CODICE DI PROCEDURA CIVILE 2017. Con le Disposizioni per l'attuazione del Codice di procedura civile e disposizioni transitorie.

argomento: 

Provvedimento: 
REGIO DECRETO
Numero: 
1443

Tipo: 

Data: 
28/10/1940

 

CODICE DI PROCEDURA CIVILE.

 

2017

 

REGIO DECRETO 28 ottobre 1940, n. 1443

Codice di procedura civile.

Ult. agg.:  03/01/2017

 

Agg. e coord. al DECRETO-LEGGE 22 ottobre 2016, n. 193 (in G.U. 24/10/2016, n.249) , convertito con modificazioni dalla L. 1 dicembre 2016, n. 225 (in S.O. n. 53, relativo alla G.U. 02/12/2016, n. 282)

 

VITTORIO EMANUELE III

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTA' DELLA NAZIONE

RE D'ITALIA E DI ALBANIA

IMPERATORE D'ETIOPIA

Vista la legge 30 dicembre 1923, n. 2814, che autorizza il Governo del Re Imperatore ad emanare un nuovo Codice di procedura civile;

Sentito il parere della Commissione delle Assemblee legislative, a termini dell'art. 2 della legge 30 dicembre 1923, n. 2814, e dell'art. 3 della legge 2 dicembre 1925, n. 2260;

Udito il Consiglio dei Ministri;

Sulla proposta del Nostro Guardasigilli, Ministro Segretario di Stato per la grazia e giustizia;

Abbiamo decretato e decretiamo:


Art. 1.

Il testo del Codice di procedura civile e' approvato ed avra' esecuzione a cominciare dal 21 aprile 1942-XX.


Art. 2.

Un esemplare del Codice di procedura civile, firmato da Noi e contrassegnato dal Nostro Ministro Segretario di Stato per la grazia e giustizia, servira' di originale e sara' depositato e custodito nell'Archivio del Regno.


Art. 3.

La pubblicazione del Codice di procedura civile si eseguira' col trasmetterne un esemplare stampato a ciascuno del Comuni del Regno, per essere depositato nella sala comunale e tenuto ivi esposto, durante un mese successivo, per sei ore in ciascun giorno, affinche' ognuno possa prenderne cognizione.
Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a San Rossore, addi' 28 ottobre 1940-XVIII

VITTORIO EMANUELE

Mussolini - Grandi

Visto, il Guardasigilli: Grandi
Registrato alla Corte dei conti, addi' 28 ottobre 1940-XVIII
Atti del Governo, registro 426, foglio 72. - Mancini

LIBRO PRIMO
DISPOSIZIONI GENERALI
TITOLO I
DEGLI ORGANI GIUDIZIARI
CAPO I
Del giudice
Sezione I
Della giurisdizione e della competenza in generale

CODICE DI PROCEDURA CIVILE

Art. 1.
(Giurisdizione dei giudici ordinari).

La giurisdizione civile, salvo speciali disposizioni di legge, e'
esercitata dai giudici ordinari secondo le norme del presente codice.
Art. 2.
((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 31 MAGGIO 1995, N. 218))
Art. 3.
((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 31 MAGGIO 1995, N. 218))
Art. 4.
((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 31 MAGGIO 1995, N. 218))
Art. 5.
(Momento determinante della giurisdizione e della competenza).

La giurisdizione e la competenza si determinano con riguardo alla
legge vigente e allo stato di fatto esistente al momento della
proposizione della domanda, e non hanno rilevanza rispetto ad esse i
successivi mutamenti della legge o dello stato medesimo.
(67) ((72))

--------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Art. 6.
(Inderogabilita' convenzionale della competenza).

La competenza non puo' essere derogata per accordo delle parti,
salvo che nei casi stabiliti dalla legge.
Sezione II
Della competenza per materia e valore

Art. 7.
(Competenza del giudice di pace).

Il giudice di pace e' competente per le cause relative a beni
mobili di valore non superiore a ((cinquemila euro)), quando dalla
legge non sono attribuite alla competenza di altro giudice.

Il giudice di pace e' altresi' competente per le cause di
risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli e di
natanti, purche' il valore della controversia non superi ((ventimila
euro)).

COMMA ABROGATO DAL D.L. 18 OTTOBRE 1995, N. 432, CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 20 DICEMBRE 1995, N. 534.

E' competente qualunque ne sia il valore:
1) per le cause relative ad apposizione di termini ed osservanza
delle distanze stabilite dalla legge, dai regolamenti o dagli usi
riguardo al piantamento degli alberi e delle siepi;
2) per le cause relative alla misura ed alle modalita' d'uso dei
servizi di condominio di case;
3) per le cause relative a rapporti tra proprietari o detentori di
immobili adibiti a civile abitazione in materia di immissioni di fumo
o di calore, esalazioni, rumori, scuotimenti e simili propagazioni
che superino la nomale tollerabilita';
((3-bis) per le cause relative agli interessi o accessori da
ritardato pagamento di prestazioni previdenziali o assistenziali));
4) NUMERO ABROGATO DAL D.L. 18 OTTOBRE 1995, N. 432, CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 20 DICEMBRE 1995, N. 534.
(72)

--------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353 come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477 ha disposto:
- (con l'art. 89, comma 1) la proroga dell'entrata in vigore
dell'abrogazione del presente comma dal 1° gennaio 1993 al 2 gennaio
1994;
- (con l'art. 92, comma 1) che "Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni anteriormente
vigenti."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353 come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni, dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673 ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Ai giudizi pendenti
a tale data si applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni
anteriormente vigenti."
Art. 8.
((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51)) ((90))

-------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3.".
Art. 9.
(Competenza del tribunale).

Il tribunale e' competente per tutte le cause che non sono di
competenza di altro giudice.

Il tribunale e' altresi' esclusivamente competente per le cause in
materia di imposte e tasse, per quelle relative allo stato e alla
capacita' delle persone e ai diritti onorifici, per la querela di
falso, per l'esecuzione forzata e, in generale, per ogni causa di
valore indeterminabile.(88)((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3.".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3.".
Art. 10.
(Determinazione del valore).

Il valore della causa, ai fini della competenza, si determina dalla
domanda a norma delle disposizioni seguenti.

A tale effetto le domande proposte nello stesso processo contro la
medesima persona si sommano tra loro, e gli interessi scaduti, le
spese e i danni anteriori alla proposizione si sommano col capitale.
Art. 11.
(Cause relative a quote di obbligazione tra piu' parti).

Se e' chiesto da piu' persone o contro piu' persone l'adempimento
per quote di un'obbligazione, il valore della causa si determina
dall'intera obbligazione.

Art. 12.
(Cause relative a rapporti obbligatori, a locazioni e a divisioni).

Il valore delle cause relative all'esistenza, alla validita' o alla
risoluzione di un rapporto giuridico obbligatorio si determina in
base a quella parte del rapporto che e' in contestazione.

COMMA ABROGATO DALLA L. 26 NOVEMBRE 1990, N. 353.(67)((72))

Il valore delle cause per divisione si determina da quello della
massa attiva da dividersi.

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353 come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477 ha disposto:
- (con l'art. 89, comma 1) la proroga dell'entrata in vigore
dell'abrogazione del presente comma dal 1° gennaio 1993 al 2 gennaio
1994;
- (con l'art. 92, comma 1) che "Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni anteriormente
vigenti."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353 come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni, dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673 ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Ai giudizi pendenti
a tale data si applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni
anteriormente vigenti."
Art. 13.
(Cause relative a prestazioni alimentari e a rendite).

Nelle cause per prestazioni alimentari periodiche, se il titolo e'
controverso, il valore si determina in base all'ammontare delle somme
dovute per due anni.

Nelle cause relative a rendite perpetue, se il titolo e'
controverso, il valore si determina cumulando venti annualita'; nelle
cause relative a rendite temporanee o vitalizie, cumulando le
annualita' domandate fino a un massimo di dieci.

Le regole del comma precedente si applicano anche per determinare
il valore delle cause relative al diritto del concedente.

Art. 14.
(Cause relative a somme di danaro e a beni mobili).

Nelle cause relative a somme di danaro o a beni mobili, il valore
si determina in base alla somma indicata o al valore dichiarato
dall'attore; in mancanza di indicazione o dichiarazione, la causa si
presume di competenza del giudice adito.

Il convenuto puo' contestare, ma soltanto nella prima difesa, il
valore come sopra dichiarato o presunto; in tal caso il giudice
decide, ai soli fini della competenza, in base a quello che risulta
dagli atti e senza apposita istruzione.

Se il convenuto non contesta il valore dichiarato o presunto,
questo rimane fissato, anche agli effetti del merito, nei limiti
della competenza del giudice adito.

Art. 15.
(( (Cause relative a beni immobili). ))

((Il valore delle cause relative a beni immobili e' determinato
moltiplicando il reddito dominicale del terreno e la rendita
catastale del fabbricato alla data della proposizione della domanda:
per duecento per le cause relative alla proprieta';
per cento per le cause relative all'usufrutto, all'uso,
all'abitazione, alla nuda proprieta' e al diritto dell'enfiteuta;
per cinquanta con riferimento al fondo servente per le cause
relative alle servitu'.

Il valore delle cause per il regolamento di confini si desume dal
valore della parte di proprieta' controversa, se questa e'
determinata; altrimenti il giudice lo determina a norma del comma
seguente.

Se per l'immobile all'atto della proposizione della domanda non
risulta il reddito dominicale o la rendita catastale, il giudice
determina il valore della causa secondo quanto emerge dagli atti; e
se questi non offrono elementi per la stima, ritiene la causa di
valore indeterminabile)).
Art. 16.
((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51)) ((90))

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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 17.
(Cause relative all'esecuzione forzata).

Il valore delle cause di opposizione all'esecuzione forzata si
determina dal credito per cui si procede:
quello delle cause relative alle opposizioni proposte da terzi a
norma dell'articolo 619, dal valore dei beni controversi;
quello delle cause relative a controversie sorte in sede di
distribuzione, dal valore del maggiore dei crediti contestati.
Sezione III
Della competenza per territorio

Art. 18.
(Foro generale delle persone fisiche).

Salvo che la legge disponga altrimenti, e' competente il giudice
del luogo in cui il convenuto ha la residenza o il domicilio, e, se
questi sono sconosciuti, quello del luogo in cui il convenuto ha la
dimora.

Se il convenuto non ha residenza, ne' domicilio, ne' dimora nel
Regno o se la dimora e' sconosciuta, e' competente il giudice del
luogo in cui risiede l'attore.
Art. 19.
(Foro generale delle persone giuridiche e delle associazioni non
riconosciute).

Salvo che la legge disponga altrimenti, qualora sia convenuta una
persona giuridica, e' competente il giudice del luogo dove essa ha
sede. E' competente altresi' il giudice del luogo dove la persona
giuridica ha uno stabilimento e un rappresentante autorizzato a stare
in giudizio per l'oggetto della domanda.

Ai fini della competenza, le societa' non aventi personalita'
giuridica, le associazioni non riconosciute e i comitati ((di cui
agli articoli 36 e seguenti del codice civile)) hanno sede dove
svolgono attivita' in modo continuativo.
Art. 20.
(Foro facoltativo per le cause relative a diritti di obbligazione).

Per le cause relative a diritti di obbligazione e' anche competente
il giudice del luogo in cui e' sorta o deve eseguirsi l'obbligazione
dedotta in giudizio.

Art. 21.
(Foro per le cause relative a diritti reali e ad azioni possessorie).

Per le cause relative a diritti reali su beni immobili, per le
cause in materia di locazione e comodato di immobili e di affitto di
aziende, nonche' per le cause relative ad apposizione di termini ed
osservanza delle distanze stabilite dalla legge, dai regolamenti o
dagli usi riguardo al piantamento degli alberi e delle siepi, e'
competente il giudice del luogo dove e' posto l'immobile o l'azienda.
Qualora l'immobile sia compreso in piu' circoscrizioni giudiziarie,
e' competente il giudice della circoscrizione nella quale e' compresa
la parte soggetta a maggior tributo verso lo Stato; quando non e'
sottoposto a tributo, e' competente ogni giudice nella cui
circoscrizione si trova una parte dell'immobile.(88)((90))

Per le azioni possessorie e per la denuncia di nuova opera e di
danno temuto e' competente il giudice del luogo nel quale e' avvenuto
il fatto denunciato.

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 22.
(Foro per le cause ereditarie).

E' competente il giudice del luogo dell'aperta successione per le
cause:
1) relative a petizione o divisione di eredita' e per qualunque
altra tra coeredi fino alla divisione;
2) relative alla rescissione della divisione e alla garanzia delle
quote, purche' proposte entro un biennio dalla divisione;
3) relative a crediti verso il defunto o legati dovuti dall'erede,
purche' proposte prima della divisione e in ogni caso entro un
biennio dall'apertura della successione;
4) contro l'esecutore testamentario, purche' proposte entro i
termini indicati nel numero precedente.

Se la successione si e' aperta fuori del Regno, le cause suindicate
sono di competenza del giudice del luogo in cui e' posta la maggior
parte dei beni situati nel Regno, o, in mancanza di questi, del luogo
di residenza del convenuto o di alcuno dei convenuti.
Art. 23.
(Foro per le cause tra soci e tra condomini).

Per le cause tra soci e' competente il giudice del luogo dove ha
sede la societa'; per le cause tra condomini ((, ovvero tra condomini
e condominio,)), il giudice del luogo dove si trovano i beni comuni o
la maggior parte di essi.

Tale norma si applica anche dopo lo scioglimento della societa' o
del condominio, purche' la domanda sia proposta entro un biennio
dalla divisione.
Art. 24.
(Foro per le cause relative alle gestioni tutelari e patrimoniali).

Per le cause relative alla gestione di una tutela o di
un'amministrazione patrimoniale conferita per legge o per
provvedimento dell'autorita' e' competente il giudice del luogo
d'esercizio della tutela o dell'amministrazione.

Art. 25.
(Foro della pubblica amministrazione).

Per le cause nelle quali e' parte un'amministrazione dello Stato e'
competente, a norma delle leggi speciali sulla rappresentanza e
difesa dello Stato in giudizio e nei casi ivi previsti, il giudice
del luogo dove ha sede l'ufficio dell'avvocatura dello Stato, nel cui
distretto si trova il giudice che sarebbe competente secondo le norme
ordinarie. Quando l'amministrazione e' convenuta, tale distretto si
determina con riguardo al giudice del luogo in cui e' sorta o deve
eseguirsi l'obbligazione o in cui si trova la cosa mobile o immobile
oggetto della domanda.

Art. 26.
(Foro dell'esecuzione forzata).

Per l'esecuzione forzata su cose mobili o immobili e' competente il
giudice del luogo in cui le cose si trovano. Se le cose immobili
soggette all'esecuzione non sono interamente comprese nella
circoscrizione di un solo tribunale, si applica l'art. 21.

((Per l'esecuzione forzata su autoveicoli, motoveicoli e rimorchi
e' competente il giudice del luogo in cui il debitore ha la
residenza, il domicilio, la dimora o la sede)). ((144))

Per l'esecuzione forzata degli obblighi di fare e di non fare e'
competente il giudice del luogo dove l'obbligo deve essere adempiuto.

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AGGIORNAMENTO (144)
Il D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni
dalla L. 10 novembre 2014, n. 162, ha disposto (con l'art. 19, comma
6-bis) che la presente modifica si applica ai procedimenti iniziati a
decorrere dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in
vigore della legge di conversione del D.L. medesimo.
Art. 26-bis.
(( (Foro relativo all'espropriazione forzata di crediti).))

((Quando il debitore e' una delle pubbliche amministrazioni
indicate dall'articolo 413, quinto comma, per l'espropriazione
forzata di crediti e' competente, salvo quanto disposto dalle leggi
speciali, il giudice del luogo dove il terzo debitore ha la
residenza, il domicilio, la dimora o la sede.

Fuori dei casi di cui al primo comma, per l'espropriazione forzata
di crediti e' competente il giudice del luogo in cui il debitore ha
la residenza, il domicilio, la dimora o la sede.))
((144))

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AGGIORNAMENTO (144)
Il D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni
dalla L. 10 novembre 2014, n. 162, ha disposto (con l'art. 19, comma
6-bis) che la presente modifica si applica ai procedimenti iniziati a
decorrere dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in
vigore della legge di conversione del D.L. medesimo.
Art. 27.
(Foro relativo alle opposizioni all'esecuzione).

Per le cause di opposizione all'esecuzione forzata di cui agli
articoli 615 e 619 e' competente il giudice del luogo
dell'esecuzione, salva la disposizione dell'articolo 480 terzo comma.

Per le cause di opposizione a singoli atti esecutivi e' competente
il giudice davanti al quale si svolge l'esecuzione.
Art. 28
(Foro stabilito per accordo delle parti).

La competenza per territorio puo' essere derogata per accordo delle
parti, salvo che per le cause previste nei numeri 1, 2, 3 e 5
dell'articolo 70, per i casi di esecuzione forzata, di opposizione
alla stessa, di procedimenti cautelari e possessori, di procedimenti
in camera di consiglio e per ogni altro caso in cui l'inderogabilita'
sia disposta espressamente dalla legge.

Art. 29.
(Forma ed effetti dell'accordo delle parti).

L'accordo delle parti per la deroga della competenza territoriale
deve riferirsi ad uno o piu' affari determinati e risultare da atto
scritto.

L'accordo non attribuisce al giudice designato competenza esclusiva
quando cio' non e' espressamente stabilito.
Art. 30.
(Foro del domicilio eletto).

Chi ha eletto domicilio ((a norma dell'art. 47 del codice civile))
puo' essere convenuto davanti al giudice del domicilio stesso.
Art. 30-bis.
(Foro per le cause in cui sono parti i magistrati).

Le cause in cui sono comunque parti magistrati, che secondo le
norme del presente capo sarebbero attribuite alla competenza di un
ufficio giudiziario compreso nel distretto di corte d'appello in cui
il magistrato esercita le proprie funzioni, sono di competenza del
giudice, ugualmente competente per materia, che ha sede nel capoluogo
del distretto di corte d'appello determinato ai sensi dell'articolo
11 del codice di procedura penale.((110))

Se nel distretto determinato ai sensi del primo comma il magistrato
e' venuto ad esercitare le proprie funzioni successivamente alla sua
chiamata in giudizio, e' competente il giudice che ha sede nel
capoluogo del diverso distretto di corte d'appello individuato ai
sensi dell'articolo 11 del codice di procedura penale con riferimento
alla nuova destinazione.
(104)

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AGGIORNAMENTO (104)
La Corte Costituzionale con sentenza 24 ottobre - 12 novembre 2002
n. 444 (in G.U. 1a s.s. 20/11/2002 n. 46) ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 30-bis del codice di
procedura civile, nella parte in cui si applica ai processi di
esecuzione forzata promossi da o contro magistrati in servizio nel
distretto di corte d'appello comprendente l'ufficio giudiziario
competente ai sensi dell'art. 26 del codice di procedura civile.".
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AGGIORNAMENTO (110)
La Corte Costituzionale con sentenza 13 - 25 maggio 2004 n. 147 (in
G.U. 1a s.s. 03/06/2004 n. 1001) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 30-bis, primo comma del codice di procedura
civile, ad eccezione della parte relativa alle azioni civili
concernenti le restituzioni e il risarcimento del danno da reato, di
cui sia parte un magistrato, nei termini di cui all'art. 11 del
codice di procedura penale.".
Sezione IV
Delle modificazioni della competenza per ragione di connessione

Art. 31.
(Cause accessorie).

La domanda accessoria puo' essere proposta al giudice
territorialmente competente per la domanda principale affinche' sia
decisa nello stesso processo, osservata, quanto alla competenza per
valore, la disposizione dell'art. 10 secondo comma.

((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51)).((90))

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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che " Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3.".
Art. 32.
(Cause di garanzia).

La domanda di garanzia puo' essere proposta al giudice competente
per la causa principale affinche' sia decisa nello stesso processo.
Qualora essa ecceda la competenza per valore del giudice adito,
questi rimette entrambe le cause al giudice superiore assegnando alle
parti un termine perentorio per la riassunzione.(88)((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3.".
-------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3.".
Art. 33.
(Cumulo soggettivo).

Le cause contro piu' persone che a norma degli articoli 18 e 19
dovrebbero essere proposte davanti a giudici diversi, se sono
connesse per l'oggetto o per il titolo possono essere proposte
davanti al giudice del luogo di residenza o domicilio di una di esse,
per essere decise nello stesso processo.

Art. 34.
(Accertamenti incidentali).

Il giudice, se per legge o per esplicita domanda di una delle parti
e' necessario decidere con efficacia di giudicato una questione
pregiudiziale che appartiene per materia o valore alla competenza di
un giudice superiore, rimette tutta la causa a quest'ultimo,
assegnando alle parti un termine perentorio per la riassunzione della
causa davanti a lui.

Art. 35.
(Eccezione di compensazione).

Quando e' opposto in compensazione un credito che e' contestato ed
eccede la competenza per valore del giudice adito, questi, se la
domanda e' fondata su titolo non controverso o facilmente
accertabile, puo' decidere su di essa e rimettere le parti al giudice
competente per la decisione relativa all'eccezione di compensazione,
subordinando, quando occorre, l'esecuzione della sentenza alla
prestazione di una cauzione; altrimenti provvede a norma
dell'articolo precedente.

Art. 36.
(Cause riconvenzionali).

Il giudice competente per la causa principale conosce anche delle
domande riconvenzionali che dipendono dal titolo dedotto in giudizio
dall'attore o da quello che gia' appartiene alla causa come mezzo di
eccezione, purche' non eccedano la sua competenza per materia o
valore; altrimenti applica le disposizioni dei due articoli
precedenti.
Sezione V
Del difetto di giurisdizione, della incompetenza e della litispendenza

Art. 37.
(Difetto di giurisdizione).

Il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei confronti
della pubblica amministrazione o dei giudici speciali e' rilevato,
anche d'ufficio, in qualunque stato e grado del processo.

((COMMA ABROGATO DALLA L. 31 MAGGIO 1995, N. 218)).
Art. 38.
(( (Incompetenza). ))

((L'incompetenza per materia, quella per valore e quella per
territorio sono eccepite, a pena di decadenza, nella comparsa di
risposta tempestivamente depositata. L'eccezione di incompetenza per
territorio si ha per non proposta se non contiene l'indicazione del
giudice che la parte ritiene competente.

Fuori dei casi previsti dall'articolo 28, quando le parti
costituite aderiscono all'indicazione del giudice competente per
territorio, la competenza del giudice indicato rimane ferma se la
causa e' riassunta entro tre mesi dalla cancellazione della stessa
dal ruolo.

L'incompetenza per materia, quella per valore e quella per
territorio nei casi previsti dall'articolo 28 sono rilevate d'ufficio
non oltre l'udienza di cui all'articolo 183.

Le questioni di cui ai commi precedenti sono decise, ai soli fini
della competenza, in base a quello che risulta dagli atti e, quando
sia reso necessario dall'eccezione del convenuto o dal rilievo del
giudice, assunte sommarie informazioni)).
--------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
--------------
AGGIORNAMENTO (118)
La Corte Costituzionale con sentenza 25 gennaio - 8 febbraio 2006
n. 41 (in G.U. 1a s.s. 15/02/2006 n. 7) ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale del combinato disposto degli
articoli 38 e 102 del codice di procedura civile, nella parte in cui,
in ipotesi di litisconsorzio necessario, consente di ritenere
improduttiva di effetti l'eccezione di incompetenza territoriale
derogabile proposta non da tutti i litisconsorti convenuti.".
Art. 39.
(Litispendenza e continenza di cause).

((Se una stessa causa e' proposta davanti a giudici diversi, quello
successivamente adito, in qualunque stato e grado del processo, anche
d'ufficio, dichiara con ordinanza la litispendenza e dispone la
cancellazione della causa dal ruolo)).

Nel caso di continenza di cause, se il giudice preventivamente
adito e' competente anche per la causa proposta successivamente, il
giudice di questa dichiara con ((ordinanza)) la continenza e fissa un
termine perentorio entro il quale le parti debbono riassumere la
causa davanti al primo giudice. Se questi non e' competente anche per
la causa successivamente proposta, la dichiarazione della continenza
e la fissazione del termine sono da lui pronunciate.

La prevenzione e' determinata dalla notificazione della citazione
((ovvero dal deposito del ricorso)).
Art. 40.
(Connessione).

Se sono proposte davanti a giudici diversi piu' cause le quali, per
ragione di connessione, possono essere decise in un solo processo ,
il giudice fissa con ((ordinanza)) alle parti un termine perentorio
per la riassunzione della causa accessoria davanti al giudice della
causa principale, e negli altri casi davanti a quello preventivamente
adito.

La connessione non puo' essere eccepita dalle parti ne' rilevata
d'ufficio dopo la prima udienza, e la rimessione non puo' essere
ordinata quando lo stato della causa principale o preventivamente
proposta non consente l'esauriente trattazione e decisione delle
cause connesse.

Nei casi previsti negli articoli 31, 32, 34, 35 e 36, le cause,
cumulativamente proposte o successivamente riunite, debbono essere
trattate e decise col rito ordinario, salva l'applicazione del solo
rito speciale quando una di tali cause rientri fra quelle indicate
negli articoli 409 e 442.

Qualora le cause connesse siano assoggettate a differenti riti
speciali debbono essere trattate e decise col rito previsto per
quella tra esse in ragione della quale viene determinata la
competenza o, in subordine, col rito previsto per la causa di maggior
valore.

Se la causa e' stata trattata con un rito diverso da quello
divenuto applicabile ai sensi del terzo comma, il giudice provvede a
norma degli articoli 426, 427 e 439.

Se una causa di competenza del giudice di pace sia connessa per i
motivi di cui agli articoli 31, 32, 34, 35 e 36 con altra causa di
competenza del tribunale, le relative domande possono essere proposte
innanzi al tribunale affinche' siano decise nello stesso
processo.(88)(90)

Se le cause connesse ai sensi del sesto comma sono proposte davanti
al giudice di pace e al tribunale, il giudice di pace deve
pronunziare anche d'ufficio la connessione a favore del tribunale.
(88)(90)
(67)(72)
--------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
La L. 21 novembre 1991, n. 374, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 49, comma 1) che "Le disposizioni di
cui agli articoli 3, commi 2 e 3; 7; 9; 10; 11; 13; da 15 a 34; da 39
a 41 e da 43 a 47 hanno efficacia a partire dal 1 maggio 1995.".
--------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3.".
--------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3.".
Sezione VI
Del regolamento di giurisdizione e di competenza

Art. 41.
(Regolamento di giurisdizione).

Finche' la causa non sia decisa nel merito in primo grado, ciascuna
parte puo' chiedere alle sezioni unite della Corte di cassazione che
risolvano le questioni di giurisdizione di cui all'articolo 37.
L'istanza si propone con ricorso a norma degli articoli 364 e
seguenti, e produce gli effetti di cui all'articolo 367.

La pubblica amministrazione che non e' parte in causa puo' chiedere
in ogni stato e grado del processo che sia dichiarato dalle sezioni
unite della Corte di cassazione il difetto di giurisdizione del
giudice ordinario a causa dei poteri attribuiti dalla legge
all'amministrazione stessa, finche' la giurisdizione non sia stata
affermata con sentenza passata in giudicato.



Art. 42.
(Regolamento necessario di competenza).

La ((ordinanza)) che, pronunciando sulla competenza anche ai sensi
degli articoli 39 e 40, non decide il merito della causa e i
provvedimenti che dichiarano la sospensione del processo ai sensi
dell'articolo 295 possono essere impugnati soltanto con istanza di
regolamento di competenza.
(67)(72)
--------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Art. 43.
(Regolamento facoltativo di competenza).

((Il provvedimento)) che ha pronunciato sulla competenza insieme
col merito puo' essere ((impugnato)) con l'istanza di regolamento di
competenza, oppure nei modi ordinari quando insieme con la pronuncia
sulla competenza si impugna quella sul merito.

La proposizione dell'impugnazione ordinaria non toglie alle altre
parti la facolta' di proporre l'istanza di regolamento.

Se l'istanza di regolamento e' proposta prima dell'impugnazione
ordinaria, i termini per la proposizione di questa riprendono a
decorrere dalla comunicazione ((dell' ordinanza)) che regola la
competenza; se e' proposta dopo, si applica la disposizione
dell'articolo 48.
Art. 44.
(Efficacia della ((ordinanza)) che pronuncia sulla competenza).

La ((ordinanza)) che, anche a norma degli articoli 39 e 40,
dichiara l'incompetenza del giudice che l'ha pronunciata, se non e'
impugnata con l'istanza di regolamento, rende incontestabile
l'incompetenza dichiarata e la competenza del giudice in essa
indicato se la causa e' riassunta nei termini di cui all'articolo 50,
salvo che si tratti di incompetenza per materia o di incompetenza per
territorio nei casi previsti nell'articolo 28.
Art. 45.
(Conflitto di competenza).

Quando, in seguito alla ((ordinanza)) che dichiara l'incompetenza
del giudice adito per ragione di materia o per territorio nei casi di
cui all'articolo 28, la causa nei termini di cui all'articolo 50 e'
riassunta davanti ad altro giudice, questi, se ritiene di essere a
sua volta incompetente, richiede d'ufficio il regolamento di
competenza.
Art. 46.
(Casi di inapplicabilita' del regolamento di competenza).

Le disposizioni degli articoli 42 e 43 non si applicano nei giudizi
davanti ai conciliatori.



Art. 47.
(Procedimento del regolamento di competenza).

L'istanza di regolamento di competenza si propone alla corte di
cassazione con ricorso sottoscritto dal procuratore o dalla parte, se
questa si e' costituita personalmente.

Il ricorso deve essere notificato alle parti che non vi hanno
aderito entro il termine perentorio di trenta giorni dalla
comunicazione della ((ordinanza)) che abbia pronunciato sulla
competenza o dalla notificazione dell'impugnazione ordinaria nel caso
previsto nell'art. 43, secondo comma. L'adesione delle parti puo'
risultare anche dalla sottoscrizione del ricorso.(6)

La parte che propone l'istanza, nei cinque giorni successivi
all'ultima notificazione del ricorso alle parti, deve chiedere ai
cancellieri degli uffici davanti ai quali pendono i processi che i
relativi fascicoli siano rimessi alla cancelleria della corte di
cassazione. Nel termine perentorio di venti giorni dalla stessa
notificazione deve depositare nella cancelleria il ricorso con i
documenti necessari.

Il regolamento d'ufficio e' richiesto con ordinanza dal giudice, il
quale dispone la rimessione del fascicolo di ufficio alla cancelleria
della corte di cassazione.

Le parti alle quali e' notificato il ricorso o comunicata
l'ordinanza del giudice, possono, nei venti giorni successivi,
depositare nella cancelleria della corte di cassazione scritture
difensive e documenti.

--------------
AGGIORNAMENTO (6)
Il D.P.R. 17 ottobre 1950, n. 857 ha disposto (con l'art. 40, comma
1) che " Il termine di venti giorni stabilite dall'art. 47 secondo
comma del Codice di procedura civile del 1940, e' sostituito da
quello di trenta giorni stabilito dall'art. 2 della legge 14 luglio
1950, n. 581, se all'entrata in vigore della stessa legge e' ancora
in corso."
Art. 48.
(Sospensione dei processi).

I processi relativamente ai quali e' chiesto il regolamento di
competenza sono sospesi dal giorno in cui e' presentata l'istanza al
cancelliere a norma dell'articolo precedente o dalla pronuncia
dell'ordinanza che richiede il regolamento.

Il giudice puo' autorizzare il compimento degli atti che ritiene
urgenti.



Art. 49.
( ((Ordinanza)) di regolamento di competenza).

Il regolamento e' pronunciato con ((ordinanza)) in camera di
consiglio entro i venti giorni successivi alla scadenza del termine
previsto nell'art. 47 ultimo comma.

Con la ((ordinanza)) la corte di cassazione statuisce sulla
competenza, da' i provvedimenti necessari per la prosecuzione del
processo davanti al giudice che dichiara competente e rimette, quando
occorre, le parti in termini affinche' provvedano alla loro difesa.
Art. 50.
(Riassunzione della causa).

Se la riassunzione della causa davanti al giudice dichiarato
competente avviene nel termine fissato nella ((ordinanza)) dal
giudice e in mancanza in quello di ((tre mesi)) dalla comunicazione
della ((ordinanza)) di regolamento o della ((ordinanza)) che dichiara
l'incompetenza del giudice adito, il processo continua davanti al
nuovo giudice.

Se la riassunzione non avviene nei termini su indicati, il processo
si estingue.
((Sezione VI-bis
Della composizione del tribunale))

Art. 50-bis.
(Cause nelle quali il tribunale giudica in composizione collegiale).

Il tribunale giudica in composizione collegiale:
1) nelle cause nelle quali e' obbligatorio l'intervento del
pubblico ministero, salvo che sia altrimenti disposto;
2) nelle cause di opposizione, impugnazione, revocazione e in
quelle conseguenti a dichiarazioni tardive di crediti di cui al regio
decreto 16 marzo 1942, n. 267, e alle altre leggi speciali
disciplinanti la liquidazione coatta amministrativa;
3) nelle cause devolute alle sezioni specializzate;
4) nelle cause di omologazione del concordato fallimentare e del
concordato preventivo;
5) nelle cause di impugnazione delle deliberazioni dell'assemblea e
del consiglio di amministrazione, nonche' nelle cause di
responsabilita' da chiunque promosse contro gli organi ammmistrativi
e di controllo, i direttori generali, i dirigenti preposti alla
redazione dei documenti contabili societari e i liquidatori delle
societa', delle mutue assicuratrici e societa' cooperative, delle
associazioni in partecipazione e dei consorzi;
6) nelle cause di impugnazione dei testamenti e di riduzione per
lesione di legittima;
7) nelle cause di cui alla legge 13 aprile 1988, n. 117.
7-bis) nelle cause di cui all'articolo 140-bis del codice del
consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n.
206.(122)(124)(124a)((125a))

Il tribunale giudica altresi' in composizione collegiale nei
procedimenti in camera di consiglio disciplinati dagli articoli 737 e
seguenti, salvo che sia altrimenti disposto.(88)(90)

---------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (122)
La L. 24 dicembre 2007, n. 244 ha disposto (con l'art. 2, comma
447) che la presente modifica diventa efficace decorsi centottanta
giorni dalla data in entrata in vigore della suindicata legge.
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AGGIORNAMENTO (124)
La L. 24 dicembre 2007, n. 244 come modificata dal D.L. 25 giugno
2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla L. 6 agosto 2008, n.
133 ha disposto (con l'art. 2, comma 447) che "Le disposizioni di cui
ai commi da 445 a 449 diventano efficaci decorso un anno dalla data
di entrata in vigore della presente legge.".
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AGGIORNAMENTO (124a)
La L. 24 dicembre 2007, n. 244 come modificata dal D.L. 30 dicembre
2008, n. 207, convertito con modificazioni dalla L. 27 febbraio 2009,
n. 14 ha disposto (con l'art. 2, comma 447) che "Le disposizioni di
cui ai commi da 445 a 449 diventano efficaci decorsi diciotto mesi
dalla data di entrata in vigore della presente legge.".
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AGGIORNAMENTO (125a)
La L. 24 dicembre 2007, n. 244, come modificata dal D.L. 1 luglio
2009, n. 78, convertito con modificazioni dalla L. 3 agosto 2009, n.
102 ha disposto (con l'art. 2, comma 447) che "Le disposizioni di cui
ai commi da 445 a 449 diventano efficaci decorsi ventiquattro mesi
dalla data di entrata in vigore della presente legge.".
Art. 50-ter.
(Cause nelle quali il tribunale giudica in composizione monocratica).

Fuori dei casi previsti dall'articolo 50-bis, il tribunale giudica
in composizione monocratica.(88)((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 50-quater.
(Inosservanza delle disposizioni sulla composizione collegiale o
monocratica del tribunale).

Le disposizioni di cui agli articoli 50-bis e 50-ter non si
considerano attinenti alla costituzione del giudice. Alla nullita'
derivante dalla loro inosservanza si applica l'articolo 161, primo
comma.(88)((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Sezione VII
Dell'astensione, della ricusazione e della responsabilita' dei giudici

Art. 51.
(Astensione del giudice).

Il giudice ha l'obbligo di astenersi:
1) se ha interesse nella causa o in altra vertente su identica
questione di diritto;
2) se egli stesso o la moglie e' parente fino al quarto grado o
legato da vincoli di affiliazione, o e' convivente o commensale
abituale di una delle parti o di alcuno dei difensori;
3) se egli stesso o la moglie ha causa pendente o grave inimicizia
o rapporti di credito o debito con una delle parti o alcuno dei suoi
difensori;
4) se ha dato consiglio o prestato patrocinio nella causa, o ha
deposto in essa come testimone, oppure ne ha conosciuto come
magistrato in altro grado del processo o come arbitro o vi ha
prestato assistenza come consulente tecnico;
5) se e' tutore, curatore ((, amministratore di sostegno)),
procuratore, agente o datore di lavoro di una delle parti; se,
inoltre, e' amministratore o gerente di un ente, di un'associazione
anche non riconosciuta, di un comitato, di una societa' o
stabilimento che ha interesse nella causa.

In ogni altro caso in cui esistono gravi ragioni di convenienza, il
giudice puo' richiedere al capo dell'ufficio l'autorizzazione ad
astenersi; quando l'astensione riguarda il capo dell'ufficio,
l'autorizzazione e' chiesta al capo dell'ufficio superiore.
(87)(92)

----------------
AGGIORNAMENTO (87)
La L. 22 luglio 1997, n. 276 ha disposto (con l'art. 6, commi 1 e
2) che "Il giudice onorario aggregato ha l'obbligo di astenersi, e
puo' in difetto essere ricusato a norma dell'articolo 52 del Codice
di procedura civile, oltre che nei casi previsti dall'articolo 51 del
medesimo codice, quando sia stato associato o comunque collegato,
anche mediante il coniuge, o parente o altre persone, con lo studio
professionale di cui ha fatto o fa parte il difensore di una delle
parti. L'astensione ha effetto dal momento della comunicazione al
Presidente del tribunale e non e' richiesta l'autorizzazione prevista
dall'articolo 51, secondo comma, del codice di procedura civile.
Il giudice onorario aggregato ha altresi' l'obbligo di astenersi, e
puo' essere in difetto ricusato, quando abbia in precedenza
assistito, nella qualita' di avvocato o di procuratore, una delle
parti in causa o uno dei rispettivi difensori".
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AGGIORNAMENTO (92)
Il D.L. 21 settembre 1998, n. 328, convertito con modificazioni
dalla L. 19 novembre 1998 n. 399 nel modificare l'art. 6 della L. 22
luglio 1997, n. 276 ha conseguentemente disposto:
- (con l'art. 1, comma 11) che "Il giudice onorario aggregato ha
altresi' l'obbligo di astenersi, e puo' essere in difetto ricusato,
quando abbia in precedenza assistito, nella qualita' di avvocato o di
procuratore, una delle parti in causa o uno dei rispettivi difensori
ovvero abbia svolto attivita' professionale, nella qualita' di
notaio, per una delle parti in causa o uno dei rispettivi difensori."
- (con l'art. 1, comma 15) che "Le disposizioni della legge 22
luglio 1997, n. 276, come modificata dal presente articolo, si
applicano anche ai giudici onorari aggregati gia' nominati.".
Art. 52.
(Ricusazione del giudice).

Nei casi in cui e' fatto obbligo al giudice di astenersi, ciascuna
delle parti puo' proporne la ricusazione mediante ricorso contenente
i motivi specifici e i mezzi di prova.

Il ricorso, sottoscritto dalla parte o dal difensore, deve essere
depositato in cancelleria due giorni prima dell'udienza, se al
ricusante e' noto il nome dei giudici che sono chiamati a trattare o
decidere la causa, e prima dell'inizio della trattazione o
discussione di questa nel caso contrario.

La ricusazione sospende il processo.
Art. 53.
(Giudice competente).

Sulla ricusazione decide il presidente del tribunale se e' ricusato
un giudice di pace; il collegio se e' ricusato uno dei componenti del
tribunale o della corte.(88)((90))

La decisione e' pronunciata con ordinanza non impugnabile, udito il
giudice ricusato e assunte, quando occorre, le prove offerte.

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 54.
(Ordinanza sulla ricusazione).

L'ordinanza che accoglie il ricorso designa il giudice che deve
sostituire quello ricusato.

La ricusazione e' dichiarata inammissibile, se non e' stata
proposta nelle forme e nei termini fissati nell'art. 52.

((Il giudice, con l'ordinanza con cui dichiara inammissibile o
rigetta la ricusazione, provvede sulle spese e puo' condannare la
parte che l'ha proposta ad una pena pecuniaria non superiore a euro
250)).

Dell'ordinanza e' data notizia dalla cancelleria al giudice e alle
parti, le quali debbono provvedere alla riassunzione della causa nel
termine perentorio di sei mesi.

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AGGIORNAMENTO (2)
Il D.Lgs. 9 aprile 1948, n. 438 ha disposto (con l'art. 3, comma 1)
che "Le pene pecuniarie previste dal Codice di procedura civile sono
moltiplicate per quattro.".
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AGGIORNAMENTO (101)
La Corte Costituzionale con sentenza 1-21 marzo 2002 n. 78 (in G.U.
1a s.s. 27/03/2002 n. 13) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 54, terzo comma, del codice di procedura
civile (Ordinanza sulla ricusazione), nella parte in cui prevede che
l'ordinanza, che dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione,
"condanna" la parte o il difensore che l'ha proposta ad una pena
pecuniaria, anziche' prevedere che "puo' condannare" la parte o il
difensore medesimi ad una pena pecuniaria".
Art. 55.

((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 9 DICEMBRE 1987, N. 497 A SEGUITO DI
REFERENDUM POPOLARE))
Art. 56.

((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 9 DICEMBRE 1987, N. 497 A SEGUITO DI
REFERENDUM POPOLARE))
CAPO II
Del cancelliere e dell'ufficiale giudiziario

Art. 57.
(Attivita' del cancelliere).

Il cancelliere documenta a tutti gli effetti, nei casi e nei modi
previsti dalla legge, le attivita' proprie e quelle degli organi
giudiziari e delle parti.

Egli assiste il giudice in tutti gli atti dei quali deve essere
formato processo verbale.

Quando il giudice provvede per iscritto, salvo che la legge
disponga altrimenti, il cancelliere stende la scrittura e vi appone
la sua sottoscrizione dopo quella del giudice.
Art. 58.
(Altre attivita' del cancelliere).

Il cancelliere attende al rilascio di copie ed estratti autentici
dei documenti prodotti, all'iscrizione delle cause a ruolo, alla
formazione del fascicolo d'ufficio e alla conservazione di quelli
delle parti, alle comunicazioni e alle notificazioni prescritte dalla
legge o dal giudice, nonche' alle altre incombenze che la legge gli
attribuisce.
Art. 59.
(Attivita' dell'ufficiale giudiziario).

L'ufficiale giudiziario assiste il giudice in udienza, provvede
all'esecuzione dei suoi ordini, esegue la notificazione degli atti e
attende alle altre incombenze che la legge gli attribuisce.
Art. 60.
(Responsabilita' del cancelliere e dell'ufficiale giudiziario).

Il cancelliere e l'ufficiale giudiziario sono civilmente
responsabili:
1) quando, senza giusto motivo, ricusano di compiere gli atti che
sono loro legalmente richiesti oppure omettono di compierli nel
termine che, su istanza di parte, e' fissato dal giudice dal quale
dipendono o dal quale sono stati delegati;
2) quando hanno compiuto un atto nullo con dolo o colpa grave.
CAPO III
Del consulente tecnico, del custode e degli altri ausiliari del giudice

Art. 61.
(Consulente tecnico).

Quando e' necessario, il giudice puo' farsi assistere, per il
compimento di singoli atti o per tutto il processo, da uno o piu'
consulenti di particolare competenza tecnica.

La scelta dei consulenti tecnici deve essere normalmente fatta tra
le persone iscritte in albi speciali formati a norma del
((disposizioni di attuazione)) al presente codice.
Art. 62.
(Attivita' del consulente).

Il consulente compie le indagini che gli sono commesse dal giudice
e fornisce, in udienza e in camera di consiglio, i chiarimenti che il
giudice gli richiede a norma degli articoli 194 e seguenti, e degli
articoli 441 e 463.
Art. 63.
(Obbligo di assumere l'incarico e ricusazione del consulente).

Il consulente scelto tra gli iscritti in un albo ha l'obbligo di
prestare il suo ufficio, tranne che il giudice riconosca che ricorre
un giusto motivo di astensione.

Il consulente puo' essere ricusato dalle parti per i motivi
indicati nell'art. 51.

Della ricusazione del consulente conosce il giudice che l'ha
nominato.

Art. 64.
(Responsabilita' del consulente).

Si applicano al consulente tecnico le disposizioni del codice
penale relative ai periti.(2)

((In ogni caso, il consulente tecnico che incorre in colpa grave
nell'esecuzione degli atti che gli sono richiesti, e' punito con
l'arresto fino a un anno o con la ammenda fino a lire venti milioni.
Si applica l'articolo 35 del codice penale. In ogni caso e' dovuto il
risarcimento dei danni causati alle parti)).

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AGGIORNAMENTO (2)
Il D.Lgs. 9 aprile 1948, n. 438 ha disposto (con l'art. 1, comma 1)
che "Il deposito previsto dall'art. 64, primo comma, del Codice di
procedura civile e' elevato, per i ricorsi notificati a decorrere dal
1 ottobre 1948, a lire cinquecento se la sentenza impugnata e' del
pretore, a lire millecinquecento se la sentenza impugnata e' del
tribunale, a lire tremila in ogni altro caso.".
Ha inoltre disposto (con l'art. 3, comma 1) che "Le pene pecuniarie
previste dal Codice di procedura civile sono moltiplicate per
quattro.".
Art. 65.
(Custode).

La conservazione e l'amministrazione dei beni pignorati o
sequestrati sono affidate a un custode, quando la legge non dispone
altrimenti.

Il compenso al custode e' stabilito, con decreto, dal giudice
dell'esecuzione nel caso di nomina fatta dall'ufficiale giudiziario e
in ogni altro caso dal giudice che l'ha nominato.(88)((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3.".
Art. 66.
(Sostituzione del custode).

Il giudice, d'ufficio o su istanza di parte, puo' disporre in ogni
tempo la sostituzione del custode.

Il custode che non ha diritto a compenso puo' chiedere in ogni
tempo di essere sostituito; altrimenti puo' chiederlo soltanto per
giusti motivi.

Il provvedimento di sostituzione e' dato, con ordinanza non
impugnabile, dal giudice di cui all'articolo 65, secondo
comma.(88)((90))

--------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
--------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 67.
(Responsabilita' del custode).

Ferme le disposizioni del codice penale, il custode che non esegue
l'incarico assunto puo' essere condannato dal giudice a una pena
pecuniaria non superiore a lire cinquemila.(2)((125))

Egli e' tenuto al risarcimento dei danni cagionati alle parti, se
non esercita la custodia da buon padre di famiglia.

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AGGIORNAMENTO (2)
Il D.Lgs. 9 aprile 1948, n. 438 ha disposto (con l'art. 3, comma 1)
che "Le pene pecuniarie previste dal Codice di procedura civile sono
moltiplicate per quattro.".
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AGGIORNAMENTO (125)
La L. 18 giugno 2009, n. 69 ha disposto (con l'art. 45, comma 8)
che "All'articolo 67, primo comma, del codice di procedura civile, le
parole: "non superiore a euro 10" sono sostituite dalle seguenti: "da
euro 250 a euro 500".".
Art. 68.
(Altri ausiliari).

Nei casi previsti dalla legge o quando ne sorge necessita', il
giudice, il cancelliere o l'ufficiale giudiziario si puo' fare
assistere da esperti in una determinata arte o professione e, in
generale, da persona idonea al compimento di atti che egli non e' in
grado di compiere da se' solo.

Il giudice puo' commettere a un notaio il compimento di determinati
atti nei casi previsti dalla legge.

Il giudice puo' sempre richiedere l'assistenza della forza
pubblica.

TITOLO II
DEL PUBBLICO MINISTERO

Art. 69.
(Azione del pubblico ministero).

Il pubblico ministero esercita l'azione civile nei casi stabiliti
dalla legge.

Art. 70.
(Intervento in causa del pubblico ministero).

Il pubblico ministero deve intervenire, a pena di nullita'
rilevabile d'ufficio:
1) nelle cause che egli stesso potrebbe proporre;
2) nelle cause matrimoniali, comprese quelle di separazione
personale dei coniugi;
3) nelle cause riguardanti lo stato e la capacita' delle persone;
4) NUMERO ABROGATO DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533;
5) negli altri casi previsti dalla legge.

((Deve intervenire nelle cause davanti alla corte di cassazione nei
casi stabiliti dalla legge.)) ((140))

Puo' infine intervenire in ogni altra causa in cui ravvisa un
pubblico interesse.
(80)

--------------
AGGIORNAMENTO (80)
La Corte Costituzionale con sentenza 14-25 giugno 1996 n. 214 (in
G.U. 1a s.s. 03/07/1996 n. 27) ha dichiarato l'illegittimita'
"costituzionale dell'art. 70 del codice di procedura civile nella
parte in cui non prescrive l'intervento obbligatorio del pubblico
ministero nei giudizi tra genitori naturali che comportino
"provvedimenti relativi ai figli", nei sensi di cui agli artt. 9
della legge n.898 del 1970 e 710 del codice di procedura civile come
risulta a seguito della sentenza n. 416 del 1992."
------------
AGGIORNAMENTO (140)
Il D.L. 21 giugno 2013, n. 69 convertito con modificazioni dalla L.
9 agosto 2013, n. 98 ha disposto (con l'art. 75, comma 2) che "Le
disposizioni di cui al presente articolo si applicano ai giudizi
dinanzi alla Corte di cassazione nei quali il decreto di fissazione
dell'udienza o dell'adunanza in camera di consiglio sia adottato a
partire dal giorno successivo alla data di entrata in vigore della
legge di conversione del presente decreto".
Art. 71.
(Comunicazione degli atti processuali al pubblico ministero).

Il giudice, davanti al quale e' proposta una delle cause indicate
nel primo comma dell'articolo precedente, ordina la comunicazione
degli atti al pubblico ministero affinche' possa intervenire.

Lo stesso ordine il giudice puo' dare ogni volta che ravvisi uno
dei casi previsti nell'ultimo comma dell'articolo precedente.
Art. 72.
(Poteri del pubblico ministero).

((Il pubblico ministero, che interviene nelle cause che avrebbe
potuto proporre, ha gli stessi poteri che competono alle parti e li
esercita nelle forme che la legge stabilisce per queste ultime.

Negli altri casi di intervento previsti nell'articolo 70, tranne
che nelle cause davanti alla Corte di cassazione, il pubblico
ministero puo' produrre documenti, dedurre prove, prendere
conclusioni nei limiti delle domande proposte dalle parti.

Il pubblico ministero puo' proporre impugnazioni contro le sentenze
relative a cause matrimoniali, salvo che per quelle di separazione
personale dei coniugi.

Lo stesso potere spetta al pubblico ministero contro le sentenze
che dichiarino l'efficacia o l'inefficacia di sentenze straniere
relative a cause matrimoniali, salvo che per quelle di separazione
personale dei coniugi.

Nelle ipotesi prevedute nei commi terzo e quarto, la facolta' di
impugnazione spetta tanto al pubblico ministero presso il giudice che
ha pronunziato la sentenza quanto a quello presso il giudice
competente a decidere sull'impugnazione.

Il termine decorre dalla comunicazione della sentenza a norma
dell'articolo 133.

Restano salve le disposizioni dell'articolo 397)).
Art. 73.
(Astensione del pubblico ministero).

Ai magistrati del pubblico ministero che intervengono nel processo
civile si applicano le disposizioni del presente codice relative
all'astensione dei giudici, ma non quelle relative alla ricusazione.

Art. 74.

((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 9 DICEMBRE 1987, N. 497 A SEGUITO DI
REFERENDUM POPOLARE))
TITOLO III
DELLE PARTI E DEI DIFENSORI
CAPO I
Delle parti

Art. 75.
(Capacita' processuale).

Sono capaci di stare in giudizio le persone che hanno il libero
esercizio dei diritti che vi si fanno valere.

Le persone che non hanno il libero esercizio dei diritti non
possono stare in giudizio se non rappresentate, assistite o
autorizzate secondo le norme che regolano la loro capacita'.

Le persone giuridiche stanno in giudizio per mezzo di chi le
rappresenta a norma della legge o dello statuto.

Le associazioni e i comitati, che non sono persone giuridiche,
stanno in giudizio per mezzo delle persone indicate negli articoli 36
e seguenti del codice civile.
((46))

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AGGIORNAMENTO (46)
La Corte Costituzionale con sentenza 14-16 ottobre 1986 n. 220 (in
G.U. 1a s.s. 22-11-1986 n. 50) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale degli artt. 75 e 300 c.p.c. nella parte in cui non
prevedono, ove emerga una situazione di scomparsa del convenuto, la
interruzione del processo e la segnalazione, ad opera del giudice,
del caso al Pubblico Ministero perche' promuova la nomina di un
curatore, nei cui confronti debba l'attore riassumere il giudizio.".
Art. 76.
(Famiglia Reale).

Al Re Imperatore, alla Regina Imperatrice e ai Principi della Casa
Reale e' sostituito in giudizio il Ministro della Real Casa.

Art. 77.
(Rappresentanza del procuratore e dell'institore).

Il procuratore generale e quello preposto a determinati affari non
possono stare in giudizio per il preponente, quando questo potere non
e' stato loro conferito espressamente per iscritto, tranne che per
gli atti urgenti e per le misure cautelari.

Tale potere si presume conferito al procuratore generale di chi non
ha residenza o domicilio nella Repubblica e all'institore.
Art. 78.
(Curatore speciale).

Se manca la persona a cui spetta la rappresentanza o l'assistenza,
e vi sono ragioni di urgenza, puo' essere nominato all'incapace, alla
persona giuridica o all'associazione non riconosciuta un curatore
speciale che li rappresenti o assista finche' subentri colui al quale
spetta la rappresentanza o l'assistenza.

Si procede altresi' alla nomina di un curatore speciale al
rappresentato, quando vi e' conflitto d'interessi col rappresentante.
Art. 79.
(Istanza di nomina del curatore speciale).

La nomina del curatore speciale di cui all'articolo precedente puo'
essere in ogni caso chiesta dal pubblico ministero. Puo' essere
chiesta anche dalla persona che deve essere rappresentata o
assistita, sebbene incapace, nonche' dai suoi prossimi congiunti e,
in caso di conflitto di interessi, dal rappresentante.

Puo' essere inoltre chiesta da qualunque altra parte in causa che
vi abbia interesse.
Art. 80.
(Provvedimento di nomina del curatore speciale).

L'istanza per la nomina del curatore speciale si propone al
conciliatore o al presidente dell'ufficio giudiziario davanti al
quale s'intende proporre la causa.(88)((90))

Il giudice, assunte le opportune informazioni e sentite
possibilmente le persone interessate, provvede con decreto. Questo e'
comunicato al pubblico ministero affinche' provochi, quando occorre,
i provvedimenti per la costituzione della normale rappresentanza o
assistenza dell'incapace, della persona giuridica o dell'associazione
non riconosciuta.

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3.".
----------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) " Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 81.
(Sostituzione processuale).

Fuori dei casi espressamente previsti dalla legge, nessuno puo' far
valere nel processo in nome proprio un diritto altrui.
CAPO II
Dei difensori

Art. 82.
(Patrocinio).

Davanti al giudice di pace le parti possono stare in giudizio
personalmente nelle cause il cui valore non eccede lire un
milione.((135))

Negli altri casi, le parti non possono stare in giudizio se non col
ministero o con l'assistenza di un difensore. Il giudice di pace
tuttavia, in considerazione della natura ed entita' della causa, con
decreto emesso anche su istanza verbale della parte, puo'
autorizzarla a stare in giudizio di persona.

Salvi i casi in cui la legge dispone altrimenti, davanti al
tribunale e alla corte d'appello le parti debbono stare in giudizio
col ministero di un procuratore legalmente esercente; e davanti alla
Corte di cassazione col ministero di un avvocato iscritto
nell'apposito albo.(72)(88)(90)
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 21 novembre 1991, n. 374 come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673 ha disposto (con l'art. 49, comma 1) che "Le disposizioni di
cui agli articoli 3, commi 2 e 3; 7; 9; 10; 11; 13; da 15 a 34; da 39
a 41 e da 43 a 47 hanno efficacia a partire dal 1 maggio 1995."
--------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3.".
--------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
--------------
AGGIORNAMENTO (135)
Il D.L. 22 dicembre 2011, n. 212, convertito con modificazioi dalla
L. 17 febbraio 2012, n. 10 ha disposto (con l'art. 13, comma 1,
lettera a)) che "all'articolo 82, primo comma, le parole: «euro
516,46» sono sostituite dalle seguenti: euro 1.100".
Art. 83.
(Procura alle liti).

Quando la parte sta in giudizio col ministero di un difensore,
questi deve essere munito di procura.

La procura alle liti puo' essere generale o speciale, e deve essere
conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata.

La procura speciale puo' essere anche apposta in calce o a margine
della citazione, del ricorso, del controricorso, della comparsa di
risposta o d'intervento, del precetto o della domanda d'intervento
nell'esecuzione ((, ovvero della memoria di nomina del nuovo
difensore, in aggiunta o in sostituzione del difensore
originariamente designato)). In tali casi l'autografia della
sottoscrizione della parte deve essere certificata dal difensore. La
procura si considera apposta in calce anche se rilasciata su foglio
separato che sia pero' congiunto materialmente all'atto cui si
riferisce ((, o su documento informatico separato sottoscritto con
firma digitale e congiunto all'atto cui si riferisce mediante
strumenti informatici, individuati con apposito decreto del Ministero
della giustizia)).((Se la procura alle liti e' stata conferita su
supporto cartaceo, il difensore che si costituisce attraverso
strumenti telematici ne trasmette la copia informatica autenticata
con firma digitale, nel rispetto della normativa, anche
regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la
ricezione dei documenti informatici e trasmessi in via
telematica)).(85)

La procura speciale si presume conferita soltanto per un
determinato grado del processo, quando nell'atto non e' espressa
volonta' diversa.

---------------
AGGIORNAMENTO (85)
La L. 27 maggio 1997, n. 141 ha disposto (con l'art. 2, comma 1)
che "La disposizione di cui all'articolo 1 si applica anche ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente
legge."
Art. 84.
(Poteri del difensore).

Quando la parte sta in giudizio col ministero del difensore, questi
puo' compiere e ricevere, nell'interesse della parte stessa, tutti
gli atti del processo che dalla legge non sono ad essa espressamente
riservati.

In ogni caso non puo' compiere atti che importano disposizione del
diritto in contesa, se non ne ha ricevuto espressamente il potere.
Art. 85.
(Revoca e rinuncia alla procura).

La procura puo' essere sempre revocata e il difensore puo' sempre
rinunciarvi, ma la revoca e la rinuncia non hanno effetto nei
confronti dell'altra parte finche' non sia avvenuta la sostituzione
del difensore.

Art. 86.
(Difesa personale della parte).

La parte o la persona che la rappresenta o assiste, quando ha la
qualita' necessaria per esercitare l'ufficio di difensore con procura
presso il giudice adito, puo' stare in giudizio senza il ministero di
altro difensore.
Art. 87.
(Assistenza degli avvocati e del consulente tecnico).

La parte puo' farsi assistere da uno o piu' avvocati, e anche da un
consulente tecnico nei casi e con i modi stabiliti nel presente
codice.
CAPO III
Dei doveri delle parti e dei difensori

Art. 88.
(Dovere di lealta' e di probita').

Le parti e i loro difensori hanno il dovere di comportarsi in
giudizio con lealta' e probita'.

In caso di mancanza dei difensori a tale dovere, il giudice deve
riferirne alle autorita' che esercitano il potere disciplinare su di
essi.

Art. 89.
(Espressioni sconvenienti od offensive).

Negli scritti presentati e nei discorsi pronunciati davanti al
giudice, le parti e i loro difensori non debbono usare espressioni
sconvenienti od offensive.

Il giudice, in ogni stato dell'istruzione, puo' disporre con
ordinanza che si cancellino le espressioni sconvenienti od offensive,
e, con la sentenza che decide la causa, puo' inoltre assegnare alla
persona offesa una somma a titolo di risarcimento del danno anche non
patrimoniale sofferto, quando le espressioni offensive non riguardano
l'oggetto della causa.
CAPO IV
Delle responsabilita' delle parti per le spese e per i danni processuali

Art. 90.
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 30 MAGGIO 2002, N. 115 ))
Art. 91.
(Condanna alle spese).

Il giudice, con la sentenza che chiude il processo davanti a lui,
condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore
dell'altra parte e ne liquida l'ammontare insieme con gli onorari di
difesa. Se accoglie la domanda in misura non superiore all'eventuale
proposta conciliativa, condanna la parte che ha rifiutato senza
giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo
maturate dopo la formulazione della proposta, salvo quanto disposto
dal secondo comma dell'articolo 92.

Le spese della sentenza sono liquidate dal cancelliere con nota in
margine alla stessa; quelle della notificazione della sentenza, del
titolo esecutivo e del precetto sono liquidate dall'ufficiale
giudiziario con nota in margine all'originale e alla copia
notificata.

I reclami contro le liquidazioni di cui al comma precedente sono
decisi con le forme previste negli articoli 287 e 288 dal capo
dell'ufficio a cui appartiene il cancelliere o l'ufficiale
giudiziario.

((Nelle cause previste dall'articolo 82, primo comma, le spese,
competenze ed onorari liquidati dal giudice non possono superare il
valore della domanda.))
Art. 92.
(Condanna alle spese per singoli atti. Compensazione delle spese).

Il Giudice, nel pronunciare la condanna di cui all'articolo
precedente, puo' escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla
parte vincitrice, se le ritiene eccessive o superflue; e puo',
indipendentemente dalla soccombenza, condannare una parte al rimborso
delle spese, anche non ripetibili, che, per trasgressione al dovere
di cui all'art. 88, essa ha causato all'altra parte.

((Se vi e' soccombenza reciproca ovvero nel caso di assoluta
novita' della questione trattata o mutamento della giurisprudenza
rispetto alle questioni dirimenti, il giudice puo' compensare le
spese tra le parti, parzialmente o per intero)). ((144))

Se le parti si sono conciliate, le spese si intendono compensate,
salvo che le parti stesse abbiano diversamente convenuto nel processo
verbale di conciliazione.

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AGGIORNAMENTO (116)
La L. 28 dicembre 2005, n. 263, come modificata dal D.L. 30
dicembre 2005, n. 273 convertito, con modificazioni, dalla L. 23
febbraio 2006, n. 51 ha disposto (con l'art. 2, comma 4) che "Le
disposizioni dei commi 1, 2 e 3 entrano in vigore il 1° marzo 2006 e
si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data
di entrata in vigore.".
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AGGIORNAMENTO (144)
Il D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni
dalla L. 10 novembre 2014, n. 162, ha disposto (con l'art. 13, comma
2) che la presente modifica si applica ai procedimenti introdotti a
decorrere dal trentesimo giorno successivo all'entrata in vigore
della legge di conversione del decreto medesimo.
Art. 93.
(Distrazione delle spese).

Il difensore con procura puo' chiedere che il giudice, nella stessa
sentenza in cui condanna alle spese, distragga in favore suo e degli
altri difensori gli onorari non riscossi e le spese che dichiara di
avere anticipate.

Finche' il difensore non abbia conseguito il rimborso che gli e'
stato attribuito, la parte puo' chiedere al giudice, con le forme
stabilite per la correzione delle sentenze, la revoca del
provvedimento, qualora dimostri di aver soddisfatto il credito del
difensore per gli onorari e le spese.
Art. 94.
(Condanna di rappresentanti o curatori).

Gli eredi beneficiati, i tutori, i curatori e in generale coloro
che rappresentano o assistono la parte in giudizio possono essere
condannati personalmente, per motivi gravi che il giudice deve
specificare nella sentenza, alle spese dell'intero processo o di
singoli atti, anche in solido con la parte rappresentata o assistita.
Art. 95.
(Spese del processo di esecuzione).

Le spese sostenute dal creditore procedente e da quelli intervenuti
che partecipano utilmente alla distribuzione sono a carico di chi ha
subito l'esecuzione, fermo il privilegio stabilito dal codice civile.
Art. 96.
(Responsabilita' aggravata).

Se risulta che la parte soccombente ha agito o resistito in
giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice, su istanza
dell'altra parte, la condanna, oltre che alle spese, al risarcimento
dei danni, che liquida, anche di ufficio, nella sentenza.

Il giudice che accerta l'inesistenza del diritto per cui e' stato
eseguito un provvedimento cautelare, o trascritta domanda giudiziale,
o iscritta ipoteca giudiziale, oppure iniziata o compiuta
l'esecuzione forzata, su istanza della parte danneggiata condanna al
risarcimento dei danni l'attore o il creditore procedente, che ha
agito senza la normale prudenza. La liquidazione dei danni e' fatta a
norma del comma precedente.

((In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell'articolo
91, il giudice, anche d'ufficio, puo' altresi' condannare la parte
soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma
equitativamente determinata)).
Art. 97.
(Responsabilita' di piu' soccombenti).

Se le parti soccombenti sono piu', il giudice condanna ciascuna di
esse alle spese e ai danni in proporzione del rispettivo interesse
nella causa. Puo' anche pronunciare condanna solidale di tutte o di
alcune tra esse, quando hanno interesse comune.

Se la sentenza non statuisce sulla ripartizione delle spese e dei
danni, questa si fa per quote uguali.
Art. 98.
(Cauzione per le spese).

Il giudice istruttore, il pretore o il conciliatore, su istanza del
convenuto, puo' disporre con ordinanza che l'attore non ammesso al
gratuito patrocinio presti cauzione per il rimborso delle spese,
quando vi e' fondato timore che l'eventuale condanna possa restare
ineseguita.

Se la cauzione non e' prestata nel termine stabilito, il processo
si estingue.
((8))

--------------
AGGIORNAMENTO (8)
La Corte Costituzionale con sentenza 23-29 novembre 1960 n. 67 (in
G.U. 1a s.s. 3/12/1960 n. 297) ha dichiarato "illegittimita'
costituzionale dell'art. 98 del Codice di procedura civile, in
riferimento alle norme contenute negli artt. 24 e 3 della
Costituzione."
TITOLO IV
DELL'ESERCIZIO DELL'AZIONE

Art. 99.
(Principio della domanda).

Chi vuole far valere un diritto in giudizio deve proporre domanda
al giudice competente.

Art. 100.
(Interesse ad agire).

Per proporre una domanda o per contradire alla stessa e' necessario
avervi interesse.
Art. 101.
(Principio del contraddittorio).

Il giudice, salvo che la legge disponga altrimenti, non puo'
statuire sopra alcuna domanda, se la parte contro la quale e'
proposta non e' stata regolarmente citata e non e' comparsa.

((Se ritiene di porre a fondamento della decisione una questione
rilevata d'ufficio, il giudice riserva la decisione, assegnando alle
parti, a pena di nullita', un termine, non inferiore a venti e non
superiore a quaranta giorni dalla comunicazione, per il deposito in
cancelleria di memorie contenenti osservazioni sulla medesima
questione)).
Art. 102.
(Litisconsorzio necessario).

Se la decisione non puo' pronunciarsi che in confronto di piu'
parti, queste debbono agire o essere convenute nello stesso processo.

Se questo e' promosso da alcune o contro alcune soltanto di esse,
il giudice ordina l'integrazione del contradittorio in un termine
perentorio da lui stabilito.
((118))

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AGGGIORNAMENTO (118)
La Corte Costituzionale con sentenza 25 gennaio - 8 febbraio 2006
n. 41 (in G.U. 1a s.s. 15/02/2006 n. 7) ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale del combinato disposto degli
articoli 38 e 102 del codice di procedura civile, nella parte in cui,
in ipotesi di litisconsorzio necessario, consente di ritenere
improduttiva di effetti l'eccezione di incompetenza territoriale
derogabile proposta non da tutti i litisconsorti convenuti.".
Art. 103.
(( (Litisconsorzio facoltativo). ))

((Piu' parti possono agire o essere convenute nello stesso
processo, quando tra le cause che si propongono esiste connessione
per l'oggetto o per il titolo dal quale dipendono, oppure quando la
decisione dipende, totalmente o parzialmente, dalla risoluzione di
identiche questioni.

Il giudice puo' disporre, nel corso della istruzione o nella
decisione, la separazione delle cause, se vi e' istanza di tutte le
parti, ovvero quando la continuazione della loro riunione
ritarderebbe o renderebbe piu' gravoso il processo, e puo' rimettere
al giudice inferiore le cause di sua competenza)).
Art. 104.
(( (Pluralita' di domande contro la stessa parte). ))

((Contro la stessa parte possono proporsi nel medesimo processo
piu' domande anche non altrimenti connesse, purche' sia osservata la
norma dell'art. 10 secondo comma.

E' applicabile la disposizione del secondo comma dell'articolo
precedente)).
Art. 105.
(Intervento volontario).

Ciascuno puo' intervenire in un processo tra altre persone per far
valere, in confronto di tutte le parti o di alcune di esse, un
diritto relativo all'oggetto o dipendente dal titolo dedotto nel
processo medesimo.

Puo' altresi' intervenire per sostenere le ragioni di alcuna delle
parti, quando vi ha un proprio interesse.
Art. 106.
(Intervento su istanza di parte).

Ciascuna parte puo' chiamare nel processo un terzo al quale ritiene
comune la causa o dal quale pretende essere garantita.
Art. 107.
(Intervento per ordine del giudice).

Il giudice, quando ritiene opportuno che il processo si svolga in
confronto di un terzo al quale la causa e' comune, ne ordina
l'intervento.
Art. 108.
(Estromissione del garantito).

Se il garante comparisce e accetta di assumere la causa in luogo
del garantito, questi puo' chiedere, qualora le altre parti non si
oppongano, la propria estromissione. Questa e' disposta dal giudice
con ordinanza; ma la sentenza di merito pronunciata nel giudizio
spiega i suoi effetti anche contro l'estromesso.
Art. 109.
(Estromissione dell'obbligato).

Se si contende a quale di piu' parti spetta una prestazione e
l'obbligato si dichiara pronto a eseguirla a favore di chi ne ha
diritto, il giudice puo' ordinare il deposito della cosa o della
somma dovuta e, dopo il deposito, puo' estromettere l'obbligato dal
processo.

Art. 110.
(Successione nel processo).

Quando la parte vien meno per morte o per altra causa, il processo
e' proseguito dal successore universale o in suo confronto.

Art. 111.
(Successione a titolo particolare nel diritto controverso).

Se nel corso del processo si trasferisce il diritto controverso per
atto tra vivi a titolo particolare, il processo prosegue tra le parti
originarie.

Se il trasferimento a titolo particolare avviene a causa di morte,
il processo e' proseguito dal successore universale o in suo
confronto.

In ogni caso il successore a titolo particolare puo' intervenire o
essere chiamato nel processo e, se le altre parti vi consentono,
l'alienante o il successore universale puo' esserne estromesso.

La sentenza pronunciata contro questi ultimi spiega sempre i suoi
effetti anche contro il successore a titolo particolare ed e'
impugnabile anche da lui, salve le norme sull'acquisto in buona fede
dei mobili e sulla trascrizione ((...)).
TITOLO V
DEI POTERI DEL GIUDICE

Art. 112.
(Corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato).

Il giudice deve pronunciare su tutta la domanda e non oltre i
limiti di essa; e non puo' pronunciare d'ufficio su eccezioni, che
possono essere proposte soltanto dalle parti.

Art. 113.
(Pronuncia secondo diritto).

Nel pronunciare sulla causa il giudice deve seguire le norme del
diritto, salvo che la legge gli attribuisca il potere di decidere
secondo equita'.

Il giudice di pace decide secondo equita' le cause il cui valore
non eccede millecento euro, salvo quelle derivanti da rapporti
giuridici relativi a contratti conclusi secondo le modalita' di cui
all'articolo 1342 del codice civile.(107)((111))

--------------
AGGIORNAMENTO (9)
La L. 25 luglio 1966, n. 571 come modificata dall'errata corrige in
G.U. 03/08/1966, n. 192 ha disposto (con l'art. 2, comma 1) che "Il
limite di valore entro il quale il conciliatore decide le cause
secondo equita' ed inappellabilmente, a norma degli articoli 113,
secondo comma, e 339, ultimo comma del Codice di procedura civile, e'
elevato a lire ventimila."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 21 novembre 1991, n. 374 come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673 ha disposto (con l'art. 49, comma 1) che "Le disposizioni di
cui agli articoli 3, commi 2 e 3; 7; 9; 10; 11; 13; da 15 a 34; da 39
a 41 e da 43 a 47 hanno efficacia a partire dal 1 maggio 1995."
--------------
AGGIORNAMENTO (107)
Il D.L. 8 febbraio 2003, n. 18, convertito con modificazioni dalla
L. 7 aprile 2003, n. 63 ha disposto (con l'art. 1-bis, comma 1) che
la disposizione di cui al comma secondo si applica ai giudizi
instaurati con citazione notificata dal 10 febbraio 2003.
--------------
AGGIORNAMENTO (111)
La Corte Cotituzionale con sentenza 5-6 luglio 2004, n. 206 (in
G.U. 1a s.s. 14/07/2004 n. 27) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 113, secondo comma, del codice di procedura
civile, nella parte in cui non prevede che il giudice di pace debba
osservare i principi informatori della materia".
Art. 114.
(Pronuncia secondo equita' a richiesta di parte).

Il giudice, sia in primo grado che in appello, decide il merito
della causa secondo equita' quando esso riguarda diritti disponibili
delle parti e queste gliene fanno concorde richiesta.

Art. 115.
(( (Disponibilita' delle prove). ))

((Salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a
fondamento della decisione le prove proposte dalle parti o dal
pubblico ministero, nonche' i fatti non specificatamente contestati
dalla parte costituita.

Il giudice puo' tuttavia, senza bisogno di prova, porre a
fondamento della decisione le nozioni di fatto che rientrano nella
comune esperienza)).
Art. 116.
(Valutazione delle prove).

Il giudice deve valutare le prove secondo il suo prudente
apprezzamento, salvo che la legge disponga altrimenti.

Il giudice puo' desumere argomenti di prova dalle risposte che le
parti gli danno a norma dell'articolo seguente, dal loro rifiuto
ingiustificato a consentire le ispezioni che egli ha ordinate e, in
generale, dal contegno delle parti stesse nel processo.
Art. 117.
(Interrogatorio non formale delle parti).

Il giudice, in qualunque stato e grado del processo, ha facolta' di
ordinare la comparizione personale delle parti in contraddittorio tra
loro per interrogarle liberamente sui fatti della causa. Le parti
possono farsi assistere dai difensori.

Art. 118.
(Ordine d'ispezione di persone e di cose).

Il giudice puo' ordinare alle parti e ai terzi di consentire sulla
loro persona o sulle cose in loro possesso le ispezioni che appaiano
indispensabili per conoscere i fatti della causa, purche' cio' possa
compiersi senza grave danno per la parte o per il terzo, e senza
costringerli a violare uno dei segreti previsti negli articoli 351 e
352 del codice di procedura penale.

Se la parte rifiuta di eseguire tale ordine senza giusto motivo, il
giudice puo' da questo rifiuto desumere argomenti di prova a norma
dell'articolo 116, secondo comma.

Se rifiuta il terzo, il giudice lo condanna a una pena pecuniaria
non superiore a lire duemila.(2)((125))

-----------------
AGGIORNAMENTO (2)
Il D.Lgs. 9 aprile 1948, n. 438 ha disposto (con l'art. 3, comma 1)
che "Le pene pecuniarie previste dal Codice di procedura civile sono
moltiplicate per quattro.".
-----------------
AGGIORNAMENTO (125)
La L. 18 giugno 2009, n. 69 ha disposto (con l'art. 45, comma 15)
che "All'articolo 118, terzo comma, del codice di procedura civile,
le parole: "non superiore a euro 5" sono sostituite dalle seguenti:
"da euro 250 a euro 1.500"."
Art. 119.
(Imposizione di cauzione).

Il giudice, nel provvedimento col quale impone una cauzione, deve
indicare l'oggetto di essa, il modo di prestarla, e il termine entro
il quale la prestazione deve avvenire.

Art. 120.
(Pubblicita' della sentenza).

((Nei casi in cui la pubblicita' della decisione di merito puo'
contribuire a riparare il danno, compreso quello derivante per
effetto di quanto previsto all'articolo 96, il giudice, su istanza di
parte, puo' ordinarla a cura e spese del soccombente, mediante
inserzione per estratto, ovvero mediante comunicazione, nelle forme
specificamente indicate, in una o piu' testate giornalistiche,
radiofoniche o televisive e in siti internet da lui designati)).

Se l'inserzione non avviene nel termine stabilito dal giudice, puo'
procedervi la parte a favore della quale e' stata disposta, con
diritto a ripetere le spese dall'obbligato.
TITOLO VI
DEGLI ATTI PROCESSUALI
CAPO I
Delle forme degli atti e dei provvedimenti
Sezione I
Degli atti in generale

Art. 121.
(Liberta' di forme).

Gli atti del processo, per i quali la legge non richiede forme
determinate, possono essere compiuti nella forma piu' idonea al
raggiungimento del loro scopo.

Art. 122.
(Uso della lingua italiana - Nomina dell'interprete).

In tutto il processo e' prescritto l'uso della lingua italiana.

Quando deve essere sentito chi non conosce la lingua italiana, il
giudice puo' nominare un interprete.

Questi, prima di esercitare le sue funzioni, presta giuramento
davanti al giudice di adempiere fedelmente il suo ufficio.
((65))

---------------
AGGIORNAMENTO (65)
La Corte Costituzionale con sentenza 5-24 febbraio 1992, n. 62 (in
G.U. 1a s.s. 04/03/1992 n. 10) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale degli artt. 22 e 23 della legge 24 novembre 1981, n.
689 (Modifiche al sistema penale), in combinato disposto con l'art.
122 c.p.c., nella parte in cui non consentono ai cittadini italiani
appartenenti alla minoranza linguistica slovena nel processo di
opposizione ad ordinanze- ingiunzioni applicative di sanzioni
amministrative davanti al pretore avente competenza su un territorio
dove sia insediata la predetta minoranza, di usare, su loro
richiesta, la lingua materna nei propri atti, usufruendo per questi
della traduzione nella lingua italiana, nonche' di ricevere tradotti
nella propria lingua gli atti dell'autorita' giudiziaria e le
risposte della controparte".
Art. 123.
(Nomina del traduttore).

Quando occorre procedere all'esame di documenti che non sono
scritti in lingua italiana, il giudice puo' nominare un traduttore,
il quale presta giuramento a norma dell'articolo precedente.

Art. 124.
(Interrogazione del sordo e del muto).

Se nel procedimento deve essere sentito un sordo, un muto o un
sordomuto, le interrogazioni e le risposte possono essere fatte per
iscritto.

Quando occorre, il giudice nomina un interprete, il quale presta
giuramento a norma dell'articolo 122 ultimo comma.

Art. 125.
(Contenuto e sottoscrizione degli atti di parte).

Salvo che la legge disponga altrimenti, la citazione, il ricorso,
la comparsa, il controricorso, il precetto debbono indicare l'ufficio
giudiziario, le parti, l'oggetto, le ragioni della domanda e le
conclusioni o l'istanza, e, tanto nell'originale quanto nelle copie
da notificare, debbono essere sottoscritti dalla parte, se essa sta
in giudizio personalmente, oppure dal difensore che indica il proprio
codice fiscale. ((Il difensore deve altresi' indicare il proprio
numero di fax)). (134)

La procura al difensore dell'attore puo' essere rilasciata in data
posteriore alla notificazione dell'atto, purche' anteriormente alla
costituzione della parte rappresentata.

La disposizione del comma precedente non si applica quando la legge
richiede che la citazione sia sottoscritta da difensore munito di
mandato speciale.

-------------
AGGIORNAMENTO (134)
La L. 12 novembre 2011, n. 183 ha disposto (con l'art. 25, comma 5)
che "Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano decorsi
trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.".
Art. 126.
(Contenuto del processo verbale).

Il processo verbale deve contenere l'indicazione delle persone
intervenute e delle circostanze di luogo e di tempo nelle quali gli
atti che documenta sono compiuti; deve inoltre contenere la
descrizione delle attivita' svolte e delle rilevazioni fatte, nonche'
le dichiarazioni ricevute.

((Il processo verbale e' sottoscritto dal cancelliere. Se vi sono
altri intervenuti, il cancelliere, quando la legge non dispone
altrimenti, da' loro lettura del processo verbale.))
Sezione II
Delle udienze

Art. 127.
(Direzione dell'udienza).

L'udienza e' diretta dal giudice singolo o dal presidente del
collegio.

Il giudice che la dirige puo' fare o prescrivere quanto occorre
affinche' la trattazione delle cause avvenga in modo ordinato e
proficuo, regola la discussione, determina i punti sui quali essa
deve svolgersi e la dichiara chiusa quando la ritiene sufficiente.
Art. 128.
(Udienza pubblica).

L'udienza in cui si discute la causa e' pubblica a pena di
nullita', ma il giudice che la dirige puo' disporre che si svolga a
porte chiuse, se ricorrono ragioni di sicurezza dello Stato, di
ordine pubblico o di buon costume.

Il giudice esercita i poteri di polizia per il mantenimento
dell'ordine e del decoro e puo' allontanare chi contravviene alle sue
prescrizioni.
Art. 129.
(Doveri di chi interviene o assiste all'udienza).

Chi interviene o assiste all'udienza non puo' portare armi o
bastoni e deve stare a capo scoperto e in silenzio.

E' vietato fare segni di approvazione o di disapprovazione o
cagionare in qualsiasi modo disturbo.

Art. 130.
(Redazione del processo verbale).

Il cancelliere redige il processo verbale di udienza sotto la
direzione del giudice.

Il processo verbale e' sottoscritto da chi presiede l'udienza e dal
cancelliere: di esso non si da' lettura, salvo espressa istanza di
parte.
Sezione III
Dei provvedimenti

Art. 131.
(Forma dei provvedimenti in generale).

La legge prescrive in quali casi il giudice pronuncia sentenza,
ordinanza o decreto.

In mancanza di tali prescrizioni, i provvedimenti sono dati in
qualsiasi forma idonea al raggiungimento del loro scopo.

((Dei provvedimenti collegiali e' compilato sommario processo
verbale, il quale deve contenere la menzione dell'unanimita' della
decisione o del dissenso, succintamente motivato, che qualcuno dei
componenti del collegio, da indicarsi nominativamente, abbia
eventualmente espresso su ciascuna delle questioni decise. Il
verbale, redatto dal meno anziano dei componenti togati del collegio
e sottoscritto da tutti i componenti del collegio stesso, e'
conservato a cura del presidente in plico sigillato presso la
cancelleria dell'ufficio)).((53))

-------------------
AGGIORNAMENTO (53)
Successivamente la Corte Costituzionale con sentenza 9 - 18 gennaio
1989, n. 18 (in G.U. 1a s.s. 25/01/1989, n. 4) ha dichiarato
l'illegittimita' costituzionale dell'art. 16, comma 2 della L. 13
aprile 1988, n. 117 (che ha introdotto un nuovo comma dopo l'ultimo
al presente articolo) nella parte in cui dispone che "e' compilato
sommario processo verbale" anziche' "puo', se uno dei componenti
dell'organo collegiale lo richieda, essere compilato sommario
processo verbale"".
Art. 132.
(Contenuto della sentenza).

La sentenza e' pronunciata in nome del Re d'Italia e d'Albania
Imperatore d'Etiopia.

Essa deve contenere:
1) l'indicazione del giudice che l'ha pronunciata;
2) l'indicazione delle parti e dei loro difensori;
3) le conclusioni del pubblico ministero e quelle delle parti;
((4) la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto
della decisione));
5) il dispositivo, la data della deliberazione e la sottoscrizione
del giudice.

La sentenza emessa dal giudice collegiale e' sottoscritta soltanto
dal presidente e dal giudice estensore. Se il presidente non puo'
sottoscrivere per morte o per altro impedimento, la sentenza viene
sottoscritta dal componente piu' anziano del collegio, purche' prima
della sottoscrizione sia menzionato l'impedimento; se lo estensore
non puo' sottoscrivere la sentenza per morte o altro impedimento e'
sufficiente la sottoscrizione del solo presidente, purche' prima
della sottoscrizione sia menzionato l'impedimento.
((125))

---------------
AGGIORNAMENTO (125)
La L. 18 giugno 2009, n. 69 ha disposto (con l'art. 58, comma 2)
che "Ai giudizi pendenti in primo grado alla data di entrata in
vigore della presente legge si applicano gli articoli 132, 345 e 616
del codice di procedura civile e l'articolo 118 delle disposizioni
per l'attuazione del codice di procedura civile, come modificati
dalla presente legge.".
Art. 133.
(Pubblicazione e comunicazione della sentenza).

La sentenza e' resa pubblica mediante deposito nella cancelleria
del giudice che l'ha pronunciata.

Il cancelliere da' atto del deposito in calce alla sentenza e vi
appone la data e la firma, ed entro cinque giorni, mediante biglietto
contenente ((il testo integrale della sentenza)), ne da' notizia alle
parti che si sono costituite. ((La comunicazione non e' idonea a far
decorrere i termini per le impugnazioni di cui all'articolo 325)).

COMMA ABROGATO DALLA L. 12 NOVEMBRE 2011, N. 183.
Art. 134.
(Forma, contenuto e comunicazione dell'ordinanza).

L'ordinanza e' succintamente motivata. Se e' pronunciata in
udienza, e' inserita nel processo verbale; se e' pronunciata fuori
dell'udienza, e' scritta in calce al processo verbale oppure in
foglio separato, munito della data e della sottoscrizione del giudice
o, quando questo e' collegiale, del presidente.

Il cancelliere comunica alle parti l'ordinanza pronunciata fuori
dell'udienza, salvo che la legge ne prescriva la notificazione.

((COMMA ABROGATO DALLA L. 12 NOVEMBRE 2011, N. 183)).
Art. 135.
(Forma e contenuto del decreto).

Il decreto e' pronunciato d'ufficio o su istanza anche verbale
della parte.

Se e' pronunciato su ricorso, e' scritto in calce al medesimo.

Quando l'istanza e' proposta verbalmente, se ne redige processo
verbale e il decreto e' inserito nello stesso.

Il decreto non e' motivato, salvo che la motivazione sia prescritta
espressamente dalla legge; e' datato ed e' sottoscritto dal giudice
o, quando questo e' collegiale, dal presidente.
Sezione IV
Delle comunicazioni e delle notificazioni

Art. 136.
(Comunicazioni).

Il cancelliere, con biglietto di cancelleria ((...)), fa le
comunicazioni che sono prescritte dalla legge o dal giudice al
pubblico ministero, alle parti, al consulente, agli altri ausiliari
del giudice e ai testimoni, e da' notizia di quei provvedimenti per i
quali e' disposta dalla legge tale forma abbreviata di comunicazione.

Il biglietto e' consegnato dal cancelliere al destinatario, che ne
rilascia ricevuta, ovvero trasmesso a mezzo posta elettronica
certificata, nel rispetto della normativa, anche regolamentare,
concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei
documenti informatici.(134)

Salvo che la legge disponga diversamente, se non e' possibile
procedere ai sensi del comma che precede, il biglietto viene
trasmesso a mezzo telefax, o e' rimesso all'ufficiale giudiziario per
la notifica.(134)

COMMA ABROGATO DALLA L. 12 NOVEMBRE 2011, N. 183.

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AGGIORNAMENTO (116)
La L. 28 dicembre 2005, n. 263 come modificata dal D.L. 30 dicembre
2005, n. 273 convertito, con modificazioni, dalla L. 23 febbraio
2006, n. 51 ha disposto (con l'art. 2, comma 4) che "Le disposizioni
dei commi 1, 2 e 3 entrano in vigore il 1° marzo 2006 e si applicano
ai procedimenti instaurati successivamente a tale data di entrata in
vigore.".
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AGGIORNAMENTO (134)
La L. 12 novembre 2011, n. 183 ha disposto (con l'art. 25, comma 5)
che "Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano decorsi
trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.".
Art. 137.
(Notificazioni).

Le notificazioni, quando non e' disposto altrimenti, sono eseguite
dall'ufficiale giudiziario, su istanza di parte o su richiesta del
pubblico ministero o del cancelliere.

L'ufficiale giudiziario esegue la notificazione mediante consegna
al destinatario di copia conforme all'originale dell'atto da
notificarsi.

((Se l'atto da notificare o comunicare e' costituito da un
documento informatico e il destinatario non possiede indirizzo di
posta elettronica certificata, l'ufficiale giudiziario esegue la
notificazione mediante consegna di una copia dell'atto su supporto
cartaceo, da lui dichiarata conforme all'originale, e conserva il
documento informatico per i due anni successivi. Se richiesto,
l'ufficiale giudiziario invia l'atto notificato anche attraverso
strumenti telematici all'indirizzo di posta elettronica dichiarato
dal destinatario della notifica o dal suo procuratore, ovvero
consegna ai medesimi, previa esazione dei relativi diritti, copia
dell'atto notificato, su supporto informatico non riscrivibile)).

Se la notificazione non puo' essere eseguita in mani proprie del
destinatario, tranne che nel caso previsto dal secondo comma
dell'articolo 143, l'ufficiale giudiziario consegna o deposita la
copia dell'atto da notificare in busta che provvede a sigillare e su
cui trascrive il numero cronologico della notificazione, dandone atto
nella relazione in calce all'originale e alla copia dell'atto stesso.
Sulla busta non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa
desumersi il contenuto dell'atto.

Le disposizioni di cui al terzo comma si applicano anche alle
comunicazioni effettuate con biglietto di cancelleria ai sensi degli
articoli 133 e 136.((125))

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AGGIORNAMENTO (125)
La L. 18 giugno 2009, n. 69 ha disposto (con l'art. 45, comma 18,
lettera b)) che "al terzo comma, la parola: "terzo" e' sostituita
dalla seguente: "quarto"."".
Art. 138.
(Notificazione in mani proprie).

L'ufficiale giudiziario ((esegue la notificazione di regola
mediante consegna della copia nelle mani proprie del destinatario,
presso la casa di abitazione oppure, se cio' non e' possibile,))
ovunque lo trovi nell'ambito della circoscrizione dell'ufficio
giudiziario al quale e' addetto.

Se il destinatario rifiuta di ricevere la copia, l'ufficiale
giudiziario ne da' atto nella relazione, e la notificazione si
considera fatta in mani proprie.
Art. 139.
(Notificazione nella residenza, nella dimora o nel domicilio).

Se non avviene nel modo previsto nell'articolo precedente, la
notificazione deve essere fatta nel comune di residenza del
destinatario, ricercandolo nella casa di abitazione o dove ha
l'ufficio o esercita l'industria o il commercio.

Se il destinatario non viene trovato in uno di tali luoghi,
l'ufficiale giudiziario consegna copia dell'atto a una persona di
famiglia o addetta alla casa, allo ufficio o all'azienda, purche' non
minore di quattordici anni o non palesemente incapace.

In mancanza delle persone indicate nel comma precedente, la copia
e' consegnata al portiere dello stabile dove e' l'abitazione,
l'ufficio o l'azienda, e, quando anche il portiere manca, a un vicino
di casa che accetti di riceverla.

Il portiere o il vicino deve sottoscrivere ((una ricevuta)), e
l'ufficiale giudiziario da' notizia al destinatario dell'avvenuta
notificazione dell'atto, a mezzo di lettera raccomandata.

Se il destinatario vive abitualmente a bordo di una nave
mercantile, l'atto puo' essere consegnato al capitano o a chi ne fa
le veci.

Quando non e' noto il comune di residenza, la notificazione si fa
nel comune di dimora, e, se anche questa e' ignota, nel comune di
domicilio, osservate in quanto o' possibile le disposizioni
precedenti.
Art. 140.
(Irreperibilita' o rifiuto di ricevere la copia).

Se non e' possibile eseguire la consegna per irreperibilita' o per
incapacita' o rifiuto delle persone indicate nell'articolo
precedente, l'ufficiale giudiziario deposita la copia nella casa del
comune dove la notificazione deve eseguirsi, affigge avviso del
deposito in busta chiusa e sigillata alla porta dell'abitazione o
dell'ufficio o dell'azienda del destinatario, e gliene da' notizia
per raccomandata con avviso di ricevimento.((128))

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AGGIORNAMENTO (128)
La Corte Costituzionale con sentenza 11-14 gennaio 2010 n. 3 (in
G.U. 1a s.s. 20/01/2010 n. 3) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 140 cod. proc. civ., nella parte in cui
prevede che la notifica si perfeziona, per il destinatario, con la
spedizione della raccomandata informativa, anziche' con il
ricevimento della stessa o, comunque, decorsi dieci giorni dalla
relativa spedizione.".
Art. 141.
(Notificazione presso il domiciliatario).

La notificazione degli atti a chi ha eletto domicilio presso una
persona o un ufficio puo' essere fatta mediante consegna di copia
alla persona o al capo dell'ufficio in qualita' di domiciliatario,
nel luogo indicato nell'elezione.

Quando l'elezione di domicilio e' stata inserita in un contratto,
la notificazione presso il domiciliatario e' obbligatoria, se cosi'
e' stato espressamente dichiarato.

La consegna, a norma dell'art. 138, della copia nelle mani della
persona o del capo dell'ufficio presso i quali si e' eletto
domicilio, equivale a consegna nelle mani proprie del destinatario.

La notificazione non puo' essere fatta nel domicilio eletto se e'
chiesta dal domiciliatario o questi e' morto o si e' trasferito fuori
della sede indicata nell'elezione di domicilio o e' cessato
l'ufficio.

Art. 142.
(Notificazione a persona non residente, ne' dimorante, ne'
domiciliata nel Regno).

((Salvo quanto disposto nel secondo comma, se il destinatario non
ha residenza, dimora o domicilio nello Stato e non vi ha eletto
domicilio o costituito un procuratore a norma dell'articolo 77,
l'atto e' notificato mediante spedizione al destinatario per mezzo
della posta con raccomandata e mediante consegna di altra copia al
pubblico ministero che ne cura la trasmissione al Ministero degli
affari esteri per la consegna alla persona alla quale e' diretta.))

Le disposizioni di cui ((al primo comma)) si applicano soltanto nei
casi in cui risulta impossibile eseguire la notificazione in uno dei
modi consentiti dalle Convenzioni internazionali e dagli articoli 30
e 75 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n.
200. (70)

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AGGIORNAMENTO (70)
La Corte Costituzionale con sentenza 21 febbraio- 3 marzo 1994 n.
69 (in G.U. 1a s.s. 09/03/1994 n. 11) ha dichiaratato
"l'illegittimita' costituzionale degli artt. 142, terzo comma, 143,
terzo comma, e 680, primo comma, del codice di procedura civile,
nella parte in cui non prevedono che la notificazione all'estero del
sequestro si perfezioni, ai fini dell'osservanza del prescritto
termine, con il tempestivo compimento delle formalita' imposte al
notificante dalle convenzioni internazionali e dagli artt. 30 e 75
del d.P.R. 5 gennaio 1967, n. 200."
Art. 143.
(Notificazione a persona di residenza, dimora e domicilio
sconosciuti).

Se non sono conosciuti la residenza, la dimora e il domicilio del
destinatario e non vi e' il procuratore previsto nell'articolo 77,
l'ufficiale giudiziario esegue la notificazione mediante deposito di
copia dell'atto nella casa comunale dell'ultima residenza o, se
questa e' ignota, in quella del luogo di nascita del destinatario
((...)).

Se non sono noti ne' il luogo dell'ultima residenza ne' quello di
nascita, l'ufficiale giudiziario consegna una copia dell'atto al
pubblico ministero.

Nei casi previsti nel presente articolo e nei primi due commi
dell'articolo precedente, la notificazione si ha per eseguita nel
ventesimo giorno successivo a quello in cui sono compiute le
formalita' prescritte.(70)

--------------
AGGIORNAMENTO (31)
La Corte Costituzionale con sentenza 1-2 febbraio 1978 n. 10 (in
G.U. 1a s.s. 08/02/1978 n. 39) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 143, ultimo comma, c.p.c. nella parte in cui
non prevede, per quanto attiene alla operativita' della notifica nei
confronti del destinatario dell'atto da notificare, nei casi previsti
dal precedente art. 142, che la sua applicazione sia subordinata alla
accertata impossibilita' di eseguire la notificazione nei modi
consentiti dalle convenzioni internazionali e dal d.P.R. 5 gennaio
1967, n. 200, recante nuove disposizioni sulle funzioni e sui poteri
consolari"
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AGGIORNAMENTO (70)
La Corte Costituzionale con sentenza 21 febbraio- 3 marzo 1994 n.
69 (in G.U. 1a s.s. 09/03/1994 n. 11) ha dichiaratato
"l'illegittimita' costituzionale degli artt. 142, terzo comma, 143,
terzo comma, e 680, primo comma, del codice di procedura civile,
nella parte in cui non prevedono che la notificazione all'estero del
sequestro si perfezioni, ai fini dell'osservanza del prescritto
termine, con il tempestivo compimento delle formalita' imposte al
notificante dalle convenzioni internazionali e dagli artt. 30 e 75
del d.P.R. 5 gennaio 1967, n. 200."
Art. 144.
(Notificazione alle amministrazioni dello Stato).

Per le amministrazioni dello Stato si osservano le disposizioni
delle leggi speciali che prescrivono la notificazione presso gli
uffici dell'avvocatura dello Stato.

Fuori dei casi previsti nel comma precedente, le notificazioni si
fanno direttamente, presso l'amministrazione destinataria, a chi la
rappresenta nel luogo in cui risiede il giudice davanti al quale si
procede. Esse si eseguono mediante consegna di copia nella sede
dell'ufficio al titolare o alle persone indicate nell'articolo
seguente.
Art. 145.
(Notificazione alle persone giuridiche).

La notificazione alle persone giuridiche si esegue nella loro sede,
mediante consegna di copia dell'atto al rappresentante o alla persona
incaricata di ricevere le notificazioni o, in mancanza, ad altra
persona addetta alla sede stessa ((ovvero al portiere dello stabile
in cui e' la sede. La notificazione puo' anche essere eseguita, a
norma degli articoli 138, 139 e 141, alla persona fisica che
rappresenta l'ente qualora nell'atto da notificare ne sia indicata la
qualita' e risultino specificati residenza, domicilio e dimora
abituale)).

La notificazione alle societa' non aventi personalita' giuridica,
alle associazioni non riconosciute e ai comitati di cui agli articoli
36 e seguenti del codice civile si fa a norma del comma precedente,
nella sede indicata nell'articolo 19 secondo comma ((, ovvero alla
persona fisica che rappresenta l'ente qualora nell'atto da notificare
ne sia indicata la qualita' e risultino specificati residenza,
domicilio e dimora abituale)).

((Se la notificazione non puo' essere eseguita a norma dei commi
precedenti, la notificazione alla persona fisica indicata nell'atto,
che rappresenta l'ente, puo' essere eseguita anche a norma degli
articoli 140 o 143)).
((116))

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AGGIORNAMENTO (116)
La L. 28 dicembre 2005, n. 263 come modificata dal D.L. 30 dicembre
2005, n. 273 convertito, con modificazioni, dalla L. 23 febbraio
2006, n. 51 ha disposto (con l'art. 2, comma 4) che "Le disposizioni
dei commi 1, 2 e 3 entrano in vigore il 1° marzo 2006 e si applicano
ai procedimenti instaurati successivamente a tale data di entrata in
vigore.".
Art. 146.
(Notificazione a militari in attivita' di servizio).

Se il destinatario e' militare in attivita' di servizio e la
notificazione non e' eseguita in mani proprie, osservate le
disposizioni di cui agli articoli 139 e seguenti, si consegna una
copia al pubblico ministero, che ne cura l'invio al comandante del
corpo al quale il militare appartiene.

Art. 147.
(Tempo delle notificazioni).

Le notificazioni non possono farsi prima delle ore 7 e dopo le ore
21.(116)((143))

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AGGIORNAMENTO (116)
La L. 28 dicembre 2005, n. 263 come modificata dal D.L. 30 dicembre
2005, n. 273 convertito, con modificazioni, dalla L. 23 febbraio
2006, n. 51 ha disposto (con l'art. 2, comma 4) che " Le disposizioni
dei commi 1, 2 e 3 entrano in vigore il 1° marzo 2006 e si applicano
ai procedimenti instaurati successivamente a tale data di entrata in
vigore.".
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AGGIORNAMENTO (143)
Il D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla
L. 17 dicembre 2012, n. 221, come modificato dall'art. 45-bis, comma
2, lettera b) del D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con
modificazioni dalla L. 11 agosto 2014, n. 114, ha disposto (con
l'art. 16-septies) che "La disposizione dell'articolo 147 del codice
di procedura civile si applica anche alle notificazioni eseguite con
modalita' telematiche. Quando e' eseguita dopo le ore 21, la
notificazione si considera perfezionata alle ore 7 del giorno
successivo".
Art. 148.
(Relazione di notificazione).

L'ufficiale giudiziario certifica l'eseguita notificazione mediante
relazione da lui datata e sottoscritta, apposta in calce
all'originale e alla copia dell'atto.

La relazione indica la persona alla quale e' consegnata la copia e
le sue qualita', nonche' il luogo della consegna, oppure le ricerche,
anche anagrafiche, fatte dall'ufficiale giudiziario, i motivi della
mancata consegna e le notizie raccolte sulla reperibilita' del
destinatario.

Art. 149.
(Notificazione a mezzo del servizio postale).

Se non ne e' fatto espresso divieto dalla legge, la notificazione
puo' eseguirsi anche a mezzo del servizio postale.

In tal caso l'ufficiale giudiziario scrive la relazione di
notificazione sull'originale e sulla copia dell'atto, facendovi
menzione dell'ufficio postale per mezzo del quale spedisce la copia
al destinatario in piego raccomandato con avviso di ricevimento.
Quest'ultimo e' allegato all'originale.

((La notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, al
momento della consegna del plico all'ufficiale giudiziario e, per il
destinatario, dal momento in cui lo stesso ha la legale conoscenza
dell'atto)).
(105) ((116))

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AGGIORNAMENTO (105)
La Corte Costituzionale con sentenza 20-26 novembre 2002 n. 477 (in
G.U. 1a s.s. 04/12/2002 n. 48) ha dichiarato " l'illegittimita'
costituzionale del combinato disposto dell'art. 149 del codice di
procedura civile e dell'art. 4, comma terzo, della legge 20 novembre
1982, n. 890 (Notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni
a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari),
nella parte in cui prevede che la notificazione si perfeziona, per il
notificante, alla data di ricezione dell'atto da parte del
destinatario anziche' a quella, antecedente, di consegna dell'atto
all'ufficiale giudiziario.".
-----------------
AGGIORNAMENTO (116)
La L. 28 dicembre 2005, n. 263 come modificata dal D.L. 30 dicembre
2005, n. 273 convertito, con modificazioni, dalla L. 23 febbraio
2006, n. 51 ha disposto (con l'art. 2, comma 4) che "Le disposizioni
dei commi 1, 2 e 3 entrano in vigore il 1° marzo 2006 e si applicano
ai procedimenti instaurati successivamente a tale data di entrata in
vigore.".
149-bis.
(Notificazione a mezzo posta elettronica).

Se non e' fatto espresso divieto dalla legge, la notificazione puo'
eseguirsi a mezzo posta elettronica certificata, anche previa
estrazione di copia informatica del documento cartaceo.

Se procede ai sensi del primo comma, l'ufficiale giudiziario
trasmette copia informatica dell'atto sottoscritta con firma digitale
all'indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario
risultante da pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche
amministrazioni.

La notifica si intende perfezionata nel momento in cui il gestore
rende disponibile il documento informatico nella casella di posta
elettronica certificata del destinatario.

L'ufficiale giudiziario redige la relazione di cui all'articolo
148, primo comma, su documento informatico separato, sottoscritto con
firma digitale e congiunto all'atto cui si riferisce mediante
strumenti informatici, individuati con apposito decreto del Ministero
della giustizia. La relazione contiene le informazioni di cui
all'articolo 148, secondo comma, sostituito il luogo della consegna
con l'indirizzo di posta elettronica presso il quale l'atto e' stato
inviato.

Al documento informatico originale o alla copia informatica del
documento cartaceo sono allegate, con le modalita' previste dal
quarto comma, le ricevute di invio e di consegna previste dalla
normativa, anche regolamentare, concernente la trasmissione e la
ricezione dei documenti informatici trasmessi in via telematica.

Eseguita la notificazione, l'ufficiale giudiziario restituisce
all'istante o al richiedente, anche per via telematica, l'atto
notificato, unitamente alla relazione di notificazione e agli
allegati previsti dal quinto comma.

((153))

--------------
AGGIORNAMENTO (153)
Il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 come modificato dal D.L. 22
ottobre 2016, n. 193 convertito con modificazioni dalla L. 1 dicembre
2016, n. 225 ha disposto (con l'art. 60, comma 9) che "In deroga
all'articolo 149-bis del codice di procedura civile e alle modalita'
di notificazione previste dalle norme relative alle singole leggi
d'imposta non compatibili con quelle di cui al presente comma, la
notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono
essere notificati alle imprese individuali o costituite in forma
societaria e ai professionisti iscritti in albi o elenchi istituiti
con legge dello Stato puo' essere effettuata direttamente dal
competente ufficio con le modalita' previste dal regolamento di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, a
mezzo di posta elettronica certificata, all'indirizzo del
destinatario risultante dall'indice nazionale degli indirizzi di
posta elettronica certificata (INI-PEC)".
Art. 150.
(Notificazione per pubblici proclami).

Quando la notificazione nei modi ordinari e' sommamente difficile
per il rilevante numero dei destinatari o per la difficolta' di
identificarli tutti, il capo dell'ufficio giudiziario davanti al
quale si procede puo' autorizzare, su istanza della parte interessata
e sentito il pubblico ministero, la notificazione per pubblici
proclami.(88)((90))

L'autorizzazione e' data con decreto steso in calce all'atto da
notificarsi; in esso sono designati, quando occorre, i destinatari ai
quali la notificazione deve farsi nelle forme ordinarie e sono
indicati i modi che appaiono piu' opportuni per portare l'atto a
conoscenza degli altri interessati.

In ogni caso, copia dell'atto e' depositata nella casa comunale del
luogo in cui ha sede l'ufficio giudiziario davanti al quale si
promuove o si svolge il processo, e un estratto di esso e' inserito
nella Gazzetta Ufficiale del Regno e nel Foglio degli annunzi legali
delle province dove risiedono i destinatari o si presume che risieda
la maggior parte di essi.

La notificazione si ha per avvenuta quando, eseguito cio' che e'
prescritto nel presente articolo, l'ufficiale giudiziario deposita
una copia dell'atto, con la relazione e i documenti giustificativi
dell'attivita' svolta, nella cancelleria del giudice davanti al quale
si procede.

Questa forma di notificazione non e' ammessa nei procedimenti
davanti al conciliatore.

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3.".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 151.
(Forme di notificazione ordinate dal giudice).

Il giudice puo' prescrivere, anche d'ufficio, con decreto steso in
calce all'atto, che la notificazione sia eseguita in modo diverso da
quello stabilito dalla legge, e anche per mezzo di telegramma
collazionato con avviso di ricevimento quando lo consigliano
circostanze particolari o esigenze di maggiore celerita'((, di
riservatezza o di tutela della dignita')).
CAPO II
Dei termini

Art. 152.
(Termini legali e termini giudiziari).

I termini per il compimento degli atti del processo sono stabiliti
dalla legge; possono essere stabiliti dal giudice anche a pena di
decadenza, soltanto se la legge lo permette espressamente.

I termini stabiliti dalla legge sono ordinatori, tranne che la
legge stessa li dichiari espressamente perentori.
Art. 153.
(Improrogabilita' dei termini perentori).

I termini perentori non possono essere abbreviati o prorogati,
nemmeno sull'accordo delle parti.

((La parte che dimostra di essere incorsa in decadenze per causa ad
essa non imputabile puo' chiedere al giudice di essere rimessa in
termini. Il giudice provvede a norma dell'articolo 294, secondo e
terzo comma)).
Art. 154.
(Prorogabilita' del termine ordinatorio).

Il giudice, prima della scadenza, puo' abbreviare o prorogare,
anche d'ufficio, il termine che non sia stabilito a pena di
decadenza. La proroga non puo' avere una durata superiore al termine
originario. Non puo' essere consentita proroga ulteriore, se non per
motivi particolarmente gravi e con provvedimento motivato.

Art. 155.
(Computo dei termini).

Nel computo dei termini a giorni o ad ore, si escludono il giorno o
l'ora iniziali.

Per il computo dei termini a mesi o ad anni, si osserva il
calendario comune.

I giorni festivi si computano nel termine.

Se il giorno di scadenza e' festivo, la scadenza e' prorogata di
diritto al primo giorno seguente non festivo.

La proroga prevista dal quarto comma si applica altresi' ai termini
per il compimento degli atti processuali svolti fuori dell'udienza
che scadono nella giornata del sabato.(116)((125))

Resta fermo il regolare svolgimento delle udienze e di ogni altra
attivita' giudiziaria, anche svolta da ausiliari, nella giornata del
sabato, che ad ogni effetto e' considerata lavorativa. (116)((125))

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AGGIORNAMENTO (116)
La L. 28 dicembre 2005, n. 263 come modificata dal D.L. 30 dicembre
2005, n. 273 convertito, con modificazioni, dalla L. 23 febbraio
2006, n. 51 ha disposto (con l'art. 2, comma 4) che "Le disposizioni
dei commi 1, 2 e 3 entrano in vigore il 1° marzo 2006 e si applicano
ai procedimenti instaurati successivamente a tale data di entrata in
vigore".
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AGGIORNAMENTO (125)
La L. 18 giugno 2009, n. 69 ha disposto (con l'art. 58, comma 3)
che "Le disposizioni di cui ai commi quinto e sesto dell'articolo 155
del codice di procedura civile si applicano anche ai procedimenti
pendenti alla data del 1° marzo 2006.".
CAPO III
Della nullita' degli atti

Art. 156.
(Rilevanza della nullita').

Non puo' essere pronunciata la nullita' per inosservanza di forme
di alcun atto del processo, se la nullita' non e' comminata dalla
legge.

Puo' tuttavia essere pronunciata quando l'atto manca dei requisiti
formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo.

La nullita' non puo' mai essere pronunciata, se l'atto ha raggiunto
lo scopo a cui e' destinato.
Art. 157.
(Rilevabilita' e sanatoria della nullita').

Non puo' pronunciarsi la nullita' senza istanza di parte, se la
legge non dispone che sia pronunciata di ufficio.

Soltanto la parte nel cui interesse e' stabilito un requisito puo'
opporre la nullita' dell'atto per la mancanza del requisito stesso,
ma deve farlo nella prima istanza o difesa successiva all'atto o alla
notizia di esso.

La nullita' non puo' essere opposta dalla parte che vi ha dato
causa, ne' da quella che vi ha rinunciato anche tacitamente.

Art. 158.
(Nullita' derivante dalla costituzione del giudice).

La nullita' derivante da vizi relativi alla costituzione del
giudice o all'intervento del pubblico ministero e' insanabile e deve
essere rilevata d'ufficio, salva la disposizione dell'art. 161.

Art. 159.
(Estensione della nullita').

La nullita' di un atto non importa quella degli atti precedenti,
ne' di quelli successivi che ne sono indipendenti.

La nullita' di una parte dell'atto non colpisce le altre parti che
ne sono indipendenti.

Se il vizio impedisce un determinato effetto, l'atto puo' tuttavia
produrre gli altri effetti ai quali e' idoneo.
Art. 160.
(Nullita' della notificazione).

La notificazione e' nulla se non sono osservate le disposizioni
circa la persona alla quale deve essere consegnata la copia, o se vi
e' incertezza assoluta sulla persona a cui e' fatta o sulla data,
salva l'applicazione degli articoli 156 e 157.

Art. 161.
(Nullita' della sentenza).

La nullita' delle sentenze soggette ad appello o a ricorso per
cassazione puo' essere fatta valere soltanto nei limiti e secondo le
regole proprie di questi mezzi di impugnazione.

Questa disposizione non si applica quando la sentenza manca della
sottoscrizione del giudice.

Art. 162.
(Pronuncia sulla nullita').

Il giudice che pronuncia la nullita' deve disporre, quando sia
possibile, la rinnovazione degli atti ai quali la nullita' si
estende.

Se la nullita' degli atti del processo e' imputabile al
cancelliere, all'ufficiale giudiziario o al difensore, il giudice,
col provvedimento col quale la pronuncia, pone le spese della
rinnovazione a carico del responsabile e, su istanza di parte, con la
sentenza che decide la causa puo' condannare quest'ultimo al
risarcimento dei danni causati dalla nullita' a norma dell'articolo
60, numero 2.
LIBRO SECONDO
DEL PROCESSO DI COGNIZIONE
TITOLO I
DEL PROCEDIMENTO DAVANTI AL TRIBUNALE
CAPO I
Dell'introduzione della causa
Sezione I
Della citazione e della costituzione delle parti

Art. 163.
(Contenuto della citazione).

La domanda si propone mediante citazione a comparire a udienza
fissa.

Il presidente del tribunale stabilisce al principio dell'anno
giudiziario, con decreto approvato dal primo presidente della corte
di appello, i giorni della settimana e le ore delle udienze destinate
esclusivamente alla prima comparizione delle parti.

L'atto di citazione deve contenere:
1° l'indicazione del tribunale davanti al quale la domanda e'
proposta;
2° il nome, ((il cognome, la residenza e il codice fiscale
dell'attore)), ((il nome, il cognome, il codice fiscale, la residenza
o il domicilio o la dimora del convenuto e delle persone che
rispettivamente li rappresentano o li assistono)). Se attore o
convenuto e' una persona giuridica, un'associazione non riconosciuta
o un comitato, la citazione deve contenere la denominazione o la
ditta, con l'indicazione dell'organo o ufficio che ne ha la
rappresentanza in giudizio;
3° la determinazione della cosa oggetto della domanda;
4° l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti
le ragioni della domanda, con le relative conclusioni;
5° l'indicazione specifica dei mezzi di prova dei quali l'attore
intende valersi e in particolare dei documenti che offre in
comunicazione;
6° il nome e il cognome del procuratore e l'indicazione della
procura, qualora questa sia stata gia' rilasciata;
7) l'indicazione del giorno dell'udienza di comparizione; l'invito
al convenuto a costituirsi nel termine di venti giorni prima
dell'udienza indicata ai sensi e nelle forme stabilite dall'articolo
166, ovvero di dieci giorni prima in caso di abbreviazione dei
termini, e a comparire, nell'udienza indicata, dinanzi al giudice
designato ai sensi dell'articolo 168-bis, con l'avvertimento che la
costituzione oltre i suddetti termini implica le decadenze di cui
agli articoli 38 e 167. (67) (72)

L'atto di citazione, sottoscritto a norma dell'art. 125, e'
consegnato dalla parte o dal procuratore all'ufficiale giudiziario,
il quale lo notifica a norma degli articoli 137 e seguenti.

--------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
Art. 163-bis.
(Termini per comparire).

Tra il giorno della notificazione della citazione e quello
dell'udienza di comparizione debbono intercorrere termini liberi non
minori di ((novanta giorni)) se il luogo della notificazione si trova
in Italia e di ((centocinquanta giorni)) se si trova
all'estero.(67)(72)((116))

Nelle cause che richiedono pronta spedizione il presidente puo', su
istanza dell'attore e con decreto motivato in calce dell'atto
originale e delle copie della citazione, abbreviare fino alla meta' i
termini indicati dal primo comma.

Se il termine assegnato dall'attore ecceda il minimo indicato dal
primo comma, il convenuto, costituendosi prima della scadenza del
termine minimo, puo' chiedere al presidente del tribunale che, sempre
osservata la misura di quest'ultimo termine, l'udienza per la
comparizione delle parti sia fissata con congruo anticipo su quella
indicata dall'attore. Il presidente provvede con decreto, che deve
essere comunicato dal cancelliere all'attore, almeno cinque giorni
liberi prima dell'udienza fissata dal presidente.

---------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
---------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
---------------
AGGIORNAMENTO (116)
La L. 28 dicembre 2005, n. 263, come modificata dal D.L. 30
dicembre 2005, n. 273 convertito, con modificazioni, dalla L. 23
febbraio 2006, n. 51, ha disposto (con l'art. 2, comma 4) che "Le
disposizioni dei commi 1, 2 e 3 entrano in vigore il 1° marzo 2006 e
si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data
di entrata in vigore.".
Art. 164.
(Nullita' della citazione).

La citazione e' nulla se e' omesso o risulta assolutamente incerto
alcuno dei requisiti stabiliti nei numeri 1) e 2) dell'articolo 163,
se manca l'indicazione della data dell'udienza di comparizione, se e'
stato assegnato un termine a comparire inferiore a quello stabilito
dalla legge ovvero se manca l'avvertimento previsto dal numero 7)
dell'articolo 163.

Se il convenuto non si costituisce in giudizio, il giudice,
rilevata la nullita' della citazione ai sensi del primo comma, ne
dispone d'ufficio la rinnovazione entro un termine perentorio. Questa
sana i vizi e gli effetti sostanziali e processuali della domanda si
producono sin dal momento della prima notificazione. Se la
rinnovazione non viene eseguita, il giudice ordina la cancellazione
della causa dal ruolo e il processo si estingue a norma dell'articolo
307, comma terzo.

La costituzione del conventuo sana i vizi della citazione e restano
salvi gli effetti sostanziali e processuali di cui al secondo comma;
tuttavia, se il convenuto deduce l'inosservanza dei termini a
comparire o la mancanza dell'avvertimento previsto dal numero 7)
dell'articolo 163, il giudice fissa una nuova udienza nel rispetto
dei termini.

La citazione e' altresi' nulla se e' omesso o risulta assolutamente
incerto il requisito stabilito nel numero 3) dell'articolo 163 ovvero
se manca l'esposizione dei fatti di cui al numero 4) dello stesso
articolo.

Il giudice, rilevata la nullita' ai sensi del comma precedente,
fissa all'attore un termine perentorio per rinnovare la citazione o,
se il convenuto si e' costituito, per integrare la domanda. Restano
ferme le decadenze maturate e salvi i diritti quesiti anteriormente
alla rinnovazione o alla integrazione.

Nel caso di integrazione della domanda, il giudice fissa l'udienza
ai sensi dell'((secondo)) comma dell'articolo 183 e si applica
l'articolo 167. ((113a)) ((115)) ((116))
(67)(72)
-------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994.".
-------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995.".
-------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168 ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica
decorre dal 1° gennaio 2006.
Ha inoltre disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le
disposizioni di cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis),
c-ter), e-bis) ed e-ter), 3-bis e 3-ter non si applicano ai giudizi
civili pendenti alla data del 1° gennaio 2006.".
-------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263 ha disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le
disposizioni di cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis),
c-ter), c-quater), c-quinquies), e-bis) ed e-ter), 3-bis, e 3-ter,
lettera a), entrano in vigore il 1° gennaio 2006 e si applicano ai
procedimenti instaurati successivamente a tale data di entrata in
vigore.".
-------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51 ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis), c-ter), c-quater),
c-quinquies), e-bis) ed e-ter), 3-bis, e 3-ter, lettera a), entrano
in vigore il 1° marzo 2006 e si applicano ai procedimenti instaurati
successivamente a tale data di entrata in vigore.".
Art. 165.
(Costituzione dell'attore).

L'attore, entro dieci giorni dalla notificazione della citazione al
convenuto, ovvero entro cinque giorni nel caso di abbreviazione di
termini a norma del secondo comma dell'art. 163 bis, deve costituirsi
in giudizio a mezzo del procuratore, o personalmente nei casi
consentiti dalla legge, depositando in cancelleria la nota
d'iscrizione a ruolo e il proprio fascicolo contenente l'originale
della citazione, la procura e i documenti offerti in comunicazione.
Se si costituisce personalmente, deve dichiarare la residenza o
eleggere domicilio nel comune ove ha sede il tribunale.((131))

Se la citazione e' notificata a piu' persone, l'originale della
citazione deve essere inserito nel fascicolo entro dieci giorni
dall'ultima notificazione.

-----------------
AGGIORNAMENTO (131)
La L. 29 dicembre 2011, n. 218 ha disposto (con l'art. 2, comma 1)
che "Nei procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della
presente legge, l'articolo 165, primo comma, del codice di procedura
civile si interpreta nel senso che la riduzione del termine di
costituzione dell'attore ivi prevista si applica, nel caso di
opposizione a decreto ingiuntivo, solo se l'opponente abbia assegnato
all'opposto un termine di comparizione inferiore a quello di cui
all'articolo 163-bis, primo comma, del medesimo codice.".
Art. 166.
(Costituzione del convenuto).

Il convenuto deve costituirsi a mezzo del procuratore, o
personalmente nei casi consentiti dalla legge, almeno venti giorni
prima dell'udienza di comparizione fissata nell'atto di citazione, o
almeno dieci giorni prima nel caso di abbreviazione di termini a
norma del secondo comma dell'articolo 163-bis ovvero almeno venti
giorni prima dell'udienza fissata a norma dell'articolo 168-bis,
quinto comma, depositando in cancelleria il proprio fascicolo
contenente la comparsa di cui all'articolo 167 con la copia della
citazione notificata, la procura e i documenti che offre in
comunicazione.(67)((72))

---------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
Art. 167.
(Comparsa di risposta)

Nella comparsa di risposta il convenuto deve proporre tutte le sue
difese prendendo posizione sui fatti posti dall'attore a fondamento
della domanda, indicare ((le proprie generalita' e il codice
fiscale,)) i mezzi di prova di cui intende valersi e i documenti che
offre in comunicazione, formulare le conclusioni.

A pena di decadenza deve proporre le eventuali domande
riconvenzionali e le eccezioni processuali e di merito che non siano
rilevabili d'ufficio. Se e' omesso o risulta assolutamente incerto
l'oggetto o il titolo della domanda riconvenzionale, il giudice,
rilevata la nullita', fissa al convenuto un termine perentorio per
integrarla. Restano ferme le decadenze maturate e salvi i diritti
acquisiti anteriormente alla integrazione. (113a) (115) (116)

Se intende chiamare un terzo in causa, deve farne dichiarazione
nella stessa comparsa e provvede ai sensi dell'articolo 269.
(67) (72)

--------------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
--------------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto:
- (con l'art. 2, comma 3-quater) che la modifica di cui al presente
articolo ha effetto a decorrere dal 1° gennaio 2006.
- (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le disposizioni di cui ai
commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis), c-ter), e-bis) ed e-ter),
3-bis e 3-ter non si applicano ai giudizi civili pendenti alla data
del 1° gennaio 2006".
--------------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le
disposizioni di cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis),
c-ter), c-quater), c-quinquies), e-bis) ed e-ter), 3-bis, e 3-ter,
lettera a), entrano in vigore il 1° gennaio 2006 e si applicano ai
procedimenti instaurati successivamente a tale data di entrata in
vigore".
--------------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis), c-ter), c-quater),
c-quinquies), e-bis) ed e-ter), 3-bis, e 3-ter, lettera a), entrano
in vigore il 1° marzo 2006 e si applicano ai procedimenti instaurati
successivamente a tale data di entrata in vigore".
Art. 168.
(( (Iscrizione della causa a ruolo e formazione del fascicolo
d'ufficio). ))

((All'atto della costituzione dell'attore, o, se questi non si e'
costituito, all'atto della costituzione del convenuto, su
presentazione della nota d'iscrizione a ruolo, il cancelliere iscrive
la causa nel ruolo generale.

Contemporaneamente il cancelliere forma il fascicolo d'ufficio, nel
quale inserisce la nota d'iscrizione a ruolo, copia dell'atto di
citazione, delle comparse e delle memorie in carta non bollata e,
successivamente, i processi verbali d'udienza, i provvedimenti del
giudice, gli atti d'istruzione e la copia del dispositivo delle
sentenze)).
Art. 168-bis.
(Designazione del giudice istruttore).

Formato un fascicolo d'ufficio a norma dell'articolo precedente, il
cancelliere lo presenta senza indugio al presidente del tribunale, il
quale, con decreto scritto in calce della nota d'iscrizione al ruolo,
designa il giudice istruttore davanti al quale le parti debbono
comparire, se non creda di procedere egli stesso all'istruzione. Nei
tribunali divisi in piu' sezioni il presidente assegna la causa ad
una di esse, e il presidente di questa provvede nelle stesse forme
alla designazione del giudice istruttore.

La designazione del giudice istruttore deve in ogni caso avvenire
non oltre il secondo giorno successivo alla costituzione della parte
piu' diligente.

Subito dopo la designazione del giudice istruttore il cancelliere
iscrive la causa sul ruolo della sezione, su quello del giudice
istruttore e gli trasmette il fascicolo. (67) ((72))

Se nel giorno fissato per la comparizione il giudice istruttore
designato non tiene udienza, la comparizione delle parti e' d'ufficio
rimandata all'udienza immediatamente successiva tenuta dal giudice
designato. (67) ((72))

Il giudice istruttore puo' differire, con decreto da emettere entro
cinque giorni dalla presentazione del fascicolo, la data della prima
udienza fino ad un massimo di quarantacinque giorni. In tal caso il
cancelliere comunica alle parti costituite la nuova data della prima
udienza. PERIODO SOPPRESSO DAL D.L. 7 OTTOBRE 1994, N. 571,
CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L.6 DICEMBRE 1994, N. 673. (67)
((72))


---------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
---------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995.
Art. 169.
(( (Ritiro dei fascicoli di parte). ))

((Ciascuna parte puo' ottenere dal giudice istruttore
l'autorizzazione di ritirare il proprio fascicolo dalla cancelleria;
ma il fascicolo deve essere di nuovo depositato ogni volta che il
giudice lo disponga.

Ciascuna parte ha la facolta' di ritirare il fascicolo all'atto
della rimessione della causa al collegio a norma dell'art. 189, ma
deve restituirlo al piu' tardi al momento del deposito della comparsa
conclusionale)).
Art. 170.
(Notificazioni e comunicazioni nel corso del procedimento).

Dope la costituzione in giudizio tutte le notificazioni e le
comunicazioni si fanno al procuratore costituito, salvo che la legge
disponga altrimenti.

E' sufficiente la consegna di una sola copia dell'atto, anche se il
procuratore e' costituito per piu' parti.

Le notificazioni e le comunicazioni alla parte che si e' costituita
personalmente si fanno nella residenza dichiarata o nel domicilio
eletto.

Le comparse e le memorie consentite dal giudice si comunicano
mediante deposito in cancelleria oppure mediante notificazione o
mediante scambio documentato con l'apposizione sull'originale, in
calce o in margine, del visto della parte o del procuratore.
((PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 12 NOVEMBRE 2011, N. 183)). ((PERIODO
SOPPRESSO DALLA L. 12 NOVEMBRE 2011, N. 183)). ((PERIODO SOPPRESSO
DALLA L. 12 NOVEMBRE 2011, N. 183)). (116)

--------------------
AGGIORNAMENTO (116)
La L. 28 dicembre 2005, n. 263, come modificata dal D.L. 30
dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla L. 23
febbraio 2006, n. 51, ha disposto (con l'art. 2, comma 4) che "Le
disposizioni dei commi 1, 2 e 3 entrano in vigore il 1° marzo 2006 e
si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data
di entrata in vigore.
Art. 171.
(Ritardata costituzione delle parti).

Se nessuna delle parti si costituisce nei termini stabiliti, si
applicano le disposizioni dell'art. 307, primo e secondo comma.

Se una delle parti si e' costituita entro il termine
rispettivamente a lei assegnato, l'altra parte puo' costituirsi
successivamente fino alla prima udienza, ma restano ferme per il
convenuto le decadenze di cui all'articolo 167. (67) ((72))

La parte che non si costituisce neppure in tale udienza e'
dichiarata contumace con ordinanza del giudice istruttore, salva la
disposizione dell'art. 291.

--------------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
Sezione II
Della designazione del giudice istruttore

Art. 172.

((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 14 LUGLIO 1950, N. 581))
Art. 173.

((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 14 LUGLIO 1950, N. 581))
Art. 174.
(Immutabilita' del giudice istruttore).

Il giudice designato e' investito di tutta l'istruzione della causa
e della relazione al collegio.

Soltanto in caso di assoluto impedimento o di gravi esigenze di
servizio puo' essere sostituito con decreto del presidente. La
sostituzione puo' essere disposta, quando e' indispensabile, anche
per il compimento dei singoli atti.
CAPO II
Dell'istruzione della causa
Sezione I
Dei poteri del giudice istruttore in generale

Art. 175.
(Direzione del procedimento).

Il giudice istruttore esercita tutti i poteri intesi al piu'
sollecito e leale svolgimento del procedimento.

Egli fissa le udienze successive e i termini entro i quali le parti
debbono compiere gli atti processuali.

Quando il giudice ha omesso di provvedere a norma del comma
precedente, si applica la disposizione dell'articolo 289.
Art. 176.
(Forma dei provvedimenti).

Tutti i provvedimenti del giudice istruttore, salvo che la legge
disponga altrimenti, hanno la forma dell'ordinanza.

Le ordinanze pronunciate in udienza si ritengono conosciute dalle
parti presenti e da quelle che dovevano comparirvi; quelle
pronunciate fuori dell'udienza sono comunicate a cura del cancelliere
entro i tre giorni successivi. ((PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 12
NOVEMBRE 2011, N. 183)). (134)

--------------------
AGGIORNAMENTO (134)
La L. 12 novembre 2011, n. 183 ha disposto (con l'art. 25, comma 5)
che la presente modifica si applica decorsi trenta giorni dalla data
di entrata in vigore della legge medesima.
Art. 177.
(Effetto e revoca delle ordinanze).

Le ordinanze, comunque motivate, non possono mai pregiudicare la
decisione della causa.

Salvo quanto disposto dal seguente comma, le ordinanze possono
essere sempre modificate o revocate dal giudice che le ha
pronunciate.

Non sono modificabili ne' revocabili dal giudice che le ha
pronunciate:
1° le ordinanze pronunziate sull'accordo delle parti, in materia
della quale queste possono disporre; esse sono tuttavia revocabili
dal giudice istruttore o dal collegio, quando vi sia l'accordo di
tutte le parti;
2° le ordinanze dichiarate espressamente non impugnabili dalla
legge;
3) le ordinanze per le quali la legge predisponga uno speciale
mezzo di reclamo; (67) ((72))
4° NUMERO ABROGATO DALLA L. 26 NOVEMBRE 1990, N. 353. (67) ((72))

--------------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 89, comma 1) la proroga dell'entrata in vigore
dell'abrogazione del numero 4 del terzo comma del presente articolo
dal 1° gennaio 1993 al 2 gennaio 1994;
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
Art. 178.
(Controllo del collegio sulle ordinanze).

Le parti, senza bisogno di mezzi d'impugnazione, possono proporre
al collegio quando la causa e' rimessa a questo a norma dell'art.
189, tutte le questioni risolute dal giudice istruttore con ordinanza
revocabile.

L'ordinanza del giudice istruttore, che non operi in funzione di
giudice unico, quando dichiara l'estinzione del processo e'
impugnabile dalle parti con reclamo immediato al collegio. (67)
((72))

Il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio di dieci
giorni, decorrente dalla pronuncia della ordinanza se avvenuta in
udienza, o altrimenti decorrente dalla comunicazione dell'ordinanza
medesima.

Il reclamo e' presentato con semplice dichiarazione nel verbale
d'udienza, o con ricorso al giudice istruttore.

Se il reclamo e' presentato in udienza, il giudice assegna nella
stessa udienza, ove le parti lo richiedano, il termine per la
comunicazione di una memoria, e quello successivo per la
comunicazione di una replica. Se il reclamo e' proposto con ricorso,
questo e' comunicato a mezzo della cancelleria alle altre parti,
insieme con decreto, in calce, del giudice istruttore, che assegna un
termine per la comunicazione dell'eventuale memoria di risposta.
Scaduti tali termini, il collegio provvede entro i quindici giorni
successivi. (67) ((72))

COMMA ABROGATO DALLA L. 26 NOVEMBRE 1990, N. 353. (67) ((72))

COMMA ABROGATO DALLA L. 26 NOVEMBRE 1990, N. 353. (67) ((72))

COMMA ABROGATO DALLA L. 26 NOVEMBRE 1990, N. 353. (67) ((72))

---------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 89, comma 1) la proroga dell'entrata in vigore
dell'abrogazione del numero 4 del terzo comma del presente articolo
dal 1° gennaio 1993 al 2 gennaio 1994;
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
---------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
Art. 179.
(Ordinanze di condanna a pene pecuniarie).

Se la legge non dispone altrimenti, le condanne a pene pecuniarie
previste nel presente codice sono pronunciate con ordinanza del
giudice istruttore.

L'ordinanza pronunciata in udienza in presenza dell'interessato e
previa contestazione dell'addebito non e' impugnabile; altrimenti il
cancelliere la notifica al condannato, il quale, nel termine
perentorio di tre giorni, puo' proporre reclamo con ricorso allo
stesso giudice che l'ha pronunciata. Questi, valutate le
giustificazioni addotte, pronuncia sul reclamo con ordinanza non
impugnabile.

Le ordinanze di condanna previste nel presente articolo
costituiscono titolo esecutivo.
Sezione II
Della trattazione della causa

Art. 180.
(( (Forma di trattazione). ))

((La trattazione della causa e' orale. Della trattazione della
causa si redige processo verbale)).
((113a)) ((115)) ((116))

--------------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto:
- (con l'art. 2, comma 3-quater) che la modifica di cui al presente
articolo ha effetto a decorrere dal 1° gennaio 2006.
- (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le disposizioni di cui ai
commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis), c-ter), e-bis) ed e-ter),
3-bis e 3-ter non si applicano ai giudizi civili pendenti alla data
del 1° gennaio 2006".
--------------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le
disposizioni di cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis),
c-ter), c-quater), c-quinquies), e-bis) ed e-ter), 3-bis, e 3-ter,
lettera a), entrano in vigore il 1° gennaio 2006 e si applicano ai
procedimenti instaurati successivamente a tale data di entrata in
vigore".
--------------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis), c-ter), c-quater),
c-quinquies), e-bis) ed e-ter), 3-bis, e 3-ter, lettera a), entrano
in vigore il 1° marzo 2006 e si applicano ai procedimenti instaurati
successivamente a tale data di entrata in vigore.".
Art. 181.
(Mancata comparizione delle parti).

((Se nessuna delle parti compare alla prima udienza, il giudice
fissa un'udienza successiva, di cui il cancelliere da' comunicazione
alle parti costituite. Se nessuna delle parti compare alla nuova
udienza, il giudice ordina che la causa sia cancellata dal ruolo e
dichiara l'estinzione del processo.))

Se l'attore costituito non comparisce alla prima udienza, e il
convenuto non chiede che si proceda in assenza di lui, il giudice
fissa una nuova udienza, della quale il cancelliere da' comunicazione
all'attore. Se questi non comparisce alla nuova udienza, il giudice,
se il convenuto non chiede che si proceda in assenza di lui, ordina
che la causa sia cancellata dal ruolo e dichiara l'estinzione del
processo.

---------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
---------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti.
Art. 182.
(Difetto di rappresentanza o di autorizzazione).

Il giudice istruttore verifica d'ufficio la regolarita' della
costituzione delle parti e, quando occorre, le invita a completare o
a mettere in regola gli atti e i documenti che riconosce difettosi.

((Quando rileva un difetto di rappresentanza, di assistenza o di
autorizzazione ovvero un vizio che determina la nullita' della
procura al difensore, il giudice assegna alle parti un termine
perentorio per la costituzione della persona alla quale spetta la
rappresentanza o l'assistenza, per il rilascio delle necessarie
autorizzazioni, ovvero per il rilascio della procura alle liti o per
la rinnovazione della stessa. L'osservanza del termine sana i vizi, e
gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono fin
dal momento della prima notificazione)).
Art. 183.
(Prima comparizione delle parti e trattazione della causa).

All'udienza fissata per la prima comparizione delle parti e la
trattazione il giudice istruttore verifica d'ufficio la regolarita'
del contraddittorio e, quando occorre, pronuncia i provvedimenti
previsti dall'articolo 102, secondo comma, dall'articolo 164,
secondo, terzo e quinto comma, dall'articolo 167, secondo e terzo
comma, dall'articolo 182 e dall'articolo 291, primo comma.

Quando pronunzia i provvedimenti di cui al primo comma, il giudice
fissa una nuova udienza di trattazione.

Il giudice istruttore fissa altresi' una nuova udienza se deve
procedersi a norma dell'articolo 185. (116)

Nell'udienza di trattazione ovvero in quella eventualmente fissata
ai sensi del terzo comma, il giudice richiede alle parti, sulla base
dei fatti allegati, i chiarimenti necessari e indica le questioni
rilevabili d'ufficio delle quali ritiene opportuna la trattazione.

Nella stessa udienza l'attore puo' proporre le domande e le
eccezioni che sono conseguenza della domanda riconvenzionale o delle
eccezioni proposte dal convenuto. Puo' altresi' chiedere di essere
autorizzato a chiamare un terzo ai sensi degli articoli 106 e 269,
terzo comma, se l'esigenza e' sorta dalle difese del convenuto. Le
parti possono precisare e modificare le domande, le eccezioni e le
conclusioni gia' formulate.

Se richiesto, il giudice concede alle parti i seguenti termini
perentori:
1) un termine di ulteriori trenta giorni per il deposito di memorie
limitate alle sole precisazioni o modificazioni delle domande, delle
eccezioni e delle conclusioni gia' proposte;
2) un termine di ulteriori trenta giorni per replicare alle domande
ed eccezioni nuove, o modificate dall'altra parte, per proporre le
eccezioni che sono conseguenza delle domande e delle eccezioni
medesime e per l'indicazione dei mezzi di prova e produzioni
documentali;
3) un termine di ulteriori venti giorni per le sole indicazioni di
prova contraria.

Salva l'applicazione dell'articolo 187, il giudice provvede sulle
richieste istruttorie fissando l'udienza di cui all'articolo 184 per
l'assunzione dei mezzi di prova ritenuti ammissibili e rilevanti. Se
provvede mediante ordinanza emanata fuori udienza, questa deve essere
pronunciata entro trenta giorni.

Nel caso in cui vengano disposti d'ufficio mezzi di prova con
l'ordinanza di cui al settimo comma, ciascuna parte puo' dedurre,
entro un termine perentorio assegnato dal giudice con la medesima
ordinanza, i mezzi di prova che si rendono necessari in relazione ai
primi nonche' depositare memoria di replica nell'ulteriore termine
perentorio parimenti assegnato dal giudice, che si riserva di
provvedere ai sensi del settimo comma.

Con l'ordinanza che ammette le prove il giudice puo' in ogni caso
disporre, qualora lo ritenga utile, il libero interrogatorio delle
parti; all'interrogatorio disposto dal giudice istruttore si
applicano le disposizioni di cui al terzo comma. (116)

((COMMA ABROGATO DALLA L. 12 NOVEMBRE 2011, N. 183)).
(113a)

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
---------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
---------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto:
- (con l'art. 2, comma 3-quater) che la modifica di cui al presente
articolo ha effetto a decorrere dal 1° gennaio 2006.
- (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le disposizioni di cui ai
commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis), c-ter), e-bis) ed e-ter),
3-bis e 3-ter non si applicano ai giudizi civili pendenti alla data
del 1° gennaio 2006".
---------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis), c-ter), c-quater),
c-quinquies), e-bis) ed e-ter), 3-bis, e 3-ter, lettera a), entrano
in vigore il 1° marzo 2006 e si applicano ai procedimenti instaurati
successivamente a tale data di entrata in vigore.".
Art. 183-bis
(( (Passaggio dal rito ordinario al rito sommario di cognizione).))

((Nelle cause in cui il tribunale giudica in composizione
monocratica, il giudice nell'udienza di trattazione, valutata la
complessita' della lite e dell'istruzione probatoria, puo' disporre,
previo contraddittorio anche mediante trattazione scritta, con
ordinanza non impugnabile, che si proceda a norma dell'articolo
702-ter e invita le parti ad indicare, a pena di decadenza, nella
stessa udienza i mezzi di prova, ivi compresi i documenti, di cui
intendono avvalersi e la relativa prova contraria. Se richiesto, puo'
fissare una nuova udienza e termine perentorio non superiore a
quindici giorni per l'indicazione dei mezzi di prova e produzioni
documentali e termine perentorio di ulteriori dieci giorni per le
sole indicazioni di prova contraria.))
((144))

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AGGIORNAMENTO (144)
Il D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni
dalla L. 10 novembre 2014, n. 162, ha disposto (con l'art. 14, comma
2) che la presente modifica si applica ai procedimenti introdotti a
decorrere dal trentesimo giorno successivo all'entrata in vigore
della legge di conversione del decreto medesimo.
Art. 184.
(Udienza di assunzione dei mezzi di prova).

Nell'udienza fissata con l'ordinanza prevista ((dal settimo comma))
dell'articolo 183, il giudice istruttore procede all'assunzione dei
mezzi di prova ammessi. ((116))

((COMMA ABROGATO DAL D.L. 14 MARZO 2005, N. 35, CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 14 MAGGIO 2005, N. 80, COME MODIFICATO DALLA
L. 28 DICEMBRE 2005, N. 263)). ((116))
(113a)

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
--------------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto:
- (con l'art. 2, comma 3-quater) che la modifica di cui al presente
articolo ha effetto a decorrere dal 1° gennaio 2006.
- (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le disposizioni di cui ai
commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis), c-ter), e-bis) ed e-ter),
3-bis e 3-ter non si applicano ai giudizi civili pendenti alla data
del 1° gennaio 2006".
--------------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis), c-ter), c-quater),
c-quinquies), e-bis) ed e-ter), 3-bis, e 3-ter, lettera a), entrano
in vigore il 1° marzo 2006 e si applicano ai procedimenti instaurati
successivamente a tale data di entrata in vigore.".
Art. 184-bis.

((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 18 GIUGNO 2009, N. 69))
Art. 185.
(Tentativo di conciliazione).

((ll giudice istruttore, in caso di richiesta congiunta delle
parti, fissa la comparizione delle medesime al fine di interrogarle
liberamente e di provocarne la conciliazione. Il giudice istruttore
ha altresi' facolta' di fissare la predetta udienza di comparizione
personale a norma dell'articolo 117. Quando e' disposta la
comparizione personale, le parti hanno facolta' di farsi
rappresentare da un procuratore generale o speciale il quale deve
essere a conoscenza dei fatti della causa. La procura deve essere
conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata e deve
attribuire al procuratore il potere di conciliare o transigere la
controversia. Se la procura e' conferita con scrittura privata,
questa puo' essere autenticata anche dal difensore della parte. La
mancata conoscenza, senza giustificato motivo, dei fatti della causa
da parte del procuratore e' valutata ai sensi del secondo comma
dell'articolo 116)). ((116))

COMMA ABROGATO DALLA L. 26 NOVEMBRE 1990, N. 353. (67) (72)

Il tentativo di conciliazione puo' essere rinnovato in qualunque
momento dell'istruzione.

Quando le parti si sono conciliate, si forma processo verbale della
convenzione conclusa. Il processo verbale costituisce titolo
esecutivo.

---------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 89, comma 1) la proroga dell'entrata in vigore
dell'abrogazione del presente articolo dal 1° gennaio 1993 al 2
gennaio 1994;
- (con l'art. 92, comma 1) che "Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni anteriormente
vigenti."
---------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Ai giudizi pendenti
a tale data si applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni
anteriormente vigenti."
---------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis), c-ter), c-quater),
c-quinquies), e-bis) ed e-ter), 3-bis, e 3-ter, lettera a), entrano
in vigore il 1° marzo 2006 e si applicano ai procedimenti instaurati
successivamente a tale data di entrata in vigore.".
Art. 185-bis.
(( (Proposta di conciliazione del giudice) ))

((Il giudice, alla prima udienza, ovvero sino a quando e' esaurita
l'istruzione, formula alle parti ove possibile, avuto riguardo alla
natura del giudizio, al valore della controversia e all'esistenza di
questioni di facile e pronta soluzione di diritto, una proposta
transattiva o conciliativa. La proposta di conciliazione non puo'
costituire motivo di ricusazione o astensione del giudice.))
Art. 186.
(Pronuncia dei provvedimenti).

Sulle domande e sulle eccezioni delle parti, il giudice istruttore,
sentite le loro ragioni, da' in udienza i provvedimenti opportuni; ma
puo' anche riservarsi di pronunciarli entro i cinque giorni
successivi.
Art. 186-bis.
(Ordinanza per il pagamento di somme non contestate).

Su istanza di parte il giudice istruttore puo' disporre, fino al
momento della precisazione delle conclusioni, il pagamento delle
somme non contestate dalle parti costituite. ((Se l'istanza e'
proposta fuori dall'udienza il giudice dispone la comparizione delle
parti ed assegna il termine per la notificazione)). ((116))

L'ordinanza costituisce titolo esecutivo e conserva la sua
efficacia in caso di estinzione del processo.

L'ordinanza e' soggetta alla disciplina delle ordinanze revocabili
di cui agli articoli 177, primo e secondo comma, e 178, primo comma.
(67) (72)

---------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
---------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti.
---------------
AGGIORNAMENTO (116)
La L. 28 dicembre 2005, n. 263, come modificata dal D.L. 30
dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla L. 23
febbraio 2006, n. 51, ha disposto (con l'art. 2, comma 4) che "Le
disposizioni dei commi 1, 2 e 3 entrano in vigore il 1° marzo 2006 e
si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data
di entrata in vigore."
Art. 186-ter.
(Istanza di ingiunzione).

Fino al momento della precisazione delle conclusioni, quando
ricorrano i presupposti di cui all'articolo 633, primo comma, numero
1), e secondo comma, e di cui all'articolo 634, la parte puo'
chiedere al giudice istruttore, in ogni stato del processo, di
pronunciare con ordinanza ingiunzione di pagamento o di consegna.
((Se l'istanza e' proposta fuori dall'udienza il giudice dispone la
comparizione delle parti ed assegna il termine per la
notificazione)). ((116))

L'ordinanza deve contenere i provvedimenti previsti dall'articolo
641, ultimo comma, ed e' dichiarata provvisoriamente esecutiva ove
ricorrano i presupposti di cui all'articolo 642, nonche', ove la
controparte non sia rimasta contumace, quelli di cui all'articolo
648, primo comma. La provvisoria esecutorieta' non puo' essere mai
disposta ove la controparte abbia disconosciuto la scrittura privata
prodotta contro di lei o abbia proposto querela di falso contro
l'atto pubblico.

L'ordinanza e' soggetta alla disciplina delle ordinanze revocabili
di cui agli articoli 177 e 178, primo comma.

Se il processo si estingue l'ordinanza che non ne sia gia' munita
acquista efficacia esecutiva ai sensi dell'articolo 653, primo comma.

Se la parte contro cui e' pronunciata l'ingiunzione e' contumace,
l'ordinanza deve essere notificata ai sensi e per gli effetti
dell'articolo 644. In tal caso l'ordinanza deve altresi' contenere
l'espresso avvertimento che, ove la parte non si costituisca entro il
termine di venti giorni dalla notifica, diverra' esecutiva ai sensi
dell'articolo 647.

L'ordinanza dichiarata esecutiva costituisce titolo per
l'iscrizione dell'ipoteca giudiziale.
(67) (72)

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti.
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AGGIORNAMENTO (116)
La L. 28 dicembre 2005, n. 263, come modificata dal D.L. 30
dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla L. 23
febbraio 2006, n. 51, ha disposto (con l'art. 2, comma 4) che "Le
disposizioni dei commi 1, 2 e 3 entrano in vigore il 1° marzo 2006 e
si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data
di entrata in vigore."
Art. 186-quater.
(Ordinanza successiva alla chiusura dell'istruzione).

Esaurita l'istruzione, il giudice istruttore, su istanza della
parte che ha proposto domanda di condanna al pagamento di somme
ovvero alla consegna o al rilascio di beni, puo' disporre con
ordinanza il pagamento ovvero la consegna o il rilascio, nei limiti
per cui ritiene gia' raggiunta la prova. Con l'ordinanza il giudice
provvede sulle spese processuali.

L'ordinanza e' titolo esecutivo. Essa e' revocabile con la sentenza
che definisce il giudizio.

Se, dopo la pronuncia dell'ordinanza, il processo si estingue,
l'ordinanza acquista l'efficacia della sentenza impugnabile
sull'oggetto dell'istanza.

((L'ordinanza acquista l'efficacia della sentenza impugnabile
sull'oggetto dell'istanza se la parte intimata non manifesta entro
trenta giorni dalla sua pronuncia in udienza o dalla comunicazione,
con ricorso notificato all'altra parte e depositato in cancelleria,
la volonta' che sia pronunciata la sentenza)). ((116))

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AGGIORNAMENTO (116)
La L. 28 dicembre 2005, n. 263, come modificata dal D.L. 30
dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla L. 23
febbraio 2006, n. 51, ha disposto (con l'art. 2, comma 4) che "Le
disposizioni dei commi 1, 2 e 3 entrano in vigore il 1° marzo 2006 e
si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data
di entrata in vigore."
Art. 187.
(Provvedimenti del giudice istruttore).

Il giudice istruttore, se ritiene che la causa sia matura per la
decisione di merito senza bisogno di assunzione di mezzi di prova,
rimette le parti davanti al collegio.

Puo' rimettere le parti al collegio affinche' sia decisa
separatamente una questione di merito avente carattere preliminare,
solo quando la decisione di essa puo' definire il giudizio.

Il giudice provvede analogamente se sorgono questioni attinenti
alla giurisdizione o alla competenza o ad altre pregiudiziali, ma
puo' anche disporre che siano decise unitamente al merito.

Qualora il collegio provveda a norma dell'articolo 279, secondo
comma, numero 4), i termini ((di cui all'articolo 183, ottavo
comma)), non concessi prima della rimessione al collegio, sono
assegnati dal giudice istruttore, su istanza di parte, nella prima
udienza dinanzi a lui. (67) (72)

Il giudice da' ogni altra disposizione relativa al processo

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
Art. 188.
(Attivita' istruttoria del giudice).

Il giudice istruttore provvede all'assunzione dei mezzi di prova e,
esaurita l'istruzione, rimette le parti al collegio per la decisione
a norma dell'articolo seguente.

Art. 189.
(Rimessione al collegio).

Il giudice istruttore, quando rimette la causa al collegio, a norma
dei primi tre commi dell'articolo 187 o dell'articolo 188, invita le
parti a precisare davanti a lui le conclusioni che intendono
sottoporre al collegio stesso, nei limiti di quelle formulate negli
atti introduttivi o a norma dell'articolo 183. Le conclusioni di
merito debbono essere interamente formulate anche nei casi previsti
dall'articolo 187, secondo e terzo comma. (67) ((72))

La rimessione investe il collegio di tutta la causa, anche quando
avviene a norma dell'art. 187, secondo e terzo comma.

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
Art. 190.
(Comparse conclusionali e memorie).

Le comparse conclusionali debbono essere depositate entro il
termine perentorio di sessanta giorni dalla rimessione della causa al
collegio e le memorie di replica entro i venti giorni successivi.

Per il deposito delle comparse conclusionali il giudice istruttore,
quando rimette la causa al collegio, puo' fissare un termine piu'
breve, comunque non inferiore a venti giorni.

(67) ((72))
--------------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
Art. 190-bis.

((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51))
((90))

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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Sezione III
Dell'istruzione probatoria
§ 1
Della nomina e delle indagini del consulente tecnico

Art. 191.
(Nomina del consulente tecnico).

((Nei casi previsti dagli articoli 61 e seguenti il giudice
istruttore, con ordinanza ai sensi dell'articolo 183, settimo comma,
o con altra successiva ordinanza, nomina un consulente, formula i
quesiti e fissa l'udienza nella quale il consulente deve comparire)).

Possono essere nominati piu' consulenti soltanto in caso di grave
necessita' o quando la legge espressamente lo dispone.
Art. 192.
(Astensione e ricusazione del consulente).

L'ordinanza e' notificata al consulente tecnico a cura del
cancelliere, con invito a comparire all'udienza fissata dal giudice.

Il consulente che non ritiene di accettare l'incarico o quello che,
obbligato a prestare il suo ufficio, intende astenersi, deve farne
denuncia o istanza al giudice che l'ha nominato almeno tre giorni
prima dell'udienza di comparizione; nello stesso termine le parti
debbono proporre le loro istanze di ricusazione, depositando nella
cancelleria ricorso al giudice istruttore.

Questi provvede con ordinanza non impugnabile.

Art. 193.
(Giuramento del consulente).

All'udienza di comparizione il giudice istruttore ricorda al
consulente l'importanza delle funzioni che e' chiamato ad adempiere,
e ne riceve il giuramento di bene e fedelmente adempiere le funzioni
affidategli al solo scopo di fare conoscere ai giudici la verita'.

Art. 194.
(Attivita' del consulente).

Il consulente tecnico assiste alle udienze alle quali e' invitato
dal giudice istruttore; compie, anche fuori della circoscrizione
giudiziaria, le indagini di cui all'articolo 62, da se' solo o
insieme col giudice secondo che questi dispone. Puo' essere
autorizzato a domandare chiarimenti alle parti, ad assumere
informazioni da terzi e a eseguire piante, calchi e rilievi.

Anche quando il giudice dispone che il consulente compia indagini
da se' solo, le parti possono intervenire alle operazioni in persona
e a mezzo dei propri consulenti tecnici e dei difensori, e possono
presentare al consulente, per iscritto o a voce, osservazioni e
istanze.
Art. 195.
(Processo verbale e relazione).

Delle indagini del consulente si forma processo verbale, quando
sono compiute con l'intervento del giudice istruttore, ma questi puo'
anche disporre che il consulente rediga relazione scritta.

Se le indagini sono compiute senza l'intervento del giudice, il
consulente deve farne relazione, nella quale inserisce anche le
osservazioni e le istanze delle parti.

((La relazione deve essere trasmessa dal consulente alle parti
costituite nel termine stabilito dal giudice con ordinanza resa
all'udienza di cui all'articolo 193. Con la medesima ordinanza il
giudice fissa il termine entro il quale le parti devono trasmettere
al consulente le proprie osservazioni sulla relazione e il termine,
anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulente deve
depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e
una sintetica valutazione sulle stesse)).
Art. 196.
(Rinnovazione delle indagini e sostituzione del consulente).

Il giudice ha sempre la facolta' di disporre la rinnovazione delle
indagini e, per gravi motivi, la sostituzione del consulente tecnico.
Art. 197.
(Assistenza all'udienza e audizione in camera di consiglio).

Quando lo ritiene opportuno il presidente invita il consulente
tecnico ad assistere alla discussione davanti al collegio e ad
esprimere il suo parere in camera di consiglio in presenza delle
parti, le quali possono chiarire e svolgere le loro ragioni per mezzo
dei difensori.
Art. 198.
(Esame contabile).

Quando e' necessario esaminare documenti contabili e registri, il
giudice istruttore puo' darne incarico al consulente tecnico,
affidandogli il compito di tentare la conciliazione delle parti.

Il consulente sente le parti e, previo consenso di tutte, puo'
esaminare anche documenti e registri non prodotti in causa. Di essi
tuttavia senza il consenso di tutte le parti non puo' fare menzione
nei processi verbali o nella relazione di cui all'articolo 195.
Art. 199.
(Processo verbale di conciliazione).

Se le parti si conciliano, si redige processo verbale della
conciliazione, che e' sottoscritto dalle parti e dal consulente
tecnico e inserito nel fascicolo d'ufficio.

Il giudice istruttore attribuisce con decreto efficacia di titolo
esecutivo al processo verbale.
Art. 200.
(Mancata conciliazione).

Se la conciliazione delle parti non riesce, il consulente espone i
risultati delle indagini compiute e il suo parere in una relazione,
che deposita in cancelleria nel termine fissato dal giudice
istruttore.

Le dichiarazioni delle parti, riportate dal consulente nella
relazione, possono essere valutate dal giudice a norma dell'articolo
116 secondo comma.

Art. 201.
(Consulente tecnico di parte).

Il giudice istruttore, con l'ordinanza di nomina del consulente,
assegna alle parti un termine entro il quale possono nominare, con
dichiarazione ricevuta dal cancelliere, un loro consulente tecnico.

Il consulente della parte, oltre ad assistere a norma dell'articolo
194 alle operazioni del consulente del giudice, partecipa all'udienza
e alla camera di consiglio ogni volta che vi interviene il consulente
del giudice, per chiarire e svolgere, con l'autorizzazione del
presidente, le sue osservazioni sui risultati delle indagini
tecniche.
§ 2
Dell'assunzione dei mezzi di prova in generale

Art. 202.
(Tempo, luogo e modo dell'assunzione).

Quando dispone mezzi di prova, il giudice istruttore, se non puo'
assumerli nella stessa udienza, stabilisce il tempo, il luogo e il
modo dell'assunzione.

Se questa non si esaurisce nell'udienza fissata, il giudice ne
differisce la prosecuzione ad un giorno prossimo.
Art. 203.
(Assunzione fuori della circoscrizione del tribunale).

Se i mezzi di prova debbono assumersi fuori della circoscrizione
del tribunale, il giudice istruttore delega a procedervi il giudice
istruttore del luogo, salvo che le parti richiedano concordemente e
il presidente del tribunale consenta che vi si trasferisca il giudice
stesso.

Nell'ordinanza di delega, il giudice delegante fissa il termine
entro il quale la prova deve assumersi e l'udienza di comparizione
delle parti per la prosecuzione del giudizio.

Il giudice delegato, su istanza della parte interessata, procede
all'assunzione del mezzo di prova e d'ufficio ne rimette il processo
verbale al giudice delegante prima dell'udienza fissata per la
prosecuzione del giudizio, anche se l'assunzione non e' esaurita.

Le parti possono rivolgere al giudice delegante, direttamente o a
mezzo del giudice delegato, istanza per la proroga del termine.
(88) ((90))

---------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 204.
(Rogatorie alle autorita' estere e ai consoli italiani).

Le rogatorie dei giudici italiani alle autorita' estere per
l'esecuzione di provvedimenti istruttori sono trasmesse per via
diplomatica.

Quando la rogatoria riguarda cittadini italiani residenti
all'estero, il giudice istruttore delega il console competente, che
provvede a norma della legge consolare.

Per l'assunzione dei mezzi di prova e la prosecuzione del giudizio
il giudice pronuncia i provvedimenti previsti negli ultimi tre commi
dell'articolo precedente.
Art. 205.
(Risoluzione degli incidenti relativi alla prova).

Il giudice che procede all'assunzione dei mezzi di prova, anche se
delegato a norma dell'articolo 203, pronuncia con ordinanza su tutte
le questioni che sorgono nel corso della stessa.

Art. 206.
(Assistenza delle parti all'assunzione).

Le parti possono assistere personalmente all'assunzione dei mezzi
di prova.

Art. 207.
(Processo verbale dell'assunzione).

Dell'assunzione dei mezzi di prova si redige processo verbale sotto
la direzione del giudice.

Le dichiarazioni delle parti e dei testimoni sono riportate in
prima persona e sono lette al dichiarante ((...)).

Il giudice, quando lo ritiene opportuno, nel riportare le
dichiarazioni descrive il contegno della parte e del testimone.
Art. 208.
(Decadenza dall'assunzione).

Se non si presenta la parte su istanza della quale deve iniziarsi o
preseguirsi la prova, il giudice istruttore la dichiara decaduta dal
diritto di farla assumere, salvo che l'altra parte presente non ne
chieda l'assunzione.

La parte interessata puo' chiedere nell'udienza successiva al
giudice la revoca dell'ordinanza che ha pronunciato la sua decadenza
dal diritto di assumere la prova. Il giudice dispone la revoca con
ordinanza, quando riconosce che la mancata comparizione e' stata
cagionata da causa non imputabile alla stessa parte.
(67) ((72))

---------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
---------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
Art. 209.
(Chiusura dell'assunzione).

Il giudice istruttore dichiara chiusa l'assunzione quando sono
eseguiti i mezzi ammessi o quando, dichiarata la decadenza di cui
all'articolo precedente, non vi sono altri mezzi da assumere, oppure
quando egli ravvisa superflua, per i risultati gia' raggiunti, la
ulteriore assunzione.

§ 3
Dell'esibizione delle prove

Art. 210.
(Ordine di esibizione alla parte o al terzo).

Negli stessi limiti entro i quali puo' essere ordinata a norma
dell'articolo 118 l'ispezione di cose in possesso di una parte o di
un terzo, il giudice istruttore, su istanza di parte, puo' ordinare
all'altra parte o a un terzo di esibire in giudizio un documento o
altra cosa di cui ritenga necessaria l'acquisizione al processo.

Nell'ordinare l'esibizione, il giudice da' i provvedimenti
opportuni circa il tempo, il luogo e il modo dell'esibizione.

Se l'esibizione importa una spesa, questa deve essere in ogni caso
anticipata dalla parte che ha proposta l'istanza di esibizione.
Art. 211.
(Tutela dei diritti del terzo).

Quando l'esibizione e' ordinata ad un terzo, il giudice istruttore
deve cercare di conciliare nel miglior modo possibile l'interesse
della giustizia col riguardo dovuto ai diritti del terzo, e prima di
ordinare l'esibizione puo' disporre che il terzo sia citato in
giudizio, assegnando alla parte istante un termine per provvedervi.

Il terzo puo' sempre fare opposizione contro l'ordinanza di
esibizione, intervenendo nel giudizio prima della scadenza del
termine assegnatogli.
Art. 212.
(Esibizione di copia del documento e dei libri di commercio).

Il giudice istruttore puo' disporre che, in sostituzione
dell'originale, si esibisca una copia anche fotografica o un estratto
autentico del documento.

Nell'ordinare l'esibizione di libri di commercio o di registri al
fine di estrarne determinate partite, il giudice, su istanza
dell'interessato, puo' disporre che siano prodotti estratti, per la
formazione dei quali nomina un notaio e, quando occorre, un esperto
affinche' lo assista.
Art. 213.
(Richiesta d'informazioni alla pubblica amministrazione).

Fuori dei casi previsti negli articoli 210 e 211, il giudice puo'
richiedere d'ufficio alla pubblica amministrazione le informazioni
scritte relative ad atti e documenti dell'amministrazione stessa, che
e' necessario acquisire al processo.
§ 4
Del riconoscimento e della verificazione della scrittura privata

Art. 214.
(Disconoscimento della scrittura privata).

Colui contro il quale e' prodotta una scrittura privata, se intende
disconoscerla, e' tenuto a negare formalmente la propria scrittura o
la propria sottoscrizione.

Gli eredi o aventi causa possono limitarsi a dichiarare di non
conoscere la scrittura o la sottoscrizione del loro autore.

Art. 215.
(Riconoscimento tacito della scrittura privata).

La scrittura privata prodotta in giudizio si ha per riconosciuta:
1) se la parte, alla quale la scrittura e' attribuita o contro la
quale e' prodotta, e' contumace, salva la disposizione dell'articolo
293 terzo comma;
2) se la parte comparsa non la disconosce o non dichiara di non
conoscerla nella prima udienza o nella prima risposta successiva alla
produzione.

Quando nei casi ammessi dalla legge la scrittura e' prodotta in
copia autentica, il giudice istruttore puo' concedere un termine per
deliberare alla parte che ne fa istanza nei modi di cui al numero 2.
Art. 216.
(Istanza di verificazione).

La parte che intende valersi della scrittura disconosciuta deve
chiederne la verificazione, proponendo i mezzi di prova che ritiene
utili e producendo o indicando le scritture che possono servire di
comparazione.

L'istanza per la verificazione puo' anche proporsi in via
principale con citazione, quando la parte dimostra di avervi
interesse; ma se il convenuto riconosce la scrittura, le spese sono
poste a carico dell'attore.
Art. 217.
(Custodia della scrittura e provvedimenti istruttori).

Quando e' chiesta la verificazione, il giudice istruttore dispone
le cautele opportune per la custodia del documento, stabilisce il
termine per il deposito in cancelleria delle scritture di
comparazione, nomina, quando occorre, un consulente tecnico e
provvede all'ammissione delle altre prove.

Nel determinare le scritture che debbono servire di comparazione,
il giudice ammette, in mancanza di accordo delle parti, quelle la cui
provenienza dalla persona che si afferma autrice della scrittura e'
riconosciuta oppure accertata per sentenza di giudice o per atto
pubblico.
Art. 218.
(Scritture di comparazione presso depositari).

Se le scritture di comparazione si trovano presso depositari
pubblici o privati e l'asportazione non ne e' vietata, il giudice
istruttore puo' disporre il deposito in cancelleria in un termine da
lui fissato.

Se la comparazione deve eseguirsi nel luogo dove si trovano le
scritture, il giudice da' le disposizioni necessarie per le
operazioni, che debbono compiersi in presenza del depositario.

Art. 219.
(Redazione di scritture di comparazione).

Il giudice istruttore puo' ordinare alla parte di scrivere sotto
dettatura, anche alla presenza del consulente tecnico.

Se la parte invitata a comparire personalmente non si presenta o
rifiuta di scrivere senza giustificato motivo, la scrittura si puo'
ritenere riconosciuta.
Art. 220.
(Pronuncia del collegio).

Sull'istanza di verificazione pronuncia sempre il collegio.

Il collegio, nella sentenza che dichiara la scrittura o la
sottoscrizione di mano della parte che l'ha negata, puo' condannare
quest'ultima a una pena pecuniaria non inferiore a lire cinquecento e
non superiore a lire diecimila. ((2))

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AGGIORNAMENTO (2)
Il D.Lgs. 9 aprile 1948, n. 438 ha disposto (con l'art. 3, comma 1)
che "Le pene pecuniarie previste dal Codice di procedura civile sono
moltiplicate per quattro".
§ 5
Della querela di falso

Art. 221.
(Modo di proposizione e contenuto della querela).

La querela di falso puo' proporsi tanto in via principale quanto in
corso di causa in qualunque stato e grado di giudizio, finche' la
verita' del documento non sia stata accertata con sentenza passata in
giudicato.

La querela deve contenere, a pena di nullita', l'indicazione degli
elementi e delle prove della falsita', e deve essere proposta
personalmente dalla parte oppure a mezzo di procuratore speciale, con
atto di citazione o con dichiarazione da unirsi al verbale d'udienza.

E' obbligatorio l'intervento nel processo del pubblico ministero.
Art. 222.
(Interpello della parte che ha prodotto la scrittura).

Quando e' proposta querela di falso in corso di causa, il giudice
istruttore interpella la parte che ha prodotto il documento se
intende valersene in giudizio. Se la risposta e' negativa, il
documento non e' utilizzabile in causa; se e' affermativa, il
giudice, che ritiene il documento rilevante, autorizza la
presentazione della querela nella stessa udienza o in una successiva;
ammette i mezzi istruttori che ritiene idonei, e dispone i modi e i
termini della loro assunzione.
Art. 223.
(Processo verbale di deposito del documento).

Nell'udienza in cui e' presentata la querela, si forma processo
verbale di deposito nelle mani del cancelliere del documento
impugnato.

Il processo verbale e' redatto in presenza del pubblico ministero e
delle parti, e deve contenere la descrizione dello stato in cui il
documento si trova, con indicazione delle cancellature, abrasioni,
aggiunte, scritture interlineari e di ogni altra particolarita' che
vi si riscontra.

Il giudice istruttore, il pubblico ministero e il cancelliere
appongono la firma sul documento. Il giudice puo' anche ordinare che
di esso sia fatta copia fotografica.
Art. 224.
(Sequestro del documento).

Se il documento impugnato di falso si trova presso un depositario,
il giudice istruttore puo' ordinarne il sequestro con le forme
previste nel codice di procedura penale, dopo di che si redige il
processo verbale di cui all'articolo precedente.

Se non e' possibile il deposito del documento in cancelleria, il
giudice dispone le necessarie cautele per la conservazione di esso e
redige il processo verbale alla presenza del depositario, nel luogo
dove il documento si trova.
Art. 225.
(Decisione sulla querela).

Sulla querela di falso pronuncia sempre il collegio.

Il giudice istruttore puo' rimettere le parti al collegio per la
decisione sulla querela indipendentemente dal merito. In tal caso, su
istanza di parte, ((puo' disporre che la trattazione della causa
continui davanti a se')) relativamente a quelle domande che possono
essere decise indipendentemente dal documento impugnato.
Art. 226.
(Contenuto della sentenza).

Il collegio, con la sentenza che rigetta la querela di falso,
ordina la restituzione del documento e dispone che, a cura del
cancelliere, sia fatta menzione della sentenza sull'originale o sulla
copia che ne tiene luogo; condanna inoltre la parte querelante a una
pena pecuniaria non inferiore a lire mille e non superiore a lire
diecimila. ((2))

Con la sentenza che accerta la falsita' il collegio, anche
d'ufficio, da' le disposizioni di cui all'articolo 480 del codice di
procedura penale.

--------------------
AGGIORNAMENTO (2)
Il D.Lgs. 9 aprile 1948, n. 438 ha disposto (con l'art. 3, comma 1)
che "Le pene pecuniarie previste dal Codice di procedura civile sono
moltiplicate per quattro".
Art. 227.
(Esecuzione della sentenza che ha pronunciato sulla querela).

L'esecuzione delle sentenze previste nell'articolo precedente non
puo' aver luogo prima che siano passate in giudicato.

Se non e' richiesta dalle parti, l'esecuzione e' promossa dal
pubblico ministero a spese del soccombente con l'osservanza, in
quanto applicabili, delle norme dell'articolo 481 del codice di
procedura penale.
§ 6
Della confessione giudiziale e dell'interrogatorio formale

Art. 228.
(Confessione giudiziale).

La confessione giudiziale e' spontanea o provocata mediante
interrogatorio formale.

Art. 229.
(Confessione spontanea).

La confessione spontanea puo' essere contenuta in qualsiasi atto
processuale firmato dalla parte personalmente, salvo il caso
dell'articolo 117.
Art. 230.
(Modo dell'interrogatorio).

L'interrogatorio deve essere dedotto per articoli separati e
specifici.

Il giudice istruttore procede all'assunzione dell'interrogatorio
nei modi e termini stabiliti nell'ordinanza che l'ammette.

Non possono farsi domande su fatti diversi da quelli formulati nei
capitoli, a eccezione delle domande su cui le parti concordano e che
il giudice ritiene utili; ma il giudice puo' sempre chiedere i
chiarimenti opportuni sulle risposte date.
Art. 231.
(Risposta).

La parte interrogata deve rispondere personalmente. Essa non puo'
servirsi di scritti preparati, ma il giudice istruttore puo'
consentirle di valersi di note o appunti, quando deve fare
riferimento a nomi o a cifre, o quando particolari circostanze lo
consigliano.
Art. 232.
(Mancata risposta).

Se la parte non si presenta o rifiuta di rispondere senza
giustificato motivo, il collegio, valutato ogni altro elemento di
prova, puo' ritenere come ammessi i fatti dedotti
nell'interrogatorio.

Il giudice istruttore, che riconosce giustificata la mancata
presentazione della parte per rispondere all'interrogatorio, dispone
per l'assunzione di esso anche fuori della sede giudiziaria.
§ 7
Del giuramento

Art. 233.
(Deferimento del giuramento decisorio).

Il giuramento decisorio puo' essere deferito in qualunque stato
della causa davanti al giudice istruttore, con dichiarazione fatta
all'udienza dalla parte o dal procuratore munito di mandato speciale
o con atto sottoscritto dalla parte.

Esso deve essere formulato in articoli separati, in modo chiaro e
specifico.
Art. 234.
(Riferimento).

Finche' non abbia dichiarato di essere pronta a giurare, la parte,
alla quale il giuramento decisorio e' stato deferito, puo' riferirlo
all'avversario nei limiti fissati dal codice civile.

Art. 235.
(Irrevocabilita').

La parte, che ha deferito o riferito il giuramento decisorio, non
puo' piu' revocarlo quando l'avversario ha dichiarato di essere
pronto a prestarlo.

Art. 236
(Caso di revocabilita').

Se nell'ammettere il giuramento decisorio il giudice modifica la
formula proposta dalla parte, questa puo' revocarlo.

Art. 237.
(Risoluzione delle contestazioni).

Le contestazioni sorte tra le parti circa l'ammissione del
giuramento decisorio sono decise dal collegio.

L'ordinanza del collegio che ammette il giuramento deve essere
notificata personalmente alla parte.
Art. 238.
(Prestazione).

Il giuramento decisorio e' prestato personalmente dalla parte ed e'
ricevuto dal giudice istruttore. Questi ammonisce il giurante
sull'importanza religiosa e morale dell'atto e sulle conseguenze
penali delle dichiarazioni false, e quindi lo invita a giurare.

Il giurante, in piedi, pronuncia a chiara voce le parole:
«consapevole della responsabilita' che col giuramento assumo davanti
a Dio e agli uomini, giuro.... », e continua ripetendo le parole
della formula su cui giura.
((82))

--------------------
AGGIORNAMENTO (82)
La Corte Costituzionale, con sentenza 30 settembre - 8 ottobre
1996, n. 334 (in G.U. 1a s.s. 16/10/1996, n. 42), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 238, secondo comma, del
codice di procedura civile, limitatamente alle parole "davanti a Dio
e agli uomini"" e ", in applicazione dell'art. 27 della legge 11
marzo 1953, n. 87, l'illegittimita' costituzionale dell'art. 238,
primo comma, seconda proposizione, del codice di procedura civile,
limitatamente alle parole "religiosa e"".
Art. 239.
(Mancata prestazione).

La parte alla quale il giuramento decisorio e' deferito, se non si
presenta senza giustificato motivo all'udienza all'uopo fissata, o,
comparendo, rifiuta di prestarlo o non lo riferisce all'avversario,
soccombe rispetto alla domanda o al punto di fatto relativamente al
quale il giuramento e' stato ammesso; e del pari soccombe la parte
avversaria, se rifiuta di prestare il giuramento che le e' riferito.

Il giudice istruttore, se ritiene giustificata la mancata
comparizione della parte che deve prestare il giuramento, provvede a
norma dell'articolo 232 secondo comma.
Art. 240.
(Deferimento del giuramento suppletorio).

Nelle cause riservate alla decisione collegiale, il giuramento
suppletorio puo' essere deferito esclusivamente dal collegio.
(67) ((72))

--------------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
Art. 241.
(Ammissibilita' e contenuto del giuramento d'estimazione).

Il giuramento sul valore della cosa domandata puo' essere deferito
dal collegio a una delle parti, soltanto se non e' possibile
accertare altrimenti il valore della cosa stessa. In questo caso il
collegio deve anche determinare la somma fino a concorrenza della
quale il giuramento avra' efficacia.

Art. 242.
(Divieto di riferire il giuramento suppletorio).

Il giuramento deferito d'ufficio a una delle parti non puo' da
questa essere riferito all'altra.

Art. 243.
(Rinvio alle norme sul giuramento decisorio).

Per la prestazione del giuramento deferito d'ufficio si applicano
le disposizioni relative al giuramento decisorio.
§ 8
Della prova per testimoni

Art. 244.
(Modo di deduzione).

La prova per testimoni deve essere dedotta mediante indicazione
specifica delle persone da interrogare e dei fatti, formulati in
articoli separati, sui quali ciascuna di esse deve essere
interrogata.

COMMA ABROGATO DALLA L. 26 NOVEMBRE 1990, N. 353. (67) ((72))

COMMA ABROGATO DALLA L. 26 NOVEMBRE 1990, N. 353. (67) ((72))

---------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 89, comma 1) la proroga dell'entrata in vigore
dell'abrogazione del presente articolo dal 1° gennaio 1993 al 2
gennaio 1994;
- (con l'art. 92, comma 1) che "Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni anteriormente
vigenti."
---------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Ai giudizi pendenti
a tale data si applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni
anteriormente vigenti."
Art. 245.
(Ordinanza di ammissione).

Con l'ordinanza che ammette la prova il giudice istruttore riduce
le liste dei testimoni sovrabbondanti ed elimina i testimoni che non
possono essere sentiti per legge.

La rinuncia fatta da una parte all'audizione dei testimoni da essa
indicati non ha effetto se le altre non vi aderiscono e se il giudice
non vi consente.
Art. 246.
(Incapacita' a testimoniare).

Non possono essere assunte come testimoni le persone aventi nella
causa un interesse che potrebbe legittimare la loro partecipazione al
giudizio.

Art. 247.
(Divieto di testimoniare).

Non possono deporre il coniuge ancorche' separato, i parenti o
affini in linea retta e coloro che sono legati a una delle parti da
vincoli di affiliazione, salvo che la causa verta su questioni di
stato, di separazione personale o relative a rapporti di famiglia.
((23))

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AGGIORNAMENTO (23)
La Corte Costituzionale, con sentenza 10 - 23 luglio 1974, n. 248
(in G.U. 1a s.s. 31/07/1974, n. 201), ha dichiarato "la
illegittimita' costituzionale dell'art. 247 del codice di procedura
civile".
Art. 248.
(Audizione dei minori degli anni quattordici).

I minori degli anni quattordici possono essere sentiti solo quando
la loro audizione e' resa necessaria da particolari circostanze. Essi
non prestano giuramento.
((24))

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AGGIORNAMENTO (24)
La Corte Costituzionale, con sentenza 4 - 11 giugno 1975, n. 139
(in G.U. 1a s.s. 18/06/1975, n. 159), ha dichiarato "la
illegittimita' costituzionale dell'art. 248 del codice di procedura
civile".
Art. 249.
(Facolta' d'astensione).

Si applicano all'audizione dei testimoni le disposizioni ((degli
articoli 200, 201 e 202 del codice di procedura penale)) relative
alla facolta' d'astensione dei testimoni.
Art. 250.
(Intimazione ai testimoni).

L'ufficiale giudiziario, su richiesta della parte interessata,
intima ai testimoni ammessi dal giudice istruttore di comparire nel
luogo, nel giorno e nell'ora fissati, indicando il giudice che assume
la prova e la causa nella quale debbono essere sentiti.

L'intimazione di cui al primo comma, se non e' eseguita in mani
proprie del destinatario o mediante servizio postale, e' effettuata
in busta chiusa e sigillata.

((L'intimazione al testimone ammesso su richiesta delle parti
private a comparire in udienza puo' essere effettuata dal difensore
attraverso l'invio di copia dell'atto mediante lettera raccomandata
con avviso di ricevimento o a mezzo posta elettronica certificata o a
mezzo telefax.)) ((134))

Il difensore che ha spedito l'atto da notificare con lettera
raccomandata deposita nella cancelleria del giudice copia dell'atto
inviato, attestandone la conformita' all'originale, e l'avviso di
ricevimento.

--------------------
AGGIORNAMENTO (134)
La L. 12 novembre 2011, n. 183 ha disposto (con l'art. 25, comma 5)
che la presente modifica si applica decorsi trenta giorni dalla data
di entrata in vigore della legge medesima.
Art. 251.
(Giuramento dei testimoni).

I testimoni sono esaminati separatamente.

Il giudice istruttore ammonisce il testimone sulla importanza
religiosa e morale del giuramento e sulle conseguenze penali delle
dichiarazioni false o reticenti, e legge la formula: "consapevole
della responsabilita' che con il giuramento assumete davanti a Dio e
agli uomini, giurate di dire la verita', null'altro che la verita'".
Quindi il testimone, in piedi, presta il giuramento pronunciando le
parole: "lo giuro". (33) ((74))

--------------------
AGGIORNAMENTO (33)
La Corte Costituzionale, con sentenza 2 - 10 ottobre 1979, n. 117
(in G.U. 1a s.s. 17/10/1979, n. 284), ha dichiarato "la
illegittimita' costituzionale dell'art. 251, secondo comma, del
codice di procedura civile, nella parte in cui, dopo le parole "il
giudice istruttore ammonisce il testimone sulla importanza
religiosa..." e dopo le parole "consapevole della responsabilita' che
con il giuramento assumete davanti a Dio..." non e' contenuto
l'inciso "se credente"".251
--------------------
AGGIORNAMENTO (74)
La Corte Costituzionale, con sentenza 4 - 5 maggio 1995, n. 149 (in
G.U. 1a s.s. 10/05/1995, n. 19), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 251, secondo comma, del codice di procedura
civile:
a) nella parte in cui prevede che il giudice istruttore "ammonisce
il testimone sull'importanza religiosa, se credente, e morale del
giuramento e sulle", anziche' stabilire che il giudice istruttore
"avverte il testimone dell'obbligo di dire la verita' e delle";
b) nella parte in cui prevede che il giudice istruttore "legge la
formula: "Consapevole della responsabilita' che con il giuramento
assumete davanti a Dio, se credente, e agli uomini, giurate di dire
la verita', null'altro che la verita'", anziche' stabilire che il
giudice istruttore "lo invita a rendere la seguente dichiarazione:
"Consapevole della responsabilita' morale e giuridica che assumo con
la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verita' e a non
nascondere nulla di quanto e' a mia conoscenza";
c) nella parte in cui prevede: "Quindi il testimone, in piedi,
presta il giuramento pronunciando le parole: "lo giuro"".
Art. 252.
(Identificazione dei testimoni).

Il giudice istruttore richiede al testimone il nome, il cognome, la
paternita', l'eta' e la professione, lo invita a dichiarare se ha
rapporti di parentela, affinita', affiliazione o dipendenza con
alcuna delle parti, oppure interesse nella causa.

Le parti possono fare osservazioni sull'attendibilita' del
testimone, e questi deve fornire in proposito i chiarimenti
necessari. Delle osservazioni e dei chiarimenti si fa menzione nel
processo verbale prima dell'audizione del testimone.
Art. 253.
(Interrogazioni e risposte).

Il giudice istruttore interroga il testimone sui fatti intorno ai
quali e' chiamato a deporre. Puo' altresi' rivolgergli, d'ufficio o
su istanza di parte, tutte le domande che ritiene utili a chiarire i
fatti medesimi.

E' vietato alle parti e al pubblico ministero di interrogare
direttamente i testimoni.

Alle risposte dei testimoni si applica la disposizione
dell'articolo 231.
Art. 254.
(Confronto dei testimoni).

Se vi sono divergenze tra le deposizioni di due o piu' testimoni,
il giudice istruttore, su istanza di parte o d'ufficio, puo' disporre
che essi siano messi a confronto.
Art. 255.
(Mancata comparizione dei testimoni).

Se il testimone regolarmente intimato non si presenta, il giudice
istruttore puo' ordinare una nuova intimazione oppure disporne
l'accompagnamento all'udienza stessa o ad altra successiva. Con la
medesima ordinanza il giudice, in caso di mancata comparizione senza
giustificato motivo, puo' condannarlo ad una pena pecuniaria non
inferiore a 100 euro e non superiore a 1.000 euro. ((In caso di
ulteriore mancata comparizione senza giustificato motivo, il giudice
dispone l'accompagnamento del testimone all'udienza stessa o ad altra
successiva e lo condanna a una pena pecuniaria non inferiore a 200
euro e non superiore a 1.000 euro)).(116)

Se il testimone si trova nell'impossibilita' di presentarsi o ne e'
esentato dalla legge o dalle convenzioni internazionali, il giudice
si reca nella sua abitazione o nel suo ufficio; e, se questi sono
situati fuori della circoscrizione del tribunale, delega all'esame il
giudice istruttore del luogo. (88) (90)

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AGGIORNAMENTO (2)
Il D.Lgs. 9 aprile 1948, n. 438 ha disposto (con l'art. 3, comma 1)
che "Le pene pecuniarie previste dal Codice di procedura civile sono
moltiplicate per quattro".
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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (116)
La L. 28 dicembre 2005, n. 263, come modificata dal D.L. 30
dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla L. 23
febbraio 2006, n. 51, ha disposto (con l'art. 2, comma 4) che "Le
disposizioni dei commi 1, 2 e 3 entrano in vigore il 1° marzo 2006 e
si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data
di entrata in vigore."
Art. 256.
(Rifiuto di deporre e falsita' della testimonianza).

Se il testimone, presentandosi, rifiuta di giurare o di deporre
senza giustificato motivo, o se vi e' fondato sospetto che egli non
abbia detto la verita' o sia stato reticente, il giudice istruttore
lo denuncia al pubblico ministero, al quale trasmette copia del
processo verbale. ((PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 28 DICEMBRE 2005, N.
263)). ((116))

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AGGIORNAMENTO (116)
La L. 28 dicembre 2005, n. 263, come modificata dal D.L. 30
dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla L. 23
febbraio 2006, n. 51, ha disposto (con l'art. 2, comma 4) che "Le
disposizioni dei commi 1, 2 e 3 entrano in vigore il 1° marzo 2006 e
si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data
di entrata in vigore."
Art. 257.
(Assunzione di nuovi testimoni e rinnovazione dell'esame).

Se alcuno dei testimoni si riferisce, per la conoscenza dei fatti,
ad altre persone, il giudice istruttore puo' disporre d'ufficio che
esse siano chiamate a deporre.

Il giudice puo' anche disporre che siano sentiti i testimoni dei
quali ha ritenuto l'audizione superflua a norma dell'articolo 245 o
dei quali ha consentito la rinuncia; e del pari puo' disporre che
siano nuovamente esaminati i testimoni gia' interrogati, al fine di
chiarire la loro deposizione o di correggere irregolarita' avveratesi
nel precedente esame.
Art. 257-bis.
(( (Testimonianza scritta). ))

((Il giudice, su accordo delle parti, tenuto conto della natura
della causa e di ogni altra circostanza, puo' disporre di assumere la
deposizione chiedendo al testimone, anche nelle ipotesi di cui
all'articolo 203, di fornire, per iscritto e nel termine fissato, le
risposte ai quesiti sui quali deve essere interrogato.

Il giudice, con il provvedimento di cui al primo comma, dispone che
la parte che ha richiesto l'assunzione predisponga il modello di
testimonianza in conformita' agli articoli ammessi e lo faccia
notificare al testimone.

Il testimone rende la deposizione compilando il modello di
testimonianza in ogni sua parte, con risposta separata a ciascuno dei
quesiti, e precisa quali sono quelli cui non e' in grado di
rispondere, indicandone la ragione.

Il testimone sottoscrive la deposizione apponendo la propria firma
autenticata su ciascuna delle facciate del foglio di testimonianza,
che spedisce in busta chiusa con plico raccomandato o consegna alla
cancelleria del giudice.

Quando il testimone si avvale della facolta' d'astensione di cui
all'articolo 249, ha l'obbligo di compilare il modello di
testimonianza, indicando le complete generalita' e i motivi di
astensione.

Quando il testimone non spedisce o non consegna le risposte scritte
nel termine stabilito, il giudice puo' condannarlo alla pena
pecuniaria di cui all'articolo 255, primo comma.

Quando la testimonianza ha ad oggetto documenti di spesa gia'
depositati dalle parti, essa puo' essere resa mediante dichiarazione
sottoscritta dal testimone e trasmessa al difensore della parte nel
cui interesse la prova e' stata ammessa, senza il ricorso al modello
di cui al secondo comma.

Il giudice, esaminate le risposte o le dichiarazioni, puo' sempre
disporre che il testimone sia chiamato a deporre davanti a lui o
davanti al giudice delegato)).
§ 9
Delle ispezioni, delle riproduzioni meccaniche e degli esperimenti

Art. 258.
(Ordinanza d'ispezione).

L'ispezione di luoghi, di cose mobili e immobili, o delle persone
e' disposta dal giudice istruttore, il quale fissa il tempo, il luogo
e il modo dell'ispezione.
Art. 259.
(Modo dell'ispezione).

All'ispezione procede personalmente il giudice istruttore,
assistito, quando occorre, da un consulente tecnico, anche se
l'ispezione deve eseguirsi fuori della circoscrizione del tribunale,
tranne che esigenze di servizio gli impediscano di allontanarsi dalla
sede. In tal caso delega il giudice istruttore del luogo a norma
dell'articolo 203.
(88) ((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 260.
(Ispezione corporale).

Il giudice istruttore puo' astenersi dal partecipare all'ispezione
corporale e disporre che vi proceda il solo consulente tecnico.

All'ispezione corporale deve procedersi con ogni cautela diretta a
garantire il rispetto della persona.

Art. 261.
(Riproduzioni, copie ed esperimenti).

Il giudice istruttore puo' disporre che siano eseguiti rilievi,
calchi e riproduzioni anche fotografiche di oggetti, documenti e
luoghi, e, quando occorre, rilevazioni cinematografiche o altre che
richiedono l'impiego di mezzi, strumenti o procedimenti meccanici.

Egualmente, per accertare se un fatto sia o possa essersi
verificato in un dato modo, il giudice puo' ordinare di procedere
alla riproduzione del fatto stesso, facendone eventualmente eseguire
la rilevazione fotografica o cinematografica.

Il giudice presiede all'esperimento e, quando occorre, ne affida
l'esecuzione a un esperto che presta giuramento a norma dell'articolo
193.

Art. 262.
(Poteri del giudice istruttore).

Nel corso dell'ispezione o dell'esperimento il giudice istruttore
puo' sentire testimoni per informazioni e dare i provvedimenti
necessari per l'esibizione della cosa o per accedere alla localita'.

Puo' anche disporre l'accesso in luoghi appartenenti a persone
estranee al processo, sentite se e' possibile queste ultime, e
prendendo in ogni caso le cautele necessarie alla tutela dei loro
interessi.
§ 10
Del rendimento dei conti

Art. 263.
(Presentazione e accettazione del conto).

Se il giudice ordina la presentazione di un conto, questo deve
essere depositato in cancelleria con i documenti giustificativi,
almeno cinque giorni prima dell'udienza fissata per la discussione di
esso.

Se il conto viene accettato, il giudice istruttore ne da' atto nel
processo verbale e ordina il pagamento delle somme che risultano
dovute. L'ordinanza non e' impugnabile e costituisce titolo
esecutivo.
Art. 264.
(Impugnazione e discussione).

La parte che impugna il conto deve specificare le partite che
intende contestare. Se chiede un termine per la specificazione, il
giudice istruttore fissa un'udienza per tale scopo.

Se le parti, in seguito alla discussione, concordano nel risultato
del conto, il giudice provvede a norma del secondo comma
dell'articolo precedente.

In ogni caso il giudice puo' disporre, con ordinanza non
impugnabile, il pagamento del sopravanzo che risulta dal conto o
dalla discussione dello stesso.
Art. 265.
(Giuramento).

Il collegio puo' ammettere il creditore a determinare con
giuramento le somme a lui dovute, se la parte tenuta al rendiconto
non lo presenta o rimane contumace. Si applica in tal caso la
disposizione dell'articolo 241.

Il collegio puo' altresi' ordinare a chi rende il conto di
asseverare con giuramento le partite per le quali non si puo' o non
si suole richiedere ricevuta; ma puo' anche ammetterle senza
giuramento, quando sono verosimili e ragionevoli.
Art. 266.
(Revisione del conto approvato).

La revisione del conto che la parte ha approvato puo' essere
chiesta, anche in separato processo, soltanto in caso di errore
materiale, omissione, falsita' o duplicazione di partite.
Sezione IV
Dell'intervento di terzi e della riunione di procedimenti
§ 1
Dell'intervento di terzi

Art. 267.
(Costituzione del terzo interveniente).

Per intervenire nel processo a norma dell'articolo 105, il terzo
deve costituirsi presentando in udienza o depositando in cancelleria
una comparsa formata a norma dell'articolo 167 con le copie per le
altre parti, i documenti e la procura.

Il cancelliere da' notizia dell'intervento alle altre parti, se la
costituzione del terzo non e' avvenuta in udienza.
Art. 268.
(Termine per l'intervento).

L'intervento puo' aver luogo sino a che non vengano precisate le
conclusioni.

Il terzo non puo' compiere atti che al momento dell'intervento non
sono piu' consentiti ad alcuna altra parte, salvo che comparisca
volontariamente per l'integrazione necessaria del contraddittorio.
(67) ((72))

--------------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
Art. 269.
(Chiamata di un terzo in causa).

Alla chiamata di un terzo nel processo a norma dell'articolo 106,
la parte provvede mediante citazione a comparire nell'udienza fissata
dal giudice istruttore ai sensi del presente articolo, osservati i
termini dell'articolo 163-bis.

Il convenuto che intenda chiamare un terzo in causa deve, a pena di
decadenza, farne dichiarazione nella comparsa di risposta e
contestualmente chiedere al giudice istruttore lo spostamento della
prima udienza allo scopo di consentire la citazione del terzo nel
rispetto dei termini dell'articolo 163-bis. Il giudice istruttore,
entro cinque giorni dalla richiesta, provvede con decreto a fissare
la data della nuova udienza. Il decreto e' comunicato dal cancelliere
alle parti costituite. La citazione e' notificata al terzo a cura del
convenuto.

Ove, a seguito delle difese svolte dal convenuto nella comparsa di
risposta, sia sorto l'interesse dell'attore a chiamare in causa un
terzo, l'attore deve, a pena di decadenza, chiederne l'autorizzazione
al giudice istruttore nella prima udienza. Il giudice istruttore, se
concede l'autorizzazione, fissa una nuova udienza allo scopo di
consentire la citazione del terzo nel rispetto dei termini
dell'articolo 163-bis. La citazione e' notificata al terzo a cura
dell'attore entro il termine perentorio stabilito dal giudice.

La parte che chiama in causa il terzo deve depositare la citazione
notificata entro il termine previsto dall'articolo 165, e il terzo
deve costituirsi a norma dell'articolo 166.

((Nell'ipotesi prevista dal terzo comma restano ferme per le parti
le preclusioni ricollegate alla prima udienza di trattazione, ma i
termini eventuali di cui al sesto comma dell'articolo 183 sono
fissati dal giudice istruttore nella udienza di comparizione del
terzo)). ((116))
(67) (72)

---------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
---------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
---------------
AGGIORNAMENTO (116)
La L. 28 dicembre 2005, n. 263, come modificata dal D.L. 30
dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla L. 23
febbraio 2006, n. 51, ha disposto (con l'art. 2, comma 4) che "Le
disposizioni dei commi 1, 2 e 3 entrano in vigore il 1° marzo 2006 e
si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data
di entrata in vigore."
Art. 270.
(( (Chiamata di un terzo per ordine del giudice). ))

((La chiamata di un terzo nel processo a norma dell'art. 107 puo'
essere ordinata in ogni momento dal giudice istruttore per una
udienza che all'uopo egli fissa.

Se nessuna delle parti provvede alla citazione del terzo, il
giudice istruttore dispone con ordinanza non impugnabile la
cancellazione della causa dal ruolo)).
Art. 271.
(Costituzione del terzo chiamato).

Al terzo si applicano, con riferimento all'udienza per la quale e'
citato, le disposizioni degli articoli 166 e 167, primo comma. Se
intende chiamare a sua volta in causa un terzo, deve farne
dichiarazione a pena di decadenza nella comparsa di risposta ed
essere poi autorizzato dal giudice ai sensi del terzo comma
dell'articolo 269.
(67) (72) ((86))

--------------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995".
--------------------
AGGIORNAMENTO (86)
La Corte Costituzionale, con sentenza 18 - 23 luglio 1997, n. 334
(in G.U. 1a s.s. 30/07/1997, n. 31), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 271 del codice di procedura civile, nella
parte in cui non prevede per il terzo chiamato in causa
l'applicazione dell'art. 167, secondo comma, del medesimo codice".
Art. 272.
(Decisione delle questioni relative all'intervento).

Le questioni relative all'intervento sono decise dal collegio
insieme col merito, salvo che il giudice istruttore disponga a norma
dell'articolo 187 secondo comma.
§ 2
Della riunione dei procedimenti

Art. 273.
(Riunione di procedimenti relativi alla stessa causa).

Se piu' procedimenti relativi alla stessa causa pendono davanti
allo stesso giudice, questi, anche d'ufficio, ne ordina la riunione.

Se il giudice istruttore o il presidente della sezione ha notizia
che per la stessa causa pende procedimento davanti ad altro giudice o
ad altra sezione dello stesso tribunale, ne riferisce al presidente,
il quale, sentite le parti, ordina con decreto la riunione,
determinando la sezione o designando il giudice davanti al quale il
procedimento deve proseguire.

Art. 274.
(Riunione di procedimenti relativi a cause connesse).

Se piu' procedimenti relativi a cause connesse pendono davanti allo
stesso giudice, questi, anche d'ufficio, puo' disporne la riunione.

Se il giudice istruttore o il presidente della sezione ha notizia
che per una causa connessa pende procedimento davanti ad altro
giudice o davanti ad altra sezione dello stesso tribunale, ne
riferisce al presidente, il quale, sentite le parti, ordina con
decreto che le cause siano chiamate alla medesima udienza davanti
allo stesso giudice o alla stessa sezione per i provvedimenti
opportuni.
Art. 274-bis.

((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51))
((90))

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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
CAPO III
Della decisione della causa

Art. 275.
(Decisione del collegio).

Rimessa la causa al collegio, la sentenza e' depositata in
cancelleria entro sessanta giorni dalla scadenza del termine per il
deposito delle memorie di replica di cui all'articolo 190.

Ciascuna delle parti, nel precisare le conclusioni, puo' chiedere
che la causa sia discussa oralmente dinanzi al collegio. In tal caso,
fermo restando il rispetto dei termini indicati nell'articolo 190 per
il deposito delle difese scritte, la richiesta deve essere riproposta
al presidente del tribunale alla scadenza del termine per il deposito
delle memorie di replica.

Il presidente provvede sulla richiesta fissando con decreto la data
dell'udienza di discussione, da tenersi entro sessanta giorni.

Nell'udienza il giudice istruttore fa le relazione orale della
causa. Dopo la relazione, il presidente ammette le parti alla
discussione; la sentenza e' depositata in cancelleria entro i
sessanta giorni successivi.
(67) ((72))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
Art. 276.
(Deliberazione).

La decisione e' deliberata in segreto nella camera di consiglio. Ad
essa possono partecipare soltanto i giudici che hanno assistito alla
discussione.

Il collegio, sotto la direzione del presidente, decide gradatamente
le questioni pregiudiziali proposte dalle parti o rilevabili
d'ufficio e quindi il merito della causa.

La decisione e' presa a maggioranza di voti. Il primo a votare e'
il relatore, quindi l'altro giudice e infine il presidente.

Se intorno a una questione si prospettano piu' soluzioni e non si
forma la maggioranza alla prima votazione, il presidente mette ai
voti due delle soluzioni per escluderne una, quindi mette ai voti la
non esclusa e quella eventualmente restante, e cosi' successivamente
finche' le soluzioni siano ridotte a due, sulle quali avviene la
votazione definitiva.

Chiusa la votazione, il presidente scrive e sottoscrive il
dispositivo. La motivazione e' quindi stesa dal relatore, a meno che
il presidente non creda di stenderla egli stesso o affidarla
all'altro giudice.
Art. 277.
(Pronuncia sul merito).

Il collegio nel deliberare sul merito deve decidere tutte le
domande proposte e le relative eccezioni, definendo il giudizio.

Tuttavia il collegio, anche quando il giudice istruttore gli ha
rimesso la causa a norma dell'articolo 187 primo comma, puo' limitare
la decisione ad alcune domande, se riconosce che per esse soltanto
non sia necessaria un'ulteriore istruzione, e se la loro sollecita
definizione e' di interesse apprezzabile per la parte che ne ha fatto
istanza.

Art. 278.
(( (Condanna generica - Provvisionale). ))

((Quando e' gia' accertata la sussistenza di un diritto, ma e'
ancora controversa la quantita' della prestazione dovuta, il
collegio, su istanza di parte, puo' limitarsi a pronunciare con
sentenza la condanna generica alla prestazione, disponendo con
ordinanza che il processo prosegua per la liquidazione.

In tal caso il collegio, con la stessa sentenza e sempre su istanza
di parte, puo' altresi' condannare il debitore al pagamento di una
provvisionale, nei limiti della quantita' per cui ritiene gia'
raggiunta la prova)).
Art. 279.
(Forma dei provvedimenti del collegio).

((Il collegio pronuncia ordinanza quando provvede soltanto su
questioni relative all'istruzione della causa, senza definire il
giudizio, nonche' quando decide soltanto questioni di competenza. In
tal caso, se non definisce il giudizio, impartisce con la stessa
ordinanza i provvedimenti per l'ulteriore istruzione della causa)).

Il collegio pronuncia sentenza:
1° quando definisce il giudizio, decidendo questioni di
giurisdizione ((...));
2° quando definisce il giudizio, decidendo questioni
pregiudiziali attinenti al processo o questioni preliminari di
merito;
3° quando definisce il giudizio, decidendo totalmente il merito;
4° quando, decidendo alcune delle questioni di cui ai numeri 1, 2
e 3, non definisce il giudizio e impartisce distinti provvedimenti
per l'ulteriore istruzione della causa;
5° quando, valendosi della facolta' di cui agli articoli 103,
secondo comma, e 104, secondo comma, decide solo alcune delle cause
fino a quel momento riunite, e con distinti provvedimenti dispone la
separazione delle altre cause e l'ulteriore istruzione riguardo alle
medesime, ovvero la rimessione al giudice inferiore delle cause di
sua competenza.

I provvedimenti per l'ulteriore istruzione, previsti dai numeri 4 e
5, sono dati con separata ordinanza.

I provvedimenti del collegio, che hanno forma di ordinanza,
comunque motivati, non possono mai pregiudicare la decisione della
causa; salvo che la legge disponga altrimenti, essi sono modificabili
e revocabili dallo stesso collegio, e non sono soggetti ai mezzi di
impugnazione previsti per le sentenze. Le ordinanze del collegio sono
sempre immediatamente esecutive. Tuttavia, quando sia stato proposto
appello immediato contro una delle sentenze previste dal n. 4 del
secondo comma, il giudice istruttore, su istanza concorde delle
parti, qualora ritenga che i provvedimenti dell'ordinanza collegiale
siano dipendenti da quelli contenuti nella sentenza impugnata, puo'
disporre con ordinanza non impugnabile che l'esecuzione o la
prosecuzione dell'ulteriore istruttoria sia sospesa sino alla
definizione del giudizio di appello.

L'ordinanza e' depositata in cancelleria insieme con la sentenza.
Art. 280.
(( (Contenuto e disciplina dell'ordinanza del collegio). ))

((Con la sua ordinanza il collegio fissa la udienza per la
comparizione delle parti davanti al giudice istruttore o davanti a
se' nel caso previsto nell'articolo seguente.

Il cancelliere inserisce l'ordinanza nel fascicolo di ufficio e ne
da tempestiva comunicazione alle parti a norma dell'art. 176 secondo
comma.

Per effetto dell'ordinanza il giudice istruttore e' investito di
tutti i poteri per l'ulteriore trattazione della causa)).
Art. 281.
(Rinnovazione di prove davanti al collegio).

Quando ne ravvisa la necessita', il collegio, anche d'ufficio, puo'
disporre la riassunzione davanti a se' di uno o piu' mezzi di prova.
((CAPO III-BIS
Del procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica))

Art. 281-bis.
(Norme applicabili).

Nel procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica
si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni dei capi
precedenti, ove non derogate dalle disposizioni del presente capo.
(88) ((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
--------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 281-ter.
(Poteri istruttori del giudice).

Il giudice puo' disporre d'ufficio la prova testimoniale
formulandone i capitoli, quando le parti nella esposizione dei fatti
si sono riferite a persone che appaiono in grado di conoscere la
verita'.
(88) ((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
--------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 281-quater.
(Decisione del tribunale in composizione monocratica).

Le cause nelle quali il tribunale giudica in composizione
monocratica sono decise, con tutti i poteri del collegio, dal giudice
designato a norma dell'articolo 168-bis o dell'articolo 484, secondo
comma.
(88) ((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
--------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 281-quinquies.
(Decisione a seguito di trattazione scritta o mista).

Il giudice, fatte precisare le conclusioni a norma dell'articolo
189, dispone lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie
di replica a norma dell'articolo 190 e, quindi, deposita la sentenza
in cancelleria entro trenta giorni dalla scadenza del termine per il
deposito delle memorie di replica.

Se una delle parti lo richiede, il giudice, disposto lo scambio
delle sole comparse conclusionali a norma dell'articolo 190, fissa
l'udienza di discussione orale non oltre trenta giorni dalla scadenza
del termine per il deposito delle comparse medesime; la sentenza e'
depositata entro i trenta giorni successivi all'udienza di
discussione.
(88) ((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
--------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 281-sexies.
(Decisione a seguito di trattazione orale).

Se non dispone a norma dell'articolo 281-quinquies, il giudice,
fatte precisare le conclusioni, puo' ordinare la discussione orale
della causa nella stessa udienza o, su istanza di parte, in
un'udienza successiva e pronunciare sentenza al termine della
discussione, dando lettura del dispositivo e della concisa
esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione.

In tal caso, la sentenza si intende pubblicata con la
sottoscrizione da parte del giudice del verbale che la contiene ed e'
immediatamente depositata in cancelleria.
(88) ((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
--------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
((CAPO III-TER
Dei rapporti tra collegio e giudice monocratico))

Art. 281-septies.
(Rimessione della causa al giudice monocratico).

Il collegio, quando rileva che una causa, rimessa davanti a lui per
la decisione, deve essere decisa dal tribunale in composizione
monocratica, rimette la causa davanti al giudice istruttore con
ordinanza non impugnabile perche' provveda, quale giudice
monocratico, a norma degli articoli 281-quater, 281-quinquies e
281-sexies.
(88) ((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
--------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 281-octies.
(Rimessione della causa al tribunale in composizione collegiale).

Il giudice, quando rileva che una causa, riservata per la decisione
davanti a se' in funzione di giudice monocratico, deve essere decisa
dal tribunale in composizione collegiale, provvede a norma degli
articoli 187, 188 e 189.
(88) ((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 281-nonies.
(Connessione).

In caso di connessione tra cause che debbono essere decise dal
tribunale in composizione collegiale e cause che debbono essere
decise dal tribunale in composizione monocratica, il giudice
istruttore ne ordina la riunione e, all'esito dell'istruttoria, le
rimette, a norma dell'articolo 189, al collegio, il quale pronuncia
su tutte le domande, a meno che disponga la separazione a norma
dell'articolo 279, secondo comma, numero 5).
(88) ((90))

--------------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
CAPO IV
Dell'esecutorieta' e della notificazione delle sentenze

Art. 282.
(Esecuzione provvisoria)

La sentenza di primo grado e' provvisoriamente esecutiva tra le
parti.
(67) ((72))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
--------------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti.
Art. 283.
(Provvedimenti sull'esecuzione provvisoria in appello).

Il giudice dell'appello, su istanza di parte, proposta con
l'impugnazione principale o con quella incidentale, quando sussistono
gravi e fondati motivi, anche in relazione alla possibilita' di
insolvenza di una delle parti, sospende in tutto o in parte
l'efficacia esecutiva o l'esecuzione della sentenza impugnata, con o
senza cauzione. (116)

((Se l'istanza prevista dal comma che precede e' inammissibile o
manifestamente infondata il giudice, con ordinanza non impugnabile,
puo' condannare la parte che l'ha proposta ad una pena pecuniaria non
inferiore ad euro 250 e non superiore ad euro 10.000. L'ordinanza e'
revocabile con la sentenza che definisce il giudizio)). ((134))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
---------------
AGGIORNAMENTO (116)
La L. 28 dicembre 2005, n. 263, come modificata dal D.L. 30
dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla L. 23
febbraio 2006, n. 51, ha disposto (con l'art. 2, comma 4) che "Le
disposizioni dei commi 1, 2 e 3 entrano in vigore il 1° marzo 2006 e
si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data
di entrata in vigore."
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AGGIORNAMENTO (134)
La L. 12 novembre 2011, n. 183 ha disposto (con l'art. 25, comma 5)
che la presente modifica si applica decorsi trenta giorni dalla data
di entrata in vigore della legge medesima.
Art. 284.

((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 4 LUGLIO 1950, N. 581))
Art. 285.
(Modo di notificazione della sentenza).

La notificazione della sentenza, al fine della decorrenza del
termine per l'impugnazione, si fa, su istanza di parte, a norma
dell'articolo 170 ((...)).
Art. 286.
(Notificazione nel caso d'interruzione)

Se dopo la chiusura della discussione si e' avverato uno dei casi
previsti nell'articolo 299, la notificazione della sentenza si puo'
fare, anche a norma dell'articolo 303 secondo comma, a coloro ai
quali spetta stare in giudizio.

Se si e' avverato uno dei casi previsti nell'articolo 301, la
notificazione si fa alla parte personalmente.


CAPO V
Della correzione delle sentenze e delle ordinanze

Art. 287.
(Casi di correzione).

Le sentenze contro le quali non sia stato proposto appello e le
ordinanze non revocabili possono essere corrette, su ricorso di
parte, dallo stesso giudice che le ha pronunciate, qualora egli sia
incorso in omissioni o in errori materiali o di calcolo.
((112))

--------------
AGGIORNAMENTO (112)
La Corte Cotituzionale con sentenza 28 ottobre - 10 novembre 2004,
n. 335 (in G.U. 1a s.s. 17/11/2004, n. 45) ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 287 del codice di
procedura civile limitatamente alle parole "contro le quali non sia
stato proposto appello"."
Art. 288.
(Procedimento di correzione).

Se tutte le parti concordano nel chiedere la stessa correzione, il
giudice provvede con decreto.

Se e' chiesta da una delle parti, il giudice, con decreto da
notificarsi insieme col ricorso a norma dell'articolo 170 primo e
terzo comma, fissa l'udienza nella quale le parti debbono comparire
davanti a lui. Sull'istanza il giudice provvede con ordinanza, che
deve essere annotata sull'originale del provvedimento.

Se e' chiesta la correzione di una sentenza dopo un anno dalla
pubblicazione, il ricorso e il decreto debbono essere notificati alle
altre parti personalmente.

Le sentenze possono essere impugnate relativamente alle parti
corrette nel termine ordinario decorrente dal giorno in cui e' stata
notificata l'ordinanza di correzione.
Art. 289.
(( (Integrazione dei provvedimenti istruttori). ))

((I provvedimenti istruttori, che non contengono la fissazione
dell'udienza successiva o del termine entro il quale le parti debbono
compiere gli atti processuali, possono essere integrati, su istanza
di parte o d'ufficio, entro il termine perentorio di sei mesi
dall'udienza in cui i provvedimenti furono pronunciati, oppure dalla
loro notificazione o comunicazione se prescritte.

L'integrazione e' disposta dal presidente del collegio nel caso di
provvedimento collegiale e dal giudice istruttore negli altri casi,
con decreto che e' comunicato a tutte le parti a cura del
cancelliere))
CAPO VI
Del procedimento in contumacia

Art. 290.
(Contumacia dell'attore).

Nel dichiarare la contumacia dell'attore a norma dell'articolo 171
ultimo comma, il giudice istruttore, se il convenuto ne fa richiesta,
ordina che sia proseguito il giudizio e da' le disposizioni previste
nell'articolo 187, altrimenti dispone che la causa sia cancellata dal
ruolo, e il processo si estingue.

Art. 291.
(( (Contumacia del convenuto). ))

((Se il convenuto non si costituisce e il giudice istruttore rileva
un vizio che importi nullita' nella notificazione della citazione,
fissa all'attore un termine perentorio per rinnovarla. La
rinnovazione impedisce ogni decadenza.

Se il convenuto non si costituisce neppure all'udienza fissata a
norma del comma precedente, il giudice provvede a norma dell'art.
171, ultimo comma.

Se l'ordine di rinnovazione della citazione di cui al primo comma
non e' eseguito, il giudice ordina la cancellazione della causa dal
ruolo e il processo si estingue a norma dell'art. 307, comma terzo)).
Art. 292.
(Notificazione e comunicazione di atti al contumace).

L'ordinanza che ammette l'interrogatorio o il giuramento, e le
comparse contenenti domande nuove o riconvenzionali da chiunque
proposte sono notificate personalmente al contumace nei termini che
il giudice istruttore fissa con ordinanza. ((54))

Le altre comparse si considerano comunicate con il deposito in
cancelleria e con l'apposizione del visto del cancelliere
sull'originale.

Tutti gli altri atti non sono soggetti a notificazione o
comunicazione.

Le sentenze sono notificate alla parte personalmente.
(47)

---------------------
AGGIORNAMENTO (47)
La Corte Costituzionale, con sentenza 25 - 28 novembre 1986, n. 250
(in G.U. 1a s.s. 03/12/1986, n. 250), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 292 c.p.c. nella parte in cui non prevede la
notificazione al contumace del verbale in cui si da' atto della
produzione della scrittura privata nei procedimenti di cognizione
ordinaria dinanzi al pretore e al conciliatore, di cui al Titolo II
del libro II del codice di procedura civile".
---------------------
AGGIORNAMENTO (54)
La Corte Costituzionale, con sentenza 18 maggio-6 giugno 1989, n.
317 (in G.U. 1a s.s. 14/06/1989, n. 24), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 292, primo comma, del
codice di procedura civile, in relazione all'art. 215, n. 1, dello
stesso codice, nella parte in cui non prevede la notificazione al
contumace del verbale in cui si da' atto della produzione della
scrittura privata non indicata in atti notificati in precedenza".
Art. 293.
(Costituzione del contumace).

((La parte che e' stata dichiarata contumace puo' costituirsi in
ogni momento del procedimento fino all'udienza di precisazione delle
conclusioni)). ((116))

La costituzione puo' avvenire mediante deposito di una comparsa,
della procura e dei documenti in cancelleria o mediante comparizione
all'udienza.

In ogni caso il contumace che si costituisce puo' disconoscere,
nella prima udienza o nel termine assegnatogli dal giudice
istruttore, le scritture contro di lui prodotte.

--------------------
AGGIORNAMENTO (116)
La L. 28 dicembre 2005, n. 263, come modificata dal D.L. 30
dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla L. 23
febbraio 2006, n. 51, ha disposto (con l'art. 2, comma 4) che "Le
disposizioni dei commi 1, 2 e 3 entrano in vigore il 1° marzo 2006 e
si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data
di entrata in vigore."
Art. 294.
(( (Rimessione in termini). ))

((Il contumace che si costituisce puo' chiedere al giudice
istruttore di essere ammesso a compiere attivita' che gli sarebbero
precluse, se dimostra che la nullita' della citazione o della sua
notificazione gli ha impedito di avere conoscenza del processo o che
la costituzione e' stata impedita da causa a lui non imputabile.

Il giudice, se ritiene verosimili i fatti allegati, ammette, quando
occorre, la prova dell'impedimento, e quindi provvede sulla
rimessione in termini delle parti.

I provvedimenti previsti nel comma precedente sono pronunciati con
ordinanza.

Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche se il
contumace che si costituisce intende svolgere, senza il consenso
delle altre parti, attivita' difensive che producono ritardo nella
rimessione al collegio della causa che sia gia' matura per la
decisione rispetto alle parti gia' costituite)).
CAPO VII
Della sospensione, interruzione ed estinzione del processo
Sezione I
Della sospensione del processo

Art. 295.
(Sospensione necessaria).

Il giudice dispone che il processo sia sospeso in ogni caso in cui
egli stesso o altro giudice deve risolvere una controversia, dalla
cui definizione dipende la decisione della causa.
(67) ((72))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
Art. 296.
(( (Sospensione su istanza delle parti). ))

((Il giudice istruttore, su istanza di tutte le parti, ove
sussistano giustificati motivi, puo' disporre, per una sola volta,
che il processo rimanga sospeso per un periodo non superiore a tre
mesi, fissando l'udienza per la prosecuzione del processo medesimo)).
Art. 297.
(Fissazione della nuova udienza dopo la sospensione).

Se col provvedimento di sospensione non e' stata fissata l'udienza
in cui il processo deve proseguire, le parti debbono chiederne la
fissazione entro il termine perentorio di ((tre mesi)) dalla
cessazione della causa di sospensione di cui all'art. 3 del Codice di
procedura penale o dal passaggio in giudicato della sentenza che
definisce la controversia civile o amministrativa di cui all'art.
295. (15)

Nell'ipotesi dell'articolo precedente l'istanza deve essere
proposta dieci giorni prima della scadenza del termine di
sospensione.

L'istanza si propone con ricorso al giudice istruttore o, in
mancanza, al presidente del tribunale.

Il ricorso, col decreto che fissa l'udienza, e' notificato a cura
dell'istante alle altre parti nel termine stabilito dal giudice.

--------------------
AGGIORNAMENTO (15)
La Corte Costituzionale, con sentenza 26 febbraio-4 marzo 1970, n.
34 (in G.U. 1a s.s. 11/03/1970, n. 64), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 297, comma primo, del
codice di procedura civile, nella parte in cui dispone la decorrenza
del termine utile per la richiesta di fissazione della nuova udienza
dalla cessazione della causa di sospensione anziche' dalla conoscenza
che ne abbiano le parti del processo sospeso".
Art. 298.
(Effetti della sospensione).

Durante la sospensione non possono essere compiuti atti del
procedimento.

La sospensione interrompe i termini in corso, i quali ricominciano
a decorrere dal giorno della nuova udienza fissata nel provvedimento
di sospensione o nel decreto di cui all'articolo precedente.
Sezione II
Dell'interruzione del processo

Art. 299.
(( (Morte o perdita della capacita' prima della costituzione). ))

((Se prima della costituzione in cancelleria o all'udienza davanti
al giudice istruttore, sopravviene la morte oppure la perdita della
capacita' di stare in giudizio di una delle parti o del suo
rappresentante legale o la cessazione di tale rappresentanza, il
processo e' interrotto, salvo che coloro ai quali spetta di
proseguirlo si costituiscano volontariamente, oppure l'altra parte
provveda a citarli in riassunzione, osservati i termini di cui
all'art. 163-bis)).
Art. 300.
(Morte o perdita della capacita' della parte costituita o del
contumace).

Se alcuno degli eventi previsti nell'articolo precedente si avvera
nei riguardi della parte che si e' costituita a mezzo di procuratore,
questi lo dichiara in udienza o lo notifica alle altre parti.

Dal momento di tale dichiarazione o notificazione il processo e'
interrotto, salvo che avvenga la costituzione volontaria o la
riassunzione a norma dell'articolo precedente.

Se la parte e' costituita personalmente, il processo e' interrotto
al momento dell'evento.

((Se l'evento riguarda la parte dichiarata contumace, il processo
e' interrotto dal momento in cui il fatto interruttivo e' documentato
dall'altra parte, o e' notificato ovvero e' certificato
dall'ufficiale giudiziario nella relazione di notificazione di uno
dei provvedimenti di cui all'articolo 292)).

Se alcuno degli eventi previsti nell'articolo precedente si avvera
o e' notificato dopo la chiusura della discussione davanti al
collegio, esso non produce effetto se non nel caso di riapertura
dell'istruzione.
(46)

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AGGIORNAMENTO (46)
La Corte Costituzionale, con sentenza 14 - 16 ottobre 1986, n. 220
(in G.U. 1a s.s. 22/11/1986, n. 50), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale degli artt. 75 e 300 c.p.c. nella parte in cui non
prevedono, ove emerga una situazione di scomparsa del convenuto, la
interruzione del processo e la segnalazione, ad opera del giudice,
del caso al Pubblico Ministero perche' promuova la nomina di un
curatore, nei cui confronti debba l'attore riassumere il giudizio".
Art. 301.
(Morte o impedimento del procuratore).

Se la parte e' costituita a mezzo di procuratore, il processo e'
interrotto dal giorno della morte, radiazione o sospensione del
procuratore stesso.

In tal caso si applica la disposizione dell'articolo 299.

Non sono cause d'interruzione la revoca della procura o la rinuncia
ad essa.

Art. 302.
(Prosecuzione del processo).

Nei casi previsti negli articoli precedenti la costituzione per
proseguire il processo puo' avvenire all'udienza o a norma
dell'articolo 166. Se non e' fissata alcuna udienza, la parte puo'
chiedere con ricorso al giudice istruttore o, in mancanza, al
presidente del tribunale la fissazione dell'udienza. Il ricorso e il
decreto sono notificati alle altre parti a cura dell'istante.

Art. 303.
(Riassunzione del processo).

Se non avviene la prosecuzione del processo a norma dell'articolo
precedente, l'altra parte puo' chiedere la fissazione dell'udienza,
notificando quindi il ricorso e il decreto a coloro che debbono
costituirsi per proseguirlo.

In caso di morte della parte il ricorso deve contenere gli estremi
della domanda, e la notificazione entro un anno dalla morte puo'
essere fatta collettivamente e impersonalmente agli eredi,
nell'ultimo domicilio del defunto.

Se vi sono altre parti in causa, il decreto e' notificato anche ad
esse.

Se la parte che ha ricevuto la notificazione non comparisce
all'udienza fissata, si procede in sua contumacia.
Art. 304.
(Effetti dell'interruzione).

In caso d'interruzione del processo si applica la disposizione
dell'articolo 298.

Art. 305.
(Mancata prosecuzione o riassunzione).

Il processo deve essere proseguito o riassunto entro il termine
perentorio di ((tre mesi)) dall'interruzione, altrimenti si estingue.
(10) (18)

--------------------
AGGIORNAMENTO (10)
La Corte Costituzionale, con sentenza 12 - 15 dicembre 1967, n. 139
(in G.U. 1a s.s. 23/12/1967, n. 321), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 305 del Codice di procedura civile per la
parte in cui fa decorrere dalla data dell'interruzione del processo
il termine per la sua prosecuzione e la sua riassunzione anche nei
casi regolati dal precedente art. 301".
--------------------
AGGIORNAMENTO (18)
La Corte Costituzionale, con sentenza 28 giugno-6 luglio 1971, n.
159 (in G.U. 1a s.s. 14/07/1971, n. 177), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 305 del codice di
procedura civile nella parte in cui dispone che il termine utile per
la prosecuzione o per la riassunzione del processo interrotto a sensi
dell'art. 299 dello stesso codice decorre dall'interruzione anziche'
dalla data in cui le parti ne abbiano avuto conoscenza".
Con la medesima sentenza ha inoltre dichiarato, in applicazione
dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, "l'illegittimita'
costituzionale del detto art. 305 nella parte in cui dispone che il
termine utile per la prosecuzione o per la riassunzione del processo
interrotto a sensi del precedente art. 300, comma terzo, decorre
dall'interruzione anziche' dalla data in cui le parti ne abbiano
avuto conoscenza".
Sezione III
Dell'estinzione del processo

Art. 306.
(Rinuncia agli atti del giudizio).

Il processo si estingue per rinuncia agli atti del giudizio quando
questa e' accettata dalle parti costituite che potrebbero aver
interesse alla prosecuzione. L'accettazione non e' efficace se
contiene riserve o condizioni.

Le dichiarazioni di rinuncia e di accettazione sono fatte dalle
parti o da loro procuratori speciali, verbalmente all'udienza o con
atti sottoscritti e notificati alle altre parti.

Il giudice, se la rinuncia e l'accettazione sono regolari, dichiara
l'estinzione del processo.

Il rinunciante deve rimborsare le spese alle altre parti, salvo
diverso accordo tra loro. La liquidazione delle spese e' fatta dal
giudice istruttore con ordinanza non impugnabile.

Art. 307.
(Estinzione del processo per inattivita' delle parti).

Se dopo la notificazione della citazione nessuna delle parti siasi
costituita entro il termine stabilito dall'art. 166, ovvero, se, dopo
la costituzione delle stesse, il giudice, nei casi previsti dalla
legge, abbia ordinata la cancellazione della causa dal ruolo, il
processo, salvo il disposto ((...)) dell'art. 181 e dell'art. 290,
deve essere riassunto davanti allo stesso giudice nel termine
perentorio di ((tre mesi)), che decorre rispettivamente dalla
scadenza del termine per la costituzione del convenuto a norma
dell'art. 166, o dalla data del provvedimento di cancellazione;
altrimenti il processo si estingue.

Il processo, una volta riassunto a norma del precedente comma, si
estingue se nessuna delle parti siasi costituita, ovvero se nei casi
previsti dalla legge il giudice ordini la cancellazione della causa
dal ruolo.

Oltre che nei casi previsti dai commi precedenti, e salvo diverse
disposizioni di legge, il processo si estingue altresi' qualora le
parti alle quali spetta di rinnovare la citazione, o di proseguire,
riassumere o integrare il giudizio, non vi abbiano provveduto entro
il termine perentorio stabilito dalla legge, o dal giudice che dalla
legge sia autorizzato a fissarlo. Quando la legge autorizza il
giudice a fissare il termine, questo non puo' essere inferiore ad un
mese ne' superiore a ((tre)).

((L'estinzione opera di diritto ed e' dichiarata, anche d'ufficio,
con ordinanza del giudice istruttore ovvero con sentenza del
collegio)).
Art. 308.
(( (Comunicazione e impugnabilita' dell'ordinanza). ))

((L'ordinanza che dichiara l'estinzione e' comunicata a cura del
cancelliere se e' pronunciata fuori dell'udienza. Contro di essa e'
ammesso reclamo nei modi di cui all'art. 178 commi terzo, quarto e
quinto.

Il collegio provvede in camera di consiglio con sentenza, se
respinge il reclamo, e con ordinanza non impugnabile, se
l'accoglie)).
Art. 309.
(( (Mancata comparizione all'udienza). ))

((Se nel corso del processo nessuna delle parti si presenta
all'udienza, il giudice provvede a norma del primo comma dell'art.
181)).
Art. 310.
(Effetti dell'estinzione del processo).

L'estinzione del processo non estingue l'azione.

L'estinzione rende inefficaci gli atti compiuti, ma non le sentenze
di merito pronunciate nel corso del processo ((e le pronunce che
regolano la competenza)).

Le prove raccolte sono valutate dal giudice a norma dell'articolo
116 secondo comma.

Le spese del processo estinto stanno a carico delle parti che le
hanno anticipate.
TITOLO II
((DEL PROCEDIMENTO DAVANTI AL GIUDICE DI PACE))

Art. 311.
(Rinvio alle norme relative al procedimento davanti al tribunale).

Il procedimento davanti al giudice di pace, per tutto cio' che non
e' regolato nel presente titolo o in altre espresse disposizioni, e'
retto dalle norme relative al procedimento davanti al tribunale in
composizione monocratica, in quanto applicabili.
(88) ((90))

---------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 21 novembre 1991, n. 374, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 49, comma 1) che "Le disposizioni di
cui agli articoli 3, commi 2 e 3; 7; 9; 10; 11; 13; da 15 a 34; da 39
a 41 e da 43 a 47 hanno efficacia a partire dal 1 maggio 1995".
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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 312.

((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51))
((90))

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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 313.
(Querela di falso).

Se e' proposta querela di falso, il giudice di pace, quando ritiene
il documento impugnato rilevante per la decisione, sospende il
giudizio e rimette le parti davanti al tribunale per il relativo
procedimento. Puo' anche disporre a norma dell'articolo 225, secondo
comma.
(72) (88) ((90))

--------------------
AGGIORNAMENTO (61)
La Corte Costituzionale, con sentenza 20 - 24 maggio 1991, n. 214
(in G.U. 1a s.s. 29/5/1991, n. 21), ha dichiarato "la illegittimita'
costituzionale dell'art. 313, primo comma, del codice di procedura
civile nella parte in cui non prevede che l'atto introduttivo del
giudizio debba contenere, tra l'altro, l'indicazione della scrittura
privata che l'attore offre in comunicazione".
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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
--------------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
--------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 314.

((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51))
((90))

---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 315.

((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51))
((90))

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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 316.
(Forma della domanda).

Davanti al giudice di pace la domanda si propone mediante citazione
a comparire a udienza fissa.

La domanda si puo' anche proporre verbalmente. Di essa il giudice
di pace fa redigere processo verbale che, a cura dell'attore, e'
notificato con citazione a comparire a udienza fissa.
(72) ((88))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
La L. 21 novembre 1991, n. 374, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 49, comma 1) che "Le disposizioni di
cui agli articoli 3, commi 2 e 3; 7; 9; 10; 11; 13; da 15 a 34; da 39
a 41 e da 43 a 47 hanno efficacia a partire dal 1 maggio 1995".
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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 69, comma
2) che nel titolo II del libro II e' soppressa la ripartizione
interna in capi.
Art. 317.
(Rappresentanza davanti al giudice di pace).

Davanti al giudice di pace le parti possono farsi rappresentare da
persona munita di mandato scritto in calce alla citazione o in atto
separato, salvo che il giudice ordini la loro comparizione personale.

Il mandato a rappresentare comprende sempre quello a transigere e a
conciliare.
(72) ((88))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
La L. 21 novembre 1991, n. 374, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 49, comma 1) che "Le disposizioni di
cui agli articoli 3, commi 2 e 3; 7; 9; 10; 11; 13; da 15 a 34; da 39
a 41 e da 43 a 47 hanno efficacia a partire dal 1 maggio 1995".
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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 69, comma
2) che nel titolo II del libro II e' soppressa la ripartizione
interna in capi.
Art. 318.
(Contenuto della domanda).

La domanda, comunque proposta, deve contenere, oltre l'indicazione
del giudice e delle parti, l'esposizione dei fatti e l'indicazione
dell'oggetto. (84)

Tra il giorno della notificazione di cui all'articolo 316 e quello
della comparizione devono intercorrere termini liberi non minori di
quelli previsti dall'articolo 163-bis, ridotti alla meta'.

Se la citazione indica un giorno nel quale il giudice di pace non
tiene udienza, la comparizione e' d'ufficio rimandata all'udienza
immediatamente successiva.
(72) ((88))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
La L. 21 novembre 1991, n. 374, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 49, comma 1) che "Le disposizioni di
cui agli articoli 3, commi 2 e 3; 7; 9; 10; 11; 13; da 15 a 34; da 39
a 41 e da 43 a 47 hanno efficacia a partire dal 1 maggio 1995".
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AGGIORNAMENTO (84)
La Corte Costituzionale con sentenza 9 - 22 aprile 1997 (in G.U. 1a
s.s. 30/4/1997 n. 18) ha dichiarato "l'illegittimita' costituzionale
dell'art. 318, primo comma, del codice di procedura civile, nella
parte in cui non prevede che l'atto introduttivo del giudizio dinanzi
al giudice di pace debba contenere l'indicazione della scrittura
privata che l'attore offre in comunicazione".
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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 69, comma
2) che nel titolo II del libro II e' soppressa la ripartizione
interna in capi.
Art. 319.
(Costituzione delle parti).

Le parti si costituiscono depositando in cancelleria la citazione o
il processo verbale di cui all'articolo 316 con la relazione della
notificazione e, quando occorre, la procura, oppure presentando tali
documenti al giudice in udienza.

Le parti, che non hanno precedentemente dichiarato la residenza o
eletto domicilio nel comune in cui ha sede l'ufficio del giudice di
pace, debbono farlo con dichiarazione ricevuta nel processo verbale
al momento della costituzione.
(72) ((88))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
La L. 21 novembre 1991, n. 374, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 49, comma 1) che "Le disposizioni di
cui agli articoli 3, commi 2 e 3; 7; 9; 10; 11; 13; da 15 a 34; da 39
a 41 e da 43 a 47 hanno efficacia a partire dal 1 maggio 1995".
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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 69, comma
2) che nel titolo II del libro II e' soppressa la ripartizione
interna in capi.
Art. 320.
(Trattazione della causa).

Nella prima udienza il giudice di pace interroga liberamente le
parti e tenta la conciliazione.

Se la conciliazione riesce se ne redige processo verbale a norma
dell'articolo 185, ultimo comma.

Se la conciliazione non riesce, il giudice di pace invita le parti
a precisare definitivamente i fatti che ciascuna pone a fondamento
delle domande, difese ed eccezioni, a produrre i documenti e a
richiedere i mezzi di prova da assumere.

Quando sia reso necessario dalle attivita' svolte dalle parti in
prima udienza, il giudice di pace fissa per una sola volta una nuova
udienza per ulteriori produzioni e richieste di prova.

I documenti prodotti dalle parti possono essere inseriti nel
fascicolo di ufficio ed ivi conservati fino alla definizione del
giudizio.
(72) ((88))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
La L. 21 novembre 1991, n. 374, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 49, comma 1) che "Le disposizioni di
cui agli articoli 3, commi 2 e 3; 7; 9; 10; 11; 13; da 15 a 34; da 39
a 41 e da 43 a 47 hanno efficacia a partire dal 1 maggio 1995".
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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 69, comma
2) che nel titolo II del libro II e' soppressa la ripartizione
interna in capi.
Art. 321.
(Decisione).

Il giudice di pace, quando ritiene matura la causa per la
decisione, invita le parti a precisare le conclusioni e a discutere
la causa.

La sentenza e' depositata in cancelleria entro quindici giorni
dalla discussione.
(72) ((88))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
La L. 21 novembre 1991, n. 374, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 49, comma 1) che "Le disposizioni di
cui agli articoli 3, commi 2 e 3; 7; 9; 10; 11; 13; da 15 a 34; da 39
a 41 e da 43 a 47 hanno efficacia a partire dal 1 maggio 1995".
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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 69, comma
2) che nel titolo II del libro II e' soppressa la ripartizione
interna in capi.
Art. 322.
(Conciliazione in sede non contenziosa).

L'istanza per la conciliazione in sede non contenziosa e' proposta
anche verbalmente al giudice di pace competente per territorio
secondo le disposizioni della sezione III, capo I, titolo I, del
libro primo.

Il processo verbale di conciliazione in sede non contenziosa
costituisce titolo esecutivo a norma dell'articolo 185, ultimo comma,
se la controversia rientra nella competenza del giudice di pace.

Negli altri casi il processo verbale ha valore di scrittura privata
riconosciuta in giudizio.
(72) ((88))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
La L. 21 novembre 1991, n. 374, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 49, comma 1) che "Le disposizioni di
cui agli articoli 3, commi 2 e 3; 7; 9; 10; 11; 13; da 15 a 34; da 39
a 41 e da 43 a 47 hanno efficacia a partire dal 1 maggio 1995".
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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 69, comma
2) che nel titolo II del libro II e' soppressa la ripartizione
interna in capi.
TITOLO III
DELLE IMPUGNAZIONI
CAPO I
Delle impugnazioni in generale

Art. 323.
(Mezzi di impugnazione).

I mezzi per impugnare le sentenze, oltre al regolamento di
competenza nei casi previsti dalla legge, sono: l'appello, il ricorso
per cassazione, la revocazione e l'opposizione di terzo.

Art. 324.
(Cosa giudicata formale).

S'intende passata in giudicato la sentenza che non e' piu' soggetta
ne' a regolamento di competenza, ne' ad appello, ne' a ricorso per
cassazione, ne' a revocazione per i motivi di cui ai numeri 4 e 5
dell'articolo 395.
Art. 325.
(Termini per le impugnazioni).

Il termine per proporre l'appello, la revocazione e l'opposizione
di terzo di cui all'articolo 404, secondo comma, e' di trenta giorni.
E' anche di trenta giorni il termine per proporre la revocazione e
l'opposizione di terzo sopra menzionata contro la sentenza delle
corti di appello. ((72))

Il termine per proporre il ricorso per cassazione e' di giorni
sessanta.

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
La L. 21 novembre 1991, n. 374, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 49, comma 1) che "Le disposizioni di
cui agli articoli 3, commi 2 e 3; 7; 9; 10; 11; 13; da 15 a 34; da 39
a 41 e da 43 a 47 hanno efficacia a partire dal 1 maggio 1995".
Art. 326.
(Decorrenza dei termini).

I termini stabiliti nell'articolo precedente sono perentori e
decorrono dalla notificazione della sentenza, tranne per i casi
previsti nei numeri 1, 2, 3 e 6 dell'articolo 395 e negli articoli
397 e 404 secondo comma, riguardo ai quali il termine decorre dal
giorno in cui e' stato scoperto il dolo o la falsita' o la collusione
o e' stato recuperato il documento o e' passata in giudicato la
sentenza di cui al numero 6 dell'articolo 395, o il pubblico
ministero ha avuto conoscenza della sentenza.

Nel caso previsto nell'articolo 332, l'impugnazione proposta contro
una parte fa decorrere nei confronti dello stesso soccombente il
termine per proporla contro le altre parti.
Art. 327.
(Decadenza dall'impugnazione).

Indipendentemente dalla notificazione, l'appello, il ricorso per
cassazione e la revocazione per i motivi indicati nei numeri 4 e 5
dell'articolo 395 non possono proporsi dopo ((decorsi sei mesi))
dalla pubblicazione della sentenza.

Questa disposizione non si applica quando la parte contumace
dimostra di non aver avuto conoscenza del processo per nullita' della
citazione o della notificazione di essa, e per nullita' della
notificazione degli atti di cui all'articolo 292.
Art. 328.
(Decorrenza dei termini contro gli eredi della parte defunta).

Se, durante la decorrenza del termine di cui all'articolo 325,
sopravviene alcuno degli eventi previsti nell'articolo 299, il
termine stesso e' interrotto e il nuovo decorre dal giorno in cui la
notificazione della sentenza e' rinnovata.

Tale rinnovazione puo' essere fatta agli eredi collettivamente e
impersonalmente, nell'ultimo domicilio del defunto.

Se dopo sei mesi dalla pubblicazione della sentenza si verifica
alcuno degli eventi previsti nell'articolo 299, il termine di cui
all'articolo precedente e' prorogato per tutte le parti di sei mesi
dal giorno dell'evento.
((44))

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AGGIORNAMENTO (44)
La Corte Costituzionale, con sentenza 26 febbraio-3 marzo 1986, n.
41 (in G.U. 1a s.s. 12/3/1986, n. 10), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 328 c.p.c. nella parte in
cui non prevede tra i motivi di interruzione del termine di cui
all'art. 325 c.p.c. la morte la radiazione e la sospensione dall'albo
del procuratore costituito, sopravvenute nel corso del termine
stesso".
Art. 329.
(Acquiescenza totale o parziale).

Salvi i casi di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 dell'articolo 395,
l'acquiescenza risultante da accettazione espressa o da atti
incompatibili con la volonta' di avvalersi delle impugnazioni ammesse
dalla legge ne esclude la proponibilita'.

L'impugnazione parziale importa acquiescenza alle parti della
sentenza non impugnate.
Art. 330.
(Luogo di notificazione dell'impugnazione).

Se nell'atto di notificazione della sentenza la parte ha dichiarato
la sua residenza o eletto domicilio nella circoscrizione del giudice
che l'ha pronunciata, l'impugnazione deve essere notificata nel luogo
indicato; altrimenti si notifica ((, ai sensi dell'articolo 170,))
presso il procuratore costituito o nella residenza dichiarata o nel
domicilio eletto per il giudizio.

L'impugnazione puo' essere notificata nei luoghi sopra menzionati
collettivamente e impersonalmente agli eredi della parte defunta dopo
la notificazione della sentenza.

Quando manca la dichiarazione di residenza o l'elezione di
domicilio e, in ogni caso, dopo un anno dalla pubblicazione della
sentenza, l'impugnazione, se e' ancora ammessa dalla legge, si
notifica personalmente a norma degli articoli 137 e seguenti.
Art. 331.
(Integrazione del contradittorio in cause inscindibili).

Se la sentenza pronunciata tra piu' parti in causa inscindibile o
in cause tra loro dipendenti non e' stata impugnata nei confronti di
tutte, il giudice ordina l'integrazione del contradittorio fissando
il termine nel quale la notificazione deve essere fatta e, se e'
necessario, l'udienza di comparizione.

L'impugnazione e' dichiarata inammissibile se nessuna delle parti
provvede all'integrazione nel termine fissato.

Art. 332.
(Notificazione dell'impugnazione relativa a cause scindibili).

Se l'impugnazione di una sentenza pronunciata in cause scindibili
e' stata proposta soltanto da alcuna delle parti o nei confronti di
alcuna di esse, il giudice ne ordina la notificazione alle altre, in
confronto delle quali l'impugnazione non e' preclusa o esclusa,
fissando il termine nel quale la notificazione deve essere fatta e,
se e' necessario, l'udienza di comparizione.

Se la notificazione ordinata dal giudice non avviene, il processo
rimane sospeso fino a che non siano decorsi i termini previsti negli
articoli 325 e 327 primo comma.
Art. 333.
(Impugnazioni incidentali).

Le parti alle quali sono state fatte le notificazioni previste
negli articoli precedenti debbono proporre, a pena di decadenza, le
loro impugnazioni in via incidentale nello stesso processo.

Art. 334.
(Impugnazioni incidentali tardive).

Le parti, contro le quali e' stata proposta impugnazione e quelle
chiamate ad integrare il contraddittorio a norma dell'articolo 331,
possono proporre impugnazione incidentale anche quando per esse e'
decorso il termine o hanno fatto acquiescenza alla sentenza.

In tal caso, se l'impugnazione principale e' dichiarata
inammissibile, l'impugnazione incidentale perde ogni efficacia.
Art. 335.
(Riunione delle impugnazioni separate).

Tutte le impugnazioni proposte separatamente contro la stessa
sentenza debbono essere riunite, anche d'ufficio, in un solo
processo.

Art. 336.
(Effetti della riforma o della cassazione).

La riforma o la cassazione parziale ha effetto anche sulle parti
della sentenza dipendenti dalla parte riformata o cassata.

La riforma o la cassazione estende i suoi effetti ai provvedimenti
e agli atti dipendenti dalla sentenza riformata o cassata. (67)
((72))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Art. 337.
(Sospensione dell'esecuzione e dei processi).

L'esecuzione della sentenza non e' sospesa per effetto
dall'impugnazione di essa, salve le disposizioni degli articoli 283,
373, 401 e 407. (67) ((72))

Quando l'autorita' di una sentenza e' invocata in un diverso
processo, questo puo' essere sospeso se tale sentenza e' impugnata.

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Art. 338.
(Effetti dell'estinzione del procedimento di impugnazione).

L'estinzione del procedimento d'appello o di revocazione nei casi
previsti nei numeri 4 e 5 dell'articolo 395 fa passare in giudicato
la sentenza impugnata, salvo che ne siano stati modificati gli
effetti con provvedimenti pronunciati nel procedimento estinto.
CAPO II
Dell'appello

Art. 339.
(Appellabilita' delle sentenze).

Possono essere impugnate con appello le sentenze pronunciate in
primo grado, purche' l'appello non sia escluso dalla legge o
dall'accordo delle parti a norma dell'art. 360, secondo comma.

E' inappellabile la sentenza che il giudice ha pronunciato secondo
equita' a norma dell'art. 114.

((Le sentenze del giudice di pace pronunciate secondo equita' a
norma dell'articolo 113, secondo comma, sono appellabili
esclusivamente per violazione delle norme sul procedimento, per
violazione di norme costituzionali o comunitarie ovvero dei principi
regolatori della materia.)) ((117))

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AGGIORNAMENTO (9)
La L. 25 luglio 1966, n. 571, come modificata dall'errata corrige
in G.U. 03/08/1966, n. 192, ha disposto (con l'art. 2, commi 1 , 2 e
3) che "Il limite di valore entro il quale il conciliatore decide le
cause secondo equita' ed inappellabilmente, a norma degli articoli
113, secondo comma, e 339, ultimo comma del Codice di procedura
civile, e' elevato a lire ventimila.
Sono in ogni caso appellabili senza limiti di valore le decisioni
emesse dai conciliatori nelle cause di sfratto ed in quelle relative
a contratti di locazione di beni immobili.
L'appellabilita' delle sentenze dei conciliatori, pubblicate prima
dell'entrata in vigore della presente legge, resta regolata dalla
legge anteriore".
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 21 novembre 1991, n. 374, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 49, comma 1) che "Le disposizioni di
cui agli articoli 3, commi 2 e 3; 7; 9; 10; 11; 13; da 15 a 34; da 39
a 41 e da 43 a 47 hanno efficacia a partire dal 1 maggio 1995".
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AGGIORNAMENTO (117)
Il D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 ha disposto (con l'art. 27, comma
1) che "Gli articoli 1 e 19, comma 1, lettera f), si applicano ai
giudizi pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto.
Tuttavia, ai provvedimenti del giudice di pace pubblicati entro la
data di entrata in vigore del presente decreto, si applica la
disciplina previgente".
Art. 340.
(( (Riserva facoltativa d'appello contro sentenze non definitive). ))

((Contro le sentenze previste dall'art. 278 e dal n. 4 del secondo
comma dell'articolo 279, l'appello puo' essere differito, qualora la
parte soccombente ne faccia riserva, a pena di decadenza, entro il
termine per appellare e, in ogni caso, non oltre la prima udienza
dinanzi al giudice istruttore successiva alla comunicazione della
sentenza stessa.

Quando sia stata fatta la riserva di cui al precedente comma,
l'appello deve essere proposto unitamente a quello contro la sentenza
che definisce il giudizio o con quello che venga proposto, dalla
stessa o da altra parte, contro altra sentenza successiva che non
definisca il giudizio.

La riserva non puo' piu' farsi, e se gia' fatta rimane priva di
effetto, quando contro la stessa sentenza da alcuna delle altre parti
sia proposto immediatamente appello)).
Art. 341.
(Giudice dell'appello).

L'appello contro le sentenze del giudice di pace e del tribunale si
propone rispettivamente al tribunale ed alla corte di appello nella
cui circoscrizione ha sede il giudice che ha pronunciato la sentenza.
(88) ((90))

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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 21 novembre 1991, n. 374, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 49, comma 1) che "Le disposizioni di
cui agli articoli 3, commi 2 e 3; 7; 9; 10; 11; 13; da 15 a 34; da 39
a 41 e da 43 a 47 hanno efficacia a partire dal 1 maggio 1995".
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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 342.
(Forma d'appello)

((L'appello si propone con citazione contenente le indicazioni
prescritte dall'articolo 163. L'appello deve essere motivato. La
motivazione dell'appello deve contenere, a pena di inammissibilita':
1) l'indicazione delle parti del provvedimento che si intende
appellare e delle modifiche che vengono richieste alla ricostruzione
del fatto compiuta dal giudice di primo grado;
2) l'indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione
della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione
impugnata)). ((136))

Tra il giorno della citazione e quello della prima udienza di
trattazione devono intercorrere termini liberi non minori di quelli
previsti dall'articolo 163 bis.
(67) (72)

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
--------------
AGGIORNAMENTO (136)
Il D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 7 agosto 2012, n. 134, ha disposto (con l'art. 54, comma 2) che la
presente modifica si applica ai giudizi di appello introdotti con
ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la
notificazione dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in
vigore della legge di conversione del decreto medesimo.
Art. 343.
(Modo e termine dell'appello incidentale).

L'appello incidentale si propone, a pena di decadenza, nella
comparsa di risposta, all'atto della costituzione in cancelleria ai
sensi dell'articolo 166. (67) ((72))

Se l'interesse a proporre l'appello incidentale sorge
dall'impugnazione proposta da altra parte che non sia l'appellante
principale, tale appello si propone nella prima udienza successiva
alla proposizione dell'impugnazione stessa.

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
Art. 344.
(Intervento in appello).

Nel giudizio d'appello e' ammesso soltanto l'intervento dei terzi,
che potrebbero proporre opposizione a norma dell'articolo 404.

Art. 345.
(Domande ed eccezioni nuove)

Nel giudizio d'appello non possono proporsi domande nuove e, se
proposte, debbono essere dichiarate inammissibili d'ufficio. Possono
tuttavia domandarsi gli interessi, i frutti e gli accessori maturati
dopo la sentenza impugnata, nonche' il risarcimento dei danni
sofferti dopo la sentenza stessa.

Non possono proporsi nuove eccezioni, che non siano rilevabili
anche d'ufficio.

Non sono ammessi i nuovi mezzi di prova e non possono essere
prodotti nuovi documenti, salvo ((...)) che la parte dimostri di non
aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa
ad essa non imputabile. Puo' sempre deferirsi il giuramento
decisorio. (125)
(67) (72)

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
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AGGIORNAMENTO (125)
La L. 18 giugno 2009, n. 69 ha disposto (con l'art. 58, comma 2)
che "Ai giudizi pendenti in primo grado alla data di entrata in
vigore della presente legge si applicano gli articoli 132, 345 e 616
del codice di procedura civile e l'articolo 118 delle disposizioni
per l'attuazione del codice di procedura civile, come modificati
dalla presente legge".
Art. 346.
(Decadenza dalle domande e dalle eccezioni non riproposte).

Le domande e le eccezioni non accolte nella sentenza di primo
grado, che non sono espressamente riproposte in appello, si intendono
rinunciate.
Art. 347.
(Forme e termini della costituzione in appello).

La costituzione in appello avviene secondo le forme e i termini per
i procedimenti davanti al tribunale. (67) ((72))

L'appellante deve inserire nel proprio fascicolo copia della
sentenza appellata.

Il cancelliere provvede a norma dell'articolo 168 e richiede la
trasmissione del fascicolo d'ufficio al cancelliere del giudice di
primo grado.

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
Art. 348.
(Improcedibilita' d'appello).

L'appello e' dichiarato improcedibile, anche d'ufficio, se
l'appellante non si costituisce in termini.

Se l'appellante non compare alla prima udienza, benche' si sia
anteriormente costituito, il collegio, con ordinanza non impugnabile,
rinvia la causa ad una prossima udienza, della quale il cancelliere
da' comunicazione all'appellante. Se anche alla nuova udienza
l'appellante non compare, l'appello e' dichiarato improcedibile anche
d'ufficio.
(67) ((72))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
Art. 348-bis
(( Inammissibilita' dell'appello. ))

((Fuori dei casi in cui deve essere dichiarata con sentenza
l'inammissibilita' o l'improcedibilita' dell'appello, l'impugnazione
e' dichiarata inammissibile dal giudice competente quando non ha una
ragionevole probabilita' di essere accolta.

Il primo comma non si applica quando:
a) l'appello e' proposto relativamente a una delle cause di cui
all'articolo 70, primo comma;
b) l'appello e' proposto a norma dell'articolo 702-quater.))
((136))

--------------
AGGIORNAMENTO (136)
Il D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 7 agosto 2012, n. 134, ha disposto (con l'art. 54, comma 2) che
l'introduzione del presente articolo si applica ai giudizi di appello
introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata
richiesta la notificazione dal trentesimo giorno successivo a quello
di entrata in vigore della legge di conversione del decreto medesimo.
Art. 348-ter
(( (Pronuncia sull'inammissibilita' dell'appello). ))

((All'udienza di cui all'articolo 350 il giudice, prima di
procedere alla trattazione, sentite le parti, dichiara inammissibile
l'appello, a norma dell'articolo 348-bis, primo comma, con ordinanza
succintamente motivata, anche mediante il rinvio agli elementi di
fatto riportati in uno o piu' atti di causa e il riferimento a
precedenti conformi. Il giudice provvede sulle spese a norma
dell'articolo 91.

L'ordinanza di inammissibilita' e' pronunciata solo quando sia per
l'impugnazione principale che per quella incidentale di cui
all'articolo 333 ricorrono i presupposti di cui al primo comma
dell'articolo 348-bis. In mancanza, il giudice procede alla
trattazione di tutte le impugnazioni comunque proposte contro la
sentenza.

Quando e' pronunciata l'inammissibilita', contro il provvedimento
di primo grado puo' essere proposto, a norma dell'articolo 360,
ricorso per cassazione. In tal caso il termine per il ricorso per
cassazione avverso il provvedimento di primo grado decorre dalla
comunicazione o notificazione, se anteriore, dell'ordinanza che
dichiara l'inammissibilita'. Si applica l'articolo 327, in quanto
compatibile.

Quando l'inammissibilita' e' fondata sulle stesse ragioni, inerenti
alle questioni di fatto, poste a base della decisione impugnata, il
ricorso per cassazione di cui al comma precedente puo' essere
proposto esclusivamente per i motivi di cui ai numeri 1), 2), 3) e 4)
del primo comma dell'articolo 360.

La disposizione di cui al quarto comma si applica, fuori dei casi
di cui all'articolo 348-bis, secondo comma, lettera a), anche al
ricorso per cassazione avverso la sentenza d'appello che conferma la
decisione di primo grado.))
((136))

--------------
AGGIORNAMENTO (136)
Il D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 7 agosto 2012, n. 134, ha disposto (con l'art. 54, comma 2) che
l'introduzione del presente articolo si applica ai giudizi di appello
introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata
richiesta la notificazione dal trentesimo giorno successivo a quello
di entrata in vigore della legge di conversione del decreto medesimo.
Art. 349.

((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 17 OTTOBRE 1950, N. 857))
Art. 350.
(Trattazione)

Davanti alla corte di appello la trattazione dell'appello e'
collegiale ((ma il presidente del collegio puo' delegare per
l'assunzione dei mezzi istruttori uno dei suoi componenti)); davanti
al tribunale l'appello e' trattato e deciso dal giudice monocratico.
((134))

Nella prima udienza di trattazione il giudice verifica la regolare
costituzione del giudizio e, quando occorre, ordina l'integrazione di
esso o la notificazione prevista dall'articolo 332, oppure dispone
che si rinnovi la notificazione dell'atto di appello.

Nella stessa udienza il giudice dichiara la contumacia
dell'appellato, provvede alla riunione degli appelli proposti contro
la stessa sentenza e procede al tentativo di conciliazione ordinando,
quando occorre, la comparizione personale delle parti.
(67) (72) (88) (90)

---------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
---------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
---------------
AGGIORNAMENTO (134)
La L. 12 novembre 2011, n. 183 ha disposto (con l'art. 27, comma 2)
che la presente modifica si applica decorsi trenta giorni dalla data
di entrata in vigore della legge medesima.
Art. 351.
(Provvedimenti sull'esecuzione provvisoria).

Sull'istanza prevista dall'articolo 283 il giudice provvede con
ordinanza ((non impugnabile)) nella prima udienza. ((134))

La parte puo', con ricorso al giudice, chiedere che la decisione
sulla sospensione sia pronunciata prima dell'udienza di comparizione.
Davanti alla corte di appello il ricorso e' presentato al presidente
del collegio.

Il presidente del collegio o il tribunale, con decreto in calce al
ricorso, ordina la comparizione delle parti in camera di consiglio,
rispettivamente, davanti al collegio o davanti a se'. Con lo stesso
decreto, se ricorrono giusti motivi di urgenza, puo' disporre
provvisoriamente l'immediata sospensione dell'efficacia esecutiva o
dell'esecuzione della sentenza; in tal caso, all'udienza in camera di
consiglio il collegio o il tribunale conferma, modifica o revoca il
decreto con ordinanza non impugnabile.

((Il giudice, all'udienza prevista dal primo comma, se ritiene la
causa matura per la decisione, puo' provvedere ai sensi dell'articolo
281-sexies. Se per la decisione sulla sospensione e' stata fissata
l'udienza di cui al terzo comma, il giudice fissa apposita udienza
per la decisione della causa nel rispetto dei termini a comparire)).
((134))
(88) (90)

---------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
---------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
---------------
AGGIORNAMENTO (134)
La L. 12 novembre 2011, n. 183 ha disposto (con l'art. 27, comma 2)
che le presenti modifiche si applicano decorsi trenta giorni dalla
data di entrata in vigore della legge medesima.
Art. 352.
(Decisione).

Esaurita l'attivita' prevista negli articoli 350 e 351, il giudice,
ove non provveda a norma dell'articolo 356, invita le parti a
precisare le conclusioni e dispone lo scambio delle comparse
conclusionali e delle memorie di replica a norma dell'articolo 190;
la sentenza e' depositata in cancelleria entro sessanta giorni dalla
scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica.

Se l'appello e' proposto alla corte di appello, ciascuna delle
parti, nel precisare le conclusioni, puo' chiedere che la causa sia
discussa oralmente dinanzi al collegio. In tal caso, fermo restando
il rispetto dei termini indicati nell'articolo 190 per il deposito
delle difese scritte, la richiesta deve essere riproposta al
presidente della corte alla scadenza del termine per il deposito
delle memorie di replica.

Il presidente provvede sulla richiesta fissando con decreto la data
dell'udienza di discussione da tenersi entro sessanta giorni; con lo
stesso decreto designa il relatore.

La discussione e' preceduta dalla relazione della causa; la
sentenza e' depositata in cancelleria entro i sessanta giorni
successivi.

Se l'appello e' proposto al tribunale, il giudice, quando una delle
parti lo richiede, dispone lo scambio delle sole comparse
conclusionali a norma dell'articolo 190 e fissa l'udienza di
discussione non oltre sessanta giorni dalla scadenza del termine per
il deposito delle comparse medesime; la sentenza e' depositata in
cancelleria entro i sessanta giorni successivi.

((Quando non provvede ai sensi dei commi che precedono, il giudice
puo' decidere la causa ai sensi dell'articolo 281-sexies)). ((134))
(88) (90)

---------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
---------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
---------------
AGGIORNAMENTO (134)
La L. 12 novembre 2011, n. 183 ha disposto (con l'art. 27, comma 2)
che la presente modifica si applica decorsi trenta giorni dalla data
di entrata in vigore della legge medesima.
Art. 353.
((Rimessione al primo giudice per ragioni di giurisdizione))

Il giudice d'appello, se riforma la sentenza di primo grado
dichiarando che il giudice ordinario ha sulla causa la giurisdizione
negata dal primo giudice, pronuncia sentenza con la quale rimanda le
parti davanti al primo giudice.

Le parti debbono riassumere il processo nel termine perentorio di
((tre mesi)) dalla notificazione della sentenza.

Se contro la sentenza d'appello e' proposto ricorso per cassazione,
il termine e' interrotto.

COMMA ABROGATO DALLA L. 26 NOVEMBRE 1990, N. 353. (67) (72)

---------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Ai giudizi
pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le
disposizioni anteriormente vigenti."
---------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Ai giudizi pendenti
a tale data si applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni
anteriormente vigenti."
Art. 354.
(( (Rimessione al primo giudice per altri motivi). ))

((Fuori dei casi previsti nell'articolo precedente, il giudice
d'appello non puo' rimettere la causa al primo giudice, tranne che
dichiari nulla la notificazione della citazione introduttiva, oppure
riconosca che nel giudizio di primo grado doveva essere integrato il
contraddittorio o non doveva essere estromessa una parte, ovvero
dichiari la nullita' della sentenza di primo grado a norma dell'art.
161 secondo comma.

Il giudice d'appello rimette la causa al primo giudice anche nel
caso di riforma della sentenza che ha pronunciato sull'estinzione del
processo a norma e nelle forme dell'art. 308.

Nei casi di rimessione al primo giudice previsti nei commi
precedenti, si applicano le disposizioni dell'articolo 353.

Se il giudice d'appello dichiara la nullita' di altri atti compiuti
in primo grado, ne ordina, in quanto possibile, la rinnovazione a
norma dell'art. 356)).
Art. 355.
(Provvedimenti sulla querela di falso).

Se nel giudizio d'appello e' proposta querela di falso, il giudice,
quando ritiene il documento impugnato rilevante per la decisione
della causa, sospende con ordinanza il giudizio e fissa alle parti un
termine perentorio entro il quale debbono riassumere la causa di
falso davanti al tribunale.

Art. 356
(Ammissione e assunzione di prove).

Ferma l'applicabilita' della norma di cui al numero 4) del secondo
comma dell'articolo 279, il giudice d'appello, se dispone
l'assunzione di una prova oppure la rinnovazione totale o parziale
dell'assunzione gia' avvenuta in primo grado o comunque da'
disposizioni per effetto delle quali il procedimento deve continuare,
pronuncia ordinanza e provvede a norma degli articoli 191 e seguenti.
(67) ((72))

Quando sia stato proposto appello immediato contro una delle
sentenze previste dal n. 4 del secondo comma dell'art. 279, il
giudice d'appello non puo' disporre nuove prove riguardo alle domande
e alle questioni, rispetto alle quali il giudice di primo grado, non
definendo il giudizio, abbia disposto, con separata ordinanza, la
prosecuzione dell'istruzione.

---------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
Art. 357.

ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 26 NOVEMBRE 1990, N. 353 (67) ((72))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 89, comma 1) la proroga dell'entrata in vigore
dell'abrogazione del presente articolo dal 1° gennaio 1993 al 2
gennaio 1994;
- (con l'art. 92, comma 1) che "Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni anteriormente
vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Ai giudizi pendenti
a tale data si applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni
anteriormente vigenti."
Art. 358.
(Non riproponibilita' d'appello dichiarato inammissibile o
improcedibile).

L'appello dichiarato inammissibile o improcedibile non puo' essere
riproposto, anche se non e' decorso il termine fissato dalla legge.

Art. 359.
(Rinvio alle norme relative al procedimento davanti al tribunale).

Nei procedimenti d'appello davanti alla corte o al tribunale si
osservano, in quanto applicabili, le norme dettate per il
procedimento di primo grado davanti al tribunale, se non sono
incompatibili con le disposizioni del presente capo.

COMMA ABROGATO DALLA L. 26 NOVEMBRE 1990, N. 353. (67) ((72))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Ai giudizi
pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le
disposizioni anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Ai giudizi pendenti
a tale data si applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni
anteriormente vigenti."
CAPO III
Del ricorso per cassazione
Sezione I
Dei provvedimenti impugnabili e dei ricorsi

Art. 360.
(Sentenze impugnabili e motivi di ricorso).

Le sentenze pronunciate in grado d'appello o in unico grado possono
essere impugnate con ricorso per cassazione:
1) per motivi attinenti alla giurisdizione;
2) per violazione delle norme sulla competenza, quando non e'
prescritto il regolamento di competenza;
3) per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei
contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro;
4) per nullita' della sentenza o del procedimento;
((5) per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che
e' stato oggetto di discussione tra le parti.)) ((136))

Puo' inoltre essere impugnata con ricorso per cassazione una
sentenza appellabile del tribunale, se le parti sono d'accordo per
omettere l'appello; ma in tale caso l'impugnazione puo' proporsi
soltanto a norma del primo comma, n. 3.

Non sono immediatamente impugnabili con ricorso per cassazione le
sentenze che decidono di questioni insorte senza definire, neppure
parzialmente, il giudizio. Il ricorso per cassazione avverso tali
sentenze puo' essere proposto, senza necessita' di riserva, allorche'
sia impugnata la sentenza che definisce, anche parzialmente, il
giudizio.

Le disposizioni di cui al primo comma e terzo comma si applicano
alle sentenze ed ai provvedimenti diversi dalla sentenza contro i
quali e' ammesso il ricorso per cassazione per violazione di legge.

---------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
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AGGIORNAMENTO (136)
Il D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 7 agosto 2012, n. 134, ha disposto (con l'art. 54, comma 3) che la
presente modifica si applica alle sentenze pubblicate dal trentesimo
giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di
conversione del decreto medesimo.
Art. 360-bis.
(( (Inammissibilita' del ricorso). ))

((Il ricorso e' inammissibile:
1) quando il provvedimento impugnato ha deciso le questioni di
diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Corte e l'esame
dei motivi non offre elementi per confermare o mutare l'orientamento
della stessa;
2) quando e' manifestamente infondata la censura relativa alla
violazione dei principi regolatori del giusto processo)).
Art. 361.
(Riserva facoltativa di ricorso contro sentenze non definitive).

((Contro le sentenze previste dall'articolo 278 e contro quelle che
decidono una o alcune delle domande senza definire l'intero giudizio,
il ricorso per cassazione puo' essere differito, qualora la parte
soccombente ne faccia riserva, a pena di decadenza, entro il termine
per la proposizione del ricorso, e in ogni caso non oltre la prima
udienza successiva alla comunicazione della sentenza stessa.))

Qualora sia stata fatta la riserva di cui al precedente comma, il
ricorso deve essere proposto unitamente a quello contro la sentenza
che definisce il giudizio, o con quello che venga proposto, dalla
stessa o da altra parte, contro altra sentenza successiva che non
definisca il giudizio.

La riserva non puo' farsi, e se gia' fatta rimane priva di effetto,
quando contro la stessa sentenza da alcune delle altre parti sia
proposto immediatamente ricorso.

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Art. 362.
(Altri casi di ricorso).

Possono essere impugnate con ricorso per cassazione, nel termine di
cui all'articolo 325 secondo comma, le decisioni in grado d'appello o
in unico grado di un giudice speciale, per motivi attinenti alla
giurisdizione del giudice stesso.

Possono essere denunciati in ogni tempo con ricorso per cassazione:
1) i conflitti positivi o negativi di giurisdizione tra giudici
speciali, o tra questi e i giudici ordinari;
2) i conflitti negativi di attribuzione tra la pubblica
amministrazione e il giudice ordinario.

Art. 363.
(( (Principio di diritto nell'interesse della legge). ))

((Quando le parti non hanno proposto ricorso nei termini di legge o
vi hanno rinunciato, ovvero quando il provvedimento non e'
ricorribile in cassazione e non e' altrimenti impugnabile, il
Procuratore generale presso la Corte di cassazione puo' chiedere che
la Corte enunci nell'interesse della legge il principio di diritto al
quale il giudice di merito avrebbe dovuto attenersi.

La richiesta del procuratore generale, contenente una sintetica
esposizione del fatto e delle ragioni di diritto poste a fondamento
dell'istanza, e' rivolta al primo presidente, il quale puo' disporre
che la Corte si pronunci a sezioni unite se ritiene che la questione
e' di particolare importanza.

Il principio di diritto puo' essere pronunciato dalla Corte anche
d'ufficio, quando il ricorso proposto dalle parti e' dichiarato
inammissibile, se la Corte ritiene che la questione decisa e' di
particolare importanza.

La pronuncia della Corte non ha effetto sul provvedimento del
giudice di merito.))
Art. 364.

((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 18 OTTOBRE 1977, N. 793))
Art. 365.
(Sottoscrizione del ricorso).

Il ricorso e' diretto alla corte e sottoscritto, a pena
d'inammissibilita', da un avvocato iscritto nell'apposito albo,
munito di procura speciale.
Art. 366.
(Contenuto del ricorso).

Il ricorso deve contenere, a pena di inammissibilita':
1) l'indicazione delle parti;
2) l'indicazione della sentenza o decisione impugnata;
3) l'esposizione sommaria dei fatti della causa;
4) i motivi per i quali si chiede la cassazione, con
l'indicazione delle norme di diritto su cui si fondano, secondo
quanto previsto dall'articolo 366-bis;
5) l'indicazione della procura, se conferita con atto separato e,
nel caso di ammissione al gratuito patrocinio, del relativo decreto.
6) la specifica indicazione degli atti processuali, dei documenti
e dei contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda.

Se il ricorrente non ha eletto domicilio in Roma ((ovvero non ha
indicato l'indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al
proprio ordine)), le notificazioni gli sono fatte presso la
cancelleria della Corte di cassazione. ((134))

Nel caso previsto nell'articolo 360, secondo comma, l'accordo delle
parti deve risultare mediante visto apposto sul ricorso dalle altre
parti o dai loro difensori muniti di procura speciale, oppure
mediante atto separato, anche anteriore alla sentenza impugnata, da
unirsi al ricorso stesso.

((Le comunicazioni della cancelleria e le notificazioni tra i
difensori di cui agli articoli 372 e 390 sono effettuate ai sensi
dell'articolo 136, secondo e terzo comma.)) ((134))

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AGGIORNAMENTO (134)
La L. 12 novembre 2011, n. 183 ha disposto (con l'art. 25, comma 5)
che le presenti modifiche si applicano decorsi trenta giorni dalla
data di entrata in vigore della legge medesima.
Art. 366-bis

((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 18 GIUGNO 2009, N. 69))
Art. 367.
(Sospensione del processo di merito).

Una copia del ricorso per cassazione proposto a norma dell'articolo
41, primo comma, e' depositata, dopo la notificazione alle altre
parti, nella cancelleria del giudice davanti a cui pende la causa, il
quale sospende il processo se non ritiene l'istanza manifestamente
inammissibile o la contestazione della giurisdizione manifestamente
infondata. Il giudice istruttore o il collegio provvede con
ordinanza. (67) ((72))

Se la corte di cassazione dichiara la giurisdizione del giudice
ordinario, le parti debbono riassumere il processo entro il termine
perentorio di sei mesi dalla comunicazione della sentenza.

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Art. 368.
(Questione di giurisdizione sollevata dal prefetto).

Nel caso previsto nell'articolo 41 secondo comma, la richiesta per
la decisione della corte di cassazione e' fatta dal prefetto con
decreto motivato.

Il decreto e' notificato, su richiesta del prefetto, alle parti e
al procuratore del Re presso il tribunale, se la causa pende davanti
a questo, oppure al procuratore generale presso la corte d'appello,
se pende davanti alla corte. (88) ((90))

Il pubblico ministero comunica il decreto del prefetto al capo
dell'ufficio giudiziario davanti al quale pende la causa. Questi
sospende il procedimento con decreto che e' notificato alle parti a
cura del pubblico ministero entro dieci giorni dalla sua pronuncia,
sotto pena di decadenza della richiesta.

La corte di cassazione e' investita della questione di
giurisdizione con ricorso a cura della parte piu' diligente, nel
termine perentorio di trenta giorni dalla notificazione del decreto.

Si applica la disposizione dell'ultimo comma dell'articolo
precedente.

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 369.
(Deposito del ricorso).

Il ricorso deve essere depositato nella cancelleria della corte, a
pena d'improcedibilita', nel termine di giorni venti dall'ultima
notificazione alle parti contro le quali e' proposto.

Insieme col ricorso debbono essere depositati, sempre a pena
d'improcedibilita':
1) il decreto di concessione del gratuito patrocinio;
2) copia autentica della sentenza o della decisione impugnata con
la relazione di notificazione, se questa e' avvenuta, tranne che nei
casi di cui ai due articoli precedenti; oppure copia autentica dei
provvedimenti dai quali risulta il conflitto nei casi di cui ai
numeri 1 e 2 dell'articolo 362;
3) la procura speciale, se questa e' conferita con atto separato ;
((4. Gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi
collettivi sui quali il ricorso si fonda.))

Il ricorrente deve chiedere alla cancelleria del giudice che ha
pronunciato la sentenza impugnata o del quale si contesta la
giurisdizione la trasmissione alla cancelleria della corte di
cassazione del fascicolo d'ufficio; tale richiesta e' restituita
dalla cancelleria al richiedente munita di visto, e deve essere
depositata insieme col ricorso.
Art. 370.
(Controricorso).

La parte contro la quale il ricorso e' diretto, se intende
contradire, deve farlo mediante controricorso da notificarsi al
ricorrente nel domicilio eletto entro venti giorni dalla scadenza del
termine stabilito per il deposito del ricorso. In mancanza di tale
notificazione, essa non puo' presentare memorie, ma soltanto
partecipare alla discussione orale.

Al controricorso si applicano 1e norme degli articoli 365 e 366, in
quanto e' possibile.

Il controricorso e' depositato nella cancelleria della corte entro
venti giorni dalla notificazione, insieme con gli atti e i documenti
e con la procura speciale, se conferita con atto separato.

Art. 371.
(Ricorso incidentale).

La parte di cui all'articolo precedente deve proporre con l'atto
contenente il controricorso l'eventuale ricorso incidentale contro la
stessa sentenza.

La parte alla quale e' stato notificato il ricorso per integrazione
a norma degli articoli 331 e 332 deve proporre l'eventuale ricorso
incidentale nel termine di quaranta giorni dalla notificazione, con
atto notificato al ricorrente principale e alle altre parti nello
stesso modo del ricorso principale.

((Al ricorso incidentale si applicano le disposizioni degli
articoli 365, 366 e 369)).

Per resistere al ricorso incidentale puo' essere notificato un
controricorso a norma dell'articolo precedente.

Se il ricorrente principale deposita la copia della sentenza o
della decisione impugnata, non e' necessario che la depositi anche il
ricorrente per incidente.
Art. 371-bis
(Deposito dell'atto di integrazione del contraddittorio)

Qualora la Corte abbia ordinato l'integrazione del contraddittorio,
assegnando alle parti un termine perentorio per provvedervi, il
ricorso notificato, contenente nell'intestazione le parole "atto di
integrazione del contradditorio", deve essere depositato nella
Cancelleria della Corte stessa, a pena di improcedibilita', entro
venti giorni dalla scadenza del termine assegnato.
(67) ((72))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Art. 372.
(Produzione di altri documenti).

Non e' ammesso il deposito di atti e documenti non prodotti nei
precedenti gradi del processo, tranne di quelli che riguardano la
nullita' della sentenza impugnata e l'ammissibilita' del ricorso e
del controricorso.

Il deposito dei documenti relativi all'ammissibilita' puo' avvenire
indipendentemente da quello del ricorso e del controricorso, ma deve
essere notificato, mediante elenco, alle altre parti.

Art. 373.
(Sospensione dell'esecuzione).

Il ricorso per cassazione non sospende la esecuzione della
sentenza. Tuttavia il giudice che ha pronunciato la sentenza
impugnata puo', su istanza di parte e qualora dall'esecuzione possa
derivare grave e irreparabile danno, disporre con ordinanza non
impugnabile che l'esecuzione sia sospesa o che sia prestata congrua
cauzione.

L'istanza si propone con ricorso al conciliatore, al tribunale in
composizione monocratica o al presidente del collegio, il quale, con
decreto in calce al ricorso, ordina la comparizione delle parti
rispettivamente dinanzi a se' o al collegio in Camera di Consiglio.
Copia del ricorso e del decreto sono notificate al procuratore
dell'altra parte, ovvero alla parte stessa, se questa sia stata in
giudizio senza ministero di difensore o non si sia costituita nel
giudizio definito con la sentenza impugnata. Con lo stesso decreto,
in caso di eccezionale urgenza puo' essere disposta provvisoriamente
l'immediata sospensione dell'esecuzione. (67) (72) (88) ((90))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Sezione II
Del procedimento e dei provvedimenti

Art. 374.
(( (Pronuncia a sezioni unite). ))

((La Corte pronuncia a sezioni unite nei casi previsti nel n. 1)
dell'articolo 360 e nell'articolo 362. Tuttavia, tranne che nei casi
di impugnazione delle decisioni del Consiglio di Stato e della Corte
dei conti, il ricorso puo' essere assegnato alle sezioni semplici, se
sulla questione di giurisdizione proposta si sono gia' pronunciate le
sezioni unite.

Inoltre il primo presidente puo' disporre che la Corte pronunci a
sezioni unite sui ricorsi che presentano una questione di diritto
gia' decisa in senso difforme dalle sezioni semplici, e su quelli che
presentano una questione di massima di particolare importanza.

Se la sezione semplice ritiene di non condividere il principio di
diritto enunciato dalle sezioni unite, rimette a queste ultime, con
ordinanza motivata, la decisione del ricorso.

In tutti gli altri casi la Corte pronuncia a sezione semplice.))

Art. 375.
(Pronuncia in camera di consiglio).

La Corte, sia a sezioni unite che a sezione semplice, pronuncia con
ordinanza in camera di consiglio quando riconosce di dovere:
1) dichiarare l'inammissibilita' del ricorso principale e di
quello incidentale eventualmente proposto, anche per mancanza dei
motivi previsti dall'articolo 360;
2) ((NUMERO ABROGATO DAL D.L. 31 AGOSTO 2016, N. 168, CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 25 OTTOBRE 2016, N. 197));((152))
3)((NUMERO ABROGATO DAL D.L. 31 AGOSTO 2016, N. 168, CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 25 OTTOBRE 2016, N. 197));((152))
4) pronunciare sulle istanze di regolamento di competenza e di
giurisdizione;
5) accogliere o rigettare il ricorso principale e l'eventuale
ricorso incidentale per manifesta fondatezza o infondatezza.

COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 2 FEBBRAIO 2006, N. 40.

COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 2 FEBBRAIO 2006, N. 40.

COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 2 FEBBRAIO 2006, N. 40.

((La Corte, a sezione semplice, pronuncia con ordinanza in camera
di consiglio in ogni altro caso, salvo che la trattazione in pubblica
udienza sia resa opportuna dalla particolare rilevanza della
questione di diritto sulla quale deve pronunciare, ovvero che il
ricorso sia stato rimesso dall'apposita sezione di cui all'articolo
376 in esito alla camera di consiglio che non ha definito il
giudizio)).((152))
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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
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AGGIORNAMENTO (152)
Il D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla
L. 25 ottobre 2016, n. 197, ha disposto (con l'art. 1-bis, comma 2)
che "Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano ai ricorsi
depositati successivamente alla data di entrata in vigore della legge
di conversione del presente decreto, nonche' a quelli gia' depositati
alla medesima data per i quali non e' stata fissata udienza o
adunanza in camera di consiglio".
Art. 376.
(Assegnazione dei ricorsi alle sezioni).

Il primo presidente, tranne quando ricorrono le condizioni previste
dall'articolo 374, assegna i ricorsi ad apposita sezione, che
verifica se sussistono i presupposti per la pronuncia in camera di
consiglio ai sensi dell'articolo 375, primo comma, numeri 1) e 5).
((Se, a un sommario esame del ricorso, la suddetta sezione non
ravvisa tali presupposti, il presidente, omessa ogni formalita',
rimette gli atti alla sezione semplice)).((152))

La parte, che ritiene di competenza delle sezioni unite un ricorso
assegnato a una sezione semplice, puo' proporre al primo presidente
istanza di rimessione alle sezioni unite, fino a dieci giorni prima
dell'udienza di discussione del ricorso.

All'udienza della sezione semplice, la rimessione puo' essere
disposta soltanto su richiesta del pubblico ministero o d'ufficio,
con ordinanza inserita nel processo verbale.
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AGGIORNAMENTO (152)
Il D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla
L. 25 ottobre 2016, n. 197, ha disposto (con l'art. 1-bis, comma 2)
che "Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano ai ricorsi
depositati successivamente alla data di entrata in vigore della legge
di conversione del presente decreto, nonche' a quelli gia' depositati
alla medesima data per i quali non e' stata fissata udienza o
adunanza in camera di consiglio".
Art. 377.
(( (Fissazione dell'udienza o dell'adunanza in camera di consiglio e
decreto preliminare del presidente) )).((152))

Il primo presidente, su presentazione del ricorso a cura del
cancelliere, fissa l'udienza o l'adunanza della camera di consiglio e
nomina il relatore per i ricorsi assegnati alle sezioni unite. Per i
ricorsi assegnati alle sezioni semplici provvede allo stesso modo il
presidente della sezione.

Dell'udienza e' data comunicazione dal cancelliere agli avvocati
delle parti almeno venti giorni prima.

((Il primo presidente, il presidente della sezione semplice o il
presidente della sezione di cui all'articolo 376, primo comma, quando
occorre, ordina con decreto l'integrazione del contraddittorio o
dispone che sia eseguita la notificazione dell'impugnazione a norma
dell'articolo 332, ovvero che essa sia rinnovata)).((152))

(67) (72)

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
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AGGIORNAMENTO (152)
Il D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla
L. 25 ottobre 2016, n. 197, ha disposto (con l'art. 1-bis, comma 2)
che "Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano ai ricorsi
depositati successivamente alla data di entrata in vigore della legge
di conversione del presente decreto, nonche' a quelli gia' depositati
alla medesima data per i quali non e' stata fissata udienza o
adunanza in camera di consiglio".
Art. 378.
(Deposito di memorie di parte).

Le parti possono presentare le loro memorie in cancelleria non
oltre cinque giorni prima dell'udienza.

Art. 379.
(Discussione).

All'udienza il relatore riferisce i fatti rilevanti per la
decisione del ricorso, il contenuto del provvedimento impugnato e, in
riassunto, se non vi e' discussione delle parti, i motivi del ricorso
e del controricorso.

((Dopo la relazione il presidente invita il pubblico ministero a
esporre oralmente le sue conclusioni motivate e, quindi, i difensori
delle parti a svolgere le loro difese)).((152))

((COMMA NON PIU' PREVISTO DAL D.L. 31 AGOSTO 2016, N. 168,
CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 25 OTTOBRE 2016, N.
197)).((152))

((Non sono ammesse repliche)).((152))
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AGGIORNAMENTO (152)
Il D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla
L. 25 ottobre 2016, n. 197, ha disposto (con l'art. 1-bis, comma 2)
che "Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano ai ricorsi
depositati successivamente alla data di entrata in vigore della legge
di conversione del presente decreto, nonche' a quelli gia' depositati
alla medesima data per i quali non e' stata fissata udienza o
adunanza in camera di consiglio".
Art. 380.
(Deliberazione della sentenza).

((La Corte, dopo la discussione della causa, delibera, nella stessa
seduta, la sentenza in camera di consiglio)).

Si applica alla deliberazione della corte la disposizione
dell'articolo 276.
Art. 380-bis
(( (Procedimento per la decisione in camera di consiglio
sull'inammissibilita' o sulla manifesta fondatezza o infondatezza del
ricorso). ))

((Nei casi previsti dall'articolo 375, primo comma, numeri 1) e 5),
su proposta del relatore della sezione indicata nell'articolo 376,
primo comma, il presidente fissa con decreto l'adunanza della Corte
indicando se e' stata ravvisata un'ipotesi di inammissibilita', di
manifesta infondatezza o di manifesta fondatezza del ricorso.

Almeno venti giorni prima della data stabilita per l'adunanza, il
decreto e' notificato agli avvocati delle parti, i quali hanno
facolta' di presentare memorie non oltre cinque giorni prima.

Se ritiene che non ricorrano le ipotesi previste dall'articolo 375,
primo comma, numeri 1) e 5), la Corte in camera di consiglio rimette
la causa alla pubblica udienza della sezione semplice)).
((152))

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AGGIORNAMENTO (140)
Il D.L. 21 giugno 2013, n. 69 convertito con modificazioni dalla L.
9 agosto 2013, n. 98 ha disposto (con l'art. 75, comma 2) che "Le
disposizioni di cui al presente articolo si applicano ai giudizi
dinanzi alla Corte di cassazione nei quali il decreto di fissazione
dell'udienza o dell'adunanza in camera di consiglio sia adottato a
partire dal giorno successivo alla data di entrata in vigore della
legge di conversione del presente decreto".
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AGGIORNAMENTO (152)
Il D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla
L. 25 ottobre 2016, n. 197, ha disposto (con l'art. 1-bis, comma 2)
che "Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano ai ricorsi
depositati successivamente alla data di entrata in vigore della legge
di conversione del presente decreto, nonche' a quelli gia' depositati
alla medesima data per i quali non e' stata fissata udienza o
adunanza in camera di consiglio".
Art. 380-bis.1.
(( (Procedimento per la decisione in camera di consiglio dinanzi alla
sezione semplice). ))

((Della fissazione del ricorso in camera di consiglio dinanzi alla
sezione semplice ai sensi dell'articolo 375, secondo comma, e' data
comunicazione agli avvocati delle parti e al pubblico ministero
almeno quaranta giorni prima. Il pubblico ministero puo' depositare
in cancelleria le sue conclusioni scritte non oltre venti giorni
prima dell'adunanza in camera di consiglio. Le parti possono
depositare le loro memorie non oltre dieci giorni prima dell'adunanza
in camera di consiglio. In camera di consiglio la Corte giudica senza
l'intervento del pubblico ministero e delle parti)).
((152))
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AGGIORNAMENTO (152)
Il D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla
L. 25 ottobre 2016, n. 197, ha disposto (con l'art. 1-bis, comma 2)
che "Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano ai ricorsi
depositati successivamente alla data di entrata in vigore della legge
di conversione del presente decreto, nonche' a quelli gia' depositati
alla medesima data per i quali non e' stata fissata udienza o
adunanza in camera di consiglio".
Art. 380-ter
(( (Procedimento per la decisione sulle istanze di regolamento di
giurisdizione e di competenza). ))

((Nei casi previsti dall'articolo 375, primo comma, numero 4), il
presidente richiede al pubblico ministero le sue conclusioni scritte.

Le conclusioni e il decreto del presidente che fissa l'adunanza
sono notificati, almeno venti giorni prima, agli avvocati delle
parti, che hanno facolta' di presentare memorie non oltre cinque
giorni prima della medesima adunanza. .

In camera di consiglio la Corte giudica senza l'intervento del
pubblico ministero e delle parti)).
((152))
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AGGIORNAMENTO (152)
Il D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla
L. 25 ottobre 2016, n. 197, ha disposto (con l'art. 1-bis, comma 2)
che "Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano ai ricorsi
depositati successivamente alla data di entrata in vigore della legge
di conversione del presente decreto, nonche' a quelli gia' depositati
alla medesima data per i quali non e' stata fissata udienza o
adunanza in camera di consiglio".
Art. 381.

((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 18 OTTOBRE 1977, N. 793))
Art. 382.
(Decisione delle questioni di giurisdizione e di competenza).

La corte, quando decide una questione di giurisdizione, statuisce
su questa, determinando, quando occorre, il giudice competente.

Quando cassa per violazione delle norme sulla competenza, statuisce
su questa.

Se riconosce che il giudice del quale si impugna il provvedimento e
ogni altro giudice difettano di giurisdizione, cassa senza rinvio.
Egualmente provvede in ogni altro caso in cui ritiene che la causa
non poteva essere proposta o il processo proseguito.

Art. 383.
(Cassazione con rinvio).

La corte, quando accoglie il ricorso per motivi diversi da quelli
richiamati nell'articolo precedente, rinvia la causa ad altro giudice
di grado pari a quello che ha pronunciato la sentenza cassata.

Nel caso previsto nell'articolo 360 secondo comma, la causa puo'
essere rinviata al giudice che avrebbe dovuto pronunciare
sull'appello al quale le parti hanno rinunciato.

La corte, se riscontra una nullita' del giudizio di primo grado per
la quale il giudice d'appello avrebbe dovuto rimettere le parti al
primo giudice, rinvia la causa a quest'ultimo.

((Nelle ipotesi di cui all'articolo 348-ter, commi terzo e quarto,
la Corte, se accoglie il ricorso per motivi diversi da quelli
indicati dall'articolo 382, rinvia la causa al giudice che avrebbe
dovuto pronunciare sull'appello e si applicano le disposizioni del
libro secondo, titolo terzo, capo terzo, sezione terza.)) ((136))

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AGGIORNAMENTO (136)
Il D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 7 agosto 2012, n. 134, ha disposto (con l'art. 54, comma 2) che la
presente modifica si applica ai giudizi di appello introdotti con
ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la
notificazione dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in
vigore della legge di conversione del decreto medesimo.
Art. 384.
(( (Enunciazione del principio di diritto e decisione della causa nel
merito). ))

((La Corte enuncia il principio di diritto quando decide il ricorso
proposto a norma dell'articolo 360, primo comma, n. 3), e in ogni
altro caso in cui, decidendo su altri motivi del ricorso, risolve una
questione di diritto di particolare importanza.

La Corte, quando accoglie il ricorso, cassa la sentenza rinviando
la causa ad altro giudice, il quale deve uniformarsi al principio di
diritto e comunque a quanto statuito dalla Corte, ovvero decide la
causa nel merito qualora non siano necessari ulteriori accertamenti
di fatto.

Se ritiene di porre a fondamento della sua decisione una questione
rilevata d'ufficio, la Corte riserva la decisione, assegnando con
ordinanza al pubblico ministero e alle parti un termine non inferiore
a venti e non superiore a sessanta giorni dalla comunicazione per il
deposito in cancelleria di osservazioni sulla medesima questione.

Non sono soggette a cassazione le sentenze erroneamente motivate in
diritto, quando il dispositivo sia conforme al diritto; in tal caso
la Corte si limita a correggere la motivazione.))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Art. 385.
(Provvedimenti sulle spese).

La corte, se rigetta il ricorso, condanna il ricorrente alle spese.

Se cassa senza rinvio o per violazione delle norme sulla
competenza, provvede sulle spese di tutti i precedenti giudizi,
liquidandole essa stessa o rimettendone la liquidazione al giudice
che ha pronunciato la sentenza cassata.

Se rinvia la causa ad altro giudice, puo' provvedere sulle spese
del giudizio di cassazione o rimetterne la pronuncia al giudice di
rinvio.

((COMMA ABROGATO DALLA L. 18 GIUGNO 2009, N. 69)).
Art. 386.
(Effetti della decisione sulla giurisdizione).

La decisione sulla giurisdizione e' determinata dall'oggetto della
domanda e, quando prosegue il giudizio, non pregiudica le questioni
sulla pertinenza del diritto e sulla proponibilita' della domanda.

Art. 387.
(Non riproponibilita' del ricorso dichiarato inammissibile o
improcedibile).

Il ricorso dichiarato inammissibile o improcedibile non puo' essere
riproposto, anche se non e' scaduto il termine fissato dalla legge.

Art. 388.
(( (Trasmissione di copia del dispositivo al giudice di merito). ))

((Copia della sentenza e' trasmessa dal cancelliere della Corte a
quello del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata,
affinche' ne sia presa nota in margine all'originale di quest'ultima.
La trasmissione puo' avvenire anche in via telematica.))
Art. 389.
(Domande conseguenti alla cassazione).

Le domande di restituzione o di riduzione in pristino e ogni altra
conseguente alla sentenza di cassazione si propongono al giudice di
rinvio e, in caso di cassazione senza rinvio, al giudice che ha
pronunciato la sentenza cassata.

Art. 390.
(Rinuncia).

La parte puo' rinunciare al ricorso principale o incidentale
finche' non sia cominciata la relazione alla udienza, ((o sino alla
data dell'adunanza camerale, o finche' non siano notificate le
conclusioni scritte del pubblico ministero nei casi di cui
all'articolo 380-ter)).(140)((152))

La rinuncia deve farsi con atto sottoscritto dalla parte e dal suo
avvocato o anche da questo solo se e' munito di mandato speciale a
tale effetto.

L'atto di rinuncia e' notificato alle parti costituite o comunicato
agli avvocati delle stesse, che vi appongono il visto.

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AGGIORNAMENTO (140)
Il D.L. 21 giugno 2013, n. 69 convertito con modificazioni dalla L.
9 agosto 2013, n. 98 ha disposto (con l'art. 75, comma 2) che "Le
disposizioni di cui al presente articolo si applicano ai giudizi
dinanzi alla Corte di cassazione nei quali il decreto di fissazione
dell'udienza o dell'adunanza in camera di consiglio sia adottato a
partire dal giorno successivo alla data di entrata in vigore della
legge di conversione del presente decreto".
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AGGIORNAMENTO (152)
Il D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla
L. 25 ottobre 2016, n. 197, ha disposto (con l'art. 1-bis, comma 2)
che "Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano ai ricorsi
depositati successivamente alla data di entrata in vigore della legge
di conversione del presente decreto, nonche' a quelli gia' depositati
alla medesima data per i quali non e' stata fissata udienza o
adunanza in camera di consiglio".
Art. 391.
(Pronuncia sulla rinuncia).

((Sulla rinuncia e nei casi di estinzione del processo disposta per
legge la Corte provvede con ordinanza in camera di consiglio, salvo
che debba decidere altri ricorsi contro lo stesso provvedimento
fissati per la pubblica udienza. Provvede il presidente, con decreto,
se non e' stata ancora fissata la data della decisione)).((152))

Il decreto ((, l'ordinanza)) o la sentenza che dichiara
l'estinzione puo' condannare la parte che vi ha dato causa alle
spese.((152))

Il decreto ha efficacia di titolo esecutivo se nessuna delle parti
chiede la fissazione dell'udienza nel termine di dieci giorni dalla
comunicazione.

La condanna non e' pronunciata, se alla rinuncia hanno aderito le
altre parti personalmente o i loro avvocati autorizzati con mandato
speciale.
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AGGIORNAMENTO (152)
Il D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla
L. 25 ottobre 2016, n. 197, ha disposto (con l'art. 1-bis, comma 2)
che "Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano ai ricorsi
depositati successivamente alla data di entrata in vigore della legge
di conversione del presente decreto, nonche' a quelli gia' depositati
alla medesima data per i quali non e' stata fissata udienza o
adunanza in camera di consiglio".
Art. 391-bis.
(Correzione degli errori materiali e revocazione delle sentenze della
Corte di Cassazione)

((Se la sentenza o l'ordinanza pronunciata dalla Corte di
cassazione e' affetta da errore materiale o di calcolo ai sensi
dell'articolo 287, ovvero da errore di fatto ai sensi dell'articolo
395, numero 4), la parte interessata puo' chiederne la correzione o
la revocazione con ricorso ai sensi degli articoli 365 e seguenti. La
correzione puo' essere chiesta, e puo' essere rilevata d'ufficio
dalla Corte, in qualsiasi tempo. La revocazione puo' essere chiesta
entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla notificazione
ovvero di sei mesi dalla pubblicazione del provvedimento)). ((152))

((Sulla correzione la Corte pronuncia nell'osservanza delle
disposizioni di cui all'articolo 380-bis, primo e secondo
comma)).((152))

Sul ricorso per correzione dell'errore materiale pronuncia con
ordinanza. Sul ricorso per revocazione pronuncia con ordinanza se lo
dichiara inammissibile, altrimenti rinvia alla pubblica udienza.

((Sul ricorso per revocazione, anche per le ipotesi regolate
dall'articolo 391-ter, la Corte pronuncia nell'osservanza delle
disposizioni di cui all'articolo 380-bis, primo e secondo comma, se
ritiene l'inammissibilita', altrimenti rinvia alla pubblica udienza
della sezione semplice)).((152))

In caso di impugnazione per revocazione della sentenza della Corte
di Cassazione non e' ammessa la sospensione dell'esecuzione della
sentenza passata in giudicato, ne' e' sospeso il giudizio di rinvio o
il termine per riassumerlo.
(67) (72) (79)

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
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AGGIORNAMENTO (79)
La Corte Costituzionale, con sentenza 15 - 18 aprile 1996, n. 119
(in G.U. 1a s.s. 24/4/1996, n. 17), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 391-bis del codice di procedura civile,
introdotto con l'art. 67 della legge 26 novembre 1990, n. 353
(Provvedimenti urgenti per il processo civile), nella parte in cui
prevede un termine per la proposizione dell'istanza di correzione
degli errori materiali delle sentenze della Corte di cassazione".
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AGGIORNAMENTO (126)
La Corte Costituzionale, con sentenza 8 - 9 luglio 2009, n. 207 (in
G.U. 1a s.s. 15/7/2009, n. 28), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 391-bis, primo comma, del codice di
procedura civile, come modificato dall'art. 16 del decreto
legislativo 2 febbraio 2006, n. 40 (Modifiche al codice di procedura
civile in materia di processo di cassazione in funzione nomofilattica
e di arbitrato, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 14
maggio 2005, n. 80), nella parte in cui non prevede la esperibilita'
del rimedio della revocazione per errore di fatto, ai sensi dell'art.
395, primo comma, n. 4), cod. proc. civ., per le ordinanze
pronunciate dalla Corte di cassazione a norma dell'art. 375, primo
comma, n. 1), dello stesso codice".
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AGGIORNAMENTO (152)
Il D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla
L. 25 ottobre 2016, n. 197, ha disposto (con l'art. 1-bis, comma 2)
che "Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano ai ricorsi
depositati successivamente alla data di entrata in vigore della legge
di conversione del presente decreto, nonche' a quelli gia' depositati
alla medesima data per i quali non e' stata fissata udienza o
adunanza in camera di consiglio".
Art. 391-ter
(( (Altri casi di revocazione ed opposizione di terzo). ))

((Il provvedimento con il quale la Corte ha deciso la causa nel
merito e', altresi', impugnabile per revocazione per i motivi di cui
ai numeri 1, 2, 3 e 6 del primo comma dell'articolo 395 e per
opposizione di terzo. I relativi ricorsi si propongono alla stessa
Corte e debbono contenere gli elementi, rispettivamente, degli
articoli 398, commi secondo e terzo, e 405, comma secondo.

Quando pronuncia la revocazione o accoglie l'opposizione di terzo,
la Corte decide la causa nel merito qualora non siano necessari
ulteriori accertamenti di fatto; altrimenti, pronunciata la
revocazione ovvero dichiarata ammissibile l'opposizione di terzo,
rinvia la causa al giudice che ha pronunciato la sentenza cassata.))
Sezione III
Del giudizio di rinvio

Art. 392.
(Riassunzione della causa).

La riassunzione della causa davanti al giudice di rinvio puo'
essere fatta da ciascuna delle parti non oltre ((tre mesi)) dalla
pubblicazione della sentenza della corte di cassazione.

La riassunzione si fa con citazione, la quale e' notificata
personalmente a norma degli articoli 137 e seguenti.
Art. 393.
(Estinzione del processo).

Se la riassunzione non avviene entro il termine di cui all'articolo
precedente, o si avvera successivamente a essa una causa di
estinzione del giudizio di rinvio, l'intero processo si estingue; ma
la sentenza della corte di cassazione conserva il suo effetto
vincolante anche nel nuovo processo che sia instaurato con la
riproposizione della domanda.

Art. 394.
(Procedimento in sede di rinvio).

In sede di rinvio si osservano le norme stabilite per il
procedimento davanti al giudice al quale la corte ha rinviato la
causa. In ogni caso deve essere prodotta copia autentica della
sentenza di cassazione.

Le parti conservano la stessa posizione processuale che avevano nel
procedimento in cui fu pronunciata la sentenza cassata.

Nel giudizio di rinvio puo' deferirsi il giuramento decisorio, ma
le parti non possono prendere conclusioni diverse da quelle prese nel
giudizio nel quale fu pronunciata la sentenza cassata, salvo che la
necessita' delle nuove conclusioni sorga dalla sentenza di
cassazione.
CAPO IV
Della revocazione

Art. 395.
(Casi di revocazione).

Le sentenze pronunciate in grado d'appello o in unico grado possono
essere impugnate per revocazione:
1) se sono l'effetto del dolo di una delle parti in danno
dell'altra;
2) se si e' giudicato in base a prove riconosciute o comunque
dichiarate false dopo la sentenza oppure che la parte soccombente
ignorava essere state riconosciute o dichiarate tali prima della
sentenza;
3) se dopo la sentenza sono stati trovati uno o piu' documenti
decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa
di forza maggiore o per fatto dell'avversario;
4) se la sentenza e' l'effetto di un errore di fatto risultante
dagli atti o documenti della causa. Vi e' questo errore quando la
decisione e' fondata sulla supposizione di un fatto la cui verita' e'
incontrastabilmente esclusa, oppure quando e' supposta l'inesistenza
di un fatto la cui verita' e' positivamente stabilita, e tanto
nell'uno quanto nell'altro caso se il fatto non costitui' un punto
controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare; (58)
5) se la sentenza e' contraria ad altra precedente avente fra le
parti autorita' di cosa giudicata, purche' non abbia pronunciato
sulla relativa eccezione;
6) se la sentenza e' effetto del dolo del giudice, accertato con
sentenza passata in giudicato.
(43) (55) ((73))

---------------
AGGIORNAMENTO (43)
La Corte Costituzionale, con sentenza 22 - 30 gennaio 1986, n. 17
(in G.U. 1a s.s. 5/2/1986, n.5), vista la ordinanza 8 febbraio 1983,
n. 101 delle Sezioni unite civili della Corte di Cassazione (n. 234
R.O. 1983), ha dichiarato "l'incostituzionalita' dell'art. 395 prima
parte e n. 4 c.p.c. nella parte in cui non prevede la revocazione di
sentenze dalla Corte di Cassazione rese su ricorsi basati sul n. 4
dell'art. 360 c.p.c. e affette dall'errore di cui al n. 4 dell'art.
395 dello stesso codice".
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AGGIORNAMENTO (55)
La Corte Costituzionale, con sentenza 12 - 20 dicembre 1989, n. 558
(in G.U. 1a s.s. 27/12/1989, n. 52), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 395, prima parte e numero 4, del codice di
procedura civile, nella parte in cui non prevede la revocazione per
errore di fatto avverso i provvedimenti di convalida di sfratto o
licenza per finita locazione emessi in assenza o per mancata
opposizione dell'intimato".
Ha inoltre dichiarato, ex art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87,
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 395, prima parte e numero
4, del codice di procedura civile, la' dove non prevede la
revocazione per errore di fatto per i provvedimenti di convalida di
sfratto per morosita' resi sui medesimi presupposti".
---------------
AGGIORNAMENTO (58)
La Corte Costituzionale, con sentenza 17 - 31 gennaio 1991, n. 36
(in G.U. 1a s.s. 6/2/1991, n. 6) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 395, n. 4, codice di procedura civile, nella
parte in cui non prevede la revocazione di sentenze della Corte di
cassazione per errore di fatto nella lettura di atti interni al suo
stesso giudizio".
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AGGIORNAMENTO (73)
La Corte Costituzionale, con sentenza 8 - 20 febbraio 1995, n. 51
(in G.U. 1a s.s. 1/3/1995, n. 9), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 395, prima parte e numero 1, c.p.c., nella
parte in cui non prevede la revocazione avverso i provvedimenti di
convalida di sfratto per morosita' che siano l'effetto del dolo di
una delle parti in danno dell'altra".
Art. 396.
(Revocazione delle sentenze per le quali e' scaduto il termine per
l'appello).

Le sentenze per le quali e' scaduto il termine per l'appello
possono essere impugnate per revocazione nei casi dei numeri 1, 2, 3
e 6 dell'articolo precedente, purche' la scoperta del dolo o della
falsita' o il ricupero dei documenti o la pronuncia della sentenza di
cui al numero 6 siano avvenuti dopo la scadenza del termine suddetto.

Se i fatti menzionati nel comma precedente avvengono durante il
corso del termine per l'appello, il termine stesso e' prorogato dal
giorno dell'avvenimento in modo da raggiungere i trenta giorni da
esso.
Art. 397.
(Revocazione proponibile dal pubblico ministero).

Nelle cause in cui l'intervento del pubblico ministero e'
obbligatorio a norma dell'articolo 70 primo comma, le sentenze
previste nei due articoli precedenti possono essere impugnate per
revocazione dal pubblico ministero:
1) quando la sentenza e' stata pronunciata senza che egli sia stato
sentito;
2) quando la sentenza e' l'effetto della collusione posta in opera
dalle parti per frodare la legge.
Art. 398.
(Proposizione della domanda).

La revocazione si propone con citazione davanti allo stesso giudice
che ha pronunciato la sentenza impugnata.

La citazione deve indicare, a pena d'inammissibilita', il motivo
della revocazione e le prove relative alla dimostrazione dei fatti di
cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 dell'articolo 395, del giorno della
scoperta o dell'accertamento del dolo o della falsita', o del
recupero dei documenti.

La citazione deve essere sottoscritta da un difensore munito di
procura speciale.

La proposizione della revocazione non sospende il termine per
proporre il ricorso per cassazione o il procedimento relativo.
Tuttavia il giudice davanti a cui e' proposta la revocazione, su
istanza di parte, puo' sospendere l'uno o l'altro fino alla
comunicazione della sentenza che abbia pronunciato sulla revocazione,
qualora ritenga non manifestamente infondata la revocazione proposta.
(67) ((72))

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AGGIORNAMENTO (2)
Il D.Lgs. 9 aprile 1948, n. 438 ha disposto (con l'art. 1, comma 2)
che "Il deposito previsto dall'art. 398, terzo comma, del Codice di
procedura, civile per le domande di revocazione delle sentenze del
conciliatore e' elevato, per le domande notificate a decorrere dal 1
ottobre 1948, a lire cinquecento".
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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Art. 399.
(Deposito della citazione e della risposta).

Se la revocazione e' proposta davanti al tribunale o alla corte
d'appello, la citazione deve essere depositata a pena di
improcedibilita', entro venti giorni dalla notificazione, nella
cancelleria del giudice adito insieme con la copia autentica della
sentenza impugnata.

Le altre parti debbono costituirsi nello stesso termine mediante
deposito in cancelleria di una comparsa contenente le loro
conclusioni.

Se la revocazione e' proposta davanti al giudice di pace il
deposito e la costituzione di cui ai due commi precedenti debbono
farsi a norma dell'articolo 319. (88) ((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 400.
(Procedimento).

Davanti al giudice adito si osservano le norme stabilite per il
procedimento davanti a lui, in quanto non derogate da quelle del
presente capo.

Art. 401.
(( (Sospensione dell'esecuzione). ))

((Il giudice della revocazione puo' pronunciare, su istanza di
parte inserita nell'atto di citazione, l'ordinanza prevista nell'art.
373, con lo stesso procedimento in camera di consiglio ivi
stabilito)).
Art. 402.
(Decisione).

((Con la sentenza che pronuncia la revocazione il giudice decide il
merito della causa e dispone l'eventuale restituzione di cio' che
siasi conseguito con la sentenza revocata)).

Il giudice, se per la decisione del merito della causa ritiene di
dover disporre nuovi mezzi istruttori, pronuncia, con sentenza, la
revocazione della sentenza impugnata e rimette con ordinanza le parti
davanti all'istruttore.
Art. 403.
(Impugnazione della sentenza di revocazione).

Non puo' essere impugnata per revocazione la sentenza pronunciata
nel giudizio di revocazione.

Contro di essa sono ammessi i mezzi d'impugnazione ai quali era
originariamente soggetta la sentenza impugnata per revocazione.
CAPO V
Dell'opposizione di terzo

Art. 404.
(Casi di opposizione di terzo).

Un terzo puo' fare opposizione contro la sentenza passata in
giudicato o comunque esecutiva pronunciata tra altre persone quando
pregiudica i suoi diritti. ((75))

Gli aventi causa e i creditori di una delle parti possono fare
opposizione alla sentenza, quando e' l'effetto di dolo o collusione a
loro danno.
(39) (42) (52)

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AGGIORNAMENTO (39)
La Corte Costituzionale, con sentenza 5 - 7 giugno 1984, n. 167 (in
G.U. 1a s.s. 13/6/1984, n. 162), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 404 c.p.c. nella parte in cui non ammette
l'opposizione di terzo avverso la ordinanza di convalida di sfratto
per finita locazione, emanata per la mancata comparizione
dell'intimato o per la mancata opposizione dell'intimato pur
comparso".
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AGGIORNAMENTO (42)
La Corte Costituzionale, con sentenza 22 - 25 ottobre 1985, n. 237
(in G.U. 1a s.s. 6/11/1985, n. 261), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 404 c.p.c. nella parte in cui non ammette
l'opposizione di terzo avverso l'ordinanza di sfratto per morosita'".
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AGGIORNAMENTO (52)
La Corte Costituzionale, con sentenza 12 - 20 dicembre 1988, n.
1105 (in G.U. 1a s.s. 28/12/1988, n. 52), ha dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 404 c.p.c. nella parte in
cui non ammette opposizione di terzo avverso l'ordinanza con la quale
il Pretore dispone l'affrancazione del fondo ex art. 4, legge 22
luglio 1966, n. 607".
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AGGIORNAMENTO (75)
La Corte Costituzionale, con sentenza 18 - 26 maggio 1995, n. 192
(in G.U. 1a s.s. 31/5/1995, n. 23), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 404, primo comma, del codice di procedura
civile, nella parte in cui non ammette l'opposizione di terzo avverso
l'ordinanza di convalida di licenza per finita locazione".
Art. 405.
(Domanda di opposizione).

L'opposizione e' proposta davanti allo stesso giudice che ha
pronunciato la sentenza, secondo le forme prescritte per il
procedimento davanti a lui.

La citazione deve contenere, oltre agli elementi di cui
all'articolo 163, anche l'indicazione della sentenza impugnata e, nel
caso del secondo comma dell'articolo precedente, l'indicazione del
giorno in cui il terzo e' venuto a conoscenza del dolo o della
collusione, e della relativa prova.

Art. 406.
(Procedimento).

Davanti al giudice adito si osservano le norme stabilite per il
procedimento davanti a lui, in quanto non derogate da quelle del
presente capo.

Art. 407.
(( (Sospensione dell'esecuzione). ))

((Il giudice dell'opposizione puo' pronunciare, su istanza di parte
inserita nell'atto di citazione, l'ordinanza prevista nell'art. 373,
con lo stesso procedimento in camera di consiglio ivi stabilito)).
Art. 408.
(Decisione).

Il giudice, se dichiara inammissibile o improcedibile la domanda o
la rigetta per infondatezza dei motivi, condanna l'opponente al
pagamento di una pena pecuniaria di lire cento se la sentenza
impugnata e' del conciliatore, di lire centocinquanta se e' del
pretore, di lire trecento se e' del tribunale e di lire seicento in
ogni altro caso.
(2) (88) ((90))

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AGGIORNAMENTO (2)
Il D.Lgs. 9 aprile 1948, n. 438 ha disposto (con l'art. 3, comma 1)
che "Le pene pecuniarie previste dal Codice di procedura civile sono
moltiplicate per quattro".
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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 80, comma
1) che nel presente articolo sono soppresse le parole "di lire
quattromila se e' del pretore,".
Ha inoltre disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il presente
decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo alla sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e
diventa efficace decorso il termine stabilito dall'articolo 1, comma
1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254, fatta eccezione
per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38,
comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
((TITOLO IV
NORME PER LE CONTROVERSIE IN MATERIA DI LAVORO
CAPO I
Delle controversie individuali di lavoro
Sezione I
Disposizioni generali))

Art. 409.
(( (Controversie individuali di lavoro). ))

((Si osservano le disposizioni del presente capo nelle controversie
relative a:
1) rapporti di lavoro subordinato privato, anche se non inerenti
all'esercizio di una impresa;
2) rapporti di mezzadria, di colonia parziaria, di
compartecipazione agraria, di affitto a coltivatore diretto, nonche'
rapporti derivanti da altri contratti agrari, salva la competenza
delle sezioni specializzate agrarie;
3) rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale ed altri
rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di
opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se
non a carattere subordinato;
4) rapporti di lavoro dei dipendenti di enti pubblici che
svolgono esclusivamente o prevalentemente attivita' economica;
5) rapporti di lavoro dei dipendenti di enti pubblici ed altri
rapporti di lavoro pubblico, sempreche' non siano devoluti dalla
legge ad altro giudice.))
Art. 410.
(( (Tentativo di conciliazione). ))

((Chi intende propone in giudizio una domanda relativa ai rapporti
previsti dall'articolo 409 puo' promuovere, anche tramite
l'associazione sindacale alla quale aderisce o conferisce mandato, un
previo tentativo di conciliazione presso la commissione di
conciliazione individuata secondo i criteri di cui all'articolo 413.

La comunicazione della richiesta di espletamento del tentativo di
conciliazione interrompe la prescrizione e sospende, per la durata
del tentativo di conciliazione e per i venti giorni successivi alla
sua conclusione, il decorso di ogni termine di decadenza.

Le commissioni di conciliazione sono istituite presso la Direzione
provinciale del lavoro. La commissione e' composta dal direttore
dell'ufficio stesso o da un suo delegato o da un magistrato collocato
a riposo, in qualita' di presidente, da quattro rappresentanti
effettivi e da quattro supplenti dei datori di lavoro e da quattro
rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei lavoratori,
designati dalle rispettive organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative a livello territoriale.

Le commissioni, quando se ne ravvisi la necessita', affidano il
tentativo di conciliazione a proprie sottocommissioni, presiedute dal
direttore della Direzione provinciale del lavoro o da un suo
delegato, che rispecchino la composizione prevista dal terzo comma.
In ogni caso per la validita' della riunione e' necessaria la
presenza del presidente e di almeno un rappresentante dei datori di
lavoro e almeno un rappresentante dei lavoratori.

La richiesta del tentativo di conciliazione, sottoscritta
dall'istante, e' consegnata o spedita mediante raccomandata con
avviso di ricevimento. Copia della richiesta del tentativo di
conciliazione deve essere consegnata o spedita con raccomandata con
ricevuta di ritorno a cura della stessa parte istante alla
controparte.

La richiesta deve precisare:
1) nome, cognome e residenza dell'istante e del convenuto; se
l'istante o il convenuto sono una persona giuridica, un'associazione
non riconosciuta o un comitato, l'istanza deve indicare la
denominazione o la ditta nonche' la sede;
2) il luogo dove e' sorto il rapporto ovvero dove si trova
l'azienda o sua dipendenza alla quale e' addetto il lavoratore o
presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del
rapporto;
3) il luogo dove devono essere fatte alla parte istante le
comunicazioni inerenti alla procedura;
4) l'esposizione dei fatti e delle ragioni posti a fondamento
della pretesa.

Se la controparte intende accettare la procedura di conciliazione,
deposita presso la commissione di conciliazione, entro venti giorni
dal ricevimento della copia della richiesta, una memoria contenente
le difese e le eccezioni in fatto e in diritto, nonche' le eventuali
domande in via riconvenzionale. Ove cio' non avvenga, ciascuna delle
parti e' libera di adire l'autorita' giudiziaria. Entro i dieci
giorni successivi al deposito, la commissione fissa la comparizione
delle parti per il tentativo di conciliazione, che deve essere tenuto
entro i successivi trenta giorni. Dinanzi alla commissione il
lavoratore puo' farsi assistere anche da un'organizzazione cui
aderisce o conferisce mandato.

La conciliazione della lite da parte di chi rappresenta la pubblica
amministrazione, anche in sede giudiziale ai sensi dell'articolo 420,
commi primo, secondo e terzo, non puo' dar luogo a responsabilita',
salvi i casi di dolo e colpa grave)).
Art. 410-bis

((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 4 NOVEMBRE 2010, N. 183))
Art. 411.
(( (Processo verbale di conciliazione). ))

((Se la conciliazione esperita ai sensi dell'articolo 410 riesce,
anche limitatamente ad una parte della domanda, viene redatto
separato processo verbale sottoscritto dalle parti e dai componenti
della commissione di conciliazione. Il giudice, su istanza della
parte interessata, lo dichiara esecutivo con decreto.

Se non si raggiunge l'accordo tra le parti, la commissione di
conciliazione deve formulare una proposta per la bonaria definizione
della controversia. Se la proposta non e' accettata, i termini di
essa sono riassunti nel verbale con indicazione delle valutazioni
espresse dalle parti. Delle risultanze della proposta formulata dalla
commissione e non accettata senza adeguata motivazione il giudice
tiene conto in sede di giudizio.

Ove il tentativo di conciliazione sia stato richiesto dalle parti,
al ricorso depositato ai sensi dell'articolo 415 devono essere
allegati i verbali e le memorie concernenti il tentativo di
conciliazione non riuscito. Se il tentativo di conciliazione si e'
svolto in sede sindacale, ad esso non si applicano le disposizioni di
cui all'articolo 410. Il processo verbale di avvenuta conciliazione
e' depositato presso la Direzione provinciale del lavoro a cura di
una delle parti o per il tramite di un'associazione sindacale. Il
direttore, o un suo delegato, accertatane l'autenticita', provvede a
depositarlo nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione
e' stato redatto. Il giudice, su istanza della parte interessata,
accertata la regolarita' formale del verbale di conciliazione, lo
dichiara esecutivo con decreto)).

---------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 412.
(( (Risoluzione arbitrale della controversia). ))

((In qualunque fase del tentativo di conciliazione, o al suo
termine in caso di mancata riuscita, le parti possono indicare la
soluzione, anche parziale, sulla quale concordano, riconoscendo,
quando e' possibile, il credito che spetta al lavoratore, e possono
accordarsi per la risoluzione della lite, affidando alla commissione
di conciliazione il mandato a risolvere in via arbitrale la
controversia.

Nel conferire il mandato per la risoluzione arbitrale della
controversia, le parti devono indicare:
1) il termine per l'emanazione del lodo, che non puo' comunque
superare i sessanta giorni dal conferimento del mandato, spirato il
quale l'incarico deve intendersi revocato;
2) le norme invocate dalle parti a sostegno delle loro pretese e
l'eventuale richiesta di decidere secondo equita', nel rispetto dei
principi generali dell'ordinamento e dei principi regolatori della
materia, anche derivanti da obblighi comunitari.

Il lodo emanato a conclusione dell'arbitrato, sottoscritto dagli
arbitri e autenticato, produce tra le parti gli effetti di cui
all'articolo 1372 e all'articolo 2113, quarto comma, del codice
civile.

Il lodo e' impugnabile ai sensi dell'articolo 808-ter. Sulle
controversie aventi ad oggetto la validita' del lodo arbitrale
irrituale, ai sensi dell'articolo 808-ter, decide in unico grado il
tribunale, in funzione di giudice del lavoro, nella cui
circoscrizione e' la sede dell'arbitrato. Il ricorso e' depositato
entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del lodo.
Decorso tale termine, o se le parti hanno comunque dichiarato per
iscritto di accettare la decisione arbitrale, ovverso se il ricorso
e' stato respinto dal tribunale, il lodo e' depositato nella
cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione e' la sede
dell'arbitrato. Il giudice, su istanza della parte interessata,
accertata la regolarita' formale del lodo arbitrale, lo dichiara
esecutivo con decreto)).
Art. 412-bis

((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 4 NOVEMBRE 2010, N. 183))
Art. 412-ter
(( (Altre modalita' di conciliazione e arbitrato previste dalla
contrattazione collettiva). ))

((La conciliazione e l'arbitrato, nelle materie di cui all'articolo
409, possono essere svolti altresi' presso le sedi e con le modalita'
previste dai contratti collettivi sottoscritti dalle associazioni
sindacali maggiormente rappresentative)).
Art. 412-quater
(( (Altre modalita' di conciliazione e arbitrato). ))

((Ferma restando la facolta' di ciascuna delle parti di adire
l'autorita' giudiziaria e di avvalersi delle procedure di
conciliazione e di arbitrato previste dalla legge, le controversie di
cui all'articolo 409 possono essere altresi' proposte innanzi al
collegio di conciliazione e arbitrato irrituale costituito secondo
quanto previsto dai commi seguenti.

Il collegio di conciliazione e arbitrato e' composto da un
rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro, in
funzione di presidente, scelto di comune accordo dagli arbitri di
parte tra i professori universitari di materie giuridiche e gli
avvocati ammessi al patrocinio davanti alla Corte di cassazione.

La parte che intenda ricorrere al collegio di conciliazione e
arbitrato deve notificare all'altra parte un ricorso sottoscritto,
salvo che si tratti di una pubblica amministrazione, personalmente o
da un suo rappresentante al quale abbia conferito mandato e presso il
quale deve eleggere il domicilio. Il ricorso deve contenere la nomina
dell'arbitro di parte e indicare l'oggetto della domanda, le ragioni
di fatto e di diritto sulle quali si fonda la domanda stessa, i mezzi
di prova e il valore della controversia entro il quale si intende
limitare la domanda. Il ricorso deve contenere il riferimento alle
norme invocate dal ricorrente a sostegno della sua pretesa e
l'eventuale richiesta di decidere secondo equita', nel rispetto dei
principi generali dell'ordinamento e dei principi regolatori della
materia, anche derivanti da obblighi comunitari.

Se la parte convenuta intende accettare la procedura di
conciliazione e arbitrato nomina il proprio arbitro di parte, il
quale entro trenta giorni dalla notifica del ricorso procede, ove
possibile, concordemente con l'altro arbitro, alla scelta del
presidente e della sede del collegio. Ove cio' non avvenga, la parte
che ha presentato ricorso puo' chiedere che la nomina sia fatta dal
presidente del tribunale nel cui circondario e' la sede
dell'arbitrato. Se le parti non hanno ancora determinato la sede, il
ricorso e' presentato al presidente del tribunale del luogo in cui e'
sorto il rapporto di lavoro o ove si trova l'azienda o una sua
dipendenza alla quale e' addetto il lavoratore o presso la quale egli
prestava la sua opera al momento della fine del rapporto.

In caso di scelta concorde del terzo arbitro e della sede del
collegio, la parte convenuta, entro trenta giorni da tale scelta,
deve depositare presso la sede del collegio una memoria difensiva
sottoscritta, salvo che si tratti di una pubblica amministrazione, da
un avvocato cui abbia conferito mandato e presso il quale deve
eleggere il domicilio. La memoria deve contenere le difese e le
eccezioni in fatto e in diritto, le eventuali domande in via
riconvenzionale e l'indicazione dei mezzi di prova.

Entro dieci giorni dal deposito della memoria difensiva il
ricorrente puo' depositare presso la sede del collegio una memoria di
replica senza modificare il contenuto del ricorso. Nei successivi
dieci giorni il convenuto puo' depositare presso la sede del collegio
una controreplica senza modificare il contenuto della memoria
difensiva. Il collegio fissa il giorno dell'udienza, da tenere entro
trenta giorni dalla scadenza del termine per la controreplica del
convenuto, dandone comunicazione alle parti, nel domicilio eletto,
almeno dieci giorni prima.

All'udienza il collegio esperisce il tentativo di conciliazione. Se
la conciliazione riesce, si applicano le disposizioni dell'articolo
411, commi primo e terzo.

Se la conciliazione non riesce, il collegio provvede, ove occorra,
a interrogare le parti e ad ammettere e assumere le prove, altrimenti
invita all'immediata discussione orale. Nel caso di ammissione delle
prove, il collegio puo' rinviare ad altra udienza, a non piu' di
dieci giorni di distanza, l'assunzione delle stesse e la discussione
orale.

La controversia e' decisa, entro venti giorni dall'udienza di
discussione, mediante un lodo. Il lodo emanato a conclusione
dell'arbitrato, sottoscritto dagli arbitri e autenticato, produce tra
le parti gli effetti di cui agli articoli 1372 e 2113, quarto comma,
del codice civile. Il lodo e' impugnabile ai sensi dell'articolo
808-ter. Sulle controversie aventi ad oggetto la validita' del lodo
arbitrale irrituale, ai sensi dell'articolo 808-ter, decide in unico
grado il tribunale, in funzione di giudice del lavoro, nella cui
circoscrizione e' la sede dell'arbitrato. Il ricorso e' depositato
entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del lodo.
Decorso tale termine, o se le parti hanno comunque dichiarato per
iscritto di accettare la decisione arbitrale, ovvero se il ricorso e'
stato respinto dal tribunale, il lodo e' depositato nella cancelleria
del tribunale nella cui circoscrizione e' la sede dell'arbitrato. Il
giudice, su istanza della parte interessata, accertata la regolarita'
formale del lodo arbitrale, lo dichiara esecutivo con decreto.

Il compenso del presidente del collegio e' fissato in misura pari
al 2 per cento del valore della controversia dichiarato nel ricorso
ed e' versato dalle parti, per meta' ciascuna, presso la sede del
collegio mediante assegni circolari intestati al presidente almeno
cinque giorni prima dell'udienza. Ciascuna parte provvede a
compensare l'arbitro da essa nominato. Le spese legali e quelle per
il compenso del presidente e dell'arbitro di parte, queste ultime
nella misura dell'1 per cento del suddetto valore della controversia,
sono liquidate nel lodo ai sensi degli articoli 91, primo comma, e
92.

I contratti collettivi nazionali di categoria possono istituire un
fondo per il rimborso al lavoratore delle spese per il compenso del
presidente del collegio e del proprio arbitro di parte)).
((Sezione II
Del procedimento
Par. 1
Del procedimento di primo grado))

Art. 413.
(Giudice competente).

Le controversie previste dall'articolo 409 sono in primo grado di
competenza del tribunale in funzione di giudice del lavoro. (88)
((90))

Competente per territorio e' il giudice nella cui circoscrizione e'
sorto il rapporto ovvero si trova l'azienda o una sua dipendenza alla
quale e' addetto il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua
opera al momento della fine del rapporto.

Tale competenza permane dopo il trasferimento dell'azienda o la
cessazione di essa o della sua dipendenza, purche' la domanda sia
proposta entro sei mesi dal trasferimento o dalla cessazione.

Competente per territorio per le controversie previste dal numero
3) dell'articolo 409 e' il giudice nella cui circoscrizione si trova
il domicilio dell'agente, del rappresentante di commercio ovvero del
titolare degli altri rapporti di collaborazione di cui al predetto
numero 3) dell'articolo 409.

Competente per territorio per le controversie relative ai rapporti
di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni e' il
giudice nella cui circoscrizione ha sede l'ufficio al quale il
dipendente e' addetto o era addetto al momento della cessazione del
rapporto.

Nelle controversie nelle quali e' parte una Amministrazione dello
Stato non si applicano le disposizioni dell'articolo 6 del regio
decreto 30 ottobre 1933, n. 1611.

Qualora non trovino applicazione le disposizioni dei commi
precedenti, si applicano quelle dell'articolo 18.

Sono nulle le clausole derogative della competenza per territorio.

---------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 414.
(( (Forma della domanda). ))

((La domanda si propone con ricorso, il quale deve contenere:
1) l'indicazione del giudice;
2) il nome, il cognome, nonche' la residenza o il domicilio
eletto del ricorrente nel comune in cui ha sede il giudice adito, il
nome, il cognome e la residenza o il domicilio o la dimora del
convenuto; se ricorrente o convenuto e' una persona giuridica,
un'associazione non riconosciuta o un comitato, il ricorso deve
indicare la denominazione o ditta nonche' la sede del ricorrente o
del convenuto;
3) la determinazione dell'oggetto della domanda;
4) l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali
si fonda la domanda con le relative conclusioni;
5) l'indicazione specifica dei mezzi di prova di cui il
ricorrente intende avvalersi e in particolare dei documenti che si
offrono in comunicazione.))
Art. 415.
(Deposito del ricorso e decreto di fissazione dell'udienza).

Il ricorso e' depositato nella cancelleria del giudice competente
insieme con i documenti in esso indicati.

Il giudice, entro cinque giorni dal deposito del ricorso, fissa,
con decreto, l'udienza di discussione, alla quale le parti sono
tenute a comparire personalmente.

Tra il giorno del deposito del ricorso e l'udienza di discussione
non devono decorrere piu' di sessanta giorni.

Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell'udienza, deve
essere notificato al convenuto, a cura dell'attore, entro dieci
giorni dalla data di pronuncia del decreto, salvo quanto disposto
dall'articolo 417.

Tra la data di notificazione al convenuto e quella dell'udienza di
discussione deve intercorrere un termine non minore di trenta giorni.

Il termine di cui al comma precedente e' elevato a quaranta giorni
e quello di cui al terzo comma e' elevato a ottanta giorni nel caso
in cui la notificazione prevista dal quarto comma debba effettuarsi
all'estero.

((Nelle controversie relative ai rapporti di lavoro dei dipendenti
delle pubbliche amministrazioni di cui al quinto comma dell'articolo
413, il ricorso e' notificato direttamente presso l'amministrazione
destinataria ai sensi dell'articolo 144, secondo comma. Per le
amministrazioni statali o ad esse equiparate, ai fini della
rappresentanza e difesa in giudizio, si osservano le disposizioni
delle leggi speciali che prescrivono la notificazione presso gli
uffici dell'Avvocatura dello Stato competente per territorio.))
Art. 416.
(( (Costituzione del convenuto). ))

((Il convenuto deve costituirsi almeno dieci giorni prima della
udienza, dichiarando la residenza o eleggendo domicilio nel comune in
cui ha sede il giudice adito.

La costituzione del convenuto si effettua mediante deposito in
cancelleria di una memoria difensiva, nella quale devono essere
proposte, a pena di decadenza, le eventuali domande in via
riconvenzionale e le eccezioni processuali e di merito che non siano
rilevabili d'ufficio.

Nella stessa memoria il convenuto deve prendere posizione, in
maniera precisa e non limitata ad una generica contestazione, circa i
fatti affermati dall'attore a fondamento della domanda, proporre
tutte le sue difese in fatto e in diritto ed indicare specificamente,
a pena di decadenza, i mezzi di prova dei quali intende avvalersi ed
in particolare i documenti che deve contestualmente depositare.))
Art. 417.
(Costituzione e difesa personali delle parti).

In primo grado la parte puo' stare in giudizio personalmente quando
il valore della causa non eccede le lire 250 mila.

La parte che sta' in giudizio personalmente propone la domanda
nelle forme di cui all'articolo 414 o si costituisce nelle forme di
cui all'articolo 416 con elezione di domicilio nell'ambito del
territorio della Repubblica.

Puo' proporre la domanda anche verbalmente davanti al giudice che
ne fa redigere processo verbale. (88) ((90))

Il ricorso o il processo verbale con il decreto di fissazione
dell'udienza devono essere notificati al convenuto e allo stesso
attore a cura della cancelleria entro i termini di cui all'articolo
415.

Alle parti che stanno in giudizio personalmente ogni ulteriore atto
o memoria deve essere notificato dalla cancelleria.

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 417-bis
(Difesa delle pubbliche amministrazioni).

Nelle controversie relative ai rapporti di lavoro dei dipendenti
delle pubbliche amministrazioni di cui al quinto comma dell'articolo
413, limitatamente al giudizio di primo grado le amministrazioni
stesse possono stare in giudizio ((avvalendosi direttamente di propri
dipendenti)).

Per le amministrazioni statali o ad esse equiparate, ai fini della
rappresentanza e difesa in giudizio, la disposizione di cui al comma
precedente si applica salvo che l'Avvocatura dello Stato competente
per territorio, ove vengano in rilievo questioni di massima o aventi
notevoli riflessi economici, determini di assumere direttamente la
trattazione della causa dandone immediata comunicazione ai competenti
uffici dell'amministrazione interessata, nonche' al Dipartimento
della funzione pubblica, anche per l'eventuale emanazione di
direttive agli uffici per la gestione del contenzioso del lavoro. In
ogni altro caso l'Avvocatura dello Stato trasmette immediatamente, e
comunque non oltre 7 giorni dalla notifica degli atti introduttivi,
gli atti stessi ai competenti uffici dell'amministrazione interessata
per gli adempimenti di cui al comma precedente.

Gli enti locali, anche al fine di realizzare economie di gestione,
possono utilizzare le strutture dell'amministrazione civile del
Ministero dell'interno, alle quali conferiscono mandato nei limiti di
cui al primo comma.
Art. 418.
(( (Notificazione della domanda riconvenzionale). ))

((Il convenuto che abbia proposta una domanda in via
riconvenzionale a norma del secondo comma dell'articolo 416 deve, con
istanza contenuta nella stessa memoria, a pena di decadenza dalla
riconvenzionale medesima, chiedere al giudice che, a modifica del
decreto di cui al secondo comma dell'articolo 415, pronunci, non
oltre cinque giorni, un nuovo decreto per la fissazione dell'udienza.

Tra la proposizione della domanda riconvenzionale e l'udienza di
discussione non devono decorrere piu' di cinquanta giorni.

Il decreto che fissa l'udienza deve essere notificato all'attore, a
cura dell'ufficio, unitamente alla memoria difensiva, entro dieci
giorni dalla data in cui e' stato pronunciato.

Tra la data di notificazione all'attore del decreto pronunciato a
norma del primo comma e quella dell'udienza di discussione deve
intercorrere un termine non minore di venticinque giorni.

Nel caso in cui la notificazione del decreto debba farsi all'estero
il termine di cui al secondo comma e' elevato a settanta giorni, e
quello di cui al comma precedente e' elevato a trentacinque giorni.))
Art. 419.
(Intervento volontario).

Salvo che sia effettuato per l'integrazione necessaria del
contraddittorio, l'intervento del terzo ai sensi dell'articolo 105
non puo' aver luogo oltre il termine stabilito per la costituzione
del convenuto, con le modalita' previste dagli articoli 414 e 416 in
quanto applicabili.
(37) ((89))

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AGGIORNAMENTO (37)
La Corte Costituzionale, con sentenza 23 - 29 giugno 1983, n. 193
(in G.U. 1a s.s. 6/7/1983, n. 184), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 419 (sub art. 1 l. 11 agosto 1973, n. 533)
c.p.c. nella parte in cui, ove un terzo spieghi intervento
volontario, non attribuisce al giudice il potere dovere di fissare -
con il rispetto del termine di cui all'art. 415 comma quinto
(elevabile a quaranta giorni allorquando la notificazione ad alcuna
delle parti originarie contumaci debba effettuarsi all'estero) - una
nuova udienza, non meno di dieci giorni prima della quale potranno le
parti originarie depositare memoria, e di disporre che, entro cinque
giorni, siano notificati alle parti originarie il provvedimento di
fissazione e la memoria dell'interveniente, e che sia notificato a
quest'ultimo il provvedimento di fissazione della nuova udienza".
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AGGIORNAMENTO (89)
Il D.Lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, come modificato dal D.Lgs. 31
marzo 1998, n. 80, ha disposto (con l'art. 68-bis, comma 5) che
"L'ARAN e le organizzazioni sindacali firmatarie possono intervenire
nel processo anche oltre il termine previsto dall'articolo 419 del
codice di procedura civile e sono legittimate, a seguito
dell'intervento, alla proposizione dei mezzi di impugnazione delle
sentenze che decidono una questione di cui al comma 1. Possono, anche
se non intervenute, presentare memorie nel giudizio di merito ed in
quello per cassazione. Della presentazione di memorie e' dato avviso
alle parti, a cura della cancelleria".
Art. 420.
(Udienza di discussione della causa).

Nell'udienza fissata per la discussione della causa il giudice
interroga liberamente le parti presenti, tenta la conciliazione della
lite e formula alle parti una proposta transattiva ((o
conciliativa)). La mancata comparizione personale delle parti, o il
rifiuto della proposta transattiva ((o conciliativa)) del giudice,
senza giustificato motivo, costituiscono comportamento valutabile dal
giudice ai fini del giudizio. Le parti possono, se ricorrono gravi
motivi, modificare le domande, eccezioni e conclusioni gia'
formulate, previa autorizzazione del giudice.

Le parti hanno facolta' di farsi rappresentare da un procuratore
generale o speciale, il quale deve essere a conoscenza dei fatti
della causa. La procura deve essere conferita con atto pubblico o
scrittura privata autenticata e deve attribuire al procuratore il
potere di conciliare o transigere la controversia. La mancata
conoscenza, senza gravi ragioni, dei fatti della causa da parte del
procuratore e' valutata dal giudice ai fini della decisione.

Il verbale di conciliazione ha efficacia di titolo esecutivo.

Se la conciliazione non riesce e il giudice ritiene la causa matura
per la decisione, o se sorgono questioni attinenti alla giurisdizione
o alla competenza o ad altre pregiudiziali la cui decisione puo'
definire il giudizio, il giudice invita le parti alla discussione e
pronuncia sentenza anche non definitiva dando lettura del
dispositivo.

Nella stessa udienza ammette i mezzi di prova gia' proposti dalle
parti e quelli che le parti non abbiano potuto proporre prima, se
ritiene che siano rilevanti, disponendo, con ordinanza resa
nell'udienza, per la loro immediata assunzione.

Qualora cio' non sia possibile, fissa altra udienza, non oltre
dieci giorni dalla prima, concedendo alle parti, ove ricorrano giusti
motivi, un termine perentorio non superiore a cinque giorni prima
dell'udienza di rinvio per il deposito in cancelleria di note
difensive.

Nel caso in cui vengano ammessi nuovi mezzi di prova, a norma del
quinto comma, la controparte puo' dedurre i mezzi di prova che si
rendano necessari in relazione a quelli ammessi, con assegnazione di
un termine perentorio di cinque giorni. Nell'udienza fissata a norma
del precedente comma il giudice ammette, se rilevanti, i nuovi mezzi
di prova dedotti dalla controparte e provvede alla loro assunzione.

L'assunzione delle prove deve essere esaurita nella stessa udienza
o, in caso di necessita', in udienza da tenersi nei giorni feriali
immediatamente successivi.

Nel caso di chiamata in causa a norma degli articoli 102, secondo
comma, 106 e 107, il giudice fissa una nuova udienza e dispone che,
entro cinque giorni, siano notificati al terzo il provvedimento
nonche' il ricorso introduttivo e l'atto di costituzione del
convenuto, osservati i termini di cui ai commi terzo, quinto e sesto
dell'articolo 415. Il termine massimo entro il quale deve tenersi la
nuova udienza decorre dalla pronuncia del provvedimento di
fissazione.

Il terzo chiamato deve costituirsi non meno di dieci giorni prima
dell'udienza fissata, depositando la propria memoria a norma
dell'articolo 416.

A tutte le notificazioni e comunicazioni occorrenti provvede
l'ufficio.

Le udienze di mero rinvio sono vietate.
Art. 420-bis
(( (Accertamento pregiudiziale sull'efficacia, validita' ed
interpretazione dei contratti e accordi collettivi). ))

((Quando per la definizione di una controversia di cui all'articolo
409 e' necessario risolvere in via pregiudiziale una questione
concernente l'efficacia, la validita' o l'interpretazione delle
clausole di un contratto o accordo collettivo nazionale, il giudice
decide con sentenza tale questione, impartendo distinti provvedimenti
per l'ulteriore istruzione o, comunque, per la prosecuzione della
causa fissando una successiva udienza in data non anteriore a novanta
giorni.

La sentenza e' impugnabile soltanto con ricorso immediato per
cassazione da proporsi entro sessanta giorni dalla comunicazione
dell'avviso di deposito della sentenza.

Copia del ricorso per cassazione deve, a pena di inammissibilita'
del ricorso, essere depositata presso la cancelleria del giudice che
ha emesso la sentenza impugnata entro venti giorni dalla
notificazione del ricorso alle altre parti; il processo e' sospeso
dalla data del deposito.))
Art. 421.
(Poteri istruttori del giudice).

Il giudice indica alle parti in ogni momento le irregolarita' degli
atti e dei documenti che possono essere sanate assegnando un termine
per provvedervi, salvo gli eventuali diritti quesiti.

Puo' altresi' disporre d'ufficio in qualsiasi momento l'ammissione
di ogni mezzo di prova, anche fuori dei limiti stabiliti dal codice
civile, ad eccezione del giuramento decisorio, nonche' la richiesta
di informazioni e osservazioni, sia scritte che orali, alle
associazioni sindacali indicate dalle parti. Si osserva la
disposizione del comma sesto ((dell'articolo 420)).

Dispone, su istanza di parte, l'accesso sul luogo di lavoro,
purche' necessario al fine dell'accertamento dei fatti, e dispone
altresi', se ne ravvisa l'utilita', lo esame dei testimoni sul luogo
stesso.

Il giudice, ove lo ritenga necessario, puo' ordinare la
comparizione, per interrogarle liberamente sui fatti della causa,
anche di quelle persone che siano incapaci di testimoniare a norma
dell'articolo 246 o a cui sia vietato a norma dell'articolo 247.
Art. 422.
(( (Registrazione su nastro). ))

((Il giudice puo' autorizzare la sostituzione della verbalizzazione
da parte del cancelliere con la registrazione su nastro delle
deposizioni di testi e delle audizioni delle parti o di consulenti.))
Art. 423.
(( (Ordinanze per il pagamento di somme). ))

((Il giudice, su istanza di parte, in ogni stato del giudizio,
dispone con ordinanza il pagamento delle somme non contestate.

Egualmente, in ogni stato del giudizio, il giudice puo', su istanza
del lavoratore, disporre con ordinanza il pagamento di una somma a
titolo provvisorio quando ritenga il diritto accertato e nei limiti
della quantita' per cui ritiene gia' raggiunta la prova.

Le ordinanze di cui ai commi precedenti costituiscono titolo
esecutivo.

L'ordinanza di cui al secondo comma e' revocabile con la sentenza
che decide la causa.))
Art. 424.
(( (Assistenza del consulente tecnico). ))

((Se la natura della controversia lo richiede, il giudice, in
qualsiasi momento, nomina uno o piu' consulenti tecnici, scelti in
albi speciali, a norma dell'articolo 61. A tal fine il giudice puo'
disporre ai sensi del sesto comma dell'articolo 420.

Il consulente puo' essere autorizzato a riferire verbalmente ed in
tal caso le sue dichiarazioni sono integralmente raccolte a verbale,
salvo quanto previsto dal precedente articolo 422.

Se il consulente chiede di presentare relazione scritta, il giudice
fissa un termine non superiore a venti giorni, non prorogabile,
rinviando la trattazione ad altra udienza.))
Art. 425.
(( (Richiesta di informazioni e osservazioni alle associazioni
sindacali). ))

((Su istanza di parte, l'associazione sindacale indicata dalla
stessa ha facolta' di rendere in giudizio, tramite un suo
rappresentante, informazioni e osservazioni orali o scritte.

Tali informazioni e osservazioni possono essere rese anche nel
luogo di lavoro ove sia stato disposto l'accesso ai sensi del terzo
comma dell'articolo 421.

A tal fine, il giudice puo' disporre ai sensi del sesto comma
dell'articolo 420.

Il giudice puo' richiedere alle associazioni sindacali il testo dei
contratti e accordi collettivi di lavoro, anche aziendali, da
applicare nella causa.))
Art. 426.
(Passaggio dal rito ordinario al rito speciale).

Il giudice, quando rileva che una causa promossa nelle forme
ordinarie riguarda uno dei rapporti previsti dall'articolo 409, fissa
con ordinanza l'udienza di cui all'articolo 420 e il termine
perentorio entro il quale le parti dovranno provvedere all'eventuale
integrazione degli atti introduttivi mediante deposito di memorie e
documenti di cancelleria. (88) ((90))

Nell'udienza come sopra fissata provvede a norma degli articoli che
precedono.
(27)

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AGGIORNAMENTO (27)
La Corte Costituzionale, con sentenza 4 - 14 gennaio 1977, n. 14
(in G.U. 1a s.s. 19/1/1977, n. 17), ha dichiarato "la illegittimita'
costituzionale del combinato disposto dell'art. 426 del codice di
procedura civile, come modificato dall'art. 1 della legge 11 agosto
1973, n. 533 (sul nuovo rito del lavoro), e dell'art. 20 della legge
medesima, nella parte in cui - con riguardo alle cause pendenti al
momento dell'entrata in vigore della legge - non e' prevista la
comunicazione anche alla parte contumace dell'ordinanza che fissa
l'udienza di discussione ed il termine perentorio per l'integrazione
degli atti".
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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 427.
(Passaggio dal rito speciale al rito ordinario).

Il giudice, quando rileva che una causa promossa nelle forme
stabilite dal presente capo riguarda un rapporto diverso da quelli
previsti dall'articolo 409, se la causa stessa rientra nella sua
competenza dispone che gli atti siano messi in regola con le
disposizioni tributarie, altrimenti la rimette con ordinanza al
giudice competente, fissando un termine perentorio non superiore a
trenta giorni per la riassunzione con il rito ordinario. (88) ((90))

In tal caso le prove acquisite durante lo stato di rito speciale
avranno l'efficacia consentita dalle norme ordinarie.

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 428.
(Incompetenza del giudice).

Quando una causa relativa ai rapporti di cui all'articolo 409 sia
stata proposta a giudice incompetente, l'incompetenza puo' essere
eccepita dal convenuto soltanto nella memoria difensiva di cui
all'articolo 416 ovvero rilevata d'ufficio dal giudice non oltre
l'udienza di cui all'articolo 420.

Quando l'incompetenza sia stata eccepita o rilevata ai sensi del
comma precedente, il giudice rimette la causa al tribunale in
funzione di giudice del lavoro, fissando un termine perentorio non
superiore a trenta giorni per la riassunzione con rito speciale. (88)
((90))

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AGGIORNAMENTO (2)
Il D.Lgs. 9 aprile 1948, n. 438 ha disposto (con l'art. 3, comma 1)
che "Le pene pecuniarie previste dal Codice di procedura civile sono
moltiplicate per quattro".
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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 429.
(Pronuncia della sentenza).

((Nell'udienza il giudice, esaurita la discussione orale e udite le
conclusioni delle parti, pronuncia sentenza con cui definisce il
giudizio dando lettura del dispositivo e della esposizione delle
ragioni di fatto e di diritto della decisione. In caso di particolare
complessita' della controversia, il giudice fissa nel dispositivo un
termine, non superiore a sessanta giorni, per il deposito della
sentenza)).

Se il giudice lo ritiene necessario, su richiesta delle parti,
concede alle stesse un termine non superiore a dieci giorni per il
deposito di note difensive, rinviando la causa all'udienza
immediatamente successiva alla scadenza del termine suddetto, per la
discussione e la pronuncia della sentenza.

Il giudice, quando pronuncia sentenza di condanna al pagamento di
somme di denaro per crediti di lavoro, deve determinare, oltre gli
interessi nella misura legale, il maggior danno eventualmente subito
dal lavoratore per la diminuzione di valore del suo credito,
condannando al pagamento della somma relativa con decorrenza dal
giorno della maturazione del diritto.
Art. 430.
(( (Deposito della sentenza). ))

((La sentenza deve essere depositata in cancelleria entro quindici
giorni dalla pronuncia. Il cancelliere ne da' immediata comunicazione
alle parti.))
Art. 431.
(Esecutorieta' della sentenza).

Le sentenze che pronunciano condanna a favore del lavoratore per
crediti derivanti dai rapporti di cui all'articolo 409 sono
provvisoriamente esecutive.

All'esecuzione si puo' procedere con la sola copia del dispositivo,
in pendenza del termine per il deposito della sentenza.

Il giudice di appello puo' disporre con ordinanza non impugnabile
che l'esecuzione sia sospesa quando dalla stessa possa derivare
all'altra parte gravissimo danno.

La sospensione disposta a norma del comma precedente puo' essere
anche parziale e, in ogni caso, l'esecuzione provvisoria resta
autorizzata fino alla somma di lire 500 mila.

Le sentenze che pronunciano condanna a favore del datore di lavoro
sono provvisoriamente esecutive e sono soggette alla disciplina degli
articoli 282 e 283. (67) (72)

Il giudice di appello puo' disporre con ordinanza non impugnabile
che l'esecuzione sia sospesa in tutto o in parte quando ricorrono
gravi motivi. (67) (72)

((Se l'istanza per la sospensione di cui al terzo ed al sesto comma
e' inammissibile o manifestamente infondata il giudice, con ordinanza
non impugnabile, puo' condannare la parte che l'ha proposta ad una
pena pecuniaria non inferiore ad euro 250 e non superiore ad euro
10.000. L'ordinanza e' revocabile con la sentenza che definisce il
giudizio)). ((134))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
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AGGIORNAMENTO (134)
La L. 12 novembre 2011, n. 183 ha disposto (con l'art. 27, comma 2)
che la presente modifica si applica decorsi trenta giorni dalla data
di entrata in vigore della legge medesima.
Art. 432.
(( (Valutazione equitativa delle prestazioni). ))

((Quando sia certo il diritto ma non sia possibile determinare la
somma dovuta, il giudice la liquida con valutazione equitativa.))
((Par. 2
Delle impugnazioni))

Art. 433.
(Giudice d'appello).

L'appello contro le sentenze pronunciate nei processi relativi alle
controversie previste nell'articolo 409 deve essere proposto con
ricorso davanti alla corte di appello territorialmente competente in
funzione di giudice del lavoro. (88) ((90))

Ove l'esecuzione sia iniziata, prima della notificazione della
sentenza, l'appello puo' essere proposto con riserva dei motivi che
dovranno essere presentati nel termine di cui all'articolo 434.

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 434.
(Deposito del ricorso in appello).

((Il ricorso deve contenere le indicazioni prescritte dall'articolo
414. L'appello deve essere motivato. La motivazione dell'appello deve
contenere, a pena di inammissibilita':
1) l'indicazione delle parti del provvedimento che si intende
appellare e delle modifiche che vengono richieste alla ricostruzione
del fatto compiuta dal giudice di primo grado;
2) l'indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione
della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione
impugnata)). ((136))

Il ricorso deve essere depositato nella cancelleria della corte di
appello entro trenta giorni dalla notificazione della sentenza,
oppure entro quaranta giorni nel caso in cui la notificazione abbia
dovuto effettuarsi allo estero. (88) (90)

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
--------------
AGGIORNAMENTO (136)
Il D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 7 agosto 2012, n. 134, ha disposto (con l'art. 54, comma 2) che la
presente modifica si applica ai giudizi di appello introdotti con
ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la
notificazione dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in
vigore della legge di conversione del decreto medesimo.
Art. 435.
(Decreto del presidente).

Il presidente della corte di appello entro cinque giorni dalla data
di deposito del ricorso nomina il giudice relatore e fissa, non oltre
sessanta giorni dalla data medesima, l'udienza di discussione dinanzi
al collegio. (88) ((90))

L'appellante, nei dieci giorni successivi al deposito del decreto,
provvede alla notifica del ricorso e del decreto all'appellato. (28)

Tra la data di notificazione all'appellato e quella dell'udienza di
discussione deve intercorrere un termine non minore di venticinque
giorni.

Nel caso in cui la notificazione prevista dal secondo comma deve
effettuarsi all'estero, i termini di cui al primo e al terzo comma
sono elevati, rispettivamente, a ottanta e sessanta giorni.

---------------
AGGIORNAMENTO (28)
La Corte Costituzionale, con sentenza 4 - 14 gennaio 1977, n. 15
(in G.U. 1a s.s. 19/1/1977, n. 17), ha dichiarato "la illegittimita'
costituzionale dell'art. 435, comma secondo, del codice di procedura
civile, come modificato dall'art. 1 della legge 11 agosto 1973, n.
533 (sul nuovo rito del lavoro), nella parte in cui non dispone che
l'avvenuto deposito del decreto presidenziale di fissazione
dell'udienza di discussione sia comunicato all'appellante e che da
tale comunicazione decorra il termine per la notificazione
all'appellato".
---------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 436.
(( (Costituzione dell'appellato e appello incidentale). ))

((L'appellato deve costituirsi almeno dieci giorni prima della
udienza.

La costituzione dell'appellato si effettua mediante deposito in
cancelleria del fascicolo e di una memoria difensiva, nella quale
deve essere contenuta dettagliata esposizione di tutte le sue difese.

Se propone appello incidentale, l'appellato deve esporre nella
stessa memoria i motivi specifici su cui fonda l'impugnazione.
L'appello incidentale deve essere proposto, a pena di decadenza,
nella memoria di costituzione, da notificarsi, a cura dell'appellato,
alla controparte almeno dieci giorni prima dell'udienza fissata a
norma dell'articolo precedente.

Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni dell'articolo
416.))
Art. 436-bis
(( (Inammissibilita' dell'appello e pronuncia). ))

((All'udienza di discussione si applicano gli articoli 348-bis e
348-ter)).
((136))

--------------
AGGIORNAMENTO (136)
Il D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 7 agosto 2012, n. 134, ha disposto (con l'art. 54, comma 2) che
l'introduzione del presente articolo si applica ai giudizi di appello
introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata
richiesta la notificazione dal trentesimo giorno successivo a quello
di entrata in vigore della legge di conversione del decreto medesimo.
Art. 437.
(( (Udienza di discussione). ))

((Nell'udienza il giudice incaricato fa la relazione orale della
causa. Il collegio, sentiti i difensori delle parti, pronuncia
sentenza dando lettura del dispositivo nella stessa udienza.

Non sono ammesse nuove domande ed eccezioni. Non sono ammessi nuovi
mezzi di prova, tranne il giuramento estimatorio, salvo che il
collegio, anche d'ufficio, li ritenga indispensabili ai fini della
decisione della causa. E' salva la facolta' delle parti di deferire
il giuramento decisorio in qualsiasi momento della causa.

Qualora ammetta le nuove prove, il collegio fissa, entro venti
giorni, l'udienza nella quale esse debbono essere assunte e deve
essere pronunciata la sentenza.

In tal caso il collegio con la stessa ordinanza puo' adottare i
provvedimenti di cui all'articolo 423.

Sono applicabili le disposizioni di cui ai commi secondo e terzo
dell'articolo 429.))
Art. 438.
(( (Deposito della sentenza di appello). ))

((Il deposito della sentenza di appello e' effettuato con
l'osservanza delle norme di cui all'articolo 430.

Si applica il disposto del secondo comma dell'articolo 431.))
Art. 439.
(Cambiamento del rito in appello).

La corte di appello, se ritiene che il procedimento in primo grado
non si sia svolto secondo il rito prescritto, procede a norma degli
articoli 426 e 427. (88) ((90))

---------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 440.
(( (Appellabilita' delle sentenze). ))

((Sono inappellabili le sentenze che hanno deciso una controversia
di valore non superiore a lire 50 mila.))
Art. 441.
(( (Consulente tecnico in appello). ))

((Il collegio, nell'udienza di cui al primo comma dell'articolo
437, puo' nominare un consulente tecnico rinviando ad altra udienza
da fissarsi non oltre trenta giorni. In tal caso con la stessa
ordinanza puo' adottare i provvedimenti di cui all'articolo 423.

Il consulente deve depositare il proprio parere almeno dieci giorni
prima della nuova udienza.))
((CAPO II
Delle controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie))

Art. 442.
(Controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie).

Nei procedimenti relativi a controversie derivanti
dall'applicazione delle norme riguardanti le assicurazioni sociali,
gli infortuni sul lavoro, le malattie professionali, gli assegni
familiari nonche' ogni altra forma di previdenza e di assistenza
obbligatorie, si osservano le disposizioni di cui al capo primo di
questo titolo.

Anche per le controversie relative alla inosservanza degli obblighi
di assistenza e di previdenza derivanti da contratti e accordi
collettivi si osservano le disposizioni di cui al capo primo di
questo titolo.

((Per le controversie di cui all'articolo 7, terzo comma, numero
3-bis), non si osservano le disposizioni di questo capo, ne' quelle
di cui al capo primo di questo titolo)).
(59) (69)

--------------
AGGIORNAMENTO (59)
La Corte Costituzionale, con sentenza 8 - 12 aprile 1991, n. 156
(in G.U. 1a s.s. 17/4/1991, n. 16), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 442 cod. proc. civ. nella parte in cui non
prevede che il giudice, quando pronuncia sentenza di condanna al
pagamento di somme di denaro per crediti relativi a prestazioni di
previdenza sociale, deve determinare, oltre gli interessi nella
misura legale, il maggior danno eventualmente subito dal titolare per
la diminuzione del valore del suo credito, applicando l'indice dei
prezzi calcolato dall'ISTAT per la scala mo- bile nel settore
dell'industria e condannando al pagamento della somma relativa con
decorrenza dal giorno in cui si sono verificate le condizioni legali
di responsabilita' dell'istituto o ente debitore per il ritardo
dell'adempimento".
--------------
AGGIORNAMENTO (69)
La Corte Costituzionale, con sentenza 19 - 27 aprile 1993, n. 196
(in G.U. 1a s.s. 5/5/1993, n. 19), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 442 cod. proc. civ. nella parte in cui non
prevede, quando il giudice pronuncia sentenza di condanna al
pagamento di somme di denaro per crediti relativi a prestazioni di
assistenza sociale obbligatoria, il medesimo trattamento dei crediti
relativi a prestazioni di previdenza sociale in ordine agli interessi
legali e al risarcimento del maggior danno sofferto dal titolare per
la diminuzione di valore del suo credito".
Art. 443.
(( (Rilevanza del procedimento amministrativo). ))

((La domanda relativa alle controversie in materia di previdenza e
assistenza obbligatorie di cui al primo comma dell'articolo 442 non
e' procedibile se non quando siano esauriti i procedimenti prescritti
dalle leggi speciali per la composizione in sede amministrativa o
siano decorsi i termini ivi fissati per il compimento dei
procedimenti stessi o siano, comunque, decorsi 180 giorni dalla data
in cui e' stato proposto il ricorso amministrativo.

Se il giudice nella prima udienza di discussione rileva
l'improcedibilita' della domanda a norma del comma precedente,
sospende il giudizio e fissa all'attore un termine perentorio di
sessanta giorni per la presentazione del ricorso in sede
amministrativa.

Il processo deve essere riassunto, a cura dell'attore, nel termine
perentorio di 180 giorni che decorre dalla cessazione della causa
della sospensione.))
Art. 444.
(Giudice competente).

Le controversie in materia di previdenza e di assistenza
obbligatorie indicate nell'articolo 442 sono di competenza del
tribunale, in funzione di giudice del lavoro, nella cui
circoscrizione ha la residenza l'attore. ((Se l'attore e' residente
all'estero la competenza e' del tribunale, in funzione di giudice del
lavoro, nella cui circoscrizione l'attore aveva l'ultima residenza
prima del trasferimento all'estero ovvero, quando la prestazione e'
chiesta dagli eredi, nella cui circoscrizione il defunto aveva la sua
ultima residenza)).

Se la controversia in materia di infortuni sul lavoro e malattie
professionali riguarda gli addetti alla navigazione marittima o alla
pesca marittima, e' competente il tribunale, in funzione di giudice
del lavoro, del luogo in cui ha sede l'ufficio del porto di
iscrizione della nave.

Per le controversie relative agli obblighi dei datori di lavoro e
all'applicazione delle sanzioni civili per l'inadempimento di tali
obblighi, e' competente il tribunale, in funzione di giudice del
lavoro, del luogo in cui ha sede l'ufficio dell'ente.
(88) (90)

---------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 445.
(( (Consulente tecnico). ))

((Nei processi regolati nel presente capo, relativi a domande di
prestazioni previdenziali o assistenziali che richiedano accertamenti
tecnici, il giudice nomina uno o piu' consulenti tecnici scelti in
appositi albi, ai sensi dell'articolo 424.

Nei casi di particolare complessita' il termine di cui all'articolo
424 puo' essere prorogato fino a sessanta giorni.))
Art. 445-bis
(Accertamento tecnico preventivo obbligatorio).

Nelle controversie in materia di invalidita' civile, cecita'
civile, sordita' civile, handicap e disabilita', nonche' di pensione
di inabilita' e di assegno di invalidita', disciplinati dalla legge
12 giugno 1984, n. 222, chi intende proporre in giudizio domanda per
il riconoscimento dei propri diritti presenta con ricorso al giudice
competente ai sensi dell'articolo 442 codice di procedura civile,
presso il Tribunale nel cui circondario risiede l'attore, istanza di
accertamento tecnico per la verifica preventiva delle condizioni
sanitarie legittimanti la pretesa fatta valere. Il giudice procede a
norma dell'articolo 696 - bis codice di procedura civile, in quanto
compatibile nonche' secondo le previsioni inerenti all'accertamento
peritale di cui all'articolo 10, comma 6-bis, del decreto-legge 30
settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2
dicembre 2005, n. 248, e all'articolo 195.

L'espletamento dell'accertamento tecnico preventivo costituisce
condizione di procedibilita' della domanda di cui al primo comma.
L'improcedibilita' deve essere eccepita dal convenuto a pena di
decadenza o rilevata d'ufficio dal giudice, non oltre la prima
udienza. Il giudice ove rilevi che l'accertamento tecnico preventivo
non e' stato espletato ovvero che e' iniziato ma non si e' concluso,
assegna alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione
dell' istanza di accertamento tecnico ovvero di completamento dello
stesso.

La richiesta di espletamento dell'accertamento tecnico interrompe
la prescrizione.

Il giudice, terminate le operazioni di consulenza, con decreto
comunicato alle parti, fissa un termine perentorio non superiore a
trenta giorni, entro il quale le medesime devono dichiarare, con atto
scritto depositato in cancelleria, se intendono contestare le
conclusioni del consulente tecnico dell'ufficio.

In assenza di contestazione, il giudice, se non procede ai sensi
dell'articolo 196, con decreto pronunciato fuori udienza entro trenta
giorni dalla scadenza del termine previsto dal comma precedente
omologa l'accertamento del requisito sanitario secondo le risultanze
probatorie indicate nella relazione del consulente tecnico
dell'ufficio provvedendo sulle spese. Il decreto, non impugnabile ne'
modificabile, e' notificato agli enti competenti, che provvedono,
subordinatamente alla verifica di tutti gli ulteriori requisiti
previsti dalla normativa vigente, al pagamento delle relative
prestazioni, entro 120 giorni.

Nei casi di mancato accordo la parte che abbia dichiarato di
contestare le conclusioni del consulente tecnico dell'ufficio deve
depositare, presso il giudice di cui al comma primo, entro il termine
perentorio di trenta giorni dalla formulazione della dichiarazione di
dissenso, il ricorso introduttivo del giudizio, specificando, a pena
di inammissibilita', i motivi della contestazione.

((La sentenza che definisce il giudizio previsto dal comma
precedente e' inappellabile)). ((134))

---------------
AGGIORNAMENTO (134)
La L. 12 novembre 2011, n. 183 ha disposto (con l'art. 27, comma 2)
che la presente modifica si applica decorsi trenta giorni dalla data
di entrata in vigore della legge medesima.
Art. 446.
(( (Istituti di patronato e di assistenza sociale). ))

((Gli istituti di patronato e di assistenza sociale legalmente
riconosciuti, possono, su istanza dell'assistito, in ogni grado del
giudizio, rendere informazioni e osservazioni orali o scritte nella
forma di cui all'articolo 425.))
Art. 447.
(( (Esecuzione provvisoria). ))

((Le sentenze pronunciate nei giudizi relativi alle controversie di
cui all'articolo 442 sono provvisoriamente esecutive.

Si applica il disposto dell'articolo 431.))
Art. 447-bis
(Norme applicabili alle controversie in materia di locazione, di
comodato e di affitto)

Le controversie in materia di locazione e di comodato di immobili
urbani e quelle di affitto di aziende sono disciplinate dagli
articoli 414, 415, 416, 417, 418, 419, 420, 421, primo comma, 422,
423, primo e terzo comma, 424, 425, 426, 427, 428, 429, primo ((e
secondo comma, 430, 433, 434, 435, 436, 436-bis, 437, 438, 439, 440,
441,)) in quanto applicabili. (88) (90) ((136))

PERIODO SOPPRESSO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51. Sono nulle le
clausole di deroga alla competenza. (90)

Il giudice puo' disporre d'ufficio, in qualsiasi momento,
l'ispezione della cosa e l'ammissione di ogni mezzo, di prova, ad
eccezione del giuramento decisorio, nonche' la richiesta di
informazioni, sia scritte che orali, alle associazioni di categoria
indicate dalle parti.

Le sentenze di condanna di primo grado sono provvisoriamente
esecutive. All'esecuzione si puo' procedere con la sola copia del
dispositivo in pendenza del termine per il deposito della sentenza.
Il giudice d'appello puo' disporre con ordinanza non impugnabile che
l'efficacia esecutiva o l'esecuzione siano sospese quando dalle
stessa possa derivare l'altra parte gravissimo danno.
(67) (72)

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
---------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
--------------
AGGIORNAMENTO (136)
Il D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 7 agosto 2012, n. 134, ha disposto (con l'art. 54, comma 2) che la
presente modifica si applica ai giudizi di appello introdotti con
ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la
notificazione dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in
vigore della legge di conversione del decreto medesimo.
Art. 448.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 449.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 450.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 451.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 452.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 453.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 454.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 455.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 456.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 457.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 458.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 459.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 460.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 461.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 462.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 463.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 464.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 465.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 466.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 467.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 468.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 469.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 470.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 471.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 472.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
Art. 473.

((ARTICOLO NON PIU' PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO
IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533))
LIBRO TERZO
DEL PROCESSO DI ESECUZIONE
TITOLO I
DEL TITOLO ESECUTIVO E DEL PRECETTO

Art. 474.
(Titolo esecutivo).

L'esecuzione forzata non puo' avere luogo che in virtu' di un
titolo esecutivo per un diritto certo, liquido ed esigibile.

Sono titoli esecutivi:
1) le sentenze, i provvedimenti e gli altri atti ai quali la
legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva;
((2) le scritture private autenticate, relativamente alle
obbligazioni di somme di denaro in esse contenute, le cambiali,
nonche' gli altri titoli di credito ai quali la legge attribuisce
espressamente la stessa efficacia)); ((116))
3) gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale
autorizzato dalla legge a riceverli, ((...)). ((116))

L'esecuzione forzata per consegna o rilascio non puo' aver luogo
che in virtu' dei titoli esecutivi di cui ai numeri 1) e 3) del
secondo comma. ((Il precetto deve contenere trascrizione integrale,
ai sensi dell'articolo 480, secondo comma, delle scritture private
autenticate di cui al numero 2) del secondo comma)). ((116))
(113a)

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la modifica di cui al
presente articolo ha effetto a decorrere dal 1° gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che le presenti modifiche
entrano in vigore il 1° marzo 2006.
Art. 475.
(Spedizione in forma esecutiva).

Le sentenze e gli altri provvedimenti dell'autorita' giudiziaria e
gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale, per valere
come titolo per l'esecuzione forzata, debbono essere muniti della
formula esecutiva, salvo che la legge disponga altrimenti.

La spedizione del titolo in forma esecutiva puo' farsi soltanto
alla parte a favore della quale fu pronunciato il provvedimento o
stipulata l'obbligazione, o ai suoi successori, con indicazione in
calce della persona alla quale e' spedita.

La spedizione in forma esecutiva consiste nell'intestazione in nome
del Re Imperatore e nell'apposizione da parte del cancelliere o
notaio o altro pubblico ufficiale, sull'originale o sulla copia,
della seguente formula:
"Comandiamo a tutti gli ufficiali giudiziari che ne siano richiesti
e a chiunque spetti, di mettere a esecuzione il presente titolo, al
pubblico ministero di darvi assistenza, e a tutti gli ufficiali della
forza pubblica di concorrervi, quando ne siano legalmente richiesti".

Art. 476.
(Altre copie in forma esecutiva).

Non puo' spedirsi senza giusto motivo piu' di una copia in forma
esecutiva alla stessa parte.

Le ulteriori copie sono chieste dalla parte interessata, in caso di
provvedimento con ricorso al capo dell'ufficio che l'ha pronunciato,
e negli altri casi al presidente del tribunale nella cui
circoscrizione l'atto fu formato.

Sull'istanza si provvede con decreto.

Il cancelliere, il notaio o altro pubblico ufficiale che
contravviene alle disposizioni del presente articolo e' condannato a
una pena pecuniaria non superiore a lire mille, con decreto del capo
dell'ufficio o del presidente del tribunale competente a norma del
secondo comma. (2) ((113)) ((113a)) ((115)) ((116))

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AGGIORNAMENTO (2)
Il D.Lgs. 9 aprile 1948, n. 438 ha disposto (con l'art. 3, comma 1)
che "Le pene pecuniarie previste dal Codice di procedura civile sono
moltiplicate per quattro".
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AGGIORNAMENTO (113)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, ha disposto (con l'art. 2, comma 3, lettera
e)) che nel comma quarto del presente articolo le parole: "non
superiore a 5 euro" sono sostituite dalle seguenti: "da euro 1.000 a
5.000".
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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la modifica del comma 4
ha effetto a decorrere dal 1° gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006".
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006".
Art. 477.
(Efficacia del titolo esecutivo contro gli eredi).

Il titolo esecutivo contro il defunto ha efficacia contro gli
eredi, ma si puo' loro notificare il precetto soltanto dopo dieci
giorni dalla notificazione del titolo.

Entro un anno dalla morte, la notificazione puo' farsi agli eredi
collettivamente e impersonalmente, nell'ultimo domicilio del defunto.

Art. 478.
(Prestazione della cauzione).

Se l'efficacia del titolo esecutivo e' subordinata a cauzione, non
si puo' iniziare l'esecuzione forzata finche' quella non sia stata
prestata. Della prestazione si fa constare con annotazione in calce o
in margine al titolo spedito in forma esecutiva, o con atto separato
che deve essere unito al titolo.

Art. 479.
(Notificazione del titolo esecutivo e del precetto).

Se la legge non dispone altrimenti, l'esecuzione forzata deve
essere preceduta dalla notificazione del titolo in forma esecutiva e
del precetto.

La notificazione del titolo esecutivo deve essere fatta alla parte
personalmente a norma degli articoli 137 e seguenti; ((...)).
((113a)) ((115)) ((116))

Il precetto puo' essere redatto di seguito al titolo esecutivo ed
essere notificato insieme con questo, purche' la notificazione sia
fatta alla parte personalmente.

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la modifica del comma 2
ha effetto a decorrere dal 1° gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006".
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006".
Art. 480.
(Forma del precetto).

Il precetto consiste nell'intimazione di adempiere l'obbligo
risultante dal titolo esecutivo entro un termine non minore di dieci
giorni, salva l'autorizzazione di cui all'articolo 482, con
l'avvertimento che, in mancanza, si procedera' a esecuzione forzata.

Il precetto deve contenere a pena di nullita' l'indicazione delle
parti, della data di notificazione del titolo esecutivo, se questa e'
fatta separatamente, o la trascrizione integrale del titolo stesso,
quando e' richiesta dalla legge. In quest'ultimo caso l'ufficiale
giudiziario, prima della relazione di notificazione, deve certificare
di avere riscontrato che la trascrizione corrisponde esattamente al
titolo originale. ((Il precetto deve altresi' contenere
l'avvertimento che il debitore puo', con l'ausilio di un organismo di
composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice,
porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i
creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli
stessi un piano del consumatore.)) ((148))

Il precetto deve inoltre contenere la dichiarazione di residenza o
l'elezione di domicilio della parte istante nel comune in cui ha sede
il giudice competente per l'esecuzione. In mancanza le opposizioni al
precetto si propongono davanti al giudice del luogo in cui e' stato
notificato, e le notificazioni alla parte istante si fanno presso la
cancelleria del giudice stesso.

Il precetto deve essere sottoscritto a norma dell'articolo 125 e
notificato alla parte personalmente a norma degli articoli 137 e
seguenti.

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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 7) che
"Le disposizioni di cui agli articoli 7, 13, comma 1, lettere a), f),
numero 1) si applicano a decorrere dalla data di entrata in vigore
della legge di conversione del presente decreto".
Art. 481.
(Cessazione dell'efficacia del precetto).

Il precetto diventa inefficace, se nel termine di novanta giorni
dalla sua notificazione non e' iniziata l'esecuzione.

Se contro il precetto e' proposta opposizione, il termine rimane
sospeso e riprende a decorrere a norma dell'articolo 627.

Art. 482.
(Termine ad adempiere).

Non si puo' iniziare l'esecuzione forzata prima che sia decorso il
termine indicato nel precetto e in ogni caso non prima che siano
decorsi dieci giorni dalla notificazione di esso; ma il presidente
del tribunale competente per l'esecuzione o un giudice da lui
delegato, se vi e' pericolo nel ritardo, puo' autorizzare
l'esecuzione immediata, con cauzione o senza. L'autorizzazione e'
data con decreto scritto in calce al precetto e trascritto a cura
dell'ufficiale giudiziario nella copia da notificarsi. (88) ((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
TITOLO II
DELL'ESPROPRIAZIONE FORZATA
CAPO I
Dell'espropriazione forzata in generale
Sezione I
Dei modi e delle forme dell'espropriazione forzata in generale

Art. 483.
(Cumulo dei mezzi di espropriazione).

Il creditore puo' valersi cumulativamente dei diversi mezzi di
espropriazione forzata previsti dalla legge, ma, su opposizione del
debitore, il giudice dell'esecuzione, con ordinanza non impugnabile,
puo' limitare l'espropriazione al mezzo che il creditore sceglie o,
in mancanza, a quello che il giudice stesso determina.

Se e' iniziata anche l'esecuzione immobiliare, l'ordinanza e'
pronunciata dal giudice di quest'ultima.
(88) ((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 484.
(Giudice dell'esecuzione).

L'espropriazione e' diretta da un giudice.

La nomina del giudice dell'esecuzione e' fatta dal presidente del
tribunale, su presentazione a cura del cancelliere del fascicolo
entro due giorni dalla sua formazione. (88) (90)

((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51)). ((90))

Si applicano al giudice della esecuzione le disposizioni degli
articoli 174 e 175.

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 485.
(Audizione degli interessati).

Quando la legge richiede o il giudice ritiene necessario che le
parti ed eventualmente altri interessati siano sentiti, il giudice
stesso fissa con decreto l'udienza alla quale il creditore
pignorante, i creditori intervenuti, il debitore ed eventualmente gli
altri interessati debbono comparire davanti a lui.

Il decreto e' comunicato dal cancelliere.

Se risulta o appare probabile che alcuna delle parti non sia
comparsa per cause indipendenti dalla sua volonta', il giudice
dell'esecuzione fissa una nuova udienza della quale il cancelliere
da' comunicazione alla parte non comparsa.

Art. 486.
(Forma delle domande e delle istanze).

Le domande e le istanze che si propongono al giudice
dell'esecuzione, se la legge non dispone altrimenti, sono proposte
oralmente quando avvengono all'udienza, e con ricorso da depositarsi
in cancelleria negli altri casi.

Art. 487.
(Forma dei provvedimenti del giudice).

Salvo che la legge disponga altrimenti, i provvedimenti del giudice
dell'esecuzione sono dati con ordinanza, che puo' essere dal giudice
stesso modificata o revocata finche' non abbia avuto esecuzione.

Per le ordinanze del giudice dell'esecuzione si osservano le
disposizioni degli articoli 176 e seguenti in quanto applicabili e
quella dell'articolo 186.

Art. 488.
(Fascicolo dell'esecuzione).

Il cancelliere forma per ogni procedimento d'espropriazione un
fascicolo, nel quale sono inseriti tutti gli atti compiuti dal
giudice, dal cancelliere e dall'ufficiale giudiziario, e gli atti e
documenti depositati dalle parti e dagli eventuali interessati.

Il presidente del tribunale competente per l'esecuzione o il
giudice dell'esecuzione stessa puo' autorizzare il creditore a
depositare, in luogo dell'originale, una copia autentica del titolo
esecutivo, con obbligo di presentare l'originale a ogni richiesta del
giudice. (88) ((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
Art. 489.
(Luogo delle notificazioni e delle comunicazioni).

Le notificazioni e le comunicazioni ai creditori pignoranti si
fanno nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto nell'atto di
precetto; quelle ai creditori intervenuti, nella residenza dichiarata
o nel domicilio eletto nella domanda d'intervento.

In mancanza di dichiarazione di residenza o di elezione di
domicilio le notificazioni possono farsi presso la cancelleria del
giudice competente per l'esecuzione.

Art. 490.
(Pubblicita' degli avvisi).

((Quando la legge dispone che di un atto esecutivo sia data
pubblica notizia, un avviso contenente tutti i dati, che possono
interessare il pubblico, deve essere inserito sul portale del
Ministero della giustizia in un'area pubblica denominata "portale
delle vendite pubbliche".)) ((148))

In caso di espropriazione di beni mobili registrati, per un valore
superiore a 25.000 euro, e di beni immobili, lo stesso avviso,
unitamente a copia dell'ordinanza del giudice e della relazione di
stima redatta ai sensi dell'articolo 173-bis delle disposizioni di
attuazione del presente codice, e' altresi' inserito in appositi siti
internet almeno quarantacinque giorni prima del termine per la
presentazione delle offerte o della data dell'incanto. (113a) (115)
(116)

((Anche su istanza del creditore procedente o dei creditori
intervenuti muniti di titolo esecutivo il giudice puo' disporre
inoltre che l'avviso sia inserito almeno quarantacinque giorni prima
del termine per la presentazione delle offerte una o piu' volte sui
quotidiani di informazione locali aventi maggiore diffusione nella
zona interessata o, quando opportuno, sui quotidiani di informazione
nazionali o che sia divulgato con le forme della pubblicita'
commerciale. Sono equiparati ai quotidiani, i giornali di
informazione locale, multisettimanali o settimanali editi da soggetti
iscritti al Registro operatori della comunicazione (ROC) e aventi
caratteristiche editoriali analoghe a quelle dei quotidiani che
garantiscono la maggior diffusione nella zona interessata.
Nell'avviso e' omessa l'indicazione del debitore.)) ((148))

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la modifica dei commi 2 e
3 ha effetto a decorrere dal 1° gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006".
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006".
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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 2) che le
disposizioni di cui al primo comma del presente articolo "si
applicano decorsi trenta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta
Ufficiale delle specifiche tecniche previste dall'articolo 161-quater
delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile".
Ha inoltre disposto (con l'art. 23, comma 9) che "Le disposizioni
di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate nel presente
articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti alla data di
entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia' stata disposta
la vendita, la stessa ha comunque luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore e le disposizioni di cui al presente
decreto si applicano quando il giudice o il professionista delegato
dispone una nuova vendita".
Sezione II
Del pignoramento

Art. 491.
(Inizio dell'espropriazione).

Salva l'ipotesi prevista nell'art. 502, l'espropriazione forzata si
inizia col pignoramento.

Art. 492.
(Forma del pignoramento).

Salve le forme particolari previste nei capi seguenti, il
pignoramento consiste in un'ingiunzione che l'ufficiale giudiziario
fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre
alla garanzia del credito esattamente indicato i beni che si
assoggettano all'espropriazione e i frutti di essi.

Il pignoramento deve altresi' contenere l'invito rivolto al
debitore ad effettuare presso la cancelleria del giudice
dell'esecuzione la dichiarazione di residenza o l'elezione di
domicilio in uno dei comuni del circondario in cui ha sede il giudice
competente per l'esecuzione con l'avvertimento che, in mancanza
ovvero in caso di irreperibilita' presso la residenza dichiarata o il
domicilio eletto, le successive notifiche o comunicazioni a lui
dirette saranno effettuate presso la cancelleria dello stesso
giudice.

Il pignoramento deve anche contenere l'avvertimento che il
debitore, ai sensi dell'articolo 495, puo' chiedere di sostituire
alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari all'importo
dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti,
comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese, oltre che
delle spese di esecuzione, sempre che, a pena di inammissibilita',
sia da lui depositata in cancelleria, prima che sia disposta la
vendita o l'assegnazione a norma degli articoli 530, 552 e 569, la
relativa istanza unitamente ad una somma non inferiore ad un quinto
dell'importo del credito per cui e' stato eseguito il pignoramento e
dei crediti dei creditori intervenuti indicati nei rispettivi atti di
intervento, dedotti i versamenti effettuati di cui deve essere data
prova documentale. ((Il pignoramento deve contenere l'avvertimento
che, a norma dell'articolo 615, secondo comma, terzo periodo,
l'opposizione e' inammissibile se e' proposta dopo che e' stata
disposta la vendita o l'assegnazione a norma degli articoli 530, 552
e 569, salvo che sia fondata su fatti sopravvenuti ovvero che
l'opponente dimostri di non aver potuto proporla tempestivamente per
causa a lui non imputabile.)) ((150))

Quando per la soddisfazione del creditore procedente i beni
assoggettati a pignoramento appaiono insufficienti ovvero per essi
appare manifesta la lunga durata della liquidazione l'ufficiale
giudiziario invita il debitore ad indicare ulteriori beni utilmente
pignorabili, i luoghi in cui si trovano ovvero le generalita' dei
terzi debitori, avvertendolo della sanzione prevista per l'omessa o
falsa dichiarazione.

Della dichiarazione del debitore e' redatto processo verbale che lo
stesso sottoscrive. Se sono indicate cose mobili queste, dal momento
della dichiarazione, sono considerate pignorate anche agli effetti
dell'articolo 388, terzo comma, del codice penale e l'ufficiale
giudiziario provvede ad accedere al luogo in cui si trovano per gli
adempimenti di cui all'articolo 520 oppure, quando tale luogo e'
compreso in altro circondario, trasmette copia del verbale
all'ufficiale giudiziario territorialmente competente. Se sono
indicati crediti o cose mobili che sono in possesso di terzi il
pignoramento si considera perfezionato nei confronti del debitore
esecutato dal momento della dichiarazione e questi e' costituito
custode della somma o della cosa anche agli effetti dell'articolo
388, quarto comma, del codice penale quando il terzo, prima che gli
sia notificato l'atto di cui all'articolo 543, effettua il pagamento
o restituisce il bene. Se sono indicati beni immobili il creditore
procede ai sensi degli articoli 555 e seguenti.

Qualora, a seguito di intervento di altri creditori, il compendio
pignorato sia divenuto insufficiente, il creditore procedente puo'
richiedere all'ufficiale giudiziario di procedere ai sensi dei
precedenti commi ai fini dell'esercizio delle facolta' di cui
all'articolo 499, quarto comma.

COMMA ABROGATO DAL D.L. 12 SETTEMBRE 2014, N. 132, CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 10 NOVEMBRE 2014. N. 162. (144)

Se il debitore e' un imprenditore commerciale l'ufficiale
giudiziario, previa istanza del creditore procedente, con spese a
carico di questi, invita il debitore a indicare il luogo ove sono
tenute le scritture contabili e nomina un commercialista o un
avvocato ovvero un notaio iscritto nell'elenco di cui all'articolo
179-ter delle disposizioni per l'attuazione del presente codice per
il loro esame al fine dell'individuazione di cose e crediti
pignorabili. Il professionista nominato puo' richiedere informazioni
agli uffici finanziari sul luogo di tenuta nonche' sulle modalita' di
conservazione, anche informatiche o telematiche, delle scritture
contabili indicati nelle dichiarazioni fiscali del debitore e vi
accede ovunque si trovi, richiedendo quando occorre l'assistenza
dell'ufficiale giudiziario territorialmente competente. Il
professionista trasmette apposita relazione con i risultati della
verifica al creditore istante e all'ufficiale giudiziario che lo ha
nominato, che provvede alla liquidazione delle spese e del compenso.
Se dalla relazione risultano cose o crediti non oggetto della
dichiarazione del debitore, le spese dell'accesso alle scritture
contabili e della relazione sono liquidate con provvedimento che
costituisce titolo esecutivo contro il debitore. (144)

Quando la legge richiede che l'ufficiale giudiziario nel compiere
il pignoramento sia munito del titolo esecutivo, il presidente del
tribunale competente per l'esecuzione puo' concedere al creditore
l'autorizzazione prevista dall'articolo 488, secondo comma.

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la modifica di cui al
presente articolo ha effetto a decorrere dal 1° gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006".
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006".
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AGGIORNAMENTO (144)
Il D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni
dalla L. 10 novembre 2014, n. 162, ha disposto (con l'art. 19, comma
6-bis) che le presenti modifiche si applicano ai procedimenti
iniziati a decorrere dal trentesimo giorno successivo alla data di
entrata in vigore della legge di conversione del D.L. medesimo.
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AGGIORNAMENTO (150)
Il D.L. 3 maggio 2016, n. 59 convertito con modificazioni dalla L.
30 giugno 2016, n. 119 ha disposto (con l'art. 4, comma 3) che la
modifica del comma 3 del presente articolo si applica ai procedimenti
di esecuzione forzata per espropriazione iniziati successivamente
all'entrata in vigore della legge di conversione del presente
decreto.
Art. 492-bis.
(Ricerca con modalita' telematiche dei beni da pignorare).

Su istanza del creditore ((...)), il presidente del tribunale del
luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o
la sede, verificato il diritto della parte istante a procedere ad
esecuzione forzata, autorizza la ricerca con modalita' telematiche
dei beni da pignorare. L'istanza deve contenere l'indicazione
dell'indirizzo di posta elettronica ordinaria ed il numero di fax del
difensore nonche', ai fini dell'articolo 547, dell'indirizzo di posta
elettronica certificata. ((L'istanza non puo' essere proposta prima
che sia decorso il termine di cui all'articolo 482. Se vi e' pericolo
nel ritardo, il presidente del tribunale autorizza la ricerca
telematica dei beni da pignorare prima della notificazione del
precetto)). ((148))

Fermo quanto previsto dalle disposizioni in materia di accesso ai
dati e alle informazioni degli archivi automatizzati del Centro
elaborazione dati istituito presso il Ministero dell'interno ai sensi
dell'articolo 8 della legge 1° aprile 1981, n. 121, con
l'autorizzazione di cui al primo comma il presidente del tribunale o
un giudice da lui delegato dispone che l'ufficiale giudiziario acceda
mediante collegamento telematico diretto ai dati contenuti nelle
banche dati delle pubbliche amministrazioni ((...)) e, in
particolare, nell'anagrafe tributaria, compreso l'archivio dei
rapporti finanziari, ((...)) e in quelle degli enti previdenziali,
per l'acquisizione di tutte le informazioni rilevanti per
l'individuazione di cose e crediti da sottoporre ad esecuzione,
comprese quelle relative ai rapporti intrattenuti dal debitore con
istituti di credito e datori di lavoro o committenti. Terminate le
operazioni l'ufficiale giudiziario redige un unico processo verbale
nel quale indica tutte le banche dati interrogate e le relative
risultanze. ((L'ufficiale giudiziario procede a pignoramento munito
del titolo esecutivo e del precetto, anche acquisendone copia dal
fascicolo informatico. Nel caso di cui al primo comma, quarto
periodo, il precetto e' consegnato o trasmesso all'ufficiale
giudiziario prima che si proceda al pignoramento.)) ((148))

Se l'accesso ha consentito di individuare cose che si trovano in
luoghi appartenenti al debitore compresi nel territorio di competenza
dell'ufficiale giudiziario, quest'ultimo accede agli stessi per
provvedere d'ufficio agli adempimenti di cui agli articoli 517, 518 e
520. Se i luoghi non sono compresi nel territorio di competenza di
cui al periodo precedente, copia autentica del verbale e' rilasciata
al creditore che, entro quindici giorni dal rilascio a pena
d'inefficacia della richiesta, la presenta, unitamente all'istanza
per gli adempimenti di cui agli articoli 517, 518 e 520,
all'ufficiale giudiziario territorialmente competente.

L'ufficiale giudiziario, quando non rinviene una cosa individuata
mediante l'accesso nelle banche dati di cui al secondo comma, intima
al debitore di indicare entro quindici giorni il luogo in cui si
trova, avvertendolo che l'omessa o la falsa comunicazione e' punita a
norma dell'articolo 388, sesto comma, del codice penale.

Se l'accesso ha consentito di individuare crediti del debitore o
cose di quest'ultimo che sono nella disponibilita' di terzi,
l'ufficiale giudiziario notifica d'ufficio, ove possibile a norma
dell'articolo 149-bis o a mezzo telefax, al debitore e al terzo il
verbale, che dovra' anche contenere l'indicazione del credito per cui
si procede, del titolo esecutivo e del precetto, dell'indirizzo di
posta elettronica certificata di cui al primo comma, del luogo in cui
il creditore ha eletto domicilio o ha dichiarato di essere residente,
dell'ingiunzione, dell'invito e dell'avvertimento al debitore di cui
all'articolo 492, primo, secondo e terzo comma, nonche' l'intimazione
al terzo di non disporre delle cose o delle somme dovute, nei limiti
di cui all'articolo 546. Il verbale di cui al presente comma e'
notificato al terzo per estratto, contenente esclusivamente i dati a
quest'ultimo riferibili.

Quando l'accesso ha consentito di individuare piu' crediti del
debitore o piu' cose di quest'ultimo che sono nella disponibilita' di
terzi l'ufficiale giudiziario sottopone ad esecuzione i beni scelti
dal creditore.

Quando l'accesso ha consentito di individuare sia cose di cui al
terzo comma che crediti o cose di cui al quinto comma, l'ufficiale
giudiziario sottopone ad esecuzione i beni scelti dal creditore.
(144)

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AGGIORNAMENTO (144)
Il D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni
dalla L. 10 novembre 2014, n. 162, ha disposto (con l'art. 19, comma
6-bis) che la presente modifica si applica ai procedimenti iniziati a
decorrere dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in
vigore della legge di conversione del D.L. medesimo.
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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
Art. 493.
(Pignoramenti su istanza di piu' creditori).

Piu' creditori possono con unico pignoramento colpire il medesimo
bene.

Il bene sul quale e' stato compiuto un pignoramento puo' essere
pignorato successivamente su istanza di uno o piu' creditori.

Ogni pignoramento ha effetto indipendente, anche se e' unito ad
altri in unico processo.

Art. 494.
(( (Pagamento nelle mani dell'ufficiale giudiziario). ))

((Il debitore puo' evitare il pignoramento versando nelle mani
dell'ufficiale giudiziario la somma per cui si procede e l'importo
delle spese con l'incarico di consegnarli al creditore.

All'atto del versamento si puo' fare riserva di ripetere la somma
versata.

Puo' altresi' evitare il pignoramento di cose, depositando nelle
mani dell'ufficiale giudiziario, in luogo di esse, come oggetto di
pignoramento, una somma di denaro eguale all'importo del credito o
dei crediti per cui si procede e delle spese, aumentato di due
decimi)).
Art. 495.
(Conversione del pignoramento).

Prima che sia disposta la vendita o l'assegnazione a norma degli
articoli 530, 552 e 569, il debitore puo' chiedere di sostituire alle
cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari, oltre alle
spese di esecuzione, all'importo dovuto al creditore pignorante e ai
creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e
delle spese. (113a) (115) (116)

Unitamente all'istanza deve essere depositata in cancelleria, a
pena di inammissibilita', una somma non inferiore ad un quinto
dell'importo del credito per cui e' stato eseguito il pignoramento e
dei crediti dei creditori intervenuti indicati nei rispettivi atti di
intervento, dedotti i versamenti effettuati di cui deve essere data
prova documentale. La somma e' depositata dal cancelliere presso un
istituto di credito indicato dal giudice.

La somma da sostituire al bene pignorato e' determinata con
ordinanza dal giudice dell'esecuzione, sentite le parti in udienza
non oltre trenta giorni dal deposito dell'istanza di conversione.

((Quando le cose pignorate siano costituite da beni immobili o cose
mobili, il giudice con la stessa ordinanza puo' disporre, se
ricorrono giustificati motivi, che il debitore versi con
rateizzazioni mensili entro il termine massimo di trentasei mesi la
somma determinata a norma del terzo comma, maggiorata degli interessi
scalari al tasso convenzionale pattuito ovvero, in difetto, al tasso
legale. Ogni sei mesi il giudice provvede, a norma dell'articolo 510,
al pagamento al creditore pignorante o alla distribuzione tra i
creditori delle somme versate dal debitore.)) ((148))

Qualora il debitore ometta il versamento dell'importo determinato
dal giudice ai sensi del terzo comma, ovvero ometta o ritardi di
oltre 15 giorni il versamento anche di una sola delle rate previste
nel quarto comma, le somme versate formano parte dei beni pignorati.
Il giudice dell'esecuzione, su richiesta del creditore procedente o
creditore intervenuto munito di titolo esecutivo, dispone senza
indugio la vendita di questi ultimi.

((Con l'ordinanza che ammette la sostituzione, il giudice, quando
le cose pignorate siano costituite da beni immobili o cose mobili,
dispone che le cose pignorate siano liberate dal pignoramento con il
versamento dell'intera somma)).((148))

L'istanza puo' essere avanzata una sola volta a pena di
inammissibilita'.

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la modifica dei commi 1 e
4 ha effetto a decorrere dal 1° gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006".
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006".
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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
Art. 496.
(Riduzione del pignoramento).

Su istanza del debitore o anche d'ufficio, quando il valore dei
beni pignorati e' superiore all'importo delle spese e dei crediti di
cui all'articolo precedente, il giudice, sentiti il creditore
pignorante e i creditori intervenuti, puo' disporre la riduzione del
pignoramento.

Art. 497.
(Cessazione dell'efficacia del pignoramento).

Il pignoramento perde efficacia quando dal suo compimento sono
trascorsi ((quarantacinque)) giorni senza che sia stata richiesta
l'assegnazione o la vendita. ((148))
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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 6) che "
Le disposizioni di cui agli articoli 12 e 13, comma 1, lettere d),
l), m), n), si applicano esclusivamente alle procedure esecutive
iniziate successivamente alla data di entrata in vigore del presente
decreto".
Sezione III
Dell'intervento dei creditori

Art. 498.
(Avviso ai creditori iscritti).

Debbono essere avvertiti dell'espropriazione i creditori che sui
beni pignorati hanno un diritto di prelazione risultante da pubblici
registri.

A tal fine e' notificato a ciascuno di essi, a cura del creditore
pignorante ed entro cinque giorni dal pignoramento, un avviso
contenente l'indicazione del creditore pignorante, del credito per il
quale si procede, del titolo e delle cose pignorate.

In mancanza della prova di tale notificazione, il giudice non puo'
provvedere sull'istanza di assegnazione o di vendita.

Art. 499.
(( (Intervento). ))

((Possono intervenire nell'esecuzione i creditori che nei confronti
del debitore hanno un credito fondato su titolo esecutivo, nonche' i
creditori che, al momento del pignoramento, avevano eseguito un
sequestro sui beni pignorati ovvero avevano un diritto di pegno o un
diritto di prelazione risultante da pubblici registri ovvero erano
titolari di un credito di somma di denaro risultante dalle scritture
contabili di cui all'articolo 2214 del codice civile.

Il ricorso deve essere depositato prima che sia tenuta l'udienza in
cui e' disposta la vendita o l'assegnazione ai sensi degli articoli
530, 552 e 569, deve contenere l'indicazione del credito e quella del
titolo di esso, la domanda per partecipare alla distribuzione della
somma ricavata e la dichiarazione di residenza o la elezione di
domicilio nel comune in cui ha sede il giudice competente per
l'esecuzione. Se l'intervento ha luogo per un credito di somma di
denaro risultante dalle scritture di cui al primo comma, al ricorso
deve essere allegato, a pena di inammissibilita', l'estratto
autentico notarile delle medesime scritture rilasciato a norma delle
vigenti disposizioni.

Il creditore privo di titolo esecutivo che interviene
nell'esecuzione deve notificare al debitore, entro i dieci giorni
successivi al deposito, copia del ricorso, nonche' copia
dell'estratto autentico notarile attestante il credito se
l'intervento nell'esecuzione ha luogo in forza di essa.

Ai creditori chirografari, intervenuti tempestivamente, il
creditore pignorante ha facolta' di indicare, con atto notificato o
all'udienza in cui e' disposta la vendita o l'assegnazione,
l'esistenza di altri beni del debitore utilmente pignorabili, e di
invitarli ad estendere il pignoramento se sono forniti di titolo
esecutivo o, altrimenti, ad anticipare le spese necessarie per
l'estensione. Se i creditori intervenuti, senza giusto motivo, non
estendono il pignoramento ai beni indicati ai sensi del primo periodo
entro il termine di trenta giorni, il creditore pignorante ha diritto
di essere loro preferito in sede di distribuzione.

Con l'ordinanza con cui e' disposta la vendita o l'assegnazione ai
sensi degli articoli 530, 552 e 569 il giudice fissa, altresi',
udienza di comparizione davanti a se' del debitore e dei creditori
intervenuti privi di titolo esecutivo, disponendone la notifica a
cura di una delle parti. Tra la data dell'ordinanza e la data fissata
per l'udienza non possono decorrere piu' di sessanta giorni.

All'udienza di comparizione il debitore deve dichiarare quali dei
crediti per i quali hanno avuto luogo gli interventi egli intenda
riconoscere in tutto o in parte, specificando in quest'ultimo caso la
relativa misura. Se il debitore non compare, si intendono
riconosciuti tutti i crediti per i quali hanno avuto luogo interventi
in assenza di titolo esecutivo. In tutti i casi il riconoscimento
rileva comunque ai soli effetti dell'esecuzione. I creditori
intervenuti i cui crediti siano stati riconosciuti da parte del
debitore partecipano alla distribuzione della somma ricavata per
l'intero ovvero limitatamente alla parte del credito per la quale vi
sia stato riconoscimento parziale. 1 creditori intervenuti i cui
crediti siano stati viceversa disconosciuti dal debitore hanno
diritto, ai sensi dell'articolo 510, terzo comma, all'accantonamento
delle somme che ad essi spetterebbero, sempre che ne facciano istanza
e dimostrino di avere proposto, nei trenta giorni successivi
all'udienza di cui al presente comma, l'azione necessaria affinche'
essi possano munirsi del titolo esecutivo)).
((115)) ((116))

---------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la modifica dei commi 1 e
3 ha effetto a decorrere dal 1° gennaio 2006.
---------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006".
---------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006".
Art. 500.
(( (Effetti dell'intervento).))

((L'intervento, secondo le disposizioni contenute nei capi seguenti
e nei casi ivi previsti, da' diritto a partecipare alla distribuzione
della somma ricavata, a partecipare all'espropriazione del bene
pignorato e a provocarne i singoli atti)).((115)) ((116))

--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto ( con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Sezione IV
Della vendita e dell'assegnazione

Art. 501.
(Termine dilatorio del pignoramento).

L'istanza di assegnazione o di vendita dei beni pignorati non puo'
essere proposta se non decorsi dieci giorni dal pignoramento, tranne
che per le cose deteriorabili, delle quali puo' essere disposta
l'assegnazione o la vendita immediata.

Art. 502.
(Termine per l'assegnazione o la vendita del pegno).

Salve le disposizioni speciali del codice civile, per
l'espropriazione delle cose date in pegno ((e dei mobili soggetti ad
ipoteca)) si seguono le norme del presente codice, ma l'assegnazione
o la vendita puo' essere chiesta senza che sia stata preceduta da
pignoramento.

In tal caso il termine per la istanza di assegnazione o di vendita
decorre dalla notificazione del precetto.
Art. 503.
(Modi della vendita forzata).

La vendita forzata puo' farsi con incanto o senza, secondo le forme
previste nei capi seguenti.

L'incanto puo' essere disposto solo quando il giudice ritiene
probabile che la vendita con tale modalita' abbia luogo ad un prezzo
superiore della meta' rispetto al valore del bene, determinato a
norma dell'articolo 568 ((nonche', nel caso di beni mobili, degli
articoli 518 e 540-bis)). (144)
(148)

-------------
AGGIORNAMENTO (144)
Il D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni
dalla L. 10 novembre 2014, n. 162, ha disposto (con l'art. 19, comma
6-bis) che la presente modifica si applica ai procedimenti iniziati a
decorrere dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in
vigore della legge di conversione del D.L. medesimo.
-------------
AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 11) che
"La disposizione di cui all'articolo 503 del codice di procedura
civile, nel testo modificato dall'articolo 19, comma 1, lettera
d-bis) del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con
modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162, si applica, a
far data dall'entrata in vigore del presente decreto, anche ai
procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della legge n.
162 del 2014".
Art. 504.
(Cessazione della vendita forzata).

Se la vendita e' fatta in piu' volte o in piu' lotti, deve cessare
quando il prezzo gia' ottenuto raggiunge l'importo delle spese e dei
crediti menzionati nell'articolo 495 primo comma.

Art. 505.
(Assegnazione).

Il creditore pignorante puo' chiedere l'assegnazione dei beni
pignorati, nei limiti e secondo le regole contenute nei capi
seguenti.

Se sono intervenuti altri creditori, l'assegnazione puo' essere
chiesta a vantaggio di uno solo o di piu', d'accordo fra tutti.

Art. 506.
(Valore minimo per l'assegnazione).

L'assegnazione puo' essere fatta soltanto per un valore non
inferiore alle spese di esecuzione e ai crediti aventi diritto a
prelazione anteriore a quello dell'offerente.

Se il valore eccede quello indicato nel comma precedente,
sull'eccedenza concorrono l'offerente e gli altri creditori,
osservate le cause di prelazione che li assistono.

Art. 507.
(Forma dell'assegnazione).

L'assegnazione si fa mediante ordinanza del giudice dell'esecuzione
contenente l'indicazione dell'assegnatario, del creditore pignorante,
di quelli intervenuti, del debitore, ed eventualmente del terzo
proprietario, del bene assegnato e del prezzo di assegnazione.
Art. 508.
(Assunzione di debiti da parte dell'aggiudicatario o
dell'assegnatario).

Nel caso di vendita o di assegnazione di un bene gravato da pegno o
da ipoteca, l'aggiudicatario o assegnatario, con l'autorizzazione del
giudice dell'esecuzione, puo' concordare col creditore pignoratizio o
ipotecario l'assunzione del debito con le garanzie ad esso inerenti,
liberando il debitore.

In tal caso nel provvedimento di vendita o di assegnazione si deve
menzionare l'assunzione del debito.
Sezione V
Della distribuzione della somma ricavata

Art. 509.
(Composizione della somma ricavata).

La somma da distribuire e' formata da quanto proviene a titolo di
prezzo o conguaglio delle cose vendute o assegnate, di rendita o
provento delle cose pignorate, di multa e risarcimento di danno da
parte dell'aggiudicatario.

Art. 510
(( (Distribuzione della somma ricavata).))

((Se vi e' un solo creditore pignorante senza intervento di altri
creditori, il giudice dell'esecuzione, sentito il debitore, dispone a
favore del creditore pignorante il pagamento di quanto gli spetta per
capitale, interessi e spese.

In caso diverso la somma ricavata e' dal giudice distribuita tra i
creditori a norma delle disposizioni contenute nei capi seguenti, con
riguardo alle cause legittime di prelazione e previo accantonamento
delle somme che spetterebbero ai creditori intervenuti privi di
titolo esecutivo i cui crediti non siano stati in tutto o in parte
riconosciuti dal debitore.

L'accantonamento e' disposto dal giudice dell'esecuzione per il
tempo ritenuto necessario affinche' i predetti creditori possano
munirsi di titolo esecutivo e, in ogni caso, per un periodo di tempo
non superiore a tre anni. Decorso il termine fissato, su istanza di
una delle parti o anche d'ufficio, il giudice dispone la comparizione
davanti a se' del debitore, del creditore procedente e dei creditori
intervenuti, con l'eccezione di coloro che siano gia' stati
integralmente soddisfatti, e da' luogo alla distribuzione della somma
accantonata tenuto conto anche dei creditori intervenuti che si siano
nel frattempo muniti di titolo esecutivo. La comparizione delle parti
per la distribuzione della somma accantonata e' disposta anche prima
che sia decorso il termine fissato se vi e' istanza di uno dei
predetti creditori e non ve ne siano altri che ancora debbano munirsi
di titolo esecutivo.

Il residuo della somma ricavata, dopo l'ulteriore distribuzione di
cui al terzo comma ovvero dopo che sia decorso il termine nello
stesso previsto, e' consegnato al debitore o al terzo che ha subito
l'espropriazione)).((115)) ((116))

--------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto ( con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 511.
(Domanda di sostituzione).

I creditori di un creditore avente diritto alla distribuzione
possono chiedere di essere a lui sostituiti, proponendo domanda a
norma dell'articolo 499 secondo comma.

Il giudice dell'esecuzione provvede alla distribuzione anche nei
loro confronti, ma le contestazioni relative alle loro domande non
possono ritardare la distribuzione tra gli altri creditori
concorrenti.

Art. 512.
(( (Risoluzione delle controversie).))

((Se, in sede di distribuzione, sorge controversia tra i creditori
concorrenti o tra creditore e debitore o terzo assoggettato
all'espropriazione, circa la sussistenza o l'ammontare di uno o piu'
crediti o circa la sussistenza di diritti di prelazione, il giudice
dell'esecuzione, sentite le parti e compiuti i necessari
accertamenti, provvede con ordinanza, impugnabile nelle forme e nei
termini di cui all'articolo 617, secondo comma.

Il giudice puo', anche con l'ordinanza di cui al primo comma,
sospendere, in tutto o in parte, la distribuzione della somma
ricavata)).((113a))((115))((116))

--------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
CAPO II
Dell'espropriazione mobiliare presso il debitore
Sezione I
Del pignoramento

Art. 513.
(Ricerca delle cose da pignorare)

L'ufficiale giudiziario, munito del titolo esecutivo e del
precetto, puo' ricercare le cose da pignorare nella casa del debitore
e negli altri luoghi a lui appartenenti. Puo' anche ricercarle sulla
persona del debitore, osservando le opportune cautele per rispettarne
il decoro.

Quando e' necessario aprire porte, ripostigli o recipienti, vincere
la resistenza opposta dal debitore o da terzi, oppure allontanare
persone che disturbano l'esecuzione del pignoramento, l'ufficiale
giudiziario provvede secondo le circostanze, richiedendo, quando
occorre, l'assistenza della forza pubblica.

Il presidente del tribunale o un giudice da lui delegato, su
ricorso del creditore, puo' autorizzare con decreto l'ufficiale
giudiziario a pignorare cose determinate che non si trovano in luoghi
appartenenti al debitore, ma delle quali egli puo' direttamente
disporre.(88) ((90))

In ogni caso l'ufficiale giudiziario puo' sottoporre a
pignoramento, secondo le norme della presente sezione, le cose del
debitore che il terzo possessore consente di esibirgli.

---------------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 514.
(Cose mobili assolutamente impignorabili).

Oltre alle cose dichiarate impignorabili da speciali disposizioni
di legge, non si possono pignorare:
1) le cose sacre e quelle che servono all'esercizio del culto;
2) l'anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, i tavoli
per la consumazione dei pasti con le relative sedie, gli armadi
guardaroba, i cassettoni, il frigorifero, le stufe ed i fornelli di
cucina anche se a gas o elettrici, la lavatrice, gli utensili di casa
e di cucina unitamente ad un mobile idoneo a contenerli, in quanto
indispensabili al debitore ed alle persone della sua famiglia con lui
conviventi; sono tuttavia esclusi i mobili, meno i letti, di
rilevante valore economico, anche per accertato pregio artistico o di
antiquariato;
3) i commestibili e i combustibili necessari per un mese al
mantenimento del debitore e delle altre persone indicate nel numero
precedente;
4) NUMERO ABROGATO DALLA L. 24 FEBBRAIO 2006, N. 52;
5) le armi e gli oggetti che il debitore ha l'obbligo di conservare
per l'adempimento di un pubblico servizio;
6) le decorazioni al valore, le lettere, i registri e in generale
gli scritti di famiglia, nonche' i manoscritti, salvo che formino
parte di una collezione;
((6-bis) gli animali di affezione o da compagnia tenuti presso la
casa del debitore o negli altri luoghi a lui appartenenti, senza fini
produttivi, alimentari o commerciali;
6-ter) gli animali impiegati ai fini terapeutici o di assistenza
del debitore, del coniuge, del convivente o dei figli)).
Art. 515.
(Cose mobili relativamente impignorabili).

Le cose, che il proprietario di un fondo vi tiene per il servizio e
la coltivazione del medesimo, possono essere pignorate separatamente
dall'immobile soltanto in mancanza di altri mobili; tuttavia il
giudice dell'esecuzione, su istanza del debitore e sentito il
creditore, puo' escludere dal pignoramento, con ordinanza non
impugnabile, quelle tra le cose suindicate che sono di uso necessario
per la coltura del fondo, o puo' anche permetterne l'uso, sebbene
pignorate, con le opportune cautele per la loro conservazione e
ricostituzione.(88)(90)

Le stesse disposizioni il giudice dell'esecuzione puo' dare
relativamente alle cose destinate dal coltivatore al servizio o alla
coltivazione del fondo.(88)(90)

((Gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per
l'esercizio della professione, dell'arte o del mestiere del debitore
possono essere pignorati nei limiti di un quinto, quando il
presumibile valore di realizzo degli altri beni rinvenuti
dall'ufficiale giudiziario o indicati dal debitore non appare
sufficiente per la soddisfazione del credito; il predetto limite non
si applica per i debitori costituiti in forma societaria e in ogni
caso se nelle attivita' del debitore risulta una prevalenza del
capitale investito sul lavoro)).

----------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
----------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 516.
(Cose pignorabili in particolari circostanze di tempo).

I frutti non ancora raccolti o separati dal suolo non possono
essere pignorati separatamente dall'immobile a cui accedono, se non
nelle ultime sei settimane anteriori al tempo ordinario della loro
maturazione, tranne che il creditore pignorante si assuma le maggiori
spese della custodia.

I bachi da seta possono essere pignorati solo quando sono nella
maggior parte sui rami per formare il bozzolo.

Art. 517.
(( (Scelta delle cose da pignorare).))

((Il pignoramento deve essere eseguito sulle cose che l'ufficiale
giudiziario ritiene di piu' facile e pronta liquidazione, nel limite
di un presumibile valore di realizzo pari all'importo del credito
precettato aumentato della meta'.

In ogni caso l'ufficiale giudiziario deve preferire il denaro
contante, gli oggetti preziosi e i titoli di credito e ogni altro
bene che appaia di sicura realizzazione)).
Art. 518.
(Forma del pignoramento).

L'ufficiale giudiziario redige delle sue operazioni processo
verbale nel quale da' atto dell'ingiunzione di cui all'articolo 492 e
descrive le cose pignorate, nonche' il loro stato, mediante
rappresentazione fotografica ovvero altro mezzo di ripresa
audiovisiva, determinandone approssimativamente il presumibile valore
di realizzo con l'assistenza, se ritenuta utile o richiesta dal
creditore, di un esperto stimatore da lui scelto. Se il pignoramento
cade su frutti non ancora raccolti o separati dal suolo, l'ufficiale
giudiziario ne descrive la natura, la qualita' e l'ubicazione.

Quando ritiene opportuno differire le operazioni di stima
l'ufficiale giudiziario redige un primo verbale di pignoramento,
procedendo senza indugio e comunque entro il termine perentorio di
trenta giorni alla definitiva individuazione dei beni da assoggettare
al pignoramento sulla base dei valori indicati dall'esperto, al quale
e' consentito in ogni caso accedere al luogo in cui i beni si
trovano.

Il giudice dell'esecuzione liquida le spese ed il compenso
spettanti all'esperto, tenuto conto dei valori di effettiva vendita o
assegnazione dei beni o, in qualunque altro caso, sulla base dei
valori stimati.

Nel processo verbale l'ufficiale giudiziario fa relazione delle
disposizioni date per conservare le cose pignorate.

Se il debitore non e' presente, l'ufficiale giudiziario rivolge
l'ingiunzione alle persone indicate nell'articolo 139, secondo comma,
e consegna loro un avviso dell'ingiunzione stessa per il debitore. In
mancanza di dette persone affigge l'avviso alla porta dell'immobile
in cui ha eseguito il pignoramento.

((Compiute le operazioni, l'ufficiale giudiziario consegna senza
ritardo al creditore il processo verbale, il titolo esecutivo e il
precetto. Il creditore deve depositare nella cancelleria del
tribunale competente per l'esecuzione la nota di iscrizione a ruolo,
con copie conformi degli atti di cui al periodo precedente, entro
quindici giorni dalla consegna. La conformita' di tali copie e'
attestata dall'avvocato del creditore ai soli fini del presente
articolo. Il cancelliere al momento del deposito forma il fascicolo
dell'esecuzione. Sino alla scadenza del termine di cui all'articolo
497 copia del processo verbale e' conservata dall'ufficiale
giudiziario a disposizione del debitore. Il pignoramento perde
efficacia quando la nota di iscrizione a ruolo e le copie degli atti
di cui al primo periodo del presente comma sono depositate oltre il
termine di quindici giorni dalla consegna al creditore.)) ((144))

Su istanza del creditore, da depositare non oltre il termine per il
deposito dell'istanza di vendita, il giudice, nominato uno stimatore
quando appare opportuno, ordina l'integrazione del pignoramento se
ritiene che il presumibile valore di realizzo dei beni pignorati sia
inferiore a quello indicato nel primo comma. In tale caso l'ufficiale
giudiziario riprende senza indugio le operazioni di ricerca dei beni.

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AGGIORNAMENTO (134)
La L. 12 novembre 2011, n. 183, ha disposto (con l'art. 25, comma
1, lettera l)) che "all'articolo 518, al sesto comma, il secondo
periodo e' sostituito dal seguente: «L'ufficiale giudiziario
trasmette copia del processo verbale al creditore e al debitore che
lo richiedono a mezzo posta elettronica certificata ovvero, quando
cio' non e' possibile, a mezzo telefax o a mezzo posta ordinaria.»".
Ha inoltre disposto (con l'art. 25, comma 5) che la presente
modifica si applica decorsi trenta giorni dall'entrata in vigore
della legge medesima.
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AGGIORNAMENTO (144)
Il D.L. 12 settembre 2014, n. 132 convertito con modificazioni
dalla L. 10 novembre 2014, n. 162 ha disposto (con l'art. 18, comma
3) che la presente modifica si applica ai procedimenti esecutivi
iniziati a decorrere dal trentesimo giorno successivo all'entrata in
vigore della legge di conversione del decreto-legge medesimo.
Art. 519.
(Tempo del pignoramento).

Il pignoramento non puo' essere eseguito nei giorni festivi, ne'
fuori delle ore indicate nell'articolo 147, salvo che ne sia data
autorizzazione dal presidente del tribunale o da un giudice da lui
delegato.(88) ((90))

Il pignoramento iniziato nelle ore prescritte puo' essere
proseguito fino al suo compimento.

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 520.
(Custodia dei mobili pignorati).

L'ufficiale giudiziario consegna al cancelliere del tribunale il
danaro, i titoli di credito e gli oggetti preziosi colpiti dal
pignoramento. Il danaro deve essere depositato dal cancelliere nelle
forme dei depositi giudiziari, mentre i titoli di credito e gli
oggetti preziosi sono custoditi nei modi che il giudice
dell'esecuzione determina.(88)(90)

((Per la conservazione delle altre cose l'ufficiale giudiziario
provvede, quando il creditore ne fa richiesta, trasportandole presso
un luogo di pubblico deposito oppure affidandole a un custode diverso
dal debitore; nei casi di urgenza l'ufficiale giudiziario affida la
custodia agli istituti autorizzati di cui all'articolo 159 delle
disposizioni per l'attuazione del presente codice)).

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 521.
(Nomina e obblighi del custode).

Non possono essere nominati custode il creditore o il suo coniuge
senza il consenso del debitore, ne' il debitore o le persone della
sua famiglia che convivono con lui senza il consenso del creditore.

Il custode sottoscrive il processo verbale dal quale risulta la sua
nomina.

Al fine della conservazione delle cose pignorate, l'ufficiale
giudiziario autorizza il custode a lasciarle nell'immobile
appartenente al debitore o a trasportarle altrove.

Il custode non puo' usare delle cose pignorate senza
l'autorizzazione del giudice dell'esecuzione e deve rendere il conto
a norma dell'articolo 593.(88)(90)

Quando e' depositata l'istanza di vendita il giudice dispone la
sostituzione del custode nominando l'istituto di cui al primo comma
dell'articolo 534 che entro trenta giorni, previo invio di
comunicazione contenente la data e l'orario approssimativo
dell'accesso, provvede al trasporto dei beni pignorati presso la
propria sede o altri locali nella propria disponibilita'. Le persone
incaricate dall'istituto, quando risulta necessario per apprendere i
beni, possono aprire porte, ripostigli e recipienti e richiedere
l'assistenza della forza pubblica. ((Per i beni che risultano))
difficilmente trasportabili con l'impiego dei mezzi usualmente
utilizzati l'istituto puo' chiedere di essere autorizzato a
provvedere alla loro custodia nel luogo in cui si trovano.

---------------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 521-bis.
(Pignoramento e custodia di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi).

((Oltre che con le forme previste dall'articolo 518, il
pignoramento di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi puo' essere
eseguito anche)) mediante notificazione al debitore e successiva
trascrizione di un atto nel quale si indicano esattamente, con gli
estremi richiesti dalla legge speciale per la loro iscrizione nei
pubblici registri, i beni e i diritti che si intendono sottoporre ad
esecuzione, e gli si fa l'ingiunzione prevista nell'articolo 492. Il
pignoramento contiene altresi' l'intimazione a consegnare entro dieci
giorni i beni pignorati, nonche' i titoli e i documenti relativi alla
proprieta' e all'uso dei medesimi, all'istituto vendite giudiziarie
autorizzato ad operare nel territorio del circondario nel quale e'
compreso il luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio,
la dimora o la sede ((o, in mancanza, a quello piu' vicino)). ((148))

Col pignoramento il debitore e' costituito custode dei beni
pignorati e di tutti gli accessori comprese le pertinenze e i frutti,
senza diritto a compenso.

Al momento della consegna l'istituto vendite giudiziarie assume la
custodia del bene pignorato e ne da' immediata comunicazione al
creditore pignorante, a mezzo posta elettronica certificata ove
possibile.

Decorso il termine di cui al primo comma, gli organi di polizia che
accertano la circolazione dei beni pignorati ((o comunque li
rinvengono)) procedono al ritiro della carta di circolazione nonche',
ove possibile, dei titoli e dei documenti relativi alla proprieta' e
all'uso dei beni pignorati e consegnano il bene pignorato
all'istituto vendite giudiziarie ((piu' vicino al)) luogo in cui il
bene pignorato e' stato rinvenuto. Si applica il terzo comma.((148))

Eseguita l'ultima notificazione, l'ufficiale giudiziario consegna
senza ritardo al creditore l'atto di pignoramento perche' proceda
alla trascrizione nei pubblici registri. Entro trenta giorni dalla
comunicazione di cui al terzo comma, il creditore deve depositare
nella cancelleria del tribunale competente per l'esecuzione la nota
di iscrizione a ruolo, con copie conformi del titolo esecutivo, del
precetto, dell'atto di pignoramento e della nota di trascrizione. La
conformita' di tali copie e' attestata dall'avvocato del creditore ai
soli fini del presente articolo.

Il cancelliere forma il fascicolo dell'esecuzione. Il pignoramento
perde efficacia quando la nota di iscrizione a ruolo e le copie
dell'atto di pignoramento, del titolo esecutivo e del precetto sono
depositate oltre il termine di cui al quinto comma.

((In deroga a quanto previsto dall'articolo 497, l'istanza di
assegnazione o l'istanza di vendita deve essere depositata entro
quarantacinque giorni dal deposito da parte del creditore della nota
di iscrizione a norma del presente articolo ovvero dal deposito da
parte di quest'ultimo delle copie conformi degli atti, a norma
dell'articolo 159-ter delle disposizioni per l'attuazione del
presente codice)).((148))

Si applicano in quanto compatibili le disposizioni del presente
capo.
(144)

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AGGIORNAMENTO (144)
Il D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni
dalla L. 10 novembre 2014, n. 162, ha disposto (con l'art. 19, comma
6-bis) che la presente modifica si applica ai procedimenti iniziati a
decorrere dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in
vigore della legge di conversione del D.L. medesimo.
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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni, dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
Art. 522.
(Compenso del custode).

Il custode non ha diritto a compenso se non l'ha chiesto e se non
gli e' stato riconosciuto dall'ufficiale giudiziario all'atto della
nomina.

Nessun compenso puo' attribuirsi alle persone indicate nel primo
comma dell'articolo precedente.

Art. 523.
(Unione di pignoramenti).

L'ufficiale giudiziario, che trova un pignoramento gia' iniziato da
altro ufficiale giudiziario, continua le operazioni insieme con lui.
Essi redigono unico processo verbale.

Art. 524.
(Pignoramento successivo).

L'ufficiale giudiziario, che trova un pignoramento gia' compiuto,
ne da' atto nel processo verbale descrivendo i mobili precedentemente
pignorati, e quindi procede al pignoramento degli altri beni o fa
constare nel processo verbale che non ve ne sono.

Il processo verbale e' depositato in cancelleria e inserito nel
fascicolo formato in base al primo pignoramento, se quello successivo
e' compiuto anteriormente alla udienza prevista ((nell'articolo 525,
primo comma)), ovvero alla presentazione del ricorso per
l'assegnazione o la vendita dei beni pignorati nella ipotesi prevista
((nel secondo comma dell'articolo 525)). In tale caso il cancelliere
ne da' notizia al creditore primo pignorante e l'esecuzione si svolge
in unico processo.((113a))((115))((116))

Il pignoramento successivo, se e' compiuto dopo la udienza di cui
sopra ovvero dopo la presentazione del ricorso predetto, ha gli
effetti di un intervento tardivo rispetto ai beni colpiti dal primo
pignoramento. Se colpisce altri beni, per questi ha luogo separato
processo.

-------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Sezione II
Dell'intervento dei creditori

Art. 525.
(Condizioni e tempo dell'intervento).

((COMMA ABROGATO DAL D.L. 14 MARZO 2005, N. 35, CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 14 MAGGIO 2005, N. 80)).((113a))((115))((116))

Per gli effetti di cui agli articoli seguenti l'intervento deve
avere luogo non oltre la prima udienza fissata per l'autorizzazione
della vendita o per l'assegnazione. Di tale intervento il cancelliere
da' notizia al creditore pignorante.

((Qualora il valore dei beni pignorati, determinato a norma
dell'articolo 518, non superi 20.000 euro, l'intervento di cui al
comma precedente deve aver luogo non oltre la data di presentazione
del ricorso, prevista dall'articolo 529)). ((113a))((115))((116))
(67)(72)

--------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
--------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che: - la modifica di cui al
comma 3 ha effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006. - l'entrata in
vigore dell'abrogazione del comma 1 e' prorogata dall' 11 settembre
2005 al 1 gennaio 2006.
--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 526.
(Facolta' dei creditori intervenuti).

I creditori intervenuti ((a norma dell'articolo 525)) partecipano
all'espropriazione dei mobili pignorati e, se muniti di titolo
esecutivo, possono provocarne i singoli atti.((113a))((115))((116))

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 527.
((ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 14 MARZO 2005, N. 35, CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 14 MAGGIO 2005, N. 80))((113a))((115))((116))

--------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) la proroga dell'entrata in
vigore dell'abrogazione del presente artivolo dall' 11 settembre 2005
al 1 gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 528.
(Intervento tardivo).

((I creditori chirografari che intervengono successivamente ai
termini di cui all'articolo 525, ma prima del provvedimento di
distribuzione, concorrono alla distribuzione della parte della somma
ricavata che sopravanza dopo soddisfatti i diritti del creditore
pignorante, dei creditori privilegiati e di quelli intervenuti in
precedenza)).((113a))((115))((116))

I creditori che hanno un diritto di prelazione sulle cose
pignorate, anche se intervengono a norma del comma precedente,
concorrono alla distribuzione della somma ricavata in ragione dei
loro diritti di prelazione.

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Sezione III
Dell'assegnazione e della vendita

Art. 529.
(Istanza di assegnazione o di vendita).

Decorso il termine di cui all'articolo 501, il creditore pignorante
e ognuno dei creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo possono
chiedere la distribuzione del danaro e la vendita di tutti gli altri
beni.

Dei titoli di credito e delle altre cose il cui valore risulta dal
listino di borsa o di mercato possono chiedere anche l'assegnazione.

Al ricorso si deve unire il certificato d'iscrizione dei privilegi
gravanti sui mobili pignorati.
Art. 530.
(Provvedimento per l'assegnazione o per l'autorizzazione della
vendita).

Sulla istanza di cui all'articolo precedente il giudice
dell'esecuzione fissa l'udienza per la audizione delle parti.(88)(90)

All'udienza le parti possono fare osservazioni circa l'assegnazione
e circa il tempo e le modalita' della vendita, e debbono proporre, a
pena di decadenza, le opposizioni agli atti esecutivi, se non sono
gia' decadute dal diritto di proporle.

Se non vi sono opposizioni o se su di esse si raggiunge l'accordo
delle parti comparse, il giudice dell'esecuzione dispone con
ordinanza l'assegnazione o la vendita.(88)(90)

Se vi sono opposizioni il giudice dell'esecuzione le decide con
sentenza e dispone con ordinanza l'assegnazione o la vendita.(88)(90)

Qualora ricorra l'ipotesi prevista dal secondo comma dell'art. 525,
e non siano intervenuti creditori fino alla presentazione del
ricorso, il giudice dell'esecuzione provvedera' con decreto per
l'assegnazione o la vendita; altrimenti provvedera' a norma dei commi
precedenti, ma saranno sentiti soltanto i creditori intervenuti nel
termine previsto dal secondo comma dell'art.
525.(88)(90)(113a)(115)(116)

Il giudice dell'esecuzione stabilisce che il versamento della
cauzione, la presentazione delle offerte, lo svolgimento della gara
tra gli offerenti, ai sensi dell'articolo 532, nonche' il pagamento
del prezzo, siano effettuati con modalita' telematiche, salvo che le
stesse siano pregiudizievoli per gli interessi dei creditori o per il
sollecito svolgimento della procedura. (143)

In ogni caso il giudice dell'esecuzione puo' disporre che sia
effettuata la pubblicita' prevista dall'articolo 490, secondo comma,
almeno dieci giorni prima della scadenza del termine per la
presentazione delle offerte o della data dell'incanto. ((Il giudice
dispone che sia sempre effettuata la pubblicita' prevista
dall'articolo 490, primo comma, nel rispetto del termine di cui al
periodo precedente.)) ((148))

((Fuori dell'ipotesi prevista dal secondo comma dell'articolo 525,
il giudice dell'esecuzione puo' disporre che il versamento del prezzo
abbia luogo ratealmente ed entro un termine non superiore a dodici
mesi; si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui
agli articoli 569, terzo comma, terzo periodo, 574, primo comma,
secondo periodo, e 587, primo comma, secondo periodo.)) ((148))

--------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
--------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
--------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (143)
Il D.L. 24 giugno 2014, n. 90 convertito con modificazioni dalla L.
11 agosto 2014, n. 114 ha disposto (con l'art. 48, comma 2) che la
presente modifica si applica alle vendite disposte a decorrere dal
trentesimo giorno successivo alla entrata in vigore della legge di
conversione del suddetto.
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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 2) che le
disposizioni di cui al settimo comma del presente articolo "si
applicano decorsi trenta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta
Ufficiale delle specifiche tecniche previste dall'articolo 161-quater
delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile".
Ha inoltre disposto (con l'art. 23, comma 9) che "Le disposizioni
di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate nel presente
articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti alla data di
entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia' stata disposta
la vendita, la stessa ha comunque luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore e le disposizioni di cui al presente
decreto si applicano quando il giudice o il professionista delegato
dispone una nuova vendita".
Art. 531.
(Vendita di frutti pendenti o di speciali beni mobili).

La vendita di frutti pendenti non puo' essere disposta se non per
il tempo della loro maturazione, salvo diverse consuetudini locali.

La vendita dei bachi da seta non puo' essere fatta prima che siano
in bozzoli.

Delle cose indicate nell'articolo 515 il giudice dell'esecuzione
puo' differire la vendita per il periodo che ritiene necessario a
soddisfare le esigenze dell'azienda agraria.(88)((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 532.
(Vendita a mezzo di commissionario).

Il giudice dell'esecuzione dispone la vendita senza incanto o
tramite commissionario dei beni pignorati. Le cose pignorate devono
essere affidate all'istituto vendite giudiziarie, ovvero, con
provvedimento motivato, ad altro soggetto specializzato nel settore
di competenza iscritto nell'elenco di cui all'articolo 169-sexies
delle disposizioni per l'attuazione del presente codice, affinche'
proceda alla vendita in qualita' di commissionario. (113a) (115)
(116) (148)

Nello stesso provvedimento di cui al primo comma il giudice, dopo
avere sentito, se necessario, uno stimatore dotato di specifica
preparazione tecnica e commerciale in relazione alla peculiarita' del
bene stesso, fissa il prezzo minimo della vendita e l'importo globale
fino al raggiungimento del quale la vendita deve essere eseguita, e
puo' imporre al commissionario una cauzione. ((Il giudice fissa
altresi' il numero complessivo, non superiore a tre, degli
esperimenti di vendita, i criteri per determinare i relativi ribassi,
le modalita' di deposito della somma ricavata dalla vendita e il
termine finale non superiore a sei mesi, alla cui scadenza il
soggetto incaricato della vendita deve restituire gli atti in
cancelleria. Quando gli atti sono restituiti a norma del periodo
precedente, il giudice, se non vi sono istanze a norma dell'articolo
540-bis, dispone la chiusura anticipata del processo esecutivo, anche
quando non sussistono i presupposti di cui all'articolo 164-bis delle
disposizioni di attuazione del presente codice.)) (113a) (115) (116)
(148)

Se il valore delle cose risulta da listino di borsa o di mercato,
la vendita non puo' essere fatta a prezzo inferiore al minimo ivi
segnato.

-------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
-------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che le presenti modifiche
hanno effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
-------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006".
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006".
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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 7) che le
disposizioni di cui al primo comma del presente articolo "si
applicano a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto".
Ha inoltre disposto (con l'art. 23, comma 10) che le disposizioni
di cui al secondo comma del presente articolo "si applicano alle
vendite disposte dal giudice o dal professionista delegato
successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto,
anche nelle procedure esecutive pendenti alla medesima data".
Art. 533.
(Obblighi del commissionario).

Il commissionario assicura agli interessati la possibilita' di
esaminare, anche con modalita' telematiche, le cose poste in vendita
almeno tre giorni prima della data fissata per l'esperimento di
vendita e non puo' consegnare la cosa all'acquirente prima del
pagamento integrale del prezzo. Egli e' tenuto in ogni caso a
documentare le operazioni di vendita mediante certificato, fattura o
fissato bollato in doppio esemplare, uno dei quali deve essere
consegnato al cancelliere col prezzo ricavato dalla vendita, nel
termine stabilito dal giudice dell'esecuzione nel suo provvedimento.
(88) (90)

((Qualora la vendita non avvenga nel termine fissato a norma
dell'articolo 532, secondo comma, il commissionario restituisce gli
atti in cancelleria e fornisce prova dell'attivita' specificamente
svolta in relazione alla tipologia del bene per reperire potenziali
acquirenti. In ogni caso fornisce prova di avere effettuato la
pubblicita' disposta dal giudice)). ((148))

Il compenso al commissionario e' stabilito dal giudice
dell'esecuzione con decreto. (88) (90)

-------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
-------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3".
-------------
AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 10) che
le disposizioni di cui al secondo comma del presente articolo "si
applicano alle vendite disposte dal giudice o dal professionista
delegato successivamente alla data di entrata in vigore del presente
decreto, anche nelle procedure esecutive pendenti alla medesima
data".
Art. 534.
(Vendita all'incanto).

Quando la vendita deve essere fatta ai pubblici incanti, il giudice
dell'esecuzione, col provvedimento di cui all'art. 530, stabilisce il
giorno, l'ora e il luogo in cui deve eseguirsi, e ne affida
l'esecuzione al cancelliere o all'ufficiale giudiziario o a un
istituto all'uopo autorizzato.(88)((90))

Nello stesso provvedimento il giudice dell'esecuzione puo' disporre
che, oltre alla pubblicita' prevista dal primo comma dell'art. 490,
sia data anche una pubblicita' straordinaria a norma del comma terzo
dello stesso articolo.(88)((90))

---------------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 534-bis.
(Delega delle operazioni di vendita).

Il giudice, con il provvedimento di cui all'articolo 530,
((delega)) all'istituto di cui al primo comma dell'articolo 534,
ovvero in mancanza a un notaio avente sede preferibilmente nel
circondario o a un avvocato o a un commercialista, iscritti nei
relativi elenchi di cui all'articolo 179-ter delle disposizioni di
attuazione del presente codice, il compimento delle operazioni di
vendita con incanto ovvero senza incanto di beni mobili iscritti nei
pubblici registri. La delega e gli atti conseguenti sono regolati
dalle disposizioni di cui all'articolo 591-bis, in quanto compatibili
con le previsioni della presente sezione.(113a) (115) (116) ((148))

--------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263 ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
Art. 534-ter.
(Ricorso al giudice dell'esecuzione).

Quando, nel corso delle operazioni di vendita, insorgono
difficolta' il professionista delegato ((o il commissionario
possono)) rivolgersi al giudice dell'esecuzione, il quale provvede
con decreto. Le parti e gli interessati possono proporre reclamo
avverso il predetto decreto ed avverso gli atti del professionista
((o del commissionario)) con ricorso allo stesso giudice, il quale
provvede con ordinanza; il ricorso non sospende le operazioni di
vendita salvo che il giudice, concorrendo gravi motivi, disponga la
sospensione.(115) (116) ((148))

((Contro il provvedimento del giudice e' ammesso il reclamo ai
sensi dell'articolo 669-terdecies.)) ((148))

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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263 ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
Art. 535.
(Prezzo base dell'incanto).

Se il valore delle cose risulta da listino di borsa o di mercato,
il prezzo base e' determinato dal minimo del giorno precedente alla
vendita.

In ogni altro caso il giudice dell'esecuzione, nel provvedimento di
cui all'art. 530, sentito quando occorre uno stimatore, fissa il
prezzo di apertura dell'incanto o autorizza, se le circostanze lo
consigliano, la vendita al migliore offerente senza determinare il
prezzo minimo.(88)((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 536.
(Trasporto e ricognizione delle cose da vendere).

Chi e' incaricato della vendita fa trasportare, quando occorre, le
cose pignorate nel luogo stabilito per l'incanto, e puo' richiedere
l'intervento della forza pubblica.

In ogni caso, prima di addivenire agli incanti deve fare, in
concorso col custode, la ricognizione degli oggetti da vendersi,
confrontandoli con la descrizione contenuta nel processo verbale di
pignoramento.

Art. 537.
(Modo dell'incanto).

Le cose da vendere si offrono singolarmente oppure a lotti secondo
la convenienza, per il prezzo base di cui all'articolo 535.
L'aggiudicazione al maggiore offerente segue quando, dopo una duplice
pubblica enunciazione del prezzo raggiunto, non e' fatta una maggiore
offerta.

Se la vendita non puo' compiersi nel giorno stabilito, e'
continuata nel primo giorno seguente non festivo.

Dell'incanto si redige processo verbale, che si deposita
immediatamente nella cancelleria.

Art. 538.
(( (Nuovo incanto).))

((Quando una cosa messa all'incanto resta invenduta, il soggetto a
cui e' stata affidata l'esecuzione della vendita fissa un nuovo
incanto ad un prezzo base inferiore di un quinto rispetto a quello
precedente)).

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 539.
(Vendita o assegnazione degli oggetti d'oro e d'argento).

Gli oggetti d'oro e d'argento non possono in nessun caso essere
venduti per un prezzo inferiore al valore intrinseco.

Se restano invenduti, sono assegnati per tale valore ai creditori.

Art. 540.
(Pagamento del prezzo e rivendita).

((COMMA ABROGATO DAL D.L. 29 DICEMBRE 2009, N. 193, CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 22 FEBBRAIO 2010, N. 24)).

Se il prezzo non e' pagato, si procede immediatamente a nuovo
incanto, a spese e sotto la responsabilita' dell'aggiudicatario
inadempiente.

La somma ricavata dalla vendita e' immediatamente consegnata al
cancelliere per essere depositata con le forme dei depositi
giudiziari.
Art. 540-bis.
(( (Integrazione del pignoramento).))

((Quando le cose pignorate risultano invendute a seguito del
secondo o successivo esperimento ovvero quando la somma assegnata, ai
sensi degli articoli 510, 541 e 542, non e' sufficiente a soddisfare
le ragioni dei creditori, il giudice, ad istanza di uno di questi,
provvede a norma dell'ultimo comma dell'articolo 518. Se sono
pignorate nuove cose, il giudice ne dispone la vendita senza che vi
sia necessita' di nuova istanza. In caso contrario, dichiara
l'estinzione del procedimento, salvo che non siano da completare le
operazioni di vendita)).
Sezione IV
Della distribuzione della somma ricavata

Art. 541.
(Distribuzione amichevole).

Se i creditori concorrenti chiedono la distribuzione della somma
ricavata secondo un piano concordato, il giudice dell'esecuzione,
sentito il debitore, provvede in conformita'.(88)((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 542.
(Distribuzione giudiziale).

Se i creditori non raggiungono l'accordo di cui all'articolo
precedente o il giudice dell'esecuzione non l'approva, ognuno di essi
puo' chiedere che si proceda alla distribuzione della somma
ricavata.(88)((90))

Il giudice dell'esecuzione, sentite le parti, distribuisce la somma
ricavata a norma degli articoli 510 e seguenti e ordina il pagamento
delle singole quote.(88)((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
CAPO III
Dell'espropriazione presso terzi
Sezione I
Del pignoramento e dell'intervento

Art. 543.
(Forma del pignoramento).

Il pignoramento di crediti del debitore verso terzi o di cose del
debitore che sono in possesso di terzi, si esegue mediante atto
notificato ((...)) al terzo e al debitore a norma degli articoli 137
e seguenti. ((144))

L'atto deve contenere, oltre all'ingiunzione al debitore di cui
all'articolo 492:
1) l'indicazione del credito per il quale si procede, del titolo
esecutivo e del precetto;
2) l'indicazione, almeno generica, delle cose o delle somme dovute
e l'intimazione al terzo di non disporne senza ordine di giudice;
3) la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio nel
comune in cui ha sede il tribunale competente nonche' l'indicazione
dell'indirizzo di posta elettronica certificata del creditore
procedente;(88)(90)
((4) la citazione del debitore a comparire davanti al giudice
competente, con l'invito al terzo a comunicare la dichiarazione di
cui all'articolo 547 al creditore procedente entro dieci giorni a
mezzo raccomandata ovvero a mezzo di posta elettronica certificata;
con l'avvertimento al terzo che in caso di mancata comunicazione
della dichiarazione, la stessa dovra' essere resa dal terzo
comparendo in un'apposita udienza e che quando il terzo non compare
o, sebbene comparso, non rende la dichiarazione, il credito pignorato
o il possesso di cose di appartenenza del debitore, nell'ammontare o
nei termini indicati dal creditore, si considereranno non contestati
ai fini del procedimento in corso e dell'esecuzione fondata sul
provvedimento di assegnazione)). ((144))

Nell'indicare l'udienza di comparizione si deve rispettare il
termine previsto nell'articolo 501.

((Eseguita l'ultima notificazione, l'ufficiale giudiziario consegna
senza ritardo al creditore l'originale dell'atto di citazione. Il
creditore deve depositare nella cancelleria del tribunale competente
per l'esecuzione la nota di iscrizione a ruolo, con copie conformi
dell'atto di citazione, del titolo esecutivo e del precetto, entro
trenta giorni dalla consegna. La conformita' di tali copie e'
attestata dall'avvocato del creditore ai soli fini del presente
articolo. Il cancelliere al momento del deposito forma il fascicolo
dell'esecuzione. Il pignoramento perde efficacia quando la nota di
iscrizione a ruolo e le copie degli atti di cui al secondo periodo
sono depositate oltre il termine di trenta giorni dalla consegna al
creditore.)) ((144))

((Quando procede a norma dell'articolo 492-bis, l'ufficiale
giudiziario consegna senza ritardo al creditore il verbale, il titolo
esecutivo ed il precetto, e si applicano le disposizioni di cui al
quarto comma. Decorso il termine di cui all'articolo 501, il
creditore pignorante e ognuno dei creditori intervenuti muniti di
titolo esecutivo possono chiedere l'assegnazione o la vendita delle
cose mobili o l'assegnazione dei crediti. Sull'istanza di cui al
periodo precedente il giudice fissa l'udienza per l'audizione del
creditore e del debitore e provvede a norma degli articoli 552 o 553.
Il decreto con cui viene fissata l'udienza di cui al periodo
precedente e' notificato a cura del creditore procedente e deve
contenere l'invito e l'avvertimento al terzo di cui al numero 4) del
secondo comma.)) ((144))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (144)
Il D.L. 12 settembre 2014, n. 132 convertito con modificazioni
dalla L. 10 novembre 2014, n. 162 ha disposto (con l'art. 18, comma
3) che la modifica di cui al quarto comma del presente articolo si
applica ai procedimenti esecutivi iniziati a decorrere dal trentesimo
giorno successivo all'entrata in vigore della legge di conversione
del decreto-legge medesimo.
Ha inoltre disposto (con l'art. 19, comma 6-bis) che le modifiche
di cui ai commi primo, secondo, numero 4) e quinto del presente
articolo si applicano ai procedimenti iniziati a decorrere dal
trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della
legge di conversione del D.L. medesimo.
Art. 544.
(Pegno o ipoteca a garanzia del credito pignorato).

Se il credito pignorato e' garantito da pegno, s'intima a chi
detiene la cosa data in pegno di non eseguirne la riconsegna senza
ordine di giudice.

Se il credito pignorato e' garantito da ipoteca, l'atto di
pignoramento deve essere annotato nei libri fondiari.

Art. 545.
(Crediti impignorabili).

Non possono essere pignorati i crediti alimentari, tranne che per
cause di alimenti, e sempre con l'autorizzazione del presidente del
tribunale o di un giudice da lui delegato e per la parte dal medesimo
determinata mediante decreto. (88) (90)

Non possono essere pignorati crediti aventi per oggetto sussidi di
grazia o di sostentamento a persone comprese nell'elenco dei poveri,
oppure sussidi dovuti per maternita', malattie o funerali da casse di
assicurazione, da enti di assistenza o da istituti di beneficenza.

Le somme dovute dai privati a titolo di stipendio, di salario o di
altre indennite' relative al rapporto di lavoro o di impiego comprese
quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate per
crediti alimentari nella misura autorizzata dal presidente del
tribunale o da un giudice da lui delegato. (88) (90)

Tali somme possono essere pignorate nella misura di un quinto per i
tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, ed in eguale
misura per ogni altro credito.

Il pignoramento per il simultaneo concorso delle cause indicate
precedentemente non puo' estendersi oltre alla meta' dell'ammontare
delle somme predette.

Restano in ogni caso ferme le altre limitazioni contenute in
speciali disposizioni di legge.

((Le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennita'
che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non
possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura
massima mensile dell'assegno sociale, aumentato della meta'. La parte
eccedente tale ammontare e' pignorabile nei limiti previsti dal
terzo, quarto e quinto comma nonche' dalle speciali disposizioni di
legge.)) ((148))

((Le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennita'
relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a
causa di licenziamento, nonche' a titolo di pensione, di indennita'
che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, nel caso
di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore,
possono essere pignorate, per l'importo eccedente il triplo
dell'assegno sociale, quando l'accredito ha luogo in data anteriore
al pignoramento; quando l'accredito ha luogo alla data del
pignoramento o successivamente, le predette somme possono essere
pignorate nei limiti previsti dal terzo, quarto, quinto e settimo
comma, nonche' dalle speciali disposizioni di legge.)) ((148))

((Il pignoramento eseguito sulle somme di cui al presente articolo
in violazione dei divieti e oltre i limiti previsti dallo stesso e
dalle speciali disposizioni di legge e' parzialmente inefficace.
L'inefficacia e' rilevata dal giudice anche d'ufficio.)) ((148))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
--------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
--------------
AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 6) che "
Le disposizioni di cui agli articoli 12 e 13, comma 1, lettere d),
l), m), n), si applicano esclusivamente alle procedure esecutive
iniziate successivamente alla data di entrata in vigore del presente
decreto".
Art. 546.
(Obblighi del terzo).

Dal giorno in cui gli e' notificato l'atto previsto nell'articolo
543, il terzo e' soggetto, relativamente alle cose e alle somme da
lui dovute e nei limiti dell'importo del credito precettato aumentato
della meta', agli obblighi che la legge impone al custode. ((Nel caso
di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore di
somme a titolo di stipendio, salario, altre indennita' relative al
rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di
licenziamento, nonche' a titolo di pensione, di indennita' che
tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, gli obblighi
del terzo pignorato non operano, quando l'accredito ha luogo in data
anteriore al pignoramento, per un importo pari al triplo dell'assegno
sociale; quando l'accredito ha luogo alla data del pignoramento o
successivamente, gli obblighi del terzo pignorato operano nei limiti
previsti dall'articolo 545 e dalle speciali disposizioni di legge.))
(113a) (115) (116) ((148))

Nel caso di pignoramento eseguito presso piu' terzi, il debitore
puo' chiedere la riduzione proporzionale dei singoli pignoramenti a
norma dell'articolo 496 ovvero la dichiarazione di inefficacia di
taluno di essi; il giudice dell'esecuzione, convocate le parti,
provvede con ordinanza non oltre venti giorni dall'istanza. (113a)
(115) (116)

--------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che le presenti modifiche
hanno effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 6) che "
Le disposizioni di cui agli articoli 12 e 13, comma 1, lettere d),
l), m), n), si applicano esclusivamente alle procedure esecutive
iniziate successivamente alla data di entrata in vigore del presente
decreto".
Art. 547.
(Dichiarazione del terzo).

((Con dichiarazione a mezzo raccomandata inviata al creditore
procedente o trasmessa a mezzo di posta elettronica certificata, il
terzo, personalmente o a mezzo di procuratore speciale o del
difensore munito di procura speciale, deve specificare di quali cose
o di quali somme e' debitore o si trova in possesso e quando ne deve
eseguire il pagamento o la consegna.)) ((144))

Deve altresi' specificare i sequestri precedentemente eseguiti
presso di lui e le cessioni che gli sono state notificate o che ha
accettato.

Il creditore pignorante deve chiamare nel processo il sequestrante
nel termine perentorio fissato dal giudice.

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AGGIORNAMENTO (144)
Il D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni
dalla L. 10 novembre 2014, n. 162, ha disposto (con l'art. 19, comma
6-bis) che la presente modifica si applica ai procedimenti iniziati a
decorrere dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in
vigore della legge di conversione del D.L. medesimo.
Art. 548.
(Mancata dichiarazione del terzo).

COMMA ABROGATO DAL D.L. 12 SETTEMBRE 2014, N. 132, CONVERTITO, CON
MODIFICAZIONI, DALLA L. 10 NOVEMBRE 2014, N. 162. (144)

Quando all'udienza il creditore dichiara di non aver ricevuto la
dichiarazione, il giudice, con ordinanza, fissa un'udienza
successiva. L'ordinanza e' notificata al terzo almeno dieci giorni
prima della nuova udienza. Se questi non compare alla nuova udienza
o, comparendo, rifiuta di fare la dichiarazione, il credito pignorato
o il possesso del bene di appartenenza del debitore, nei termini
indicati dal creditore, si considera non contestato ai fini del
procedimento in corso e dell'esecuzione fondata sul provvedimento di
assegnazione ((se l'allegazione del creditore consente
l'identificazione del credito o dei beni di appartenenza del debitore
in possesso del terzo)) e il giudice provvede a norma degli articoli
552 o 553. (144) ((148))

Il terzo puo' impugnare nelle forme e nei termini di cui
all'articolo 617 ((...)) l'ordinanza di assegnazione di crediti
adottata a norma del presente articolo, se prova di non averne avuto
tempestiva conoscenza per irregolarita' della notificazione o per
caso fortuito o forza maggiore. ((148))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (144)
Il D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni
dalla L. 10 novembre 2014, n. 162, ha disposto (con l'art. 19, comma
6-bis) che le presenti modifiche si applicano ai procedimenti
iniziati a decorrere dal trentesimo giorno successivo alla data di
entrata in vigore della legge di conversione del D.L. medesimo.
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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
Art. 549.
(Contestata dichiarazione del terzo).

((Se sulla dichiarazione sorgono contestazioni o se a seguito della
mancata dichiarazione del terzo non e' possibile l'esatta
identificazione del credito o dei beni del debitore in possesso del
terzo, il giudice dell'esecuzione, su istanza di parte, provvede con
ordinanza, compiuti i necessari accertamenti nel contraddittorio tra
le parti e con il terzo.)) L'ordinanza produce effetti ai fini del
procedimento in corso e dell'esecuzione fondata sul provvedimento di
assegnazione ed e' impugnabile nelle forme e nei termini di cui
all'articolo 617.
((148))

--------------
AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
Art. 550.
(Pluralita' di pignoramenti).

Il terzo deve indicare i pignoramenti che sono stati eseguiti
presso di lui.

Se altri pignoramenti sono eseguiti dopo che il terzo abbia fatto
la sua dichiarazione, egli puo' limitarsi a richiamare la
dichiarazione precedente e i pignoramenti ai quali si riferiva.

Si applicano le disposizioni dell'articolo 524 secondo e terzo
comma.

Art. 551.
(Intervento).

L'intervento di altri creditori e' regolato a norma degli articoli
525 e seguenti.

Agli effetti di cui all'articolo 526 l'intervento non deve avere
luogo oltre la prima udienza di comparizione delle parti.
Sezione II
Dell'assegnazione e della vendita

Art. 552.
(Assegnazione e vendita di cose dovute dal terzo).

Se il terzo si dichiara o e' dichiarato possessore di cose
appartenenti al debitore, il giudice dell'esecuzione, sentite le
parti, provvede per l'assegnazione o la vendita delle cose mobili a
norma degli articoli 529 e seguenti, o per l'assegnazione dei crediti
a norma dell'articolo seguente.(88)((90))

---------------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 553.
(Assegnazione e vendita di crediti).

Se il terzo si dichiara o e' dichiarato debitore di somme esigibili
immediatamente o in termine non maggiore di novanta giorni, il
giudice dell'esecuzione le assegna in pagamento, salvo esazione, ai
creditori concorrenti.(88)((90))

Se le somme dovute dal terzo sono esigibili in termine maggiore, o
si tratta di censi o di rendite perpetue o temporanee, e i creditori
non ne chiedono d'accordo l'assegnazione, si applicano le regole
richiamate nell'articolo precedente per la vendita di cose mobili.

Il valore delle rendite perpetue e dei censi, quando sono assegnati
ai creditori, deve essere ragguagliato in ragione di cento lire di
capitale per cinque lire di rendita.

---------------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 554.
(Pegno o ipoteca a garanzia del credito assegnato).

Se il credito assegnato o venduto e' garantito da pegno, il giudice
dell'esecuzione dispone che la cosa data in pegno sia affidata
all'assegnatario o aggiudicatario del credito oppure ad un terzo che
designa, sentite le parti.(88)((90))

Se il credito assegnato o venduto e' garantito da ipoteca, il
provvedimento di assegnazione o l'atto di vendita va annotato nei
libri fondiari.

---------------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
CAPO IV
Dell'espropriazione immobiliare
Sezione I
Del pignoramento

Art. 555.
(Forma del pignoramento).

Il pignoramento immobiliare si esegue mediante notificazione al
debitore e successiva trascrizione di un atto nel quale gli si
indicano esattamente, con gli estremi richiesti dal codice civile per
l'individuazione dell'immobile ipotecato, i beni e i diritti
immobiliari che si intendono sottoporre a esecuzione, e gli si fa
l'ingiunzione prevista nell'articolo 492.

Immediatamente dopo la notificazione l'ufficiale giudiziario
consegna copia autentica dell'atto con le note di trascrizione al
competente ((conservatore dei registri immobiliari)), che trascrive
l'atto e gli restituisce una delle note.

Le attivita' previste nel comma precedente possono essere compiute
anche dal creditore pignorante, al quale l'ufficiale giudiziario, se
richiesto, deve consegnare gli atti di cui sopra.
Art. 556.
(Espropriazione di mobili insieme con immobili).

Il creditore puo' fare pignorare insieme coll'immobile anche i
mobili che lo arredano, quando appare opportuno che l'espropriazione
avvenga unitamente.

In tal caso l'ufficiale giudiziario forma atti separati per
l'immobile e per i mobili, ma li deposita insieme nella cancelleria
del tribunale.

Art. 557.
(( (Deposito dell'atto di pignoramento).))

((Eseguita l'ultima notificazione, l'ufficiale giudiziario consegna
senza ritardo al creditore l'atto di pignoramento e la nota di
trascrizione restituitagli dal conservatore dei registri immobiliari.

Il creditore deve depositare nella cancelleria del tribunale
competente per l'esecuzione la nota di iscrizione a ruolo, con copie
conformi del titolo esecutivo, del precetto, dell'atto di
pignoramento e della nota di trascrizione entro quindici giorni dalla
consegna dell'atto di pignoramento. La conformita' di tali copie e'
attestata dall'avvocato del creditore ai soli fini del presente
articolo. Nell'ipotesi di cui all'articolo 555, ultimo comma, il
creditore deve depositare la nota di trascrizione appena
restituitagli dal conservatore dei registri immobiliari.

Il cancelliere forma il fascicolo dell'esecuzione. Il pignoramento
perde efficacia quando la nota di iscrizione a ruolo e le copie
dell'atto di pignoramento, del titolo esecutivo e del precetto sono
depositate oltre il termine di quindici giorni dalla consegna al
creditore.))
((144))

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
---------------
AGGIORNAMENTO (144)
Il D.L. 12 settembre 2014, n. 132 convertito con modificazioni
dalla L. 10 novembre 2014, n. 162 ha disposto (con l'art. 18, comma
3) che la presente modifica si applica ai procedimenti esecutivi
iniziati a decorrere dal trentesimo giorno successivo all'entrata in
vigore della legge di conversione del decreto-legge medesimo.
Art. 558.
(Limitazione dell'espropriazione).

Se un creditore ipotecario estende il pignoramento a immobili non
ipotecati a suo favore, il giudice dell'esecuzione puo' applicare il
disposto dell'articolo 496, oppure puo' sospenderne la vendita fino
al compimento di quella relativa agli immobili ipotecati.

Art. 559.
(Custodia dei beni pignorati).

Col pignoramento il debitore e' costituito custode dei beni
pignorati e di tutti gli accessori, compresi le pertinenze e i
frutti, senza diritto a compenso.

Su istanza del creditore pignorante o di un creditore intervenuto,
il giudice dell'esecuzione, sentito il debitore, puo' nominare
custode una persona diversa dallo stesso debitore. Il giudice
provvede a nominare una persona diversa quando l'immobile non sia
occupato dal debitore.(113a)

Il giudice provvede alla sostituzione del custode in caso di
inosservanza degli obblighi su di lui incombenti.(113a)

Il giudice, se custode dei beni pignorati e' il debitore e salvo
che per la particolare natura degli stessi ritenga che la
sostituzione non abbia utilita', dispone, al momento in cui pronuncia
l'ordinanza con cui e' autorizzata la vendita o disposta la delega
delle relative operazioni, che custode dei beni medesimi sia la
persona incaricata delle dette operazioni o l'istituto di cui al
primo comma dell'articolo 534.(113a)

Qualora tale istituto non sia disponibile o debba essere
sostituito, e' nominato custode altro soggetto.(113a)

((I provvedimenti di cui ai commi che precedono sono pronunciati
con ordinanza non impugnabile.)) ((115)) ((116))

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che le presenti modifiche
hanno effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2. comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 560.
(Modo della custodia).

Il debitore e il terzo nominato custode debbono rendere il conto a
norma dell'articolo 593.

Ad essi e' fatto divieto di dare in locazione l'immobile pignorato
se non sono autorizzati dal giudice dell'esecuzione.

((Il giudice dell'esecuzione dispone, con provvedimento impugnabile
per opposizione ai sensi dell'articolo 617, la liberazione
dell'immobile pignorato senza oneri per l'aggiudicatario o
l'assegnatario o l'acquirente, quando non ritiene di autorizzare il
debitore a continuare ad abitare lo stesso, o parte dello stesso,
ovvero quando revoca l'autorizzazione, se concessa in precedenza,
ovvero quando provvede all'aggiudicazione o all'assegnazione
dell'immobile. Per il terzo che vanta la titolarita' di un diritto di
godimento del bene opponibile alla procedura, il termine per
l'opposizione decorre dal giorno in cui si e' perfezionata nei
confronti del terzo la notificazione del provvedimento)).

((Il provvedimento e' attuato dal custode secondo le disposizioni
del giudice dell'esecuzione immobiliare, senza l'osservanza delle
formalita' di cui agli articoli 605 e seguenti, anche successivamente
alla pronuncia del decreto di trasferimento nell'interesse
dell'aggiudicatario o dell'assegnatario se questi non lo esentano.
Per l'attuazione dell'ordine il giudice puo' avvalersi della forza
pubblica e nominare ausiliari ai sensi dell'articolo 68. Quando
nell'immobile si trovano beni mobili che non debbono essere
consegnati ovvero documenti inerenti lo svolgimento di attivita'
imprenditoriale o professionale, il custode intima alla parte tenuta
al rilascio ovvero al soggetto al quale gli stessi risultano
appartenere di asportarli, assegnandogli il relativo termine, non
inferiore a trenta giorni, salvi i casi di urgenza. Dell'intimazione
si da' atto a verbale ovvero, se il soggetto intimato non e'
presente, mediante atto notificato dal custode. Qualora l'asporto non
sia eseguito entro il termine assegnato, i beni o i documenti sono
considerati abbandonati e il custode, salvo diversa disposizione del
giudice dell'esecuzione, ne dispone lo smaltimento o la
distruzione)). ((150))

Il giudice, con l'ordinanza di cui al terzo comma dell'articolo
569, stabilisce le modalita' con cui il custode deve adoperarsi
affinche' gli interessati a presentare offerta di acquisto esaminino
i beni in vendita. Il custode provvede in ogni caso, previa
autorizzazione del giudice dell'esecuzione, all'amministrazione e
alla gestione dell'immobile pignorato ed esercita le azioni previste
dalla legge e occorrenti per conseguirne la disponibilita'.((Gli
interessati a presentare l'offerta di acquisto hanno diritto di
esaminare i beni in vendita entro quindici giorni dalla richiesta. La
richiesta e' formulata mediante il portale delle vendite pubbliche e
non puo' essere resa nota a persona diversa dal custode. La disamina
dei beni si svolge con modalita' idonee a garantire la riservatezza
dell'identita' degli interessati e ad impedire che essi abbiano
contatti tra loro.))(115) (116)((150))

(115)

--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263 non prevede piu' (con l'art. 2, comma 3, lettera e)) la modifica
della rubrica e l'introduzione di un comma prima del comma 1 e di due
commi alla fine dell'art. 560.
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha inoltre disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le
disposizioni di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e
3-ter, lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in
vigore il 1° gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure
esecutive pendenti a tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia
e' gia' stata ordinata la vendita, la stessa ha luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore. L'intervento dei
creditori non muniti di titolo esecutivo conserva efficacia se
avvenuto prima del 1° gennaio 2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
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AGGIORNAMENTO (150)
Il D.L. 3 maggio 2016, n. 59 convertito con modificazioni dalla L.
30 giugno 2016, n. 119 ha disposto (con l'art. 4, comma 4) che la
modifica del comma 4 del presente articolo si applica agli ordini di
liberazione disposti, nei procedimenti di esecuzione forzata per
espropriazione immobiliare, successivamente al decorso del termine di
trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto.
Ha inoltre disposto (con l'art. 4, comma 4-bis) che "La richiesta
di visita di cui all'articolo 560, quinto comma, quarto periodo, del
codice di procedura civile, introdotto dal comma 1, lettera d),
numero 2), del presente articolo, e' formulata esclusivamente
mediante il portale delle vendite pubbliche a decorrere dal
novantesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale del decreto di cui al comma 3-bis".
Art. 561.
(Pignoramento successivo).

Il conservatore dei registri immobiliari, se nel trascrivere un
atto di pignoramento trova che sugli stessi beni e' stato eseguito un
altro pignoramento, ne fa menzione nella nota di trascrizione che
restituisce.

L'atto di pignoramento con gli altri documenti indicati
nell'articolo 557 e' depositato in cancelleria e inserito nel
fascicolo formato in base al primo pignoramento, se quello successivo
e' compiuto anteriormente all'udienza prevista ((nell'articolo 564)).
In tale caso l'esecuzione si svolge in unico
processo.((113a))((115))((116))

Se il pignoramento successivo e' compiuto dopo la udienza di cui
sopra, si applica l'articolo 524 ultimo comma.

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
-------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 562.
(Inefficacia del pignoramento e cancellazione della trascrizione).

Se il pignoramento diviene inefficace per il decorso del termine
previsto nell'articolo 497, il giudice dell'esecuzione con
l'ordinanza di cui all'articolo 630 dispone che sia cancellata la
trascrizione.

Il ((conservatore dei registri immobiliari)) provvede alla
cancellazione su presentazione dell'ordinanza.
Sezione II
Dell'intervento dei creditori

Art. 563.
((ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 14 MARZO 2005, N. 35, CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 14 MAGGIO 2005, N. 80))((113a))((115))((116))

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) la proroga dell'entrata in
vigore dell'abrogazione del presente articolo dall' 11 settembre 2005
al 1 gennaio 2006.
--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 564.
(( (Facolta' dei creditori intervenuti).))

((I creditori intervenuti non oltre la prima udienza fissata per
l'autorizzazione della vendita partecipano all'espropriazione
dell'immobile pignorato e, se muniti di titolo esecutivo, possono
provocarne i singoli atti)).((113a))((115))((116))

--------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 565.
(Intervento tardivo).

I creditori chirografari che intervengono oltre l'udienza indicata
((nell'articolo 564)) ma prima di quella prevista nell'articolo 596,
concorrono alla distribuzione di quella parte della somma ricavata
che sopravanza dopo soddisfatti i diritti del creditore pignorante e
di quelli intervenuti in precedenza e a norma dell'articolo
seguente.((113a))((115))((116))

---------------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
------------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore."
------------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 566.
(Intervento dei creditori iscritti e privilegiati).

I creditori iscritti e i privilegiati che intervengono oltre
l'udienza indicata ((nell'articolo 564)) ma prima di quella prevista
nell'articolo 596, concorrono alla distribuzione della somma ricavata
in ragione dei loro diritti di prelazione, e, quando sono muniti di
titolo esecutivo, possono provocare atti
dell'espropriazione.((113a))((115))((116))

---------------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
------------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore."
------------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Sezione III
Della vendita e dell'assegnazione
§ 1
Disposizioni generali

Art. 567.
(Istanza di vendita).

Decorso il termine di cui all'articolo 501, il creditore pignorante
e ognuno dei creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo possono
chiedere la vendita dell'immobile pignorato.

Il creditore che richiede la vendita deve provvedere, entro
((sessanta)) giorni dal deposito del ricorso, ad allegare allo stesso
l'estratto del catasto, nonche' i certificati delle iscrizioni e
trascrizioni relative all'immobile pignorato effettuate nei venti
anni anteriori alla trascrizione del pignoramento; tale
documentazione puo' essere sostituita da un certificato notarile
attestante le risultanze delle visure catastali e dei registri
immobiliari. (115) (116) ((148))

Il termine di cui al secondo comma puo' essere prorogato una sola
volta su istanza dei creditori o dell'esecutato, per giusti motivi e
per una durata non superiore ad ulteriori ((sessanta)) giorni. Un
termine di ((sessanta)) giorni e' inoltre assegnato al creditore dal
giudice, quando lo stesso ritiene che la documentazione da questi
depositata debba essere completata. Se la proroga non e' richiesta o
non e' concessa, oppure se la documentazione non e' integrata nel
termine assegnato ai sensi di quanto previsto nel periodo precedente,
il giudice dell'esecuzione, anche d'ufficio, dichiara l'inefficacia
del pignoramento relativamente all'immobile per il quale non e' stata
depositata la prescritta documentazione. L'inefficacia e' dichiarata
con ordinanza, sentite le parti. Il giudice, con l'ordinanza, dispone
la cancellazione della trascrizione del pignoramento. Si applica
l'articolo 562, secondo comma. Il giudice dichiara altresi'
l'estinzione del processo esecutivo se non vi sono altri beni
pignorati. (113a) (115) (116) ((148))

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AGGIORNAMENTO (92)
La L. 3 agosto 1998, n. 302, come modificata dal D.L. 21 settembre
1998, n. 328, convertito con modificazioni dalla L. 19 novembre 1998,
n. 399, ha disposto (con l'art. 13-bis) che "Per i procedimenti
esecutivi nei quali sia gia' stata presentata istanza di vendita alla
data di entrata in vigore della presente legge, il termine per
l'allegazione della documentazione prevista dal secondo comma
dell'articolo 567 del codice di procedura civile, come sostituito
dall'articolo 1 della presente legge, e' di quattro mesi per le
procedure esecutive immobiliari nelle quali il ricorso di cui al
primo comma dell'articolo 567 del codice di procedura civile e' stato
depositato entro il 31 dicembre 1995, di sei mesi se il ricorso e'
stato depositato entro il 31 dicembre 1996, di nove mesi se il
ricorso e' stato depositato entro il 31 dicembre 1997 e di dodici
mesi se il ricorso e' stato depositato entro la data di entrata in
vigore della presente legge".
Il D.L. 21 settembre 1998, n. 328, convertito con modificazioni
dalla L. 19 novembre 1998, n. 399, nel modificare l'art. 13-bis della
L. 3 agosto 1998, n. 302, ha conseguentemente disposto (con l'art. 4,
comma 2) che il suddetto termine decorre dalla data di entrata in
vigore della L. 19 novembre 1998, n. 399.
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AGGIORNAMENTO (95)
La L. 3 agosto 1998, n. 302, come modificata dal D.L. 17 marzo
1999, n. 64, convertito con modificazioni dalla L. 14 maggio 1999, n.
134, ha disposto (con l'art. 13-bis, comma 1) che "1. Il termine per
l'allegazione della documentazione prescritta dal secondo comma
dell'articolo 567 del codice di procedura civile, come sostituito
dall'articolo 1 della presente legge, ha le seguenti scadenze:
a) 21 dicembre 1999, quando l'istanza di vendita risulta depositata
entro il 31 dicembre 1995;
b) 21 aprile 2000, quando l'istanza di vendita risulta depositata
entro il 31 dicembre 1997;
c) 21 luglio 2000, quando l'istanza di vendita risulta depositata
entro il 31 dicembre 1998;
d) 21 ottobre 2000, quando l'istanza di vendita risulta depositata
entro il 31 dicembre 1999."
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AGGIORNAMENTO (96)
La L. 3 agosto 1998, n. 302, come modificata dal D.L. 17 dicembre
1999, n. 480, convertito con modificazioni dalla L. 16 febbraio 2000,
n. 25, ha disposto (con l'art. 13-bis, comma 1) che "Il termine per
l'allegazione della documentazione prescritta dal secondocomma
dell'articolo 567 del codice di procedura civile, come sostituito
dall'articolo 1 della presente legge, scade il 21 ottobre 2000 per
tutte le procedure esecutive nelle quali l'istanza di vendita risulta
depositata entro il 31 dicembre 1999, e il 21 dicembre 2000 per tutte
le procedure esecutive nelle quali l'istanza di vendita risulta
depositata tra il 1 gennaio e il 21 ottobre 2000."
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AGGIORNAMENTO (97)
La L. 3 agosto 1998, n. 302, come modificata dal D.L. 18 ottobre
2000, n. 291, convertito con modificazioni dalla L. 14 dicembre 2000,
n. 372, ha disposto (con l'art. 13-bis, comma 1) che "Il termine per
l'allegazione della documentazione prescritta dall'articolo 567 del
codice di procedura civile, come modificato dall'articolo 1 della
presente legge, scade il 30 giugno 2001 per tutte le procedure
esecutive nelle quali l'istanza di vendita risulta depositata entro
il 30 aprile 2001."
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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 6) che
"Le disposizioni di cui agli articoli 12 e 13, comma 1, lettere d),
l), m), n), si applicano esclusivamente alle procedure esecutive
iniziate successivamente alla data di entrata in vigore del presente
decreto".
Art. 568.
(( (Determinazione del valore dell'immobile). ))

((Agli effetti dell'espropriazione il valore dell'immobile e'
determinato dal giudice avuto riguardo al valore di mercato sulla
base degli elementi forniti dalle parti e dall'esperto nominato ai
sensi dell'articolo 569, primo comma.

Nella determinazione del valore di mercato l'esperto procede al
calcolo della superficie dell'immobile, specificando quella
commerciale, del valore per metro quadro e del valore complessivo,
esponendo analiticamente gli adeguamenti e le correzioni della stima,
ivi compresa la riduzione del valore di mercato praticata per
l'assenza della garanzia per vizi del bene venduto, e precisando tali
adeguamenti in maniera distinta per gli oneri di regolarizzazione
urbanistica, lo stato d'uso e di manutenzione, lo stato di possesso,
i vincoli e gli oneri giuridici non eliminabili nel corso del
procedimento esecutivo, nonche' per le eventuali spese condominiali
insolute.))
((148))

--------------
AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
Art. 569.
(Provvedimento per l'autorizzazione della vendita).

A seguito dell'istanza di cui all'articolo 567 il giudice
dell'esecuzione, entro quindici giorni dal deposito della
documentazione di cui al secondo comma dell'articolo 567, nomina
l'esperto che presta giuramento in cancelleria mediante
sottoscrizione del verbale di accettazione e fissa l'udienza per la
comparizione delle parti e dei creditori di cui all'articolo 498 che
non siano intervenuti. Tra la data del provvedimento e la data
fissata per l'udienza non possono decorrere piu' di novanta giorni.
(115) (116) (148)

All'udienza le parti possono fare osservazioni circa il tempo e le
modalita' della vendita, e debbono proporre, a pena di decadenza, le
opposizioni agli atti esecutivi, se non sono gia' decadute dal
diritto di proporle.

Nel caso in cui il giudice disponga con ordinanza la vendita
forzata, fissa un termine non inferiore a novanta giorni, e non
superiore a centoventi, entro il quale possono essere proposte
offerte d'acquisto ai sensi dell'articolo 571. Il giudice con la
medesima ordinanza stabilisce le modalita' con cui deve essere
prestata la cauzione, se la vendita e' fatta in uno o piu' lotti, il
prezzo base determinato a norma dell'articolo 568, l'offerta minima,
il termine, non superiore a centoventi giorni dall'aggiudicazione,
entro il quale il prezzo dev'essere depositato, con le modalita' del
deposito e fissa, al giorno successivo alla scadenza del termine,
l'udienza per la deliberazione sull'offerta e per la gara tra gli
offerenti di cui all'articolo 573. Quando ricorrono giustificati
motivi, il giudice dell'esecuzione puo' disporre che il versamento
del prezzo abbia luogo ratealmente ed entro un termine non superiore
a dodici mesi. Il giudice provvede ai sensi dell'articolo 576 solo
quando ritiene probabile che la vendita con tale modalita' possa aver
luogo ad un prezzo superiore della meta' rispetto al valore del bene,
determinato a norma dell'articolo 568. (148)

Con la stessa ordinanza, il giudice ((stabilisce, salvo che sia
pregiudizievole per gli interessi dei creditori o per il sollecito
svolgimento della procedura,)) che il versamento della cauzione, la
presentazione delle offerte, lo svolgimento della gara tra gli
offerenti e, nei casi previsti, l'incanto, nonche' il pagamento del
prezzo, siano effettuati con modalita' telematiche ((, nel rispetto
della normativa regolamentare di cui all'articolo 161-ter delle
disposizioni per l'attuazione del presente codice)). ((150))

Se vi sono opposizioni il tribunale le decide con sentenza e quindi
il giudice dell'esecuzione dispone la vendita con ordinanza.

Con la medesima ordinanza il giudice fissa il termine entro il
quale essa deve essere notificata, a cura del creditore che ha
chiesto la vendita o di un altro autorizzato, ai creditori di cui
all'articolo 498 che non sono comparsi. (113a)

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
-------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
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AGGIORNAMENTO (144)
Il D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni
dalla L. 10 novembre 2014, n. 162, ha disposto (con l'art. 19, comma
6-bis) che la presente modifica si applica ai procedimenti iniziati a
decorrere dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in
vigore della legge di conversione del D.L. medesimo.
--------------
AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
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AGGIORNAMENTO (150)
Il D.L. 3 maggio 2016, n. 59 convertito con modificazioni dalla L.
30 giugno 2016, n. 119 ha disposto (con l'art. 4, comma 5) che la
modifica del comma 4 del presente articolo si applica alle vendite
forzate di beni immobili disposte dal giudice dell'esecuzione o dal
professionista delegato dopo il novantesimo giorno successivo alla
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto di cui al comma
3-bis.
§ 2
Vendita senza incanto

Art. 570.
(Avviso della vendita).

Dell'ordine di vendita e' dato dal cancelliere, a norma
dell'articolo 490, pubblico avviso contenente l'indicazione degli
estremi previsti nell'articolo 555 ((, del valore dell'immobile
determinato a norma dell'articolo 568, del sito Internet sul quale e'
pubblicata la relativa relazione di stima, del nome e del recapito
telefonico del custode nominato in sostituzione del debitore)), con
l'avvertimento che maggiori informazioni, anche relative alle
generalita' del debitore, possono essere fornite dalla cancelleria
del tribunale a chiunque vi abbia interesse.((115))((116))

-------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 571.
(Offerte d'acquisto).

Ognuno, tranne il debitore, e' ammesso a offrire per l'acquisto
dell'immobile pignorato personalmente o a mezzo di procuratore legale
anche a norma dell'articolo 579, ultimo comma. L'offerente deve
presentare nella cancelleria dichiarazione contenente l'indicazione
del prezzo, del tempo e modo del pagamento e ogni altro elemento
utile alla valutazione dell'offerta. (115) (116)

L'offerta non e' efficace se perviene oltre il termine stabilito ai
sensi dell'articolo 569, terzo comma, se e' inferiore ((di oltre un
quarto al prezzo stabilito nell'ordinanza)) o se l'offerente non
presta cauzione, con le modalita' stabilite nell'ordinanza di
vendita, in misura non inferiore al decimo del prezzo da lui
proposto. ((148))

L'offerta e' irrevocabile, salvo che:
1) NUMERO ABROGATO DAL D.L. 14 MARZO 2005, N. 35, CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 14 MAGGIO 2005, N. 80, COME MODIFICATO DALLA
L. 28 DICEMBRE 2005, N. 263, A SUA VOLTA MODIFICATA DALLA L. 24
FEBBRAIO 2006, N. 52;
2) il giudice ordini l'incanto;
3) siano decorsi centoventi giorni dalla sua presentazione ed essa
non sia stata accolta. (115) (116)

L'offerta deve essere depositata in busta chiusa all'esterno della
quale sono annotati, a cura del cancelliere ricevente, il nome,
previa identificazione, di chi materialmente provvede al deposito, il
nome del giudice dell'esecuzione o del professionista delegato ai
sensi dell'articolo 591-bis e la data dell'udienza fissata per
l'esame delle offerte. Se e' stabilito che la cauzione e' da versare
mediante assegno circolare, lo stesso deve essere inserito nella
busta. Le buste sono aperte all'udienza fissata per l'esame delle
offerte alla presenza degli offerenti.(113a)

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006".
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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
Art. 572.
(Deliberazione sull'offerta).

Sull'offerta il giudice dell'esecuzione sente le parti e i
creditori iscritti non intervenuti.

((Se l'offerta e' pari o superiore al valore dell'immobile
stabilito nell'ordinanza di vendita, la stessa e' senz'altro
accolta.)) ((148))

((Se il prezzo offerto e' inferiore rispetto al prezzo stabilito
nell'ordinanza di vendita in misura non superiore ad un quarto, il
giudice puo' far luogo alla vendita quando ritiene che non vi sia
seria possibilita' di conseguire un prezzo superiore con una nuova
vendita e non sono state presentate istanze di assegnazione ai sensi
dell'articolo 588.)) ((148))

Si applicano le disposizioni degli articoli 573, 574 e 577. (113a)
(115) (116)

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
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AGGIORNAMENTO (144)
Il D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni
dalla L. 10 novembre 2014, n. 162, ha disposto (con l'art. 19, comma
6-bis) che la presente modifica si applica ai procedimenti iniziati a
decorrere dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in
vigore della legge di conversione del D.L. medesimo.
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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
Art. 573.
(Gara tra gli offerenti).

Se vi sono piu' offerte, il giudice dell'esecuzione invita ((in
ogni caso)) gli offerenti a una gara sull'offerta piu' alta. ((148))

((Se sono state presentate istanze di assegnazione a norma
dell'articolo 588 e il prezzo indicato nella migliore offerta o
nell'offerta presentata per prima e' inferiore al valore
dell'immobile stabilito nell'ordinanza di vendita, il giudice non fa
luogo alla vendita e procede all'assegnazione)). ((148))

((Ai fini dell'individuazione della migliore offerta, il giudice
tiene conto dell'entita' del prezzo, delle cauzioni prestate, delle
forme, dei modi e dei tempi del pagamento nonche' di ogni altro
elemento utile indicato nell'offerta stessa.)) ((148))

((Se il prezzo offerto all'esito della gara di cui al primo comma
e' inferiore al valore dell'immobile stabilito nell'ordinanza di
vendita, il giudice non fa luogo alla vendita quando sono state
presentate istanze di assegnazione ai sensi dell'articolo 588)).
((148))

(113a) (115) (116)

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
Art. 574.
(Provvedimenti relativi alla vendita).

Il giudice dell'esecuzione, quando fa luogo alla vendita, dispone
con decreto il modo del versamento del prezzo e il termine, dalla
comunicazione del decreto, entro il quale il versamento deve farsi,
e, quando questo e' avvenuto, pronuncia il decreto previsto
nell'articolo 586. ((Quando l'ordinanza che ha disposto la vendita ha
previsto che il versamento del prezzo abbia luogo ratealmente, col
decreto di cui al primo periodo il giudice dell'esecuzione puo'
autorizzare l'aggiudicatario, che ne faccia richiesta, ad immettersi
nel possesso dell'immobile venduto, a condizione che sia prestata una
fideiussione, autonoma, irrevocabile e a prima richiesta, rilasciata
da banche, societa' assicuratrici o intermediari finanziari che
svolgono in via esclusiva o prevalente attivita' di rilascio di
garanzie e che sono sottoposti a revisione contabile da parte di una
societa' di revisione per un importo pari ad almeno il trenta per
cento del prezzo di vendita. Il giudice dell'esecuzione individua la
categoria professionale alla quale deve appartenere il soggetto che
puo' rilasciare la fideiussione a norma del periodo precedente. La
fideiussione e' rilasciata a favore della procedura esecutiva a
garanzia del rilascio dell'immobile entro trenta giorni dall'adozione
del provvedimento di cui all'articolo 587, primo comma, secondo
periodo, nonche' del risarcimento dei danni eventualmente arrecati
all'immobile; la fideiussione e' escussa dal custode o dal
professionista delegato su autorizzazione del giudice.)) ((148))

Si applica anche a questa forma di vendita la disposizione
dell'articolo 583.

Se il prezzo non e' depositato a norma del decreto di cui al primo
comma, il giudice provvede a norma dell'articolo 587.

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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
Art. 575.
((ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 14 MARZO 2005, N. 35, CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 14 MAGGIO 2005,N. 80))((113a))((115))((116))

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) la proroga dell'entrata in
vigore dell'abrogazione del presente articolo dall' 11 settembre 2005
al 1 gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
§ 3
Vendita con incanto

Art. 576.
(Contenuto del provvedimento che dispone la vendita).

Il giudice dell'esecuzione, quando ordina l'incanto, stabilisce,
sentito quando occorre un esperto:
1) se la vendita si deve fare in uno o piu' lotti;
2) il prezzo base dell'incanto determinato a norma dell'articolo
568;
3) il giorno e l'ora dell'incanto;
4) il termine che deve decorrere tra il compimento delle forme di
pubblicita' e l'incanto, nonche' le eventuali forme di pubblicita'
straordinaria a norma dell'articolo 490 ultimo comma;
((5) l'ammontare della cauzione in misura non superiore al decimo
del prezzo base d'asta e il termine entro il quale tale ammontare
deve essere prestato dagli offerenti));((113a))((115))((116))
6) la misura minima dell'aumento da apportarsi alle offerte;
7) il termine, non superiore a sessanta giorni dall'aggiudicazione,
entro il quale il prezzo deve essere depositato e le modalita' del
deposito.

L'ordinanza e' pubblicata a cura del cancelliere.

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 577.
(Indivisibilita' dei fondi).

La divisione in lotti non puo' essere disposta se l'immobile
costituisce un'unita' colturale o se il frazionamento ne potrebbe
impedire la razionale coltivazione.

Art. 578.
(Delega a compiere la vendita).

Se una parte dei beni pignorati e' situata nella circoscrizione di
altro tribunale, con l'ordinanza che dispone la vendita il giudice
dell'esecuzione puo' stabilire che l'incanto avvenga, per quella
parte, davanti al tribunale del luogo in cui e' situata.

In tale caso, copia dell'ordinanza e' trasmessa dal cancelliere al
presidente del tribunale delegato, il quale nomina un giudice per
l'esecuzione della vendita.

Art. 579.
(Persone ammesse agli incanti).

Salvo quanto e' disposto nell'articolo seguente, ognuno, eccetto il
debitore, e' ammesso a fare offerte all'incanto.

Le offerte debbono essere fatte personalmente o a mezzo di
mandatario munito di procura speciale.

I procuratori legali possono fare offerte per persone da nominare.
Art. 580.
(( (Prestazione della cauzione).))

((Per offrire all'incanto e' necessario avere prestato la cauzione
a norma dell'ordinanza di cui all'articolo 576.

Se l'offerente non diviene aggiudicatario, la cauzione e'
immediatamente restituita dopo la chiusura dell'incanto, salvo che lo
stesso non abbia omesso di partecipare al medesimo, personalmente o a
mezzo di procuratore speciale, senza documentato e giustificato
motivo. In tale caso la cauzione e' restituita solo nella misura dei
nove decimi dell'intero e la restante parte e' trattenuta come somma
rinveniente a tutti gli effetti
dall'esecuzione)).((113a))((115))((116))

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 581.
(( (Modalita' dell'incanto).))

((L'incanto ha luogo davanti al giudice dell'esecuzione, nella sala
delle udienze pubbliche.

Le offerte non sono efficaci se non superano il prezzo base o
l'offerta precedente nella misura indicata nelle condizioni di
vendita.

Allorche' siano trascorsi tre minuti dall'ultima offerta senza che
ne segua un'altra maggiore, l'immobile e' aggiudicato all'ultimo
offerente.

Ogni offerente cessa di essere tenuto per la sua offerta quando
essa e' superata da un'altra, anche se poi questa e' dichiarata
nulla)).
Art. 582.
(Dichiarazione di residenza o elezione di domicilio
dell'aggiudicatario).

L'aggiudicatario deve dichiarare la propria residenza o eleggere
domicilio nel comune in cui ha sede il giudice che ha proceduto alla
vendita. In mancanza le notificazioni e comunicazioni possono
essergli fatte presso la cancelleria del giudice stesso.

Art. 583.
(Aggiudicazione per persona da nominare).

Il procuratore legale, che e' rimasto aggiudicatario per persona da
nominare, deve dichiarare in cancelleria nei tre giorni dall'incanto
il nome della persona per la quale ha fatto l'offerta, depositando il
mandato.

In mancanza, l'aggiudicazione diviene definitiva al nome del
procuratore.

Art. 584.
(Offerte dopo l'incanto).

Avvenuto l'incanto, possono ancora essere fatte offerte di acquisto
entro il termine perentorio di dieci giorni, ma esse non sono
efficaci se il prezzo offerto non supera di un quinto quello
raggiunto nell'incanto.

Le offerte di cui al primo comma si fanno mediante deposito in
cancelleria nelle forme di cui all'articolo 571, prestando cauzione
per una somma pari al doppio della cauzione versata ai sensi
dell'articolo 580.

Il giudice, verificata la regolarita' delle offerte, indice la
gara, della quale il cancelliere da' pubblico avviso a norma
dell'articolo 570 e comunicazione all'aggiudicatario, fissando il
termine perentorio entro il quale possono essere fatte ulteriori
offerte a norma del secondo comma.

Alla gara possono partecipare, oltre gli offerenti in aumento di
cui ai commi precedenti e l'aggiudicatario, anche gli offerenti al
precedente incanto che, entro il termine fissato dal giudice, abbiano
integrato la cauzione nella misura di cui al secondo comma.

((Se nessuno degli offerenti in aumento partecipa alla)) gara
indetta a norma del terzo comma, l'aggiudicazione diventa definitiva,
ed il giudice pronuncia a carico degli offerenti di cui al primo
comma ((, salvo che ricorra un documentato e giustificato motivo,))
la perdita della cauzione, il cui importo e' trattenuto come
rinveniente a tutti gli effetti dall'esecuzione.(113a)((115))((116))

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 585.
(( (Versamento del prezzo).))

((L'aggiudicatario deve versare il prezzo nel termine e nel modo
fissati dall'ordinanza che dispone la vendita a norma dell'articolo
576, e consegnare al cancelliere il documento comprovante l'avvenuto
versamento.

Se l'immobile e' stato aggiudicato a un creditore ipotecario o
l'aggiudicatario e' stato autorizzato ad assumersi un debito
garantito da ipoteca, il giudice dell'esecuzione puo' limitare, con
suo decreto, il versamento alla parte del prezzo occorrente per le
spese e per la soddisfazione degli altri creditori che potranno
risultare capienti.

Se il versamento del prezzo avviene con l'erogazione a seguito di
contratto di finanziamento che preveda il versamento diretto delle
somme erogate in favore della procedura e la garanzia ipotecaria di
primo grado sul medesimo immobile oggetto di vendita, nel decreto di
trasferimento deve essere indicato tale atto ed il conservatore dei
registri immobiliari non puo' eseguire la trascrizione del decreto se
non unitamente all'iscrizione dell'ipoteca concessa dalla parte
finanziata)).((113a))((115))((116))

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 586.
(Trasferimento del bene espropriato).

Avvenuto il versamento del prezzo, il giudice dell' esecuzione puo'
sospendere la vendita quando ritiene che il prezzo offerto sia
notevolmente inferiore a quello giusto, ovvero pronunciare decreto
col quale trasferisce all' aggiudicatario il bene espropriato,
ripetendo la descrizione contenuta nell' ordinanza che dispone la
vendita e ordinando che si cancellino le trascrizioni dei
pignoramenti e le iscrizioni ipotecarie, se queste ultime non si
riferiscono ad obbligazioni assuntesi dall' aggiudicatario a norma
dell'articolo 508. ((Il giudice con il decreto ordina anche la
cancellazione delle trascrizioni dei pignoramenti e delle iscrizioni
ipotecarie successive alla trascrizione del
pignoramento)).((113a))((115))((116))

Il decreto contiene altresi' l'ingiunzione al debitore o al custode
di rilasciare l'immobile venduto.

Esso costituisce titolo per la trascrizione della vendita sui libri
fondiari e titolo esecutivo per il rilascio.

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 587.
(Inadempienza dell'aggiudicatario).

Se il prezzo non e' depositato nel termine stabilito, il giudice
dell'esecuzione con decreto dichiara la decadenza
dell'aggiudicatario, pronuncia la perdita della cauzione a titolo di
multa e quindi dispone un nuovo incanto. La disposizione di cui al
periodo precedente si applica altresi' nei confronti
dell'aggiudicatario che non ha versato anche una sola rata entro
dieci giorni dalla scadenza del termine; il giudice dell'esecuzione
dispone la perdita a titolo di multa anche delle rate gia' versate.
Con il decreto adottato a norma del periodo precedente, il giudice
ordina altresi' all'aggiudicatario che sia stato immesso nel possesso
di rilasciare l'immobile al custode; il decreto ((e' attuato dal
custode a norma dell'articolo 560, quarto comma)). (148)

Per il nuovo incanto si procede a norma degli articoli 576 e
seguenti. Se il prezzo che se ne ricava, unito alla cauzione
confiscata, risulta inferiore a quello dell'incanto precedente,
l'aggiudicatario inadempiente e' tenuto al pagamento della
differenza.

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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
Art. 588.
(Termine per l'istanza di assegnazione).

Ogni creditore, nel termine di dieci giorni prima della data
dell'udienza fissata per la vendita, puo' presentare istanza di
assegnazione ((, per se' o a favore di un terzo,))a norma
dell'articolo 589 per il caso in cui la vendita non abbia luogo.
(113a) (115) (116) (148) ((150))

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
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AGGIORNAMENTO (150)
Il D.L. 3 maggio 2016, n. 59 convertito con modificazioni dalla L.
30 giugno 2016, n. 119 ha disposto (con l'art. 4, comma 6) che la
modifica del presente articolo si applica alle istanze di
assegnazione presentate, nei procedimenti di esecuzione forzata per
espropriazione immobiliare, successivamente al decorso del termine di
trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto.
Art. 589.
(Istanza di assegnazione).

L'istanza di assegnazione deve contenere l'offerta di pagamento di
una somma non inferiore a quella prevista nell'articolo 506 ed al
prezzo ((base stabilito per l'esperimento di vendita per cui e'
presentata.)) ((148))

Fermo quanto previsto al primo comma, se nella procedura non
risulta che vi sia alcuno dei creditori di cui all'articolo 498 e se
non sono intervenuti altri creditori oltre al procedente, questi puo'
presentare offerta di pagamento di una somma pari alla differenza fra
il suo credito in linea capitale e il prezzo che intende offrire,
oltre le spese. (113a) (115) (116)

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
Art. 590.
(Provvedimento di assegnazione).

Se la vendita ((...)) non ha luogo per mancanza di offerte e vi
sono domande di assegnazione, il giudice provvede su di esse fissando
il termine entro il quale l'assegnatario deve versare l'eventuale
conguaglio. ((148))

Avvenuto il versamento, il giudice pronuncia il decreto di
trasferimento a norma dell'articolo 586. (113a) (115) (116)

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
----------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
Art. 590-bis.
(( (Assegnazione a favore di un terzo).))

((Il creditore che e' rimasto assegnatario a favore di un terzo
deve dichiarare in cancelleria, nei cinque giorni dalla pronuncia in
udienza del provvedimento di assegnazione ovvero dalla comunicazione,
il nome del terzo a favore del quale deve essere trasferito
l'immobile, depositando la dichiarazione del terzo di volerne
profittare. In mancanza, il trasferimento e' fatto a favore del
creditore. In ogni caso, gli obblighi derivanti dalla presentazione
dell'istanza di assegnazione a norma del presente articolo sono
esclusivamente a carico del creditore.)) ((150))

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AGGIORNAMENTO (150)
Il D.L. 3 maggio 2016, n. 59 convertito con modificazioni dalla L.
30 giugno 2016, n. 119 ha disposto (con l'art. 4, comma 6) che la
modifica del presente articolo si applica alle istanze di
assegnazione presentate, nei procedimenti di esecuzione forzata per
espropriazione immobiliare, successivamente al decorso del termine di
trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto.
Art. 591.
(Provvedimento di amministrazione giudiziaria o di incanto). (148)

Se non vi sono domande di assegnazione o se decide di non
accoglierle, il giudice dell'esecuzione dispone l'amministrazione
giudiziaria a norma degli articoli 592 e seguenti, oppure pronuncia
nuova ordinanza ai sensi dell'articolo 576 perche' si proceda a
incanto , sempre che ritenga che la vendita con tale modalita' possa
aver luogo ad un prezzo superiore della meta' rispetto al valore del
bene, determinato a norma dell'articolo 568. (115) (116) (148)

Il giudice puo' altresi' stabilire diverse condizioni di vendita e
diverse forme di pubblicita', fissando un prezzo base inferiore al
precedente fino al limite di un quarto (((e, dopo il quarto tentativo
di vendita andato deserto, fino al limite della meta')). Il giudice,
se stabilisce nuove condizioni di vendita o fissa un nuovo prezzo,
assegna altresi' un nuovo termine non inferiore a sessanta giorni, e
non superiore a novanta, entro il quale possono essere proposte
offerte d'acquisto ai sensi dell'articolo 571. (115) (116) (148)
((150))

Se al secondo tentativo la vendita non ha luogo per mancanza di
offerte e vi sono domande di assegnazione, il giudice assegna il bene
al creditore o ai creditori richiedenti, fissando il termine entro il
quale l'assegnatario deve versare l'eventuale conguaglio. Si applica
il secondo comma dell'articolo 590. (148)
(113a)

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".

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AGGIORNAMENTO (150)
Il D.L. 3 maggio 2016, n. 59 convertito con modificazioni dalla L.
30 giugno 2016, n. 119 ha disposto (con l'art. 4, comma 7) che ai
fini dell'applicazione della modifica del comma 2 del presente
articolo si tiene conto, per il computo del numero degli esperimenti
di vendita anche di quelli svolti prima dell'entrata in vigore del
presente decreto.
((§ 3-bis
Delega delle operazioni di vendita))

Art. 591-bis.
(Delega delle operazioni di vendita).

Il giudice dell'esecuzione, ((salvo quanto previsto al secondo
comma,)) con l'ordinanza con la quale provvede sull'istanza di
vendita ai sensi dell'articolo 569, terzo comma, ((delega)) ad un
notaio avente preferibilmente sede nel circondario o a un avvocato
ovvero a un commercialista, iscritti nei relativi elenchi di cui
all'articolo 179-ter delle disposizioni di attuazione del presente
codice, il compimento delle operazioni di vendita secondo le
modalita' indicate al terzo comma del medesimo articolo 569. Con la
medesima ordinanza il giudice stabilisce il termine per lo
svolgimento delle operazioni delegate, le modalita' della
pubblicita', il luogo di presentazione delle offerte ai sensi
dell'articolo 571 e il luogo ove si procede all'esame delle offerte,
alla gara tra gli offerenti e alle operazioni dell'eventuale incanto.
Si applica l'articolo 569, quarto comma. ((148))

((Il giudice non dispone la delega ove, sentiti i creditori,
ravvisi l'esigenza di procedere direttamente alle operazioni di
vendita a tutela degli interessi delle parti.)) ((148))

Il professionista delegato provvede:
1) alla determinazione del valore dell'immobile a norma
dell'articolo 568, ((primo)) comma, tenendo anche conto della
relazione redatta dall'esperto nominato dal giudice ai sensi
dell'articolo 569, primo comma, e delle eventuali note depositate
dalle parti ai sensi dell'articolo 173-bis, quarto comma, delle
disposizioni di attuazione del presente codice; ((148))
2) agli adempimenti previsti dall'articolo 570 e, ove occorrenti,
dall'articolo 576, secondo comma;
3) alla deliberazione sull'offerta a norma dell'articolo 572 e agli
ulteriori adempimenti di cui agli articoli 573 e 574;
4) alle operazioni dell'incanto e all'aggiudicazione dell'immobile
a norma dell'articolo 581;
5) a ricevere o autenticare la dichiarazione di nomina di cui
all'articolo 583;
6) sulle offerte dopo l'incanto a norma dell'articolo 584 e sul
versamento del prezzo nella ipotesi di cui all'articolo 585, secondo
comma;
7) sulla istanza di assegnazione di cui all'articolo 590 ((e 591,
terzo comma)); ((148))
8) alla fissazione del nuovo incanto e del termine per la
presentazione di nuove offerte d'acquisto ai sensi dell'articolo 591;
9) alla fissazione dell'ulteriore incanto nel caso previsto
dall'articolo 587;
10) ad autorizzare l'assunzione dei debiti da parte
dell'aggiudicatario o dell'assegnatario a norma dell'articolo 508;
11) alla esecuzione delle formalita' di registrazione, trascrizione
e voltura catastale del decreto di trasferimento, alla comunicazione
dello stesso a pubbliche amministrazioni negli stessi casi previsti
per le comunicazioni di atti volontari di trasferimento nonche'
all'espletamento delle formalita' di cancellazione delle trascrizioni
dei pignoramenti e delle iscrizioni ipotecarie conseguenti al decreto
di trasferimento pronunciato dal giudice dell'esecuzione ai sensi
dell'articolo 586;
12) alla formazione del progetto di distribuzione ed alla sua
trasmissione al giudice dell'esecuzione che, dopo avervi apportato le
eventuali variazioni, provvede ai sensi dell'articolo 596;
13) ad ordinare alla banca o all'ufficio postale la restituzione
delle cauzioni e di ogni altra somma direttamente versata mediante
bonifico o deposito intestato alla procedura dagli offerenti non
risultati aggiudicatari. La restituzione ha luogo nelle mani del
depositante o mediante bonifico a favore degli stessi conti da cui
sono pervenute le somme accreditate.

Nell'avviso di cui all'articolo 570 e' specificato che tutte le
attivita', che, a norma degli articoli 571 e seguenti, devono essere
compiute in cancelleria o davanti al giudice dell'esecuzione, o dal
cancelliere o dal giudice dell'esecuzione, sono eseguite dal
professionista delegato presso il suo studio ovvero nel luogo
indicato nell'ordinanza di cui al primo comma. All'avviso si applica
l'articolo 173-quater delle disposizioni di attuazione del presente
codice.

Il professionista delegato provvede altresi' alla redazione del
verbale delle operazioni di vendita, che deve contenere le
circostanze di luogo e di tempo nelle quali le stesse si svolgono, le
generalita' delle persone presenti, la descrizione delle attivita'
svolte, la dichiarazione dell'aggiudicazione provvisoria con
l'identificazione dell'aggiudicatario.

Il verbale e' sottoscritto esclusivamente dal professionista
delegato ed allo stesso non deve essere allegata la procura speciale
di cui all'articolo 579, secondo comma.

Se il prezzo non e' stato versato nel termine, il professionista
delegato ne da' tempestivo avviso al giudice, trasmettendogli il
fascicolo.

Avvenuto il versamento del prezzo con le modalita' stabilite ai
sensi degli articoli 574, 585 e 590, secondo comma, il professionista
delegato predispone il decreto di trasferimento e trasmette senza
indugio al giudice dell'esecuzione il fascicolo. Al decreto, se
previsto dalla legge, deve essere allegato il certificato di
destinazione urbanistica dell'immobile quale risultante dal fascicolo
processuale. Il professionista delegato provvede alla trasmissione
del fascicolo al giudice dell'esecuzione nel caso in cui non faccia
luogo all'assegnazione o ad ulteriori incanti ai sensi dell'articolo
591. Contro il decreto previsto nel presente comma e' proponibile
l'opposizione di cui all'articolo 617.

Le somme versate dall'aggiudicatario sono depositate presso una
banca o su un conto postale indicati dal giudice.

I provvedimenti di cui all'articolo 586 restano riservati al
giudice dell'esecuzione in ogni caso di delega al professionista
delle operazioni di vendita.

((Il giudice dell'esecuzione, sentito l'interessato, dispone la
revoca della delega delle operazioni di vendita se non vengono
rispettati i termini e le direttive per lo svolgimento delle
operazioni, salvo che il professionista delegato dimostri che il
mancato rispetto dei termini o delle direttive sia dipeso da causa a
lui non imputabile.)) ((148))
(116)

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
---------------
AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
Art. 591-ter.
(Ricorso al giudice dell'esecuzione).

Quando, nel corso delle operazioni di vendita, insorgono
difficolta', il professionista delegato puo' rivolgersi al giudice
dell'esecuzione, il quale provvede con decreto. Le parti e gli
interessati possono proporre reclamo avverso il predetto decreto
nonche' avverso gli atti del professionista delegato con ricorso allo
stesso giudice, il quale provvede con ordinanza; il ricorso non
sospende le operazioni di vendita salvo che il giudice, concorrendo
gravi motivi, disponga la sospensione.((Contro il provvedimento del
giudice e' ammesso il reclamo ai sensi dell'articolo
669-terdecies.))(113a)(115)(116) ((148))

--------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha dicposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
---------------
AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
Sezione IV
Dell'amministrazione giudiziaria

Art. 592.
(Nomina dell'amministratore giudiziario).

L'amministrazione giudiziaria dell'immobile e' disposta per un
tempo non superiore a tre anni e affidata a uno o piu' creditori o a
un istituto all'uopo autorizzato, oppure allo stesso debitore se
tutti i creditori vi consentono.

All'amministratore si applica il disposto degli articoli 65 e
seguenti.

Art. 593.
(Rendiconto).

L'amministratore, nel termine fissato dal giudice dell'esecuzione,
e in ogni caso alla fine di ciascun trimestre, deve presentare in
cancelleria il conto della sua gestione e depositare le rendite
disponibili nei modi stabiliti dal giudice.

Al termine della gestione l'amministratore deve presentare il
rendiconto finale.

I conti parziali e quello finale debbono essere approvati dal
giudice. Questi, con ordinanza non impugnabile, risolve le
contestazioni che sorgono in merito ad essi, applicando le
disposizioni degli articoli 263 e seguenti.

Art. 594.
(Assegnazione delle rendite).

Durante il corso dell'amministrazione giudiziaria, il giudice
dell'esecuzione puo' disporre che le rendite riscosse siano assegnate
ai creditori secondo le norme degli articoli 596 e seguenti.

Art. 595.
(Cessazione dell'amministrazione giudiziaria).

In ogni momento il creditore pignorante o uno dei creditori
intervenuti puo' chiedere che il giudice dell'esecuzione, sentite le
altre parti, proceda a nuovo incanto o all'assegnazione
dell'immobile. Durante l'amministrazione giudiziaria ognuno puo' fare
offerta d'acquisto a norma degli articoli 571 e seguenti.

L'amministrazione cessa, e deve essere ordinato un nuovo incanto,
quando viene a scadere il termine previsto nell'ordinanza di cui
all'articolo 592, tranne che il giudice, su richiesta di tutte le
parti, non ritenga di poter concedere una o piu' proroghe che non
prolunghino complessivamente l'amministrazione oltre i tre anni.
Sezione V
Della distribuzione della somma ricavata

Art. 596.
(Formazione del progetto di distribuzione).

Se non si puo' provvedere a norma dell'articolo 510 primo comma, il
giudice dell'esecuzione o il professionista delegato a norma
dell'articolo 591-bis, non piu' tardi di trenta giorni dal versamento
del prezzo, provvede a formare un progetto di distribuzione ((anche
parziale,)) contenente la graduazione dei creditori che vi
partecipano, e lo deposita in cancelleria affinche' possa essere
consultato dai creditori e dal debitore, fissando l'udienza per la
loro audizione.((Il progetto di distribuzione parziale non puo'
superare il novanta per cento delle somme da
ripartire.))(113a)(115)(116)

Tra la comunicazione dell'invito e l'udienza debbono intercorrere
almeno dieci giorni.

((Il giudice dell'esecuzione puo' disporre la distribuzione, anche
parziale, delle somme ricavate, in favore di creditori aventi diritto
all'accantonamento a norma dell'articolo 510, terzo comma, ovvero di
creditori i cui crediti costituiscano oggetto di controversia a norma
dell'articolo 512, qualora sia presentata una fideiussione autonoma,
irrevocabile e a prima richiesta, rilasciata da uno dei soggetti di
cui all'articolo 574, primo comma, secondo periodo, idonea a
garantire la restituzione alla procedura delle somme che risultino
ripartite in eccesso, anche in forza di provvedimenti
provvisoriamente esecutivi sopravvenuti, oltre agli interessi, al
tasso applicato dalla Banca centrale europea alle sue piu' recenti
operazioni di rifinanziamento principali, a decorrere dal pagamento e
sino all'effettiva restituzione. La fideiussione e' escussa dal
custode o dal professionista delegato su autorizzazione del giudice.
Le disposizioni del presente comma si applicano anche ai creditori
che avrebbero diritto alla distribuzione delle somme ricavate nel
caso in cui risulti insussistente, in tutto o in parte, il credito
del soggetto avente diritto all'accantonamento ovvero oggetto di
controversia a norma del primo periodo del presente comma)).

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006.)"
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 597.
(Mancata comparizione).

La mancata comparizione alla prima udienza e in quella fissata a
norma dell'articolo 485 ultimo comma importa approvazione del
progetto per gli effetti di cui all'articolo seguente.

Art. 598.
(Approvazione del progetto).

Se il progetto e' approvato o si raggiunge l'accordo tra tutte le
parti, se ne da' atto nel processo verbale e il giudice
dell'esecuzione ((o professionista delegato a norma dell'articolo
591-bis)) ordina il pagamento delle singole quote, altrimenti si
applica la disposizione dell'articolo 512.((113a))((115))((116))

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
CAPO V
Dell'espropriazione di beni indivisi

Art. 599.
(Pignoramento).

Possono essere pignorati i beni indivisi anche quando non tutti i
comproprietari sono obbligati verso il creditore.

In tal caso del pignoramento e' notificato avviso, a cura del
creditore pignorante, anche agli altri comproprietari, ai quali e'
fatto divieto di lasciare separare dal debitore la sua parte delle
cose comuni senza ordine di giudice.

Art. 600.
(Convocazione dei comproprietari).

Il giudice dell'esecuzione, su istanza del creditore pignorante o
dei comproprietari e sentiti tutti gli interessati, provvede, quando
e' possibile, alla separazione della quota in natura spettante al
debitore.

((Se la separazione in natura non e' chiesta o non e' possibile, il
giudice dispone che si proceda alla divisione a norma del codice
civile, salvo che ritenga probabile la vendita della quota indivisa
ad un prezzo pari o superiore al valore della stessa, determinato a
norma dell'articolo 568)).((113a))((115))((116))

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006.)"
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 601.
(Divisione).

Se si deve procedere alla divisione, l'esecuzione e' sospesa
finche' sulla divisione stessa non sia intervenuto un accordo fra le
parti o pronunciata una sentenza avente i requisiti di cui
all'articolo 627.

Avvenuta la divisione, la vendita o l'assegnazione dei beni
attribuiti al debitore ha luogo secondo le norme contenute nei capi
precedenti.
CAPO VI
Dell'espropriazione contro il terzo proprietario

Art. 602.
(Modo dell'espropriazione).

Quando oggetto dell'espropriazione e' un bene gravato da pegno o da
ipoteca per un debito altrui, oppure un bene la cui alienazione da
parte del debitore e' stata revocata per frode, si applicano le
disposizioni contenute nei capi precedenti, in quanto non siano
modificate dagli articoli che seguono.

Art. 603.
(Notificazione del titolo esecutivo e del precetto).

Il titolo esecutivo e il precetto debbono essere notificati anche
al terzo.

Nel precetto deve essere fatta espressa menzione del bene del terzo
che si intende espropriare.

Art. 604.
(Disposizioni particolari).

Il pignoramento e in generale gli atti d'espropriazione si compiono
nei confronti del terzo, al quale si applicano tutte le disposizioni
relative al debitore, tranne il divieto di cui all'articolo 579 primo
comma.

Ogni volta che a norma dei capi precedenti deve essere sentito il
debitore, e' sentito anche il terzo.
TITOLO III
DELL'ESECUZIONE PER CONSEGNA O RILASCIO

Art. 605.
(Precetto per consegna o rilascio).

Il precetto per consegna di beni mobili o rilascio di beni immobili
deve contenere, oltre le indicazioni di cui all'articolo 480, anche
la descrizione sommaria dei beni stessi.

Se il titolo esecutivo dispone circa il termine della consegna o
del rilascio, l'intimazione va fatta con riferimento a tale termine.

Art. 606.
(Modo della consegna).

Decorso il termine indicato nel precetto, l'ufficiale giudiziario,
munito del titolo esecutivo e del precetto, si reca sul luogo in cui
le cose si trovano e le ricerca a norma dell'articolo 513; quindi ne
fa consegna alla parte istante o a persona da lui designata.
Art. 607.
(Cose pignorate).

Se le cose da consegnare sono pignorate, la consegna non puo' avere
luogo, e la parte istante deve fare valere le sue ragioni mediante
opposizione a norma degli articoli 619 e seguenti.

Art. 608.
(Modo del rilascio).

((L'esecuzione inizia con la notifica dell'avviso con il quale
l'ufficiale giudiziario comunica almeno dieci giorni prima alla
parte, che e' tenuta a rilasciare l'immobile, il giorno e l'ora in
cui procedera')).((113a))((115))((116))

Nel giorno e nell'ora stabiliti, l'ufficiale giudiziario, munito
del titolo esecutivo e del precetto, si reca sul luogo
dell'esecuzione e, facendo uso, quando occorre, dei poteri a lui
consentiti dall'articolo 513, immette la parte istante o una persona
da lei designata nel possesso dell'immobile, del quale le consegna le
chiavi, ingiungendo agli eventuali detentori di riconoscere il nuovo
possessore.

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
-------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
-------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 608-bis.
(( (Estinzione dell'esecuzione per rinuncia della parte istante).))

((L'esecuzione di cui all'articolo 605 si estingue se la parte
istante, prima della consegna o del rilascio, rinuncia con atto da
notificarsi alla parte esecutata e da consegnarsi all'ufficiale
giudiziario procedente)).((113a))((115))((116))

-------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 609.
(( (Provvedimenti circa i mobili estranei all'esecuzione).))

((Quando nell'immobile si trovano beni mobili che non debbono
essere consegnati, l'ufficiale giudiziario intima alla parte tenuta
al rilascio ovvero a colui al quale gli stessi risultano appartenere
di asportarli, assegnandogli il relativo termine. Dell'intimazione si
da' atto a verbale ovvero, se colui che e' tenuto a provvedere
all'asporto non e' presente, mediante atto notificato a spese della
parte istante. Quando entro il termine assegnato l'asporto non e'
stato eseguito l'ufficiale giudiziario, su richiesta e a spese della
parte istante, determina, anche a norma dell'articolo 518, primo
comma, il presumibile valore di realizzo dei beni ed indica le
prevedibili spese di custodia e di asporto.

Quando puo' ritenersi che il valore dei beni e' superiore alle
spese di custodia e di asporto, l'ufficiale giudiziario, a spese
della parte istante, nomina un custode e lo incarica di trasportare i
beni in altro luogo. Il custode e' nominato a norma dell'articolo
559. In difetto di istanza e di pagamento anticipato delle spese i
beni, quando non appare evidente l'utilita' del tentativo di vendita
di cui al quinto comma, sono considerati abbandonati e l'ufficiale
giudiziario, salva diversa richiesta della parte istante, ne dispone
lo smaltimento o la distruzione.

Se sono rinvenuti documenti inerenti lo svolgimento di attivita'
imprenditoriale o professionale che non sono stati asportati a norma
del primo comma, gli stessi sono conservati, per un periodo di due
anni, dalla parte istante ovvero, su istanza e previa anticipazione
delle spese da parte di quest'ultima, da un custode nominato
dall'ufficiale giudiziario. In difetto di istanza e di pagamento
anticipato delle spese si applica, in quanto compatibile, quanto
previsto dal secondo comma, ultimo periodo. Allo stesso modo si
procede alla scadenza del termine biennale di cui al presente comma a
cura della parte istante o del custode.

Decorso il termine fissato nell'intimazione di cui al primo comma,
colui al quale i beni appartengono puo', prima della vendita ovvero
dello smaltimento o distruzione dei beni a norma del secondo comma,
ultimo periodo, chiederne la consegna al giudice dell'esecuzione per
il rilascio. Il giudice provvede con decreto e, quando accoglie
l'istanza, dispone la riconsegna previa corresponsione delle spese e
compensi per la custodia e per l'asporto.

Il custode provvede alla vendita senza incanto nelle forme previste
per la vendita dei beni mobili pignorati, secondo le modalita'
disposte dal giudice dell'esecuzione per il rilascio. Si applicano,
in quanto compatibili, gli articoli 530 e seguenti del codice di
procedura civile. La somma ricavata e' impiegata per il pagamento
delle spese e dei compensi per la custodia, per l'asporto e per la
vendita, liquidate dal giudice dell'esecuzione per il rilascio. Salvo
che i beni appartengano ad un soggetto diverso da colui che e' tenuto
al rilascio, l'eventuale eccedenza e' utilizzata per il pagamento
delle spese di esecuzione liquidate a norma dell'articolo 611.

In caso di infruttuosita' della vendita nei termini fissati dal
giudice dell'esecuzione, si procede a norma del secondo comma, ultimo
periodo.

Se le cose sono pignorate o sequestrate, l'ufficiale giudiziario
da' immediatamente notizia dell'avvenuto rilascio al creditore su
istanza del quale fu eseguito il pignoramento o il sequestro, e al
giudice dell'esecuzione per l'eventuale sostituzione del custode.))
((144))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
-------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
------------
AGGIORNAMENTO (144)
Il D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni
dalla L. 10 novembre 2014, n. 162, ha disposto (con l'art. 19, comma
6-bis) che la presente modifica si applica ai procedimenti iniziati a
decorrere dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in
vigore della legge di conversione del D.L. medesimo.
Art. 610.
(Provvedimenti temporanei).

Se nel corso dell'esecuzione sorgono difficolta' che non ammettono
dilazione, ciascuna parte puo' chiedere al giudice dell'esecuzione,
anche verbalmente, i provvedimenti temporanei occorrenti.(88)((90))

---------------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 611.
(Spese dell'esecuzione).

Nel processo verbale l'ufficiale giudiziario specifica tutte le
spese anticipate dalla parte istante.

La liquidazione delle spese e' fatta dal giudice dell'esecuzione
((a norma degli articoli 91 e seguenti)) con decreto che costituisce
titolo esecutivo.(88)(90)((113a))((115))((116))

--------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
--------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
--------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
TITOLO IV
DELL'ESECUZIONE FORZATA DI OBBLIGHI DI FARE E DI NON FARE

Art. 612.
(Provvedimento).

Chi intende ottenere l'esecuzione forzata di una sentenza di
condanna per violazione di un obbligo di fare o di non fare, dopo la
notificazione del precetto, deve chiedere con ricorso al giudice
dell'esecuzione che siano determinate le modalita'
dell'esecuzione.(88)((90))

Il giudice dell'esecuzione provvede sentita la parte obbligata.
Nella sua ordinanza designa l'ufficiale giudiziario che deve
procedere all'esecuzione e le persone che debbono provvedere al
compimento dell'opera non eseguita o alla distruzione di quella
compiuta.(88)((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 613.
(Difficolta' sorte nel corso dell'esecuzione).

L'ufficiale giudiziario puo' farsi assistere dalla forza pubblica e
deve chiedere al giudice dell'esecuzione le opportune disposizioni
per eliminare le difficolta' che sorgono nel corso dell'esecuzione.
Il giudice dell'esecuzione provvede con decreto.(88)((90))

---------------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 614.
(Rimborso delle spese).

Al termine dell'esecuzione o nel corso di essa, la parte istante
presenta al giudice dell'esecuzione la nota delle spese anticipate
vistata dall'ufficiale giudiziario, con domanda di decreto
d'ingiunzione.(88)((90))

Il giudice dell'esecuzione, quando riconosce giustificate le spese
denunciate, provvede con decreto a norma dell'articolo 642.(88)((90))

---------------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
((TITOLO IV-bis
DELLE MISURE DI COERCIZIONE INDIRETTA))

Art. 614-bis.
(( (Misure di coercizione indiretta). ))

((Con il provvedimento di condanna all'adempimento di obblighi
diversi dal pagamento di somme di denaro il giudice, salvo che cio'
sia manifestamente iniquo, fissa, su richiesta di parte, la somma di
denaro dovuta dall'obbligato per ogni violazione o inosservanza
successiva ovvero per ogni ritardo nell'esecuzione del provvedimento.
Il provvedimento di condanna costituisce titolo esecutivo per il
pagamento delle somme dovute per ogni violazione o inosservanza. Le
disposizioni di cui al presente comma non si applicano alle
controversie di lavoro subordinato pubblico o privato e ai rapporti
di collaborazione coordinata e continuativa di cui all'articolo 409.

Il giudice determina l'ammontare della somma di cui al primo comma
tenuto conto del valore della controversia, della natura della
prestazione, del danno quantificato o prevedibile e di ogni altra
circostanza utile)).
((148))

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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
TITOLO V
DELLE OPPOSIZIONI
CAPO I
Delle opposizioni del debitore e del terzo assoggettato all'esecuzione
Sezione I
Delle opposizioni all'esecuzione

Art. 615.
(Forma dell'opposizione).

Quando si contesta il diritto della parte istante a procedere ad
esecuzione forzata e questa non e' ancora iniziata, si puo' proporre
opposizione al precetto con citazione davanti al giudice competente
per materia o valore e per territorio a norma dell'articolo 27. Il
giudice, concorrendo gravi motivi, sospende su istanza di parte
l'efficacia esecutiva del titolo. Se il diritto della parte istante
e' contestato solo parzialmente, il giudice procede alla sospensione
dell'efficacia esecutiva del titolo esclusivamente in relazione alla
parte contestata. (113a) (115) (116) (148)

Quando e' iniziata l'esecuzione, l'opposizione di cui al comma
precedente e quella che riguarda la pignorabilita' dei beni si
propongono con ricorso al giudice dell'esecuzione stessa. Questi
fissa con decreto l'udienza di comparizione delle parti davanti a se'
e il termine perentorio per la notificazione del ricorso e del
decreto. ((Nell'esecuzione per espropriazione l'opposizione e'
inammissibile se e' proposta dopo che e' stata disposta la vendita o
l'assegnazione a norma degli articoli 530, 552, 569, salvo che sia
fondata su fatti sopravvenuti ovvero l'opponente dimostri di non aver
potuto proporla tempestivamente per causa a lui non imputabile.))
((150))

-------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
-------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006".
-------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006".
-------------
AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 9) che
"Le disposizioni di cui all'articolo 13, diverse da quelle indicate
nel presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Quando e' gia'
stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con
l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni
di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il
professionista delegato dispone una nuova vendita".
-------------
AGGIORNAMENTO (150)
Il D.L. 3 maggio 2016, n. 59 convertito con modificazioni dalla L.
30 giugno 2016, n. 119 ha disposto (con l'art. 4, comma 3) che la
modifica del comma 2 del presente articolo si applica ai procedimenti
di esecuzione forzata per espropriazione iniziati successivamente
all'entrata in vigore della legge di conversione del presente
decreto.
Art. 616.
(Provvedimenti sul giudizio di cognizione introdotto
dall'opposizione).

Se competente per la causa e' l'ufficio giudiziario al quale
appartiene il giudice dell'esecuzione questi fissa un termine
perentorio per l'introduzione del giudizio di merito secondo le
modalita' previste in ragione della materia e del rito, previa
iscrizione a ruolo, a cura della parte interessata, osservati i
termini a comparire di cui all'articolo 163-bis, o altri se previsti,
ridotti della meta'; altrimenti rimette la causa dinanzi all'ufficio
giudiziario competente assegnando un termine perentorio per la
riassunzione della causa.((PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 18 GIUGNO 2009,
N.69)).((125))

--------------------
AGGIORNAMENTO (125)
La L. 18 giugno 2009, n. 69, ha disposto (con l'art. 58, comma 2)
che "Ai giudizi pendenti in primo grado alla data di entrata in
vigore della presente legge si applicano gli articoli 132, 345 e 616
del codice di procedura civile e l'articolo 118 delle disposizioni
per l'attuazione del codice di procedura civile, come modificati
dalla presente legge."
Sezione II
Delle opposizioni agli atti esecutivi

Art. 617.
(Forma dell'opposizione).

Le opposizioni relative alla regolarita' formale del titolo
esecutivo e del precetto si propongono, prima che sia iniziata
l'esecuzione, davanti al giudice indicato nell'articolo 480 terzo
comma, con atto di citazione da notificarsi nel termine perentorio di
((venti giorni)) dalla notificazione del titolo esecutivo o del
precetto.((113a))((115))((116))

Le opposizioni di cui al comma precedente che sia stato impossibile
proporre prima dell'inizio dell'esecuzione e quelle relative alla
notificazione del titolo esecutivo e del precetto e ai singoli atti
di esecuzione si propongono con ricorso al giudice dell'esecuzione
nel termine perentorio di ((venti giorni)) dal primo atto di
esecuzione, se riguardano il titolo esecutivo o il precetto, oppure
dal giorno in cui i singoli atti furono
compiuti.((113a))((115))((116))

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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che le presenti modifiche
hanno effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 618.
(Provvedimenti del giudice dell'esecuzione).

Il giudice dell'esecuzione fissa con decreto l'udienza di
comparizione delle parti davanti a se' e il termine perentorio per la
notificazione del ricorso e del decreto, e da', nei casi urgenti, i
provvedimenti opportuni.

((All'udienza da' con ordinanza i provvedimenti che ritiene
indilazionabili ovvero sospende la procedura. In ogni caso fissa un
termine perentorio per l'introduzione del giudizio di merito, previa
iscrizione a ruolo a cura della parte interessata, osservati i
termini a comparire di cui all'articolo 163-bis, o altri se previsti,
ridotti della meta'. La causa e' decisa con sentenza non
impugnabile)).

Sono altresi' non impugnabili le sentenze pronunciate a norma
dell'articolo precedente primo comma.

---------------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
((Sezione III
Opposizioni in materia di lavoro, di previdenza e di assistenza))

Art. 618-bis.
(Procedimento).

Per le materie trattate nei capi I e II del titolo IV del libro
secondo, le opposizioni all'esecuzione e agli atti esecutivi sono
disciplinate dalle norme previste per le controversie individuali di
lavoro in quanto applicabili.

Resta ferma la competenza del giudice dell'esecuzione nei casi
previsti dal secondo comma dell'articolo 615 e dal secondo comma
dell'articolo 617 ((nei limiti dei provvedimenti assunti con
ordinanza)).
CAPO II
Delle opposizioni di terzi

Art. 619.
(Forma dell'opposizione).

Il terzo che pretende avere la proprieta' o altro diritto reale sui
beni pignorati puo' proporre opposizione con ricorso al giudice
dell'esecuzione, prima che sia disposta la vendita o l'assegnazione
dei beni.

Il giudice fissa con decreto l'udienza di comparizione delle parti
davanti a se' e il termine perentorio per la notificazione del
ricorso e del decreto.

((Se all'udienza le parti raggiungono un accordo il giudice ne da'
atto con ordinanza, adottando ogni altra decisione idonea ad
assicurare, se del caso, la prosecuzione del processo esecutivo
ovvero ad estinguere il processo, statuendo altresi' in questo caso
anche sulle spese; altrimenti il giudice provvede ai sensi
dell'articolo 616 tenuto conto della competenza per valore)).
Art. 620.
(Opposizione tardiva).

Se in seguito all'opposizione il giudice non sospende la vendita
dei beni mobili o se l'opposizione e' proposta dopo la vendita
stessa, i diritti del terzo si fanno valere sulla somma ricavata.

Art. 621.
(Limiti della prova testimoniale).

Il terzo opponente non puo' provare con testimoni il suo diritto
sui beni mobili pignorati nella casa o nell'azienda del debitore,
tranne che l'esistenza del diritto stesso sia resa verosimile dalla
professione o dal commercio esercitati dal terzo o dal debitore.

Art. 622.
(Opposizione della moglie del debitore).

L'opposizione non puo' essere proposta dalla moglie convivente col
debitore, relativamente ai beni mobili pignorati nella casa di lui,
tranne che per i beni dotali o per i beni che essa provi, con atto di
data certa, esserle appartenuti prima del matrimonio o esserle
pervenuti per donazione o successione a causa di morte.((11))

------------------
AGGIORNAMENTO (11)
La Corte Costituzionale con sentenza 12-15 dicembre 1967, n. 143
(in G.U. 1a s.s. 23/12/1967, n. 321) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 622 del Codice di procedura civile."
TITOLO VI
DELLA SOSPENSIONE E DELL'ESTINZIONE DEL PROCESSO
CAPO I
Della sospensione del processo

Art. 623.
(Limiti della sospensione).

Salvo che la sospensione sia disposta dalla legge o dal giudice
davanti al quale e' impugnato il titolo esecutivo, l'esecuzione
forzata non puo' essere sospesa che con provvedimento del giudice
dell'esecuzione.
Art. 624.
(Sospensione per opposizione all'esecuzione).

Se e' proposta opposizione all'esecuzione a norma degli articoli
615 e 619, il giudice dell'esecuzione, concorrendo gravi motivi,
sospende, su istanza di parte, il processo con cauzione o senza.

Contro l'ordinanza che provvede sull'istanza di sospensione e'
ammesso reclamo ai sensi dell'articolo 669-terdecies. La disposizione
di cui al periodo precedente si applica anche al provvedimento di cui
all'articolo 512, secondo comma.(113a)(115)

((Nei casi di sospensione del processo disposta ai sensi del primo
comma, se l'ordinanza non viene reclamata o viene confermata in sede
di reclamo, e il giudizio di merito non e' stato introdotto nel
termine perentorio assegnato ai sensi dell'articolo 616, il giudice
dell'esecuzione dichiara, anche d'ufficio, con ordinanza,
l'estinzione del processo e ordina la cancellazione della
trascrizione del pignoramento, provvedendo anche sulle spese.
L'ordinanza e' reclamabile ai sensi dell'articolo 630, terzo comma.))

((La disposizione di cui al terzo comma si applica, in quanto
compatibile, anche al caso di sospensione del processo disposta ai
sensi dell' articolo 618)).(116)
---------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006".
Art. 624-bis.
(Sospensione su istanza delle parti).

Il giudice dell'esecuzione, su istanza di tutti i creditori muniti
di titolo esecutivo, puo', sentito il debitore, sospendere il
processo fino a ventiquattro mesi. L'istanza puo' essere proposta
fino a venti giorni prima della scadenza del termine per il deposito
delle offerte di acquisto o, nel caso in cui la vendita senza incanto
non abbia luogo, fino a quindici giorni prima dell'incanto.
Sull'istanza, il giudice provvede nei dieci giorni successivi al
deposito e, se l'accoglie, dispone, nei casi di cui al secondo comma
dell'articolo 490, che, nei cinque giorni successivi al deposito del
provvedimento di sospensione, lo stesso sia comunicato al custode e
pubblicato sul sito Internet sul quale e' pubblicata la relazione di
stima. La sospensione e' disposta per una sola volta. L'ordinanza e'
revocabile in qualsiasi momento, anche su richiesta di un solo
creditore e sentito comunque il debitore.(115)(116)

Entro dieci giorni dalla scadenza del termine la parte interessata
deve presentare istanza per la fissazione dell'udienza in cui il
processo deve proseguire.(113a)

((Nelle espropriazioni mobiliari l'istanza per la sospensione puo'
essere presentata non oltre la fissazione della data di asporto dei
beni ovvero fino a dieci giorni prima della data della vendita se
questa deve essere espletata nei luoghi in cui essi sono custoditi e,
comunque, prima della effettuazione della pubblicita' commerciale ove
disposta. Nelle espropriazioni presso terzi l'istanza di sospensione
non puo' piu' essere proposta dopo la dichiarazione del terzo.))

-------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
--------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006".
Art. 625.
(Procedimento).

Sull'istanza per la sospensione del processo di cui all'articolo
precedente, il giudice dell'esecuzione provvede con ordinanza,
sentite le parti.

Nei casi urgenti, il giudice puo' disporre la sospensione con
decreto, nel quale fissa l'udienza di comparizione delle parti.
All'udienza provvede con ordinanza.

Art. 626.
(Effetti della sospensione).

Quando il processo e' sospeso, nessun atto esecutivo puo' essere
compiuto, salvo diversa disposizione del giudice dell'esecuzione.

Art. 627.
(( (Riassunzione).))

((Il processo esecutivo deve essere riassunto con ricorso nel
termine perentorio fissato dal giudice dell'esecuzione e, in ogni
caso, non piu' tardi di sei mesi dal passaggio in giudicato della
sentenza di primo grado o dalla comunicazione della sentenza
d'appello che rigetta l'opposizione)).

Art. 628.
(Sospensione del termine d'efficacia del pignoramento).

L'opposizione ai singoli atti esecutivi sospende il decorso del
termine previsto nell'articolo 497.
CAPO II
Dell'estinzione del processo

Art. 629.
(Rinuncia).

Il processo si estingue se, prima dell'aggiudicazione o
dell'assegnazione, il creditore pignorante e quelli intervenuti
muniti di titolo esecutivo rinunciano agli atti.

Dopo la vendita il processo si estingue se rinunciano agli atti
tutti i creditori concorrenti.

In quanto possibile, si applicano le disposizioni dell'articolo
306.

Art. 630.
(Inattivita' delle parti).

Oltre che nei casi espressamente previsti dalla legge, il processo
esecutivo si estingue quando le parti non lo proseguono o non lo
riassumono nel termine perentorio stabilito dalla legge o dal
giudice.

((L'estinzione opera di diritto ed e' dichiarata, anche d'ufficio,
con ordinanza del giudice dell'esecuzione, non oltre la prima udienza
successiva al verificarsi della stessa. L'ordinanza e' comunicata a
cura del cancelliere, se e' pronunciata fuori dall'udienza)).

Contro l'ordinanza che dichiara l'estinzione ovvero rigetta
l'eccezione relativa e' ammesso reclamo da parte del debitore o del
creditore pignorante ovvero degli altri creditori intervenuti nel
termine perentorio di venti giorni dall'udienza o dalla comunicazione
dell'ordinanza e con l'osservanza delle forme di cui all'art. 178
terzo, quarto e quinto comma. Il collegio provvede in camera di
consiglio con sentenza.(35)(113a)(115)(116)

------------
AGGIORNAMENTO (35)
La Corte Costituzionale 26 novembre - 17 dicembre 1981, n. 195 (in
G.U. 1a s.s. 23/12/1981, n. 352) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 630 ultimo comma cod. proc. civ. nella parte
in cui non estende, in relazione all'art. 629 cod. proc. civ., il
reclamo previsto nell'art. 630 ultimo comma stesso all'ordinanza del
giudice dell'esecuzione dichiarativa dell'estinzione del processo
esecutivo per rinuncia agli atti."
--------------
AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n.
115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha
effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.
-------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
-------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 631.
(Mancata comparizione all'udienza).

Se nel corso del processo esecutivo nessuna delle parti si presenta
all'udienza ((, fatta eccezione per quella in cui ha luogo la
vendita,)), il giudice dell'esecuzione fissa una udienza successiva
di cui il cancelliere da' comunicazione alle parti.((115))((116))

Se nessuna delle parti si presenta alla nuova udienza, il giudice
dichiara con ordinanza l'estinzione del processo esecutivo.

Si applica l'ultimo comma dell'articolo precedente.

-------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni
di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter,
lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1°
gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a
tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata
ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio
2006."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n.
273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51,
ha disposto (con l'art. 2, comma 3-sexies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere
a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo
2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale
data di entrata in vigore. Quando tuttavia e' gia' stata ordinata la
vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme
precedentemente in vigore. L'intervento dei creditori non muniti di
titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo
2006."
Art. 631-bis.
(( (Omessa pubblicita' sul portale delle vendite pubbliche) ))

((Se la pubblicazione sul portale delle vendite pubbliche non e'
effettuata nel termine stabilito dal giudice per causa imputabile al
creditore pignorante o al creditore intervenuto munito di titolo
esecutivo, il giudice dichiara con ordinanza l'estinzione del
processo esecutivo e si applicano le disposizioni di cui all'articolo
630, secondo e terzo comma. La disposizione di cui al presente
articolo non si applica quando la pubblicita' sul portale non e'
stata effettuata perche' i sistemi informatici del dominio giustizia
non sono funzionanti, a condizione che tale circostanza sia attestata
a norma dell'articolo 161-quater delle disposizioni per l'attuazione
del presente codice)).
((148))

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AGGIORNAMENTO (148)
Il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2015, n. 132, ha disposto (con l'art. 23, comma 2) che
"Le disposizioni di cui [...] all'articolo 13, comma 1, [...] lettera
ee) [...] si applicano decorsi trenta giorni dalla pubblicazione in
Gazzetta Ufficiale delle specifiche tecniche previste dall'articolo
161-quater delle disposizioni per l'attuazione del codice di
procedura civile".
Art. 632.
(Effetti dell'estinzione del processo).

((Con l'ordinanza che pronuncia l'estinzione e' disposta sempre la
cancellazione della trascrizione del pignoramento. Con la medesima
ordinanza il giudice dell'esecuzione provvede alla liquidazione delle
spese sostenute dalle parti, se richiesto, e alla liquidazione dei
compensi spettanti all'eventuale delegato ai sensi dell'articolo 591-
bis)).

Se l'estinzione del processo esecutivo si verifica prima
dell'aggiudicazione o dell'assegnazione, essa rende inefficaci gli
atti compiuti; se avviene dopo l'aggiudicazione o l'assegnazione, la
somma ricavata e' consegnata al debitore.

Avvenuta l'estinzione del processo, il custode rende al debitore il
conto, che e' discusso e chiuso davanti al giudice dell'esecuzione.

Si applica la disposizione dell'articolo 310 ultimo comma.
LIBRO QUARTO
DEI PROCEDIMENTI SPECIALI
TITOLO I
DEI PROCEDIMENTI SOMMARI
CAPO I
Del procedimento d'ingiunzione

Art. 633.
(Condizioni di ammissibilita').

Su domanda di chi e' creditore di una somma liquida di danaro o di
una determinata quantita' di cose fungibili, o di chi ha diritto alla
consegna di una cosa mobile determinata, il giudice competente
pronuncia ingiunzione di pagamento o di consegna:
1) se del diritto fatto valere si da' prova scritta;
2) se il credito riguarda onorari per prestazioni giudiziali o
stragiudiziali o rimborso di spese fatte da avvocati, procuratori,
cancellieri, ufficiali giudiziari o da chiunque altro ha prestato la
sua opera in occasione di un processo;
3) se il credito riguarda onorari, diritti o rimborsi spettanti
ai notai a norma della loro legge professionale, oppure ad altri
esercenti una libera professione o arte, per la quale esiste una
tariffa legalmente approvata.

L'ingiunzione puo' essere pronunciata anche se il diritto dipende
da una controprestazione o da una condizione, purche' il ricorrente
offra elementi atti a far presumere l'adempimento della
controprestazione o lo avveramento della condizione.

((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 9 OTTOBRE 2002, N. 231)). ((103))

-------------
AGGIORNAMENTO (103)
Il D.Lgs. 9 ottobre 2002, n. 231, ha disposto (con l'art. 11, comma
1) che "Le disposizioni del presente decreto non si applicano ai
contratti conclusi prima dell'8 agosto 2002".
Art. 634.
(Prova scritta).

Sono prove scritte idonee a norma del numero 1 dell'articolo
precedente le polizze e promesse unilaterali per scrittura privata e
i telegrammi, anche se mancanti dei requisiti prescritti dal codice
civile.

Per i crediti relativi a somministrazioni di merci e di danaro
((nonche' per prestazioni di servizi)) fatte da imprenditori che
esercitano un'attivita' commerciale, anche a persone che non
esercitano tale attivita', sono altresi' prove scritte idonee gli
estratti autentici delle scritture contabili di cui agli articoli
2214 e seguenti del codice civile, purche' bollate e vidimate nelle
forme di legge e regolarmente tenute, nonche' gli estratti autentici
delle scritture contabili prescritte dalle leggi tributarie, quando
siano tenute con l'osservanza delle norme stabilite per tali
scritture.
Art. 635.
(Prova scritta per i crediti dello Stato e degli enti pubblici).

Per i crediti dello Stato, o di enti o istituti soggetti a tutela o
vigilanza dello Stato, sono prove idonee anche i libri o registri
della pubblica amministrazione, quando un funzionario all'uopo
autorizzato o un notaio ne attesta la regolare tenuta a norma delle
leggi e dei regolamenti. Restano salve le disposizioni delle leggi
sulla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato e degli enti
o istituti sopra indicati.

Per i crediti derivanti da omesso versamento agli enti di
previdenza e di assistenza dei contributi relativi ai rapporti
indicati nell'articolo 459 secondo comma, sono altresi' prove idonee
gli accertamenti eseguiti dall'ispettorato corporativo e dai
funzionari degli enti.

Art. 636.
(Parcella delle spese e prestazioni).

Nei casi previsti nei numeri 2 e 3 dell'articolo 633, la domanda
deve essere accompagnata dalla parcella delle spese e prestazioni,
munita della sottoscrizione del ricorrente e corredata dal parere
della competente associazione professionale. Il parere non occorre se
l'ammontare delle spese e delle prestazioni e' determinato in base a
tariffe obbligatorie.

Il giudice, se non rigetta il ricorso a norma dell'articolo 640,
deve attenersi al parere nei limiti della somma domandata, salva la
correzione degli errori materiali.

Art. 637.
(Giudice competente).

Per l'ingiunzione e' competente il giudice di pace o, in
composizione monocratica, il tribunale che sarebbe competente per la
domanda proposta in via ordinaria.

Per i crediti previsti nel n. 2 dell'articolo 633 e' competente
anche l'ufficio giudiziario che ha deciso la causa alla quale il
credito si riferisce.

Gli avvocati o i notai possono altresi' proporre domanda
d'ingiunzione contro i propri clienti al giudice competente per
valore del luogo ove ha sede il consiglio dell'ordine al cui albo
sono iscritti o il consiglio notarile dal quale dipendono.(88)((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 638.
(Forma della domanda e deposito).

La domanda d'ingiunzione si propone con ricorso contenente, oltre i
requisiti indicati nell'articolo 125, l'indicazione delle prove che
si producono. Il ricorso deve contenere altresi' l'indicazione del
procuratore del ricorrente oppure, quando e' ammessa la costituzione
di persona, la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio
nel comune dove ha sede il giudice adito.

Se manca l'indicazione del procuratore oppure la dichiarazione di
residenza o l'elezione di domicilio, le notificazioni al ricorrente
possono essere fatte presso la cancelleria.

Il ricorso e' depositato in cancelleria insieme con i documenti che
si allegano; questi non possono essere ritirati fino alla scadenza
del termine stabilito nel decreto d'ingiunzione a norma dell'articolo
641.
Art. 639.
(Ricorso per consegna di cose fungibili).

Quando la domanda riguarda la consegna di una determinata quantita'
di cose fungibili, il ricorrente deve dichiarare la somma di danaro
che e' disposto ad accettare in mancanza della prestazione in natura,
a definitiva liberazione dell'altra parte. Il giudice, se ritiene la
somma dichiarata non proporzionata, prima di pronunciare sulla
domanda puo' invitare il ricorrente a produrre un certificato del
consiglio provinciale delle corporazioni.

Art. 640.
(Rigetto della domanda).
Il giudice, se ritiene insufficientemente giustificata la domanda,
dispone che il cancelliere ne dia notizia al ricorrente, invitandolo
a provvedere alla prova.

Se il ricorrente non risponde all'invito o non ritira il ricorso
oppure se la domanda non e' accoglibile, il giudice la rigetta con
decreto motivato.

Tale decreto non pregiudica la riproposizione della domanda, anche
in via ordinaria.
Art. 641.
(Accoglimento della domanda).

Se esistono le condizioni previste nell'articolo 633, il giudice,
con decreto motivato ((da emettere entro trenta giorni dal deposito
del ricorso)), ingiunge all'altra parte di pagare la somma o di
consegnare la cosa o la quantita' di cose chieste o invece di queste
la somma di cui all'articolo 639 nel termine di quaranta giorni, con
l'espresso avvertimento che nello stesso termine puo' essere fatta
opposizione a norma degli articoli seguenti e che, in mancanza di
opposizione, si procedera' a esecuzione forzata.((103))

Quando concorrono giusti motivi, il termine puo' essere ridotto
sino a dieci giorni oppure aumentato a sessanta. ((Se l'intimato
risiede in uno degli altri Stati dell'Unione europea, il termine e'
di cinquanta giorni e puo' essere ridotto fino a venti giorni. Se
l'intimato risiede in altri Stati, il termine e' di sessanta giorni
e, comunque, non puo' essere inferiore a trenta ne' superiore a
centoventi)).((103))

Nel decreto, eccetto per quello emesso sulla base di titoli che
hanno gia' efficacia esecutiva secondo le vigenti disposizioni, il
giudice liquida le spese e le competenze e ne ingiunge il pagamento.
(48)

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AGGIORNAMENTO (48)
Successivamente la Corte Costituzionale con sentenza 31 dicembre
1986, n. 303 (in G.U. 1a ss. 9 gennaio 1987, n. 2) ha dichiarato
l'illegittimita' costituzionale dell'art. 2 della L. 10 maggio 1976,
n. 358 (che ha modificato il comma 3 del presente articolo).
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AGGIORNAMENTO (103)
Il D.Lgs. 9 ottobre 2002, n. 231, ha disposto (con l'art. 11, comma
1) che "Le disposizioni del presente decreto non si applicano ai
contratti conclusi prima dell'8 agosto 2002."
Art. 642.
(Esecuzione provvisoria).

Se il credito e' fondato su cambiale, assegno bancario, assegno
circolare, certificato di liquidazione di borsa, o su atto ricevuto
da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato, il giudice, su
istanza del ricorrente, ingiunge al debitore di pagare o consegnare
senza dilazione, autorizzando in mancanza l'esecuzione provvisoria
del decreto e fissando il termine ai soli effetti dell'opposizione.

L'esecuzione provvisoria puo' essere concessa anche se vi e'
pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, ((ovvero se il ricorrente
produce documentazione sottoscritta dal debitore, comprovante il
diritto fatto valere;)) ((. . .)) il giudice puo' imporre al
ricorrente una cauzione.((116))

In tali casi il giudice puo' anche autorizzare l'esecuzione senza
l'osservanza del termine di cui all'articolo 482.

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AGGIORNAMENTO (116)
La L. 28 dicembre 2005, n. 263, come modificata dal D.L. 30
dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla L. 23
febbraio 2006, n. 51, ha disposto (con l'art. 2, comma 4) che "Le
disposizioni dei commi 1, 2 e 3 entrano in vigore il 1° marzo 2006 e
si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data
di entrata in vigore."
Art. 643.
(Notificazione del decreto).

L'originale del ricorso e del decreto rimane depositato in
cancelleria.

Il ricorso e il decreto sono notificati per copia autentica a norma
degli articoli 137 e seguenti.

La notificazione determina la pendenza della lite.

Art. 644.
(Mancata notificazione del decreto).

Il decreto d'ingiunzione diventa inefficace qualora la
notificazione non sia eseguita nel termine di ((sessanta giorni))
dalla pronuncia, se deve avvenire nel territorio del Regno escluse le
province libiche, e di novanta giorni negli altri casi; ma la domanda
puo' essere riproposta.
Art. 645.
(Opposizione).

L'opposizione si propone davanti all'ufficio giudiziario al quale
appartiene il giudice che ha emesso il decreto, con atto di citazione
notificato al ricorrente nei luoghi di cui all'art. 638.
Contemporaneamente l'ufficiale giudiziario deve notificare avviso
dell'opposizione al cancelliere affinche' ne' prenda nota
sull'originale del decreto.

In seguito all'opposizione il giudizio si svolge secondo le norme
del procedimento ordinario davanti a giudice adito. ((L'anticipazione
di cui all'articolo 163-bis, terzo comma, deve essere disposta
fissando l'udienza per la comparizione delle parti non oltre trenta
giorni dalla scadenza del termine minimo a comparire)).
Art. 646.
(Opposizione ai decreti riguardanti crediti di lavoro).

Quando il decreto e' stato pronunciato per crediti dipendenti da
rapporti individuali di lavoro, entro cinque giorni dalla
notificazione l'atto di opposizione deve essere denunciato a norma
dell'art. 430 all'associazione sindacale legalmente riconosciuta alla
quale appartiene l'opponente.

In tale caso il termine per la comparizione in giudizio decorre
dalla scadenza del ventesimo giorno successivo a quello della
notificazione dell'opposizione.

Durante il corso del termine stabilito per il tentativo di
conciliazione, l'opponente puo' chiedere con ricorso al giudice la
sospensione dell'esecuzione provvisoria del decreto. Il giudice
provvede con decreto, che, in caso di accoglimento dell'istanza, deve
essere notificato alla controparte.(88)((90))

-------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
-------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 647.
(Esecutorieta' per mancata opposizione o per mancata attivita'
dell'opponente).

Se non e' stata fatta opposizione nel termine stabilito, oppure
l'opponente non si e' costituito, il giudice che ha pronunciato il
decreto, su istanza anche verbale del ricorrente, lo dichiara
esecutivo. Nel primo caso il giudice deve ordinare che sia rinnovata
la notificazione, quando risulta o appare probabile che l'intimato
non abbia avuto conoscenza del decreto.(88)((90))

Quando il decreto e' stato dichiarato esecutivo a norma del
presente articolo, l'opposizione non puo' essere piu' proposta ne'
proseguita, salvo il disposto dell'articolo 650, e la cauzione
eventualmente prestata e' liberata.

---------------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 648.
(Esecuzione provvisoria in pendenza di opposizione).

Il giudice istruttore, se l'opposizione non e' fondata su prova
scritta o di pronta soluzione, puo' concedere, provvedendo in prima
udienza, con ordinanza non impugnabile, l'esecuzione provvisoria del
decreto, qualora non sia gia' stata concessa a norma dell'articolo
642. Il giudice ((deve concedere)) l'esecuzione provvisoria parziale
del decreto ingiuntivo opposto limitatamente alle somme non
contestate, salvo che l'opposizione sia proposta per vizi
procedurali.(103)

Deve in ogni caso concederla, se la parte che l'ha chiesta offre
cauzione per l'ammontare delle eventuali restituzioni, spese e
danni.(38)

-------------
AGGIORNAMENTO (38)
La Corte Costituzionale con sentenza 2-4 maggio 1984, n. 137 (in
G.U. 1a s.s. 9/5/1984, n. 127) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 648 comma secondo c.p.c. nella parte in cui
dispone che nel giudizio di opposizione il giudice istruttore, se la
parte che ha chiesto l'esecuzione provvisoria del decreto
d'ingiunzione offre cauzione per l'ammontare delle eventuali
restituzioni, spese e danni, debba e non gia' possa concederla sol
dopo aver delibato gli elementi probatori di cui all'art. 648 comma
primo e la corrispondenza della offerta cauzione all'entita' degli
oggetti indicati nel comma secondo dello stesso art. 648".
-------------
AGGIORNAMENTO (103)
Il D.Lgs. 9 ottobre 2002, n. 231, ha disposto (con l'art. 11, comma
1) che "Le disposizioni del presente decreto non si applicano ai
contratti conclusi prima dell'8 agosto 2002."
Art. 649.
(Sospensione dell'esecuzione provvisoria).

Il giudice istruttore, su istanza dell'opponente, quando ricorrono
gravi motivi, puo', con ordinanza non impugnabile, sospendere
l'esecuzione provvisoria del decreto concesso a norma dell'articolo
642.

Art. 650.
(Opposizione tardiva).

L'intimato puo' fare opposizione anche dopo scaduto il termine
fissato nel decreto, se prova di non averne avuta tempestiva
conoscenza per irregolarita' della notificazione o per caso fortuito
o forza maggiore.((26))

In questo caso l'esecutorieta' puo' essere sospesa a norma
dell'articolo precedente.

L'opposizione non e' piu' ammessa decorsi dieci giorni dal primo
atto di esecuzione.

-------------------
AGGIORNAMENTO (26)
La Corte Costituzionale con sentenza 7-20 maggio 1976, n. 120 (in
G.U. 1a s.s. 26/5/1976, n. 139) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 650, comma primo, del codice di procedura
civile nella parte in cui non consente la opposizione tardiva
dell'intimato che, pur avendo avuto conoscenza del decreto
ingiuntivo, non abbia potuto, per caso fortuito o forza maggiore,
fare opposizione entro il termine fissato nel decreto."
Art. 651.

((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 18 OTTOBRE 1977, N. 793))
Art. 652.
(Conciliazione).

Se nel giudizio di opposizione le parti si conciliano, il giudice,
con ordinanza non impugnabile, dichiara o conferma l'esecutorieta'
del decreto, oppure riduce la somma o la quantita' a quella stabilita
dalle parti. In quest'ultimo caso, rimane ferma la validita' degli
atti esecutivi compiuti e dell'ipoteca iscritta, fino a concorrenza
della somma o quantita' ridotta. Della riduzione deve effettuarsi
apposita annotazione nei ((registri immobiliari)).
Art. 653.
(Rigetto o accoglimento parziale dell'opposizione).

Se l'opposizione e' rigettata con sentenza passata in giudicato o
provvisoriamente esecutiva, oppure e' dichiarata con ordinanza
l'estinzione del processo, il decreto, che non ne sia gia' munito,
acquista efficacia esecutiva.

Se l'opposizione e' accolta solo in parte, il titolo esecutivo e'
costituito esclusivamente dalla sentenza, ma gli atti di esecuzione
gia' compiuti in base al decreto conservano i loro effetti nei limiti
della somma o della quantita' ridotta.

Con la sentenza che rigetta totalmente o in parte l'opposizione
avverso il decreto ingiuntivo emesso sulla base dei titoli aventi
efficacia esecutiva in base alle vigenti disposizioni, il giudice
liquida anche le spese e gli onorari del decreto ingiuntivo. ((48))
--------------
AGGIORNAMENTO (48)
La Corte Costituzionale con sentenza 31 dicembre 1986, n. 303 (in
G.U. 1a ss. 9 gennaio 1987, n. 2) ha dichiarato ai sensi dell'art. 27
della L. 11 marzo 1953, n. 87, l'illegittimita' costituzionale
dell'art. 653, comma 3, c.p.c. come sostituito dall'art. 3 della L.
10 maggio 1976, n. 358.
Art. 654.
(Dichiarazione di esecutorieta' ed esecuzione).

L'esecutorieta' non disposta con la sentenza o con l'ordinanza di
cui all'articolo precedente e' conferita con decreto del
conciliatore, del pretore o del presidente scritto in calce
all'originale del decreto d'ingiunzione.(88)((90))

Ai fini dell'esecuzione non occorre una nuova notificazione del
decreto esecutivo; ma nel precetto deve farsi menzione del
provvedimento che ha disposto l'esecutorieta' e dell'apposizione
della formula.

---------------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 103,
comma 1) che "Nel primo comma dell'articolo 654 del codice di
procedura civile le parole "del giudice di pace, del pretore o del
presidente" sono sostituite dalle parole "del giudice che ha
pronunciato l'ingiunzione"."
Ha inoltre disposto (con l'art. 247, comma 1) che " Il presente
decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo alla sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e
diventa efficace decorso il termine stabilito dall'articolo 1, comma
1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254, fatta eccezione
per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38,
comma 1 e 40, commi 1 e 3."
------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 655.
(Iscrizione d'ipoteca).

I decreti dichiarati esecutivi a norma degli articoli 642, 647 e
648, e quelli rispetto ai quali e' rigettata l'opposizione
costituiscono titolo per l'iscrizione dell'ipoteca giudiziale.

Art. 656.
(Impugnazioni).

Il decreto d'ingiunzione, divenuto esecutivo a norma dell'articolo
647, puo' impugnarsi per revocazione nei casi indicati nei numeri 1,
2, 5 e 6 dell'articolo 395 e con opposizione di terzo nei casi
previsti nell'articolo 404 secondo comma.
CAPO II
Del procedimento per convalida di sfratto

Art. 657.
(Intimazione di licenza e di sfratto per finita locazione).

((Il locatore o il concedente puo' intimare al conduttore,
all'affittuario coltivatore diretto, al mezzadro o al colono licenza
per finita locazione, prima della scadenza del contratto, con la
contestuale citazione per la convalida, rispettando i termini
prescritti dal contratto, dalla legge o dagli usi locali)).

Puo' altresi' intimare lo sfratto, con la contestuale citazione per
la convalida, dopo la scadenza del contratto, se, in virtu' del
contratto stesso o per effetto di atti o intimazioni precedenti, e'
esclusa la tacita riconduzione.
Art. 658.
(Intimazione di sfratto per morosita').

((Il locatore puo' intimare al conduttore lo sfratto con le
modalita' stabilite nell'articolo precedente anche in caso di mancato
pagamento del canone di affitto alle scadenze, e chiedere nello
stesso atto l'ingiunzione di pagamento per i canoni scaduti)).

Se il canone consiste in derrate, il locatore deve dichiarare a
norma dell'articolo 639 la somma che e' disposto ad accettare in
sostituzione.
Art. 659.
(Rapporto di locazione d'opera).

Se il godimento di un immobile e' il corrispettivo anche parziale
di una prestazione d'opera, l'intimazione di licenza o di sfratto con
la contestuale citazione per la convalida, a norma degli articoli
precedenti, puo' essere fatta quando il contratto viene a cessare per
qualsiasi causa.

Art. 660.
(Forma dell'intimazione).

Le intimazioni di licenza o di sfratto indicate negli articoli
precedenti debbono essere notificate a norma degli articoli 137 e
seguenti, esclusa la notificazione al domicilio eletto.

Il locatore deve dichiarare nell'atto la propria residenza o
eleggere domicilio nel comune dove ha sede il giudice adito,
altrimenti l'opposizione prevista nell'articolo 668 e qualsiasi altro
atto del giudizio possono essergli notificati presso la cancelleria.

La citazione per la convalida, redatta a norma dell'articolo 125,
in luogo dell'invito e dell'avvertimento al convenuto previsti
nell'articolo 163, terzo comma, numero 7), deve contenere, con
l'invito a comparire nell'udienza indicata, l'avvertimento che se non
comparisce o, comparendo, non si oppone, il giudice convalida la
licenza o lo sfratto ai sensi dell'articolo 663.

Tra il giorno della notificazione dell'intimazione e quello
dell'udienza debbono intercorrere termini liberi non minori di venti
giorni. Nelle cause che richiedono pronta spedizione il giudice puo',
su istanza dell'intimante, con decreto motivato, scritto in calce
all'originale e alle copie dell'intimazione, abbreviare fino alla
meta' i termini di comparizione.(88)((90))

Le parti si costituiscono depositando in cancelleria l'intimazione
con la relazione di notificazione o la comparsa di risposta, oppure
presentando tali atti al giudice in udienza.

Ai fini dell'opposizione e del compimento delle attivita' previste
negli articoli da 663 a 666, e' sufficiente la comparizione personale
dell'intimato.

Se l'intimazione non e' stata notificata in mani proprie,
l'ufficiale giudiziario deve spedire avviso all'intimato
dell'effettuata notificazione a mezzo di lettera raccomandata, e
allegare all'originale dell'atto la ricevuta di spedizione.

---------------------
AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che " Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998,n . 51, come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n.188, ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 661.
(Giudice competente).

Quando si intima la licenza o lo sfratto, la citazione a comparire
deve farsi inderogabilmente davanti al tribunale del luogo in cui si
trova la cosa locata. (88) ((90))

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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 662.
(Mancata comparizione del locatore).

Gli effetti dell'intimazione cessano, se il locatore non comparisce
all'udienza fissata nell'atto di citazione.

Art. 663.
(Mancata comparizione o mancata opposizione dell'intimato).

So l'intimato non comparisce o comparendo non si oppone, il giudice
convalida la licenza o lo sfratto e dispone con ordinanza in calce
alla citazione l'apposizione su di essa della formula esecutiva; ma
il giudice deve ordinare che sia rinnovata la citazione, se risulta o
appare probabile che l'intimato non abbia avuto conoscenza della
citazione stessa o non sia potuto comparire per caso fortuito o forza
maggiore.

((Nel caso che l'intimato non sia comparso, la formula esecutiva ha
effetto dopo trenta giorni dalla data della apposizione)).

Se lo sfratto e' stato intimato per mancato pagamento del canone,
la convalida e' subordinata all'attestazione in giudizio del locatore
o del suo procuratore che la morosita' persiste. In tale caso il
giudice puo' ordinare al locatore di prestare una cauzione.
Art. 664.
(Pagamento dei canoni).

Nel caso previsto nell'articolo 658, il giudice adito pronuncia
separato decreto d'ingiunzione per l'ammontare dei canoni scaduti e
da scadere fino all'esecuzione dello sfratto, e per le spese relative
all'intimazione.

Il decreto e' steso in calce ad una copia dell'atto di intimazione
presentata dall'istante, da conservarsi in cancelleria.

Il decreto e' immediatamente esecutivo, ma contro di esso puo'
essere proposta opposizione a norma del capo precedente.
L'opposizione non toglie efficacia all'avvenuta risoluzione del
contratto.

Art. 665.
(Opposizione, provvedimenti del giudice).

Se l'intimato comparisce e oppone eccezioni non fondate su prova
scritta, il giudice, su istanza del locatore, se non sussistono gravi
motivi in contrario, pronuncia ordinanza non impugnabile di rilascio,
con riserva delle eccezioni del convenuto.

L'ordinanza e' immediatamente esecutiva, ma puo' essere subordinata
alla prestazione di una cauzione per i danni e le spese.

((COMMA SOPPRESSO DAL REGIO DECRETO 20 APRILE 1942, N. 504)).
Art. 666.
(Contestazione sull'ammontare dei canoni).

Se e' intimato lo sfratto per mancato pagamento del canone, e il
convenuto nega la propria morosita' contestando l'ammontare della
somma pretesa, il giudice puo' disporre con ordinanza il pagamento
della somma non controversa e concedere all'uopo al convenuto un
termine non superiore a venti giorni.

Se il conduttore non ottempera all'ordine di pagamento, il giudice
convalida l'intimazione di sfratto e, nel caso previsto nell'articolo
658, pronuncia decreto ingiuntivo per il pagamento dei canoni.

Art. 667.
(Mutamento del rito)

Pronunciati i provvedimenti previsti dagli articoli 665 e 666, il
guidizio prosegue nelle forme del rito speciale, previa ordinanza di
mutamento di rito ai sensi dell'articolo 426. (67) ((72))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio
1994, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 2 gennaio
1994."
---------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto:
- (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per la disposizione
di cui all'articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio
1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile
1995, le disposizioni anteriormente vigenti.";
- (con l'art. 92, comma 2) che "Le disposizioni di cui agli
articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a
58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile
1995."
Art. 668.
(Opposizione dopo la convalida).

Se l'intimazione di licenza o di sfratto e' stata convalidata in
assenza dell'intimato, questi puo' farvi opposizione provando di non
averne avuto tempestiva conoscenza per irregolarita' della
notificazione o per caso fortuito o forza maggiore. (19)

Se sono decorsi dieci giorni dall'esecuzione, l'opposizione non e'
piu' ammessa, e la cauzione, prestata a norma dell'articolo 663
secondo comma, e' liberata.

L'opposizione si propone davanti al tribunale nelle forme
prescritte per l'opposizione al decreto di ingiunzione in quanto
applicabili. (88) ((90))

L'opposizione non sospende il processo esecutivo, ma il giudice,
con ordinanza non impugnabile, puo' disporne la sospensione per gravi
motivi, imponendo, quando lo ritiene opportuno, una cauzione
all'opponente.

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AGGIORNAMENTO (19)
La Corte Costituzionale con sentenza 10-18 maggio 1972, n. 89 (in
G.U. 1a s.s. 24/5/1972, n. 134) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale del primo comma dell'art. 668 del codice di procedura
civile (opposizione dopo la convalida) limitatamente alla parte in
cui non consente la tardiva opposizione all'intimato che, pur avendo
avuto conoscenza della citazione, non sia potuto comparire
all'udienza per caso fortuito o forza maggiore".
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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 669.
(Giudizio separato per il pagamento di canoni).

Se nel caso previsto nell'articolo 658 il locatore non chiede il
pagamento dei canoni, la pronuncia sullo sfratto risolve la
locazione, ma lascia impregiudicata ogni questione sui canoni stessi.
CAPO III
Dei procedimenti cautelari
((Sezione I
Dei procedimenti cautelari in generale))

Art. 669-bis.
(Forma della domanda)

La domanda si propone con ricorso depositato nella cancelleria del
giudice competente. (67) ((72))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Il D.L. 7 ottobre 1994, n. 571 convertito con modificazioni dalla
L. 6 dicembre 1994, n. 673 nel modificare l'art. 74, comma 2 della L.
26 novembre 1990, n. 353 ha conseguentemente disposto (con l'art. 4,
comma 5) che "Gli articoli 74, 75, 76, 77, 85 e 86 della legge 26
novembre 1990, n. 353, e successive modifiche ed integrazioni, si
applicano, in quanto compatibili, ai giudizi pendenti alla data di
entrata in vigore del presente decreto; tutti i sequestri
anteriormente autorizzati perdono la loro efficacia se con sentenza,
anche non passata in giudicato, e' rigettata l'istanza di convalida
ovvero e' dichiarato inesistente il diritto a cautela del quale erano
stati concessi.".
Art. 669-ter.
(Competenza anteriore alla causa)

Prima dell'inizio della causa di merito la domanda si propone al
giudice competente a conoscere del merito.

Se competente per la causa di merito e' il conciliatore, la domanda
si propone al tribunale. (88) ((90))

Se il giudice italiano non e' competente a conoscere la causa di
merito, la domanda si propone al giudice, che sarebbe competente per
materia o valore, del luogo in cui deve essere eseguito il
provvedimento cautelare.

A seguito della presentazione del ricorso il cancelliere forma il
fascicolo d'ufficio e lo presenta senza ritardo al presidente del
tribunale il quale designa il magistrato cui e' affidata la
trattazione del procedimento. (67) (72) (88) ((90))

---------------
AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Il D.L. 7 ottobre 1994, n. 571 convertito con modificazioni dalla
L. 6 dicembre 1994, n. 673 nel modificare l'art. 74, comma 2 della L.
26 novembre 1990, n. 353 ha conseguentemente disposto (con l'art. 4,
comma 5) che "Gli articoli 74, 75, 76, 77, 85 e 86 della legge 26
novembre 1990, n. 353, e successive modifiche ed integrazioni, si
applicano, in quanto compatibili, ai giudizi pendenti alla data di
entrata in vigore del presente decreto; tutti i sequestri
anteriormente autorizzati perdono la loro efficacia se con sentenza,
anche non passata in giudicato, e' rigettata l'istanza di convalida
ovvero e' dichiarato inesistente il diritto a cautela del quale erano
stati concessi.".
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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 669-quater.
(Competenza in corso di causa)

Quando vi e' causa pendente per il merito la domanda deve essere
proposta al giudice della stessa.

Se la causa pende davanti al tribunale la domanda si propone
all'istruttore oppure, se questi non e' ancora designato o il
giudizio e' sospeso o interrotto, al presidente, il quale provvede ai
sensi dell'ultimo comma dell'articolo 669-ter.

Se la causa pende davanti al conciliatore, la domanda si propone al
tribunale. (88) ((90))

In pendenza dei termini per proporre l'impugnazione la domanda si
propone al giudiche che ha pronunziato la sentenza.

Se la causa pende davanti al giudice straniero, e il giudice
italiano non e' competente a conoscere la causa in merito, si applica
il terzo comma dell'articolo 669 ter.

Il terzo comma dell'articolo 669-ter si applica altresi' nel caso
in cui l'azione civile e' stata esercitata o trasferita nel processo
penale, salva l'applicazione del comma 2 dell'articolo 316 del codice
di procedura penale. (67) (72)

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
---------------
AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Il D.L. 7 ottobre 1994, n. 571 convertito con modificazioni dalla
L. 6 dicembre 1994, n. 673 nel modificare l'art. 74, comma 2 della L.
26 novembre 1990, n. 353 ha conseguentemente disposto (con l'art. 4,
comma 5) che "Gli articoli 74, 75, 76, 77, 85 e 86 della legge 26
novembre 1990, n. 353, e successive modifiche ed integrazioni, si
applicano, in quanto compatibili, ai giudizi pendenti alla data di
entrata in vigore del presente decreto; tutti i sequestri
anteriormente autorizzati perdono la loro efficacia se con sentenza,
anche non passata in giudicato, e' rigettata l'istanza di convalida
ovvero e' dichiarato inesistente il diritto a cautela del quale erano
stati concessi.".
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AGGIORNAMENTO (88)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine
stabilito dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio
1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16
giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l'art. 247, comma 1) che "Il
presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo
alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma
1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
Art. 669-quinquies.
(Competenza in caso di clausola compromissoria, il compromesso e di
dipendenza del giudizio arbitrale)

Se la controversia e' oggetto di clausola compromissoria o e'
compromessa in arbitri ((anche non rituali)) o se e' pendente il
giudizio arbitrale, la domanda si propone al giudice che sarebbe
stato competente a conoscere del merito. (67) (72) ((113a)) ((115))
((116))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Il D.L. 7 ottobre 1994, n. 571 convertito con modificazioni dalla
L. 6 dicembre 1994, n. 673 nel modificare l'art. 74, comma 2 della L.
26 novembre 1990, n. 353 ha conseguentemente disposto (con l'art. 4,
comma 5) che "Gli articoli 74, 75, 76, 77, 85 e 86 della legge 26
novembre 1990, n. 353, e successive modifiche ed integrazioni, si
applicano, in quanto compatibili, ai giudizi pendenti alla data di
entrata in vigore del presente decreto; tutti i sequestri
anteriormente autorizzati perdono la loro efficacia se con sentenza,
anche non passata in giudicato, e' rigettata l'istanza di convalida
ovvero e' dichiarato inesistente il diritto a cautela del quale erano
stati concessi.".
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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35 convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n. 115
convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168 ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica
decorre dal 1° gennaio 2006.
Ha inoltre disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le
disposizioni di cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis),
c-ter), e-bis) ed e-ter), 3-bis e 3-ter non si applicano ai giudizi
civili pendenti alla data del 1° gennaio 2006."
-------------
AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35 convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263 ha disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le
disposizioni di cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis),
c-ter), c-quater), c-quinquies), e-bis) ed e-ter), 3-bis, e 3-ter,
lettera a), entrano in vigore il 1° gennaio 2006 e si applicano ai
procedimenti instaurati successivamente a tale data di entrata in
vigore."
--------------
AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35 convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273 convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51 ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis), c-ter), c-quater),
c-quinquies), e-bis) ed e-ter), 3-bis, e 3-ter, lettera a), entrano
in vigore il 1° marzo 2006 e si applicano ai procedimenti instaurati
successivamente a tale data di entrata in vigore."
Art. 669-sexies.
(Procedimento)

Il giudice, sentite le parti, omessa ogni formalita' non essenziale
al contraddittorio, procede nel modo che ritiene piu' opportuno agli
atti di istruzione indispensabili in relazione ai presupposti e ai
fini del provvedimento richiesto, e provvede con ordinanza
all'accoglimento o al rigetto della domanda.

Quando la convocazione della controparte potrebbe pregiudicare
l'attuazione del provvedimento, provvede con decreto motivato assunte
ove occorra sommarie informazioni. In tal caso fissa con lo stesso
decreto, l'udienza di comparizione delle parti davanti a se' entro un
termine non superiore a quindici giorni, assegnando all'istante un
termine perentorio non superiore a otto giorni per la notificazione
del ricorso e del decreto. A tale udienza il giudice, con ordinanza,
conferma, modifica o revoca i provvedimenti emanati con decreto.

Nel caso in cui la notificazione debba effettuarsi all'estero, i
termini di cui al comma precedente sono triplicati. (67) ((72))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Il D.L. 7 ottobre 1994, n. 571 convertito con modificazioni dalla
L. 6 dicembre 1994, n. 673 nel modificare l'art. 74, comma 2 della L.
26 novembre 1990, n. 353 ha conseguentemente disposto (con l'art. 4,
comma 5) che "Gli articoli 74, 75, 76, 77, 85 e 86 della legge 26
novembre 1990, n. 353, e successive modifiche ed integrazioni, si
applicano, in quanto compatibili, ai giudizi pendenti alla data di
entrata in vigore del presente decreto; tutti i sequestri
anteriormente autorizzati perdono la loro efficacia se con sentenza,
anche non passata in giudicato, e' rigettata l'istanza di convalida
ovvero e' dichiarato inesistente il diritto a cautela del quale erano
stati concessi.".
Art. 669-septies.
(Provvedimento negativo)

L'ordinanza di incompetenza non preclude la riproposizione della
domanda. L'ordinanza di rigetto non preclude la riproposizione
dell'istanza per il provvedimento cautelare quando si verifichino
mutamenti delle circostanze e vengano dedotte nuove ragioni di fatto
o di diritto.

Se l'ordinanza di incompetenza o di rigetto e' pronunciata prima
dell'inizio della causa di merito, con essa il giudice provvede
definitivamente sulle spese del procedimento cautelare.

((La condanna alle spese e' immediatamente esecutiva)).
(67) (72)

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Il D.L. 7 ottobre 1994, n. 571 convertito con modificazioni dalla
L. 6 dicembre 1994, n. 673 nel modificare l'art. 74, comma 2 della L.
26 novembre 1990, n. 353 ha conseguentemente disposto (con l'art. 4,
comma 5) che "Gli articoli 74, 75, 76, 77, 85 e 86 della legge 26
novembre 1990, n. 353, e successive modifiche ed integrazioni, si
applicano, in quanto compatibili, ai giudizi pendenti alla data di
entrata in vigore del presente decreto; tutti i sequestri
anteriormente autorizzati perdono la loro efficacia se con sentenza,
anche non passata in giudicato, e' rigettata l'istanza di convalida
ovvero e' dichiarato inesistente il diritto a cautela del quale erano
stati concessi.".
Art. 669-octies.
(Provvedimento di accoglimento)

L'ordinanza di accoglimento, ove la domanda sia stata proposta
prima dell'inizio della causa di merito, deve fissare un termine
perentorio non superiore a sessanta giorni per l'inizio del giudizio
di merito, salva l'applicazione dell'ultimo comma dell'articolo 669
novies. (113a) (115) (116)

In mancanza di fissazione del termine da parte del giudice, la
causa di merito deve essere iniziata entro il termine perentorio di
sessanta giorni. (113a) (115) (116)

Il termine decorre dalla pronuncia dell'ordinanza se avvenuta in
udienza o altrimenti dalla sua comunicazione.

Per le controversie individuali relative ai rapporti di lavoro alle
dipendenze delle pubbliche amministrazioni, escluse quelle devolute
alla giurisdizione del giudice amministrativo, il termine decorre dal
momento in cui la domanda giudiziale e' divenuta procedibile o, in
caso di mancata presentazione della richiesta di espletamento del
tentativo di conciliazione, decorsi trenta giorni.

Nel caso in cui la controversia sia oggetto di compromesso o di
clausola compromissoria, la parte, nei termini di cui ai commi
precedenti, deve notificare all'altra un atto nel quale dichiara la
propria intenzione di promuovere il procedimento arbitrale, propone
la domanda e procede, per quanto le spetta, alla nomina degli
arbitri.

Le disposizioni di cui al presente articolo e al primo comma
dell'articolo 669-novies non si applicano ai provvedimenti di urgenza
emessi ai sensi dell'articolo 700 e agli altri provvedimenti
cautelari idonei ad anticipare gli effetti della sentenza di merito,
previsti dal codice civile o da leggi speciali, nonche' ai
provvedimenti emessi a seguito di denunzia di nuova opera o di danno
temuto ai sensi dell'articolo 688, ma ciascuna parte puo' iniziare il
giudizio di merito. (113a) (115) (116)

((Il giudice, quando emette uno dei provvedimenti di cui al sesto
comma prima dell'inizio della causa di merito, provvede sulle spese
del procedimento cautelare)).

L'estinzione del giudizio di merito non determina l'inefficacia dei
provvedimenti di cui al ((sesto comma)), anche quando la relativa
domanda e' stata proposta in corso di causa. (113a) (115) (116)

L'autorita' del provvedimento cautelare non e' invocabile in un
diverso processo. (113a) (115) (116)
(67) (72)

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Il D.L. 7 ottobre 1994, n. 571 convertito con modificazioni dalla
L. 6 dicembre 1994, n. 673 nel modificare l'art. 74, comma 2 della L.
26 novembre 1990, n. 353 ha conseguentemente disposto (con l'art. 4,
comma 5) che "Gli articoli 74, 75, 76, 77, 85 e 86 della legge 26
novembre 1990, n. 353, e successive modifiche ed integrazioni, si
applicano, in quanto compatibili, ai giudizi pendenti alla data di
entrata in vigore del presente decreto; tutti i sequestri
anteriormente autorizzati perdono la loro efficacia se con sentenza,
anche non passata in giudicato, e' rigettata l'istanza di convalida
ovvero e' dichiarato inesistente il diritto a cautela del quale erano
stati concessi.".
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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35 convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n. 115
convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168 ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che le presenti modifiche
decorrono dal 1° gennaio 2006.
Ha inoltre disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le
disposizioni di cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis),
c-ter), e-bis) ed e-ter), 3-bis e 3-ter non si applicano ai giudizi
civili pendenti alla data del 1° gennaio 2006."
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35 convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263 ha disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le
disposizioni di cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis),
c-ter), c-quater), c-quinquies), e-bis) ed e-ter), 3-bis, e 3-ter,
lettera a), entrano in vigore il 1° gennaio 2006 e si applicano ai
procedimenti instaurati successivamente a tale data di entrata in
vigore."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35 convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273 convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51 ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis), c-ter), c-quater),
c-quinquies), e-bis) ed e-ter), 3-bis, e 3-ter, lettera a), entrano
in vigore il 1° marzo 2006 e si applicano ai procedimenti instaurati
successivamente a tale data di entrata in vigore."
Art. 669-novies.
(Inefficacia del provvedimento cautelare)

Se il procedimento di merito non e' iniziato nel termine perentorio
di cui all'articolo 669 octies, ovvero se successivamente al suo
inizio si estingue, il provvedimento cautelare perde la sua
efficacia.

In entrambi i casi, il giudice che ha emesso il provvedimento su
ricorso della parte interessata, convocate le parti con decreto in
calce al ricorso, dichiara, se non c'e' contestazione, con ordinanza
avente efficacia esecutiva, che il provvedimento e' divenuto
inefficace e da le disposizioni necessarie per ripristinare la
situazione precedente. In caso di contestazione l'ufficio giudiziario
al quale appartiene il giudice che ha emesso il provvedimento
cautelare decide con sentenza provvisoriamente esecutiva, salva la
possibilita' di emanare in corso di causa i provvedimenti di cui
all'articolo 669-decies.

Il provvedimento cautelare perde altrei' efficacia se non e' stata
versata la cauzione di cui all'articolo 669-undecies, ovvero se con
sentenza, anche non passata in giuidicato, e' dichiarato inesistente
il diritto a cautela del quale era stato concesso. In tal caso i
provvedimenti di cui al comma precedente sono pronunciati nella
stessa sentenza o, in mancanza, con ordinanza a seguito del ricorso
al giudice che ha emesso il provvedimento.

Se la causa di merito e' devoluta alla giurisdizione di un giudice
straniero o ad un arbitrato italiano o estero, il provvedimento
cautelare, oltre che nei casi previsti nel primo e nel terzo comma,
perde altresi' efficacia:
1) se la parte che l'aveva richiesto non presenta domanda di
esecutorieta' in Italia della sentenza straniera e del lodo arbitrale
entro i termini ed eventualmente previsti a pena di decadenza dalla
legge o dalle convenzioni internazionali;
2) se sono pronunciati sentenza straniera, anche non passata in
giudicato, o lodo arbitrale che dichiarino inesistente il diritto per
il quale il provvedimento era stato concesso. Per la dichiarazione di
inefficacia del provvedimento cautelare per le disposizioni di
ripristino si applica il secondo comma del presente articolo. (67)
((72))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Il D.L. 7 ottobre 1994, n. 571 convertito con modificazioni dalla
L. 6 dicembre 1994, n. 673 nel modificare l'art. 74, comma 2 della L.
26 novembre 1990, n. 353 ha conseguentemente disposto (con l'art. 4,
comma 5) che "Gli articoli 74, 75, 76, 77, 85 e 86 della legge 26
novembre 1990, n. 353, e successive modifiche ed integrazioni, si
applicano, in quanto compatibili, ai giudizi pendenti alla data di
entrata in vigore del presente decreto; tutti i sequestri
anteriormente autorizzati perdono la loro efficacia se con sentenza,
anche non passata in giudicato, e' rigettata l'istanza di convalida
ovvero e' dichiarato inesistente il diritto a cautela del quale erano
stati concessi.".
Art. 669-decies.
(Revoca e modifica)

((Salvo che sia stato proposto reclamo ai sensi dell'articolo
669-terdecies, nel corso dell'istruzione il giudice istruttore della
causa di merito puo', su istanza di parte, modificare o revocare con
ordinanza il provvedimento cautelare, anche se emesso anteriormente
alla causa, se si verificano mutamenti nelle circostanze o se si
allegano fatti anteriori di cui si e' acquisita conoscenza
successivamente al provvedimento cautelare.In tale caso, l'istante
deve fornire la prova del momento in cui ne e' venuto a conoscenza.))
((113a)) ((115)) ((116))

((Quando il giudizio di merito non sia iniziato o sia stato
dichiarato estinto, la revoca e la modifica dell'ordinanza di
accoglimento, esaurita l'eventuale fase del reclamo proposto ai sensi
dell'articolo 669-terdecies, possono essere richieste al giudice che
ha provveduto sull'istanza cautelare se si verificano mutamenti nelle
circostanze o se si allegano fatti anteriori di cui si e' acquisita
conoscenza successivamente al provvedimento cautelare. In tale caso
l'istante deve fornire la prova del momento in cui ne e' venuto a
conoscenza)) ((113a)) ((115)) ((116))

Se la causa di merito e' devoluta alla giurisdizione di un giudice
straniero o ad arbitrato, ovvero se l'azione civile e' stata
esercitata o trasferita nel processo penale, i provvedimenti previsti
dal presente articolo devono essere richiesti dal giudice che ha
emanato il provvedimento cautelare. (67) (72)

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Il D.L. 7 ottobre 1994, n. 571 convertito con modificazioni dalla
L. 6 dicembre 1994, n. 673 nel modificare l'art. 74, comma 2 della L.
26 novembre 1990, n. 353 ha conseguentemente disposto (con l'art. 4,
comma 5) che "Gli articoli 74, 75, 76, 77, 85 e 86 della legge 26
novembre 1990, n. 353, e successive modifiche ed integrazioni, si
applicano, in quanto compatibili, ai giudizi pendenti alla data di
entrata in vigore del presente decreto; tutti i sequestri
anteriormente autorizzati perdono la loro efficacia se con sentenza,
anche non passata in giudicato, e' rigettata l'istanza di convalida
ovvero e' dichiarato inesistente il diritto a cautela del quale erano
stati concessi.".
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AGGIORNAMENTO (113a)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35 convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n. 115
convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168 ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quater) che le presenti modifiche
decorrono dal 1° gennaio 2006.
Ha inoltre disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le
disposizioni di cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis),
c-ter), e-bis) ed e-ter), 3-bis e 3-ter non si applicano ai giudizi
civili pendenti alla data del 1° gennaio 2006."
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AGGIORNAMENTO (115)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35 convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263 ha disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le
disposizioni di cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis),
c-ter), c-quater), c-quinquies), e-bis) ed e-ter), 3-bis, e 3-ter,
lettera a), entrano in vigore il 1° gennaio 2006 e si applicano ai
procedimenti instaurati successivamente a tale data di entrata in
vigore."
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AGGIORNAMENTO (116)
Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35 convertito con modificazioni dalla L.
14 maggio 2005, n. 80 come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n.
273 convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51 ha
disposto (con l'art. 2, comma 3-quinquies) che "Le disposizioni di
cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis), c-ter), c-quater),
c-quinquies), e-bis) ed e-ter), 3-bis, e 3-ter, lettera a), entrano
in vigore il 1° marzo 2006 e si applicano ai procedimenti instaurati
successivamente a tale data di entrata in vigore."
Art. 669-undecies.
(Cauzione)

Con il provvedimenti di accoglimento o di conferma ovvero con il
provvedimento di modifica il giudice puo' imporre all'istante,
valutata ogni circostanza, una cauzione per l'eventuale risarcimento
dei danni. (67) ((72))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Il D.L. 7 ottobre 1994, n. 571 convertito con modificazioni dalla
L. 6 dicembre 1994, n. 673 nel modificare l'art. 74, comma 2 della L.
26 novembre 1990, n. 353 ha conseguentemente disposto (con l'art. 4,
comma 5) che "Gli articoli 74, 75, 76, 77, 85 e 86 della legge 26
novembre 1990, n. 353, e successive modifiche ed integrazioni, si
applicano, in quanto compatibili, ai giudizi pendenti alla data di
entrata in vigore del presente decreto; tutti i sequestri
anteriormente autorizzati perdono la loro efficacia se con sentenza,
anche non passata in giudicato, e' rigettata l'istanza di convalida
ovvero e' dichiarato inesistente il diritto a cautela del quale erano
stati concessi.".
Art. 669-duodecies.
(Attuazione)

Salvo quanto disposto dagli articoli 677 e seguenti in ordine ai
sequestri, l'attuazione delle misure cautelari aventi ad oggetto
somme di denaro avviene nelle forme degli articoli 491 e seguenti in
quanto compatibili, mentre l'attuazione delle misure cautelari aventi
ad oggetto obblighi di consegna, rilascio, fare o non fare avviene
sotto il controllo del giudice che ha emanato il provvedimento
cautelare il quale ne determina anche le modalita' di attuazione e,
ove sorgano difficolta' o contestazioni, da' con ordinanza i
provvedimenti opportuni, sentite le parti. Ogni altra questione va
proposta nel giudizio di merito. (67) ((72))

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AGGIORNAMENTO (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre
1992, n. 477, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta
eccezione per la disposizione di cui all'articolo 1, la presente
legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale
data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni
anteriormente vigenti."
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AGGIORNAMENTO (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre
1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994,
n. 673, ha disposto (con l'art. 92, comma 1) che "Fatta eccezione per
la disposizione di cui all'articolo 1, la presente legge entra in
vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si
applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente
vigenti."
Il D.L. 7 ottobre 1994, n. 571 convertito con modificazioni dalla
L. 6 dicembre 1994, n. 673 nel modificare l'art. 74, comma 2 della L.
26 novembre 1990, n. 353 ha conseguentemente disposto (con l'art. 4,
comma 5) che "Gli articoli 74, 75, 76, 77, 85 e 86 della legge 26
novembre 1990, n. 353, e successive modifiche ed integrazioni, si
applicano, in quanto compatibili, ai giudizi pendenti alla data di
entrata in vigore del presente decreto; tutti i sequestri
anteriormente autorizzati perdono la loro efficacia se con sentenza,
anche non passata in giudicato, e' rigettata l'istanza di convalida
ovvero e' dichiarato inesistente il diritto a cautela del quale erano
stati concessi.".
Art. 669-terdecies.
(Reclamo contro i provvedimenti cautelari)

((Contro l'ordinanza con la quale e' stato concesso o negato il
provvedimento cautelare e' ammesso reclamo nel termine perentorio di
quindici giorni dalla pronuncia in udienza ovvero dalla comunicazione
o dalla notificazione se anteriore)). ((113a)) ((115)) ((116))

Il reclamo contro i provvedimenti del giudice singolo del tribunale
si propone al collegio, del quale non puo' far parte il guidice che
ha emanato il provvedimento reclamato. Quando il provvedimento
cautelare e' stato emesso dalla Corte d'Appello, il reclamo si
propone ad altra sezione della stessa Corte o, in mancanza, alla
Corte d'Appello piu' vicina. (88) (90)

Il procedimento e' disciplinato dagli articoli 737 e 738.

((Le circostanze