della reperibilita'.))
3. Il giudice, il pubblico ministero e la polizia giudiziaria, se
devono compiere un atto per il quale e' prevista l'assistenza del
difensore e la persona sottoposta alle indagini o l'imputato ne sono
privi, danno avviso dell'atto al difensore il cui nominativo e'
comunicato dall'ufficio di cui al comma 2.
4. Quando e' richiesta la presenza del difensore e quello di
fiducia o di ufficio nominato a norma dei commi 2 e 3 non e' stato
reperito, non e' comparso o ha abbandonato la difesa, il giudice
designa come sostituto un altro difensore immediatamente reperibile
per il quale si applicano le disposizioni di cui all'articolo 102. Il
pubblico ministero e la polizia giudiziaria, nelle medesime
circostanze, richiedono un altro nominativo all'ufficio di cui al
comma 2, salva, nei casi di urgenza, la designazione di un altro
difensore immediatamente reperibile, previa adozione di un
provvedimento motivato che indichi le ragioni dell'urgenza. Nel corso
del giudizio puo' essere nominato sostituto solo un difensore
iscritto nell'elenco di cui al comma 2.
5. Il difensore di ufficio ha l'obbligo di prestare il patrocinio e
puo' essere sostituito solo per giustificato motivo.
6. Il difensore di ufficio cessa dalle sue funzioni se viene
nominato un difensore di fiducia.
Art. 98.
Patrocinio dei non abbienti
1. L'imputato, la persona offesa dal reato, il danneggiato che
intende costituirsi parte civile e il responsabile civile possono
chiedere di essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato, secondo
le norme della legge sul patrocinio dei non abbienti.
Art. 99.
Estensione al difensore dei diritti dell'imputato
1. Al difensore competono le facolta' e i diritti che la legge
riconosce all'imputato, a meno che essi siano riservati personalmente
a quest'ultimo.
2. L'imputato puo' togliere effetto, con espressa dichiarazione
contraria, all'atto compiuto dal difensore prima che, in relazione
all'atto stesso, sia intervenuto un provvedimento del giudice.
Art. 100.
Difensore delle altre parti private
1. La parte civile, il responsabile civile e la persona civilmente
obbligata per la pena pecuniaria stanno in giudizio col ministero di
un difensore, munito di procura speciale conferita con atto pubblico
o scrittura privata autenticata (( dal difensore o da altra persona
abilitata)).
2. La procura speciale puo' essere anche apposta in calce o a
margine della dichiarazione di costituzione di parte civile, del
decreto di citazione o della dichiarazione di costituzione o di
intervento del responsabile civile e della persona civilmente
obbligata per la pena pecuniaria. In tali casi l'autografia della
sottoscrizione della parte e' certificata dal difensore.
3. La procura speciale si presume conferita soltanto per un
determinato grado del processo, quando nell'atto non e' espressa
volonta' diversa.
4. Il difensore puo' compiere e ricevere, nell'interesse della
parte rappresentata, tutti gli atti del procedimento che dalla legge
non sono a essa espressamente riservati. In ogni caso non puo'
compiere atti che importino disposizione del diritto in contesa se
non ne ha ricevuto espressamente il potere.
5. Il domicilio delle parti private indicate nel comma 1 per ogni
effetto processuale si intende eletto presso il difensore.
Art. 101.
Difensore della persona offesa
1. La persona offesa dal reato, per l'esercizio dei diritti e delle
facolta' ad essa attribuiti, puo' nominare un difensore nelle forme
previste dall'articolo 96 comma 2.((Al momento dell'acquisizione
della notizia di reato il pubblico ministero e la polizia giudiziaria
informano la persona offesa dal reato di tale facolta'. La persona
offesa e' altresi' informata della possibilita' dell'accesso al
patrocinio a spese dello Stato ai sensi dell'articolo 76 del testo
unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di
spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica
30 maggio 2002, n. 115, e successive modificazioni)).
2. Per la nomina dei difensori degli enti e delle associazioni che
intervengono a norma dell'articolo 93 si applicano le disposizioni
dell'articolo 100.
Art. 102.
Sostituto del difensore
(( 1. Il difensore di fiducia e il difensore d'ufficio possono
nominare un sostituto )).
2. Il sostituto esercita i diritti e assume i doveri del difensore.
Art. 103.
Garanzie di liberta' del difensore
1. Le ispezioni e le perquisizioni negli uffici dei difensori sono
consentite solo:
a) quando essi o altre persone che svolgono stabilmente attivita'
nello stesso ufficio sono imputati, limitatamente ai fini
dell'accertamento del reato loro attribuito;
b) per rilevare tracce o altri effetti materiali del reato o per
ricercare cose o persone specificamente predeterminate.
2. ((Presso i difensori e gli investigatori privati autorizzati e
incaricati in relazione al procedimento, nonche' presso i consulenti
tecnici non si puo' procedere a sequestro)) di carte o documenti
relativi all'oggetto della difesa, salvo che costituiscano corpo del
reato.
3. Nell'accingersi a eseguire una ispezione, una perquisizione o un
sequestro nell'ufficio di un difensore, l'autorita' giudiziaria a
pena di nullita' avvisa il consiglio dell'ordine forense del luogo
perche' il presidente o un consigliere da questo delegato possa
assistere alle operazioni. Allo stesso, se interviene e ne fa
richiesta, e' consegnata copia del provvedimento.
4. Alle ispezioni, alle perquisizioni e ai sequestri negli uffici
dei difensori procede personalmente il giudice ovvero, nel corso
delle indagini preliminari, il pubblico ministero in forza di
motivato decreto di autorizzazione del giudice.
5. Non e' consentita l'intercettazione relativa a conversazioni o
comunicazioni dei difensori, ((degli investigatori privati
autorizzati e incaricati in relazione al procedimento, dei))
consulenti tecnici e loro ausiliari, ne' a quelle tra i medesimi e le
persone da loro assistite.
6. Sono vietati il sequestro e ogni forma di controllo della
corrispondenza tra l'imputato e il proprio difensore in quanto
riconoscibile dalle prescritte indicazioni, salvo che l'autorita'
giudiziaria abbia fondato motivo di ritenere che si tratti di corpo
del reato.
7. Salvo quanto previsto dal comma 3 e dall'articolo 271, i
risultati delle ispezioni, perquisizioni, sequestri, intercettazioni
di conversazioni o comunicazioni, eseguiti in violazione delle
disposizioni precedenti, non possono essere utilizzati.
Art. 104.
Colloqui del difensore con l'imputato in custodia cautelare

1. L'imputato in stato di custodia cautelare ha diritto di
conferire con il difensore fin dall'inizio dell'esecuzione della
misura.
2. La persona arrestata in flagranza o fermata a norma
dell'articolo 384 ha diritto di conferire con il difensore subito
dopo l'arresto o il fermo.
3. Nel corso delle indagini preliminari, quando sussistono
specifiche ed eccezionali ragioni di cautela, il giudice su richiesta
del pubblico ministero puo', con decreto motivato, dilazionare, per
un tempo non superiore a cinque giorni, l'esercizio del diritto di
conferire con il difensore.
4. Nell'ipotesi di arresto o di fermo, il potere previsto dal comma
3 e' esercitato dal pubblico ministero fino al momento in cui
l'arrestato o il fermato e' posto a disposizione del giudice.
((4-bis. L'imputato in stato di custodia cautelare, l'arrestato e
il fermato, che non conoscono la lingua italiana, hanno diritto
all'assistenza gratuita di un interprete per conferire con il
difensore a norma dei commi precedenti. Per la nomina dell'interprete
si applicano le disposizioni del titolo IV del libro II.))
Art. 105.
Abbandono e rifiuto della difesa
1. Il consiglio dell'ordine forense ha competenza esclusiva per le
sanzioni disciplinari relative all'abbandono della difesa o al
rifiuto della difesa di ufficio.
2. Il procedimento disciplinare e' autonomo rispetto al
procedimento penale in cui e' avvenuto l'abbandono o il rifiuto.
3. Nei casi di abbandono o di rifiuto motivati da violazione dei
diritti della difesa, quando il consiglio dell'ordine li ritiene
comunque giustificati, la sanzione non e' applicata, anche se la
violazione dei diritti della difesa e' esclusa dal giudice.
(( 4. L'autorita' giudiziaria riferisce al consiglio dell'ordine i
casi di abbandono della difesa, di rifiuto della difesa di ufficio o,
nell'ambito del procedimento, i casi di violazione da parte del
difensore dei doveri di lealta' e probita' nonche' del divieto di cui
all'articolo 106, comma 4-bis )).
5. L'abbandono della difesa delle parti private diverse
dall'imputato, della persona offesa, degli enti e delle associazioni
previsti dall'articolo 91 non impedisce in alcun caso l'immediata
continuazione del procedimento e non interrompe l'udienza.
Art. 106.
Incompatibilita' della difesa di piu' imputati nello stesso
procedimento
1. (( salva la disposizione del comma 4-bis )) la difesa di piu'
imputati puo' essere assunta da un difensore comune, purche' le
diverse posizioni non siano tra loro incompatibili.
2. L'autorita' giudiziaria, se rileva una situazione di
incompatibilita', la indica e ne espone i motivi, fissando un termine
per rimuoverla.
3. Qualora l'incompatibilita' non sia rimossa, il giudice la
dichiara con ordinanza provvedendo alle necessarie sostituzioni a
norma dell'articolo 97.
(( 4. Se l'incompatibilita' e' rilevata nel corso delle indagini
preliminari, il giudice su richiesta del pubblico ministero o di
taluna delle parti private e sentite le parti interessate, provvede a
norma del comma 3.
4-bis. Non puo' essere assunta da uno stesso difensore la difesa di
piu' imputati che abbiano reso dichiarazioni concernenti la
responsabilita' di altro imputato nel medesimo procedimento o in
procedimento connesso ai sensi dell'articolo 12 o collegato ai sensi
dell'articolo 371, comma 2, lettera b). Si applicano, in quanto
compatibili, le disposizioni dei commi 2, 3 e 4. ))
Art. 107.
Non accettazione, rinuncia o revoca del difensore
1. Il difensore che non accetta l'incarico conferitogli o vi
rinuncia ne da' subito comunicazione all'autorita' procedente e a chi
lo ha nominato.
2. La non accettazione ha effetto dal momento in cui e' comunicata
all'autorita' procedente.
3. La rinuncia non ha effetto finche' la parte non risulti
assistita da un nuovo difensore di fiducia o da un difensore di
ufficio e non sia decorso il termine eventualmente concesso a norma
dell'articolo 108.
4. La disposizione del comma 3 si applica anche nel caso di revoca.
Art. 108.
(( (Termine per la difesa) ))
(( 1. Nei casi di rinuncia, di revoca, di incompatibilita', e nel
caso di abbandono, il nuovo difensore dell'imputato o quello
designato d'ufficio che ne fa richiesta ha diritto a un termine
congruo, non inferiore a sette giorni, per prendere cognizione degli
atti e per informarsi sui fatti oggetto del procedimento.
2. Il termine di cui al comma 1 puo' essere inferiore se vi e'
consenso dell'imputato o del difensore o se vi sono specifiche
esigenze processuali che possono determinare la scarcerazione
dell'imputato o la prescrizione del reato. In tale caso il termine
non puo' comunque essere inferiore a ventiquattro ore. Il giudice
provvede con ordinanza )).
Libro II
ATTI
Titolo I
DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 109.
Lingua degli atti
1. Gli atti del procedimento penale sono compiuti in lingua
italiana.
2. Davanti all'autorita' giudiziaria avente competenza di primo
grado o di appello su un territorio dove e' insediata una minoranza
linguistica riconosciuta, il cittadino italiano che appartiene a
questa minoranza e', a sua richiesta, interrogato o esaminato nella
madrelingua e il relativo verbale e' redatto anche in tale lingua.
Nella stessa lingua sono tradotti gli atti del procedimento a lui
indirizzati successivamente alla sua richiesta. Restano salvi gli
altri diritti stabiliti da leggi speciali e da convenzioni
internazionali.
3. Le disposizioni di questo articolo si osservano a pena di
nullita'.
Art. 110.
Sottoscrizione degli atti
1. Quando e' richiesta la sottoscrizione di un atto, se la legge
non dispone altrimenti, e' sufficiente la scrittura di propria mano,
in fine dell'atto, del nome e cognome di chi deve firmare.
2. Non e' valida la sottoscrizione apposta con mezzi meccanici o
con segni diversi dalla scrittura.
3. Se chi deve firmare non e' in grado di scrivere, il pubblico
ufficiale, al quale e' presentato l'atto scritto o che riceve l'atto
orale, accertata l'identita' della persona, ne fa annotazione in fine
dell'atto medesimo.
Art. 111.
Data degli atti
1. Quando la legge richiede la data di un atto, sono indicati il
giorno, il mese, l'anno e il luogo in cui l'atto e' compiuto.
L'indicazione dell'ora e' necessaria solo se espressamente descritta.
2. Se l'indicazione della data di un atto e' prescritta a pena di
nullita', questa sussiste soltanto nel caso in cui la data non possa
stabilirsi con certezza in base ad elementi contenuti nell'atto
medesimo o in atti a questo connessi.
Art. 112.
Surrogazione di copie agli originali mancanti
1. Salvo che la legge disponga altrimenti, quando l'originale di
una sentenza o di un altro atto del procedimento, del quale occorre
fare uso, e' per qualsiasi causa distrutto, smarrito o sottratto e
non e' possibile recuperarlo, la copia autentica ha valore di
originale ed e' posta nel luogo in cui l'originale dovrebbe trovarsi.
2. A tal fine, il presidente della corte o del tribunale, anche di
ufficio, ordina con decreto a chi detiene la copia di consegnarla
alla cancelleria, salvo il diritto del detentore di avere
gratuitamente un'altra copia autentica. (90) ((90a))
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 113.
Ricostituzione di atti
1. Se non e' possibile provvedere a norma dell'articolo 112, il
giudice, anche di ufficio, accerta il contenuto dell'atto mancante e
stabilisce con ordinanza se e in quale tenore esso deve essere
ricostituito.
2. Se esiste la minuta dell'atto mancante, questo e' ricostituito
secondo il tenore della medesima, quando alcuno dei giudici che
l'hanno sottoscritto riconosce che questo era conforme alla minuta.
3. Quando non si puo' provvedere a norma dei commi 1 e 2, il
giudice dispone con ordinanza la rinnovazione dell'atto mancante, se
necessaria e possibile, prescrivendone il modo ed eventualmente
indicando anche gli altri atti che devono essere rinnovati.
Art. 114.
Divieto di pubblicazione di atti e di immagini
1. E' vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, con
il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, degli atti
coperti dal segreto o anche solo del loro contenuto.
2. E' vietata la pubblicazione, anche parziale, degli atti non piu'
coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini
preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare.
3. Se si procede al dibattimento, non e' consentita la
pubblicazione, anche parziale, degli atti del fascicolo per il
dibattimento, se non dopo la pronuncia della sentenza di primo grado,
e di quelli del fascicolo del pubblico ministero, se non dopo la
pronuncia della sentenza in grado di appello. E' sempre consentita la
pubblicazione degli atti utilizzati per le contestazioni. (61)
4. E' vietata la pubblicazione, anche parziale, degli atti del
dibattimento celebrato a porte chiuse nei casi previsti dall'articolo
472 commi 1 e 2. In tali casi il giudice, sentite le parti, puo'
disporre il divieto di pubblicazione anche degli atti o di parte
degli atti utilizzati per le contestazioni. Il divieto di
pubblicazione cessa comunque quando sono trascorsi i termini
stabiliti dalla legge sugli archivi di Stato ovvero e' trascorso il
termine di dieci anni dalla sentenza irrevocabile e la pubblicazione
e' autorizzata dal ministro di grazia e giustizia.
5. Se non si procede al dibattimento, il giudice, sentite le parti,
puo' disporre il divieto di pubblicazione di atti o di parte di atti
quando la pubblicazione di essi puo' offendere il buon costume o
comportare la diffusione di notizie sulle quali la legge prescrive di
mantenere il segreto nell'interesse dello Stato ovvero causare
pregiudizio alla riservatezza dei testimoni o delle parti private. Si
applica la disposizione dell'ultimo periodo del comma 4.
6. E vietata la pubblicazione delle generalita' e dell'immagine dei
minorenni testimoni, persone offese o danneggiati dal reato fino a
quando non sono divenuti maggiorenni. Il tribunale per i minorenni,
nell'interesse esclusivo del minorenne, o il minorenne che ha
compiuto i sedici anni, puo' consentire la pubblicazione. (( E'
altresi' vietata la pubblicazione di elementi che anche
indirettamente possano comunque portare alla identificazione dei
suddetti minorenni. ))
6-bis. E' vietata la pubblicazione dell'immagine di persona privata
della liberta' personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta
all'uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione
fisica, salvo che la persona vi consenta.
7. E' sempre consentita la pubblicazione del contenuto di atti non
coperti dal segreto.
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AGGIORNAMENTO (61)
La Corte costituzionale, con sentenza 20-24 febbraio 1995, n. 59
(G.U. 1a s.s. 1/3/1995, n. 9) ha dichiarato l' illegittimita'
costituzionale del terzo comma del presente articolo "limitatamente
alle parole "del fascicolo per il dibattimento , se non dopo la
pronuncia della sentenza di primo grado, e di quelli"."
Art. 115.
Violazione del divieto di pubblicazione
1. Salve le sanzioni previste dalla legge penale, la violazione del
divieto di pubblicazione previsto dagli articoli 114 e 329 comma 3
lettera b) costituisce illecito disciplinare quando il fatto e'
commesso da impiegati dello Stato o di altri enti pubblici ovvero da
persone esercenti una professione per la quale e' richiesta una
speciale abilitazione dello Stato.
2. Di ogni violazione del divieto di pubblicazione commessa dalle
persone indicate nel comma 1 il pubblico ministero informa l'organo
titolare del potere disciplinare.
Art. 116.
Copie, estratti e certificati
1. Durante il procedimento e dopo la sua definizione, chiunque vi
abbia interesse puo' ottenere il rilascio a proprie spese di copie,
estratti o certificati di singoli atti.
2. Sulla richiesta provvede il pubblico ministero o il giudice che
procede al momento della presentazione della domanda ovvero, dopo la
definizione del procedimento, il presidente del collegio o il giudice
che ha emesso il provvedimento di archiviazione o la sentenza.
3. Il rilascio non fa venire meno il divieto di pubblicazione
stabilito dall'articolo 114.
(( 3-bis. Quando il difensore, anche a mezzo di sostituti, presenta
all'autorita' giudiziaria atti o documenti, ha diritto al rilascio di
attestazione dell'avvenuto deposito, anche in calce ad una copia)).
Art. 117.
Richiesta di copie di atti e di informazioni da parte del pubblico
ministero

1. Fermo quanto disposto dall'articolo 371, quando e' necessario
per il compimento delle proprie indagini, il pubblico ministero puo'
ottenere dall'autorita' giudiziaria competente, anche in deroga al
divieto stabilito dall'articolo 329, copie di atti relativi ad altri
procedimenti penali e informazioni scritte sul loro contenuto.
L'autorita' giudiziaria puo' trasmettere le copie e le informazioni
anche di propria iniziativa.
2. L'autorita' giudiziaria provvede senza ritardo e puo' rigettare
la richiesta con decreto motivato.
((2-bis. Il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo,
nell'ambito delle funzioni previste dall'articolo 371-bis accede al
registro delle notizie di reato, al registro di cui all'articolo 81
del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di
cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, nonche' a tutti
gli altri registri relativi al procedimento penale e al procedimento
per l'applicazione delle misure di prevenzione. Il procuratore
nazionale antimafia e antiterrorismo accede, altresi', alle banche di
dati logiche dedicate alle procure distrettuali e realizzate
nell'ambito della banca di dati condivisa della Direzione nazionale
antimafia e antiterrorismo)).
Art. 118.
Richiesta di copie di atti e di informazioni da parte del ministro
dell'interno
1. Il ministro dell'interno, direttamente o a mezzo di un ufficiale
di polizia giudiziaria (( o del personale della Direzione
investigativa antimafia )) appositamente delegato, puo' ottenere
dall'autorita' giudiziaria competente, anche in deroga al divieto
stabilito dall'articolo 329, copie di atti di procedimenti penali e
informazioni scritte sul loro contenuto, ritenute indispensabili per
la prevenzione dei delitti per i quali e' obbligatorio l'arresto in
flagranza. L'autorita' giudiziaria puo' trasmettere le copie e le
informazioni anche di propria iniziativa.
(( 1-bis. Ai medesimi fini l'autorita' giudiziaria puo' autorizzare
i soggetti indicati nel comma 1 all'accesso diretto al registro
previsto dall'articolo 335, anche se tenuto in forma automatizzata.))
2. L'autorita' giudiziaria provvede senza ritardo e puo' rigettare
la richiesta con decreto motivato.
3. Le copie e le informazioni acquisite a norma del comma 1 sono
coperte dal segreto di ufficio.
Art. 118-bis
(( (Richiesta di copie di atti e di informazioni da
parte del Presidente del Consiglio dei ministri). ))

(( 1. Il Presidente del Consiglio dei ministri puo' richiedere
all'autorita' giudiziaria competente, anche in deroga al divieto
stabilito dall'articolo 329, direttamente o a mezzo del direttore
generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, copie
di atti di procedimenti penali e informazioni scritte sul loro
contenuto ritenute indispensabili per lo svolgimento delle attivita'
connesse alle esigenze del Sistema di informazione per la sicurezza
della Repubblica.
2. Si applicano le disposizioni dell'articolo 118, commi 2 e 3.
3. L'autorita' giudiziaria puo' altresi' trasmettere le copie e le
informazioni di cui al comma 1 anche di propria iniziativa. Ai
medesimi fini l'autorita' giudiziaria puo' autorizzare l'accesso
diretto di funzionari delegati dal direttore generale del
Dipartimento delle informazioni per la sicurezza al registro delle
notizie di reato, anche se tenuto in forma automatizzata. ))
Art. 119.
Partecipazione del sordo, muto o sordomuto ad atti del procedimento
1. Quando un sordo, un muto o un sordomuto vuole o deve fare
dichiarazioni, al sordo si presentano per iscritto le domande, gli
avvertimenti e le ammonizioni ed egli risponde oralmente; al muto si
fanno oralmente le domande, gli avvertimenti e le ammonizioni ed egli
risponde per iscritto; al sordomuto si presentano per iscritto le
domande, gli avvertimenti e le ammonizioni ed egli risponde per
iscritto; al sordomuto si presentano per iscritto le domande, gli
avvertimenti e le ammonizioni ed egli risponde per iscritto. ((107))
2. Se il sordo, il muto o il sordomuto non sa leggere o scrivere,
l'autorita' procedente nomina uno o piu' interpreti, scelti di
preferenza fra le persone abituate a trattare con lui.
----------------
AGGIORNAMENTO (107)
La Corte costituzionale con sentenza 14-22 luglio 1999, n. 341 (in
G.U. 1a s.s. 28/07/1999, n. 30) ha disposto l' illegittimita'
costituzionale del presente articolo "nella parte in cui non prevede
che l'imputato sordo, muto o sordomuto, indipendentemente dal fatto
che sappia o meno leggere e scrivere, ha diritto di farsi assistere
gratuitamente da un interprete, scelto di preferenza fra le persone
abituate a trattare con lui, al fine di potere comprendere l'accusa
contro di lui formulata e di seguire il compimento degli atti cui
partecipa".
Art. 120.
Testimoni ad atti del procedimento
1. Non possono intervenire come testimoni ad atti del procedimento:
a) i minori degli anni quattordici e le persone palesemente
affette da infermita' di mente o in stato di manifesta ubriachezza o
intossicazione da sostanze stupefacenti o psicotrope. La capacita' si
presume sino a prova contraria;
b) le persone sottoposte a misure di sicurezza detentive o a
misure di prevenzione.
Art. 121.
Memorie e richieste delle parti
1. In ogni stato e grado del procedimento le parti e i difensori
possono presentare al giudice memorie o richieste scritte, mediante
deposito nella cancelleria.
2. Sulle richieste ritualmente formulate il giudice provvede senza
ritardo e comunque, salve specifiche disposizioni di legge, entro
quindici giorni.
Art. 122.
Procura speciale per determinati atti
1. Quando la legge consente che un atto sia compiuto per mezzo di
un procuratore speciale, la procura deve, a pena di inammissibilita',
essere rilasciata per atto pubblico o scrittura privata autenticata e
deve contenere, oltre alle indicazioni richieste specificamente dalla
legge, la determinazione dell'oggetto per cui e' conferita e dei
fatti ai quali si riferisce. Se la procura e' rilasciata per
scrittura privata al difensore, la sottoscrizione puo' essere
autenticata dal difensore medesimo. La procura e' unita agli atti.
((111))
2. Per le pubbliche amministrazioni e' sufficiente che la procura
sia sottoscritta dal dirigente dell'ufficio nella circoscrizione in
cui si procede e sia munita del sigillo dell'ufficio.
3. Non e' ammessa alcuna ratifica degli atti compiuti
nell'interesse altrui senza procura speciale nei casi in cui questa
e' richiesta dalla legge.

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AGGIORNAMENTO (111)
La L. 16 dicembre 1999, n. 479, come modificata dal D.L. 7 aprile
2000, n. 82, convertito con modificazioni dalla L. 5 giugno 2000, n.
144, ha disposto (con l'art. 13, comma 4) che " La deposizione di cui
al comma 3 si applica anche alle procure conferite prima della data
di entrata in vigore della presente legge."
Art. 123.
Dichiarazioni e richieste di persone detenute o internate
1. L'imputato detenuto o internato in un istituto per l'esecuzione
di misure di sicurezza ha facolta' di presentare impugnazioni,
dichiarazioni e richieste con atto ricevuto dal direttore. Esse sono
iscritte in apposito registro, sono immediatamente comunicate
all'autorita' competente e hanno efficacia come se fossero ricevute
direttamente dall'autorita' giudiziaria.
2. Quando l'imputato e' in stato di arresto o di detenzione
domiciliare ovvero e' custodito in un luogo di cura, ha facolta' di
presentare impugnazioni, dichiarazioni e richieste con atto ricevuto
da un ufficiale di polizia giudiziaria, il quale ne cura l'immediata
trasmissione all'autorita' competente. Le impugnazioni, le
dichiarazioni e le richieste hanno efficacia come se fossero ricevute
direttamente dall'autorita' giudiziaria.
2. Quando l'imputato e' in stato di arresto o di detenzione
domiciliare ovvero e' custodito in un luogo di cura, ha facolta' di
presentare impugnazioni, dichiarazioni e richieste con atto ricevuto
da un ufficiale di polizia giudiziaria, il quale ne cura l'immediata
trasmissione all'autorita' competente. Le impugnazioni, le
dichiarazioni e le richeste hanno efficacia come se fossero ricevute
direttamente dall'autorita' giudiziaria.
3. Le disposizioni del comma 1 si applicano alle denunce,
impugnazioni, dichiarazioni e richieste presentate dalle altre parti
private o dalla persona offesa.
Art. 124.
Obbligo di osservanza delle norme processuali
1. I magistrati, i cancellieri e gli altri ausiliari del giudice,
gli ufficiali giudiziari, gli ufficiali e gli agenti di polizia
giudiziaria sono tenuti a osservare le norme di questo codice anche
quando l'inosservanza non importa nullita' o altra sanzione
processuale.
2. I dirigenti degli uffici vigilano sull'osservanza delle norme
anche ai fini della responsabilita' disciplinare.
Titolo II
ATTI E PROVVEDIMENTI DEL GIUDICE

Art. 125.
Forme dei provvedimenti del giudice
1. La legge stabilisce i casi nei quali il provvedimento del
giudice assume la forma della sentenza, dell'ordinanza o del
decreto. 2. La sentenza e' pronunciata in nome del popolo italiano.
3. Le sentenze e le ordinanze sono motivate, a pena di nullita'. I
decreti sono motivati, a pena di nullita', nei casi in cui la
motivazione e' espressamente prescritta dalla legge.
4. Il giudice delibera in camera di consiglio senza la presenza
dell'ausiliario designato ad assisterlo e delle parti. La
deliberazione e' segreta.
(( 5. Nel caso di provvedimenti collegiali, se lo richiede un
componente del collegio che non ha espresso voto conforme alla
decisione, e' compilato sommario verbale contenente l'indicazione del
dissenziente, della questione o delle questioni alle quali si
riferisce il dissenso e dei motivi dello stesso, succintamente
esposti. Il verbale, redatto dal meno anziano dei componenti togati
del collegio e sottoscritto da tutti i componenti, e' conservato a
cura del presidente in plico sigillato presso la cancelleria
dell'ufficio. ))
6. Tutti gli altri provvedimenti sono adottati senza l'osservanza
di particolari formalita' e, quando non e' stabilito altrimenti,
anche oralmente.
Art. 126.
Assistenza al giudice
1. Il giudice, in tutti gli atti ai quali procede, e' assistito
dall'ausiliario a cio' designato a norma dell'ordinamento, se la
legge non dispone altrimenti.
Art. 127.
Procedimento in camera di consiglio
1. Quando si deve procedere in camera di consiglio, il giudice o il
presidente del collegio fissa la data dell'udienza e ne fa dare
avviso alle parti, alle altre persone interessate e ai difensori.
L'avviso e' comunicato o notificato almeno dieci giorni prima della
data predetta. Se l'imputato e' privo di difensore, l'avviso e' dato
a quello di ufficio.
2. Fino a cinque giorni prima dell'udienza possono essere
presentate memorie in cancelleria.
3. Il pubblico ministero, gli altri destinatari dell'avviso nonche'
i difensori sono sentiti se compaiono. Se l'interessato e' detenuto o
internato in luogo posto fuori della circoscrizione del giudice e ne
fa richiesta, deve essere sentito prima del giorno dell'udienza dal
magistrato di sorveglianza del luogo.
4. L'udienza e' rinviata se sussiste un legittimo impedimento
dell'imputato o del condannato che ha chiesto di essere sentito
personalmente e che non sia detenuto o internato in luogo diverso da
quello in cui ha sede il giudice.
5. Le disposizioni dei commi 1, 3 e 4 sono previste a pena di
nullita'.
6. L'udienza si svolge senza la presenza del pubblico.
7. Il giudice provvede con ordinanza comunicata o notificata senza
ritardo ai soggetti indicati nel comma 1, che possono proporre
ricorso per cassazione.
8. Il ricorso non sospende l'esecuzione dell'ordinanza, a meno che
il giudice che l'ha emessa disponga diversamente con decreto
motivato.
9. L'inammissibilita' dell'atto introduttivo del procedimento e'
dichiarata dal giudice con ordinanza, anche senza formalita' di
procedura, salvo che sia altrimenti stabilito. Si applicano le
disposizioni dei commi 7 e 8.
10. Il verbale di udienza e' redatto soltanto in forma riassuntiva
a norma dell'articolo 140 comma 2. ((15))
---------------
AGGIORNAMENTO (15)
La Corte costituzionale, con sentenza 28 novembre - 3 dicembre
1990, n. 529 (in G.U. 1a s.s. 05/12/1990, n. 48), visto l'art. 27 l.
11 marzo 1953, n. 87, ha dichiarato l'illegittimita' costituzionale
dell'art. 127, comma 10, del codice di procedura penale ( approvato
con d.P.R. 22 ottobre 1988, n. 247) nella parte in cui dopo la parola
"redatto" prevede "soltanto" anziche' "di regola".
Art. 128.
Deposito dei provvedimenti del giudice
1. Salvo quanto disposto per i provvedimenti emessi nell'udienza
preliminare e nel dibattimento, gli originali dei provvedimenti del
giudice sono depositati in cancelleria entro cinque giorni dalla
deliberazione. Quando si tratta di provvedimenti impugnabili,
l'avviso di deposito contenente l'indicazione del dispositivo e'
comunicato al pubblico ministero e notificato a tutti coloro cui la
legge attribuisce il diritto di impugnazione.
Art. 129.
Obbligo della immediata declaratoria di determinate cause di non
punibilita'
1. In ogni stato e grado del processo, il giudice, il quale
riconosce che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha
commesso o che il fatto non costituisce reato o non e' previsto dalla
legge come reato ovvero che il reato e' estinto o che manca una
condizione di procedibilita', lo dichiara di ufficio con sentenza.
2. Quando ricorre una causa di estinzione del reato ma dagli atti
risulta evidente che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha
commesso o che il fatto non costituisce reato o non e' previsto dalla
legge come reato, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione o di
non luogo a procedere con la formula prescritta.
Art. 130.
Correzione di errori materiali
1. La correzione delle sentenze, delle ordinanze e dei decreti
inficiati da errori od omissioni che non determinano nullita', e la
cui eliminazione non comporta una modificazione essenziale dell'atto,
e' disposta, anche di ufficio, dal giudice che ha emesso il
provvedimento. Se questo e' impugnato, e l'impugnazione non e'
dichiarata inammissibile, la correzione e' disposta dal giudice
competente a conoscere dell'impugnazione.
2. Il giudice provvede in camera di consiglio a norma dell'articolo
127. Dell'ordinanza che ha disposto la correzione e' fatta
annotazione sull'originale dell'atto.
Art. 131.
Poteri coercitivi del giudice
1. Il giudice, nell'esercizio delle sue funzioni, puo' chiedere
l'intervento della polizia giudiziaria e, se necessario, della forza
pubblica, prescrivendo tutto cio' che occorre per il sicuro e
ordinato compimento degli atti ai quali procede.
Art. 132.
Accompagnamento coattivo dell'imputato
1. L'accompagnamento coattivo e' disposto, nei casi previsti dalla
legge, con decreto motivato, con il quale il giudice ordina di
condurre l'imputato alla sua presenza, se occorre anche con la forza.
2. La persona sottoposta ad accompagnamento coattivo non puo'
essere tenuta a disposizione oltre il compimento dell'atto previsto e
di quelli conseguenziali per i quali perduri la necessita' della sua
presenza. In ogni caso la persona non puo' essere trattenuta oltre le
ventiquattro ore.
Art. 133.
Accompagnamento coattivo di altre persone

1. Se il testimone, il perito, ((la persona sottoposta all'esame
del perito diversa dall'imputato,)) il consulente tecnico,
l'interprete o il custode di cose sequestrate, regolarmente citati o
convocati, omettono senza un legittimo impedimento di comparire nel
luogo, giorno e ora stabiliti, il giudice puo' ordinarne
l'accompagnamento coattivo e puo' altresi' condannarli, con
ordinanza, al pagamento di una somma da lire centomila a lire un
milione a favore della cassa delle ammende nonche' alle spese alle
quali la mancata comparizione ha dato causa.
2. Si applicano le disposizioni dell'articolo 132.
Titolo III
DOCUMENTAZIONE DEGLI ATTI

Art. 134.
Modalita' di documentazione
1. Alla documentazione degli atti si procede mediante verbale.
2. Il verbale e' redatto, in forma integrale o riassuntiva, con la
stenotipia o altro strumento meccanico ovvero, in caso di
impossibilita' di ricorso a tali mezzi, con la scrittura manuale.
3. Quando il verbale e' redatto in forma riassuntiva e' effettuata
anche la riproduzione fonografica.
4. Quando le modalita' di documentazione indicate nei commi 2 e 3
sono ritenute insufficienti, puo' essere aggiunta la riproduzione
audiovisiva se assolutamente indispensabile. ((La riproduzione
audiovisiva delle dichiarazioni della persona offesa in condizione di
particolare vulnerabilita' e' in ogni caso consentita, anche al di
fuori delle ipotesi di assoluta indispensabilita'.))
Art. 135.
Redazione del verbale
1. Il verbale e' redatto dall'ausiliario che assiste il giudice.
2. Quando il verbale e' redatto con la stenotipia o altro strumento
meccanico, il giudice autorizza l'ausiliario che non possiede le
necessarie competenze a farsi assistere da personale tecnico, anche
esterno all'amministrazione dello Stato.
Art. 136.
Contenuto del verbale
1. Il verbale contiene la menzione del luogo, dell'anno, del mese,
del giorno e, quando occorre, dell'ora in cui e' cominciato e chiuso,
le generalita' delle persone intervenute, l'indicazione delle cause,
se conosciute, della mancata presenza di coloro che sarebbero dovuti
intervenire, la descrizione di quanto l'ausiliario ha fatto o ha
constatato o di quanto e' avvenuto in sua presenza nonche' le
dichiarazioni ricevute da lui o da altro pubblico ufficiale che egli
assiste.
2. Per ogni dichiarazione e' indicato se e' stata resa
spontaneamente o previa domanda e, in tale caso, e' riprodotta anche
la domanda; se la dichiarazione e' stata dettata dal dichiarante, o
se questi si e' avvalso dell'autorizzazione a consultare note
scritte, ne e' fatta menzione.
Art. 137.
Sottoscrizione del verbale
1. Salvo quanto previsto dall'articolo 483 comma 1, il verbale,
previa lettura, e' sottoscritto alla fine di ogni foglio dal pubblico
ufficiale che lo ha redatto, dal giudice e dalle persone intervenute,
anche quando le operazioni non sono esaurite e vengono rinviate ad
altro momento.
2. Se alcuno degli intervenuti non vuole o non e' in grado di
sottoscrivere, ne e' fatta menzione con l'indicazione del motivo.
Art. 138.
Trascrizione del verbale redatto con il mezzo della stenotipia
1. Salvo quanto previsto dall'articolo 483 comma 2, i nastri
impressi con i caratteri della stenotipia sono trascritti in
caratteri comuni non oltre il giorno successivo a quello in cui sono
stati formati. Essi sono uniti agli atti del processo, insieme con la
trascrizione.
2. Se la persona che ha impresso i nastri e' impedita, il giudice
dispone che la trascrizione sia affidata a persona idonea anche
estranea all'amministrazione dello Stato.
Art. 139.
Riproduzione fonografica o audiovisiva
1. La riproduzione fonografica o audiovisiva e' effettuata da
personale tecnico, anche estraneo all'amministrazione dello Stato,
sotto la direzione dell'ausiliario che assiste il giudice.
2. Quando si effettua la riproduzione fonografica, nel verbale e'
indicato il momento di inizio e di cessazione delle operazioni di
riproduzione.
3. Per la parte in cui la riproduzione fonografica, per qualsiasi
motivo, non ha avuto effetto o non e' chiaramente intelligibile, fa
prova il verbale redatto in forma riassuntiva.
4. La trascrizione della riproduzione e' effettuata da personale
tecnico giudiziario. Il giudice puo' disporre che essa sia affidata a
persona idonea estranea all'amministrazione dello Stato.
5. Quando le parti vi consentono, il giudice puo' disporre che non
sia effettuata la trascrizione.
6. Le registrazioni fonografiche o audiovisive e le trascrizioni,
se effettuate, sono unite agli atti del procedimento.
Art. 140.
Modalita' di documentazione in casi particolari
1. Il giudice dispone che si effettui soltanto la redazione
contestuale del verbale in forma riassuntiva quando gli atti da
verbalizzare hanno contenuto semplice o limitata rilevanza ovvero
quando si verifica una contingente indisponibilita' di strumenti di
riproduzione o di ausiliari tecnici.
2. Quando e' redatto soltanto il verbale in forma riassuntiva, il
giudice vigila affinche' sia riprodotta nell'originaria genuina
espressione la parte essenziale delle dichiarazioni, con la
descrizione delle circostanze nelle quali sono rese se queste possono
servire a valutarne la credibilita'.
Art. 141.
Dichiarazioni orali delle parti
1. Quando la legge non impone la forma scritta, le parti possono
fare, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, richieste o
dichiarazioni orali attinenti al procedimento. In tal caso
l'ausiliario che assiste il giudice redige il verbale e cura la
registrazione delle dichiarazioni a norma degli articoli precedenti.
Al verbale e' unita, se ne e' il caso, la procura speciale.
2. Alla parte che lo richiede e' rilasciata, a sue spese, una
certificazione ovvero una copia delle dichiarazioni rese.
Art. 141-bis.
(( (Modalita' di documentazione dell'interrogatorio di persona in
stato di detenzione).
1. Ogni interrogatorio di persona che si trovi, a qualsiasi titolo,
in stato di detenzione, e che non si svolga in udienza, deve essere
documentato integralmente, a pena di inutilizzabilita', con mezzi di
riproduzione fotografica o audiovisiva. Quando si verifica una
indisponibilita' di strumenti di riproduzione o di personale tecnico,
si provvede con le forme della perizia, ovvero della consulenza
tecnica. Dell'interrogatorio e' anche redatto verbale in forma
riassuntiva. La trascrizione della riproduzione e' disposta solo se
richiesta dalle parti)).
Art. 142.
Nullita' dei verbali
1. Salve particolari disposizioni di legge, il verbale e' nullo se
vi e' incertezza assoluta sulle persone intervenute o se manca la
sottoscrizione del pubblico ufficiale che lo ha redatto.
Titolo IV
TRADUZIONE DEGLI ATTI

Articolo 143
(( (Diritto all'interprete e alla traduzione di atti fondamentali) ))

((1. L'imputato che non conosce la lingua italiana ha diritto di
farsi assistere gratuitamente, indipendentemente dall'esito del
procedimento, da un interprete al fine di poter comprendere l'accusa
contro di lui formulata e di seguire il compimento degli atti e lo
svolgimento delle udienze cui partecipa. Ha altresi' diritto
all'assistenza gratuita di un interprete per le comunicazioni con il
difensore prima di rendere un interrogatorio, ovvero al fine di
presentare una richiesta o una memoria nel corso del procedimento.
2. Negli stessi casi l'autorita' procedente dispone la traduzione
scritta, entro un termine congruo tale da consentire l'esercizio dei
diritti e della facolta' della difesa, dell'informazione di garanzia,
dell'informazione sul diritto di difesa, dei provvedimenti che
dispongono misure cautelari personali, dell'avviso di conclusione
delle indagini preliminari, dei decreti che dispongono l'udienza
preliminare e la citazione a giudizio, delle sentenze e dei decreti
penali di condanna.
3. La traduzione gratuita di altri atti o anche solo di parte di
essi, ritenuti essenziali per consentire all'imputato di conoscere le
accuse a suo carico, puo' essere disposta dal giudice, anche su
richiesta di parte, con atto motivato, impugnabile unitamente alla
sentenza.
4. L'accertamento sulla conoscenza della lingua italiana e'
compiuto dall'autorita' giudiziaria. La conoscenza della lingua
italiana e' presunta fino a prova contraria per chi sia cittadino
italiano.
5. L'interprete e il traduttore sono nominati anche quando il
giudice, il pubblico ministero o l'ufficiale di polizia giudiziaria
ha personale conoscenza della lingua o del dialetto da interpretare.
6. La nomina del traduttore per gli adempimenti di cui ai commi 2 e
3 e' regolata dagli articoli 144 e seguenti del presente titolo. La
prestazione dell'ufficio di interprete e di traduttore e'
obbligatoria.))
Articolo 143-bis
(( (Altri casi di nomina dell'interprete). ))

((1. L'autorita' procedente nomina un interprete quando occorre
tradurre uno scritto in lingua straniera o in un dialetto non
facilmente intellegibile ovvero quando la persona che vuole o deve
fare una dichiarazione non conosce la lingua italiana. La
dichiarazione puo' anche essere fatta per iscritto e in tale caso e'
inserita nel verbale con la traduzione eseguita dall'interprete.
2. Oltre che nei casi di cui al comma 1 e di cui all'articolo 119,
l'autorita' procedente nomina, anche d'ufficio, un interprete quando
occorre procedere all'audizione della persona offesa che non conosce
la lingua italiana nonche' nei casi in cui la stessa intenda
partecipare all'udienza e abbia fatto richiesta di essere assistita
dall'interprete.
3. L'assistenza dell'interprete puo' essere assicurata, ove
possibile, anche mediante l'utilizzo delle tecnologie di
comunicazione a distanza, sempreche' la presenza fisica
dell'interprete non sia necessaria per consentire alla persona offesa
di esercitare correttamente i suoi diritti o di comprendere
compiutamente lo svolgimento del procedimento.
4. La persona offesa che non conosce la lingua italiana ha diritto
alla traduzione gratuita di atti, o parti degli stessi, che
contengono informazioni utili all'esercizio dei suoi diritti. La
traduzione puo' essere disposta sia in forma orale che per riassunto
se l'autorita' procedente ritiene che non ne derivi pregiudizio ai
diritti della persona offesa)).
Art. 144.
Incapacita' e incompatibilita' dell'interprete
1. Non puo' prestare ufficio di interprete, a pena di nullita':
a) il minorenne, l'interdetto, l'inabilitato e chi e' affetto da
infermita' di mente;
b) chi e' interdetto anche temporaneamente dai pubblici uffici
ovvero e' interdetto o sospeso dall'esercizio di una professione o di
un'arte;
c) chi e' sottoposto a misure di sicurezza personali o a misure di
prevenzione;
d) chi non puo' essere assunto come testimone o ha facolta' di
astenersi dal testimoniare o chi e' chiamato a prestare ufficio di
testimone o di perito ovvero e' stato nominato consulente tecnico
nello stesso procedimento o in un procedimento connesso. Nondimeno,
nel caso previsto dall'articolo 119, la qualita' di interprete puo'
essere assunta da un prossimo congiunto della persona sorda, muta o
sordomuta.
Art. 145.
Ricusazione e astensione dell'interprete
1. L'interprete puo' essere ricusato, per i motivi indicati
nell'articolo 144, dalle parti private e, in rapporto agli atti
compiuti o disposti dal giudice, anche dal pubblico ministero.
2. Quando esiste un motivo di ricusazione, anche se non proposto,
ovvero se vi sono gravi ragioni di convenienza per astenersi,
l'interprete ha obbligo di dichiararlo.
3. La dichiarazione di ricusazione o di astensione puo' essere
presentata fino a che non siano esaurite le formalita' di
conferimento dell'incarico e, quando si tratti di motivi sopravvenuti
ovvero conosciuti successivamente, prima che l'interprete abbia
espletato il proprio incarico.
4. Sulla dichiarazione di ricusazione o di astensione decide il
giudice con ordinanza.
Art. 146.
Conferimento dell'incarico
1. L'autorita' procedente accerta l'identita' dell'interprete e gli
chiede se versi in una delle situazioni previste dagli articoli 144 e
145.
2. Lo ammonisce poi sull'obbligo di adempiere bene e fedelmente
l'incarico affidatogli, senz'altro scopo che quello di far conoscere
la verita', e di mantenere il segreto su tutti gli atti che si
faranno per suo mezzo o in sua presenza. Quindi lo invita a prestare
l'ufficio.
((2-bis. Quando l'interprete o il traduttore risiede nella
circoscrizione di altro tribunale, l'autorita' procedente, ove non
ritenga di procedere personalmente, richiede al giudice per le
indagini preliminari del luogo il compimento delle attivita' di cui
ai commi precedenti.))
Art. 147.
Termine per le traduzioni scritte
Sostituzione dell'interprete
1. Per la traduzione di scritture che richiedono un lavoro di lunga
durata, l'autorita' procedente fissa all'interprete un termine che
puo' essere prorogato per giusta causa una sola volta. L'interprete
puo' essere sostituito se non presenta entro il termine la traduzione
scritta.
2. L'interprete sostituito, dopo essere stato citato a comparire
per discolparsi, puo' essere condannato dal giudice al pagamento a
favore della cassa delle ammende di una somma da lire centomila a
lire un milione.
Titolo V
NOTIFICAZIONI

Art. 148.
Organi e forme delle notificazioni
1. Le notificazioni degli atti, salvo che la legge disponga
altrimenti, sono eseguite dall'ufficiale giudiziario o da chi ne
esercita le funzioni.
(( 2. Nei procedimenti con detenuti ed in quelli davanti al
tribunale del riesame il giudice puo' disporre che, in caso di
urgenza, le notificazioni siano eseguite dalla Polizia penitenziaria
del luogo in cui i destinatari sono detenuti, con l'osservanza delle
norme del presente titolo. ))
2-bis. L'autorita' giudiziaria puo' disporre che le notificazioni o
gli avvisi ai difensori siano eseguiti con mezzi tecnici idonei.
L'ufficio che invia l'atto attesta in calce ad esso di avere
trasmesso il testo originale.
2-ter. ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 27 LUGLIO 2005, N. 144, CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 31 LUGLIO 2005, N. 155)).
3. L'atto e' notificato per intero, salvo che la legge disponga
altrimenti, di regola mediante consegna di copia al destinatario
oppure, se cio' non e' possibile, alle persone indicate nel presente
titolo. Quando la notifica non puo' essere eseguita in mani proprie
del destinatario, l'ufficiale giudiziario o la polizia giudiziaria
consegnano la copia dell'atto da notificare, fatta eccezione per il
caso di notificazione al difensore o al domiciliatario, dopo averla
inserita in busta che provvedono a sigillare trascrivendovi il numero
cronologico della notificazione e dandone atto nella relazione in
calce all'originale e alla copia dell'atto.
4. La consegna di copia dell'atto all'interessato da parte della
cancelleria ha valore di notificazione. Il pubblico ufficiale addetto
annota sull'originale dell'atto la eseguita consegna e la data in cui
questa e' avvenuta.
5. La lettura dei provvedimenti alle persone presenti e gli avvisi
che sono dati dal giudice verbalmente agli interessati in loro
presenza sostituiscono le notificazioni, purche' ne sia fatta
menzione nel verbale.
5-bis. Le comunicazioni, gli avvisi ed ogni altro biglietto o
invito consegnati non in busta chiusa a persona diversa dal
destinatario recano le indicazioni strettamente necessarie.
Art. 149.
Notificazioni urgenti a mezzo del telefono e del telegrafo
1. Nei casi di urgenza, il giudice puo' disporre, anche su
richiesta di parte, che le persone diverse dall'imputato siano
avvisate o convocate a mezzo del telefono a cura della cancelleria ((
. . . )).
2. Sull'originale dell'avviso o della convocazione sono annotati il
numero telefonico chiamato, il nome, le funzioni o le mansioni svolte
dalla persona che riceve la comunicazione, il suo rapporto con il
destinatario, il giorno e l'ora della telefonata.
3. Alla comunicazione si procede chiamando il numero telefonico
corrispondente ai luoghi indicati nell'articolo 157 commi 1 e 2. Essa
non ha effetto se non e' ricevuta dal destinatario ovvero da persona
che conviva anche temporaneamente col medesimo.
4. La comunicazione telefonica ha valore di notificazione con
effetto dal momento in cui e' avvenuta, sempre che della stessa sia
data immediata conferma al destinatario mediante telegramma.
5. Quando non e' possibile procedere nel modo indicato nei commi
precedenti, la notificazione e' eseguita, per estratto, mediante
telegramma.
Art. 150.
Forme particolari di notificazione disposte dal giudice
1. Quando lo consigliano circostanze particolari, il giudice puo'
prescrivere, anche di ufficio, con decreto motivato in calce
all'atto, che la notificazione a persona diversa dall'imputato sia
eseguita mediante l'impiego di mezzi tecnici che garantiscano la
conoscenza dell'atto.
2. Nel decreto sono indicate le modalita' necessarie per portare
l'atto a conoscenza del destinatario.
Art. 151.
Notificazioni richieste dal pubblico ministero
((1. Le notificazioni di atti del pubblico ministero nel corso
delle indagini preliminari sono eseguite dall'ufficiale giudiziario,
ovvero dalla polizia giudiziaria nei soli casi di atti di indagine o
provvedimenti che la stessa polizia giudiziaria e' delegata a
compiere o e' tenuta ad eseguire.))
2. La consegna di copia dell'atto all'interessato da parte della
segreteria ha valore di notificazione. Il pubblico ufficiale addetto
annota sull'originale dell'atto la eseguita consegna e la data in cui
questa e' avvenuta.
3. La lettura dei provvedimenti alle persone presenti e gli avvisi
che sono dati dal pubblico ministero verbalmente agli interessati in
loro presenza sostituiscono le notificazioni, purche' ne sia fatta
menzione nel verbale.
4. COMMA SOPPRESSO DAL D. LGS. 14 GENNAIO 1991, N. 12.
Art. 152.
Notificazioni richieste dalle parti private
1. Salvo che la legge disponga altrimenti, le notificazioni
richieste dalle parti private possono essere sostituite dall'invio di
copia dell'atto effettuata dal difensore mediante lettera
raccomandata con avviso di ricevimento.
Art. 153.
Notificazioni e comunicazioni al pubblico ministero
1. Le notificazioni al pubblico ministero sono eseguite, anche
direttamente dalle parti o dai difensori, mediante consegna di copia
dell'atto nella segreteria. Il pubblico ufficiale addetto annota
sull'originale e sulla copia dell'atto le generalita' di chi ha
eseguito la consegna e la data in cui questa e' avvenuta.
2. Le comunicazioni di atti e provvedimenti del giudice al pubblico
ministero sono eseguite a cura della cancelleria nello stesso modo,
salvo che il pubblico ministero prenda visione dell'atto
sottoscrivendolo. Il pubblico ufficiale addetto annota sull'originale
dell'atto la eseguita consegna e la data in cui questa e' avvenuta.
Art. 154.
Notificazioni alla persona offesa, alla parte civile, al responsabile
civile e al civilmente obbligato per la pena pecuniaria.
1. Le notificazioni alla persona offesa dal reato sono eseguite a
norma dell'articolo 157 commi 1, 2, 3, 4 e 8. Se sono ignoti i luoghi
ivi indicati, la notificazione e' eseguita mediante deposito
dell'atto nella cancelleria. Qualora risulti dagli atti notizia
precisa del luogo di residenza o di dimora all'estero, la persona
offesa e' invitata mediante raccomandata con avviso di ricevimento a
dichiarare o eleggere domicilio nel territorio dello Stato. Se nel
termine di venti giorni dalla ricezione della raccomandata non viene
effettuata la dichiarazione o l'elezione di domicilio ovvero se la
stessa e' insufficiente o risulta inidonea, la notificazione e'
eseguita mediante deposito dell'atto nella cancelleria.
2. La notificazione della prima citazione al responsabile civile
elle forme stabilite per il processo civile.
3. Se si tratta di pubbliche amministrazioni, di persone giuridiche
o di enti privi di personalita' giuridica, le notificazioni sono
eseguite nelle forme stabilite per il processo civile.
4. Le notificazioni alla parte civile, al responsabile civile e
alla persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria costituiti
in giudizio sono eseguite presso i difensori. Il responsabile civile
e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, se non sono
costituiti, devono dichiarare o eleggere il proprio domicilio nel
luogo in cui si procede con atto ricevuto dalla cancelleria del
giudice competente. In mancanza di tale dichiarazione o elezione o se
la stessa e' insufficiente o inidonea, le notificazioni sono eseguite
mediante deposito nella cancelleria.
Art. 155.
Notificazioni per pubblici annunzi alle persone offese
1. Quando per il numero dei destinatari o per l'impossibilita' di
identificarne alcuni, la notificazione nelle forme ordinarie alle
persone offese risulti difficile, l'autorita' giudiziaria puo'
disporre, con decreto in calce all'atto da notificare, che la
notificazione sia eseguita mediante pubblici annunzi. Nel decreto
sono designati, quando occorre, i destinatari nei cui confronti la
notificazione deve essere eseguita nelle forme ordinarie e sono
indicati i modi che appaiono opportuni per portare l'atto a
conoscenza degli altri interessati.
2. In ogni caso, copia dell'atto e' depositata nella casa comunale
del luogo in cui si trova l'autorita' procedente e un estratto e'
inserito nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
3. La notificazione si ha per avvenuta quando l'ufficiale
giudiziario deposita una copia dell'atto, con la relazione e i
documenti giustificativi dell'attivita' svolta, nella cancelleria o
segreteria dell'autorita' procedente.
Art. 156.
Notificazioni all'imputato detenuto
1. Le notificazioni all'imputato detenuto sono eseguite nel luogo
di detenzione mediante consegna di copia alla persona.
2. In caso di rifiuto della ricezione, se ne fa menzione nella
relazione di notificazione e la copia rifiutata e' consegnata al
direttore dell'istituto o a chi ne fa le veci. Nello stesso modo si
provvede quando non e' possibile consegnare la copia direttamente
all'imputato, perche' legittimamente assente. In tal caso, della
avvenuta notificazione il direttore dell'istituto informa
immediatamente l'interessato con il mezzo piu' celere.
3. Le notificazioni all'imputato detenuto in luogo diverso dagli
istituti penitenziari sono eseguite a norma dell'articolo 157.
4. Le disposizioni che precedono si applicano anche quando dagli
atti risulta che l'imputato e' detenuto per causa diversa dal
procedimento per il quale deve eseguirsi la notificazione o e'
internato in un istituto penitenziario.
5. In nessun caso le notificazioni all'imputato detenuto o
internato possono essere eseguite con le forme dell'articolo 159.
Art. 157.
Prima notificazione all'imputato non detenuto
1. Salvo quanto previsto dagli articoli 161 e 162, la prima
notificazione all'imputato non detenuto e' eseguita mediante consegna
di copia alla persona. Se non e' possibile consegnare personalmente
la copia, la notificazione e' eseguita nella casa di abitazione o nel
luogo in cui l'imputato esercita abitualmente l'attivita' lavorativa,
mediante consegna a una persona che conviva anche temporaneamente o,
in mancanza, al portiere o a chi ne fa le veci.
2. Qualora i luoghi indicati nel comma 1 non siano conosciuti, la
notificazione e' eseguita nel luogo dove l'imputato ha temporanea
dimora o recapito, mediante consegna a una delle predette persone.
3. Il portiere o chi ne fa le veci sottoscrive l'originale
dell'atto notificato e l'ufficiale giudiziario da' notizia al
destinatario dell'avvenuta notificazione dell'atto a mezzo di lettera
raccomandata con avviso di ricevimento. Gli effetti della
notificazione decorrono dal ricevimento della raccomandata.
4. La copia non puo' essere consegnata a persona minore degli anni
quattordici o in stato di manifesta incapacita' di intendere o di
volere.
5. L'autorita' giudiziaria dispone la rinnovazione della
notificazione quando la copia e' stata consegnata alla persona offesa
dal reato e risulta o appare probabile che l'imputato non abbia avuto
effettiva conoscenza dell'atto notificato.
6. La consegna alla persona convivente, al portiere o a chi ne fa
le veci e' effettuata in plico chiuso e la relazione di notificazione
e' effettuata nei modi previsti dall'articolo 148, comma 3.
7. Se le persone indicate nel comma 1 mancano o non sono idonee o
si rifiutano di ricevere la copia, si procede nuovamente alla ricerca
dell'imputato, tornando nei luoghi indicati nei commi 1 e 2.
8. Se neppure in tal modo e' possibile eseguire la notificazione,
l'atto e' depositato nella casa del comune dove l'imputato ha
l'abitazione, o, in mancanza di questa, del comune dove egli esercita
abitualmente la sua attivita' lavorativa. Avviso del deposito stesso
e' affisso alla porta della casa di abitazione dell'imputato ovvero
alla porta del luogo dove egli abitualmente esercita la sua attivita'
lavorativa. L'ufficiale giudiziario da' inoltre comunicazione
all'imputato dell'avvenuto deposito a mezzo di lettera raccomandata
con avviso di ricevimento. Gli effetti della notificazione decorrono
dal ricevimento della raccomandata.
(( 8-bis. Le notificazioni successive sono eseguite, in caso di
nomina di difensore di fiducia ai sensi dell'articolo 96, mediante
consegna ai difensori. Il difensore puo' dichiarare immediatamente
all'autorita' che procede di non accettare la notificazione. Per le
modalita' della notificazione si applicano anche le disposizioni
previste dall'articolo 148, comma 2-bis )).
Art. 158.
Prima notificazione all'imputato in servizio militare
1. La prima notificazione all'imputato militare in servizio attivo
il cui stato risulti dagli atti e' eseguita nel luogo in cui egli
risiede per ragioni di servizio, mediante consegna alla persona. Se
la consegna non e' possibile, l'atto e' notificato presso l'ufficio
del comandante il quale informa immediatamente l'interessato della
avvenuta notificazione con il mezzo piu' celere.
Art. 159.
Notificazioni all'imputato in caso di irreperibilita'
1. Se non e' possibile eseguire le notificazioni nei modi previsti
dall'articolo 157, ((l'autorita' giudiziaria)) dispone nuove ricerche
dell'imputato, particolarmente nel luogo di nascita, dell'ultima
residenza anagrafica, dell'ultima dimora, in quello dove egli
abitualmente esercita la sua attivita' lavorativa e presso
l'amministrazione carceraria centrale. Qualora le ricerche non diano
esito positivo, ((l'autorita' giudiziaria)) emette decreto di
irreperibilita' con il quale, dopo avere designato un difensore
all'imputato che ne sia privo, ordina che la notificazione sia
eseguita mediante consegna di copia al difensore.
2. Le notificazioni in tal modo eseguite sono valide a ogni
effetto. L'irreperibile e' rappresentato dal difensore.
Art. 160.
(( (Efficacia del decreto di irreperibilita').
1. Il decreto di irreperibilita' emesso dal giudice o dal pubblico
ministero nel corso delle indagini preliminari cessa di avere
efficacia con la pronuncia del provvedimento che definisce l'udienza
preliminare ovvero, quando questa manchi, con la chiusura delle
indagini preliminari.
2. Il decreto di irreperibilita' emesso dal giudice per la
notificazione degli atti introduttivi dell'udienza preliminare
nonche' il decreto di irreperibilita' emesso dal giudice o dal
pubblico ministero per la notificazione del provvedimento che dispone
il giudizio cessano di avere efficacia con la pronuncia della
sentenza di primo grado.
3. Il decreto di irreperibilita' emesso dal giudice di secondo
grado e da quello di rinvio cessa di avere efficacia con la pronuncia
della sentenza.
4. Ogni decreto di irreperibilita' deve essere preceduto da nuove
ricerche nei luoghi indicati nell'articolo 159.))
Art. 161.
(( (Domicilio dichiarato, eletto o determinato per le notificazioni).
1. Il giudice, il pubblico ministero o la polizia giudiziaria, nel
primo atto compiuto con l'intervento della persona sottoposta alle
indagini o dell'imputato non detenuto ne' internato, lo invitano a
dichiarare uno dei luoghi indicati nell'articolo 157 comma 1 ovvero a
eleggere domicilio per le notificazioni, avvertendolo che, nella sua
qualita' di persona sottoposta alle indagini o di imputato, ha
l'obbligo di comunicare ogni mutamento del domicilio dichiarato o
eletto e che in mancanza di tale comunicazione o nel caso di rifiuto
di dichiarare o eleggere domicilio, le notificazioni verranno
eseguite mediante consegna al difensore. Della dichiarazione o della
elezione di domicilio, ovvero del rifiuto di compierla, e' fatta
menzione nel verbale.
2. Fuori del caso previsto dal comma 1, l'invito a dichiarare o
eleggere domicilio e' formulato con l'informazione di garanzia o con
il primo atto notificato per disposizione dell'autorita' giudiziaria.
L'imputato e' avvertito che deve comunicare ogni mutamento del
domicilio dichiarato o eletto e che in caso di mancanza, di
insufficienza o di inidoneita' della dichiarazione o della elezione,
le successive notificazioni verranno eseguite nel luogo in cui l'atto
e' stato notificato.
3. L'imputato detenuto che deve essere scarcerato per causa diversa
dal proscioglimento definitivo e l'imputato che deve essere dimesso
da un istituto per l'esecuzione di misure di sicurezza, all'atto
della scarcerazione o della dimissione ha l'obbligo di fare la
dichiarazione o l'elezione di domicilio con atto ricevuto a verbale
dal direttore dell'istituto. Questi lo avverte a norma del comma 1,
iscrive la dichiarazione o elezione nell'apposito registro e
trasmette immediatamente il verbale all'autorita' che ha disposto la
scarcerazione o la dimissione.
4. Se la notificazione nel domicilio determinato a norma del comma
2 diviene impossibile, le notificazioni sono eseguite mediante
consegna al difensore. Nello stesso modo si procede quando, nei casi
previsti dai commi 1 e 3, la dichiarazione o l'elezione di domicilio
mancano o sono insufficienti o inidonee. Tuttavia, quando risulta
che, per caso fortuito o forza maggiore, l'imputato non e' stato
nella condizione di comunicare il mutamento del luogo dichiarato o
eletto, si applicano le disposizioni degli articoli 157 e 159.))
Art. 162.
Comunicazione del domicilio dichiarato o del domicilio eletto
1. Il domicilio dichiarato, il domicilio eletto e ogni loro
mutamento sono comunicati dall'imputato all'autorita' che procede,
con dichiarazione raccolta a verbale ovvero mediante telegramma o
lettera raccomandata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da
persona autorizzata o dal difensore.
2. La dichiarazione puo' essere fatta anche nella cancelleria del
tribunale del luogo nel quale l'imputato si trova. (90) ((90a))
3. Nel caso previsto dal comma 2 il verbale e' trasmesso
immediatamente all'autorita' giudiziaria che procede. Analogamente si
provvede in tutti i casi in cui la comunicazione e' ricevuta da una
autorita' giudiziaria che, nel frattempo, abbia trasmesso gli atti ad
altra autorita'.
4. Finche' l'autorita' giudiziaria che procede non ha ricevuto il
verbale o la comunicazione, sono valide le notificazioni disposte nel
domicilio precedentemente dichiarato o eletto.
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 163.
Formalita' per le notificazioni nel domicilio dichiarato o eletto
1. Per le notificazioni eseguite nel domicilio dichiarato o eletto
a norma degli articoli 161 e 162 si osservano, in quanto applicabili,
le disposizioni dell'articolo 157.
Art. 164.
Durata del domicilio dichiarato o eletto
1. La determinazione del domicilio dichiarato o eletto e' valida
per ogni stato e grado del procedimento, salvo quanto e' previsto
dagli articoli 156 e 163 comma 2.
Art. 165.
Notificazioni all'imputato latitante o evaso
1. Le notificazioni all'imputato latitante o evaso sono eseguite
mediante consegna di copia al difensore.
2. Se l'imputato e' privo di difensore, l'autorita' giudiziaria
designa un difensore di ufficio.
3. L'imputato latitante o evaso e' rappresentato a ogni effetto dal
difensore.
Art. 166.
Notificazioni all'imputato interdetto o infermo di mente
1. Se l'imputato e' interdetto, le notificazioni si eseguono a
norma degli articoli precedenti e presso il tutore; se l'imputato si
trova nelle condizioni previste dall'articolo 71 comma 1, le
notificazioni si eseguono a norma degli articoli precedenti e presso
il curatore speciale.
Art. 167.
Notificazioni ad altri soggetti
1. Le notificazioni a soggetti diversi da quelli indicati negli
articoli precedenti si eseguono a norma dell'articolo 157 commi 1, 2,
3, 4 e 8, salvi i casi di urgenza previsti dall'articolo 149.
Art. 168.
Relazione di notificazione
1. Salvo quanto previsto dall'articolo 157 comma 6, l'ufficiale
giudiziario che procede alla notificazione scrive, in calce
all'originale e alla copia notificata, la relazione in cui indica
l'autorita' o la parte privata richiedente, le ricerche effettuate,
le generalita' della persona alla quale e' stata consegnata la copia,
i suoi rapporti con il destinatario, le funzioni o le mansioni da
essa svolte, il luogo e la data della consegna della copia, apponendo
la propria sottoscrizione.
2. Quando vi e' contraddizione tra la relazione scritta sulla copia
consegnata e quella contenuta nell'originale, valgono per ciascun
interessato le attestazioni contenute nella copia notificata.
3. La notificazione produce effetto per ciascun interessato dal
giorno della sua esecuzione.
Art. 169.
Notificazioni all'imputato all'estero
1. Se risulta dagli atti notizia precisa del luogo di residenza o
di dimora all'estero della persona nei cui confronti si deve
procedere, il giudice o il pubblico ministero le invia raccomandata
con avviso di ricevimento, contenente l'indicazione della autorita'
che procede, il titolo del reato e la data e il luogo in cui e' stato
commesso nonche' l'invito a dichiarare o eleggere domicilio nel
territorio dello Stato. Se nel termine di trenta giorni dalla
ricezione della raccomandata non viene effettuata la dichiarazione o
l'elezione di domicilio ovvero se la stessa e' insufficiente o
risulta inidonea, le notificazioni sono eseguite mediante consegna al
difensore.
2. Nello stesso modo si provvede se la persona risulta essersi
trasferita all'estero successivamente al decreto di irreperibilita'
((emesso a norma dell'articolo 159)).
3. L'invito previsto dal comma 1 e' redatto nella lingua
dell'imputato straniero quando dagli atti non risulta che egli
conosca la lingua italiana.
4. Quando dagli atti risulta che la persona nei cui confronti si
deve procedere risiede o dimora all'estero, ma non si hanno notizie
sufficienti per provvedere a norma del comma 1, il giudice o il
pubblico ministero, prima di pronunciare decreto di irreperibilita',
dispone le ricerche anche fuori del territorio dello Stato nei limiti
consentiti dalle convenzioni internazionali.
5. Le disposizioni precedenti si applicano anche nel caso in cui
dagli atti risulti che la persona e' detenuta all'estero.
Art. 170.
Notificazioni col mezzo della posta
1. Le notificazioni possono essere eseguite anche col mezzo degli
uffici postali, nei modi stabiliti dalle relative norme speciali.
2. E' valida la notificazione anche se eseguita col mezzo di un
ufficio postale diverso da quello a cui inizialmente fu diretto il
piego.
3. Qualora l'ufficio postale restituisca il piego per
irreperibilita' del destinatario, l'ufficiale giudiziario provvede
alle notificazioni nei modi ordinari.
Art. 171.
Nullita' delle notificazioni
1. La notificazione e' nulla:
a) se l'atto e' notificato in modo incompleto, fuori dei casi nei
quali la legge consente la notificazione per estratto;
b) se vi e' incertezza assoluta sull'autorita' o sulla parte
privata richiedente ovvero sul destinatario;
c) se nella relazione della copia notificata manca la
sottoscrizione di chi l'ha eseguita;
d) se sono violate le disposizioni circa la persona a cui deve
essere consegnata la copia;
e) se non e' stato dato l'avvertimento nei casi previsti
((dall'articolo 161 commi 1, 2 e 3)) e la notificazione e' stata
eseguita mediante consegna al difensore;
f) se e' stata omessa l'affissione o non e' stata data la
comunicazione prescritta dall'articolo 157 comma 8;
g) se sull'originale dell'atto notificato manca la sottoscrizione
della persona indicata nell'articolo 157 comma 3;
h) se non sono state osservate le modalita' prescritte dal giudice
nel decreto previsto dall'articolo 150 e l'atto non e' giunto a
conoscenza del destinatario.
Titolo VI
TERMINI

Art. 172.
Regole generali
1. I termini processuali sono stabiliti a ore, a giorni, a mesi o
ad anni.
2. I termini si computano secondo il calendario comune.
3. Il termine stabilito a giorni, il quale scade in giorno festivo,
e' prorogato di diritto al giorno successivo non festivo.
4. Salvo che la legge disponga altrimenti, nel termine non si
computa l'ora o il giorno in cui ne e' iniziata la decorrenza; si
computa l'ultima ora o l'ultimo giorno.
5. Quando e' stabilito soltanto il momento finale, le unita' di
tempo stabilite per il termine si computano intere e libere.
6. Il termine per fare dichiarazioni, depositare documenti o
compiere altri atti in un ufficio giudiziario si considera scaduto
nel momento in cui, secondo i regolamenti, l'ufficio viene chiuso al
pubblico.
Art. 173.
Termini a pena di decadenza. Abbreviazione
1. I termini si considerano stabiliti a pena di decadenza soltanto
nei casi previsti dalla legge.
2. I termini stabiliti dalla legge a pena di decadenza non possono
essere prorogati, salvo che la legge disponga altrimenti.
3. La parte a favore della quale e' stabilito un termine puo'
chiederne o consentirne l'abbreviazione con dichiarazione ricevuta
nella cancelleria o nella segreteria dell'autorita' procedente.
Art. 174.
Prolungamento dei termini di comparizione
1. Se la residenza dell'imputato risultante dagli atti ovvero il
domicilio dichiarato o eletto a norma dell'articolo 161 e' fuori del
comune nel quale ha sede l'autorita' giudiziaria procedente, il
termine per comparire e' prolungato del numero di giorni necessari
per il viaggio. Il prolungamento e' di un giorno ogni cinquecento
chilometri di distanza, quando e' possibile l'uso dei mezzi pubblici
di trasporto e di un giorno ogni cento chilometri negli altri casi.
Lo stesso prolungamento ha luogo per gli imputati detenuti o
internati fuori del comune predetto. In ogni caso il prolungamento
del termine non puo' essere superiore a tre giorni. Per l'imputato
residente all'estero il prolungamento del termine e' stabilito
dall'autorita' giudiziaria, tenendo conto della distanza e dei mezzi
di comunicazione utilizzabili.
2. Le stesse disposizioni si applicano quando si tratta di termine
stabilito per la presentazione di ogni altra persona per la quale
l'autorita' procedente emette ordine o invito.
Art. 175.
Restituzione nel termine

1. Il pubblico ministero, le parti private e i difensori sono
restituiti nel termine stabilito a pena di decadenza, se provano di
non averlo potuto osservare per caso fortuito o per forza maggiore.
La richiesta per la restituzione nel termine e' presentata, a pena di
decadenza, entro dieci giorni da quello nel quale e' cessato il fatto
costituente caso fortuito o forza maggiore.
2. L'imputato condannato con decreto penale, che non ha avuto
tempestivamente effettiva conoscenza del provvedimento, e'
restituito, a sua richiesta, nel termine per proporre opposizione,
salvo che vi abbia volontariamente rinunciato. ((215))
2-bis. La richiesta indicata al comma 2 e' presentata, a pena di
decadenza, nel termine di trenta giorni da quello in cui l'imputato
ha avuto effettiva conoscenza del provvedimento. In caso di
estradizione dall'estero, il termine per la presentazione della
richiesta decorre dalla consegna del condannato.
3. PERIODO SOPPRESSO DAL D.L. 21 FEBBRAIO 2005, N. 17, CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 22 APRILE 2005, N. 60. La restituzione non
puo' essere concessa piu' di una volta per ciascuna parte in ciascun
grado del procedimento.
4. Sulla richiesta decide con ordinanza il giudice che procede al
tempo della presentazione della stessa. Prima dell'esercizio
dell'azione penale provvede il giudice per le indagini preliminari.
Se sono stati pronunciati sentenza o decreto di condanna, decide il
giudice che sarebbe competente sulla impugnazione o sulla
opposizione.
5. L'ordinanza che concede la restituzione nel termine per la
proposizione della impugnazione o della opposizione puo' essere
impugnata solo con la sentenza che decide sulla impugnazione o sulla
opposizione.
6. Contro l'ordinanza che respinge la richiesta di restituzione nel
termine puo' essere proposto ricorso per cassazione.
7. Quando accoglie la richiesta di restituzione nel termine per
proporre impugnazione, il giudice, se occorre, ordina la
scarcerazione dell'imputato detenuto e adotta tutti i provvedimenti
necessari per far cessare gli effetti determinati dalla scadenza del
termine.
8. Se la restituzione nel termine e' concessa a norma del comma 2,
non si tiene conto, ai fini della prescrizione del reato, del tempo
intercorso tra la notificazione della sentenza contumaciale o del
decreto di condanna e la notificazione alla parte dell'avviso di
deposito dell'ordinanza che concede la restituzione.

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AGGIORNAMENTO (174)
La Corte costituzionale, con sentenza 30 novembre 2009 - 04
dicembre 2009, n. 317 (in G.U. 1a s.s. 9/12/2009, n. 49 ) ha
dichiarato illegittimita' costituzionale dell'art. 175, comma 2, del
codice di procedura penale, nella parte in cui non consente la
restituzione dell'imputato, che non abbia avuto effettiva conoscenza
del procedimento o del provvedimento, nel termine per proporre
impugnazione contro la sentenza contumaciale, nel concorso delle
ulteriori condizioni indicate dalla legge, quando analoga
impugnazione sia stata proposta in precedenza dal difensore dello
stesso imputato.
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AGGIORNAMENTO (215)
La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto
2014, n. 118, ha disposto (con l'art. 15-bis, comma 1) che "Le
disposizioni di cui al presente capo si applicano ai procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a
condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il
dispositivo della sentenza di primo grado".
Ha inoltre disposto (con l'art. 15-bis, comma 2) che "In deroga a
quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data
di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente
legge quando l'imputato e' stato dichiarato contumace e non e' stato
emesso il decreto di irreperibilita'".
Art. 176.
Effetti della restituzione nel termine
1. Il giudice che ha disposto la restituzione provvede, a richiesta
di parte e in quanto sia possibile, alla rinnovazione degli atti ai
quali la parte aveva diritto di assistere.
2. Se la restituzione nel termine e' concessa dalla corte di
cassazione, al compimento degli atti di cui e' disposta la
rinnovazione provvede il giudice competente per il merito.
Titolo VII
NULLITA'

Art. 177.
Tassativa'
1. L'inosservanza delle disposizioni stabilite per gli atti del
procedimento e' causa di nullita' soltanto nei casi previsti dalla
legge.
Art. 178.
Nullita' di ordine generale
1. E' sempre prescritta a pena di nullita' l'osservanza delle
disposizioni concernenti:
a) le condizioni di capacita' del giudice e il numero dei giudici
necessario per costituire i collegi stabilito dalle leggi di
ordinamento giudiziario;
b) l'iniziativa del pubblico ministero nell'esercizio dell'azione
penale e la sua partecipazione al procedimento;
c) l'intervento, l'assistenza e la rappresentanza dell'imputato e
delle altre parti private nonche' la citazione in giudizio della
persona offesa dal reato e del querelante.
Art. 179.
Nullita' assolute
1. Sono insanabili e sono rilevate di ufficio in ogni stato e grado
del procedimento le nullita' previste dall'articolo 178 comma 1
lettera a), quelle concernenti l'iniziativa del pubblico ministero
nell'esercizio dell'azione penale e quelle derivanti dalla omessa
citazione dell'imputato o dall'assenza del suo difensore nei casi in
cui ne e' obbligatoria la presenza.
2. Sono altresi' insanabili e sono rilevate di ufficio in ogni
stato e grado del procedimento le nullita' definite assolute da
specifiche disposizioni di legge.
Art. 180.
Regime delle altre nullita' di ordine generale
1. Salvo quanto disposto dall'articolo 179, le nullita' previste
dall'articolo 178 sono rilevate anche di ufficio, ma non possono piu'
essere rilevate ne' dedotte dopo la deliberazione della sentenza di
primo grado ovvero, se si sono verificate nel giudizio, dopo la
deliberazione della sentenza del grado successivo.
Art. 181.
Nullita' relative
1. Le nullita' diverse da quelle previste dagli articoli 178 e 179
comma 2 sono dichiarate su eccezione di parte.
2. Le nullita' concernenti gli atti delle indagini preliminari e
quelli compiuti nell'incidente probatorio e le nullita' concernenti
gli atti dell'udienza preliminare devono essere eccepite prima che
sia pronunciato il provvedimento previsto dall'articolo 424. Quando
manchi l'udienza preliminare, le nullita' devono essere eccepite
entro il termine previsto dall'articolo 491 comma 1.
3. Le nullita' concernenti il decreto che dispone il giudizio
ovvero gli atti preliminari al dibattimento devono essere eccepite
entro il termine previsto dall'articolo 491 comma 1. Entro lo stesso
termine, ovvero con l'impugnazione della sentenza di non luogo a
procedere, devono essere riproposte le nullita' eccepite a norma del
primo periodo del comma 2, che non siano state dichiarate dal
giudice.
4. Le nullita' verificatesi nel giudizio devono essere eccepite con
l'impugnazione della relativa sentenza.
Art. 182.
Deducibilita' delle nullita'
1. Le nullita' previste dagli articoli 180 e 181 non possono essere
eccepite da chi vi ha dato o ha concorso a darvi causa ovvero non ha
interesse all'osservanza della disposizione violata.
2. Quando la parte vi assiste, la nullita' di un atto deve essere
eccepita prima del suo compimento ovvero, se cio' non e' possibile,
immediatamente dopo. Negli altri casi la nullita' deve essere
eccepita entro i termini previsti dagli articoli 180 e 181 commi 2, 3
e 4.
3. I termini per rilevare o eccepire le nullita' sono stabiliti a
pena di decadenza.
Art. 183.
Sanatorie generali delle nullita'
1. Salvo che sia diversamente stabilito, le nullita' sono sanate:
a) se la parte interessata ha rinunciato espressamente ad
eccepirle ovvero ha accettato gli effetti dell'atto;
b) se la parte si e' avvalsa della facolta' al cui esercizio
l'atto omesso o nullo e' preordinato.
Art. 184.
Sanatoria delle nullita' delle citazioni, degli avvisi e delle
notificazioni
1. La nullita' di una citazione o di un avviso ovvero delle
relative comunicazioni e notificazioni e' sanata se la parte
interessata e' comparsa o ha rinunciato a comparire.
2. La parte la quale dichiari che la comparizione e' determinata
dal solo intento di far rilevare l'irregolarita' ha diritto a un
termine per la difesa non inferiore a cinque giorni.
3. Quando la nullita' riguarda la citazione a comparire al
dibattimento, il termine non puo' essere inferiore a quello previsto
dall'articolo 429.
Art. 185.
Effetti della dichiarazione di nullita'
1. La nullita' di un atto rende invalidi gli atti consecutivi che
dipendono da quello dichiarato nullo.
2. Il giudice che dichiara la nullita' di un atto ne dispone la
rinnovazione, qualora sia necessaria e possibile, ponendo le spese a
carico di chi ha dato causa alla nullita' per dolo o colpa grave.
3. La dichiarazione di nullita' comporta la regressione del
procedimento allo stato o al grado in cui e' stato compiuto l'atto
nullo, salvo che sia diversamente stabilito.
4. La disposizione del comma 3 non si applica alle nullita'
concernenti le prove.
Art. 186.
Inosservanza di norme tributarie
1. Quando la legge assoggetta un atto a una imposta o a una tassa,
l'inosservanza della norma tributaria non rende inammissibile l'atto
ne' impedisce il suo compimento, salve le sanzioni finanziarie
previste dalla legge.
Libro III
PROVE
Titolo I
DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 187.
Oggetto della prova
1. Sono oggetto di prova i fatti che si riferiscono
all'imputazione, alla punibilita' e alla determinazione della pena o
della misura di sicurezza.
2. Sono altresi' oggetto di prova i fatti dai quali dipende
l'applicazione di norme processuali.
3. Se vi e' costituzione di parte civile, sono inoltre oggetto di
prova i fatti inerenti alla responsabilita' civile derivante dal
reato.
Art. 188.
Liberta' morale della persona nell'assunzione della prova
1. Non possono essere utilizzati, neppure con il consenso della
persona interessata, metodi o tecniche idonei a influire sulla
liberta' di autodeterminazione o ad alterare la capacita' di
ricordare e di valutare i fatti.
Art. 189.
Prove non disciplinate dalla legge
1. Quando e' richiesta una prova non disciplinata dalla legge, il
giudice puo' assumerla se essa risulta idonea ad assicurare
l'accertamento dei fatti e non pregiudica la liberta' morale della
persona. Il giudice provvede all'ammissione, sentite le parti sulle
modalita' di assunzione della prova.
Art. 190.
Diritto alla prova
1. Le prove sono ammesse a richiesta di parte. Il giudice provvede
senza ritardo con ordinanza escludendo le prove vietate dalla legge e
quelle che manifestamente sono superflue o irrilevanti.
2. La legge stabilisce i casi in cui le prove sono ammesse di
ufficio.
3. I provvedimenti sull'ammissione della prova possono essere
revocati sentite le parti in contraddittorio.
Art. 190-bis.
(Requisiti della prova in casi particolari).
1. Nei procedimenti per taluno dei delitti indicati nell' articolo
51, comma 3-bis, quando e' richiesto l'esame di un testimone o di una
delle persone indicate nell'articolo 210 e queste hanno gia' reso
dichiarazioni in sede di incidente probatorio o in dibattimento nel
contraddittorio con la persona nei cui confronti le dichiarazioni
medesime saranno utilizzate ovvero dichiarazioni i cui verbali sono
stati acquisiti a norma dell'articolo 238, l'esame e' ammesso solo se
riguarda fatti o circostanze diversi da quelli oggetto delle
precedenti dichiarazioni ovvero se il giudice o taluna delle parti lo
ritengono necessario sulla base di specifiche esigenze.
1-bis. La stessa disposizione si applica quando si procede per uno
dei reati previsti dagli articoli 600-bis, primo comma, 600-ter, 600-
quater, 600-quinquies, 609-bis, 609-ter, 609-quater, anche se
relativi al materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater.1,
609-quinquies e 609-octies del codice penale, se l'esame richiesto
riguarda una testimone minore degli anni sedici ((e, in ogni caso,
quando l'esame testimoniale richiesto riguarda una persona offesa in
condizione di particolare vulnerabilita')).
Art. 191.
Prove illegittimamente acquisite
1. Le prove acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla
legge non possono essere utilizzate.
2. L'inutilizzabilita' e' rilevabile anche di ufficio in ogni stato
e grado del procedimento.
Art. 192.
Valutazione della prova
1. Il giudice valuta la prova dando conto nella motivazione dei
risultati acquisiti e dei criteri adottati.
2. L'esistenza di un fatto non puo' essere desunta da indizi a meno
che questi siano gravi, precisi e concordanti.
3. Le dichiarazioni rese dal coimputato del medesimo reato o da
persona imputata in un procedimento connesso a norma dell'articolo 12
sono valutate unitamente agli altri elementi di prova che ne
confermano l'attendibilita'.
4. La disposizione del comma 3 si applica anche alle dichiarazioni
rese da persona imputata di un reato collegato a quello per cui si
procede, nel caso previsto dall'articolo 371 comma 2 lettera b).
Art. 193.
Limiti di prova stabiliti dalle leggi civili
1. Nel processo penale non si osservano i limiti di prova stabiliti
dalle leggi civili, eccettuati quelli che riguardano lo stato di
famiglia e di cittadinanza.
Titolo II
MEZZI DI PROVA
Capo I
TESTIMONIANZA

Art. 194.
Oggetto e limiti della testimonianza
1. Il testimone e' esaminato sui fatti che costituiscono oggetto di
prova. Non puo' deporre sulla moralita' dell'imputato, salvo che si
tratti di fatti specifici, idonei a qualificarne la personalita' in
relazione al reato e alla pericolosita' sociale.
2. L'esame puo' estendersi anche ai rapporti di parentela e di
interesse che intercorrono tra il testimone e le parti o altri
testimoni nonche' alle circostanze il cui accertamento e' necessario
per valutarne la credibilita'. La deposizione sui fatti che servono a
definire la personalita' della persona offesa dal reato e' ammessa
solo quando il fatto dell'imputato deve essere valutato in relazione
al comportamento di quella persona.
3. Il testimone e' esaminato su fatti determinati. Non puo' deporre
sulle voci correnti nel pubblico ne' esprimere apprezzamenti
personali salvo che sia impossibile scinderli dalla deposizione sui
fatti.
Art. 195.
Testimonianza indiretta
1. Quando il testimone si riferisce, per la conoscenza dei fatti,
ad altre persone, il giudice, a richiesta di parte, dispone che
queste siano chiamate a deporre.
2. Il giudice puo' disporre anche di ufficio l'esame delle persone
indicate nel comma 1.
3. L'inosservanza della disposizione del comma 1 rende
inutilizzabili le dichiarazioni relative a fatti di cui il testimone
abbia avuto conoscenza da altre persone, salvo che l'esame di queste
risulti impossibile per morte, infermita' o irreperibilita'.
4. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria non possono
deporre sul contenuto delle dichiarazioni acquisite da testimoni con
le modalita' di cui agli articoli 351 e 357, comma 2, lettere a) e
b). Negli altri casi si applicano le disposizioni dei commi 1, 2 e 3
del presente articolo.((161))
5. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche quando
il testimone abbia avuto comunicazione del fatto in forma diversa da
quella orale.
6. I testimoni non possono essere esaminati su fatti comunque
appresi dalle persone indicate negli articoli 200 e 201 in relazione
alle circostanze previste nei medesimi articoli, salvo che le
predette persone abbiano deposto sugli stessi fatti o li abbiano in
altro modo divulgati.
7. Non puo' essere utilizzata la testimonianza di chi si rifiuta o
non e' in grado di indicare la persona o la fonte da cui ha appreso
la notizia dei fatti oggetto dell'esame.
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AGGIORNAMENTO (31)
La Corte costituzionale, con sentenza 22-31 gennaio n. 24 (in G.U.
1a s.s. 5/2/1992 n. 6) ha dichiarato la illegittimita' costituzionale
del quarto comma del presente articolo.
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AGGIORNAMENTO (168)
La Corte costituzionale, con sentenza 29-30 luglio 2008 n. 305 (in
G.U. 1a s.s. 6/8/2008 n. 33) ha dichiarato la illegittimita'
costituzionale dell'art. 195, comma 4, del codice di procedura
penale, ove interpretato nel senso che gli ufficiali e gli agenti di
polizia giudiziaria non possono essere chiamati a deporre sul
contenuto delle dichiarazioni rese dai testimoni soltanto se
acquisite con le modalita' di cui agli artt. 351 e 357, comma 2,
lettere a) e b), cod. proc. pen., e non anche nel caso in cui, pur
ricorrendone le condizioni, tali modalita' non siano state osservate.
Art. 196.
Capacita' di testimoniare
1. Ogni persona ha la capacita' di testimoniare.
2. Qualora, al fine di valutare le dichiarazioni del testimone, sia
necessario verificarne l'idoneita' fisica o mentale a rendere
testimonianza, il giudice anche di ufficio puo' ordinare gli
accertamenti opportuni con i mezzi consentiti dalla legge.
3. I risultati degli accertamenti che, a norma del comma 2, siano
stati disposti prima dell'esame testimoniale non precludono
l'assunzione della testimonianza.
Art. 197.
Incompatibilita' con l'ufficio di testimone
1. Non possono essere assunti come testimoni:
(( a) i coimputati del medesimo reato o le persone imputate in un
procedimento connesso a norma dell'articolo 12, comma 1, lettera a),
salvo che nei loro confronti sia stata pronunciata sentenza
irrevocabile di proscioglimento, di condanna o di applicazione della
pena ai sensi dell'articolo 444;
b) salvo quanto previsto dall'articolo 64, comma 3, lettera c),
le persone imputate in un procedimento connesso a norma dell'articolo
12, comma 1, lettera c), o di un reato collegato a norma
dell'articolo 371, comma 2, lettera b), prima che nei loro confronti
sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di proscioglimento, di
condanna o di applicazione della pena ai sensi dell'articolo 444 ));
c) il responsabile civile e la persona civilmente obbligata per
la pena pecuniaria;
d) coloro che nel medesimo procedimento svolgono o hanno svolto
la funzione di giudice, pubblico ministero o loro ausiliario nonche'
il difensore che abbia svolto attivita' di investigazione difensiva e
coloro che hanno formato la documentazione delle dichiarazioni e
delle informazioni assunte ai sensi dell'articolo 391-ter.
Art. 197-bis.
(Persone imputate o giudicare in un procedimento connesso o per reato
collegato che assumono l'ufficio di testimone).
1. L'imputato in un procedimento connesso ai sensi dell'articolo 12
o di un reato collegato a norma dell'articolo 371, comma 2, lettera
b), puo' essere sempre sentito come testimone quando nei suoi
confronti e' stata pronunciata sentenza irrevocabile di
proscioglimento, di condanna o di applicazione della pena ai sensi
dell'articolo 444.
2. L'imputato in un procedimento connesso ai sensi dell'articolo
12, comma 1, lettera c), o di un reato collegato a norma
dell'articolo 371, comma 2, lettera b), puo' essere sentito come
testimone, inoltre, nel caso previsto dall'articolo 64, comma 3,
lettera c).
3. Nei casi previsti dai commi 1 e 2 il testimone e' assistito da
un difensore. In mancanza di difensore di fiducia e' designato un
difensore di ufficio. ((155))
4. Nel caso previsto dal comma 1 il testimone non puo' essere
obbligato a deporre sui fatti per i quali e' stata pronunciata in
giudizio sentenza di condanna nei suoi confronti, se nel procedimento
egli aveva negato la propria responsabilita' ovvero non aveva reso
alcuna dichiarazione. Nel caso previsto dal comma 2 il testimone non
puo' essere obbligato a deporre su fatti che concernono la propria
responsabilita' in ordine al reato per cui si procede o si e'
proceduto nei suoi confronti.
5. In ogni caso le dichiarazioni rese dai soggetti di cui al
presente articolo non possono essere utilizzate contro la persona che
le ha rese nel procedimento a suo carico, nel procedimento di
revisione della sentenza di condanna ed in qualsiasi giudizio civile
o amministrativo relativo al fatto oggetto dei procedimenti e delle
sentenze suddette.
6. Alle dichiarazioni rese dalle persone che assumono l'ufficio di
testimone ai sensi del presente articolo si applica la disposizione
di cui all'articolo 192, comma 3. ((155))
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AGGIORNAMENTO (155)
La Corte costituzionale, con sentenza 8 - 21 novembre 2006, n. 381
(in G.U. 1a s.s. 29/11/2006, n. 47) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 197-bis, commi 3 e 6, del codice di
procedura penale, nella parte in cui prevedono, rispettivamente,
l'assistenza di un difensore e l'applicazione della disposizione di
cui all'art. 192, comma 3, del medesimo codice di rito anche per le
dichiarazioni rese dalle persone, indicate al comma 1 del medesimo
art. 197-bis cod. proc. pen., nei cui confronti sia stata pronunciata
sentenza di assoluzione «per non aver commesso il fatto» divenuta
irrevocabile.
Art. 198.
Obblighi del testimone
1. Il testimone ha l'obbligo di presentarsi al giudice e di
attenersi alle prescrizioni date dal medesimo per le esigenze
processuali e di rispondere secondo verita' alle domande che gli sono
rivolte.
2. Il testimone non puo' essere obbligato a deporre su fatti dai
quali potrebbe emergere una sua responsabilita' penale.
Art. 199.
Facolta' di astensione dei prossimi congiunti
1. I prossimi congiunti dell'imputato non sono obbligati a deporre.
Devono tuttavia deporre quando hanno presentato denuncia, querela o
istanza ovvero essi o un loro prossimo congiunto sono offesi dal
reato.
2. Il giudice, a pena di nullita', avvisa le persone predette della
facolta' di astenersi chiedendo loro se intendono avvalersene.
3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano anche a chi e'
legato all'imputato da vincolo di adozione. Si applicano inoltre,
limitatamente ai fatti verificatisi o appresi dall'imputato durante
la convivenza coniugale:
a) a chi, pur non essendo coniuge dell'imputato, come tale conviva
o abbia convissuto con esso;
b) al coniuge separato dell'imputato;
c) alla persona nei cui confronti sia intervenuta sentenza di
annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del
matrimonio contratto con l'imputato.
Art. 200.
Segreto professionale
1. Non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno
conosciuto per ragione del proprio ministero, ufficio o professione,
salvi i casi in cui hanno l'obbligo di riferirne all'autorita'
giudiziaria:
a) i ministri di confessioni religiose, i cui statuti non
contrastino con l'ordinamento giuridico italiano;
((b) gli avvocati, gli investigatoriprivati autorizzati, i
consulenti tecnici e i notai ;))
c) i medici e i chirurghi, i farmacisti, le ostetriche e ogni
altro esercente una professione sanitaria;
d) gli esercenti altri uffici o professioni ai quali la legge
riconosce la facolta' di astenersi dal deporre determinata dal
segreto professionale.
2. Il giudice, se ha motivo di dubitare che la dichiarazione resa
da tali persone per esimersi dal deporre sia infondata, provvede agli
accertamenti necessari. Se risulta infondata, ordina che il testimone
deponga.
3. Le disposizioni previste dai commi 1 e 2 si applicano ai
giornalisti professionisti iscritti nell'albo professionale,
relativamente ai nomi delle persone dalle quali i medesimi hanno
avuto notizie di carattere fiduciario nell'esercizio della loro
professione. Tuttavia se le notizie sono indispensabili ai fini della
prova del reato per cui si procede e la loro veridicita' puo' essere
accertata solo attraverso l'identificazione della fonte della
notizia, il giudice ordina al giornalista di indicare la fonte delle
sue informazioni.
Art. 201.
Segreto di ufficio
1. Salvi i casi in cui hanno l'obbligo di riferirne all'autorita'
giudiziaria, i pubblici ufficiali, i pubblici impiegati e gli
incaricati di un pubblico servizio hanno l'obbligo di astenersi dal
deporre su fatti conosciuti per ragioni del loro ufficio che devono
rimanere segreti.
2. Si applicano le disposizioni dell'articolo 200 commi 2 e 3.
Art. 202
(( (Segreto di Stato).
1. I pubblici ufficiali, i pubblici impiegati e gli incaricati di
un pubblico servizio hanno l'obbligo di astenersi dal deporre su
fatti coperti dal segreto di Stato.
2. Se il testimone oppone un segreto di Stato, l'autorita'
giudiziaria ne informa il Presidente del Consiglio dei ministri, ai
fini dell'eventuale conferma, sospendendo ogni iniziativa volta ad
acquisire la notizia oggetto del segreto.
3. Qualora il segreto sia confermato e per la definizione del
processo risulti essenziale la conoscenza di quanto coperto dal
segreto di Stato, il giudice dichiara non doversi procedere per
l'esistenza del segreto di Stato.
4. Se entro trenta giorni dalla notificazione della richiesta il
Presidente del Consiglio dei ministri non da' conferma del segreto,
l'autorita' giudiziaria acquisisce la notizia e provvede per
l'ulteriore corso del procedimento.
5. L'opposizione del segreto di Stato, confermata con atto motivato
dal Presidente del Consiglio dei ministri, inibisce all'autorita'
giudiziaria l'acquisizione e l'utilizzazione, anche indiretta, delle
notizie coperte dal segreto.
6. Non e', in ogni caso, precluso all'autorita' giudiziaria di
procedere in base a elementi autonomi e indipendenti dagli atti,
documenti e cose coperti dal segreto.
7. Quando e' sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del
Presidente del Consiglio dei ministri, qualora il conflitto sia
risolto nel senso dell'insussistenza del segreto di Stato, il
Presidente del Consiglio dei ministri non puo' piu' opporlo con
riferimento al medesimo oggetto. Qualora il conflitto sia risolto nel
senso della sussistenza del segreto di Stato, l'autorita' giudiziaria
non puo' ne' acquisire ne' utilizzare, direttamente o indirettamente,
atti o documenti sui quali e' stato opposto il segreto di Stato.
8. In nessun caso il segreto di Stato e' opponibile alla Corte
costituzionale. La Corte adotta le necessarie garanzie per la
segretezza del procedimento. ))
Art. 203.
Informatori della polizia giudiziaria
e dei servizi di sicurezza
1. Il giudice non puo' obbligare gli ufficiali e gli agenti di
polizia giudiziaria nonche' il personale dipendente dai servizi >per
le informazioni e la sicurezza militare o democratica a rivelare i
nomi dei loro informatori. Se questi non sono esaminati >come
testimoni, le informazioni da essi fornite non possono essere
acquisite ne' utilizzate.
(( 1-bis. L'inutilizzabilita' opera anche nelle fasi diverse dal
dibattimento, se gli informatori non sono stati interrogati ne
assunti a sommarie informazioni )).
Art. 204
Esclusione del segreto

1. Non possono essere oggetto del segreto previsto dagli articoli
201, 202 e 203 fatti, notizie o documenti concernenti reati diretti
all'eversione dell'ordinamento costituzionale ((nonche' i delitti
previsti dagli articoli 285, 416-bis, 416-ter e 422 del codice
penale)). Se viene opposto il segreto, la natura del reato e'
definita dal giudice. Prima dell'esercizio dell'azione penale
provvede il giudice per le indagini preliminari su richiesta di
parte.
(( 1-bis. Non possono essere oggetto del segreto previsto dagli
articoli 201, 202 e 203 fatti, notizie o documenti concernenti le
condotte poste in essere da appartenenti ai servizi di informazione
per la sicurezza in violazione della disciplina concernente la
speciale causa di giustificazione prevista per attivita' del
personale dei servizi di informazione per la sicurezza. Si
considerano violazioni della predetta disciplina le condotte per le
quali, essendo stata esperita l'apposita procedura prevista dalla
legge, risulta esclusa l'esistenza della speciale causa di
giustificazione.
1-ter. Il segreto di Stato non puo' essere opposto o confermato ad
esclusiva tutela della classifica di segretezza o in ragione
esclusiva della natura del documento, atto o cosa oggetto della
classifica.
1-quater. In nessun caso il segreto di Stato e' opponibile alla
Corte costituzionale. La Corte adotta le necessarie garanzie per la
segretezza del procedimento.
1-quinquies. Quando il Presidente del Consiglio dei ministri non
ritenga di confermare il segreto di Stato, provvede, in qualita' di
Autorita' nazionale per la sicurezza, a declassificare gli atti, i
documenti, le cose o i luoghi oggetto di classifica di segretezza,
prima che siano messi a disposizione dell'autorita' giudiziaria
competente. ))
2. Del provvedimento che rigetta l'eccezione di segretezza e' data
comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri.
Art. 205.
Assunzione della testimonianza del Presidente della Repubblica e di
grandi ufficiali dello Stato
1. La testimonianza del Presidente della Repubblica e' assunta
nella sede in cui egli esercita la funzione di Capo dello Stato.
2. Se deve essere assunta la testimonianza di uno dei presidenti
delle Camere o del Presidente del Consiglio dei Ministri o della
Corte costituzionale, questi possono chiedere di essere esaminati
nella sede in cui esercitano il loro ufficio, al fine di garantire la
continuita' e la regolarita' della funzione cui sono preposti.
3. Si procede nelle forme ordinarie quando il giudice ritiene
indispensabile la comparizione di una delle persone indicate nel
comma 2 per eseguire un atto di ricognizione o di confronto o per
altra necessita'.
Art. 206.
Assunzione della testimonianza di agenti diplomatici
1. Se deve essere esaminato un agente diplomatico o l'incaricato di
una missione diplomatica all'estero durante la sua permanenza fuori
dal territorio dello Stato, la richiesta per l'esame e' trasmessa,
per mezzo del ministero di grazia e giustizia, all'autorita'
consolare del luogo. Si procede tuttavia nelle forme ordinarie nei
casi previsti dall'articolo 205 comma 3.
2. Per ricevere le deposizioni di agenti diplomatici della Santa
Sede accreditati presso lo Stato italiano ovvero di agenti
diplomatici di uno stato estero accreditati presso lo Stato italiano
o la Santa Sede si osservano le convenzioni e le consuetudini
internazionali.
Art. 207.
Testimoni sospettati di falsita' o reticenza
Testimoni renitenti
1. Se nel corso dell'esame un testimone rende dichiarazioni
contraddittorie, incomplete o contrastanti con le prove gia'
acquisite, il presidente o il giudice glielo fa rilevare
rinnovandogli, se del caso, l'avvertimento previsto dall'articolo 497
comma 2. Allo stesso avvertimento provvede se un testimone rifiuta di
deporre fuori dei casi espressamente previsti dalla legge e, se il
testimone persiste nel rifiuto, dispone l'immediata trasmissione
degli atti al pubblico ministero perche' proceda a norma di legge.
2. Con la decisione che definisce la fase processuale in cui il
testimone ha prestato il suo ufficio, il giudice, se ravvisa indizi
del reato previsto dall'articolo 372 del codice penale, ne informa il
pubblico ministero trasmettendogli i relativi atti.
Capo II
ESAME DELLE PARTI

Art. 208.
Richiesta dell'esame
1. Nel dibattimento, l'imputato, la parte civile che non debba
essere esaminata come testimone, il responsabile civile e la persona
civilmente obbligata per la pena pecuniaria sono esaminati se ne
fanno richiesta o vi consentono.
Art. 209.
Regole per l'esame
1. All'esame delle parti si applicano le disposizioni previste
dagli articoli 194, 198 comma 2 e 499 e, se e' esaminata una parte
diversa dall'imputato, quelle previste dall'articolo 195.
2. Se la parte rifiuta di rispondere a una domanda, ne e' fatta
menzione nel verbale.
Art. 210.
Esame di persona imputata
in un procedimento connesso
1. Nel dibattimento, le persone imputate in un procedimento
connesso a norma dell'articolo 12, (( comma 1, lettera a), )) nei
confronti delle quali si procede o si e' proceduto separatamente (( e
che non possono assumere l'ufficio di testimone )), sono esaminate a
richiesta di parte, ovvero, nel caso indicato nell'articolo 195,
anche di ufficio.
2. Esse hanno obbligo di presentarsi al giudice,il quale, ove
occorra, ne ordina l'accompagnamento coattivo. Si osservano le norme
sulla citazione dei testimoni.
3. Le persone indicate nel comma 1 sono assistite da un difensore
che ha diritto di partecipare all'esame. In mancanza di un difensore
di fiducia e' designato un difensore di ufficio.
4. Prima che abbia inizio l'esame, il giudice avverte le persone
indicate nel comma 1 che, salvo quanto disposto dall'articolo 66
comma 1, esse hanno facolta' di non rispondere.
5. All'esame si applicano le disposizioni previste dagli articoli
(( 194, 195 , 498, 499 e 500 )).
(( 6. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche alle
persone imputate in un procedimento connesso ai sensi dell'articolo
12, comma 1, lettera c), o di un reato collegato a norma
dell'articolo 371, comma 2, lettera b), che non hanno reso in
precedenza dichiarazioni concernenti la responsabilita'
dell'imputato. Tuttavia a tali persone e' dato l'avvertimento
previsto dall'articolo 64, comma 3, lettera c), e se esse non si
avvalgono della facolta' di non rispondere, assumono l'ufficio di
testimone. Al loro esame si applicano, in tal caso, oltre alle
disposizioni richiamate dal comma 5, anche quelle previste dagli
articoli 197-bis e 497. )) (96)
------------------
AGGIORNAMENTO (96)
La Corte costituzionale, con sentenza 26 ottobre-2 novembre 1998,
n. 361 (G.U. 1a s.s. 4/11/1998 n. 44) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale del presente articolo "nella parte in cui non ne e'
prevista l'applicazione anche all'esame dell'imputato nel medesimo
procedimento su fatti concernenti la responsabilita' di altri, gia'
oggetto delle sue precedenti dichiarazioni rese all'autorita'
giudiziaria o alla polizia giudiziaria su delega del pubblico
ministero".
Capo III
CONFRONTI

Art. 211.
Presupposti del confronto
1. Il confronto e' ammesso esclusivamente fra persone gia'
esaminate o interrogate, quando vi e' disaccordo fra esse su fatti e
circostanze importanti.
Art. 212.
Modalita' del confronto
1. Il giudice, richiamate le precedenti dichiarazioni ai soggetti
tra i quali deve svolgersi il confronto, chiede loro se le confermano
o le modificano, invitandoli, ove occorra, alle reciproche
contestazioni.
2. Nel verbale e' fatta menzione delle domande rivolte dal giudice,
delle dichiarazioni rese dalle persone messe a confronto e di quanto
altro e' avvenuto durante il confronto.
Capo IV
RICOGNIZIONI

Art. 213.
Ricognizione di persone. Atti preliminari
1. Quando occorre procedere a ricognizione personale, il giudice
invita chi deve eseguirla a descrivere la persona indicando tutti i
particolari che ricorda; gli chiede poi se sia stato in precedenza
chiamato a eseguire il riconoscimento, se, prima e dopo il fatto per
cui si procede, abbia visto, anche se riprodotta in fotografia o
altrimenti, la persona da riconoscere, se la stessa gli sia stata
indicata o descritta e se vi siano altre circostanze che possano
influire sull'attendibilita' del riconoscimento.
2. Nel verbale e' fatta menzione degli adempimenti previsti dal
comma 1 e delle dichiarazioni rese.
3. L'inosservanza delle disposizioni previste dai commi 1 e 2 e'
causa di nullita' della ricognizione.
Art. 214.
Svolgimento della ricognizione
1. Allontanato colui che deve eseguire la ricognizione, il giudice
procura la presenza di almeno due persone il piu' possibile
somiglianti, anche nell'abbigliamento, a quella sottoposta a
ricognizione. Invita quindi quest'ultima a scegliere il suo posto
rispetto alle altre, curando che si presenti, sin dove e' possibile,
nelle stesse condizioni nelle quali sarebbe stata vista dalla persona
chiamata alla ricognizione. Nuovamente introdotta quest'ultima, il
giudice le chiede se riconosca taluno dei presenti e, in caso
affermativo, la invita a indicare chi abbia riconosciuto e a
precisare se ne sia certa.
2. Se vi e' fondata ragione di ritenere che la persona chiamata
alla ricognizione possa subire intimidazione o altra influenza dalla
presenza di quella sottoposta a ricognizione, il giudice dispone che
l'atto sia compiuto senza che quest'ultima possa vedere la prima.
3. Nel verbale e' fatta menzione, a pena di nullita', delle
modalita' di svolgimento della ricognizione. Il giudice puo' disporre
che lo svolgimento della ricognizione sia documentato anche mediante
rilevazioni fotografiche o cinematografiche o mediante altri
strumenti o procedimenti.
Art. 215.
Ricognizione di cose
1. Quando occorre procedere alla ricognizione del corpo del reato o
di altre cose pertinenti al reato, il giudice procede osservando le
disposizioni dell'articolo 213, in quanto applicabili.
2. Procurati, ove possibile, almeno due oggetti simili a quello da
riconoscere, il giudice chiede alla persona chiamata alla
ricognizione se riconosca taluno tra essi e, in caso affermativo, la
invita a dichiarare quale abbia riconosciuto e a precisare se ne sia
certa.
3. Si applicano le disposizioni dell'articolo 214 comma 3.
Art. 216.
Altre ricognizioni
1. Quando dispone la ricognizione di voci, suoni o di quanto altro
puo' essere oggetto di percezione sensoriale, il giudice procede
osservando le disposizioni dell'articolo 213, in quanto applicabili.
2. Si applicano le disposizioni dell'articolo 214 comma 3.
Art. 217.
Pluralita' di ricognizioni
1. Quando piu' persone sono chiamate ad eseguire la ricognizione
della medesima persona o del medesimo oggetto, il giudice procede con
atti separati, impedendo ogni comunicazione tra chi ha compiuto la
ricognizione e coloro che devono ancora eseguirla.
2. Se una stessa persona deve eseguire la ricognizione di piu'
persone o di piu' oggetti, il giudice provvede, per ogni atto, in
modo che la persona o l'oggetto sottoposti a ricognizione siano
collocati tra persone od oggetti diversi.
3. Si applicano le disposizioni degli articoli precedenti.
Capo V
ESPERIMENTI GIUDIZIALI

Art. 218.
Presupposti dell'esperimento giudiziale
1. L'esperimento giudiziale e' ammesso quando occorre accertare se
un fatto sia o possa essere avvenuto in un determinato modo.
2. L'esperimento consiste nella riproduzione, per quanto e'
possibile, della situazione in cui il fatto si afferma o si ritiene
essere avvenuto e nella ripetizione delle modalita' di svolgimento
del fatto stesso.
Art. 219.
Modalita' dell'esperimento giudiziale
1. L'ordinanza che dispone l'esperimento giudiziale contiene una
succinta enunciazione dell'oggetto dello stesso e l'indicazione del
giorno, dell'ora e del luogo in cui si procedera' alle operazioni.
Con la stessa ordinanza o con un provvedimento successivo il giudice
puo' designare un esperto per l'esecuzione di determinate operazioni.
2. Il giudice da' gli opportuni provvedimenti per lo svolgimento
delle operazioni, disponendo per le rilevazioni fotografiche o
cinematografiche o con altri strumenti o procedimenti.
3. Anche quando l'esperimento e' eseguito fuori dell'aula di
udienza, il giudice puo' adottare i provvedimenti previsti
dall'articolo 471 al fine di assicurare il regolare compimento
dell'atto.
4. Nel determinare le modalita' dell'esperimento, il giudice, se
del caso, da' le opportune disposizioni affinche' esso si svolga in
modo da non offendere sentimenti di coscienza e da non esporre a
pericolo l'incolumita' delle persone o la sicurezza pubblica.
Capo VI
PERIZIA

Art. 220.
Oggetto della perizia
1. La perizia e' ammessa quando occorre svolgere indagini o
acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche competenze
tecniche, scientifiche o artistiche.
2. Salvo quanto previsto ai fini dell'esecuzione della pena o della
misura di sicurezza, non sono ammesse perizie per stabilire
l'abitualita' o la professionalita' nel reato, la tendenza a
delinquere, il carattere e la personalita' dell'imputato e in genere
le qualita' psichiche indipendenti da cause patologiche.
Art. 221.
Nomina del perito
1. Il giudice nomina il perito scegliendolo tra gli iscritti negli
appositi albi o tra persone fornite di particolare competenza nella
specifica disciplina. Quando la perizia e' dichiarata nulla, il
giudice cura, ove possibile, che il nuovo incarico sia affidato ad
altro perito.
2. Il giudice affida l'espletamento della perizia a piu' persone
quando le indagini e le valutazioni risultano di notevole
complessita' ovvero richiedono distinte conoscenze in differenti
discipline.
3. Il perito ha l'obbligo di prestare il suo ufficio, salvo che
ricorra uno dei motivi di astensione previsti dall'articolo 36.
Art. 222.
Incapacita' e incompatibilita' del perito
1. Non puo' prestare ufficio di perito, a pena di nullita':
a) il minorenne, l'interdetto, l'inabilitato e chi e' affetto da
infermita' di mente;
b) chi e' interdetto anche temporaneamente dai pubblici uffici
ovvero e' interdetto o sospeso dall'esercizio di una professione o di
un'arte;
c) chi e' sottoposto a misure di sicurezza personali o a misure di
prevenzione;
d) chi non puo' essere assunto come testimone o ha facolta' di
astenersi dal testimoniare o chi e' chiamato a prestare ufficio di
testimone o di interprete;
e) chi e' stato nominato consulente tecnico nello stesso
procedimento o in un procedimento connesso.
Art. 223.
Astensione e ricusazione del perito
1. Quando esiste un motivo di astensione, il perito ha l'obbligo di
dichiararlo.
2. Il perito puo' essere ricusato dalle parti nei casi previsti
dall'articolo 36 a eccezione di quello previsto dal comma 1 lettera
h) del medesimo articolo.
3. La dichiarazione di astensione o di ricusazione puo' essere
presentata fino a che non siano esaurite le formalita' di
conferimento dell'incarico e, quando si tratti di motivi sopravvenuti
ovvero conosciuti successivamente, prima che il perito abbia dato il
proprio parere.
4. Sulla dichiarazione di astensione o di ricusazione decide, con
ordinanza, il giudice che ha disposto la perizia.
5. Si osservano, in quanto applicabili, le norme sulla ricusazione
del giudice.
Art. 224.
Provvedimenti del giudice
1. Il giudice dispone anche di ufficio la perizia con ordinanza
motivata, contenente la nomina del perito, la sommaria enunciazione
dell'oggetto delle indagini, l'indicazione del giorno, dell'ora e del
luogo fissati per la comparizione del perito.
2. Il giudice dispone la citazione del perito e da' gli opportuni
provvedimenti per la comparizione delle persone sottoposte all'esame
del perito. Adotta tutti gli altri provvedimenti che si rendono
necessari per l'esecuzione delle operazioni peritali. ((75))
----------------
AGGIORNAMENTO (75)
La Corte Costituzionale con sentenza 27 giugno - 9 luglio 1996, n.
238 (in G.U. 1a s.s. 17/07/1996, n. 29) ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 224, comma 2, del codice
di procedura penale nella parte in cui consente che il giudice,
nell'ambito delle operazioni peritali, disponga misure che comunque
incidano sulla liberta' personale dell'indagato o dell'imputato o di
terzi, al di fuori di quelle specificamente previste nei "casi" e nei
"modi" dalla legge."
Art. 224-bis
(Provvedimenti del giudice per le perizie che richiedono il
compimento di atti idonei ad incidere sulla liberta' personale).

1. Quando si procede per delitto non colposo, consumato o tentato,
per il quale la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della
reclusione superiore nel massimo a tre anni ((, per i delitti di cui
agli articoli 589-bis e 590-bis del codice penale)) e negli altri
casi espressamente previsti dalla legge, se per l'esecuzione della
perizia e' necessario compiere atti idonei ad incidere sulla liberta'
personale, quali il prelievo di capelli, di peli o di mucosa del cavo
orale su persone viventi ai fini della determinazione del profilo del
DNA o accertamenti medici, e non vi e' il consenso della persona da
sottoporre all'esame del perito, il giudice, anche d'ufficio, ne
dispone con ordinanza motivata l'esecuzione coattiva, se essa risulta
assolutamente indispensabile per la prova dei fatti.
2. Oltre a quanto disposto dall'articolo 224, l'ordinanza di cui al
comma 1 contiene, a pena di nullita':
a) le generalita' della persona da sottoporre all'esame e quanto
altro valga ad identificarla;
b) l'indicazione del reato per cui si procede, con la descrizione
sommaria del fatto;
c) l'indicazione specifica del prelievo o dell'accertamento da
effettuare e delle ragioni che lo rendono assolutamente
indispensabile per la prova dei fatti;
d) l'avviso della facolta' di farsi assistere da un difensore o
da persona di fiducia;
e) l'avviso che, in caso di mancata comparizione non dovuta a
legittimo impedimento, potra' essere ordinato l'accompagnamento
coattivo ai sensi del comma 6;
f) l'indicazione del luogo, del giorno e dell'ora stabiliti per
il compimento dell'atto e delle modalita' di compimento.
3. L'ordinanza di cui al comma I e' notificata all'interessato,
all'imputato e al suo difensore nonche' alla persona offesa almeno
tre giorni prima di quello stabilito per l'esecuzione delle
operazioni peritali.
4. Non possono in alcun caso essere disposte operazioni che
contrastano con espressi divieti posti dalla legge o che possono
mettere in pericolo la vita, l'integrita' fisica o la salute della
persona o del nascituro, ovvero che, secondo la scienza medica,
possono provocare sofferenze di non lieve entita'.
5. Le operazioni peritali sono comunque eseguite nel rispetto della
dignita' e del pudore di chi vi e' sottoposto. In ogni caso, a
parita' di risultato, sono prescelte le tecniche meno invasive.
6. Qualora la persona invitata a presentarsi per i fini di cui al
comma I non compare senza addurre un legittimo impedimento, il
giudice puo' disporre che sia accompagnata, anche coattivamente, nel
luogo, nel giorno e nell'ora stabiliti. Se, pur comparendo, rifiuta
di prestare il proprio consenso agli accertamenti, il giudice dispone
che siano eseguiti coattivamente. L'uso di mezzi di coercizione
fisica e' consentito per il solo tempo strettamente necessario
all'esecuzione del prelievo o dell'accertamento. Si applicano le
disposizioni dell'articolo 132, comma 2.
7. L'atto e' nullo se la persona sottoposta al prelievo o agli
accertamenti non e' assistita dal difensore nominato .
Art. 225.
Nomina del consulente tecnico
1. Disposta la perizia, il pubblico ministero e le parti private
hanno facolta' di nominare propri consulenti tecnici in numero non
superiore, per ciascuna parte, a quello dei periti.
2. Le parti private, nei casi e alle condizioni previste dalla
legge sul patrocinio statale dei non abbienti, hanno diritto di farsi
assistere da un consulente tecnico a spese dello Stato.
3. Non puo' essere nominato consulente tecnico chi si trova nelle
condizioni indicate nell'articolo 222 comma 1 lettere a) , b) , c) ,
d).
Art. 226.
Conferimento dell'incarico
1. Il giudice, accertate le generalita' del perito, gli chiede se
si trova in una delle condizioni previste dagli articoli 222 e 223,
lo avverte degli obblighi e delle responsabilita' previste dalla
legge penale e lo invita a rendere la seguente dichiarazione:
"consapevole della responsabilita' morale e giuridica che assumo
nello svolgimento dell'incarico, mi impegno ad adempiere al mio
ufficio senza altro scopo che quello di far conoscere la verita' e a
mantenere il segreto su tutte le operazione peritali".
2. Il giudice formula quindi i quesiti, sentiti il perito, i
consulenti tecnici, il pubblico ministero e i difensori presenti.
Art. 227.
Relazione peritale
1. Concluse le formalita' di conferimento dell'incarico, il perito
procede immediatamente ai necessari accertamenti e risponde ai
quesiti con parere raccolto nel verbale.
2. Se, per la complessita' dei quesiti, il perito non ritiene di
poter dare immediata risposta, puo' chiedere un termine al giudice.
3. Quando non ritiene di concedere il termine, il giudice provvede
alla sostituzione del perito; altrimenti fissa la data, non oltre
novanta giorni, nella quale il perito stesso dovra' rispondere ai
quesiti e dispone perche' ne venga data comunicazione alle parti e ai
consulenti tecnici.
4. Quando risultano necessari accertamenti di particolare
complessita', il termine puo' essere prorogato dal giudice, su
richiesta motivata del perito, anche piu' volte per periodi non
superiori a trenta giorni. In ogni caso, il termine per risposta ai
quesiti, anche se prorogato, non puo' superare i sei mesi.
5. Qualora sia indispensabile illustrare con note scritte il
parere, il perito puo' chiedere al giudice di essere autorizzato a
presentare, nel termine stabilito a norma dei commi 3 e 4, relazione
scritta.
Art. 228.
Attivita' del perito
1. Il perito procede alle operazioni necessarie per rispondere ai
quesiti. A tal fine puo' essere autorizzato dal giudice a prendere
visione degli atti, dei documenti e delle cose prodotti dalle parti
dei quali la legge prevede l'acquisizione al fascicolo per il
dibattimento.
2. Il perito puo' essere inoltre autorizzato ad assistere all'esame
delle parti e all'assunzione di prove nonche' a servirsi di ausiliari
di sua fiducia per lo svolgimento di attivita' materiali non
implicanti apprezzamenti e valutazioni.
3. Qualora, ai fini dello svolgimento dell'incarico, il perito
richieda notizie all'imputato, alla persona offesa o ad altre
persone, gli elementi in tal modo acquisiti possono essere utilizzati
solo ai fini dell'accertamento peritale.
4. Quando le operazioni peritali si svolgono senza la presenza del
giudice e sorgono questioni relative ai poteri del perito e ai limiti
dell'incarico, la decisione e' rimessa al giudice, senza che cio'
importi sospensione delle operazioni stesse.
Art. 229.
Comunicazioni relative alle operazioni peritali
1. Il perito indica il giorno, l'ora e il luogo in cui iniziera' le
operazioni peritali e il giudice ne fa dare atto nel verbale.
2. Della eventuale continuazione delle operazioni peritali il
perito da' comunicazione senza formalita' alle parti presenti.
Art. 230.
Attivita' dei consulenti tecnici
1. I consulenti tecnici possono assistere al conferimento
dell'incarico al perito e presentare al giudice richieste,
osservazioni e riserve, delle quali e' fatta menzione nel verbale.
2. Essi possono partecipare alle operazioni peritali, proponendo al
perito specifiche indagini e formulando osservazioni e riserve, delle
quali deve darsi atto nella relazione.
3. Se sono nominati dopo l'esaurimento delle operazioni peritali, i
consulenti tecnici possono esaminare le relazioni e richiedere al
giudice di essere autorizzati a esaminare la persona, la cosa e il
luogo oggetto della perizia.
4. La nomina dei consulenti tecnici e lo svolgimento della loro
attivita' non puo' ritardare l'esecuzione della perizia e il
compimento delle altre attivita' processuali.
Art. 231.
Sostituzione del perito
1. Il perito puo' essere sostituito se non fornisce il proprio
parere nel termine fissato o se la richiesta di proroga non e'
accolta ovvero se svolge negligentemente l'incarico affidatogli.
2. Il giudice, sentito il perito, provvede con ordinanza alla sua
sostituzione, salvo che il ritardo o l'inadempimento sia dipeso da
cause a lui non imputabili. Copia dell'ordinanza e' trasmessa
all'ordine o al collegio cui appartiene il perito.
3. Il perito sostituito, dopo essere stato citato a comparire per
discolparsi, puo' essere condannato dal giudice al pagamento a favore
della cassa delle ammende di una somma da lire trecentomila a lire
tre milioni.
4. Il perito e' altresi' sostituito quando e' accolta la
dichiarazione di astensione o di ricusazione.
5. Il perito sostituito deve mettere immediatamente a disposizione
del giudice la documentazione e i risultati delle operazioni peritali
gia' compiute.
Art. 232.
Liquidazione del compenso al perito
1. Il compenso al perito e' liquidato con decreto del giudice che
ha disposto la perizia, secondo le norme delle leggi speciali.
Art. 233.
Consulenza tecnica fuori dei casi di perizia
1. Quando non e' stata disposta perizia, ciascuna parte puo'
nominare, in numero non superiore a due, propri consulenti tecnici.
Questi possono esporre al giudice il proprio parere, anche
presentando memorie a norma dell'articolo 121.
((1-bis. Il giudice, a richiesta del difensore, puo' autorizzare il
consulente tecnico di una parte privata ad esaminare le cose
sequestrate nel luogo in cui esse si trovano, ad intervenire alle
ispezioni, ovvero ad esaminare l'oggetto delle ispezioni alle quali
il consulente non e' intervenuto. Prima dell'esercizio dell'azione
penale l'autorizzazione e' disposta dal pubblico ministero a
richiesta del difensore. Contro il decreto che respinge la richiesta
il difensore puo' proporre opposizione al giudice, che provvede nelle
forme di cui all'articolo 127)).
((1-ter. L'autorita' giudiziaria impartisce le prescrizioni
necessarie per la conservazione dello stato originario delle cose e
dei luoghi e per il rispetto delle persone)).
2. Qualora, successivamente alla nomina del consulente tecnico, sia
disposta perizia, ai consulenti tecnici gia' nominati sono
riconosciuti i diritti e le facolta' previsti dall'articolo 230,
salvo il limite previsto dall'articolo 225 comma 1.
3. Si applica la disposizione dell'articolo 225 comma 3.
Capo VII
DOCUMENTI

Art. 234.
Prova documentale
1. E' consentita l'acquisizione di scritti o di altri documenti che
rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la
cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo.
2. Quando l'originale di un documento del quale occorre far uso e'
per qualsiasi causa distrutto, smarrito o sottratto e non e'
possibile recuperarlo, puo' esserne acquisita copia.
3. E' vietata l'acquisizione di documenti che contengono
informazioni sulle voci correnti nel pubblico intorno ai fatti di cui
si tratta nel processo o sulla moralita' in generale delle parti, dei
testimoni, dei consulenti tecnici e dei periti.
Art. 234-bis.
(( (Acquisizione di documenti e dati informatici). ))

((1. E' sempre consentita l'acquisizione di documenti e dati
informatici conservati all'estero, anche diversi da quelli
disponibili al pubblico, previo consenso, in quest'ultimo caso, del
legittimo titolare)).
Art. 235.
Documenti costituenti corpo del reato
1. I documenti che costituiscono corpo del reato devono essere
acquisiti qualunque sia la persona che li abbia formati o li detenga.
Art. 236.
Documenti relativi al giudizio sulla personalita'
1. E' consentita l'acquisizione dei certificati del casellario
giudiziale, della documentazione esistente presso gli uffici del
servizio sociale degli enti pubblici e presso gli uffici di
sorveglianza nonche' delle sentenze irrevocabili di qualunque giudice
italiano e delle sentenze straniere riconosciute, ai fini del
giudizio sulla personalita' dell'imputato o della persona offesa dal
reato, se il fatto per il quale si procede deve essere valutato in
relazione al comportamento o alle qualita' morali di questa.
2. Le sentenze indicate nel comma 1 e i certificati del casellario
giudiziale possono inoltre essere acquisiti al fine di valutare la
credibilita' di un testimone.
Art. 237.
Acquisizione di documenti provenienti dall'imputato
1. E' consentita l'acquisizione, anche di ufficio, di qualsiasi
documento proveniente dall'imputato, anche se sequestrato presso
altri o da altri prodotto.
Art. 238.
(Verbali di prove di altri procedimenti).
1. E' ammessa l'acquisizione di verbali di prove di altro
procedimento penale, se si tratta di prove assunte nell'incidente
probatorio o nel dibattimento.
2. E' ammessa l'acquisizione di verbali di prove assunte in un
giudizio civile definito con sentenza che abbia acquistato autorita'
di cosa giudicata.
(( 2-bis. Nei casi previsti dai commi 1 e 2 i verbali di
dichiarazioni possono essere utilizzati contro l'imputato soltanto se
il suo difensore ha partecipato all'assunzione della prova o se nei
suoi confronti fa stato la sentenza civile.
3. E' comunque ammessa l'acquisizione della documentazione di atti
che non sono ripetibili. Se la ripetizione dell' atto e' >divenuta
impossibile per fatti o circostanze sopravvenuti, l'acquisizione e'
ammessa se si tratta di fatti o circostanze imprevedibili.
4. Al di fuori dei casi previsti dai commi 1, 2, 2-bis e 3, i
verbali di dichiarazioni possono essere utilizzati nel dibattimento
soltanto nei confronti dell'imputato che vi consenta; in mancanza di
consenso, detti verbali possono essere utilizzati per le
contestazioni previste dagli articoli 500 e 503. ))
5. Salvo quanto previsto dall'articolo 190-bis, resta fermo il
diritto delle parti di ottenere a norma dell'articolo 190 l'esame
delle persone le cui dichiarazioni sono state acquisite a norma dei
commi 1, 2 , 2-bis e 4 del presente articolo.(96)
------------------
AGGIORNAMENTO (96)
La Corte costituzionale, con sentenza 26 ottobre-2 novembre 1998, n.
361 (G.U. 1a s.s. 4/11/1998 n. 44) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale del presente articolo "nella parte in cui non prevede
che, qualora in dibattimento la persona esaminata a norma dell'art.
210 del c.p.p. rifiuti o comunque ometta in tutto o in parte di
rispondere su fatti concernenti la responsabilita' di altri gia'
oggetto delle sue precedenti dichiarazioni, in mancanza di consenso
dell'imputato alla utilizzazione si applica l'art. 500, commi 2-bis e
4, del codice di procedura penale".
Art. 238-bis.
(( (Sentenze irrevocabili).
1. Fermo quanto previsto dall'articolo 236, le sentenze divenute
irrevocabili possono essere acquisite ai fini della prova di fatto in
esse accertato e sono valutate a norma degli articoli 187 e 192,
comma 3)).
Art. 239.
Accertamento della provenienza dei documenti
1. Se occorre verificarne la provenienza, il documento e'
sottoposto per il riconoscimento alle parti private o ai testimoni.
Art. 240.
(Documenti anonimi ed atti relativi ad intercettazioni illegali).
1. I documenti che contengono dichiarazioni anonime non possono
essere acquisiti ne' in alcun modo utilizzati, salvo che
costituiscano corpo del reato o provengano comunque dall'imputato.
2. Il pubblico ministero dispone l'immediata secretazione e la
custodia in luogo protetto dei documenti, dei supporti e degli atti
concernenti dati e contenuti di conversazioni o comunicazioni,
relativi a traffico telefonico e telematico, illegalmente formati o
acquisiti. Allo stesso modo provvede per i documenti formati
attraverso la raccolta illegale di informazioni. Di essi e' vietato
effettuare copia in qualunque forma e in qualunque fase del
procedimento ed il loro contenuto non puo' essere utilizzato.
3. Il pubblico ministero, acquisiti i documenti, i supporti e gli
atti di cui al comma 2, entro quarantotto ore, chiede al giudice per
le indagini preliminari di disporne la distruzione.
4. Il giudice per le indagini preliminari entro le successive
quarantotto ore fissa l'udienza da tenersi entro dieci giorni, ai
sensi dell'articolo 127, dando avviso a tutte le parti interessate,
che potranno nominare un difensore di fiducia, almeno tre giorni
prima della data dell'udienza. ((167))
5. Sentite le parti comparse, il giudice per le indagini
preliminari legge il provvedimento in udienza e, nel caso ritenga
sussistenti i presupposti di cui al comma 2, dispone la distruzione
dei documenti, dei supporti e degli atti di cui al medesimo comma 2 e
vi da' esecuzione subito dopo alla presenza del pubblico ministero e
dei difensori delle parti. ((167))
6. Delle operazioni di distruzione e' redatto apposito verbale, nel
quale si da' atto dell'avvenuta intercettazione o detenzione o
acquisizione illecita dei documenti, dei supporti e degli atti di cui
al comma 2 nonche' delle modalita' e dei mezzi usati oltre che dei
soggetti interessati, senza alcun riferimento al contenuto degli
stessi documenti, supporti e atti. ((167))

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AGGIORNAMENTO (167)
La Corte Costituzionale con sentenza 22 aprile -11 giugno 2009, n.
173 (in G.U. 1a s.s. 17/06/2009, n. 24) ha dichiarato
l'illegittimita' costituzionale dei commi 4 e 5 del presente articolo
nella parte in cui non prevedono per la disciplina del
contraddittorio, l'applicazione dell'art. 401, commi 1 e 2, dello
stesso codice.
Ha dichiarato inoltre l'illegittimita' costituzionale del comma 6
del presente articolo, nella parte in cui non esclude dal divieto di
fare riferimento al contenuto dei documenti, supporti e atti, nella
redazione del verbale previsto dalla stessa norma, le circostanze
inerenti l'attivita' di formazione, acquisizione e raccolta degli
stessi documenti, supporti e atti.
Art. 241.
Documenti falsi
1. Fuori dei casi previsti dall'articolo 537, il giudice, se
ritiene la falsita' di un documento acquisito al procedimento, dopo
la definizione di questo, ne informa il pubblico ministero
trasmettendogli copia del documento.
Art. 242.
Traduzione di documenti
Trascrizione di nastri magnetofonici
1. Quando e' acquisito un documento redatto in lingua diversa da
quella italiana, il giudice ne dispone la traduzione a norma
dell'articolo 143 se cio' e' necessario alla sua comprensione.
2. Quando e' acquisito un nastro magnetofonico, il giudice ne
dispone, se necessario, la trascrizione a norma dell'articolo 268
comma 7.
Art. 243.
Rilascio di copie
1. Quando dispone l'acquisizione di un documento che non deve
rimanere segreto, il giudice, a richiesta di chi ne abbia interesse,
puo' autorizzare la cancelleria a rilasciare copia autentica a norma
dell'articolo 116.
TITOLO III
MEZZI DI RICERCA DELLA PROVA
Capo I
ISPEZIONI

Art. 244.
Casi e forme delle ispezioni
1. L'ispezione delle persone, dei luoghi e delle cose e' disposta
con decreto motivato quando occorre accertare le tracce e gli altri
effetti materiali del reato.
2. Se il reato non ha lasciato tracce o effetti materiali, o se
questi sono scomparsi o sono stati cancellati o dispersi, alterati o
rimossi, l'autorita' giudiziaria descrive lo stato attuale e, in
quanto possibile, verifica quello preesistente, curando anche di
individuare modo, tempo e cause delle eventuali modificazioni.
L'autorita' giudiziaria puo' disporre rilievi segnaletici,
descrittivi e fotografici e ogni altra operazione tecnica (( , anche
in relazione a sistemi informatici o telematici, adottando misure
tecniche dirette ad assicurare la conservazione dei dati originali e
ad impedirne l'alterazione. ))
Art. 245.
Ispezione personale
1. Prima di procedere all'ispezione personale l'interessato e'
avvertito della facolta' di farsi assistere da persona di fiducia,
purche' questa sia prontamente reperibile e idonea a norma
dell'articolo 120.
2. L'ispezione e' eseguita nel rispetto della dignita' e, nei
limiti del possibile, del pudore di chi vi e' sottoposto.
3. L'ispezione puo' essere eseguita anche per mezzo di un medico.
In questo caso l'autorita' giudiziaria puo' astenersi dall'assistere
alle operazioni.
Art. 246.
Ispezione di luoghi o di cose
1. All'imputato e in ogni caso a chi abbia l'attuale disponibilita'
del luogo in cui e' eseguita l'ispezione e' consegnata, nell'atto di
iniziare le operazioni e sempre che essi siano presenti, copia del
decreto che dispone tale accertamento.
2. Nel procedere all'ispezione dei luoghi, l'autorita' giudiziaria
puo' ordinare, enunciando nel verbale i motivi del provvedimento, che
taluno non si allontani prima che le operazioni siano concluse e puo'
far ricondurre coattivamente sul posto il trasgressore.
Capo II
PERQUISIZIONI

Art. 247.
Casi e forme delle perquisizioni
1. Quando vi e' fondato motivo di ritenere che taluno occulti sulla
persona il corpo del reato o cose pertinenti al reato, e' disposta
perquisizione personale. Quando vi e' fondato motivo di ritenere che
tali cose si trovino in un determinato luogo ovvero che in esso possa
eseguirsi l'arresto dell'imputato o dell'evaso, e' disposta
perquisizione locale.
(( 1-bis. Quando vi e' fondato motivo di ritenere che dati,
informazioni, programmi informatici o tracce comunque pertinenti al
reato si trovino in un sistema informatico o telematico, ancorche'
protetto da misure di sicurezza, ne e' disposta la perquisizione,
adottando misure tecniche dirette ad assicurare la conservazione dei
dati originali e ad impedirne l'alterazione. ))
2. La perquisizione e' disposta con decreto motivato.
3. L'autorita' giudiziaria puo' procedere personalmente ovvero
disporre che l'atto sia compiuto da ufficiali di polizia giudiziaria
delegati con lo stesso decreto.
Art. 248.
Richiesta di consegna
1. Se attraverso la perquisizione si ricerca una cosa determinata,
l'autorita' giudiziaria puo' invitare a consegnarla. Se la cosa e'
presentata, non si procede alla perquisizione, salvo che si ritenga
utile procedervi per la completezza delle indagini.
2. Per rintracciare le cose da sottoporre a sequestro o per
accertare altre circostanze utili ai fini delle indagini, l'autorita'
giudiziaria o gli ufficiali di polizia giudiziaria da questa delegati
possono esaminare (( presso banche atti, documenti e corrispondenza
nonche' dati, informazioni e programmi informatici. )) In caso di
rifiuto, l'autorita' giudiziaria procede a perquisizione.
Art. 249.
Perquisizioni personali
1. Prima di procedere alla perquisizione personale e' consegnata
una copia del decreto all'interessato, con l'avviso della facolta' di
farsi assistere da persona di fiducia, purche' questa sia prontamente
reperibile e idonea a norma dell'articolo 120.
2. La perquisizione e' eseguita nel rispetto della dignita' e, nei
limiti del possibile, del pudore di chi vi e' sottoposto.
Art. 250.
Perquisizioni locali
1. Nell'atto di iniziare le operazioni, copia del decreto di
perquisizione locale e' consegnata all'imputato, se presente, e a chi
abbia l'attuale disponibilita' del luogo, con l'avviso della facolta'
di farsi rappresentare o assistere da persona di fiducia, purche'
questa sia prontamente reperibile e idonea a norma dell'articolo 120.
2. Se mancano le persone indicate nel comma 1, la copia e'
consegnata e l'avviso e' rivolto a un congiunto, un coabitante o un
collaboratore ovvero, in mancanza, al portiere o a chi ne fa le veci.
3. L'autorita' giudiziaria, nel procedere alla perquisizione
locale, puo' disporre con decreto motivato che siano perquisite le
persone presenti o sopraggiunte, quando ritiene che le stesse possano
occultare il corpo del reato o cose pertinenti al reato. Puo' inoltre
ordinare, enunciando nel verbale i motivi del provvedimento, che
taluno non si allontani prima che le operazioni siano concluse. Il
trasgressore e' trattenuto o ricondotto coattivamente sul posto.
Art. 251.
Perquisizioni nel domicilio. Limiti temporali
1. La perquisizione in un'abitazione o nei luoghi chiusi adiacenti
a essa non puo' essere iniziata prima delle ore sette e dopo le ore
venti.
2. Tuttavia nei casi urgenti l'autorita' giudiziaria puo' disporre
per iscritto che la perquisizione sia eseguita fuori dei suddetti
limiti temporali.
Art. 252.
Sequestro conseguente a perquisizione
1. Le cose rinvenute a seguito della perquisizione sono sottoposte
a sequestro con l'osservanza delle prescrizioni degli articoli 259 e
260.
Capo III
SEQUESTRI

Art. 253.
Oggetto e formalita' del sequestro
1. L'autorita' giudiziaria dispone con decreto motivato il
sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti al reato
necessarie per l'accertamento dei fatti.
2. Sono corpo del reato le cose sulle quali o mediante le quali il
reato e' stato commesso nonche' le cose che ne costituiscono il
prodotto, il profitto o il prezzo.
3. Al sequestro procede personalmente l'autorita' giudiziaria
ovvero un ufficiale di polizia giudiziaria delegato con lo stesso
decreto.
4. Copia del decreto di sequestro e' consegnata all'interessato, se
presente.
Art. 254.
Sequestro di corrispondenza
(( 1. Presso coloro che forniscono servizi postali, telegrafici,
telematici o di telecomunicazioni e' consentito procedere al
sequestro di lettere, pieghi, pacchi, valori, telegrammi e altri
oggetti di corrispondenza, anche se inoltrati per via telematica, che
l'autorita' giudiziaria abbia fondato motivo di ritenere spediti
dall'imputato o a lui diretti, anche sotto nome diverso o per mezzo
di persona diversa, o che comunque possono avere relazione con il
reato. ))
2. Quando al sequestro procede un ufficiale di polizia giudiziaria,
questi deve consegnare all'autorita' giudiziaria gli oggetti di
corrispondenza sequestrati, senza aprirli (( o alterarli )) e senza
prendere altrimenti conoscenza del loro contenuto.
3. Le carte e gli altri documenti sequestrati che non rientrano fra
la corrispondenza sequestrabile sono immediatamente restituiti
all'avente diritto e non possono comunque essere utilizzati.
Art. 254-bis.
(( (Sequestro di dati informatici presso fornitori di servizi
informatici, telematici e di telecomunicazioni).
1. L'autorita' giudiziaria, quando dispone il sequestro, presso i
fornitori di servizi informatici, telematici o di telecomunicazioni,
dei dati da questi detenuti, compresi quelli di traffico o di
ubicazione, puo' stabilire, per esigenze legate alla regolare
fornitura dei medesimi servizi, che la loro acquisizione avvenga
mediante copia di essi su adeguato supporto, con una procedura che
assicuri la conformita' dei dati acquisiti a quelli originali e la
loro immodificabilita'. In questo caso e', comunque, ordinato al
fornitore dei servizi di conservare e proteggere adeguatamente i dati
originali. ))
Art. 255.
Sequestro presso banche
1. L'autorita' giudiziaria puo' procedere al sequestro presso
banche di documenti, titoli, valori, somme depositate in conto
corrente e di ogni altra cosa, anche se contenuti in cassette di
sicurezza, quando abbia fondato motivo di ritenere che siano
pertinenti al reato, quantunque non appartengano all'imputato o non
siano iscritti al suo nome.
Art. 256.
Dovere di esibizione e segreti
1. Le persone indicate negli articoli 200 e 201 devono consegnare
immediatamente all'autorita' giudiziaria, che ne faccia richiesta,
gli atti e i documenti, anche in originale se cosi' e' ordinato, ((
nonche' i dati, le informazioni e i programmi informatici, anche
mediante copia di essi su adeguato supporto, )) e ogni altra cosa
esistente presso di esse per ragioni del loro ufficio, incarico,
ministero, professione o arte, salvo che dichiarino per iscritto che
si tratti di segreto di Stato ovvero di segreto inerente al loro
ufficio o professione.
2. Quando la dichiarazione concerne un segreto di ufficio o
professionale, l'autorita' giudiziaria, se ha motivo di dubitare
della fondatezza di essa e ritiene di non potere procedere senza
acquisire gli atti, i documenti o le cose indicati nel comma 1,
provvede agli accertamenti necessari. Se la dichiarazione risulta
infondata, l'autorita' giudiziaria dispone il sequestro.
3. Quando la dichiarazione concerne un segreto di Stato,
l'autorita' giudiziaria ne informa il Presidente del Consiglio dei
Ministri, chiedendo che ne sia data conferma. Qualora il segreto sia
confermato e la prova sia essenziale per la definizione del processo,
il giudice dichiara non doversi procedere per l'esistenza di un
segreto di Stato.
4. Qualora, entro sessanta giorni dalla notificazione della
richiesta, il Presidente del Consiglio dei Ministri non dia conferma
del segreto, l'autorita' giudiziaria dispone il sequestro.
5. Si applica la disposizione dell'articolo 204.
Art. 256-bis
(( (Acquisizione di documenti, atti o altre cose da parte
dell'autorita' giudiziaria presso le sedi dei servizi di informazione
per la sicurezza). ))

(( 1. Quando deve disporre l'acquisizione di documenti, atti o
altre cose presso le sedi dei servizi di informazione per la
sicurezza, presso gli uffici del Dipartimento delle informazioni per
la sicurezza o comunque presso uffici collegati all'esercizio delle
funzioni di informazione per la sicurezza della Repubblica,
l'autorita' giudiziaria indica nell'ordine di esibizione, in modo
quanto piu' possibile specifico, i documenti, gli atti e le cose
oggetto della richiesta.
2. L'autorita' giudiziaria procede direttamente sul posto all'esame
dei documenti, degli atti e delle cose e acquisisce agli atti quelli
strettamente indispensabili ai fini dell'indagine. Nell'espletamento
di tale attivita', l'autorita' giudiziaria puo' avvalersi della
collaborazione di ufficiali di polizia giudiziaria.
3. Quando ha fondato motivo di ritenere che i documenti, gli atti o
le cose esibiti non siano quelli richiesti o siano incompleti,
l'autorita' giudiziaria informa il Presidente del Consiglio dei
ministri, che provvede a disporre la consegna di ulteriori documenti,
atti o cose o, se ne ricorrono i presupposti, a confermare
l'inesistenza di ulteriori documenti, atti o cose.
4. Quando deve essere acquisito, in originale o in copia, un
documento, un atto o una cosa, originato da un organismo informativo
estero, trasmesso con vincolo di non divulgazione, l'esame e la
consegna immediata sono sospesi e il documento, l'atto o la cosa e'
trasmesso immediatamente al Presidente del Consiglio dei ministri
affinche' vengano assunte le necessarie iniziative presso l'autorita'
estera per le relative determinazioni in ordine all'apposizione del
segreto di Stato.
5. Nell'ipotesi prevista al comma 4, il Presidente del Consiglio
dei ministri autorizza l'acquisizione del documento, dell'atto o
della cosa ovvero oppone o conferma il segreto di Stato entro
sessanta giorni dalla trasmissione.
6. Se il Presidente del Consiglio dei ministri non si pronuncia nel
termine di cui al comma 5, l'autorita' giudiziaria acquisisce il
documento, l'atto o la cosa. ))
Art. 256-ter
(( (Acquisizione di atti, documenti o altre cose per i quali viene
eccepito il segreto di Stato). ))

(( 1. Quando devono essere acquisiti, in originale o in copia,
documenti, atti o altre cose per i quali il responsabile dell'ufficio
detentore eccepisce il segreto di Stato, l'esame e la consegna sono
sospesi; il documento, l'atto o la cosa e' sigillato in appositi
contenitori e trasmesso prontamente al Presidente del Consiglio dei
ministri.
2. Nell'ipotesi prevista al comma 1, il Presidente del Consiglio
dei ministri autorizza l'acquisizione del documento, dell'atto o
della cosa ovvero conferma il segreto di Stato entro trenta giorni
dalla trasmissione.
3. Se il Presidente del Consiglio dei ministri non si pronuncia nel
termine di cui al comma 2, l'autorita' giudiziaria acquisisce il
documento, l'atto o la cosa. ))
Art. 257.
Riesame del decreto di sequestro
1. Contro il decreto di sequestro l'imputato, la persona alla quale
le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro
restituzione possono proporre richiesta di riesame, anche nel merito,
a norma dell'articolo 324.
2. La richiesta di riesame non sospende l'esecuzione del
provvedimento.
Art. 258.
Copie dei documenti sequestrati
1. L'autorita' giudiziaria puo' fare estrarre copia degli atti e
dei documenti sequestrati, restituendo gli originali, e, quando il
sequestro di questi e' mantenuto, puo' autorizzare la cancelleria o
la segreteria a rilasciare gratuitamente copia autentica a coloro che
li detenevano legittimamente.
2. I pubblici ufficiali possono rilasciare copie, estratti o
certificati dei documenti loro restituiti dall'autorita' giudiziaria
in originale o in copia, ma devono fare menzione in tali copie,
estratti o certificati del sequestro esistente.
3. In ogni caso la persona o l'ufficio presso cui fu eseguito il
sequestro ha diritto di avere copia del verbale dell'avvenuto
sequestro.
4. Se il documento sequestrato fa parte di un volume o di un
registro da cui non possa essere separato e l'autorita' giudiziaria
non ritiene di farne estrarre copia, l'intero volume o registro
rimane in deposito giudiziario. Il pubblico ufficiale addetto, con
l'autorizzazione dell'autorita' giudiziaria, rilascia agli
interessati che li richiedono copie, estratti o certificati delle
parti del volume o del registro non soggette al sequestro, facendo
menzione del sequestro parziale nelle copie, negli estratti e nei
certificati.
Art. 259.
Custodia delle cose sequestrate
1. Le cose sequestrate sono affidate in custodia alla cancelleria o
alla segreteria. Quando cio' non e' possibile o non e' opportuno,
l'autorita' giudiziaria dispone che la custodia avvenga in luogo
diverso, determinandone il modo e nominando un altro custode, idoneo
a norma dell'articolo 120.
2. All'atto della consegna, il custode e' avvertito dell'obbligo di
conservare e di presentare le cose a ogni richiesta dell'autorita'
giudiziaria nonche' delle pene previste dalla legge penale per chi
trasgredisce ai doveri della custodia. (( Quando la custodia riguarda
dati, informazioni o programmi informatici, il custode e' altresi'
avvertito dell'obbligo di impedirne l'alterazione o l'accesso da
parte di terzi, salva, in quest'ultimo caso, diversa disposizione
dell'autorita' giudiziaria. )) Al custode puo' essere imposta una
cauzione. Dell'avvenuta consegna, dell'avvertimento dato e della
cauzione imposta e' fatta menzione nel verbale. La cauzione e'
ricevuta, con separato verbale, nella cancelleria o nella segreteria.
Art. 260.
Apposizione dei sigilli alle cose sequestrate
Cose deperibili (( . Distruzione di cose sequestrate ))
1. Le cose sequestrate si assicurano con il sigillo dell'ufficio
giudiziario e con le sottoscrizioni dell'autorita' giudiziaria e
dell'ausiliario che la assiste ovvero, in relazione alla natura delle
cose, con altro mezzo, anche di carattere elettronico o informatico,
idoneo a indicare il vincolo imposto a fini di giustizia.
2. L'autorita' giudiziaria fa estrarre copia dei documenti e fa
eseguire fotografie o altre riproduzioni delle cose sequestrate che
possono alterarsi o che sono di difficile custodia, le unisce agli
atti e fa custodire in cancelleria o segreteria gli originali dei
documenti, disponendo, quanto alle cose, in conformita' dell'articolo
259. Quando si tratta di dati, di informazioni o di programmi
informatici, la copia deve essere realizzata su adeguati supporti,
mediante procedura che assicuri la conformita' della copia
all'originale e la sua immodificabilita'; in tali casi, la custodia
degli originali puo' essere disposta anche in luoghi diversi dalla
cancelleria o dalla segreteria.
3. Se si tratta di cose che possono alterarsi, l'autorita'
giudiziaria ne ordina, secondo i casi, l'alienazione o la
distruzione.
(( 3-bis. L'autorita' giudiziaria procede, altresi', anche su
richiesta dell'organo accertatore, alla distruzione delle merci di
cui sono comunque vietati la fabbricazione, il possesso, la
detenzione o la commercializzazione quando le stesse sono di
difficile custodia, ovvero quando la custodia risulta particolarmente
onerosa o pericolosa per la sicurezza, la salute o l'igiene pubblica
ovvero quando, anche all'esito di accertamenti compiuti ai sensi
dell'articolo 360, risulti evidente la violazione dei predetti
divieti. L'autorita' giudiziaria dispone il prelievo di uno o piu'
campioni con l'osservanza delle formalita' di cui all'articolo 364 e
ordina la distruzione della merce residua.
3-ter. Nei casi di sequestro nei procedimenti a carico di ignoti,
la polizia giudiziaria, decorso il termine di tre mesi dalla data di
effettuazione del sequestro, puo' procedere alla distruzione delle
merci contraffatte sequestrate, previa comunicazione all'autorita'
giudiziaria. La distruzione puo' avvenire dopo 15 giorni dalla
comunicazione salva diversa decisione dell'autorita' giudiziaria. E'
fatta salva la facolta' di conservazione di campioni da utilizzare a
fini giudiziari. ))
Art. 261.
Rimozione e riapposizione dei sigilli
1. L'autorita' giudiziaria, quando occorre procedere alla rimozione
dei sigilli, ne verifica prima l'identita' e l'integrita' con
l'assistenza dell'ausiliario. Compiuto l'atto per cui si e' resa
necessaria la rimozione dei sigilli, le cose sequestrate sono
nuovamente sigillate dall'ausiliario in presenza dell'autorita'
giudiziaria. L'autorita' giudiziaria e l'ausiliario appongono presso
il sigillo la data e la sottoscrizione.
Art. 262.
Durata del sequestro e restituzione delle cose sequestrate
1. Quando non e' necessario mantenere il sequestro a fini di prova,
le cose sequestrate sono restituite a chi ne abbia diritto, anche
prima della sentenza. Se occorre, l'autorita' giudiziaria prescrive
di presentare a ogni richiesta le cose restituite e a tal fine puo'
imporre cauzione.
2. Nel caso previsto dal comma 1, la restituzione non e' ordinata
se il giudice dispone, a richiesta del pubblico ministero o della
parte civile, che sulle cose appartenenti all'imputato o al
responsabile civile sia mantenuto il sequestro a garanzia dei crediti
indicati nell'articolo 316.
3. Non si fa luogo alla restituzione e il sequestro e' mantenuto ai
fini preventivi quando il giudice provvede a norma dell'articolo 321.
(( 3-bis. Trascorsi cinque anni dalla data della sentenza non piu'
soggetta ad impugnazione, le somme di denaro sequestrate, se non ne
e' stata disposta la confisca e nessuno ne ha chiesto la
restituzione, reclamando di averne diritto, sono devolute allo Stato.
))
4. Dopo la sentenza non piu' soggetta a impugnazione le cose
sequestrate sono restituite a chi ne abbia diritto, salvo che sia
disposta la confisca.
Art. 263.
Procedimento per la restituzione delle cose sequestrate
1. La restituzione delle cose sequestrate e' disposta dal giudice
con ordinanza se non vi e' dubbio sulla loro appartenenza.
2. Quando le cose sono state sequestrate presso un terzo, la
restituzione non puo' essere ordinata a favore di altri senza che il
terzo sia sentito in camera di consiglio con le forme previste
dall'articolo 127.
3. In caso di controversia sulla proprieta' delle cose sequestrate,
il giudice ne rimette la risoluzione al giudice civile del luogo
competente in primo grado, mantenendo nel frattempo il sequestro.
((4. Nel corso delle indagini preliminari, sulla restituzione delle
cose sequestrate il pubblico ministero provvede con decreto
motivato.))
5. Contro il decreto del pubblico ministero che dispone la
restituzione ((o respinge la relativa richiesta)), gli interessati
possono proporre opposizione sulla quale il giudice provvede a norma
dell'articolo 127.
6. Dopo la sentenza non piu' soggetta a impugnazione, provvede il
giudice dell'esecuzione.
Art. 264.
((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 30 MAGGIO 2002, N. 115))
Art. 265.
((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 30 MAGGIO 2002, N. 115))
Capo IV
INTERCETTAZIONI DI CONVERSAZIONI O COMUNICAZIONI

Art. 266.
Limiti di ammissibilita'
1. L'intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e
di altre forme di telecomunicazione e' consentita nei procedimenti
relativi ai seguenti reati:
a) delitti non colposi per i quali e' prevista la pena
dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni
determinata a norma dell'articolo 4;
b) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali e'
prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque
anni determinata a norma dell'articolo 4;
c) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope;
d) delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;
e) delitti di contrabbando;
f) reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attivita'
finanziaria abuso di informazioni privilegiate, manipolazioni del
mercato molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono.
f-bis) delitti previsti dall'articolo 600-ter, terzo comma, del
codice penale, anche se relativi al materiale pornografico di cui
all'articolo 600-quater.1 del medesimo codice ((, nonche' dall'art.
609-undecies));
f-ter) delitti previsti dagli articoli 444, 473, 474, 515, 516 e
517-quater del codice penale.
f-quater) delitto previsto dall'articolo 612-bis del codice
penale.
2. Negli stessi casi e' consentita l'intercettazione di
comunicazioni tra presenti. Tuttavia, qualora queste avvengano nei
luoghi indicati dall'articolo 614 del codice penale,
l'intercettazione e' consentita solo se vi e' fondato motivo di
ritenere che ivi si stia svolgendo l'attivita' criminosa.
Art. 266-bis.
(( (Intercettazioni di comunicazioni informatiche o telematiche).
1. Nei procedimenti relativi ai reati indicati nell'articolo 266,
nonche' a quelli commessi mediante l'impiego di tecnologie
informatiche o telematiche, e' consentita l'intercettazione del
flusso di comunicazioni relativo a sistemi informatici o telematici
ovvero intercorrente tra piu' sistemi)).
Art. 267.
Presupposti e forme del provvedimento
1. Il pubblico ministero richiede al giudice per le indagini
preliminari l'autorizzazione a disporre le operazioni previste
dall'articolo 266. L'autorizzazione e' data con decreto motivato
quando vi sono gravi indizi di reato e l'intercettazione e'
assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle
indagini.
((1-bis. Nella valutazione dei gravi indizi di reato si applica
l'articolo 203.))
2. Nei casi di urgenza, quando vi e' fondato motivo di ritenere che
dal ritardo possa derivare grave pregiudizio alle indagini, il
pubblico ministero dispone l'intercettazione con decreto motivato,
che va comunicato immediatamente e comunque non oltre le ventiquattro
ore al giudice indicato nel comma 1. Il giudice, entro quarantotto
ore dal provvedimento, decide sulla convalida con decreto motivato.
Se il decreto del pubblico ministero non viene convalidato nel
termine stabilito, l'intercettazione non puo' essere proseguita e i
risultati di essa non possono essere utilizzati.
3. Il decreto del pubblico ministero che dispone l'intercettazione
indica le modalita' e la durata delle operazioni. Tale durata non
puo' superare i quindici giorni, ma puo' essere prorogata dal giudice
con decreto motivato per periodi successivi di quindici giorni,
qualora permangano i presupposti indicati nel comma 1.
4. Il pubblico ministero procede alle operazioni personalmente
ovvero avvalendosi di un ufficiale di polizia giudiziaria.
5. In apposito registro riservato tenuto nell'ufficio del pubblico
ministero sono annotati, secondo un ordine cronologico, i decreti che
dispongono, autorizzano, convalidano o prorogano le intercettazioni
e, per ciascuna intercettazione, l'inizio e il termine delle
operazioni. (24)
---------------
AGGIORNAMENTO (24)
Il D.L. 13 maggio 1991, n. 152, convertito con modificazioni dalla
L. 12 luglio 1991, n. 203 ha disposto (con l'art. 13, comma 1) che
"In deroga a quanto disposto dall'articolo 267 del codice di
procedura penale, l'autorizzazione a disporre le operazioni previste
dall'articolo 266 dello stesso codice e' data, con decreto motivato,
quando l'intercettazione e' necessaria per lo svolgimento delle
indagini in relazione ad un delitto di criminalita' organizzata o di
minaccia col mezzo del telefono in ordine ai quali sussistano
sufficienti indizi."
Art. 268.
Esecuzione delle operazioni
1. Le comunicazioni intercettate sono registrate e delle operazioni
e' redatto verbale.
2. Nel verbale e' trascritto, anche sommariamente, il contenuto
delle comunicazioni intercettate.
3. Le operazioni possono essere compiute esclusivamente per mezzo
degli impianti installati nella procura della Repubblica. Tuttavia,
quando tali impianti risultano insufficienti o inidonei ed esistono
eccezionali ragioni di urgenza, il pubblico ministero puo' disporre,
con provvedimento motivato, il compimento delle operazioni mediante
impianti di pubblico servizio o in dotazione alla polizia
giudiziaria.
3-bis. Quando si procede a intercettazione di comunicazioni
informatiche o telematiche, il pubblico ministero puo' disporre che
le operazioni siano compiute anche mediante impianti appartenenti a
privati.
4. I verbali e le registrazioni sono immediatamente trasmessi al
pubblico ministero. Entro cinque giorni dalla conclusione delle
operazioni, essi sono depositati in segreteria insieme ai decreti che
hanno disposto, autorizzato, convalidato o prorogato
l'intercettazione, rimanendovi per il tempo fissato dal pubblico
ministero, salvo che il giudice non riconosca necessaria una proroga.
5. Se dal deposito puo' derivare un grave pregiudizio per le
indagini, il giudice autorizza il pubblico ministero a ritardarlo non
oltre la chiusura delle indagini preliminari.
6. Ai difensori delle parti e' immediatamente dato avviso che,
entro il termine fissato a norma dei commi 4 e 5, hanno facolta' di
esaminare gli atti e ascoltare le registrazioni ovvero di prendere
cognizione dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche.
Scaduto il termine, il giudice dispone l' acquisizione delle
conversazioni o dei flussi di comunicazioni informatiche o
telematiche indicati dalle parti, che non appaiano manifestamente
irrilevanti, procedendo anche di ufficio allo stralcio delle
registrazioni e dei verbali di cui e' vietata l'utilizzazione. Il
pubblico ministero e i difensori hanno diritto di partecipare allo
stralcio e sono avvisati almeno ventiquattro ore prima.
7. Il giudice dispone la trascrizione integrale delle registrazioni
ovvero la stampa in forma intellegibile delle informazioni contenute
nei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche da acquisire,
osservando le forme, i modi e le garanzie previsti per l'espletamento
delle perizie. Le trascrizioni o le stampe sono inserite nel
fascicolo per il dibattimento.
8. I difensori possono estrarre copia delle trascrizioni e fare
eseguire la trasposizione della registrazione su nastro magnetico. In
caso di intercettazione di flussi di comunicazioni informatiche o
telematiche i difensori possono richiedere copia su idoneo supporto
dei flussi intercettati, ovvero copia della stampa prevista dal comma
7. ((163))
---------------
AGGIORNAMENTO (163)
La Corte costituzionale con sentenza 8-10 ottobre 2008 n. 336 (in
G.U. 1a s.s. 15/10/2008, n. 43) ha dichiarato "la illegittimita'
costituzionale dell'art. 268 del codice di procedura penale, nella
parte in cui non prevede che, dopo la notificazione o l'esecuzione
dell'ordinanza che dispone una misura cautelare personale, il
difensore possa ottenere la trasposizione su nastro magnetico delle
registrazioni di conversazioni o comunicazioni intercettate,
utilizzate ai fini dell'adozione del provvedimento cautelare, anche
se non depositate."
Art. 269.
Conservazione della documentazione
1. I verbali e le registrazioni sono conservati integralmente
presso il pubblico ministero che ha disposto l'intercettazione.
2. Salvo quanto previsto dall'articolo 271 comma 3, le
registrazioni sono conservate fino alla sentenza non piu' soggetta a
impugnazione. Tuttavia gli interessati, quando la documentazione non
e' necessaria per il procedimento, possono chiederne la distruzione,
a tutela della riservatezza, al giudice che ha autorizzato o
convalidato l'intercettazione. Il giudice decide in camera di
consiglio a norma dell'articolo 127.
3. La distruzione, nei casi in cui e' prevista, viene eseguita
sotto controllo del giudice. Dell'operazione e' redatto verbale.
Art. 270.
Utilizzazione in altri procedimenti
1. I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati
in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti,
salvo che risultino indispensabili per l'accertamento di delitti per
i quali e' obbligatorio l'arresto in flagranza.
2. Ai fini della utilizzazione prevista dal comma 1, i verbali e le
registrazioni delle intercettazioni sono depositati presso
l'autorita' competente per il diverso procedimento. Si applicano le
disposizioni dell'articolo 268 commi 6, 7 e 8.
3. Il pubblico ministero e i difensori delle parti hanno altresi'
facolta' di esaminare i verbali e le registrazioni in precedenza
depositati nel procedimento in cui le intercettazioni furono
autorizzate.
Art. 270-bis
(( (Comunicazioni di servizio di appartenenti al Dipartimento delle
informazioni per la sicurezza e ai servizi di informazione per la
sicurezza). ))

(( 1. L'autorita' giudiziaria, quando abbia acquisito, tramite
intercettazioni, comunicazioni di servizio di appartenenti al
Dipartimento delle informazioni per la sicurezza o ai servizi di
informazione per la sicurezza, dispone l'immediata secretazione e la
custodia in luogo protetto dei documenti, dei supporti e degli atti
concernenti tali comunicazioni.
2. Terminate le intercettazioni, l'autorita' giudiziaria trasmette
al Presidente del Consiglio dei ministri copia della documentazione
contenente le informazioni di cui intende avvalersi nel processo, per
accertare se taluna di queste informazioni sia coperta da segreto di
Stato.
3. Prima della risposta del Presidente del Consiglio dei ministri,
le informazioni ad esso inviate possono essere utilizzate solo se vi
e' pericolo di inquinamento delle prove, o pericolo di fuga, o quando
e' necessario intervenire per prevenire o interrompere la commissione
di un delitto per il quale sia prevista la pena della reclusione non
inferiore nel massimo a quattro anni. Resta ferma la disciplina
concernente la speciale causa di giustificazione prevista per
attivita' del personale dei servizi di informazione per la sicurezza.
4. Se entro sessanta giorni dalla notificazione della richiesta il
Presidente del Consiglio dei ministri non oppone il segreto,
l'autorita' giudiziaria acquisisce la notizia e provvede per
l'ulteriore corso del procedimento.
5. L'opposizione del segreto di Stato inibisce all'autorita'
giudiziaria l'utilizzazione delle notizie coperte dal segreto.
6. Non e' in ogni caso precluso all'autorita' giudiziaria di
procedere in base ad elementi autonomi e indipendenti dalle
informazioni coperte dal segreto.
7. Quando e' sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del
Presidente del Consiglio dei ministri, qualora il conflitto sia
risolto nel senso dell'insussistenza del segreto di Stato, il
Presidente del Consiglio dei ministri non puo' piu' opporlo con
riferimento al medesimo oggetto. Qualora il conflitto sia risolto nel
senso della sussistenza del segreto di Stato, l'autorita' giudiziaria
non puo' acquisire ne' utilizzare, direttamente o indirettamente,
atti o documenti sui quali e' stato opposto il segreto di Stato.
8. In nessun caso il segreto di Stato e' opponibile alla Corte
costituzionale. La Corte adotta le necessarie garanzie per la
segretezza del procedimento. ))
Art. 271.
Divieti di utilizzazione
1. I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati
qualora le stesse siano state eseguite fuori dei casi consentiti
dalla legge o qualora non siano state osservate le disposizioni
previste dagli articoli 267 e 268 commi 1 e 3.
2. Non possono essere utilizzate le intercettazioni relative a
conversazioni o comunicazioni delle persone indicate nell'articolo
200 comma 1, quando hanno a oggetto fatti conosciuti per ragione del
loro ministero, ufficio o professione, salvo che le stesse persone
abbiano deposto sugli stessi fatti o li abbiano in altro modo
divulgati.
3. In ogni stato e grado del processo il giudice dispone che la
documentazione delle intercettazioni previste dai commi 1 e 2 sia
distrutta, salvo che costituisca corpo del reato.
Libro IV
MISURE CAUTELARI
Titolo I
MISURE CAUTELARI PERSONALI
Capo I
DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 272.
Limitazioni alle liberta' della persona
1. Le liberta' della persona possono essere limitate con misure
cautelari soltanto a norma delle disposizioni del presente titolo.
Art. 273.
Condizioni generali di applicabilita' delle misure
1. Nessuno puo' essere sottoposto a misure cautelari se a suo
carico non sussistono gravi indizi di colpevolezza.
(( 1-bis. Nella valutazione dei gravi indizi di colpevolezza si
applicano le disposizioni degli articoli 192, commi 3 e 4, 195, comma
7, 203 e 271, comma 1 )).
2. Nessuna misura puo' essere applicata se risulta che il fatto e'
stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione o di non
punibilita' o se sussiste una causa di estinzione del reato
ovvero una causa di estinzione della pena che si ritiene possa
essere irrogata.
Art. 274.
Esigenze cautelari

1. Le misure cautelari sono disposte:
a) quando sussistono specifiche ed iderogabili esigenze attinenti
alle indagini relative ai fatti per i quali si procede, in relazione
a situazioni di concreto ed attuale pericolo per l'acquisizione o la
genuinita' della prova, fondate su circostanze di fatto espressamente
indicate nel provvedimento a pena di nullita' rilevabile anche di
ufficio. Le situazioni di concreto ed attuale pericolo non possono
essere individuate nel rifiuto della persona sottoposta alle indagini
o dell'imputato di rendere dichiarazioni ne' nella mancata ammissione
degli addebiti;
b) quando l'imputato si e' dato alla fuga o sussiste concreto ((e
attuale)) pericolo che egli si dia alla fuga, sempre che il giudice
ritenga che possa essere irrogata una pena superiore a due anni di
reclusione ((. Le situazioni di concreto e attuale pericolo non
possono essere desunte esclusivamente dalla gravita' del titolo di
reato per cui si procede));
c) quando, per specifiche modalita' e circostanze del fatto e per
la personalita' della persona sottoposta alle indagini o
dell'imputato, desunta da comportamenti o atti concreti o da suoi
precedenti penali, sussiste il concreto ((e attuale)) pericolo che
questi commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di
violenza personale o diretti contro l'ordine costituzionale ovvero
delitti di criminalita' organizzata o della stessa specie di quello
per cui si peocede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti
della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di
custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per
i quali e' prevista la pena della reclusione non inferiore nel
massimo a quattro anni ovvero, in caso di custodia cautelare in
carcere, di delitti per i quali e' prevista la pena della reclusione
non inferiore nel massimo a cinque anni ((nonche' per il delitto di
finanziamento illecito dei partiti di cui all'articolo 7 della legge
2 maggio 1974, n. 195, e successive modificazioni)). ((Le situazioni
di concreto e attuale pericolo, anche in relazione alla personalita'
dell'imputato, non possono essere desunte esclusivamente dalla
gravita' del titolo di reato per cui si procede)).
Art. 275.
Criteri di scelta delle misure


1. Nel disporre le misure, il giudice tiene conto della specifica
idoneita' di ciascuna in relazione alla natura e al grado delle
esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto.
1-bis. Contestualmente ad una sentenza di condanna, l'esame delle
esigenze cautelari e' condotto tenendo conto anche dell'esito del
procedimento, delle modalita' del fatto e degli elementi
sopravvenuti, dai quali possa emergere che, a seguito della sentenza,
risulta taluna delle esigenze indicate nell'articolo 274, comma 1,
lettere b) e c).
2. Ogni misura deve essere proporzionata all'entita' del fatto e
alla sanzione sia stata o che si ritiene possa essere irrogata.
2-bis. Non puo' essere applicata la misura della custodia cautelare
in carcere o quella degli arresti domiciliari se il giudice ritiene
che con la sentenza possa essere concessa la sospensione condizionale
della pena. Salvo quanto previsto dal comma 3 e ferma restando
l'applicabilita' degli articoli 276, comma 1-ter, e 280, comma 3, Non
puo' applicarsi la misura della custodia cautelare in carcere se il
giudice ritiene che, all'esito del giudizio, la pena detentiva
irrogata non sara' superiore a tre anni. Tale disposizione non si
applica nei procedimenti per i delitti di cui agli articoli 423-bis,
572, 612-bis e 624-bis del codice penale, nonche' all'articolo 4-bis
della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, e
quando, rilevata l'inadeguatezza di ogni altra misura, gli arresti
domiciliari non possano essere disposti per mancanza di uno dei
luoghi di esecuzione indicati nell'articolo 284, comma 1, del
presente codice.
2-ter. Nei casi di condanna di appello le misure cautelari
personali sono sempre disposte, contestualmente alla sentenza,
quando, all'esito dell'esame condotto a norma del comma 1-bis,
risultano sussistere esigenze cautelari previste dall'articolo 274 e
la condanna riguarda uno dei delitti previsti dall'articolo 380,
comma 1, e questo risulta commesso da soggetto condannato nei cinque
anni precedenti per delitti della stessa indole.
3. ((La custodia cautelare in carcere puo' essere disposta soltanto
quando le altre misure coercitive o interdittive, anche se applicate
cumulativamente, risultino inadeguate)). ((Quando sussistono gravi
indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui agli articoli 270,
270-bis e 416-bis del codice penale, e' applicata la custodia
cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali
risulti che non sussistono esigenze cautelari. Salvo quanto previsto
dal secondo periodo del presente comma, quando sussistono gravi
indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui all'articolo 51,
commi 3-bis e 3-quater, del presente codice nonche' in ordine ai
delitti di cui agli articoli 575, 600-bis, primo comma, 600-ter,
escluso il quarto comma, 600-quinquies e, quando non ricorrano le
circostanze attenuanti contemplate, 609-bis, 609-quater e 609-octies
del codice penale, e' applicata la custodia cautelare in carcere,
salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non
sussistono esigenze cautelari o che, in relazione al caso concreto,
le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure)).
((PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 16 APRILE 2015, N. 47)). (180) (181)
(182) (185) (193) (197) (198) (224)
((3-bis. Nel disporre la custodia cautelare in carcere il giudice
deve indicare le specifiche ragioni per cui ritiene inidonea, nel
caso concreto, la misura degli arresti domiciliari con le procedure
di controllo di cui all'articolo 275-bis, comma 1)).
4. Quando imputati siano donna incinta o madre di prole di eta' non
superiore a sei anni con lei convivente, ovvero padre, qualora la
madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza
alla prole, non puo' essere disposta ne' mantenuta la custodia
cautelare in carcere, salvo che sussistano esigenze cautelari di
eccezionale rilevanza. Non puo' essere disposta la custodia cautelare
in carcere, salvo che sussistano esigenze cautelari di eccezionale
rilevanza, quando imputato sia persona che ha superato l'eta' di
settanta anni. (181a)
4-bis. Non puo' essere disposta ne' mantenuta la custodia cautelare
in carcere quando l'imputato e' persona affetta da AIDS conclamata o
da grave deficienza immunitaria accertate ai sensi dell'articolo
286-bis, comma 2, ovvero da altra malattia particolarmente grave, per
effetto della quale le sue condizioni di salute risultano
incompatibili con lo stato di detenzione e comunque tali da non
consentire adeguate cure in caso di detenzione in carcere.
4-ter. Nell'ipotesi di cui al comma 4-bis, se sussistono esigenze
cautelari di eccezionale rilevanza e la custodia cautelare presso
idonee strutture sanitarie penitenziarie non e' possibile senza
pregiudizio per la salute dell'imputato o di quella degli altri
detenuti, il giudice dispone la misura degli arresti domiciliari
presso un luogo di cura o di assistenza o di accoglienza. Se
l'imputato e' persona affetta da AIDS conclamata o da grave
deficienza immunitaria, gli arresti domiciliari possono essere
disposti presso le unita' operative di malattie infettive ospedaliere
ed universitarie o altre unita' operative prevalentemente impegnate
secondo i piani regionali nell'assistenza ai casi di AIDS, ovvero
presso una residenza collettiva o casa alloggio di cui all'articolo
1, comma 2, della legge 5 giugno 1990, n. 135.
4-quater. Il giudice puo' comunque disporre la custodia cautelare
in carcere qualora il soggetto risulti imputato o sia stato
sottoposto ad altra misura cautelare per uno dei delitti previsti
dall'articolo 380, relativamente a fatti commessi dopo l'applicazione
delle misure disposte ai sensi dei commi 4-bis e 4-ter. In tal caso
il giudice dispone che l'imputato venga condotto in un istituto
dotato di reparto attrezzato per la cura e l'assistenza necessarie.
4-quinquies. La custodia cautelare in carcere non puo' comunque
essere disposta o mantenuta quando la malattia si trova in una fase
cosi' avanzata da non rispondere piu', secondo le certificazioni del
servizio sanitario penitenziario o esterno, ai trattamenti
disponibili e alle terapie curative.
5. COMMA ABROGATO DAL D.L. 14 MAGGIO 1993, N. 139, CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 14 LUGLIO 1993, N. 222.

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AGGIORNAMENTO (180)
La Corte Costituzionale, con sentenza 07 - 21 luglio 2010, n. 265
(in G.U. 1a s.s. 28/7/2010, n. 30), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 275, comma 3, secondo e terzo periodo, del
codice di procedura penale, come modificato dall'art. 2 del
decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di
sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonche' in
tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge
23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui - nel prevedere che, quando
sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui
agli articoli 600-bis, primo comma, 609-bis e 609-quater del codice
penale, e' applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che
siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono
esigenze cautelari - non fa salva, altresi', l'ipotesi in cui siano
acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai
quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte
con altre misure".
-------------
AGGIORNAMENTO (181)
La Corte Costituzionale, con sentenza 9 - 12 maggio 2011, n. 164
(in G.U. 1a s.s. 18/5/2011, n. 21), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 275, comma 3, secondo e terzo periodo, del
codice di procedura penale, come modificato dall'art. 2 del
decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di
sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonche' in
tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge
23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui - nel prevedere che, quando
sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui
all'art. 575 del codice penale, e' applicata la custodia cautelare in
carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non
sussistono esigenze cautelari - non fa salva, altresi', l'ipotesi in
cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso
concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere
soddisfatte con altre misure".
-------------
AGGIORNAMENTO (181a)
La L. 21 aprile 2011, n. 62 ha disposto (con l'art. 1, comma 4) che
le modifiche al presente articolo si applicano a far data dalla
completa attuazione del piano straordinario penitenziario, e comunque
a decorrere dal 1° gennaio 2014, fatta salva la possibilita' di
utilizzare i posti gia' disponibili a legislazione vigente presso gli
istituti a custodia attenuata.
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AGGIORNAMENTO (182)
La Corte Costituzionale, con sentenza 19 - 22 luglio 2011, n. 231
(in G.U. 1a s.s. 27/7/2011, n. 32), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 275, comma 3, secondo periodo, del codice di
procedura penale, come modificato dall'art. 2 del decreto-legge 23
febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica
e di contrasto alla violenza sessuale, nonche' in tema di atti
persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile
2009, n. 38, nella parte in cui - nel prevedere che, quando
sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui
all'art. 74 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle
leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze
psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di
tossicodipendenza) e' applicata la custodia cautelare in carcere,
salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non
sussistono esigenze cautelari - non fa salva, altresi', l'ipotesi in
cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso
concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere
soddisfatte con altre misure".
-------------
AGGIORNAMENTO (185)
La Corte Costituzionale, con sentenza 18 aprile 2012 - 3 maggio
2012, n. 110 (in G.U. 1a s.s. 9/5/2012, n. 19), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'articolo 275, comma 3, secondo
periodo, del codice di procedura penale, come modificato dall'art. 2,
comma 1, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in
materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale,
nonche' in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni,
dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui - nel prevedere
che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al
delitto di cui all'art. 416 del codice penale, realizzato allo scopo
di commettere i delitti previsti dagli artt. 473 e 474 del codice
penale, e' applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che
siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono
esigenze cautelari - non fa salva, altresi', l'ipotesi in cui siano
acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai
quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte
con altre misure".
-------------
AGGIORNAMENTO (193)
La Corte Costituzionale, con sentenza 25 - 29 marzo 2013, n. 57 (in
G.U. 1a s.s. 3/4/2013, n. 14), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'articolo 275, comma 3, secondo periodo, del
codice di procedura penale, come modificato dall'art. 2, comma 1, del
decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di
sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonche' in
tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge
23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui - nel prevedere che, quando
sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti commessi
avvalendosi delle condizioni previste dall'articolo 416-bis del
codice penale ovvero al fine di agevolare l'attivita' delle
associazioni previste dallo stesso articolo, e' applicata la custodia
cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali
risulti che non sussistono esigenze cautelari - non fa salva,
altresi', l'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in
relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze
cautelari possono essere soddisfatte con altre misure".
-------------
AGGIORNAMENTO (197)
La Corte Costituzionale, con sentenza 3 - 18 luglio 2013, n. 213
(in G.U. 1a s.s. 24/7/2013, n. 30), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzione dell'articolo 275, comma 3, secondo periodo, del codice
di procedura penale, come modificato dall'articolo 2 del
decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di
sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonche' in
tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge
23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui - nel prevedere che, quando
sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui
all'articolo 630 del codice penale, e' applicata la custodia
cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali
risulti che non sussistono esigenze cautelari - non fa salva,
altresi', l'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in
relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze
cautelari possono essere soddisfatte con altre misure".
-------------
AGGIORNAMENTO (198)
La Corte Costituzionale, con sentenza 16 - 23 luglio 2013, n. 232
(in G.U. 1a s.s. 31/7/2013, n. 31), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'articolo 275, comma 3, terzo periodo, del codice
di procedura penale, come modificato dall'articolo 2 del
decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di
sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonche' in
tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge
23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui - nel prevedere che, quando
sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui
all'articolo 609-octies del codice penale, e' applicata la custodia
cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali
risulti che non sussistono esigenze cautelari - non fa salva,
altresi', l'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in
relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze
cautelari possono essere soddisfatte con altre misure".
-------------
AGGIORNAMENTO (224)
La Corte Costituzionale, con sentenza 25 febbraio - 26 marzo 2015,
n. 48 (in G.U. 1a s.s. 1/4/2015, n. 13), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 275, comma 3, secondo
periodo, del codice di procedura penale, nella parte in cui - nel
prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in
ordine al delitto di cui all'art. 416-bis cod. pen., e' applicata
custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai
quali risulti che non sussistono esigenze cautelari - non fa salva,
altresi', rispetto al concorrente esterno nel suddetto delitto,
l'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al
caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono
essere soddisfatte con altre misure".
Art. 275-bis.
(Particolari modalita' di controllo).

1. Nel disporre la misura degli arresti domiciliari anche in
sostituzione della custodia cautelare in carcere, il giudice, ((salvo
che le ritenga non necessarie)) in relazione alla natura e al grado
delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto, prescrive
procedure di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti
tecnici, quando ne abbia accertato la disponibilita' da parte della
polizia giudiziaria. Con lo stesso provvedimento il giudice prevede
l'applicazione della misura della custodia cautelare in carcere
qualora l'imputato neghi il consenso all'adozione dei mezzi e
strumenti anzidetti. ((201))
2. L'imputato accetta i mezzi e gli strumenti di controllo di cui
al comma 1 ovvero nega il consenso all'applicazione di essi, con
dichiarazione espressa resa all'ufficiale o all'agente incaricato di
eseguire l'ordinanza che ha disposto la misura. La dichiarazione e'
trasmessa al giudice che ha emesso l'ordinanza ed al pubblico
ministero, insieme con il verbale previsto dall'articolo 293, comma
1.
3. L'imputato che ha accettato l'applicazione dei mezzi e strumenti
di cui al comma 1 e' tenuto ad agevolare le procedure di
installazione e ad osservare le altre prescrizioni impostegli.

-------------
AGGIORNAMENTO (201)
Il D.L. 23 dicembre 2013, n. 146, convertito con modificazioni
dalla L. 21 febbraio 2014, n. 10, ha disposto (con l'art. 1, comma 2)
che l'efficacia della modifica disposta al comma 1 del presente
articolo "e' differita al giorno successivo a quello della
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana
della legge di conversione del presente decreto".
Art. 276.
Provvedimenti in caso di trasgressione alle prescrizioni imposte

1. In caso di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura
cautelare, il giudice puo' disporre la sostituzione o il cumulo con
altra piu' grave, tenuto conto dell'entita', dei motivi e delle
circostanze della violazione. Quando si tratta di trasgressione alle
prescrizioni inerenti a una misura interdittiva, il giudice puo'
disporre la sostituzione o il cumulo anche con una misura coercitiva.
1-bis. Quando l'imputato si trova nelle condizioni di cui
all'articolo 275, comma 4-bis, e nei suoi confronti e' stata disposta
misura diversa dalla custodia cautelare in carcere, il giudice, in
caso di trasgressione delle prescrizioni inerenti alla diversa misura
cautelare, puo' disporre anche la misura della custodia cautelare in
carcere. In tal caso il giudice dispone che l'imputato venga condotto
in un istituto dotato di reparto attrezzato per la cura e
l'assistenza necessarie.
((1-ter. In deroga a quanto previsto nel comma 1, in caso di
trasgressione alle prescrizioni degli arresti domiciliari concernenti
il divieto di allontanarsi dalla propria abitazione o da altro luogo
di privata dimora, il giudice dispone la revoca della misura e la
sostituzione con la custodia cautelare in carcere, salvo che il fatto
sia di lieve entita')).
Art. 277.
Salvaguardia dei diritti della persona sottoposta a misure cautelari
1. Le modalita' di esecuzione delle misure devono salvaguardare i
diritti della persona ad esse sottoposta, il cui esercizio non sia
incompatibile con le esigenze cautelari del caso concreto.
Art. 278.
Determinazione della pena agli effetti dell'applicazione delle misure
1. Agli effetti dell'applicazione delle misure, si ha riguardo alla
pena stabilita dalla legge per ciascun reato consumato o tentato. Non
si tiene conto della continuazione, della recidiva e delle
circostanze del reato, fatta eccezione (( della circostanza
aggravante prevista al numero 5) dell'articolo 61 del codice penale e
)) della circostanza attenuante prevista dall'articolo 62 n. 4 del
codice penale nonche' delle circostanze per le quali la legge
stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato e
di quelle ad effetto speciale.PERIODO ABROGATO DALLA L. 8 AGOSTO
1995, N. 332.
Art. 279.
Giudice competente
1. Sull'applicazione e sulla revoca delle misure nonche' sulle
modifiche delle loro modalita' esecutive, provvede il giudice che
procede. Prima dell'esercizio dell'azione penale provvede il giudice
per le indagini preliminari.
Capo II
MISURE COERCITIVE

Art. 280.
(Condizioni di applicabilita' delle misure coercitive).
1. Salvo quanto disposto dai commi 2 e 3 del presente articolo e
dall'articolo 391, le misure previste in questo capo possono essere
applicate solo quando si procede per delitti per i quali la legge
stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel
massimo a tre anni.
2. La custodia cautelare in carcere puo' essere disposta solo per
delitti, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della
reclusione non inferiore nel massimo a ((cinque)) anni ((e per il
delitto di finanziamento illecito dei partiti di cui all'articolo 7
della legge 2 maggio 1974, n. 195, e successive modificazioni)).
3. La disposizione di cui al comma 2 non si applica nei confronti
di chi abbia trasgredito alle prescrizioni inerenti ad una misura
cautelare.
Art. 281.
Divieto di espatrio
1. Con il provvedimento che dispone il divieto di espatrio, il
giudice prescrive all'imputato di non uscire dal territorio nazionale
senza l'autorizzazione del giudice che procede.
2. Il giudice da' le disposizioni necessarie per assicurare
l'esecuzione del provvedimento, anche al fine di impedire
l'utilizzazione del passaporto e degli altri documenti di identita'
validi per l'espatrio.
2-bis. Con l'ordinanza che applica una delle altre misure
coercitive previste dal presente capo, il giudice dispone in ogni
caso il divieto di espatrio. ((54))
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AGGIORNAMENTO (54)
La Corte Costituzionale con sentenza 23 - 31 marzo 1994, n. 109 (in
G.U. 1a s.s. 06/04/1994, n. 15) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 281, comma 2-bis, del codice di procedura
penale."
Art. 282.
Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria
1. Con il provvedimento che dispone l'obbligo di presentazione alla
polizia giudiziaria, il giudice prescrive all'imputato di presentarsi
a un determinato ufficio di polizia giudiziaria.
2. Il giudice fissa i giorni e le ore di presentazione tenendo
conto dell'attivita' lavorativa e del luogo di abitazione
dell'imputato.
Art. 282-bis.
(Allontanamento dalla casa familiare).

1. Con il provvedimento che dispone l'allontanamento il giudice
prescrive all'imputato di lasciare immediatamente la casa familiare,
ovvero di non farvi rientro, e di non accedervi senza
l'autorizzazione del giudice che procede. L'eventuale autorizzazione
puo' prescrivere determinate modalita' di visita.
2. Il giudice, qualora sussistano esigenze di tutela
dell'incolumita' della persona offesa o dei suoi prossimi congiunti,
puo' inoltre prescrivere all'imputato di non avvicinarsi a luoghi
determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa, in
particolare il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia di
origine o dei prossimi congiunti, salvo che la frequentazione sia
necessaria per motivi di lavoro. In tale ultimo caso il giudice
prescrive le relative modalita' e puo' imporre limitazioni.
3. Il giudice, su richiesta del pubblico ministero, puo' altresi'
ingiungere il pagamento periodico di un assegno a favore delle
persone conviventi che, per effetto della misura cautelare disposta,
rimangano prive di mezzi adeguati. Il giudice determina la misura
dell'assegno tenendo conto delle circostanze e dei redditi
dell'obbligato e stabilisce le modalita' ed i termini del versamento.
Puo' ordinare, se necessario, che l'assegno sia versato direttamente
al beneficiario da parte del datore di lavoro dell'obbligato,
detraendolo dalla retribuzione a lui spettante. L'ordine di pagamento
ha efficacia di titolo esecutivo.
4. I provvedimenti di cui ai commi 2 e 3 possono essere assunti
anche successivamente al provvedimento di cui al comma 1, sempre che
questo non sia stato revocato o non abbia comunque perduto efficacia.
Essi, anche se assunti successivamente, perdono efficacia se e'
revocato o perde comunque efficacia il provvedimento di cui al comma
1. Il provvedimento di cui al comma 3, se a favore del coniuge o dei
figli, perde efficacia, inoltre, qualora sopravvenga l'ordinanza
prevista dall'articolo 708 del codice di procedura civile ovvero
altro provvedimento del giudice civile in ordine ai rapporti
economico-patrimoniali tra i coniugi ovvero al mantenimento dei
figli.
5. Il provvedimento di cui al comma 3 puo' essere modificato se
mutano le condizioni dell'obbligato o del beneficiario, e viene
revocato se la convivenza riprende.
6. Qualora si proceda per uno dei delitti previsti dagli articoli
570, 571, ((582, limitatamente alle ipotesi procedibili d'ufficio o
comunque aggravate,)) 600, 600-bis, 600-ter, 600-quater,
600-septies.1, 600-septies.2, 601, 602, 609-bis, 609-ter, 609-quater,
609-quinquies ((, 609-octies e 612, secondo comma,)) del codice
penale, commesso in danno dei prossimi congiunti o del convivente, la
misura puo' essere disposta anche al di fuori dei limiti di pena
previsti dall'articolo 280 ((, anche con le modalita' di controllo
previste all'articolo 275-bis)).
Art. 282-ter.
(( (Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona
offesa).))
((1. Con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento
il giudice prescrive all'imputato di non avvicinarsi a luoghi
determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di
mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona
offesa.
2. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice puo'
prescrivere all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati
abitualmente frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o
da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione
affettiva ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi
o da tali persone.
3. Il giudice puo', inoltre, vietare all'imputato di comunicare,
attraverso qualsiasi mezzo, con le persone di cui ai commi 1 e 2.
4. Quando la frequentazione dei luoghi di cui ai commi 1 e 2 sia
necessaria per motivi di lavoro ovvero per esigenze abitative, il
giudice prescrive le relative modalita' e puo' imporre limitazioni.))
Art. 282-quater.
(Obblighi di comunicazione).
1. I provvedimenti di cui agli articoli 282-bis e 282-ter sono
comunicati all'autorita' di pubblica sicurezza competente, ai fini
dell'eventuale adozione dei provvedimenti in materia di armi e
munizioni. Essi sono altresi' comunicati alla parte offesa e ai
servizi socio-assistenziali del territorio. Quando l'imputato si
sottopone positivamente ad un programma di prevenzione della violenza
organizzato dai servizi socio-assistenziali del territorio, il
responsabile del servizio ne da' comunicazione al pubblico ministero
e al giudice ai fini della valutazione ai sensi dell'articolo 299,
comma 2.
((1-bis. Con la comunicazione prevista dal comma 1, la persona
offesa e' informata della facolta' di richiedere l'emissione di un
ordine di protezione europeo.))
Art. 283.
Divieto e obbligo di dimora
1. Con il provvedimento che dispone il divieto di dimora, il
giudice prescrive all'imputato di non dimorare in un determinato
luogo e di non accedervi senza l'autorizzazione del giudice che
procede.
2. Con il provvedimento che dispone l'obbligo di dimora, il giudice
prescrive all'imputato di non allontanarsi, senza l'autorizzazione
del giudice che procede, dal territorio del comune di dimora abituale
ovvero, al fine di assicurare un piu' efficace controllo o quando il
comune di dimora abituale non e' sede di ufficio di polizia, dal
territorio di una frazione del predetto comune o dal territorio di un
comune viciniore ovvero di una frazione di quest'ultimo. Se per la
personalita' del soggetto o per le condizioni ambientali la
permanenza in tali luoghi non garantisce adeguatamente le esigenze
cautelari previste dall'articolo 274, l'obbligo di dimora puo' essere
disposto nel territorio di un altro comune o frazione di esso,
preferibilmente nella provincia e comunque nell'ambito della regione
ove e' ubicato il comune di abituale dimora.
3. Quando dispone l'obbligo di dimora, il giudice indica
l'autorita' di polizia alla quale l'imputato deve presentarsi senza
ritardo e dichiarare il luogo dove fissera' la propria abitazione. Il
giudice puo' prescrivere all'imputato di dichiarare all'autorita' di
polizia gli orari e i luoghi in cui sara' quotidianamente reperibile
per i necessari controlli, con obbligo di comunicare preventivamente
alla stessa autorita' le eventuali variazioni dei luoghi e degli
orari predetti.
4. Il giudice puo', anche con separato provvedimento, prescrivere
all'imputato di non allontanarsi dall'abitazione in alcune ore del
giorno, senza pregiudizio per le normali esigenze di lavoro.
5. Nel determinare i limiti territoriali delle prescrizioni, il
giudice considera, per quanto e' possibile, le esigenze di alloggio,
di lavoro e di assistenza dell'imputato. Quando si tratta di persona
tossicodipendente o alcooldipendente che abbia in corso un programma
terapeutico di recupero nell'ambito di una struttura autorizzata, il
giudice stabilisce i controlli necessari per accertare che il
programma di recupero prosegua.
6. Dei provvedimenti del giudice e' data in ogni caso immediata
comunicazione all'autorita' di polizia competente, che ne vigila
l'osservanza e fa rapporto al pubblico ministero di ogni infrazione.
Art. 284.
Arresti domiciliari

1. Con il provvedimento che dispone gli arresti domiciliari, il
giudice prescrive all'imputato di non allontanarsi dalla propria
abitazione o da altro luogo di privata dimora ovvero da un luogo
pubblico di cura o di assistenza ovvero, ove istituita, da una casa
famiglia protetta. (181a)
1-bis. Il giudice dispone il luogo degli arresti domiciliari in
modo da assicurare comunque le prioritarie esigenze di tutela della
persona offesa dal reato.
2. Quando e' necessario, il giudice impone limiti o divieti alla
facolta' dell'imputato di comunicare con persone diverse da quelle
che con lui coabitano o che lo assistono.
3. Se l'imputato non puo' altrimenti provvedere alle sue
indispensabili esigenze di vita ovvero versa in situazione di
assoluta indigenza, il giudice puo' autorizzarlo ad assentarsi nel
corso della giornata dal luogo di arresto per il tempo strettamente
necessario per provvedere alle suddette esigenze ovvero per
esercitare una attivita' lavorativa.
4. Il pubblico ministero o la polizia giudiziaria, anche di propria
iniziativa, possono controllare in ogni momento l'osservanza delle
prescrizioni imposte all'imputato.
5. L'imputato agli arresti domiciliari si considera in stato di
custodia cautelare.
5-bis. Non possono essere, comunque, concessi gli arresti
domiciliari a chi sia stato condannato per il reato di evasione nei
cinque anni precedenti al fatto per il quale si procede ((, salvo che
il giudice ritenga, sulla base di specifici elementi, che il fatto
sia di lieve entita' e che le esigenze cautelari possano essere
soddisfatte con tale misura)). A tale fine il giudice assume nelle
forme piu' rapide le relative notizie.

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AGGIORNAMENTO (181a)
La L. 21 aprile 2011, n. 62 ha disposto (con l'art. 1, comma 4) che
le modifiche al presente articolo si applicano a far data dalla
completa attuazione del piano straordinario penitenziario, e comunque
a decorrere dal 1° gennaio 2014, fatta salva la possibilita' di
utilizzare i posti gia' disponibili a legislazione vigente presso gli
istituti a custodia attenuata.
Art. 285.
Custodia cautelare in carcere
1. Con il provvedimento che dispone la custodia cautelare, il
giudice ordina agli ufficiali e agli agenti di polizia giudiziaria
che l'imputato sia catturato e immediatamente condotto in un istituto
di custodia per rimanervi a disposizione dell'autorita' giudiziaria.
2. Prima del trasferimento nell'istituto la persona sottoposta a
custodia cautelare non puo' subire limitazione della liberta', se non
per il tempo e con le modalita' strettamente necessarie alla sua
traduzione.
3. Per determinare la pena da eseguire, la custodia cautelare
subita si computa a norma dell'articolo 657, anche quando si tratti
di custodia cautelare subita all'estero in conseguenza di una domanda
di estradizione ovvero nel caso di rinnovamento del giudizio a norma
dell'articolo 11 del codice penale.
Art. 285-bis.
(( (Custodia cautelare in istituto a custodia attenuata per detenute
madri).

1. Nelle ipotesi di cui all'articolo 275, comma 4, se la persona da
sottoporre a custodia cautelare sia donna incinta o madre di prole di
eta' non superiore a sei anni, ovvero padre, qualora la madre sia
deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla
prole, il giudice puo' disporre la custodia presso un istituto a
custodia attenuata per detenute madri, ove le esigenze cautelari di
eccezionale rilevanza lo consentano)). ((181a))
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AGGIORNAMENTO (181a)
La L. 21 aprile 2011, n. 62 ha disposto (con l'art. 1, comma 4) che
le modifiche al presente articolo si applicano a far data dalla
completa attuazione del piano straordinario penitenziario, e comunque
a decorrere dal 1° gennaio 2014, fatta salva la possibilita' di
utilizzare i posti gia' disponibili a legislazione vigente presso gli
istituti a custodia attenuata.
Art. 286.
Custodia cautelare in luogo di cura
1. Se la persona da sottoporre a custodia cautelare si trova in
stato di infermita' di mente che ne esclude o ne diminuisce
grandemente la capacita' di intendere o di volere, il giudice, in
luogo della custodia in carcere, puo' disporre il ricovero
provvisorio in idonea struttura del servizio psichiatrico
ospedalie7ro, adottando i provvedimenti necessari per prevenire il
pericolo di fuga. Il ricovero non puo' essere mantenuto quando
risulta che l'imputato non e' piu' infermo di mente.
2. Si applicano le disposizioni dell'articolo 285 commi 2 e 3.
Art. 286-bis.
(Divieto di custodia cautelare).
1. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 12 LUGLIO 1999, N. 231)).
((2. Con decreto del Ministro della sanita', da adottare di
concerto con il Ministro di grazia e giustizia, sono definiti i casi
di AIDS conclamata o di grave deficienza immunitaria e sono stabilite
le procedure diagnostiche e medico-legali per il loro accertamento.
3. Quando ricorrono esigenze diagnostiche al fine di accertare la
sussistenza delle condizioni di salute di cui all'articolo 275, comma
4-bis, ovvero esigenze terapeutiche nei confronti di persona che si
trovi in tali condizioni, se tali esigenze non possono essere
soddisfatte nell'ambito penitenziario, il giudice puo' disporre il
ricovero provvisorio in idonea struttura del Servizio sanitario
nazionale per il tempo necessario, adottando, ove occorra, i
provvedimenti idonei a evitare il pericolo di fuga. Cessate le
esigenze di ricovero, il giudice provvede a norma dell'articolo
275.)) ((106))

AGGIORNAMENTO (106)
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La L. 12 luglio 1999, n. 231, ha disposto (con l'art. 8, comma 1)
che "Il decreto di cui al comma 2 dell'articolo 286-bis del codice di
procedura penale, come sostituito dall'articolo 3 della presente
legge, e' adottato entro trenta giorni dalla data di entrata in
vigore della legge medesima."
Capo III
MISURE INTERDITTIVE

Art. 287.
Condizioni di applicabilita' delle misure interdittive
1. Salvo quanto previsto da disposizioni particolari, le misure
previste in questo capo possono essere applicate solo quando si
procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena
dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a tre anni.
Art. 288.
Sospensione dall'esercizio della ((responsabilita' genitoriale))
1. Con il provvedimento che dispone la sospensione dall'esercizio
della ((responsabilita' genitoriale)), il giudice priva
temporaneamente l'imputato, in tutto o in parte, dei poteri a essa
inerenti.
2. Qualora si proceda per un delitto contro la liberta' sessuale,
ovvero per uno dei delitti previsti dagli articoli 530 e 571 del
codice penale, commesso in danno di prossimi congiunti, la misura
puo' essere disposta anche al di fuori dei limiti di pena previsti
dall'articolo 287 comma 1.
Art. 289.
Sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio

1. Con il provvedimento che dispone la sospensione dall'esercizio
di un pubblico ufficio o servizio, il giudice interdice
temporaneamente all'imputato, in tutto o in parte, le attivita' a
essi inerenti.
2. Qualora si proceda per un delitto contro la pubblica
amministrazione, la misura puo' essere disposta a carico del pubblico
ufficiale o dell'incaricato di un pubblico servizio, anche al di
fuori dei limiti di pena previsti dall'articolo 287 comma 1. Nel
corso delle indagini preliminari, prima di decidere sulla richiesta
del pubblico ministero di sospensione dall'esercizio di un pubblico
ufficio o servizio, il giudice procede all'interrogatorio
dell'indagato, con le modalita' indicate agli articoli 64 e 65. ((Se
la sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio e'
disposta dal giudice in luogo di una misura coercitiva richiesta dal
pubblico ministero, l'interrogatorio ha luogo nei termini di cui al
comma 1-bis dell'articolo 294))
3. La misura non si applica agli uffici elettivi ricoperti per
diretta investitura popolare.
Art. 290.
Divieto temporaneo di esercitare determinate attivita' professionali
o imprenditoriali
1. Con il provvedimento che dispone il divieto di esercitare
determinate professioni, imprese o uffici direttivi delle persone
giuridiche e delle imprese, il giudice interdice temporaneamente
all'imputato, in tutto o in parte, le attivita' a essi inerenti.
2. Qualora si proceda per un delitto contro l'incolumita' pubblica
o contro l'economia pubblica, l'industria e il commercio ovvero per
alcuno dei delitti previsti dalle disposizioni penali in materia di
societa' e di consorzi o dagli articoli 353, 355, 373, 380 e 381 del
codice penale, la misura puo' essere disposta anche al di fuori dei
limiti di pena previsti dall'articolo 287 comma 1.
Capo IV
FORMA ED ESECUZIONE DEI PROVVEDIMENTI

Art. 291.
Procedimento applicativo
1. Le misure sono disposte su richiesta del pubblico ministero, che
presenta al giudice competente gli elementi su cui la richiesta si
fonda, nonche' tutti gli elementi a favore dell'imputato e le
eventuali deduzioni e memorie difensive gia' depositate.
1-bis. COMMA ABROGATO DALLA L. 8 AGOSTO 1995, N. 332.
2. Se riconosce la propria incompetenza per qualsiasi causa, il
giudice, quando ne ricorrono le condizioni e sussiste l'urgenza di
soddisfare taluna delle esigenze cautelari previste dall'articolo
274, dispone la misura richiesta con lo stesso provvedimento con il
quale dichiara la propria incompetenza. Si applicano in tal caso le
disposizioni dell'articolo 27.
((2-bis. In caso di necessita' o urgenza il pubblico ministero puo'
chiedere al giudice, nell'interesse della persona offesa, le misure
patrimoniali provvisorie di cui all'articolo 282-bis. Il
provvedimento perde efficacia qualora la misura cautelare sia
successivamente revocata.))
Art. 292.
Ordinanza del giudice

1. Sulla richiesta del pubblico ministero il giudice provvede con
ordinanza.
2. L'ordinanza che dispone la misura cautelare contiene, a pena di
nullita' rilevabile anche d'ufficio:
a) le generalita' dell'imputato o quanto altro valga a
identificarlo;
b) la descrizione sommaria del fatto con l'indicazione delle
norme di legge che si assumono violate;
c) l'esposizione ((e l'autonoma valutazione)) delle specifiche
esigenze cautelari e degli indizi che giustificano in concreto la
misura disposta, con l'indicazione degli elementi di fatto da cui
sono desunti e dei motivi per i quali essi assumono rilevanza, tenuto
conto anche del tempo trascorso dalla commissione del reato;
c-bis) l'esposizione ((e l'autonoma valutazione)) dei motivi per
i quali sono stati ritenuti non rilevanti gli elementi forniti dalla
difesa, nonche', in caso di applicazione della misura della custodia
cautelare in carcere, l'esposizione ((e l'autonoma valutazione))
delle concrete e specifiche ragioni per le quali le esigenze di cui
all'articolo 274 non possono essere soddisfatte con altre misure;
d) la fissazione della data di scadenza della misura, in
relazione alle indagini da compiere, allorche' questa e' disposta al
fine di garantire l'esigenza cautelare di cui alla lettera a) del
comma 1 dell'articolo 274;
e) la data e la sottoscrizione del giudice.
2-bis. L' ordinanza contiene altresi' la sottoscrizione dello
ausiliario che assiste il giudice, il sigillo dell' ufficio e, se
possibile, l' indicazione del luogo in cui probabilmente si trova
l'imputato.
2-ter. L'ordinanza e' nulla se non contiene la valutazione degli
elementi a carico e a favore dell'imputato, di cui all'articolo 358,
nonche' all'articolo 327-bis.
3. L'incertezza circa il giudice che ha emesso il provvedimento
ovvero circa la persona nei cui confronti la misura e' disposta esime
gli ufficiali e gli agenti incaricati dal darvi esecuzione.
Art. 293.
Adempimenti esecutivi
((1. Salvo quanto previsto dall'articolo 156, l'ufficiale o
l'agente incaricato di eseguire l'ordinanza che ha disposto la
custodia cautelare consegna all'imputato copia del provvedimento
unitamente a una comunicazione scritta, redatta in forma chiara e
precisa e, per l'imputato che non conosce la lingua italiana,
tradotta in una lingua a lui comprensibile, con cui lo informa:
a) della facolta' di nominare un difensore di fiducia e di essere
ammesso al patrocinio a spese dello Stato nei casi previsti dalla
legge;
b) del diritto di ottenere informazioni in merito all'accusa;
c) del diritto all'interprete ed alla traduzione di atti
fondamentali;
d) del diritto di avvalersi della facolta' di non rispondere;
e) del diritto di accedere agli atti sui quali si fonda il
provvedimento;
f) del diritto di informare le autorita' consolari e di dare
avviso ai familiari;
g) del diritto di accedere all'assistenza medica di urgenza;
h) del diritto di essere condotto davanti all'autorita'
giudiziaria non oltre cinque giorni dall'inizio dell'esecuzione, se
la misura applicata e' quella della custodia cautelare in carcere
ovvero non oltre dieci giorni se la persona e' sottoposta ad altra
misura cautelare;
i) del diritto di comparire dinanzi al giudice per rendere
l'interrogatorio, di impugnare l'ordinanza che dispone la misura
cautelare e di richiederne la sostituzione o la revoca.))
((1-bis. Qualora la comunicazione scritta di cui al comma 1 non sia
prontamente disponibile in una lingua comprensibile all'imputato, le
informazioni sono fornite oralmente, salvo l'obbligo di dare
comunque, senza ritardo, comunicazione scritta all'imputato.
1-ter. L'ufficiale o l'agente incaricato di eseguire l'ordinanza
informa immediatamente il difensore di fiducia eventualmente nominato
ovvero quello di ufficio designato a norma dell'articolo 97 e redige
verbale di tutte le operazioni compiute, facendo menzione della
consegna della comunicazione di cui al comma 1 o dell'informazione
orale fornita ai sensi del comma 1-bis. Il verbale e' immediatamente
trasmesso al giudice che ha emesso l'ordinanza e al pubblico
ministero.))
2. Le ordinanze che dispongono misure diverse dalla custodia
cautelare sono notificate all'imputato.
3. Le ordinanze previste dai commi 1 e 2, dopo la loro
notificazione o esecuzione, sono depositate nella cancelleria del
giudice che le ha emesse insieme alla richiesta del pubblico
ministero e agli atti presentati con la stessa. Avviso del deposito
e' notificato al difensore. (83)
4. Copia dell'ordinanza che dispone una misura interdittiva e'
trasmessa all'organo eventualmente competente a disporre
l'interdizione in via ordinaria.

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AGGIORNAMENTO (83)
La Corte costituzionale, con sentenza 17-24 giugno 1997, n. 192 (in
G.U. 1a s.s. 02/07/1997, n. 27) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale del comma 3 del presente articolo "nella parte in cui
non prevede la facolta' per il difensore di estrarre copia, insieme
all'ordinanza che ha disposto la misura cautelare, della richiesta
del pubblico ministero e degli atti presentati con la stessa".
Art. 294.
Interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare personale
1. Fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento, il giudice
che ha deciso in ordine all'applicazione della misura cautelare se
non vi ha proceduto nel corso dell'udienza di convalida dell'arresto
o del fermo di indiziato di delitto procede all'interrogatorio della
persona in stato di custodia cautelare in carcere immediatamente e
comunque non oltre cinque giorni dall'inizio dell'esecuzione della
custodia, salvo il caso in cui essa sia assolutamente impedita.
PERIODO ABROGATO DALLA L. 8 AGOSTO 1995, N. 332. (82) (101)
1-bis. Se la persona e' sottoposta ad altra misura cautelare, sia
coercitiva che interdittiva, l'interrogatorio deve avvenire non oltre
dieci giorni dalla esecuzione del provvedimento o della sua
notificazione.((Il giudice, anche d'ufficio, verifica che
all'imputato in stato di custodia cautelare in carcere o agli arresti
domiciliari sia stata data la comunicazione di cui all'articolo 293,
comma 1, o che comunque sia stato informato ai sensi del comma 1-bis
dello stesso articolo, e provvede, se del caso, a dare o a completare
la comunicazione o l'informazione ivi indicate.))
1-ter. L' interrogatorio della persona in stato di custodia
cautelare deve avvenire entro il termine di quarantotto ore se il
pubblico ministero ne fa istanza nella richiesta di custodia
cautelare.
2. Nel caso di assoluto impedimento, il giudice ne da' atto con
decreto motivato e il termine per l'interrogatorio decorre nuovamente
dalla data in cui il giudice riceve comunicazione della cessazione
dell'impedimento o comunque accerta la cessazione dello stesso.
3. Mediante l'interrogatorio il giudice valuta se permangono le
condizioni di applicabilita' e le esigenze cautelari previste, dagli
articoli 273, 274 e 275. Quando ne ricorrono le condizioni, provvede,
a norma dell'articolo 299, alla revoca o alla sostituzione della
misura disposta.
4. Ai fini di quanto previsto dal comma 3, l'interrogatorio e'
condotto dal giudice con le modalita' indicate negli articoli 64 e
65. Al pubblico ministero e al difensore, che ha obbligo di
intervenire, e' dato tempestivo avviso del compimento dell' atto.
4-bis. Quando la misura cautelare e' stata disposta dalla corte di
assise o dal tribunale, all'interrogatorio procede il presidente del
collegio o uno dei componenti da lui delegato.
5. Per gli interrogatori da assumere nella circoscrizione di altro
tribunale, il giudice, o il presidente, nel caso di organo collegiale
qualora non ritenga di procedere personalmente, richiede il giudice
per le indagini preliminari del luogo.
6. L'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare da
parte del pubblico ministero non puo' precedere l'interrogatorio del
giudice.

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AGGIORNAMENTO (82)
La Corte costituzionale, con sentenza 24 marzo-3 aprile 1997, n. 77
(in G.U. 1a s.s. 09/04/1997, n. 15) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale del comma 1 del presente articolo "nella parte in cui
non prevede che, fino alla trasmissione degli atti al giudice del
dibattimento, il giudice proceda all'interrogatorio della persona in
stato di custodia cautelare in carcere immediatamente e comunque non
oltre cinque giorni dall'inizio di esecuzione della custodia".

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AGGIORNAMENTO (101)
La Corte costituzionale, con sentenza 10-17 febbraio 1999, n. 32
(in G.U. 1a s.s. 24/02/1999, n. 8) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale del comma 1 del presente articolo "nella parte in cui
non prevede che fino all'apertura del dibattimento il giudice proceda
all'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in
carcere."
Art. 295.
Verbale di vane ricerche
1. Se la persona nei cui confronti la misura e' disposta non viene
rintracciata e non e' possibile procedere nei modi previsti
dall'articolo 293, l'ufficiale o l'agente redige ugualmente il
verbale, indicando specificamente le indagini svolte, e lo trasmette
senza ritardo al giudice che ha emesso l'ordinanza.
2. Il giudice, se ritiene le ricerche esaurienti, dichiara, nei
casi previsti dall'articolo 296, lo stato di latitanza.
3. Al fine di agevolare le ricerche del latitante, il giudice o il
pubblico ministero, nei limiti e con le modalita' previste dagli
articoli 266 e 267, puo' disporre l'intercettazione di conversazioni
o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione. Si
applicano, ove possibile, le disposizioni degli articoli 268, 269 e
270.
3-bis. Fermo quanto disposto nel comma 3 del presente articolo e
nel comma 5 dell'articolo 103, il giudice o il pubblico ministero
puo' disporre l'intercettazione di comunicazioni tra presenti quando
si tratta di agevolare le ricerche di un latitante in relazione a uno
dei delitti previsti dall'articolo 51, comma 3-bis nonche'
dall'articolo 407 comma 2 lettera a) n. 4.
((3-ter. Nei giudizi davanti alla Corte d'assise, ai fini di quanto
previsto dai commi 3 e 3-bis, in luogo del giudice provvede il
presidente della Corte)).
Art. 296.
L a t i t a n z a
1. E' latitante chi volontariamente si sottrae alla custodia
cautelare, agli arresti domiciliari, al divieto di espatrio,
all'obbligo di dimora o a un ordine con cui si dispone la
carcerazione.
2. Con il provvedimento che dichiara la latitanza, il giudice
designa un difensore di ufficio al latitante che ne sia privo e
ordina che sia depositata in cancelleria copia dell'ordinanza con la
quale e' stata disposta la misura rimasta ineseguita. Avviso del
deposito e' notificato al difensore.
3. Gli effetti processuali conseguenti alla latitanza operano
soltanto nel procedimento penale nel quale essa e' stata dichiarata.
4. La qualita' di latitante permane fino a che il provvedimento che
vi ha dato causa sia stato revocato a norma dell'articolo 299 o abbia
altrimenti perso efficacia ovvero siano estinti il reato o la pena
per cui il provvedimento e' stato emesso.
5. Al latitante per ogni effetto e' equiparato l'evaso.
Art. 297.
Computo dei termini di durata delle misure
1. Gli effetti della custodia cautelare decorrono dal momento della
cattura, dell'arresto o del fermo.
2. Gli effetti delle altre misure decorrono dal momento in cui
l'ordinanza che le dispone e' notificata a norma dell'articolo 293.
3. Se nei confronti di un imputato sono emesse piu' ordinanze che
dispongono la medesima misura per uno stesso fatto, benche'
diversamente circostanziato o qualificato, ovvero per fatti diversi
commessi anteriormente alla emissione della prima ordinanza in
relazione ai quali sussiste connessione ai sensi dell'articolo 12,
comma 1, lettere b) e c), limitatamente ai casi di reati commessi per
eseguire gli altri, i termini decorrono dal giorno in cui e' stata
eseguita o notificata la prima ordinanza e sono commisurati all'
imputazione piu' grave. La disposizione non si applica relativamente
alle ordinanze per fatti non desumibili dagli atti prima del rinvio a
giudizio disposto per il fatto con il quale sussiste connessione ai
sensi del presente comma. (144) ((182))
4. Nel computo dei termini della custodia cautelare si tiene conto
dei giorni in cui si sono tenute le udienze e di quelli impiegati per
la deliberazione della sentenza nel giudizio di primo grado o nel
giudizio sulle impugnazioni solo ai fini della determinazione della
durata complessiva della custodia a norma dell'articolo 303 comma 4.
(18)
5. Se l'imputato e' detenuto per un altro reato o e' internato per
misura di sicurezza, gli effetti della misura decorrono dal giorno in
cui e' notificatal'ordinanza che la dispone, se sono compatibili con
lo stato di detenzione o di internamento; altrimenti decorrono dalla
cessazione di questo. Ai soli effetti del computo dei termini di
durata massima, la custodia cautelare si considera compatibile con lo
stato di detenzione per esecuzione di pena o di internamento per
misura di sicurezza.
-------------
AGGIORNAMENTO (18)
Il D.L. 1 marzo 1991 n. 60, convertito con modificazioni dalla L.
22 aprile 1991, n. 133, ha disposto (con l'art. 1, comma 1) che il
comma 4 del presente articolo , deve intendersi nel senso che,
indipendentemente da una richiesta del pubblico ministero e da un
provvedimento del giudice, nel computo dei termini di custodia
cautelare stabiliti in relazione alle fasi del giudizio di primo
grado o del giudizio sulle impugnazioni non si tiene conto dei giorni
in cui si sono tenute le udienze e di quelli impiegati per la
deliberazione della sentenza. Dei giorni suddetti si tiene invece
conto nel computo dei termini di durata complessiva della custodia
cautelare stabiliti nell'articolo 303, comma 4, del codice di
procedura penale, salvo che ricorra l'ipotesi di sospensione prevista
dall'articolo 304, comma 2, del codice di procedura penale.
-------------
AGGIORNAMENTO (144)
La Corte costituzionale con sentenza 24 ottobre 3 novembre 2005, n.
408 (in G.U. 1a s.s. 09/11/2005, n. 45) ha dichiarato
l'illegittimita' costituzionale dell'art. 297, comma 3, del codice di
procedura penale, nella parte in cui non si applica anche a fatti
diversi non connessi, quando risulti che gli elementi per emettere la
nuova ordinanza erano gia' desumibili dagli atti al momento della
emissione della precedente ordinanza.
-------------
AGGIORNAMENTO (182)
La Corte Costituzionale, con sentenza 19 - 22 luglio 2011, n. 233
(in G.U. 1a s.s. 27/7/2011, n. 32) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 297, comma 3, del codice di procedura
penale, nella parte in cui - con riferimento alle ordinanze che
dispongono misure cautelari per fatti diversi - non prevede che la
regola in tema di decorrenza dei termini in esso stabilita si
applichi anche quando, per i fatti contestati con la prima ordinanza,
l'imputato sia stato condannato con sentenza passata in giudicato
anteriormente all'adozione della seconda misura."
Art. 298.
Sospensione dell'esecuzione delle misure
1. L'esecuzione di un ordine con cui si dispone la carcerazione nei
confronti di un imputato al quale sia stata applicata una misura
cautelare personale per un altro reato ne sospende l'esecuzione,
salvo che gli effetti della misura disposta siano compatibili con la
espiazione della pena.
2. La sospensione non opera quando la pena e' espiata in regime di
misure alternative alla detenzione.
Capo V
ESTINZIONE DELLE MISURE

Art. 299.
Revoca e sostituzione delle misure

1. Le misure coercitive e interdittive sono immediatamente revocate
quando risultano mancanti, anche per fatti sopravvenuti, le
condizioni di applicabilita' previste dall'articolo 273 o dalle
disposizioni relative alle singole misure ovvero le esigenze
cautelari previste dall'articolo 274.
2. Salvo quanto previsto dall' art. 275, comma 3, quando le
esigenze cautelari risultano attenuate ovvero la misura applicata non
appare piu' proporzionata all'entita' del fatto o alla sanzione che
si ritiene possa essere irrogata, il giudice sostituisce la misura
con un'altra meno grave ovvero ne dispone l'applicazione con
modalita' meno gravose.
2-bis. I provvedimenti di cui ai commi 1 e 2 relativi alle misure
previste dagli articoli 282-bis, 282-ter, 283, 284, 285 e 286,
applicate nei procedimenti aventi ad oggetto delitti commessi con
violenza alla persona, devono essere immediatamente comunicati, a
cura della polizia giudiziaria, ai servizi socio-assistenziali e al
difensore della persona offesa o, in mancanza di questo, alla persona
offesa.
3. Il pubblico ministero e l'imputato richiedono la revoca o la
sostituzione delle misure al giudice, il quale provvede con ordinanza
entro cinque giorni dal deposito della richiesta. La richiesta di
revoca o di sostituzione delle misure previste dagli articoli
282-bis, 282-ter, 283, 284, 285 e 286, applicate nei procedimenti di
cui al comma 2-bis del presente articolo, che non sia stata proposta
in sede di interrogatorio di garanzia, deve essere contestualmente
notificata, a cura della parte richiedente ed a pena di
inammissibilita', presso il difensore della persona offesa o, in
mancanza di questo, alla persona offesa, salvo che in quest'ultimo
caso essa non abbia provveduto a dichiarare o eleggere domicilio. Il
difensore e la persona offesa possono, nei due giorni successivi alla
notifica, presentare memorie ai sensi dell'articolo 121. Decorso il
predetto termine il giudice procede. Il giudice provvede anche di
ufficio quando assume l'interrogatorio della persona in stato di
custodia cautelare o quando e' richiesto della proroga del termine
per le indagini preliminari o dell'assunzione di incidente probatorio
ovvero quando procede all'udienza preliminare o al giudizio.
3-bis. Il giudice, prima di provvedere in ordine alla revoca o alla
sostituzione delle misure coercitive e interdittive, di ufficio o su
richiesta dell'imputato, deve sentire il pubblico ministero. Se nei
due giorni successivi il pubblico ministero non esprime il proprio
parere, il giudice procede.
3-ter. Il giudice, valutati gli elementi addotti per la revoca o la
sostituzione delle misure, prima di provvedere puo' assumere
l'interrogatorio della persona sottoposta alle indagini. Se l'istanza
di revoca o di sostituzione e' basata su elementi nuovi o diversi
rispetto a quelli gia' vatutati, il giudice deve assumere
l'interrogatorio dell'imputato che ne ha fatto richiesta.
4. Fermo quanto previsto dall'articolo 276, quando le esigenze
cautelari risultano aggravate, il giudice, su richiesta del pubblico
ministero, sostituisce la misura applicata con un'altra piu' grave
ovvero ne dispone l'applicazione con modalita' piu' gravose ((o
applica congiuntamente altra misura coercitiva o interdittiva)).
4-bis. Dopo la chiusura delle indagini preliminari, se l'imputato
chiede la revoca o la sostituzione della misura con altra meno grave
ovvero la sua applicazione con modalita' meno gravose, il giudice, se
la richiesta non e' presentata in udienza, ne da' comunicazione al
pubblico ministero, il quale, nei due giorni successivi, formula le
proprie richieste. La richiesta di revoca o di sostituzione delle
misure previste dagli articoli 282-bis, 282-ter, 283, 284, 285 e 286,
applicate nei procedimenti di cui al comma 2-bis del presente
articolo, deve essere contestualmente notificata, a cura della parte
richiedente ed a pena di inammissibilita', presso il difensore della
persona offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa, salvo
che in quest'ultimo caso essa non abbia provveduto a dichiarare o
eleggere domicilio.
4-ter. In ogni stato e grado del procedimento, quando non e' in
grado di decidere allo stato degli atti, il giudice dispone, anche di
ufficio e senza formalita', accertamenti sulle condizioni di salute o
su altre condizioni o qualita' personali dell'imputato. Gli
accertamenti sono eseguiti al piu' presto e comunque entro quindici
giorni da quello in cui la richiesta e' pervenuta al giudice. Se la
richiesta di revoca o di sostituzione della misura della custodia
cautelare in carcere e' basata sulle condizioni di salute di cui
all'articolo 275, comma 4-bis, ovvero se tali condizioni di salute
sono segnalate dal servizio sanitario penitenziario, o risultano in
altro modo al giudice, questi, se non ritiene di accogliere la
richiesta sulla base degli atti, dispone con immediatezza, e comunque
non oltre il termine previsto nel comma 3, gli accertamenti medici
del caso, nominando perito ai sensi dell'articolo 220 e seguenti, il
quale deve tener conto del parere del medico penitenziario e riferire
entro il termine di cinque giorni, ovvero, nel caso di rilevata
urgenza, non oltre due giomi dall'accertamento. Durante il periodo
compreso tra il provvedimento che dispone gli accertamenti e la
scadenza del termine per gli accertamenti medesimi, e' sospeso il
termine previsto dal comma 3.
4-quater. Si applicano altresi' le disposizioni di cui all'articolo
286-bis, comma 3.
Art. 300.
Estinzione delle misure per effetto della pronuncia di determinate
sentenze
1. Le misure disposte in relazione a un determinato fatto perdono
immediatamente efficacia quando, per tale fatto e nei confronti della
medesima persona, e' disposta l'archiviazione ovvero e' pronunciata
sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento.
2. Se l'imputato si trova in stato di custodia cautelare e con la
sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere e' applicata
la misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico
giudiziario, il giudice provvede a norma dell'articolo 312.
3. Quando, in qualsiasi grado del processo, e' pronunciata sentenza
di condanna, le misure perdono efficacia se la pena irrogata e'
dichiarata estinta ovvero condizionalmente sospesa.
4. La custodia cautelare perde altresi' efficacia quando e'
pronunciata sentenza di condanna, ancorche' sottoposta a
impugnazione, se la durata della custodia gia' subita non e'
inferiore all'entita' della pena irrogata.
5. Qualora l'imputato prosciolto o nei confronti del quale sia
stata emessa sentenza di non luogo a procedere sia successivamente
condannato per lo stesso fatto, possono essere disposte nei suoi
confronti misure coercitive quando ricorrono le esigenze cautelari
previste dall'articolo 274 comma 1 lettere b) o c).
Art. 301.
Estinzione di misure disposte per esigenze probatorie
1. Le misure disposte per le esigenze cautelari previste
dall'articolo 274 comma 1 lettera a) perdono immediatamente efficacia
se alla scadenza del termine previsto dall'articolo 292 comma 2
lettera d), non ne e' ordinata la rinnovazione.
2. La rinnovazione e' disposta dal giudice con ordinanza, su
richiesta del pubblico ministero, anche per piu' di una volta, entro
i limiti previsti dagli articoli 305 e 308. (55)
((2-bis. Salvo il disposto dell'articolo 292, comma 2, lettera d),
quando si procede per reati diversi sia da quelli previsti
dall'articolo 407, comma 2, lettera a), numeri da 1 a 6, sia da
quelli per il cui accertamento sono richieste investigazioni
particolarmente complesse per la molteplicita' di fatti tra loro
collegati ovvero per l'elevato numero di persone sottoposte alle
indagini o di persone offese, ovvero per reati per il cui
accertamento e' richiesto il compimento di atti di indagini
all'estero, la custodia cautelare in carcere disposta per il
compimento delle indagini previste dall'articolo 274, comma 1,
lettera a), non puo' avere durata superiore a trenta giorni.
2-ter. La proroga della medesima misura e' disposta, per non piu'
di due volte ed entro il limite complessivo di novanta giorni, dal
giudice con ordinanza, su dichiesta inoltrata dal pubblico ministero
prima della scadenza, valutate le ragioni che hanno impedito il
compimento delle indagini per le cui esigenze la misera era stata
disposta e previ interrogatorio dell'imputato)).
------------------
AGGIORNAMENTO (55)
La Corte costituzionale 26 maggio-8 giugno 1994, n. 219 (G.U. 1a s.
s. 15/6/1994, n. 25) ha disposto l' illegittimita' costituzionale del
comma 2 del presente articolo "nella parte in cui non prevede che, ai
fini dell'adozione del provvedimento di rinnovazione della misura
cautelare personale, debba essere previamente sentito il difensore
della persona da assoggettare alla misura."
Art. 302.
Estinzione della custodia per omesso interrogatorio della persona in
stato di custodia cautelare
1. La custodia cautelare disposta nel corso delle indagini
preliminari perde immediatamente efficacia se il giudice non procede
all'interrogatorio entro il termine previsto dall'articolo 294. Dopo
la liberazione, la misura puo' essere nuovamente disposta dal
giudice, su richiesta del pubblico ministero, previo interrogatorio,
allorche', valutati i risultati di questo, sussistono le condizioni
indicate negli articoli 273, 274 e 275. Nello stesso modo si procede
nel caso in cui la persona, senza giustificato motivo, non si
presenta a rendere interrogatorio. Si osservano le disposizioni
dell'articolo 294 commi 3, 4 e 5. (82) ((118))
------------------
AGGIORNAMENTO (82)
La Corte costituzionale, con sentenza 24 marzo-3 aprile 1997, n. 77
(in G.U. 1a s.s. 09/04/1997, n. 15) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale del presente articolo limitatamente alle parole
"disposta nel corso delle indagini preliminari".
------------------
AGGIORNAMENTO (118)
La Corte costituzionale, con sentenza 21 marzo-4 aprile 2001, n. 95
(in G.U. 1a s.s. 11/04/2001, n. 15) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale "dell'articolo 302 del codice di procedura penale,
nella parte in cui non prevede che le misure cautelari coercitive,
diverse dalla custodia cautelare, e quelle interdittive, perdono
immediatamente efficacia se il giudice non procede all'interrogatorio
entro il termine previsto dall'articolo 294, comma 1-bis. "
Art. 303.
Termini di durata massima della custodia cautelare.
1. La custodia cautelare perde efficacia quando:
a) dall'inizio della sua esecuzione sono decorsi i seguenti
termini senza che sia stato emesso il provvedimento che dispone il
giudizio o l'ordinanza con cui il giudice dispone il giudizio
abbreviato ai sensi dell'articolo 438, ovvero senza che sia stata
pronunciata la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle
parti:
1) tre mesi, quando si procede per un delitto per il quale la
legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a
sei anni;
2) sei mesi, quando si procede per un delitto per il quale la
legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a sei
anni, salvo quanto previsto dal numero 3);
3) un anno, quando si procede per un delitto per il quale la
legge stabilisce la pena dell'ergastolo o la pena della reclusione
non inferiore nel massimo a venti anni ovvero per uno dei delitti
indicati nell'articolo 407, comma 2, lettera a), sempre che per lo
stesso la legge preveda la pena della reclusione superiore nel
massimo a sei anni;
b) dall'emissione del provvedimento che dispone il giudizio o
dalla sopravvenuta esecuzione della custodia sono decorsi i seguenti
termini senza che sia stata pronunciata sentenza di condanna di primo
grado:
1) sei mesi, quando si procede per un delitto per il quale la
legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a
sei anni;
2) un anno, quando si procede per un delitto per il quale la
legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a
venti anni, salvo quanto previsto dal numero 1);
3) un anno e sei mesi, quando si procede per un delitto per il
quale la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o la pena della
reclusione superiore nel massimo a venti anni;
3-bis) qualora si proceda per i delitti di cui all'articolo
407, comma 2, lettera a), i termini di cui ai numeri 1), 2) e 3) sono
aumentati fino a sei mesi. Tale termine e' imputato a quello della
fase precedente ove non completamente utilizzato, ovvero ai termini
di cui alla lettera d) per la parte eventualmente residua. In
quest'ultimo caso i termini di cui alla lettera d) sono
proporzionalmente ridotti.
b-bis) dall'emissione dell'ordinanza con cui il giudice dispone
il giudizio abbreviato o dalla sopravvenuta esecuzione della custodia
sono decorsi i seguenti termini senza che sia stata pronunciata
sentenza di condanna ai sensi dell'articolo 442:
1) tre mesi, quando si procede per un delitto per il quale la
legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a
sei anni;
2) sei mesi, quando si procede per un delitto per il quale la
legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a
venti anni, salvo quanto previsto nel numero 1;
3) nove mesi, quando si procede per un delitto per il quale la
legge stabilisce la pena dell'ergastolo o la pena della reclusione
superiore nel massimo a venti anni;
c) dalla pronuncia della sentenza di condanna di primo grado o
dalla sopravvenuta esecuzione della custodia sono decorsi i seguenti
termini senza che sia stata pronunciata sentenza di condanna in grado
di appello;
1) nove mesi, se vi e' stata condanna alla pena della
reclusione non superiore a tre anni;
2) un anno, se vi e' stata condanna alla pena della reclusione
non superiore a dieci anni;
3) un anno e sei mesi, se vi e' stata condanna alla pena
dell'ergastolo o della reclusione superiore a dieci anni;
d)dalla pronuncia della sentenza di condanna in grado di appello
o dalla sopravvenuta esecuzione della custodia sono decorsi gli
stessi termini previsti dalla lettera c) senza che sia stata
pronunciata sentenza irrevocabile di condanna, salve le ipotesi di
cui alla lettera b), numero 3-bis). Tuttavia, se vi e' stata condanna
in primo grado, ovvero se la impugnazione e' stata proposta
esclusivamente dal pubblico ministero, si applica soltanto la
disposizione del comma 4. (90)
2. Nel caso in cui, a seguito di annullamento con rinvio da parte
della Corte di cassazione o per altra causa, il procedimento
regredisca a una fase o a un grado di giudizio diversi ovvero sia
rinviato ad altro giudice, dalla data del provvedimento che dispone
il regresso o il rinvio ovvero dalla sopravvenuta esecuzione della
custodia cautelare decorrono di nuovo i termini previsti dal comma 1
relativamente a ciascuno stato e grado del procedimento. ((142))
3. Nel caso di evasione dell'imputato sottoposto a custodia
cautelare, i termini previsti dal comma 1 decorrono di nuovo,
relativamente a ciascuno stato e grado del procedimento, dal momento
in cui venga ripristinata la custodia cautelare.
4. La durata complessiva della custodia cautelare, considerate
anche le proroghe previste dall'articolo 305, non puo' superare i
seguenti termini:
a) due anni, quando si procede per un delitto per il quale la
legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a
sei anni;
b) quattro anni, quando si procede per un delitto per il quale la
legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a
venti anni, salvo quanto previsto dalla lettera a);
c) sei anni, quando si procede per un delitto per il quale la
legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore
nel massimo a venti anni.

------------------
AGGIORNAMENTO (1)
Il D:P.R. 22 settembre 1988, n. 448, ha disposto (con l'art. 23,
comma 2) che "I termini previsti dall'articolo 303 del codice di
procedura penale sono ridotti della meta' per i reati commessi da
minori degli anni diciotto e dei due terzi per quelli commessi da
minori di anni sedici."
------------------
AGGIORNAMENTO (15)
Il D.P.R. 22 settembre 1988, n. 448, come modificato dal D.Lgs. 14
gennaio 1991, n. 12, ha disposto (con l'art. 23, comma 3) che "I
termini previsti dall'articolo 303 del codice di procedura penale
sono ridotti della meta' per i reati commessi da minori degli anni
diciotto e dei due terzi per quelli commessi da minori degli anni
sedici e decorrono dal momento della cattura, dell'arresto, del fermo
o dell'accompagnamento."
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.L. 23 ottobre 1996, n. 553, convertito con modificazioni dalla
L. 23 dicembre 1996, n. 652 ha disposto (con l'art. 1, comma 3) che
"I termini previsti dall'articolo 303, comma 1, del codice di
procedura penale sono sospesi dalla data del provvedimento che
accoglie la dichiarazione di astensione o di ricusazione a quella in
cui il dibattimento davanti al nuovo giudice perviene allo stato in
cui si trovava allorche' e' intervenuta la dichiarazione di
astensione o di ricusazione."
Ha inoltre disposto (con l'art. 1, comma 4) che "la sospensione di
cui al comma 3 non puo' comunque superare il termine di novanta
giorni, se si tratta di procedimento per taluno dei delitti indicati
nell'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale, ovvero
il termine di sessanta giorni negli altri casi. Il termine decorre
dalla data del provvedimento che accoglie la dichiarazione di
astensione o di ricusazione, ovvero, se il provvedimento e' anteriore
alla data di entrata in vigore del presente decreto, da quest'ultima
data."
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AGGIORNAMENTO (142)
La Corte costituzionale con sentenza del 7 - 22 luglio 2005 n. 299
(in G.U. 1a s.s. 27/07/2005, n. 30), ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 303, comma 2, del codice di procedura
penale, nella parte in cui non consente di computare ai fini dei
termini massimi di fase determinati dall'art. 304, comma 6, dello
stesso codice, i periodi di custodia cautelare sofferti in fasi o in
gradi diversi dalla fase o dal grado in cui il procedimento e'
regredito.
Art. 304.
Sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare
1. I termini previsti dall'articolo 303 sono sospesi, con ordinanza
appellabile a norma dell'articolo 310, nei seguenti casi:
a) nella fase del giudizio, durante il tempo in cui il
dibattimento e' sospeso o rinviato per impedimento dell'imputato o
del suo difensore ovvero su richiesta dell'imputato o del suo
difensore, sempre che la sospensione o il rinvio non siano stati
disposti per esigenze di acquisizione della prova o a seguito di
concessione di termini per la difesa;
b) nella fase del giudizio, durante il tempo in cui il
dibattimento e' sospeso o rinviato a causa della mancata
presentazione, dell'allontanamento o della mancata partecipazione di
uno o piu' difensori che rendano privo di assistenza uno o piu'
imputati;
c) nella fase del giudizio, durante la pendenza dei termini
previsti dall'articolo 544, commi 2 e 3.
c-bis) nel giudizio abbreviato, durante il tempo in cui l'udienza
e' sospesa o rinviata per taluno dei casi indicati nelle lettere a) e
b) e durante la pendenza dei termini previsti dall'articolo 544,
commi 2 e 3.
2. I termini previsti dall'articolo 303 possono essere altresi'
sospesi quando si procede per taluno dei reati indicati nell'articolo
407, comma 2, lettera a), nel caso di dibattimenti o di giudizi
abbreviati particolarmente complessi, durante il tempo in cui sono
tenute le udienze o si delibera la sentenza nel giudizio di primo
grado o nel giudizio sulle impugnazioni.
3. Nei casi previsti dal comma 2, la sospensione e' disposta dal
giudice, su richiesta del pubblico ministero, con ordinanza
appellabile a norma dell'articolo 310.
4. I termini previsti dall'articolo 303, comma 1, lettera a), sono
sospesi, con ordinanza appellabile a norma dell'articolo 310, se
l'udienza preliminare e' sospesa o rinviata per taluno dei casi
indicati nel comma 1, lettere a) e b), del presente articolo.
5. Le disposizioni di cui alle lettere a) e b) del comma 1, anche
se riferite al giudizio abbreviato e di cui al comma 4 non si
applicano ai coimputati ai quali i casi di sospensione non si
riferiscono e che chiedono che si proceda nei loro confronti previa
separazione dei processi. (63)
6. La durata della custodia cautelare non puo' comunque superare il
doppio dei termini previsti dall'articolo 303, commi 1, 2 e 3 ((
senza tenere conto dell'ulteriore termine previsto dall'articolo 303,
comma 1, lettera b), numero 3-bis) )) e i termini aumentati della
meta' previsti dall'articolo 303, comma 4, ovvero, se piu'
favorevole, i due terzi del massimo della pena temporanea prevista
per il reato contestato o ritenuto in sentenza. A tal fine la pena
dell'ergastolo e' equiparata alla pena massima temporanea. (63) (90)
7. Nel computo dei termini di cui al comma 6, salvo che per il
limite relativo alla durata complessiva della custodia cautelare, non
si tiene conto dei periodi di sospensione di cui al comma 1, lettera
b). (63)
--------------
AGGIORNAMENTO (18)
Il D.L. 1 marzo 1991, n. 60 convertito con modificazioni dalla L.
22 aprile 1991, n. 133 ha disposto (con l'art. 1, comma 2) che il
comma 2 del presnte articolo , deve intendersi nel senso che, nella
ipotesi di sospensione ivi prevista, la durata complessiva della
custodia cautelare puo' superare i termini stabiliti nell'articolo
303, comma 4, del codice di procedura penale, fermo restando il
limite previsto dall'articolo 304, comma 4, del medesimo codice.
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AGGIORNAMENTO (63)
La L. 8 agosto 1995, n. 332 ha disposto (con l'art. 28, comma 2)
che "per i procedimenti in corso, le disposizioni di cui ai commi 5,
6 e 7 dell'articolo 304 del codice di procedura penale, come
novellato dall'articolo 15 della presente legge, si applicano a
partire dal novantesimo giorno dalla pubblicazione della presente
legge."
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.L. 23 ottobre 1996, n. 553, convertito con modificazioni dalla
L. 23 dicembre 1996, n. 652 ha disposto (con l'art. 1, comma 5) che
"Nel computo dei termini di cui all'articolo 304, comma 6, del codice
di procedura penale, salvo che per il limite relativo alla durata
complessiva della custodia cautelare, non si tiene conto del periodo
di sospensione di cui ai commi 3 e 4 del medesimo D.L."
Art. 305.
Proroga della custodia cautelare
1. In ogni stato e grado del procedimento di merito, quando e'
disposta perizia sullo stato di mente dell'imputato, i termini di
custodia cautelare sono prorogati per il periodo di tempo assegnato
per l'espletamento della perizia.La proroga e' disposta con ordinanza
dal giudice, su richiesta del pubblico ministero, sentito il
difensore. L'ordinanza e' soggetta a ricorso per cassazione nelle
forme previste dall'areticolo 311.
2. Nel corso delle indagini preliminari, il pubblico ministero puo'
altresi' chiedere la proroga dei termini di custodia cautelare che
siano prossimi a scadere, quando sussistono gravi esigenze cautelari
che, in rapporto ad accertamenti particolarmente complessi ((o a
nuove indagini disposte ai sensi dell'articolo 415-bis, comma 4)),
rendano indispensabile il protrarsi della custodia. Il giudice,
sentiti il pubblico ministero e il difensore, provvede con ordinanza
appellabile a norma dell'articolo 310. La proroga e' rinnovabile una
sola volta. I termini previsti dall'articolo 303 comma 1 non possono
essere comunque superati di oltre la meta'.
Art. 306.
Provvedimenti conseguenti alla estinzione delle misure
1. Nei casi in cui la custodia cautelare perde efficacia secondo le
norme del presente titolo, il giudice dispone con ordinanza
l'immediata liberazione della persona sottoposta alla misura.
2. Nei casi di perdita di efficacia di altre misure cautelari, il
giudice adotta con ordinanza i provvedimenti necessari per la
immediata cessazione delle misure medesime.
Art. 307.
Provvedimenti in caso di scarcerazione per decorrenza dei termini
(( 1. Nei confronti dell'imputato scarcerato per decorrenza dei
termini, il giudice, dispone le altre misure cautelari di cui
ricorrano i presupposti, solo se sussistono le ragioni che avevano
determinato la custodia cautelare )).
(( 1-bis. Qualora si proceda per taluno dei reati indicati
nell'articolo 407, comma 2, lettera a), il giudice dispone le misure
cautelari indicate dagli articoli 281, 282 e 283 anche
cumulativamente )).
2. La custodia cautelare, ove risulti necessaria a norma
dell'articolo 275, e' tuttavia ripristinata:
a) se l'imputato ha dolosamente trasgredito alle prescrizioni
inerenti a una misura cautelare disposta a norma del comma 1, sempre
che, in relazione alla natura di tale trasgressione, ricorra taluna
delle esigenze cautelari previste dall'articolo 274;
b) contestualmente o successivamente alla sentenza di condanna di
primo o di secondo grado, quando ricorre l'esigenza cautelare
prevista dall'articolo 274 comma 1 lettera b).
3. Con il ripristino della custodia, i termini relativi alla fase
in cui il procedimento si trova decorrono nuovamente ma, ai fini del
computo del termine previsto dall'articolo 303 comma 4, si tiene
conto anche della custodia anteriormente subita.
4. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria possono
procedere al fermo dell'imputato che, trasgredendo alle prescrizioni
inerenti a una misura cautelare disposta a norma del comma 1 (( o
nell' ipotesi prevista dal comma 2 lettera b) )), (( stia per darsi
)) alla fuga. Del fermo e' data notizia senza ritardo, e comunque
entro le ventiquattro ore, al procuratore della Repubblica presso il
tribunale del luogo ove il fermo e' stato eseguito. Si applicano, in
quanto compatibili, le disposizioni sul fermo di indiziato di
delitto. Con il provvedimento di convalida, il giudice per le
indagini preliminari, se il pubblico ministero ne fa richiesta,
dispone con ordinanza, quando ne ricorrono le condizioni, la misura
della custodia cautelare e trasmette gli atti al giudice competente.
5. La misura disposta a norma del comma 4 cessa di avere effetto
se, entro venti giorni dalla ordinanza, il giudice competente non
provvede a norma del comma 2 lettera a).
Art. 308.
Termini di durata massima delle misure diverse dalla custodia
cautelare

1. Le misure coercitive diverse dalla custodia cautelare perdono
efficacia quando dall'inizio della loro esecuzione e' decorso un
periodo di tempo pari al doppio dei termini previsti dall'articolo
303.
((2. Le misure interdittive non possono avere durata superiore a
dodici mesi e perdono efficacia quando e' decorso il termine fissato
dal giudice nell'ordinanza. In ogni caso, qualora siano state
disposte per esigenze probatorie, il giudice puo' disporne la
rinnovazione nei limiti temporali previsti dal primo periodo del
presente comma)).
2-bis. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 16 APRILE 2015, N. 47)).
3. L'estinzione delle misure non pregiudica l'esercizio dei poteri
che la legge attribuisce al giudice penale o ad altre autorita'
nell'applicazione di pene accessorie o di altre misure interdittive.
Capo VI
IMPUGNAZIONI

Art. 309.
Riesame delle ordinanze che dispongono una misura coercitiva

1. Entro dieci giorni dalla esecuzione o notificazione del
provvedimento, l'imputato puo' proporre richiesta di riesame, anche
nel merito, della ordinanza che dispone una misura coercitiva, salvo
che si tratti di ordinanza emessa a seguito di appello del pubblico
ministero.
2. Per l'imputato latitante il termine decorre dalla data di
notificazione eseguita a norma dell'articolo 165. Tuttavia, se
sopravviene l'esecuzione della misura, il termine decorre da tale
momento quando l'imputato prova di non aver avuto tempestiva
conoscenza del provvedimento.
3. Il difensore dell'imputato puo' proporre la richiesta di riesame
entro dieci giorni dalla notificazione dell'avviso di deposito
dell'ordinanza che dispone la misura.
3-bis. Nei termini previsti dai commi 1, 2 e 3 non si computano i
giorni per i quali e' stato disposto il differimento del colloquio, a
norma dell'articolo 104, comma 3.
4. La richiesta di riesame e' presentata nella cancelleria del
tribunale indicato nel comma 7. Si osservano le forme previste dagli
articoli 582 e 583.
5. Il presidente cura che sia dato immediato avviso all'autorita'
giudiziaria procedente la quale, entro il giorno successivo, e
comunque non oltre il quinto giorno, trasmette al tribunale gli atti
presentati a norma dell'articolo 291, comma 1, nonche' tutti gli
elementi sopravvenuti a favore della persona sottoposta alle
indagini.
6. Con la richiesta di riesame possono essere enunciati anche i
motivi ((e l'imputato puo' chiedere di comparire personalmente)). Chi
ha proposto la richiesta ha, inoltre, facolta' di enunciare nuovi
motivi davanti al giudice del riesame facendone dare atto a verbale
prima dell'inizio della discussione.
7. Sulla richiesta di riesame decide, in composizione collegiale,
il tribunale del luogo nel quale ha sede la corte di appello o la
sezione distaccata della corte di appello nella cui circoscrizione e'
compreso l'ufficio del giudice che ha emesso l'ordinanza. (90) (90a)
8. Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di
consiglio nelle forme previste dall'articolo 127. L'avviso della data
fissata per l'udienza e' comunicato, almeno tre giorni prima, al
pubblico ministero presso il tribunale indicato nel comma 7 e, se
diverso, a quello che ha richiesto l'applicazione della misura; esso
e' notificato, altresi', entro lo stesso termine, all'imputato ed al
suo difensore. Fino al giorno dell'udienza gli atti restano
depositati in cancelleria, con facolta' per il difensore di
esaminarli e di estrarne copia.
8-bis. Il pubblico ministero che ha richiesto l'applicazione della
misura puo' partecipare all'udienza in luogo del pubblico ministero
presso il tribunale indicato nel comma 7. ((L'imputato che ne abbia
fatto richiesta ai sensi del comma 6 ha diritto di comparire
personalmente)).
9. Entro dieci giorni dalla ricezione degli atti il tribunale, se
non deve dichiarare l'inammissibilita' della richiesta, annulla,
riforma o conferma l'ordinanza oggetto del riesame decidendo anche
sulla base degli elementi addotti dalle parti nel corso dell'udienza.
Il tribunale puo' annullare il provvedimento impugnato o riformarlo
in senso favorevole all'imputato anche per motivi diversi da quelli
enunciati ovvero puo' confermarlo per ragioni diverse da quelle
indicate nella motivazione del provvedimento stesso. ((Il tribunale
annulla il provvedimento impugnato se la motivazione manca o non
contiene l'autonoma valutazione, a norma dell'articolo 292, delle
esigenze cautelari, degli indizi e degli elementi forniti dalla
difesa)).
((9-bis. Su richiesta formulata personalmente dall'imputato entro
due giorni dalla notificazione dell'avviso, il tribunale differisce
la data dell'udienza da un minimo di cinque ad un massimo di dieci
giorni se vi siano giustificati motivi. In tal caso il termine per la
decisione e quello per il deposito dell'ordinanza sono prorogati
nella stessa misura)).
((10. Se la trasmissione degli atti non avviene nei termini di cui
al comma 5 o se la decisione sulla richiesta di riesame o il deposito
dell'ordinanza del tribunale in cancelleria non intervengono nei
termini prescritti, l'ordinanza che dispone la misura coercitiva
perde efficacia e, salve eccezionali esigenze cautelari
specificamente motivate, non puo' essere rinnovata. L'ordinanza del
tribunale deve essere depositata in cancelleria entro trenta giorni
dalla decisione salvi i casi in cui la stesura della motivazione sia
particolarmente complessa per il numero degli arrestati o la gravita'
delle imputazioni. In tali casi, il giudice puo' disporre per il
deposito un termine piu' lungo, comunque non eccedente il
quarantacinquesimo giorno da quello della decisione)).
(71) (204)

-------------
AGGIORNAMENTO (71)
La Corte costituzionale con sentenza 7-15 marzo 1996, n. 71 (in
G.U. 1a s.s. 20/3/1996, n. 20) ha dichiarato l' illegittimita'
costituzionale del presente articolo "nella parte in cui non prevede
la possibilita' di valutare la sussistenza dei gravi indizi di
colpevolezza nell'ipotesi in cui sia stato emesso il decreto che
dispone il giudizio a norma dell'art. 429 dello stesso codice".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (204)
La Corte Costituzionale, con sentenza 2 - 6 dicembre 2013, n. 293
(in G.U. 1a s.s. 11/12/2013, n. 50), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 309 del codice di procedura penale, in
quanto interpretato nel senso che la deducibilita', nel procedimento
di riesame, della retrodatazione della decorrenza dei termini di
durata massima delle misure cautelari, prevista dall'art. 297, comma
3, del medesimo codice, sia subordinata - oltre che alla condizione
che, per effetto della retrodatazione, il termine sia gia' scaduto al
momento dell'emissione dell'ordinanza cautelare impugnata - anche a
quella che tutti gli elementi per la retrodatazione risultino da
detta ordinanza".
Art. 310.
A p p e l l o

1. Fuori dei casi previsti dall'articolo 309 comma 1, il pubblico
ministero, l'imputato e il suo difensore possono proporre appello
contro le ordinanze in materia di misure cautelari personali,
enunciandone contestualmente i motivi.
2. Si osservano le disposizioni dell'articolo 309 commi 1, 2, 3, 4
e 7. Dell 'appello e' dato immediato avviso all' autorita'
giudiziaria procedente che, entro il giorno successivo, trasmette al
tribunale l'ordinanza appellata e gli atti su cui la stessa si fonda.
Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio
nelle forme previste dall'articolo 127. Fino al giorno dell' udienza
gli atti restano depositati in cancelleria con facolta' per il
difensore di esaminarli e di estrarne copia. Il tribunale decide
entro venti giorni dalla ricezione degli atti ((con ordinanza
depositata in cancelleria entro trenta giorni dalla decisione.
L'ordinanza del tribunale deve essere depositata in cancelleria entro
trenta giorni dalla decisione salvi i casi in cui la stesura della
motivazione sia particolarmente complessa per il numero degli
arrestati o la gravita' delle imputazioni. In tali casi, il giudice
puo' indicare nel dispositivo un termine piu' lungo, non eccedente
comunque il quarantacinquesimo giorno da quello della decisione)).
3. L'esecuzione della decisione con la quale il tribunale,
accogliendo l'appello del pubblico ministero, dispone una misura
cautelare e' sospesa fino a che la decisione non sia divenuta
definitiva.
(71)

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AGGIORNAMENTO (71)
La Corte costituzionale con sentenza 7-15 marzo 1996, n. 71 (in
G.U. 1a s.s. 20/3/1996, n. 20) ha dichiarato l' illegittimita'
costituzionale del presente articolo "nella parte in cui non prevede
la possibilita' di valutare la sussistenza dei gravi indizi di
colpevolezza nell'ipotesi in cui sia stato emesso il decreto che
dispone il giudizio a norma dell'art. 429 dello stesso codice."
Art. 311.
Ricorso per cassazione

1. Contro le decisioni emesse a norma degli articoli 309 e 310, il
pubblico ministero che ha richiesto l'applicazione della misura,
l'imputato e il suo difensore possono proporre ricorso per cassazione
entro dieci giorni dalla comunicazione o dalla notificazione
dell'avviso di deposito del provvedimento. Il ricorso puo' essere
proposto anche dal pubblico ministero presso il tribunale indicato
nel comma 7 dell'articolo 309.
2. Entro i termini previsti dall'articolo 309 commi 1, 2 e 3,
l'imputato e il suo difensore possono proporre direttamente ricorso
per cassazione per violazione di legge contro le ordinanze che
dispongono una misura coercitiva. La proposizione del ricorso rende
inammissibile la richiesta di riesame.
3. Il ricorso e' presentato nella cancelleria del giudice che ha
emesso la decisione ovvero, nel caso previsto dal comma 2, in quella
del giudice che ha emesso l'ordinanza. Il giudice cura che sia dato
immediato avviso all'autorita' giudiziaria procedente che, entro il
giorno successivo, trasmette gli atti alla corte di cassazione.
4. Nei casi previsti dai commi 1 e 2, i motivi devono essere
enunciati contestualmente al ricorso, ma il ricorrente ha facolta' di
enunciare nuovi motivi davanti alla corte di cassazione, prima
dell'inizio della discussione.
5. La Corte di cassazione decide entro trenta giorni dalla
ricezione degli atti osservando le forme previste dall'articolo 127.
((5-bis. Se e' stata annullata con rinvio, su ricorso
dell'imputato, un'ordinanza che ha disposto o confermato la misura
coercitiva ai sensi dell'articolo 309, comma 9, il giudice decide
entro dieci giorni dalla ricezione degli atti e l'ordinanza e'
depositata in cancelleria entro trenta giorni dalla decisione. Se la
decisione ovvero il deposito dell'ordinanza non intervengono entro i
termini prescritti, l'ordinanza che ha disposto la misura coercitiva
perde efficacia, salvo che l'esecuzione sia sospesa ai sensi
dell'articolo 310, comma 3, e, salve eccezionali esigenze cautelari
specificamente motivate, non puo' essere rinnovata)).
Capo VII
APPLICAZIONE PROVVISORIA DI MISURE DI SICUREZZA

Art. 312.
Condizioni di applicabilita'
1. Nei casi previsti dalla legge, l'applicazione provvisoria delle
misure di sicurezza e' disposta dal giudice, su richiesta del
pubblico ministero, in qualunque stato e grado del procedimento,
quando sussistono gravi indizi di commissione del fatto e non
ricorrono le condizioni previste dall'articolo 273 comma 2.
PMT114 PMP118
Art. 313.
Procedimento
1. Il giudice provvede con ordinanza a norma dell'articolo 292,
previo accertamento sulla pericolosita' sociale dell'imputato. Ove
non sia stato possibile procedere all'interrogatorio della persona
sottoposta alle indagini prima della pronuncia del provvedimento, si
applica la disposizione dell'articolo 294.
2. Salvo quanto previsto dall'articolo 299 comma 1, ai fini
dell'articolo 206 comma 2 del codice penale, il giudice procede a
nuovi accertamenti sulla pericolosita' sociale dell'imputato nei
termini indicati nell'articolo 72.
3. Ai fini delle impugnazioni, la misura prevista dall'articolo 312
e' equiparata alla custodia cautelare. Si applicano le norme sulla
riparazione per l'ingiusta detenzione.
Capo VIII
RIPARAZIONE PER L'INGIUSTA DETENZIONE

Art. 314.
Presupposti e modalita' della decisione
1. Chi e' stato prosciolto con sentenza irrevocabile perche' il
fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perche' il fatto
non costituisce reato o non e' previsto dalla legge come reato, ha
diritto a un'equa riparazione per la custodia cautelare subita,
qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa
grave. (102)
2. Lo stesso diritto spetta al prosciolto per qualsiasi causa o al
condannato che nel corso del processo sia stato sottoposto a custodia
cautelare, quando con decisione irrevocabile risulti accertato che il
provvedimento che ha disposto la misura e' stato emesso o mantenuto
senza che sussistessero le condizioni di applicabilita' previste
dagli articoli 273 e 280. (102)
3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano, alle medesime
condizioni, a favore delle persone nei cui confronti sia pronunciato
provvedimento di archiviazione ovvero sentenza di non luogo a
procedere.
4. Il diritto alla riparazione e' escluso per quella parte della
custodia cautelare che sia computata ai fini della determinazione
della misura di una pena ovvero per il periodo in cui le limitazioni
conseguenti all'applicazione della custodia siano state sofferte
anche in forza di altro titolo.
5. Quando con la sentenza o con il provvedimento di archiviazione
e' stato affermato che il fatto non e' previsto dalla legge come
reato per abrogazione della norma incriminatrice, il diritto alla
riparazione e' altresi' escluso per quella parte di custodia
cautelare sofferta prima della abrogazione medesima. (76)((160))
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AGGIORNAMENTO (76)
La Corte Costituzionale con sentenza 18-25 luglio 1996, n. 310 (in
G.U. 1a s.s. 31/07/1996, n. 31) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale del presente articolo "nella parte in cui non prevede
il diritto all'equa riparazione anche per la detenzione ingiustamente
patita a cusa di erroneo ordine di esecuzione."
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AGGIORNAMENTO (102)
La Corte Costituzionale con sentenza 24 marzo-2aprile 1999, n. 109
(in G.U. 1a s.s. 07/04/1999, n. 8) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale del comma 1 del presente articolo "nella parte in cui
non prevede che chi e' stato prosciolto con sentenza irrevocabile
perche' il fatto non sussiste, per non avere commesso il fatto,
perche' il fatto non costituisce reato o non e' previsto dalla legge
come reato, ha diritto a un'equa riparazione per la detenzione subita
a causa di arresto in flagranza o di fermo di indiziato di delitto,
entro gli stessi limiti stabiliti per la custodia cautelare";
Ha inoltre dichiarato l'illegittimita' costituzionale del comma 2
del presente articolo "nella parte in cui non prevede che lo stesso
diritto nei medesimi limiti spetta al prosciolto per qualsiasi causa
o al condannato che nel corso del processo sia stato sottoposto ad
arresto in flagranza o a fermo di indiziato di delitto quando, con
decisione irrevocabile, siano risultate insussistenti le condizioni
per la convalida".
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AGGIORNAMENTO (160)
La Corte Costituzionale con sentenza 11 - 20 giugno 2008, n. 219
(in G.U. 1a s.s. 25/06/2008, n. 27) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 314 del codice di procedura penale, nella
parte in cui, nell'ipotesi di detenzione cautelare sofferta,
condiziona in ogni caso il diritto all'equa riparazione al
proscioglimento nel merito dalle imputazioni, secondo quanto
precisato in motivazione.
Art. 315.
Procedimento per la riparazione
((1. La domanda di riparazione deve essere proposta, a pena di
inammissibilita', entro due anni dal giorno in cui la sentenza di
proscioglimento o di condanna e' divenuta irrevocabile, la sentenza
di non luogo a procedere e' divenuta inoppugnabile o e' stata
effettuata la notificazione del provvedimento di archiviazione alla
persona nei cui confronti e' stato pronunciato a norma del comma 3
dell'articolo 314;
2. L'entita' della riparazione non puo' comunque eccedere lire un
miliardo)).
3. Si applicano, in quanto compatibili, le norme sulla riparazione
dell'errore giudiziario.
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AGGIORNAMENTO (89)
La Corte Costituzionale con sentenza 16-30 dicembre 1997, n. 446
(in G.U. 1a s.s. 07/01/1998, n. 1) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale del comma 1 del presente articolo , nella parte in cui
prevede che il termine per proporre la domanda di riparazione decorre
dalla pronuncia del provvedimento di archiviazione, anziche' dal
giorno in cui, ricorrendo le condizioni previste dall'articolo 312,
comma 3, del presente codice di procedura penale, e' stata effettuata
la notificazione del provvedimento di archiviazione alla persona nei
cui confronti detto provvedimento e' stato pronunciato.
Titolo II
MISURE CAUTELARI REALI
Capo I
SEQUESTRO CONSERVATIVO

Art. 316.
Presupposti ed effetti del provvedimento
1. Se vi e' fondata ragione di ritenere che manchino o si
disperdano le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria, delle
spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all'erario dello
Stato, il pubblico ministero, in ogni stato e grado del processo di
merito, chiede il sequestro conservativo dei beni mobili o immobili
dell'imputato o delle somme o cose a lui dovute, nei limiti in cui la
legge ne consente il pignoramento.
2. Se vi e' fondata ragione di ritenere che manchino o si
disperdano le garanzie delle obbligazioni civili derivanti dal reato,
la parte civile puo' chiedere il sequestro conservativo dei beni
dell'imputato o del responsabile civile, secondo quanto previsto dal
comma 1.
3. Il sequestro disposto a richiesta del pubblico ministero giova
anche alla parte civile.
4. Per effetto del sequestro i crediti indicati nei commi 1 e 2 si
considerano privilegiati, rispetto a ogni altro credito non
privilegiato di data anteriore e ai crediti sorti posteriormente,
salvi, in ogni caso, i privilegi stabiliti a garanzia del pagamento
dei tributi.
Art. 317.
Forma del provvedimento. Competenza
1. Il provvedimento che dispone il sequestro conservativo a
richiesta del pubblico ministero o della parte civile e' emesso con
ordinanza del giudice che procede.
2. Se e' stata pronunciata sentenza di condanna, di proscioglimento
o di non luogo a procedere, soggetta a impugnazione, il sequestro e'
ordinato, prima che gli atti siano trasmessi al giudice
dell'impugnazione, dal giudice che ha pronunciato la sentenza e,
successivamente, dal giudice che deve decidere sull'impugnazione.
Dopo il provvedimento che dispone il giudizio e prima che gli atti
siano trasmessi al giudice competente, provvede il giudice per le
indagini preliminari.
3. Il sequestro e' eseguito dall'ufficiale giudiziario con le forme
prescritte dal codice di procedura civile per l'esecuzione del
sequestro conservativo sui beni mobili o immobili.
4. Gli effetti del sequestro cessano quando la sentenza di
proscioglimento o di non luogo a procedere non e' piu' soggetta a
impugnazione. La cancellazione della trascrizione del sequestro di
immobili e' eseguita a cura del pubblico ministero. Se il pubblico
ministero non provvede, l'interessato puo' proporre incidente di
esecuzione.
Art. 318.
Riesame dell'ordinanza di sequestro conservativo
1. Contro l'ordinanza di sequestro conservativo chiunque vi abbia
interesse puo' proporre richiesta di riesame, anche nel merito, a
norma dell'articolo 324.
2. La richiesta di riesame non sospende l'esecuzione del
provvedimento.
Art. 319.
Offerta di cauzione
1. Se l'imputato o il responsabile civile offre cauzione idonea a
garantire i crediti indicati nell'articolo 316, il giudice dispone
con decreto che non si faccia luogo al sequestro conservativo e
stabilisce le modalita' con cui la cauzione deve essere prestata.
2. Se l'offerta e' proposta con la richiesta di riesame, il giudice
revoca il sequestro conservativo quando ritiene la cauzione
proporzionata al valore delle cose sequestrate.
3. Il sequestro e' altresi' revocato dal giudice se l'imputato o il
responsabile civile offre, in qualunque stato e grado del processo di
merito, cauzione idonea.
Art. 320.
Esecuzione sui beni sequestrati
1. Il sequestro conservativo si converte in pignoramento quando
diventa irrevocabile la sentenza di condanna al pagamento di una pena
pecuniaria ovvero quando diventa esecutiva la sentenza che condanna
l'imputato e il responsabile civile al risarcimento del danno in
favore della parte civile. La conversione non estingue il privilegio
previsto dall'articolo 316 comma 4.
2. Salva l'azione per ottenere con le forme ordinarie il pagamento
delle somme che rimangono ancora dovute, l'esecuzione forzata sui
beni sequestrati ha luogo nelle forme prescritte dal codice di
procedura civile. Sul prezzo ricavato dalla vendita dei beni
sequestrati e sulle somme depositate a titolo di cauzione e non
devolute alla cassa delle ammende, sono pagate, nell'ordine, le somme
dovute alla parte civile a titolo di risarcimento del danno e di
spese processuali, le pene pecuniarie, le spese di procedimento e
ogni altra somma dovuta all'erario dello Stato.
Capo II
SEQUESTRO PREVENTIVO

Art. 321.
Oggetto del sequestro preventivo
1. Quando vi e' pericolo che la libera disponibilita' di una cosa
pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di
esso ovvero agevolare la commissione di altri reati, a richiesta del
pubblico ministero il giudice competente a pronunciarsi nel merito ne
dispone il sequestro con decreto motivato. Prima dell'esercizio
dell'azione penale provvede il giudice per le indagini preliminari.
2. Il giudice puo' altresi' disporre il sequestro delle cose di cui
e' consentita la confisca.
((2-bis. Nel corso del procedimento penale relativo a delitti
previsti dal capo I del titolo II del libro secondo del codice penale
il giudice dispone il sequestro dei beni di cui e' consentita la
confisca.))
3. Il sequestro e' immediatamente revocato a richiesta del pubblico
ministero o dell'interessato quando risultano mancanti, anche per
fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilita' previste dal
comma 1. Nel corso delle indagini preliminari provvede il pubblico
ministero con decreto motivato, che e' notificato a coloro che hanno
diritto di proporre impugnazione. Se vi e' richiesta di revoca
dell'interessato, il pubblico ministero, quando ritiene che essa vada
anche in parte respinta, la trasmette al giudice, cui presenta
richieste specifiche nonche' gli elementi sui quali fonda le sue
valutazioni. La richiesta e' trasmessa non oltre il giorno successivo
a quello del deposito nella segreteria.
3-bis. Nel corso delle indagini preliminari, quando non e'
possibile, per la situazione di urgenza, attendere il provvedimento
del giudice, il sequestro e' disposto con decreto motivato dal
pubblico ministero. Negli stessi casi, prima dell'intervento del
pubblico ministero, al sequestro procedono ufficiali di polizia
giudiziaria, i quali, nelle quarantotto ore successive, trasmettono
il verbale al pubblico ministero del luogo in cui il sequestro e'
stato eseguito. Questi, se non dispone la restituzione delle cose
sequestrate, richiede al giudice la convalida e l'emissione del
decreto previsto dal comma 1 entro quarantotto ore dal sequestro, se
disposto dallo stesso pubblico ministero, o dalla ricezione del
verbale, se il sequestro e' stato eseguito di iniziativa dalla
polizia giudiziaria.
3-ter. Il sequestro perde efficacia se non sono osservati i termini
previsti dal comma 3-bis ovvero se il giudice non emette l'ordinanza
di convalida entro dieci giorni dalla ricezione della richiesta.
Copia dell'ordinanza e' immediatamente notificata alla persona alla
quale le cose sono state sequestrate.
Art. 322.
Riesame del decreto di sequestro preventivo
1.((Contro il decreto di sequestro emesso dal giudice)) l'imputato
e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state
sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione
possono proporre richiesta di riesame, anche nel merito, a norma
dell'articolo 324.
2. La richiesta di riesame non sospende l'esecuzione del
provvedimento.
Art. 322-bis.
(Appello).
1. Fuori dei casi previsti dall'articolo 322, il pubblico
ministero, l'imputato e il suo difensore, la persona alla quale le
cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro
restituzione, possono proporre appello contro le ordinanze in materia
di sequestro preventivo e contro il decreto di revoca del sequestro
emesso dal pubblico ministero.
1-bis. Sull'appello decide, in composizione collegiale, il
tribunale del capoluogo della provincia nella quale ha sede l'ufficio
che ha emesso il provvedimento. (90) ((90a))
2. L'appello non sospende l'esecuzione del provvedimento. Si
applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dell'articolo 310.
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 323.
Perdita di efficacia del sequestro preventivo
1. Con la sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere,
ancorche' soggetta a impugnazione, il giudice ordina che le cose
sequestrate siano restituite a chi ne abbia diritto, quando non deve
disporre la confisca a norma dell'articolo 240 del codice penale. Il
provvedimento e' immediatamente esecutivo.
2. Quando esistono piu' esemplari identici della cosa sequestrata e
questa presenta interesse a fini di prova, il giudice, anche dopo la
sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere impugnata dal
pubblico ministero, ordina che sia mantenuto il sequestro di un solo
esemplare e dispone la restituzione degli altri esemplari.
3. Se e' pronunciata sentenza di condanna, gli effetti del
sequestro permangono quando e' stata disposta la confisca delle cose
sequestrate.
4. La restituzione non e' ordinata se il giudice dispone, a
richiesta del pubblico ministero o della parte civile, che sulle cose
appartenenti all'imputato o al responsabile civile sia mantenuto il
sequestro a garanzia dei crediti indicati nell'articolo 316.
Capo III
IMPUGNAZIONI

Art. 324.
Procedimento di riesame

1. La richiesta di riesame e' presentata, nella cancelleria del
tribunale indicato nel comma 5, entro dieci giorni dalla data di
esecuzione del provvedimento che ha disposto il sequestro o dalla
diversa data in cui l'interessato ha avuto conoscenza dell'avvenuto
sequestro.
2. La richiesta e' presentata con le forme previste dall'articolo
582. Se la richiesta e' proposta dall'imputato non detenuto ne'
internato, questi, ove non abbia gia' dichiarato o eletto domicilio o
non si sia proceduto a norma dell'articolo 161 comma 2, deve indicare
il domicilio presso il quale intende ricevere l'avviso previsto dal
comma 6; in mancanza, l'avviso e' notificato mediante consegna al
difensore. Se la richiesta e' proposta da un'altra persona e questa
abbia omesso di dichiarare il proprio domicilio, l'avviso e'
notificato mediante deposito in cancelleria.
3. La cancelleria da' immediato avviso all'autorita' giudiziaria
procedente che, entro il giorno successivo, trasmette al tribunale
gli atti su cui si fonda il provvedimento oggetto del riesame.
4. Con la richiesta di riesame possono essere enunciati anche i
motivi. Chi ha proposto la richiesta ha, inoltre, facolta' di
enunciare nuovi motivi davanti al giudice del riesame, facendone dare
atto a verbale prima dell'inizio della discussione.
5. Sulla richiesta di riesame, in composizione collegiale, decide
il tribunale del capoluogo della provincia nella quale ha sede
l'ufficio che ha emesso il provvedimento nel termine di dieci giorni
dalla ricezione degli atti. (90) (90a)
6. Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di
consiglio nelle forme previste dall'articolo 127. Almeno tre giorni
prima, l'avviso della data fissata per l'udienza e' comunicato al
pubblico ministero e notificato al difensore e a chi ha proposto la
richiesta. Fino al giorno dell'udienza gli atti restano depositati in
cancelleria.
7. Si applicano le disposizioni dell'((articolo 309, commi 9,
9-bis)) e 10. La revoca del provvedimento di sequestro puo' essere
parziale e non puo' essere disposta nei casi indicati nell'articolo
240 comma 2 del codice penale.
8. Il giudice del riesame, nel caso di contestazione della
proprieta', rinvia la decisione della controversia al giudice civile,
mantenendo nel frattempo il sequestro.

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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
-------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 325.
Ricorso per cassazione
1. ((Contro le ordinanze emesse a norma degli articoli 322- bis e
324)), il pubblico ministero, l'imputato e il suo difensore, la
persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che
avrebbe diritto alla loro restituzione possono proporre ricorso per
cassazione per violazione di legge.
2. Entro il termine previsto dall'articolo 324 comma 1, comma 1,
((contro il decreto di sequestro emesso dal giudice)) puo' essere
proposto direttamente ricorso per cassazione. La proposizione del
ricorso rende inammissibile la richiesta di riesame.
3. Si applicano le disposizioni dell'articolo 311 commi 3 e 4.
4. Il ricorso non sospende l'esecuzione della ordinanza.
PARTE SECONDA
Libro V
INDAGINI PRELIMINARI E UDIENZA PRELIMINARE
Titolo I
DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 326.
Finalita' delle indagini preliminari
1. Il pubblico ministero e la polizia giudiziaria svolgono,
nell'ambito delle rispettive attribuzioni, le indagini necessarie per
le determinazioni inerenti all'esercizio dell'azione penale.
Art. 327.
Direzione delle indagini preliminari
1. Il pubblico ministero dirige le indagini e dispone direttamente
della polizia giudiziaria (( che, anche dopo la comunicazione della
notizia di reato, continua a svolgere attivita' di propria iniziativa
secondo le modalita' indicate nei successivi articoli. ))
Art. 327-bis.
(( (Attivita' investigativa del difensore). ))
(( 1. Fin dal momento dell'incarico professionale, risultante da
atto scritto, il difensore ha facolta' di svolgere investigazioni per
ricercare ed individuare elementi di prova a favore del proprio
assistito, nelle forme e per le finalita' stabilite nel titolo VI-bis
del presente libro.
2. La facolta' indicata nel comma 1 puo' essere attribuita per
l'esercizio del diritto di difesa, in ogni stato e grado del
procedimento, nell'esecuzione penale e per promuovere il giudizio di
revisione.
3. Le attivita' previste dal comma 1 possono essere svolte, su
incarico del difensore, dal sostituto, da investigatori privati
autorizzati e, quando sono necessarie specifiche competenze, da
consulenti tecnici)).
Art. 328.
Giudice per le indagini preliminari

1. Nei casi previsti dalla legge, sulle richieste del pubblico
ministero, delle parti private e della persona offesa dal reato,
provvede il giudice per le indagini preliminari.
1-bis. Quando si tratta di procedimenti per i delitti indicati
nell'articolo 51 (( commi 3-bis e 3-quater, )) le funzioni di giudice
per le indagini preliminari sono esercitate, salve specifiche
disposizioni di legge, da un magistrato del tribunale del capoluogo
del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente. (111)
1-ter ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 23 MAGGIO 2008, N. 92 CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 24 LUGLIO 2008, N. 125)).
(( 1-quater. Quando si tratta di procedimenti per i delitti
indicati nell'articolo 51,comma 3-quinquies, le funzioni di giudice
per le indagini preliminari e le funzioni di giudice per l'udienza
preliminare sono esercitate, salve specifiche disposizioni di legge,
da un magistrato del tribunale del capoluogo del distretto nel cui
ambito ha sede il giudice competente. ))
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AGGIORNAMENTO (111)
Il D.L. 7 aprile 2000, n. 82 convertito con modificazioni dalla L.
5 giugno 2000, n. 144 ha disposto (con l'art. 4-bis, comma 1) che "
La disposizione dell'articolo 328, comma 1-bis, del codice di
procedura penale deve essere interpretata nel senso che quando si
tratta di procedimenti per i delitti indicati nell'articolo 51, comma
3-bis, del codice di procedura penale, anche le funzioni di giudice
per l'udienza preliminare sono esercitate da un magistrato del
tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il
giudice competente".
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AGGIORNAMENTO (127)
Il D.L. 18 ottobre 2001, n. 374,convertito con modificazioni dalla
L. 15 dicembre 2001, n. 438 ha disposto (con l'art. 10-bis, comma 3)
che la modifica al presente articolo "si applica solo ai procedimenti
iniziati successivamente alla data di entrata in vigore della
disposizione medesima".
Art. 329.
Obbligo del segreto
1. Gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla
polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l'imputato
non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura
delle indagini preliminari.
2. Quando e' necessario per la prosecuzione delle indagini, il
pubblico ministero puo', in deroga a quanto previsto dall'articolo
114, consentire, con decreto motivato, la pubblicazione di singoli
atti o di parti di essi. In tal caso, gli atti pubblicati sono
depositati presso la segreteria del pubblico ministero.
3. Anche quando gli atti non sono piu' coperti dal segreto a norma
del comma 1, il pubblico ministero, in caso di necessita' per la
prosecuzione delle indagini, puo' disporre con decreto motivato:
a) l'obbligo del segreto per singoli atti, quando l'imputato lo
consente o quando la conoscenza dell'atto puo' ostacolare le indagini
riguardanti altre persone;
b) il divieto di pubblicare il contenuto di singoli atti o
notizie specifiche relative a determinate operazioni. ((5))
---------------
AGGIORNAMENTO (5)
La L. 19 marzo 1990, n. 55, come modificata dal D.L. 31 maggio
1991, n. 164, convertito, con modificazioni, dalla L. 22 luglio 1991,
n. 221 ha disposto (con l'art- 15-bis, comma 2) che "Nei casi in cui
per i fatti oggetto degli accertamenti di cui al comma 1 o per eventi
connessi sia pendente procedimento penale, il prefetto puo'
richiedere preventivamente informazioni al procuratore della
Repubblica competente, il quale, in deroga all'articolo 329 del
codice di procedura penale, comunica tutte le informazioni che non
ritiene debbano rimanere segrete per le esigenze del procedimento."
Titolo II
NOTIZIA DI REATO

Art. 330.
Acquisizione delle notizie di reato
1. Il pubblico ministero e la polizia giudiziaria prendono notizia
dei reati di propria iniziativa e ricevono le notizie di reato
presentate o trasmesse a norma degli articoli seguenti.
Art. 331.
Denuncia da parte di pubblici ufficiali e incaricati di un pubblico
servizio
1. Salvo quanto stabilito dall'articolo 347, i pubblici ufficiali e
gli incaricati di un pubblico servizio che, nell'esercizio o a causa
delle loro funzioni o del loro servizio, hanno notizia di un reato
perseguibile di ufficio, devono farne denuncia per iscritto, anche
quando non sia individuata la persona alla quale il reato e'
attribuito.
2. La denuncia e' presentata o trasmessa senza ritardo al pubblico
ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria.
3. Quando piu' persone sono obbligate alla denuncia per il medesimo
fatto, esse possono anche redigere e sottoscrivere un unico atto.
4. Se, nel corso di un procedimento civile o amministrativo, emerge
un fatto nel quale si puo' configurare un reato perseguibile di
ufficio, l'autorita' che procede redige e trasmette senza ritardo la
denuncia al pubblico ministero.
Art. 332.
Contenuto della denuncia
1. La denuncia contiene la esposizione degli elementi essenziali
del fatto e indica il giorno dell'acquisizione della notizia nonche'
le fonti di prova gia' note. Contiene inoltre, quando e' possibile,
le generalita', il domicilio e quanto altro valga alla
identificazione della persona alla quale il fatto e' attribuito,
della persona offesa e di coloro che siano in grado di riferire su
circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti.
Art. 333.
Denuncia da parte di privati
1. Ogni persona che ha notizia di un reato perseguibile di ufficio
puo' farne denuncia. La legge determina i casi in cui la denuncia e'
obbligatoria.
2. La denuncia e' presentata oralmente o per iscritto,
personalmente o a mezzo di procuratore speciale, al pubblico
ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria; se e' presentata
per iscritto, e' sottoscritta dal denunciante o da un suo procuratore
speciale.
3. Delle denunce anonime non puo' essere fatto alcun uso, salvo
quanto disposto dall'articolo 240.
Art. 334.
R e f e r t o
1. Chi ha l'obbligo del referto deve farlo pervenire entro
quarantotto ore o, se vi e' pericolo nel ritardo, immediatamente al
pubblico ministero o a qualsiasi ufficiale di polizia giudiziaria del
luogo in cui ha prestato la propria opera o assistenza ovvero, in
loro mancanza, all'ufficiale di polizia giudiziaria piu' vicino.
2. Il referto indica la persona alla quale e' stata prestata
assistenza e, se e' possibile, le sue generalita', il luogo dove si
trova attualmente e quanto altro valga a identificarla nonche' il
luogo, il tempo e le altre circostanze dell'intervento; da' inoltre
le notizie che servono a stabilire le circostanze del fatto, i mezzi
con i quali e' stato commesso e gli effetti che ha causato o puo'
causare.
3. Se piu' persone hanno prestato la loro assistenza nella medesima
occasione, sono tutte obbligate al referto, con facolta' di redigere
e sottoscrivere un unico atto.
Art. 334-bis.
(( (Esclusione dell'obbligo di denuncia nell'ambito dell'attivita' di
investigazione difensiva)
1. Il difensore e gli altri soggetti di cui all'articolo 391-bis
non hanno obbligo di denuncia neppure relativamente ai reati dei
quali abbiano avuto notizia nel corso delle attivita' investigative
da essi svolte )).
Art. 335.
Registro delle notizie di reato
1. Il pubblico ministero iscrive immediatamente, nell'apposito
registro custodito presso l'ufficio, ogni notizia di reato che gli
perviene o che ha acquisito di propria iniziativa nonche',
contestualmente o dal momento in cui risulta, il nome della persona
alla quale il reato stesso e' attribuito.
2. Se nel corso delle indagini preliminari muta la qualificazione
giuridica del fatto ovvero questo risulta diversamente
circostanziato, il pubblico ministero cura l'aggiornamento delle
iscrizioni previste dal comma 1 senza procedere a nuove iscrizioni.
((3. Ad esclusione dei casi in cui si procede per uno dei delitti di
cui all'articolo 407, comma 2, lettera a), le iscrizioni previste dai
commi 1 e 2 sono comunicate alla persona alla quale il reato e'
attribuito, alla persona offesa e ai respettivi difensori, ove ne
facciano richiesta.
3-bis. Se sussistono specifiche esigenze attinenti all'attivita' di
indagine, il pubblico ministero, nel decidere sulla richiesta, puo'
disporre, con decreto motivato, il segreto sulle iscrizioni per un
periodo non superiore a tre mesi e non rinnovabile)).
Titolo III
CONDIZIONI DI PROCEDIBILITA'

Art. 336.
Querela
1. La querela e' proposta mediante dichiarazione nella quale,
personalmente o a mezzo di procuratore speciale, si manifesta la
volonta' che si proceda in ordine a un fatto previsto dalla legge
come reato.
Art. 337.
Formalita' della querela
1. La dichiarazione di querela e' proposta, con le forme previste
dall'articolo 333 comma 2, alle autorita' alle quali puo' essere
presentata denuncia ovvero a un agente consolare all'estero. Essa,
con sottoscrizione autentica, puo' essere anche recapitata da un
incaricato o spedita per posta in piego raccomandato.
2. Quando la dichiarazione di querela e' proposta oralmente, il
verbale in cui essa e' ricevuta e' sottoscritto dal querelante o dal
procuratore speciale.
3. La dichiarazione di querela proposta dal legale rappresentante
di una persona giuridica, di un ente o di una associazione deve
contenere la indicazione specifica della fonte dei poteri di
rappresentanza.
4. L'autorita' che riceve la querela provvede all'attestazione
della data e del luogo della presentazione, all'identificazione della
persona che la propone e alla trasmissione degli atti all'ufficio del
pubblico ministero.
Art. 338.
Curatore speciale per la querela
1. Nel caso previsto dall'articolo 121 del codice penale, il
termine per la presentazione della querela decorre dal giorno in cui
e' notificato al curatore speciale il provvedimento di nomina.
2. Alla nomina provvede, con decreto motivato, il giudice per le
indagini preliminari del luogo in cui si trova la persona offesa, su
richiesta del pubblico ministero.
3. La nomina puo' essere promossa anche dagli enti che hanno per
scopo la cura, l'educazione, la custodia o l'assistenza dei
minorenni.
4. Il curatore speciale ha facolta' di costituirsi parte civile
nell'interesse della persona offesa.
5. Se la necessita' della nomina del curatore speciale sopravviene
dopo la presentazione della querela, provvede il giudice per le
indagini preliminari o il giudice che procede.
Art. 339.
Rinuncia alla querela
1. La rinuncia espressa alla querela e' fatta personalmente o a
mezzo di procuratore speciale, con dichiarazione sottoscritta,
rilasciata all'interessato o a un suo rappresentante. La
dichiarazione puo' anche essere fatta oralmente a un ufficiale di
polizia giudiziaria o a un notaio, i quali, accertata l'identita' del
rinunciante, redigono verbale. Questo non produce effetti se non e'
sottoscritto dal dichiarante.
2. La rinuncia sottoposta a termini o a condizioni non produce
effetti.
3. Con la stessa dichiarazione puo' essere fatta rinuncia anche
all'azione civile per le restituzioni e per il risarcimento del
danno.
Art. 340.
Remissione della querela
1. La remissione della querela e' fatta e accettata personalmente o
a mezzo di procuratore speciale, con dichiarazione ricevuta
dall'autorita' procedente o da un ufficiale di polizia giudiziaria
che deve trasmetterla immediatamente alla predetta autorita'.
2. La dichiarazione di remissione e quella di accettazione sono
fatte con le forme previste per la rinuncia espressa alla querela.
3. Il curatore speciale previsto dall'articolo 155 comma 4 del
codice penale e' nominato a norma dell'articolo 338.
((4. Le spese del procedimento sono a carico del querelato, salvo
che nell'atto di remissione sia stato diversamente convenuto)).
Art. 341.
Istanza di procedimento
1. L'istanza di procedimento e' proposta dalla persona offesa con
le forme della querela.
Art. 342.
Richiesta di procedimento
1. La richiesta di procedimento e' presentata al pubblico ministero
con atto sottoscritto dall'autorita' competente.
Art. 343.
Autorizzazione a procedere
1. Qualora sia prevista l'autorizzazione a procedere, il pubblico
ministero ne fa richiesta a norma dell'articolo 344.
2. Fino a quando non sia stata concessa l'autorizzazione, e' fatto
divieto di disporre il fermo o misure cautelari personali nei
confronti della persona rispetto alla quale e' prevista
l'autorizzazione medesima nonche' di sottoporla a perquisizione
personale o domiciliare, a ispezione personale, a ricognizione, a
individuazione, a confronto, a intercettazione di conversazioni o di
comunicazioni. Si puo' procedere all'interrogatorio solo se
l'interessato lo richiede.
3. Gli atti previsti dal comma 2 sono consentiti, anche prima della
richiesta di autorizzazione, quando la persona e' colta nella
flagranza di uno dei delitti indicati nell'articolo 380 commi 1 e 2.
(( Tuttavia, quando l'autorizzazione a procedere o l'autorizzazione
al compimento di determinati atti sono prescritte da disposizioni
della Costituzione o di leggi costituzionali, si applicano tali
disposizioni, nonche', in quanto compatibili con esse, quelle di cui
agli articoli 344, 345 e 346 )).
4. Gli atti compiuti in violazione di quanto stabilito nei commi 2
e 3 non possono essere utilizzati.
5. L'autorizzazione a procedere, una volta concessa, non puo'
essere revocata.
Art. 344.
Richiesta di autorizzazione a procedere
1. Il pubblico ministero chiede l'autorizzazione prima di procedere
a giudizio direttissimo o di richiedere il giudizio immediato, il
rinvio a giudizio, il decreto penale di condanna o di emettere il
decreto di citazione a giudizio. La richiesta deve, comunque, essere
presentata entro trenta giorni dalla iscrizione nel registro delle
notizie di reato del nome della persona per la quale e' necessaria
l'autorizzazione. (90) ((90a))
2. Se la persona per la quale e' necessaria l'autorizzazione e'
stata arrestata in flagranza, il pubblico ministero richiede
l'autorizzazione a procedere immediatamente e comunque prima della
udienza di convalida.
3. Il giudice sospende il processo e il pubblico ministero richiede
senza ritardo l'autorizzazione a procedere qualora ne sia sorta la
necessita' dopo che si e' proceduto a giudizio direttissimo ovvero
dopo che sono state formulate le richieste previste dalla prima parte
del comma 1. Se vi e' pericolo nel ritardo, il giudice provvede
all'assunzione delle prove richieste dalle parti.
4. Quando si procede nei confronti di piu' persone per alcune delle
quali soltanto e' necessaria l'autorizzazione e questa tarda ad
essere concessa, si puo' procedere separatamente contro gli imputati
per i quali l'autorizzazione non e' necessaria.
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 345.
Difetto di una condizione di procedibilita'
Riproponibilita' dell'azione penale
1. Il provvedimento di archiviazione e la sentenza di
proscioglimento o di non luogo a procedere, anche se non piu'
soggetta a impugnazione, con i quali e' stata dichiarata la mancanza
della querela, della istanza, della richiesta o dell'autorizzazione a
procedere, non impediscono l'esercizio dell'azione penale per il
medesimo fatto e contro la medesima persona se e' in seguito proposta
la querela, l'istanza, la richiesta o e' concessa l'autorizzazione
ovvero se e' venuta meno la condizione personale che rendeva
necessaria l'autorizzazione.
2. La stessa disposizione si applica quando il giudice accerta la
mancanza di una condizione di procedibilita' diversa da quelle
indicate nel comma 1.
Art. 346.
Atti compiuti in mancanza di una condizione di procedibilita'
1. Fermo quanto disposto dall'articolo 343, in mancanza di una
condizione di procedibilita' che puo' ancora sopravvenire, possono
essere compiuti gli atti di indagine preliminare necessari ad
assicurare le fonti di prova e, quando vi e' pericolo nel ritardo,
possono essere assunte le prove previste dall'articolo 392.
Titolo IV
ATTIVITA' A INIZIATIVA DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA

Art. 347.
Obbligo di riferire la notizia del reato
1. Acquisita la notizia di reato, la polizia giudiziaria, senza
ritardo, riferisce al pubblico ministero, per iscritto, gli elementi
essenziali del fatto e gli altri elementi sino ad allora raccolti,
indicando le fonti di prova e le attivita' compiute, delle quali
trasmette la relativa documentazione.
2. Comunica, inoltre, quando e' possibile, le generalita', il
domicilio e quanto altro valga alla identificazione della persona nei
cui confronti vengono svolte le indagini, della persona offesa e di
coloro che siano in grado di riferire su circostanze rilevanti per la
ricostruzione dei fatti.
2-bis. Qualora siano stati compiuti atti per i quali e' prevista
l'assistenza del difensore della persona nei cui confronti vengono
svolte le indagini, la comunicazione della notizia di reato e'
trasmessa al piu' tardi entro quarantotto ore dal compimento
dell'atto, salve le disposizioni di legge che prevedono termini
particolari.
3. Se si tratta di taluno dei delitti indicati nell'articolo ((407,
comma 2, lettera a), numeri da 1 a 6 )) e, in ogni caso, quando
sussistono ragioni di urgenza, la comunicazione della notizia di
reato e' data immediatamente anche anche in forma orale.
Alla comunicazione orale deve seguire senza ritardo quella scritta
con le indicazioni e la documentazione previste dai commi 1 e 2.
4. Con la comunicazione, la polizia giudiziaria indica il giorno e
l'ora in cui ha acquisito la notizia.
Art. 348.
Assicurazione delle fonti di prova
1. Anche successivamente alla comunicazione della notizia di reato,
la polizia giudiziaria continua a svolgere le funzioni indicate nell'
articolo 55 raccogliendo in specie ogni elemento utile alla
ricostruzione del fatto e alla individuazione del colpevole.
2. Al fine indicato nel comma 1, procede, fra l'altro:
a) alla ricerca delle cose e delle tracce pertinenti al reato
nonche' alla conservazione di esse e dello stato dei luoghi;
b) alla ricerca delle persone in grado di riferire su circostanze
rilevanti per la ricostruzione dei fatti;
c) al compimento degli atti indicati negli articoli seguenti.
((3. Dopo l'intervento del pubblico ministero, la polizia
giudiziaria compie gli atti ad essa specificamente delegati a norma
dell'articolo 370, esegue le direttive del pubblico ministero ed
inoltre svolge di propria iniziativa, informandone prontamente il
pubblico ministero, tutte le altre attivita' di indagine per
accertare i reati ovvero richieste da elementi successivamente emersi
e assicura le nuove fonti di prova.))
4. La polizia giudiziaria, quando, di propria iniziativa o a
seguito di delega del pubblico ministero, compie atti od operazioni
che richiedono specifiche competenze tecniche, puo' avvalersi di
persone idonee le quali non possono rifiutare la propria opera.
Art. 349.
Identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le
indagini e di altre persone
1. La polizia giudiziaria procede alla identificazione della
persona nei cui confronti vengono svolte le indagini e delle persone
in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione
dei fatti.
2. Alla identificazione della persona nei cui confronti vengono
svolte le indagini puo' procedersi anche eseguendo, ove occorra,
rilievi dattiloscopici, fotografici e antropometrici nonche' altri
accertamenti.
(( 2-bis. Se gli accertamenti indicati dal comma 2 comportano il
prelievo di capelli o saliva e manca il consenso dell'interessato, la
polizia giudiziaria procede al prelievo coattivo nel rispetto della
dignita' personale del soggetto, previa autorizzazione scritta,
oppure resa oralmente e confermata per iscritto, del pubblico
ministero. ))
3. Quando procede alla identificazione, la polizia giudiziaria
invita la persona nei cui confronti vengono svolte le indagini a
dichiarare o a eleggere il domicilio per le notificazioni a norma
dell'articolo 161. Osserva inoltre le disposizioni dell'articolo 66.
4. Se taluna delle persone indicate nel comma 1 rifiuta di farsi
identificare ovvero fornisce generalita' o documenti di
identificazione in relazione ai quali sussistono sufficienti elementi
per ritenerne la falsita', la polizia giudiziaria la accompagna nei
propri uffici e ivi la trattiene per il tempo strettamente necessario
per la identificazione e comunque non oltre le dodici ore (( ovvero,
previo avviso anche orale al pubblico ministero, non oltre le
ventiquattro ore, nel caso che l'identificazione risulti
particolarmente complessa oppure occorra l'assistenza dell'autorita'
consolare o di un interprete ed in tal caso con facolta' per il
soggetto di chiedere di avvisare un familiare o un convivente. ))
5. Dell'accompagnamento e dell'ora in cui questo e' stato compiuto
e' data immediata notizia al pubblico ministero il quale, se ritiene
che non ricorrono le condizioni previste dal comma 4, ordina il
rilascio della persona accompagnata.
6. Al pubblico ministero e' data altresi' notizia del rilascio
della persona accompagnata e dell'ora in cui esso e' avvenuto.
Art. 350.
Sommarie informazioni dalla persona nei cui confronti vengono svolte
le indagini
1. Gli ufficiali di polizia giudiziaria assumono, con le modalita'
previste dall'articolo 64, sommarie informazioni utili per le
investigazioni dalla persona nei cui confronti vengono svolte le
indagini che non si trovi in stato di arresto o di fermo a norma
dell'articolo 384 ((, e nei casi di cui all'articolo 384-bis)).
2. Prima di assumere le sommarie informazioni, la polizia
giudiziaria invita la persona nei cui confronti vengono svolte le
indagini a nominare un difensore di fiducia e, in difetto, provvede a
norma dell'articolo 97 comma 3.
3. Le sommarie informazioni sono assunte con la necessaria
assistenza del difensore, al quale la polizia giudiziaria da'
tempestivo avviso. Il difensore ha l'obbligo di presenziare al
compimento dell'atto.
4. Se il difensore non e' stato reperito o non e' comparso, la
polizia giudiziaria richiede al pubblico ministero di provvedere a
norma dell'articolo 97, comma 4.
5. Sul luogo o nell'immediatezza del fatto, gli ufficiali di
polizia giudiziaria possono, anche senza la presenza del difensore,
assumere dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini,
anche se arrestata in flagranza o fermata a norma dell'articolo 384,
notizie e indicazioni utili ai fini della immediata prosecuzione
delle indagini.
6. Delle notizie e delle indicazioni assunte senza l'assistenza del
difensore sul luogo o nell'immediatezza del fatto a norma del comma 5
e' vietata ogni documentazione e utilizzazione.
7. La polizia giudiziaria puo' altresi' ricevere dichiarazioni
spontanee dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini,
ma di esse non e' consentita la utilizzazione nel dibattimento, salvo
quanto previsto dall'articolo 503 comma 3.
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AGGIORNAMENTO (22)
La Corte costituzionale, con sentenza 23 maggio - 12 giugno 1991,
n. 259 (in G.U. 1a s.s. 19/06/1991, n. 24), ha dichiarato l'
illegittimita' costituzionale dell' art. 350, settimo comma,
limitatamente all' inciso "salvo quanto previsto dall' art. 503 comma
3".
Art. 351.
Altre sommarie informazioni

1. La polizia giudiziaria assume sommarie informazioni dalle
persone che possono riferire circostanze utili ai fini delle
indagini. Si applicano le disposizioni del secondo e terzo periodo
del comma 1 dell'articolo 362.
1-bis. All'assunzione di informazioni da persona imputata in un
procedimento connesso ovvero da persona imputata di un reato
collegato a quello per cui si procede nel caso previsto dall'articolo
371, comma 2, lettera b), procede un ufficiale di polizia
giudiziaria. La persona predetta, se priva del difensore, e' avvisata
che e' assistita da un difensore di ufficio, ma che puo' nominarne
uno di fiducia. Il difensore deve essere tempestivamente avvisato e
ha diritto di assistere all'atto.
1-ter. Nei procedimenti per i delitti previsti dagli articoli 572,
600, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 600-quinquies, 601,
602, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies ,609-undecies e
612-bis del codice penale, la polizia giudiziaria, quando deve
assumere sommarie informazioni da persone minori, si avvale
dell'ausilio di un esperto in psicologia o in psichiatria infantile,
nominato dal pubblico ministero. ((Allo stesso modo procede quando
deve assumere sommarie informazioni da una persona offesa, anche
maggiorenne, in condizione di particolare vulnerabilita'. In ogni
caso assicura che la persona offesa particolarmente vulnerabile, in
occasione della richiesta di sommarie informazioni, non abbia
contatti con la persona sottoposta ad indagini e non sia chiamata
piu' volte a rendere sommarie informazioni, salva l'assoluta
necessita' per le indagini)).
Art. 352.
Perquisizioni
1. Nella flagranza del reato o nel caso di evasione, gli ufficiali
di polizia giudiziaria procedono a perquisizione personale o locale
quando hanno fondato motivo di ritenere che sulla persona si trovino
occultate cose o tracce pertinenti al reato che possono essere
cancellate o disperse ovvero che tali cose o tracce si trovino in un
determinato luogo o che ivi si trovi la persona sottoposta alle
indagini o l'evaso.
(( 1-bis. Nella flagranza del reato, ovvero nei casi di cui al
comma 2 quando sussistono i presupposti e le altre condizioni ivi
previsti, gli ufficiali di polizia giudiziaria, adottando misure
tecniche dirette ad assicurare la conservazione dei dati originali e
ad impedirne l'alterazione, procedono altresi' alla perquisizione di
sistemi informatici o telematici, ancorche' protetti da misure di
sicurezza, quando hanno fondato motivo di ritenere che in questi si
trovino occultati dati, informazioni, programmi informatici o tracce
comunque pertinenti al reato che possono essere cancellati o
dispersi. ))
2. Quando si deve procedere alla esecuzione di un'ordinanza che
dispone la custodia cautelare o di un ordine che dispone la
carcerazione nei confronti di persona imputata o condannata per uno
dei delitti previsti dall'articolo 380 ovvero al fermo di una persona
indiziata di delitto, gli ufficiali di polizia giudiziaria possono
altresi' procedere a perquisizione personale o locale se ricorrono i
presupposti indicati nel comma 1 e sussistono particolari motivi di
urgenza che non consentono la emissione di un tempestivo decreto di
perquisizione.
3. La perquisizione domiciliare puo' essere eseguita anche fuori
dei limiti temporali dell'articolo 251 quando il ritardo potrebbe
pregiudicarne l'esito.
4. La polizia giudiziaria trasmette senza ritardo, e comunque non
oltre le quarantotto ore, al pubblico ministero del luogo dove la
perquisizione e' stata eseguita il verbale delle operazioni compiute.
Il pubblico ministero, se ne ricorrono i presupposti, nelle
quarantotto ore successive, convalida la perquisizione.
Art. 353.
Acquisizione di plichi o di corrispondenza
1. Quando vi e' necessita' di acquisire plichi sigillati o
altrimenti chiusi, l'ufficiale di polizia giudiziaria li trasmette
intatti al pubblico ministero per l'eventuale sequestro.
2. Se ha fondato motivo di ritenere che i plichi contengano notizie
utili alla ricerca e all'assicurazione di fonti di prova che
potrebbero andare disperse a causa del ritardo, l'ufficiale di
polizia giudiziaria informa col mezzo piu' rapido il pubblico
ministero il quale puo' autorizzarne l'apertura immediata (( e
l'accertamento del contenuto. ))
3. Se si tratta di (( lettere, pieghi, pacchi, valori, telegrammi o
altri oggetti di corrispondenza, anche se in forma elettronica o se
inoltrati per via telematica )) per i quali e' consentito il
sequestro a norma dell'articolo 254, gli ufficiali di polizia
giudiziaria, in caso di urgenza, ordinano a chi e' preposto al
servizio postale (( , telegrafico, telematico o di telecomunicazione
)) di sospendere l'inoltro. Se entro quarantotto ore dall'ordine
della polizia giudiziaria il pubblico ministero non dispone il
sequestro, gli oggetti di corrispondenza sono inoltrati.
Art. 354.
Accertamenti urgenti sui luoghi, sulle cose e sulle persone.
Sequestro

1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria curano che le
tracce e le cose pertinenti al reato siano conservate e che lo stato
dei luoghi e delle cose non venga mutato prima dell'intervento del
pubblico ministero.
2. Se vi e' pericolo che le cose, le tracce e i luoghi indicati nel
comma 1 si alterino o si disperdano o comunque si modifichino e il
pubblico ministero non puo' intervenire tempestivamente, ovvero non
ha ancora assunto la direzione delle indagini, gli ufficiali di
polizia giudiziaria compiono i necessari accertamenti e rilievi sullo
stato dei luoghi e delle cose. In relazione ai dati, alle
informazioni e ai programmi informatici o ai sistemi informatici o
telematici, gli ufficiali della polizia giudiziaria adottano,
altresi', le misure tecniche o impartiscono le prescrizioni
necessarie ad assicurarne la conservazione e ad impedirne
l'alterazione e l'accesso e provvedono, ove possibile, alla loro
immediata duplicazione su adeguati supporti, mediante una procedura
che assicuri la conformita' della copia all'originale e la sua
immodificabilita'. Se del caso, sequestrano il corpo del reato e le
cose a questo pertinenti.
3. Se ricorrono i presupposti previsti dal comma 2, gli ufficiali
di polizia giudiziaria compiono i necessari accertamenti e rilievi
sulle persone diversi dalla ispezione personale. (( PERIODO SOPPRESSO
DALLA L. 30 GIUGNO 2009, N. 85 )).
Art. 355.
Convalida del sequestro e suo riesame
1. Nel caso in cui abbia proceduto a sequestro, la polizia
giudiziaria enuncia nel relativo verbale il motivo del provvedimento
e ne consegna copia alla persona alla quale le cose sono state
sequestrate. Il verbale e' trasmesso senza ritardo, e comunque non
oltre le quarantotto ore, al pubblico ministero del luogo dove il
sequestro e' stato eseguito.
2. Il pubblico ministero, nelle quarantotto ore successive, con
decreto motivato convalida il sequestro se ne ricorrono i presupposti
ovvero dispone la restituzione delle cose sequestrate. Copia del
decreto di convalida e' immediatamente notificata alla persona alla
quale le cose sono state sequestrate.
3. Contro il decreto di convalida, la persona nei cui confronti
vengono svolte le indagini e il suo difensore, la persona alla quale
le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro
restituzione possono proporre, entro dieci giorni dalla notifica del
decreto ovvero dalla diversa data in cui l'interessato ha avuto
conoscenza dell'avvenuto sequestro, richiesta di riesame, anche nel
merito, a norma dell'articolo 324.
4. La richiesta di riesame non sospende l'esecuzione del
provvedimento.
Art. 356.
Assistenza del difensore
1. Il difensore della persona nei cui confronti vengono svolte le
indagini ha facolta' di assistere, senza diritto di essere
preventivamente avvisato, agli atti previsti dagli articoli 352 e 354
oltre che all'immediata apertura del plico autorizzata dal pubblico
ministero a norma dell'articolo 353 comma 2.
Art. 357.
Documentazione dell'attivita' di polizia giudiziaria
1. La polizia giudiziaria annota secondo le modalita' ritenute
idonee ai fini delle indagini, anche sommariamente, tutte le
attivita' svolte, comprese quelle dirette alla individuazione delle
fonti di prova.
2. Fermo quanto disposto in relazione a specifiche attivita',
redige verbale dei seguenti atti:
a) denunce, querele e istanze presentate oralmente;
b) sommarie informazioni rese e dichiarazioni spontanee ricevute
dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini;
(( c) informazioni assunte, a norma dell'articolo 351; ))
d) perquisizioni e sequestri;
e) operazioni e accertamenti previsti dagli articoli 349, 353 e
354;
f) atti, che descrivono fatti e situazioni, eventualmente
compiuti sino a che il pubblico ministero non ha impartito le
direttive per lo svolgimento delle indagini.
3. Il verbale e' redatto da ufficiali o agenti di polizia
giudiziaria nelle forme e con le modalita' previste dall'articolo
373.
4. La documentazione dell'attivita' di polizia giudiziaria e' posta
a disposizione del pubblico ministero.
5. A disposizione del pubblico ministero sono altresi' poste le
denunce, le istanze e le querele presentate per iscritto, i referti,
il corpo del reato e le cose pertinenti al reato.
Titolo V
ATTIVITA' DEL PUBBLICO MINISTERO

Art. 358.
Attivita' di indagine del pubblico ministero
1. Il pubblico ministero compie ogni attivita' necessaria ai fini
indicati nell'articolo 326 e svolge altresi' accertamenti su fatti e
circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini.
Art. 359.
Consulenti tecnici del pubblico ministero
1. Il pubblico ministero, quando procede ad accertamenti, rilievi
segnaletici, descrittivi o fotografici e ad ogni altra operazione
tecnica per cui sono necessarie specifiche competenze, puo' nominare
e avvalersi di consulenti, che non possono rifiutare la loro opera.
2. Il consulente puo' essere autorizzato dal pubblico ministero ad
assistere a singoli atti di indagine.
Art. 359-bis
(Prelievo coattivo di campioni biologici su persone viventi).

1. Fermo quanto disposto dall'articolo 349, comma 2-bis, quando
devono essere eseguite le operazioni di cui all'articolo 224-bis e
non vi e' il consenso della persona interessata, il pubblico
ministero ne fa richiesta al giudice per le indagini preliminari che
le autorizza con ordinanza quando ricorrono le condizioni ivi
previste.
2. Nei casi di urgenza, quando vi e' fondato motivo di ritenere che
dal ritardo possa derivare grave o irreparabile pregiudizio alle
indagini, il pubblico ministero dispone lo svolgimento delle
operazioni con decreto motivato contenente i medesimi elementi
previsti dal comma 2 dell'articolo 224-bis, provvedendo a disporre
l'accompagnamento coattivo, qualora la persona da sottoporre alle
operazioni non si presenti senza addurre un legittimo impedimento,
ovvero l'esecuzione coattiva delle operazioni, se la persona comparsa
rifiuta di sottoporvisi. Entro le quarantotto ore successive il
pubblico ministero richiede al giudice per le indagini preliminari la
convalida del decreto e dell'eventuale provvedimento di
accompagnamento coattivo. Il giudice provvede con ordinanza al piu'
presto e comunque entro le quarantotto ore successive, dandone avviso
immediatamente al pubblico ministero e al difensore.
3. Nei casi di cui ai commi 1 e 2, le disposizioni degli articoli
132, comma 2, e 224-bis, commi 2, 4 e 5, si applicano a pena di
nullita' delle operazioni e di inutilizzabilita' delle informazioni
cosi' acquisite. Si applicano le disposizioni di cui al comma 2 dell'
articolo 191.
((3-bis. Nei casi di cui agli articoli 589-bis e 590-bis del codice
penale, qualora il conducente rifiuti di sottoporsi agli accertamenti
dello stato di ebbrezza alcolica ovvero di alterazione correlata
all'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, se vi e' fondato
motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare grave o
irreparabile pregiudizio alle indagini, il decreto di cui al comma 2
e gli ulteriori provvedimenti ivi previsti possono, nei casi di
urgenza, essere adottati anche oralmente e successivamente confermati
per iscritto. Gli ufficiali di polizia giudiziaria procedono
all'accompagnamento dell'interessato presso il piu' vicino presidio
ospedaliero al fine di sottoporlo al necessario prelievo o
accertamento e si procede all'esecuzione coattiva delle operazioni se
la persona rifiuta di sottoporvisi. Del decreto e delle operazioni da
compiersi e' data tempestivamente notizia al difensore
dell'interessato, che ha facolta' di assistervi, senza che cio' possa
comportare pregiudizio nel compimento delle operazioni. Si applicano
le previsioni di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 365. Entro le
quarantotto ore successive, il pubblico ministero richiede la
convalida del decreto e degli eventuali ulteriori provvedimenti al
giudice per le indagini preliminari, che provvede al piu' presto e
comunque entro le quarantotto ore successive, dandone immediato
avviso al pubblico ministero e al difensore. Le operazioni devono
sempre svolgersi nel rispetto delle condizioni previste dai commi 4 e
5 dell'articolo 224-bis)).
Art. 360.
Accertamenti tecnici non ripetibili
1. Quando gli accertamenti previsti dall'articolo 359 riguardano
persone, cose o luoghi il cui stato e' soggetto a modificazione, il
pubblico ministero avvisa, senza ritardo, la persona sottoposta alle
indagini, la persona offesa dal reato e i difensori del giorno,
dell'ora e del luogo fissati per il conferimento dell'incarico e
della facolta' di nominare consulenti tecnici.
2. Si applicano le disposizioni dell'articolo 364 comma 2.
3. I difensori nonche' i consulenti tecnici eventualmente nominati
hanno diritto di assistere al conferimento dell'incarico, di
partecipare agli accertamenti e di formulare osservazioni e riserve.
4. Qualora, prima del conferimento dell'incarico, la persona
sottoposta alle indagini formuli riserva di promuovere incidente
probatorio, il pubblico ministero dispone che non si proceda agli
accertamenti salvo che questi, se differiti, non possano piu' essere
utilmente compiuti.
5. Se il pubblico ministero, malgrado l'espressa riserva formulata
dalla persona sottoposta alle indagini e pur non sussistendo le
condizioni indicate nell'ultima parte del comma 4, ha ugualmente
disposto di procedere agli accertamenti, i relativi risultati non
possono essere utilizzati ((nel dibattimento.))
Art. 361.
Individuazione di persone e di cose
1. Quando e' necessario per la immediata prosecuzione delle
indagini, il pubblico ministero procede alla individuazione di
persone, di cose o di quanto altro puo' essere oggetto di percezione
sensoriale.
2. Le persone, le cose e gli altri oggetti sono presentati ovvero
sottoposti in immagine a chi deve eseguire la individuazione.
3. Se ha fondata ragione di ritenere che la persona chiamata alla
individuazione possa subire intimidazione o altra influenza dalla
presenza di quella sottoposta a individuazione, il pubblico ministero
adotta le cautele previste dall'articolo 214 comma 2.
Art. 362.
Assunzione di informazioni

1. Il pubblico ministero assume informazioni dalle persone che
possono riferire circostanze utili ai fini delle indagini. Alle
persone gia' sentite dal difensore o dal suo sostituto non possono
essere chieste informazioni sulle domande formulate e sulle risposte
date. Si applicano le disposizioni degli articoli 197, 197-bis, 198,
199, 200, 201, 202 e 203.
1-bis. Nei procedimenti per i delitti di cui all'articolo 351,
comma 1-ter, il pubblico ministero, quando deve assumere informazioni
da persone minori, si avvale dell'ausilio di un esperto in psicologia
o in psichiatria infantile. ((Allo stesso modo provvede quando deve
assumere sommarie informazioni da una persona offesa, anche
maggiorenne, in condizione di particolare vulnerabilita'. In ogni
caso assicura che la persona offesa particolarmente vulnerabile, in
occasione della richiesta di sommarie informazioni, non abbia
contatti con la persona sottoposta ad indagini e non sia chiamata
piu' volte a rendere sommarie informazioni, salva l'assoluta
necessita' per le indagini)).
Art. 363.
Interrogatorio di persona imputata in un procedimento connesso
1. Le persone imputate in un procedimento connesso a norma
dell'articolo 12 sono interrogate dal pubblico ministero sui fatti
per cui si procede nelle forme previste dall'articolo 210 commi 2, ((
3, 4 e 6. ))
2. La disposizione del comma 1 si applica anche alle persone
imputate di un reato collegato a quello per cui si procede, nel caso
previsto dall'articolo 371 comma 2 lettera b).
Art. 364.
Nomina e assistenza del difensore
1. Il pubblico ministero, se deve procedere a interrogatorio,
ovvero a ispezione ((, a individuazione di persone)) o confronto cui
deve partecipare la persona sottoposta alle indagini, la invita a
presentarsi a norma dell'articolo 375.
2. La persona sottoposta alle indagini priva del difensore e'
altresi' avvisata che e' assistita da un difensore di ufficio, ma che
puo' nominarne uno di fiducia.
3. Al difensore di ufficio o a quello di fiducia in precedenza
nominato e' dato avviso almeno ventiquattro ore prima del compimento
degli atti indicati nel comma 1 e delle ispezioni a cui non deve
partecipare la persona sottoposta alle indagini.
4. Il difensore ha in ogni caso diritto di assistere agli atti
indicati nei commi 1 e 3, fermo quanto previsto dall'articolo 245.
5. Nei casi di assoluta urgenza, quando vi e' fondato motivo di
ritenere che il ritardo possa pregiudicare la ricerca o
l'assicurazione delle fonti di prova, il pubblico ministero puo'
procedere a interrogatorio, a ispezione ((, a individuazione di
persone)) o a confronto anche prima del termine fissato dandone
avviso al difensore senza ritardo e comunque tempestivamente.
L'avviso puo' essere omesso quando il pubblico ministero procede a
ispezione e vi e' fondato motivo di ritenere che le tracce o gli
altri effetti materiali del reato possano essere alterati. E' fatta
salva, in ogni caso, la facolta' del difensore d'intervenire.
6. Quando procede nei modi previsti dal comma 5, il pubblico
ministero deve specificamente indicare, a pena di nullita', i motivi
della deroga e le modalita' dell'avviso.
7. E' vietato a coloro che intervengono agli atti di fare segni di
approvazione o disapprovazione. Quando assiste al compimento degli
atti, il difensore puo' presentare al pubblico ministero richieste,
osservazioni e riserve delle quali e' fatta menzione nel verbale.
Art. 365.
Atti ai quali il difensore ha diritto di assistere senza avviso
1. Il pubblico ministero, quando procede al compimento di atti di
perquisizione o sequestro, chiede alla persona sottoposta alle
indagini, che sia presente, se e' assistita da un difensore di
fiducia e, qualora ne sia priva, designa un difensore di ufficio a
norma dell'articolo 97 comma 3.
2. Il difensore ha facolta' di assistere al compimento dell'atto,
fermo quanto previsto dall'articolo 249.
3. Si applicano le disposizioni dell'articolo 364 comma 7.
Art. 366.
Deposito degli atti cui hanno diritto di assistere i difensori
1. Salvo quanto previsto da specifiche disposizioni, i verbali
degli atti compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia
giudiziaria ai quali il difensore ha diritto di assistere, sono
depositati nella segreteria del pubblico ministero entro il terzo
giorno successivo al compimento dell'atto, con facolta' per il
difensore di esaminarli ed estrarne copia nei cinque giorni
successivi. Quando non e' stato dato avviso del compimento dell'atto,
al difensore e' immediatamente notificato l'avviso di deposito e il
termine decorre dal ricevimento della notificazione. (( Il difensore
ha facolta' di esaminare le cose sequestrate nel luogo in cui esse si
trovano e, se si tratta di documenti, di estrarne copia )).
(( 2. Il pubblico ministero con decreto motivato, puo' disporre,
per gravi motivi, che il deposito degli atti indicati nel comma 1 e
l'esercizio della facolta' indicata nel terzo periodo dello stesso
comma siano ritardati, senza pregiudizio di ogni altra attivita' del
difensore, per non oltre trenta giorni. Contro il decreto del
pubblico ministero la persona sottoposta ad indagini ed il difensore,
possono proporre opposizione al giudice, che provvede ai sensi
dell'articolo 127 )) .
Art. 367.
Memorie e richieste dei difensori
1. Nel corso delle indagini preliminari, i difensori hanno facolta'
di presentare memorie e richieste scritte al pubblico ministero.
Art. 368.
Provvedimenti del giudice sulla richiesta di sequestro
1. Quando, nel corso delle indagini preliminari, il pubblico
ministero ritiene che non si debba disporre il sequestro richiesto
dall'interessato, trasmette la richiesta con il suo parere, al
giudice per le indagini preliminari.
Art. 369.
Informazione di garanzia
1. Solo quando deve compiere un atto al quale il difensore ha
diritto di assistere, il pubblico ministero invia per posta, in piego
chiuso raccomandato con ricevuta di ritorno, alla persona sottoposta
alle indagini e alla persona offesa una informazione di garanzia con
indicazione delle norme di legge che si assumono violate, dell a data
e del luogo del fatto e con invito a esercitare la facolta' di
nominare un difensore di fiducia.
((1-bis. Il pubblico ministero informa altresi' la persona
sottoposta alle indagini e la persona offesa del diritto alla
comunicazione previsto dall'articolo 335, comma 3.))
2. Qualora ne ravvisi la necessita' ovvero l'ufficio postale
restituisca il piego per irreperibilita' del destinatario, il
pubblico ministero puo' disporre che l'informazione di garanzia sia
notificata a norma dell'articolo 151.
Art. 369-bis.
(Informazione della persona sottoposta alle indagini sul diritto di
difesa)
1. Al compimento del primo atto a cui il difensore ha diritto di
assistere e, comunque, prima dell'invito a presentarsi per rendere
l'interrogatorio ai sensi del combinato disposto degli articoli 375,
comma 3, e 416, ((ovvero, al piu' tardi, contestualmente all'avviso
della conclusione delle indagini preliminari ai sensi dell'articolo
415-bis,)) il pubblico ministero, a pena di nullita' degli atti
successivi, notifica alla persona sottoposta alle indagini la
comunicazione della nomina del difensore d'ufficio.
2. La comunicazione di cui al comma 1 deve contenere:
a) l'informazione della obbligatorieta' della difesa tecnica nel
processo penale, con l'indicazione della facolta' e dei diritti
attribuiti dalla legge alla persona sottoposta alle indagini;
b) il nominativo del difensore d'ufficio e il suo indirizzo e
recapito telefonico;
c) l'indicazione della facolta' di nominare un difensore di
fiducia con l'avvertimento che, in mancanza, l'indagato sara'
assistito da quello nominato d'ufficio;
d) l'indicazione dell'obbligo di retribuire il difensore d'ufficio
ove non sussistano le condizioni per accedere al beneficio di cui
alla lettera e) e l'avvertimento che, in caso di insolvenza, si
procedera' ad esecuzione forzata;
((d-bis) l'informazione del diritto all'interprete ed alla
traduzione di atti fondamentali;))
e) l'indicazione delle condizioni per l'ammissione al patrocinio a
spese dello Stato.
Art. 370.
Atti diretti e atti delegati
1. Il pubblico ministero compie personalmente ogni attivita' di
indagine. Puo' avvalersi della polizia giudiziaria per il compimento
di attivita' di indagine e di atti specificamente delegati, ivi
compresi gli interrogatori ed i confronti cui partecipi la persona
sottoposta alle indagini che si trovi in stato di liberta,' con
l'assistenza necessaria del difensore.
2. Quando procede a norma del comma 1, la polizia giudiziaria
osserva le disposizioni degli articoli 364, 365 e 373.
3. Per singoli atti da assumere nella circoscrizione di altro
tribunale, il pubblico ministero, qualora non ritenga di procedere
personalmente, puo' delegare, secondo la rispettiva competenza per
materia, il pubblico ministero presso il tribunale del luogo. (90)
((90a))
4. Quando ricorrono ragioni di urgenza o altri gravi motivi, il
pubblico ministero delegato a norma del comma 3 ha facolta' di
procedere di propria iniziativa anche agli atti che a seguito dello
svolgimento di quelli specificamente delegati appaiono necessari ai
fini delle indagini.
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 371.
Rapporti tra diversi uffici del pubblico ministero
1. Gli uffici diversi del pubblico ministero che procedono a
indagini collegate, si coordinano tra loro per la speditezza,
economia ed efficacia delle indagini medesime. A tali fini provvedono
allo scambio di atti e di informazioni nonche' alla comunicazione
delle direttive rispettivamente impartite alla polizia giudiziaria.
Possono altresi' procedere, congiuntamente, al compimento di
specifici atti.
2. Le indagini di uffici diversi del pubblico ministero si
considerano collegate:
a) se i procedimenti sono connessi a norma dell'articolo 12
((...))
(( b) se si tratta di reati dei quali gli uni sono stati commessi
in occasione degli altri, o per conseguirne o assicurarne al
colpevole o ad altri il profitto, il prezzo, il prodotto o
l'impunita', o che sono stati commessi da piu' persone in danno
reciproco le une delle altre, ovvero se la prova di un reato o di una
sua circostanza influisce sulla prova di un altro reato o di un'altra
circostanza. ))
c) se la prova di piu' reati deriva, anche in parte, dalla stessa
fonte.
3. Salvo quanto disposto dall'articolo 12, il collegamento delle
indagini non ha effetto sulla competenza.
Art. 371-bis.
(Attivita' di coordinamento del procuratore nazionale antimafia ((e
antiterrorismo)) ).

1. Il procuratore nazionale antimafia ((e antiterrorismo)) esercita
le sue funzioni in relazione ai procedimenti per i delitti indicati
nell'articolo 51 comma 3-bis ((e comma 3-quater)) e in relazione ai
procedimenti di prevenzione antimafia ((e antiterrorismo)). ((In
relazione ai procedimenti per i delitti di cui all'articolo 51, comma
3-bis)) dispone della direzione investigativa antimafia e dei servizi
centrali e interprovinciali delle forze di polizia e impartisce
direttive intese a regolarne l'impiego a fini investigativi. ((In
relazione ai procedimenti per i delitti di cui all'articolo 51, comma
3-quater, si avvale altresi' dei servizi centrali e interprovinciali
delle forze di polizia e impartisce direttive intese a regolarne
l'impiego a fini investigativi)).
2. Il procuratore nazionale antimafia ((e antiterrorismo)) esercita
funzioni di impulso nei confronti dei procuratori distrettuali al
fine di rendere effettivo il coordinamento delle attivita' di
indagine, di garantire la funzionalita' dell'impiego della polizia
giudiziaria nelle sue diverse articolazioni e di assicurare la
completezza e tempestivita' delle investigazioni.
3. Per lo svolgimento delle funzioni attribuitegli dalla legge, il
procuratore nazionale antimafia ((e antiterrorismo)), in particolare:
a) d'intesa con i procuratori distrettuali interessati, assicura
il collegamento investigativo anche per mezzo dei magistrati della
Direzione nazionale antimafia ((e antiterrorismo));
b) cura, mediante applicazioni temporanee dei magistrati della
Direzione nazionale e delle ((procure distrettuali)), la necessaria
flessibilita' e mobilita' che soddisfino specifiche e contingenti
esigenze investigative o processuali; ((219))
c) ai fini del coordinamento investigativo e della repressione
dei reati provvede all'acquisizione e all'elaborazione di notizie,
informazioni e dati attinenti alla criminalita' organizzata ((e ai
delitti di terrorismo, anche internazionale));
f) impartisce ai procuratori distrettuali specifiche direttive
alle quali attenersi per prevenire o risolvere contrasti riguardanti
le modalita' secondo le quali realizzare il coordinamento
nell'attivita' di indagine;
g) riunisce i procuratori distrettuali interessati al fine di
risolvere i contrasti che, malgrado le direttive specifiche
impartite, sono insorti e hanno impedito di promuovere o di rendere
effettivo il coordinamento;
h) dispone con decreto motivato, reclamabile al procuratore
generale presso la corte di cassazione, l'avocazione delle indagini
preliminari relative a taluno dei delitti indicati nell'articolo 51
comma 3-bis ((e comma 3-quater)) quando non hanno dato esito le
riunioni disposte al fine di promuovere o rendere effettivo il
coordinamento e questo non e' stato possibile a causa della:
1) perdurante e ingiustificata inerzia nella attivita' di
indagine;
2) ingiustificata e reiterata violazione dei doveri previsti
dall'articolo 371 ai fini del coordinamento delle indagini;
4. Il procuratore nazionale antimafia ((e antiterrorismo)) provvede
alla avocazione dopo aver assunto sul luogo le necessarie
informazioni personalmente o tramite un magistrato della Direzione
nazionale antimafia ((e antiterrorismo)) all'uopo designato. Salvi
casi particolari, il procuratore nazionale antimafia o il magistrato
da lui designato non puo' delegare per il compimento degli atti di
indagine altri uffici del pubblico ministero. (28)

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AGGIORNAMENTO (28)
Il D.L. 20 novembre 1991, n. 367, convertito con modificazioni
dalla L. 20 gennaio 1992, n. 8 ha disposto (con l'art. 16, comma 2)
che "Le disposizioni degli articoli 2, comma 1, lettera b), 3, comma
1, lettera b), 7, 8, 9, 10, comma 1, e 11 hanno effetto a decorrere
dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto
previsto dall'articolo 15, comma 2".
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AGGIORNAMENTO (219)
Il D.L. 18 febbraio 2015, n. 7 convertito con modificazioni dalla
L. 17 aprile 2015, n. 43 ha disposto (con l'art. 9, comma 4, lettera
d)) che alla lettera b) del comma 3 del presente articolo "dopo le
parole: «direzione nazionale antimafia» sono inserite le seguenti: «e
antiterrorismo»".
Art. 372.
Avocazione delle indagini
1. Il procuratore generale presso la corte di appello dispone con
decreto motivato, e assunte, quando occorre, le necessarie
informazioni, l'avocazione delle indagini preliminari quando:
a) in conseguenza dell'astensione o della incompatibilita' del
magistrato designato non e' possibile provvedere alla sua tempestiva
sostituzione;
b) il capo dell'ufficio del pubblico ministero ha omesso di
provvedere alla tempestiva sostituzione del magistrato designato per
le indagini nei casi previsti dall'articolo 36 comma 1 lettere a) ,
b), d) , e).
(( 1-bis. Il procuratore generale presso la corte d' appello, assunte
le necessarie informazioni, dispone altresi', con decreto motivato,
l' avocazione delle indagini preliminari relative ai delitti previsti
dagli art. 270-bis, 280, 285, 286, 289-bis, 305, 306, 416 nei casi in
cui e' obbligatorio l' arresto in flagranza e 422 del codice penale
quando, trattandosi di indagini collegate, non risulta effettivo il
coordinamento delle indagini previste dall' art. 371, comma 1, e non
hanno dato esito le riunioni per il coordinamento disposte o promosse
dal procuratore generale anche d' intesa con altri procuratori
generali interessati. )) ((28))

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AGGIORNAMENTO (28)
Il D.L. 20 novembre 1991, n. 367, convertito con modificazioni
dalla L. 20 gennaio 1992, n. 8 ha disposto (con l'art. 16, comma 2)
che "Le disposizioni degli articoli 2, comma 1, lettera b), 3, comma
1, lettera b), 7, 8, 9, 10, comma 1, e 11 hanno effetto a decorrere
dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto
previsto dall'articolo 15, comma 2."
Art. 373.
Documentazione degli atti
1. Salvo quanto disposto in relazione a specifici atti, e' redatto
verbale:
a) delle denunce, querele e istanze di procedimento presentate
oralmente;
b) degli interrogatori e dei confronti con la persona sottoposta
alle indagini;
c) delle ispezioni, delle perquisizioni e dei sequestri;
((d) delle sommarie informazioni assunte a norma dell'articolo
362;
d-bis) dell'interrogatorio assunto a norma dell'articolo 363;))
e) degli accertamenti tecnici compiuti a norma dell'articolo 360.
2. Il verbale e' redatto secondo le modalita' previste nel titolo
III del libro II.
3. Alla documentazione delle attivita' di indagine preliminare,
diverse da quelle previste dal comma 1, si procede soltanto mediante
la redazione del verbale in forma riassuntiva ovvero, quando si
tratta di atti a contenuto semplice o di limitata rilevanza, mediante
le annotazioni ritenute necessarie.
4. Gli atti sono documentati nel corso del loro compimento ovvero
immediatamente dopo quando ricorrono insuperabili circostanze, da
indicarsi specificamente, che impediscono la documentazione
contestuale.
5. L'atto contenente la notizia di reato e la documentazione
relativa alle indagini sono conservati in apposito fascicolo presso
l'ufficio del pubblico ministero assieme agli atti trasmessi dalla
polizia giudiziaria a norma dell'articolo 357.
6. Alla redazione del verbale e delle annotazioni provvede
l'ufficiale di polizia giudiziaria o l'ausiliario che assiste il
pubblico ministero. Si applica la disposizione dell'articolo 142.
Art. 374.
Presentazione spontanea
1. Chi ha notizia che nei suoi confronti sono svolte indagini, ha
facolta' di presentarsi al pubblico ministero e di rilasciare
dichiarazioni.
2. Quando il fatto per cui si procede e' contestato a chi si
presenta spontaneamente e questi e' ammesso a esporre le sue
discolpe, l'atto cosi' compiuto equivale per ogni effetto
all'interrogatorio. In tale ipotesi, si applicano le disposizioni
previste dagli articoli 64, 65 e 364.
3. La presentazione spontanea non pregiudica l'applicazione di
misure cautelari.
Art. 375.
Invito a presentarsi
1. Il pubblico ministero invita la persona sottoposta alle indagini
a presentarsi quando deve procedere ad atti che ne richiedono la
presenza.
2. L'invito a presentarsi contiene:
a) le generalita' o le altre indicazioni personali che valgono a
identificare la persona sottoposta alle indagini;
b) il giorno, l'ora e il luogo della presentazione nonche'
l'autorita' davanti alla quale la persona deve presentarsi;
c) il tipo di atto per il quale l'invito e' predisposto;
d) l'avvertimento che il pubblico ministero potra' disporre a
norma dell'articolo 132 l'accompagnamento coattivo in caso di mancata
presentazione senza che sia stato addotto legittimo impedimento.
3. Quando la persona e' chiamata a rendere l'interrogatorio,
l'invito contiene altresi' la sommaria enunciazione del fatto quale
risulta dalle indagini fino a quel momento compiute. ((L'invito puo'
inoltre contenere, ai fini di quanto previsto dall'articolo 453 comma
1, l'indicazione degli elementi e delle fonti di prova e
l'avvertimento che potra' essere presentata richiesta di giudizio
immediato.))
4. L'invito a presentarsi e' notificato almeno tre giorni prima di
quello fissato per la comparizione, salvo che, per ragioni di
urgenza, il pubblico ministero ritenga di abbreviare il termine,
purche' sia lasciato il tempo necessario per comparire.
Art. 376.
Accompagnamento coattivo per procedere a interrogatorio o a confronto
1. Quando si tratta di procedere ad atti di interrogatorio o
confronto, l'accompagnamento coattivo e' disposto dal pubblico
ministero su autorizzazione del giudice.
Art. 377.
Citazioni di persone informate sui fatti
1. Il pubblico ministero puo' emettere decreto di citazione quando
deve procedere ad atti che richiedono la presenza della persona
offesa e delle persone in grado di riferire su circostanze utili ai
fini delle indagini.
2. Il decreto contiene:
a) le generalita' della persona;
b) il giorno, l'ora e il luogo della comparizione nonche'
l'autorita' davanti alla quale la persona deve presentarsi;
c) l'avvertimento che il pubblico ministero potra' disporre a
norma dell'articolo 133 l'accompagnamento coattivo in caso di mancata
comparizione senza che sia stato addotto legittimo impedimento.
3. Il pubblico ministero provvede allo stesso modo per la citazione
del consulente tecnico, dell'interprete e del custode delle cose
sequestrate.
Art. 378.
Poteri coercitivi del pubblico ministero
1. Il pubblico ministero ha, nell'esercizio delle sue funzioni, i
poteri indicati nell'articolo 131.
Titolo VI
ARRESTO IN FLAGRANZA E FERMO

Art. 379.
Determinazione della pena
1. Agli effetti delle disposizioni di questo titolo, la pena e'
determinata a norma dell'articolo 278.
Art. 380.
Arresto obbligatorio in flagranza

1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono
all'arresto di chiunque e' colto in flagranza di un delitto non
colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la
pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a
cinque anni e nel massimo a venti anni.
2. Anche fuori dei casi previsti dal comma 1, gli ufficiali e gli
agenti di polizia giudiziaria procedono all'arresto di chiunque e'
colto in flagranza di uno dei seguenti delitti non colposi, consumati
o tentati:
a) delitti contro la personalita' dello Stato previsti nel titolo
I del libro II del codice penale per i quali e' stabilita la pena
della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo
a dieci anni;
b) delitto di devastazione e saccheggio previsto dall'articolo
419 del codice penale;
c) delitti contro l'incolumita' pubblica previsti nel titolo VI
del libro II del codice penale per i quali e' stabilita la pena della
reclusione non inferiore nel minimo a tre anni o nel massimo a dieci
anni;
d) delitto di riduzione in schiavitu' previsto dall'articolo 600,
delitto di prostituzione minorile previsto dall'articolo 600-bis,
primo comma, delitto di pornografia minorile previsto dall'articolo
600-ter, commi primo e secondo, anche se relativo al materiale
pornografico di cui all'articolo 600-quater.1, e delitto di
iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione
minorile previsto dall'articolo 600-quinquies del codice penale;
((d.1) delitti di intermediazione illecita e sfruttamento del
lavoro previsti dall'articolo 603-bis, secondo comma, del codice
penale;))
d-bis) delitto di violenza sessuale previsto dall'articolo
609-bis, escluso il caso previsto dal terzo comma, e delitto di
violenza sessuale di gruppo previsto dall'articolo 609-octies del
codice penale;
d-ter) delitto di atti sessuali con minorenne di cui all'articolo
609-quater, primo e secondo comma, del codice penale;
e) delitto di furto quando ricorre la circostanza aggravante
prevista dall'articolo 4 della legge 8 agosto 1977, n. 533, o taluna
delle circostanze aggravanti previste dall'articolo 625, primo comma,
numeri 2), prima ipotesi, 3) e 5), nonche' 7-bis), del codice penale,
salvo che ricorra, in questi ultimi casi, la circostanza attenuante
di cui all'articolo 62, primo comma, numero 4), del codice penale.
e-bis) delitti di furto previsti dall'articolo 624-bis del codice
penale, salvo che ricorra la circostanza attenuante di cui
all'articolo 62, primo comma, numero 4), del codice penale;
f) delitto di rapina previsto dall'articolo 628 del codice penale
e di estorsione previsto dall'articolo 629 del codice penale;
f-bis) delitto di ricettazione, nell'ipotesi aggravata di cui
all'articolo 648, primo comma, secondo periodo, del codice penale;
g) delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato,
messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o
aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse e
di esplosivi, di armi clandestine nonche' di piu' armi comuni da
sparo, escluse quelle previste dall'articolo 2 comma 3 della legge 18
aprile 1975 n. 110;
h) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope puniti
a norma dell' articolo 73 del testo unico approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, salvo che per i
delitti di cui al comma 5 del medesimo articolo;
i) delitti commessi per finalita' di terrorismo o di eversione
dell'ordine costituzionale per i quali la legge stabilisce la pena
della reclusione non inferiore nel minimo a quattro anni o nel
massimo a dieci anni;
l) delitti di promozione, costituzione, direzione e
organizzazione delle associazioni segrete previste dall'articolo 1
della legge 25 gennaio 1982 n. 17, delle associazioni di carattere
militare previste dall'articolo 1 della legge 17 aprile 1956 n. 561,
delle associazioni, dei movimenti o dei gruppi previsti dagli
articoli 1 e 2 della legge 20 giugno 1952 n. 645;
l-bis) delitti di partecipazione, promozione, direzione e
organizzazione della associazione di tipo mafioso prevista
dall'articolo 416-bis del codice penale;
l-ter) delitti di maltrattamenti contro familiari e conviventi e
di atti persecutori, previsti dall'articolo 572 e dall'articolo
612-bis del codice penale;
m) delitti di promozione, direzione, costituzione e
organizzazione della associazione per delinquere prevista
dall'articolo 416 commi 1 e 3 del codice penale, se l'associazione e'
diretta alla commissione di piu' delitti fra quelli previsti dal
comma 1 o dalle lettere a) , b) , c) , d) , f) , g) , i) del presente
comma;
m-bis) delitti di fabbricazione, detenzione o uso di documento di
identificazione falso previsti dall'articolo 497-bis del codice
penale;
m-ter) delitti di promozione, direzione, organizzazione,
finanziamento o effettuazione di trasporto di persone ai fini
dell'ingresso illegale nel territorio dello Stato, di cui
all'articolo 12, commi 1 e 3, del testo unico delle disposizioni
concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione
dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.
286, e successive modificazioni;
m-quater) delitto di omicidio colposo stradale previsto
dall'articolo 589-bis, secondo e terzo comma, del codice penale.
3. Se si tratta di delitto perseguibile a querela, l'arresto in
flagranza e' eseguito se la querela viene proposta, anche con
dichiarazione resa oralmente all'ufficiale o all'agente di polizia
giudiziaria presente nel luogo. Se l'avente diritto dichiara di
rimettere la querela, l'arrestato e' posto immediatamente in
liberta'.

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AGGIORNAMENTO (44)
La Corte costituzionale con sentenza 8-16 febbraio 1993, n. 54 (in
G.U. 1a s.s. 24/2/1993, n. 9) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale della lettera e) del secondo comma del presente
articolo "nella parte in cui prevede l'arresto obbligatorio in
flagranza per il delitto di furto aggravato ai sensi dell'art. 625,
primo comma, numero 2, prima ipotesi, nel caso in cui ricorra la
circostanza attenuante prevista dall'art. 62, numero 4 dello stesso
codice".
Art. 381.
Arresto facoltativo in flagranza
1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facolta'
di arrestare chiunque e' colto in flagranza di un delitto non
colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la
pena della reclusione superiore nel massimo a tre anni ovvero di un
delitto colposo per il quale la legge stabilisce la pena della
reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.
2. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno altresi'
facolta' di arrestare chiunque e' colto in flagranza di uno dei
seguenti delitti:
a) peculato mediante profitto dell'errore altrui previsto
dall'articolo 316 del codice penale;
b) corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio prevista
dagli articoli 319 comma 4 e 321 del codice penale;
c) violenza o minaccia a un pubblico ufficiale prevista
dall'articolo 336 comma 2 del codice penale;
d) commercio e somministrazione di medicinali guasti e di
sostanze alimentari nocive previsti dagli articoli 443 e 444 del
codice penale;
e) corruzione di minorenni prevista dall'articolo 530 del codice
penale;
f) lesione personale prevista dall'articolo 582 del codice
penale;
f-bis) violazione di domicilio prevista dall'articolo 614, primo
e secondo comma, del codice penale;
g) furto previsto dall'articolo 624 del codice penale;
h) danneggiamento aggravato a norma dell'articolo 635 comma 2 del
codice penale;
i) truffa prevista dall'articolo 640 del codice penale;
l) appropriazione indebita prevista dall'articolo 646 del codice
penale;
l-bis) offerta, cessione o detenzione di materiale pornografico
previste dagli articoli 600-ter, quarto comma, e 600-quater del
codice penale, anche se relative al materiale pornografico di cui
all'articolo 600-quater.1 del medesimo codice;
m) alterazione di armi e fabbricazione di esplosivi non
riconosciuti previste dagli articoli 3 e 24 comma 1 della legge 18
aprile 1975 n. 110;
m-bis) LETTERA ABROGATA DAL D.L. 18 FEBBRAIO 2015, N. 7, CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 17 APRILE 2015, N. 43;
m-ter) falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale
sulla identita' o su qualita' personali proprie o di altri, prevista
dall'articolo 495 del codice penale;
m-quater) fraudolente alterazioni per impedire l'identificazione o
l'accertamento di qualita' personali, previste dall'articolo 495-ter
del codice penale;
((m-quinquies) delitto di lesioni colpose stradali gravi o
gravissime previsto dall'articolo 590-bis, secondo, terzo, quarto e
quinto comma, del codice penale)).
3. Se si tratta di delitto perseguibile a querela, l'arresto in
flagranza puo' essere eseguito se la querela viene proposta, anche
con dichiarazione resa oralmente all'ufficiale o all'agente di
polizia giudiziaria presente nel luogo. Se l'avente diritto dichiara
di rimettere la querela, l'arrestato e' posto immediatamente in
liberta'.
4. Nelle ipotesi previste dal presente articolo si procede
all'arresto in flagranza soltanto se la misura e' giustificata dalla
gravita' del fatto ovvero dalla pericolosita' del soggetto desunta
dalla sua personalita' o dalle circostanze del fatto.
4-bis. Non e' consentito l'arresto della persona richiesta di
fornire informazioni dalla polizia giudiziaria o dal pubblico
ministero per reati concernenti il contenuto delle informazioni o il
rifiuto di fornirle.
Art. 382.
Stato di flagranza
1. E' in stato di flagranza chi viene colto nell'atto di commettere
il reato ovvero chi, subito dopo il reato, e' inseguito dalla polizia
giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone ovvero e'
sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso
il reato immediatamente prima.
2. Nel reato permanente lo stato di flagranza dura fino a quando
non e' cessata la permanenza.
Art. 383.
Facolta' di arresto da parte dei privati
1. Nei casi previsti dall'articolo 380 ogni persona e' autorizzata
a procedere all'arresto in flagranza, quando si tratta di delitti
perseguibili di ufficio.
2. La persona che ha eseguito l'arresto deve senza ritardo
consegnare l'arrestato e le cose costituenti il corpo del reato alla
polizia giudiziaria la quale redige il verbale della consegna e ne
rilascia copia.
Art. 384.
Fermo di indiziato di delitto
1. Anche fuori dei casi di flagranza, quando sussistono specifici
elementi che, anche in relazione alla impossibilita' di identificare
l'indiziato fanno ritenere fondato il pericolo di fuga, il pubblico
ministero dispone il fermo della persona gravemente indiziata di un
delitto per il quale la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o
della reclusione non inferiore nel minimo a due anni e superiore nel
massimo a sei anni ovvero di un delitto concernente le armi da guerra
e gli esplosivi ((o di un delitto commesso per finalita' di
terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell'ordine
democratico.))
2. Nei casi previsti dal comma 1 e prima che il pubblico ministero
abbia assunto la direzione delle indagini, gli ufficiali e gli agenti
di polizia giudiziaria procedono al fermo di propria iniziativa.
3. La polizia giudiziaria procede inoltre al fermo di propria
iniziativa qualora sia successivamente individuato l'indiziato ovvero
sopravvengano ((specifici elementi, quali il possesso di documenti
falsi, che rendano fondato il pericolo che l'indiziato sia per darsi
alla fuga)) e non sia possibile, per la situazione di urgenza,
attendere il provvedimento del pubblico ministero.
Art. 384-bis.
(( (Allontanamento d'urgenza dalla casa familiare). ))
((1. Gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria hanno facolta'
di disporre, previa autorizzazione del pubblico ministero, scritta,
oppure resa oralmente e confermata per iscritto, o per via
telematica, l'allontanamento urgente dalla casa familiare con il
divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla
persona offesa, nei confronti di chi e' colto in flagranza dei
delitti di cui all'articolo 282-bis, comma 6, ove sussistano fondati
motivi per ritenere che le condotte criminose possano essere
reiterate ponendo in grave ed attuale pericolo la vita o l'integrita'
fisica o psichica della persona offesa. La polizia giudiziaria
provvede senza ritardo all'adempimento degli obblighi di informazione
previsti dall'articolo 11 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11,
convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, e
successive modificazioni.
2. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni di cui agli
articoli 385 e seguenti del presente titolo. Si osservano le
disposizioni di cui all'articolo 381, comma 3. Della dichiarazione
orale di querela si da' atto nel verbale delle operazioni di
allontanamento)).
Art. 385.
Divieto di arresto o di fermo in determinate circostanze
1. L'arresto o il fermo non e' consentito quando, tenuto conto
delle circostanze del fatto, appare che questo e' stato compiuto
nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facolta'
legittima ovvero in presenza di una causa di non punibilita'.
Art. 386.
Doveri della polizia giudiziaria in caso di arresto o di fermo

((1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria che hanno
eseguito l'arresto o il fermo o hanno avuto in consegna l'arrestato,
ne danno immediata notizia al pubblico ministero del luogo ove
l'arresto o il fermo e' stato eseguito. Consegnano all'arrestato o al
fermato una comunicazione scritta, redatta in forma chiara e precisa
e, se questi non conosce la lingua italiana, tradotta in una lingua a
lui comprensibile, con cui lo informano:
a) della facolta' di nominare un difensore di fiducia e di essere
ammesso al patrocinio a spese dello Stato nei casi previsti dalla
legge;
b) del diritto di ottenere informazioni in merito all'accusa;
c) del diritto all'interprete ed alla traduzione di atti
fondamentali;
d) del diritto di avvalersi della facolta' di non rispondere;
e) del diritto di accedere agli atti sui quali si fonda l'arresto
o il fermo;
f) del diritto di informare le autorita' consolari e di dare
avviso ai familiari;
g) del diritto di accedere all'assistenza medica di urgenza;
h) del diritto di essere condotto davanti all'autorita'
giudiziaria per la convalida entro novantasei ore dall'avvenuto
arresto o fermo;
i) del diritto di comparire dinanzi al giudice per rendere
l'interrogatorio e di proporre ricorso per cassazione contro
l'ordinanza che decide sulla convalida dell'arresto o del fermo.))
((1-bis. Qualora la comunicazione scritta di cui al comma 1 non sia
prontamente disponibile in una lingua comprensibile all'arrestato o
al fermato, le informazioni sono fornite oralmente, salvo l'obbligo
di dare comunque, senza ritardo, comunicazione scritta all'arrestato
o al fermato.))
2. Dell'avvenuto arresto o fermo gli ufficiali e gli agenti di
polizia giudiziaria informano immediatamente il difensore di fiducia
eventualmente nominato ovvero quello di ufficio designato dal
pubblico ministero a norma dell'articolo 97.
3. Qualora non ricorra l'ipotesi prevista dall' articolo 389, comma
2, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria pongono
l'arrestato o il fermato a disposizione del pubblico ministero al
piu' presto e comunque non oltre ventiquattro ore dall'arresto o dal
fermo. Entro il medesimo termine trasmettono il relativo verbale,
anche per via telematica, salvo che il pubblico ministero autorizzi
una dilazione maggiore. Il verbale contiene l'eventuale nomina del
difensore di fiducia, l'indicazione del giorno, dell'ora e del luogo
in cui l'arresto o il fermo e' stato eseguito e l'enunciazione delle
ragioni che lo hanno determinato ((nonche' la menzione dell'avvenuta
consegna della comunicazione scritta o dell'informazione orale
fornita ai sensi del comma 1-bis)).
4. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria pongono
l'arrestato o il fermato a disposizione del pubblico ministero
mediante la conduzione nella casa circondariale o mandamentale del
luogo dove l'arresto o il fermo e' stato eseguito, salvo quanto
previsto dall'articolo 558.
5. Il pubblico ministero puo' disporre che l'arrestato o il fermato
sia custodito, in uno dei luoghi indicati nel comma 1 dell'articolo
284 ovvero, se ne possa derivare grave pregiudizio per le indagini,
presso altra casa circondariale o mandamentale.
6. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria trasmettono il
verbale di fermo anche al pubblico ministero che lo ha disposto, se
diverso da quello indicato nel comma 1.
7. L'arresto o il fermo diviene inefficace se non sono osservati i
termini previsti dal comma 3.
Art. 387.
Avviso dell'arresto o del fermo ai familiari
1. La polizia giudiziaria, con il consenso dell'arrestato o del
fermato, deve senza ritardo dare notizia ai familiari dell'avvenuto
arresto o fermo.
Art. 388.
Interrogatorio dell'arrestato o del fermato
1. Il pubblico ministero puo' procedere all'interrogatorio
dell'arrestato o del fermato, dandone tempestivo avviso al difensore
di fiducia ovvero, in mancanza, al difensore di ufficio.
2. Durante l'interrogatorio, osservate le forme previste
dall'articolo 64, il pubblico ministero informa l'arrestato o il
fermato del fatto per cui si procede e delle ragioni che hanno
determinato il provvedimento comunicandogli inoltre gli elementi a
suo carico e, se non puo' derivarne pregiudizio per le indagini, le
fonti.
Art. 389.
Casi di immediata liberazione dell'arrestato o del fermato
1. Se risulta evidente che l'arresto o il fermo e' stato eseguito
per errore di persona o fuori dei casi previsti dalla legge o se la
misura dell'arresto o del fermo e' divenuta inefficace a norma degli
articoli 386 comma 7 e 390 comma 3, il pubblico ministero dispone con
decreto motivato che l'arrestato o il fermato sia posto
immediatamente in liberta'.
2. La liberazione e' altresi' disposta prima dell'intervento del
pubblico ministero dallo stesso ufficiale di polizia giudiziaria, che
ne informa subito il pubblico ministero del luogo dove l'arresto o il
fermo e' stato eseguito.
Art. 390.
Richiesta di convalida dell'arresto o del fermo
1. Entro quarantotto ore dall'arresto o dal fermo il pubblico
ministero, qualora non debba ordinare la immediata liberazione
dell'arrestato o del fermato, richiede la convalida al giudice per le
indagini preliminari competente in relazione al luogo dove l'arresto
o il fermo e' stato eseguito.
2. Il giudice fissa l'udienza di convalida al piu' presto e
comunque entro le quarantotto ore successive dandone avviso, senza
ritardo, al pubblico ministero e al difensore.
3. L'arresto o il fermo diviene inefficace se il pubblico ministero
non osserva le prescrizioni del comma 1.
((3-bis. Se non ritiene di comparire, il pubblico ministero
trasmette al giudice, per l'udienza di convalida, le richieste in
ordine alla liberta' personale con gli elementi su cui le stesse si
fondano.))
Art. 391.
Udienza di convalida
1. L'udienza di convalida si svolge in camera di consiglio con la
partecipazione necessaria del difensore dell'arrestato o del fermato.
2. Se il difensore di fiducia o di ufficio non e' stato reperito o
non e' comparso, il giudice provvede a norma dell'articolo 97 comma
4.((Il giudice altresi', anche d'ufficio, verifica che all'arrestato
o al fermato sia stata data la comunicazione di cui all'articolo 386,
comma 1, o che comunque sia stato informato ai sensi del comma 1-bis
dello stesso articolo, e provvede, se del caso, a dare o a completare
la comunicazione o l'informazione ivi indicate.))
3. Il pubblico ministero, se comparso, indica i motivi dell'arresto
o del fermo e illustra le richieste in ordine alla liberta'
personale. Il giudice procede quindi all'interrogatorio
dell'arrestato o del fermato, salvo che questi non abbia potuto o si
sia rifiutato di comparire; sente in ogni caso il suo difensore.
4. Quando risulta che l'arresto o il fermo e' stato legittimamente
eseguito e sono stati osservati i termini previsti dagli articoli 386
comma 3 e 390 comma 1, il giudice provvede alla convalida con
ordinanza. Contro l'ordinanza che decide sulla convalida, il pubblico
ministero e l'arrestato o il fermato possono proporre ricorso per
cassazione.
5. Se ricorrono le condizioni di applicabilita' previste
dall'articolo 273 e taluna delle esigenze cautelari previste
dall'articolo 274, il giudice dispone l'applicazione di una misura
coercitiva a norma dell'articolo 291. Quando l'arresto e' stato
eseguito per uno dei delitti indicati nell'articolo 381, comma 2,
ovvero per uno dei delitti per i quali e' consentito anche fuori dai
casi di flagranza, l'applicazione della misura e' disposta anche al
di fuori dei limiti di pena previsti dagli articoli 274, comma 1,
lettera c), e 280.
6. Quando non provvede a norma del comma 5, il giudice dispone con
ordinanza la immediata liberazione dell'arrestato o del fermato.
7. Le ordinanze previste dai commi precedenti, se non sono
pronunciate in udienza, sono comunicate o notificate a coloro che
hanno diritto di proporre impugnazione. Le ordinanze pronunciate in
udienza sono comunicate al pubblico ministero e notificate
all'arrestato o al fermato, se non comparsi. I termini per
l'impugnazione decorrono dalla lettura del provvedimento in udienza
ovvero dalla sua comunicazione o notificazione. L'arresto o il fermo
cessa di avere efficacia se l'ordinanza di convalida non e'
pronunciata o depositata nelle quarantotto ore successive al momento
in cui l'arrestato o il fermato e' stato posto a disposizione del
giudice.
((Titolo VI bis
INVESTIGAZIONI DIFENSIVE))

Art. 391-bis.
(Colloquio, ricezione di dichiarazioni e assunzione di informazioni
da parte del difensore).

1. Salve le incompatibilita' previste dall'articolo 197, comma 1,
lettere c) e d), per acquisire notizie il difensore, il sostituto,
gli investigatori privati autorizzati o i consulenti tecnici possono
conferire con le persone in grado di riferire circostanze utili ai
fini dell'attivita' investigativa. In questo caso, l'acquisizione
delle notizie avviene attraverso un colloquio non documentato.
2. Il difensore o il sostituto possono inoltre chiedere alle
persone di cui al comma 1 una dichiarazione scritta ovvero di rendere
informazioni da documentare secondo le modalita' previste
dall'articolo 391-ter.
3. In ogni caso, il difensore, il sostituto, gli investigatori
privati autorizzati o i consulenti tecnici avvertono le persone
indicate nel comma 1:
a) della propria qualita' e dello scopo del colloquio;
b) se intendono semplicemente conferire ovvero ricevere
dichiarazioni o assumere informazioni indicando, in tal caso, le
modalita' e la forma di documentazione;
c) dell'obbligo di dichiarare se sono sottoposte ad indagini o
imputate nello stesso procedimento, in un procedimento connesso o per
un reato collegato;
d) della facolta' di non rispondere o di non rendere la
dichiarazione;
e) del divieto di rivelare le domande eventualmente formulate
dalla polizia giudiziaria o dal pubblico ministero e le risposte
date;
f) delle responsabilita' penali conseguenti alla falsa
dichiarazione.
4. Alle persone gia' sentite dalla polizia giudiziaria o dal
pubblico ministero non possono essere richieste notizie sulle domande
formulate o sulle risposte date.
5. Per conferire, ricevere dichiarazioni o assumere informazioni da
una persona sottoposta ad indagini o imputata nello stesso
procedimento, in un procedimento connesso o per un reato collegato,
e' dato avviso, almeno ventiquattro ore prima, al suo difensore la
cui presenza e' necessaria. Se la persona e' priva di difensore, il
giudice, su richiesta del difensore che procede alle investigazioni,
dispone la nomina di un difensore di ufficio ai sensi dell'articolo
97.
((5-bis. Nei procedimenti per i delitti di cui all'articolo 351,
comma 1-ter, il difensore, quando assume informazioni da persone
minori, si avvale dell'ausilio di un esperto in psicologia o in
psichiatria infantile)).
6. Le dichiarazioni ricevute e le informazioni assunte in
violazione di una delle disposizioni di cui ai commi precedenti non
possono essere utilizzate. La violazione di tali disposizioni
costituisce illecito disciplinare ed e' comunicata dal giudice che
procede all'organo titolare del potere disciplinare.
7. Per conferire, ricevere dichiarazioni o assumere informazioni da
persona detenuta, il difensore deve munirsi di specifica
autorizzazione del giudice che procede nei confronti della stessa,
sentiti il suo difensore ed il pubblico ministero. Prima
dell'esercizio dell'azione penale l'autorizzazione e' data dal
giudice per le indagini preliminari. Durante l'esecuzione della pena
provvede il magistrato di sorveglianza.
8. All'assunzione di informazioni non possono assistere la persona
sottoposta alle indagini, la persona offesa e le altre parti private.
9. Il difensore o il sostituto interrompono l'assunzione di
informazioni da parte della persona non imputata ovvero della persona
non sottoposta ad indagini, qualora essa renda dichiarazioni dalle
quali emergano indizi di reita' a suo carico. Le precedenti
dichiarazioni non possono essere utilizzate contro la persona che le
ha rese.
10. Quando la persona in grado di riferire circostanze utili ai
fini dell'attivita' investigativa abbia esercitato la facolta' di cui
alla lettera d) del comma 3, il pubblico ministero, su richiesta del
difensore, ne dispone l'audizione che fissa entro sette giorni dalla
richiesta medesima. Tale disposizione non si applica nei confronti
delle persone sottoposte ad indagini o imputate nello stesso
procedimento e nei confronti delle persone sottoposte ad indagini o
imputate in un diverso procedimento nelle ipotesi previste
dall'articolo 210. L'audizione si svolge alla presenza del difensore
che per primo formula le domande. Anche con riferimento alle
informazioni richieste dal difensore si applicano le disposizioni
dell'articolo 362.
11. Il difensore, in alternativa all'audizione di cui al comma 10,
puo' chiedere che si proceda con incidente probatorio all'assunzione
della testimonianza o all'esame della persona che abbia esercitato la
facolta' di cui alla lettera d) del comma 3, anche al di fuori delle
ipotesi previste dall'articolo 392, comma 1.
Art. 391-ter.
(( (Documentazione delle dichiarazioni e delle informazioni). ))
((1. La dichiarazione di cui al comma 2 dell'articolo 391-bis,
sottoscritta dal dichiarante, e' autenticata dal difensore o da un
suo sostituto, che redige una relazione nella quale sono riportati:
a) la data in cui ha ricevuto la dichiarazione;
b) le proprie generalita' e quelle della persona che ha
rilasciato la dichiarazione;
c) l'attestazione di avere rivolto gli avvertimenti previsti dal
comma 3 dell'articolo 391-bis;
d) i fatti sui quali verte la dichiarazione.
2. La dichiarazione e' allegata alla relazione.
3. Le informazioni di cui al comma 2 dell'articolo 391-bis sono
documentate dal difensore o da un suo sostituto che possono avvalersi
per la materiale redazione del verbale di persone di loro fiducia. Si
osservano le disposizioni contenute nel titolo III del libro secondo,
in quanto applicabili.))
Art. 391-quater.
(( (Richiesta di documentazione alla pubblica amministrazione). ))
((1. Ai fini delle indagini difensive, il difensore puo' chiedere i
documenti in possesso della pubblica amministrazione e di estrarne
copia a sue spese.
2. L'istanza deve essere rivolta all'amministrazione che ha formato
il documento o lo detiene stabilmente.
3. In caso di rifiuto da parte della pubblica amministrazione si
applicano le disposizioni degli articoli 367 e 368.))
Art. 391-quinquies.
(( (Potere di segretazione del pubblico ministero). ))
((1. Se sussistono specifiche esigenze attinenti all'attivita' di
indagine, il pubblico ministero puo', con decreto motivato, vietare
alle persone sentite di comunicare i fatti e le circostanze oggetto
dell'indagine di cui hanno conoscenza. Il divieto non puo' avere una
durata superiore a due mesi.
2. Il pubblico ministero, nel comunicare il divieto di cui al comma
1 alle persone che hanno rilasciato le dichiarazioni, le avverte
delle responsabilita' penali conseguenti all'indebita rivelazione
delle notizie.))
Art. 391-sexies.
(( (Accesso ai luoghi e documentazione). ))
((1. Quando effettuano un accesso per prendere visione dello stato
dei luoghi e delle cose ovvero per procedere alla loro descrizione o
per eseguire rilievi tecnici, grafici, planimetrici, fotografici o
audiovisivi, il difensore, il sostituto e gli ausiliari indicati
nell'articolo 391-bis possono redigere un verbale nel quale sono
riportati:
a) la data ed il luogo dell'accesso;
b) le proprie generalita' e quelle delle persone intervenute;
c) la descrizione dello stato dei luoghi e delle cose;
d) l'indicazione degli eventuali rilievi tecnici, grafici,
planimetrici, fotografici o audiovisivi eseguiti, che fanno parte
integrante dell'atto e sono allegati al medesimo. Il verbale e'
sottoscritto dalle persone intervenute.))
Art. 391-septies.
(( (Accesso ai luoghi privati o non aperti al pubblico). ))
((1. Se e' necessario accedere a luoghi privati o non aperti al
pubblico e non vi e' il consenso di chi ne ha la disponibilita',
l'accesso, su richiesta del difensore, e' autorizzato dal giudice,
con decreto motivato che ne specifica le concrete modalita'.
2. Nel caso di cui al comma 1, la persona presente e' avvertita
della facolta' di farsi assistere da persona di fiducia, purche'
questa sia prontamente reperibile e idonea a norma dell'articolo 120.
3. Non e' consentito l'accesso ai luoghi di abitazione e loro
pertinenze, salvo che sia necessario accertare le tracce e gli altri
effetti materiali del reato.))
Art. 391-octies.
(( (Fascicolo del difensore). ))
((1. Nel corso delle indagini preliminari e nell'udienza
preliminare, quando il giudice deve adottare una decisione con
l'intervento della parte privata, il difensore puo' presentargli
direttamente gli elementi di prova a favore del proprio assistito.
2. Nel corso delle indagini preliminari il difensore che abbia
conoscenza di un procedimento penale puo' presentare gli elementi
difensivi di cui al comma 1 direttamente al giudice, perche' ne tenga
conto anche nel caso in cui debba adottare una decisione per la quale
non e' previsto l'intervento della parte assistita.
3. La documentazione di cui ai commi 1 e 2, in originale o, se il
difensore ne richiede la restituzione, in copia, e' inserita nel
fascicolo del difensore, che e' formato e conservato presso l'ufficio
del giudice per le indagini preliminari. Della documentazione il
pubblico ministero puo' prendere visione ed estrarre copia prima che
venga adottata una decisione su richiesta delle altre parti o con il
loro intervento. Dopo la chiusura delle indagini preliminari il
fascicolo del difensore e' inserito nel fascicolo di cui all'articolo
433.
4. Il difensore puo', in ogni caso, presentare al pubblico
ministero gli elementi di prova a favore del proprio assistito.))
Art. 391-nonies.
(( (Attivita' investigativa preventiva). ))
((1. L'attivita' investigativa prevista dall'articolo 327-bis, con
esclusione degli atti che richiedono l'autorizzazione o l'intervento
dell'autorita' giudiziaria, puo' essere svolta anche dal difensore
che ha ricevuto apposito mandato per l'eventualita' che si instauri
un procedimento penale.
2. Il mandato e' rilasciato con sottoscrizione autenticata e
contiene la nomina del difensore e l'indicazione dei fatti ai quali
si riferisce.))
Art. 391-decies.
(( (Utilizzazione della documentazione delle investigazioni
difensive). ))
((1. Delle dichiarazioni inserite nel fascicolo del difensore le
parti possono servirsi a norma degli articoli 500, 512 e 513.
2. Fuori del caso in cui e' applicabile l'articolo 234, la
documentazione di atti non ripetibili compiuti in occasione
dell'accesso ai luoghi, presentata nel corso delle indagini
preliminari o nell'udienza preliminare, e' inserita nel fascicolo
previsto dall'articolo 431.
3. Quando si tratta di accertamenti tecnici non ripetibili, il
difensore deve darne avviso, senza ritardo, al pubblico ministero per
l'esercizio delle facolta' previste, in quanto compatibili,
dall'articolo 360. Negli altri casi di atti non ripetibili di cui al
comma 2, il pubblico ministero, personalmente o mediante delega alla
polizia giudiziaria, ha facolta' di assistervi.
4. Il verbale degli accertamenti compiuti ai sensi del comma 3 e,
quando il pubblico ministero ha esercitato la facolta' di assistervi,
la documentazione degli atti compiuti ai sensi del comma 2 sono
inseriti nel fascicolo del difensore e nel fascicolo del pubblico
ministero. Si applica la disposizione di cui all'articolo 431, comma
1, lettera c) )).
Titolo VII
INCIDENTE PROBATORIO

Art. 392.
Casi

1. Nel corso delle indagini preliminari il pubblico ministero e la
persona sottoposta alle indagini possono chiedere al giudice che si
proceda con incidente probatorio:
a) all'assunzione della testimonianza di una persona, quando vi
e' fondato motivo di ritenere che la stessa non potra' essere
esaminata nel dibattimento per infermita' o altro grave impedimento;
b) all'assunzione di una testimonianza quando, per elementi
concreti e specifici, vi e' fondato motivo di ritenere che la persona
sia esposta a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di
altra utilita' affinche' non deponga o deponga il falso;
c) all'esame della persona sottoposta alle indagini su fatti
concernenti la responsabilita' di altri;
d) all'esame delle persone indicate nell'articolo 210;
e) al confronto tra persone che in altro incidente probatorio o
al pubblico ministero hanno reso dichiarazioni discordanti, quando
ricorre una delle circostanze previste dalle lettere a) e b);
f) a una perizia o a un esperimento giudiziale, se la prova
riguarda una persona, una cosa o un luogo il cui stato e' soggetto a
modificazione non evitabile;
g) a una ricognizione, quando particolari ragioni di urgenza non
consentono di rinviare l'atto al dibattimento.
1-bis. Nei procedimenti per i delitti di cui agli articoli 572,
600, 600-bis, 600-ter e 600-quater, anche se relativi al materiale
pornografico di cui all'articolo 600-quater.1, 600-quinquies, 601,
602, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 609-undecies e
612-bis del codice penale il pubblico ministero, anche su richiesta
della persona offesa, o la persona sottoposta alle indagini possono
chiedere che si proceda con incidente probatorio all'assunzione della
testimonianza di persona minorenne ovvero della persona offesa
maggiorenne, anche al di fuori delle ipotesi previste dal comma 1.
((In ogni caso, quando la persona offesa versa in condizione di
particolare vulnerabilita', il pubblico ministero, anche su richiesta
della stessa, o la persona sottoposta alle indagini possono chiedere
che si proceda con incidente probatorio all'assunzione della sua
testimonianza)).
2. Il pubblico ministero e la persona sottoposta alle indagini
possono altresi' chiedere una perizia che, se fosse disposta nel
dibattimento, ne potrebbe determinare una sospensione superiore a
sessanta giorni ovvero che comporti l'esecuzione di accertamenti o
prelievi su persona vivente previsti dall'articolo 224-bis. (53)
-------------
AGGIORNAMENTO (53)
La Corte costituzionale, con sentenza 23 febbraio-10 marzo 1994, n.
77 (in G.U. 1a s.s. 16/03/1994, n. 12) 7), ha disposto l'
illegittimita' costituzionale del presente articolo "nella parte in
cui non consente che, nei casi previsti dal presente articolo,
l'incidente probatorio possa essere richiesto anche nella fase
dell'udienza preliminare."
Art. 393.
Richiesta
1. La richiesta e' presentata entro i termini per la conclusione
delle indagini preliminari e comunque in tempo sufficiente per
l'assunzione della prova prima della scadenza dei medesimi termini e
indica:
a) la prova da assumere, i fatti che ne costituiscono l'oggetto e
le ragioni della sua rilevanza per la decisione dibattimentale;
b) le persone nei confronti delle quali si procede per i fatti
oggetto della prova;
c) le circostanze che, a norma dell'articolo 392, rendono la
prova non rinviabile al dibattimento.
2. La richiesta proposta dal pubblico ministero indica anche i
difensori delle persone interessate a norma del comma 1 lettera b),
la persona offesa e il suo difensore.
((2-bis. Con la richiesta di incidente probatorio di cui
all'articolo 392, comma 1-bis, il pubblico ministero deposita tutti
gli atti di indagine compiuti)).
3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si osservano a pena di
inammissibilita'.
4. Il pubblico ministero e la persona sottoposta alle indagini
possono chiedere la proroga del termine delle indagini preliminari ai
fini dell'esecuzione dell'incidente probatorio. Il giudice provvede
con decreto motivato, concedendo la proroga per il tempo
indispensabile all'assunzione della prova quando risulta che la
richiesta di incidente probatorio non avrebbe potuto essere formulata
anteriormente. Nello stesso modo il giudice provvede se il termine
per le indagini preliminari scade durante l'esecuzione dell'incidente
probatorio. Del provvedimento e' data in ogni caso comunicazione al
procuratore generale presso la corte di appello. (53)
----------------
AGGIORNAMENTO (53)
La Corte costituzionale, con sentenza 23 febbraio-10 marzo 1994, n.
77 (in G.U. 1a s.s. 16/03/1994, n. 12) 7), ha disposto l'
illegittimita' costituzionale del presente articolo "nella parte in
cui non consente che, nei casi previsti dal presente articolo,
l'incidente probatorio possa essere richiesto anche nella fase
dell'udienza preliminare."
Art. 394.
Richiesta della persona offesa
1. La persona offesa puo' chiedere al pubblico ministero di
promuovere un incidente probatorio.
2. Se non accoglie la richiesta, il pubblico ministero pronuncia
decreto motivato e lo fa notificare alla persona offesa.
Art. 395.
Presentazione e notificazione della richiesta
1. La richiesta di incidente probatorio e' depositata nella
cancelleria del giudice per le indagini preliminari, unitamente a
eventuali cose o documenti, ed e' notificata a cura di chi l'ha
proposta, secondo i casi, al pubblico ministero e alle persone
indicate nell'articolo 393 comma 1 lettera b). La prova della
notificazione e' depositata in cancelleria.
Art. 396.
Deduzioni
1. Entro due giorni dalla notificazione della richiesta, il
pubblico ministero ovvero la persona sottoposta alle indagini puo'
presentare deduzioni sull'ammissibilita' e sulla fondatezza della
richiesta, depositare cose, produrre documenti nonche' indicare altri
fatti che debbano costituire oggetto della prova e altre persone
interessate a norma dell'articolo 393 comma 1 lettera b).
2. Copia delle deduzioni e' consegnata dalla persona sottoposta
alle indagini alla segreteria del pubblico ministero, che comunica
senza ritardo al giudice le indicazioni necessarie per gli avvisi. La
persona sottoposta alle indagini puo' prendere visione ed estrarre
copia delle deduzioni da altri presentate.
Art. 397.
Differimento dell'incidente probatorio
1. Il pubblico ministero puo' chiedere che il giudice disponga il
differimento dell'incidente probatorio richiesto dalla persona
sottoposta alle indagini quando la sua esecuzione pregiudicherebbe
uno o piu' atti di indagine preliminare. Il differimento non e'
consentito quando pregiudicherebbe l'assunzione della prova.
2. La richiesta di differimento e' presentata a pena di
inammissibilita' nella cancelleria del giudice entro il termine
previsto dall'articolo 396, comma 1, e indica:
a) l'atto o gli atti di indagine preliminare che l'incidente
probatorio pregiudicherebbe e le cause del pregiudizio;
b) il termine del differimento richiesto.
3. Il giudice, se non dichiara inammissibile o rigetta la richiesta
di incidente probatorio, provvede entro due giorni con ordinanza con
la quale accoglie, dichiara inammissibile o rigetta la richiesta di
differimento. L'ordinanza di inammissibilita' o di rigetto e'
immediatamente comunicata al pubblico ministero.
4. Nell'accogliere la richiesta di differimento il giudice fissa
l'udienza per l'incidente probatorio non oltre il termine
strettamente necessario al compimento dell'atto o degli atti di
indagine preliminare indicati nel comma 2 lettera a). L'ordinanza e'
immediatamente comunicata al pubblico ministero e notificata per
estratto alle persone indicate nell'articolo 393 comma 1 lettera b).
La richiesta di differimento e l'ordinanza sono depositate alla
udienza.
Art. 398.
Provvedimenti sulla richiesta di incidente probatorio

1. Entro due giorni dal deposito della prova della notifica e
comunque dopo la scadenza del termine previsto dall'articolo 396
comma 1, il giudice pronuncia ordinanza con la quale accoglie,
dichiara inammissibile o rigetta la richiesta di incidente
probatorio. L'ordinanza di inammissibilita' o di rigetto e'
immediatamente comunicata al pubblico ministero e notificata alle
persone interessate.
2. Con l'ordinanza che accoglie la richiesta il giudice stabilisce:
a) l'oggetto della prova nei limiti della richiesta e delle
deduzioni;
b) le persone interessate all'assunzione della prova individuate
sulla base della richiesta e delle deduzioni;
c) la data dell'udienza. Tra il provvedimento e la data
dell'udienza non puo' intercorrere un termine superiore a dieci
giorni.
3. Il giudice fa notificare alla persona sottoposta alle indagini,
alla persona offesa e ai difensori avviso del giorno, dell'ora e del
luogo in cui si deve procedere all'incidente probatorio almeno due
giorni prima della data fissata con l'avvertimento che nei due giorni
precedenti l'udienza possono prendere cognizione ed estrarre copia
delle dichiarazioni gia' rese dalla persona da esaminare. Nello
stesso termine l'avviso e 'comunicato al pubblico ministero.
3-bis. La persona sottoposta alle indagini ed i difensori delle
parti hanno diritto di ottenere copia degli atti depositati ai sensi
dell'articolo 393, comma 2-bis.
4. Se si deve procedere a piu' incidenti probatori, essi sono
assegnati alla medesima udienza, sempre che non ne derivi ritardo.
5. Quando ricorrono ragioni di urgenza e l'incidente probatorio non
puo' essere svolto nella circoscrizione del giudice competente,
quest'ultimo puo' delegare il giudice per le indagini preliminari del
luogo dove la prova deve essere assunta.
5-bis. Nel caso di indagini che riguardano ipotesi di reato
previste dagli articoli 572, 600, 600-bis, 600-ter, 600-quinquies,
601, 602, 609-bis, 609-ter, anche se relativo al materiale
pornografico di cui all'articolo 600-quater 1, 609-quater e
609-octies, 609-undecies e 612-bis del codice penale, il giudice, ove
fra le persone interessate all'assunzione della prova vi siano
minorenni, con l'ordinanza di cui al comma 2, stabilisce il luogo, il
tempo e Le modalita' particolari attraverso cui procedere
all'incidente probatorio, quando le esigenze di tutela delle persone
lo rendono necessario od opportuno. A tal fine l'udienza puo'
svolgersi anche in luogo diverso dal tribunale, avvalendosi il
giudice, ove esistano, di strutture specializzate di assistenza o, in
mancanza, presso l'abitazione della persona interessata
all'assunzione della prova. Le dichiarazioni testimoniali debbono
essere documentate integralmente con mezzi di riproduzione
fonografica o audiovisiva. Quando si verifica una indisponibilita' di
strumenti di riproduzione o di personale tecnico, si provvede con le
forme della perizia ovvero della consulenza tecnica.
Dell'interrogatorio e' anche redatto verbale in forma riassuntiva. La
trascrizione della riproduzione e' disposta solo se richiesta dalle
parti. (93) (140)
5-ter. Il giudice, su richiesta di parte, applica le disposizioni
di cui al comma 5-bis quando fra le persone interessate
all'assunzione della prova vi siano maggiorenni in condizione di
particolare vulnerabilita', desunta anche dal tipo di reato per cui
si procede.
((5-quater. Fermo quanto previsto dal comma 5-ter, quando occorre
procedere all'esame di una persona offesa che versa in condizione di
particolare vulnerabilita' si applicano le diposizioni di cui
all'articolo 498, comma 4-quater)).

-------------
AGGIORNAMENTO (93)
La Corte costituzionale, con sentenza 1 giugno-9 luglio 1998 n. 262
(G.U. 1a s.s. 15/7/1998, n. 28) ha dichiarato l' illegittimita'
costituzionale del comma 5-bis del presente articolo "nella parte in
cui non prevede l'ipotesi di reato di cui all'art. 609-quinquies
(Corruzione di minorenne) del codice penale fra quelle in presenza
delle quali, ove fra le persone interessate all'assunzione della
prova vi siano minori di anni sedici, il giudice stabilisce il luogo,
il tempo e le modalita' particolari attraverso cui procedere
all'incidente probatorio, quando le esigenze del minore lo rendono
necessario od opportuno".
-------------
AGGIORNAMENTO (140)
La Corte costituzionale, con sentenza 13-29 gennaio 2005 n. 63 (in
G.U. 1a s.s. 2/2/2005, n. 5) ha dichiarato la illegittimita'
costituzionale "dell'art. 398, comma 5-bis, del codice di procedura
penale nella parte in cui non prevede che il giudice possa provvedere
nei modi ivi previsti all'assunzione della prova ove fra le persone
interessate ad essa vi sia un maggiorenne infermo di mente, quando le
esigenze di questi lo rendano necessario od opportuno".
Art. 399.
Accompagnamento coattivo della persona sottoposta alle indagini
1. Se la persona sottoposta alle indagini, la cui presenza e'
necessaria per compiere un atto da assumere con l'incidente
probatorio, non compare senza addurre un legittimo impedimento, il
giudice ne ordina l'accompagnamento coattivo.
Art. 400.
Provvedimenti per i casi di urgenza
1. Quando per assicurare l'assunzione della prova e' indispensabile
procedere con urgenza all'incidente probatorio, il giudice dispone
con decreto motivato che i termini previsti dagli articoli precedenti
siano abbreviati nella misura necessaria.
Art. 401.
U d i e n z a
1. L'udienza si svolge in camera di consiglio con la partecipazione
necessaria del pubblico ministero e del difensore della persona
sottoposta alle indagini. Ha altresi' diritto di parteciparvi il
difensore della persona offesa.
2. In caso di mancata comparizione del difensore della persona
sottoposta alle indagini, il giudice designa altro difensore a norma
dell'articolo 97 comma 4.
3. La persona sottoposta alle indagini e la persona offesa hanno
diritto di assistere all'incidente probatorio quando si deve
esaminare un testimone o un'altra persona. Negli altri casi possono
assistere previa autorizzazione del giudice.
4. Non e' consentita la trattazione e la pronuncia di nuovi
provvedimenti su questioni relative all'ammissibilita' e alla
fondatezza della richiesta.
5. Le prove sono assunte con le forme stabilite per il
dibattimento. Il difensore della persona offesa puo' chiedere al
giudice di rivolgere domande alle persone sottoposte ad esame.
6. Salvo quanto previsto dall'articolo 402, e' vietato estendere
l'assunzione della prova a fatti riguardanti persone diverse da
quelle i cui difensori partecipano all'incidente probatorio. E' in
ogni caso vietato verbalizzare dichiarazioni riguardanti tali
soggetti.
7. Se l'assunzione della prova non si conclude nella medesima
udienza, il giudice ne dispone il rinvio al giorno successivo non
festivo, salvo che lo svolgimento delle attivita' di prova richieda
un termine maggiore.
8. Il verbale, le cose e i documenti acquisiti nell'incidente
probatorio sono trasmessi al pubblico ministero. I difensori hanno
diritto di prenderne visione ed estrarne copia.
Art. 402.
Estensione dell'incidente probatorio
1. Se il pubblico ministero o il difensore della persona sottoposta
alle indagini chiede che la prova si estenda ai fatti o alle
dichiarazioni previsti dall'articolo 401 comma 6, il giudice, se ne
ricorrono i requisiti, dispone le necessarie notifiche a norma
dell'articolo 398 comma 3 rinviando l'udienza per il tempo
strettamente necessario e comunque non oltre tre giorni. La richiesta
non e' accolta se il rinvio pregiudica l'assunzione della prova.
Art. 403.
Utilizzabilita' nel dibattimento delle prove assunte con incidente
probatorio
1. Nel dibattimento le prove assunte con l'incidente probatorio
sono utilizzabili soltanto nei confronti degli imputati i cui
difensori hanno partecipato alla loro assunzione.
(( 1-bis. Le prove di cui al comma 1 non sono utilizzabili nei
confronti dell'imputato raggiunto solo successivamente all'incidente
probatorio da indizi di colpevolezza se il difensore non ha
partecipato alla loro assunzione, salvo che i suddetti indizi siano
emersi dopo che la ripetizione dell'atto sia divenuta impossibile)).
Art. 404.
Efficacia dell'incidente probatorio nei confronti della parte civile
1. La sentenza pronunciata sulla base di una prova assunta con
incidente probatorio a cui il danneggiato dal reato non e' stato
posto in grado di partecipare non produce gli effetti previsti
dall'articolo 652, salvo che il danneggiato stesso ne abbia fatta
accettazione anche tacita.
Titolo VIII
CHIUSURA DELLE INDAGINI PRELIMINARI

Art. 405.
Inizio dell'azione penale
Forme e termini
1. Il pubblico ministero, quando non deve richiedere
l'archiviazione, esercita l'azione penale, formulando l'imputazione,
nei casi previsti nei titoli II, III, IV e V del libro VI ovvero con
richiesta di rinvio a giudizio.
1-bis. Il pubblico ministero, al termine delle indagini, formula
richiesta di archiviazione quando la Corte di cassazione si e'
pronunciata in ordine alla insussistenza dei gravi indizi di
colpevolezza, ai sensi dell'articolo 273, e non sono stati acquisiti,
successivamente, ulteriori elementi a carico della persona sottoposta
alle indagini. ((166))
2. Salvo quanto previsto dall'articolo 415-bis il pubblico
ministero richiede il rinvio a giudizio entro sei mesi dalla data in
cui il nome della persona alla quale e' attribuito il reato e'
iscritto nel registro delle notizie di reato. Il termine e' di un
anno se si procede per taluno dei delitti indicati nell'articolo 407,
comma 2, lettera a).
3. Se e' necessaria la querela, l'istanza o la richiesta di
procedimento, il termine decorre dal momento in cui queste pervengono
al pubblico ministero.
4. Se e' necessaria l'autorizzazione a procedere, il decorso del
termine e' sospeso dal momento della richiesta a quello in cui
l'autorizzazione perviene al pubblico ministero.
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AGGIORNAMENTO (166)
La Corte Costituzionale con sentenza 20 - 24 aprile 2009, n. 121
(in G.U. 1a s.s. 29/04/2009, n. 17) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 405, comma 1-bis, del codice di procedura
penale, aggiunto dall'art. 3 della legge 20 febbraio 2006, n. 46
(Modifiche al codice di procedura penale, in materia di
inappellabilita' delle sentenze di proscioglimento).
Art. 406.
(Proroga del termine)
1. Il pubblico ministero, prima della scadenza, puo' richiedere al
giudice, per giusta causa, la proroga del termine previsto
dall'articolo 405. La richiesta contiene l'indicazione della notizia
di reato e l'esposizione dei motivi che la giustificano.
2. Ulteriori proroghe possono essere richieste dal pubblico
ministero nei casi di particolare complessita' delle indagini ovvero
di oggettiva impossibilita' di concluderle entro il termine
prorogato.
2-bis. Ciascuna proroga puo' essere autorizzata dal giudice per un
tempo non superiore a sei mesi.
2-ter. Qualora si proceda per i reati di cui agli articoli 572,
((589, secondo comma, 589-bis, 590, terzo comma, 590-bis)) e 612-bis
del codice penale, la proroga di cui al comma 1 puo' essere concessa
per non piu' di una volta.
3. La richiesta di proroga, e' notificata, a cura del giudice, con
l'avviso della facolta' di presentare memorie entro cinque giorni
dalla notificazione, alla persona sottoposta alle indagini nonche'
alla persona offesa dal reato che, nella notizia di reato o
successivamente alla sua presentazione, abbia dichiarato di volere
esserne informata. Il giudice provvede entro dieci giorni dalla
scadenza del termine per la presentazione delle memorie.
4. Il giudice autorizza la proroga del termine con ordinanza emessa
in camera di consiglio senza intervento del pubblico ministero e dei
difensori.
5. Qualora ritenga che allo stato degli atti non si debba concedere
la proroga, il giudice, entro il termine previsto dal comma 3 secondo
periodo, fissa la data dell'udienza in camera di consiglio e ne fa
notificare avviso al pubblico ministero, alla persona sottoposta alle
indagini nonche', nella ipotesi prevista dal comma 3, alla persona
offesa dal reato. Il procedimento si svolge nelle forme previste
dall'articolo 127.
5-bis. Le disposizioni dei commi 3, 4 e 5 non si applicano se si
procede per taluno dei delitti indicati nell' articolo 51 comma 3-bis
e nell'articolo 407, comma 2, lettera a), numeri 4 e 7-bis). In tali
casi, il giudice provvede con ordinanza entro dieci giorni dalla
presentazione della richiesta, dandone comunicazione al pubblico
ministero.
6. Se non ritiene di respingere la richiesta di proroga, il giudice
autorizza con ordinanza il pubblico ministero a proseguire le
indagini
7. Con l'ordinanza che respinge la richiesta di proroga, il
giudice, se il termine per le indagini preliminari e' gia' scaduto,
fissa un termine non superiore a dieci giorni per la formulazione
delle richieste del pubblico ministero a norma dell'articolo 405.
8. Gli atti di indagine compiuti dopo la presentazione della
richiesta di proroga e prima della comunicazione del provvedimento
del giudice sono comunque utilizzabili, sempre che, nel caso di
provvedimento negativo, non siano successivi alla data di scadenza
del termine originariamente previsto per le indagini.
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AGGIORNAMENTO (33)
La Corte costituzionale, con la sentenza 2-15 aprile 1992, n. 174
(in G.U. 1a s.s. 22/4/1992 n. 17) ha dichiarato la illegittimita'
costituzionale:
- dell'art. 406 primo nella parte in cui prevede che il giudice possa
prorogare il termine per le indagini preliminari solo "prima della
scadenza" del termine stesso.
- Visto l'art. 27 della legge 11 marzo 1953 n. 87; Dichiara
l'illegittimita' costituzionale dell'art. 406, secondo comma, del
codice di procedura penale nella parte in cui prevede che il giudice
possa concedere ulteriori proroghe del termine per le indagini
preliminari solo "prima della scadenza del termine prorogato".
Art. 407
Termini di durata massima delle indagini preliminari

1. Salvo quanto previsto dall'articolo 393 comma 4, la durata delle
indagini preliminari non puo' comunque superare diciotto mesi.
2. La durata massima e' tuttavia di due anni se le indagini
preliminari riguardano:
a) i delitti appresso indicati:
1) delitti di cui agli articoli 285, 286, 416-bis e 422 del
codice penale, 291-ter, limitatamente alle ipotesi aggravate previste
dalle lettere a), d) ed e) del comma 2, e 291-quater, comma 4, del
testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23
gennaio 1973, n. 43;
2) delitti consumati o tentati di cui agli articoli 575, 628,
terzo comma, 629, secondo comma, e 630 dello stesso codice penale;
3) delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste
dall'articolo 416-bis del codice penale ovvero al fine di agevolare
l'attivita' delle associazioni previste dallo stesso articolo;
4) delitti commessi per finalita' di terrorismo o di eversione
dell'ordinamento costituzionale per i quali la legge stabilisce la
pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel
massimo a dieci anni, nonche' delitti di cui agli articoli 270, terzo
comma, e 306, secondo comma, del codice penale;
5) delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato,
messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o
aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse,
di esplosivi, di armi clandestine nonche' di piu' armi comuni da
sparo escluse quelle previste dall'articolo 2, comma terzo, della
legge 18 aprile 1975, n. 110;
6) delitti di cui agli articoli 73, limitatamente alle ipotesi
aggravate ai sensi dell'articolo 80, comma 2, e 74 del testo unico
delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze
psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di
tossicodipendenza, approvato con decreto del Presidente della
Rupubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni;
7) delitto di cui all'articolo 416 del codice penale nei casi
in cui e' obbligatorio l'arresto in flagranza.
7-bis) dei delitti previsto dagli articoli 600, ((600-bis,
primo comma, 600-ter, primo e secondo comma)) 601, 602, 609-bis nelle
ipotesi aggravate previste dall'articolo 609-ter, 609-quater,
609-octies del codice penale, nonche' dei delitti previsti
dall'articolo 12, comma 3, del testo unico di cui al decreto
legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni.
b) notizie di reato cherendono particolarmente complesse le
investigazioni per la molteplicita' di fatti tra loro collegati
ovvero per l'elevato numero di persone sottoposte alle indagini o di
persone offese; (108) (123)
c) indagini che richiedono il compimento di atti all'estero;
d) procedimenti in cui e' indispensabile mantenere il
collegamento tra piu' uffici del pubblico ministero a norma
dell'articolo 371.
3. Salvo quanto previsto dall'articolo 415-bis qualora il pubblico
ministero non abbia esercitato l'azione penale o richiesto
l'archiviazione nel termine stabilito dalla legge o prorogato dal
giudice, gli atti di indagine compiuti dopo la scadenza del termine
non possono essere utilizzati.
-------------
AGGIORNAMENTO (108)
Il D.L. 27 settembre 1999, n. 330 convertito, senza modificazioni,
dalla L. 23 novembre 1999, n. 438 ha disposto (con l'art. 1, comma 1)
che "nei procedimenti penali in corso alla data di entrata in vigore
del presente decreto, aventi ad oggetto i reati di cui agli articoli
285 e 422 del codice penale, commessi anteriormente alla data di
entrata in vigore del codice di procedura penale, approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 447, il
termine di durata massima delle indagini preliminari e' di quattro
anni ove ricorra l'ipotesi di cui alla lettera b) del comma 2
dell'articolo 407 del codice di procedura penale".
-------------
AGGIORNAMENTO (123)
Il D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito con modificazioni
dalla L. 19 gennaio 2001, n. 4 ha disposto (con l'art. 9, comma 1 )
che "Nei procedimenti penali in corso alla data di entrata in vigore
del presente decreto-legge, aventi ad oggetto i reati di cui agli
articoli 285 e 422 del codice penale, commessi anteriormente alla
data di entrata in vigore del codice di procedura penale, approvato
con decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n.
447, il termine di durata massima delle indagini preliminari e' di
cinque anni ove ricorra l'ipotesi di cui alla lettera b) del comma 2
dell'articolo 407 del codice di procedura penale".
Art. 408.
Richiesta di archiviazione per infondatezza della notizia di reato
1. Entro i termini previsti dagli articoli precedenti, il pubblico
ministero, se la notizia di reato e' infondata, presenta al giudice
richiesta di archiviazione. Con la richiesta e' trasmesso il
fascicolo contenente la notizia di reato, la documentazione relativa
alle indagini espletate e i verbali degli atti compiuti davanti al
giudice per le indagini preliminari.
2. L'avviso della richiesta e' notificato, a cura del pubblico
ministero, alla persona offesa che, nella notizia di reato o
successivamente alla sua presentazione, abbia dichiarato di volere
essere informata circa l'eventuale archiviazione.
3. Nell'avviso e' precisato che, nel termine di dieci giorni, la
persona offesa puo' prendere visione degli atti e presentare
opposizione con richiesta motivata di prosecuzione delle indagini
preliminari.
3-bis. ((Per i delitti commessi con violenza alla persona, l'avviso
della richiesta di archiviazione e' in ogni caso notificato, a cura
del pubblico ministero, alla persona offesa ed il termine di cui al
comma 3 e' elevato a venti giorni.))
Art. 409.
Provvedimenti del giudice sulla richiesta di archiviazione
1. Fuori dei casi in cui sia stata presentata l'opposizione
prevista dall'articolo 410, il giudice, se accoglie la richiesta di
archiviazione, pronuncia decreto motivato e restituisce gli atti al
pubblico ministero. Il provvedimento che dispone l'archiviazione e'
notificato alla persona sottoposta alle indagini se nel corso del
procedimento e' stata applicata nei suoi confronti la misura della
custodia cautelare.
2. Se non accoglie la richiesta, il giudice fissa la data
dell'udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso al pubblico
ministero, alla persona sottoposta alle indagini e alla persona
offesa dal reato. Il procedimento si svolge nelle forme previste
dall'articolo 127. ((Fino al giorno dell'udienza gli atti restano
depositati in cancelleria con facolta' del difensore di estrarne
copia)).
3. Della fissazione dell'udienza il giudice da' inoltre
comunicazione al procuratore generale presso la corte di appello.
4. A seguito dell'udienza, il giudice, se ritiene necessarie
ulteriori indagini, le indica con ordinanza al pubblico ministero,
fissando il termine indispensabile per il compimento di esse.
5. Fuori del caso previsto dal comma 4, il giudice, quando non
accoglie la richiesta di archiviazione, dispone con ordinanza che,
entro dieci giorni, il pubblico ministero formuli l'imputazione.
Entro due giorni dalla formulazione dell'imputazione, il giudice
fissa con decreto l'udienza preliminare. Si osservano, in quanto
applicabili, le disposizioni degli articoli 418 e 419.
6. L'ordinanza di archiviazione e' ricorribile per cassazione solo
nei casi di nullita' previsti dall'articolo 127 comma 5.
Art. 410.
Opposizione alla richiesta di archiviazione
1. Con l'opposizione alla richiesta di archiviazione la persona
offesa dal reato chiede la prosecuzione delle indagini preliminari
indicando, a pena di inammissibilita', l'oggetto della investigazione
suppletiva e i relativi elementi di prova.
2. Se l'opposizione e' inammissibile e la notizia di reato e'
infondata, il giudice dispone l'archiviazione con decreto motivato e
restituisce gli atti al pubblico ministero.
3. Fuori dei casi previsti dal comma 2, il giudice provvede a norma
dell'articolo 409 commi 2, 3, 4 e 5, ma, in caso di piu' persone
offese, l'avviso per l'udienza e' notificato al solo opponente.
Art. 411.
Altri casi di archiviazione
1. Le disposizioni degli articoli 408, 409 e 410 si applicano anche
quando risulta che manca una condizione di procedibilita'((, che la
persona sottoposta alle indagini non e' punibile ai sensi
dell'articolo 131-bis del codice penale per particolare tenuita' del
fatto)), che il reato e' estinto o che il fatto non e' previsto dalla
legge come reato.
((1-bis. Se l'archiviazione e' richiesta per particolare tenuita'
del fatto, il pubblico ministero deve darne avviso alla persona
sottoposta alle indagini e alla persona offesa, precisando che, nel
termine di dieci giorni, possono prendere visione degli atti e
presentare opposizione in cui indicare, a pena di inammissibilita',
le ragioni del dissenso rispetto alla richiesta. Il giudice, se
l'opposizione non e' inammissibile, procede ai sensi dell'articolo
409, comma 2, e, dopo avere sentito le parti, se accoglie la
richiesta, provvede con ordinanza. In mancanza di opposizione, o
quando questa e' inammissibile, il giudice procede senza formalita'
e, se accoglie la richiesta di archiviazione, pronuncia decreto
motivato. Nei casi in cui non accoglie la richiesta il giudice
restituisce gli atti al pubblico ministero, eventualmente provvedendo
ai sensi dell'articolo 409, commi 4 e 5.))
Art. 412.
Avocazione delle indagini preliminari per mancato esercizio
dell'azione penale
1. Il procuratore generale presso la corte di appello dispone con
decreto motivato l'avocazione delle indagini preliminari se il
pubblico ministero non esercita l'azione penale o non richiede
l'archiviazione nel termine stabilito dalla legge o prorogato dal
giudice. Il procuratore generale svolge le indagini preliminari
indispensabili e formula le sue richieste entro trenta giorni dal
decreto di avocazione.
2. Il procuratore generale puo' altresi' disporre l'avocazione a
seguito della comunicazione prevista dall'articolo 409 comma 3.
Art. 413.
Richiesta della persona sottoposta alle indagini o della persona
offesa dal reato
1. La persona sottoposta alle indagini o la persona offesa dal
reato puo' chiedere al procuratore generale di disporre l'avocazione
a norma dell'articolo 412 comma 1.
2. Disposta l'avocazione, il procuratore generale svolge le
indagini preliminari indispensabili e formula le sue richieste entro
trenta giorni dalla richiesta proposta a norma del comma 1.
Art. 414.
Riapertura delle indagini
1. Dopo il provvedimento di archiviazione emesso a norma degli
articoli precedenti, il giudice autorizza con decreto motivato la
riapertura delle indagini su richiesta del pubblico ministero
motivata dalla esigenza di nuove investigazioni.
2. Quando e' autorizzata la riapertura delle indagini, il pubblico
ministero procede a nuova iscrizione a norma dell'articolo 335.
Art. 415.
(( (Reato commesso da persone ignote)
1. Quando e' ignoto l'autore del reato il pubblico ministero entro
sei mesi dalla data della registrazione della notizia di reato,
presenta al giudice richiesta di archiviazione ovvero di
autorizzazione a proseguire le indagini.
2. Quando accoglie la richiesta di archiviazione ovvero di
autorizzazione a proseguire le indagini, il giudice pronuncia decreto
motivato e restituisce gli atti al pubblico ministero. Se ritiene che
il reato sia da attribuire a persona gia' individuata ordina che il
nome di questa sia iscritto nel registro delle notizie di reato.
3. Si osservano, in quanto applicabili, le altre disposizioni di
cui al presente titolo.
4. Nell'ipotesi di cui all'articolo 107-bis delle norme di
attuazione, di coordinamento e transitorie, la richiesta di
archiviazione ed il decreto del giudice che accoglie la richiesta
sono pronunciati cumulativamente con riferimento agli elenchi
trasmessi dagli organi di polizia con l'eventuale indicazione delle
denunce che il pubblico ministero o il giudice intendono escludere,
rispettivamente dalla richiesta o dal decreto)).
Art. 415-bis.
(Avviso all'indagato della conclusione delle indagini preliminari)
1. Prima della scadenza del termine previsto dal comma 2
dell'articolo 405, anche se prorogato, il pubblico ministero, se non
deve formulare richiesta di archiviazione ai sensi degli articoli 408
e 411, fa notificare alla persona sottoposta alle indagini e al
difensore ((nonche', quando si procede per i reati di cui agli
articoli 572 e 612-bis del codice penale, anche al difensore della
persona offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa)) avviso
della conclusione delle indagini preliminari.
2. L'avviso contiene la sommaria enunciazione del fatto per il
quale si procede, delle norme di legge che si assumono violate, della
data e del luogo del fatto con l'avvertimento che la documentazione
relativa alle indagini espletate e' depositata presso la segreteria
del pubblico ministero e che l'indagato e il suo difensore hanno
facolta' di prenderne visione ed estrarne copia.
3. L'avviso contiene altresi' l'avvertimento che l'indagato ha
facolta' entro il termine di venti giorni, di presentare memorie,
produrre documenti, depositare documentazione relativa ad
investigazioni del difensore, chiedere al pubblico ministero il
compimento di atti di indagine, nonche' di presentarsi per rilasciare
dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio.
Se l'indagato chiede di essere sottoposto ad interrogatorio il
pubblico ministero deve procedervi.
4. Quando il pubblico ministero, a seguito delle richieste
dell'indagato, dispone nuove indagini, queste devono essere compiute
entro trenta giorni dalla presentazione, della richiesta. Il termine
puo' essere prorogato dal giudice per le indagini preliminari, su
richiesta dei pubblico ministero, per una sola volta e per non piu'
di sessanta giorni.
5. Le dichiarazioni rilasciate dall'indagato, l'interrogatorio del
medesimo ed i nuovi atti di indagine del pubblico ministero, previsti
dai commi 3 e 4, sono utilizzabili se compiuti entro il termine
stabilito dal comma 4, ancorche' sia decorso il termine stabilito
dalla legge o prorogato dal giudice per l'esercizio dell'azione
penale o per la richiesta di archiviazione.
Titolo IX
UDIENZA PRELIMINARE

Art. 416.
Presentazione della richiesta del pubblico ministero
1. La richiesta di rinvio a giudizio e' depositata dal pubblico
ministero nella cancelleria del giudice. La richiesta di rinvio a
giudizio e' nulla se non e' preceduta dall'avviso, previsto
dall'articolo 415-bis, nonche' dall'invito a presentarsi per rendere
l'interrogatorio ai sensi dell'articolo 375. comma 3, qualora la
persona sottoposta alle indagini abbia chiesto di essere sottoposta
ad interrogatorio entro il termine di cui all'articolo 415-bis, comma
3. (84)
2. Con la richiesta e' trasmesso il fascicolo contenente la notizia
di reato, la documentazione relativa alle indagini espletate e i
verbali degli atti compiuti davanti al giudice per le indagini
preliminari. Il corpo del reato e le cose pertinenti al reato sono
allegati al fascicolo, qualora non debbano essere custoditi altrove.
2-bis. Qualora si proceda ((per i reati di cui agli articoli 589,
secondo comma, e 589-bis del codice penale)), la richiesta di rinvio
a giudizio del pubblico ministero deve essere depositata entro trenta
giorni dalla chiusura delle indagini preliminari.

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AGGIORNAMENTO (84)
La L. 16 luglio 1997, n. 234 ha disposto (con l'art. 3, comma 1)
che "il comma 1 dell'articolo 416 del codice di procedura penale,
come modificato dall'articolo 2, comma 2, della presente legge, ed il
comma 2 dell'articolo 555del codice di procedura penale, come
modificato dall'articolo 2, comma 3, della presente legge, non si
applicano ai procedimenti penali nei quali, alla data di entrata in
vigore della presente legge, e' gia' stata depositata richiesta di
rinvio a giudizio o e' gia' stato emesso decreto di citazione a
giudizio."
Art. 417.
Requisiti formali della richiesta di rinvio a giudizio
1. La richiesta di rinvio a giudizio contiene:
a) le generalita' dell'imputato o le altre indicazioni personali
che valgono a identificarlo nonche' le generalita' della persona
offesa dal reato qualora ne sia possibile l'identificazione;
((b) l'enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto, delle
circostanze aggravanti e di quelle che possono comportare
l'applicazione di misure di sicurezza, con l'indicazione dei relativi
articoli di legge));
c) l'indicazione delle fonti di prova acquisite;
d) la domanda al giudice di emissione del decreto che dispone il
giudizio;
e) la data e la sottoscrizione.
Art. 418.
Fissazione dell'udienza
1. Entro ((cinque)) giorni dal deposito della richiesta, il giudice
fissa con decreto il giorno, l'ora e il luogo dell'udienza in camera
di consiglio, provvedendo a norma dell'articolo 97 quando l'imputato
e' privo di difensore di fiducia.
2. Tra la data di deposito della richiesta e la data dell'udienza
non puo' intercorrere un termine superiore a trenta giorni.
Art. 419.
Atti introduttivi

1. Il giudice fa notificare all'imputato e alla persona offesa,
della quale risulti agli atti l'identita' e il domicilio, l'avviso
del giorno, dell'ora e del luogo dell'udienza, con la richiesta di
rinvio a giudizio formulata dal pubblico ministero e con
l'avvertimento all'imputato che, qualora non compaia, si
applicheranno le disposizioni di cui agli articoli 420-bis, 420-ter,
420-quater e 420-quinquies. ((215))
2. L'avviso e' altresi' comunicato al pubblico ministero e
notificato al difensore dell'imputato con l'avvertimento della
facolta' di prendere visione degli atti e delle cose trasmessi a
norma dell'articolo 416 comma 2 e di presentare memorie e produrre
documenti.
3. L'avviso contiene inoltre l'invito a trasmettere la
documentazione relativa alle indagini eventualmente espletate dopo la
richiesta di rinvio a giudizio.
4. Gli avvisi sono notificati e comunicati almeno dieci giorni
prima della data dell'udienza. Entro lo stesso termine e' notificata
la citazione del responsabile civile e della persona civilmente
obbligata per la pena pecuniaria.
5. L'imputato puo' rinunciare all'udienza preliminare e richiedere
il giudizio immediato con dichiarazione presentata in cancelleria,
personalmente o a mezzo di procuratore speciale, almeno tre giorni
prima della data dell'udienza. L'atto di rinuncia e' notificato al
pubblico ministero e alla persona offesa dal reato a cura
dell'imputato.
6. Nel caso previsto dal comma 5, il giudice emette decreto di
giudizio immediato.
7. Le disposizioni dei commi 1 e 4 sono previste a pena di
nullita'.

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AGGIORNAMENTO (215)
La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto
2014, n. 118, ha disposto (con l'art. 15-bis, comma 1) che "Le
disposizioni di cui al presente capo si applicano ai procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a
condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il
dispositivo della sentenza di primo grado".
Ha inoltre disposto (con l'art. 15-bis, comma 2) che "In deroga a
quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data
di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente
legge quando l'imputato e' stato dichiarato contumace e non e' stato
emesso il decreto di irreperibilita'".
Art. 420.
(( (Costituzione delle parti)
1. L'udienza si svolge in camera di consiglio con la partecipazione
necessaria del pubblico ministero e del difensore dell'imputato.
2. Il giudice procede agli accertamenti relativi alla costituzione
delle parti ordinando la rinnovazione degli avvisi, delle citazioni,
delle comunicazioni e delle notificazioni di cui dichiara la
nullita'.
3. Se il difensore dell'imputato non e' presente il giudice
provvede a norma dell'articolo 97, comma 4.
4. Il verbale dell'udienza preliminare e' redatto di regola in
forma riassuntiva a norma dell'articolo 140, comma 2; il giudice, su
richiesta di parte, dispone la riproduzione fonografica o audiovisiva
ovvero la redazione del verbale con la stenotipia. ))
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AGGIORNAMENTO (15)
La Corte costituzionale, con sentenza 28 novembre - 3 dicembre
1990, n. 529 (in G.U. 1a s.s. 05/12/1990, n. 48), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 420, comma 5, del codice
di procedura penale (approvato con d.P.R. 22 ottobre 1988, n. 247),
nella parte in cui dopo la parola "redatto" prevede "soltanto"
anziche' "di regola";".
Art. 420-bis
(Assenza dell'imputato).

1. Se l'imputato, libero o detenuto, non e' presente all'udienza e,
anche se impedito, ha espressamente rinunciato ad assistervi, il
giudice procede in sua assenza.
2. Salvo quanto previsto dall'articolo 420-ter, il giudice procede
altresi' in assenza dell'imputato che nel corso del procedimento
abbia dichiarato o eletto domicilio ovvero sia stato arrestato,
fermato o sottoposto a misura cautelare ovvero abbia nominato un
difensore di fiducia, nonche' nel caso in cui l'imputato assente
abbia ricevuto personalmente la notificazione dell'avviso
dell'udienza ovvero risulti comunque con certezza che lo stesso e' a
conoscenza del procedimento o si e' volontariamente sottratto alla
conoscenza del procedimento o di atti del medesimo.
3. Nei casi di cui ai commi 1 e 2, l'imputato e' rappresentato dal
difensore. E' altresi' rappresentato dal difensore ed e' considerato
presente l'imputato che, dopo essere comparso, si allontana dall'aula
di udienza o che, presente ad una udienza, non compare ad udienze
successive.
4. L'ordinanza che dispone di procedere in assenza dell'imputato e'
revocata anche d'ufficio se, prima della decisione, l'imputato
compare. Se l'imputato fornisce la prova che l'assenza e' stata
dovuta ad una incolpevole mancata conoscenza della celebrazione del
processo, il giudice rinvia l'udienza e l'imputato puo' chiedere
l'acquisizione di atti e documenti ai sensi dell'articolo 421, comma
3. Nel corso del giudizio di primo grado, l'imputato ha diritto di
formulare richiesta di prove ai sensi dell'articolo 493. Ferma
restando in ogni caso la validita' degli atti regolarmente compiuti
in precedenza, l'imputato puo' altresi' chiedere la rinnovazione di
prove gia' assunte. Nello stesso modo si procede se l'imputato
dimostra che versava nell'assoluta impossibilita' di comparire per
caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento e che la
prova dell'impedimento e' pervenuta con ritardo senza sua colpa.
5. Il giudice revoca altresi' l'ordinanza e procede a norma
dell'articolo 420-quater se risulta che il procedimento, per
l'assenza dell'imputato, doveva essere sospeso ai sensi delle
disposizioni di tale articolo.
((215))

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AGGIORNAMENTO (215)
La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto
2014, n. 118, ha disposto (con l'art. 15-bis, comma 1) che "Le
disposizioni di cui al presente capo si applicano ai procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a
condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il
dispositivo della sentenza di primo grado".
Ha inoltre disposto (con l'art. 15-bis, comma 2) che "In deroga a
quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data
di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente
legge quando l'imputato e' stato dichiarato contumace e non e' stato
emesso il decreto di irreperibilita'".
Art. 420-ter.
(( (Impedimento a comparire dell'imputato o del difensore)
1. Quando l'imputato, anche se detenuto, non si presenta
all'udienza e risulta che l'assenza e' dovuta ad assoluta
impossibilita' di comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro
legittimo impedimento, il giudice, con ordinanza, anche d'ufficio,
rinvia ad una nuova udienza e dispone che sia rinnovato l'avviso
all'imputato, a norma dell'articolo 419, comma 1.
2. Con le medesime modalita' di cui al comma 1 il giudice provvede
quando appare probabile che l'assenza dell'imputato sia dovuta ad
assoluta impossibilita' di comparire per caso fortuito o forza
maggiore. Tale probabilita' e' liberamente valutata dal giudice e non
puo' formare oggetto di discussione successiva ne' motivo di
impugnazione.
3. Quando l'imputato, anche se detenuto, non si presenta alle
successive udienze e ricorrono le condizioni previste dal comma 1 il
giudice rinvia anche d'ufficio l'udienza, fissa con ordinanza la data
della nuova udienza e ne dispone la notificazione all'imputato.
4. In ogni caso la lettura dell'ordinanza che fissa la nuova
udienza sostituisce la citazione e gli avvisi per tutti coloro che
sono o devono considerarsi presenti.
5. Il giudice provvede a norma del comma 1 nel caso di assenza del
difensore, quando risulta che l'assenza stessa e' dovuta ad assoluta
impossibilita' di comparire per legittimo impedimento, purche'
prontamente comunicato. Tale disposizione non si applica se
l'imputato e' assistito da due difensori e l'impedimento riguarda uno
dei medesimi ovvero quando il difensore impedito ha designato un
sostituto o quando l'imputato chiede che si proceda in assenza del
difensore impedito. ))
Art. 420-quater
(Sospensione del processo per assenza dell'imputato).

1. Fuori dei casi previsti dagli articoli 420-bis e 420-ter e fuori
delle ipotesi di nullita' della notificazione, se l'imputato non e'
presente il giudice rinvia l'udienza e dispone che l'avviso sia
notificato all'imputato personalmente ad opera della polizia
giudiziaria.
2. Quando la notificazione ai sensi del comma 1 non risulta
possibile, e sempre che non debba essere pronunciata sentenza a norma
dell'articolo 129, il giudice dispone con ordinanza la sospensione
del processo nei confronti dell'imputato assente. Si applica
l'articolo 18, comma 1, lettera b). Non si applica l'articolo 75,
comma 3.
3. Durante la sospensione del processo, il giudice, con le
modalita' stabilite per il dibattimento, acquisisce, a richiesta di
parte, le prove non rinviabili.
((215))

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AGGIORNAMENTO (215)
La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto
2014, n. 118, ha disposto (con l'art. 15-bis, comma 1) che "Le
disposizioni di cui al presente capo si applicano ai procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a
condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il
dispositivo della sentenza di primo grado".
Ha inoltre disposto (con l'art. 15-bis, comma 2) che "In deroga a
quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data
di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente
legge quando l'imputato e' stato dichiarato contumace e non e' stato
emesso il decreto di irreperibilita'".
Art. 420-quinquies
(Nuove ricerche dell'imputato e revoca della sospensione del
processo).

1. Alla scadenza di un anno dalla pronuncia dell'ordinanza di cui
al comma 2 dell'articolo 420-quater, o anche prima quando ne ravvisi
l'esigenza, il giudice dispone nuove ricerche dell'imputato per la
notifica dell'avviso. Analogamente provvede a ogni successiva
scadenza annuale, qualora il procedimento non abbia ripreso il suo
corso.
2. Il giudice revoca l'ordinanza di sospensione del processo:
a) se le ricerche di cui al comma 1 hanno avuto esito positivo;
b) se l'imputato ha nel frattempo nominato un difensore di
fiducia;
c) in ogni altro caso in cui vi sia la prova certa che l'imputato
e' a conoscenza del procedimento avviato nei suoi confronti;
d) se deve essere pronunciata sentenza a norma dell'articolo 129.
3. Con l'ordinanza di revoca della sospensione del processo, il
giudice fissa la data per la nuova udienza, disponendo che l'avviso
sia notificato all'imputato e al suo difensore, alle altre parti
private e alla persona offesa, nonche' comunicato al pubblico
ministero.
4. All'udienza di cui al comma 3 l'imputato puo' formulare
richiesta ai sensi degli articoli 438 e 444.
((215))

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AGGIORNAMENTO (215)
La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto
2014, n. 118, ha disposto (con l'art. 15-bis, comma 1) che "Le
disposizioni di cui al presente capo si applicano ai procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a
condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il
dispositivo della sentenza di primo grado".
Ha inoltre disposto (con l'art. 15-bis, comma 2) che "In deroga a
quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data
di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente
legge quando l'imputato e' stato dichiarato contumace e non e' stato
emesso il decreto di irreperibilita'".
Art. 421.
Discussione
1. Conclusi gli accertamenti relativi alla costituzione delle
parti, il giudice dichiara aperta la discussione.
2. Il pubblico ministero espone sinteticamente i risultati delle
indagini preliminari e gli elementi di prova che giustificano la
richiesta di rinvio a giudizio. ((L'imputato puo' rendere
dichiarazioni spontanee e chiedere di essere sottoposto
all'interrogatorio, per il quale si applicano le disposizioni degli
articoli 64 e 65.)) Su richiesta di parte, il giudice dispone che
l'interrogatorio sia reso nelle forme previste dagli articoli 498 e
499. Prendono poi la parola, nell'ordine, i difensori della parte
civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata
per la pena pecuniaria e dell'imputato che espongono le loro difese.
Il pubblico ministero e i difensori possono replicare una sola volta.
3. Il pubblico ministero e i difensori formulano e illustrano le
rispettive conclusioni utilizzando gli atti contenuti nel fascicolo
trasmesso a norma dell'articolo 416 comma 2 nonche' gli atti e i
documenti ammessi dal giudice prima dell'inizio della discussione.
4. Se il giudice ritiene di poter decidere allo stato degli atti,
dichiara chiusa la discussione.
Art. 421-bis.
(( (Ordinanza per l'integrazione delle indagini).
1. Quando non provvede a norma del comma 4 dell'articolo 421, il
giudice, se le indagini preliminari sono incomplete, indica le
ulteriori indagini, fissando il termine per il loro compimento e la
data della nuova udienza preliminare. Del provvedimento e' data
comunicazione al procuratore generale presso la corte d'appello.
2. Il procuratore generale presso la corte d'appello puo' disporre
con decreto motivato l'avocazione delle indagini a seguito della
comunicazione prevista dal comma 1. Si applica, in quanto
compatibile, la disposizione dell'articolo 412, comma 1)).
Art. 422.
(( (Attivita' di integrazione probatoria del giudice)
1. Quando non provvede a norma del comma 4 dell'articolo 421,
ovvero a norma dell'articolo 421-bis, il giudice puo' disporre, anche
d'ufficio, l'assunzione delle prove delle quali appare evidente la
decisivita' ai fini della sentenza di non luogo a procedere.
2. Il giudice, se non e' possibile procedere immediatamente
all'assunzione delle prove, fissa la data della nuova udienza e
dispone la citazione dei testimoni, dei periti, dei consulenti
tecnici e delle persone indicate nell'articolo 210 di cui siano stati
ammessi l'audizione o l'interrogatorio.
3. L'audizione e l'interrogatorio delle persone indicate nel comma
2 sono condotti dal giudice. Il pubblico ministero e i difensori
possono porre domande, a mezzo del giudice, nell'ordine previsto
dall'articolo 421, comma 2. Successivamente, il pubblico ministero e
i difensori formulano e illustrano le rispettive conclusioni.
4. In ogni caso l'imputato puo' chiedere di essere sottoposto
all'interrogatorio, per il quale si applicano le disposizioni degli
articoli 64 e 65. Su richiesta di parte, il giudice dispone che
l'interrogatorio sia reso nelle forme previste dagli articoli 498 e
499)).
Art. 423.
Modificazione dell'imputazione
1. Se nel corso dell'udienza il fatto risulta diverso da come e'
descritto nell'imputazione ovvero emerge un reato connesso a norma
dell'articolo 12 comma 1 lettera b), o una circostanza aggravante, il
pubblico ministero modifica l'imputazione e la contesta all'imputato
presente. Se l'imputato non e' presente, la modificazione della
imputazione e' comunicata al difensore, che rappresenta l'imputato ai
fini della contestazione.
2. Se risulta a carico dell'imputato un fatto nuovo non enunciato
nella richiesta di rinvio a giudizio, per il quale si debba procedere
di ufficio, il giudice ne autorizza la contestazione se il pubblico
ministero ne fa richiesta e vi e' il consenso dell'imputato.
Art. 424.
Provvedimenti del giudice
1. Subito dopo che e' stata dichiarata chiusa la discussione, il
giudice procede alla deliberazione pronunciando sentenza di non luogo
a procedere o decreto che dispone il giudizio.
2. Il giudice da' immediata lettura del provvedimento. La lettura
equivale a notificazione per le parti presenti.
3. Il provvedimento e' immediatamente depositato in cancelleria. Le
parti hanno diritto di ottenere copia.
4. Qualora non sia possibile procedere alla redazione immediata dei
motivi della sentenza di non luogo a procedere, il giudice provvede
non oltre il trentesimo giorno da quello della pronuncia.
Art. 425.
(Sentenza di non luogo a procedere)
1. Se sussiste una causa che estingue il reato o per la quale
l'azione penale non doveva essere iniziata o non deve essere
proseguita se il fatto non e' previsto dalla legge come reato ovvero
quando risulta che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha
commesso o che il fatto non costituisce reato o che si tratta di
persona non punibile per qualsiasi causa, il giudice pronuncia
sentenza di non luogo a procedere, indicandone la causa nel
dispositivo.
2. Ai fini della pronuncia della sentenza di cui al comma 1, il
giudice tiene conto delle circostanze attenuanti. Si applicano le
disposizioni dell'articolo 69 del codice penale.
3. Il giudice pronuncia sentenza di non luogo a procedere anche
quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori
o comunque non idonei a sostenere l'accusa in giudizio.
4. Il giudice non puo' pronunciare sentenza di non luogo a
procedere se ritiene che dal proscioglimento dovrebbe conseguire
l'applicazione di una misura di sicurezza (( diversa dalla confisca
)).
5. Si applicano le disposizioni dell'articolo 537".
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AGGIORNAMENTO (43)
La Corte costituzionale con sentenza 28 gennaio-10 febbraio 1993,
n. 41 (in G.U. 1 s.s. 17/2/1993, n. 8) ha dichiarato l'
illegittimita' costituzionale del comma 1 del presente articolo "
nella parte in cui stabilisce che il giudice pronuncia sentenza di
non luogo a procedere quando risulta evidente che l'imputato e'
persona imputabile."
Art. 426.
Requisiti della sentenza
1. La sentenza contiene:
a) l'intestazione "in nome del popolo italiano" e l'indicazione
dell'autorita' che l'ha pronunciata;
b) le generalita' dell'imputato o le altre indicazioni personali
che valgono a identificarlo nonche' le generalita' delle altre parti
private;
c) l'imputazione;
d) l'esposizione sommaria dei motivi di fatto e di diritto su cui
la decisione e' fondata;
e) il dispositivo, con l'indicazione degli articoli di legge
applicati;
f) la data e la sottoscrizione del giudice.
2. In caso di impedimento del giudice, la sentenza e' sottoscritta
dal presidente del tribunale previa menzione della causa della
sostituzione.
3. Oltre che nel caso previsto dall'articolo 125 comma 3, la
sentenza e' nulla se manca o e' incompleto nei suoi elementi
essenziali il dispositivo ovvero se manca la sottoscrizione del
giudice.
Art. 427.
Condanna del querelante alle spese e ai danni
1. Quando si tratta di reato per il quale si procede a querela
della persona offesa, con la sentenza di non luogo a procedere
perche' il fatto non sussiste o l'imputato non lo ha commesso il
giudice condanna il querelante al pagamento delle spese del
procedimento anticipate dallo Stato. (47) ((50))
2. Nei casi previsti dal comma 1, il giudice, quando ne e' fatta
domanda, condanna inoltre il querelante alla rifusione delle spese
sostenute dall'imputato e, se il querelante si e' costituito parte
civile, anche di quelle sostenute dal responsabile civile citato o
intervenuto. Quando ricorrono giusti motivi, le spese possono essere
compensate in tutto o in parte.
3. Se vi e' colpa grave, il giudice puo' condannare il querelante a
risarcire i danni all'imputato e al responsabile civile che ne
abbiano fatto domanda.
4. Contro il capo della sentenza di non luogo a procedere che
decide sulle spese e sui danni possono proporre impugnazione, a norma
dell'articolo 428, il querelante, l'imputato e il responsabile
civile.
5. Se il reato e' estinto per remissione della querela, si applica
la disposizione dell'articolo 340 comma 4.
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AGGIORNAMENTO (47)
La Corte costituzionale, con sentenza 2-21 aprile 1993, n. 180 (in
G.U. 1a s.s. 28/4/1993, n. 18) ha dichiarato l' illegittimita'
costituzionale del primo comma del presente articolo " nella parte in
cui prevede, nel caso di proscioglimento dell'imputato per non aver
commesso il fatto, che il giudice condanni il querelante al pagamento
delle spese anticipate dallo Stato anche quando risulti che
l'attribuzione del reato all'imputato non sia ascrivibile a colpa del
querelante."
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AGGIORNAMENTO (50)
La Corte costituzionale, con sentenza 18 novembre-3 dicembre 1993,
n. 423 (in G.U. 1 a s.s. 9/12/1993, n. 50) ha dichiarato l'
illegittimita' costituzionale del primo comma del presente articolo "
nella parte in cui prevede, nel caso di proscioglimento dell'imputato
perche' il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto, che
il giudice condanni il querelante al pagamento delle spese anticipate
dallo Stato anche in assenza di qualsiasi colpa a questi ascrivibile
nell'esercizio del diritto di querela."
Art. 428.
(( (Impugnazione della sentenza di non luogo a procedere). ))
(( 1. Contro la sentenza di non luogo a procedere possono proporre
ricorso per cassazione:
a) il procuratore della Repubblica e il procuratore generale;
b) l'imputato, salvo che con la sentenza sia stato dichiarato che
il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso.
2. La persona offesa puo' proporre ricorso per cassazione nei soli
casi di nullita' previsti dall'articolo 419, comma 7. La persona
offesa costituita parte civile puo' proporre ricorso per cassazione
ai sensi dell'articolo 606. 3. Sull'impugnazione decide la Corte di
cassazione in camera di consiglio con le forme previste dall'articolo
127. ))
Art. 429.
Decreto che dispone il giudizio
1. Il decreto che dispone il giudizio contiene:
a) le generalita' dell'imputato e le altre indicazioni personali
che valgono a identificarlo nonche' le generalita' delle altre parti
private, con l'indicazione dei difensori;
b) l'indicazione della persona offesa dal reato qualora risulti
identificata;
c) l'enunciazione , in forma chiara e precisa del fatto, delle
circostanze aggravanti e di quelle che possono comportare
l'applicazione di misure di sicurezza, con l'indicazione dei relativi
articoli di legge;
d) l'indicazione sommaria delle fonti di prova e dei fatti cui
esse si riferiscono;
e) il dispositivo, con l'indicazione del giudice competente per
il giudizio;
f) l'indicazione del luogo, del giorno e dell'ora della
comparizione, con l'avvertimento all'imputato che non comparendo
sara' giudicato in contumacia;
g) la data e la sottoscrizione del giudice e dell'ausiliario che
l'assiste.
2. Il decreto e' nullo se l'imputato non e' identificato in modo
certo ovvero se manca o e' insufficiente l'indicazione di uno dei
requisiti previsti dal comma 1 lettere c) e f).
3. Tra la data del decreto e la data fissata per il giudizio deve
intercorrere un termine non inferiore a venti giorni.
3-bis. Qualora si proceda ((per i reati di cui agli articoli 589,
secondo comma, e 589-bis del codice penale)), il termine di cui al
comma 3 non puo' essere superiore a sessanta giorni.
4. Il decreto e' notificato all'imputato contumace nonche'
all'imputato e alla persona offesa comunque non presenti alla lettura
del provvedimento di cui al comma 1 dell'articolo 424 almeno venti
giorni prima della data fissata per il giudizio.
Art. 430.
(( (Attivita' integrativa di indagine del pubblico ministero e del
difensore). ))
(( 1. Successivamente all'emissione del decreto che dispone il
giudizio, il pubblico ministero e il difensore possono, ai fini delle
proprie richieste al giudice del dibattimento, compiere attivita'
integrativa di indagine, fatta eccezione degli atti pe ri quali e'
prevista la partecipazione dell'imputato o del difensore di questo.
2. La documentazione relativa all'attivita' indicata nel comma 1 e'
immediatamente depositata nella segreteria del pubblico ministero con
facolta' delle parti di prenderne visione e di estrarne copia)).
Art. 430-bis.
(( (Divieto di assumere informazioni).
1. E' vietato al pubblico ministero, alla polizia giudiziaria e al
difensore assumere informazioni dalla persona ammessa ai sensi
dell'articolo 507 o indicata nella richiesta di incidente probatorio
o ai sensi dell'articolo 422, comma 2, ovvero nella lista prevista
dall'articolo 468 e presentata dalle altre parti processuali. Le
informazioni assunte in violazione del divieto sono inutilizzabili.
2. Il divieto di cui al comma 1 cessa dopo l'assunzione della
testimonianza e nei casi in cui questa non sia ammessa o non abbia
luogo)).
Art. 431.
Fascicolo per il dibattimento
1. Immediatamente dopo l'emissione del decreto che dispone il
giudizio, il giudice provvede nel contraddittorio delle parti alla
formazione del fascicolo per il dibattimento. Se una delle parti ne
fa richiesta il giudice fissa una nuova udienza, non oltre il termine
di quindici giorni, per la formazione del fascicolo. Nel fascicolo
per il dibattimento sono raccolti:
a) gli atti relativi alla procedibilita' dell'azione penale e
all'esercizio dell'azione civile;
b) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dalla polizia
giudiziaria;
c) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dal pubblico
ministero (( e dal difensore ));
d) i documenti acquisiti all'estero, mediante rogatoria
internazionale e i verbali degli atti non ripetibili assunti con le
stesse modalita';
e) i verbali degli atti assunti nell'incidente probatorio;
f) i verbali degli atti, diversi da quelli previsti dalla lettera
d), assunti all'estero a seguito di rogatoria internazionale ai quali
i difensori sono stati posti in grado di assistere e di esercitare le
facolta' loro consentite dalla legge italiana;
g) il certificato generale del casellario giudiziario e gli altri
documenti indicati nell'articolo 236;
h) il corpo del reato e le cose pertinenti al reato, qualora non
debbano essere custoditi altrove.
2 Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il
dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero,
nonche' della documentazione relativa all'attivita' di investigazione
difensiva.
Art. 432.
Trasmissione e custodia del fascicolo per il dibattimento
1. Il decreto che dispone il giudizio e' trasmesso senza ritardo,
con il fascicolo previsto dall'articolo 431 e con l'eventuale
provvedimento che abbia disposto misure cautelari in corso di
esecuzione, alla cancelleria del giudice competente per il giudizio.
Art. 433.
Fascicolo del pubblico ministero
1. Gli atti diversi da quelli previsti dall'articolo 431 sono
trasmessi al pubblico ministero con gli atti acquisiti all'udienza
preliminare unitamente al verbale dell'udienza.
2. I difensori hanno facolta' di prendere visione ed estrarre
copia, nella segreteria del pubblico ministero, degli atti raccolti
nel fascicolo formato a norma del comma 1.
3. Nel fascicolo del pubblico ministero (( ed in quello del
difensore )) e' altresi' inserita la documentazione dell'attivita'
prevista dall'articolo 430 quando di essa le parti si sono servite
per la formulazione di richieste al giudice del dibattimento e
quest'ultimo le ha accolte.
Titolo X
REVOCA DELLA SENTENZA DI NON LUOGO A PROCEDERE

Art. 434.
Casi di revoca
1. Se dopo la pronuncia di una sentenza di non luogo a procedere
sopravvengono o si scoprono nuove fonti di prova che, da sole o
unitamente a quelle gia' acquisite, possono determinare il rinvio a
giudizio, il giudice per le indagini preliminari, su richiesta del
pubblico ministero, dispone la revoca della sentenza.
Art. 435.
Richiesta di revoca
1. Nella richiesta di revoca il pubblico ministero indica le nuove
fonti di prova, specifica se queste sono gia' state acquisite o sono
ancora da acquisire e richiede, nel primo caso, il rinvio a giudizio
e, nel secondo, la riapertura delle indagini.
2. Con la richiesta sono trasmessi alla cancelleria del giudice gli
atti relativi alle nuove fonti di prova.
3. Il giudice, se non dichiara inammissibile la richiesta, designa
un difensore all'imputato che ne sia privo, fissa la data
dell'udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso al pubblico
ministero, all'imputato, al difensore e alla persona offesa. Il
procedimento si svolge nelle forme previste dall'articolo 127.
Art. 436.
Provvedimenti del giudice
1. Sulla richiesta di revoca il giudice provvede con ordinanza.
2. Quando revoca la sentenza di non luogo a procedere, il giudice,
se il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio, fissa
l'udienza preliminare, dandone avviso agli interessati presenti e
disponendo per gli altri la notificazione; altrimenti ordina la
riapertura delle indagini.
3. Con l'ordinanza di riapertura delle indagini, il giudice
stabilisce per il loro compimento un termine improrogabile non
superiore a sei mesi.
4. Entro la scadenza del termine, il pubblico ministero, qualora
sulla base dei nuovi atti di indagine non debba chiedere
l'archiviazione, trasmette alla cancelleria del giudice la richiesta
di rinvio a giudizio.
Art. 437.
Ricorso per cassazione
1. Contro l'ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la
richiesta di revoca il pubblico ministero puo' proporre ricorso per
cassazione (( solamente per i motivi indicati all'articolo 606,
comma 1, lettere b), d) ed e))) .
Libro VI
PROCEDIMENTI SPECIALI
Titolo I
GIUDIZIO ABBREVIATO

Art. 438.
Presupposti del giudizio abbreviato
1. L'imputato puo' chiedere che il processo sia definito
all'udienza preliminare allo stato degli atti, salve le disposizioni
di cui al comma 5 del presente articolo e all'articolo 441, comma 5.
2. La richiesta puo' essere proposta, oralmente o per iscritto,
fino a che non siano formulate le conclusioni a norma degli articoli
421 e 422.
3. La volonta' dell'imputato e' espressa personalmente o per mezzo
di procuratore speciale e la sottoscrizione e' autenticata nelle
forme previste dall'articolo 583, comma 3.
4. Sulla richiesta il giudice provvede con ordinanza con la quale
dispone il giudizio abbreviato.
5. L'imputato ferma restando la utilizzabilita' ai fini della prova
degli atti indicati nell'articolo 442, comma. 1-bis, puo' subordinare
la richiesta ad una integrazione probatoria necessaria ai fini della
decisione. Il giudice dispone il giudizio abbreviato se
l'integrazione probatoria richiesta risulta necessaria ai fini della
decisione e compatibile con le finalita' di economia processuale
proprie del procedimento, tenuto conto degli atti gia' acquisiti ed
utilizzabili. In tal caso il pubblico ministero puo' chiedere
l'ammissione di prova contraria. Resta salva l'applicabilita'
dell'articolo 423.
6. In caso di rigetto ai sensi del comma 5, la richiesta puo' ssere
riproposta fino al termine previsto dal comma 2. ((133))
---------------
AGGIORNAMENTO (17)
La Corte costituzionale, con sentenza 28 gennaio - 15 febbraio
1991, n. 81 (in G.U. 1a s.s. 20/02/1991, n. 8), ha dichiarato l'
illegittimita' costituzionale del combinato disposto degli artt. 438,
439, 440 e 442 del codice di procedura penale, " nella parte in cui
non prevede che il pubblico ministero, in caso di dissenso, sia
tenuto ad enunciarne le ragioni e nella parte in cui non prevede che
il giudice, quando, a dibattimento concluso, ritiene ingiustificato
il dissenso del pubblico ministero, possa applicare all'imputato la
riduzione di pena contemplata dall'art. 442, secondo comma, dello
stesso codice ".
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AGGIORNAMENTO (30)
La Corte costituzionale, con sentenza 22-31 gennaio 1992, n. 23
(G.U. 1a s.s. 5/2/1992, n. 6) ha dichiarato "l' illegittimita'
costituzionale del combinato disposto degli artt. 438, 439, 440 e 442
nella parte in cui non prevede che il giudice, all'esito del
dibattimento, ritenendo che il processo poteva essere definito allo
stato degli atti dal giudice per le indagini preliminari, possa
applicare la riduzione di pena prevista dall'art. 442, secondo comma,
dello stesso codice ".
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AGGIORNAMENTO (133)
La Corte costituzionale, con sentenza 19-23 maggio 2003 n. 169 (in
G.U. 1a s.s. 28/5/2003 n. 21) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 438, comma 6, del codice di procedura
penale, nella parte in cui non prevede che, in caso di rigetto della
richiesta di giudizio abbreviato subordinata ad una integrazione
probatoria, l'imputato possa rinnovare la richiesta prima della
dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado e il
giudice possa disporre il giudizio abbreviato.
Art. 439.
((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479))
Art. 440.
((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479))
Art. 441.
(( (Svolgimento del giudizio abbreviato)
1. Nel giudizio abbreviato si osservano, in quanto applicabili, le
disposizioni previste per l'udienza preliminare, fatta eccezione per
quelle di cui agli articoli 422 e 423.
2. La costituzione di parte civile, intervenuta dopo la conoscenza
dell'ordinanza che dispone il giudizio abbreviato, equivale ad
accettazione del rito abbreviato.
3. Il giudizio abbreviato si svolge in camera di consiglio; il
giudice dispone che il giudizio si svolga in pubblica udienza quando
ne fanno richiesta tutti gli imputati.
4. Se la parte civile non accetta il rito abbreviato non si applica
la disposizione di cui all'articolo 75, comma 3.
5. Quando il giudice ritiene di non poter decidere allo stato degli
atti assume, anche d'ufficio, gli elementi necessari ai fini della
decisione. Resta salva in tale caso l'applicabilita' dell'articolo
423.
6. All'assunzione delle prove di cui al comma 5 del presente
articolo e all'articolo 438, comma 5, si procede nelle firme previste
dall'articolo 422, comma 2, 3 e 4)).
Art. 441-bis.
(Provvedimenti del giudice a seguito di nuove contestazioni sul
giudizio abbreviato).
1. Se, nei casi disciplinati dagli articoli 438, comma 5, e 441,
comma 5, il pubblico ministero procede alle contestazioni previste
dall'articolo 423, comma 1, l'imputato puo' chiedere che il
procedimento prosegua nelle forme ordinarie.
2. La volonta' dell'imputato e' espressa nelle forme previste
dall'articolo 438, comma 3.
3. Il giudice, su istanza dell'imputato o del difensore, assegna un
termine non superiore a dieci giorni, per la formulazione della
richiesta di cui ai commi 1 e 2 ovvero per l'integrazione della
difesa, e sospende il giudizio per il tempo corrispondente.
4. Se l'imputato chiede che il procedimento prosegua nelle forme
ordinarie, il giudice revoca l'ordinanza con cui era stato disposto
il giudizio abbreviato e fissa l'udienza preliminare o la sua
eventuale prosecuzione. Gli atti compiuti ai sensi degli articoli
438, comma 5, e 441, comma 5, hanno la stessa efficacia degli atti
compiuti ai sensi dell'articolo 422. La richiesta di giudizio
abbreviato non puo' essere riproposta. (( Si applicano le
disposizioni dell'articolo 303, comma 2 )).
5. Se il procedimento prosegue nelle forme del giudizio abbreviato,
l'imputato puo' chiedere l'ammissione di nuove prove, in relazione
alle contestazioni ai sensi dell'articolo 423, anche oltre i limiti
previsti dall'articolo 438, comma 5, ed il pubblico ministero puo'
chiedere l'ammissione di prova contraria.
Art. 442.
Decisione

1. Terminata la discussione, il giudice provvede a norma degli
articoli 529 e seguenti.
1-bis. Ai fini della deliberazione il giudice utilizza gli atti
contenuti nel fascicolo di cui all'articolo 416, comma 2, la
documentazione di cui all'articolo 419, comma 3, e le prove assunte
nell'udienza.
2. In caso di condanna, la pena che il giudice determina tenendo
conto di tutte le circostanze e' diminuita di un terzo. Alla pena
dell'ergastolo e' sostituita quella della reclusione di anni trenta.
((Alla pena dell'ergastolo con isolamento diurno, nei casi di
concorso di reati e di reato continuato, e' sostituita quella
dell'ergastolo)). (20) ((116)) ((200))
3. La sentenza e' notificata all'imputato che non sia comparso. 4.
Si applica la disposizione dell'articolo 426 comma 2. (17) (30)

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AGGIORNAMENTO (17)
La Corte costituzionale, con sentenza 28 gennaio - 15 febbraio
1991, n. 81 (in G.U. 1a s.s. 20/02/1991, n. 8), ha dichiarato la
illegittimita' costituzionale del combinato disposto degli artt. 438,
439, 440 e 442 del codice di procedura penale, "nella parte in cui
non prevede che il pubblico ministero, in caso di dissenso, sia
tenuto ad enunciarne le ragioni e nella parte in cui non prevede che
il giudice, quando, a dibattimento concluso, ritiene ingiustificato
il dissenso del pubblico ministero, possa applicare all'imputato la
riduzione di pena contemplata dall'art. 442, secondo comma, dello
stesso codice".
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AGGIORNAMENTO (20)
La Corte costituzionale, con sentenza 22 - 23 aprile 1991, n. 176
(in G.U. 1a s.s. 24/04/1991, n. 17), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 442, comma 2, ultimo periodo ("Alla pena
dell'ergastolo e' sostituita quella della reclusione di anni
trenta"), del codice di procedura penale".
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AGGIORNAMENTO (30)
La Corte costituzionale, con sentenza 22-31 gennaio 1992, n. 23
(G.U. 1a s.s. 5/2/1992, n. 6) ha dichiarato "l' illegittimita'
costituzionale del combinato disposto degli artt. 438, 439, 440 e 442
nella parte in cui non prevede che il giudice, all'esito del
dibattimento, ritenendo che il processo poteva essere definito allo
stato degli atti dal giudice per le indagini preliminari, possa
applicare la riduzione di pena prevista dall'art. 442, secondo comma,
dello stesso codice".
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 24 novembre 2000, n. 341 convertito con modificazioni dalla
L. 19 gennaio 2001, n. 4, ha disposto (con l'art. 7, comma 1) che
"Nell'articolo 442, comma 2, ultimo periodo, del codice di procedura
penale, l'espressione "pena dell'ergastolo" deve intendersi riferita
all'ergastolo senza isolamento diurno".
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AGGIORNAMENTO (200)
Successivamente la Corte Costituzionale, con sentenza 3 - 18 luglio
2013, n. 210 (in G.U. 1a s.s. 24/7/2013, n. 30), ha dichiarato
l'illegittimita' costituzionale dell'articolo 7, comma 1, del
decreto-legge 24 novembre 2000, n. 341, convertito con modificazioni
dalla L. 19 gennaio 2001, n. 4 (che ha disposto la modifica del comma
2 del presente articolo).
Art. 443.
Limiti all'appello
1. L'imputato e il pubblico ministero non possono proporre appello
contro le sentenze di proscioglimento.(151)((173))
2. COMMA ABROGATO DALLA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479
3. Il pubblico ministero non puo' proporre appello contro le
sentenze di condanna, salvo che si tratti di sentenza che modifica il
titolo del reato.
4. Il giudizio di appello si svolge con le forme previste
dall'articolo 599.
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AGGIORNAMENTO (151)
La Corte costituzionale, con sentenza 10 luglio - 20 luglio 2007,
n. 320 (in G.U. 1a s.s. 25/7/2007, n. 29) ha dichiarato
l'illegittimita' costituzionale dell'art. 2 della L. 20 febbraio
2006, n. 46, nella parte in cui, modificando l'art. 443, comma 1, del
codice di procedura penale, esclude che il pubblico ministero possa
appellare contro le sentenze di proscioglimento emesse a seguito di
giudizio abbreviato.
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AGGIORNAMENTO (173)
La Corte costituzionale, con sentenza 19-29 ottobre 2009, n. 274
(in G.U. 1a s.s 04/11/2009, n. 44) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale dell' art. 443, comma 1, nella parte in cui esclude
che l'imputato possa proporre appello contro le sentenze di
assoluzione per difetto di imputabilita', derivante da vizio totale
di mente.
Titolo II
APPLICAZIONE DELLA PENA SU RICHIESTA DELLE PARTI

Art. 444.
Applicazione della pena su richiesta

1. L'imputato e il pubblico ministero possono chiedere al giudice
l'applicazione, nella specie e nella misura indicata, di una sanzione
sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un terzo,
ovvero di una pena detentiva quando questa, tenuto conto delle
circostanze e diminuita fino a un terzo, non supera cinque anni soli
o congiunti a pena pecuniaria.
1-bis. Sono esclusi dall'applicazione del comma 1 i procedimenti
per i delitti di cui all'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, i
procedimenti per i delitti di cui agli articoli 600-bis, 600-ter,
primo, secondo, terzo e quinto comma, 600-quater, secondo comma,
600-quater.1, relativamente alla condotta di produzione o commercio
di materiale pornografico, 600-quinquies, nonche' 609-bis, 609-ter,
609-quater e 609-octies del codice penale, nonche' quelli contro
coloro che siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali
e per tendenza, o recidivi ai sensi dell'articolo 99, quarto comma,
del codice penale, qualora la pena superi due anni soli o congiunti a
pena pecuniaria.
((1-ter. Nei procedimenti per i delitti previsti dagli articoli
314, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater e 322-bis del codice penale,
l'ammissibilita' della richiesta di cui al comma 1 e' subordinata
alla restituzione integrale del prezzo o del profitto del reato)).
2. Se vi e' il consenso anche della parte che non ha formulato la
richiesta e non deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento a
norma dell'articolo 129, il giudice, sulla base degli atti, se
ritiene corrette la qualificazione giuridica del fatto,
l'applicazione e la comparazione delle circostanze prospettate dalle
parti, nonche' congrua la pena indicata, ne dispone con sentenza
l'applicazione enunciando nel dispositivo che vi e' stata la
richiesta delle parti. Se vi e' costituzione di parte civile, il
giudice non decide sulla relativa domanda; l'imputato e' tuttavia
condannato al pagamento delle spese sostenute dalla parte civile,
salvo che ricorrano giusti motivi per la compensazione totale o
parziale. Non si applica la disposizione dell'articolo 75, comma 3.
3. La parte, nel formulare la richiesta, puo' subordinarne
l'efficacia alla concessione della sospensione condizionale della
pena. In questo caso il giudice, se ritiene che la sospensione
condizionale non puo' essere concessa, rigetta la richiesta.

-------------
AGGIORNAMENTO (9)
La Corte costituzionale, con sentenza 26 giugno - 2 luglio 1990, n.
313 (in G.U. 1°a s.s. 04/07/1990, n. 27), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 444, secondo comma, del
codice di procedura penale 1988, nella parte in cui non prevede che,
ai fini e nei limiti di cui all'art. 27, terzo comma, della
Costituzione, il giudice possa valutare la congruita' della pena
indicata dalle parti, rigettando la richiesta in ipotesi di
sfavorevole valutazione".
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AGGIORNAMENTO (11)
La Corte costituzionale, con sentenza 26 settembre - 12 ottobre
1990, n. 443 (in G.U. 1a s.s. 17/10/1990, n. 41), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 444, secondo comma,
secondo periodo, del codice di procedura penale, nella parte in cui
non prevede che il giudice condanni l'imputato al pagamento delle
spese processuali in favore della parte civile, salvo che ritenga di
disporne, per giusti motivi, la compensazione totale o parziale".
Art. 445.
Effetti dell'applicazione della pena su richiesta
((1. La sentenza prevista dall'articolo 444, comma 2, quando la
pena irrogata non superi i due anni di pena detentiva soli o
congiunti a pena pecuniaria, non comporta la condanna al pagamento
delle spese del procedimento ne' l'applicazione di pene accessorie e
di misure di sicurezza, fatta eccezione della confisca nei casi
previsti dall'articolo 240 del codice penale.
1-bis. Salvo quanto previsto dall'articolo 653, la sentenza
prevista dall'articolo 444, comma 2, anche quando e' pronunciata dopo
la chiusura del dibattimento, non ha efficacia nei giudizi civili o
amministrativi. Salve diverse disposizioni di legge, la sentenza e'
equiparata a una pronuncia di condanna.))
2. Il reato e' estinto ((,ove sia stata irrogata una pena detentiva
non superiore a due anni soli o congiunti a pena pecuniaria,)) se nel
termine di cinque anni, quando la sentenza concerne un delitto,
ovvero di due anni, quando la sentenza concerne una contravvenzione,
l'imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della
stessa indole. In questo caso si estingue ogni effetto penale, e se
e' stata applicata una pena pecuniaria o una sanzione sostitutiva,
l'applicazione non e' comunque di ostacolo alla concessione di una
successiva sospensione condizionale della pena.
Art. 446.
Richiesta di applicazione della pena e consenso
((1. Le parti possono formulare la richiesta prevista dall'articolo,
444, comma 1, fino alla presentazione delle conclusioni di cui agli
articoli 421, comma 3, e 422, comma 3, e fino alla dichiarazione di
apertura del dibattimento di primo grado nel giudizio direttissimo.
Se e' stato notificato il decreto di giudizio immediato, la richiesta
e' formulata entro il termine e con le forme stabilite dall'articolo
458, comma 1)).
2. La richiesta e il consenso nell'udienza sono formulati
oralmente; negli altri casi sono formulati con atto scritto.
3. La volonta' dell'imputato e' espressa personalmente o a mezzo di
procuratore speciale e la sottoscrizione e' autenticata nelle forme
previste dall'articolo 583 comma 3.
((4. Il consenso sulla richiesta puo' essere dato entro i termini
previsti dal comma 1, anche se in precedenza era stato negato)).
5. Il giudice, se ritiene opportuno verificare la volontarieta'
della richiesta o del consenso, dispone la comparizione
dell'imputato.
6. Il pubblico ministero, in caso di dissenso, deve enunciarne le
ragioni.
Art. 447.
Richiesta di applicazione della pena nel corso delle indagini
preliminari
1. Nel corso delle indagini preliminari, il giudice, se e'
presentata una richiesta congiunta o una richiesta con il consenso
scritto dell'altra parte, fissa, con decreto in calce alla richiesta,
l'udienza per la decisione, assegnando, se necessario, un termine al
richiedente per la notificazione all'altra parte. Almeno tre giorni
prima dell'udienza il fascicolo del pubblico ministero e' depositato
nella cancelleria del giudice.
2. Nell'udienza il pubblico ministero e il difensore sono sentiti
se compaiono.
3. Se la richiesta e' presentata da una parte, il giudice fissa con
decreto un termine all'altra parte per esprimere il consenso o il
dissenso e dispone che la richiesta e il decreto siano notificati a
cura del richiedente. Prima della scadenza del termine non e'
consentita la revoca o la modifica della richiesta e in caso di
consenso si procede a norma del comma 1.
Art. 448.
Provvedimenti del giudice
((1. Nell'udienza prevista dall'articolo 447, nell'udienza
preliminare, nel giudizio direttissimo e nel giudizio immediato, il
giudice se ricorrono le condizioni per accogliere la richiesta
prevista dall'articolo 444, comma 1, pronuncia immediatamente
sentenza. Nel caso di dissenso da parte del pubblico ministero o di
rigetto della richiesta da parte del giudice per le indagini
preliminari, l'imputato, prima della dichiarazione di apertura del
dibattimento di primo grado, puo' rinnovare la richiesta e il
giudice, se la ritiene fondata, pronuncia immediatamente sentenza. La
richiesta non e' ulteriormente rinnovabile dinanzi ad altro giudice.
Nello stesso modo il giudice provvede dopo la chiusura del
dibattimento di primo grado o nel giudizio di impugnazione quando
ritiene ingiustificato il dissenso del pubblico ministero o il
rigetto della richiesta)).
2. In caso di dissenso, il pubblico ministero puo' proporre
appello; negli altri casi la sentenza e' inappellabile.
3. Quando la sentenza e' pronunciata nel giudizio di impugnazione,
il giudice decide sull'azione civile a norma dell'articolo 578.
Titolo III
GIUDIZIO DIRETTISSIMO

Art. 449.
Casi e modi del giudizio direttissimo
1. Quando una persona e' stata arrestata in flagranza di un reato,
il pubblico ministero, se ritiene di dover procedere, puo' presentare
direttamente l'imputato in stato di arresto davanti al giudice del
dibattimento, per la convalida e il contestuale giudizio, entro
quarantotto ore dall'arresto. Si applicano al giudizio di convalida
le disposizioni dell'articolo 391, in quanto compatibili.
2. Se l'arresto non e' convalidato, il giudice restituisce gli atti
al pubblico ministero. Il giudice procede tuttavia a giudizio
direttissimo quando l'imputato e il pubblico ministero vi consentono.
3. Se l'arresto e' convalidato, si procede immediatamente al
giudizio.
4. Il pubblico ministero, quando l'arresto in flagranza e' gia'
stato convalidato, procede al giudizio direttissimo presentando
l'imputato in udienza non oltre il trentesimo giorno dall'arresto,
salvo che cio' pregiudichi gravemente le indagini.
5. Il pubblico ministero procede inoltre al giudizio direttissimo,
salvo che cio' pregiudichi gravemente le indagini, nei confronti
della persona che nel corso dell'interrogatorio ha reso confessione.
L'imputato libero e' citato a comparire a una udienza non successiva
al trentesimo giorno dalla iscrizione nel registro delle notizie di
reato. L'imputato in stato di custodia cautelare per il fatto per cui
si procede e' presentato all'udienza entro il medesimo termine.
((Quando una persona e' stata allontanata d'urgenza dalla casa
familiare ai sensi dell'articolo 384-bis, la polizia giudiziaria puo'
provvedere, su disposizione del pubblico ministero, alla sua
citazione per il giudizio direttissimo e per la contestuale convalida
dell'arresto entro le successive quarantotto ore, salvo che cio'
pregiudichi gravemente le indagini. In tal caso la polizia
giudiziaria provvede comunque, entro il medesimo termine, alla
citazione per l'udienza di convalida indicata dal pubblico
ministero)).
6. Quando il reato per cui e' richiesto il giudizio direttissimo
risulta connesso con altri reati per i quali mancano le condizioni
che giustificano la scelta di tale rito, si procede separatamente per
gli altri reati e nei confronti degli altri imputati, salvo che cio'
pregiudichi gravemente le indagini. Se la riunione risulta
indispensabile, prevale in ogni caso il rito ordinario. (39)
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AGGIORNAMENTO (39)
Il D.L. 8 giugno 1992, n. 306 convertito con modificazioni dalla L.
07 agosto 1992, n. 356 ha disposto (con l'art. 12-bis, comma 1) che "
Per i reati concernenti le armi e gli esplosivi, il pubblico
ministero procede al giudizio direttissimo anche fuori dei casi
previsti dagli articoli 449 e 566 del codice di procedura penale,
salvo che siano necessarie speciali indagini."
Art. 450.
Instaurazione del giudizio direttissimo
1. ((Quando procede a giudizio direttissimo,)) il pubblico
ministero fa condurre direttamente all'udienza l'imputato arrestato
in flagranza o in stato di custodia cautelare.
2. Se l'imputato e' libero, il pubblico ministero lo cita a
comparire all'udienza per il giudizio direttissimo. Il termine per
comparire non puo' essere inferiore a tre giorni.
3. La citazione contiene i requisiti previsti dall'articolo 429
comma 1 lettere a), b), c), f), con l'indicazione del giudice
competente per il giudizio nonche' la data e la sottoscrizione. Si
applica inoltre la disposizione dell'articolo 429 comma 2.
4. Il decreto, unitamente al fascicolo previsto dall'articolo 431,
formato dal pubblico ministero, e' trasmesso alla cancelleria del
giudice competente per il giudizio.
5. Al difensore e' notificato senza ritardo a cura del pubblico
ministero l'avviso della data fissata per il giudizio.
6. Il difensore ha facolta' di prendere visione e di estrarre
copia, nella segreteria del pubblico ministero, della documentazione
relativa alle indagini espletate.
Art. 451.
Svolgimento del giudizio direttissimo
1. Nel corso del giudizio direttissimo si osservano le disposizioni
degli articoli 470 e seguenti.
2. La persona offesa e i testimoni possono essere citati anche
oralmente da un ufficiale giudiziario o da un agente di polizia
giudiziaria.
3. Il pubblico ministero, l'imputato e la parte civile possono
presentare nel dibattimento testimoni senza citazione.
4. Il pubblico ministero, fuori del caso previsto dall'articolo 450
comma 2, contesta l'imputazione all'imputato presente.
5. Il presidente avvisa l'imputato della facolta' di chiedere il
giudizio abbreviato ovvero l'applicazione della pena a norma
dell'articolo 444.
6. L'imputato e' altresi' avvisato della facolta' di chiedere un
termine per preparare la difesa non superiore a dieci giorni. Quando
l'imputato si avvale di tale facolta', il dibattimento e' sospeso
fino all'udienza immediatamente successiva alla scadenza del termine.
Art. 452.
Trasformazione del rito
1. Se il giudizio direttissimo risulta promosso fuori dei casi
previsti dall'articolo 449, il giudice dispone con ordinanza la
restituzione degli atti al pubblico ministero.
2. Se l'imputato chiede il giudizio abbreviato, il giudice, prima
che sia dichiarato aperto il dibattimento, dispone con ordinanza la
prosecuzione del giudizio con il rito abbreviato. ((Si osservano, in
quanto applicabili, le disposizioni degli articoli 438, commi 3 e 5,
441, 441-bis, 442 e 443; nel caso di cui all'articolo 441-bis, comma
4, il giudice, revocata l'ordinanza con cui era ststo disposto il
giudizio abbreviato, fissa l'udienza per il giudizio direttissimo)).
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AGGIORNAMENTO (4)
La Corte costituzionale con sentenza 4-12 aprile 1990, n. 183 (in
G.U. 1a s.s. 18/04/1990, n. 16) ha dichiarato "l' illegittimita'
costituzionale dell'art. 452, comma 2, del codice di procedura penale
del 1988, nella parte in cui non prevede che il pubblico ministero,
quando non consente alla richiesta di trasformazione del giudizio
direttissimo in giudizio abbreviato, debba enunciare le ragioni del
suo dissenso e nella parte in cui non prevede che il giudice, quando,
a giudizio direttissimo concluso, ritiene ingiustificato il dissenso
del pubblico ministero, possa applicare all'imputato la riduzione di
pena contemplata dall'art. 442, comma 2, dello stesso codice."
Titolo IV
GIUDIZIO IMMEDIATO

Art. 453.
Casi e modi di giudizio immediato
1. Quando la prova appare evidente, il pubblico ministero puo'
chiedere il giudizio immediato ((salvo che cio' pregiudichi
gravemente le indagini, il pubblico ministero chiede)) il giudizio
immediato se la persona sottoposta alle indagini e' stata interrogata
sui fatti dai quali emerge l'evidenza della prova ovvero, a seguito
di invito a presentarsi emesso con l'osservanza delle forme indicate
nell'articolo 375 comma 3 secondo periodo, la stessa abbia omesso di
comparire, sempre che non sia stato addotto un legittimo impedimento
e che non si tratti di persona irreperibile.
((1-bis. Il pubblico ministero richiede il giudizio immediato,
anche fuori dai termini di cui all'articolo 454, comma 1, e comunque
entro centottanta giorni dall'esecuzione della misura, per il reato
in relazione al quale la persona sottoposta alle indagini si trova in
stato di custodia cautelare, salvo che la richiesta pregiudichi
gravemente le indagini.))
((1-ter. La richiesta di cui al comma 1-bis e' formulata dopo la
definizione del procedimento di cui all'articolo 309, ovvero dopo il
decorso dei termini per la proposizione della richiesta di riesame.))
2. Quando il reato per cui e' richiesto il giudizio immediato
risulta connesso con altri reati per i quali mancano le condizioni
che giustificano la scelta di tale rito, si procede separatamente per
gli altri reati e nei confronti degli altri imputati, salvo che cio'
pregiudichi gravemente le indagini. Se la riunione risulta
indispensabile, prevale in ogni caso il rito ordinario.
3. L'imputato puo' chiedere il giudizio immediato a norma
dell'articolo 419 comma 5.
Art. 454.
Presentazione della richiesta del pubblico ministero
1. Entro novanta giorni dalla iscrizione della notizia di reato nel
registro previsto dall'articolo 335, il pubblico ministero trasmette
la richiesta di giudizio immediato alla cancelleria del giudice per
le indagini preliminari.
2. Con la richiesta e' trasmesso il fascicolo contenente la notizia
di reato, la documentazione relativa alle indagini espletate e i
verbali degli atti compiuti davanti al giudice per le indagini
preliminari. Il corpo del reato e le cose pertinenti al reato, sono
allegati al fascicolo, qualora non debbano essere custoditi altrove.
Art. 455.
Decisione sulla richiesta di giudizio immediato
1. Il giudice, entro cinque giorni, emette decreto con il quale
dispone il giudizio immediato ovvero rigetta la richiesta ordinando
la trasmissione degli atti al pubblico ministero
((1-bis. Nei casi di cui all'articolo 453, comma 1-bis, il giudice
rigetta la richiesta se l'ordinanza che dispone la custodia cautelare
e' stata revocata o annullata per sopravvenuta insussistenza dei
gravi indizi di colpevolezza.))
Art. 456.
Decreto di giudizio immediato
1. Al decreto che dispone il giudizio immediato si applicano le
disposizioni dell'articolo 429 commi 1 e 2.
2. Il decreto contiene anche l'avviso che l'imputato puo' chiedere
il giudizio abbreviato ovvero l'applicazione della pena a norma
dell'articolo 444.
3. Il decreto e' comunicato al pubblico ministero e notificato
all'imputato e alla persona offesa almeno ((trenta)) giorni prima
della data fissata per il giudizio.
4. All'imputato e alla persona offesa, unitamente al decreto, e'
notificata la richiesta del pubblico ministero.
5. Al difensore dell'imputato e' notificato avviso della data
fissata per il giudizio entro il termine previsto dal comma 3.
Art. 457.
Trasmissione degli atti
1. Decorsi i termini previsti dall'articolo 458 comma 1, il decreto
che dispone il giudizio immediato e' trasmesso, con il fascicolo
formato a norma dell'articolo 431, al giudice competente per il
giudizio.
2. Gli atti non inseriti nel fascicolo previsto dal comma 1 sono
restituiti al pubblico ministero. Si applica la disposizione
dell'articolo 433 comma 2.
Art. 458.
Richiesta di giudizio abbreviato

1. L'imputato, a pena di decadenza, puo' chiedere il giudizio
abbreviato depositando nella cancelleria del giudice per le indagini
preliminari la richiesta, con la prova della avvenuta notifica al
pubblico ministero, entro quindici giorni dalla notificazione del
decreto di giudizio immediato.(17) (30) (128)
2. Se la richiesta e' ammissibile , il giudice fissa con decreto
l'udienza dandone avviso almeno cinque giorni prima al pubblico
ministero, all'imputato, al difensore e alla persona offesa. Nel
giudizio si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli
articoli 438, commi 3 e 5, 441, 441-bis, 442 e 443; nel caso di cui
all'articolo 441-bis, comma 4, il giudice, revocata l'ordinanza con
cui era stato disposto il giudizio abbreviato, fissa l'udienza per il
giudizio immediato. (17) (30) (133)
3. Le disposizioni del presente articolo non si applicano quando il
giudizio immediato e' stato richiesto dall'imputato a norma
dell'articolo 419 comma 5.
((211))

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AGGIORNAMENTO (17)
La Corte costituzionale, con sentenza 28 gennaio - 15 febbraio
1991, n. 81 (in G.U. 1a s.s. 20/02/1991, n. 8), ha dichiarato la
illegittimita' costituzionale dell'art. 458, primo e secondo comma,
del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che il
pubblico ministero, in caso di dissenso, sia tenuto ad enunciarne le
ragioni e nella parte in cui non prevede che il giudice, quando, a
dibattimento concluso, ritiene ingiustificato il dissenso del
pubblico ministero, possa applicare all'imputato la riduzione di pena
contemplata dall'art. 442, stesso comma, dello stesso codice.
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AGGIORNAMENTO (30)
La Corte costituzionale, con sentenza 22-31 gennaio 1992 n. 23 (in
G.U. 1a s. s. 5/2/1992 n. 6), ha dichiarato "In applicazione
dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 458, primo e secondo comma, del codice di
procedura penale, nella parte in cui non prevede che il giudice,
all'esito del dibattimento, ritenendo che il processo poteva essere
definito allo stato degli atti dal giudice per le indagini
preliminari, possa applicare la riduzione di pena prevista dall'art.
442, secondo comma, dello stesso codice".
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AGGIORNAMENTO (128)
La Corte costituzionale, con sentenza 10-16 aprile 2002 n. 120 (in
G.U. 1a s.s. 24/04/2002 n. 17), ha dichiarato "la illegittimita'
costituzionale costituzionale dell'art. 458, comma 1, del codice di
procedura penale, nella parte in cui prevede che il termine entro cui
l'imputato puo' chiedere il giudizio abbreviato decorre dalla
notificazione del decreto di giudizio immediato, anziche' dall'ultima
notificazione, all'imputato o al difensore, rispettivamente del
decreto ovvero dell'avviso della data fissata per il giudizio
immediato".
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AGGIORNAMENTO (133)
La Corte costituzionale, con sentenza 19-23 maggio 2003 n. 169 (in
G.U. 1a s.s. 28/5/2003 n. 21), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 458, comma 2, del codice di procedura
penale, nella parte in cui non prevede che, in caso di rigetto della
richiesta di giudizio abbreviato subordinata ad una integrazione
probatoria, l'imputato possa rinnovare la richiesta prima della
dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado e il
giudice possa disporre il giudizio abbreviato".
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AGGIORNAMENTO (211)
La Corte Costituzionale, con sentenza 12 - 22 gennaio 2015, n. 1
(in G.U. 1a s.s. 28/01/2015, n. 1), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 458 del codice di procedura penale e
dell'art. 1, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 22
settembre 1988, n. 448 (Approvazione delle disposizioni sul processo
penale a carico di imputati minorenni), nella parte in cui prevedono
che, nel processo minorile, nel caso di giudizio abbreviato richiesto
dall'imputato in seguito a un decreto di giudizio immediato, la
composizione dell'organo giudicante sia quella monocratica del
giudice per le indagini preliminari e non quella collegiale prevista
dall'art. 50-bis, comma 2, del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12
(Ordinamento giudiziario)".
Titolo V
PROCEDIMENTO PER DECRETO

Art. 459.
(Casi di procedimento per decreto).

1. Nei procedimenti per reati perseguibili di ufficio ed in quelli
perseguibili a querela se questa e' stata validamente presentata e se
il querelante non ha nella stessa dichiarato di opporvisi, il
pubblico ministero, quando ritiene che si debba applicare soltanto
una pena pecuniaria, anche se inflitta in sostituzione di una pena
detentiva, puo' presentare al giudice per le indagini preliminari,
entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale il
reato e' attribuito e' iscritto nel registro delle notizie di reato e
previa trasmissione del fascicolo, richiesta motivata di emissione
del decreto penale di condanna, indicando la misura della pena.
((221))
2. Il pubblico ministero puo' chiedere l'applicazione di una pena
diminuita sino alla meta' rispetto al minimo edittale.
3. Il giudice, quando non accoglie la richiesta, se non deve
pronunciare sentenza di proscioglimento a norma dell'articolo 129,
restituisce gli atti al pubblico ministero.
4. Del decreto penale e' data comunicazione al querelante.
5. Il procedimento per decreto non e' ammesso quando risulta la
necessita' di applicare una misura di sicurezza personale.

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AGGIORNAMENTO (221)
La Corte Costituzionale, con sentenza 28 gennaio - 27 febbraio
2015, n. 23 (in G.U. 1a s.s. 4/3/2015, n. 9), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 459, comma 1, cod. proc.
pen. (come sostituito dall'art. 37, comma 1, della legge 16 dicembre
1999, n. 479 - Modifiche alle disposizioni sul procedimento davanti
al tribunale in composizione monocratica e altre modifiche al codice
di procedura penale. Modifiche al codice penale e all'ordinamento
giudiziario. Disposizioni in materia di contenzioso civile pendente,
di indennita' spettanti al giudice di pace e di esercizio della
professione forense), nella parte in cui prevede la facolta' del
querelante di opporsi, in caso di reati perseguibili a querela, alla
definizione del procedimento con l'emissione di decreto penale di
condanna".
Art. 460.
Requisiti del decreto di condanna
1. Il decreto di condanna contiene:
a) le generalita' dell'imputato o le altre indicazioni personali
che valgano a identificarlo nonche', quando occorre, quelle della
persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria;
b) l'enunciazione del fatto, delle circostanze e delle
disposizioni di legge violate;
c) la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui
la decisione e' fondata, comprese le ragioni dell'eventuale
diminuzione della pena al di sotto del minimo edittale;
d) il dispositivo;
e) l'avviso che l'imputato e la persona civilmente obbligata per
la pena pecuniaria possono proporre opposizione entro quindici giorni
dalla notificazione del decreto e che l'imputato puo' chiedere
mediante l'opposizione il giudizio immediato ovvero il giudizio
abbreviato o l'applicazione della pena a norma dell'articolo
444;((239))
f) l'avvertimento all'imputato e alla persona civilmente
obbligata per la pena pecuniaria che, in caso di mancata opposizione,
il decreto diviene esecutivo;
g) l'avviso che l'imputato e la persona civilmente obbligata per
la pena pecuniaria hanno la facolta' di nominare un difensore;
h) la data e la sottoscrizione del giudice e dell'ausiliario che
lo assiste.
2. Con il decreto di condanna il giudice applica la pena nella
misura richiesta dal pubblico ministero indicando l'entita'
dell'eventuale diminuzione della pena stessa al di sotto del minimo
edittale; ordina la confisca, nei casi previsti dall'articolo 240,
secondo comma del codice penale, o la restituzione delle cose
sequestrate; concede la sospensione condizionale della pena. Nei casi
previsti dagli articoli 196 e 197 del codice penale, dichiara
altresi' la responsabilita' della persona civilmente obbligata per la
pena pecuniaria.
3. Copia del decreto e' comunicata al pubblico ministero ed e'
notificata con il precetto al condannato, al difensore d'ufficio o al
difensore di fiducia eventualmente nominato ed alla persona
civilmente obbligata per la pena pecuniaria.
4. Se non e' possibile eseguire la notificazione per
irreperibilita' dell'imputato, il giudice revoca il decreto penale di
condanna e restituisce gli atti al pubblico ministero. (115)
5. Il decreto penale di condanna non comporta la condanna al
pagamento delle spese del procedimento, ne' l'applicazione di pene
accessorie. Anche se divenuto esecutivo non ha efficacia di giudicato
nel giudizio civile o amministrativo. Il reato e' estinto se nel
termine di cinque anni, quando il decreto concerne un delitto, ovvero
di due anni, quando il decreto concerne una contravvenzione,
l'imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della
stessa indole. In questo caso si estingue ogni effetto penale e la
condanna non e' comunque di ostacolo alla concessione di una
successiva sospensione condizionale della pena.
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AGGIORNAMENTO (115)
La Corte costituzionale, con sentenza 13-18 novembre 2000, n. 504
(in G.U. 1ª s.s. 22/11/2000, n. 48) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 460, comma 4, del codice di procedura
penale, nella parte in cui non prevede la revoca del decreto penale
di condanna e la restituzione degli atti al pubblico ministero anche
nel caso in cui non sia possibile la notificazione nel domicilio
dichiarato a norma dell'art. 161 del codice di procedura penale".
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AGGIORNAMENTO (239)
La Corte costituzionale, con sentenza 6 - 21 luglio 2016, n. 201
(in G.U. 1ª s.s. 27/07/2016, n. 30) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 460, comma 1, lettera e), del codice di
procedura penale, nella parte in cui non prevede che il decreto
penale di condanna contenga l'avviso della facolta' dell'imputato di
chiedere mediante l'opposizione la sospensione del procedimento con
messa alla prova".
Art. 461.
Opposizione
1. Nel termine di quindici giorni dalla notificazione del decreto,
l'imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria,
personalmente o a mezzo del difensore eventualmente nominato, possono
proporre opposizione mediante dichiarazione ricevuta nella
cancelleria del giudice per le indagini preliminari che ha emesso il
decreto ovvero nella cancelleria del tribunale ((o del giudice di
pace)) del luogo in cui si trova l'opponente.
2. La dichiarazione di opposizione deve indicare, a pena di
inammissibilita', gli estremi del decreto di condanna, la data del
medesimo e il giudice che lo ha emesso. Ove non abbia gia' provveduto
in precedenza, nella dichiarazione l'opponente puo' nominare un
difensore di fiducia.
3. Con l'atto di opposizione l'imputato puo' chiedere al giudice
che ha emesso il decreto di condanna il giudizio immediato ovvero il
giudizio abbreviato o l'applicazione della pena a norma dell'articolo
444.
4. L'opposizione e' inammissibile, oltre che nei casi indicati nel
comma 2, quando e' proposta fuori termine o da persona non
legittimata.
5. Se non e' proposta opposizione o se questa e' dichiarata
inammissibile, il giudice che ha emesso il decreto di condanna ne
ordina l'esecuzione.
6. Contro l'ordinanza di inammissibilita' l'opponente puo' proporre
ricorso per cassazione.
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 462.
Restituzione nel termine per proporre opposizione
1. L'imputato e la persona civilmente obbligata per la pena
pecuniaria sono restituiti nel termine per proporre opposizione a
norma dell'articolo 175.
Art. 463.
Opposizione proposta soltanto da alcuni interessati
1. L'esecuzione del decreto di condanna pronunciato a carico di
piu' persone imputate dello stesso reato rimane sospesa nei confronti
di coloro che non hanno proposto opposizione fino a quando il
giudizio conseguente all'opposizione proposta da altri coimputati non
sia definito con pronuncia irrevocabile.
2. Se l'opposizione e' proposta dal solo imputato o dalla sola
persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, gli effetti si
estendono anche a quella fra le dette parti che non ha proposto
opposizione.
Art. 464.
Giudizio conseguente all'opposizione
1. Se l'opponente ha chiesto il giudizio immediato, il giudice
emette decreto a norma dell'articolo 456, comma, 3 e 5. Se
l'opponente ha chiesto il giudizio abbreviato, il giudice fissa con
decreto l'udienza dandone avviso almeno cinque giorni prima al
pubblico ministero, all'imputato, al difensore e alla persona offesa;
nel giudizio si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni
degli articoli 438, commi 3 e 5, 441, 441-bis, 442 e 443; nel caso di
cui all'articolo 441-bis, comma 4, il giudice, revocata l'ordinanza
con cui era stato disposto il giudizio abbreviato, fissa l'udienza
per il giudizio conseguente all'opposizione. Se l'opponente ha
chiesto l'applicazione della pena a norma dell'articolo 444, il
giudice fissa con decreto un termine entro il quale il pubblico
ministero deve esprimere il consenso, disponendo che la richiesta e
il decreto siano notificati al pubblico ministero a cura
dell'opponente. Ove il pubblico ministero non abbia espresso il
consenso nel termine stabilito ovvero l'imputato non abbia formulato
nell' atto di opposizione alcuna richiesta, il giudice emette decreto
di giudizio immediato. (17) (30) ((133))
2. Il giudice, se e' presentata domanda di oblazione contestuale
all'opposizione, decide sulla domanda stessa prima di emettere i
provvedimenti a norma del comma 1.
3. Nel giudizio conseguente all'opposizione, l'imputato non puo'
chiedere il giudizio abbreviato o l'applicazione della pena su
richiesta, ne' presentare domanda di oblazione. In ogni caso, il
giudice revoca il decreto penale di condanna.
4. Il giudice puo' applicare in ogni caso una pena anche diversa e
piu' grave di quella fissata nel decreto di condanna e revocare i
benefici gia' concessi.
5. Con la sentenza che proscioglie l'imputato perche' il fatto non
sussiste, non e' previsto dalla legge come reato ovvero e' commesso
in presenza di una causa di giustificazione, il giudice revoca il
decreto di condanna anche nei confronti degli imputati dello stesso
reato che non hanno proposto opposizione.
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AGGIORNAMENTO (17)
La Corte costituzionale, con sentenza 28 gennaio - 15 febbraio
1991, n. 81 (in G.U. 1a s.s. 20/02/1991, n. 8), ha dichiarato la
illegittimita' costituzionale dell'art. 464, primo comma, del codice
di procedura penale, nella parte in cui non prevede che il pubblico
ministero, in caso di dissenso, sia tenuto ad enunciarne le ragioni e
nella parte in cui non prevede che il giudice, quando, a dibattimento
concluso, ritiene ingiustificato il dissenso del pubblico ministero,
possa applicare all'imputato la riduzione di pena contemplata
dall'art. 442, stesso comma, dello stesso codice.
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AGGIORNAMENTO (30)
La Corte costituzionale, con sentenza 22-31 gennaio 1992, n. 23 (in
G.U. 1a s.s. 5/2/1992 n. 6) ha dichiarato in applicazione dell'art.
27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 "l'illegittimita' costituzionale
dell'art. 464, primo comma, del codice di procedura penale nella
parte in cui non prevede che il giudice, all'esito del dibattimento,
ritenendo che il processo poteva essere definito allo stato degli
atti dal giudice per le indagini preliminari, possa applicare la
riduzione di pena prevista dall'art. 442, secondo comma, dello stesso
codice".
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AGGIORNAMENTO (133)
La Corte costituzionale, con sentenza 19-23 maggio 2003 n. 169 (in
G.U. 1a s.s. 28/5/2003 n. 21) ha dichiarato "l' illegittimita'
costituzionale dell'art. 464, comma 1, secondo periodo, del codice di
procedura penale, nella parte in cui non prevede che, in caso di
rigetto della richiesta di giudizio abbreviato subordinata ad una
integrazione probatoria, l'imputato possa rinnovare la richiesta
prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado
e il giudice possa disporre il giudizio abbreviato".
((Titolo V-bis
SOSPENSIONE DEL PROCEDIMENTO CON MESSA ALLA PROVA))

Art. 464-bis
(( (Sospensione del procedimento con messa alla prova). ))

((1. Nei casi previsti dall'articolo 168-bis del codice penale
l'imputato puo' formulare richiesta di sospensione del procedimento
con messa alla prova.
2. La richiesta puo' essere proposta, oralmente o per iscritto,
fino a che non siano formulate le conclusioni a norma degli articoli
421 e 422 o fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento di
primo grado nel giudizio direttissimo e nel procedimento di citazione
diretta a giudizio. Se e' stato notificato il decreto di giudizio
immediato, la richiesta e' formulata entro il termine e con le forme
stabiliti dall'articolo 458, comma 1. Nel procedimento per decreto,
la richiesta e' presentata con l'atto di opposizione.
3. La volonta' dell'imputato e' espressa personalmente o per mezzo
di procuratore speciale e la sottoscrizione e' autenticata nelle
forme previste dall'articolo 583, comma 3.
4. All'istanza e' allegato un programma di trattamento, elaborato
d'intesa con l'ufficio di esecuzione penale esterna, ovvero, nel caso
in cui non sia stata possibile l'elaborazione, la richiesta di
elaborazione del predetto programma. Il programma in ogni caso
prevede:
a) le modalita' di coinvolgimento dell'imputato, nonche' del suo
nucleo familiare e del suo ambiente di vita nel processo di
reinserimento sociale, ove cio' risulti necessario e possibile;
b) le prescrizioni comportamentali e gli altri impegni specifici
che l'imputato assume anche al fine di elidere o di attenuare le
conseguenze del reato, considerando a tal fine il risarcimento del
danno, le condotte riparatorie e le restituzioni, nonche' le
prescrizioni attinenti al lavoro di pubblica utilita' ovvero
all'attivita' di volontariato di rilievo sociale;
c) le condotte volte a promuovere, ove possibile, la mediazione
con la persona offesa.
5. Al fine di decidere sulla concessione, nonche' ai fini della
determinazione degli obblighi e delle prescrizioni cui eventualmente
subordinarla, il giudice puo' acquisire, tramite la polizia
giudiziaria, i servizi sociali o altri enti pubblici, tutte le
ulteriori informazioni ritenute necessarie in relazione alle
condizioni di vita personale, familiare, sociale ed economica
dell'imputato. Tali informazioni devono essere portate
tempestivamente a conoscenza del pubblico ministero e del difensore
dell'imputato.))
Art. 464-ter
(( (Richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova
nel corso delle indagini preliminari). ))

((1. Nel corso delle indagini preliminari, il giudice, se e'
presentata una richiesta di sospensione del procedimento con messa
alla prova, trasmette gli atti al pubblico ministero affinche'
esprima il consenso o il dissenso nel termine di cinque giorni.
2. Se il pubblico ministero presta il consenso, il giudice provvede
ai sensi dell'articolo 464-quater.
3. Il consenso del pubblico ministero deve risultare da atto
scritto e sinteticamente motivato, unitamente alla formulazione
dell'imputazione.
4. Il pubblico ministero, in caso di dissenso, deve enunciarne le
ragioni. In caso di rigetto, l'imputato puo' rinnovare la richiesta
prima dell'apertura del dibattimento di primo grado e il giudice, se
ritiene la richiesta fondata, provvede ai sensi dell'articolo
464-quater.))
Art. 464-quater
(( (Provvedimento del giudice ed effetti della pronuncia). ))

((1. Il giudice, se non deve pronunciare sentenza di
proscioglimento a norma dell'articolo 129, decide con ordinanza nel
corso della stessa udienza, sentite le parti nonche' la persona
offesa, oppure in apposita udienza in camera di consiglio, della cui
fissazione e' dato contestuale avviso alle parti e alla persona
offesa. Si applica l'articolo 127.
2. Il giudice, se ritiene opportuno verificare la volontarieta'
della richiesta, dispone la comparizione dell'imputato.
3. La sospensione del procedimento con messa alla prova e' disposta
quando il giudice, in base ai parametri di cui all'articolo 133 del
codice penale, reputa idoneo il programma di trattamento presentato e
ritiene che l'imputato si asterra' dal commettere ulteriori reati. A
tal fine, il giudice valuta anche che il domicilio indicato nel
programma dell'imputato sia tale da assicurare le esigenze di tutela
della persona offesa dal reato.
4. Il giudice, anche sulla base delle informazioni acquisite ai
sensi del comma 5 dell'articolo 464-bis, e ai fini di cui al comma 3
del presente articolo puo' integrare o modificare il programma di
trattamento, con il consenso dell'imputato.
5. Il procedimento non puo' essere sospeso per un periodo:
a) superiore a due anni quando si procede per reati per i quali
e' prevista una pena detentiva, sola, congiunta o alternativa alla
pena pecuniaria;
b) superiore a un anno quando si procede per reati per i quali e'
prevista la sola pena pecuniaria.
6. I termini di cui al comma 5 decorrono dalla sottoscrizione del
verbale di messa alla prova dell'imputato.
7. Contro l'ordinanza che decide sull'istanza di messa alla prova
possono ricorrere per cassazione l'imputato e il pubblico ministero,
anche su istanza della persona offesa. La persona offesa puo'
impugnare autonomamente per omesso avviso dell'udienza o perche', pur
essendo comparsa, non e' stata sentita ai sensi del comma 1.
L'impugnazione non sospende il procedimento.
8. Nel caso di sospensione del procedimento con messa alla prova
non si applica l'articolo 75, comma 3.
9. In caso di reiezione dell'istanza, questa puo' essere riproposta
nel giudizio, prima della dichiarazione di apertura del
dibattimento.))
Art. 464-quinquies
(( (Esecuzione dell'ordinanza di sospensione del procedimento con
messa alla prova). ))

((1. Nell'ordinanza che dispone la sospensione del procedimento con
messa alla prova, il giudice stabilisce il termine entro il quale le
prescrizioni e gli obblighi relativi alle condotte riparatorie o
risarcitorie imposti devono essere adempiuti; tale termine puo'
essere prorogato, su istanza dell'imputato, non piu' di una volta e
solo per gravi motivi. Il giudice puo' altresi', con il consenso
della persona offesa, autorizzare il pagamento rateale delle somme
eventualmente dovute a titolo di risarcimento del danno.
2. L'ordinanza e' immediatamente trasmessa all'ufficio di
esecuzione penale esterna che deve prendere in carico l'imputato.
3. Durante la sospensione del procedimento con messa alla prova, il
giudice, sentiti l'imputato e il pubblico ministero, puo' modificare
con ordinanza le prescrizioni originarie, ferma restando la
congruita' delle nuove prescrizioni rispetto alle finalita' della
messa alla prova.))
Art. 464-sexies
(( (Acquisizione di prove durante la sospensione del procedimento con
messa alla prova). ))

((1. Durante la sospensione del procedimento con messa alla prova
il giudice, con le modalita' stabilite per il dibattimento,
acquisisce, a richiesta di parte, le prove non rinviabili e quelle
che possono condurre al proscioglimento dell'imputato.))
Art. 464-septies
(( (Esito della messa alla prova). ))

((1. Decorso il periodo di sospensione del procedimento con messa
alla prova, il giudice dichiara con sentenza estinto il reato se,
tenuto conto del comportamento dell'imputato e del rispetto delle
prescrizioni stabilite, ritiene che la prova abbia avuto esito
positivo. A tale fine acquisisce la relazione conclusiva dell'ufficio
di esecuzione penale esterna che ha preso in carico l'imputato e
fissa l'udienza per la valutazione dandone avviso alle parti e alla
persona offesa.
2. In caso di esito negativo della prova, il giudice dispone con
ordinanza che il processo riprenda il suo corso.))
Art. 464-octies
(( (Revoca dell'ordinanza). ))

((1. La revoca dell'ordinanza di sospensione del procedimento con
messa alla prova e' disposta anche d'ufficio dal giudice con
ordinanza.
2. Al fine di cui al comma 1 del presente articolo il giudice fissa
l'udienza ai sensi dell'articolo 127 per la valutazione dei
presupposti della revoca, dandone avviso alle parti e alla persona
offesa almeno dieci giorni prima.
3. L'ordinanza di revoca e' ricorribile per cassazione per
violazione di legge.
4. Quando l'ordinanza di revoca e' divenuta definitiva, il
procedimento riprende il suo corso dal momento in cui era rimasto
sospeso e cessa l'esecuzione delle prescrizioni e degli obblighi
imposti.))
Art. 464-novies
(( (Divieto di riproposizione della richiesta di messa alla prova).
))

((1. Nei casi di cui all'articolo 464-septies, comma 2, ovvero di
revoca dell'ordinanza di sospensione del procedimento con messa alla
prova, l'istanza non puo' essere riproposta)).
Libro VII
GIUDIZIO
Titolo I
ATTI PRELIMINARI AL DIBATTIMENTO

Art. 465.
Atti del presidente del tribunale o della corte di assise
1. Il presidente del tribunale o della corte di assise, ricevuto il
decreto che dispone il giudizio, puo', con decreto, per giustificati
motivi, anticipare l'udienza o differirla non piu' di una volta.
2. Il provvedimento e' comunicato al pubblico ministero e
notificato alle parti private, alla persona offesa e ai difensori;
nel caso di anticipazione, fermi restando i termini previsti
dall'articolo 429 commi 3 e 4, il provvedimento e' comunicato e
notificato almeno sette giorni prima della nuova udienza.
Art. 466.
Facolta' dei difensori
1. Durante il termine per comparire, le parti e i loro difensori
hanno facolta' di prendere visione, nel luogo dove si trovano, delle
cose sequestrate, di esaminare in cancelleria gli atti e i documenti
raccolti nel fascicolo per il dibattimento e di estrarne copia.
Art. 467.
Atti urgenti
1. Nei casi previsti dall'articolo 392, il presidente del tribunale
o della corte di assise dispone, a richiesta di parte, l'assunzione
delle prove non rinviabili, osservando le forme previste per il
dibattimento.
2. Del giorno, dell'ora e del luogo stabiliti per il compimento
dell'atto e' dato avviso almeno ventiquattro ore prima al pubblico
ministero, alla persona offesa e ai difensori.
3. I verbali degli atti compiuti sono inseriti nel fascicolo per il
dibattimento.
Art. 468.
Citazione di testimoni, periti e consulenti tecnici
1. Le parti che intendono chiedere l'esame di testimoni, periti o
consulenti tecnici ((nonche' delle persone indicate nell'articolo
210)) devono, a pena di inammissibilita', depositare in cancelleria,
almeno sette giorni prima della data fissata per il dibattimento, la
lista con la indicazione delle circostanze su cui deve vertere
l'esame.
((2. Il presidente del tribunale o della corte di assise, quando ne
sia fatta richiesta, autorizza con decreto la citazione dei
testimoni, periti o consulenti tecnici nonche' delle persone indicate
nell'articolo 210, escludendo le testimonianze vietate dalla legge e
quelle manifestamente sovrabbondanti. Il presidente puo' stabilire
che la citazione dei testimoni, periti o consulenti tecnici nonche'
delle persone indicate nell'articolo 210 sia effettuata per la data
fissata per il dibattimento ovvero per altre successive udienze nelle
quali ne sia previsto l'esame. In ogni caso, il provvedimento non
pregiudica la decisione sull'ammissibilita' della prova a norma
dell'articolo 495)).
3. I testimoni e i consulenti tecnici indicati nelle liste possono
anche essere presentati direttamente al dibattimento.
4. In relazione alle circostanze indicate nelle liste, ciascuna
parte puo' chiedere la citazione a prova contraria di testimoni,
periti e consulenti tecnici non compresi nella propria lista, ovvero
presentarli al dibattimento.
4-bis. La parte che intende chiedere l'acquisizione di verbali di
prove di altro procedimento penale deve farne espressa richiesta
unitamente al deposito delle liste. Se si tratta di verbali di
dichiarazioni di persone delle quali la stessa o altra parte chiede
la citazione, questa e' autorizzata dal presidente solo dopo che in
dibattimento il giudice ha ammesso l'esame a norma dall'articolo 495.
5. Il presidente in ogni caso dispone di ufficio la citazione del
perito nominato nell'incidente probatorio a norma dell'articolo 392
comma 2.
Art. 469.
Proscioglimento prima del dibattimento
1. Salvo quanto previsto dall'articolo 129 comma 2, se l'azione
penale non doveva essere iniziata o non deve essere proseguita ovvero
se il reato e' estinto e se per accertarlo non e' necessario
procedere al dibattimento, il giudice, in camera di consiglio,
sentiti il pubblico ministero e l'imputato e se questi non si
oppongono, pronuncia sentenza inappellabile di non doversi procedere
enunciandone la causa nel dispositivo.
((1-bis. La sentenza di non doversi procedere e' pronunciata anche
quando l'imputato non e' punibile ai sensi dell'articolo 131-bis del
codice penale, previa audizione in camera di consiglio anche della
persona offesa, se compare.))
Titolo II
DIBATTIMENTO
Capo I
DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 470.
Disciplina dell'udienza
1. La disciplina dell'udienza e la direzione del dibattimento sono
esercitate dal presidente che decide senza formalita'; in sua assenza
la disciplina dell'udienza e' esercitata dal pubblico ministero.
2. Per l'esercizio delle funzioni indicate in questo capo, il
presidente o il pubblico ministero si avvale, ove occorra, anche
della forza pubblica, che da' immediata esecuzione ai relativi
provvedimenti.
Art. 471.
Pubblicita' dell'udienza
1. L'udienza e' pubblica a pena di nullita'.
2. Non sono ammessi nell'aula di udienza coloro che non hanno
compiuto gli anni diciotto, le persone che sono sottoposte a misure
di prevenzione e quelle che appaiono in stato di ubriachezza, di
intossicazione o di squilibrio mentale.
3. Se alcuna di queste persone deve intervenire all'udienza come
testimone, e' fatta allontanare non appena la sua presenza non e'
piu' necessaria.
4. Non e' consentita la presenza in udienza di persone armate,
fatta eccezione per gli appartenenti alla forza pubblica, ne' di
persone che portino oggetti atti a molestare. Le persone che turbano
il regolare svolgimento dell'udienza sono espulse per ordine del
presidente o, in sua assenza, del pubblico ministero, con divieto di
assistere alle ulteriori attivita' processuali.
5. Per ragioni di ordine, il presidente puo' disporre, in casi
eccezionali, che l'ammissione nell'aula di udienza sia limitata a un
determinato numero di persone.
6. I provvedimenti menzionati nel presente articolo sono dati
oralmente e senza formalita'.
Art. 472.
Casi in cui si procede a porte chiuse
1. Il giudice dispone che il dibattimento o alcuni atti di esso si
svolgano a porte chiuse quando la pubblicita' puo' nuocere al buon
costume ovvero, se vi e' richiesta dell'autorita' competente, quando
la pubblicita' puo' comportare la diffusione di notizie da mantenere
segrete nell'interesse dello Stato.
2. Su richiesta dell'interessato, il giudice dispone che si proceda
a porte chiuse all'assunzione di prove che possono causare
pregiudizio alla riservatezza dei testimoni ovvero delle parti
private in ordine a fatti che non costituiscono oggetto
dell'imputazione. Quando l'interessato e' assente o estraneo al
processo, il giudice provvede di ufficio.
3. Il giudice dispone altresi' che il dibattimento o alcuni atti di
esso si svolgano a porte chiuse quando la pubblicita' puo' nuocere
alla pubblica igiene, quando avvengono da parte del pubblico
manifestazioni che turbano il regolare svolgimento delle udienze
ovvero quando e' necessario salvaguardare la sicurezza di testimoni o
di imputati.
3-bis. Il dibattimento relativo ai delitti previsti dagli articoli
(( 600, )) 600-bis, 600-ter, 600-quinquies, (( 601, 602, )) 609-bis,
609-ter e 609-octies del codice penale si svolge a porte aperte;
tuttavia, la persona offesa puo' chiedere che si proceda a porte
chiuse anche solo per una parte di esso. Si procede sempre a porte
chiuse quando la parte offesa e' minorenne. In tali procedimenti non
sono ammesse domande sulla vita privata o sulla sessualita' della
persona offesa se non sono necessarie alla ricostruzione del fatto.
4. Il giudice puo' disporre che avvenga a porte chiuse l'esame dei
minorenni.
Art. 473.
Ordine di procedere a porte chiuse
1. Nei casi previsti dall'articolo 472, il giudice, sentite le
parti, dispone, con ordinanza pronunciata in pubblica udienza, che il
dibattimento o alcuni atti di esso si svolgano a porte chiuse.
L'ordinanza e' revocata con le medesime forme quando sono cessati i
motivi del provvedimento.
2. Quando si e' ordinato di procedere a porte chiuse, non possono
per alcun motivo essere ammesse nell'aula di udienza persone diverse
da quelle che hanno il diritto o il dovere di intervenire. Nei casi
previsti dall'articolo 472 comma 3, il giudice puo' consentire la
presenza dei giornalisti.
3. I testimoni, i periti e i consulenti tecnici sono assunti
secondo l'ordine in cui vengono chiamati e, fatta eccezione di quelli
che sia necessario trattenere nell'aula di udienza, vi rimangono per
il tempo strettamente necessario.
Art. 474.
Assistenza dell'imputato all'udienza
1. L'imputato assiste all'udienza libero nella persona, anche se
detenuto, salvo che in questo caso siano necessarie cautele per
prevenire il pericolo di fuga o di violenza.
Art. 475.
Allontanamento coattivo dell'imputato
1. L'imputato che, dopo essere stato ammonito, persiste nel
comportarsi in modo da impedire il regolare svolgimento dell'udienza,
e' allontanato dall'aula con ordinanza del presidente.
2. L'imputato allontanato si considera presente ed e' rappresentato
dal difensore.
3. L'imputato allontanato puo' essere riammesso nell'aula di
udienza, in ogni momento, anche di ufficio. Qualora l'imputato debba
essere nuovamente allontanato, il giudice puo' disporre con la stessa
ordinanza che sia espulso dall'aula, con divieto di partecipare
ulteriormente al dibattimento, se non per rendere le dichiarazioni
previste dagli articoli 503 e 523 comma 5.
Art. 476.
Reati commessi in udienza
1. Quando viene commesso un reato in udienza, il pubblico ministero
procede a norma di legge, disponendo l'arresto dell'autore nei casi
consentiti.
2. Non e' consentito l'arresto del testimone in udienza per reati
concernenti il contenuto della deposizione.
Art. 477.
Durata e prosecuzione del dibattimento
1. Quando non e' assolutamente possibile esaurire il dibattimento
in una sola udienza, il presidente dispone che esso venga proseguito
nel giorno seguente non festivo.
2. Il giudice puo' sospendere il dibattimento soltanto per ragioni
di assoluta necessita' e per un termine massimo che, computate tutte
le dilazioni, non oltrepassi i dieci giorni, esclusi i festivi.
3. Il presidente da' oralmente gli avvisi opportuni e l'ausiliario
ne fa menzione nel verbale. Gli avvisi sostituiscono le citazioni e
le notificazioni per coloro che sono comparsi o debbono considerarsi
presenti.
Art. 478.
Questioni incidentali
1. Sulle questioni incidentali proposte dalle parti nel corso del
dibattimento il giudice decide immediatamente con ordinanza, previa
discussione nei modi previsti dall'articolo 491.
Art. 479.
Questioni civili o amministrative
1. Fermo quanto previsto dall'articolo 3, qualora la decisione
sull'esistenza del reato dipenda dalla risoluzione di una
controversia civile o amministrativa di particolare complessita', per
la quale sia gia' in corso un procedimento presso il giudice
competente, il giudice penale, se la legge non pone limitazioni alla
prova della posizione soggettiva controversa, puo' disporre la
sospensione del dibattimento, fino a che la questione non sia stata
decisa con sentenza passata in giudicato.
2. La sospensione e' disposta con ordinanza, contro la quale puo'
essere proposto ricorso per cassazione. Il ricorso non ha effetto
sospensivo.
3. Qualora il giudizio civile o amministrativo non si sia concluso
nel termine di un anno, il giudice, anche di ufficio, puo' revocare
l'ordinanza di sospensione.
Art. 480.
Verbale di udienza
1. L'ausiliario che assiste il giudice redige il verbale di
udienza, nel quale sono indicati:
a) il luogo, la data, l'ora di apertura e di chiusura
dell'udienza;
b) i nomi e i cognomi dei giudici;
c) il nome e il cognome del rappresentante del pubblico
ministero, le generalita' dell'imputato o le altre indicazioni
personali che valgono a identificarlo nonche' le generalita' delle
altre parti e dei loro rappresentanti, i nomi e i cognomi dei
difensori.
2. Il verbale di udienza e' inserito nel fascicolo per il
dibattimento.
Art. 481.
Contenuto del verbale
1. Il verbale descrive le attivita' svolte in udienza e riporta
sinteticamente le richieste e le conclusioni del pubblico ministero e
dei difensori.
2. I provvedimenti dati oralmente dal presidente sono riprodotti in
modo integrale. I provvedimenti del giudice pubblicati in udienza
mediante lettura sono allegati al verbale.
Art. 482.
Diritto delle parti in ordine alla documentazione
1. Le parti hanno diritto di fare inserire nel verbale, entro i
limiti strettamente necessari, ogni dichiarazione a cui abbiano
interesse, purche' non contraria alla legge. Le memorie scritte
presentate dalle parti a sostegno delle proprie richieste e
conclusioni sono allegate al verbale.
2. Il presidente puo' disporre, anche di ufficio, che l'ausiliario
dia lettura di singole parti del verbale al fine di verificarne la
fedelta' e la completezza. Sulla domanda di rettificazione o di
cancellazione nonche' sulle questioni relative a quanto previsto dal
comma 1, il presidente decide con ordinanza.
Art. 483.
Sottoscrizione e trascrizione del verbale
1. Subito dopo la conclusione dell'udienza o la chiusura del
dibattimento, il verbale, sottoscritto alla fine di ogni foglio dal
pubblico ufficiale che lo ha redatto, e' presentato al presidente per
l'apposizione del visto.
2. Salvo quanto previsto dall'articolo 528, i nastri impressi con i
caratteri della stenotipia sono trascritti in caratteri comuni non
oltre tre giorni dalla loro formazione.
3. I verbali e le trascrizioni sono acclusi al fascicolo per il
dibattimento.
Capo II
ATTI INTRODUTTIVI

Art. 484.
Costituzione delle parti
1. Prima di dare inizio al dibattimento, il presidente controlla la
regolare costituzione delle parti.
2. Qualora il difensore dell'imputato non sia presente, il
presidente designa come sostituto altro difensore a norma
dell'articolo 97 comma 4.
(( 2-bis. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni
degli articoli 420-bis, 420-ter, 420-quater e 420-quinquies)).
Art. 485.
(( ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479 ))
Art. 486.
(( ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479 ))
Art. 487.
(( ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479 ))
Art. 488.
(( ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479 ))
Art. 489
(Dichiarazioni dell'imputato contro il quale si e' proceduto in
assenza nell'udienza preliminare).

1. L'imputato contro il quale si e' proceduto in assenza nel corso
dell'udienza preliminare puo' chiedere di rendere le dichiarazioni
previste dall'articolo 494.
2. Se l'imputato fornisce la prova che l'assenza nel corso
dell'udienza preliminare e' riconducibile alle situazioni previste
dall'articolo 420-bis, comma 4, e' rimesso nel termine per formulare
le richieste di cui agli articoli 438 e 444.
((215))

-------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
-------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
-------------
AGGIORNAMENTO (215)
La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto
2014, n. 118, ha disposto (con l'art. 15-bis, comma 1) che "Le
disposizioni di cui al presente capo si applicano ai procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a
condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il
dispositivo della sentenza di primo grado".
Ha inoltre disposto (con l'art. 15-bis, comma 2) che "In deroga a
quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data
di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente
legge quando l'imputato e' stato dichiarato contumace e non e' stato
emesso il decreto di irreperibilita'".
Art. 490.
Accompagnamento coattivo dell'imputato assente ((215))

1. Il giudice, a norma dell'articolo 132, puo' disporre
l'accompagnamento coattivo dell'imputato assente, quando la sua
presenza e' necessaria per l'assunzione di una prova diversa
dall'esame. ((215))

-------------
AGGIORNAMENTO (215)
La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto
2014, n. 118, ha disposto (con l'art. 15-bis, comma 1) che "Le
disposizioni di cui al presente capo si applicano ai procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a
condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il
dispositivo della sentenza di primo grado".
Ha inoltre disposto (con l'art. 15-bis, comma 2) che "In deroga a
quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data
di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente
legge quando l'imputato e' stato dichiarato contumace e non e' stato
emesso il decreto di irreperibilita'".
Art. 491.
Questioni preliminari
1. Le questioni concernenti la competenza per territorio o per
connessione, le nullita' indicate nell'articolo 181 commi 2 e 3, la
costituzione di parte civile, la citazione o l'intervento del
responsabile civile e della persona civilmente obbligata per la pena
pecuniaria e l'intervento degli enti e delle associazioni previsti
dall'articolo 91 sono precluse se non sono proposte subito dopo
compiuto per la prima volta l'accertamento della costituzione delle
parti e sono decise immediatamente.
2. La disposizione del comma 1 si applica anche alle questioni
concernenti il contenuto del fascicolo per il dibattimento e la
riunione o la separazione dei giudizi, salvo che la possibilita' di
proporle sorga soltanto nel corso del dibattimento.
3. Le questioni preliminari sono discusse dal pubblico ministero e
da un difensore per ogni parte privata. La discussione deve essere
contenuta nei limiti di tempo strettamente necessari alla
illustrazione delle questioni. Non sono ammesse repliche.
4. Il giudice provvede in merito agli atti che devono essere
acquisiti al fascicolo per il dibattimento ovvero eliminati da esso.
5. Sulle questioni preliminari il giudice decide con ordinanza.
Art. 492.
Dichiarazione di apertura del dibattimento
1. Compiute le attivita' indicate negli articoli 484 e seguenti, il
presidente dichiara aperto il dibattimento.
2. L'ausiliario che assiste il giudice da' lettura
dell'imputazione.
Art. 493.
(( (Richieste di prova)
1. Il pubblico ministero, i difensori della parte civile, del
responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena
pecuniaria e dell'imputato nell'ordine indicano i fatti che intendono
provare e chiedono l'ammissione delle prove.
2. E' ammessa l'acquisizione di prove non comprese nella lista
prevista dall'articolo 468 quando la parte che le richiede dimostra
di non averle potute indicare tempestivamente.
3. Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il
dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero,
nonche' della documentazione relativa all'attivita' di investigazione
difensiva.
4. Il presidente impedisce ogni divagazione, ripetizione e
interruzione e ogni lettura o esposizione del contenuto degli atti
compiuti durante le indagini preliminari)).
Art. 494.
Dichiarazioni spontanee dell'imputato
1. Esaurita l'esposizione introduttiva, il presidente informa
l'imputato che egli ha facolta' di rendere in ogni stato del
dibattimento le dichiarazioni che ritiene opportune, purche' esse si
riferiscano all'oggetto dell'imputazione e non intralcino
l'istruzione dibattimentale. Se nel corso delle dichiarazioni
l'imputato non si attiene all'oggetto dell'imputazione, il presidente
lo ammonisce e, se l'imputato persiste, gli toglie la parola.
2. L'ausiliario riproduce integralmente le dichiarazioni rese a
norma del comma 1, salvo che il giudice disponga che il verbale sia
redatto in forma riassuntiva.
Art. 495.
Provvedimenti del giudice in ordine alla prova
1. Il giudice, sentite le parti, provvede con ordinanza
all'ammissione delle prove a norma degli articoli 190, comma 1, e
190-bis .Quando e' stata ammessa l'acquisizione di verbali di prove
di altri procedimenti, il giudice provvede in ordine alla richiesta
di nuova assunzione della stessa prova solo dopo l'acquisizione della
documentazione relativa alla prova dell'altro procedimento.
2. L'imputato ha diritto all'ammissione delle prove indicate a
discarico sui fatti costituenti oggetto delle prove a carico; lo
stesso diritto spetta al pubblico ministero in ordine alle prove a
carico dell'imputato sui fatti costituenti oggetto delle prove a
discarico.
3. Prima che il giudice provveda sulla domanda, le parti hanno
facolta' di esaminare i documenti di cui e' chiesta l'ammissione.
4. Nel corso dell'istruzione dibattimentale, il giudice decide con
ordinanza sulle eccezioni proposte dalle parti in ordine alla
ammissibilita' delle prove. Il giudice, sentite le parti, puo'
revocare con ordinanza l'ammissione di prove che risultano superflue
o ammettere prove gia' escluse.
(( 4-bis. Nel corso dell'istruzione dibattimentale ciascuna delle
parti puo' rinunziare, con il consenso dell'altra parte,
all'assunzione delle prove ammesse a sua richiesta. ))
Capo III
ISTRUZIONE DIBATTIMENTALE

Art. 496.
Ordine nell'assunzione delle prove
1. L'istruzione dibattimentale inizia con l'assunzione delle prove
richieste dal pubblico ministero e prosegue con l'assunzione di
quelle richieste da altre parti, nell'ordine previsto dall'articolo
493 comma 2.
2. Le parti possono concordare un diverso ordine di assunzione
delle prove.
Art. 497.
Atti preliminari all'esame dei testimoni

1. I testimoni sono esaminati l'uno dopo l'altro nell'ordine
prescelto dalle parti che li hanno indicati.
2. Prima che l'esame abbia inizio, il presidente avverte il
testimone dell'obbligo di dire la verita'. Salvo che si tratti di
persona minore degli anni quattordici, il presidente avverte altresi'
il testimone delle responsabilita' previste dalla legge penale per i
testimoni falsi o reticenti e lo invita a rendere la seguente
dichiarazione: "Consapevole della responsabilita' morale e giuridica
che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verita'
e a non nascondere nulla di quanto e' a mia conoscenza". Lo invita
quindi a fornire le proprie generalita'.
2-bis. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria, anche
appartenenti ad organismi di polizia esteri, ((i dipendenti dei
servizi di informazione per la sicurezza,)) gli ausiliari, nonche' le
interposte persone, chiamati a deporre, in ogni stato e grado del
procedimento, in ordine alle attivita' svolte sotto copertura ai
sensi dell'articolo 9 della legge 16 marzo 2006, n. 146, ((e della
legge 3 agosto 2007, n. 124,)) e successive modificazioni, invitati a
fornire le proprie generalita', indicano quelle di copertura
utilizzate nel corso delle attivita' medesime.
3. L'osservanza delle disposizioni del comma 2 e' prescritta a pena
di nullita'.
Art. 498.
Esame diretto e controesame dei testimoni
1. Le domande sono rivolte direttamente dal pubblico ministero o
dal difensore che ha chiesto l'esame del testimone.
2. Successivamente altre domande possono essere rivolte dalle parti
che non hanno chiesto l'esame, secondo l'ordine indicato
nell'articolo 496.
3. Chi ha chiesto l'esame puo' proporre nuove domande.
4. L'esame testimoniale del minorenne e' condotto dal presidente su
domande e contestazioni proposte dalle parti. Nell'esame il
presidente puo' avvalersi dell'ausilio di un familiare del minore o
di un esperto in psicologia infantile. Il presidente, sentite le
parti, se ritiene che l'esame diretto del minore non possa nuocere
alla serenita' del teste, dispone con ordinanza che la deposizione
prosegua nelle forme previste dai commi precedenti. L'ordinanza puo'
essere revocata nel corso dell'esame. (85)
4-bis. Si applicano, se una parte lo richiede ovvero se il
presidente lo ritiene necessario, le modalita' di cui all'articolo
398, comma 5-bis.
4-ter. Quando si procede per i reati di cui agli articoli 572, 600,
600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quinquies, 601, 602, 609-bis,
609-ter, 609-quater e 609-octies e 612-bis del codice penale, l'esame
del minore vittima del reato ovvero del maggiorenne infermo di mente
vittima del reato viene effettuato, su richiesta sua o del suo
difensore, mediante l'uso di un vetro specchio unitamente ad un
impianto citofonico. (140)
((4-quater. Fermo quanto previsto dai precedenti commi, quando
occorre procedere all'esame di una persona offesa che versa in
condizione di particolare vulnerabilita', il giudice, se la persona
offesa o il suo difensore ne fa richiesta, dispone l'adozione di
modalita' protette)).
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AGGIORNAMENTO (85)
La Corte costituzionale, con sentenza 18-30 luglio 1997, n. 283 (in
G.U. 1a s.s. 6/8/1997, n. 32) ha dichiarato l' illegittimita'
costituzionale del presente articolo "nella parte in cui non
consente, nel caso di testimone maggiorenne infermo di mente, che il
presidente, sentite le parti, ove ritenga che l'esame del teste ad
opera delle parti possa nuocere alla personalita' del teste medesimo,
ne conduca direttamente l'esame su domande e contestazioni proposte
dalle parti".
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AGGIORNAMENTO (140)
La Corte costituzionale, con la sentenza 13-29 gennaio 2005, n. 63
(in G.U. 1a s.s. 2/2/2005, n. 5) ha dichiarato la illegittimita'
costituzionale dell'art. 498, comma 4-ter, del codice di procedura
penale nella parte in cui non prevede che l'esame del maggiorenne
infermo di mente vittima del reato sia effettuato, su richiesta sua o
del suo difensore, mediante l'uso di un vetro specchio unitamente ad
un impianto citofonico.
Art. 499.
Regole per l'esame testimoniale
1. L'esame testimoniale si svolge mediante domande su fatti
specifici.
2. Nel corso dell'esame sono vietate le domande che possono nuocere
alla sincerita' delle risposte.
3. Nell'esame condotto dalla parte che ha chiesto la citazione del
testimone e da quella che ha un interesse comune sono vietate le
domande che tendono a suggerire le risposte.
4. Il presidente cura che l'esame del testimone sia condotto senza
ledere il rispetto della persona.
5. Il testimone puo' essere autorizzato dal presidente a
consultare, in aiuto della memoria, documenti da lui redatti.
(( 6. Durante l'esame, il presidente, anche di ufficio, interviene
per assicurare la pertinenza delle domande, la genuinita' delle
risposte, la lealta' dell'esame e la correttezza delle contestazioni,
ordinando, se occorre, l'esibizione del verbale nella parte in cui le
dichiarazioni sono state utilizzate per le contestazioni. ))
Art. 500.
(( (Contestazioni nell'esame testimoniale).
1. Fermi i divieti di lettura e di allegazione, le parti, per
contestare in tutto o in parte il contenuto della deposizione,
possono servirsi delle dichiarazioni precedentemente rese dal
testimone e contenute nel fascicolo del pubblico ministero. Tale
facolta' puo' essere esercitata solo se sui fatti o sulle circostanze
da contestare il testimone abbia gia' deposto.
2. Le dichiarazioni lette per la contestazione possono essere
valutate ai fini della credibilita' del teste.
3. Se il teste rifiuta di sottoporsi all'esame o al controesame di
una delle parti, nei confronti di questa non possono essere
utilizzate, senza il suo consenso, le dichiarazioni rese ad altra
parte, salve restando le sanzioni penali eventualmente applicabili al
dichiarante.
4. Quando, anche per le circostanze emerse nel dibattimento, vi
sono elementi concreti per ritenere che il testimone e' stato
sottoposto a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di
altra utilita', affinche' non deponga ovvero deponga il falso, le
dichiarazioni contenute nel fascicolo del pubblico ministero
precedentemente rese dal testimone sono acquisite al fascicolo del
dibattimento e quelle previste dal comma 3 possono essere utilizzate.
5. Sull'acquisizione di cui al comma 4 il giudice decide senza
ritardo, svolgendo gli accertamenti che ritiene necessari, su
richiesta della parte, che puo' fornire gli elementi concreti per
ritenere che il testimone e' stato sottoposto a violenza, minaccia,
offerta o promessa di denaro o di altra utilita'.
6. A richiesta di parte, le dichiarazioni assunte dal giudice a
norma dell'articolo 422 sono acquisite al fascicolo del dibattimento
e sono valutate ai fini della prova nei confronti delle parti che
hanno partecipato alla loro assunzione, se sono state utilizzate per
le contestazioni previste dal presente articolo. Fuori dal caso
previsto dal periodo precedente, si applicano le disposizioni di cui
ai commi 2, 4 e 5.
7. Fuori dai casi di cui al comma 4, su accordo delle parti le
dichiarazioni contenute nel fascicolo del pubblico ministero
precedentemente rese dal testimone sono acquisite al fascicolo del
dibattimento. ))
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AGGIORNAMENTO (38)
La Corte costituzionale, con sentenza 18 maggio - 3 giugno 1992 n.
255 (in G.U. 1a s.s. 4/6/1992 n. 24) ha dichiarato la illegittimita'
costituzionale:
- del presente articolo, terzo comma.
- del presente articolo quarto comma "nella parte in cui non prevede
l' acquisizione nel fascicolo per il dibattimento , se sono state
utilizzate per le contestazioni previste dai commi primo e secondo,
delle dichiarazioni precedentemente rese dal testimone e contenute
nel fascicolo del pubblico ministero".
Art. 501.
Esame dei periti e dei consulenti tecnici
1. Per l'esame dei periti e dei consulenti tecnici si osservano le
disposizioni sull'esame dei testimoni, in quanto applicabili.
2. Il perito e il consulente tecnico hanno in ogni caso facolta' di
consultare documenti, note scritte e pubblicazioni, che possono
essere acquisite anche di ufficio.
Art. 502.
Esame a domicilio di testimoni, periti e consulenti tecnici
1. In caso di assoluta impossibilita' di un testimone, di un perito
o di un consulente tecnico a comparire per legittimo impedimento, il
giudice, a richiesta di parte, puo' disporne l'esame nel luogo in cui
si trova, dando comunicazione, a norma dell'articolo 477 comma 3, del
giorno, dell'ora e del luogo dell'esame.
2. L'esame si svolge con le forme previste dagli articoli
precedenti, esclusa la presenza del pubblico. L'imputato e le altre
parti private sono rappresentati dai rispettivi difensori. Il
giudice, quando ne e' fatta richiesta, ammette l'intervento personale
dell'imputato interessato all'esame.
Art. 503.
Esame delle parti private
1. Il presidente dispone l'esame delle parti che ne abbiano fatto
richiesta o che vi abbiano consentito, secondo il seguente ordine:
parte civile, responsabile civile, persona civilmente obbligata per
la pena pecuniaria e imputato.
2. L'esame si svolge nei modi previsti dagli articoli 498 e 499. Ha
inizio con le domande del difensore o del pubblico ministero che l'ha
chiesto e prosegue con le domande, secondo i casi, del pubblico
ministero e dei difensori della parte civile, del responsabile
civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria,
del coimputato e dell'imputato. Quindi, chi ha iniziato l'esame puo'
rivolgere nuove domande.
3. Fermi i divieti di lettura e di allegazione, il pubblico
ministero e i difensori, per contestare in tutto o in parte il
contenuto della deposizione, possono servirsi delle dichiarazioni
precedentemente rese dalla parte esaminata e contenute nel fascicolo
del pubblico ministero. Tale facolta' puo' essere esercitata solo se
sui fatti e sulle circostanze da contestare la parte abbia gia'
deposto.
4. Si applica la disposizione (( dell'articolo 500 comma 2 )).
5. Le dichiarazioni alle quali il difensore aveva il diritto di
assistere assunte dal pubblico ministero o dalla polizia giudiziaria
su delega del pubblico ministero sono acquisite nel fascicolo per il
dibattimento, se sono state utilizzate per le contestazioni previste
dal comma 3.
6. La disposizione prevista dal comma 5 si applica anche per le
dichiarazioni rese a norma degli articoli 294, 299, comma 3-ter, 391
e 422.
Art. 504.
Opposizioni nel corso dell'esame dei testimoni
1. Salvo che la legge disponga diversamente, sulle opposizioni
formulate nel corso dell'esame dei testimoni, dei periti, dei
consulenti tecnici e delle parti private il presidente decide
immediatamente e senza formalita'.
Art. 505.
Facolta' degli enti e delle associazioni rappresentativi di interessi
lesi dal reato
1. Gli enti e le associazioni intervenuti nel processo a norma
dell'articolo 93 possono chiedere al presidente di rivolgere domande
ai testimoni, ai periti, ai consulenti tecnici e alle parti private
che si sono sottoposte a esame. Possono altresi' chiedere al giudice
l'ammissione di nuovi mezzi di prova utili all'accertamento dei
fatti.
Art. 506.
Poteri del presidente in ordine all'esame dei testimoni e delle parti
private
1. Il presidente, anche su richiesta di altro componente del
collegio, in base ai risultati delle prove assunte nel dibattimento a
iniziativa delle parti o a seguito delle letture disposte a norma
degli articoli 511, 512 e 513, puo' indicare alle parti temi di prova
nuovi o piu' ampi, utili per la completezza dell'esame.
(( 2. Il presidente, anche su richiesta di altro componente del
collegio, puo' rivolgere domande ai testimoni, ai periti, ai
consulenti tecnici, alle persone indicate nell'articolo 210 ed alle
parti gia' esaminate, solo dopo l'esame e il controesame. Resta salvo
il diritto delle parti di concludere l'esame secondo l'ordine
indicato negli articoli 498, commi 1 e 2, e 503, comma 2)).
Art. 507.
Ammissione di nuove prove
1. Terminata l'acquisizione delle prove, il giudice, se risulta
assolutamente necessario, puo' disporre anche di ufficio l'assunzione
di nuovi mezzi di prove.
(( 1-bis. Il giudice puo' disporre a norma del comma 1 anche
l'assunzione di mezzi di prova relativi agli atti acquisiti al
fascicolo per il dibattimento a norma degli articoli 431, comma 2, e
493, comma 3)).
Art. 508.
Provvedimenti conseguenti all'ammissione della perizia nel
dibattimento
1. Se il giudice, di ufficio o su richiesta di parte, dispone una
perizia, il perito e' immediatamente citato a comparire e deve
esporre il suo parere nello stesso dibattimento. Quando non e'
possibile provvedere in tale modo, il giudice pronuncia ordinanza con
la quale, se e' necessario, sospende il dibattimento e fissa la data
della nuova udienza nel termine massimo di sessanta giorni.
2. Con l'ordinanza il giudice designa un componente del collegio
per l'esercizio dei poteri previsti dall'articolo 228.
3. Nella nuova udienza il perito risponde ai quesiti ed e'
esaminato a norma dell'articolo 501.
Art. 509.
Sospensione del dibattimento per esigenze istruttorie
1. Nei casi previsti dagli articoli 495 comma 4, 506 e 507 il
giudice, qualora non sia possibile provvedere nella medesima udienza,
sospende il dibattimento per il tempo strettamente necessario,
fissando la data della nuova udienza.
Art. 510.
Verbale di assunzione dei mezzi di prova
1. Nel verbale sono indicate le generalita' dei testimoni, dei
periti, dei consulenti tecnici e degli interpreti ed e' fatta
menzione di quanto previsto dall'articolo 497 comma 2.
2. L'ausiliario che assiste il giudice documenta nel verbale lo
svolgimento dell'esame dei testimoni, dei periti, dei consulenti
tecnici e delle parti private, riproducendo integralmente in forma
diretta le domande poste dalle parti o dal presidente nonche' le
risposte delle persone esaminate.
3. Quando il giudice dispone che il verbale sia redatto solo in
forma riassuntiva, i poteri di vigilanza previsti dall'articolo 140
comma 2, sono esercitati dal presidente.
Art. 511.
Letture consentite
1. Il giudice, anche di ufficio, dispone che sia data lettura,
integrale o parziale, degli atti contenuti nel fascicolo per il
dibattimento.
2. La lettura di verbali di dichiarazioni e' disposta solo dopo
l'esame della persona che le ha rese, a meno che l'esame non abbia
luogo.
3. La lettura della relazione peritale e' disposta solo dopo
l'esame del perito.
4. La lettura dei verbali delle dichiarazioni orali di querela o di
istanza e' consentita ai soli fini dell'accertamento della esistenza
della condizione di procedibilita'.
5. In luogo della lettura, il giudice, anche di ufficio, puo'
indicare specificamente gli atti utilizzabili ai fini della
decisione. L'indicazione degli atti equivale alla loro lettura. Il
giudice dispone tuttavia la lettura, integrale o parziale, quando si
tratta di verbali di dichiarazioni e una parte ne fa richiesta. Se si
tratta di altri atti, il giudice e' vincolato alla richiesta di
lettura solo nel caso di un serio disaccordo sul contenuto di essi.
6. La facolta' di chiedere la lettura o l'indicazione degli atti,
prevista dai commi 1 e 5, e' attribuita anche agli enti e alle
associazioni intervenuti a norma dell'articolo 93.
Art. 511-bis.
(( (Lettura di verbali di prove di altri procedimenti).
1. Il giudice, anche di ufficio, dispone che sia data lettura, dei
verbali degli atti indicati nell'articolo 238. Si applica il comma 2
dell'articolo 511. ))
Art. 512.
Lettura di atti per sopravvenuta impossibilita' di ripetizione
1. Il giudice, a richiesta di parte, dispone che sia data lettura
degli atti assunti dalla polizia giudiziaria, dal pubblico ministero,
dai difensori delle parti private e dal giudice nel corso della
udienza preliminare quando, per fatti o circostanze imprevedibili, ne
e' divenuta impossibile la ripetizione.
(( 1-bis. E' sempre consentita la lettura dei verbali relativi
all'acquisizione ed alle operazioni di distruzione degli atti di cui
all'articolo 240 )).
Art. 512-bis.
(( (Lettura di dichiarazioni rese da persona residente all'estero).
1. Il giudice, a richiesta di parte, puo' disporre, tenuto conto
degli altri elementi di prova acquisiti, che sia data lettura dei
verbali di dichiarazioni rese da persona residente all'estero anche a
seguito di rogatoria internazionale se essa, essendo stata citata,
non e' comparsa e solo nel caso in cui non ne sia assolutamente
possibile l'esame dibattimentale)).
Art. 513.
(Lettura delle dichiarazioni rese dall'imputato nel corso delle
indagini preliminari o nell'udienza preliminare).

1. Il giudice, se l'imputato e' assente ovvero rifiuta di
sottoporsi all'esame, dispone, a richiesta di parte, che sia data
lettura dei verbali delle dichiarazioni rese dall'imputato al
pubblico ministero o alla polizia giudiziaria su delega del pubblico
ministero o al giudice nel corso delle indagini preliminari o
nell'udienza preliminare, ma tali dichiarazioni non possono essere
utilizzate nei confronti di altri senza il loro consenso salvo che
ricorrano i presupposti di cui all'articolo 500, comma 4. ((215))
2. Se le dichiarazioni sono state rese dalle persone indicate
nell'articolo 210, comma 1 il giudice, a richiesta di parte, dispone,
secondo i casi, l'accompagnamento coattivo del dichiarante o l'esame
a domicilio o la rogatoria internazionale ovvero l'esame in altro
modo previsto dalla legge con le garanzie del contraddittorio. Se non
e' possibile ottenere la presenza del dichiarante, ovvero procedere
all'esame in uno dei modi suddetti, si applica la disposizione
dell'articolo 512 qualora la impossibilita' dipenda da fatti o
circostanze imprevedibili al momento delle dichiarazioni. Qualora il
dichiarante si avvalga della facolta' di non rispondere, il giudice
dispone la lettura dei verbali contenenti le suddette dichiarazioni
soltanto con l'accordo delle parti. (96)
3. Se le dichiarazioni di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo
sono state assunte ai sensi dell'articolo 392, si applicano le
disposizioni di cui all'articolo 511.

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AGGIORNAMENTO (37)
La Corte costituzionale, con la sentenza 18 maggio - 3 giugno 1992,
n. 254 (G.U. 1 s.s. 4/6/1992 n. 24) ha dichiarato illegittimita'
costituzionale del presente articolo, secondo comma, " nella parte in
cui non prevede che il giudice, sentite le parti, dispone la lettura
dei verbali delle dichiarazioni di cui al primo comma del medesimo
articolo rese dalle persone indicate nell'art. 210, qualora queste si
avvalgano della facolta' di non rispondere".
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AGGIORNAMENTO (62)
La Corte costituzionale, con sentenza 20-24 febbraio 1995, n. 60
(G.U. 1a s.s. 1/3/1995, n. 9) ha disposto l'illegittimita'
costituzionale del primo comma del presente articolo "nella parte in
cui non prevede che il giudice, ricorrendone le condizioni, disponga
che sia data lettura dei verbali delle dichiarazioni dell'imputato
assunte dalla polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero".
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AGGIORNAMENTO (96)
La Corte costituzionale, con sentenza 26 ottobre-2 novembre 1998, n.
361 (G.U. 1a s.s. 4/11/1998, n. 44) ha disposto l' illegittimita'
costituzionale parziale del secondo comma, ultimo periodo, del
presente art. 513 "nella parte in cui non prevede che, qualora il
dichiarante rifiuti o comunque ometta in tutto o in parte di
rispondere su fatti concernenti la responsabilit« di altri gia'
oggetto delle sue precedenti dichiarazioni, in mancanza dell'accordo
delle parti alla lettura si applica l'art. 500, commi 2-bis e 4, del
codice di procedura penale".
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AGGIORNAMENTO (215)
La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto
2014, n. 118, ha disposto (con l'art. 15-bis, comma 1) che "Le
disposizioni di cui al presente capo si applicano ai procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a
condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il
dispositivo della sentenza di primo grado".
Ha inoltre disposto (con l'art. 15-bis, comma 2) che "In deroga a
quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data
di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente
legge quando l'imputato e' stato dichiarato contumace e non e' stato
emesso il decreto di irreperibilita'".
Art. 514.
(( (Letture vietate ).
1. Fuori dei casi previsti dagli articoli 511, 512, 512-bis e 513,
non puo' essere data lettura dei verbali delle dichiarazioni rese
dall'imputato, dalle persone indicate nell'articolo 210 e dai
testimoni alla polizia giudiziaria, al pubblico ministero o al
giudice nel corso delle indagini preliminari o nella udienza
preliminare, a meno che nell'udienza preliminare le dichiarazioni
siano state rese nelle forme previste dagli articoli 498 e 499, alla
presenza dell'imputato o del suo difensore.
2. Fuori dei casi previsti dall'articolo 511, e' vietata la lettura
dei verbali e degli altri atti di documentazione delle attivita'
compiute dalla polizia giudiziaria. L'ufficiale o l'agente di polizia
giudiziaria esaminato come testimone puo' servirsi di tali atti a
norma dell'articolo 499, comma 5)).
Art. 515.
Allegazione di atti al fascicolo per il dibattimento
1. I verbali degli atti di cui e' stata data lettura e i documenti
ammessi a norma dell'articolo 495 sono inseriti, unitamente al
verbale di udienza, nel fascicolo per il dibattimento.
Capo IV
NUOVE CONTESTAZIONI

Art. 516.
Modifica della imputazione

1. Se nel corso dell'istruzione dibattimentale il fatto risulta
diverso da come e' descritto nel decreto che dispone il giudizio, e
non appartiene alla competenza di un giudice superiore, il pubblico
ministero modifica l'imputazione e procede alla relativa
contestazione. (56) (67)
1-bis. Se a seguito della modifica il reato risulta attribuito alla
cognizione del tribunale in composizione collegiale anziche'
monocratica, l'inosservanza delle disposizioni sula composizione del
giudice e' rilevata o eccepita, a pena di decadenza, immediatamente
dopo la nuova contestazione ovvero, nei casi indicati dagli articoli
519 comma 2 e 520 comma 2, prima del compimento di ogni altro atto
nella nuova udienza fissata a norma dei medesimi articoli. (90) (90a)
1-ter. Se a seguito della modifica risulta un reato per il quale e'
prevista l'udienza preliminare, e questa non si e' tenuta,
l'inosservanza delle relative disposizioni e' eccepita, a pena di
decadenza, entro il termine indicato dal comma 1-bis.
(175) ((210))

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AGGIORNAMENTO (56)
La Corte costituzionale, con sentenza 22-30 giugno 1994, n. 265 (in
G.U. 1a s.s. 06/07/1994, n. 28), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale degli artt. 516 e 517 del codice di procedura penale
nella parte in cui non prevedono la facolta' dell'imputato di
richiedere al giudice del dibattimento l'applicazione di pena a norma
dell'art. 444 del codice di procedura penale, relativamente al fatto
diverso o al reato concorrente contestato in dibattimento, quando la
nuova contestazione concerne un fatto che gia' risultava dagli atti
di indagine al momento dell'esercizio dell'azione penale ovvero
quando l'imputato ha tempestivamente e ritualmente proposto la
richiesta di applicazione di pena in ordine alle originarie
imputazioni".
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AGGIORNAMENTO (67)
La Corte costituzionale, con la sentenza 15-29 dicembre 1995, n.
530 (G.U. 1a s.s. 3/1/1996 n. 1), ha dichiarato "in applicazione
dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 516 del codice di procedura penale, nella
parte in cui non prevede la facolta' dell'imputato di proporre
domanda di oblazione, ai sensi degli artt. 162 e 162-bis del codice
penale, relativamente al fatto diverso contestato in dibattimento".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (175)
La Corte Costituzionale, con sentenza 14 - 18 dicembre 2009, n. 333
(in G.U. 1a s.s. 23/12/2009, n. 51), ha disposto "in applicazione
dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 516 del codice di procedura penale, nella
parte in cui non prevede la facolta' dell'imputato di richiedere al
giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al
fatto diverso contestato in dibattimento, quando la nuova
contestazione concerne un fatto che gia' risultava dagli atti di
indagine al momento di esercizio dell'azione penale".
-------------
AGGIORNAMENTO (210)
La Corte Costituzionale, con sentenza 1 - 5 dicembre 2014, n. 273
(in G.U. 1a s.s. 10/12/2014, n. 51), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 516 del codice di procedura penale, nella
parte in cui non prevede la facolta' dell'imputato di richiedere al
giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al
fatto diverso emerso nel corso dell'istruzione dibattimentale, che
forma oggetto della nuova contestazione".
Art. 517.
Reato concorrente e circostanze aggravanti risultanti dal
dibattimento

1. Qualora nel corso dell'istruzione dibattimentale emerga un reato
connesso a norma dell'articolo 12 comma 1 lettera b) ovvero una
circostanza aggravante e non ve ne sia menzione nel decreto che
dispone il giudizio, il pubblico ministero contesta all'imputato il
reato o la circostanza, purche' la cognizione non appartenga alla
competenza di un giudice superiore. (65) (67)
1-bis. Si applicano le disposizioni previste dall'artitolo 516,
commi 1-bis e 1-ter. (175) (190) (213)
((232))

-------------
AGGIORNAMENTO (65)
La Corte costituzionale, con sentenza 22-30 giugno 1994, n. 265 (in
G.U. 1a s.s. 06/07/1994, n. 28), ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 517 del codice di procedura penale nella
parte in cui non prevede la facolta' dell' imputato di richiedere al
giudice del dibattimento l'applicazione di pena a norma dell'art, 444
del codice di procedura penale, relativamente al fatto diverso o al
reato concorrente contestato in dibattimento, quando la nuova
contestazione concerne un fatto che gia' risultava dagli atti di
indagine al momento dell' esercizio dell'azione penale ovvero quando
l' imputato ha tempestivamente e ritualmente proposto la richiesta di
applicazione di pena in ordine alle originarie imputazioni.
-------------
AGGIORNAMENTO (67)
La Corte costituzionale, con sentenza 15-29 dicembre 1995 (G.U. 1a
s.s. 3/1/1996 n. 1) ha disposto "l' illegittimita' costituzionale
dell'art. 517 del codice di procedura penale nella parte in cui non
prevede la facolta' dell'imputato di proporre domanda di oblazione,
ai sensi degli artt. 162 e 162-bis del codice penale, relativamente
al reato concorrente contestato in dibattimento".
-------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
-------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
-------------
AGGIORNAMENTO (175)
La Corte Costituzionale, con sentenza 14 - 18 dicembre 2009, n. 333
(in G.U. 1a s.s. 23/12/2009, n. 51) ha disposto l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 517 del codice di procedura penale, nella
parte in cui non prevede la facolta' dell'imputato di richiedere al
giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al
reato concorrente contestato in dibattimento, quando la nuova
contestazione concerne un fatto che gia' risultava dagli atti di
indagine al momento di esercizio dell'azione penale.
-------------
AGGIORNAMENTO (190)
La Corte Costituzionale, con sentenza 22 - 26 ottobre 2012, n. 237
(in G.U. 1a s.s. 31/10/2012, n. 43) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'articolo 517 del codice di procedura penale,
nella parte in cui non prevede la facolta' dell'imputato di
richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato
relativamente al reato concorrente emerso nel corso dell'istruzione
dibattimentale, che forma oggetto della nuova contestazione".
-------------
AGGIORNAMENTO (213)
La Corte Costituzionale, con sentenza 23 - 25 giugno 2014, n. 184
(in G.U. 1a s.s. 2/07/2014, n. 28) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 517 del codice di procedura penale, nella
parte in cui non prevede la facolta' dell'imputato di richiedere al
giudice del dibattimento l'applicazione di pena, a norma dell'art.
444 del codice di procedura penale, in seguito alla contestazione nel
dibattimento di una circostanza aggravante che gia' risultava dagli
atti di indagine al momento dell'esercizio dell'azione penale".
-------------
AGGIORNAMENTO (232)
La Corte Costituzionale, con sentenza 26 maggio - 9 luglio 2015, n.
139 (in G.U. 1ª s.s. 15/7/2015, n. 28), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 517 del codice di
procedura penale, nella parte in cui, nel caso di contestazione di
una circostanza aggravante che gia' risultava dagli atti di indagine
al momento dell'esercizio dell'azione penale, non prevede la facolta'
dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio
abbreviato relativamente al reato oggetto della nuova contestazione".
Art. 518.
Fatto nuovo risultante dal dibattimento
1. Fuori dei casi previsti dall'articolo 517, il pubblico ministero
procede nelle forme ordinarie se nel corso del dibattimento risulta a
carico dell'imputato un fatto nuovo non enunciato nel decreto che
dispone il giudizio e per il quale si debba procedere di ufficio.
2. Tuttavia il presidente, qualora il pubblico ministero ne faccia
richiesta, puo' autorizzare la contestazione nella medesima udienza,
se vi e' consenso dell'imputato presente e non ne deriva pregiudizio
per la speditezza dei procedimenti.
Art. 519.
Diritti delle parti
1. Nei casi previsti dagli articoli 516, 517 e 518 comma 2, salvo
che la contestazione abbia per oggetto la recidiva, il presidente
informa l'imputato che puo' chiedere un termine per la difesa.
2. Se l'imputato ne fa richiesta, il presidente sospende il
dibattimento per un tempo non inferiore al termine per comparire
previsto dall'articolo 429, ma comunque non superiore a quaranta
giorni. In ogni caso l'imputato puo' chiedere l'ammissione di nuove
prove a norma dell'articolo 507. (36) ((60))
3. Il presidente dispone la citazione della persona offesa,
osservando un termine non inferiore a cinque giorni.
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AGGIORNAMENTO (36)
La Corte costituzionale, con sentenza 20 maggio - 3 giugno 1992, n.
241 (G.U. 1 s.s. 4/6/1992, n. 24) ha dichiarato l' illegittimita'
costituzionale del comma 2 del presente articolo nella parte in cui ,
nei casi previsti dall' art. 516 del codice di procedura penale, non
consente al pubblico ministero e alle parti private diverse dall'
imputato di chiedere l'ammissione di nuove prove e dell' inciso , "a
norma dell'art. 507" .
-------------
AGGIORNAMENTO (60)
La Corte costituzionale, con sentenza 8-20 febbraio 1995, n. 50
(G.U. 1a s.s. 1/3/1995, n. 9) ha dichiarato l' illegittimita'
costituzionale del comma 2 del presente articolo "nella parte in cui,
in caso di nuova contestazione effettuata a norma dell'art. 517 del
medesimo codice, non consente al pubblico ministero e alle parti
private diverse dall'imputato di chiedere l'ammissione di nuove
prove."
Art. 520.
Nuove contestazioni all'imputato assente ((215))

1. Quando intende contestare i fatti o le circostanze indicati
negli articoli 516 e 517 all'imputato assente, il pubblico ministero
chiede al presidente che la contestazione sia inserita nel verbale
del dibattimento e che il verbale sia notificato per estratto
all'imputato. ((215))
2. In tal caso il presidente sospende il dibattimento e fissa una
nuova udienza per la prosecuzione, osservando i termini indicati
nell'articolo 519 commi 2 e 3.

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AGGIORNAMENTO (215)
La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto
2014, n. 118, ha disposto (con l'art. 15-bis, comma 1) che "Le
disposizioni di cui al presente capo si applicano ai procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a
condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il
dispositivo della sentenza di primo grado".
Ha inoltre disposto (con l'art. 15-bis, comma 2) che "In deroga a
quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data
di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente
legge quando l'imputato e' stato dichiarato contumace e non e' stato
emesso il decreto di irreperibilita'".
Art. 521.
Correlazione tra l'imputazione contestata e la sentenza
1. Nella sentenza il giudice puo' dare al fatto una definizione
giuridica diversa da quella enunciata nell'imputazione, purche' il
reato non ecceda la sua competenza ne' risulti attribuito alla
congizione del tribunale in composizione collegiale anziche'
monocratica (( . . . )). (90)(90a)
2. Il giudice dispone con ordinanza la trasmissione degli atti al
pubblico ministero se accerta che il fatto e' diverso da come
descritto nel decreto che dispone il giudizio ovvero nella
contestazione effettuata a norma degli articoli 516, 517 e 518 comma
2.
3. Nello stesso modo il giudice procede se il pubblico ministero ha
effettuato una nuova contestazione fuori dei casi previsti dagli
articoli 516, 517 e 518 comma 2.
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 521-bis.
(Modifiche alla composizione del giudice a seguito di nuove
contestazioni).
(( 1. Se, in seguito ad una diversa definizione giuridica o alle
contestazioni previste dagli articoli 516, commi 1-bis e 1-ter, 517,
comma 1-bis e 518, il reato risulta tra quelli attribuiti alla
cognizione del tribunale per cui e' prevista l'udienza preliminare e
questa non si e' tenuta, il giudice dispone con ordinanza la
trasmissione degli atti al pubblico ministero)).
2. L'inosservanza della disposizione prevista dal comma 1 deve
essere eccepita, a pena di decadenza, nei motivi di
impugnazione.(90)(90a)
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 522.
Nullita' della sentenza per difetto di contestazione
1. L'inosservanza delle disposizioni previste in questo capo e'
causa di nullita'.
2. La sentenza di condanna pronunciata per un fatto nuovo, per un
reato concorrente o per una circostanza aggravante senza che siano
state osservate le disposizioni degli articoli precedenti e' nulla
soltanto nella parte relativa al fatto nuovo, al reato concorrente o
alla circostanza aggravante.
Capo V
DISCUSSIONE FINALE

Art. 523.
Svolgimento della discussione
1. Esaurita l'assunzione delle prove, il pubblico ministero e
successivamente i difensori della parte civile, del responsabile
civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e
dell'imputato formulano e illustrano le rispettive conclusioni ((,
anche in ordine alle ipotesi previste dall'articolo 533, comma 3-bis
)).
2. La parte civile presenta conclusioni scritte, che devono
comprendere, quando sia richiesto il risarcimento dei danni, anche la
determinazione del loro ammontare.
3. Il presidente dirige la discussione e impedisce ogni
divagazione, ripetizione e interruzione.
4. Il pubblico ministero e i difensori delle parti private possono
replicare; la replica e' ammessa una sola volta e deve essere
contenuta nei limiti strettamente necessari per la confutazione degli
argomenti avversari.
5. In ogni caso l'imputato e il difensore devono avere, a pena di
nullita', la parola per ultimi se la domandano.
6. La discussione non puo' essere interrotta per l'assunzione di
nuove prove, se non in caso di assoluta necessita'. Se questa si
verifica, il giudice provvede a norma dell'articolo 507.
Art. 524.
Chiusura del dibattimento
1. Esaurita la discussione, il presidente dichiara chiuso il
dibattimento.
Titolo III
SENTENZA
Capo I
DELIBERAZIONE

Art. 525.
Immediatezza della deliberazione
1. La sentenza e' deliberata subito dopo la chiusura del
dibattimento.
2. Alla deliberazione concorrono, a pena di nullita' assoluta, gli
stessi giudici che hanno partecipato al dibattimento. Se alla
deliberazione devono concorrere i giudici supplenti in sostituzione
dei titolari impediti, i provvedimenti gia' emessi conservano
efficacia se non sono espressamente revocati.
3. Salvo quanto previsto dall'articolo 528, la deliberazione non
puo' essere sospesa se non in caso di assoluta impossibilita'. La
sospensione e' disposta dal presidente con ordinanza.
Art. 526.
Prove utilizzabili ai fini della deliberazione
1. Il giudice non puo' utilizzare ai fini della deliberazione prove
diverse da quelle legittimamente acquisite nel dibattimento.
(( 1-bis. La colpevolezza dell'imputato non puo' essere provata
sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si e'
sempre volontariamente sottratto all'esame da parte dell'imputato o
del suo difensore )).
Art. 527.
Deliberazione collegiale
1. Il collegio, sotto la direzione del presidente, decide
separatamente le questioni preliminari non ancora risolte e ogni
altra questione relativa al processo. Qualora l'esame del merito non
risulti precluso dall'esito della votazione, sono poste in decisione
le questioni di fatto e di diritto concernenti l'imputazione e, se
occorre, quelle relative all'applicazione delle pene e delle misure
di sicurezza nonche' quelle relative alla responsabilita' civile.
2. Tutti i giudici enunciano le ragioni della loro opinione e
votano su ciascuna questione qualunque sia stato il voto espresso
sulle altre. Il presidente raccoglie i voti cominciando dal giudice
con minore anzianita' di servizio e vota per ultimo. Nei giudizi
davanti alla corte di assise votano per primi i giudici popolari,
cominciando dal meno anziano per eta'.
3. Se nella votazione sull'entita' della pena o della misura di
sicurezza si manifestano piu' di due opinioni, i voti espressi per la
pena o la misura di maggiore gravita' si riuniscono a quelli per la
pena o la misura gradatamente inferiore, fino a che venga a risultare
la maggioranza. In ogni altro caso, qualora vi sia parita' di voti,
prevale la soluzione piu' favorevole all'imputato.
Art. 528.
Lettura del verbale in camera di consiglio
1. Qualora sia necessaria la lettura del verbale di udienza redatto
con la stenotipia ovvero l'ascolto o la visione di riproduzioni
fonografiche o audiovisive di atti del dibattimento, il giudice
sospende la deliberazione e procede in camera di consiglio alle
operazioni necessarie, con l'assistenza dell'ausiliario ed
eventualmente del tecnico incaricato della documentazione.
Capo II
DECISIONE
Sezione I
Sentenza di proscioglimento

Art. 529.
Sentenza di non doversi procedere
1. Se l'azione penale non doveva essere iniziata o non deve essere
proseguita, il giudice pronuncia sentenza di non doversi procedere
indicandone la causa nel dispositivo.
2. Il giudice provvede nello stesso modo quando la prova
dell'esistenza di una condizione di procedibilita' e' insufficiente o
contraddittoria.
Art. 530.
Sentenza di assoluzione
1. Se il fatto non sussiste, se l'imputato non lo ha commesso, se
il fatto non costituisce reato o non e' previsto dalla legge come
reato ovvero se il reato e' stato commesso da persona non imputabile
o non punibile per un'altra ragione, il giudice pronuncia sentenza di
assoluzione indicandone la causa nel dispositivo.
2. Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca,
e' insufficiente o e' contraddittoria la prova che il fatto sussiste,
che l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che
il reato e' stato commesso da persona imputabile.
3. Se vi e' la prova che il fatto e' stato commesso in presenza di
una causa di giustificazione o di una causa personale di non
punibilita' ovvero vi e' dubbio sull'esistenza delle stesse, il
giudice pronuncia sentenza di assoluzione a norma del comma 1.
4. Con la sentenza di assoluzione il giudice applica, nei casi
previsti dalla legge, le misure di sicurezza.
Art. 531.
Dichiarazione di estinzione del reato
1. Salvo quanto disposto dall'articolo 129 comma 2, il giudice, se
il reato e' estinto, pronuncia sentenza di non doversi procedere
enunciandone la causa nel dispositivo.
2. Il giudice provvede nello stesso modo quando vi e' dubbio
sull'esistenza di una causa di estinzione del reato.
Art. 532.
Provvedimenti sulle misure cautelari personali
1. Con la sentenza di proscioglimento, il giudice ordina la
liberazione dell'imputato in stato di custodia cautelare e dichiara
la cessazione delle altre misure cautelari personali eventualmente
disposte.
2. La stessa disposizione si applica nel caso di sentenza di
condanna che concede la sospensione condizionale della pena.
Sezione II
Sentenza di condanna

Art. 533.
Condanna dell'imputato
(( 1. Il giudice pronuncia sentenza di condanna se l'imputato
risulta colpevole del reato contestatogli al di la' di ogni
ragionevole dubbio. Con la sentenza il giudice applica la pena e le
eventuali misure di sicurezza )).
2. Se la condanna riguarda piu' reati, il giudice stabilisce la
pena per ciascuno di essi e quindi determina la pena che deve essere
applicata in osservanza delle norme sul concorso di reati e di pene o
sulla continuazione. Nei casi previsti dalla legge il giudice
dichiara il condannato delinquente o contravventore abituale o
professionale o per tendenza.
3. Quando il giudice ritiene di dover concedere la sospensione
condizionale della pena o la non menzione della condanna nel
certificato del casellario giudiziale, provvede in tal senso con la
sentenza di condanna.
3-bis. Quando la condanna riguarda procedimenti per i delitti di
cui all'articolo 407, comma 2, lettera a) , anche se connessi ad
altri reati, il giudice puo' disporre, nel pronunciare la sentenza,
la separazione dei procedimenti anche con riferimentoallo stesso
condannato quando taluno dei condannati si trovi in stato di custodia
cautelare e, per la scadenza dei termini e la mancanza di altri
titoli, sarebbe rimesso in liberta'.
Art. 534.
Condanna del civilmente obbligato per la pena pecuniaria
1. ((Nei casi previsti dagli articoli 196 e 197 del codice penale))
e nelle leggi speciali, il giudice condanna la persona civilmente
obbligata a pagare, se il condannato risultera' insolvibile, una
somma pari alla pena pecuniaria a questo inflitta.
Art. 535.
Condanna alle spese
1. La sentenza di condanna pone a carico del condannato il
pagamento delle spese processuali ((. . . )).
2. (( COMMA ABROGATO DALLA L. 18 GIUGNO 2009, N. 69 )).
3. Sono poste a carico del condannato le spese di mantenimento
durante la custodia cautelare, a norma dell'articolo 692.
4. Qualora il giudice non abbia provveduto circa le spese, la
sentenza e' rettificata a norma dell'articolo 130.
Art. 536.
Pubblicazione della sentenza come effetto della condanna
1. Nei casi previsti dall'articolo 36 del codice penale, il giudice
stabilisce nel dispositivo se la sentenza deve essere pubblicata per
intero o per estratto e designa il giornale o i giornali in cui deve
essere inserita.
Art. 537.
Pronuncia sulla falsita' di documenti
1. La falsita' di un atto o di un documento, accertata con sentenza
di condanna, e' dichiarata nel dispositivo.
2. Con lo stesso dispositivo e' ordinata la cancellazione totale o
parziale, secondo le circostanze e, se e' il caso, la
ripristinazione, la rinnovazione o la riforma dell'atto o del
documento, con la prescrizione del modo con cui deve essere eseguita.
La cancellazione, la ripristinazione, la rinnovazione o la riforma
non e' ordinata quando possono essere pregiudicati interessi di terzi
non intervenuti come parti nel procedimento.
3. La pronuncia sulla falsita' e' impugnabile, anche autonomamente,
con il mezzo previsto dalla legge per il capo che contiene la
decisione sull'imputazione.
4. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche nel
caso di sentenza di proscioglimento.
Sezione III
Decisione sulle questioni civili

Art. 538.
Condanna per la responsabilita' civile
1. Quando pronuncia sentenza di condanna, il giudice decide sulla
domanda per le restituzioni e il risarcimento del danno, proposta a
norma degli articoli 74 e seguenti.
2. Se pronuncia condanna dell'imputato al risarcimento del danno,
il giudice provvede altresi' alla liquidazione, salvo che sia
prevista la competenza di altro giudice.
3. Se il responsabile civile e' stato citato o e' intervenuto nel
giudizio, la condanna alle restituzioni e al risarcimento del danno
e' pronunciata anche contro di lui in solido, quando e' riconosciuta
la sua responsabilita'.
Art. 539.
Condanna generica ai danni e provvisionale
1. Il giudice, se le prove acquisite non consentono la liquidazione
del danno, pronuncia condanna generica e rimette le parti davanti al
giudice civile
2. A richiesta della parte civile, l'imputato e il responsabile
civile sono condannati al pagamento di una provvisoriale nei limiti
del danno per cui si ritiene gia' raggiunta la prova.
Art. 540.
Provvisoria esecuzione delle disposizioni civili
1. La condanna alle restituzioniu e al risarcimento del danno e'
dichiarata provvisoriamente esecutiva, a richiesta della parte
civile, quando ricorrono giustificati motivi.
2. La condanna al pagamento della provvisionale e' immediatamente
esecutiva.
Art. 541.
Condanna alle spese relative all'azione civile
1. Con la sentenza che accoglie la domanda di restituzione o di
risarcimento del danno, il giudice condanna l'imputato e il
responsabile civile in solido al pagamento delle spese processuali in
favore della parte civile, salvo che ritenga di disporne, per giusti
motivi, la compensazione totale o parziale.
2. Con la sentenza che rigetta la domanda indicata nel comma 1 o
che assolve l'imputato per cause diverse dal difetto di
imputabilita', il giudice, se ne e' fatta richiesta, condanna la
parte civile alla rifusione delle spese processuali sostenute
dall'imputato e dal responsabile civile per effetto dell'azione
civile, sempre che non ricorrano giustificati motivi per la
compensazione totale o parziale. Se vi e' colpa grave, puo' inoltre
condannarla al risarcimento dei danni causati all'imputato o al
responsabile civile.
Art. 542.
Condanna del querelante alle spese e ai danni
1. Nel caso di assoluzione perche' il fatto non sussiste o perche'
l'imputato non lo ha commesso, quando si tratta di reato perseguibile
a querela, si applicano le disposizioni dell'articolo 427 per cio'
che concerne la condanna del querelante al pagamento delle spese del
procedimento anticipate dallo Stato nonche' alla rifusione delle
spese e al risarcimento del danno in favore dell'imputato e del
responsabile civile.
2. L'avviso del deposito della sentenza e' notificato al
querelante.
Art. 543.
Ordine di pubblicazione della sentenza come riparazione del danno
1. La pubblicazione della sentenza di condanna a norma
dell'articolo 186 del codice penale e' ordinata dal giudice su
richiesta della parte civile con la stessa sentenza.
2. La pubblicazione ha luogo a spese del condannato e, se del caso,
anche del responsabile civile, per una o due volte, per estratto o
per intero, in giornali indicati dal giudice.
3. Se l'inserzione non avviene nel termine stabilito dal giudice
con la sentenza, la parte civile puo' provvedervi direttamente con
diritto a ripetere le spese dall'obbligato.
Capo III
ATTI SUCCESSIVI ALLA DELIBERAZIONE

Art. 544.
Redazione della sentenza
1. Conclusa la deliberazione, il presidente redige e sottoscrive il
dispositivo. Subito dopo e' redatta una concisa esposizione dei
motivi di fatto e di diritto su cui la sentenza e' fondata.
2. Qualora non sia possibile procedere alla redazione immediata dei
motivi in camera di consiglio, vi si provvede non oltre il
quindicesimo giorno da quello della pronuncia.
3. Quando la stesura della motivazione e' particolarmente complessa
per il numero delle parti o per il numero e la gravita' delle
imputazioni, il giudice, se ritiene di non poter depositare la
sentenza nel termine previsto dal comma 2, puo' indicare nel
dispositivo un termine piu' lungo, non eccedente comunque il
novantesimo giorno da quello della pronuncia.
((3-bis. Nelle ipotesi previste dall'articolo 533, comma 3-bis, il
giudice provvede alla stesura della motivazione per ciascuno dei
procedimenti separati, accordando precedenza alla motivazione della
condanna degli imputati in stato di custodia cautelare. In tal caso
il termine di cui al comma 3 e' raddoppiato per la motivazione della
sentenza cui non si e' accordata precedenza)).
Art. 545.
Pubblicazione della sentenza
1. La sentenza e' pubblicata in udienza dal presidente o da un
giudice del collegio mediante la lettura del dispositivo.
2. La lettura della motivazione redatta a norma dell'articolo 544
comma 1, segue quella del dispositivo e puo' essere sostituita con
un'esposizione riassuntiva.
3. La pubblicazione prevista dal comma 2 equivale a notificazione
della sentenza per le parti che sono o devono considerarsi presenti
all'udienza.
Art. 546.
Requisiti della sentenza
1. La sentenza contiene:
a) l'intestazione "in nome del popolo italiano" e l'indicazione
dell'autorita' che l'ha pronunciata;
b) le generalita' dell'imputato o le altre indicazioni personali
che valgono a identificarlo nonche' le generalita' delle altre parti
private;
c) l'imputazione;
d) l'indicazione delle conclusioni delle parti;
e) la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui
la decisione e' fondata, con l'indicazione delle prove poste a base
della decisione stessa e l'enunciazione delle ragioni per le quali il
giudice ritiene non attendibili le prove contrarie;
f) il dispositivo, con l'indicazione degli articoli di legge
applicati;
g) la data e la sottoscrizione del giudice.
2. La sentenza emessa dal giudice collegiale e' sottoscritta dal
presidente e dal giudice estensore. Se, per morte o altro
impedimento, il presidente non puo' sottoscrivere, alla
sottoscrizione provvede, previa menzione dell'impedimento, il
componente piu' anziano del collegio; se non puo' sottoscrivere
l'estensore, alla sottoscrizione, previa menzione dell'impedimento,
provvede il solo presidente.
3. Oltre che nel caso previsto dall'articolo 125 comma 3, la
sentenza e' nulla se manca o e' incompleto nei suoi elementi
essenziali il dispositivo ovvero se manca la sottoscrizione del
giudice.
Art. 547.
Correzione della sentenza
1. Fuori dei casi previsti dall'articolo 546 comma 3, se occorre
completare la motivazione insufficiente ovvero se manca o e'
incompleto alcuno degli altri requisiti previsti dall'articolo 546,
si procede anche di ufficio alla correzione della sentenza a norma
dell'articolo 130.
Art. 548.
Deposito della sentenza

1. La sentenza e' depositata in cancelleria immediatamente dopo la
pubblicazione ovvero entro i termini previsti dall'articolo 544 commi
2 e 3. Il pubblico ufficiale addetto vi appone la sottoscrizione e la
data del deposito.
2. Quando la sentenza non e' depositata entro il trentesimo giorno
o entro il diverso termine indicato dal giudice a norma dell'articolo
544 comma 3, l'avviso di deposito e' comunicato al pubblico ministero
e notificato alle parti private cui spetta il diritto di
impugnazione. E' notificato altresi' a chi risulta difensore
dell'imputato al momento del deposito della sentenza.
3. L'avviso di deposito con l'estratto della sentenza e' in ogni
caso comunicato al procuratore generale presso la corte di appello.
((215))

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AGGIORNAMENTO (215)
La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto
2014, n. 118, ha disposto (con l'art. 15-bis, comma 1) che "Le
disposizioni di cui al presente capo si applicano ai procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a
condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il
dispositivo della sentenza di primo grado".
Ha inoltre disposto (con l'art. 15-bis, comma 2) che "In deroga a
quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data
di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente
legge quando l'imputato e' stato dichiarato contumace e non e' stato
emesso il decreto di irreperibilita'".
Libro VIII
((PROCEDIMENTO DAVANTI AL TRIBUNALE IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA))
Titolo I
((DISPOSIZIONE GENERALE))

Art. 549.
(( (Norme applicabili al procedimento davanti al tribunale in
composizione monocratica)
1. Nel procedimento davanti al tribunale in composizione
monocratica, per tutto cio' che non e' previsto nel presente libro o
in altre disposizioni, si osservano le norme contenute nei libri che
precedono, in quanto applicabili.))
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Titolo II
((CITAZIONE DIRETTA A GIUDIZIO))

Art. 550.
(Casi di citazione diretta a giudizio)
1. Il pubblico ministero esercita l'azione penale con la citazione
diretta a giudizio quando si tratta di contravvenzioni ovvero di
delitti puniti con la pena della reclusione non superiore nel massimo
a quattro anni, o con la multa, sola o congiunta alla predetta pena
detentiva. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di
cui all'articolo 415-bis. Per la determinazione della pena si
osservano le disposizioni dell'articolo 4.
2 La disposizione del comma 1 si applica anche quando si procede
per uno dei seguenti reati:
a) violenza o minaccia a un pubblico ufficiale prevista
dall'articolo 336 del codice penale;
b) resistenza a un pubblico ufficiale prevista dall'articolo 337
del codice penale;
c) oltraggio a un magistrato in udienza aggravato a norma
dell'articolo 343, secondo comma, del codice penale;
d) violazione di sigilli aggravata a norma dell'articolo 349,
secondo comma, del codice penale;
e) rissa aggravata a norma dell'articolo 588, secondo comma, del
codice penale, con esclusione delle ipotesi in cui nella rissa taluno
sia rimasto ucciso o abbia riportato lesioni gravi o gravissime;
((e-bis) lesioni personali stradali, anche se aggravate, a norma
dell'articolo 590-bis del codice penale));
f) furto aggravato a norma dell'articolo 625 del codice penale;
g) ricettazione prevista dall'articolo 648 del codice penale.
3. Se il pubblico ministero ha esercitato l'azione penale con
citazione diretta per un reato per il quale e' prevista l'udienza
preliminare e la relativa eccezione e' proposta entro il termine
indicato dall'articolo 491, comma 1, il giudice dispone con ordinanza
la trasmissione degli atti al pubblico ministero.
Art. 551.
(( (Procedimenti connessi)
1. Nel caso di procedimenti connessi, se la citazione diretta a
giudizio e' ammessa solo per alcuni di essi, il pubblico ministero
presenta per tutti la richiesta di rinvio a giudizio a norma
dell'articolo 416.))
Art. 552.
(Decreto di citazione a giudizio)
1. Il decreto di citazione a giudizio contiene:
a) le generalita' dell'imputato o le altre indicazioni personali
che valgono a identificarlo nonche' le generalita' delle altre parti
private, con indicazione dei difensori;
b) l'indicazione della persona offesa, qualora risulti
identificata;
c) l'enunciazione del fatto, in forma chiara e precisa, delle
circostanze aggravanti e di quelle che possono comportare
l'applicazione di misure di sicurezza, con l'identificazione dei
relativi articoli di legge;
d) l'indicazione del giudice competente per il giudizio nonche'
del luogo, del giorno e dell'ora della comparizione, con
l'avvertimento all'imputato che non comparendo sara' giudicato in
contumacia;
e) l'avviso che l'imputato ha facolta' di nominare un difensore
di fiducia e che, in mancanza, sara' assistito dal difensore di
ufficio;
f) l'avviso che, qualora ne ricorrano i presupposti, l'imputato,
prima della dichiarazione di' apertura del dibattimento di primo
grado, puo' presentare le richieste previste dagli articoli 438 e 444
ovvero presentare domanda di oblazione;
g) l'avviso che il fascicolo relativo alle indagini preliminari
e' depositato nella segreteria del pubblico ministero e che le parti
e i loro difensori hanno facolta' di prenderne visione e di estrarne
copia;
h) la data e la sottoscrizione del pubblico ministero e
dell'ausiliario che lo assiste.
1-bis. Qualora si proceda per taluni dei reati previsti
dall'articolo 590, terzo comma, del codice penale ((e per i reati
previsti dall'articolo 590-bis del medesimo codice)), il decreto di
citazione a giudizio deve essere emesso entro trenta giorni dalla
chiusura delle indagini preliminari.
1-ter. Qualora si proceda per taluni dei reati previsti
dall'articolo 590, terzo comma, del codice penale ((e per i reati
previsti dall'articolo 590-bis del medesimo codice)), la data di
comparizione di cui al comma 1, lettera d), e' fissata non oltre
novanta giorni dalla emissione del decreto.
2. Il decreto e' nullo se l'imputato non e' identificato in modo
certo ovvero se manca o e' insufficiente l'indicazione di uno dei
requisiti previsti dalle lettere c), d), e) ed f) del comma 1. Il
decreto e' altresi' nullo se non e' preceduto dall'avviso previsto
dall'articolo 415-bis, nonche' dall'invito a presentarsi per rendere
l'interrogatorio ai sensi dell'articolo 375, comma 3, qualora la
persona sottoposta alle indagini lo abbia richiesto entro il termine
di cui al comma 3 del medesimo articolo 415-bis.
3. Il decreto di citazione e' notificato all'imputato, al suo
difensore e alla parte offesa almeno sessanta giorni prima della data
fissata per l'udienza di comparizione. Nei casi di urgenza, di cui
deve essere data motivazione, il termine e' ridotto a quarantacinque
giorni.
4. Il decreto di citazione e' depositato dal pubblico ministero
nella segreteria unitamente al fascicolo contenente la
documentazione, gli atti e le cose indicati nell'articolo 416, comma
2.
Art. 553.
(( (Trasmissione degli atti al giudice dell'udienza di comparizione
in dibattimento)
1. Il pubblico ministero forma il fascicolo per il dibattimento e
lo trasmette al giudice con il decreto di citazione immediatamente
dopo la notificazione.))
-------------
AGGIORNAMENTO (33)
La Corte costituzionale, con sentenza 2-15 aprile 1992, n. 174 (in
G.U. 1a s.s. 22/4/1992 n. 17) ha dichiarato la illegittimita'
costituzionale del secondo comma del presente articolo " nella parte
in cui prevede che il giudice possa prorogare il termine per le
indagini preliminari solo "prima della scadenza" del termine stesso".
Art. 554.
(( (Atti urgenti)
1. Il giudice per le indagini preliminari e' competente ad assumere
gli atti urgenti a norma dell'articolo 467 e provvede sulle misure
cautelari fino a quando il decreto, unitamente al fascicolo per il
dibattimento, non e' trasmesso al giudice a norma dell'articolo 553,
comma 1.))
---------------
AGGIORNAMENTO (12)
La Corte costituzionale, con sentenza 26 settembre - 12 ottobre
1990, n. 445 (in G.U. 1a s.s. 17/10/1990, n. 41), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 554, secondo comma, del
codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che, di
fronte ad una richiesta di archiviazione presentata per infondatezza
della notizia di reato, il giudice per le indagini preliminari presso
la pretura circondariale, se ritiene necessarie ulteriori indagini,
le indichi con ordinanza al pubblico ministero, fissando il termine
indispensabile per il loro compimento."
Art. 555.
(( (Udienza di comparizione a seguito della citazione diretta)
1. Almeno sette giorni prima della data fissata per l'udienza di
comparizione, le parti devono, a pena di inammissibilita', depositare
in cancelleria le liste dei testimoni, periti o consulenti tecnici
nonche' delle persone indicate nell'articolo 210 di cui intendono
chiedere l'esame.
2. Prima della dichiarazione di apertura del dibattimento,
l'imputato o il pubblico ministero puo' presentare la richiesta
prevista dall'articolo 444, comma 1; l'imputato, inoltre, puo'
richiedere il giudizio abbreviato o presentare domanda di oblazione.
3. Il giudice, quando il reato e' perseguibile a querela, verifica
se il querelante e' disposto a rimettere la querela e il querelato ad
accettare la remissione.
4. Se deve procedersi al giudizio, le parti, dopo la dichiarazione
di apertura del dibattimento, indicano i fatti che intendono provare
e chiedono l'ammissione delle prove; inoltre, le parti possono
concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti
contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, nonche' della
documentazione relativa all'attivita' di investigazione difensiva.
5. Per tutto cio' che non e' espressamente previsto si osservano le
disposizioni contenute nel libro settimo, in quanto compatibili.))
-----------------
AGGIORNAMENTO (66)
La Corte costituzionale con sentenza 23 novembre - 11 dicembre
1995, n. 497 (in G.U. 1a s.s. 20/12/1995, n. 52) ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 555, comma 2, del codice
di procedura penale, nella parte in cui non prevede la nullita' del
decreto di citazione a giudizio per mancanza o insufficiente
indicazione del requisito previsto dal comma 1, lettera e)."
-----------------
AGGIORNAMENTO (84)
La L. 16 luglio 1997, n. 234 ha disposto (con l'art. 3, comma 1)
che "il comma 1 dell'articolo 416 del codice di procedura penale,
come modificato dall'articolo 2, comma 2, della presente legge, ed il
comma 2 dell'articolo 555del codice di procedura penale, come
modificato dall'articolo 2, comma 3, della presente legge, non si
applicano ai procedimenti penali nei quali, alla data di entrata in
vigore della presente legge, e' gia' stata depositata richiesta di
rinvio a giudizio o e' gia' stato emesso decreto di citazione a
giudizio."
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Titolo III
((PROCEDIMENTI SPECIALI))

Art. 556.
(Giudizio abbreviato e applicazione della pena su richiesta)
1. Per il giudizio abbreviato e per l'applicazione della pena su
richiesta si osservano, rispettivamente, le disposizioni dei titoli I
e II del libro sesto, in quanto applicabili.
2. Se manca l'udienza preliminare si applicano, secondo i casi, le
disposizioni degli articoli 555, comma 2, 557 e 558, comma 8. ((Si
osserva altresi', in quanto applicabile, la disposizione
dell'articolo 441-bis; nel caso di cui al comma 4 di detto articolo,
il giuduce, revocata l'ordinanza con cui era stato disposto il
giudizio abbreviato, fissa l'udienza per il giudizio)).
Art. 557.
(( (Procedimento per decreto)
1. Con l'atto di opposizione l'imputato chiede al giudice di
emettere il decreto di citazione a giudizio ovvero chiede il giudizio
abbreviato o l'applicazione della pena a norma dell'articolo 444 o
presenta domanda di oblazione.
2. Nel giudizio conseguente all'opposizione, l'imputato non puo'
chiedere il giudizio abbreviato o l'applicazione della pena su
richiesta, ne' presentare domanda di oblazione. In ogni caso, il
giudice revoca il decreto penale di condanna.
3. Si osservano le disposizioni del titolo V del libro sesto, in
quanto applicabili.))
Art. 558.
(Convalida dell'arresto e giudizio direttissimo)

1. Gli ufficiali o gli agenti di polizia giudiziaria che hanno
eseguito l'arresto in flagranza o che hanno avuto in consegna
l'arrestato lo conducono direttamente davanti al giudice del
dibattimento per la convalida dell'arresto e il contestuale giudizio,
sulla base della imputazione formulata dal pubblico ministero. In tal
caso citano anche oralmente la persona offesa e i testimoni e
avvisano il difensore di fiducia o, in mancanza, quello designato di
ufficio a norma dell'articolo 97, comma 3.
2. Quando il giudice non tiene udienza, gli ufficiali o gli agenti
di polizia giudiziaria che hanno eseguito l'arresto o che hanno avuto
in consegna l'arrestato gliene danno immediata notizia e presentano
l'arrestato all'udienza che il giudice fissa entro quarantotto ore
dall'arresto. Non si applica la disposizione prevista dall'articolo
386, comma 4.
3. Il giudice al quale viene presentato l'arrestato autorizza
l'ufficiale o l'agente di polizia giudiziaria a una relazione orale e
quindi sente l'arrestato per la convalida dell'arresto.
((4. Se il pubblico ministero ordina che l'arrestato in flagranza
sia posto a sua disposizione, lo puo' presentare direttamente
all'udienza, in stato di arresto, per la convalida e il contestuale
giudizio, entro quarantotto ore dall'arresto. Si applicano al
giudizio di convalida le disposizioni dell'art. 391, in quanto
compatibili.))
((4-bis. Salvo quanto previsto dal comma 4-ter, nei casi di cui ai
commi 2 e 4 il pubblico ministero dispone che l'arrestato sia
custodito in uno dei luoghi indicati nel comma 1 dell'articolo 284.
In caso di mancanza, indisponibilita' o inidoneita' di tali luoghi, o
quando essi sono ubicati fuori dal circondario in cui e' stato
eseguito l'arresto, o in caso di pericolosita' dell'arrestato, il
pubblico ministero dispone che sia custodito presso idonee strutture
nella disponibilita' degli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria
che hanno eseguito l'arresto o che hanno avuto in consegna
l'arrestato. In caso di mancanza, indisponibilita' o inidoneita' di
tali strutture, o se ricorrono altre specifiche ragioni di necessita'
o di urgenza, il pubblico ministero dispone con decreto motivato che
l'arrestato sia condotto nella casa circondariale del luogo dove
l'arresto e' stato eseguito ovvero, se ne possa derivare grave
pregiudizio per le indagini, presso altra casa circondariale vicina.
4-ter. Nei casi previsti dall'articolo 380, comma 2, lettere e-bis)
ed f), il pubblico ministero dispone che l'arrestato sia custodito
presso idonee strutture nella disponibilita' degli ufficiali o agenti
di polizia giudiziaria che hanno eseguito l'arresto o che hanno avuto
in consegna l'arrestato. Si applica la disposizione di cui al comma
4-bis, terzo periodo)).
5. Se l'arresto non e' convalidato, il giudice restituisce gli atti
al pubblico ministero. Il giudice procede tuttavia a giudizio
direttissimo quando l'imputato e il pubblico ministero vi consentono.
6. Se l'arresto e' convalidato a norma dei commi precedenti, si
procede immediatamente' al giudizio.
7. L'imputato ha facolta' di chiedere un termine per preparare la
difesa non superiore a cinque giorni. Quando l'imputato si avvale di
tale facolta', il dibattimento e' sospeso fino all'udienza
immediatamente successiva alla scadenza del termine.
8. Subito dopo l'udienza di convalida, l'imputato puo' formulare
richiesta di giudizio abbreviato ovvero di applicazione della pena su
richiesta. In tal caso il giudizio si svolge davanti allo stesso
giudice del dibattimento. Si applicano le disposizioni dell'articolo
452, comma 2.
9. Il pubblico ministero puo', altresi', procedere al giudizio
direttissimo nei casi previsti dall'articolo 449, commi 4 e 5. (117a)

-------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
-------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
-------------
AGGIORNAMENTO (117a)
Il D.L. 8 giugno 1992, n. 306 convertito con modificazioni dalla L.
07 agosto 1992, n. 356, come modificato, dalla L. 16 dicembre 1999,
n. 479 ha disposto (con l'art. 12-bis, comma 1) che "per i reati
concernenti le armi e gli esplosivi, il pubblico ministero procede al
giudizio direttissimo anche fuori dei casi previsti dagli articoli
449 e 558 del codice di procedura penale, salvo che siano necessarie
speciali indagini."
Titolo IV
((DIBATTIMENTO))

Art. 559.
(( (Dibattimento)
1. Il dibattimento si svolge secondo le norme stabilite per il
procedimento davanti al tribunale in composizione collegiale, quanto
applicabili.
2. Anche fuori dei casi previsti dall'articolo 140, il verbale di
udienza e' redatto soltanto in forma riassuntiva se le parti vi
consentono e il giudice non ritiene necessaria la redazione in forma
integrale.
3. L'esame diretto e il controesame dei testimoni, dei periti, dei
consulenti tecnici, delle persone indicate nell'articolo 210 e delle
parti private sono svolti dal pubblico ministero e dai difensori. Su
concorde richiesta delle parti, l'esame puo' essere condotto
direttamente, dal giudice sulla base delle domande e contestazioni
proposte dal pubblico ministero e dai difensori.
4. In caso di impedimento del giudice, la sentenza e' sottoscritta
dal presidente del tribunale previa menzione della causa della
sostituzione)).
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 560.
((LA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479 HA DISPOSTO LA SOSTITUZIONE DEL
LIBRO VIII COMPRENDENTE GLI ARTICOLI DA 549 A 559))
Art. 561.
((LA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479 HA DISPOSTO LA SOSTITUZIONE DEL
LIBRO VIII COMPRENDENTE GLI ARTICOLI DA 549 A 559))
Art. 562.
((LA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479 HA DISPOSTO LA SOSTITUZIONE DEL
LIBRO VIII COMPRENDENTE GLI ARTICOLI DA 549 A 559))
Art. 563.
((LA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479 HA DISPOSTO LA SOSTITUZIONE DEL
LIBRO VIII COMPRENDENTE GLI ARTICOLI DA 549 A 559))
Art. 564.
((LA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479 HA DISPOSTO LA SOSTITUZIONE DEL
LIBRO VIII COMPRENDENTE GLI ARTICOLI DA 549 A 559))
Art. 565.
((LA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479 HA DISPOSTO LA SOSTITUZIONE DEL
LIBRO VIII COMPRENDENTE GLI ARTICOLI DA 549 A 559))
Art. 566.
((LA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479 HA DISPOSTO LA SOSTITUZIONE DEL
LIBRO VIII COMPRENDENTE GLI ARTICOLI DA 549 A 559))
Art. 567.
((LA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479 HA DISPOSTO LA SOSTITUZIONE DEL
LIBRO VIII COMPRENDENTE GLI ARTICOLI DA 549 A 559))
Libro IX
IMPUGNAZIONI
Titolo I
DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 568.
Regole generali
1. La legge stabilisce i casi nei quali i provvedimenti del giudice
sono soggetti a impugnazione e determina il mezzo con cui possono
essere impugnati.
2. Sono sempre soggetti a ricorso per cassazione, quando non sono
altrimenti impugnabili, i provvedimenti con i quali il giudice decide
sulla liberta' personale e le sentenze, salvo quelle sulla competenza
che possono dare luogo a un conflitto di giurisdizione o di
competenza a norma dell'articolo 28.
3. Il diritto di impugnazione spetta soltanto a colui al quale la
legge espressamente lo conferisce. Se la legge non distingue tra le
diverse parti, tale diritto spetta a ciascuna di esse.
4. Per proporre impugnazione e' necessario avervi interesse.
5. L'impugnazione e' ammissibile indipendentemente dalla
qualificazione a essa data dalla parte che l'ha proposta. Se
l'impugnazione e' proposta a un giudice incompetente, questi
trasmette gli atti al giudice competente.
Art. 569.
Ricorso immediato per cassazione
1. La parte che ha diritto di appellare la sentenza di primo grado
puo' proporre direttamente ricorso per cassazione.
2. Se la sentenza e' appellata da una delle altre parti, si applica
la disposizione dell'articolo 580. Tale disposizione non si applica
se, entro quindici giorni dalla notificazione del ricorso, le parti
che hanno proposto appello dichiarano tutte di rinunciarvi per
proporre direttamente ricorso per cassazione. In tale caso, l'appello
si converte in ricorso e le parti devono presentare entro quindici
giorni dalla dichiarazione suddetta nuovi motivi, se l'atto di
appello non aveva i requisiti per valere come ricorso.
3. La disposizione del comma 1 non si applica nei casi previsti
dall'articolo 606 comma 1 lettere d) ed e). In tali casi, il ricorso
eventualmente proposto si converte in appello.
4. Fuori dei casi in cui nel giudizio di appello si sarebbe dovuta
annullare la sentenza di primo grado, la corte di cassazione, quando
pronuncia l'annullamento con rinvio della sentenza impugnata a norma
del comma 1, dispone che gli atti siano trasmessi al giudice
competente per l'appello.
Art. 570.
Impugnazione del pubblico ministero
1. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale e il
procuratore generale presso la corte di appello possono proporre
impugnazione, nei casi stabiliti dalla legge, quali che siano state
le conclusioni del rappresentante del pubblico ministero. Il
procuratore generale puo' proporre impugnazione nonostante
l'impugnazione o l'acquiescenza del pubblico ministero presso il
giudice che ha emesso il provvedimento. (90) ((90a))
2. L'impugnazione puo' essere proposta anche dal rappresentante del
pubblico ministero che ha presentato le conclusioni.
3. Il rappresentante del pubblico ministero che ha presentato le
conclusioni e che ne fa richiesta nell'atto di appello puo'
partecipare al successivo grado di giudizio quale sostituto del
procuratore generale presso la corte di appello. La partecipazione e'
disposta dal procuratore generale presso la corte di appello qualora
lo ritenga opportuno. Gli avvisi spettano in ogni caso al procuratore
generale.
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 571.
Impugnazione dell'imputato
1. L'imputato puo' proporre impugnazione personalmente o per mezzo
di un procuratore speciale nominato anche prima della emissione del
provvedimento.
2. Il tutore per l'imputato soggetto alla tutela e il curatore
speciale per l'imputato incapace di intendere o di volere, che non ha
tutore, possono proporre l'impugnazione che spetta all'imputato.
3. Puo' inoltre proporre impugnazione il difensore dell'imputato al
momento del deposito del provvedimento ovvero il difensore nominato a
tal fine. (( . . . )).
4. L'imputato, nei modi previsti per la rinuncia, puo' togliere
effetto all'impugnazione proposta dal suo difensore. Per l'efficacia
della dichiarazione nel caso previsto dal comma 2, e' necessario il
consenso del tutore o del curatore speciale.
Art. 572.
Richiesta della parte civile o della persona offesa
1. La parte civile, la persona offesa, anche se non costituita
parte civile, e gli enti e le associazioni intervenuti a norma degli
articoli 93 e 94, possono presentare richiesta motivata al pubblico
ministero di proporre impugnazione a ogni effetto penale.
2. Il pubblico ministero, quando non propone impugnazione, provvede
con decreto motivato da notificare al richiedente.
Art. 573.
Impugnazione per i soli interessi civili
1. L'impugnazione per i soli interessi civili e' proposta, trattata
e decisa con le forme ordinarie del processo penale.
2. L'impugnazione per i soli interessi civili non sospende
l'esecuzione delle disposizioni penali del provvedimento impugnato.
Art. 574.
Impugnazione dell'imputato per gli interessi civili
1. L'imputato puo' proporre impugnazione contro i capi della
sentenza che riguardano la sua condanna alle restituzioni e al
risarcimento del danno e contro quelli relativi alla rifusione delle
spese processuali.
2. L'imputato puo' altresi' proporre impugnazione contro le
disposizioni della sentenza di assoluzione relative alle domande da
lui proposte per il risarcimento del danno e per la rifusione delle
spese processuali.
3. L'impugnazione e' proposta col mezzo previsto per le
disposizioni penali della sentenza.
4. L'impugnazione dell'imputato contro la pronuncia di condanna
penale o di assoluzione estende i suoi effetti alla pronuncia di
condanna alle restituzioni, al risarcimento dei danni e alla
rifusione delle spese processuali, se questa pronuncia dipende dal
capo o dal punto impugnato.
Art. 575.
Impugnazione del responsabile civile e della persona civilmente
obbligata per la pena pecuniaria
1. Il responsabile civile puo' proporre impugnazione contro le
disposizioni della sentenza riguardanti la responsabilita'
dell'imputato e contro quelle relative alla condanna di questi e del
responsabile civile alle restituzioni, al risarcimento del danno e
alla rifusione delle spese processuali. L'impugnazione e' proposta
col mezzo che la legge attribuisce all'imputato.
2. Lo stesso diritto spetta alla persona civilmente obbligata per
la pena pecuniaria nel caso in cui sia stata condannata.
3. Il responsabile civile puo' altresi' proporre impugnazione
contro le disposizioni della sentenza di assoluzione relative alle
domande proposte per il risarcimento del danno e per la rifusione
delle spese processuali.
Art. 576.
Impugnazione della parte civile e del querelante
1. La parte civile puo' proporre impugnazione ((...)) contro i capi
della sentenza di condanna che riguardano l'azione civile e, ai soli
effetti della responsabilita' civile, contro la sentenza di
proscioglimento pronunciata nel giudizio. (( La parte civile puo'
altresi )) proporre impugnazione contro la sentenza pronunciata a
norma dell'articolo 442, quando ha consentito alla abbreviazione del
rito.
2. Lo stesso diritto compete al querelante condannato a norma
dell'articolo 542.
Art. 577.
((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 20 FEBBRAIO 2006, N. 46))
Art. 578.
Decisione sugli effetti civili nel caso di estinzione del reato per
amnistia o per prescrizione
1. Quando nei confronti dell'imputato e' stata pronunciata
condanna, anche generica, alle restituzioni o al risarcimento dei
danni cagionati dal reato, a favore della parte civile, il giudice di
appello e la corte di cassazione, nel dichiarare il reato estinto per
amnistia o per prescrizione, decidono sull'impugnazione ai soli
effetti delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono
gli interessi civili.
Art. 579.
Impugnazione di sentenze che dispongono misure di sicurezza
1. Contro le sentenze di condanna, (( o di proscioglimento )) e'
data impugnazione anche per cio' che concerne le misure di sicurezza,
se l'impugnazione e' proposta per un altro capo della sentenza che
non riguardi esclusivamente gli interessi civili.
2. L'impugnazione contro le sole disposizioni della sentenza che
riguardano le misure di sicurezza e' proposta a norma dell'articolo
680 comma 2.
3. L'impugnazione contro la sola disposizione che riguarda la
confisca e' proposta con gli stessi mezzi previsti per i capi penali.
Art. 580.
(( (Conversione del ricorso in appello). ))
(( 1. Quando contro la stessa sentenza sono proposti mezzi di
impugnazione diversi, nel caso in cui sussista la connessione di cui
all'articolo 12, il ricorso per cassazione si converte nell'appello.
))
Art. 581.
Forma dell'impugnazione
1. L'impugnazione si propone con atto scritto nel quale sono
indicati il provvedimento impugnato, la data del medesimo, il giudice
che lo ha emesso, e sono enunciati:
a) i capi o i punti della decisione ai quali si riferisce
l'impugnazione;
b) le richieste;
c) i motivi, con l'indicazione specifica delle ragioni di diritto
e degli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta.
Art. 582.
Presentazione dell'impugnazione
1. Salvo che la legge disponga altrimenti, l'atto di impugnazione
e' presentato personalmente ovvero a mezzo di incaricato nella
cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento impugnato. Il
pubblico ufficiale addetto vi appone l'indicazione del giorno in cui
riceve l'atto e della persona che lo presenta, lo sottoscrive, lo
unisce agli atti del procedimento e rilascia, se richiesto,
attestazione della ricezione.
2. Le parti private e i difensori possono presentare l'atto di
impugnazione anche nella cancelleria del tribunale ((o del giudice di
pace)) del luogo in cui si trovano, se tale luogo e' diverso da
quello in cui fu emesso il provvedimento, ovvero davanti a un agente
consolare all'estero. In tali casi, l'atto viene immediatamente
trasmesso alla cancelleria del giudice che emise il provvedimento
impugnato. (90) (90a)
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 583.
Spedizione dell'atto di impugnazione
1. Le parti e i difensori possono proporre l'impugnazione con
telegramma ovvero con atto da trasmettersi a mezzo di raccomandata
alla cancelleria indicata nell'articolo 582 comma 1. Il pubblico
ufficiale addetto allega agli atti la busta contenente l'atto di
impugnazione e appone su quest'ultimo l'indicazione del giorno della
ricezione e la propria sottoscrizione.
2. L'impugnazione si considera proposta nella data di spedizione
della raccomandata o del telegramma.
3. Se si tratta di parti private, la sottoscrizione dell'atto deve
essere autenticata da un notaio, da altra persona autorizzata o dal
difensore.
Art. 584.
Notificazione della impugnazione
1. A cura della cancelleria del giudice che ha emesso il
provvedimento impugnato, l'atto di impugnazione e' comunicato al
pubblico ministero presso il medesimo giudice ed e' notificato alle
parti private senza ritardo.
Art. 585.
Termini per l'impugnazione

1. Il termine per proporre impugnazione, per ciascuna delle parti,
e':
a) di quindici giorni, per i provvedimenti emessi in seguito a
procedimento in camera di consiglio e nel caso previsto dall'articolo
544 comma 1;
b) di trenta giorni, nel caso previsto dall'articolo 544 comma 2;
c) di quarantacinque giorni, nel caso previsto dall'articolo 544
comma 3.
2. I termini previsti dal comma 1 decorrono:
a) dalla notificazione o comunicazione dell'avviso di deposito
del provvedimento emesso in seguito a procedimento in camera di
consiglio;
b) dalla lettura del provvedimento in udienza, quando e' redatta
anche la motivazione, per tutte le parti che sono state o che debbono
considerarsi presenti nel giudizio, anche se non sono presenti alla
lettura;
c) dalla scadenza del termine stabilito dalla legge o determinato
dal giudice per il deposito della sentenza ovvero, nel caso previsto
dall'articolo 548 comma 2, dal giorno in cui e' stata eseguita la
notificazione o la comunicazione dell'avviso di deposito;
d) dal giorno in cui e' stata eseguita la comunicazione
dell'avviso di deposito con l'estratto del provvedimento, per il
procuratore generale presso la corte di appello rispetto ai
provvedimenti emessi in udienza da qualsiasi giudice della sua
circoscrizione diverso dalla corte di appello. ((215))
3. Quando la decorrenza e' diversa per l'imputato e per il suo
difensore, opera per entrambi il termine che scade per ultimo.
4. Fino a quindici giorni prima dell'udienza possono essere
presentati nella cancelleria del giudice della impugnazione motivi
nuovi nel numero di copie necessarie per tutte le parti.
L'inammissibilita' dell'impugnazione si estende ai motivi nuovi.
5. I termini previsti dal presente articolo sono stabiliti a pena
di decadenza.

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AGGIORNAMENTO (215)
La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto
2014, n. 118, ha disposto (con l'art. 15-bis, comma 1) che "Le
disposizioni di cui al presente capo si applicano ai procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a
condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il
dispositivo della sentenza di primo grado".
Ha inoltre disposto (con l'art. 15-bis, comma 2) che "In deroga a
quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data
di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente
legge quando l'imputato e' stato dichiarato contumace e non e' stato
emesso il decreto di irreperibilita'".
Art. 586.
Impugnazione di ordinanze emesse nel dibattimento
1. Quando non e' diversamente stabilito dalla legge, l'impugnazione
contro le ordinanze emesse nel corso degli atti preliminari ovvero
nel dibattimento puo' essere proposta, a pena di inammissibilita',
soltanto con l'impugnazione contro la sentenza. L'impugnazione e'
tuttavia ammissibile anche se la sentenza e' impugnata soltanto per
connessione con l'ordinanza.
2. L'impugnazione dell'ordinanza e' giudicata congiuntamente a
quella contro la sentenza, salvo che la legge disponga altrimenti.
3. Contro le ordinanze in materia di liberta' personale e' ammessa
l'impugnazione immediata, indipendentemente dall'impugnazione contro
la sentenza.
Art. 587.
Estensione dell'impugnazione
1. Nel caso di concorso di piu' persone in uno stesso reato,
l'impugnazione proposta da uno degli imputati, purche' non fondata su
motivi esclusivamente personali, giova anche agli altri imputati.
2. Nel caso di riunione di procedimenti per reati diversi,
l'impugnazione proposta da un imputato giova a tutti gli altri
imputati soltanto se i motivi riguardano violazioni della legge
processuale e non sono esclusivamente personali.
3. L'impugnazione proposta dall'imputato giova anche al
responsabile civile e alla persona civilmente obbligata per la pena
pecuniaria.
4. L'impugnazione proposta dal responsabile civile o dalla persona
civilmente obbligata per la pena pecuniaria giova all'imputato anche
agli effetti penali, purche' non sia fondata su motivi esclusivamente
personali.
Art. 588.
Sospensione della esecuzione
1. Dal momento della pronuncia, durante i termini per impugnare e
fino all'esito del giudizio di impugnazione, l'esecuzione del
provvedimento impugnato e' sospesa, salvo che la legge disponga
altrimenti.
2. Le impugnazioni contro i provvedimenti in materia di liberta'
personale non hanno in alcun caso effetto sospensivo.
Art. 589.
Rinuncia all'impugnazione
1. Il pubblico ministero presso il giudice che ha pronunciato il
provvedimento impugnato puo' rinunciare alla impugnazione da lui
proposta fino all'apertura del dibattimento. Successivamente la
dichiarazione di rinuncia puo' essere effettuata prima dell'inizio
della discussione dal pubblico ministero presso il giudice della
impugnazione, anche se l'impugnazione stessa e' stata proposta da
altro pubblico ministero.
2. Le parti private possono rinunciare all'impugnazione anche per
mezzo di procuratore speciale.
3. La dichiarazione di rinuncia e' presentata a uno degli organi
competenti a ricevere l'impugnazione nelle forme e nei modi previsti
dagli articoli 581, 582 e 583 ovvero, in dibattimento, prima
dell'inizio della discussione.
4. Quando l'impugnazione e' trattata e decisa in camera di
consiglio, la dichiarazione di rinuncia puo' essere effettuata, prima
dell'udienza, dal pubblico ministero che ha proposto l'impugnazione
e, successivamente, dal pubblico ministero presso il giudice
dell'impugnazione, anche se la stessa e' stata proposta da altro
pubblico ministero.
Art. 590.
Trasmissione di atti in seguito all'impugnazione
1. Al giudice della impugnazione sono trasmessi senza ritardo il
provvedimento impugnato, l'atto di impugnazione e gli atti del
procedimento.
Art. 591.
Inammissibilita' dell'impugnazione
1. L'impugnazione e' inammissibile:
a) quando e' proposta da chi non e' legittimato o non ha
interesse;
b) quando il provvedimento non e' impugnabile;
c) quando non sono osservate le disposizioni degli articoli 581,
582, 583, 585 e 586;
d) quando vi e' rinuncia all'impugnazione.
2. Il giudice dell'impugnazione, anche di ufficio, dichiara con
ordinanza l'inammissibilita' e dispone l'esecuzione del provvedimento
impugnato.
3. L'ordinanza e' notificata a chi ha proposto l'impugnazione ed e'
soggetta a ricorso per cassazione. Se l'impugnazione e' stata
proposta personalmente dall'imputato, l'ordinanza e' notificata anche
al difensore.
4. L'inammissibilita', quando non e' stata rilevata a norma del
comma 2, puo' essere dichiarata in ogni stato e grado del
procedimento.
Art. 592.
Condanna alle spese nei giudizi di impugnazione
1. Con il provvedimento che rigetta o dichiara inammissibile
l'impugnazione, la parte privata che l'ha proposta e' condannata alle
spese del procedimento.
2. I coimputati che hanno partecipato al giudizio a norma
dell'articolo 587 sono condannati alle spese in solido con l'imputato
che ha proposto l'impugnazione.
3. L'imputato che nel giudizio di impugnazione riporta condanna
penale e' condannato alle spese dei precedenti giudizi, anche se in
questi sia stato prosciolto.
4. Nei giudizi di impugnazione per i soli interessi civili, la
parte privata soccombente e' condannata alle spese.
Titolo II
APPELLO

Art. 593.
(( (Casi di appello).
1. Salvo quanto previsto dagli articoli 443, comma 3, 448, comma 2,
579 e 680, il pubblico ministero e l'imputato possono appellare
contro le sentenze di condanna.
2. L'imputato e il pubblico ministero possono appellare contro le
sentenze di proscioglimento nelle ipotesi di cui all'articolo 603,
comma 2, se la nuova prova e' decisiva. Qualora il giudice, in via
preliminare, non disponga la rinnovazione dell'istruttoria
dibattimentale dichiara con ordinanza l'inammissibilita'
dell'appello. Entro quarantacinque giorni dalla notifica del
provvedimento le parti possono proporre ricorso per cassazione anche
contro la sentenza di primo grado.
3. Sono inappellabili le sentenze di condanna per le quali e' stata
applicata la sola pena dell'ammenda. )) ((148)) ((149))
-----------------
AGGIORNAMENTO (148)
Successivamente la Corte costituzionale, con sentenza 24 gennaio -
6 febbraio 2007, n. 26 (in G.U. 1a s.s. 7/2/2007, n. 6) ha dichiarato
l'illegittimita' costituzionale dell'art. 1 della L. 20 febbraio
2006, n. 46 "nella parte in cui, sostituendo l'art. 593 del codice di
procedura penale, esclude che il pubblico ministero possa appellare
contro le sentenze di proscioglimento, fatta eccezione per le ipotesi
previste dall'art. 603, comma 2, del medesimo codice, se la nuova
prova e' decisiva".
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AGGIORNAMENTO (149)
Successivamente la Corte costituzionale, con sentenza 31 marzo - 4
aprile 2008, n . 85 (in G.U. 1a s.s. 9/04/2008, n. 16) ha dichiarato
l'illegittimita' costituzionale dell'art. 1 della L. 20 febbraio
2006, n. 46 nella parte in cui, sostituendo l'art. 593 del codice di
procedura penale, esclude che l'imputato possa appellare contro le
sentenze di proscioglimento relative a reati diversi dalle
contravvenzioni punite con la sola ammenda o con pena alternativa,
fatta eccezione per le ipotesi previste dall'art. 603, comma 2, del
medesimo codice, se la nuova prova e' decisiva.
Art. 594.
((ARTICOLO ABROGATO DAL D. LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51, COME
MODIFICATO DALLA L. 16 GIUGNO 1998, N. 188))
Art. 595.
Appello incidentale
1. La parte che non ha proposto impugnazione puo' proporre appello
incidentale entro quindici giorni da quello in cui ha ricevuto la
comunicazione o la notificazione previste dall'articolo 584.
2. L'appello incidentale e' proposto, presentato e notificato a
norma degli articoli 581, 582, 583 e 584.
3. L'appello incidentale del pubblico ministero produce gli effetti
previsti dall'articolo 597 comma 2; esso tuttavia non ha effetti nei
confronti del coimputato non appellante che non ha partecipato al
giudizio di appello. Si osservano le disposizioni previste
dall'articolo 587.
4. L'appello incidentale perde efficacia in caso di
inammissibilita' dell'appello principale o di rinuncia allo stesso.
Art. 596.
Giudice competente
1. Sull'appello proposto contro le sentenze pronunciate dal
tribunale decide la corte di appello. (90)((90a))
2. Sull'appello proposto contro le sentenze della corte di assise
decide la corte di assise di appello.
3. Salvo quanto previsto dall'articolo 428, sull'appello contro le
sentenze pronunciate dal giudice per le indagini preliminari,
decidono, rispettivamente, la corte di appello e la corte di assise
di appello, a seconda che si tratti di reato di competenza del
tribunale o della corte di assise.(90)((90a))
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 597.
Cognizione del giudice di appello
1. L'appello attribuisce al giudice di secondo grado la cognizione
del procedimento limitatamente ai punti della decisione ai quali si
riferiscono i motivi proposti.
2. Quando appellante e' il pubblico ministero:
a) se l'appello riguarda una sentenza di condanna, il giudice
puo', entro i limiti della competenza del giudice di primo grado,
dare al fatto una definizione giuridica piu' grave, mutare la specie
o aumentare la quantita' della pena, revocare benefici, applicare,
quando occorre, misure di sicurezza e adottare ogni altro
provvedimento imposto o consentito dalla legge;
b) se l'appello riguarda una sentenza di proscioglimento, il
giudice puo' pronunciare condanna ed emettere i provvedimenti
indicati nella lettera a) ovvero prosciogliere per una causa diversa
da quella enunciata nella sentenza appellata;
c) se conferma la sentenza di primo grado, il giudice puo'
applicare, modificare o escludere, nei casi determinati dalla legge,
le pene accessorie e le misure di sicurezza.
3. Quando appellante e' il solo imputato, il giudice non puo'
irrogare una pena piu' grave per specie o quantita', applicare una
misura di sicurezza nuova o piu' grave, prosciogliere l'imputato per
una causa meno favorevole di quella enunciata nella sentenza
appellata ne' revocare benefici, salva la facolta', entro i limiti
indicati nel comma 1, di dare al fatto una definizione giuridica piu'
grave, purche' non venga superata la competenza del giudice di primo
grado.
4. In ogni caso, se e' accolto l'appello dell'imputato relativo a
circostanze o a reati concorrenti, anche se unificati per la
continuazione, la pena complessiva irrogata e' corrispondentemente
diminuita.
5. Con la sentenza possono essere applicate anche di ufficio la
sospensione condizionale della pena, la non menzione della condanna
nel certificato del casellario giudiziale e una o piu' circostanze
attenuanti; puo' essere altresi' effettuato, quando occorre, il
giudizio di comparazione a norma dell'articolo 69 del codice penale.
Art. 598.
Estensione delle norme sul giudizio di primo grado al giudizio di
appello
1. In grado di appello si osservano, in quanto applicabili, le
disposizioni relative al giudizio di primo grado, salvo quanto
previsto dagli articoli seguenti.
Art. 599.
Decisioni in camera di consiglio
1. Quando l'appello ha esclusivamente per oggetto la specie o la
misura della pena, anche con riferimento al giudizio di comparazione
fra circostanze, o l'applicabilita' delle circostanze attenuanti
generiche, di sanzioni sostitutive, della sospensione condizionale
della pena o della non menzione della condanna nel certificato del
casellario giudiziale, la corte provvede in camera di consiglio con
le forme previste dall'articolo 127.
2. L'udienza e' rinviata se sussiste un legittimo impedimento
dell'imputato che ha manifestato la volonta' di comparire.
3. Nel caso di rinnovazione dell'istruzione dibattimentale, il
giudice assume le prove in camera di consiglio, a norma dell'articolo
603, con la necessaria partecipazione del pubblico ministero e dei
difensori. Se questi non sono presenti quando e' disposta la
rinnovazione, il giudice fissa una nuova udienza e dispone che copia
del provvedimento sia comunicata al pubblico ministero e notificata
ai difensori.
4. ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 23 MAGGIO 2008 N. 92 CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 24 LUGLIO 2008, N. 125)).
5. ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 23 MAGGIO 2008 N. 92 CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 24 LUGLIO 2008, N. 125)).
Art. 600.
Provvedimenti in ordine all'esecuzione delle condanne civili
1. Se il giudice di primo grado ha omesso di pronunciare sulla
richiesta di provvisoria esecuzione proposta a norma dell'articolo
540 comma 1 ovvero l'ha rigettata, la parte civile puo' riproporla
mediante impugnazione della sentenza di primo grado al giudice di
appello il quale, a richiesta della parte, provvede con ordinanza in
camera di consiglio.
2. Il responsabile civile e l'imputato possono chiedere con le
stesse forme la revoca o la sospensione della provvisoria esecuzione.
3. Su richiesta delle stesse parti, il giudice di appello puo'
disporre, con le forme previste dal comma 1, che sia sospesa
l'esecuzione della condanna al pagamento della provvisionale quando
possa derivarne grave e irreparabile danno. ((57))
--------------
AGGIORNAMENTO (57)
La Corte costituzionale con sentenza 19-27 luglio 1994, n. 353 (in
G.U. 1a s.s. 3/8/1994, n. 32) ha disposto l' illegittimita'
costituzionale del comma terzo del presente articolo "nella parte in
cui prevede che il giudice d'appello puo' disporre la sospensione
dell'esecuzione della condanna al pagamento della provvisionale
"quando possa derivarne grave e irreparabile danno", anziche' "quando
ricorrono gravi motivi" ".
Art. 601.
Atti preliminari al giudizio
1. Fuori dei casi previsti dall'articolo 591, il presidente ordina
senza ritardo la citazione dell'imputato appellante; ordina altresi'
la citazione dell'imputato non appellante se vi e' appello del
pubblico ministero, se ricorre alcuno dei casi previsti dall'articolo
587 o se l'appello e' proposto per i soli interessi civili.
2. Quando si procede in camera di consiglio a norma dell'articolo
599, ne e' fatta menzione nel decreto di citazione.
3. Il decreto di citazione per il giudizio di appello contiene i
requisiti previsti dall'articolo 429 comma 1 lettere a) , f) , g)
nonche' l'indicazione del giudice competente. Il termine per
comparire non puo' essere inferiore a venti giorni.
4. E' ordinata in ogni caso la citazione del responsabile civile,
della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e della
parte civile; questa e' citata anche quando ha appellato il solo
imputato contro una sentenza di proscioglimento.
5. Almeno venti giorni prima della data fissata per il giudizio di
appello, e' notificato avviso ai difensori.
6. Il decreto di citazione e' nullo se l'imputato non e'
identificato in modo certo ovvero se manca o e' insufficiente
l'indicazione di uno dei requisiti previsti dall'articolo 429 comma 1
lettera f).
Art. 602.
Dibattimento di appello
1. Nell'udienza, il presidente o il consigliere da lui delegato fa
la relazione della causa.
2. ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 23 MAGGIO 2008 N. 92 CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 24 LUGLIO 2008, N,. 125)).
3. Nel dibattimento puo' essere data lettura, anche di ufficio, di
atti del giudizio di primo grado nonche', entro i limiti previsti
dagli articoli 511 e seguenti, di atti compiuti nelle fasi
antecedenti.
4. Per la discussione si osservano le disposizioni dell'articolo
523.
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AGGIORNAMENTO (10)
La Corte costituzionale, con sentenza 26 settembre - 10 ottobre
1990, n. 435 (in G.U. 1a s.s. 17/10/1990, n. 41), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale degli artt. 599, quarto e quinto
comma, e 602, secondo comma, del codice di procedura penale, nella
parte in cui consentono la definizione del procedimento nei modi ivi
previsti anche al di fuori dei casi elencati nel primo comma dello
stesso art. 599."
Art. 603.
Rinnovazione dell'istruzione dibattimentale

1. Quando una parte, nell'atto di appello o nei motivi presentati a
norma dell'articolo 585 comma 4, ha chiesto la riassunzione di prove
gia' acquisite nel dibattimento di primo grado o l'assunzione di
nuove prove, il giudice, se ritiene di non essere in grado di
decidere allo stato degli atti, dispone la rinnovazione
dell'istruzione dibattimentale.
2. Se le nuove prove sono sopravvenute o scoperte dopo il giudizio
di primo grado, il giudice dispone la rinnovazione dell'istruzione
dibattimentale nei limiti previsti dall'articolo 495 comma 1.
3. La rinnovazione dell'istruzione dibattimentale e' disposta di
ufficio se il giudice la ritiene assolutamente necessaria.
4. COMMA ABROGATO DALLA L. 28 APRILE 2014, N. 67. ((215))
5. Il giudice provvede con ordinanza, nel contraddittorio delle
parti.
6. Alla rinnovazione dell'istruzione dibattimentale, disposta a
norma dei commi precedenti, si procede immediatamente. In caso di
impossibilita', il dibattimento e' sospeso per un termine non
superiore a dieci giorni.

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AGGIORNAMENTO (215)
La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto
2014, n. 118, ha disposto (con l'art. 15-bis, comma 1) che "Le
disposizioni di cui al presente capo si applicano ai procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a
condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il
dispositivo della sentenza di primo grado".
Ha inoltre disposto (con l'art. 15-bis, comma 2) che "In deroga a
quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data
di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente
legge quando l'imputato e' stato dichiarato contumace e non e' stato
emesso il decreto di irreperibilita'".
Art. 604.
Questioni di nullita'

1. Il giudice di appello, nei casi previsti dall'articolo 522,
dichiara la nullita' in tutto o in parte della sentenza appellata e
dispone la trasmissione degli atti al giudice di primo grado, quando
vi e' stata condanna per un fatto diverso o applicazione di una
circostanza aggravante per la quale la legge stabilisce una pena di
specie diversa da quella ordinaria del reato o di una circostanza
aggravante ad effetto speciale, sempre che non vengano ritenute
prevalenti o equivalenti circostanze attenuanti.
2. Quando sono state ritenute prevalenti o equivalenti circostanze
attenuanti o sono state applicate circostanze aggravanti diverse da
quelle previste dal comma 1, il giudice di appello esclude le
circostanze aggravanti, effettua, se occorre, un nuovo giudizio di
comparazione e ridetermina la pena.
3. Quando vi e' stata condanna per un reato concorrente o per un
fatto nuovo, il giudice di appello dichiara nullo il relativo capo
della sentenza ed elimina la pena corrispondente, disponendo che del
provvedimento sia data notizia al pubblico ministero per le sue
determinazioni.
4. Il giudice di appello, se accerta una delle nullita' indicate
nell'articolo 179, da cui sia derivata la nullita' del provvedimento
che dispone il giudizio o della sentenza di primo grado, la dichiara
con sentenza e rinvia gli atti al giudice che procedeva quando si e'
verificata la nullita'. Nello stesso modo il giudice provvede se
accerta una delle nullita' indicate nell'articolo 180 che non sia
stata sanata e da cui sia derivata la nullita' del provvedimento che
dispone il giudizio o della sentenza di primo grado.
5. Se si tratta di altre nullita' che non sono state sanate, il
giudice di appello puo' ordinare la rinnovazione degli atti nulli o
anche, dichiarata la nullita', decidere nel merito, qualora riconosca
che l'atto non fornisce elementi necessari al giudizio.
5-bis. Nei casi in cui si sia proceduto in assenza dell'imputato,
se vi e' la prova che si sarebbe dovuto provvedere ai sensi
dell'articolo 420-ter o dell'articolo 420-quater, il giudice di
appello dichiara la nullita' della sentenza e dispone il rinvio degli
atti al giudice di primo grado. Il giudice di appello annulla
altresi' la sentenza e dispone la restituzione degli atti al giudice
di primo grado qualora l'imputato provi che l'assenza e' stata dovuta
ad una incolpevole mancata conoscenza della celebrazione del processo
di primo grado. Si applica l'articolo 489, comma 2. ((215))
6. Quando il giudice di primo grado ha dichiarato che il reato e'
estinto o che l'azione penale non poteva essere iniziata o
proseguita, il giudice di appello, se riconosce erronea tale
dichiarazione, ordina, occorrendo, la rinnovazione del dibattimento e
decide nel merito.
7. Quando il giudice di primo grado ha respinto la domanda di
oblazione, il giudice di appello, se riconosce erronea tale
decisione, accoglie la domanda e sospende il dibattimento fissando un
termine massimo non superiore a dieci giorni per il pagamento delle
somme dovute. Se il pagamento avviene nel termine, il giudice di
appello pronuncia sentenza di proscioglimento.
8. Nei casi previsti dal comma 1, se annulla una sentenza della
corte di assise o del tribunale collegiale, il giudice di appello
dispone la trasmissione degli atti ad altra sezione della stessa
corte o dello stesso tribunale ovvero, in mancanza, alla corte o al
tribunale piu' vicini. Se annulla una sentenza del tribunale
monocratico o di un giudice per le indagini preliminari, dispone la
trasmissione degli atti al medesimo tribunale; tuttavia il giudice
deve essere diverso da quello che ha pronunciato la sentenza
annullata. (90) (90a)

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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (215)
La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto
2014, n. 118, ha disposto (con l'art. 15-bis, comma 1) che "Le
disposizioni di cui al presente capo si applicano ai procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a
condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il
dispositivo della sentenza di primo grado".
Ha inoltre disposto (con l'art. 15-bis, comma 2) che "In deroga a
quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data
di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente
legge quando l'imputato e' stato dichiarato contumace e non e' stato
emesso il decreto di irreperibilita'".
Art. 605.
Sentenza
1. Fuori dei casi previsti dall'articolo 604, il giudice di appello
pronuncia sentenza con la quale conferma o riforma la sentenza
appellata.
2. Le pronunce del giudice di appello sull'azione civile sono
immediatamente esecutive.
3. Copia della sentenza di appello, con gli atti del procedimento,
e' trasmessa senza ritardo, a cura della cancelleria, al giudice di
primo grado, quando questi e' competente per l'esecuzione e non e'
stato proposto ricorso per cassazione.
Titolo III
RICORSO PER CASSAZIONE
Capo I
DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 606.
Casi di ricorso
1. Il ricorso per cassazione puo' essere proposto per i seguenti
motivi:
a) esercizio da parte del giudice di una potesta' riservata dalla
legge a organi legislativi o amministrativi ovvero non consentita ai
pubblici poteri;
b) inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di
altre norme giuridiche, di cui si deve tener conto nell'applicazione
della legge penale;
c) inosservanza delle norme processuali stabilite a pena di
nullita', di inutilizzabilita', di inammissibilita' o di decadenza;
(( d) mancata assunzione di una prova decisiva, quando la parte
ne ha fatto richiesta anche nel corso dell'istruzione dibattimentale
limitatamente ai casi previsti dall'articolo 495, comma 2;
e) mancanza, contraddittorieta' o manifesta illogicita' della
motivazione, quando il vizio risulta dal testo del provvedimento
impugnato ovvero da altri atti del processo specificamente indicati
nei motivi di gravame. ))
2. Il ricorso, oltre che nei casi e con gli effetti determinati da
particolari disposizioni, puo' essere proposto contro le sentenze
pronunciate in grado di appello o inappellabili.
3. Il ricorso e' inammissibile se e' proposto per motivi diversi da
quelli consentiti dalla legge o manifestamente infondati ovvero,
fuori dei casi previsti dagli articoli 569 e 609 comma 2, per
violazioni di legge non dedotte con i motivi di appello.
Art. 607.
Ricorso dell'imputato
1. L'imputato puo' ricorrere per cassazione contro la sentenza di
condanna o di proscioglimento ovvero contro la sentenza inappellabile
di non luogo a procedere.
2. Puo', inoltre, ricorrere contro le sole disposizioni della
sentenza che riguardano le spese processuali.
Art. 608.
Ricorso del pubblico ministero
1. Il procuratore generale presso la corte di appello puo'
ricorrere per cassazione contro ogni sentenza di condanna o di
proscioglimento pronunciata in grado di appello o inappellabile.
2. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale puo'
ricorrere per cassazione contro ogni sentenza inappellabile, di
condanna o di proscioglimento, pronunciata dalla corte di assise, dal
tribunale o dal giudice per le indagini preliminari presso il
tribunale.
3. COMMA SOPPRESSO DAL D. LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51. (90)
((90a))
4. Il procuratore generale e il procuratore della Repubblica presso
il tribunale possono anche ricorrere nei casi previsti dall'articolo
569 e da altre disposizioni di legge. (90)((90a))
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 609.
Cognizione della corte di cassazione
1. Il ricorso attribuisce alla corte di cassazione la cognizione
del procedimento limitatamente ai motivi proposti.
2. La corte decide altresi' le questioni rilevabili di ufficio in
ogni stato e grado del processo e quelle che non sarebbe stato
possibile dedurre in grado di appello.
Capo II
PROCEDIMENTO

Art. 610.
Atti preliminari
(( 1. Il presidente della corte di cassazione, se rileva una causa
di inammissibilita' dei ricorsi, li assegna ad apposita sezione. Il
presidente della sezione fissa la data per la decisione in camera di
consiglio. La cancelleria da' comunicazione del deposito degli atti e
della data dell'udienza al procuratore generale ed ai difensori nel
termine di cui al comma 5. L'avviso contiene l'enunciazione della
causa di inammissibilita' rilevata. Si applica il comma 1
dell'articolo 611. Ove non venga dichiarata l'inammissibilita', gli
atti sono rimessi al presidente della corte.
1-bis. Il presidente della corte di cassazione provvede
all'assegnazione dei ricorsi alle singole sezioni secondo i criteri
stabiliti dalle leggi di ordinamento giudiziario )).
2. Il presidente, su richiesta del procuratore generale, dei
difensori delle parti o anche di ufficio, assegna il ricorso alle
sezioni unite quando le questioni proposte sono di speciale
importanza o quando occorre dirimere contrasti insorti tra le
decisioni delle singole sezioni.
3. Il presidente della corte, se si tratta delle sezioni unite,
ovvero il presidente della sezione fissa la data per la trattazione
del ricorso in udienza pubblica o in camera di consiglio e designa il
relatore. Il presidente dispone altresi' la riunione dei giudizi nei
casi previsti dall'articolo 17 e la separazione dei medesimi quando
giovi alla speditezza della decisione.
4. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 26 MARZO 2001, N. 128)).
5. Almeno trenta giorni prima della data dell'udienza, la
cancelleria ne da' avviso al procuratore generale e ai difensori,
indicando se il ricorso sara' deciso a seguito di udienza pubblica
ovvero in camera di consiglio. ((PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 26 MARZO
2001, N. 128)).
Art. 611.
Procedimento in camera di consiglio
1. Oltre che nei casi particolarmente previsti dalla legge, la
corte procede in camera di consiglio quando deve decidere su ogni
ricorso contro provvedimenti non emessi nel dibattimento, fatta
eccezione delle sentenze pronunciate a norma dell'articolo 442. Se
non e' diversamente stabilito e in deroga a quanto previsto
dall'articolo 127, la corte giudica sui motivi, sulle richieste del
procuratore generale e sulle memorie delle altre parti senza
intervento dei difensori. Fino a quindici giorni prima dell'udienza,
tutte le parti possono presentare motivi nuovi e memorie e, fino a
cinque giorni prima, possono presentare memorie di replica.
2. (( COMMA ABROGATO DALLA L. 26 MARZO 2001, N. 128 )).
Art. 612.
Sospensione dell'esecuzione della condanna civile
1. A richiesta dell'imputato o del responsabile civile, la corte di
cassazione puo' sospendere, in pendenza del ricorso, l'esecuzione
della condanna civile, quando puo' derivarne grave e irreparabile
danno. La decisione sulla richiesta di sospensione della condanna
civile e' adottata dalla corte di cassazione con ordinanza in camera
di consiglio.
Art. 613.
Difensori
1. Salvo che la parte non vi provveda personalmente, l'atto di
ricorso, le memorie e i motivi nuovi devono essere sottoscritti, a
pena di inammissibilita', da difensori iscritti nell'albo speciale
della corte di cassazione. Davanti alla corte medesima le parti sono
rappresentate dai difensori.
2. Per tutti gli atti che si compiono nel procedimento davanti alla
corte, il domicilio delle parti e' presso i rispettivi difensori,
salvo quanto previsto dal comma 4. Il difensore e' nominato per la
proposizione del ricorso o successivamente; in mancanza di nomina il
difensore e' quello che ha assistito la parte nell'ultimo giudizio,
purche' abbia i requisiti indicati nel comma 1.
3. Se l'imputato e' privo del difensore di fiducia, il presidente
del collegio provvede a norma dell'articolo 97.
4. Gli avvisi che devono essere dati al difensore sono notificati
anche all'imputato che non sia assistito da difensore di fiducia.
5. Quando il ricorso concerne gli interessi civili, il presidente,
se la parte ne fa richiesta, nomina un difensore secondo le norme sul
patrocinio dei non abbienti.
Art. 614.
Dibattimento
1. Le norme concernenti la pubblicita', la polizia e la disciplina
delle udienze e la direzione della discussione nei giudizi di primo e
di secondo grado si osservano davanti alla corte di cassazione, in
quanto siano applicabili.
2. Le parti private possono comparire per mezzo dei loro difensori.
3. Nell'udienza stabilita, il presidente procede alla verifica
della costituzione delle parti e della regolarita' degli avvisi,
dandone atto a verbale; quindi, il presidente o un consigliere da lui
delegato fa la relazione della causa.
4. Dopo la requisitoria del pubblico ministero, i difensori della
parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente
obbligata per la pena pecuniaria e dell'imputato espongono
nell'ordine le loro difese. Non sono ammesse repliche.
Capo III
SENTENZA

Art. 615.
Deliberazione e pubblicazione
1. La corte di cassazione delibera la sentenza in camera di
consiglio subito dopo terminata la pubblica udienza salvo che, per la
molteplicita' o per l'importanza delle questioni da decidere, il
presidente ritenga indispensabile differire la deliberazione ad altra
udienza prossima. Si osservano, in quanto applicabili, le
disposizioni degli articoli 527 e 546.
2. Se non provvede a norma degli articoli 620, 622 e 623, la corte
dichiara inammissibile o rigetta il ricorso.
3. La sentenza e' pubblicata in udienza subito dopo la
deliberazione, mediante lettura del dispositivo fatta dal presidente
o da un consigliere da lui delegato.
4. Prima della lettura, il dispositivo e' sottoscritto dal
presidente.
Art. 616.
Spese e sanzione pecuniaria in caso di rigetto o di inammissibilita'
del ricorso
1. Con il provvedimento che dichiara inammissibile o rigetta il
ricorso, la parte privata che lo ha proposto e' condannata al
pagamento delle spese del procedimento. Se il ricorso e' dichiarato
inammissibile, la parte privata e' inoltre condannata con lo stesso
provvedimento al pagamento a favore della cassa delle ammende di una
somma da lire cinquecentomila a lire quattro milioni. Nello stesso
modo si puo' provvedere quando il ricorso e' rigettato. ((112))
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AGGIORNAMENTO (112)
La Corte costituzionale con sentenza 7-13 giugno 2000, n. 186 (in
G.U. 1a s.s. 21/06/2000, n. 26) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale "dell'art. 616 del codice di procedura penale, nella
parte in cui non prevede che la Corte di cassazione, in caso di
inammissibilita' del ricorso, possa non pronunciare la condanna in
favore della cassa delle ammende, a carico della parte privata che
abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione
della causa di inammissibilita'".
Art. 617.
Motivazione e deposito
1. Conclusa la deliberazione, il presidente o il consigliere da lui
designato redige la motivazione. Si osservano le disposizioni
concernenti la sentenza nel giudizio di primo grado, in quanto
applicabili.
2. La sentenza, sottoscritta dal presidente e dall'estensore, e'
depositata in cancelleria non oltre il trentesimo giorno dalla
deliberazione.
3. Qualora il presidente lo disponga, la corte si riunisce in
camera di consiglio per la lettura e l'approvazione del testo della
motivazione. Sulle proposte di rettifica, integrazione o
cancellazione la corte delibera senza formalita'.
Art. 618.
Decisioni delle sezioni unite
1. Se una sezione della corte rileva che la questione di diritto
sottoposta al suo esame ha dato luogo, o puo' dar luogo, a un
contrasto giurisprudenziale, su richiesta delle parti o di ufficio,
puo' con ordinanza rimettere il ricorso alle sezioni unite.
Art. 619.
Rettificazione di errori non determinanti annullamento
1. Gli errori di diritto nella motivazione e le erronee indicazioni
di testi di legge non producono l'annullamento della sentenza
impugnata, se non hanno avuto influenza decisiva sul dispositivo. La
corte tuttavia specifica nella sentenza le censure e le
rettificazioni occorrenti.
2. Quando nella sentenza impugnata si deve soltanto rettificare la
specie o la quantita' della pena per errore di denominazione o di
computo, la corte di cassazione vi provvede senza pronunciare
annullamento.
3. Nello stesso modo si provvede nei casi di legge piu' favorevole
all'imputato, anche se sopravvenuta dopo la proposizione del ricorso,
qualora non siano necessari nuovi accertamenti di fatto.
Art. 620.
Annullamento senza rinvio
1. Oltre che nei casi particolarmente previsti dalla legge, la
corte pronuncia sentenza di annullamento senza rinvio:
a) se il fatto non e' previsto dalla legge come reato, se il
reato e' estinto o se l'azione penale non doveva essere iniziata o
proseguita;
b) se il reato non appartiene alla giurisdizione del giudice
ordinario;
c) se il provvedimento impugnato contiene disposizioni che
eccedono i poteri della giurisdizione, limitatamente alle medesime;
d) se la decisione impugnata consiste in un provvedimento non
consentito dalla legge;
e) se la sentenza e' nulla a norma e nei limiti dell'articolo 522
in relazione a un reato concorrente;
f) se la sentenza e' nulla a norma e nei limiti dell'articolo 522
in relazione a un fatto nuovo;
g) se la condanna e' stata pronunciata per errore di persona;
h) se vi e' contraddizione fra la sentenza o l'ordinanza
impugnata e un'altra anteriore concernente la stessa persona e il
medesimo oggetto, pronunciata dallo stesso o da un altro giudice
penale;
i) se la sentenza impugnata ha deciso in secondo grado su materia
per la quale non e' ammesso l'appello;
l) in ogni altro caso in cui la corte ritiene superfluo il rinvio
ovvero puo' essa medesima procedere alla determinazione della pena o
dare i provvedimenti necessari.
Art. 621.
Effetti dell'annullamento senza rinvio
1. Nel caso previsto dall'articolo 620 comma 1 lettera b), la corte
dispone che gli atti siano trasmessi all'autorita' competente, che
essa designa; in quello previsto dalla lettera e) e in quello
previsto dalla lettera f), la corte dispone che del provvedimento sia
data notizia al pubblico ministero per le sue determinazioni; in
quello previsto dalla lettera h), ordina l'esecuzione della prima
sentenza o ordinanza, ma, se si tratta di una sentenza di condanna,
ordina l'esecuzione della sentenza che ha inflitto la condanna meno
grave determinata a norma dell'articolo 669; in quello previsto dalla
lettera i), ritiene il giudizio qualificando l'impugnazione come
ricorso; in quello previsto dalla lettera l), procede alla
determinazione della pena o da' i provvedimenti che occorrono.
Art. 622.
Annullamento della sentenza ai soli effetti civili
1. Fermi gli effetti penali della sentenza, la corte di cassazione,
se ne annulla solamente le disposizioni o i capi che riguardano
l'azione civile ovvero se accoglie il ricorso della parte civile
contro la sentenza di proscioglimento dell'imputato, rinvia quando
occorre al giudice civile competente per valore in grado di appello,
anche se l'annullamento ha per oggetto una sentenza inappellabile.
Art. 623.
Annullamento con rinvio

1. Fuori dei casi previsti dagli articoli 620 e 622:
a) se e' annullata un'ordinanza, la corte di cassazione dispone
che gli atti siano trasmessi al giudice che l'ha pronunciata, il
quale provvede uniformandosi alla sentenza di annullamento; (195)
b) se e' annullata una sentenza di condanna nei casi previsti
dall'articolo 604, commi 1, 4 e 5-bis, la Corte di cassazione dispone
che gli atti siano trasmessi al giudice di primo grado; ((215))
c) se e' annullata la sentenza di una corte di assise di appello
o di una corte di appello ovvero di una corte di assise o di un
tribunale in composizione collegiale, il giudizio e' rinviato
rispettivamente a un'altra sezione della stessa corte o dello stesso
tribunale o, in mancanza, alla corte o al tribunale piu' vicini;(90)
(90a)
d) se e' annullata la sentenza di un tribunale monocratico o di
un giudice per le indagini preliminari, la corte di cassazione
dispone che gli atti siano trasmessi al medesimo tribunale; tuttavia,
il giudice deve essere diverso da quello che ha pronunciato la
sentenza annullata. (90) (90a)

-------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
-------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
-------------
AGGIORNAMENTO (195)
La Corte costituzionale, con sentenza 3-9 luglio 2013, n. 183 (in
G.U. 1a s.s. 17/7/2013 n. 29), ha dichiarato:
- "l'illegittimita' costituzionale degli articoli 34, comma 1, e
623, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale, nella parte
in cui non prevedono che non possa partecipare al giudizio di rinvio
dopo l'annullamento il giudice che ha pronunciato o concorso a
pronunciare ordinanza di accoglimento o rigetto della richiesta di
applicazione in sede esecutiva della disciplina del reato continuato,
ai sensi dell'art. 671 del medesimo codice";
- ", in applicazione dell'articolo 27 della legge 11 marzo 1953, n.
87, l'illegittimita' costituzionale dei medesimi articoli 34, comma
1, e 623, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale, nella
parte in cui non prevedono che non possa partecipare al giudizio di
rinvio dopo l'annullamento il giudice che ha pronunciato o concorso a
pronunciare ordinanza di accoglimento o rigetto della richiesta di
applicazione in sede esecutiva della disciplina del concorso formale,
ai sensi dell'art. 671 dello stesso codice".
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AGGIORNAMENTO (215)
La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto
2014, n. 118, ha disposto (con l'art. 15-bis, comma 1) che "Le
disposizioni di cui al presente capo si applicano ai procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a
condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il
dispositivo della sentenza di primo grado".
Ha inoltre disposto (con l'art. 15-bis, comma 2) che "In deroga a
quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data
di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente
legge quando l'imputato e' stato dichiarato contumace e non e' stato
emesso il decreto di irreperibilita'".
Art. 624.
Annullamento parziale
1. Se l'annullamento non e' pronunciato per tutte le disposizioni
della sentenza, questa ha autorita' di cosa giudicata nelle parti che
non hanno connessione essenziale con la parte annullata.
2. La corte di cassazione, quando occorre, dichiara nel dispositivo
quali parti della sentenza diventano irrevocabili. L'omissione di
tale dichiarazione e' riparata dalla corte stessa in camera di
consiglio con ordinanza che deve trascriversi in margine o in fine
della sentenza e di ogni copia di essa posteriormente rilasciata.
L'ordinanza puo' essere pronunciata di ufficio ovvero su domanda del
giudice competente per il rinvio, del pubblico ministero presso il
medesimo giudice o della parte privata interessata. La domanda si
propone senza formalita'.
3. La corte di cassazione provvede in camera di consiglio senza
l'osservanza delle forme previste dall'articolo 127.
Art. 624-bis.
(( (Cessazione delle misure cautelari).
1. La corte di cassazione, nel caso di annullamento della sentenza
d'appello, dispone la cessazione delle misure cautelari. ))
Art. 625.
Provvedimenti conseguenti alla sentenza
1. In caso di annullamento con rinvio, la cancelleria della corte
di cassazione trasmette senza ritardo gli atti del processo con la
copia della sentenza al giudice che deve procedere al nuovo giudizio.
2. In caso di rigetto o di dichiarazione di inammissibilita' del
ricorso, la cancelleria trasmette gli atti e la copia del solo
dispositivo al giudice che ha emesso la decisione impugnata.
3. In caso di annullamento senza rinvio o di rettificazione, la
cancelleria trasmette al giudice indicato nel comma 2 gli atti e la
copia della sentenza.
4. In ogni caso la cancelleria del giudice che ha emesso la
decisione impugnata esegue annotazione, in margine o in fine
dell'originale, della decisione della corte.
Art. 625-bis
(( (Ricorso straordinario per errore materiale o di fatto).
1. E' ammessa, a favore del condannato, la richiesta per la
correzione dell'errore materiale o di fatto contenuto nei
provvedimenti pronunciati dalla corte di cassazione.
2. La richiesta e' proposta dal procuratore generale o dal
condannato, con ricorso presentato alla corte di cassazione entro
centottanta giorni dal deposito del provvedimento. La presentazione
del ricorso non sospende gli effetti del provvedimento, ma, nei casi
di eccezionale gravita', la corte provvede, con ordinanza, alla
sospensione.
3. L'errore materiale di cui al comma 1 puo' essere rilevato dalla
corte di cassazione, d'ufficio, in ogni momento.
4. Quando la richiesta e' proposta fuori dell'ipotesi prevista al
comma 1 o, quando essa riguardi la correzione di un errore di fatto,
fuori del termine previsto al comma 2, ovvero risulta manifestamente
infondata, la corte, anche d'ufficio, ne dichiara con ordinanza
l'inammissibilita'; altrimenti procede in camera di consiglio, a
norma dell'articolo 127 e, se accoglie la richiesta, adotta i
provvedimenti necessari per correggere l'errore.))
Art. 625-ter
(Rescissione del giudicato).

1. Il condannato o il sottoposto a misura di sicurezza con sentenza
passata in giudicato, nei cui confronti si sia proceduto in assenza
per tutta la durata del processo, puo' chiedere la rescissione del
giudicato qualora provi che l'assenza e' stata dovuta ad una
incolpevole mancata conoscenza della celebrazione del processo.
2. La richiesta e' presentata, a pena di inammissibilita',
personalmente dall'interessato o da un difensore munito di procura
speciale autenticata nelle forme dell'articolo 583, comma 3, entro
trenta giorni dal momento dell'avvenuta conoscenza del procedimento.
3. Se accoglie la richiesta, la Corte di cassazione revoca la
sentenza e dispone la trasmissione degli atti al giudice di primo
grado. Si applica l'articolo 489, comma 2.
((215))

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AGGIORNAMENTO (215)
La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto
2014, n. 118, ha disposto (con l'art. 15-bis, comma 1) che "Le
disposizioni di cui al presente capo si applicano ai procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a
condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il
dispositivo della sentenza di primo grado".
Ha inoltre disposto (con l'art. 15-bis, comma 2) che "In deroga a
quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data
di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente
legge quando l'imputato e' stato dichiarato contumace e non e' stato
emesso il decreto di irreperibilita'".
Art. 626.
Effetti della sentenza sui provvedimenti di natura personale o reale
1. Quando, in seguito alla sentenza della corte di cassazione, deve
cessare una misura cautelare ovvero una pena accessoria o una misura
di sicurezza, la cancelleria ne comunica immediatamente il
dispositivo al procuratore generale presso la corte medesima perche'
dia i provvedimenti occorrenti.
Art. 627.
Giudizio di rinvio dopo annullamento
1. Nel giudizio di rinvio non e' ammessa discussione sulla
competenza attribuita con la sentenza di annullamento, salvo quanto
previsto dall'articolo 25.
2. Il giudice di rinvio decide con gli stessi poteri che aveva il
giudice la cui sentenza e' stata annullata, salve le limitazioni
stabilite dalla legge. Se e' annullata una sentenza di appello e le
parti ne fanno richiesta, il giudice dispone la rinnovazione
dell'istruzione dibattimentale per l'assunzione delle prove rilevanti
per la decisione.
3. Il giudice di rinvio si uniforma alla sentenza della corte di
cassazione per cio' che concerne ogni questione di diritto con essa
decisa.
4. Non possono rilevarsi nel giudizio di rinvio nullita', anche
assolute, o inammissibilita', verificatesi nei precedenti giudizi o
nel corso delle indagini preliminari.
5. Se taluno degli imputati, condannati con la sentenza annullata,
non aveva proposto ricorso, l'annullamento pronunciato rispetto al
ricorrente giova anche al non ricorrente, salvo che il motivo
dell'annullamento sia esclusivamente personale. L'imputato che puo'
giovarsi di tale effetto estensivo deve essere citato e ha facolta'
di intervenire nel giudizio di rinvio.
Art. 628.
Impugnabilita' della sentenza del giudice di rinvio
1. La sentenza del giudice di rinvio puo' essere impugnata con
ricorso per cassazione se pronunciata in grado di appello e col mezzo
previsto dalla legge se pronunciata in primo grado.
2. In ogni caso la sentenza del giudice di rinvio puo' essere
impugnata soltanto per motivi non riguardanti i punti gia' decisi
dalla corte di cassazione ovvero per inosservanza della disposizione
dell'articolo 627 comma 3.
Titolo IV
REVISIONE

Art. 629.
Condanne soggette a revisione
1. E' ammessa in ogni tempo a favore dei condannati, nei casi
determinati dalla legge, la revisione delle sentenze di condanna ((o
delle sentenze emesse ai sensi dell'articolo 444, comma 2, )) o dei
decreti penali di condanna, divenuti irrevocabili, anche se la pena
e' gia' stata eseguita o e' estinta.
Art. 630.
Casi di revisione

1. La revisione puo' essere richiesta:
a) se i fatti stabiliti a fondamento della sentenza o del decreto
penale di condanna non possono conciliarsi con quelli stabiliti in
un'altra sentenza penale irrevocabile del giudice ordinario o di un
giudice speciale;
b) se la sentenza o il decreto penale di condanna hanno ritenuto
la sussistenza del reato a carico del condannato in conseguenza di
una sentenza del giudice civile o amministrativo, successivamente
revocata, che abbia deciso una delle questioni pregiudiziali previste
dall'articolo 3 ovvero una delle questioni previste dall'articolo
479;
c) se dopo la condanna sono sopravvenute o si scoprono nuove
prove che, sole o unite a quelle gia' valutate, dimostrano che il
condannato deve essere prosciolto a norma dell'articolo 631;
d) se e' dimostrato che la condanna venne pronunciata in
conseguenza di falsita' in atti o in giudizio o di un altro fatto
previsto dalla legge come reato. ((187))

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AGGIORNAMENTO (187)
La Corte Costituzionale, con sentenza 4 - 7 aprile 2011, n. 113 (in
G.U. 1a s.s. 13/4/2011, n. 16), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 630 del codice di procedura penale, nella
parte in cui non prevede un diverso caso di revisione della sentenza
o del decreto penale di condanna al fine di conseguire la riapertura
del processo, quando cio' sia necessario, ai sensi dell'art. 46,
paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti
dell'uomo e delle liberta' fondamentali, per conformarsi ad una
sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell'uomo".
Art. 631.
Limiti della revisione
1. Gli elementi in base ai quali si chiede la revisione devono, a
pena d'inammissibilita' della domanda, essere tali da dimostrare, se
accertati, che il condannato deve essere prosciolto a norma degli
articoli 529, 530 o 531.
Art. 632.
Soggetti legittimati alla richiesta
1. Possono chiedere la revisione:
a) il condannato o un suo prossimo congiunto ovvero la persona
che ha sul condannato l'autorita' tutoria e, se il condannato e'
morto, l'erede o un prossimo congiunto;
b) il procuratore generale presso la corte di appello nel cui
distretto fu pronunciata la sentenza di condanna. Le persone indicate
nella lettera a) possono unire la propria richiesta a quella del
procuratore generale.
Art. 633.
Forma della richiesta
((1. La richiesta di revisione e' proposta personalmente o per
mezzo di un procuratore speciale. Essa deve contenere l'indicazione
specifica delle ragioni e delle prove che la giustificano e deve
essere presentata, unitamente a eventuali atti e documenti, nella
cancelleria della corte di appello individuata secondo i criteri di
cui all'articolo 11 )). ((97))
2. Nei casi previsti dall'articolo 630 comma 1 lettere a) e b),
alla richiesta devono essere unite le copie autentiche delle sentenze
o dei decreti penali di condanna ivi indicati.
3. Nel caso previsto dall'articolo 630 comma 1 lettera d), alla
richiesta deve essere unita copia autentica della sentenza
irrevocabile di condanna per il reato ivi indicato.
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AGGIORNAMENTO (97)
La L. 23 novembre 1998, n. 405 ha disposto (con l'art. 2, comma 1)
che "la competenza, individuata ai sensi del comma 1 dell'articolo
633 del codice di procedura penale, come sostituito dall'articolo 1
della presente legge, vale anche per i procedimenti di revisione in
corso alla data di entrata in vigore della legge stessa, salvo che
sia stato aperto il dibattimento ai sensi degli articoli 636 e 492
del codice di procedura penale o sia stata pronunciata ordinanza di
inammissibilita' a norma dell'articolo 634 dello stesso codice."
Ha inoltre disposto (con l'art. 2, comma 2) che "Lo spostamento
della competenza di cui al comma 1 opera tuttavia anche per i
procedimenti di revisione per i quali la Corte di cassazione ha
annullato l'ordinanza di inammissibilita' rinviando ad altra sezione
della corte di appello che ha pronunciato l'ordinanza annullata."
Art. 634.
Declaratoria d'inammissibilita'
1. Quando la richiesta e' proposta fuori delle ipotesi previste
dagli articoli 629 e 630 o senza l'osservanza delle disposizioni
previste dagli articoli 631, 632, 633, 641 ovvero risulta
manifestamente infondata, la corte di appello anche di ufficio
dichiara con ordinanza l'inammissibilita' e puo' condannare il
privato che ha proposto la richiesta al pagamento a favore della
cassa delle ammende di una somma da lire cinquecentomila a lire
quattro milioni.
2. L'ordinanza e' notificata al condannato e a colui che ha
proposto la richiesta, i quali possono ricorrere per cassazione. ((In
caso di accoglimento del ricorso, la Corte di cassazione rinvia il
giudizio di revisione ad altra corte di appello individuata secondo i
criteri di cui all'articolo 11 )).
Art. 635.
Sospensione dell'esecuzione
1. La corte di appello puo' in qualunque momento disporre, con
ordinanza, la sospensione dell'esecuzione della pena o della misura
di sicurezza, applicando, se del caso, una delle misure coercitive
previste dagli articoli 281, 282, 283 e 284. In ogni caso di
inosservanza della misura, la corte di appello revoca l'ordinanza e
dispone che riprenda l'esecuzione della pena o della misura di
sicurezza.
2. Contro l'ordinanza che decide sulla sospensione dell'esecuzione,
sull'applicazione delle misure coercitive e sulla revoca, possono
ricorrere per cassazione il pubblico ministero e il condannato.
Art. 636.
Giudizio di revisione
1. Il presidente della corte di appello emette il decreto di
citazione a norma dell'articolo 601.
2. Si osservano le disposizioni del titolo I e del titolo II del
libro VII in quanto siano applicabili e nei limiti delle ragioni
indicate nella richiesta di revisione.
Art. 637.
Sentenza
1. La sentenza e' deliberata secondo le disposizioni degli articoli
525, 526, 527 e 528.
2. In caso di accoglimento della richiesta di revisione, il giudice
revoca la sentenza di condanna o il decreto penale di condanna e
pronuncia il proscioglimento indicandone la causa nel dispositivo.
3. Il giudice non puo' pronunciare il proscioglimento
esclusivamente sulla base di una diversa valutazione delle prove
assunte nel precedente giudizio.
4. In caso di rigetto della richiesta, il giudice condanna la parte
privata che l'ha proposta al pagamento delle spese processuali e, se
e' stata disposta la sospensione, dispone che riprenda l'esecuzione
della pena o della misura di sicurezza.
Art. 638.
Revisione a favore del condannato defunto
1. In caso di morte del condannato dopo la presentazione della
richiesta di revisione, il presidente della corte di appello nomina
un curatore, il quale esercita i diritti che nel processo di
revisione sarebbero spettati al condannato.
Art. 639.
Provvedimenti in accoglimento della richiesta
1. La corte di appello, quando pronuncia sentenza di
proscioglimento a seguito di accoglimento della richiesta di
revisione, anche nel caso previsto dall'articolo 638, ordina la
restituzione delle somme pagate in esecuzione della condanna per le
pene pecuniarie, per le misure di sicurezza patrimoniali, per le
spese processuali e di mantenimento in carcere e per il risarcimento
dei danni a favore della parte civile citata per il giudizio di
revisione. Ordina altresi' la restituzione delle cose che sono state
confiscate, a eccezione di quelle previste nell'articolo 240 comma 2
n. 2 del codice penale.
Art. 640.
Impugnabilita' della sentenza
1. La sentenza pronunciata nel giudizio di revisione e' soggetta al
ricorso per cassazione.
Art. 641.
Effetti dell'inammissibilita' o del rigetto
1. L'ordinanza che dichiara inammissibile la richiesta o la
sentenza che la rigetta non pregiudica il diritto di presentare una
nuova richiesta fondata su elementi diversi.
Art. 642.
Pubblicazione della sentenza di accoglimento della richiesta
1. La sentenza di accoglimento, a richiesta dell'interessato, e'
affissa per estratto, a cura della cancelleria, nel comune in cui la
sentenza di condanna era stata pronunciata e in quello dell'ultima
residenza del condannato. L'ufficiale giudiziario deposita in
cancelleria il certificato delle eseguite affissioni.
2. Su richiesta dell'interessato, il presidente della corte di
appello dispone con ordinanza che l'estratto della sentenza sia
pubblicato a cura della cancelleria in un giornale, indicato nella
richiesta; le spese della pubblicazione sono a carico della cassa
delle ammende.
Art. 643.
Riparazione dell'errore giudiziario
1. Chi e' stato prosciolto in sede di revisione, se non ha dato
causa per dolo o colpa grave all'errore giudiziario, ha diritto a una
riparazione commisurata alla durata dell'eventuale espiazione della
pena o internamento e alle conseguenze personali e familiari
derivanti dalla condanna.
2. La riparazione si attua mediante pagamento di una somma di
denaro ovvero, tenuto conto delle condizioni dell'avente diritto e
della natura del danno, mediante la costituzione di una rendita
vitalizia. L'avente diritto, su sua domanda, puo' essere accolto in
un istituto, a spese dello Stato.
3. Il diritto alla riparazione e' escluso per quella parte della
pena detentiva che sia computata nella determinazione della pena da
espiare per un reato diverso, a norma dell'articolo 657 comma 2.
Art. 644.
Riparazione in caso di morte
1. Se il condannato muore, anche prima del procedimento di
revisione, il diritto alla riparazione spetta al coniuge, ai
discendenti e ascendenti, ai fratelli e sorelle, agli affini entro il
primo grado e alle persone legate da vincolo di adozione con quella
deceduta.
2. A tali persone, tuttavia, non puo' essere assegnata a titolo di
riparazione una somma maggiore di quella che sarebbe stata liquidata
al prosciolto. La somma e' ripartita equitativamente in ragione delle
conseguenze derivate dall'errore a ciascuna persona.
3. Il diritto alla riparazione non spetta alle persone che si
trovino nella situazione di indegnita' prevista dall'articolo 463 del
codice civile.
Art. 645.
Domanda di riparazione
1. La domanda di riparazione e' proposta, a pena di
inammissibilita', entro due anni dal passaggio in giudicato della
sentenza di revisione ed e' presentata per iscritto, unitamente ai
documenti ritenuti utili, personalmente o per mezzo di procuratore
speciale, nella cancelleria della corte di appello che ha pronunciato
la sentenza.
2. Le persone indicate nell'articolo 644 possono presentare la
domanda nello stesso termine, anche per mezzo del curatore indicato
nell'articolo 638 ovvero giovarsi della domanda gia' proposta da
altri. Se la domanda e' presentata soltanto da alcuna delle predette
persone, questa deve fornire l'indicazione degli altri aventi
diritto.
Art. 646.
Procedimento e decisione
1. Sulla domanda di riparazione la corte di appello decide in
camera di consiglio osservando le forme previste dall'articolo 127.
2. La domanda, con il provvedimento che fissa l'udienza, e'
comunicata al pubblico ministero ed e' notificata, a cura della
cancelleria, al ministro del tesoro presso l'avvocatura dello Stato
che ha sede nel distretto della corte e a tutti gli interessati,
compresi gli aventi diritto che non hanno proposto la domanda.
3. L'ordinanza che decide sulla domanda di riparazione e'
comunicata al pubblico ministero e notificata a tutti gli
interessati, i quali possono ricorrere per cassazione.
4. Gli interessati che, dopo aver ricevuto la notificazione
prevista dal comma 2, non formulano le proprie richieste nei termini
e nelle forme previsti dall'articolo 127 comma 2, decadono dal
diritto di presentare la domanda di riparazione successivamente alla
chiusura del procedimento stesso.
5. Il giudice, qualora ne ricorrano le condizioni, assegna
all'interessato una provvisoriale a titolo di alimenti.
Art. 647.
Risarcimento del danno e riparazione
1. Nel caso previsto dall'articolo 630 comma 1 lettera d), lo
Stato, se ha corrisposto la riparazione, si surroga, fino alla
concorrenza della somma pagata, nel diritto al risarcimento dei danni
contro il responsabile.
Libro X
ESECUZIONE
Titolo I
GIUDICATO

Art. 648.
Irrevocabilita' delle sentenze e dei decreti penali
1. Sono irrevocabili le sentenze pronunciate in giudizio contro le
quali non e' ammessa impugnazione diversa dalla revisione.
2. Se l'impugnazione e' ammessa, la sentenza e' irrevocabile quando
e' inutilmente decorso il termine per proporla o quello per impugnare
l'ordinanza che la dichiara inammissibile. Se vi e' stato ricorso per
cassazione, la sentenza e' irrevocabile dal giorno in cui e'
pronunciata l'ordinanza o la sentenza che dichiara inammissibile o
rigetta il ricorso.
3. Il decreto penale di condanna e' irrevocabile quando e'
inutilmente decorso il termine per proporre opposizione o quello per
impugnare l'ordinanza che la dichiara inammissibile.
Art. 649.
Divieto di un secondo giudizio
1. L'imputato prosciolto o condannato con sentenza o decreto penale
divenuti irrevocabili non puo' essere di nuovo sottoposto a
procedimento penale per il medesimo fatto, neppure se questo viene
diversamente considerato per il titolo, per il grado o per le
circostanze, salvo quanto disposto dagli articoli 69 comma 2 e 345.
2. Se cio' nonostante viene di nuovo iniziato procedimento penale,
il giudice in ogni stato e grado del processo pronuncia sentenza di
proscioglimento o di non luogo a procedere, enunciandone la causa nel
dispositivo.
((238))

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AGGIORNAMENTO (238)
La Corte Costituzionale con sentenza 31 maggio - 21 luglio 2016, n.
200 (in G.U. 1ª s.s. 27/07/2016 n. 30) ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 649 del codice di
procedura penale, nella parte in cui esclude che il fatto sia il
medesimo per la sola circostanza che sussiste un concorso formale tra
il reato gia' giudicato con sentenza divenuta irrevocabile e il reato
per cui e' iniziato il nuovo procedimento penale".
Art. 650.
Esecutivita' delle sentenze e dei decreti penali
1. Salvo che sia diversamente disposto, le sentenze e i decreti
penali hanno forza esecutiva quando sono divenuti irrevocabili.
2. Le sentenze di non luogo a procedere hanno forza esecutiva
quando non sono piu' soggette a impugnazione.
Art. 651.
Efficacia della sentenza penale di condanna nel giudizio civile o
amministrativo di danno
1. La sentenza penale irrevocabile di condanna pronunciata in
seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato, quanto
all'accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceita'
penale e all'affermazione che l'imputato lo ha commesso, nel giudizio
civile o amministrativo per le restituzioni e il risarcimento del
danno promosso nei confronti del condannato e del responsabile civile
che sia stato citato ovvero sia intervenuto nel processo penale.
2. La stessa efficacia ha la sentenza irrevocabile di condanna
pronunciata a norma dell'articolo 442, salvo che vi si opponga la
parte civile che non abbia accettato il rito abbreviato.
Art. 651-bis.
((Efficacia della sentenza di proscioglimento per particolare
tenuita' del fatto nel giudizio civile o amministrativo di danno.))

((1. La sentenza penale irrevocabile di proscioglimento pronunciata
per particolare tenuita' del fatto in seguito a dibattimento ha
efficacia di giudicato quanto all'accertamento della sussistenza del
fatto, della sua illiceita' penale e all'affermazione che l'imputato
lo ha commesso, nel giudizio civile o amministrativo per le
restituzioni e il risarcimento del danno promosso nei confronti del
prosciolto e del responsabile civile che sia stato citato ovvero sia
intervenuto nel processo penale.
2. La stessa efficacia ha la sentenza irrevocabile di
proscioglimento pronunciata per particolare tenuita' del fatto a
norma dell'articolo 442, salvo che vi si opponga la parte civile che
non abbia accettato il rito abbreviato.))
Art. 652.
Efficacia della sentenza penale di assoluzione
nel giudizio civile o amministrativo di danno
1. La sentenza penale irrevocabile di assoluzione pronunciata in
seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato, quanto
all'accertamento che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha
commesso o che il fatto e' stato compiuto nell'adempimento di un
dovere o nell'esercizio di una facolta' legittima, nel giudizio
civile o amministrativo per le restituzioni e il risarcimento del
danno (( promosso dal danneggiato o nell'interesse dello stesso,
sempre che il danneggiato si sia costituito o sia stato posto in
condizione di costituirsi parte civile, salvo che il danneggiato dal
reato abbia esercitato l'azione in sede civile a norma dell'articolo
75, comma 2 )).
2. La stessa efficacia ha la sentenza irrevocabile di assoluzione
pronunciata a norma dell'articolo 442, se la parte civile ha
accettato il rito abbreviato.
Art. 653.
Efficacia della sentenza penale
(( . . . )) nel giudizio disciplinare
1. La sentenza penale irrevocabile di assoluzione (( . . . )) ha
efficacia di giudicato nel giudizio per responsabilita' disciplinare
davanti alle pubbliche autorita' quanto all'accertamento che il fatto
non sussiste o (( non costituisce illecito penale ovvero )) che
l'imputato non lo ha commesso.
(( 1-bis. La sentenza penale irrevocabile di condanna ha efficacia
di giudicato nel giudizio per responsabilita' disciplinare davanti
alle pubbliche autorita' quanto all'accertamento della sussistenza
del fatto, della sua illiceita' penale e all'affermazione che
l'imputato lo ha commesso. ))
Art. 654.
Efficacia della sentenza penale di condanna o di assoluzione in altri
giudizi civili o amministrativi
1. Nei confronti dell'imputato, della parte civile e del
responsabile civile che si sia costituito o che sia intervenuto nel
processo penale, la sentenza penale irrevocabile di condanna o di
assoluzione pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di
giudicato nel giudizio civile o amministrativo, quando in questo si
controverte intorno a un diritto o a un interesse legittimo il cui
riconoscimento dipende dall'accertamento degli stessi fatti materiali
che furono oggetto del giudizio penale, purche' i fatti accertati
siano stati ritenuti rilevanti ai fini della decisione penale e
purche' la legge civile non ponga limitazioni alla prova della
posizione soggettiva controversa.
Titolo II
ESECUZIONE DEI PROVVEDIMENTI GIURISDIZIONALI

Art. 655.
Funzioni del pubblico ministero
1. Salvo che sia diversamente disposto, il pubblico ministero
presso il giudice indicato nell'articolo 665 cura di ufficio
l'esecuzione dei provvedimenti.
2. Il pubblico ministero propone le sue richieste al giudice
competente e interviene in tutti i procedimenti di esecuzione.
3. Quando occorre, il pubblico ministero puo' chiedere il
compimento di singoli atti a un ufficio del pubblico ministero di
altra sede.
4. Se per l'esecuzione di un provvedimento e' necessaria
l'autorizzazione, il pubblico ministero ne fa richiesta all'autorita'
competente; l'esecuzione e' sospesa fino a quando l'autorizzazione
non e' concessa. Allo stesso modo si procede quando la necessita'
dell'autorizzazione e' sorta nel corso dell'esecuzione.
5. I provvedimenti del pubblico ministero dei quali e' prescritta
nel presente titolo la notificazione al difensore, sono notificati, a
pena di nullita', entro trenta giorni dalla loro emissione, al
difensore nominato dall'interessato o, in mancanza, a quello
designato dal pubblico ministero a norma dell'articolo 97, senza che
cio' determini la sospensione o il ritardo dell'esecuzione.
Art. 656.
(Esecuzione delle pene detentive).
1. Quando deve essere eseguita una sentenza di condanna a pena
detentiva, il pubblico ministero emette ordine di esecuzione con il
quale, se il condannato non e' detenuto, ne dispone la carcerazione.
Copia dell'ordine e' consegnata all'interessato.
2. Se il condannato e' gia' detenuto, l'ordine di esecuzione e'
comunicato al Ministro di grazia e giustizia e notificato
all'interessato.
3. L'ordine di esecuzione contiene le generalita' della persona nei
cui confronti deve essere eseguito e quant'altro valga a
identificarla, l'imputazione, il dispositivo del provvedimento e le
disposizioni necessarie all'esecuzione. L'ordine e' notificato al
difensore del condannato.
4. L'ordine che dispone la carcerazione e' eseguito secondo le
modalita' previste dall'articolo 277.
4-bis. Al di fuori dei casi previsti dal comma 9, lett. b), quando
la residua pena da espiare, computando le detrazioni previste
dall'articolo 54 della legge 26 luglio 1975, n. 354, non supera i
limiti indicati dal comma 5, il pubblico ministero, prima di emettere
l'ordine di esecuzione, previa verifica dell'esistenza di periodi di
custodia cautelare o di pena dichiarata fungibile relativi al titolo
esecutivo da eseguire, trasmette gli atti al magistrato di
sorveglianza affinche' provveda all'eventuale applicazione della
liberazione anticipata. Il magistrato di sorveglianza provvede senza
ritardo con ordinanza adottata ai sensi dell'articolo 69-bis della
legge 26 luglio 1975, n. 354. La presente disposizione non si applica
nei confronti dei condannati per i delitti di cui all'articolo 4-bis
della legge 26 luglio 1975, n. 354.
4-ter. Quando il condannato si trova in stato di custodia cautelare
in carcere il pubblico ministero emette l'ordine di esecuzione e, se
ricorrono i presupposti di cui al comma 4-bis, trasmette senza
ritardo gli atti al magistrato di sorveglianza per la decisione sulla
liberazione anticipata.
4-quater. Nei casi previsti dal comma 4-bis, il pubblico ministero
emette i provvedimenti previsti dai commi 1, 5 e 10 dopo la decisione
del magistrato di sorveglianza.
5. Se la pena detentiva, anche se costituente residuo di maggiore
pena, non e' superiore a tre anni, quattro anni nei casi previsti
dall'articolo 47-ter, comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354, o
sei anni nei casi di cui agli articoli 90 e 94 del testo unico
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990,
n. 309, e successive modificazioni, il pubblico ministero, salvo
quanto previsto dai commi 7 e 9, ne sospende l'esecuzione. L'ordine
di esecuzione e il decreto di sospensione sono notificati al
condannato e al difensore nominato per la fase dell'esecuzione o, in
difetto, al difensore che lo ha assistito nella fase del giudizio,
con l'avviso che entro trenta giorni puo' essere presentata istanza,
corredata dalle indicazioni e dalla documentazione necessarie, volta
ad ottenere la concessione di una delle misure alternative alla
detenzione di cui agli articoli 47, 47-ter e 50, comma 1, della legge
26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, e di cui
all'articolo 94 del testo unico approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni,
ovvero la Sospensione dell'esecuzione della pena di cui all'articolo
90 dello stesso testo unico. L'avviso informa altresi' che, ove non
sia presentata l'istanza o la stessa sia inammissibile ai sensi degli
articoli 90 e seguenti del citato testo unico, l'esecuzione della
pena avra' corso immediato.
6. L'istanza deve essere presentata dal condannato o dal difensore
di cui al comma 5 ovvero allo scopo nominato al pubblico ministero,
il quale la trasmette, unitamente alla documentazione, al tribunale
di sorveglianza competente in relazione al luogo in cui ha sede
l'ufficio del pubblico ministero. Se l'istanza non e' corredata dalla
documentazione utile questa, salvi i casi di inammissibilita' puo'
essere depositata nella cancelleria del tribunale di sorveglianza
fino a cinque giorni prima dell'udienza fissata a norma dell'art.
666, comma 3. Resta salva, in ogni caso, la facolta' del tribunale di
sorveglianza di procedere anche d'ufficio alla richiesta di documenti
o di informazioni, o all'assunzione di prove a norma dell'articolo
666, comma 5. Il tribunale di sorveglianza decide entro
quarantacinque giorni dal ricevimento dell'istanza.
7. La sospensione dell'esecuzione per la stessa condanna non puo'
essere disposta piu' di una volta, anche se il condannato ripropone
nuova istanza sia in ordine a diversa misura alternativa, sia in
ordine alla medesima, diversamente motivata, sia in ordine alla
sospensione dell'esecuzione della pena di cui all'articolo 90 del
testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9
ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni.
8. Salva la disposizione del comma 8-bis, qualora l'istanza non sia
tempestivamente presentata, o il tribunale di sorveglianza la
dichiari inammissibile o la respinga, il pubblico ministero revoca
immediatamente il decreto di sospensione dell'esecuzione. Il pubblico
ministero provvede analogamente quando l'istanza presentata e'
inammissibile ai sensi degli articoli 90 e seguenti del testo unico
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n.
309, e successive modifi-cazioni, nonche', nelle more della decisione
del tribunale di sorveglianza, quando il programma di recupero di cui
all'articolo 94 del medesimo testo unico non risulta iniziato entro
cinque giorni dalla data di presentazione della relativa istanza o
risulta interrotto. A tal fine il pubblico ministero, nel trasmettere
l'istanza al tribunale di sorveglianza, dispone gli opportuni
accertamenti.
8-bis. Quando e' provato o appare probabile che il condannato non
abbia avuto effettiva conoscenza dell'avviso di cui al comma 5, il
pubblico ministero puo' assumere, anche presso il difensore, le
opportune informazioni, all'esito delle quali puo' disporre la
rinnovazione della notifica.
9. La sospensione dell'esecuzione di cui al comma 5 non puo' essere
disposta:
a) nei confronti dei condannati per i delitti di cui all'articolo
4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni
nonche' di cui agli articoli 423-bis, 572, secondo comma, 612-bis,
terzo comma, 624-bis del codice penale, fatta eccezione per coloro
che si trovano agli arresti domiciliari disposti ai sensi
dell'articolo 89 del testo unico di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni;
(179) ((236))
b) nei confronti di coloro che, per il fatto oggetto della
condanna da eseguire, si trovano in stato di custodia cautelare in
carcere nel momento in cui la sentenza diviene definitiva;
c) LETTERA SOPPRESSA DAL D.L. 1 LUGLIO 2013, N. 78, CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 9 AGOSTO 2013, N. 94.
10. Nella situazione considerata dal comma 5, se il condannato si
trova agli arresti domiciliari per il fatto oggetto della condanna da
eseguire, e se la residua pena da espiare determinata ai sensi del
comma 4-bis non supera i limiti indicati dal comma 5, il pubblico
ministero sospende l'esecuzione dell'ordine di carcerazione e
trasmette gli atti senza ritardo al tribunale di sorveglianza perche'
provveda, alla eventuale applicazione di una delle misure alternative
di cui al comma 5. Fino alla decisione del tribunale di sorveglianza,
il condannato permane nello stato detentivo nel quale si trova e il
tempo corrispondente e' considerato come pena espiata a tutti gli
effetti. Agli adempimenti previsti dall'articolo 47-ter della legge
26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, provvede in ogni
caso il magistrato di sorveglianza.

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AGGIORNAMENTO (179)
La Corte Costituzionale, con sentenza 5 - 8 luglio 2010, n. 249 (in
G.U. 1a s.s. 14/7/2010, n. 28) ha dichiarato "in via consequenziale,
ai sensi dell'art. 27 della legge n. 87 del 1953, l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera a), del codice di
procedura penale, limitatamente alle parole "e per i delitti in cui
ricorre l'aggravante di cui all'art. 61, primo comma, numero 11-bis),
del medesimo codice"".
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AGGIORNAMENTO (236)
La Corte Costituzionale, con sentenza 6 aprile - 1 giugno 2016, n.
125 (in G.U. 1ª s.s. 8/6/2016, n. 23), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera a),
del codice di procedura penale, come modificato dall'art. 2, comma 1,
lettera m), del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti
in materia di sicurezza pubblica), convertito, con modificazioni,
dall'art. 1, comma 1, della legge 24 luglio 2008, n. 125, nella parte
in cui stabilisce che non puo' essere disposta la sospensione
dell'esecuzione nei confronti delle persone condannate per il delitto
di furto con strappo".
Art. 657.
Computo della custodia cautelare e delle pene espiate senza titolo
1. Il pubblico ministero, nel determinare la pena detentiva da
eseguire, computa il periodo di custodia cautelare subita per lo
stesso o per altro reato, anche se la custodia e' ancora in corso.
Allo stesso modo procede in caso di applicazione provvisoria di una
misura di sicurezza detentiva, se questa non e' stata applicata
definitivamente.
2. Il pubblico ministero computa altresi' il periodo di pena
detentiva espiata per un reato diverso, quando la relativa condanna
e' stata revocata, quando per il reato e' stata concessa amnistia o
quando e' stato concesso indulto, nei limiti dello stesso.
3. Nei casi previsti dai commi 1 e 2, il condannato puo' chiedere
al pubblico ministero che i periodi di custodia cautelare e di pena
detentiva espiata, operato il ragguaglio, siano computati per la
determinazione della pena pecuniaria o della sanzione sostitutiva da
eseguire; nei casi previsti dal comma 2, puo' altresi' chiedere che
le sanzioni sostitutive espiate siano computate nelle sanzioni
sostitutive da eseguire per altro reato.
4. In ogni caso sono computate soltanto la custodia cautelare
subita o le pene espiate dopo la commissione del reato per il quale
deve essere determinata la pena da eseguire.
5. Il pubblico ministero provvede con decreto, che deve essere
notificato al condannato e al suo difensore.
Art. 657-bis
(( (Computo del periodo di messa alla prova dell'imputato in caso di
revoca). ))

((1. In caso di revoca o di esito negativo della messa alla prova,
il pubblico ministero, nel determinare la pena da eseguire, detrae un
periodo corrispondente a quello della prova eseguita. Ai fini della
detrazione, tre giorni di prova sono equiparati a un giorno di
reclusione o di arresto, ovvero a 250 euro di multa o di ammenda)).
Art. 658.
Esecuzione delle misure di sicurezza ordinate con sentenza
1. Quando deve essere eseguita una misura di sicurezza, diversa
dalla confisca, ordinata con sentenza, il pubblico ministero presso
il giudice indicato nell'articolo 665 trasmette gli atti al pubblico
ministero presso il magistrato di sorveglianza competente per i
provvedimenti previsti dall'articolo 679. Le misure di sicurezza di
cui sia stata ordinata l'applicazione provvisoria a norma
dell'articolo 312 sono eseguite dal pubblico ministero presso il
giudice che ha emesso il provvedimento, il quale provvede a norma
dell'articolo 659 comma 2.
Art. 659.
Esecuzione di provvedimenti del giudice di sorveglianza
1. Quando a seguito di un provvedimento del giudice di sorveglianza
deve essere disposta la carcerazione o la scarcerazione del
condannato, il pubblico ministero che cura l'esecuzione della
sentenza di condanna emette ordine di esecuzione con le modalita'
previste dall'articolo 656 comma 4. Tuttavia, nei casi di urgenza, il
pubblico ministero presso il giudice di sorveglianza che ha adottato
il provvedimento puo' emettere ordine provvisorio di esecuzione che
ha effetto fino a quando non provvede il pubblico ministero
competente.
2. I provvedimenti relativi alle misure di sicurezza diverse dalla
confisca sono eseguiti dal pubblico ministero presso il giudice di
sorveglianza che li ha adottati. Il pubblico ministero comunica in
copia il provvedimento all'autorita' di pubblica sicurezza e, quando
ne e' il caso, emette ordine di esecuzione, con il quale dispone la
consegna o la liberazione dell'interessato.
Art. 660.
Esecuzione delle pene pecuniarie
1. Le condanne a pena pecuniaria sono eseguite nei modi stabiliti
dalle leggi e dai regolamenti.
2. Quando e' accertata la impossibilita' di esazione della pena
pecuniaria o di una rata di essa, il pubblico ministero trasmette gli
atti al magistrato di sorveglianza competente per la conversione, il
quale provvede previo accertamento dell'effettiva insolvibilita' del
condannato e, se ne e' il caso, della persona civilmente obbligata
per la pena pecuniaria. Se la pena e' stata rateizzata, e' convertita
la parte non ancora pagata.
3. In presenza di situazioni di insolvenza, il magistrato di
sorveglianza puo' disporre la rateizzazione della pena a norma
dell'articolo 133-ter del codice penale, se essa non e' stata
disposta con la sentenza di condanna ovvero puo' differire la
conversione per un tempo non superiore a sei mesi. Alla scadenza del
termine fissato, se lo stato di insolvenza perdura, e' disposto un
nuovo differimento, altrimenti e' ordinata la conversione. Ai fini
della estinzione della pena per decorso del tempo, non si tiene conto
del periodo durante il quale l'esecuzione e' stata differita.
4. Con l'ordinanza che dispone la conversione, il magistrato di
sorveglianza determina le modalita' delle sanzioni conseguenti in
osservanza delle norme vigenti.
5. Il ricorso contro l'ordinanza di conversione ne sospende
l'esecuzione. ((142))
--------------
AGGIORNAMENTO (142)
La Corte costituzionale con sentenza 4 - 18 giugno 2003, n. 212 (
in G.U. 1a s.s. 25/06/2003, n. 25), ha dichiarato la illegittimita'
costituzionale dell'art. 299 del D.LGS. 30 maggio 2002, n. 313 nella
parte in cui abroga l'art. 660 c.p.p.
Art. 661.
Esecuzione delle sanzioni sostitutive
1. Per l'esecuzione della semidetenzione e della liberta'
controllata, il pubblico ministero trasmette l'estratto della
sentenza di condanna al magistrato di sorveglianza territorialmente
competente che provvede in osservanza delle leggi vigenti.
2. La pena pecuniaria, quale sanzione sostitutiva, e' eseguita a
norma dell'articolo 660.
Art. 662.
Esecuzione delle pene accessorie
1. Per l'esecuzione delle pene accessorie, il pubblico ministero,
fuori dei casi previsti dagli articoli 32 e 34 del codice penale,
trasmette l'estratto della sentenza di condanna agli organi della
polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza e, occorrendo, agli altri
organi interessati, indicando le pene accessorie da eseguire. Nei
casi previsti dagli articoli 32 e 34 del codice penale, il pubblico
ministero trasmette l'estratto della sentenza al giudice civile
competente.
2. Quando alla sentenza di condanna consegue una delle pene
accessorie previste dagli articoli 28, 30, 32- bis e 34 del codice
penale, per la determinazione della relativa durata si computa la
misura interdittiva di contenuto corrispondente eventualmente
disposta a norma degli articoli 288, 289 e 290.
Art. 663.
Esecuzione di pene concorrenti
1. Quando la stessa persona e' stata condannata con piu' sentenze o
decreti penali per reati diversi, il pubblico ministero determina la
pena da eseguirsi, in osservanza delle norme sul concorso di pene.
2. Se le condanne sono state inflitte da giudici diversi, provvede
il pubblico ministero presso il giudice indicato nell'articolo 665
comma 4.
3. Il provvedimento del pubblico ministero e' notificato al
condannato e al suo difensore.
Art. 664.
Esecuzione di altre sanzioni pecuniarie
1. Le somme dovute per sanzioni disciplinari pecuniarie o per
condanna alla perdita della cauzione o in conseguenza della
dichiarazione di inammissibilita' o di rigetto di una richiesta, sono
devolute alla cassa delle ammende anche quando cio' non sia
espressamente stabilito.
2. I relativi provvedimenti possono essere revocati dal giudice, su
richiesta dell'interessato o del pubblico ministero, prima della
conclusione della fase del procedimento nella quale sono stati
adottati, sempre che la revoca non sia vietata.
3. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 30 MAGGIO 2002, N. 115 )).
4. Per l'esecuzione delle sanzioni conseguenti a violazioni
amministrative accertate nel processo penale, il pubblico ministero
trasmette l'estratto della sentenza esecutiva all'autorita'
amministrativa competente.
Titolo III
ATTRIBUZIONI DEGLI ORGANI GIURISDIZIONALI
Capo I
GIUDICE DELL'ESECUZIONE

Art. 665.
Giudice competente
1. Salvo diversa disposizione di legge, competente a conoscere
dell'esecuzione di un provvedimento e' il giudice che lo ha
deliberato.
2. Quando e' stato proposto appello, se il provvedimento e' stato
confermato o riformato soltanto in relazione alla pena, alle misure
di sicurezza o alle disposizioni civili, e' competente il giudice di
primo grado; altrimenti e' competente il giudice di appello.
3. Quando vi e' stato ricorso per cassazione e questo e' stato
dichiarato inammissibile o rigettato ovvero quando la corte ha
annullato senza rinvio il provvedimento impugnato, e' competente il
giudice di primo grado, se il ricorso fu proposto contro
provvedimento inappellabile ovvero a norma dell'articolo 569, e il
giudice indicato nel comma 2 negli altri casi. Quando e' stato
pronunciato l'annullamento con rinvio, e' competente il giudice di
rinvio.
4. Se l'esecuzione concerne piu' porvvedimenti emessi da giudici
diversi, e' competente il giudice che ha emesso il provvedimento
divenuto irrevocabile per ultimo. Tuttavia, se i provvedimenti sono
stati emessi da giudici ordinari e giudici speciali, e' competente in
ogni casi il giudice ordinario.
4-bis. Se l'esecuzione concerne piu' provvedimenti emessi dal
tribunale in composizione monocratica e collegiale, l'esecuzione e'
attribuita in ogni caso al collegio. (90) ((90a))
--------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
--------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 666.
Procedimento di esecuzione

1. Il giudice dell'esecuzione procede a richiesta del pubblico
ministero, dell'interessato o del difensore.
2. Se la richiesta appare manifestamente infondata per difetto
delle condizioni di legge ovvero costituisce mera riproposizione di
una richiesta gia' rigettata, basata sui medesimi elementi, il
giudice o il presidente del collegio, sentito il pubblico ministero,
la dichiara inammissibile con decreto motivato, che e' notificato
entro cinque giorni all'interessato. Contro il decreto puo' essere
proposto ricorso per cassazione.
3. Salvo quanto previsto dal comma 2, il giudice o il presidente
del collegio, designato il difensore di ufficio all'interessato che
ne sia privo, fissa la data dell'udienza in camera di consiglio e ne
fa dare avviso alle parti e ai difensori. L'avviso e' comunicato o
notificato almeno dieci giorni prima della data predetta. Fino a
cinque giorni prima dell'udienza possono essere depositate memorie in
cancelleria. (211) (230) ((231))
4. L'udienza si svolge con la partecipazione necessaria del
difensore e del pubblico ministero. L'interessato che ne fa richiesta
e' sentito personalmente; tuttavia, se e' detenuto o internato in
luogo posto fuori della circoscrizione del giudice, e' sentito prima
del giorno dell'udienza dal magistrato di sorveglianza del luogo,
salvo che il giudice ritenga di disporre la traduzione.
5. Il giudice puo' chiedere alle autorita' competenti tutti i
documenti e le informazioni di cui abbia bisogno; se occorre assumere
prove, procede in udienza nel rispetto del contraddittorio.
6. Il giudice decide con ordinanza. Questa e' comunicata o
notificata senza ritardo alle parti e ai difensori, che possono
proporre ricorso per cassazione. Si osservano, in quanto applicabili,
le disposizioni sulle impugnazioni e quelle sul procedimento in
camera di consiglio davanti alla corte di cassazione.
7. Il ricorso non sospende l'esecuzione dell'ordinanza, a meno che
il giudice che l'ha emessa disponga diversamente.
8. Se l'interessato e' infermo di mente, l'avviso previsto dal
comma 3 e' notificato anche al tutore o al curatore; se l'interessato
ne e' privo, il giudice o il presidente del collegio nomina un
curatore provvisorio. Al tutore e al curatore competono gli stessi
diritti dell'interessato.
9. Il verbale di udienza e' redatto soltanto in forma riassuntiva a
norma dell'articolo 140 comma 2. (15)

-------------
AGGIORNAMENTO (15)
La Corte costituzionale, con sentenza 28 novembre - 3 dicembre
1990, n. 529 (in G.U. 1ª s.s. 05/12/1990, n. 48), visto l'art. 27
della L. 11 marzo 1953, n. 87, ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 666, comma 9, del codice di procedura penale
(approvato con d.P.R. 22 ottobre 1988, n. 247) nella parte in cui
dopo la parola "redatto" prevede "soltanto" anziche' "di regola".
-------------
AGGIORNAMENTO (211)
La Corte costituzionale, con sentenza 19 - 21 maggio 2014, n. 135
(in G.U. 1ª s.s. 28/05/2014, n. 23), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale degli artt. 666, comma 3, 678, comma 1, e 679, comma
1, cod. proc. pen., nella parte in cui non consentono che, su istanza
degli interessati, il procedimento per l'applicazione delle misure di
sicurezza si svolga, davanti al magistrato di sorveglianza e al
tribunale di sorveglianza, nelle forme dell'udienza pubblica".
-------------
AGGIORNAMENTO (230)
La Corte Costituzionale, con sentenza 15 aprile - 5 giugno 2015, n.
97 (in G.U. 1ª s.s. 10/6/2015, n. 23), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale degli artt. 666, comma 3, e 678,
comma 1, del codice di procedura penale, nella parte in cui non
consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento davanti
al tribunale di sorveglianza nelle materie di sua competenza si
svolga nelle forme dell'udienza pubblica".
-------------
AGGIORNAMENTO (231)
La Corte Costituzionale, con sentenza 15 aprile - 15 giugno 2015,
n. 109 (in G.U. 1ª s.s. 17/6/2015, n. 24), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale degli artt. 666, comma 3, 667, comma
4, e 676 cod. proc. pen., nella parte in cui non consentono che, su
istanza degli interessati, il procedimento di opposizione contro
l'ordinanza in materia di applicazione della confisca si svolga,
davanti al giudice dell'esecuzione, nelle forme dell'udienza
pubblica".
Art. 667.
Dubbio sull'identita' fisica della persona detenuta

1. Se vi e' ragione di dubitare dell'identita' della persona
arrestata per esecuzione di pena o perche' evasa mentre scontava una
condanna, il giudice dell'esecuzione la interroga e compie ogni
indagine utile alla sua identificazione anche a mezzo della polizia
giudiziaria.
2. Quando riconosce che non si tratta della persona nei cui
confronti deve compiersi l'esecuzione, ne ordina immediatamente la
liberazione. Se l'identita' rimane incerta, ordina la sospensione
dell'esecuzione, dispone la liberazione del detenuto e invita il
pubblico ministero a procedere a ulteriori indagini.
3. Se appare evidente che vi e' stato un errore di persona e non e'
possibile provvedere tempestivamente a norma dei commi 1 e 2, la
liberazione puo' essere ordinata in via provvisoria con decreto
motivato dal pubblico ministero del luogo dove l'arrestato si trova.
Il provvedimento del pubblico ministero ha effetto fino a quando non
provvede il giudice competente, al quale gli atti sono immediatamente
trasmessi.
4. Il giudice dell'esecuzione provvede in ogni caso senza
formalita' con ordinanza comunicata al pubblico ministero e
notificata all'interessato. Contro l'ordinanza possono proporre
opposizione davanti allo stesso giudice il pubblico ministero,
l'interessato e il difensore; in tal caso si procede a norma
dell'articolo 666. L'opposizione e' proposta, a pena di decadenza,
entro quindici giorni dalla comunicazione o dalla notificazione
dell'ordinanza. ((231))
5. Se la persona detenuta deve essere giudicata per altri reati,
l'ordinanza e' comunicata all'autorita' giudiziaria procedente.

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AGGIORNAMENTO (231)
La Corte Costituzionale, con sentenza 15 aprile - 15 giugno 2015,
n. 109 (in G.U. 1ª s.s. 17/6/2015, n. 24), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale degli artt. 666, comma 3, 667, comma
4, e 676 cod. proc. pen., nella parte in cui non consentono che, su
istanza degli interessati, il procedimento di opposizione contro
l'ordinanza in materia di applicazione della confisca si svolga,
davanti al giudice dell'esecuzione, nelle forme dell'udienza
pubblica".
Art. 668.
Persona condannata per errore di nome
1. Se una persona e' stata condannata in luogo di un'altra per
errore di nome, il giudice dell'esecuzione provvede alla correzione
nelle forme previste dall'articolo 130 soltanto se la persona contro
cui si doveva procedere e' stata citata come imputato anche sotto
altro nome per il giudizio; altrimenti si provvede a norma
dell'articolo 630 comma 1 lettera c). In ogni caso l'esecuzione
contro la persona erroneamente condannata e' sospesa.
Art. 669.
Pluralita' di sentenze per il medesimo fatto contro la stessa persona
1. Se piu' sentenze di condanna divenute irrevocabili sono state
pronunciate contro la stessa persona per il medesimo fatto, il
giudice ordina l'esecuzione della sentenza con cui si pronuncio' la
condanna meno grave, revocando le altre.
2. Quando le pene irrogate sono diverse, l'interessato puo'
indicare la sentenza che deve essere eseguita. Se l'interessato non
si avvale di tale facolta' prima della decisione del giudice
dell'esecuzione, si applicano le disposizioni dei commi 3 e 4.
3. Se si tratta di pena pecuniaria e pena detentiva, si esegue la
pena pecuniaria. Se si tratta di pene detentive o pecuniarie di
specie diversa, si esegue la pena di minore entita'; se le pene sono
di uguale entita', si esegue rispettivamente l'arresto o l'ammenda.
Se si tratta di pena detentiva o pecuniaria e della sanzione
sostitutiva della semidetenzione o della liberta' controllata, si
esegue, in caso di pena detentiva, la sanzione sostitutiva e, in caso
di pena pecuniaria, quest'ultima.
4. Quando le pene principali sono uguali, si tiene conto della
eventuale applicazione di pene accessorie o di misure di sicurezza e
degli altri effetti penali. Quando le condanne sono identiche, si
esegue la sentenza divenuta irrevocabile per prima.
5. Se la sentenza revocata era stata in tutto o in parte eseguita,
l'esecuzione si considera come conseguente alla sentenza rimasta in
vigore.
6. Le stesse disposizioni si applicano se si tratta di piu' decreti
penali o di sentenze e di decreti ovvero se il fatto e' stato
giudicato in concorso formale con altri fatti o quale episodio di un
reato continuato, premessa, ove necessaria, la determinazione della
pena corrispondente.
7. Se piu' sentenze di non luogo a procedere o piu' sentenze di
proscioglimento sono state pronunciate nei confronti della stessa
persona per il medesimo fatto, il giudice, se l'interessato entro il
termine previsto dal comma 2 non indica la sentenza che deve essere
eseguita, ordina l'esecuzione della sentenza piu' favorevole,
revocando le altre.
8. Salvo quanto previsto dagli articoli 69 comma 2 e 345, se si
tratta di una sentenza di proscioglimento e di una sentenza di
condanna o di un decreto penale, il giudice ordina l'esecuzione della
sentenza di proscioglimento revocando la decisione di condanna.
Tuttavia, se il proscioglimento e' stato pronunciato per estinzione
del reato verificatasi successivamente alla data in cui e' divenuta
irrevocabile la decisione di condanna, si esegue quest'ultima.
9. Se si tratta di una sentenza di non luogo a procedere e di una
sentenza pronunciata in giudizio o di un decreto penale, il giudice
ordina l'esecuzione della sentenza pronunciata in giudizio o del
decreto.
Art. 670.
Questioni sul titolo esecutivo
1. Quando il giudice dell'esecuzione accerta che il provvedimento
manca o non e' divenuto esecutivo, valutata anche nel merito
l'osservanza delle garanzie previste nel caso di irreperibilita' del
condannato, lo dichiara con ordinanza e sospende l'esecuzione,
disponendo, se occorre, la liberazione dell'interessato e la
rinnovazione della notificazione non validamente eseguita. In tal
caso decorre nuovamente il termine per l'impugnazione.
2. Quando e' proposta impugnazione od opposizione, il giudice
dell'esecuzione, dopo aver provveduto sulla richiesta
dell'interessato, trasmette gli atti al giudice di cognizione
competente. La decisione del giudice dell'esecuzione non pregiudica
quella del giudice dell'impugnazione o dell'opposizione, il quale, se
ritiene ammissibile il gravame, sospende con ordinanza l'esecuzione
che non sia gia' stata sospesa.
3. Se l'interessato, nel proporre richiesta perche' sia dichiarata
la non esecutivita' del provvedimento, eccepisce che comunque
sussistono i presupposti e le condizioni per la restituzione nel
termine a norma dell'articolo 175, e la relativa richiesta non e'
gia' stata proposta al giudice dell'impugnazione, il giudice
dell'esecuzione, se non deve dichiarare la non esecutivita' del
provvedimento, decide sulla restituzione. In tal caso, la richiesta
di restituzione nel termine non puo' essere riproposta al giudice
dell'impugnazione. Si applicano le disposizioni dell'articolo 175
commi 7 e 8.
Art. 671.
Applicazione della disciplina del concorso formale e del reato
continuato
1. Nel caso di piu' sentenze o decreti penali irrevocabili
pronunciati in procedimenti distinti contro la stessa persona, il
condannato o il pubblico ministero possono chiedere al giudice
dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del concorso formale
o del reato continuato, sempre che la stessa non sia stata esclusa
dal giudice della cognizione. (( Fra gli elementi che incidono
sull'applicazione della disciplina del reato continuato vi e' la
consumazione di piu' reati in relazione allo stato di
tossicodipendenza. ))
2. Il giudice dell'esecuzione provvede determinando la pena in
misura non superiore alla somma di quelle inflitte con ciascuna
sentenza o ciascun decreto.
2-bis. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 81, quarto
comma del codice penale.
3. Il giudice dell'esecuzione puo' concedere altresi' la
sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna
nel certificato del casellario giudiziale, quando cio' consegue al
riconoscimento del concorso formale o della continuazione. Adotta
infine ogni altro provvedimento conseguente.
Art. 672.
Applicazione dell'amnistia e dell'indulto
((1. Per l'applicazione dell'amnistia o dell'indulto il giudice
dell'esecuzione procede a norma dell'articolo 667 comma 4.))
2. Quando, in conseguenza dell'applicazione dell'amnistia o
dell'indulto, occorre applicare o modificare una misura di sicurezza
a norma dell'articolo 210 del codice penale, il giudice
dell'esecuzione dispone la trasmissione degli atti al magistrato di
sorveglianza.
3. Il pubblico ministero che cura l'esecuzione della sentenza di
condanna puo' disporre provvisoriamente la liberazione del condannato
detenuto ovvero la cessazione delle sanzioni sostitutive e delle
misure alternative, prima che essa sia definitivamente ordinata con
il provvedimento che applica l'amnistia o l'indulto.
4. L'amnistia e l'indulto devono essere applicati, qualora il
condannato ne faccia richiesta, anche se e' terminata l'esecuzione
della pena.
5. L'amnistia e l'indulto condizionati hanno per effetto di
sospendere l'esecuzione della sentenza o del decreto penale fino alla
scadenza del termine stabilito nel decreto di concessione o, se non
fu stabilito termine, fino alla scadenza del quarto mese dal giorno
della pubblicazione del decreto. L'amnistia e l'indulto condizionati
si applicano definitivamente se, alla scadenza del termine, e'
dimostrato l'adempimento delle condizioni o degli obblighi ai quali
la concessione del beneficio e' subordinata.
Art. 673.
Revoca della sentenza per abolizione del reato
1. Nel caso di abrogazione o di dichiarazione di illegittimita'
costituzionale della norma incriminatrice, il giudice dell'esecuzione
revoca la sentenza di condanna o il decreto penale dichiarando che il
fatto non e' previsto dalla legge come reato e adotta i provvedimenti
conseguenti.
2. Allo stesso modo provvede quando e' stata emessa sentenza di
proscioglimento o di non luogo a procedere per estinzione del reato o
per mancanza di imputabilita'.
Art. 674.
Revoca di altri provvedimenti
1. La revoca della sospensione condizionale della pena, della
grazia o dell'amnistia o dell'indulto condizionati e della non
menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale e'
disposta dal giudice dell'esecuzione, qualora non sia stata disposta
con la sentenza di condanna per altro reato.
(( 1-bis. Il giudice dell'esecuzione provvede altresi' alla revoca
della sospensione condizionale della pena quando rileva l'esistenza
delle condizioni di cui al terzo comma dell'articolo 168 del codice
penale. ))
Art. 675.
Falsita' di documenti
1. Se la falsita' di un atto o di un documento, accertata a norma
dell'articolo 537, non e' stata dichiarata nel dispositivo della
sentenza e non e' stata proposta impugnazione per questo capo, ogni
interessato puo' chiedere al giudice dell'esecuzione che la dichiari.
2. La cancellazione totale del documento, disposta dal giudice
della cognizione o dell'esecuzione, e' eseguita mediante annotazione
della sentenza o dell'ordinanza a margine di ciascuna pagina del
medesimo e attestazione di tale adempimento nel verbale, con la
dichiarazione che il documento non puo' avere alcun effetto
giuridico. Il documento rimane allegato al verbale e una copia di
questo e' rilasciata in sostituzione del documento stesso a chi lo
possedeva o lo aveva in deposito, quando la copia e' stata richiesta
per un legittimo interesse.
3. Negli altri casi, il testo del documento, quale risulta in
seguito alla cancellazione parziale o alla ripristinazione,
rinnovazione o riforma, e' inserito per intero nel verbale. Se il
documento era in deposito pubblico, e' restituito al depositario
unitamente a una copia autentica del verbale a cui deve rimanere
allegato. Se il documento era posseduto da un privato, la cancelleria
lo conserva allegato al verbale e ne rilascia copia quando questa e'
richiesta per un legittimo interesse. Tale copia vale come originale
per ogni effetto giuridico.
4. Per l'osservanza dei predetti adempimenti, il giudice o il
presidente del collegio da' le disposizioni occorrenti nel relativo
verbale.
Art. 676.
Altre competenze

1. Il giudice dell'esecuzione e' competente a decidere in ordine
all'estinzione del reato dopo la condanna, all'estinzione della pena
quando la stessa non consegue alla liberazione condizionale o
all'affidamento in prova al servizio sociale, in ordine alle pene
accessorie, alla confisca o alla restituzione delle cose sequestrate.
In questi casi il giudice dell'esecuzione procede a norma
dell'articolo 667 comma 4.
2. Qualora sorga controversia sulla proprieta' delle cose
confiscate, si applica la disposizione dell'articolo 263 comma 3.
3. Quando accerta l'estinzione del reato o della pena, il giudice
dell'esecuzione la dichiara anche di ufficio adottando i
provvedimenti conseguenti.
((231))

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AGGIORNAMENTO (231)
La Corte Costituzionale, con sentenza 15 aprile - 15 giugno 2015,
n. 109 (in G.U. 1ª s.s. 17/6/2015, n. 24), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale degli artt. 666, comma 3, 667, comma
4, e 676 cod. proc. pen., nella parte in cui non consentono che, su
istanza degli interessati, il procedimento di opposizione contro
l'ordinanza in materia di applicazione della confisca si svolga,
davanti al giudice dell'esecuzione, nelle forme dell'udienza
pubblica".
Capo II
MAGISTRATURA DI SORVEGLIANZA

Art. 677.
Competenza per territorio
1. La competenza a conoscere le materie attribuite alla
magistratura di sorveglianza appartiene al tribunale o al magistrato
di sorveglianza che hanno giurisdizione sull'istituto di prevenzione
o di pena in cui si trova l'interessato all'atto della richiesta,
della proposta o dell'inizio di ufficio del procedimento.
2. Quando l'interessato non e' detenuto o internato, la competenza,
se la legge non dispone diversamente, appartiene al tribunale o al
magistrato di sorveglianza che ha giurisdizione sul luogo in cui
l'interessato ha la residenza o il domicilio. Se la competenza non
puo' essere determinata secondo il criterio sopra indicato, essa
appartiene al tribunale o al magistrato di sorveglianza del luogo in
cui fu pronunciata la sentenza di condanna, di proscioglimento o di
non luogo a procedere, e, nel caso di piu' sentenze di condanna o di
proscioglimento, al tribunale o al magistrato di sorveglianza del
luogo in cui fu pronunciata la sentenza divenuta irrevocabile per
ultima.
(( 2-bis. Il condannato, non detenuto, ha l'obbligo, a pena di
inammissibilita', di fare la dichiarazione o l'elezione di domicilio
con la domanda con la quale chiede una misura alternativa alla
detenzione o altro provvedimento attribuito dalla legge alla
magistratura di sorveglianza. Il condannato, non detenuto, ha
altresi' l'obbligo di comunicare ogni mutamento del domicilio
dichiarato o eletto. Si applicano, in quanto compatibili, le
disposizioni previste dall'articolo 161. ))
Art. 678.
Procedimento di sorveglianza

1. Salvo quanto stabilito dal successivo comma 1-bis, il tribunale
di sorveglianza nelle materie di sua competenza, e il magistrato di
sorveglianza, nelle materie attinenti ai ricoveri previsti
dall'articolo 148 del codice penale, alle misure di sicurezza e alla
dichiarazione di abitualita' o professionalita' nel reato o di
tendenza a delinquere procedono, a richiesta del pubblico ministero,
dell'interessato, del difensore o di ufficio, a norma dell'articolo
666. Tuttavia, quando vi e' motivo di dubitare dell'identita' fisica
di una persona, procedono a norma dell'articolo 667 comma 4. (211)
((230))
1-bis. Il magistrato di sorveglianza, nelle materie attinenti alla
rateizzazione e alla conversione delle pene pecuniarie, alla
remissione del debito e alla esecuzione della semidetenzione e della
liberta' controllata, ed il tribunale di sorveglianza, nelle materie
relative alle richieste di riabilitazione ed alla valutazione
sull'esito dell'affidamento in prova al servizio sociale, anche in
casi particolari, procedono a norma dell'articolo 667 comma 4.
2. Quando si procede nei confronti di persona sottoposta a
osservazione scientifica della personalita', il giudice acquisisce la
relativa documentazione e si avvale, se occorre, della consulenza dei
tecnici del trattamento.
3. Le funzioni di pubblico ministero sono esercitate, davanti al
tribunale di sorveglianza, dal procuratore generale presso la corte
di appello e, davanti al magistrato di sorveglianza, dal procuratore
della Repubblica presso il tribunale della sede dell'ufficio di
sorveglianza.
3-bis. Il tribunale di sorveglianza e il magistrato di
sorveglianza, nelle materie di rispettiva competenza, quando
provvedono su richieste di provvedimenti incidenti sulla liberta'
personale di condannati da Tribunali o Corti penali internazionali,
danno immediata comunicazione della data dell'udienza e della
pertinente documentazione al Ministro della giustizia, che
tempestivamente ne informa il Ministro degli affari esteri e, qualora
previsto da accordi internazionali, l'organismo che ha pronunciato la
condanna.

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AGGIORNAMENTO (211)
La Corte costituzionale, con sentenza 19 - 21 maggio 2014, n. 135
(in G.U. 1ª s.s. 28/05/2014, n. 23), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale degli artt. 666, comma 3, 678, comma 1, e 679, comma
1, cod. proc. pen., nella parte in cui non consentono che, su istanza
degli interessati, il procedimento per l'applicazione delle misure di
sicurezza si svolga, davanti al magistrato di sorveglianza e al
tribunale di sorveglianza, nelle forme dell'udienza pubblica".
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AGGIORNAMENTO (230)
La Corte Costituzionale, con sentenza 15 aprile - 5 giugno 2015, n.
97 (in G.U. 1ª s.s. 10/6/2015, n. 23), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale degli artt. 666, comma 3, e 678,
comma 1, del codice di procedura penale, nella parte in cui non
consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento davanti
al tribunale di sorveglianza nelle materie di sua competenza si
svolga nelle forme dell'udienza pubblica".
Art. 679.
Misure di sicurezza
1. Quando una misura di sicurezza diversa dalla confisca e' stata,
fuori dei casi previsti nell'articolo 312, ordinata con sentenza, o
deve essere ordinata successivamente, il magistrato di sorveglianza,
su richiesta del pubblico ministero o di ufficio, accerta se
l'interessato e' persona socialmente pericolosa e adotta i
provvedimenti conseguenti, premessa, ove occorra, la dichiarazione di
abitualita' o professionalita' nel reato. Provvede altresi', su
richiesta del pubblico ministero, dell'interessato, del suo difensore
o di ufficio, su ogni questione relativa nonche' sulla revoca della
dichiarazione di tendenza a delinquere. ((211))
2. Il magistrato di sorveglianza sovraintende alla esecuzione delle
misure di sicurezza personali.
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AGGIORNAMENTO (211)
La Corte costituzionale, con sentenza 19 - 21 maggio 2014, n. 135
(in G.U. 1a s.s. 28/05/2014, n. 23), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale degli artt. 666, comma 3, 678, comma 1, e 679, comma
1, cod. proc. pen., nella parte in cui non consentono che, su istanza
degli interessati, il procedimento per l'applicazione delle misure di
sicurezza si svolga, davanti al magistrato di sorveglianza e al
tribunale di sorveglianza, nelle forme dell'udienza pubblica."
Art. 680.
Impugnazione di provvedimenti relativi alle misure di sicurezza
1. Contro i provvedimenti del magistrato di sorveglianza
concernenti le misure di sicurezza e la dichiarazione di abitualita'
o professionalita' nel reato o di tendenza a delinquere, possono
proporre appello al tribunale di sorveglianza il pubblico ministero,
l'interessato e il difensore.
2. Fuori dei casi previsti dall'articolo 579 commi 1 e 3, il
tribunale di sorveglianza giudica anche sulle impugnazioni contro
sentenze di condanna, (( o di proscioglimento )) concernenti le
disposizioni che riguardano le misure di sicurezza.
3. Si osservano le disposizioni generali sulle impugnazioni, ma
l'appello non ha effetto sospensivo, salvo che il tribunale disponga
altrimenti.
Art. 681.
Provvedimenti relativi alla grazia
1. La domanda di grazia, diretta al Presidente della Repubblica, e'
sottoscritta dal condannato o da un suo prossimo congiunto o dal
convivente o dal tutore o dal curatore ovvero da un avvocato o
procuratore legale ed e' presentata al ministro di grazia e
giustizia.
2. Se il condannato e' detenuto o internato, la domanda puo' essere
presentata al magistrato di sorveglianza, il quale, acquisiti tutti
gli elementi di giudizio utili e le osservazioni del procuratore
generale presso la corte di appello del distretto ove ha sede il
giudice indicato nell'articolo 665, la trasmette al ministro con il
proprio parere motivato. Se il condannato non e' detenuto o
internato, la domanda puo' essere presentata al predetto procuratore
generale, il quale, acquisite le opportune informazioni, la trasmette
al ministro con le proprie osservazioni.
3. La proposta di grazia e' sottoscritta dal presidente del
consiglio di disciplina ed e' presentata al magistrato di
sorveglianza, che procede a norma del comma 2.
4. La grazia puo' essere concessa anche in assenza di domanda o
proposta. Emesso il decreto di grazia, il pubblico ministero presso
il giudice indicato nell'articolo 665 ne cura la esecuzione
ordinando, quando e' il caso, la liberazione del condannato e
adottando i provvedimenti conseguenti.
5. In caso di grazia sottoposta a condizioni, si provvede a norma
dell'articolo 672 comma 5.
Art. 682.
Liberazione condizionale
1. Il tribunale di sorveglianza decide sulla concessione e sulla
revoca della liberazione condizionale.
2. Se la liberazione non e' concessa per difetto del requisito del
ravvedimento, la richiesta non puo' essere riproposta prima che siano
decorsi sei mesi dal giorno in cui e' divenuto irrevocabile il
provvedimento di rigetto.
Art. 683.
Riabilitazione
1. Il tribunale di sorveglianza, su richiesta dell'interessato,
decide sulla riabilitazione, anche se relativa a condanne pronunciate
da giudici speciali, quando la legge non dispone altrimenti. Decide
altresi' sulla revoca, qualora essa non sia stata disposta con la
sentenza di condanna per altro reato.
2. Nella richiesta sono indicati gli elementi dai quali puo'
desumersi la sussistenza delle condizioni previste dall'articolo 179
del codice penale. Il tribunale acquisisce la documentazione
necessaria.
3. Se la richiesta e' respinta per difetto del requisito della
buona condotta, essa non puo' essere riproposta prima che siano
decorsi due anni dal giorno in cui e' divenuto irrevocabile il
provvedimento di rigetto.
Art. 684.
Rinvio dell'esecuzione
1. Il tribunale di sorveglianza provvede in ordine al differimento
dell'esecuzione delle pene detentive e delle sanzioni sostitutive
della semidetenzione e della liberta' controllata nei casi previsti
dagli articoli 146 e 147 del codice penale, salvo quello previsto
dall'articolo 147 comma 1 numero 1 del codice penale, nel quale
provvede il ministro di grazia e giustizia. Il tribunale ordina,
quando occorre, la liberazione del detenuto e adotta gli altri
provvedimenti conseguenti. ((7))
2. Quando vi e' fondato motivo per ritenere che sussistono i
presupposti perche' il tribunale disponga il rinvio, il magistrato di
sorveglianza puo' ordinare il differimento dell'esecuzione o, se la
protrazione della detenzione puo' cagionare grave pregiudizio al
condannato, la liberazione del detenuto. Il provvedimento conserva
effetto fino alla decisione del tribunale, al quale il magistrato di
sorveglianza trasmette immediatamente gli atti.
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AGGIORNAMENTO (7)
La Corte Costituzionale, con sentenza 23-31 maggio 1990, n. 274 (in
G.U. 1a s.s. 06/06/1990, n. 23) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 684 del codice di procedura penale del 1988
nella parte in cui attribuisce al Ministro di Grazia e Giustizia e
non al Tribunale di sorveglianza di provvedere al differimento della
pena ai sensi dell'art. 147, comma 1, n. 1, del codice penale."
Titolo IV
CASELLARIO GIUDIZIALE

Art. 685.
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 14 NOVEMBRE 2002, N. 313 ))
Art. 686.
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 14 NOVEMBRE 2002, N. 313 ))
Art. 687.
((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 14 NOVEMBRE 2002, N. 313))
Art. 688.
((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 14 NOVEMBRE 2002, N. 313))
Art. 689.
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 14 NOVEMBRE 2002, N. 313 ))
Art. 690.
((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 14 NOVEMBRE 2002, N. 313))
Titolo V
SPESE

Art. 691.
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 30 MAGGIO 2002, N. 115 ))
Art. 692.
Spese della custodia cautelare
1. Quando l'imputato e' condannato a pena detentiva per il reato
per il quale fu sottoposto a custodia cautelare, sono poste a suo
carico le spese per il mantenimento durante il periodo di custodia.
2. Se la custodia cautelare supera la durata della pena, sono
detratte le spese relative alla maggiore durata.
3. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 30 MAGGIO 2002, N. 115 )).
Art. 693.
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 30 MAGGIO 2002, N. 115 ))
Art. 694.
Spese per la pubblicazione di sentenze e obbligo di inserzione
1. Il direttore o vice direttore responsabile di un giornale o
periodico deve pubblicare, senza diritto ad anticipazione o a
rifusione di spese, non piu' tardi dei tre giorni successivi a quello
in cui ne ha ricevuto ordine dall'autorita' competente per
l'esecuzione, la sentenza di condanna irrevocabile pronunciata contro
di lui o contro altri per pubblicazione avvenuta nel suo giornale.
2. Fuori di questo caso, quando l'inserzione di una sentenza penale
in un giornale e' ordinata dal giudice, il direttore o vice direttore
responsabile del giornale o periodico designato deve eseguirla, a
richiesta del pubblico ministero o della persona obbligata o
autorizzata a provvedervi, ((...)).
3. La pubblicazione ordinata dal giudice per estratto o per intero
puo' essere eseguita anche in foglio di supplemento dello stesso
formato, corpo e carattere della parte principale del giornale o
periodico, da unirsi a ciascuna copia di questo e in un unico
contesto esattamente riprodotto.
4. Se il direttore o il vice direttore responsabile contravviene
alle disposizioni precedenti, e' condannato in solido con l'editore e
con il proprietario della tipografia al pagamento a favore della
cassa delle ammende di una somma fino a lire tre milioni.
Art. 695.
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 30 MAGGIO 2002, N. 115 ))
Libro XI
RAPPORTI GIURISDIZIONALI CON AUTORITA' STRANIERE
Titolo I
DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 696.
Prevalenza delle convenzioni e del diritto internazionale generale
(( 1. Le estradizioni, le rogatorie internazionali, gli effetti
delle sentenze penali straniere, l'esecuzione all'estero delle
sentenze penali italiane e gli altri rapporti con le autorita'
straniere, relativi all'amministrazione della giustizia in materia
penale, sono disciplinati dalle norme della Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia firmata a Strasburgo il 20 aprile
1959 e dalle altre norme delle convenzioni internazionali in vigore
per lo Stato e dalle norme di diritto internazionale generale. ))
2. Se tali norme mancano o non dispongono diversamente, si
applicano le norme che seguono.
Titolo II
ESTRADIZIONE
Capo I
ESTRADIZIONE PER L'ESTERO
Sezione I
Procedimento

Art. 697.
Estradizione e poteri del ministro di grazia e giustizia
1. La consegna a uno stato estero di una persona per l'esecuzione
di una sentenza straniera di condanna a pena detentiva o di altro
provvedimento restrittivo della liberta' personale puo' aver luogo
soltanto mediante estradizione.
2. Nel concorso di piu' domande di estradizione, il ministro di
grazia e giustizia ne stabilisce l'ordine di precedenza. A tal fine
egli tiene conto di tutte le circostanze del caso e in particolare
della data di ricezione delle domande, della gravita' e del luogo di
commissione del reato o dei reati, della nazionalita' e della
residenza della persona richiesta e della possibilita' di una
riestradizione dallo stato richiedente a un altro stato.
Art. 698.
Reati politici
Tutela dei diritti fondamentali della persona
1. Non puo' essere concessa l'estradizione per un reato politico
ne' quando vi e' ragione di ritenere che l'imputato o il condannato
verra' sottoposto ad atti persecutori o discriminatori per motivi di
razza, di religione, di sesso, di nazionalita', di lingua, di
opinioni politiche o di condizioni personali o sociali ovvero a pene
o trattamenti crudeli, disumani o degradanti o comunque ad atti che
configurano violazione di uno dei diritti fondamentali della persona.
((2. Se il fatto per il quale e' domandata l'estradizione e' punito
con la pena di morte secondo la legge dello Stato estero,
l'estradizione puo' essere concessa solo quando l'autorita'
giudiziaria accerti che e' stata adottata una decisione irrevocabile
che irroga una pena diversa dalla pena di morte o, se questa e' stata
inflitta, e' stata commutata in una pena diversa, comunque nel
rispetto di quanto stabilito dal comma 1)).
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AGGIORNAMENTO (74)
La Corte costituzionale, con sentenza 25 - 27 giugno 1996 n. 223
(in G.U. 1a s.s. 03/07/1996, n. 27) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale del secondo comma del presente articolo.
Art. 699.
Principio di specialita'
1. La concessione dell'estradizione, l'estensione dell'estradizione
gia' concessa e la riestradizione sono sempre subordinate alla
condizione espressa che, per un fatto anteriore alla consegna diverso
da quello per il quale l'estradizione e' stata concessa o estesa
ovvero da quello per il quale la riestradizione e' stata concessa,
l'estradato non venga sottoposto a restrizione della liberta'
personale in esecuzione di una pena o misura di sicurezza ne'
assoggettato ad altra misura restrittiva della liberta' personale ne'
consegnato ad altro stato.
2. La disposizione del comma 1 non si applica quando l'estradato,
avendone avuta la possibilita', non ha lasciato il territorio dello
stato al quale e' stato consegnato trascorsi quarantacinque giorni
dalla sua definitiva liberazione ovvero, avendolo lasciato, vi ha
fatto volontariamente ritorno.
3. Il ministro puo' inoltre subordinare la concessione
dell'estradizione ad altre condizioni che ritiene opportune.
4. Il ministro verifica l'osservanza della condizione di
specialita' e delle altre condizioni eventualmente apposte.
Art. 700.
Documenti a sostegno della domanda
1. L'estradizione e' consentita soltanto sulla base di una domanda
alla quale sia allegata copia del provvedimento restrittivo della
liberta' personale o della sentenza di condanna a pena detentiva che
ha dato luogo alla domanda stessa.
2. Alla domanda devono essere allegati:
a) una relazione sui fatti addebitati alla persona della quale e'
domandata l'estradizione, con l'indicazione del tempo e del luogo di
commissione dei fatti stessi e della loro qualificazione giuridica;
b) il testo delle disposizioni di legge applicabili, con
l'indicazione se per il fatto per cui e' domandata l'estradizione e'
prevista dalla legge dello stato estero la pena di morte e, in tal
caso, quali assicurazioni lo stato richiedente fornisce che tale pena
non sara' inflitta o, se gia' inflitta, che non sara' eseguita;
c) i dati segnaletici e ogni altra possibile informazione atta a
determinare l'identita' e la nazionalita' della persona della quale
e' domandata l'estradizione.
Art. 701.
Garanzia giurisdizionale
1. L'estradizione di un imputato o di un condannato all'estero non
puo' essere concessa senza la decisione favorevole della corte di
appello.
2. Tuttavia, non si fa luogo al giudizio della corte di appello
quando l'imputato o il condannato all'estero acconsente
all'estradizione richiesta. L'eventuale consenso deve essere espresso
alla presenza del difensore e di esso e' fatta menzione nel verbale.
3. La decisione favorevole della corte di appello e il consenso
della persona non rendono obbligatoria l'estradizione.
4. La competenza a decidere appartiene, nell'ordine, alla corte di
appello nel cui distretto l'imputato o il condannato ha la residenza,
la dimora o il domicilio nel momento in cui la domanda di
estradizione perviene al ministro di grazia e giustizia ovvero alla
corte di appello che ha ordinato l'arresto provvisorio previsto
dall'articolo 715 o alla corte di appello il cui presidente ha
provveduto alla convalida dell'arresto previsto dall'articolo 716. Se
la competenza non puo' essere determinata nei modi cosi' indicati, e'
competente la corte di appello di Roma.
Art. 702.
Intervento dello stato richiedente
1. A condizione di reciprocita', lo stato richiedente ha la
facolta' di intervenire nel procedimento davanti alla corte di
appello e alla corte di cassazione facendosi rappresentare da un
avvocato abilitato al patrocinio davanti all'autorita' giudiziaria
italiana.
Art. 703.
Accertamenti del procuratore generale
1. Quando riceve da uno stato estero una domanda di estradizione,
il ministro di grazia e giustizia la trasmette con i documenti che vi
sono allegati al procuratore generale presso la corte di appello
competente a norma dell'articolo 701 comma 4, salvo che ritenga che
essa vada respinta.
2. Salvo che si sia gia' provveduto a norma dell'articolo 717, il
procuratore generale, ricevuta la domanda, dispone la comparizione
davanti a se' dell'interessato per provvedere alla sua
identificazione e per raccogliere l'eventuale consenso
all'estradizione. L'interessato e' avvisato che e' assistito da un
difensore di ufficio, ma che puo' nominarne uno di fiducia. Il
difensore ha diritto di assistere all'atto del cui compimento gli e'
dato avviso almeno ventiquattro ore prima.
3. Il procuratore generale richiede alle autorita' straniere, per
mezzo del ministro di grazia e giustizia, la documentazione e le
informazioni che ritiene necessarie.
4. Il procuratore generale, entro tre mesi dalla data in cui la
domanda di estradizione gli e' pervenuta, presenta alla corte di
appello la requisitoria.
5. La requisitoria e' depositata nella cancelleria della corte di
appello, unitamente agli atti e alle cose sequestrate. La cancelleria
cura la notificazione dell'avviso del deposito alla persona della
quale e' richiesta l'estradizione, al suo difensore e all'eventuale
rappresentante dello stato richiedente, i quali, entro dieci giorni,
hanno facolta' di prendere visione e di estrarre copia della
requisitoria e degli atti nonche' di esaminare le cose sequestrate e
di presentare memorie.
CAP001 PGC002 PGC004 PGC005
Art. 704.
Procedimento davanti alla corte di appello
1. Scaduto il termine previsto dall'articolo 703 comma 5, il
presidente della corte fissa l'udienza per la decisione, con decreto
da comunicarsi al procuratore generale e da notificarsi alla persona
della quale e' richiesta l'estradizione, al suo difensore e
all'eventuale rappresentante dello stato richiedente, almeno dieci
giorni prima, a pena di nullita'. Provvede inoltre a designare un
difensore di ufficio alla persona che ne sia priva. Fino a cinque
giorni prima dell'udienza possono essere presentate memorie in
cancelleria.
2. La corte decide con sentenza in camera di consiglio
sull'esistenza delle condizioni per l'accoglimento della domanda di
estradizione, dopo aver assunto le informazioni e disposto gli
accertamenti ritenuti necessari e dopo aver sentito il pubblico
ministero, il difensore e, se compaiono, la persona della quale e'
richiesta l'estradizione e il rappresentante dello stato richiedente.
3. Quando la decisione e' favorevole all'estradizione, la corte, se
vi e' richiesta del ministro di grazia e giustizia, dispone la
custodia cautelare in carcere della persona da estradare che si trovi
in liberta' e provvede al sequestro del corpo del reato e delle cose
pertinenti al reato, stabilendo quali documenti e cose sequestrate
possono essere consegnati allo stato richiedente.
4. Quando la decisione e' contraria all'estradizione, la corte
revoca le misure cautelari applicate e dispone in ordine alla
restituzione delle cose sequestrate.
CAP005 CAP006tfe
Art. 705.
Condizioni per la decisione
1. Quando non esiste convenzione o questa non dispone diversamente,
la corte di appello pronuncia sentenza favorevole all'estradizione se
sussistono gravi indizi di colpevolezza ovvero se esiste una sentenza
irrevocabile di condanna e se, per lo stesso fatto, nei confronti
della persona della quale e' domandata l'estradizione, non e' in
corso procedimento penale ne' e' stata pronunciata sentenza
irrevocabile nello Stato.
2. La corte di appello pronuncia comunque sentenza contraria
all'estradizione:
a) se, per il reato per il quale l'estradizione e' stata
domandata, la persona e' stata o sara' sottoposta a un procedimento
che non assicura il rispetto dei diritti fondamentali;
b) se la sentenza per la cui esecuzione e' stata domandata
l'estradizione contiene disposizioni contrarie ai principi
fondamentali dell'ordinamento giuridico dello Stato;
c) se vi e' motivo di ritenere che la persona verra' sottoposta
agli atti, alle pene o ai trattamenti indicati nell'articolo 698
comma 1.
Art. 706.
Ricorso per cassazione
1. Contro la sentenza della corte di appello puo' essere proposto
ricorso per cassazione, anche per il merito, dalla persona
interessata, dal suo difensore, dal procuratore generale e dal
rappresentante dello stato richiedente.
2. Nel giudizio davanti alla corte di cassazione si applicano le
disposizioni dell'articolo 704.
Art. 707.
Rinnovo della domanda di estradizione
1. La sentenza contraria all'estradizione preclude la pronuncia di
una successiva sentenza favorevole a seguito di un'ulteriore domanda
presentata per i medesimi fatti dallo stesso stato, salvo che la
domanda sia fondata su elementi che non siano gia' stati valutati
dall'autorita' giudiziaria.
Art. 708.
Provvedimento di estradizione. Consegna
1. Il ministro di grazia e giustizia decide in merito
all'estradizione entro quarantacinque giorni dalla ricezione del
verbale che da' atto del consenso all'estradizione ovvero dalla
notizia della scadenza del termine per l'impugnazione o dal deposito
della sentenza della corte di cassazione.
2. Scaduto tale termine senza che sia intervenuta la decisione del
ministro, la persona della quale e' stata chiesta l'estradizione, se
detenuta, e' posta in liberta'.
3. La persona medesima e' altresi' posta in liberta' in caso di
diniego dell'estradizione.
4. Il ministro di grazia e giustizia comunica senza indugio allo
stato richiedente la decisione e, se questa e' positiva, il luogo
della consegna e la data a partire dalla quale sara' possibile
procedervi, dando altresi' precise indicazioni circa le limitazioni
alla liberta' personale subite dall'estradando ai fini
dell'estradizione.
((5. Il termine per la consegna e' di quindici giorni dalla data
stabilita a norma del comma 4 e, su domanda motivata dello Stato
richiedente, puo' essere prorogato di altri venti giorni. Il termine
per la consegna e' sospeso in caso di sospensione dell'efficacia
della decisione del Ministro della giustizia da parte del competente
giudice amministrativo e riprende a decorrere dalla data di deposito
del provvedimento di revoca del provvedimento cautelare o del
provvedimento con cui e' accolto il gravame proposto avverso il
provvedimento cautelare o della sentenza che rigetta il ricorso
ovvero della decisione che dichiara l'estinzione del giudizio)).
6. Il provvedimento di concessione dell'estradizione perde
efficacia se, nel termine fissato, lo stato richiedente non provvede
a prendere in consegna l'estradando; in tal caso quest'ultimo viene
posto in liberta'.
Art. 709.
Sospensione della consegna
Consegna temporanea. Esecuzione all'estero
1. L'esecuzione dell'estradizione e' sospesa se l'estradando deve
essere giudicato nel territorio dello Stato o vi deve scontare una
pena per reati commessi prima o dopo quello per il quale
l'estradizione e' stata concessa. Tuttavia il ministro di grazia e
giustizia, sentita l'autorita' giudiziaria competente per il
procedimento in corso nello Stato o per l'esecuzione della pena, puo'
procedere alla consegna temporanea allo stato richiedente della
persona da estradare ivi imputata, concordandone termini e modalita'.
2. Il ministro puo' inoltre, osservate le disposizioni del capo II
del titolo IV, convenire che la pena da scontare abbia esecuzione
nello stato richiedente.
Art. 710.
Estensione dell'estradizione concessa
1. In caso di nuova domanda di estradizione, presentata dopo la
consegna dell'estradato e avente a oggetto un fatto anteriore alla
consegna diverso da quello per il quale l'estradizione e' gia' stata
concessa, si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni del
presente capo. Alla domanda devono essere allegate le dichiarazioni
della persona interessata, rese davanti a un giudice dello stato
richiedente, in ordine alla richiesta estensione dell'estradizione.
2. La corte di appello procede in assenza della persona
interessata.
3. Non si fa luogo al giudizio davanti alla corte di appello se
l'estradato, con le dichiarazioni previste dal comma 1, ha consentito
all'estensione richiesta.
Art. 711.